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lunedì 7 ottobre 2013

I partiti di destra sotto le insegne di Alleanza Nazionale ?

I partiti di destra sotto le insegne di Alleanza Nazionale ?

La  manifestazione a Roma  per il 9 novembre

"Nel momento peggiore per la politica nazionale; nelle contorsioni e giravolte che caratterizzano i partiti, a cominciare da Pd e Pdl, non e' piu' possibile esitare. E possiamo annunciare che ha preso forma una federazione di forze politiche che hanno deciso un percorso comune per la costruzione di una nuova destra nel paese, con la volonta' di ritrovarsi anche con Fratelli d'Italia". Lo sottolinea  Francesco Storace,  su 'Il Giornale d'Italia': "Il 9 novembre – precisa il leader de La Destra  - nella data che simboleggia il crollo del muro di Berlino, ci ritroveremo a Roma con La Destra, Fli, la Fiamma Tricolore e Io Sud, assieme ad altre associazioni, fondazioni, circoli, per rilanciare il messaggio della sovranita', ripartendo da Alleanza nazionale. E' il suggello del mandato che ricevetti al comitato centrale di Orvieto del luglio scorso".
"L'altra sera, assieme a Roberto Buonasorte - quale  editore de Il Giornale d'Italia, da mesi ' in prima fila per la riunificazione di un mondo che sembra stentare a ritrovarsi - ci siamo visti con Roberto Menia per Futuro e Liberta', Luca Romagnoli per la Fiamma e Adriana Poli Bortone, per Io Sud. Con noi, Domenico Nania, Antonio Buonfiglio, Salvatore Tatarella, Oreste Tofani. Ci siamo visti per affermare il dovere - sottolinea  il comunicato approvato alla fine dell'incontro - di 'unire le diverse anime della destra italiana, oggi divise'".

"L'intesa si fonda sul manifesto politico programmatico lanciato nello scorso mese di luglio dagli intellettuali della destra, richiama nello spirito e nel simbolo di Alleanza Nazionale il terreno comune e unificante da cui ripartire, con l'obiettivo dichiarato di riunire in un unico soggetto tutti i segmenti della destra italiana; e' un'iniziativa dunque che va a sommarsi e non a collidere con l'Officina di Fratelli d'Italia. In questo spirito e' stata indetta una grande manifestazione per il 9 novembre a Roma, con cui nascera' ufficialmente la federazione tra i soggetti promotori e tutti quelli che, partiti o associazioni, vi vogliano aderire. L'invito e' a partecipare con tricolori e bandiere di AN". 

giovedì 18 aprile 2013


L'Italia ha bisogno di un governo

 forte e stabile

(PdL) A quasi due mesi dalle elezioni non abbiamo visto ancora nascere il nuovo governo.
All’Italia serve un governo forte e stabile, capace di prendere le misure necessarie per uscire dalla
 recessione, ridare fiducia nello Stato, dare nuovo lavoro e diminuire le tasse.
Un governo politico dotato di pieni poteri, fondato sulla fiducia del nuovo Parlamento. Dopo la costituzione
 di  un Governo nella pienezza dei propri poteri, ha senso dare vita alle Commissioni permanenti ed avviare
 l’attività  legislativa ordinaria. Tuttavia il fatto grave non è che non siano «partite» le Commissioni, ma che
 non ci sia ancora un Governo.

Vogliamo rispettare la Costituzione, le regole, la prassi istituzionale consolidata, per evitare di aggiungere
ulteriore confusione allo stallo politico, che ha precise responsabilità. Oggi come nel 2006, il centrodestra,
 ha fatto un gesto di responsabilità offrendo la propria disponibilità a partecipare ad un governo per 
rispondere alle esigenze del Paese.
Come nel 2006 anche oggi la risposta della sinistra è stata spocchiosa e arrogante. In questo
 atteggiamento, portato avanti dal segretario del PD Bersani, risiede la ragione dello stallo politico ed
 istituzionale che viviamo in questi giorni; uno stallo che per essere superato non necessita né di alchimie
 da prima Repubblica né di furbate avventuriste come quella di chi spera di eleggersi un nuovo Capo dello
 Stato che rimandi l’attuale leader del PD alle Camere a trovarsi una maggioranza numerica purchessia.
 Bastano unicamente buon senso e responsabilità.


mercoledì 9 gennaio 2013

Maroni ce l'ha con La Russa "Noi mai Fratelli d'Italia"


RASSEGNA STAMPA
da LIBERO
08.01.2013



TURBOLENZE NEL CENTRODESTRA

Maroni ce l'ha con La Russa 

"Noi mai Fratelli d'Italia"

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TrisBobo: Cambino nome o non corriamo con loro in Lombardia". L'ex ministro della Difesa: "Sarà uno scherzo, proprio loro che con Forza Italia hanno fatto di tutto"












Dopo il botta e risposta sul candidato premier ("Potrebbe essere Alfano" aveva detto Berlusconi, "Ma noi preferiamo Tremonti" aveva replicato Maroni), tra Pdl e Lega scoppia la "grana" Fratelli d'Italia. No, La Russa e i suoi non c'entrano: è il nome che non va. almeno, stando a sentire quanto dice il segratario federale Roberto Maroni. Che, a poche ore dall'annuncio dell'intesa col Cav si trova il problema di placare l'ira di una parte della sua base, delusa dall'accordo con un partito che ha fino a poche settimane fa sostenuto il governo Monti ("mai con Monti e mai con chi è stato con lui" aveva giurato Bobo poco tempo fa). E allora, ecco che il successore di Bossi si inalbera sul nome del partito targato La Russa-Crosetto-Meloni: "O cambiano nome o non ho intenzione di correre insieme a loro, con quel nome che ricalca il titolo dell'inno di Mameli" avrebbe detto Maroni






sabato 29 dicembre 2012


RASSEGNA STAMPA

da LA REPUBBLICA 
28.12.12


Lista unica al Senato, coalizione alla Camera.
Monti: "E' nata una nuova formazione politica"

Il premier uscente: "Vigilerò. Ho avuto un consenso ampio dai centristi". Al Professore l'ultima parola sulle candidature per evitare i riciclati. 'Avvenire' critica Berlusconi: "Governi inconcludenti". L'appoggio di Bagnasco: "Riconosciamo onestà ". Casini: "Ora al lavoro". Salta l'intervista al Cavaliere al Tg1 delle 20

 Lista unica al Senato, coalizione alla Camera. E Monti annuncia, in una conferenza stampa al Senato, la nascita di una nuova formazione politica, di cui, comunque, il premier dimissionario sarà al vertice. È stato il primo dei giorni decisivi per il destino politico del Professore. Il premier è tornato a Roma dove si è svolto il vertice con gli alleati di Italia Futura, Udc e Fli in una sede non istituzionale. Un incontro durato oltre quattro ore, con Pierferdinando Casini, Andrea Riccardi, Corrado Passera, i rappresentanti di Italia Futura, il capogruppo di Fli alla Camera Benedetto Della Vedova e Linda Lanzillotta. Il premier è stato sottoposto a un autentico pressing affinché rompesse gli indugi e decidesse di giocare in prima persona la partita delle prossime elezioni politiche. 



venerdì 21 dicembre 2012

Meloni e Crosetto via dal Pdl Con La Russa nasce Fratelli d'Italia




RASSEGNA STAMPA
da IL MESSAGGERO
21.12.12


Meloni e Crosetto via dal Pdl
Con La Russa nasce Fratelli d'Italia

Ma nel simbolo del nuovo partito ci sarà anche la scritta

 Centrodestra nazionale




ROMA - Dalla coalizione al cartello. Il Pdl si scompone e ricompone con una nuova geografia in poco più di 48 ore. L'ex ministro Ignazio La Russa ha appena battezzato il suo Centrodestra nazionale, dove arrivano anche Giorgia Meloni e Guido Crosetto. I due, che domenica scorsa avevano detto fuori Scajola e Dell'Utri o ce ne andiamo, abbandonano il Pdl e si alleano con l'ex colonnello di An e la sua formazione fondando Fratelli d'Italia.

Ma sul nome c'è ancora un braccio di ferro in corso. La trattativa si sarebbe sbloccata solo alla fine, dopo aver sciolto il nodo del simbolo. All'ultimo momento, sarebbero stati accontentati i larussiani, decisi a tenere nel logo anche la scritta Centrodestra nazionale, nata appena un mese fa con la registrazione presso l'Ufficio brevetti del ministero dello Sviluppo. Dopo un confronto serrato, raccontano, la mediazione raggiunta avrebbero soddisfatto tutti: Crosetto e Meloni sarebbero riusciti a inserire la scritta Fratelli d'Italia, in testa al simbolo su sfondo azzurro sopra il nodo tricolore, mentre La Russa avrebbe ottenuto il nome Centrodestra nazionale nella parte bassa.

domenica 16 dicembre 2012


RASSEGNA STASMPA

da IL TEMPO

NOTIZIE - POLITICA

16/12/2012,

Alfredo Mantovano è tra i promotori della manifestazione che oggi vedrà riuniti tutti 

- o quasi - i big del Pd


l.


Un fronte che sembrava isolato fino a qualche settimana fa ma poi è diventato 
maggioritario nel partito. E ora che al «progetto» manca solo il sì di Mario Monti, 
l'ex sottosegretario si gode i primi risultati: «Le reazioni scomposte della sinistra - 
spiega - sono la dimostrazione che la partita è riaperta». Onorevole Mantovano,
 cosa succederà oggi a Roma? «Abbiamo appena finito di stilare il documento che 
costituirà la base programmatica. Ognuno dei leader delle varie associazioni 
presenti ne declamerà una parte e Alfano pronuncerà l'intervento conclusivo. 
La novità è che non ci saranno novità. I valori sono ancora quelli fondanti del Pdl,
 le nostre idee su economia, giustizia e temi etici. Non parleremo di alchimie, ma 
di contenuti». Chiederete a Monti di farsi leader di questi valori? «L'invito è già 
partito dal presidente Berlusconi in una sede autorevolissima, il vertice del Ppe. 
Ribadiremo solo che questi sono i nostri contributi programmatici e che la
 leadership di Monti sarebbe opportuna». Ad oggi quante possibilità ci sono che
 questo accada? «Non faccio pronostici, posso solo formulare auspici. Un dato 
è certo: con Monti in testa ci sarebbe la garanzia di uno schieramento ampio in
 grado di giocarsi una partita elettorale che sembrava persa. Come elemento di 
rassicurazione bastano le reazioni della sinistra: Bersani è tornato a corteggiare 
Casini, D'Alema è arrivato a parlare di immoralità. È il segno che la partita è
 riaperta».




domenica 2 dicembre 2012

Gasparri: Berlusconi tenga unito il Pdl


Gasparri: Berlusconi tenga unito il Pdl

Il commento del capogruppo del Pdl al Senato

Maurizio Gasparri
"Bisogna tenere unito il centrodestra, guardare al futuro, quello che poi aveva detto Berlusconi alcune settimane fa, l’indecisione, il cambio di strategie ci creano un danno, nel momento in cui bisogna parlare più di cose concrete che di formule astratte: quanti partiti, quante liste.

Possiamo ancora essere la prima e più importante proposta per i moderati italiani. Non ritengo un’eventuale diaspora degli ex An una prospettiva positiva perché sarebbe comunque un ritorno alle origini: si azzererebbe un percorso comune, poi, quando ci si divide e bisogna cercare i voti, i motivi di frizione e di discussione diventano prevalenti e possono innescare dinamiche negative. Mi auguro che chi ha fondato il Pdl non abbia altre idee, perché sarebbe un pò clamoroso che chi ha fondato e guidato un partito e ne ha la leadership sostanziale mediti altre vie. Sarebbe sbagliato spacchettare il partito e inventare liste o riproporre simboli gloriosi e importanti che hanno fatto la storia della politica italiana ma che sono appartenenti a una fase diversa. In caso contrario, più liste porterebbero inevitabilmente a diaspora confusione e competitività, ognuno vorrebbe prendere dei voti quindi tenderebbe a distinguersi: indicare via di unità e coesione é un dovere". Lo ha affermato il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri

giovedì 29 novembre 2012

Questo “MANIFESTO”: PATRIA LAVORO LIBERTA'


 Dal Manifesto di PATRIA LAVORO E LIBERTA', movimento politico fondato dall'on.Giulio Tremonti, continuiamo la pubblicazione della prima parte del testo del documento   

                                             § 9. Questo “MANIFESTO”.
E’ per questo, non solo perché sono finite le vecchie ideologie politiche, con la loro vecchia metrica, è soprattutto per questo che questo “MANIFESTO” non è né di destra, né di sinistra.
Non si deve avere paura della verità. All’opposto, questo è un tempo in cui servono parole di verità.
Per cominciare: non c’è tecnico e non c’è straniero che verrà a “salvarci” (sic!).
Non c’è “paracadute di Francoforte” a cui appenderci.
Non c’è salvezza, per l’Italia, se ci illudiamo su tutto questo, se tiriamo a campare, se non ci svegliamo, se continuiamo a stare dentro ad un sistema che è stato inventato dai maghi del denaro nel loro esclusivo interesse ed a loro immagine e somiglianza, se accettiamo tutto il derivato armamentario di orrori e di errori che, in altre parti d’Europa, si è da ultimo già visto e sperimentato.
In realtà non c’è salvezza se restiamo dentro ad un sistema in cui le perdite non sono addebitate a chi le ha causate, ma girate da una tasca all’altra e comunque sempre ad una tasca diversa da quella del colpevole!
Girate prima dalle banche e dalle finanziarie agli Stati e poi dagli Stati alle Banche centrali.
In Europa le perdite vengono indirettamente o direttamente girate dalle banche e dagli Stati alla Banca Centrale Europea (BCE). Una banca questa che, pur molto meno potente della Federal Reserve USA, è tuttavia già oggi molto più intossicata, titolare di un “quantum” ancora maggiore di attività finanziarie tossiche!
Negli USA, in parallelo, le perdite sono girate alle Federal Reserve (FED) che, dopo quanto già ha fatto, comprerà ancora ogni mese per due anni ben 40 miliardi di dollari di titoli tossici.
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Così facendo BCE e FED in realtà peggiorano, non migliorano la situazione, ignorando la saggezza secondo cui: “la moneta cattiva scaccia la moneta buona”.
Moneta cattiva è quella della BCE, che ora si dispone ad acquisti illimitati di titoli pubblici di dubbio valore. Moneta cattiva è quella della FED che sta inondando il mercato di liquidità.
Un conto è infatti una banca centrale che non compra niente, solo perché minaccia un suo intervento sul mercato. E infatti così, per il solo fatto della annunciata intenzione di usare la loro enorme forza, che le banche centrali bloccano “ex ante” la speculazione, con un decisivo effetto deterrente e/o preventivo. Come la bomba atomica, che funziona soprattutto e/o solo se non viene usata.
Un conto è invece una banca centrale che, comprando materiale tossico, e comprandolo proprio dagli spacciatori, fa uso atipico dei suoi poteri e strumenti, stampando moneta cattiva.
Come curare con l’alcool un alcolizzato.
Non avremo dunque salvezza fino a che staremo all’interno di un sistema in cui il mercato finanziario non solo non paga per le perdite che causa, ma riceve regali ed aiuti di Stato.
Così alimentando un meccanismo a moto circolare che alla fine drammaticamente riporterà le perdite ai cittadini.
Un sistema che non produce ricchezza prima, non produce sicurezza dopo.
Un sistema che non produce investimenti e lavoro e benessere, ma rischi.
Finora si è comprato solo tempo. Finora si è favorito solo un modello finanziario che (anche con le nuove regole contabili scritte a Basilea) spiazza le banche territoriali e per questa via spiazza soprattutto le piccole imprese.
Una sola cosa si ripete è sicura: alla fine, fra pochi anni o forse, purtroppo, drammaticamente molto prima, il conto lo pagheranno i cittadini!
Ed in specie cominceranno a pagarlo i cittadini dei paesi considerati più deboli: noi in Italia!
In sintesi: non ci possiamo affidare solo alle cure economiche “europee”.
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Quelle finanziarie sono infatti solo temporanee e sono comunque a pagamento (prima l’ossigeno, poi la fattura, con gli interessi).
Quelle economiche, più che curare fanno del male, creando recessione, disperazione, emigrazione. A titolo puramente indicativo, a questo proposito:
a) con la crisi, la Grecia ha perso quasi 1 milione di abitanti: emigrati per sfuggire alla disoccupazione, alla disperazione;
b) l’Irlanda, su 4,5 milioni di abitanti, ha oggi un tasso di emigrati pari a 70.000 all’anno. Per questo paese il pendolo della storia pare tornato all’ ‘800!;
c) dal Portogallo, su 10,5 milioni di abitanti, nel 2011 sono già emigrate 120.000 persone.
Cure uguali non possono funzionare e non funzioneranno neppure per l’Italia! Non si può continuare a scambiare gli effetti con le cause, la malattia con la medicina, i killer con i salvatori. Non ci si può sempre continuare ad illudere che l’agire “ex post” e l’ agire “ex ante” siano la stessa cosa. Non si può seguitare a guardare a tutto, tranne che all’essenziale!
Così facendo, l’economia continuerà ad affondare, non ci saranno veri tagli alla spesa pubblica o reali riduzioni fiscali, il bilancio dello Stato continuerà a peggiorare, la stretta creditizia continuerà ad aumentare, le tensioni sociali cresceranno, i mercati finanziari diventeranno alla fine sempre più esigenti… fino alla fine.
Come si è scritto sopra, tutto quello che è di colpo successo sull’Italia ed in Italia nell’ultimo anno non era fatale (come si è notato sopra) ed oggi non è comunque irreversibile.
Poteva essere evitato prima, nel giugno 2011, se allora non fosse cambiata (e come…cambiata!), la politica economica italiana.
Ma soprattutto è oggi, è ora, che si deve e si può imboccare l’“uscita di sicurezza”.

lunedì 26 novembre 2012

L’anno “salvifico” del governo tecnico


 Dal Manifesto di PATRIA LAVORO E LIBERTA', movimento politico fondato dall'on.Giulio Tremonti, continuiamo la pubblicazione della prima parte del testo del documento               


                            § 6. L’anno “salvifico” del governo tecnico.

Come si è premesso, ogni giorno la propaganda insiste con il suo grottesco ottimismo: l’Italia avanza, l’Italia attacca… goal della Germania!

La realtà è che stanno ormai progressivamente svanendo le illusioni che l’anno scorso si sono create, o che l’anno scorso sono state create ad arte, intorno al cosiddetto “governo tecnico”.
Un governo “strano”, ma anche “salvifico”, come esso stesso si è autodefinito.
Un governo appositamente creato per portarci tre doni: la stabilità finanziaria; la crescita economica; la normalità politica.
Finora non è andata esattamente così e ad oggi non è certo così:
a) stabilità finanziaria? abbiamo uno “spread” ora stabilmente posizionato nella
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fascia che va da 300 a 400 punti base in più, rispetto alla Germania, e disceso dai circa 500 punti base ancora registrati nel gennaio 2012, ma solo per effetto degli interventi operati od annunciati dalla Banca Centrale Europea, prima in gennaio, e poi in luglio.
Un livello, quello attuale, che in ogni caso può purtroppo sempre risalire (sta già risalendo!);
b) siamo in piena recessione economica, verso il -3%, con un deficit pubblico che a sua volta tende verso il 3% e con un debito pubblico a sua volta in continua salita!;
c) lungi dal normalizzarsi, il sistema politico-istituzionale italiano si sta infine fulminando in un pericolosissimo cortocircuito, tra politica, tecnica e protesta.
E’ così che il governo tecnico non è riuscito in ciò che voleva, od in ciò che dal governo si voleva, la stabilità finanziaria e la normalità politica, mentre è riuscito in ciò che non voleva e non si voleva: la recessione economica, che sta creando destabilizzanti effetti “boomerang”.
Comunque, oltre ai dati economici, ciò che oggi e per il futuro preoccupa è soprattutto la non raggiunta stabilità dell’Italia e questa è a rischio proprio nel citato cortocircuito politica-tecnica-protesta.
Un cortocircuito di questo tipo prima non si era mai visto.
E’ una novità che emerge a cavallo tra il 2011 ed il 2012, ed è una novità che è stata specificamente prodotta dal fatto che, proprio a fine 2011, prima la politica ha ceduto alla tecnica e poi tutte e due insieme, tecnica e politica, hanno commesso gravissimi e non necessari errori “tecnici”.
Ed è proprio questo insieme di politica, di tecnica e di errori, che nel paese ha violentemente alzato e sta alzando il livello della protesta popolare.
N.B. Va per correttezza notato che da ultimo la politica è tornata sulla scena, e lo ha fatto per conto ed a titolo proprio, senza intermediazione tecnica. Un tipo di politica che, offendendo il popolo con il suo maleaffare, e facendolo per di più nel pieno di una dura crisi economica, evoca ed attualizza la figura storica del “giudice vindice”.
In sintesi si può dire che oggi, da parte del paese, la domanda di governo è alta.
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Mentre è molto bassa l’offerta di governo fatta, insieme, dalla politica e dalla tecnica.
Stando così le cose, l’astensione e la protesta sono quasi certe, mentre la condizione essenziale della governabilità è del tutto incerta.
Ed è, tutto questo, un insieme che compone una miscela micidiale. Quella che oggi investe l’Italia è infatti una crisi doppia: una crisi economica esterna + una crisi politica interna.
“…perchè non siam popolo, perchè siam divisi”.
Anche per questo, per come gli italiani ancora oggi sono divisi, tanto fuori dalla politica (astensione, protesta), quanto dentro la politica, soprattutto dopo l’arrivo della tecnica dietro cui la “politica” cerca di mascherare le sue devastanti debolezze è soprattutto per tutto questo che il grado di instabilità e di incertezza che oggi abbiamo in Italia, come centocinquanta anni fa è tornato ad essere potenzialmente, anche economicamente preoccupante. Se l’Italia chiederà gli aiuti europei il ciclo dell’instabilità e dei governi deboli continuerà a logolarla, con qualsiasi premier (per un approfondimento sul rischio presente e futuro di caos politico in Italia, se interessati, si veda la SCHEDA n.6 (sul sito www.listalavoroliberta.it).

§ 7 Cosa è davvero successo e cosa sta succedendo in Italia?

Chi semina vento raccoglie tempesta! Chi di “spread” ferisce, di “spread” perisce!
Artefice e vittima del suo destino, prima il governo tecnico si è formato in una atmosfera di esagerata paura economica, ora ne è vittima.
Vittima tanto della paura che lo ha generato, quanto della “paurosa” depressione che esso stesso ha creato.
Ancora una volta, si verifica dunque che è soprattutto la paura che fa la paura!
Prima sono state drammatizzate oltre misura le pur reali difficoltà dell’Italia, presentandole come difficoltà solo dell’Italia, allora nascondendo ad arte quelle più gravi dell’Europa, difficoltà che per contro solo ora vengono evidenziate ed anzi spesso ad arte addirittura esagerate.
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Poi si sono create l’illusione e la speranza su di un possibile miracolo.
Infine sono stati commessi troppi errori.
Quali errori? Gli errori non sono stati tanto nell’avere imposto sacrifici, quanto nel modo caotico e casuale, irrazionale ed iniquo in cui questi sono stati imposti, per accumulazioni successive.
E soprattutto imposti senza una “cifra democratica”, con lo stile misterioso dell’oracolo, senza dare speranze, senza dare una prospettiva, solo in base a misteriosi calcoli finanziari, questi alla fine rivelatisi pure sbagliati (su tutto questo, sugli errori del governo tecnico, se interessati, si veda più in dettaglio la SCHEDA N.7 sul sito www.listalavoroliberta.it).
Da sempre l’economia e la società hanno invece bisogno di stabilità, di certezza.
Appena l’anno scorso, la maggiore incertezza era sul cambio tra l’euro ed il dollaro.
Oggi la maggiore incertezza è sul cambio tra l’euro e qualcosaltro!
Dall’IMU alla benzina, dall’inflazione alla disoccupazione, dal clima di paura che è stato creato, al caos come nel caso degli “esodati”, o al caos creato con l’incertezza su quanto è davvero dovuto al fisco, ancora al caos prodotto, con le nuove riforme per rilanciare l’economia e per semplificarla.
Immaginatevi di stampare la gazzetta ufficiale e di mettere le pagine una accanto all’altra: occupano una superficie pari a 40 campi da calcio ovvero pari a 180 campi da tennis.
Oggi il conto cumulato di tutto questo lo pagano gli italiani, via via sempre più deprivati ed impoveriti e soprattutto disorientati e spaventati. Ora appunto, come nei secoli passati.
Senza stabilità, con questo grado di incertezza e di insicurezza, non si compra, non si consuma, non si assume, non si investe.
E di riflesso si sale nella scala dell’incertezza: dall’incertezza economica si sale all’incertezza sociale e di qui ad una incertezza ancora più vasta e profonda, perchè generale ed esistenziale.
Nel dopoguerra in Italia non c’erano i soldi, ma c’era la vita!
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Oggi anche chi ha i soldi non li spende, perché ha paura. E la paura cresce, a sua volta, se il denaro, fatto per circolare, in realtà non circola.
Una volta si falliva per debiti, oggi si fallisce in una forma del tutto nuova: si fallisce per crediti!
Nelle nostre strade si stanno diffondendo i cartelli “compro oro”.
Weimar cominciò così! Quando la crisi arrivò al ceto medio.
Tutto questo– si ripete – genera una atmosfera che ci confonde e ci paralizza. Come se sull’Italia fosse calata una coltre, tutto è offuscato. Una luce grigia che incide sull’oggi e sul domani, che toglie ai giovani la speranza nel futuro, che crea negli anziani l’angoscia per il presente.
E’ così che siamo entrati in una fase difficilissima della nostra vita nazionale.
E’ in gioco il nostro destino.
Tutto questo il popolo lo capisce, lo sente.
Non i partiti vecchi. Non il palazzo, dove la politica si è rinchiusa come in una sua speciale casa degli specchi.
Qui ancora usano sfilare i “generali dell’armata morta”. E qui ancora recitano figure che sono ormai solo le marionette di sé stesse.
In un gioco grottesco per cui, avendo chiamato i tecnici per fare ciò per cui erano stati eletti, i politici tra di loro si stupiscono per il fatto che oggi i comici vogliano fare i politici facendosi eleggere!
Ma purtroppo c’è di peggio. Guardando più nel profondo, c’è infatti qualcosa che è insieme ancora più grave ed ancora più forte.
Avendo già fornito sostegno liberatorio ed entusiastico alla “tecnica”, ai tecnici ed al governo tecnico, i vecchi partiti - tanto di destra, quanto di sinistra - hanno alzato le braccia davanti al mercato finanziario.
Una entità, il mercato finanziario, di cui i vecchi partiti, pur temendolo, pur servendolo, nulla sanno e niente capiscono. Il che non è una attenuante, ma una aggravante!
Suggestionati e succubi, come davanti al portiere di notte, non vogliono fare nulla che possa turbarne l’“ordine”, ansiosi all’opposto di captarne il favore, di eseguirne gli ordini, di proteggere l’argenteria della gente del castello.
 Lavorando così insieme, a volta come semplici pali, a volte con un ruolo un po’ più importante: come complici.
Tutti comunque ansiosi di replicare, pur se a modo loro, l’azione già fatta quest’anno a sostegno del governo tecnico, cullandosi nella speranza di poter tornare a farlo un minuto dopo le elezioni, di nuovo tra di loro “responsabilmente” uniti.
Uniti da destra a sinistra, per mascherare la propria debolezza all’ombra della forza esterna fornita alla finanza internazionale.

§ 8. “Destra e sinistra, per noi pari sono”

La destra si fonda su tanto banali quanto fallimentari parole d’ordine mercatiste: agita le sue bacchette magiche, che poi sempre hanno dimostrato di portare con sé caos, conflitti e crisi; vuole la ricchezza, ma senza le nazioni, perché si può fare a meno dello Stato, se si venera il denaro come un feticcio pagano; pensa che davvero ci possa essere libertà personale senza sicurezza sociale: la vita vista solo come un “gratta e vinci” o come un ring, su cui vince il più forte, avendo in mente la dominante prospettiva della morte del prossimo;
La sinistra ha per suo conto tagliato le radici con il passato, è avversaria delle tradizioni, è diventata più cosmopolita che internazionale, in marcia verso il nuovo ed il diverso, questi intesi come espressione dell’ideologia del progresso: immigrazione, come chiamata del popolo di ricambio, questo un popolo nuovo e più docile, al posto di quello vecchio; e poi ancora “famiglie orizzontali”; attesa per figure redentrici di umanità varia.
Soprattutto, la sinistra si è iscritta a quello che da ultimo le si è presentato come il più aggiornato circolo della ragione: il mercato finanziario, entità metafisica capace di contenere l’idea pura del mondo nuovo, capace di equalizzare gli operai con i funzionari del Fondo Monetario Internazionale, tutto in un vortice fatto da crescita infinita e magico culto dello scambio per il consumo.
Come alla fine ed in sintesi è evidente è che ciò che hanno in comune, la destra e la sinistra, è soprattutto la reciproca rispettiva base nell’attività di servizio al dogma del mercato finanziario, cui tutto è dovuto.
Tutto, anche se il suo rito postula il sacrificio delle sovranità nazionale e della dignità personale.
 Soprattutto e “responsabilmente” domina infatti la ragion di Stato.
E’ infatti lo stato d’eccezione finanziaria che – si ripete- ci viene presentato come la nuova ragione di Stato, fonte ispiratrice di politiche fatte da applicazioni di salassi “sanguisuga”, da chiacchiere su sviluppo e crescita, da rifiuto o scarso interesse per la solidarietà sociale od, in alternativa, da inganni sul tema, infine da genuini interessi alla conservazione delle proprie specie.
In sintesi, ciò che ormai distingue la sinistra e la destra è ben poco. Un poco che del resto emerge dalla pochezza dei rispettivi programmi.
A sinistra e dintorni si comincia parlando della crisi, ma solo per litigarci sopra, poi se ne ignora la causa e dunque se ne accettano come ineluttabili e fatali gli effetti.
La prova è che ancora si ripetono, e con assoluta letterale precisione, le formule già usate cinque, sette, sedici anni fa.
Niente sulle cause della crisi, niente sui reali e coloniali effetti della crisi, soprattutto niente sul “che fare” per batterla.
Solo giri di parole e di fumo e quantità industriali di promesse. Promesse fatte sapendo che “le promesse impegnano solo chi le riceve”, essendo inventati od impossibili i mezzi per mantenerle.
Salvo poi indirizzare all’estero, fuori dall’Italia, un diverso e più preciso messaggio: il messaggio della ferma intenzione di continuare a fare, da soli od in compagnia degli “avversari”, di continuare a fare “i compiti a casa”, applicando all’Italia tutte le sanguisughe ritenute necessarie, per un salasso senza fine e senza speranza. Proprio come finora “tecnicamente” è stato fatto.
A destra e dintorni, fermo questo comune reale e sperimentato impegno, propagandisticamente pare che ci si posizioni tra Pinocchio e Lucignolo.
Più in generale sta di nuovo per tornare in scena, più o meno aggiornata, la citata “collezione estate-autunno 2011”.
In specie, nella logica del “colpo grosso”, da destra si punta soprattutto a prendere quanti più voti possibile, senza pensare a cosa si saprà fare dopo, senza pensare a cosa succederà dopo.
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“Chi vuol essere lieto sia, del doman non c’è certezza!”.
Tanto poi ancora verranno i tecnici, con le loro sanguisughe!


Sarà ballottaggio Bersani-Renzi


RASSEGNA STAMPA
da il CORRIERE DELLA SERA
del 26.11.2012


Sarà ballottaggio Bersani-Renzi 

Il segretario avanti rispetto
al sindaco. Vendola è terzo. Code ai seggi e molta partecipazione Cruccu

Bersani: «Stracontento per l'affluenza, le primarie le ho volute io». Renzi: «Abbiamo vinto nelle regioni rosse». Vendola: «Pier Luigi, i miei voti te li devi conquistare»

domenica 25 novembre 2012

La nuova potenza mondiale: il mercato finanziario.


Dal Manifesto di PATRIA LAVORO E LIBERTA', movimento politico fondato dall'on.Giulio Tremonti, continuiamo la pubblicazione dei paragrafi 3,4 e 5  del documento


                             § 3 La nuova potenza mondiale: il mercato finanziario.

All’interno della globalizzazione, accumulando in progressione geometrica le sue forze, una nuova superpotenza ha fatto la sua irruzione sulla scena della storia
La nuova potenza mondiale, il mercato finanziario, non ha esercito, non ha confini nazionali o continentali, ed anzi confina con chi vuole, non ha regole, non riconosce diritti, non è soggetta a corti di giustizia, non ha leader visibili, non ha un governo, ha solo un board.
Per avere una idea della sua potenza, rispetto alla economia del lavoro e dell’impresa, basta guardare questa figura:
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E’ vero che è una potenza basata sull’illusione, su di una ricchezza fatta di carta, fatta sulla follia di miliardi e miliardi di contratti derivati strutturati come geroglifici finanziari.
Questo è un esempio semplificato di derivato:
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Ma fino a che nessuno avrà il coraggio di dire che “il re è nudo”, anzi di dire che “il re è folle”, fino a che nessuno avrà il coraggio di capire e di agire di conseguenza (e qui di seguito vedremo invece come lo si può fare), fino ad allora questo è, e sarà e resterà il potere del denaro fatto finanza.
Proprio perchè è così potente, perché (come evidente nel grafico stampato sopra) è 12 volte più grande dell’economia del lavoro e dell’impresa, il mercato finanziario non si contrappone agli Stati, semplicemente perché li usa.
La nuova superpotenza non deve votare, semplicemente perché, e lo stiamo vedendo da ultimo anche in Italia, perché tende a svuotare la volontà popolare. Una volontà che ormai, sempre più di frequente, prima delle elezioni viene suggestionata ed impaurita.
E dopo le elezioni, se le elezioni non sono allineate rispetto alle aspettative, se ne sostituisce il risultato con qualcosa di “tecnicamente” più adatto. Magari nelle forme sperimentali nuove del fascismo finanziario.
Qui è bene comunque essere molto chiari, su di un punto preliminare.
Noi siamo a favore del lavoro, a favore della produzione a favore della manifattura e dei servizi, dell’industria e delle partite IVA ed anche a favore delle banche che fanno credito produttivo!
Noi siamo e restiamo più in generale decisamente a favore della libera economia di mercato, come è stata per decenni e decenni, per arrivare più o meno fino a pochi anni fa.
Tuttavia, e proprio per questo, per difendere il lavoro e le imprese e la libertà economica, proprio per tutto questo siamo radicalmente contro gli ultimi devastanti eccessi che già sono stati prodotti e che saranno prodotti, dal mercato finanziario.
Non è un caso, non è per caso che perfino il “Centro studi del partito conservatore inglese” (“Center for policy studies”) definisca “bastard” questi fenomeni!
In Italia ci sarà certo chi si scandalizzerà, per questo linguaggio…così poco elegante, così triviale! Per trovare un linguaggio ugualmente forte, si deve infatti risalire… ad Einaudi ed a Keynes! (si veda, su questo, la SCHEDA N.3 sul sito www.listalavoroliberta.it).
1989. 1994. 2001. 2007. Questa non è una sequenza cabalistica. Sono proprio questi infatti gli anni che hanno cambiato la struttura e la velocità del mondo, con una intensità, con una forza di accelerazione mai prima viste nella storia.
Più in generale, sulla nuova forma-mondo, sulla globalizzazione e sui suoi effetti economici, sociali e politici se interessati ad un approfondimento, si veda la SCHEDA N.4 (sul sito www.listalavoroliberta.it), dove in particolare si evidenzia la trasformazione intervenuta (con la globalizzazione) all’interno del sistema capitalistico. Il capitale finanziario, una volta solo accessorio, solo strumentale e perciò detto capitale circolante, è infatti divenuto, con la globalizzazione e nella globalizzazione, molto di più: è divenuto esso stesso il capitale dominante!

§ 4. L’attacco all’Italia, da parte del mercato finanziario.

Prima, per tantissimi anni, non è successo nulla di paragonabile a quello che solo oggi stiamo vivendo e vedendo.
Niente per decenni e decenni, quando pure l’Italia aveva il terzo debito pubblico del mondo, pur senza avere la terza economia del mondo.
Non è successo niente neppure nell’ultimo triennio, nel triennio di governo che va dal maggio 2008 al maggio 2011, pur questo un triennio già immerso nel pieno della crisi finanziaria, esplosa l’anno prima, nel 2007.
Un dato, per tutti: durante tutto questo trienno lo “spread” italiano sui titoli tedeschi è stato, e senza interventi della BCE, è stato mediamente pari a 113 punti base!
Su questo, si veda il grafico che segue:

Come è in specie evidente in questo grafico, la forza enorme del mercato finanziario si è scatenata sull’Italia solamente l’anno scorso, a partire dal giugno del 2011.
In particolare è stato solo al principio dell’estate del 2011 che lo “spread” ha fatto irruzione nella nostra vita, da allora suonando come una sirena ossessiva ed angosciante. Un messaggio di potere incombente trasmesso in modo che nessuno, Stato o cittadino, lo potesse ignorare, se non a proprio rischio.
Prima, si ripete, non c’era stato e non c’era assolutamente nulla di tutto questo. Come è stato correttamente notato, è stato solo da ultimo che:
“…in qualche momento, circa un anno fa, l’Italia si è spostata su di un equilibrio negativo, perchè gli investitori hanno perduto fiducia” (così Wyplosz, Giavazzi, Corriere della sera, 19 agosto 2012).
E’ vero che solo un anno fa l’Italia ha perduto una fiducia che invece prima aveva!
Allora infatti, circa un anno fa, davvero qualcosa si è rotto.
E questo qualcosa (e che cosa!) si è rotto per una ragione molto semplice: perché al mercato è stata da allora trasmessa una serie di messaggi destabilizzanti.
Nella esperienza della storia è proprio così, infatti, è quando si trasmettono al mercato messaggi destabilizzanti che partono le crisi dei debiti pubblici: quando proprio dal cuore di uno Stato cominciano a diffondersi nel mondo notizie destabilizzanti.
E, la storia insegna, è soprattutto a seguito di notizie di questo tipo che l’accesso al mercato comincia a chiudersi: i tassi richiesti sul debito pubblico salgono, in funzione del rischio massaggiato; un rischio per cui appunto si comincia a chiedere un “premio di rischio”!
E poi, presa questa corsa, le crisi accelerano, così autoavverandosi.
In realtà cosa è davvero successo, in Italia, l’estate scorsa?
E’ successo che:
a) in parallelo con l’esplosione in Europa della crisi sovrana dell’euro (crisi in Grecia, Irlanda, Portogallo… di riflesso, crisi del sistema euro nel suo insieme);
b) e proprio mentre iniziava nel mondo la guerra dei debiti pubblici, perché a seguito della crisi tutti gli Stati aumentavano le loro emissioni di titoli di debito pubblico, con gli Stati più forti che se del caso cominciavano a spiazzare quelli più deboli, e lo facevano anche usando i mezzi stampa, questi potentissimi nel mondo anglosassone e non solo;
c) proprio allora Palazzo Chigi si è trasformato, e si è presentato all’estero, come la nuova “cabina di regia” (sic!) della politica economica italiana.
Un “atelier” che (i) invece di guardare fuori, invece di guardare a cosa stava accadendo fuori dall’Italia, nel mondo ed in Europa; (ii) invece di seguitare nella vecchia sperimentata, ed ancora più saggia politica di prudenza, (iii) guardava invece solo all’interno ed indietro, solo avendo presente l’obiettivo politico di “riprendere i nostri (?) voti”, voti persi nelle ultime elezioni amministrative, (iv) e per questo appunto metteva in scena la sua nuova e stupefacente “collezione estate-autunno 2011”;
d) questa una serie fatta da annunzi irresponsabili (“ci vuole coraggio e non prudenza!”); fatta da promesse di “riduzione delle tasse” (senza dire come, per chi, etc); fatta da assicurazioni “francesi” (smentite da Parigi il giorno dopo) di rinvio al 2015 di quel pareggio di bilancio che era stato invece concordato in Europa
per il 2014; fatta da lettere suicide chieste da Palazzo Chigi alla BCE ed alla Banca d’Italia, lettere con cui il pareggio non era rinviato, ma addirittura anticipato al 2013, così da strangolare l’economia italiana; fatta da impegni astutamente aggirati in Parlamento, dopo essere stati solennemente assunti con l’Europa; infine, fatta da contraddizioni e negazioni in tempo reale, come nel surreale G20 di Cannes.
E’ tutto questo che, a partire dal principio dell’estate, ha innescato in Italia quella crisi finanziaria che poi è esplosa nell’autunno del 2011!
Su tutto questo, si può comunque vedere, più in dettaglio, la SCHEDA N. 5 (sul sito www.listalavoroliberta.it).

§ 5 La colonizzazione dell’Italia da parte degli altri Stati.

Oggi il rischio per l’Italia non viene comunque solo dal mercato finanziario. E’ partito dal mercato finanziario, ma non finisce certo solo con il mercato finanziario.
Oltre al mercato finanziario con i suoi “spread” ci sono infatti, a girare intorno all’Italia, anche gli altri Stati, le altre economie.
Questo soprattutto in Europa, soprattutto nell’area dell’euro.
Dall’ingresso nell’euro la Germania ha avuto la sua unificazione nazionale; la Francia ha avuto la conferma del suo prestigio, la tutela della sua agricoltura, etc.
L’Italia è entrata nell’euro per mettere il suo debito pubblico al sicuro dentro alla “fortezza di Maastricht” (sic!) e, di riflesso, per avere denaro sicuro a basso costo.
Oggi, in Germania, se vai in banca, il denaro te lo danno davvero ed a basso costo.
In Italia non te lo danno (più)… neppure ad alto costo!
E’ tutto merito della Germania, è tutto demerito dell’Italia?
Su tutto questo dovrebbe essere fatto un discorso molto più vasto rispetto a quello che si può fare in questa sede.
Ma sta di fatto che nel 2012, rispetto alla media europea, per l’Italia lo scarto di crescita è sceso di colpo a -2,2.

Sempre nel 2012, il calo del prodotto interno lordo italiano tenderà verso un -3%, molto al di sotto della media europea.
Parallelamente si stanno ampliando i nostri tassi di inflazione, di disoccupazione, etc.
In particolare, la crisi finanziaria sta contagiando il bilancio pubblico e questo contagia le banche e le banche strozzano le nostre imprese, che di riflesso vengono chiuse o spiazzate o comprate dalla concorrenza, soprattutto europea.
Per ironia, la crisi produce anche l’effetto collaterale di dirottare all’estero il nostro risparmio, così da finanziare, con i nostri soldi, proprio chi si vuole arricchire sull’Italia.
E’ così che, sviluppandosi lungo questa catena, l’attacco al debito pubblico italiano passa dal pubblico al privato, diventando attacco all’economia italiana nel suo insieme.
L’angoscia e l’incertezza fanno il resto: non si ha fiducia, non si compra, non si assume, non si investe.
E’ questa la via maestra che oggi l’Italia sta imboccando verso la sua colonizzazione.
Non è colpa degli altri, è colpa nostra!






venerdì 23 novembre 2012

“Noi siamo da secoli calpesti, derisi, perché non siam popolo, perchè siam divisi”.


Dal Manifesto di PATRIA LAVORO E LIBERTA', movimento politico fondato dall'on.Giulio Tremonti, continuiamo la pubblicazione del testo della prima parte



§ 1. “Noi siamo da secoli calpesti, derisi, perché non siam popolo,

                                      perchè siam divisi”.

Ora come allora, oggi come centocinquanta anni fa nell’inno d’Italia, sono in gioco la nostra sovranità nazionale e, con questa, la nostra personale dignità, la nostra libertà, la nostra proprietà.Insieme con la sovranità nazionale, si stanno infatti erodendo i margini tanto della nostra democrazia, quanto della nostra economia.Per cominciare vediamo le due prime questioni: la questione della sovranità nazionale, la questione della democrazia.Oggi, come allora, l’Italia rischia di diventare un paese che scivola nell’irrilevanza internazionale, o peggio. Perchè peggio?All’estero ora siamo certo particolarmente presenti nelle “foto di famiglia”, ma a vedere bene, a sentir bene tutto quello che sinceramente si dice all’estero, questo è proprio e solo perché siamo sentiti come un pericolo da vigilare, come un caso da8commissariare!E’ per questo, e solo per questo, non in positivo ma in negativo, che siamo tornati al centro della scena!Di riflesso, per questo, oltre l’apparenza della propaganda,l’Italia si presenta come un paese candidato a scendere nelle graduatorie internazionali. A scendere fino ad acquisire lo “status” tipico dei paesi a sovranità limitata.Un paese in cui l’unica forma di voto ammessa è perciò costituita solo dal voto utile.Un paese in cui il voto è utile solo come forma di vincolante sottoscrizione di un’“agenda” scritta all’estero, in teoria per salvarci, in concreto per colonizzarci.Senza neppure salvare le apparenze, perché dal mercato finero, questo è proprio e solo perché siamo sentiti come un pericolo da vigilare, come un caso dacommissariare!
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E’ per questo, e solo per questo, non in positivo ma in negativo, che siamo tornati al centro della scena!
Di riflesso, per questo, oltre l’apparenza della propaganda,l’Italia si presenta come un paese candidato a scendere nelle graduatorie internazionali. A scendere fino ad acquisire lo “status” tipico dei paesi a sovranità limitata.
Un paese in cui l’unica forma di voto ammessa è perciò costituita solo dal voto utile.
Un paese in cui il voto è utile solo come forma di vincolante sottoscrizione di un’“agenda” scritta all’estero, in teoria per salvarci, in concreto per colonizzarci.
Senza neppure salvare le apparenze, perché dal mercato finanziario siamo stati fatti precipitare in un permanente “stato d’eccezione”.
Lo stato d’eccezione finanziaria essendo per l’Italia ormai divenuto il sostituto moderno della vecchia “ragion di Stato”.
E’ così che poteri esterni ruotano la manopola del volume della paura, facendone salire o scendere il diagramma, secondo i casi, secondo come ci comportiamo, bene o male, a loro giudizio.
La paura di rischiare su tutto, di perdere tutto, dal lavoro al risparmio.
E poi la questione dell’economia.
E’ sempre più forte per l’Italia il rischio della colonizzazione.
Colonizzazione tanto da parte del mercato finanziario, che specula sull’Italia, quanto da parte di altri Stati, di altre economie, che giorno dopo giorno si stanno rivelando capaci di sfruttare per il loro vantaggio economico la nostra attuale e sfortunata debolezza.
In Italia ci martellano con dosi di grottesco ottimismo: l’Italia attacca, l’Italia avanza…. goal della Germania!
Guardiamo la realtà, stiamo ai fatti.
“Prodotto interno lordo: peggio della prima guerra mondiale. L’Italia è nel pieno della peggiore recessione economica in tempo di pace. I danni sono talmente profondi che non è improprio raffrontarli con quelli conseguenti alle due guerre mondiali, cioè agli
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eventi più drammatici della storia recente.
Fino ad oggi le conseguenze della crisi sul prodotto interno lordo italiano risultano di entità superiore a quella degli effetti della prima guerra mondiale” (così, testualmente, lo Scenario economico del Centro studi di Confindustria, settembre 2012).
Le guerre, le battaglie non si vincono, se prima non si capisce di esserci dentro!
Guardando lo stesso scenario, usando lo stesso linguaggio, si può dire che, sotto il doppio attacco della speculazione finanziaria e della competizione economica internazionale, l’Italia è davvero entrata nel pieno di una strana guerra, una guerra di tipo nuovo, per fortuna, più banale, non violenta, più «civile», rispetto alle guerre del passato.
Ma pur sempre una guerra: “Forse non più come nel 1939-1945, ma si può fare la guerra usando la leva dell’economia!” (così Delors, 2011; Tremonti, La guerra «civile», 1996).
E’ così che stiamo arretrando sulla “Linea del Piave”!
Dalla “Linea del Piave” non vogliamo, non possiamo, non dobbiamo arretrare.
All’opposto, vogliamo, possiamo e dobbiamo tornare ad essere “padroni a casa nostra”.
Lo dobbiamo al nostro passato ed al nostro futuro, lo dobbiamo a noi stessi ed ai nostri figli: al nostro orgoglio, al loro futuro.
Vogliamo, possiamo, dobbiamo difendere il nostro lavoro e le nostre imprese, il nostro risparmio, la nostra libera economia di mercato.
Soprattutto vogliamo, possiamo, dobbiamo difendere il nostro grande paese per continuare a viverci in sicurezza,in democrazia, in libertà.

§ 2. La democrazia e la sicurezza.

Cominciamo da qui, perché la democrazia e la sicurezza sono la base di tutto.
Se uno pensa che, essendoci la crisi, si può o si deve fare a meno dell’una o dell’altra, o di tutte e due insieme, tanto della democrazia quanto della sicurezza, si sbaglia di grosso e soprattutto si fa male e ci fa male.
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La democrazia è la base di tutto, perché è solo con la forza della democrazia, e non con lo “spread”, con la forza della repressione, fisica o mentale che questo produce, che si può evitare il caos.
E poi la sicurezza, perché nell’avanzare delle crisi si rischia un crescendo di tensioni sociali e di disordini, alla fine distruttivi anche per l’economia, tensioni che ancora solo la democrazia ci può evitare.
Due non piccole parti dell’Italia stanno invece oscillando tra due estremi: l’estremo della rinuncia alla democrazia, in cambio della sicurezza; l’estremo della rinuncia alla sicurezza, per conservare un po’ di democrazia.
Da una parte ci sono la destra e la sinistra insieme, partiti che per un intero anno hanno insieme sostenuto ed insieme votato il governo tecnico, divisi solo in apparenza, ma in sostanza uniti nel piano di una continuata futura applicazione di un rigore “tecnico” fatto, come nella medicina antica, con le “sanguisughe”.
Dall’altra parte ci sono l’antipolitica, la rabbia e la protesta, l’astensione ed il contro-voto.
In particolare:
a) da una parte, tanto a destra quanto a sinistra, ci sono i “responsabili”, posizionati dentro partiti che formalmente litigano, ma sostanzialmente tra di loro concordano, in attesa di replicare anche per l’Italia il modello della Grecia.
Alle ali sono poi e da ultimo apparsi anche vecchi e nuovi ascari fiancheggiatori.
Per tutti questi, il transitorio dovrebbe diventare permanente.
Come si fa nei grandi piani strategici, le cose prima si esperimentano in piccolo. Ed è per questo che è proprio il modello già sperimentato in Grecia quello che ora è destinato ad essere esteso, su più vasta scala, prima alla Spagna e poi all’Italia.
In sintesi, quello che in Italia ha finora fatto il governo tecnico, con la sua “strana” maggioranza, dovrebbe essere solo un antipasto, in attesa delle successive portate che si trovano già scritte nel lascito della sua “agenda”.
Le prossime portate potrebbero (in teoria!) anche essere un po’ meno pesanti, ma se anche fosse così, e se ne dubita, sarebbero comunque più indigeste, proprio
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perché verrebbero dopo le prime, in un corpo già intossicato da troppe tasse e da troppa paura e debilitato dalla conseguente recessione.
E tuttavia, nell’economia politica propria del modello già sperimentato in Grecia, davvero convintamente si pensa che il “risanamento” non possa prendere altra forma, se non quella di un salasso che si può imporre senza fine e senza un fine, in nome di astrazioni finanziarie non necessariamente comprese dal popolo, ma divinizzate e legittimate dai tecnici.
Ed apprezzate, davvero molto apprezzate da chi, fuori dall’Italia, si appresta a colonizzarci, approfittando dell’effetto sorpresa, approfittando della nostra attuale sfortunata debolezza, approfittando del disorientamento creato dai suoi domestici fiduciari, soprattutto approfittando degli effetti di recessione economica causati dalla “tecnica” da questi applicata;
b) dall’altra parte c’è l’Italia agnostica o critica. L’Italia del non voto o del contro-voto.
Noi vogliamo, invece, dobbiamo e possiamo uscire da questa alternativa micidiale, dall’alternativa tra “agende straniere” e “rabbia italiana”.
Per cominciare, questo “MANIFESTO” è contro l’esecuzione pronta e silenziosa di una “agenda straniera”.
Certo, l’Italia e gli italiani possono e devono sacrificarsi. Ma non in questo modo buio, subendo una imperìta, disordinata accumulazione di manovre economiche. Manovre improvvisate ed inventate, da un giorno all’altro, eseguite sotto un continuo umiliante e deprimente ricatto, senza luce e senza speranza.
E poi non va bene neppure la “rabbia italiana”.
Perché se ti astieni dal voto puoi certo avere le tue buone ragioni, ma non devi e non puoi dimenticare che non ci si astiene dalla crisi, perché poi è pur sempre la crisi che non si astiene dal bussare alla tua porta!
Perchè chi protesta contro tutto e contro tutti può certo avere le sue buone ragioni, ma così facendo diventa il miglior alleato di chi specula sull’Italia e contro l’Italia e dunque anche contro di lui!
Niente di tutto questo ci va bene.
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Neppure la paura. C’è chi pensa ancora di poter continuare ad usare la paura come ideologia, come strumento di potere politico.
Noi, all’opposto, non vogliamo che la politica faccia paura!
E tuttavia, è inutile nasconderlo, e conviene anzi ripeterlo, siamo in guerra ed in guerra contro una superpotenza che da ultimo si è scatenata anche sull’Italia e contro l’Italia.
Vediamo come e perchè.

giovedì 22 novembre 2012

Bondi: L'unico in grado di svolgere una funzione unificatrice resta Berlusconi


Bondi: L'unico in grado di svolgere una funzione unificatrice resta Berlusconi

Il senatore e coordinatore nazionale del Pdl intervistato da 'Il Mattino'

Sandro Bondi
“L’unico in grado di svolgere una funzione unificatrice resta Berlusconi.”

Lo ha affermato in un’intervista a ‘Il Mattino’ il coordinatore nazionale del Pdl, Sandro Bondi, secondo il quale i dieci candidati alle primarie costituiscono "un affollamento da cui non emerge un’identità unitaria del partito. Il rischio è quello di una cacofonia politica, che non contribuirà, temo, a recuperare il tempo perduto. Bondi sostiene che “da una parte Angelino Alfano non avesse alcun bisogno di legittimazione come segretario del partito", dall’altra che sia "necessario e doveroso chiedere al presidente Berlusconi di riflettere sulla sua decisione di fare un passo indietro".

“Il Pdl così com’è non funziona più. Occorre letteralmente rifondare un nuovo soggetto politico del centrodestra, sulla base di facce nuove, di programmi credibili, di una identità moderna e non bacchettona. Per questo, è indispensabile che tutti i dirigenti rimettano nelle mani del presidente Berlusconi e del segretario Alfano il proprio mandato, come condizione essenziale di un profondo rinnovamento. La Lega rimane un nostro interlocutore essenziale".

domenica 18 novembre 2012

TREMONTI PRESENTA : PATRIA LAVORO E LIBERTA'


"Patria Lavoro e Libertà". E' il  nome del nuovo  soggetto politico che di Giulio Tremonti, potrebbe  presentare come lista nazionale alle elezioni del 2013. Lo ha annunciarlo nei giorni scorsi l' ex ministro dell'Economia dopo aver partecipato a un convegno dei  giovani della  Confapi.
''Patria lavoro e libertà -ha sottolineato  Tremonti - è un progetto politico che sta andando avanti. Parla non dentro i vecchi schieramenti politici e si rivolge a chi non si riconosce nel governo tecnico. Parla a chi vuole ancora una patria, la democrazia ed una prospettiva''.
Del movimento riportiamo una sintesi del Manifesto politico , che si articola in oltre 70  pagine nelle quali si  analizzano in modo esauriente tutti gli aspetti dell'attuale crisi  economica globale che  con i suoi riflessi   finanziari  e politici stà investendo in modo virulento lo stato  italiano, nel contesto di un sistema europeo, che non ha la volontà nè  gli strumenti tecnici  per intervenire in modo efficace

IL MANIFESTO 3L

Siamo in guerra.
Dentro una strana guerra: economica, non violenta, “civile” e per questo diversa da quelle del passato. Soprattutto una guerra economica. Ma pur sempre una guerra!
Possiamo perderla, questa guerra, se per paura accettiamo di farci colonizzare, se nel 2013 votiamo per dare il nostro richiesto consenso al nostro assistito suicidio.
Da quando hanno deciso di “salvarci”, sottomettendoci ad una cura che loro chiamano “distruzione creatrice”, abbiamo infatti in Italia troppe tasse e troppa paura.
Un conto è tassare il reddito prodotto, un conto è impedire con le tasse che il reddito sia prodotto!
Puoi liberalizzare o puoi spaventare, ma non puoi fare tutte e due le cose insieme!
Una volta si falliva per i debiti. Oggi in Italia si fallisce anche per i crediti, perché il denaro – fatto per circolare – non circola.
Nel dopoguerra non c’erano i soldi, ma c’era la vita! Oggi in Italia è l’opposto: non si compra, non si assume, non si investe.
Nelle nostre strade si stanno diffondendo i cartelli “compro oro”. Weimar cominciò così, quando la crisi arrivò al ceto medio.
Tra poco ci diranno che la nostra economia si indebolisce, che il nostro debito pubblico cresce, che così l’Italia non lo può onorare, che perciò dobbiamo chiedere l’“aiuto” europeo, ma che per questo dobbiamo fare “ancora di più!”.
Questo è il presente e questo sarà anche il futuro, se ancora si crede alla propaganda dominante: l’Italia avanza, l’Italia attacca… goal della Germania!
Se continuiamo così, di sicuro vincono solo la speculazione internazionale e l’industria straniera, perché il contagio finanziario si sta già trasmettendo dal bilancio pubblico a quello delle banche, che di riflesso strozzano le nostre imprese, così destinate ad essere chiuse o spiazzate o comprate dalla concorrenza estera.
E’ così che ora, come centocinquanta anni fa, come è scritto nel principio dell’“Inno d’Italia”, siamo noi stessi a voler essere “calpesti e derisi”, via via perdendo la nostra sovranità nazionale, la nostra dignità personale, la nostra democrazia, la nostra libertà, i nostri risparmi.
Oppure possiamo vincerla, questa guerra. Possiamo vincerla, ma solo se vinciamo la paura.
Come è stato detto, in un tempo drammatico come questo, l’unica cosa di cui dobbiamo avere paura è la paurastessa. Perché è la paura, e solo la paura, che fa paura.
L’Italia è (ancora) enormemente ricca, più ricca di quanto si dice agli italiani. E fuori si ammette che è proprio per questo, che ci si vuole colonizzare.
Ed è ancora proprio per questo che, visti da fuori, sembriamo vittime di una truffa o di una beffa, o di tutte e due le cose insieme. In ogni caso, che sia truffa o beffa, ciò che in assoluto dall’estero ed all’estero conviene è fare ruotare, con gli “spread”, la manopola della nostra paura.
Lo si fa perché si sa che è sufficiente far credere che un paese non ha scampo, perché questo davvero non abbia scampo!
Siamo dunque sulla “Linea del Piave” e la prima battaglia da vincere è una battaglia da combattere sul campo dellavolontà e dello spirito. Le difficoltà esistono infatti soprattutto nella nostra testa!
Siamo noi che dobbiamo scegliere: rassegnati a subire o decisi a cambiare; colonizzati perché presunti debitori verso l’estero o ancora padroni a casa nostra!
Cosa fare, per uscire dalla trappola, per spezzare la catena della nostra sopravvenuta dipendenza dalla speculazione finanziaria internazionale, per farlo senza patrimoniali o prestiti forzosi o svendite disastrose, all’opposto lasciando i soldi nelle tasche degli italiani, è specificamente scritto nello sviluppo di questo “Manifesto”.
Non è che poi si entra nel “paese di Bengodi”. Serviranno ancora sacrifici, ma questi avranno un fine ed una fine e sarà proprio per questo che gli italiani lo capiranno. Sacrifici, certo, ma non per fare guadagnare gli altri, piuttosto per mettere davvero in sicurezza l’Italia e gli italiani.
Gli altri partiti, i vari movimenti politici, litigano su tutto, litigano sul mobilio o lo rottamano, mentre la casa crolla sotto i colpi della speculazione finanziaria. Altri ancora si mettono in lista per ottenere, dall’estero, l’appalto dei lavori di demolizione.
Messa in sicurezza l’Italia, l’economia italiana può essere fatta ripartire, ed allora potremo smettere di parlare solo di soldi, perché l’uomo non è fatto ad immagine e somiglianza del denaro o delle merci, ma per guadagnarsi il pane con il lavoro e con il sudore della fronte.
Quello che segue è un “testo aperto”, per questo è scritto su di una sola colonna. L’altra, quella lasciata in bianco, la potete scrivere voi, con le vostre idee, con le vostre critiche, con le vostre aggiunte.
Come vedrete leggendo l’allegata Tabella delle proposte, è un testo che non è di destra o di sinistra, ma per l’Italia.
Due ultime cose:
- alle elezioni del 2013 vogliamo candidare una maggioranza di giovani;
- la politica va messa in quarantena. Almeno per un giro, prima di stabilire una media europea, per nessun incarico politico si potrà guadagnare più di un precario.

domenica 16 settembre 2012

Spariti i giganti restano i nani della politica


Spariti i giganti restano i nani della politica

La campagna elettorale è di fatto aperta, ma se giudichiamo la qualità del dibattito finora espresso possiamo tranquillamente dire che le elezioni sono inutili.Un sistema senza alleanze e coalizioni - pure con il proporzionale - non va da nessuna parte. Anche nella Prima Repubblica servivano almeno due partiti grandi per costruire un sistema. Oltre mezzo secolo di democrazia italiana è stato un confronto serrato tra Dc e Pci, i prossimi anni rischiano di essere un film muto fra partiti-puffi. Spariti i giganti, restano i nani.

RASSEGNA STAMPA

da IL TEMPO  del 16-09-12
Editoriale di Mario Sechi

domenica 22 luglio 2012

Matteoli: Basta polemiche su Berlusconi

Matteoli: Basta polemiche su

 Berlusconi

Il senatore del Pdl scrive al Corriere della Sera

Matteoli
PdL- "Auspico che nel Pdl, o come si chiamerà - poco importa a mio parere l’aspetto nominalistico - si evitino sterili polemiche. Mi auguro che gli amici che
 in questi giorni si sono agitati per la proposta di Berlusconi sul ritorno a Forza Italia, mai formalizzata, non facilitino il gioco abbastanza scoperto della sinistra e che offrano a Berlusconi e Alfano un serio contributo".

Lo ha affermato il senatore del Pdl Altero Matteoli in una lettera pubblicata dal Corriere della Sera. "Se si condivide, e non ho motivi per pensare il contrario che l’obiettivo del centrodestra sia ridare speranze agli italiani, non servono altri partiti, bisogna far funzionare meglio quello che abbiamo costruito. Si chiami Pdl o in altro modo, lo concorderemo ma dividersi significa perdere tutti e far perdere anche il Paese. Personalmente spero che Berlusconi non si candidi perché i sondaggi lo indicano come il più forte. Spero lo faccia perché è la personalità che più di altre può guidare il rilancio del Paese".

venerdì 13 luglio 2012

Cicchitto: Berlusconi sia sostenuto da un partito rinnovato

Cicchitto: 

Berlusconi sia sostenuto

 da un partito rinnovato

Il Pdl ricerchi il consenso di un elettorato moderato  e 

riformista anche attraverso un programma innovativo e razionale


"Se, come è probabile, per il centrodestra e il Pdl scende nuovamente in campo Berlusconi, d’intesa con Alfano, a maggior ragione è importante che egli sia affiancato e sostenuto da un partito rinnovato, presente sul territorio, democratico nella sua gestione interna che, sia per ragioni di autofinanziamento sia per avere direzioni locali largamente condivise, sia fondato anche sul tesseramento, sui congressi, su eventuali primarie per le cariche elettive".

Lo ha dichiarato il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, che ha osservato:
"Il Pdl deve ricercare il consenso di un elettorato moderato e riformista anche attraverso un programma innovativo e razionale: taglio mirato della spesa pubblica, probabile modifica dei meccanismi dell’euro e dell’Unione Europea senza impossibili ritorni alla lira, proposte per l’abbattimento del debito e conseguente riduzione della pressione fiscale in funzione della crescita. In questo quadro vanno recuperati e aggiornati elementi programmatici del precedente governo Berlusconi e anche proposte sostenute nel corso dell’esperienza del governo Monti. E’ fondamentale che anche questa nuova fase del PdL sia fondata sul rapporto positivo tra coloro che provengono dall’area di forza Italia e coloro che hanno fatto l’esperienza di An e di altre formazioni politiche". (PdL)