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mercoledì 7 agosto 2013

Carceri, Meloni: Decreto come corazzata Potemkin

"Fratelli d'Italia voterà convintamente contro questo provvedimento, su cui il nostro giudizio è prossimo a quello che il ragionier Fantozzi diede della corazzata Potemkin". E' quanto ha dichiarato oggi alla Camera Giorgia Meloni, presidente dei deputati di Fratelli d'Italia, in dichiarazione di voto sul dl su disposizioni urgenti in materia di esecuzione della pena.

sabato 16 marzo 2013

Manifestazione del 23 marzo: Richieste di treni e pullman da tutta Italia


Manifestazione del 23 marzo:

 Richieste di treni e pullman 

da tutta Italia

La nota dell'ufficio stampa

silvio berlusconi
Prosegue la preparazione della manifestazione indetta dal Pdl per sabato 23 marzo a Roma in piazza del Popolo, a partire dalle ore 15.

Le adesioni che stanno pervenendo presso via dell’Umiltà, sede del comitato organizzatore, che si è riunito questo pomeriggio, sono numerosissime e vanno oltre ogni aspettativa. E’ prevista una partecipazione vastissima da tutta Italia, con treni speciali e pullman dalle varie Regioni. E’ stato anche approvato definitivamente il titolo della manifestazione: “Tutti con Silvio. Contro l’oppressione fiscale, burocratica e giudiziaria”.

Berlusconi: A Milano mai avuto giustizia ma non desisterò


Berlusconi: A Milano mai avuto 

giustizia ma non desisterò

Ampi stralci dell'intervista del Presidente a Panorama

Silvio Berlusconi
“I ripetuti comportamenti processuali di una parte della magistratura, che e’ mossa da un pregiudizio politico, non sono piu’ tollerabili. La magistratura si e’ trasformata da ordine dello Stato in un potere assoluto, onnipotente e irresponsabile. I magistrati si sono costituiti in correnti con chiaro orientamento ideologico e politico”.

Cosi’ Silvio Berlusconi in una lunga intervista che il settimanale Panorama pubblichera’ nel numero in edicola da giovedì 13 marzo.

“Non si può più consentire che nei confronti di un protagonista politico di centrodestra possano scendere in campo pm appartenenti alla stessa corrente di sinistra e che poi anche il collegio giudicante sia composto da due o addirittura tre giudici appartenenti alla sinistra. Con me ci si é sempre comportati così e le conseguenze si continuano a vedere” .

Per Berlusconi la “lotta in Parlamento” su questi temi “sarà una battaglia combattuta per ottenere, naturalmente, le stesse garanzie per gli esponenti politici della sinistra. E’ una battaglia che non si può perdere, se non si vuole che l’Italia continui a essere un Paese in cui nessuno che si dedichi al servizio della politica possa vivere sereno. Questa sacrosanta battaglia, così indiscutibilmente giusta dopo ciò che é capitato a me in questi 20 anni, e’ una battaglia che vinceremo in nome della democrazia, in nome dello Stato di diritto, in nome della libertà”.


“Ero talmente sicuro di poter essere presente in aula”, continua Berlusconi nell’intervista, prima di essere costretto a curarmi al San Raffaele, da aver pensato al testo di una mia dichiarazione spontanea. Ai giudici avrei detto: “Il buon senso vorrebbe che io fossi altrove, a rappresentare gli interessi di 9 milioni di elettori. Invece sono qui, da cittadino offeso e indignato per una sentenza di primo grado che può essere considerata solo una sentenza costruita espressamente contro di me perché capovolge la realtà, offende il buon senso e cancella il diritto’...”.

“Corre voce che nel palazzo di giustizia di Milano si parli espressamente e senza vergogna di una ’operazione Craxi 2’. Non sono riusciti a eliminarmi con il mezzo della democrazia, le elezioni, e ora tornano a provarci attraverso questo uso della giustizia a fini di lotta politica. Sanno che sono io il vero ostacolo sulla strada della sinistra”.

“Ora, anche se i miei avvocati sono di contrario avviso, io non voglio credere che i miei giudici stiano correndo verso una condanna prestabilita. Nonostante tutto mi aspetto ancora giustizia, almeno da questa corte”, dice riferendosi al processo sui diritti Mediaset. Berlusconi fa poi alcune riflessioni anche su Alessandra Galli, presidente del collegio. Con la sorella Carla, a sua volta giudice a Milano, e’ l’erede di Guido, il pubblico ministero milanese che fu una delle grandi vittime del terrorismo rosso: il 19 marzo 1980 un commando di Prima linea gli sparò tre colpi di fronte all’aula 309 della Statale di Milano, dove insegnava criminologia”.

“Conosco la terribile tragedia che ha toccato la dottoressa Galli. Spero non voglia emettere una sentenza assolutamente infondata perché contraria alla realtà: una sentenza che puo’ essere motivata soltanto da un pregiudizio politico che arrivi allo stravolgimento della realtà” .

Soffermandosi sulle accuse lanciate dal senatore Sergio De Gregorio che ha denunciato a Napoli di essere stato corrotto con 3 milioni di euro per fare cadere il governo Prodi, dichiara:  “De Gregorio aveva preannunciato questo suo comportamento con più visite a nostri parlamentari. Aveva detto di essere in grave difficoltà, di avere assoluto bisogno di 10 milioni di euro, in parte per pagare dei debiti ed evitare la bancarotta e in parte per recarsi in un altro paese e ricostruirsi una nuova vita e per evitare il carcere alla moglie. Alle risposte necessariamente negative dei nostri rappresentanti, se ne era andato sbattendo la porta e minacciando di raccontare ai pm, che insistevano in questa direzione, quelle menzogne che poi in effetti ha raccontato davvero per scampare alla prigione. Mi chiedo perché, pur sapendo già la risposta, i pm anziché chiedere il giudizio immediato non abbiano fatto le opportune investigazioni che avrebbero dimostrato fin da subito l’assurdità delle dichiarazioni di De Gregorio”.

“Questo é il solito metodo usato ‘ad personam Berlusconi’ da 20 anni a questa parte da certi pubblici ministeri, ed é semplice: il testimone viene intimidito al punto di minacciarlo della privazione della libertà; se é già in carcere gli si promette la liberazione se accusa Berlusconi di qualche comportamento delittuoso e questo metodo, compresa la carcerazione preventiva, stanno usando non solo con De Gregorio. Anche su questo ho chiesto l’intervento del ministro. Questa malagiustizia va fermata”.

lunedì 21 gennaio 2013

Lupi: Comprovata la prevenzione di alcuni magistrati verso Berlusconi


Lupi: Comprovata la prevenzione di alcuni magistrati verso Berlusconi

La nota del vicepresidente del Pdl della Camera dei deputati

Maurizio Lupi
PdL -“La decisione di non sospendere per appena un mese processi che riguardano il presidente Berlusconi non é comprensibile se non per il manifestarsi di una volontà dei giudici di impedire una libera competizione elettorale.

Non é la prima volta che assistiamo a decisioni dalla tempistica quantomeno sospetta. La democrazia é un bene del paese e non deve essere in alcun modo intralciata incidendo così sulla libertà del voto. La prevenzione di alcuni magistrati nei confronti di Berlusconi é da tempo comprovata, ma almeno in passato si era consentito a sospensioni dei processi per il periodo elettorale. Il fatto é gravissimo”. Così si è espresso Maurizio Lupi, vicepresidente del Pdl della Camera dei deputati.

martedì 15 gennaio 2013

I giudici vogliono impedire la vittoria di Berlusconi


Matteoli: I giudici vogliono impedire la vittoria di Berlusconi

La nota del senatore del Pdl

Altero Matteoli
“Berlusconi ed il centrodestra volano negli ultimi sondaggi, il Popolo della Libertà riconquista la fiducia degli elettori, ed ecco che alla sinistra in affanno arriva il solito soccorso esterno.

E’ evidente che la decisione dei magistrati milanesi di non concedere la sospensione del processo a Berlusconi durante la campagna elettorale, contro ogni precedente, ha il solo obiettivo di condizionare il voto degli elettori. Siamo comunque convinti che gli elettori non sono sprovveduti e capiscono la strumentalità di questa decisione. Non é la prima volta che i magistrati milanesi, con atti ad orologeria, provano a favorire la sinistra contro il nemico Berlusconi. Ma anche in questa circostanza la gente non si lascerà ingannare”. Lo ha dichiarato il senatore del Popolo della Libertà, Altero Matteoli. 

ALFANO, INAMMISSIBILE CHE GIUSTIZIA SIA UTILIZZATA A FINI POLITICI


La Procura di Milano e i giudici di Milano, accomunati dallo stesso strumentale e gravissimo intento, ritengono che l’attività del presidente Silvio Berlusconi, in qualità di capo della coalizione, sia meno importante di partecipare a un’udienza. In questo modo, appare chiara la volontà di entrare a gamba tesa nella campagna elettorale, condizionandone fortemente gli esiti, per arrivare persino a una sentenza definitiva prima della competizione. E’ inammissibile quanto si delinea all’orizzonte. Come è inammissibile che la giustizia sia utilizzata a fini politici”. E’ quanto afferma il segretario politico del Pdl, Angelino Alfano.
Roma, 14 gennaio 2012
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venerdì 21 dicembre 2012

Alfano: Dai pm di Milano la volontà di condizionare la campagna elettorale


Alfano: Dai pm di Milano la volontà di condizionare la campagna elettorale

La nota del segretario politico del Pdl

Angelino Alfano
“Le indagini e la richiesta della Procura di Milano, come al solito, rappresentano la colonna sonora di ogni campagna elettorale. La richiesta di condanna del presidente Silvio Berlusconi, infatti, appare paradossale e contro ogni logica, soprattutto dopo la richiesta di archiviazione avanzata, prima, dalla stessa Procura. Questo improvviso cambio di orientamento non ha spiegazione alcuna, se non nella precisa volonta’ di condizionare il risultato elettorale". Lo ha affermato il segretario del Pdl Angelino Alfano, che ha osservato:

“Tutto ciò ha anche un aspetto tragico proprio per l’oggetto: le intercettazioni pubblicate dai giornali. La vita di Silvio Berlusconi, anche la vita privata, é stata spiata e i risultati dello spionaggio sono finiti sui giornali, sui rotocalchi, su internet, su you tube, dove ancora oggi sono visibili, leggibili e udibili le intercettazioni rubate. Il tutto senza che ci fosse non solo un condannato, ma neanche un indagato. Quando abbiamo provato a regolare per legge la materia sull’utilizzo delle intercettazioni siamo stati aggrediti come degli attentatori della libertà. E oggi il dramma e il paradosso della giustizia italiana si consumano ancora una volta ai danni di Silvio Berlusconi. Non ci rassegniamo e porremo il tema della regolamentazione delle intercettazioni tra quelli centrali del prossimo programma elettorale”.

Il circo mediatico giudiziario colpisce ancora Berlusconi


Moles: Il circo mediatico giudiziario colpisce ancora Berlusconi

La nota del deputato del Pdl

Moles
“Se non fosse triste sarebbe esilarante. Ormai non c’è più nulla di cui stupirsi. Il circo mediatico giudiziario colpisce ancora. Si chiede di condannare per rivelazione e pubblicazione d’intercettazioni Silvio Berlusconi, cioè quello che da sempre è il nemico numero uno dell’abuso delle intercettazioni e del loro spudorato utilizzo a fini politici.

Sembra una barzelletta. Mi domando allora chi avrà mai il coraggio di chiedere una condanna per quegli esponenti della magistratura, per fortuna minoritari, che tranquillamente fanno finire intercettazioni e verbali integralmente sulle prime pagine di alcuni quotidiani. Continuo a ripetere che non c’è soluzione a questo sfregio della correttezza, se non la responsabilità civile per i magistrati e la separazione delle carriere”. Lo ha dichiarato il deputato del Pdl, Giuseppe Moles

lunedì 27 febbraio 2012

Cicchitto: Non bisogna rimettere mano alla prescrizione

"A Vietti rispondiamo che i tre gradi di giudizio non sono un lusso, ma sono una esigenza di garanzia per tutti che vale moltissimo. E quanto alla prescrizione, e’consigliabile per tutti non rimetterci mano".

Lo ha affermato il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto. "A coloro i quali si sperticano in attacchi sulle cosiddette leggi ad personam, ricordiamo che tutta la vicenda ha origine a partire da un famoso avviso di garanzia arrivato a Silvio Berlusconi tramite il ’Corriere della Sera’ il 22 novembre del 1994 mentre era Napoli per partecipare ad un convegno sulla corruzione. Da quel momento in poi c’e’stato un bombardamento giudiziario ad personam contro Berlusconi, quindi non bisogna mai confondere la difesa con l’attacco che c’e’stato, c’e’ tuttora ed e’stato sviluppato con straordinaria violenza giudiziaria e mediatica". (PdL)

sabato 25 febbraio 2012

Berlusconi: Ho il record universale di procedimenti e udienze

Berlusconi: Ho il record universale di procedimenti e udienze

Silvio Berlusconi
Nota del Presidente Silvio Berlusconi, diffusa dal suo portavoce Paolo Bonaiuti, in relazione al processo Mills la cui sentenza e’ attesa per sabato 25 febbraio 2012



"Il processo Mills e’ soltanto uno uno dei tanti processi che si sono inventati a mio riguardo. Detengo un record davvero impressionante. In totale piu’ di cento procedimenti, piu’ di novecento magistrati che si sono occupati di me e del mio gruppo, 588 visite della polizia giudiziaria e della guardia di finanza, 2600 udienze in quattordici anni, piu’ di 400 milioni di euro per le parcelle di avvocati e consulenti. Dei record davvero impressionanti, di assoluto livello non mondiale ma universale, dei record di tutto il sistema solare.


L’avvocato Mills era uno dei tantissimi avvocati di cui all’estero si era servito occasionalmente il gruppo Fininvest, "Io non ricordo di averlo mai conosciuto. A processo avviato ho appreso dagli atti processuali che Mills era l’avvocato di un armatore italiano residente in un Paese africano, del quale gestiva anche il patrimonio e seguiva gli affari. Dai conti di tale armatore, oltre a trattenersi il denaro corrispondente a parcelle emesse, si era trattenuto anche 600.000 dollari quale ulteriore compenso professionale. Per non pagare l’imposta del 50% al fisco inglese e per non dover dividere la restante somma con i suoi soci di studio, Mills si invento’ la storia che quei seicentomila dollari non erano frutto di una attivita’ professionale, ma di una donazione esente da tasse. Gli venne in mente il nome di un dirigente Fininvest con il quale aveva avuto rapporti in passato, Carlo Bernasconi. E si invento’ che quei soldi erano una donazione di Bernasconi. Perche’ proprio di Bernasconi? Perche’ Bernasconi nel frattempo era morto. E perche’ Bernasconi gli avrebbe dato quei soldi? Per riconoscenza, perche’ Mills, due anni prima della pretesa donazione, sarebbe stato attento, rendendo due testimonianze processuali in Italia, a non penalizzare il gruppo Fininvest e Silvio Berlusconi. La tesi e’ risibile.

Mills era un testimone dell’accusa e in quelle occasioni le difese si opposero addirittura alla sua audizione. Se fosse stato un teste ’amico’ ovviamente non vi sarebbe stata opposizione alcuna. Invece era certamente un teste ostile tanto che le sue dichiarazioni furono utilizzate quale punto principale per motivare, in primo grado, due sentenze di condanna. I due processi furono poi vinti da Fininvest in appello e in Cassazione. Non solo. Era anche in corso fra la Fininvest e Mills un aspro contenzioso poiche’ questi si era trattenuto una ingente somma pari a ben 10 miliardi di lire di allora, che non voleva restituire e che poi effettivamente non restitui’ trattenendosela. E’ evidente quindi che mai si sarebbe potuto riconoscere alcunche’ a chi con le sue testimonianze era stato causa di due sentenze di condanna e si era trattenuto una somma cosi’ elevata ed oggetto di richiesta di restituzione. L’avvocato Mills avendo in corso una verifica fiscale e non volendo ne’ pagare le tasse ne’ dividere quei 600.000 dollari con i soci del suo studio, come aveva dovuto fare con i 10 miliardi che aveva trattenuto quale compenso professionale, tento’ tramite il suo commercialista di costruire una storia verosimile per il fisco inglese. Ma gli ando’ male perche’ il fisco scopri’ il trucco. I pubblici ministeri italiani, avvertiti, gli piombarono addosso e in un drammatico interrogatorio durato dieci ore a Milano, Mills, ormai sfinito e temendo di venire arrestato, come ebbe a spiegare egli stesso, diede una versione di comodo per poter ritornare immediatamente in Inghilterra.



Tornando in Inghilterra si rese conto di essersi comportato in modo del tutto incongruo e che la sua tesi era insostenibile e decise finalmente di dire tutta la verita’. Nelle sue recenti testimonianze nel processo ha ricordato di avere indicato anche ai PM di Milano che i soldi erano dell’armatore Attanasio, affermazione che invece i PM, sempre secondo Mills, si astennero dal verbalizzare. La procura milanese utilizzo’ invece la sua prima dichiarazione al fisco per montare con grande gaudio e grande risonanza mediatica questo processo a mio carico. Ripeto: le mie societa’ ne’ tanto meno io, avevamo ragioni per fare quel versamento a Mills che proprio con le sue dichiarazioni era stato il principale responsabile di due sentenze di condanna. Davvero una totale assurdita’. E, naturalmente, di un tale importante versamento avrebbe dovuto trovarsi una prova che, naturalmente, non essendoci stato, non si e’ trovata... davvero... Nel 2006 promossi addirittura una conferenza stampa a Palazzo Chigi perche’ i miei avvocati erano riusciti a reperire la documentazione che provava in modo indiscutibile il passaggio dei seicentomila dollari dall’armatore a Mills. Sono stati ricostruiti tutti i movimenti contabili dei conti correnti di Mills e del suo cliente documentando ’per tabulas’ provenienza e destinazione del denaro.



Ma c’e’ dell’altro. Gia’ tre anni fa il processo sarebbe caduto in prescrizione, se nel febbraio 2008 la Procura di Milano non si fosse inventata la stupefacente tesi che il reato di presunta corruzione non si perfeziona nel momento in cui il corrotto riceve i soldi dal corruttore, ma nel momento in cui comincia a spenderli! Cioe’ due anni dopo proprio in tempo per far scattare in avanti i termini della prescrizione. Per finire l’ultimo paradosso: il fisco inglese, dopo indagini approfondite, ha deliberato di far pagare a Mills l’imposte del 50% piu’ una forte penalita’, su quei seicentomila dollari, proprio perche’ ha accertato che si trattava di un corrispettivo dovuto per una prestazione professionale e non di una donazione da parte di terzi che, come donazione, sarebbe stata esente da tassazione. Questi sono i fatti. E cosi’ li ha raccontati lo stesso Mills testimoniando nei giorni scorsi. L’avvocato Mills, sentito per ben cinque udienze quale testimone, ha radicalmente escluso, comprovandolo con riscontri documentali, di aver mai ricevuto somme di denaro da chicchessia per aver reso delle dichiarazioni in precedenti processi non rispondenti al vero. Tale testimonianza ha trovato totale riscontro negli atti di causa e non potrebbe che portare ad altro che ad una sentenza di prima e totale assoluzione. A questo punto e di fronte a questi argomenti inoppugnabili qualunque giudice scrupoloso ed equanime avrebbe dovuto chiudere il processo."

lunedì 19 settembre 2011

QUAGLARIELLO: Contro il premier attentato al diritto di difesa

QUAGLARIELLO: Contro il premier attentato al diritto di difesa

"Nel tentativo di liquidare Silvio Berlusconi, e con lui una storia di diciassette anni come evidenziato dal segretario Alfano, fra le innumerevoli illegalita’ e violazioni delle regole stiamo assistendo a un vero e proprio attentato allo Stato di diritto e alla sacralita’ del diritto di difesa".

Lo ha affermato Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo vicario del Pdl al Senato riferendosi alle intercettazioni depositate al Tribunale di Bari a chiusura del’ inchiesta su Tarantini e le escort. Quagliariello ha criticato "la grande stampa che santifica chi calpesta ogni regola e mette alla gogna gli uffici giudiziari che semplicemente rispettano la legge e lo fanno verso ogni colore politico. Assistiamo in queste settimane a un ulteriore e sistematico smantellamento delle garanzie del procedimento penale.

Dalla custodia cautelare al rapporto tra assistito e difensore, dallo status di testimone, parte lesa o indagato alla competenza territoriale: la puntuale disamina svolta dall’Unione delle Camere Penali a partire dall’inchiesta di Napoli sul caso Tarantini evidenzia la gravita’ della situazione e deve essere presa nella massima considerazione, anche laddove sollecita senza giri di parole la classe politica a procedere lungo la strada delle riforme per sottrarre il sistema penale all’arbitrio e alla sostanziale ingiustizia. Ha ragione Mario Sechi sul Tempo di oggi l’offensiva in corso va ben al di la’ del momento contingente. Non e’ un problema che riguarda una sola persona, e far finta di niente significherebbe condannare l’Italia per i decenni a venire".

BERLUSCONI: NON HO NULLA DI CUI VERGOGNARMI

 la lettera inviata da Silvio Berlusconi al direttore de Il Foglio, Giuliano Ferrara.


Caro direttore,
è vero, come Lei scrive, che il mio comportamento, così come descritto dai giornali in questi giorni, appare scandaloso. Ma il mio comportamento non è stato assolutamente quello che viene descritto ed io Le confermo, come ho già avuto modo di dirLe, che non ho fatto mai nulla di cui io debba vergognarmi. E' invece, per fare un esempio, del tutto inaccettabile e addirittura criminale che persone che sono solo state presenti a mie cene con numerosi invitati siano marchiate a vita come “escort”. Mi dispiace anche, per fare un altro esempio, dei falsi pettegolezzi che sono stati creati grazie ai soliti brogliacci telefonici sulla signora Arcuri, che è stata invece mia ospite inappuntabile in Sardegna e a Palazzo Grazioli.

Non ho affatto intenzione di respingere una richiesta di testimonianza, che è mio interesse rendere, tanto che ho già inviato una dichiarazione scritta ma che ha, così come congegnata, l’aria di un trappolone politico-mediatico-giudiziario. Pretendo però come ogni cittadino che i magistrati rispettino anche loro la legge. Da tre anni sono sottoposto a un regime di piena e incontrollata sorveglianza il cui evidente scopo è quello di costruirmi addosso l’immagine di ciò che non sono, con deformazioni grottesche delle mie amicizie e del mio modo di vivere il mio privato, che può piacere o non piacere, ma che è personale, riservato e incensurabile. Il problema però è che da tre anni è in atto un mascalzonesco tentativo di trasformare la mia vita privata in un reato. Ed è questo uno scandalo intollerabile da parte di un circuito mediatico e giudiziario completamente impazzito di cui nessuno sembra preoccuparsi e di cui nessuno si scusa.


Questo incommensurabile scandalo non riguarda solo me. Decine, centinaia di persone sono esposte al ludibrio e al linciaggio, senza alcuna remora sia quando si tratti di gente comune o di personalità della vita pubblica e di questioni di bottega domestica sia perfino quando si tratti di vicende che determinano lo status del Paese sulla scena internazionale. Non è mai successo prima.



Nessun uomo di Stato è stato fatto oggetto di una aggressione politica, mediatica, giudiziaria, fisica, patrimoniale e di immagine come quella a cui sono stato sottoposto io. È un trattamento inaccettabile, che si accompagna a una campagna di delegittimazione che punta a scardinare il funzionamento regolare delle istituzioni per interessi fin troppo chiari. La campagna si è intensificata quando ho vinto le elezioni per la terza volta, quando il sistema è stato semplificato e reso più trasparente in senso bipolare, quando si è capito che era alle porte una legislatura aperta alle riforme necessarie alla crescita di questo Paese e alla sua modernizzazione. Missione difficile per la quale ho cercato di mettere in campo gente nuova, estranea ai vecchi giochi dell’establishment, gente giovane e votata al “fare”. Questa campagna non è mai finita, si è nutrita di attacchi a me, al mio partito, ai miei uomini, ai miei ministri, alla generazione di giovani che ho promosso in politica, e si è sparso su tutti il magma eruttivo dello scandalismo per ridurre in cenere una alta popolarità e una grande speranza. Sfruttando ogni aspetto della mia vita privata e della mia personalità, cercando di colpirmi definitivamente con mezzi diversi da quelli della critica politica e della verifica elettorale.

Lei dice bene: Berlusconi è uno scandalo permanente, perché è scandalosa la pretesa di governare stabilmente un Paese con il mandato degli italiani, è scandaloso che un imprenditore rubi il mestiere a una classe politica fallimentare, è scandalosa la pretesa di fronteggiare la grande crisi mondiale con mezzi e con propositi diversi da quelli tradizionali. Ho presentato il mio governo alle Camere nel 2008 chiedendo uno sforzo comune per la crescita e proponendo una fase nuova e pacificata nella vita nazionale dopo le drammatiche divisioni del passato e l’imbarbarimento del linguaggio e dei metodi politici. Ho cercato di fare il mio dovere e di riunificare il Paese, come con il discorso di Onna il 25 aprile. Ho ammonito tutti, nel gennaio di quest’anno, sulla necessità di arrivare alla primavera-estate, mentre nuove regole e parametri incombevano sul sistema finanziario europeo e mondiale, con la più grande frustata della storia al cavallo dell’economia.

Non tutto quello che in politica si vuole è poi possibile ottenerlo, e non nego anche miei possibili errori. Ma l’obiettivo di distruggere un uomo politico e una leadership, usando mezzi impropri e di dubbia legalità, come ha fatto e fa il circuito mediatico-giudiziario, costituisce un tentativo che sa di profonda, radicale ingiustizia e che va combattuto per la libertà di ciascuno di noi.

Io non mollo, caro direttore. Per quanto lo spionaggio sistematico e l’accanimento fazioso mi abbiano preso di mira, e con me vogliano arrivare a pregiudicare l’autonomia e la sovranità del Parlamento e del popolo elettore, c’è ancora in questo Paese, in questa Italia che amo e che è stata divisa da una partigianeria senza principi, un’opinione pubblica, un insieme di persone e di gruppi leali allo spirito repubblicano, una maggioranza di italiani che non sono disponibili ad avventure e a nuovi ribaltoni decisi nei salotti, nelle redazioni e in certi ambienti giudiziari.

Il mio appello è a tutte le persone e le forze responsabili, e non deriva da interesse personale. È un appello in nome dei valori di libertà, di autonomia e di indipendenza dell’individuo di fronte allo Stato, un monito che viene raccolto ogni giorno da molti e il cui frutto sarà pronto per il giudizio dei cittadini quando si terranno, nel 2013, le prossime elezioni politiche.

Alcuni circoli mediatico-finanziari anglofoni mi hanno giudicato inadatto a governare l’Italia ma gli italiani sono stati di diverso parere, e ho dalla mia, dal tempo in cui entrai in politica, risultati che saranno scritti nei libri di storia. Saranno ancora una volta gli italiani, e poi gli storici, a dare il loro giudizio su un Paese in cui si fanno centomila e poi altre centomila intercettazioni ancora per devastare attraverso i media il lavoro quotidiano di chi ha avuto l’investitura democratica per guidare l’Italia in questi anni difficili.

venerdì 16 settembre 2011

BONIVER: Siamo a fine dello stato di diritto






BONIVER: Siamo a fine dello stato di diritto



"Siamo ai titoli di coda dello scandaloso procedere di certa giustizia e sulla perpetua violazione della privacy con l’uso abnorme delle intercettazioni. Il bersaglio grosso e’ Berlusconi, ma chiunque puo’ constatare che fine sta facendo lo stato di diritto.



Del tutto normale quindi che la maggioranza proponga ed approvi un disegno di legge per disciplinare questa mostruosita’.

In nessun altro paese civile si puo’ accettare l’offesa dello sperpero di tanti milioni di euro per intercettare e sputtanare un politico".

Lo ha affermato Margherita Boniver, deputato del Pdl e presidente del Comitato di Schengen.



PANIZ: Centomila intercettazioni: mai cosi' tante neanche in processi di mafia




"Che ci sia una persecuzione giudiziaria nei confronti di Silvio Berlusconi e’ assolutamente evidente".

Cosi’ si e’ espresso Maurizio Paniz, avvocato e deputato del Pdl, intervenendo a ’La telefonata’, la rubrica di Maurizio Belpietro su Canale 5. Si parla del processo di Bari, in cui il premier "non e’ indagato ma finisce per essere il punto fondamentale di tutte notizie". L’ultima e’ quella delle escort e delle 100mila intercettazioni. Cosi’ tante - ha sottolineato il nostro deputato - "non sono mai state utilizzate neanche nei processi della ’ndrangheta e di mafia". Si parla anche di Milano, dove il gip Stefania Donadeo ha respinto la richiesta di archiviazione per il premier sul caso Unipol-Bnl: "Ho un rispetto enorme per la magistratura, ma quando ci sono forzature come questa il rispetto si incrina - dice Paniz -. Berlusconi non e’ assolutamente colpevole nei termini dell’imputazione". Tra l’altro se una procura come Milano chiede l’archiviazione "credo che chiunque comprenda che la richiesta del gip e’ eccessiva".


SANTELLI A BERSANI: L'intera Italia spiata e controllata


"Pierluigi Bersani ritiene che una riforma del sistema delle intercettazioni sia una legge ad personam? I numeri spaventosi che raggiungono in realta’ sembra far ritenere che sia una nazione intera ad essere controllata e spiata’.



Non credo che gli italiani abbiano mai vissuto un periodo di restrizione tale della propria liberta’ come questi anni di tirannia giudiziaria. Finiremo per rimpiangere l’Ovra e la liberta’ avuta sotto il regime di Mussolini". Lo ha affermato Jole Santelli, vicepresidente dei deputati del Pdl.

















martedì 26 luglio 2011

Il Pd non puo' invocare alcuna doppia morale

FATTI & MISFATTI: Il Pd non puo' invocare alcuna doppia morale




Arresti, indagati e accuse di corruzione il Pd non può invocare alcuna ‘diversità’

Per anni, anzi per decenni, quello che oggi si chiama Partito democratico ha considerato "casi isolati" e "mele marce" gli episodi che vedevano coinvolti alcuni dei suoi esponenti nelle indagini giudiziarie e ha rivendicato per sé una "diversità" che gli consentiva di rivendicare il copyright sulla "questione morale".



Le recenti indagini sugli appalti Enav, che hanno coinvolto Franco Pronzato, coordinatore nazionale delle politiche di trasporti del Pd, la sanitopoli pugliese che ha tirato dentro proprio il senatore Alberto Tedesco, che un Senato "garantista" ha salvato dall’arresto; o casi meno recenti del sindaco di Bologna Flavio Delbono, di Luca Bianchini, responsabile di una sezione romana del Pd e stupratore seriale, di Catello Romano, killer di un collega consigliere comunale, di Salvatore Petrotto, sindaco di Racalmuto coinvolto in un giro di cocaina. È di questi giorni l’indagine su Filippo Penati, grande elettore di Pierluigi Bersani, per corruzione, concussione e finanziamento illecito ai partiti.



Dalle Alpi alla Sicilia, negli ultimi due anni sono stati 35 gli esponenti e dirigenti nazionali o locali del Pd arrestati, e più di 400 quelli indagati, e per reati classici legati all’attività politica: abuso di ufficio, truffa, corruzione e c concussione, ma anche per associazione a delinquere, associazione mafiosa, traffico di stupefacenti, violenza sessuale e omicidio.



Ammettiamo pure che il Pd applichi strettamente ai suoi membri il sacro principio della giustizia penale per cui la responsabilità è "personale" e non coinvolge il partito. Ma in questo caso il principio vale per tutti - anche il PdL! - e cade quindi la presunzione di superiorità morale del partito di Gramsci e Togliatti. Se ne stanno rendendo conto anche i "media", in passato assai parchi nell’informare sulle indagini riguardanti membri di questo partito, ma attualmente un po’ più attenti.

lunedì 18 luglio 2011

Le violazioni dei pm di Milano sono piu' gravi del caso Murdoch

QUAGLIARIELLO: Le violazioni dei pm di Milano sono piu' gravi del caso Murdoch




"In Gran Bretagna un giro di intercettazioni illecite messo in piedi da un organo di stampa privato sta scuotendo i vertici dello Stato.Da noi con il caso Ruby accadde qualcosa di piu’ grave".



Cosi’ si e’ espresso Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo Pdl al Senato. "Nel caso Ruby e’ stata la stessa autorita’ giudiziaria di Milano a compiere un monitoraggio sistematico dell’abitazione e delle conversazioni del presidente del Consiglio attraverso intercettazioni indirette e una massiccia acquisizione di tabulati telefonici. Il gruppo del PdL al Senato aveva presentato in proposito una dettagliata interrogazione parlamentare. Oggi i giudici del processo Ruby hanno respinto tutte le eccezioni della difesa, senza fornire alcuna spiegazione circa l’illecita attivita’ di controllo posta in essere nei confronti del presidente Berlusconi. A questo punto, e’ necessario che una risposta arrivi rapidamente in Parlamento, dove chiederemo che venga calendarizzata al piu’ presto la nostra interrogazione".

giovedì 7 luglio 2011

LODO MONDADORI: La vicenda in sintesi

LODO MONDADORI: La vicenda in sintesi


Sabato mattina, 9 luglio, il Tribunale civile di appello di Milano, presieduto dal giudice De Ruggiero, depositerà in cancelleria la sentenza, maturata dopo sette mesi di camera di Consiglio, in relazione alla richiesta di risarcimento fatta dalla Cir di De Benedetti alla Fininvest per la questione nota come Lodo Mondadori. Un caso giudiziario lungo e complesso che si trascina addirittura dagli anni 90.

Ecco in sintesi la storia del Lodo Mondadori e le posizioni delle parti così come evidenziate in questi anni.


Negli anni ’80 la Mondadori è il principale gruppo editoriale italiano e controlla la cosiddetta Mondadori classica (libri e riviste) e il gruppo Espresso (riviste e quotidiani: Repubblica e Finegil). Nel 1988, gli azionisti Cir e Formenton sottoscrivono un accordo (segreto agli altri soci, tra cui Fininvest) per uno scambio di azioni.

Formenton, lamentando inadempienze di Cir, chiede l’intervento di un collegio arbitrale. Il Lodo Pratis (dal nome del presidente, un ex magistrato) il 20 giugno 1990, a maggioranza, dà ragione a Cir. Formenton impugna il Lodo davanti alla Corte di Appello di Roma. Intervengono anche Fininvest (alleata dei Formenton) e altri soci.

Il 24 gennaio 1991 la Corte annulla il Lodo.

Il 29 aprile 1991 si giunge alla spartizione: la Mondadori classica a Fininvest, il gruppo Espresso con Repubblica e i quotidiani Finegil a Cir. Mediatore è Giuseppe Ciarrapico, incaricato da Andreotti e voluto da Carlo Caracciolo (socio di De Benedetti).

Nel 1995, a seguito di dichiarazioni di Stefania Ariosto, la Procura di Milano inizia indagini a carico, fra gli altri, di Berlusconi e Cesare Previti, cui viene contestata la corruzione del giudice Metta, relatore nella causa d’Appello sul Lodo Pratis.

Il procedimento penale ha uno svolgimento tormentato: nel giugno 2000 tutti gli imputati vengono prosciolti "perché il fatto non sussiste", nel marzo 2001 Berlusconi viene assolto per prescrizione (applicazione delle attenuanti generiche) e la Cassazione confermerà. Previti, il giudice Metta e altri nel marzo 2003 vengono condannati dal Tribunale di Milano (Presidente Carfì) ma nel maggio 2005 la Corte di Appello li assolve tutti. Un anno dopo la Cassazione annulla la sentenza e rinvia alla Corte di Appello, che condanna e rinvia al giudice civile per la liquidazione del danno. La Cassazione confermerà.





Ad aprile 2004 Cir cita Fininvest chiedendo circa 500 milioni di Euro per danno extra contrattuale oltre interessi e rivalutazione. Sostiene, in primo luogo, che la sentenza della Corte di Appello di Roma, essendo frutto di corruzione, è una sentenza ingiusta che ha indebolito la stessa Cir nelle trattative per la spartizione dell’aprile 1991. Come domanda subordinata, si afferma che la corruzione di uno dei componenti della Corte di Appello di Roma ha privato Cir della chance di ottenere una sentenza favorevole.

Per quantificare il danno, Cir si basa sulla differenza fra le condizioni della transazione effettivamente raggiunta nel 1991 e quelle di un’altra ipotesi di spartizione del giugno 1990 (quindi prima della sentenza che annullava il Lodo), ipotesi attribuita erroneamente a Fininvest ma che di Fininvest non è (nel corso di tutto il giudizio civile Cir non riuscirà a dimostrare che questa proposta è di provenienza Fininvest).

Il 3 ottobre 2009 il Tribunale di Milano, giudice unico Raimondo Mesiano, condanna Fininvest a pagare a Cir la somma di circa 750 milioni di Euro, oltre accessori. Fininvest presenta una fideiussione bancaria per 806 milioni e Cir rinuncia all’esecuzione della sentenza fino alla decisione della Corte di Appello.





La tesi di fondo di Mesiano è sorprendente: riconosce che anche con un giudice non corrotto la Corte d’appello di Roma nel 91 avrebbe potuto giungere alle stesse conclusioni: la Cir ha torto, Lodo annullato. Ma secondo Mesiano senza la corruzione di Metta Cir avrebbe avuto ottime probabilità di ottenere invece una sentenza a lei favorevole. Stima anche, a spanne, queste probabilità o chance di Cir : 80 su 100, e in questa misura liquida il danno richiesto da Cir.

Nel marzo 2010, la Corte d’Appello di Milano dispone una consulenza tecnica d’ufficio (CTU). La consulenza, peraltro duramente contestata da Fininvest che a sua volta deposita una sua consulenza, riconosce comunque che Mesiano commette tra l’altro una serie di errori grossolani: nella valutazione delle azioni Espresso calcola un maggiore danno a favore di Cir per ben 104 miliardi di Lire, e calcola sempre a favore di Cir una cosiddetta "integrazione equitativa" di ben 92 miliardi di lire che i consulenti d’ufficio abbassano a 5,4 miliardi. Complessivamente, la consulenza d’ufficio dimezza circa la cifra stabilita da Mesiano a favore di Cir come risarcimento del danno. La Fininvest, che peraltro non è mai stata chiamata in causa in tutta la vicenda penale, sostiene di non avere alcuna responsabilità e che neppure un euro è dovuto alla Cir.

Alcune considerazioni, non solo giuridiche.

Nel 1991, la Fininvest controllava tutta la Mondadori, e la spartizione le fu imposta dalla politica, contraria a un’eccessiva concentrazione mediatica





Contrariamente alla Fininvest, De Benedetti si dichiarò soddisfattissimo. Del resto, dall’accordo ottenne una parte molto rilevante, sia dal punto di vista economico (con redditività e previsioni di crescita futura più alte) che del prestigio/peso politico: oltre all’Espresso, ebbe la Repubblica e i quotidiani locali della Finegil

La sentenza della Corte d’Appello di Roma, attorno a cui ruota tutto l’affaire, era una sentenza giusta, in linea con l’orientamento prevalente della dottrina e della giurisprudenza. In ogni caso, quindi, i giudici non avrebbero potuto che decidere come hanno deciso e la Cir non ha perso alcuna chance di vincere semplicemente perché non ne aveva.

Al di là del giudice Metta, relatore, il collegio era composto da altri due magistrati, il presidente Valente e il giudice a latere Paolini. Secondo Mesiano chi ha deciso tutto è stato Metta, il "corrotto"; gli altri due hanno fatto i "figuranti". Ma Valente e Paolini, sentiti proprio da Mesiano, hanno confermato di aver studiato bene la causa e di aver trattato approfonditamente la questione in camera di consiglio.

La perizia chiesta da Fininvest è stata disposta dalla Corte d’Appello di Milano secondo modalità che vanno nella direzione opposta rispetto a quella sottolineata da Fininvest stessa. La società, infatti, chiedeva di valutare se la spartizione fosse avvenuta, come effettivamente avvenne, a valori corretti, in linea con quelli di mercato dell’epoca. La Corte, invece, ha chiesto ai consulenti tutt’altra cosa: valutare se e quanto i valori delle società interessate dall’accordo fossero variati tra giugno 1990, data di un’ipotesi di intesa che si è voluta attribuire a Fininvest ma che non è di Fininvest, e l’aprile successivo, al momento della spartizione.

La Mondadori vale oggi in borsa poco più di 600 milioni di euro. La Fininvest ne controlla il 51%. E a fronte di questo valore Fininvest dovrebbe pagare (secondo Mesiano) un risarcimento di 750 milioni!!!!





Qui non stiamo parlando delle tasche di Silvio Berlusconi o della sua famiglia, ma di una delle principali realtà imprenditoriali del Paese, un gruppo che dà lavoro a quasi 20 mila persone, che ogni giorno versa allo Stato tra imposte e contributi più di 4 miliardi delle vecchie lire. Un gruppo che ha importanti presenze internazionali: Mediaset, ad esempio, è il primo operatore tv della Spagna, Mondadori è uno dei maggiori editori di Francia e attraverso il suo network sta esportando in tutto il mondo gli stili di vita italiani, dalla moda al design alla cucina. E’ tutto questo che si colpisce. Solo negli ultimi dieci anni il gruppo ha investito oltre 16 miliardi. La Fininvest farà di tutto per sostenere al massimo le aziende, che sono solide e ben gestite, e la loro crescita, ma è evidente che l’esproprio di risorse finanziarie così rilevanti creerebbe serissimi problemi a chiunque.

giovedì 9 giugno 2011

Vivo rammarico per il no del Brasile all'estradizione di Cesare Battisti

BERLUSCONI: Vivo rammarico per il no del Brasile all'estradizione di Cesare Battisti



"Ho appreso con vivo rammarico dell’ultima pronuncia del Tribunale Supremo Federale del Brasile che conferma il diniego all’estradizione di Cesare Battisti.



La decisione non tiene conto delle legittime aspettative di giustizia del popolo italiano ed in particolare dei familiari delle vittime di Battisti. L’Italia, pur rispettando la volonta’ del Tribunale Supremo Federale continuera’ la sua azione e attivera’ le opportune istanze giurisdizionali per assicurare il rispetto degli accordi internazionali che vincolano due Paesi accomunati da legami storici di amicizia e solidarieta"’. Lo ha affermato in una nota il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi


ALFANO: La decisione del Tribunale supremo brasiliano su Battisti attacca la sovranita' dell'Italia


"La valutazione del Tribunale supremo brasiliano desta sorpresa perche’ fondata su un presunto attacco al principio di sovranita’ del presidente di quello Stato, che decise di non procedere all’estradizione del terrorista Battisti perche’ ’l’estradando sarebbe stato esposto, in Italia, a grave pericolo per la sua incolumita’ personale’."



Lo ha affermato in una nota, il ministro della Giustizia, Angelino Alfano. "E’ esattamente questa, invece una valutazione che prefigura un vero e proprio attacco al principio di sovranita’ dello Stato Italiano, poiche’ mette in dubbio la tenuta delle sue alte istituzione democratiche , punto di riferimento in Europa e oltre. Ed e’ proprio per lo Stato Italiano che Cesare Battisti e’ un assassino autore di efferati delitti e, di conseguenza, deve scontare una condanna adeguata rispetto a quanto commesso, per onorare la memoria delle vittime del terrorismo e nel rispetto dei loro familiari e dell’intero Paese. In quest’ottica faremo tutto quanto in nostro potere per riportare Battisti in Italia. Resta, infine, da capire come fara’ Battisti a restare in Brasile da uomo libero, visto che il decreto con il quale gli veniva concesso lo status di rifugiato venne, a suo tempo, annullato dallo stesso Tribunale Supremo".

LUPI: Battisti, un assassino, e' libero. Sostegno al ricorso di Frattini

"Con la decisione del Tribunale supremo su Cesare Battisti si e’ verificato quello che temevamo e che speravamo non accadesse.

Da oggi un assassino, condannato all’ergastolo per quattro omicidi, e’ libero. E questo, oltre a negare qualsiasi possibilita’ di giustizia, e’ un’ulteriore ferita ai familiari delle vittime. Per questo ritengo opportuno, come presidente della commissione Italia-Brasile, che questo argomento venga messo a tema anche nell’ambito dei solidi rapporti di amicizia tra i nostri due Parlamenti. Nel frattempo condivido e sostengo la forte iniziativa del ministro Frattini che ha gia’ annunciato il ricorso alla Corte internazionale di giustizia". Cosi’ si e’ espresso Maurizio Lupi, vicepresidente Pdl della Camera dei deputati.

venerdì 27 maggio 2011

BERLUSCONI: E' la stampa che delegittima l'Italia

BERLUSCONI: E' la stampa che delegittima l'Italia

"Qui al G8 ho ricordato a tutti che 24 accuse a me rivolte sono state giudicate false. Ho difeso l’istituzione del presidente del Consiglio, che e’ li a rappresentare l’Italia, che deve avere un prestigio non diminuito per le notizie che spesso sui giornali stranieri arrivano solo per la parte che riguarda l’accusa e non per come si concludono. E’ piu’ che doveroso spiegare questa situazione a chi, soprattutto all’estero, non riesce a comprenderla, perche’ troppo spesso travisata da certa informazione che, anziche’ narrare i fatti, tende a delegittimare le istituzioni del nostro Paese."


Lo ha affermato il presidente Berlusconi al termine del G8 di Deauville:


"Credo che quello della giustizia non sia un problema da poco. Anzi, è un gravissimo problema e quindi è anche giusto parlarne". A chi gli chiedeva se l’uso di questo tema sia stato controproducente in campagna elettorale, Berlusconi ha risposto: "Non l’ho introdotto io. E’ quasi sempre venuto di conseguenza a certe domande che mi sono state rivolte. Nell’ambito di comizi che sono durati un’ora e un quarto, io ho parlato per tre minuti del problema della giustizia ma i media hanno preso soltanto quello e quindi è venuta fuori un’accusa totalmente infondata di una campagna estremistica. Noi abbiamo parlato di programmi, di risultati, della necessità di riformare la giustizia come una delle cose che dobbiamo fare. Io sono assolutamente convinto di quello che dico. Io non abbandonerò il settore della politica fino a quando in Italia non ci sarà una giustizia giusta, che dia ai cittadini la garanzia di essere giudicati da giudici indipendenti, che giudichino secondo il merito e non secondo il fatto che l’imputato sia amico o nemico".

lunedì 9 maggio 2011

GASPARRI: Uno scandalo Ciancimino testimone contro il generale Mori

GASPARRI: Uno scandalo Ciancimino testimone contro il generale Mori


09 maggio 2011 ore 15:06 "E’ incomprensibile il silenzio e l’omerta’ di troppi organi di informazione sul caso Ciancimino junior. Domani sara’ ascoltato come testimone nel processo che vede imputato un autentico eroe dell’antimafia come il generale Mario Mori. Un vero scandalo".



Cosi’ si e’ espresso in una nota, il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri. "E’ un vero scandalo considerando che lo stesso Ciancimino si presentera’ da detenuto per l’accusa di calunnia, mentre dovrebbe essere in galera anche per il possesso di un’ingente quantita’ di candelotti di tritolo. Quanto poi all’archivio del padre noto boss mafioso, e’ mai possibile che nessuna autorita’ si sia chiesta come mai queste carte spuntino fuori solo ora e mai nessun pm abbia pensato di cercare in casa di Ciancimino jr? Che sia domani sentito come testimone contro Mori e’ francamente uno scempio che mortifica chi ha fatto della lotta alla mafia una ragione di vita". - PdL

martedì 3 maggio 2011

GASPARRI: Brusca cita Mancino e conferma la trattativa Stato-mafia

GASPARRI: Brusca cita Mancino e conferma la trattativa Stato-mafia




"La notizia del giorno e’ la testimonianza nella quale Giovanni Brusca chiama in causa l’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino".



Lo ha affermato il presidente dei senatori del PdL, Maurizio Gasparri, riferendosi alla testimonianza del pentito al processo in corso a Firenze. "Ricolleghiamo le affermazioni di Brusca alla campagna che da tempo stiamo conducendo sulla mancata applicazione del 41 bis negli anni ’93-’94, vicenda resa nota dall’allora ministro della Giustizia Giovanni Conso in un’audizione parlamentare. Ora viene fuori una conferma sostanziale. Certo Brusca e’ uno da prendere con le pinze ma non si puo’ considerare Massimo Ciancimino un eroe e Brusca uno da non prendere nemmeno in considerazione. Non so chi sia attendibile o meno, posso solo dire che Conso ha detto all’Antimafia di aver revocato il carcere duro a centinaia di boss per attenuare la pressione stragista della mafia e oggi arriva la conferma di Brusca. Qui non si tratta di opinioni ma di fatti: al tempo di Scalfaro al Quirinale, di Ciampi a Palazzo Chigi, di Mancino e Amato al Viminale, di Conso alla Giustizia c’e’ stata la sconcertante resa dello Stato ai boss. Solo Conso e’ il responsabile? Puo’ darsi pure che Brusca legga i giornali e inventi. Non lo so ma la cancellazione del carcere duro per centinaia di criminali e’ un fatto acclarato".