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sabato 23 novembre 2013

Vertice intergovernativo italo-russo

Trieste, martedì 26 novembre 2013
Vertice intergovernativo italo-russo

Il presidente del Consiglio dei ministri, Enrico Letta, e il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, saranno a Trieste, martedì 26 novembre, per il Vertice intergovernativo italo-russo.
All’appuntamento parteciperanno i ministri dell’Interno, degli Affari Esteri, della Difesa, dell’Economia e delle Finanze, delle Politiche Agricole, delle Infrastrutture e dei Trasporti, del Lavoro e delle Politiche Sociali, dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, della Salute, dello Sviluppo Economico, dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.
Dunque, per l’Italia saranno presenti i ministri Angelino Alfano, Emma Bonino, Mario Mauro, Nunzia De Girolamo, Enrico Giovannini, Maria Chiara Carrozza, Beatrice Lorenzin, Flavio Zanonato, Massimo Bray.
I saluti tra Letta e Putin avverranno, alle ore 11.20, in piazza dell'Unità d'Italia, alla presenza di fotografi e cine operatori.
Dopo i colloqui privati che avverranno presso il Palazzo della Prefettura e il Palazzo della Regione (piazza dell’Unità d’Italia), seguirà, alle ore 14.30 circa, una conferenza stampa presso il Palazzo della Regione (Salone di rappresentanza, 2° piano, piazza dell’Unità d’Italia).

lunedì 24 ottobre 2011

BUONGOVERNO: La stampa estera apprezza il governo

Secondo un filone di pensiero molto di moda in questo momento, il problema dell’Europa ha un nome e cognome: Silvio Berlusconi.



La nomina del nuovo governatore di Bankitalia? "Crea sconcerto nelle cancellerie".

La situazione economica dell’Italia? "Di gran lunga peggiore rispetto alla Spagna".

La manovra economica? "Il punto di debolezza dell’euro".

Questo è naturalmente ciò che emerge da alcuni giornali italiani. All’estero, dove pure non si fanno sconti a Berlusconi, la sensazione è però molto diversa. Quasi opposta.



Il fondo Carmignac ha noleggiato un’intera pagina sul Financial Times salutando così l’addio di Jean-Claude Trichet alla Banca centrale europea: "Adieu, nessuno la rimpiangerà". A Trichet il Wall Street Journal e il Financial Times rimproverano in particolare di avere aumentato i tassi d’interesse proprio mentre si avvicinava prima la crisi Lehman Brother, poi quella dei debiti europei.



Quanto ad Angela Merkel, il New York Times per la penna del premio Nobel Paul Krugman l’ha definita "la vera grande nemica dell’euro" a causa delle sue decisioni e dichiarazioni drammatizzanti e dell’eccesso di austerity imposto dal suo governo a tutti gli altri paesi. Lo stesso Helmut Kohl, il cancelliere della riunificazione e padre politico della Merkel, ha apertamente sconfessato la sua ex pupilla.



In Francia è sotto tiro Nicolas Sarkozy, causa i ripetuti inconcludenti vertici a due franco-tedeschi e le incertezze sui gravi problemi delle banche francesi, pesantemente esposte come quelle tedesche (e a differenza delle italiane) nei paesi a rischio. Ecco il commento di Le Monde: «Avendo detto tutto, e il contrario di tutto da quasi due anni, Sarkozy e Merkel hanno perso credito agli occhi dei mercati».



Ecco invece che cosa scrive il Wall Street Journal sul premier italiano: "La settimana scorsa Berlusconi ha ottenuto la vittoria raggiungendo la quota necessaria di 316 voti senza troppe difficoltà. Il suo trionfo sembra quasi sfidare ogni logica. Come ha fatto? La risposta è semplice. Per quanto gli elettori e alcuni parlamentari disapprovino le sue misure di austerità, il Cavaliere offre l’unica soluzione realistica ai problemi economici dell’Italia".

martedì 26 luglio 2011

L'Europa segua l'Italia e diserti Durban 3

NIRENSTEIN: L'Europa segua l'Italia e diserti Durban 3





La vicepresidente della Commissione Esteri della Camera, Fiamma Nirenstein, ha invitato l’Europa a seguire l’esempio dell’Italia e a disertare le celebrazioni del decennale dalla conferenza sul razzismo di Durban, che si terranno a New York il 22 settembre.


"La decisione dell’Italia mi riempie di soddisfazione; il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha chiarito che la piattaforma di Durban si e’ trasformata da foro di dibattito e coordinamento dell’azione internazionale contro il razzismo, in una tribuna di accusa contro Israele. Paradossalmente, Durban promuove il razzismo, in particolare contro Israele, invece che combatterlo, l’Italia con questa scelta dimostra nuovamente l’impegno del nostro Paese nel cercare soluzioni realistiche e non propagandistiche per la lotta al razzismo e la promozione dei diritti umani. Auspico che la posizione italiana - in linea con quella del Canada, degli Usa, dell’Olanda, della Repubblica Ceca e di Israele, sia assunta dai Paesi europei tutti".

lunedì 28 marzo 2011

Sulla Libia ha vinto la linea del governo italiano

GASPARRI:
Sulla Libia ha vinto la linea del governo italiano




"Il Governo Berlusconi si e’ presentato in Parlamento per la vicenda Libica prima ancora del vertice di sabato scorso a Parigi con la presenza venerdi’ nelle Commissioni Esteri e Difesa dei Ministri Frattini e La Russa. Si sono poi svolte riunioni del Senato e della Camera mercoledi’ e giovedi’ con votazioni dal chiaro significato politico, in occasione delle quali la maggioranza ha dimostrato di avere una linea chiara e dei numeri ben sufficienti. Ed ora non possiamo che esprimere soddisfazione per la guida affidata alla Nato di tutte le operazioni. Vince cosi’ la linea tenuta fin dal primo momento dall’Italia. Ma in altre parti del mondo le cose non vanno cosi"’.

Lo ha dichiarato in una nota il presidente del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri. "Alle sinistre italiane che si lamentano nonostante il Governo sia stato puntuale e presente nelle Commissioni ed in Aula - prosegue Gasparri -, suggeriamo di leggere le contestazioni che negli Stati Uniti vengono rivolte all’amministrazione Obama per avere ignorato il congresso al quale non ha chiesto alcuna autorizzazione per le operazioni militari in corso. Negli Stati Uniti sta montando la polemica per la latitanza della Casa Bianca. La sinistra italiana che dice di avere una grande visione delle cose e di non essere provinciale, farebbe bene a fare un giro di orizzonte nel mondo per notare la differenza tra il Governo Berlusconi, puntuale, preciso e rispettoso del Parlamento ed altre. Realta’ a cominciare da quella degli Stati Uniti dove invece le assemblee parlamentari biasimano l’insufficienza di informazioni e di coinvolgimento da parte delle amministrazioni. Ma a sinistra nessuno lo ammettera’ perche’ l’ipocrisia e’ la loro caratteristica principale".


FRATTINI: Abbiamo ottenuto il riconosciuto di un ruolo chiave per l'Italia dentro la Nato

"I nostri atti erano tesi a un unico obiettivo: quello di impedire che la primavera del Mediterraneo fosse soffocata nel sangue. Per un momento abbiamo sperato che Gheddafi andasse in esilio per evitare il massacro dei civili; abbiamo poi condiviso le sanzioni previste dalla risoluzione. Non si tratta di fare la guerra, ma di impedire la guerra. Di portare aiuto a chi subisce un’azione bellica indiscriminata. Per questo è necessario l’uso della forza, sancito dall’Onu"

Lo ha affermato il ministro degli Esteri Franco Frattini, che è intervenuto in Senato sulla crisi libica per spiegare le azioni intraprese e i futuri sviluppi.

"Il regime si è posto fuori dalla cornice della legalità; la comunità internazionale ha adottato stringenti misure come la no-fly zone, che rispondono alle richieste della Lega araba e del Consiglio di transizione. L’Italia darà il suo contributo all’applicazione della risoluzione, nel puntuale rispetto dei limiti. L’azione militare serve a evitare danni gravissimi, ma siamo convinti che la soluzione della crisi passi per il dialogo nazionale, per un processo costituente che coinvolga le componenti politiche, sociali e tribali della Libia. L’unica precondizione è l’abbandono del potere da parte di Gheddafi. Approvata la risoluzione 1973, era necessaria un’azione urgente e temporanea per scongiurare il massacro dei civili; superata questa fase, occorre tornare alle regole. Serve coinvolgere l’Unione europea e trovare formule adeguate per allargare il sostegno alla coalizione. Nella notte, la Francia ha accettato il riconoscimento di un ruolo chiave della Nato e a questa soluzione abbiamo contribuito con un atteggiamento fermo. Abbiamo anche ottenuto che l’embargo sulle armi" sia fatto rispettare con "un pattugliamento navale e l’Italia guiderà le operazioni con un ammiraglio italiano".

Stampato dal sito www.ilpopolodellaliberta.it

28 Marzo 2011

lunedì 3 gennaio 2011

IL TRATTATO CON LA LIBIA

L’Italia è il primo Paese che nel rapportocon una ex-colonia riconosce le proprie responsabilità e i danni morali e materiali. All’inizio degli anni Novanta la Libia era un Paese isolato nella comunità internazionale, colpito da sanzioni ONU, considerato un pericolo per la sicurezza e la stabilità nel Mediterraneo. Ora, grazie alla paziente attività diplomatica del presidente Berlusconi, non è più così.





Gli impegni dell’Italia:

Cinque miliardi di dollari di risarcimento in venti anni, per costruire infrastrutture in Libia. Le aziende italiane saranno in prima fila per assicurarsi gli appalti

Cento borse di studio universitariee post-universitarie a studenti libici

Programma di cure presso ospedali italiani per le vittime delle mine in Libia

Restituzione alla Libia di manoscritti e reperti archeologici trasferiti in Italia in epoca coloniale.





Gli impegni della Libia:

Abrogati tutte le leggi che impongono vincoli o limiti alle imprese italiane operanti in Libia

Concessione dei visti di ingresso ai cittadini italiani espulsi nel 1970

Scioglimento dell’Azienda libico-italiana, che finora si è rivelata un ostacolo allo sviluppo della presenza economica italiana in Libia.

Ristrutturazione del cimitero civile italiano di Tripoli, abbandonato dopo il 1970

Inoltre vengono finalmente risarcitii danni subiti dai nostri connazionali, con uno stanziamento di 150 milioni di euro in tre anni.





BLOCCO DELL’IMMIGRAZIONE CLANDESTINA

La lotta all’immigrazione clandestina prevede:



Pattugliamenti congiunti Italia-Libia all’interno delle acque territoriali libiche.

Dal 6 maggio 2009 è attivo il controllo via mare, per impedire la partenza delle barche dei clandestini verso le nostre coste e per riportarle in Libia, una volta intercettate. In un anno gli sbarchi si sono azzerati.

Sorveglianza della frontiera libica meridionale la Libia ha quasi 2.000 chilometri di frontiera nel deserto, dalla quale passano i clandestini provenienti dai Paesi dell’Africa subsahariana. Questo confine sarà monitorato con un sistema satellitare italiano, in base

a un accordo tra Libia, l’Italia e l’Unione Europea, che finanzia il 50% del costo.





OPPORTUNITÀ PER LE IMPRESE ITALIANE Durante la visita a Roma del colonnello Gheddafi (10-13 giugno 2009) il contratto con l’ENI è stato allungato di 30 anni. Le imprese italiane sono privilegiate nella realizzazione del piano di infrastrutture libiche: ad esempio, il 22 luglio 2009 l’Ansaldo (Gruppo Finmeccanica): ha avuto la commessa di 541 milioni di euro per la costruzione della ferrovia costiera tra Tunisia ed Egitto e per la linea ferroviaria interna libica.

giovedì 2 dicembre 2010

BERLUSCONI: E' da irresponsabili non mantenere la stabilita' in Italia in questo momento

BERLUSCONI: E' da irresponsabili non mantenere la stabilita' in Italia in questo momento

"No, non sono preoccupato. Sono convinto che sia irresponsabile non mantenere la stabilita’ in Italia in questo momento. In questa condizione continuo a lavorare nell’interesse del Paese". Lo ha affermato Silvio Berlusconi, che al termine del vertice Osce di Astana ha po sottolineato: "C’e’ la possibilita’ di aumentare le nostre presente di lavoro in Kazakhstan"


FRATTINI: Molti invidiano il rapporto tra Italia e Russia




"Molti invidiano" il rapporto di collaborazione tra Italia e Russia. che ha invitato a "smetterla di guardare con sospetto" alle relazioni tra i due Paesi. Nel suo intervento d, che precede il Vertice di domani, il titolare della Farnesina ha detto:

"Se lavoriamo uniti abbiamo un potenziale enorme che molti ci invidiano. Bisogna smetterla di guardare con sospetto alle relazioni bilaterali tra Italia e Russia".



Lo ha affermato il ministro degli Esteri Franco Frattini, che e’ intervenuto a Sochi in occasione del Forum di dialogo italo-russo: "La collaborazione tra i due Paesi e’ un paradigma vincente, un modello da imitare che noi vogliamo mettere al servizio della comunita’ internazionale, anche per rafforzare i rapporti tra Federazione russa e Unione europea che spero facciano ulteriori passi in avanti anche per la modernizzazione. L’Italia si e’ battuta perche’ anche l’Europa si muovesse in questa direzione".

lunedì 6 settembre 2010

LA RIFLESSIONE: Noi e Gheddafi. Diplomazia al servizio delle imprese

Puntuali, le polemiche sulla presenza di Gheddafi a Roma tornano sulle prime pagine dei giornali allo scoccare della giornata dell’amicizia italo-libica. Una volta questa era la giornata dell’odio, del rancore, del ricordo mai sepolto delle sofferenze e tragedie dell’epoca coloniale. Le aziende italiane non riuscivano a lavorare sull’altra sponda del Mediterraneo, proprio nel paese che più di qualsiasi altro avrebbe dovuto guardare all’Italia come punto di riferimento economico e politico. E non si tratta di uno Stato di secondo piano: è petrolifero, ricco di gas, che investe nelle infrastrutture e coltiva piani ambiziosi di sviluppo. La leadership del Colonnello pone la Libia nel novero degli Stati che contano, anche al di là del suo ruolo tradizionale in Africa.

Del resto, la linea adottata dal governo Berlusconi con la Libia è né più né meno quella usata con tanti altri paesi di altri continenti secondo i principi della diplomazia commerciale: la diplomazia al servizio dei cittadini e delle imprese. Una politica estera che non svolge solo funzioni politiche o di generica rappresentanza, ma che ha la missione di servire le aziende che vogliono sbarcare in mercati stranieri e sviluppare così benessere e lavoro.


È per questo che Berlusconi da capo del governo ha svolto ben 119 viaggi all’estero (45 in Europa, 15 nel Mediterraneo e in Medio Oriente, 10 nelle due Americhe e 2 in Asia), e ha avuto in Italia 141 incontri internazionali. I temi economici, del resto, sono al centro dell’agenda internazionale, e lo sono sempre di più per via della crisi economica globale.

La politica estera italiana ha saputo adeguarsi a questi mutamenti. Fu proprio Berlusconi, nel 2002, a parlare davanti alla Conferenza degli Ambasciatori alla Farnesina di una “nuova concezione della diplomazia”, più dinamica e al servizio delle imprese e dell’economia. Oggi tutti i nostri principali partner, dalla Francia al Regno Unito alla Germania, hanno seguito il nostro esempio, parlando apertamente di potenziamento delle rispettive “diplomazie economiche”. I viaggi all’estero sono serviti in effetti a far uscire l’Italia dalla crisi meglio di altri.

Lo confermano i dati. L’ultimo rapporto dell’Istituto per il commercio estero dimostra che nonostante la crisi abbia colpito i nostri mercati di riferimento, le esportazioni italiane registrano una forte crescita, con una previsione di aumento dell’8 per cento nel 2010. Per un’economia come quella italiana, fortemente basata sulle esportazioni, la presenza sui mercati internazionali è vitale.

Un esempio lo si è avuto a seguito dei vertici G8 e G20 in Canada, quando il Presidente del Consiglio è volato in Brasile e a Panama, raccogliendo commesse e contratti per 10 miliardi di dollari, circa un punto percentuale del nostro PIL. Un risultato eccezionale, che si aggiunge a quello del 2009 quando la “diplomazia commerciale”, con le missioni fra l’altro nel Golfo, in Russia e nell’Europa dell’Est, aveva fruttato alle nostre imprese circa 13 miliardi di dollari.

lunedì 12 aprile 2010

L'affaire Emergency preoccupa il Governo


GASPARRI: Emergency è un danno per l'Italia

All’indomani dell’arresto di tre fra medici e infermieri italiani di Emergency in Afghanistan, il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, ha criticato l’associazione di Gino Strada:
"Sul caso Emergency-Afghanistan il governo italiano deve intervenire, ma per le ragioni opposte a quelle citate da certi personaggi. Già in occasione di altre vicende emersero opinabili posizioni e contatti di questa organizzazione. Ora che ci fossero armi in luoghi gestiti da questa gente si è visto chiaramente su tutte le televisioni. Il nostro governo deve tutelare la reputazione dell’Italia che impegna le proprie Forze armate in Afghanistan e in altre parti del mondo a tutela della pace e della libertà minacciate dal terrorismo. Chi dovesse vigilare poco, e siamo generosi a limitarci a questo, crea un gravissimo danno. Ci riferiamo ad Emergency. L’Italia non può essere danneggiata da queste situazioni. La nostra linea è chiara. Quella di altri no".

FRATTINI: Una vergogna se fosse coinvolta Emergency nel complotto in Afghanistan


"Prego veramente da italiano che non ci sia nessun italiano che abbia direttamente o indirettamente compiuto atti di questo genere. Lo prego davvero di tutto cuore, perche’ sarebbe una vergogna per Italia". Cosi’ si è espresso il ministro degli Esteri Franco Frattini ai microfoni9 di Sky Tg24, commentando la possibilita’ di un coinvolgimento dei tre operatori di Emergency arrestati in Afghanistan con l’accusa di complotto.

CICCHITTO: Gino Strada da' ad Emergency una linea politica ambigua

14/4/10"Ci affidiamo interamente alle valutazioni complessive sulla situazione e alla gestione della vicenda da parte del ministro Frattini, la cui cautela e la cui prudenza possono essere anche lo strumento migliore per aiutare i nostri tre connazionali. Infatti, troppe polemiche in liberta’ sono state sviluppate da parte di Strada in tutte le direzioni, sia contro il governo afgano sia contro quello italiano".
Lo ha affermato Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl, che ha osservato:

"Strada parte da una posizione politica del tutto sbagliata: per lui non esiste il terrorismo talebano e di al Qaeda e i soldati italiani, insieme a quelli degli altri quaranta paesi che compongono la missione dell’Isaf, stanno li’ solo a fare la guerra. Questa linea politica colloca obiettivamente Emergency in una posizione ambigua, esposta a molte insidie e anche ad autentiche provocazioni. La polemica contro il governo italiano, pero’, non ha ragion d’essere per due ragioni di fondo: in primo luogo, la decisione della presenza in Afganistan e’ comune sia al centrodestra sia al centrosinistra; in secondo luogo, non si puo’ dimenticare il passato: piu’ volte in Iraq il governo italiano ha dovuto fare difficili interventi di salvataggio nei confronti di giornalisti e di operatori di associazioni che erano stati rapiti per autentica imprudenza e per gravi errori di valutazione delle forze con cui erano in contatto; cio’ si e’ verificato nel caso di Giuliana Sgrena, di Daniele Mastrogiacomo e anche nel caso delle ’due Simone’. Rispetto a tutte queste vicende il governo italiano si e’ dovuto impegnare in difficili e pericoloso operazioni, in una delle quali ha perso la vita uno dei migliori uomini dei nostri servizi, il dott. Calipari. Allora, le polemiche di Strada e altri non hanno nessun fondamento e nuociono anche ai nostri tre connazionali che possono essere tutelati e salvati solo grazie all’azione prudente e seria del governo italiano, cosi’ come e’ stata finora impostata dal ministro Frattini, e dalle sue interlocuzioni con il governo afgano".

FRATTINI: I tre cooperanti di Emergency accusati di avere un piano per l'attentato
14/4 -"Mi auguro fortemente, e credo che sia interesse nazionale dell’Italia, che emerga l’estraneita’ dei nostri connazionali agli atti e alle attivita’ che sono loro contestate". Lo ha ribadito il ministro degli Esteri, Franco Frattini, nel corso dell’audizione davanti alle Commissioni Esteri congiunte sulla vicenda dei tre cooperanti di Emergency arrestati in Afghanistan. "Sarebbe nell’interesse chiaro dell’Italia e ovviamente della stessa organizzazione che opera in quel contesto".
Frattini ha inoltre spiegato che i tre operatori di Emergency sono stati accusa di "detenzioni di armi" e di un piano "in due fasi" che prevedeva "l’invito nell’ospedale del Governatore della provincia di Helmand, dove un attentatore avrebbe dovuto farsi esplodere".














 

martedì 30 marzo 2010

L'INTERVENTO DI BERLUSCONI AL VERICE DELLA LEGA ARABA

Dal sito del Pdl riportiamo l'intervento del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, al Vertice dei Paesi della Lega Araba che si è tenuto a Sirte, in Libia, sabato 27 marzo 2010.


Leader della Grande Giamahiria, Le Loro Maestà, Le Loro Eccellenze i Signori Presidenti, Le Loro Altezze Reali i Signori Emiri, S.E il Signor Segretario Generale della Lega degli Stati Arabi, Distinti ospiti,

e’ per me un grande onore ed un privilegio, potermi oggi indirizzare a questo autorevole consesso. Consentitemi di rivolgere un particolare ringraziamento all’amico Leader della Grande Giamahiria, Muammar Gheddafi e all’amico Segretario Generale Amre Moussa per l’invito rivoltomi a partecipare a questo importante Summit.

Ho accolto immediatamente e con grande piacere l’invito ad essere qui oggi, anche in ragione degli storici e sempre attuali legami tra il mio Paese e gli Stati arabi.

’Italia intrattiene infatti, da sempre, degli speciali rapporti di amicizia e collaborazione con il Mondo Arabo, con tutti gli Stati e con le loro popolazioni.
A questo riguardo, permettetemi di rallegrarmi, in particolare, con l’amico Mohammar Gheddafi per l’eccellente collaborazione, a tutti i livelli, tra Italia e Libia. La firma del Trattato di Amicizia, il 30 agosto 2008 a Bengasi, ha segnato un momento storico per i nostri Paesi.
Consentitemi poi di sottolineare l’autorevolezza della Lega Araba in seno alla comunità internazionale. Un’ autorevolezza che sta consentendo all’organizzazione di svolgere un ruolo di primo piano negli scenari di crisi, sullo scacchiere mediorientale ed africano, dal Darfur, alla Somalia, allo Yemen. Sono queste regioni importanti, dove l’Italia sta facendo la sua parte e per le quali riteniamo essenziale il contributo della Lega Araba.

Devo poi ricordare il forte apprezzamento dell’Italia per lo spirito e l’impegno con cui la Lega Araba si sta adoperando per favorire la soluzione della crisi israelo-palestinese, tenendo viva una base di dialogo condivisa e una speranza di pace. Non possiamo però adesso non esprimere la nostra più profonda preoccupazione per una situazione che sembra ulteriormente deteriorarsi, come dimostrano anche gli eventi nella Striscia di Gaza.

Le forze contrarie alla pace sono all’opera e noi assistiamo ogni giorno - e da più parti - a gesti che alimentano il fuoco del radicalismo, mettendo in pericolo ogni possibilità di dialogo.

In questo contesto, abbiamo ribadito ad Israele che le recenti decisioni riguardanti gli insediamenti – specie a Gerusalemme Est - sono controproducenti e possono compromettere seriamente le possibilità di ripresa del dialogo. I fatti compiuti, annunciati alla vigilia della ripresa dei negoziati, certamente non sono di aiuto. Su questo punto auspichiamo che Israele ascolti la voce degli amici, come quella dell’Italia e degli Stati Uniti d’America.

Con lo stesso spirito – e l’attenzione che tradizionalmente ho riservato al Mondo Arabo mi consente di parlarvi come a fraterni amici – vi rivolgo oggi un appello a confermare e consolidare le posizioni moderate, lungimiranti e costruttive verso la pace e la sicurezza nella regione mediorientale.

Quelle posizioni, lo riconosco con piacere, che proprio la Lega degli Stati Arabi ha così responsabilmente espresso con la decisione di sostenere il Presidente Abbas nell’avvio dei negoziati indiretti tra le parti con la mediazione del Presidente Obama.

Sulla strategia da perseguire per riavviare il Processo di Pace, i Ministri degli Esteri dell’Unione Europea si sono già espressi l’8 dicembre scorso in modo equilibrato. Unione Europea e Stati Uniti sono in piena sintonia e il “Quartetto” è recentemente pervenuto a delle conclusioni precise che l’Italia sottoscrive pienamente.

La comunità internazionale ha assunto in questo modo una coesione mai raggiunta prima d’ora e si è fissata un’agenda che chiediamo alla Lega Araba di sostenere in una linea di continuità con l’“Iniziativa di pace araba”, iniziativa cruciale per il futuro della regione.

Credo molto nell’impegno del Presidente Obama e della sua Amministrazione. E’ questo il momento di dare una chance alla pace. Ne abbiamo la possibilità. Ne portiamo la responsabilità. Ne sentiamo l’urgenza.
Nessun Paese – nemmeno Israele - può vivere in isolamento. La porta della trattativa deve rimanere aperta. Chiuderla adesso significherebbe condannare - nuovamente - un’intera generazione di giovani allo scontro, anziché alla pacifica convivenza.
Non vediamo alternative alla soluzione dei due Stati, se non a prezzo di nuove crisi, nuove sofferenze, nuove tragedie, che colpirebbero anzitutto il popolo palestinese, già drammaticamente lacerato dagli eventi degli ultimi anni.

Non possiamo tollerare oltre la situazione di crisi umanitaria nella Striscia di Gaza: occorre dare una speranza a tutto il popolo palestinese.
Ci auguriamo pertanto che il Primo Ministro Netanyahu accolga l’appello rivoltogli da tutta la comunità internazionale a compiere gesti concreti e positivi per migliorare le condizioni di vita quotidiana dei palestinesi e dunque a contribuire ad un nuovo rapporto di fiducia tra le parti.

Di fronte alle sofferenze di tanti innocenti, continuo a sperare che sarete - e saremo - compatti nel fornire al Presidente Abbas e a tutti i Palestinesi un indispensabile sostegno - non solo politico ma anche economico - ed un messaggio di perseverante determinazione nella ricerca di una soluzione pacifica e responsabile con un orizzonte temporale di breve termine, al massimo di due anni, come è stato definito dalla recente dichiarazione del “Quartetto”.
Crediamo inoltre, come tutti, in una pace comprensiva che preveda la soluzione del conflitto con il Libano e la Siria, una soluzione che contempli anche il ritorno delle alture del Golan alla Siria.

Il Processo di Pace in Medio Oriente è naturalmente essenziale anche per garantire la stabilità e la prosperità economica nel Mediterraneo. In seno all’Unione Europea, l’Italia è attivamente impegnata a rafforzare la dimensione meridionale della proiezione europea, non solo sul piano politico ma anche sul piano delle risorse finanziarie da dedicare alle iniziative di collaborazione.

Pensiamo alle sfide odierne che soltanto insieme riusciremo a superare: da quelle energetiche e ambientali, a quelle poste dagli squilibri economici, finanziari e sociali, dalla gestione delle risorse naturali alla crescita demografica, ai crescenti flussi migratori.
Oltre alla cooperazione politica, dobbiamo alimentare anche il dialogo interreligioso e interculturale nel Mediterraneo “allargato”, e farlo in un modo che sia esemplare per altre parti del mondo.

Su questo tema, è importante saper raccogliere e coltivare le aperture del Presidente Obama nel suo discorso pronunciato al Cairo nel 2009. Dobbiamo dialogare nella comprensione reciproca e nella condivisione dei valori fondamentali del rispetto della persona che ci sono comuni.

Dobbiamo combattere la cieca intolleranza che troppo spesso prevale contro le minoranze.

Dobbiamo privare il terrorismo del terreno di coltura che lo alimenta e gli permette di continuare a reclutare seguaci. In proposito, riconosciamo al Leader Gheddafi e agli altri leader arabi che hanno saputo combattere i movimenti terroristici, doti di particolare fermezza.

Cari amici,

vi sono altri capitoli importanti per i quali è essenziale dialogare nel contesto della Lega Araba e insieme alla Lega Araba.
Come l’Irak, che ha bisogno di essere sostenuto per tornare a svolgere un ruolo positivo nella regione. Tanto più dopo i segnali incoraggianti delle recenti elezioni e ora che il ritiro delle forze armate occidentali è programmato entro pochi mesi.
L’evoluzione del dossier iraniano non appare invece incoraggiante. Un grande Paese dalla storia millenaria come l’Iran dovrebbe svolgere, nella regione e nelle sedi multilaterali, una leadership costruttiva anziché sfidare la comunità internazionale minacciando una pericolosa proliferazione nucleare. Vogliamo comunque sperare che alla fine la ragione e il buon senso riescano a prevalere.

I temi evocati, e altri ne potrei menzionare, riguardano ognuno di noi perché incidono sulla sicurezza e il benessere dei nostri popoli oggi e per le generazioni future.
Sono qui per testimoniare la partecipazione dell’Italia nell’affrontare queste sfide comuni, la nostra volontà di condividere valutazioni e delineare strategie da percorrere insieme.

Spero che i sentimenti di amicizia, di fiducia e di stima che ispirano il rapporto tra la Lega degli Stati Arabi, i popoli arabi e l’Italia possano costituire un esempio e favorire una più profonda comprensione reciproca tra il Mondo Arabo e l’Occidente.

Vi ringrazio per la Vostra amicizia e per la Vostra attenzione.

lunedì 29 marzo 2010

Mauro: l'Europa serve se aiuta la Grecia

MAURO: La solidarietà alla Grecia è nella natura del progetto Europa

La solidarieta’ fa parte della natura stessa del progetto europeo: pertanto, secondo l’eurodeputato Pdl/Ppe Mario Mauro, "l’Europa serve se e’ capace di aiutare la Grecia".
Mauro ha osservato che l’impressione e’ che "quelli che dicono di voler combattere la speculazione finanziaria vogliano sostituirla con la speculazione politica: perche’ attaccare un altro paese membro, in questo caso la Germania e la Cancelliera Merkel, solo perche’ ci ricordano che la politica della solidarieta’ deve andare di pari passo con la politica della responsabilita’?".
Anche il presidente del gruppo parlamentare del Ppe, Joseph Daul, ritiene che "se su una faccia della moneta dell’euro troviamo la solidarieta’, dall’altra c’e’ la responsabilita’". Secondo Daul, una soluzione alla crisi greca "deve assolutamente essere trovata questa settimana", e se "un intervento del Fondo monetario internazionale deve essere considerato", questo va fatto all’interno della cornice di regole europee e dei meccanismi Ue di aiuto finanziario. E’ nell’interesse di tutti gli Stati di garantire la stabilita’ dell’euro e del sistema monetario europeo". Allo stesso tempo, secondo Daul, nessun paese e’ esonerato dalle sue responsabilita’, quella di ogni Stato membro di "garantire conti pubblici puliti e onesti", ma anche quella "dei cittadini di quei paesi che affrontano momentanee difficolta’ di pagamanto di fare sacrifici".

CICCHITTO: Il vertice Ue individui la strategia per salvare la Grecia

"In un quadro internazionale sempre piu’ incerto, preoccupa la ripresa dell’attivita’ speculativa contro i Paesi piu’ esposti dell’Eurozona". Lo ha affermato Fabrizio Cicchitto, presidente del gruppo Pdl alla Camera che ha osservato: "Il rischio dell’inazione, a livello europeo, e’ quello di rendere problematica la stessa esistenza dell’euro, in caduta libera nei confronti delle altre valute occidentali.

E’ pertanto auspicabile che nel vertice dei capi di Stato, che si aprira’ domani a Bruxelles, sia possibile individuare una strategia condivisa per affrontare i problemi di natura finanziaria della Grecia e, al tempo stesso, definire una strategia di rilancio economico e produttivo per l’intera area".

TREMONTI: Sì ad un intervento dell'Europa a favore della Grecia usando il Fmi

Disponibili ad una gestione europea del caso Grecia avvalendosi anche del know-how del Fondo monetario internazionale. E’ questa la posizione espressa dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti, in relazione alla situazione finanziaria della Grecia.
"Ci sono tre ipotesi la prima e’ che la Grecia sia lasciata da sola e a quel punto da sola potrebbe chiedere l’intervento del Fondo monetario. La seconda e’ che l’Europa faccia lei un intervento. La terza e’ una ipotesi intermedia e prevede che sia l’Europa a organizzare un intervento usando anche il fondo monetario come banca e know-how ma sotto una regia politica. Facendo in modo che l’Fmi non vada in una landa desolata. E’ questa e’ l’ipotesi che preferisco".

martedì 23 marzo 2010

La destra delude la Francia ?

CICCHITTO: La sconfitta di Sarkozy ci faccia riflettere


"La sconfitta di Sarkozy deve essere ragione di riflessione anche per il centrodestra italiano".

Lo ha affermato in una nota Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl. "Per un verso, non c’è dubbio che Sarkozy ha pagato il prezzo che stanno pagando tutti i governi di centrodestra e di centrosinistra a causa delle conseguenze economiche e sociali della crisi. In secondo luogo, Sarkozy ha anche pagato una singolare ’apertura a sinistra’ fatta nella formazione del Governo e anche nello sviluppo di alcune tematiche: in questo modo egli non ha guadagnato un voto a sinistra e ne ha persi molti a destra. In termini molto diversi, dobbiamo anche noi ragionare su questi errori di Sarkozy per evitare di commettere sbagli simili, che possiamo pagare, magari a favore di quella Lega che alcuni esorcizzano, con posizioni non ben calibrate sull’immigrazione e la cittadinanza".

mercoledì 3 febbraio 2010

BERLUSCONI: Israele appartiene all'Occidente

Dal sito del P.d.L. riportiamo l’intervista di Silvio Berlusconi al quotidiano israeliano "Haaretz"

Silvio Berlusconi è considerato l’alleato numero uno di Israele in Europa. Le fondamenta su cui si basa questa amicizia.

"Tutta la mia vita, prima come imprenditore, poi come presidente del Consiglio, è stata improntata all’amore per la libertà. Il popolo ebraico ha creato in Medio Oriente, con coraggio e perseveranza, uno Stato che è un monumento alla democrazia. Israele è un pezzo di Europa. Appartiene all’Occidente, crede nei valori di democrazia nei quali crediamo anche noi. Per questo sono sempre stato vicino a Israele, per questo da capo del governo ho cambiato la politica estera italiana, trasformando l’Italia nel migliore amico di Israele in Europa. Al tempo stesso, ho coltivato i rapporti con i leader moderati del mondo arabo e musulmano. L’Italia è oggi una tappa obbligata, spesso la prima, delle visite in Europa dei leader mediorientali. Ci sentiamo coinvolti nella ricerca di una soluzione duratura e globale della questione palestinese. L’Italia ha offerto la bella città di Erice come possibile sede dei futuri colloqui di pace".

In una recente intervista ad Haaretz, Tony Blair ha dichiarato che esiste un fronte unico del terrorismo internazionale che va dall’Iran all’Afghanistan, dal Pakistan alla Somalia fino allo Yemen. La percezione della minaccia terroristica e i possibili rimedi, oggi.

"Ha ragione Blair. C’è un fronte unico del terrorismo internazionale. Proprio per questo deve esistere un fronte unico dei Paesi che ripudiano e combattono il terrorismo. L’Italia fa la sua parte. Abbiamo accolto subito l’invito del presidente Obama a rafforzare il nostro contingente in Afghanistan con altri mille uomini nel 2010. Abbiamo dichiarato la nostra disponibilità a introdurre i body scanner negli aeroporti. È sul terreno concreto del contrasto e dell’intelligence che si decide la lotta contro il terrorismo. Ma i nostri militari che operano per la pace in diverse aree del mondo sono conosciuti soprattutto per la capacità di stabilire dei buoni rapporti con le popolazioni locali. Bisogna togliere ad Al Qaida la base stessa delle sue campagne d’arruolamento, in Medio Oriente come in Europa. E bisogna vigilare sui Paesi che sembrano vicini a dotarsi dell’arma nucleare, magari coltivando il folle desiderio di cancellare Israele dalla mappa geografica".

Il contributo concreto dell’Italia e dell’Europa per fermare la corsa iraniana al nucleare.

"Prima di tutto l’intera comunità internazionale deve decidersi a stabilire con parole chiare, univoche e unanimi, che in linea di principio non è accettabile l’armamento atomico a disposizione di uno Stato i cui leader hanno proclamato apertamente la volontà di distruggere Israele e negano insieme la Shoah e la legittimità di un focolare nazionale ebraico. Su queste cose a me non piace scherzare, eludere il problema, diplomatizzare in modo formalistico le questioni. La tragedia della guerra mondiale e dello sterminio degli ebrei d’Europa non comincia il 1° settembre del 1939, con l’invasione della Polonia: comincia con il cedimento delle democrazie occidentali a Monaco, comincia con lo spirito di Monaco che prometteva “pace per il nostro tempo” e invece diede il via a una delle stragi più grandi della storia umana. Detto questo, la via del controllo multilaterale sugli sviluppi del programma nucleare iraniano, del negoziato intelligente, delle sanzioni efficaci è quella da percorrere. Bisogna esigere garanzie ferree dal governo di Teheran, impegnare in modo significativo l’Agenzia internazionale per l’Energia atomica nel controllo ispettivo e nella certificazione dei passi avanti eventuali del negoziato. Non si deve respingere alcun segnale di buona volontà da parte iraniana, ma e già accaduto che gli sforzi di dialogo siano stati frustrati dalla logica dell’inganno e del comprare il tempo. A chi voglia metterci di fronte al fatto compiuto occorre dare risposte robuste e maliziose".

È stato il presidente Berlusconi, negli anni scorsi, a guidare l’iniziativa che ha portato all’inclusione di Hamas nella lista delle organizzazioni terroristiche dell’Unione europea. La conflittualità tra fazioni palestinesi e la preclusione verso Hamas.

"Io dico sempre ai miei interlocutori, ai leader dei Paesi che accusano Israele di sviluppare una politica aggressiva degli insediamenti, che la pace dipende anche dall’unità che il mondo palestinese riuscirà a ricostituire al proprio interno. È la conflittualità tra fazioni palestinesi a indebolirne i leader come interlocutori e a creare disorientamento. Solo una ritrovata concordia tra i palestinesi può rendere credibile la ripresa di autentici negoziati di pace con Israele. Inserire Hamas nella lista delle organizzazioni terroristiche dell’Unione europea è stato un atto doveroso. Ma non è stato facile. Non è, e non sarà, possibile alcun confronto con chi non accetta i tre principi del Quartetto, e cioè la fine della violenza, il rispetto degli accordi precedenti e il riconoscimento esplicito e assoluto di Israele. L’esistenza e l’identità storica di Israele vanno assolutamente difese. Naturalmente, il diritto alla pace di Israele si specchia nel diritto dei palestinesi alla costruzione di uno Stato indipendente".

Il coinvolgimento di Siria e Libano nel processo di pace in Medio Oriente.

"Henry Kissinger diceva che in Medio Oriente nessuna guerra è possibile senza l’Egitto, ma nessuna pace è possibile senza la Siria. Grazie al coraggio di statisti come Sadat e Begin, l’Egitto è uscito definitivamente da questo schema e il presidente Mubarak ha continuato con determinazione su quella strada. È arrivato il momento in cui Siria e Israele lavorino insieme per una pace che preveda la restituzione del Golan insieme con l’avvio di relazioni diplomatiche e di amicizia tra i due Paesi e alla cessazione, da parte di Damasco, del sostegno alle organizzazioni che non riconoscono il diritto all’esistenza di Israele. Stiamo tutti lavorando per una soluzione globale e la presenza italiana in Libano lo testimonia".

Il presidente Berlusconi è l’ideatore del cosiddetto Piano Marshall per il Medio Oriente, un’idea che ha raccolto nel corso degli anni il consenso di tutte le parti. Il contributo che la prospettiva di un rilancio economico può concretamente offrire a chi spera nella pace.

"Non c’è benessere senza pace, ma anche la prospettiva del benessere può essere di spinta alla costruzione di una pace che magari sembra impossibile. È evidente che il Piano Marshall si potrà realizzare solo dopo la ricomposizione del conflitto, ma la sola aspettativa di un rilancio dell’economia palestinese con le sue ampie ricadute regionali su Israele e la Giordania dovrebbe essere già di per sé uno sprone per riallacciare il dialogo. Penso alla concreta possibilità di promuovere il turismo religioso nei Territori, alla costruzione di accoglienti infrastrutture alberghiere, a opere importanti come il collegamento tra il Mar Rosso e il Mar Morto. L’alta disoccupazione tra i palestinesi è chiaramente un vantaggio per le organizzazioni che profittano della povertà e della disperazione per reclutare estremisti. Il premier Netanyahu, così come i suoi predecessori, si è detto favorevole al Piano Marshall e al percorso di una “pace economica”. In tutte le sedi, bilaterali e internazionali, ho raccolto consensi su questa mia idea. Ci lavoro da oltre dieci anni e spero di poter coronare questo sogno. Ma diciamoci la verità: la West Bank si sta già rilanciando economicamente, la scelta di stare meglio, che poi è la scommessa della pace economica o del piano Marshall, la stanno già compiendo le popolazioni palestinesi. Uno Stato o una autorità nazionale non si costruiscono con proclami e violenze, ma con la ricerca perseverante del bene comune per il popolo. Le classi dirigenti palestinesi sono chiamate a questa missione, che è il vero possibile nucleo di una futura autonomia e unità nazionale nella convivenza e nella pace con i vicini, con Israele, e con un Israele sicuro, prima di tutto".

I sentimenti con i quali Silvio Berlusconi si prepara a parlare per la prima volta davanti alla Knesset.

"Ho già detto quale sia la motivazione profonda della mia amicizia verso Israele e il suo popolo, un’amicizia che si rinsalda tutte le volte - ormai capita spesso - che incontro le associazioni ebraiche in Italia e all’estero, soprattutto negli Stati Uniti. Voglio aggiungere che mi ha profondamente segnato la visita che ho fatto ad Auschwitz. Là mi sono detto: non si può non essere israeliani".

La politica israeliana degli insediamenti.

"La politica israeliana degli insediamenti può rappresentare un ostacolo alla pace. Voglio dire al popolo e al governo israeliani, da amico, con il cuore in mano, che perseverare in questa politica sarebbe un errore. Ho apprezzato il coraggio del premier Netanyahu che ha annunciato una moratoria di dieci mesi. Non si potrà mai convincere i palestinesi della buona volontà di Israele, se Israele continuerà a edificare su territori che dovrebbero essere restituiti nel quadro di un accordo di pace. Tuttavia quanto accadde a Gaza deve farci pensare. Non si possono rimuovere gli insediamenti per avere sinagoghe bruciate, devastazioni e violenza infra-palestinese e lanci di razzi in territorio israeliano. Gli arabi vivono in Israele e partecipano alla sua splendida vita democratica, e la guerra sarà davvero finita quando i palestinesi accetteranno di ripristinare la grande tradizione araba di tolleranza e di ospitalità verso gli ebrei nel loro territorio. Anzi, oggi bisogna andare oltre la tolleranza e affermare una piena convivenza e cooperazione, con una totale libertà religiosa, civile e culturale. Condannare gli insediamenti con gli stessi argomenti dell’estremismo è troppo facile, è ipocrita e non è degno delle classi dirigenti dell’Occidente democratico. Io non ci sto".


Le ragioni dell’altissimo tasso di popolarità di cui Berlusconi gode in Italia nonostante le polemiche di questi ultimi mesi.

"Io sono stato vittima per molti mesi di una campagna di stampa che è stata probabilmente la più aggressiva e calunniosa di quante ne siano mai state condotte contro un capo di governo. Ho subito aggressioni politiche, mediatiche, giudiziarie, patrimoniali e anche fisiche. Ma gli italiani, che hanno buon senso, mi hanno confermato la loro fiducia che è salita al 68 per cento, una percentuale addirittura imbarazzante per il leader di una democrazia occidentale. Per loro hanno contato i risultati concreti della mia azione di governo, che sono stati tanti e importanti".

Il bilancio della propria carriera di leader. Di cosa va più fiero e cosa non ripeterebbe o farebbe diversamente.

"Non cambierei nulla di quel che sono riuscito a fare. Mi trovo a essere il presidente del Consiglio che ha governato più a lungo nella storia della Repubblica italiana e quindi ho avuto la possibilità di realizzare molte riforme, dalla scuola all’economia, dalla pubblica amministrazione alle infrastrutture e anche il prestigio dell’Italia sulla scena internazionale è aumentato per i tanti contributi che abbiamo dato alla soluzione di tante situazioni difficili. Il mio problema non è il bilancio del passato, che è buono pur con tutti i possibili errori, il problema è realizzare il sogno del futuro: uno Stato meno invadente, un cittadino più autonomo, più responsabile, più libero. Bisogna riuscire a diminuire la pressione fiscale e a portare l’imposta sui redditi a un livello accettabile, che consenta una nuova amicizia leale fra cittadino e Stato. Questa è la parte finale della mia missione di italiano, di europeo, di imprenditore e di uomo di governo".

martedì 26 gennaio 2010

Cala consenso leader mondiali, solo Berlusconi si rafforza

 Da FATTI &  MISFATTI  riportiamo: Cala consenso leader mondiali, solo premier italiano si rafforza
I leader della sinistra in Occidente escono sconfitti dalla prova elettorale e continuano a calare nei sondaggi, a vantaggio degli avversari conservatori o liberali. Anche i leader moderati subiscono un calo di consenso, perfino Angela Merkel. Unica eccezione, Silvio Berlusconi, che nelle rilevazioni pubblicate dalla stessa Repubblica conserva il record di consensi fatto registrare all’indomani dell’aggressione a Milano.
La domanda è duplice: perché la sinistra non affascina più l’elettorato? E perché Berlusconi è l’unico capo di governo che continua a piacere ai suoi concittadini?
La risposta è una sola, e si ricava da una semplice analisi delle ragioni della popolarità e impopolarità. Gli elettori hanno oggi un rapporto diretto con i leader, molto più personale - e non mediato dai partiti politici - rispetto al passato. Di conseguenza, è anche immediato il giudizio sull’operato del leader. Se "fa", viene promosso. Se "non fa", viene castigato. In americano c’è un termine perfetto per rendere l’idea. Il leader popolare è quello che "delivers", ossia che mantiene le promesse, che raggiunge il risultato, che ottiene quello che vuole. I suoi concittadini ed elettori capiscono benissimo il linguaggio dei fatti.
Per dirla con James Lindsay, ex assistente di Clinton e oggi importante analista americano, anche per un leader carismatico come Obama "viene il momento di trasformare le parole in atti". E allora, partiamo proprio dal Presidente approdato alla Casa Bianca sull’onda di un entusiasmo pari soltanto a quello che condusse a Washington John Kennedy. Ma Obama soffre oggi di un calo di popolarità inversamente proporzionale quella avuta in campagna elettorale, e la sola ragione è la delusione per le promesse non mantenute o, peggio, per gli obiettivi annunciati e mancati. Certo, nel 2009 hanno pesato la battaglia sulla riforma sanitaria, la crisi nucleare con l’Iran e la Corea del Nord, le guerre difficoltose in Iraq e Afghanistan… Drammatica per Obama è stata, più recentemente, la sconfitta della candidata democratica nel seggio senatoriale del Massachusetts lasciato vacante alla morte di Ted Kennedy: non solo da 46 anni era appannaggio dei democratici, ma con la vittoria repubblicana toglie al Presidente la possibilità di far passare così com’è, senza compromessi, la principale delle sue riforme annunciate, quella sanitaria. La sconfitta è contemporanea alle polemiche che infuriano sul coordinamento americano degli aiuti a Haiti e segue di poco l’onta dell’impreparazione del sistema della sicurezza nazionale sul fronte del terrorismo interno.

In Gran Bretagna, secondo un sondaggio di pochi giorni fa pubblicato dal Sun, il premier laburista Gordon Brown ha addirittura toccato il livello minimo del 30 per cento delle intenzioni di voto, indietro di 12 punti rispetto ai conservatori, ma altri sondaggi ancora lo quotano al 23 per cento. È fortissima la probabilità che i laburisti si piazzino nelle prossime elezioni alle spalle degli stessi liberali. In questo caso, due sono le ragioni che giocano a sfavore di Brown: la mancanza di carisma personale e i dubbi dell’elettorato sull’efficienza della risposta alla crisi economica.

In Spagna, il leader-icona della sinistra europea, Zapatero, ha anche lui toccato il record negativo del 33 per cento dei consensi secondo un sondaggio di appena quattro giorni fa. Così basso era soltanto il favore popolare per il presidente argentino Cristina Kirchner, che infatti ha perso le elezioni cedendo la guida del governo al leader conservatore Pinera. Anche Sarkozy e la Merkel fanno registrare un calo di consensi, ma mai così marcato come i loro "colleghi" della sinistra, e mai tale da mettere in serio pericolo la stabilità politica del Paese. Fra l’altro, la Merkel è stata confermata nel secondo mandato, ottenendo anche il risultato di estromettere dal governo i socialdemocratici con i quali era giocoforza coalizzata nella scorsa legislatura. Berlusconi, a ben vedere, è l’unico leader che vede accrescere la sua popolarità, in virtù del carisma personale e del suo "fare" come primo ministro.

PdL

lunedì 18 gennaio 2010

I pentiti Usa più credibili con i riscontri

FATTI & MISFATTI: Usa, i pentiti per essere credibili devono fornire riscontri documentati

"I collaboratori di giustizia che dicono il falso fanno un grave danno alle indagini e alla lotta alla mafia." Lo ha detto il portavoce per l’ufficio dell’Fbi di New York James Margolin nel corso della trasmissione KlausCondicio, trasmessa su internet.
"Se non si controllano minuziosamente le informazioni - ha aggiunto - allora si corre il rischio che il testimone venga messo sotto accusa e quello che proprio non vogliamo è che, colui che viene definito pentito di mafia o testimone collaboratore, venga smentito dal collegio di difesa. Il modo per impedirlo è sapere tutto quello che si deve conoscere della persona e verificare le informazioni che fornisce. Quindi non basta avere l’impressione che una persona sia onesta, anzi sappiamo che le persone con le informazioni migliori su progetti criminosi sono criminali. La tipica linea di attacco del collegio di difesa per cercare di mettere sotto accusa un testimone solitamente è: ’perché dovremmo credere alle parole di un gangster riconosciuto?’. Ma la realtà è che sono molto pochi i cittadini rispettosi della legge che hanno informazioni dirette su progetti criminali".

"Negli Stati Uniti -ha spiegato- un collaboratore di giustizia non è solo uno che si fa avanti e dice ’so che i miei colleghi o gli associati della tal famiglia hanno fatto questo, questo e questo, o che tizio ha commesso un omicidio’. Il tutto deve essere avvalorato da altre fonti, tramite sorveglianza fisica o elettronica o in base ad altri metodi". Dunque "non possiamo permetterci - ha aggiunto - che un collaboratore dia notizie false o non riscontrabili. In caso di informazioni che saranno usate direttamente o indirettamente in tribunale, e’ necessario che o qualcuno vada a testimoniare o che l’informazione venga usata per supportare una dichiarazione giurata, la quale permetta di ottenere intercettazioni, un ordine del tribunale o -ha concluso- qualche altro tipo di procedimento".

PdL

martedì 12 gennaio 2010

L'Egitto non può accusarci di razzismo

FRATTINI: L'Egitto non puo' accusarci di razzismo


"Nessuno puo’ accusarci di razzismo, anzitutto gli egiziani che sono quelli che godono di quote di immigrazione regolare e che non danno nessun problema all’Italia".

Lo ha affermato il ministro degli Esteri, Franco Frattini, in visita in Mauritania, rispondendo alle dure critiche mosse dalle autorita’ egiziane nei confronti dell’Italia riguardo alle violenze esplose a Rosarno. Frattini ha sottolineato che "il problema, certamente, non e’ con l’Egitto" e che proprio al Cairo, sabato prossimo, e’ pronto a discutere della vicenda con il ministro degli Esteri egiziano Ahmed Abul Gheit. Frattini ha escluso che le accuse del Cairo siano legate alla condanna contro la strage dei cristiani copti avvenuta una settimana fa nel sud dell’Egitto. "Questo non c’entra assolutamente niente.

L’Italia, e io personalmente, abbiamo il dovere di evocare il diritto dei cristiani ad essere non solo non perseguitati ma anche di professare la loro religione", ha aggiunto il ministro precisando di essersi persino "congratulato con l’Egitto per avere prontamente arrestato i responsabili. Semmai ho lodato la prontezza della reazione egiziana". Per il ministro degli Esteri, la strada per uscire dalle problematiche legate all’immigrazione e’ quella dell’applicazione "delle regole europee che io stesso da commissario ho fortemente voluto e che il governo italiano sta applicando. Si’ all’integrazione di coloro che entrano regolarmente, espulsione che non rispettano le leggi. Lo dice l’Europa e l’Italia deve rispettare queste regole europee".

lunedì 19 ottobre 2009

IL PATTO TRA MOSCA E PECHINO

BERGAMINI Il patto siglato fra MoSCA E PECHINO
" L'Europa non lasci Mosca nelle mani cinesi. Il Patto siglato tra Mosca e Pechino rientra in una normale ottica economica, dove entrambi i colossi tentano di differenziare i propri acquirenti, di idrocarburi gli uni, di liquidita’ gli altri. Tuttavia non va sottovalutata la chiave strategica dell’accordo, che rivela finalita’ geopolitiche e militari. E’ un segnale che l’Europa deve interpretare".
Lo ha affermato Deborah Bergamini, deputata e Presidente della Consulta Esteri del Popolo della Liberta’, che ha analizzato cosi’ il patto bilaterale fra Russia e Cina, per un valore di oltre 3 miliardi e mezzo di dollari, correlato da una nuova linea privilegiata sul lancio di missili balistici."Anzi, proprio l’Unione europea, a seguito dell’imminente entrata in vigore del Trattato di Lisbona che rafforza l’unita’ delle politiche estere comuni, dovra’ ricalcare i recenti sforzi del Governo italiano tesi ad ancorare la Russia allo spazio economico e politico del Vecchio continente. Lasciare Mosca nelle mani cinesi signfica rinunciare, non solo ad un vitale equilibrio energetico, ma soprattutto ad una possibile area di liberta’ e democrazia dai comuni caratteri culturali".

lunedì 12 ottobre 2009

Protesta per la grave ingerenza del Times

L'AMBASCIATORE ITALIANO NEL REGNO UNITO: Dal Times grave ingerenza

L’ambasciatore d’Italia nel Regno Unito, Giancarlo Aragona, ha duramente replicato al Times, che l’8 ottobre, commentando la decisione della corte costituzionale sul Lodo Alfano, aveva scritto che il premier Silvio Berlusconi "dovrebbe dimettersi".
"Viviamo in un mondo interconnesso - si legge nella lettera dell’ambasciatore - in particolare all’interno dell’UE. Siamo quindi interessati nei nostri rispettivi sviluppi interni, nella condotta delle nostre politiche estere e nella gestione dell’economia. Tuttavia, questo legittimo interesse non dovrebbe spingere un giornale a chiedere le dimissioni di un capo di governo straniero. Spetta ancora ai cittadini di ogni Paese scegliere chi deve guidarli. Suppongo che il dibattito complesso ed infuocato in corso in Italia abbia causato qualche confusione - prosegue la lettera - Mi consenta di tentare di evidenziare alcuni fatti.
Dopo la decisione della corte costituzionale, le procedure che coinvolgono il primo ministro saranno riaperte, ma nessuno può prevedere il loro esito. Come il suo giornale ammette, una persona dovrebbe essere considerata innocente fino a quando non sia definitivamente provata colpevole: e quest’ultima circostanza non è mai accaduta a Silvio Berlusconi. Nel valutare le prospettive politiche in Italia, non bisognerebbe dimenticare la considerevole maggioranza di cui gode il governo in Parlamento, e i risultati dei più recenti sondaggi d’opinione che indicano chiaramente il sostegno di cui gode nel Paese".

venerdì 9 ottobre 2009

Congratulazioni di Berlusconi per il Nobel a Obama

BERLUSCONI: Il Nobel per Obama é un investimento per il futuro, sara' ecumenico

"L’attribuzione del premio Nobel per la pace e’ un giusto riconoscimento al tuo lavoro per il rilancio di una politica di cooperazione fra i popoli. Il tuo sogno di un mondo senza armi nucleari e di dialogo tra tutte le nazioni ha riacceso la speranza di un futuro di pace.
A nome mio, del mio governo e di tutto il popolo italiano ti esprimo le mie piu’ affettuose congratulazioni". Lo scrive il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nel messaggio inviato al presidente americano Barack Obama dopo il conseguimento del premio Nobel per la pace.

giovedì 8 ottobre 2009

U.E: Bonsignore nella Commissione crisi finanziarie

GRUPPO PPE: Bonsignore nella Commissione speciale sulle crisi finanziarie


Questo pomeriggio il Parlamento Europeo ha approvato la costituzione di una Commissione speciale sulla crisi economica e finanziaria.
"E’ necessario creare un sistema di governo dell’economia capace di evitare le ricorrenti crisi provocate da spregiudicate speculazioni. Studieremo anche misure concrete per fronteggiare l’enorme ondata di disoccupazione che purtroppo si sta profilando", ha detto l’On. Vito Bonsignore, vice presidente del Gruppo PPE, componente della Commissione come responsabile dei Popolari Europei.
La Commissione speciale, fortemente voluta dal PPE, avrà il compito di analizzare la dimensione e l’impatto della crisi nell’Unione Europea e negli Stati membri, e di valutare lo stato di applicazione della legislazione comunitaria in tutti i settori coinvolti.
“L’imminente entrata in vigore del nuovo Trattato di Lisbona assegnerà al Parlamento Europeo - ha spiegato l’On. Bonsignore - nuove e grandi responsabilità: noi Popolari faremo tutto ciò che è in nostro potere per dare all’Europa il ruolo politico che le spetta". Secondo il vice presidente del Gruppo PPE, infatti, l’Europa è la più grande economia mondiale e deve perciò avere "un ruolo guida nella riforma dei sistemi finanziari mondiali". "Con questa Commissione - ha aggiunto il parlamentare europeo - si realizzerà finalmente quel coordinamento delle politiche di regolamentazione finanziaria ed economica necessario per affrontare in modo unitario questa crisi”.
"Coinvolgeremo le Piccole e Medie imprese - ha assicurato Bonsignore - che da troppo tempo aspettano un’iniezione di fiducia, ma ancor più risposte concrete in merito all’accesso al credito". Non solo, tra le priorità economiche del Parlamento Europeo dovrà esserci anche "la lotta all’indebitamento eccessivo delle famiglie e misure per sostenere il risparmio, fonte di investimenti”.
"Attraverso il rafforzamento del sistema di supervisione europeo e del maggiore coordinamento delle politiche commerciali e di regolamentazione finanziaria - ha concluso l’On. Bonsignore - la Commissione rappresenterà un’occasione unica di dibattito ed approfondimento".

Strumentale il dibattito U.E.sui media

MAURO: Inaccettabile l'uso strumentale del dibattito sui media

Il capogruppo del Pdl all’europarlamento Mario Mauro ha dichiarato di non respingere un dibattito sulla concentrazione dei media in Europa ma di farlo se questo "viene utilizzato per colpire un singolo Paese".
Nel corso del dibattito al parlamento europeo, a Bruxelles, Mauro ha risposto a una domanda provocatoria fatta dal capogruppo degli S&D, Martin Schulz : "Se c’e’ un dibattito sulla concentrazione dei media in Europa non ci sottrarremo di certo. In queto modo - ha sottolineato Mauro- potremo parlare anche di Murdoch e far si’ che il dibattito non venga utilizzato ad arte allo scopo di colpire un singolo paese. Il vero pericolo per la democrazia e’ rappresentato da chi non accetta i risultati delle elezioni svoltesi liberamente".