CICCHITTO: Da Fini un uso politico delle cariche istituzionali
Riportiamo l'intervento del capogruppo del Pdl alla Camera dei deputati, Fabrizio Cicchitto, nel corso del dibattito sulla fiducia al Governo
Signor Presidente, questo dibattito va al di là della pura e semplice esistenza di un Governo. Secondo alcuni si sarebbe chiuso un ciclo politico, quello che deriva dalla leadership di Silvio Berlusconi e con questo ciclo, evidentemente, dovrebbe finire anche il suo Governo. Noi abbiamo un parere del tutto opposto. Berlusconi è sceso in campo nel 1994 per due ragioni assai serie.
In primo luogo, per il fatto che Mani Pulite aveva spazzato via tutti i partiti moderati e riformisti, e solo il PCI-PDS era sopravvissuto a quella vicenda politico-giudiziaria, malgrado che anch’esso avesse fatto parte del sistema del finanziamento irregolare dei partiti detto «Tangentopoli» (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà, Lega Nord Padania e Misto-Noi Sud Libertà e Autonomia, I Popolari di Italia Domani - Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico); in secondo luogo, dal 1994 in poi, vi è stato l’avvento di una dialettica bipolare e di sistemi elettorali maggioritari, che hanno richiesto un nuovo modo di far politica.
Vede, onorevole Bocchino, Berlusconi scese in campo per costruire una nuova forza politica per tutta l’area di centro, anzi di centrodestra che ne era rimasta priva; e lo fece a proprio rischio e pericolo, perché i settori politicizzati della magistratura, che non si erano mai occupati di lui, da allora lo hanno colpito in modo sistematico, creando un problema che non è suo privato, ma che è politico e pubblico (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania), perché il nodo dell’uso politico della giustizia costituisce Pag. 39la negazione dello Stato di diritto e attribuisce ai partiti di sinistra la possibilità di usare un’arma impropria.
Scendendo in politica, Berlusconi ha anche interpretato lo spirito del tempo, che ha richiesto un nuovo modo di far politica, fondato sulla leadership, sul carisma, sul rapporto diretto con gli elettori. Questo approccio alla politica è stato demonizzato con l’appellativo di «populismo», mistificando il fatto che esso è ormai un tratto caratteristico della vita politica moderna: se è populista Berlusconi, sono populisti anche Obama, Sarkozy, Zapatero ed altri leader.
Ma questa polemica sul carisma, sul populismo e specialmente sul bipolarismo, onorevole Casini e onorevole Fini, si intreccia con qualcosa di assai più profondo. Dal 1944 al 1989-1990 la più rilevante anomalia della vita politica italiana è stata costituita dalla presenza del più grande partito comunista dell’occidente. Si poteva pensare che la fine del comunismo sciogliesse e liberalizzasse il nostro sistema politico; ciò non è avvenuto, perché dal PCI non è derivato un partito riformista e socialdemocratico, ma invece un soggetto politico il cui asse fondamentale è costituito da un giustizialismo che punta sempre alla demonizzazione dell’avversario e da un massimalismo sociale del tutto inadeguato a gestire la situazione economica attuale. Per di più, questo partito dagli anni Novanta in poi cerca di riequilibrare la perdita di peso elettorale, culturale e sociale rispetto al PCI con l’alleanza, spinta fino alla subalternità, con il settore politicizzato della magistratura e con alcuni dei poteri finanziari ed editoriali, come dimostra il protagonismo di un imprenditore e speculatore italo-svizzero e il felpato lavorio di qualche banchiere che ha un potere non solo finanziario, ma anche editoriale.
Tutto ciò radicalizza il nostro bipolarismo, onorevole Casini, ma gli dà un fondamento che non può essere aggirato e rimosso facendo finta che questo convitato di pietra non esista. Pag. 40Di fronte a tutto ciò, diciamo ad alta voce: fortuna che esiste Berlusconi! E anzi, se Berlusconi non esistesse, dovremmo inventarlo ! Quindi, per ragioni intrinseche al centrodestra, perché è il leader che lo unisce e che ha un sostegno popolare che va al di là dei confini dei partiti, e per queste caratteristiche illiberali della sinistra, il ciclo di Berlusconi - mi dispiace onorevole, Bersani - non è affatto finito.
Di conseguenza, onorevole Fini, oggi chi rompe il centrodestra commette un gravissimo errore politico, non solo perché entra in contraddizione con il voto popolare che lo ha eletto, ma anche perché rischia di rimettere in gioco questa sinistra, che è la peggiore sinistra esistente in Europa. L’attuale centrodestra mette in campo un vasto blocco politico, culturale e sociale pluralista e interclassista. Ci auguriamo che, prima o poi, onorevole Casini, tutti i moderati e i riformisti possano raccogliersi in una formazione politica ancora più vasta del PdL, che si riconosca nel Partito Popolare Europeo.
Rispetto a questa ineliminabile logica bipolare, onorevole Casini e onorevole Fini, il vostro terzaforzismo e il vostro terzopolismo sono deboli e velleitari, ma adesso anche profondamente contraddittori, perché voi oggi non voterete una terza posizione autonoma, ma sommerete i vostri voti a quelli della sinistra nella mozione di sfiducia al Governo (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà, Lega Nord Padania e Misto-Noi Sud Libertà e Autonomia, I Popolari di Italia Domani).
Onorevole Casini, lei si è domandato sul perché di questa esibizione muscolare. Ma non siamo stati noi a presentare mozioni di sfiducia ! Siete stati voi! E che cosa dovevamo fare? Dovevamo dimetterci e arrenderci alla vostra arroganza?
Io voglio rivolgermi anche con amicizia ai colleghi di Futuro e Libertà (Commenti di deputati del gruppo Popolo della Libertà). Con il vostro voto voi rischiate di fare oggi un autentico salto di corsia e un mutamento di collocazione e di campo, altro che nuovo centrodestra! Voi corrette il rischio di diventare una sorta di appendice subalterna del centrosinistra (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà, Lega Nord Padania e Misto-Noi Sud Libertà e Autonomia, I Popolari di Italia Domani). Credo che sia ragione di meditazione per voi il fatto che vi siete meritati le lodi dell’onorevole Di Pietro.
Quindi, accolgo questa occasione anche per ringraziare l’onorevole Bocchino per il suo intervento, perché con il suo intervento vi ha spiegato le ragioni di questa divisione, che vanno molto al di là del cosiddetto autoritarismo di Berlusconi, perché quando voi usate il linguaggio, gli appellativi e gli epiteti mutuati da la Repubblica e da il Fatto Quotidiano è evidente che si crea una divisione profondissima (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà, Lega Nord Padania e Misto-Noi Sud Libertà e Autonomia, I Popolari di Italia Domani).
Però, io vi pongo un interrogativo: qual è il vero Futuro e Libertà? È quello che si è espresso oggi, adesso, in questo dibattito, con le parole dell’onorevole Bocchino o quello che qualche ora fa si è espresso al Senato con le parole molto più meditate e significative dell’onorevole Viespoli ?
Allora, a quella parte e a quei settori di Futuro e Libertà, che vogliono e che vorrebbero rimanere nel centrodestra, noi facciamo una proposta: non votata la sfiducia; poi, sulla base di quello che ha detto Berlusconi nel suo discorso di ieri, questo Governo è aperto ad accogliere alcune proposte riguardanti la politica economica, le riforme istituzionali, anche la modifica della legge elettorale e della stessa struttura di Governo.
Ricordiamo all’onorevole Di Pietro - che è una vivente testimonianza della crisi dell’università italiana, perché egli è una straordinaria figura di laureato semianalfabeta - che dall’inizio di questa legislatura il suo gruppo ha perso circa nove deputati. Ciò è avvenuto per ragioni politiche, come per ragioni politiche noi ne abbiamo persi 59 e come per ragioni politiche ne ha persi venti il Partito Democratico. Di conseguenza, è semplicemente grottesco che Di Pietro si rivolga alla procura di Roma perché gli risolva il problema, facendoli tornare indietro o, come ha auspicato il quotidiano il Fatto Quotidiano, arrestandoli . Signor Presidente, concludendo, non posso fare a meno di rilevare l’esistenza di quella che oramai è diventata una profonda anomalia istituzionale. Questa anomalia è costituita da un Presidente della Camera, che sta esprimendo il massimo di ruolo politico militante, usando il prestigio e il peso politico che deriva da questa carica per modificare il quadro politico.
Credo che non le sfugga che ciò sta producendo uno squilibrio molto forte nel cuore del nostro sistema istituzionale e costituisce un precedente assai pericoloso. Oltre che l’uso politico della giustizia adesso si sta verificando anche l’uso politico di cariche istituzionali il cui elemento essenziale è la terzietà. Le dice queste cose chi non ha mai fatto attacchi personali e chi non ha condiviso quelli che le sono stati fatti . Ci auguriamo che questo Governo ottenga anche in questa Camera la fiducia. Nel caso opposto, l’unica via - ferme le prerogative del Capo dello Stato - a nostro avviso, è quella di andare al voto.
Visto il dissenso del PdL e della Lega, che sono uniti da una forte alleanza che non può essere scavalcata e aggirata, il Governo tecnico semplicemente non esiste e non esiste nemmeno un altro Governo di centrodestra non presieduto Berlusconi. Del resto, il collega Reguzzoni ha ricordato poco fa i risultati del Senato che sono evidenti e chiari per tutti.
Per tutte queste ragioni, e in primo luogo per quella di assicurare la continuità a questa legislatura, diciamo «no» alla mozione di sfiducia e invitiamo tutti i colleghi della Camera, al di là degli schieramenti tradizionali, a fare altrettanto
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martedì 14 dicembre 2010
GASPARRI: No alle dimissioni del premier
GASPARRI: No alle dimissioni del premier
Riportiamo l’intervento di Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl al Senato, nel corso del dibattito sullla fiducia al Governo
I cittadini italiani sostengono un sistema politico bipolare fondato su grandi partiti e in tutte le recenti tornate elettorali hanno espresso la loro preferenza per il polo di centrodestra: è pertanto un grave errore politico dividere il fronte dei moderati e offrire alla sinistra l’opportunità di sfruttare tale frammentazione per tornare al Governo. Per questo motivo Silvio Berlusconi nel suo discorso si è mostrato aperto ad un patto di legislatura con tutto il fronte moderato, che possa prevedere anche una diversa articolazione della maggioranza e che sostenga l’economia, affronti le riforme costituzionali e modifichi la legge elettorale difendendo il bipolarismo.
Qualsiasi schieramento diverso, frutto di manovre parlamentari ambigue e invise agli italiani, sarebbe in contrasto con la sovranità popolare e non saprebbe proporre la spinta riformista che il Governo ha dimostrato in questi anni. Vanno al riguardo ricordate le riforme in materia di pubblica amministrazione, mercato del lavoro, scuola, università, sicurezza e immigrazione, gli storici successi ottenuti dal Governo nel campo dell’economia e della lotta alla criminalità organizzata e l’aumentata credibilità dell’Italia nel consesso internazionale, testimoniata anche dalle dichiarazioni del Segretario di Stato americano. Apprezza quindi l’astensione dei senatori di Futuro e libertà, cogliendo il significato politico di tale apertura: a tal proposito ritiene che la composizione e il programma di Governo possano essere ampliati e rafforzati, ma che il presidente del Consiglio non si debba dimettere, per non rischiare di vanificare il percorso riformatore intrapreso dal 1994 in poi, che ha consentito di valorizzare appieno il voto e la volontà popolare.
Riportiamo l’intervento di Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl al Senato, nel corso del dibattito sullla fiducia al Governo
I cittadini italiani sostengono un sistema politico bipolare fondato su grandi partiti e in tutte le recenti tornate elettorali hanno espresso la loro preferenza per il polo di centrodestra: è pertanto un grave errore politico dividere il fronte dei moderati e offrire alla sinistra l’opportunità di sfruttare tale frammentazione per tornare al Governo. Per questo motivo Silvio Berlusconi nel suo discorso si è mostrato aperto ad un patto di legislatura con tutto il fronte moderato, che possa prevedere anche una diversa articolazione della maggioranza e che sostenga l’economia, affronti le riforme costituzionali e modifichi la legge elettorale difendendo il bipolarismo.
Qualsiasi schieramento diverso, frutto di manovre parlamentari ambigue e invise agli italiani, sarebbe in contrasto con la sovranità popolare e non saprebbe proporre la spinta riformista che il Governo ha dimostrato in questi anni. Vanno al riguardo ricordate le riforme in materia di pubblica amministrazione, mercato del lavoro, scuola, università, sicurezza e immigrazione, gli storici successi ottenuti dal Governo nel campo dell’economia e della lotta alla criminalità organizzata e l’aumentata credibilità dell’Italia nel consesso internazionale, testimoniata anche dalle dichiarazioni del Segretario di Stato americano. Apprezza quindi l’astensione dei senatori di Futuro e libertà, cogliendo il significato politico di tale apertura: a tal proposito ritiene che la composizione e il programma di Governo possano essere ampliati e rafforzati, ma che il presidente del Consiglio non si debba dimettere, per non rischiare di vanificare il percorso riformatore intrapreso dal 1994 in poi, che ha consentito di valorizzare appieno il voto e la volontà popolare.
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giovedì 29 aprile 2010
Fini marca sempre di piu' un ruolo politico anomalo,
BONDI: Fini marca sempre di piu' un ruolo politico anomalo, scelga cosa fare
Riportiamo la dichiarazione del Senatore e Coordinatore del Pdl, Sandro Bondi
"Nella storia del nostro Paese, dal dopoguerra ad oggi, tutti i presidenti delle Camere hanno sempre avuto uno spiccato profilo politico e hanno continuato, anche dopo la loro elezione ai vertici delle istituzioni democratiche, ad esprimere la propria opinione sulle grandi questioni politiche, generalmente contribuendo ad elevare il confronto e incoraggiando tutte le forze politiche, soprattutto in periodi di scontro molto aspro, a ricercare le ragioni dell’unità piuttosto che quelle della divisione.
Attualmente invece, si assiste ad una vera e propria confusione tra il proprio ruolo politico e quello istituzionale, si assiste all’abbandono di uno stile improntato all’equidistanza e all’astensione dell’esercizio di un ruolo politico diretto da parte del Presidente della Camera.
L’on. Gianfranco Fini, purtroppo, ha finito per marcare sempre di più un ruolo politico anomalo: da una parte, infatti, sottolineando perfino esageratamente il proprio ruolo istituzionale rispetto alla maggioranza che lo ha indicato al ruolo di Presidente della Camera, e, dall’altro, lato non impedendosi di ingigantire pubblicamente ogni ragione di dissenso politico nei confronti del proprio partito, dell’azione del governo e nei confronti dello stesso Presidente del Consiglio e leader della coalizione.
Se questo paradosso dovesse ancora proseguire, secondo le modalità laceranti e polemiche in cui si è dispiegato finora, e ne derivassero conseguenze negative sul piano politico e dell’azione di governo, allora si porrebbe il problema da parte di Fini di scegliere di esercitare o un ruolo istituzionale o un ruolo politico. In caso contrario, perderebbe di prestigio l’istituzione parlamentare ed anche il partito di cui è parte"
Riportiamo la dichiarazione del Senatore e Coordinatore del Pdl, Sandro Bondi
"Nella storia del nostro Paese, dal dopoguerra ad oggi, tutti i presidenti delle Camere hanno sempre avuto uno spiccato profilo politico e hanno continuato, anche dopo la loro elezione ai vertici delle istituzioni democratiche, ad esprimere la propria opinione sulle grandi questioni politiche, generalmente contribuendo ad elevare il confronto e incoraggiando tutte le forze politiche, soprattutto in periodi di scontro molto aspro, a ricercare le ragioni dell’unità piuttosto che quelle della divisione.
Attualmente invece, si assiste ad una vera e propria confusione tra il proprio ruolo politico e quello istituzionale, si assiste all’abbandono di uno stile improntato all’equidistanza e all’astensione dell’esercizio di un ruolo politico diretto da parte del Presidente della Camera.
L’on. Gianfranco Fini, purtroppo, ha finito per marcare sempre di più un ruolo politico anomalo: da una parte, infatti, sottolineando perfino esageratamente il proprio ruolo istituzionale rispetto alla maggioranza che lo ha indicato al ruolo di Presidente della Camera, e, dall’altro, lato non impedendosi di ingigantire pubblicamente ogni ragione di dissenso politico nei confronti del proprio partito, dell’azione del governo e nei confronti dello stesso Presidente del Consiglio e leader della coalizione.
Se questo paradosso dovesse ancora proseguire, secondo le modalità laceranti e polemiche in cui si è dispiegato finora, e ne derivassero conseguenze negative sul piano politico e dell’azione di governo, allora si porrebbe il problema da parte di Fini di scegliere di esercitare o un ruolo istituzionale o un ruolo politico. In caso contrario, perderebbe di prestigio l’istituzione parlamentare ed anche il partito di cui è parte"
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mercoledì 21 aprile 2010
Bondi: Un cambiamento nel PdL ? Come e da chi
BONDI: Un cambiamento nel Popolo della Libertà? Come e da chi
Riportiamo il commento di Sandro Bondi sulla situazione interna al Popolo della Libertà
Se la rimozione ed il cambiamento dei coordinatori fosse l’ostacolo all’intesa con Fini, sarei io il primo a chiedere al Presidente Berlusconi di consentirmi di lasciare immediatamente l’incarico. Dal 2002 in poi sono stato uno dei protagonisti insieme a molti amici dell’ex Alleanza Nazionale e dell’Udc ad impegnarmi per la nascita del PdL. In politica il nostro ruolo non dipende dagli incarichi ma dalle idee, se si hanno delle idee naturalmente, e dall’onestà e dallo spirito con cui si sostengono.
L’amico Ignazio La Russa è stato indicato come coordinatore del PdL dal Presidente Gianfranco Fini. Sulla base della mia esperienza personale ho potuto constatare che non è mai venuto meno al suo dovere di lealtà nei confronti di Fini e della storia del suo partito, pur svolgendo nello stesso tempo liberamente un ruolo positivo per la costruzione del nuovo partito. Italo Bocchino ha svolto e svolge il ruolo di vice presidente del gruppo parlamentare del PdL, credo con un atteggiamento simile a quello di Ignazio. Non vedo quale sia il problema. Tutti hanno dei ruoli importanti, tutti hanno potuto adempiere alle proprie responsabilità senza alcun limite, tutti sono stati liberi di esprimere le proprie idee e le proprie proposte pubblicamente e democraticamente nelle sedi del partito. Tutti potrebbero considerarsi soddisfatti del proprio ruolo e dei risultati che insieme abbiamo ottenuto. Solo un cupio dissolvi oppure un pensiero che ha divorziato dalla realtà può spiegare quello che sta avvenendo. Voglio dire in sostanza che non ci sono preclusioni verso nessuno e che tutti hanno la possibilità di occupare i ruoli di massima responsabilità nel partito.
Credo che, come me, Ignazio ritenga che se fossimo noi il problema sulla strada della riappacificazione con Fini oppure i responsabili delle carenze del PdL, saremmo noi i primi a farci da parte. Non voglio essere provocatorio, anzi vorrei contribuire alla ricerca di una soluzione. Tuttavia, non vedo quali segnali di cambiamento si dovrebbero dare. Se venissero specificati, si potrebbero esaminare e si potrebbe rispondere, ma ho l’impressione che non ci siano delle vere ragioni politicamente comprensibili che giustifichino i toni e le decisioni preannunziate, come quella di costituire dei gruppi parlamentari autonomi. Credo, anzi, che Fini per primo dovrebbe offrire qualche segnale di cambiamento, rinunciando ad esempio a segnalare continuamente posizioni differenti su ogni questione rispetto all’azione del governo, al partito e al ruolo del Presidente Berlusconi. Ieri, ad esempio, il direttore di Farefuturo ha espresso delle posizioni che sono semplicemente offensive rispetto alla persona di Berlusconi e a tutta la nostra storia.
Non tutto quello che dice Fini è sbagliato o infondato. Anzi molte questioni che solleva sono assolutamente meritevoli di discussione e di approfondimento. Quello che non si comprende è il nesso logico che passa dalla richiesta di un confronto, che è utile e necessario che si svolga nel partito, alla decisione di costituire gruppi autonomi e cioè dal delineare un’ipotesi di scissione del partito. C’è un salto logico e politico indecifrabile.
Il voto per le regionali e per le amministrative ha premiato l’azione del governo, incoraggiato l’apertura di una stagione di riforme e confermato la validità della nascita del PdL. Questo è il significato indubitabile delle recenti elezioni. Il PdL ha vinto nel Nord grazie anche al solido rapporto di alleanza con la Lega, ma ha vinto anche al centro e al Sud, dove la Lega non c’è. Ciò vuol dire che il PdL è un partito nazionale forte, che è stato riconfermato come forza politica di maggioranza relativa nel nostro Paese. Significa che non vi è alcun problema da affrontare? Certamente no, ma significa che, a partire dal recente successo elettorale, tanto più importante in quanto in tutta Europa chi governa è stato penalizzato, possiamo affrontare i problemi con uno spirito diverso.
Voglio essere franco fino in fondo: la mia opinione è che Fini, nonostante tutti i suoi meriti e la positiva evoluzione politica che ha impresso alla storia della destra italiana erede del fascismo, incarna un’idea della politica che è destinata a non comprendere e perfino a non accettare le novità e i risultati introdotti da Berlusconi nella vita politica italiana. Vi è in questa ripulsa, una invincibile presunzione di superiorità della politica tradizionale, quella proveniente dalla cosiddetta Prima Repubblica, rispetto al modello di Berlusconi, al punto da spingere un esponente moderato come Casini a proporre qualche tempo fa un comitato anti berlusconiano comprendente anche Di Pietro.
Le riforme istituzionali sono necessarie proprio per evitare di gettare l’Italia in uno stato di ingovernabilità, proprio quando gli elettori nella loro maturità hanno lanciato un segnale di stabilità e reso possibile un lungo periodo di lavoro per le riforme.
Se nei prossimi giorni non si raggiunge un accordo e le elezioni divenissero necessarie, non ci sarebbe spazio in questa legislatura per soluzioni pasticciate che sarebbero un affronto alla democrazia e al Paese.
Riportiamo il commento di Sandro Bondi sulla situazione interna al Popolo della Libertà
Se la rimozione ed il cambiamento dei coordinatori fosse l’ostacolo all’intesa con Fini, sarei io il primo a chiedere al Presidente Berlusconi di consentirmi di lasciare immediatamente l’incarico. Dal 2002 in poi sono stato uno dei protagonisti insieme a molti amici dell’ex Alleanza Nazionale e dell’Udc ad impegnarmi per la nascita del PdL. In politica il nostro ruolo non dipende dagli incarichi ma dalle idee, se si hanno delle idee naturalmente, e dall’onestà e dallo spirito con cui si sostengono.
L’amico Ignazio La Russa è stato indicato come coordinatore del PdL dal Presidente Gianfranco Fini. Sulla base della mia esperienza personale ho potuto constatare che non è mai venuto meno al suo dovere di lealtà nei confronti di Fini e della storia del suo partito, pur svolgendo nello stesso tempo liberamente un ruolo positivo per la costruzione del nuovo partito. Italo Bocchino ha svolto e svolge il ruolo di vice presidente del gruppo parlamentare del PdL, credo con un atteggiamento simile a quello di Ignazio. Non vedo quale sia il problema. Tutti hanno dei ruoli importanti, tutti hanno potuto adempiere alle proprie responsabilità senza alcun limite, tutti sono stati liberi di esprimere le proprie idee e le proprie proposte pubblicamente e democraticamente nelle sedi del partito. Tutti potrebbero considerarsi soddisfatti del proprio ruolo e dei risultati che insieme abbiamo ottenuto. Solo un cupio dissolvi oppure un pensiero che ha divorziato dalla realtà può spiegare quello che sta avvenendo. Voglio dire in sostanza che non ci sono preclusioni verso nessuno e che tutti hanno la possibilità di occupare i ruoli di massima responsabilità nel partito.
Credo che, come me, Ignazio ritenga che se fossimo noi il problema sulla strada della riappacificazione con Fini oppure i responsabili delle carenze del PdL, saremmo noi i primi a farci da parte. Non voglio essere provocatorio, anzi vorrei contribuire alla ricerca di una soluzione. Tuttavia, non vedo quali segnali di cambiamento si dovrebbero dare. Se venissero specificati, si potrebbero esaminare e si potrebbe rispondere, ma ho l’impressione che non ci siano delle vere ragioni politicamente comprensibili che giustifichino i toni e le decisioni preannunziate, come quella di costituire dei gruppi parlamentari autonomi. Credo, anzi, che Fini per primo dovrebbe offrire qualche segnale di cambiamento, rinunciando ad esempio a segnalare continuamente posizioni differenti su ogni questione rispetto all’azione del governo, al partito e al ruolo del Presidente Berlusconi. Ieri, ad esempio, il direttore di Farefuturo ha espresso delle posizioni che sono semplicemente offensive rispetto alla persona di Berlusconi e a tutta la nostra storia.
Non tutto quello che dice Fini è sbagliato o infondato. Anzi molte questioni che solleva sono assolutamente meritevoli di discussione e di approfondimento. Quello che non si comprende è il nesso logico che passa dalla richiesta di un confronto, che è utile e necessario che si svolga nel partito, alla decisione di costituire gruppi autonomi e cioè dal delineare un’ipotesi di scissione del partito. C’è un salto logico e politico indecifrabile.
Il voto per le regionali e per le amministrative ha premiato l’azione del governo, incoraggiato l’apertura di una stagione di riforme e confermato la validità della nascita del PdL. Questo è il significato indubitabile delle recenti elezioni. Il PdL ha vinto nel Nord grazie anche al solido rapporto di alleanza con la Lega, ma ha vinto anche al centro e al Sud, dove la Lega non c’è. Ciò vuol dire che il PdL è un partito nazionale forte, che è stato riconfermato come forza politica di maggioranza relativa nel nostro Paese. Significa che non vi è alcun problema da affrontare? Certamente no, ma significa che, a partire dal recente successo elettorale, tanto più importante in quanto in tutta Europa chi governa è stato penalizzato, possiamo affrontare i problemi con uno spirito diverso.
Voglio essere franco fino in fondo: la mia opinione è che Fini, nonostante tutti i suoi meriti e la positiva evoluzione politica che ha impresso alla storia della destra italiana erede del fascismo, incarna un’idea della politica che è destinata a non comprendere e perfino a non accettare le novità e i risultati introdotti da Berlusconi nella vita politica italiana. Vi è in questa ripulsa, una invincibile presunzione di superiorità della politica tradizionale, quella proveniente dalla cosiddetta Prima Repubblica, rispetto al modello di Berlusconi, al punto da spingere un esponente moderato come Casini a proporre qualche tempo fa un comitato anti berlusconiano comprendente anche Di Pietro.
Le riforme istituzionali sono necessarie proprio per evitare di gettare l’Italia in uno stato di ingovernabilità, proprio quando gli elettori nella loro maturità hanno lanciato un segnale di stabilità e reso possibile un lungo periodo di lavoro per le riforme.
Se nei prossimi giorni non si raggiunge un accordo e le elezioni divenissero necessarie, non ci sarebbe spazio in questa legislatura per soluzioni pasticciate che sarebbero un affronto alla democrazia e al Paese.
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