domenica 13 novembre 2022
domenica 13 settembre 2020
DURO ATTACCO DI ORCIUOLI SULLA NUOVA DISCARICA
DURO ATTACCO DI MATTEO ORCIUOLI SULLA DELIBERA DEL PIANO DI RIUSO
( DISCARICA DI MATERIALI RICICLABILI AD ALBANO )
“La campagna elettorale non autorizza a dire bugie. La campagna elettorale non può e non deve derogare dalla verità.
I documenti pubblici e consultabili per chiunque servono a ricordare al mio avversario politico i fatti che lui ben conosce e che però dimentica o che magari ben conosce e non vuole richiamare.
La delibera approvata dalla Sinistra di Marini-Borelli è a tutti gli effetti una disposizione di legge che impegna gli uffici del Comune a dare seguito a quanto indicato.
Nella suddetta delibera, Marini ed il suo candidato a Sindaco hanno deciso di comprare alla modica cifra di 260.000 euro, un terreno artigianale nel quartiere Miramare per realizzare un’isola ecologica (discarica di materiali riciclabili come carta, plastica, vetro, metallo e 60 compostiere per trattamento della frazione organica) ... con annesso centro del riuso non meglio specificato di quali materiali.
Fanno sorridere i salti con capovolta all’indietro del candidato Sindaco della sinistra intento a spiegare alla cittadinanza che non verrà smaltita in quel posto la frazione organica, come dichiarato in Consiglio Comunale dal delegato ai rifiuti, che non verrà stoccata in loco il vetro né che verrà raccolto materiale ferroso.
Quindi spendiamo la bellezza di 1.050.000 euro per realizzare un’isola ecologica solo per carta e plastica ma, sim sala bim....
Il nostro Albano Migliore fa di più dichiarando che verrà subito portata via (ndr carta e plastica) per non far sentire cattivi odori ai cittadini che vivono nel quartiere. Quindi facendo due conti i cittadini di Albano, Pavona e Cecchina, spendono 1.050.000 euro per realizzare un’isola ecologica dove non mettiamo nulla. Ma la fantasia al governo di questa Città ha ancora una perla di saggezza da mettere in campo??? Ebbene sì!!!
Facciamo l’isola del riuso solo per mobili vecchi ed elettrodomestici (cosa che esce fuori solo ora dal cilindro).
Allora vorrei chiedere a questi scienziati che ci governano e che si candidano al governo della Città: “Ma se il comune è proprietario di un capannone in zona artigianale dove attualmente sono parcheggiati i mezzi della Volsca Ambiente che ha a sua volta acquistato un capannone a fianco dell’isola ecologica di Cancelliera dove dovrebbe spostare tutti i mezzi e gli uffici, perché non si usa quell’immobile che resterebbe inutilizzato per metterci i “sette nani” che dovrebbero riusare i mobili e gli elettrodomestici???
Forse a questo ci potrà rispondere Biancaneve.
PS: il terzo punto delle note attuative del piano particolareggiato zona artigianale dice chiaramente che non si può accedere alla zona direttamente da via Vascarelle.
Quindi acquistiamo un terreno che non ha accesso per gli automezzi pesanti che dovrebbero entrare ed uscire.
Questo non è il miglior viatico per chi vorrebbe porsi alla guida della città di Albano ma è sicuramente in linea con quello che i suoi compagni di partito e i suoi sodali di giunta hanno portato avanti in questo anno.
Noi a tutto questo ci opponiamo ed offriamo un’alternativa credibile ai cittadini di Albano.
Se poi gli stessi cittadini ritengono che quello che hanno visto in questi ultimi 10 anni è il metodo di governo che vogliono continuare ad avere allora potranno votare con sicurezza e tranquillità Marini e Borelli che garantiranno la massima coerenza e la massima continuità senza nessuna sbavatura nessun pensiero nuovo nessuna parola nuova nessuna immagine nuova nessuno stile diverso. Ma sono convinto invece che ai cittadini tutto questo non vada bene e che Albano merita di scrivere un’altra storia e che Albano può e deve ottenere di più.
Per questo motivo noi ci proponiamo per dargli più vita per dare più respiro e per dargli un’alternativa di governo, di sviluppo e di cultura. Ci proponiamo di continuare un lavoro di rinnovamento che si è interrotto da 10 anni.
ALBANO: L'ISOLA "PERFETTA" DEL RIUSO
4- L'isola del riuso e impianto di compostaggio: quel terreno “perfetto” – I Parte
ALBANO LAZIALE (RM) – Verrà realizzata una isola del riuso e un impianto di compostaggio nel quartiere Miramare ad Albano Laziale? Questi gli interrogativi che pone Roberto Cuccioletta portavoce di Fratelli d’Italia ad Albano per cui chiede a gran voce una risposta da parte degli amministratori comunali. Ad oggi, infatti, il Comune di Albano Laziale dispone di un centro di conferimento comunale in località Cancelliera ed è stato approvato uno Studio di Fattibilità del IV Settore per un centro di conferimento comunale per lo smaltimento dell’organico da realizzare su un terreno privato in via Tenutella che nel piano regolatore cade in Zona D2 “artigianale”.
Sullo stesso terreno privato sembra sia stato approvato un altro progetto di fattibilità per la realizzazione del secondo centro di conferimento comunale e isola del riuso. Sembra, quindi, che via Tenutella, al confine di via del Muro Bianco e del quartiere musicisti, sia perfetta per accogliere il secondo centro di conferimento comunale.
Tanto perfetta che dall’amministrazione comunale si sta valutando di acquisire il terreno, dopo averlo fatto stimare da un agronomo, dietro un compenso di 2.488,80 euro con determina 125 del 29 febbraio 2016.
Un terreno che ricade in zona R4 (Possibilità di perdita di vite umane o lesioni gravi alle persone)
Questo terreno privato è talmente perfetto che l’area in questione ricade in zona R4 come da piano di assetto idrogeologico. Classificare una Zona R4 significa che sul terreno esistono “condizioni che determinano la possibilità di perdita di vite umane o lesioni gravi alle persone oppure danni gravi e collasso di edifici o infrastrutture o ancora danni gravi ad attività socio economiche”.
Nonostante il vincolo, si è dato incarico ad un altro professionista, con determina 688 del 21 maggio 2018, per richiedere il nulla osta all’autorità di bacino Appennino centrale.
La Città Metropolitana di Roma Capitale ha finanziato la realizzazione del secondo Centro di Conferimento Comunale per 200mila euro e di un’isola del Riuso per 300mila euro, per un importo complessivo di mezzo milione di euro.
Già il 12 dicembre del 2017 era stato affidato un incarico per uno studio di fattibilità per questa isola del riuso con determina 194 per un importo complessivo pari a € 7.356,00, incluso IVA e oneri previdenziali. E la giunta comunale il 28 dicembre 2017 approvava il progetto di fattibilità tecnico economica per centro di conferimento comunale e allestimento Isola del Riuso per un totale di 850mila euro di cui 500mila finanziati dalla Città Metropolitana e 350mila finanziati dal Comune di Albano Laziale.
Il terreno deve essere, però, ancora acquistato dall’Ente locale per un importo ancora non precisato
Dalla documentazione in atti sembra per un valore di 300mila euro. Il 29 maggio 2018 con determina 742 si affida un ulteriore incarico per redigere studio di fattibilità e progettazione preliminare per un centro di compostaggio di città per un totale di 12.301,03.
Sullo stesso terreno, quindi, sempre con vincolo idrogeologico è possibile addirittura realizzare un centro per il trattamento dei rifiuti biodegradabili, avendo anche un finanziamento regionale di 600mila euro.
Sempre sullo stesso terreno privato, infatti, il Comune presentò una domanda di finanziamento alla Regione Lazio, partecipando ad un bando regionale per le misure a favore delle attività di compostaggio e auto compostaggio per la riduzione della frazione organica per i Comuni del Lazio e Roma Capitale.
Il 5 ottobre 2017 il Comune dichiara alla Regione Lazio che ha in itinere una procedura per l’acquisizione di un’area destinata alla realizzazione del secondo centro di conferimento comunale.
Pare, infatti, che all’invito del 10 dicembre 2015 a presentare manifestazione di interesse alla cessione di aree urbane abbia risposto solamente un privato. Ad ogni modo, l’Ufficio del IV Settore elabora uno studio di fattibilità per un centro di compostaggio ed auto compostaggio che prevede due soluzioni, una da 1.550.000,00 di euro ed una da 3.376.869,29 di euro.
“Nei quadri economici di spesa non si fa alcun cenno al costo di acquisizione del terreno. – afferma Roberto Cuccioletta – A questo punto – prosegue il portavoce FdI – ci sorgono spontanee alcune domande: nei quartieri Miramare e Muro Bianco verrà realizzato un secondo centro di conferimento comunale, un’isola del riuso o un impianto di compostaggio? La zona individuata è veramente la più idonea per accogliere impianti di questo tipo? A queste domande noi vogliamo delle risposte
LA DISCARICA DI ALBANO LAZIALE : INCENDIO A RONCIGLIANO
3 - Incendio a Roncigliano- Orciuoli: “Fu il Pd ad autorizzare il settimo invaso”
Un incendio di grosse dimensioni ha interessato nei giorni scorsi l'area vicino alla discarica di Roncigliano L'incendio ha riguardato una enorme massa di rifiuti fra cui copertoni, plastica e altri materiali.
Sul posto sono subito intervenuti i vigili del fuoco di Marino e la protezione civile.
L'occasione è stata propizia per riaccendere gli animi dei candidati, dopo la polemica sull’isola del Riuso per cui l’amministrazione Marini ha speso diverse centinaia di migliaia di euro per acquistare un terreno nel quartiere residenziale Miramare, il centrosinistra è tornato ad affermare di aver “bloccato la costruzione dell’inceneritore” una asserzione che non è passata inosservata al candidato sindaco per la coalizione di centrodestra Patto per la Crescita Matteo Mauro Orciuoli il quale ha ripercorso un po’ di accadimenti storici che hanno riguardato appunto l’impianto di Roncigliano.
Ecco cosa ha detto Orciuoli: “Sui rifiuti la storia parla chiaro”
Era il 2004 e facemmo scrivere sul piano regionale dei rifiuti che la discarica sarebbe stata chiusa.
La Giunta di Sinistra Marrazzo cambiò il piano ed autorizzò il settimo invaso e gassificatore. Facemmo una mozione contraria alla realizzazione del gassificatore votata all’unanimità in consiglio .
Marrazzo PD firmò l’ordinanza un mese dopo la votazione contraria in consiglio comunale per realizzare il gassificatore ad Albano
Sapete chi ha votato la fiducia a Marrazzo il giorno dopo la firma dell’ ordinanza sul gassificatore? Il PD in consiglio regionale, verdi compresi.
Cosa hanno fatto i consiglieri regionali del PD quando tutto poteva essere fermato? Hanno votato la fiducia a Marrazzo.
Chi era al fianco dei comitati nel ricorso al TAR ? Il centrodestra.
Potrei andare avanti e ricordare molte altre cose di questi ultimi 20 anni sul gassificatore e sul PD “grande promotore” con Veltroni e Marrazzo del gassificatore di Roma “piazzato” ad Albano ma capisco che la demagogia politica talvolta acceca le persone.
Era il 2009 quando abbiamo lasciato all’entrante giunta Marini una isola ecologica chiavi in mano ed un finanziamento di circa 250.000 euro con tanto di progetto esecutivo per la raccolta porta a porta.
Era il 2011 quando da Commissario del Parco invitai tutti i Sindaci per lanciare il progetto europeo con fondi “Life” “More & More” o delle tre erre: Ridurre, Riutilizzare, Riciclare. Ma la giunta PD Marini Borelli ha fatto finta di non sapere. È il 2020 e dopo essersi vantati di aver raggiunto una buona percentuale di raccolta differenziata (in linea con i numeri di tanti altri Comuni dei Castelli) grazie ai Cittadini virtuosi parlano di aprire un’ isola del Riuso (robba vecchia ammassata che svaluta gli immobili) nel quartiere residenziale Miramare tanto per spendere i soldi dei cittadini e acquistare un terreno a prezzo tutt’altro che vantaggioso o conveniente. Non facessero altri danni dopo dieci anni di nulla e di scelte tardive che hanno penalizzato i cittadini di Albano. Dobbiamo riprendere le redini della Città e mandare a casa chi con incompetenza è arrivato al capolinea.
I Cittadini mi conoscono, conoscono la mia dedizione di amministratore al servizio delle persone e lo testimonia il sostegno e la fiducia che continuano a farmi sentire. Ora è il momento di cambiare Albano perché amiamo questa città e la conosciamo profondamente
LA DISCARICA DI ALBANO LAZIALE
2- Tar respinge sospensiva su autorizzazione all’impianto di Roncigliano: intervengono Bruognolo e Orciuoli
Tony Bruognolo Membro del Coordinamento provinciale della Lega – Salvini Premier , interviene sulla decisione del Tar di respingere la richiesta dell’Amministrazione Comunale di Albano Laziale di sospensiva della Determina Regionale che prevede il ripristino dell’impianto di Trattamento Meccanico Biologico di Roncigliano: “Come volevasi dimostrare – dice Bruognolo – il peso che ha il Comune di Albano rispetto la decisione che ha preso la Regione dello stesso colore politico di riattivare l’impianto di Trattamento Meccanico Biologico di Roncigliano è pari a zero. Il Tar ha ritenuto addirittura di respingere la richiesta dell’Amministrazione Comunale.
Ormai l’ostilità intestina tra le due facce della stessa medaglia è chiara: Il Pd di Albano è in evidente contrasto con il Pd in Regione. E per il futuro sarà ancora peggio se non si cambia senso di marcia. Soltanto chi ha un peso politico e la capacità di alzare la voce e farsi rispettare può essere in grado di amministrare Albano. Per ora prendiamo atto dell’ennesima mancata prova di forza.
Sulla decisione del Tar interviene anche il consigliere della Lega Matteo Mauro Orciuoli: “Mi auguro che alla luce della sentenza del Tar – dice Orciuoli – la maggioranza anziché nascondere la testa sotto la sabbia convochi un consiglio straordinario e una volta per tutte palesi ai cittadini e a tutto il Consiglio quali azioni politiche intende intraprendere per evitare la riapertura del sito di discarica. Le tre forze politiche Lega, Forza Italia e Area Democratica hanno già da qualche giorno protocollato la richiesta di una seduta straordinaria. Adesso attendiamo i fatti e un sussulto di coraggio”.
venerdì 11 settembre 2020
LA CAMPAGNA DI CENTRO DESTRA AD
ALBANO LAZIALE
ORCIUOLI - Villa Doria è lo specchio del fallimento della gestione Marini- Borelli
E' quanto ha sottolineato il candidato sindaco del Centro Destra di Albano dr. Matteo Mauro Orciuoli, in una recente intervista ad Officina Stampa
“Villa Doria è tra i luoghi simbolo di Albano, il biglietto da visita all’ingresso della Città ma soprattutto rappresenta lo stato di salute del nostro tessuto sociale che purtroppo, a guardarlo oggi desta molta preoccupazione”.
“Tutela dell’ambiente – ha precisato Orciuoli – è un’azione per noi direttamente proporzionale con una particolare attenzione al verde pubblico e tra i nostri obiettivi primari ci sarà la riqualificazione completa delle aree verdi. Un traguardo possibile anche attraverso la stipula di accordi di collaborazione tra pubblico e privati
.“Dobbiamo attuare – ha sottolineato il candidato Sindaco Orciuoli – un piano a breve e medio termine per far conoscere le risorse e ricchezze che abbiamo e riattribuirgli la loro naturale posizione: il cuore attrattivo e ricettivo dei Castelli Romani e soprattutto il fulcro della cultura e della accoglienza turistica. Per fare questo non basta soltanto l’Amministrazione ma è necessario coinvolgere la cittadinanza e le attività imprenditoriali creando posti di lavoro in sinergia. Questa coesione è mancata in 10 anni di amministrazione Marini – Borelli ed è proprio a causa della presunzione di gestire senza coinvolgere le realtà virtuose del territorio che viviamo questo periodo di profondo decadimento”.
“La rinascita di Villa Doria, le cui condizioni attuali costituiscono la prova più eclatante del fallimento dell’amministrazione uscente, è al primo posto nel calendario delle cose da fare per la coalizione di centrodestra. Villa Doria deve poter essere attrezzata per eventi musicali, teatrali, cinematografici, parco giochi, percorsi avventura, investendo sulla dimensione sociale ed intergenerazionale del contesto, senza alterarne la sua originaria vocazione.
mercoledì 9 settembre 2020
giovedì 2 luglio 2020
venerdì 19 giugno 2020
MELONI: NO AGLI STATI GENERALI
NO a “La Villa dei famosi”. La Meloni ci ha visto giusto, di nuovo.
L’emergenza economica che sta letteralmente mettendo in ginocchio l’Italia? Può aspettare altri tre mesi. Incredibile ma…Conte.
Nel senso che il premier – a proposito del «Recovery plan» (sforzarsi di chiamarlo in italiano, per il presidente del Consiglio di questa Repubblica, è chiedere troppo) – ha deciso semplicemente di non decidere: di prendere tempo, di continuare a galleggiare con tutti i rischi calcolati, ovviamente pro domo sua. Il primo? Il Mes: la grande trappola con la quale costringere i suoi (ex?) 5 Stelle alla fine a votare sì, nel momento in cui il fantomatico “rinascimento” europeo partirà – se partirà – non prima del 2021 inoltrato. Non accettare il fondo capestro? Significherebbe per Conte, Di Maio e Zingaretti il “tutti a casa”: l’unico “piano”, guarda caso, che la maggioranza non intende nemmeno tenere in considerazione.
In questo gioco di incastri, di ricatti Ue, di debolezze troppo “forti” per permettere a uno dei contraenti giallo-fucsia (più Conte) di prendere davvero il sopravvento, l’opposizione di destra-centro ha detto «no». Un “gran rifiuto” questo di Meloni, Salvini e Tajani che – nonostante le veline interessate che giungono da un palazzo Chigi nervosissimo per questo scacco – ha centrato il problema politico: a villa Pamphilj sta andando in scena una passerella ad usum premier.
Una sfilata attrezzata dal suo fido Casalino per investire l’ex avvocato del popolo almeno di una parvenza di autorità interna agli occhi dei “decisori” europei, nel momento in cui nei tavoli che contano – calato il polverone del “giornale unico” – il suo governo non è riuscito a portare a casa altro se non debito non mutualizzato.
Non è un caso che Conte sullo stato dell’arte delle trattative per le misure europee oggetto della seduta del Consiglio europeo, si è presentato in Aula solo per un’informativa, non consentendo al Parlamento di votare gli atti di indirizzo. Un segnale di forza? Al contrario: un altro escamotage per prendere tempo, ovviamente, evitando un voto sul Mes che avrebbe dilaniato la stessa maggioranza. Meglio “attendere”: dato che gli effetti devastanti del lockdown si vedranno proprio a settembre quando – a quel punto – sarà più facile far cedere i grillini.
Davanti a tutto questo, Fratelli d’Italia in primis ancora una volta ha risposto con un «no» all’ennesima scansata del premier. «Una deriva autoritaria e liberticida che non possiamo avallare», ha attaccato Giorgia Meloni che da settimane ormai – è opinione di tutti gli analisti – rappresenta la punta più ascoltata della contro-narrazione al “Conte-lino”. Con tutte le ragioni del caso, se è vero come è vero che Conte ieri è stato ricevuto dal capo dello Stato proprio in vista del Consiglio europeo. «Ma come? – sbotta la leader di FdI – La riunione del Consiglio europeo non era “solo un incontro informale” e per questo è stato impedito al Parlamento di votare gli atti di indirizzo al governo, come invece prevede la legge? Credo che ci sia un limite alla decenza, e che questo limite sia stato largamente superato. Quale sarà il prossimo passo del governo, lo scioglimento dei partiti di opposizione con il solito Dpcm?».
Un j’accuse che contempla pure le misure con cui il premier ha condito la sua settimana di Stati Generali. A partire dalla pseudo-riforma della cassa integrazione, con un decreto che si limita a prolungarla di quattro settimane (in realtà anticipando quella di settembre), nascondendo però il fatto che nelle realtà esistono ancora migliaia e migliaia di lavoratori che ancora non hanno ricevuto nemmeno l’assegno di marzo. Stesso discorso sulla presunta “semplificazione” della Cig. Al di là degli annunci, come ha spiegato ancora la leader di FdI, il decreto Rilancio la complica ulteriormente «reinserendo l’obbligo di contrattazione sindacale che il Parlamento ha tolto dal decreto Cura Italia anche grazie alle nostre battaglie».
Si comprende perfettamente, dunque, il motivo di quel «non siamo interessati a partecipare allo show “La Villa dei famosi”» di villa Pamphilj su cui Meloni ha tenuto il punto senza farsi condizionare dalle sirene di palazzo Chigi. Perché in realtà è solo un canto un cigno di un premier asserragliato e politicamente sconfessato dai suoi stessi contraenti. Un canto fuori tema sui contenuti e fuori “dal tempo” che l’Italia non ha. A meno che non la voglia consegnare davvero alle “amorevoli” cure del Mes…
giovedì 18 giugno 2020
LA RELAZIONE BONOMI AGLI STATI GENERALI
Signor Presidente del Consiglio, signore e signori ministri,
grazie innanzitutto per l’invito che ci avete rivolto a
partecipare a questo incontro.
Il compito che tocca al vostro Governo è immane. Non
sfuggono a nessuno, e certo non alle imprese, le difficoltà
estreme con cui l’Italia si trova a dover assumere decisioni
essenziali, su un problema così complesso come la bassa
crescita strutturale da decenni. Aggravata da nuove ferite
profonde a ogni crisi.
Ed è proprio partendo da questo oggettivo e sincero
riconoscimento della condizione in cui vi trovate ad operare,
voi come Governo e noi come forze della produzione, del
lavoro e della società civile, che riteniamo opportuno però
usare il linguaggio della franchezza.
Partirò quindi da alcune considerazioni di principio, per
sgomberare il campo da polemiche che non piacciono a noi,
come non piacciono a voi.
Quanto ho affermato in questi giorni sono esternazioni
riferite esclusivamente ai temi economici del Paese e nulla
hanno a che vedere con temi politici.
Perché è un fatto, che le scelte pubbliche adottate in Italia
negli anni alle nostre spalle abbiano reso più duraturi e gravi
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che in altri Paesi Ue i colpi portati dalla grave crisi mondiale
del 2008 e da quella europea del 2011.
E’ un fatto, che l’Italia era l’unico Paese UE già alle porte
della recessione prima del virus: non solo per il freno al
commercio mondiale e al nostro export dovuto alle guerre
protezionistiche, ma perché le decisioni pubbliche in Italia
avevano congelato la ripresa degli investimenti privati che,
grazie a Industria 4.0, con l’export, avevano costituito la
base della ripresina 2015-17.
E’ un fatto, che alla fine del 2019 eravamo l’unico grande
Paese UE a dover ancora recuperare quasi 4 punti di PIL
rispetto ai livelli del 2008.
Come è un fatto, non un’opinione, che le misure economiche
assunte in Italia a fronte del virus si siano rivelate più
problematiche che in altri Paesi UE.
La CIG l’hanno dovuta anticipare in vasta misura le imprese.
E così sarà anche per le ulteriori 4 settimane varate lunedì.
E analogo ritardo viene dalle procedure per i sostegni alla
liquidità delle imprese.
Come è un fatto, non un’opinione, che governi di ogni colore
negli anni alle nostre spalle abbiano privilegiato la spesa
corrente e un’infinità di bonus a tempo rispetto agli
investimenti pubblici e a riforme strutturali: col risultato che
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siamo in Europa il Paese per debito pubblico
drammaticamente più esposto a rischi di sostenibilità della
nostra finanza pubblica.
La riflessione che abbiamo condotto in Confindustria parte
proprio da questo punto: ora che il virus ci mette di nuovo
con le spalle a terra, c’è un errore che non possiamo
permetterci il lusso di commettere.
Per un Paese trasformatore come noi siamo, l’impegno
contro la nuova dolorosa recessione può avere successo solo
se non nascondiamo a noi stessi colpe ed errori che abbiamo
commesso, tutti, negli ultimi 25 anni.
E contano non solo riflessioni e proposte appropriate,
Presidente Conte, ma anche alcuni gesti simbolici e
dimostrativi, per testimoniare che si volta pagina.
Lo Stato deve rispettare le sentenze della
magistratura. Emblematico il caso della mancata
restituzione di 3,4 miliardi di euro di accise sull’energia,
impropriamente pagate dalle imprese e trattenute dallo
Stato nonostante una sentenza della Corte di Cassazione che
ne impone la restituzione.
Lo Stato deve rispettare i contratti e onorare i propri
debiti. Non è più accettabile che per smaltire i debiti
arretrati occorra ogni volta adottare provvedimenti
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straordinari che rimediano solo in parte al pregresso
accumulato, quando basterebbe semplicemente applicare le
stesse regole che si applicano ai privati, consentendo loro di
compensare debiti e crediti verso lo Stato.
Presidente Conte, noi non siamo affatto convinti che ci sia
uno Stato cattivo e un privato buono. Noi ci limitiamo a
pensare che ogni democrazia moderna vive e progredisce se
ha istituzioni efficienti e funzionanti, se ha cioè una Pubblica
Amministrazione buona - come l’ha definita proprio in
questa sede il Governatore della Banca d’Italia.
Per questo, Presidente, è fondamentale iniziare presto con
misure concrete, ma che siano anche ad alto valore
simbolico.
E’ vero e lo ribadisco: per noi sarebbe stato preferibile
ascoltare un quadro preciso delle priorità intorno alle quali
governo e maggioranza intendono articolare i propri
interventi, con un preciso cronoprogramma e una seria
valutazione ex ante delle misure, degli stanziamenti e degli
impatti attesi sul PIL.
Una lista infinita di interventi su ogni ambito della vita
italiana non indica priorità, mostra solo l’ampiezza dei
problemi aperti.
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Né è possibile assumere come programma d’azione alcune
indicazioni generiche come quelle che abbiamo letto sui
media: “la riforma del fisco”, “la riforma del diritto
societario”, “la riforma degli ammortizzatori sociali”.
Fatte come? In vista di che obiettivi?
Colgo invece questa occasione per indicare almeno
sinteticamente la visione delle priorità a giudizio di
Confindustria. Nella speranza che di qui in poi il confronto
tra Governo e Imprese sia serrato e costruttivo: perché i
tempi sono stretti e il tempo lavora contro gli interessi del
Paese.
Siamo nelle condizioni di offrire all’attenzione del Governo e
di tutte le parti sociali una riflessione molto approfondita del
piano di riforme che a nostro giudizio dovrebbe incardinare
la base delle proposte che l’Italia dovrà presentare in
autunno all’Europa per avere accesso ai trasferimenti e
crediti del Recovery Fund, che ci auguriamo venga
approvato nella versione varata della Commissione Europea.
Una parola, su questo.
Se sommiamo;
• l’estensione ulteriore dei programmi straordinari di
acquisto titoli sui mercati da parte dalla BCE
sospendendo la capital key a favore dell’Italia,
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• la riallocazione di fondi europei da parte della
Commissione di cui avevamo perso il titolo all’uso,
• i crediti straordinari annunciati dalla BEI,
• la quota per il nostro Paese derivante dal SURE,
• i 2 punti di PIL del nuovo MES non condizionato che alla
spesa sanitaria diretta e indiretta,
• e il Recovery Fund nella versione annunciata,
l’Italia totalizza un ordine di risorse a disposizione nei
prossimi anni pari a più del 25% del proprio PIL.
E’ un’occasione storica. Disconoscere che questa volta
l’Europa – a cominciare da Germania e Francia - ha
imboccato la via dell’estensione del proprio bilancio con un
debito pubblico proprio, e ha messo in moto risorse come
nel post 2008 e post 2011 non seppe fare, è un errore
gravissimo per l’Italia.
Non fatelo. E usate il MES sanitario, liberando risorse che
servono anche ad altro.
Non preferite la via di un ancor più massiccio indebitamento
con emissioni nazionali: non solo costa di più, ma ricorrere
a titoli pubblici esentasse aggraverebbe ulteriormente il
freno già enorme all’affluenza del risparmio nazionale alle
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imprese, visto che già oggi la rendita da titoli pubblici è
tassata al 12,5% mentre i capital gain lo sono al 26%.
Di fronte alla stagnazione in cui eravamo già mesi fa, agli
effetti drammatici del lockdown, abbiamo effettuato una
ricognizione in profondità dei gap da colmare ereditati dal
passato, organizzata in 5 capitoli – sviluppo e imprese; i
processi di innovazione; la sostenibilità ambientale e sociale
dello sviluppo; la demografia e le diseguaglianze di reddito;
la PA e gli assetti istituzionali – abbiamo chiamato a
confronto esperti, professionisti e rappresentanti delle
istituzioni a cominciare da Bankitalia, a loro abbiamo affidato
la sintesi e la redazione delle analisi e proposte, ne abbiamo
fatto un rapporto intitolato Italia 2030, e infine lo abbiamo
aggiornato agli effetti del COVID per proporlo ora a tutti
come base della visione di Confindustria.
Gliene consegnerò copia al termine del mio intervento,
Presidente Conte, e sarà nostra cura farlo pervenire a tutti i
membri del Governo.
In questa sede mi limito a illustrarvi le nostre tre priorità di
metodo, e ad avanzare infine solo alcune proposte
conseguenti, a titolo di esempio.
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Le priorità più essenziali – direi “trasversali” alle misure da
varare - sono tre.
La prima è la produttività: la grande assente da 25 anni
nel dibattito pubblico italiano, 25 anni di sostanziale
stagnazione a differenza che negli altri Paesi avanzati.
La produttività stagnante ha effetti che si cumulano
negativamente non solo nella produzione, ma nell’intera
sostenibilità dell’Italia.
Rende infatti sempre meno sostenibile il debito pubblico,
perché abbassando di anno in anno il PIL potenziale rende
l’aumento del PIL nominale sempre inferiore al sia pur molto
diminuito onere annuale del debito pubblico.
Ogni timida ripresa italiana, porta ad un rilancio degli
occupati che diverge dall’andamento del valore aggiunto,
cioè alimenta un’occupazione a bassa qualifica e basso
reddito.
Inoltre la produttività stagnante scoraggia la crescita
dimensionale delle imprese, la loro maggior
patrimonializzazione, la loro ascesa nelle catene di fornitura
internazionali, e i loro margini da destinare a investimenti.
Su questa priorità, noi la pensiamo esattamente come la
Banca d’Italia, come il governatore Ignazio Visco ha detto
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nelle sue ultime considerazioni finali, e come ha ripetuto
intervenendo qui.
Abbiamo una vastissima letteratura accumulata in 20 anni,
e ogni anno in primavera il rapporto produttività dell’ISTAT
aggiorna i dati che indicano con estrema precisione dove si
annida il problema
Non nelle imprese della manifattura che esportano:
sottoposte come sono ai morsi della competitività
internazionale esse hanno continuato a dare un apporto
positivo e in ascesa alla produttività multifattoriale.
Il contributo negativo alla produttività viene dal terziario non
di mercato, cioè dalla PA e dai servizi pubblici. E insieme da
vaste aree del terziario di mercato, gestite però in regime di
concessione pubblica, di prezzi amministrati, e-o sottratti
alla logica di concorrenza e gare trasparenti.
Noi faremo una grande battaglia per la produttività del
lavoro, ponendola al centro dei rinnovi contrattuali e
parlandone con il sindacato. Oggi quasi il 90% dei contratti
è scaduto o in scadenza, ma l’indicatore IPCA dei prezzi al
netto dell’import energetico che si usa per i benchmark dei
rinnovi indica attualmente andamenti salariali stagnati o
negativi di cui nessuno avverte il bisogno. Per questo
occorre ridefinire dal basso, tra imprese e sindacati, una
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visione condivisa del nuovo lavoro, della sua organizzazione,
delle sue qualifiche, centrata e misurata sulla produttività e
sull’estensione dei diritti alla formazione, del welfare
aziendale, dell’eguaglianza di genere e della coerenza tra
organizzazione del lavoro e cura parentale.
Ma tutto ciò riguarda solo una delle componenti della
produttività: quella del lavoro.
La vera emergenza è la bassa produttività del capitale
finanziario investito, di quella del capitale fisico, e degli
intangibles.
Su questo serve una rivoluzione della visione pubblica
pluriennale da parte dei governi.
Significa non solo una PA misurata a propria volta, nella sua
organizzazione e nei suoi contratti, su base di precisi
parametri di produttività se vogliamo risolvere, ad esempio,
il problema storico dell’incapacità di presentare progetti in
linea con gli standard dei Fondi Europei.
Significa una tassazione diversa degli intangibles, non solo
il modestissimo esempio del Patent Box che si è rivelato
fonte di infinite controversie interpretative.
Significa com’è ovvio la ripresa potenziata in grande stile di
Industria 4.0, non solo sui beni fisici strumentali ma anche
estesa al Fintech 4.0.
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Significa l’adozione di un modello preciso iper-incentivato
per il trasferimento tecnologico tra ricerca e imprese.
Significa avere una visione precisa sulla qualificazione
dell’offerta formativa della nostra istruzione secondaria,
terziaria e post terziaria. Non si può limitare il problema della
formazione pubblica agli organici perennemente in affanno
e la vetustà del nostro patrimonio immobiliare dedicato.
E occorre agganciare tutto questo alle politiche di
formazione permanente su cui ridisegnare i contratti
aziendali e le politiche attive del lavoro, che vanno al più
presto riseparate dall’abbraccio mortale dell’inglobamento
nel Reddito di Cittadinanza che, nella sua componente
positiva di estensione del contrasto alla povertà, ha tutt’altre
finalità e metriche.
Significa avere una visione chiara sull’economia digitale, che
ci vede quart’ultimi nella UE. Risolvendo senza espropri a
privati il nodo della rete ultralarga. E con un
cronoprogramma preciso per l’abolizione massima della
carta nei servizi pubblici come nella giustizia.
E significa avere infine una visione del mercato che
costituisca una svolta rispetto alla tendenza sempre più
ampia di procedere a deroghe rispetto a gare trasparenti:
perché nell’opacità di forniture relazionali si annida non solo
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una fonte certa di sprechi pubblici, ma di pessimi
comportamenti collusivi anche tra privati. Se le gare hanno
tempi infiniti bisogna ridisciplinarle per ammontare con
tempi certi, non derogarle e abolirle.
Come vedete, è una priorità assolutamente trasversale.
La seconda priorità trasversale è quella della
misurazione di qualità ed efficacia della spesa
pubblica.
Non si può pensare che risolveremo il problema con cui
siamo alle prese da 25 anni semplicemente ignorandolo. E
che per risolverlo, basta avere più spesa, più deficit e più
debito, o se volete oggi più debito a basso costo e più
trasferimenti dall’Europa.
No, è un errore, sarebbe un’illusione. A questo punto molto
pericolosa: perché la sospensione del patto di stabilità UE
non sarà eterno, e perché un simile ammontare di risorse lo
avremo a disposizione non solo se presentiamo come Italia
un piano serio e credibile, ma se questa volta i risultati anno
dopo anno saranno lì a testimoniare che gli esiti raggiunti
sono apprezzabili.
Potete stanziare tutte le cifre che volete, ma se come
avvenuto per la Cassa-Covid lo fate ignorando che molte
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Regioni non hanno risorse e personale per processare in
pochi giorni migliaia di pratiche, i soldi non arrivano.
Potete estendere per trimestri e trimestri il divieto di
assunzione accompagnato alla Cig per i lavoratori,
ottenendo così che non figurino come disoccupati, ma
ritardando la ristrutturazione delle imprese, gli investimenti
e l’occupazione aggiuntiva. Alla fine avrete bruciato miliardi
che ben diversamente avrebbero potuto essere utilizzati a
sostegno della crescita vera.
E’ lo stesso mancato criterio di misurazione degli effetti
comparati di spesa sostenuta, quello che ha indotto a misure
come la nazionalizzazione di Alitalia accompagnata da
misure ostili ai suoi concorrenti, o che potrebbe portarvi alla
nazionalizzazione di ILVA senza avere un credibile piano
industriale.
O che vi ha fatto immaginare un fondo di dotazione per CDP
spinto fino a 44 miliardi e con un orizzonte di 12 anni, per
entrare nel capitale delle imprese private.
Su che base di stima comparata degli effetti di tali cifre,
vengono assunte queste decisioni?
Un altro esempio amaro della nostra bassa capacità di
misurare la spesa pubblica: gli effetti sociali. Siamo il Paese
europeo con il welfare più squilibrato, e insieme ostile alla
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crescita, alla famiglia e a chi ha meno. Abbiamo aumentato
in 25 anni di 2,3 volte il totale della spesa sociale del nostro
Paese: ma essa è pericolosamente spostata per la più alta
percentuale verso le pensioni, col risultato che resta assai
meno che negli altri Paesi avanzati per chi ha meno reddito,
per i giovani, il sostegno alla famiglia e al lavoro femminile,
e per le politiche attive del lavoro.
Caro Presidente Conte ci ascolti: è il momento di costituire
– al MEF o al ministero della PA, vedete voi – un’unità
autonoma di valutazione comparata degli effetti attesi dalle
misure di spesa e investimento pubblico, non elaborati sulla
base di modelli macroeconomici bensì microeconomici,
basati cioè sulla quantità di misure attuative e sulle
procedure vigenti all’atto dell’emanazione per misurarne ex
ante le stime, e controllarne ex post nel tempo i concreti
risultati prodotti nell’economia italiana.
Sarebbe una riforma comparabile per importanza ai decreti
di unificazione amministrativa italiana del 1865.
Senza questi nuovi criteri, il rischio di sprecare
quest’occasione storica di ripresa vigorosa del Pil e del
reddito degli italiani a nostro giudizio diventa elevatissimo.
E infatti, proponiamo anche una terza priorità. A
garanzia del nostro futuro.
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Serve da subito anche una cornice credibile
pluriennale di sostenibilità della finanza pubblica
italiana e di riduzione del debito pubblico.
Troverete nel volume che vi consegneremo una specifica
approfondita riflessione dedicata a come in un orizzonte di
medio periodo affrontare e ridurre in maniera strutturale il
maxi debito pubblico italiano, che ha continuato a renderci
il Paese Ue più esposto ai venti di ogni crisi. E che ci ha visto
colpiti dal virus con molta minor capacità d’intervento
rispetto agli altri grandi Paesi europei.
Il debito pubblico salirà quest’anno e all’inizio del prossimo
verso un ammontare intorno al 160% del PIL, mentre quello
europeo salirà anch’esso, ma restando, secondo le attuali
stime della Commissione, nell’ordine di 60 punti inferiore.
Serve per questo a nostro avviso un vero e proprio
memorandum di orizzonte quantomeno decennale tra Italia
e Ue, in cui definire un ragionevole percorso di abbattimento
del debito, per giustificare ancor meglio il sostegno europeo
per gli ingenti investimenti cui l’Italia sarà chiamata per
anni.
Quanto detto prima implica riforme per riequilibrare
perimetro ed efficienza della spesa pubblica, riorientando la
spesa sociale verso indigenti, giovani e famiglie, affrontando
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i gap sociali e geografici di reddito e partecipazione al
mercato del lavoro che in questi anni sono diventati
esplosivi, e riformando il fisco in una prospettiva organica e
con tappe pluriennali per renderlo leva e non ostacolo allo
sviluppo di imprese e lavoro.
Ma tutto ciò deve essere incardinato su una via, scandita a
tappe dal 2023, fatta in parte di avanzi primari sostenibili,
dall’altra però non di attese di crescita nominale del Pil
illusorie e infondate, come sempre avvenuto in 20 anni.
Bensì utilizzando a tal fine anche l’intera offerta di strumenti
che l’ordinamento europeo mette a disposizione e al
sostegno di chi riduca credibilmente il debito, innalzando e
moltiplicando la qualità della spesa pubblica.
Ce ne rediamo conto: non è una prospettiva piacevole.
Ma è seria e necessaria.
Serve a impedire che altrimenti, se non saremo stati noi
come Italia a darci un piano simile, il giorno in cui la BCE
dovrà rientrare dagli acquisti senza capital key e si
ripristinasse il patto di stabilità UE, il nostro Paese si trovi
esposto a una nuova devastante crisi di accesso ai mercati
per i suoi titoli.
Questo rischio va scongiurato sin d’ora.
Ecco le nostre tre priorità trasversali.
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E come imprese siamo consapevoli di dover cambiare
noi per prime.
Concentreremo dunque le risorse delle imprese su alcune
priorità essenziali.
Investimenti in innovazione e ricerca, capitale umano,
sostenibilità ambientale e sociale delle nostre produzioni,
nuove forme organizzative e contrattuali, proiettività
internazionale, estensione delle nostre presenze e quote in
mercati strategici e filiere innovative.
Lo faremo in piena cooperazione con le Confindustrie di tutti
i Paesi europei, perché crediamo in un destino comune. Lo
faremo perché amiamo l’Italia, e non la vogliamo isolata dal
mondo.
Ma da subito, presidente Conte, prima ancora di coinvolgerci
come speriamo nelle prossime settimane e mesi in un
processo di ascolto e confronto continuo e proficuo sulle
misure che vorrete apprestare di qui fino alla prossima legge
di bilancio compresa, lanci qualche segnale immediato.
Ci dica presto come intendete operare sulla leva
fiscale, come il cuneo fiscale, non solo in questo 2020,
ma a regime dall’anno prossimo.
Sciolga i nodi INPS e ANPAL, entrambi gravati da serie
anomalie e incompatibilità.
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Ci dica subito se su automotive, siderurgia e filiere
dell’export potremo contare su misure ad hoc come
quelle messe in campo da altri grandi Paesi europei.
Diceva Leo Longanesi che le religioni basano spesso nella
storia il loro successo sul non essere troppo chiare, e difronte
al mistero i credenti aumentano.
Non è tempo per le istituzioni e la politica in Italia di adottare
lo stesso criterio.
Meglio essere chiari e anche ruvidi oggi, che dovercene
pentire domani.
mercoledì 17 giugno 2020
SPERANZA FIRMA CON FRANCIA GERMANIA OLANDA ACCORDO PER IL VACCINO COVID
Vaccino: Speranza, “Firmato contratto insieme a Francia, Germania e Olanda" Importante passo avanti per Italia ed Europa
Comunicato n. 191
Data del comunicato 13 giugno 2020
Data del comunicato 13 giugno 2020
Vaccino: Speranza, “Firmato contratto insieme a Francia, Germania e Olanda" Importante passo avanti per Italia ed Europa
"Insieme ai Ministri della Salute di Germania, Francia e Olanda, dopo aver lanciato nei giorni scorsi l’alleanza per il vaccino, ho sottoscritto un contratto con Astrazeneca per l’approvvigionamento fino a 400 milioni di dosi di vaccino da destinare a tutta la popolazione europea". Ne dà notizia su Facebook il Ministro della Salute, Roberto Speranza. "Il candidato vaccino - prosegue il Ministro - nasce dagli studi dell’Università di Oxford e coinvolgerà nella fase di sviluppo e produzione anche importanti realtà italiane". "L’impegno prevede che il percorso di sperimentazione, già in stato avanzato, si concluda in autunno con la distribuzione della prima trance di dosi entro la fine dell’anno. Con la firma di oggi arriva un primo promettente passo avanti per l’Italia e per l’Europa. Il vaccino è l’unica soluzione definitiva al Covid 19. Per me andrà sempre considerato un bene pubblico globale, diritto di tutti, non privilegio di pochi", conclude Speranza.
Data di pubblicazione: 13 giugno 20
LETTERA DEL PROF.DE DONNO AL MINISTRO SPERANZA
Lettera aperta al Ministro Speranza:
Gentilissimo Ministro,
finalmente la risento. Per annunciarci del “vaccino contro Covid19”.
Il vaccino aiuterà a produrre anticorpi neutralizzanti, che bloccheranno la possibilità del virus di infettarci. Lo stesso meccanismo che il plasma convalescente ha determinato in larga parte dei nostri pazienti.
Sono stati stanziati miliardi di euro per il vaccino. Sarei curioso di sapere i criteri di attribuzione economica, perché avendo poco tempo a disposizione, non sono riuscito ad informarmi. Sarebbe necessario, poi, che la popolazione conoscesse i tempi certi per la sintesi di questo vaccino. Il suo profilo di sicurezza.
Infine, come tratteremo quelle poche persone che questo vaccino non vogliono o non possono farlo? Io sono scientificamente a sua disposizione. Con il Prof. Franchini. Gratuitamente, ovvio.
finalmente la risento. Per annunciarci del “vaccino contro Covid19”.
Il vaccino aiuterà a produrre anticorpi neutralizzanti, che bloccheranno la possibilità del virus di infettarci. Lo stesso meccanismo che il plasma convalescente ha determinato in larga parte dei nostri pazienti.
Sono stati stanziati miliardi di euro per il vaccino. Sarei curioso di sapere i criteri di attribuzione economica, perché avendo poco tempo a disposizione, non sono riuscito ad informarmi. Sarebbe necessario, poi, che la popolazione conoscesse i tempi certi per la sintesi di questo vaccino. Il suo profilo di sicurezza.
Infine, come tratteremo quelle poche persone che questo vaccino non vogliono o non possono farlo? Io sono scientificamente a sua disposizione. Con il Prof. Franchini. Gratuitamente, ovvio.
La saluto caramente
Giuseppe De Donno
Giuseppe De Donno
martedì 16 giugno 2020
SAVONA: SUGGERISCE A CONTE BOND PERPETUI
Il risparmio privato degli italiani affluisce all’estero
Il prof. Paolo Savona, Presidente della Consob, nella sua Relazione annuale ha sottolineato che «a fine 2019 le famiglie italiane disponevano di una ricchezza immobiliare, monetaria e finanziaria, al netto dell’indebitamento, pari a 8,1 volte il loro reddito disponibile, di cui il 3,7 volte in forma di attività finanziarie, per un ammontare di 4.445 miliardi di euro. Gli italiani sono tutt’altro che cicale, come una distorta pubblicistica tende a sostenere, mentre sono formiche che lavorano per sostenere molte cicale estere, anche quelle di paesi che hanno un ben differente rilievo economico, come il Canada, gli Stati Uniti, il Regno Unito, il Belgio, la Francia e la gran parte dei paesi sudamericani. Ciò è valido guardando sia alle consistenze, sia ai flussi annuali di risparmio dei paesi citati».
Nel suo discorso in occasione dell'incontro annuale con il mercato finanziario il prof.Savona ha esplicitamente sottolineato: " Lo Stato emetta bond perpetui come in tempi di guerra." Questi limiterebbero i rischi per il futuro del Paese ." All'Italia non mancano solide fondamenta reali, ma scarseggia la loro giusta considerazione. "
Il ricorso al mercato delle famiglie ha concluso il numero uno dell'Authority deve tendere a far sottoscrivere i bond irredimibili, intorno al 2% in quanto ciò "creerebbe le condizioni per una maggiore imposizione fiscale ".
Savona ha ricordato che "il nostro Paese non rappresenta un problema finanziario per il resto dell'Europa e del mondo". La critica invece c'e' stata per l'Unione Europea, che ha" dedicato più impegno alle istituzioni monetarie e meno a quelle finanziarie, con decisioni ed effetti pratici che hanno penalizzato il risparmio."
La proposta di Savona, segue a quella già caldeggiata dagli economisti Francesco Giavazzi e Guido Tabellini.
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LA RELAZIONE COLAO AGLI STATI GENERALI
Enrica Amaturo, Donatella Bianchi, Marina Calloni, Elisabetta Camussi, Roberto
Cingolani, Vittorio Colao, Riccardo Cristadoro, Giuseppe Falco, Franco Focareta,
Enrico Giovannini, Giovanni Gorno Tempini, Giampiero Griffo, Maurizia Iachino,
Filomena Maggino, Enrico Moretti, Riccardo Ranalli, Marino Regini, Linda Laura
Sabbadini, Raffaella Sadun, Stefano Simontacchi, Fabrizio Starace
Giugno 2020
C
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venerdì 12 giugno 2020
LA RELAZIONE DELLA TASK FORCE DI COLAO
abile e dei comportamenti
virtuosi.
Eventuali “richiusure” mirate debbono esser tempestivamente e chiaramente spiegate per mantenere
la fiducia nel sistema e contenere possibili percezioni peggiorative. La comunicazione deve infine
avvenire in formati che consentano l’accesso e la fruibilità a tutte le persone, incluse quelle con
disabilita’.
8. Fondamentale definire misure per mitigare le difficoltà per i nuclei familiari,
specialmente quelli con figli in età scolastica, e per gli individui9
Nel corso dell’intero processo orientato alla progressiva riapertura delle attività è indispensabile
considerare gli effetti sui nuclei familiari e sugli individui, nonché sull’organizzazione della vita sociale.
In tale prospettiva, è necessario cercare di alleviare le difficoltà delle persone e delle comunità dovute
al prolungato lockdown, tenendo conto:
• Del piano di gestione delle strutture educative (in particolare, le scuole dell’infanzia, elementari e
medie) in funzione del progressivo ritorno al lavoro dei genitori
• Delle condizioni di salute fisica e mentale della popolazione tutta, e in particolare dei più
vulnerabili, di chi è in condizione di isolamento prolungato e solitudine
• Delle specifiche esigenze delle persone con disabilità
• Del ruolo dei servizi sociali e del terzo settore nei diversi territori, specialmente a favore delle
persone fragili e in stato di disagio
• Del ruolo centrale della formazione a tutti i livelli, compresa l’università, per la costruzione del
futuro dei giovani e l’inclusione e l’innovazione sociale.
Il Comitato raccomanda che il Governo e le altre autorità competenti valutino quanto prima le possibili
alternative per affrontare tali problematiche, così da identificare le azioni più appropriate da mettere in
campo parallelamente alla graduale ripresa delle attività economiche.
9. Coordinamento e facilitazione sono necessari per velocizzare per quanto
possibile i tempi sul fronte della ricerca e della sperimentazione
La pluralità di filoni di ricerca medica e sperimentazione legati all’emergenza (in particolare su test
sierologici, terapie e vaccino) è una ricchezza per l’Italia. Per accorciare i tempi per arrivare a risultati
utili è però necessario favorire e abilitare la condivisione dei dati, delle informazioni e dei progressi (es.
garanzie di condivisione aperta della proprietà intellettuale) tra Regioni, Ministero della Salute e CTS, e
orchestrare meglio i diversi trials sul territorio. Rimandiamo al lavoro del CTS per questo punto, che è
però essenziale per dare indicazioni chiare al mondo economico-produttivo su tempi e strategie per
fronteggiare il virus.
Infine, il Comitato relativamente al processo della Fase 2 sottolinea la necessità che:
• Vengano chiariti ed efficacemente comunicati i processi decisionali e le responsabilità delle
diverse istituzioni a livello nazionale, regionale e locale in relazione a eventuali future
chiusure/riaperture;
• Le parti sociali vengano attivamente coinvolte nei processi di definizione delle regole comuni da
adottare a livello nazionale e a livello locale;
• Il Governo operi in stretto raccordo con le autorità europee al fine di massimizzare l’adozione di
regole comuni all’interno dell’Unione europea.
9 Principio cardine per Fase 2 e oltre. In questi primi giorni di attività del Comitato non è stato approfondito
nella stessa misura in cui lo sono stati altri ma lo sarà nel prosieguo dei lavori.
domenica 7 giugno 2020
SALVINI A MATTARELLA: LA MIA FEDE NELLA MAGISTRATURA VACILLA
“Mia fede nella magistratura vacilla. A Catania chiedo giusto processo”
Dopo che nei giorni scorsi un articolo del quotidiano La Verità ha riportato le intercettazioni tra magistrati, in cui si cercherebbero dei motivi per attaccare l’ex ministro dell’Interno anche in assenza di azioni illegittime, l'on.Salvini ha inviato al presidente Presidente della Repubblica una lettera con la quale solleva serie perpressita' sull'operato dei magistrati. Ricordiamo che il leader della Lega, ad ottobre sarà chiamato presso il tribunale di Catania per rispondere alle accuse di sequestro di persona.
Salvini ha fatto specifico riferimento all'articolo "La chat delle toghe su Salvini: Anche se ha ragione lui adesso dobbiamo attaccarlo". Il pezzo si riferisce ad una chat privata tra alcuni magistrati che si sarebbero accordati su come attaccare l'ex ministro dell'Interno sulla sua politica migratoria portata avanti quando era titolare del Viminale.
La lettera di Salvini a Mattarella, tenderebbe a far si che venga assicurato al leader della Lega un giusto processo quando sarà chiamato a rispondere alle accuse di sequestro di persona davanti al tribunale di Catania.
Da cio' l'espresssione :"La mia fiducia nella magistratura vacilla"
Le intercettazioni in esame sarebbero quelle effettuate nell'ambito del processo a Luca Palamara, ex presidente dell'Associazione nazionale magistrati ed ex membro del Consiglio superiore della magistratura indagato per corruzione.
Pubblichiamo il testo integrale della lettera che l'on. Salvini ha inviato al Presidente Mattarella:
Al Signor Presidente della Repubblica
Illustre Signor Presidente,
l’articolo pubblicato sul quotidiano La Verità in data 21 maggio 2020 dal titolo “La chat delle toghe su Salvini: Anche se ha ragione lui adesso dobbiamo attaccarlo” documenta uno scenario gravissimo: diversi magistrati nei loro colloqui privati (intercettati nell'ambito del procedimento a carico del dottor Luca Palamara) concordavano su come attaccare la mia persona per la politica sull'immigrazione che all'epoca, quale Ministro dell’Interno, stavo portando avanti.
L’avversione nei miei confronti è evidente al punto che, secondo quanto risulta dalle intercettazioni riportate sul quotidiano, uno dei magistrati, il dottor Palamara, pur riconoscendo le ragioni della mia azione politica, individuava nella mia persona un obiettivo da attaccare a prescindere. Intenzione che veniva condivisa da altri magistrati. Le intercettazioni pubblicate documentano come l’astio nei miei riguardi travalichi in modo evidente una semplice antipatia. In tal senso è inequivocabile il tenore delle comunicazioni dei magistrati intercettate:
“Mi dispiace dover dire che non vedo veramente dove Salvini stia sbagliando…” – “No hai ragione…Ma ora bisogna attaccarlo”.
“Io credo che rafforzano Salvini così” – “Lo temo anch’io”.
“C’è quella merda di Salvini, ma mi sono nascosto”.
“Oggi Sangermano ha fatto un intervento in Cdc praticamente contro di me perorando una linea filogovernativa su dl Sicurezza […]In separata sede, ma davanti a tutti quelli del gruppo ho posto la questione e ho avuto l’appoggio di una buona parte di noi”.
Come noto, a ottobre inizierà l’udienza preliminare innanzi al GUP presso il Tribunale di Catania ove sono chiamato a rispondere dell’ipotesi di sequestro di persona per fatti compiuti nell'esercizio delle mie funzioni di Ministro dell’Interno, in linea con l’azione di governo tesa al contrasto dell’immigrazione clandestina.
Per quanto si legge nell'articolo del quotidiano è proprio tale tema politico ad aver suscitato l’avversione nei miei confronti dei magistrati, protagonisti di quelle comunicazioni pubblicate.
Non so se i vari interlocutori facciano parte di correnti della Magistratura o se abbiamo rapporti con i magistrati che mi giudicheranno, tuttavia è innegabile che la fiducia nei confronti della Magistratura adesso vacilla al cospetto delle notizie sugli intendimenti di alcuni importati magistrati italiani, per quanto emerso e riportato nell'articolo de La Verità.
Quelle frasi captate nell'ambito del procedimento a carico di Palamara palesano, invero, una strategia diffusa e largamente condivisa di un’offensiva nei miei riguardi da parte della Magistratura.
Tutto ciò intacca il principio della separazione dei poteri e desta in me la preoccupazione concreta della mancanza di serenità di giudizio tale da influire sull'esito del procedimento a mio carico. Mi appello al Suo ruolo istituzionale, quale Presidente della Repubblica e dunque Presidente del CSM, affinché mi venga garantito, come deve essere garantito a tutti i cittadini, il diritto ad un processo giusto, davanti a un giudice terzo e imparziale, nel rispetto dell’art. 111 della Costituzione.
Senatore Matteo Salvini
venerdì 5 giugno 2020
CINA HA RITARDATO INFORMAZIONI A OMS SU COVID
La Cina ha ritardato il rilascio di informazioni sul coronavirus all’Oms
Un’inchiesta dell’Associated Press ha messo in luce ambiguità e reticenze da parte della Cina nel fornire informazioni dettagliate sul nuovo Coronavirus. Le autorità cinesi avrebbero consapevolmente ritardato la comunicazione dei dati scientifici e della gravità del virus. L’OMS, nonostante l’irritazione per la politica cinese, avrebbe deciso di non esercitare eccessive pressioni sulle autorità del Paese asiatico, per non compromettere i rapporti e, soprattutto, la possibilità di accedere a informazioni dettagliate per contrastare la lotta al virus
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