venerdì 29 ottobre 2010
Calderoli: Successo per la semplificazione di NORMATIVA
Circa 713 mila visitatori e qualcosa come 14 milioni e 634mila pagine consultate.
Sono questi i numeri fatti registrare dal 19 marzo, giorno della sua apertura ufficiale, allo scorso 30 settembre, nei suoi primi sei mesi di attività, da ‘Normattiva’, la banca dati online, pubblica e gratuita, realizzata dal Governo in accordo con l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, dove sono ospitate tutte le leggi vigenti, consultabili gratuitamente con un semplice click dal proprio computer, palmare o telefonino.
“I cittadini stanno imparando a conoscere ed apprezzare questo strumento che, lo ricordo, abbiamo realizzato in meno di due anni di lavoro dopo averlo atteso vanamente per oltre un decennio. I numeri registrati in questi primi mesi di attività – osserva soddisfatto il Ministro per la Semplificazione Normativa, Roberto Calderoli – confermano l’utilità e la necessità di questa banca dati pubblica e gratuita, che ha permesso, ad ogni cittadino interessato a consultare una legge, un risparmio di circa 2000 euro l’anno. Prima di 'Normattiva', infatti, imprese, professionisti e semplici cittadini erano costretti ad attivare abbonamenti a pagamento a banche dati normative di editori privati. Grazie all’opera di censimento ed abrogazione delle leggi inutili, superate o obsolete, abbiamo abrogato più di 375 mila norme, riducendo lo stock normativo vigente a sole 10mila leggi, consentendoci di avere finalmente un sistema normativo più semplice, moderno, snello e trasparente”.
'Normattiva' attualmente ospita tutte le leggi emanate dal 1946 ad oggi, che sono poi quelle maggiormente utilizzate.
Successivamente verranno inserite anche quelle relative al periodo che va dal 1861 alla nascita della Repubblica.
La banca dati è consultabile all'interno di un sito internet, raggiungibile all’indirizzo www.normattiva.it, nel quale confluiscono i provvedimenti licenziati da Camera e Senato e viene aggiornata 'in progress' con la pubblicazione dei provvedimenti della Gazzetta Ufficiale.
Tutte le leggi sono inserite in versione 'multivigenza', così da permettere di conoscere per ciascun arco temporale, la norma effettivamente vigente.
“In questo modo viene garantita trasparenza e certezza del diritto, con una conseguente diminuzione anche della durata dei processi. Così siamo riusciti a colmare una lacuna grave per uno Stato di diritto che pretendeva da parte dei cittadini la conoscenza delle leggi ma non indicava loro nemmeno dove poterle consultare. Grazie a 'Normattiva' – conclude il ministro Calderoli – abbiamo colmato questa lacuna che uno Stato di diritto come il nostro non poteva avere nei confronti dei cittadini, permettendo loro al contempo di risparmiare soldi e tempo”.
venerdì 3 settembre 2010
RIFLESSIONE: Il voto è la forza della democrazia
La discussione tra “Costituzione formale” e “Costituzione materiale” è alimentata soprattutto dai giornali antiberlusconiani che, nella difesa del formalismo costituzionale, cercano semplicemente di “tirare per la giacca”, e dalla loro parte, il presidente Napolitano. Ma è una discussione oziosa. Infatti la Costituzione è un documento politico, che fotografa il rapporto tra le forze che la formulano e l’approvano. Come tale: o si adegua all’evoluzione politica (detta materiale o sostanziale) o si strappa. Non è mai accaduto che una Costituzione formale sia riuscita a lungo a imbrigliare questa evoluzione.
In Inghilterra non esiste una Costituzione scritta, ma una serie di leggi che, di volta in volta, hanno adeguato il sistema politico (formale) alla realtà sostanziale. Negli Stati Uniti, la Costituzione è periodicamente integrata da “emendamenti” che hanno lo scopo di tenere il più vicino possibile le istituzioni alla volontà popolare.
La Costituzione italiana del 1947 era fondata sul potere dei partiti organizzati in un modo che non esiste più da quasi diciotto anni. Il sistema politico è cambiato ed è mutata la legge elettorale. Le elezioni del 2008 si sono svolte all’insegna del bipolarismo e dell’alternanza, e hanno dato un risultato chiaro. Ha vinto una coalizione di forze che – prima del voto – aveva concordato un programma e aveva indicato chi avrebbe assunto il compito di realizzarlo come capo del Governo. Con tanto di nome scritto sulla scheda. Gli elettori hanno scelto una specifica maggioranza, sapendo chi, con il loro voto, avrebbero mandato a Palazzo Chigi e con il sostegno di quali forze politiche.
Il fatto che queste innovazioni siano state introdotte con legge ordinaria e non costituzionale non ne indebolisce il significato e i riflessi sul sistema istituzionale poiché è la stessa Costituzione a demandare alla legge ordinaria la definizione del sistema e della legge elettorale.
La sovranità si manifesta con atti di volontà, e un tale atto può anche essere la delega. Per questo è vero che la sovranità popolare è rispettata anche quando ai parlamentari eletti è concesso di fare o disfare i governi dando loro la fiducia o togliendogliela, come nella Prima Repubblica. Ma la legge elettorale, specificando il concetto di sovranità popolare, ha introdotto la manifestazione diretta volontà (già presente nell’istituto referendario) in ordine alla designazione, da parte degli elettori, della maggioranza e del premier che deve guidare il governo che ne è emanazione. Degli effetti della legge elettorale tutti devono tenere conto.
Non è possibile fermarsi al principio della “sovranità popolare” e invocare quello dei parlamentari eletti “senza vincolo di mandato” poiché, fingendo di salvare il parlamentarismo, si giustifica l’assemblearismo, ovvero il potere assoluto “elitario, oligarchico, trasformista e autoritario” (Ostellino) dei rappresentanti che escludono il popolo.
Per respingere questa interpretazione, fondata su una lettura rigida della “lettera” della Costituzione, che per di più non tiene conto della legge elettorale, basta riflettere sul fatto che i candidati parlamentari entrano in lista – e per questo adempiono alcuni atti formali – sapendo in anticipo di far parte di una precisa proposta politica. Con la legge elettorale in vigore, i candidati non solo chiedono la legittimazione democratica, ma si impegnano a svolgere una specifica politica, quella del partito o della coalizione sotto le cui bandiere si presentano.
Per questo motivo Silvio Berlusconi, proponendo una verifica della maggioranza su un nucleo programmatico essenziale di cinque punti, afferma che solo gli elettori possono cambiare la maggioranza che hanno espresso mentre sarebbe uno stravolgimento della sovranità/volontà popolare qualsiasi tentativo di proporre un governo fondato su una maggioranza parlamentare diversa da quella espressa, e quindi voluta, dagli elettori.
PdL
giovedì 10 giugno 2010
Si apre il dibattito sulla Costituzione italiana
BERLUSCONI: La nostra Costituzione e' datata
"Sulle imprese la Costituzione e’ molto datata, si parla molto di lavoro e quasi mai di impresa, che e’ citata solo nell’art. 41. E non e’ mai citata la parola mercato". Lo ha affermato Silvio Berlusconi che e’ intervenuto davanti alla platea e al presidente di Confartigianato.
"Intendiamo mettere fine a quella processione delle autorita’ che vengono a controllare in tempi diversi su ogni particolare e intendiamo passare a una verifica unica con un’amministrazione capofila che entro due mesi, se risultano difformita’ rispetto alle regole, concordi con l’imprenditore cosa fare, come farlo e in che tempi farlo. Vogliamo passare a una amministrazione pubblica che capisca che il controllo non significa Stato di Polizia ma significa e deve significare aiutare chi fa impresa a fare le cose come vanno fatte. e vogliamo fare tutto questo presto. Vogliamo una stagione di liberalizzazione della liberta’ d’impresa. Per arrivare a questo risultato abbiamo due progetti: primo lo Statuto delle imprese e poi la proposta che viene da Tremonti di sospendere per due-tre anni tutte le autorizzazioni e gli atti richiesti prima di aprire un’attivita’ e per fare questo e’ necessario riscrivere l’articolo 41 e allargarne gli spazi di liberta’. Sotto questo profilo la Costituzione e’ molto datata, non si parla quasi mai di impresa e mai una sola volta e’ citata la parola mercato".
Alla fine del suo intervento, il presidente del Consiglio e’ ritornato sul palco per sottolineare:
"In Italia non c’e’ solo l’oppressione giudiziaria e fiscale, ma c’e’ anche un’oppressione burocratica. Siamo il Paese europeo con il piu’ alto tasso di imprenditori, ma anche il Paese dove e’ piu’ difficile fare impresa, perche’ dagli anni ’70 la politica e’ stata dominata da una certa cultura, la cultura comunista, improntata al sospetto verso l’uomo e le sue iniziative.
Se uno fa impresa per loro e’ un truffatore per definizione, un evasore e uno sfruttatore degli altri, sempre per definizione. Sappiamo che non e’ cosi’ nella realta’ e per la cultura del governo e di questa maggioranza. Per noi gli imprenditori non sono quelli dipinti da Scalfari domenica scorsa su ’Repubblica’, ma sono quelle persone che mettono in gioco la loro liberta’, la loro responsabilita’ e il loro patrimonio ogni giorno. Sono quelli che rischiano in proprio per creare la ricchezza e lavoro".
BONDI: L'idolatria della Costituzione non serve ne' a Bersani ne' al Paese
"Da Di Pietro non ci possiamo attendere parole improntate alla responsablità e al buon senso, ma dall’On.Bersani sì. Dal Pd ci aspetteremmo, anche riguardo alle parole pronunciate dal Presidente del Consiglio sul rapporto che intercorre tra i reali poteri del governo e l’architettura costituzionale così come si è delineata nel tempo, parole che ne cogliessero il significato più profondo, che chiama in causa i compiti della politica e la natura della democrazia.
Penso che anche la sinistra sia chiamata a dare una risposta a questi problemi. Rifugiarsi ancora un volta dietro l’idolatria della Costituzione e la propaganda non serve all’Italia e non serve neppure alla sinistra." Lo ha affermato il nostro coordinatore nazionale, Sandro Bondi.
sabato 7 novembre 2009
BRUNETTA SPIEGA A REPUBBLICA LA SUA CLASS ACTION
"Class action vi spiego la mia verità" - "La mia class action funzionerà è una rivoluzione a costo zero"
di Brunetta Renato, Ministro della Pubblica Istruzione
Caro Direttore, ho letto con interesse l'articolo di Massimo Giannini, positivamente colpito dal fatto che, dopo avere ignorato la riforma della Pubblica Amministrazione, si fosse alnienonotatoildebutto dell'azione collettiva. Devo osservare, però , che le critiche sono più rivolte al pregiudizio che non alla sostanza di questa legge. Come già altri, Giannini ha infatti trascurato di inserirla nel sistema vigente, smarrendo il senso dell'azionecollettiva nei confronti della pubblica amministrazione. Quest'ultiina, appovata in via preliminare dal Consiglio dei ministri,va considerata insieme alla class action ordinaria del codice del consumo, ai rimedi ordinari già riconosciuti al cittadino e alla più generale riforma del lavoro pubblico che si avvia a divenire legge: si compleffi, così, unsistema di tutela del cittadino-cliente volto a restituire efficienza della pubblica amministrazione (e nessuno aveva protestato..).
Si tratta di una novità assoluta per il nostro ordinamento perché, nell'introdurre la delega circa la class action ordinaria con la legge finanziaria per il 2008, il Governo Prodi aveva riconosciuto ai cittadini solo un'azione nei confronti dei privati, senza prevedere alcun rimedio per le inefficienze dell'amministrazione. Questo Governo, invece, ha disposto la proroga dell'entrata in vigore di quella azione proprio per consentire che le due azioni fossero introdotte insieme: ci avverrà nel 2010 e rapprcsenta il primo dei fondamentali elementi sfuggiti all'analisi di Giannini.
In ragione dell'azione introdotta, il cittadino - anche tramite un'associazione - potrà sottoporre alla verifica del giudice amministrativo le inefficienze della pubblica amministrazione, intese come violazione di standard, inosservanza di termini, omissione di atti genetali obbligatori, così ottenendo da subito evelocemente alcuni risultati importanti e assolutamente innovativi, quali: l'immediata pubblicità del ricorso e degli esiti successivi, il coinvolgimento immediato del dirigente re- sponsabile, una pronuncia del giudice che ordini alla PA o al concessiunario inefficienti di rimediare e, infine, l'individuazione dei dirigenti responsabili del dissenrizio con la segnalazione degli stessi ai titolari dell'azione disciplinare perle sanzioni del caso, Proprio il contrario diquanto affemmto daGianami circa il supposto pugno di ferro contro gli impiegati e il guanto di velluto contro i dirigenti .
In quanto al risarcimento del danno, questo è già riconosciuto al cittadino in via ordinaria, ne è garante la giurisprudenza che pacificamente riconosce la risarcibilità (lei diritti e anche degli interessi legittimi che il cittadino assuma violati dall'attività dei pubblici poteri. Con riferimento alle imprese private che gestiscono pubblici servizi, è utilizzabile a questo fine anche la class ad bn ordinaria che non a caso entra in vigore contemporaneamente a questa azione collettiva.
A prescindere dalla sanzione economica, peraltro di per sé mai esaustiva della pretesa al buon funzionamento del servizio pubblico, con la nostra azione collettiva al cittadino-cliente viene fornito uno strumento aggiuntivo e specifico idoneo ad ovviare alle inefficienze della PA.
Giannini non si spiega percbé la pronuncia del giudice dovrà mantenersi nei limiti delle risorse ordinariamente assegnate all'amministrazione convenuta. Nulla di cui stupirsi. In primo luogo perché migliorare l'efficienza della pubblica amministrazione aumentando, ancora, la spesa pubblica non serve a tutelare l'interesse dei cittadini che già da molto tempo sostengono costi sproporzionati. In secondo luogo perché è contrario ai principi fondanti il nostro ordinamento attribuire al Giudice il potere di intervenire direttamente sulle risorse assegnate ad un'amininistrazione. In terzo luogo perché, per fare un esempio, le liste di attesa per gli esami diagnostici di una Asl vanno intanto abbreviate organizzando meglio il personale e facendo lavorare pi a lungo nella giornata le macchine già esistenti (come magari già avviene in altre Asl) piuttosto che aspettando le risorse necessarie all'acquisto di nuovi strumenti.
Ecco allora che questa azione, pur tra mille resistenze e difficoltà, pu divenire il necessario complemento giurisdizionale di quella rivoluzione dell'efficienza a costo zero cile sto perseguendo, fin da mio insediamento. Se non si cade preda di un pregiudizio negativo, come in questa occasione è accaduto, sipu riconoscere che oggi il cittadino-clienteècomplessivamente pi tutelato di quanto lo sia mai stato in passato.
Si può fare di più ? Certamente, ma non cominciando a gettare o oenigrare quel che di buono si è fatto.
[26 ottobre 2009]
lunedì 20 aprile 2009
Le norme regolatrici della vita sociale
Per soddisfare i bisogni individuali l’ uomo svolge nella società un' attività diretta a procurarsi beni economici, e per realizzare i bisogni collettivi , partecipa con gli altri consociati alla vita sociale ed intreccia con essi numerose relazioni.
I beni economici sono i mezzi del mondo esterno che hanno attitudine a soddisfare i bisogni e sono quindi indispensabili per l'uomo, ma sono limitati in natura in quantità inferiore a quella che occorrerebbe per soddisfare tutti i bisogni ed esigono sforzi e fatica, per essere acquistati. L'attività umana è determinata dall'interesse individuale e guidato dalla legge del minimo mezzo o del tornaconto o principio edonistico, che spinge l'uomo a procurarsi il massimo vantaggio col minimo dispendio di mezzi.
Questi limiti sono posti da norme o regole di varie specie e di varia natura e che hanno caratteri diversi: sono esse le norme giuridiche o del diritto, le norme religiose e le norme morali. e morali -
Le norme morali sono rivolte alla coscienza dell'uomo, per indirizzarlo al bene ed alla virtù e promuoverne il perfezionamento etico.
Le norme religiose e morali non sono imposte e dichiarate obbligatorie dallo Stato, ma sono lasciate all'osservanza spontanea dei consociati. Non sono quindi munite di sanzione giuridica, ma hanno una sanzione, che consiste nella minaccia di pene future nella vita ultraterrena o in punizioni dell'autorità ecclesiastica per le norme religiose, e nel rimorso o nel biasimo degli amici e parenti per le norme morali.
Anche le norme religiose e morali, pur non essendo obbligatorie, hanno grande importanza sociale, perché regolano l'attività umana e sono osservate spontaneamente dalla grande maggioranza dei consociati. Lo Stato stesso fa grande assegnamento sui sentimenti religiosi e morali dei consociati per l'osservanza spontanea delle norme giuridiche.
Le norme giuridiche che si presentano rispetto al contenuto e sotto forma di precetti o comandi, i quali:
- impongono di fare qualche cosa ( precetti o comandi imperativi: esempio pagare le imposte, prestare il servizio militare) ;
- vietano di fare qualche cosa (precetti o comandi negativi: esempio non uccidere, non rubare);
- permettono di fare qualche cosa (precetti permissivi: esempio cedere un contratto);
Tuttavia, poichè le norme giuridiche limitano l'attività dell'uomo, frenandone l'arbitrio, o impongono azioni o cooperazioni idonee a favorire il conseguimento dei fini collettivi, non sempre sono osservate spontaneamente. Ma poiché sono indispensabili per la stessa esistenza della società, devono essere osservate da tutti .
Perciò sorge e si afferma nella collettività una autorità superiore ai singoli, che organizza giuridicamente e politicamente la società ed emana o riconosce le norme giuridiche, imponendone l'osservanza con la forza nei confronti di coloro che non le osservano spontaneamente. Questa autorità superiore ai singoli è lo Stato, che si può definire come l'organizzazione di un popolo su un territorio sotto un potere sovrano originario, il quale mira a realizzare gli interessi generali di tutta la collettività, ed è l'organo del diritto, perché emana o riconosce le norme e le rende obbligatorie"
Abbiamo riportato fedelmente queste note introduttive alle Istituzioni di Diritto, di Dante Callegari - Ed. SEI, per rendere doveroso omaggio ad un Maestro del diritto per un valido testo che da oltre mezzo secolo forma vaste schiere di studenti, e che sintetizza ancora in modo mirabile, gli elementi , il fine e gli aspetti peculiari della norma giuridica, base insostituibile per la creazione e l’organizzazione della società civile e quindi dello Stato.
Non abbiamo voluto elaborare nozioni diverse da quelle apprese sui banchi di scuola perché ci sembravano già chiarissime, incisive, perfette. Ed infine perché proprio l’autorevolezza dell’Autore, fosse garanzia per il lettore che le definizioni riportate non sono intepretrazioni arbitrarie, ma le basi dottrinali riconosciute e fondanti della scienza giuridica, non la ricostruzione “interessata” di un interprete non obiettivo.
Abbiamo scelto un testo semplice, ma chiaro, preciso e completo, che meglio dei ponderosi trattati giuridici universitari fà comprendere appieno ai cittadini tutta la problematica connessa al mondo giuridico, per la soluzione reale dei problemi dell’uomo.
L'uomo che faticosamente esce dalla notte dei tempi e vuol vivere in comunità organizzate e solidali. E' l'uomo sapiens che cerca razionalmente le basi del vivere civile, della società ordinata, regolata dalle norme per la pacifica convivenza.
E' un nuovo mondo che si prospetta all'alba dell'umanità, che finalmente tenta di uscire dalla barbarie, dal predominio della forza bruta, della sopraffazione e dalla legge del più forte, per trasmigrare faticosamente verso la civiltà. Civiltà che per essere tale, effettiva , giusta e razionale deve necessariamente definirsi e qualificarsi sui canoni della civiltà giuridica.
In questo momento di grave crisi economica, sociale, morale e di perdita d'identità culturale, seguiremo il nostro ideale filo conduttore, la logica giuridica, partendo sempre dagli elementi basilari del diritto, coniugandoli con i principi sani dell'economia e cercheremo di cogliere la ratio, il fondamento del nostro ordinamento, di trarne spunto per difendere con ogni mezzo legale gli interessi dei cittadini italiani , la nostra identità culturale, i valori etici e religiosi della nostra Gente, troppo spesso ignorati e trascurati dalla classe politica, in nome di un buonismo stomachevole, che spesso nasconde ben altri interessi, sempre e soprattutto di tipo economico .
L’interesse pubblico trascurato da troppi amministratori pubblici è spesso un interesse economico puro e semplice, che purtroppo sconfina sovente in reati di natura penale, sia perché i soldi finiscono nelle tasche di amici e faccendieri, sia perché i soldi non si impiegano nell’interesse degli italiani, sia perché si utilizzano in dispendiose opere faraoniche, interminabili ed inutili, che rimangono per sempre incompiute, in dissoluzione, veri e propri monumenti funebri alla giustizia contabile,civile e penale, a dimostrazione della protervia intemerata della nostra classe dirigente, spesso avallata da una parte della burocrazia più demenziale.