Visualizzazione post con etichetta BARBARIE. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta BARBARIE. Mostra tutti i post

martedì 8 dicembre 2015

Amnesty Intrernational - Chi ha armato lo Stato Islamico: fatti e cifre

Come abbiamo armato lo "Stato islamico": Amnesty International denuncia decenni di commerci irresponsabili di armi

CS195-08/12/2015

Soldato delle forze di sicurezza irachene tra le munizioni del gruppo Stato islamico esposte nella provincia di al-Alam Salahuddin, 17 marzo 2015 © REUTERS/Thaier Al-Sudani
Soldato delle forze di sicurezza irachene tra le munizioni del gruppo Stato islamico esposte nella provincia di al-Alam Salahuddin, 17 marzo 2015 © REUTERS/Thaier Al-Sudani
In un nuovo rapporto diffuso oggi, Amnesty International ha denunciato come decenni di forniture mal regolamentate di armi all'Iraq e gli scarsi controlli sul terreno abbiano messo a disposizione del gruppo armato che si è denominato "Stato islamico" un ampio e mortale arsenale, usato per compiere crimini di guerra e crimini contro l'umanità su scala massiccia nello stesso Iraq e in Siria.

Basandosi sull'analisi, da parte di esperti, di migliaia di video e immagini di cui è stata verificata l'autenticità, il rapporto di Amnesty International - intitolato "Fare scorta: come abbiamo armato lo "Stato islamico" - spiega come il gruppo armato stia usando armi, in larga parte prelevate dai depositi militari iracheni, concepite e prodotte in almeno 25 paesi compresi Russia, Cina, Usa e alcuni stati dell'Unione europea.

"La quantità e la varietà delle armi usate dallo 'Stato islamico' è l'esempio da manuale di come commerci irresponsabili di armi alimentino atrocità di massa" - ha dichiarato Patrick Wilcken, ricercatore su controlli sulle armi, commerci di materiali di sicurezza e violazioni dei diritti umani di Amnesty International.

"La scarsa regolamentazione e la mancata supervisione sull'immenso afflusso di armi in Iraq a partire da decenni fa sono state la manna dal cielo per lo 'Stato islamico' e altri gruppi armati, che si sono trovati a disposizione una potenza di fuoco senza precedenti" - ha commentato Wilcken.

Dopo aver preso il controllo di Mosul, la seconda città dell'Iraq, nel giugno 2014, lo "Stato islamico" è entrato in possesso di un'incredibile quantità di armi e munizioni di fabbricazione internazionale, tra cui armi e veicoli militari made in Usa poi utilizzati per conquistare altre parti del paese, con conseguenze devastanti per le popolazioni locali.

Questa enorme disponibilità di armi catturate o acquisite in modo illecito ha permesso allo "Stato islamico" di portare avanti una terribile campagna di violenza:uccisioni sommarie, stupri, torture, rapimenti e presa di ostaggi hanno costretto centinaia di migliaia di persone a fuggire, trasformandosi in profughi interni o in rifugiati.
 

Un'incredibile varietà di armi

La quantità e qualità delle armi nelle mani dello "Stato islamico" è la conseguenza di decenni di trasferimenti irresponsabili di armi all'Iraq e dei molteplici fallimenti nel gestire le importazioni di armi e introdurre meccanismi di monitoraggio, a partire dall'occupazione militare del 2003, per evitare che quel materiale finisse nelle mani sbagliate. La carenza di sorveglianza dei depositi militari e l'endemica corruzione mostrata dai vari governi iracheni hanno contribuito ad aggravare la situazione.

Il rapporto di Amnesty International documenta l'uso, da parte dello "Stato islamico", di armi e munizioni provenienti da almeno 25 paesi, con un'ampia proporzione originariamente fornita all'esercito iracheno da Usa, Russia e paesi dell'ex blocco sovietico. Queste forniture sono state pagate col petrolio o sono state oggetto di accordi tra il Pentagono e la Difesa irachena o, ancora, frutto di donazioni da parte della Nato. La maggior parte di esse è stata presa dai depositi militari finiti sotto il controllo dello "Stato islamico" o da quei depositi illecitamente trasferita.

Tra le armi avanzate finite nelle mani dello "Stato islamico" vi sono i sistemi di difesa aerea portabili a spalla (noti con l'acronimo Manpads), missili anti-carro guidati, veicoli blindati da combattimento, fucili d'assalto come gli Ak russi e gli M16 e i Bushmaster statunitensi.

La maggior parte delle armi convenzionali usate oggi dallo "Stato islamico" risale al periodo che va dagli anni Settanta agli anni Novanta e comprende pistole, rivoltelle e altre armi leggere, mitragliatrici, armi anti-carro, mortai e altra artiglieria. Assai utilizzati sono i fucili simili ai kalashnikov dell'era sovietica, prodotti principalmente in Russia e Cina.

"Ancora una volta dobbiamo constatare che per inviare armi in regioni instabili occorrono un'analisi del rischio da parte di esperti e misure per la riduzione del danno. Sono processi lunghi che richiedono verifiche approfondite. Bisogna verificare, ad esempio, se le forze militari e di sicurezza del paese destinatario sono in grado di sorvegliare efficacemente i depositi e rispettare gli standard del diritto internazionale dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale" - ha commentato Wilcken.

Lo "Stato islamico" e altri gruppi armati hanno anche iniziato a produrre armi per conto proprio: razzi, mortai, granate, ordigni esplosivi improvvisati, trappole esplosive, autobombe e persino bombe a grappolo, queste ultime proibite a livello internazionale. Tra gli ordigni esplosivi improvvisati figurano le mine terrestri, a loro volta vietate dal Trattato per la messa al bando delle mine.

La catena di rifornimento

Il rapporto di Amnesty International ripercorre la lunga storia della proliferazione delle armi in Iraq e la complessa catena di rifornimento che molto probabilmente ha portato alcune delle più recenti forniture nelle mani dello "Stato islamico".

depositi iracheni si sono riempiti di armi alla fine degli anni Settanta e all'inizio degli anni Ottanta, soprattutto nel contesto della guerra con l'Iran, un fattore determinante per lo sviluppo del moderno mercato globale delle armi: almeno 34 paesi fornirono armi all'Iraq, ma 28 di questi le inviarono anche all'Iran. Nel frattempo, l'allora presidente iracheno Saddam Hussein dirigeva lo sviluppo di una fiorente industria delle armi in grado di produrre armi leggere, mortai e pezzi d'artiglieria.

L'embargo imposto dalle Nazioni Unite dopo che nel 1990 l'Iraq invase il Kuwait ridusse le importazioni ma dal 2003, durante e dopo l'invasione diretta dagli Usa, le forniture sono riprese massicciamente, senza che in molti casi vi fossero garanzie e controlli da parte delle forze della coalizione Usa e delle ricostituite forze armate irachene. Centinaia di migliaia di queste armi sono svanite nel nulla e ancora oggi non se ne trova traccia.

I tentativi più recenti di ricostituire e riequipaggiare l'esercito iracheno e le forze a questo associatehanno ancora una volta determinato un massiccio afflusso di armi in Iraq. Tra il 2011 e il 2013, gli Usa hanno sottoscritto contratti del valore di miliardi di dollari per la fornitura di 140 carri M1A1 Abrams, decine di aerei da combattimento F16, 681 missili terra-aria portabili a spalla Stinger, batterie anti-aeree Hawk e altro equipaggiamento. Alla fine del 2014, gli Usa avevano inviato al governo iracheno armi leggere e munizioni per un valore di oltre 500 milioni di dollari.

L'endemica corruzione all'interno dell'esercito iracheno, così come i blandi controlli nei pressi dei depositi militari e nel rintracciamento delle armi, rendono tuttora elevato il rischio che queste forniture possano finire nelle mani di gruppi armati come lo "Stato islamico".

Impedire la proliferazione delle armi

Dagli errori del passato, gli stati possono apprendere la lezione e adottare misure urgenti per impedire l'ulteriore proliferazione delle armi in Iraq, in Siria e in altre nazioni e regioni instabili.

Amnesty International chiede a tutti gli stati di stabilire unembargo totale nei confronti del governo siriano e dei gruppi armati d'opposizione implicati in crimini di guerra, crimini contro l'umanità e altre gravi violazioni del diritto internazionale.

Gli stati dovranno inoltre adottare la regola della "presunzione del rifiuto" nei confronti delle esportazioni di armi verso l'Iraq, ossia autorizzare i trasferimenti solo dopo aver compiuto un rigoroso accertamento dei rischi. Le unità dell'esercito e di polizia dell'Iraq giudicate eccezione alla regola dovranno prima di tutto dimostrare di rispettare in modo rigoroso e integrale il diritto internazionale dei diritti umani e il diritto internazionale umanitario e, in secondo luogo, di essere dotate dei necessari meccanismi di controllo per garantire che le forniture non saranno girate ai gruppi armati.

Inoltre, ogni stato che stia considerando possibili trasferimenti di armi all'esercito iracheno dovrà prioritariamente investire il massimo delle risorse neicontrolli preventivi e successivi, nell'addestramento e nella supervisione, in modo che i destinatari rispettino gli standard internazionali sulla gestione e sull'impiego di tali armi.

Tutti gli stati che non l'hanno ancora fatto, dovranno immediatamente depositare gli strumenti di accessione o di ratifica al Trattato internazionale sul commercio delle armi. Uno degli obiettivi del Trattato è quello di "prevenire e sradicare il commercio illecito di armi convenzionali e impedire che vengano girate" ad altre parti. Il Trattato, inoltre, contiene norme per fermare le forniture di armi ove vi sia un elevato rischio che queste siano usate per compiere gravi violazioni del diritto internazionale dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario.

"L'eredità della proliferazione delle armi e delle violazioni dei diritti umani in Iraq e nelle zone circostanti ha già distrutto la vita e i beni di milioni di persone e costituisce una minaccia ancora in corso. Le conseguenze delle irresponsabili forniture di armi all'Iraq e alla Siria, e la loro successiva cattura da parte dello 'Stato islamico', devono essere un campanello d'allarme per gli esportatori di armi di ogni parte del mondo" - ha concluso Wilcken.

Informazioni aggiuntive riguardo all'Italia

Il rapporto di Amnesty International evidenzia come anche l'Italia possa aver giocato un ruolo non indifferente nell'armare lo "Stato islamico", rifornendo durante la guerra del 1980-88 - secondo fonti ufficiali Usa reperibili online - sia l'Iraq che, in maniera meno trasparente, l'Iran.

Dal 2003, l'Italia ha partecipato alla cosiddetta "guerra al terrore", nel cui contesto al dipartimento della Difesa Usa fu concessa ulteriore libertà di trasferire armi all'Iraq, attraverso l'Iraq Relief and Reconstruction Fund, prima, e l'Iraq Security Forces Fund, tra il 2004 e il 2007. Ciò esentava il Pentagono dal doversi conformare a qualsiasi disposizione di legge, incluse quelle relative ai diritti umani. In quegli anni, mentre finivano in circolazione le scorte eccedenti delle forze armate irachene sconfitte e poi congedate, la coalizione guidata dagli Usa firmò contratti per almeno un milione di dollari in ulteriori armi leggere e milioni di munizioni, provenienti anche dall'Italia.

L'ascesa dello "Stato islamico" e le sue conquiste territoriali tra giugno e agosto 2014 hanno determinato un grande cambiamento nelle politiche internazionali relative alla fornitura di armi nella regione. Nel 2014, infatti, gli Usa hanno coordinato sforzi congiunti per rispondere alla domanda di armamenti dell'Iraq cominciando a rifornire regolarmente, insieme ad altri 11 paesi europei tra cui l'Italia, anche le forze curde che si opponevano nel paese allo "Stato islamico".
 
 
 
FINE DEL COMUNICATO                                 Roma, 8 dicembre 2015

martedì 17 novembre 2015

Brunetta: Parigi, “Europa passiva davanti a Isis, unica decisione presa contro Russia”

Brunetta: Parigi, “Europa passiva davanti a Isis, unica decisione presa contro Russia”


“Noi perciò abbiamo posto e porremo, in sede parlamentare, delle esigenze precise. Esse nascono innanzitutto da un giudizio: lo Stato Islamico è il cancro, il male assoluto. Va sradicato ovunque si annidi”.
Lo ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, intervenendo in Aula a Montecitorio dopo l’informativa urgente del governo in relazione ai gravissimi attentati di Parigi.
“Questa azione però richiede leadership, questo cancro richiede leadership per essere combattuto e vinto. Ma l’Europa oggi non è protagonista di nulla. L’Europa lascia fare al terrorismo islamico. Lascia fare all’America di Obama che di volta in volta decide se intervenire o non intervenire. Per troppe volte abbiamo lasciato fare all’America, anche venendo meno ai nostri doveri. Lascia che l’immigrazione clandestina voluta e determinata dallo Stato islamico ci invada”.
“L’unica decisione di politica estera di un qualche significato presa dall’Europa è stata quella di farci del male da soli colpendo la Federazione Russa con le sanzioni. Questo non vuol dire acquiescenza nei confronti di quanto avvenuto in Ucraina, in Crimea. Ma non era quella la risposta in questo momento di crisi, in questo stato della pace o della guerra del mondo”
“L’Europa è stata impotente, inutile, passiva davanti all’Isis”, ha sottolineato Brunetta.

domenica 15 novembre 2015

Dichiarazione dei leader UE sugli attacchi di Parigi

Dichiarazione congiunta dei Capi di Stato e di Governo e dei leader delle Istituzioni UE sugli attacchi terroristici di Parigi

14 Novembre 2015
L’Unione Europea è profondamente scioccata ed in lutto a seguito degli attacchi terroristici di Parigi. Si tratta di un attacco contro tutti noi. Affronteremo insieme questa minaccia con tutti i mezzi necessari ed assoluta determinazione.
La Francia è una Nazione grande e forte. I suoi valori di libertà, uguaglianza e fraternità hanno ispirato e continuano ad ispirare l’Unione Europea. Oggi siamo uniti al popolo ed al Governo francese. Questo spregevole atto terroristico otterrà il risultato opposto rispetto a quello prefissato, ossia di dividere, di incutere paura e di seminare odio.
Il bene è più forte del male. Ciò che può essere fatto a livello europeo per assicurare la sicurezza della Francia verrà fatto. Faremo ciò che è necessario per sconfiggere l’estremismo, il terrorismo e l’odio.
Noi Europei ci ricorderemo tutti del 13 novembre 2015 come di un giorno di lutto europeo. Tutti gli Europei sono invitati ad unirsi ad un minuto di silenzio in memoria delle vittime a mezzogiorno di lunedì 16 novembre.

domenica 28 giugno 2015

Risoluzione del Parlamento europeo sulla distruzione di siti culturali ad opera dell'ISIS/

 B8‑0390/2015 Risoluzione del Parlamento europeo sulla distruzione di siti culturali ad opera dell'ISIS/Da'ish (2015/2649(RSP) 
Il Parlamento europeo,
–       vista la sua precedente risoluzione del 12 febbraio 2015 sulla crisi umanitaria in Iraq e in Siria, in particolare nel contesto dello Stato islamico(1),
–       vista la sua precedente risoluzione del 12 marzo 2015 sui recenti attentati e sequestri ad opera dell'ISIS/Da'ish in Medio Oriente, in particolare contro gli assiri(2),
–       vista la comunicazione congiunta, del 6 febbraio 2015, presentata dal vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) e dalla Commissione, dal titolo "Elementi di una strategia regionale dell'UE relativa alla Siria e all'Iraq e alla minaccia rappresentata dal Daesh",
–       vista la dichiarazione adottata in occasione della terza riunione dei ministri degli Affari esteri dell'Unione europea e della Lega degli Stati arabi, svoltasi il 10 e 11 giugno 2014,
–       vista la firma di un memorandum d'intesa, in data 19 gennaio 2015, tra il vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) Federica Mogherini e il segretario generale della Lega degli Stati arabi Nabil El Araby, in rappresentanza, rispettivamente, dell'Unione europea e della Lega degli Stati arabi,
–       viste le dichiarazioni del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) sull'Iraq e sulla Siria,
–       viste le conclusioni del Consiglio "Affari esteri" del 16 marzo 2015 sulla strategia regionale dell'UE relativa alla Siria e all'Iraq e alla minaccia rappresentata dall'ISIL/Da'esh,
–       visto il regolamento (CE) n. 1210/2003 del Consiglio sull'Iraq e il regolamento (UE) n. 1332/2013 del Consiglio sulla Siria,
–       vista la decisione quadro 2008/841/GAI dell'UE, del 24 ottobre 2008, relativa alla lotta contro la criminalità organizzata,
–       vista la risoluzione del Consiglio, dell'ottobre 2012, relativa alla creazione di una rete informale di autorità incaricate dell'applicazione della legge ed esperti competenti nel settore dei beni culturali (EU CULTNET),
–       visti la convenzione dell'UNESCO per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato adottata all'Aia nel 1954, nonché il suo primo protocollo del 1954 e il suo secondo protocollo del 1999,
–       vista la convenzione dell'UNESCO concernente le misure da adottare per interdire e impedire l'illecita importazione, esportazione e trasferimento di proprietà dei beni culturali, adottata a Parigi nel 1970,
–       vista la convenzione dell'UNESCO sulla protezione del patrimonio culturale e naturale mondiale, adottata a Parigi nel 1972,
–       viste le linee guida operative riguardanti l'attuazione della convenzione dell'UNESCO sulla protezione del patrimonio culturale e naturale mondiale del 1972, periodicamente riesaminate,
–       vista la convenzione dell'UNESCO per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, del 17 ottobre 2003,
–       vista la convenzione dell'UNESCO sulla protezione e la promozione della diversità delle espressioni culturali, adottata a Parigi nel 2005,
–       vista la dichiarazione delle Nazioni Unite, del 1981, sull'eliminazione di tutte le forme di intolleranza e discriminazione fondate sulla religione o sul credo,
–       visti gli orientamenti dell'UE sulla promozione e la tutela della libertà di religione o di credo,
–       vista la dichiarazione delle Nazioni Unite, del 1992, sui diritti delle persone appartenenti a minoranze nazionali o etniche, religiose e linguistiche,
–       viste le risoluzioni 2161, 2170, 2178 (2014) e 2199 (2015) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite,
–       vista la dichiarazione dell'8 marzo 2015 del Segretario generale delle Nazioni Unite sulla continua distruzione dei siti culturali in Iraq,
–       vista la dichiarazione congiunta, del 7 marzo 2015, del direttore generale dell'UNESCO e del direttore generale dell'Organizzazione islamica per l'educazione, le scienze e la cultura (ISESCO) sulla distruzione dell'antica città di Hatra (Iraq) ad opera dell'ISIS/Da'ish,
–       viste le interrogazioni al Consiglio sulla distruzione di siti culturali ad opera dell'ISIS/Da'ish (O-000031/2015 – B8-0115/2015 e O-000032/2015 – B8-0116/2015),
–       visti l'articolo 128, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,
A.     considerando che dall'inizio dell'escalation degli attacchi terroristici dell'ISIS/Da'ish, oltre alle massicce violazioni dei diritti umani consistenti in una devastante perdita di vite umane, l'associata crisi umanitaria e la persecuzione delle minoranze, il patrimonio culturale è stato il bersaglio di saccheggi e distruzioni intenzionali;
B.     considerando che l'ISIS/Da'ish è un fenomeno transfrontaliero che colpisce direttamente più Stati sovrani e rappresenta una minaccia per le regioni confinanti, l'Unione europea e la comunità internazionale nel suo insieme;
C.     considerando che l'impegno proattivo di tutti i paesi limitrofi è fondamentale per evitare che l'ISIS/Da'ish si diffonda nei loro territori e promuovendo un sistema di coordinamento guidato dalle Nazioni Unite per affrontare tutti i problemi correlati derivanti dalle organizzazioni terroristiche;
D.     considerando che l'ISIS/Da'ish è parte di una rete internazionale del terrore ed è rafforzato dal sostegno ricevuto da parte del crimine organizzato internazionale e di organizzazioni affini in molti paesi arabi, africani e asiatici;
E.     considerando che negli ultimi mesi, affiliati ISIS/Da'ish hanno messo in atto una brutale distruzione di molti oggetti culturali di valore inestimabile nel museo Ninive a Mosul (Iraq), ritenuto il secondo più importante museo iracheno;
F.     considerando che gli attacchi terroristici dell'ISIS/Da'ish hanno recentemente portato alla distruzione delle moschee funebri dell'Imam Muhsin, di Sultan Waiys, Al-Umawiyya e Al-Fatih (Iraq), sequestrando lo sceicco Idris al-Noaimi e altri tre civili che avevano cercato di contrastare l'operazione;
G.     considerando che i terroristi dell'ISIS/Da'ish hanno distrutto con i bulldozer l'antica città assira di Nimrud (Iraq);
H.     considerando che secondo la relazione del dipartimento di antichità siriane, pubblicata il 17 febbraio 2015, si sono svolti sistematici saccheggi nei due famosi siti archeologici di Mari e Dura Europos sul medio Eufrate, da parte di bande criminali armate, provenienti da paesi vicino alla Siria ma che operano sotto la direzione dell'ISIS/Da'ish;
I.      considerando che, prima ancora dell'espansione dell'ISIS/Da'ish, il massiccio bombardamento delle forze militari governative siriane ha causato la distruzione di preziosi beni culturali, come quelli di Apamea (Hama), del monumentale antico sito greco-romano e persiano di Palmyra (Homs), del sito patrimonio mondiale di Crac des Chevaliers (Homs), dell'antica rocca di Qalat al Mudiq (Hama) e recentemente dell'antica città di Aleppo;
J.      considerando che da marzo 2012 l'UNESCO ha esortato le autorità siriane "a rispettare le convenzioni internazionali che hanno sottoscritto, in particolare la convenzione del 1954 per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato, la convenzione del 1970 concernente le misure da adottare per interdire e impedire l'illecita importazione, esportazione e trasferimento di proprietà dei beni culturali (1970), e la convenzione del patrimonio mondiale del 1972", ricordando così il loro dovere di garantire la tutela del patrimonio culturale;
K.     considerando che in data 7 marzo 2015 fonti ufficiali hanno riferito che un gran numero di statue e maschere situate nella antica città di Hatra (Iraq), comprese nell'elenco dei patrimoni mondiali dell'UNESCO, è stato distrutto dai terroristi dell'ISIS/Da'ish con mazze pesanti e raffiche di kalashnikov;
L.     considerando che la campagna dell'ISIS/Da'ish per la distruzione deliberata del patrimonio culturale, quale uno tra i principali cardini della sua propaganda terroristica, è stata definita dall'UNESCO come "pulizia culturale", volta a sradicare tutte le tracce di comunità religiose e fedi diverse da quelle che rappresentano la loro interpretazione dell'Islam. Tale campagna comprende sia attacchi intenzionali contro luoghi fisici e tangibili di culto, di memoria e apprendimento, sia contro l'espressione immateriale della cultura, come gli usi, i costumi e le credenze;
M.    considerando che, verso la fine del 2014, l'ISIS/Da'ish ha bombardato la famosa città medievale di Tal Afar (Iraq) e oltre ai danni visibili documentati da riprese fotografiche nelle murature della fortezza, sarebbero in corso scavi illegali tra le stesse rovine;
N.     considerando che l'ISIS/Da'ish effettua scavi illeciti in zone occupate e che i beni culturali, alcuni dei quali provenienti da siti classificati come patrimonio mondiale, sono oggetto di un traffico illegale in Europa, dal momento che l'ISIS/Da'ish è appoggiato da reti della criminalità organizzata che contrabbandano tali beni su vari mercati europei a fini di riciclaggio;
O.     considerando che gli attuali meccanismi nazionali e internazionali non sono adeguatamente attrezzati, né supportati per contrastare il commercio illecito di beni culturali che attualmente rappresentano il terzo più significativo commercio illegale, dopo quello della droga e delle armi;
P.     considerando che alcuni atti di distruzione del patrimonio culturale sono stati considerati, in determinate circostanze, come crimini contro l'umanità, in particolare quando sono diretti verso i membri di un gruppo religioso o etnico, possono essere assimilati al reato di persecuzione, come previsto dall'articolo 7 paragrafo 1, lettera h) dello statuto della corte penale internazionale;
Q.     considerando che, nonostante il Consiglio abbia adottato due regolamenti, nella fattispecie il regolamento (CE) n. 1210/2003 sull'Iraq e il regolamento (UE) n. 1332/2013 sulla Siria, che vietano l'importazione di beni culturali provenienti dai due paesi, numerosi beni culturali siriani e iracheni sono stati rubati e sono tuttora oggetto di un traffico illegale in Europa;
R.     considerando che la distruzione di questi simboli della cultura, storia e tradizione comuni potrebbe perpetuare il rancore e il risentimento tra le parti, portando al cosiddetto fenomeno di "damnatio memoriae";
S.     considerando che nell'ottobre 2012, una risoluzione del Consiglio ha creato una rete informale di autorità incaricate dell'applicazione della legge ed esperti competenti nel settore dei beni culturali (UE CULTNET), il cui principale obiettivo è facilitare lo scambio di informazioni relative alla prevenzione del traffico illecito di beni culturali e di individuare e mettere in comune le informazioni non operative sulle reti criminali sospettate di essere coinvolte nel traffico illegale;
T.     considerando che le opportune attività di restauro del patrimonio culturale danneggiato, oltre alla protezione di quello ancora intatto, hanno implicazioni strategiche e svolgono un ruolo cruciale ai fini della coesione sociale e del recupero e la riconciliazione futuri delle comunità interessate;
U.     considerando che una pace e una stabilità durature, e di conseguenza la corretta salvaguardia del patrimonio culturale, in regioni colpite o minacciate dall'ISIS/Da'ish, sono strettamente legate al pieno rispetto della diversità delle persone, garantendo al contempo l'accesso educativo per tutti e le condizioni socioeconomiche di base, nel pieno rispetto del diritto internazionale dei diritti umani;
V.     considerando che l'UE ha proposto di mobilitare 1 miliardo di EUR dal bilancio dell'UE come pacchetto di assistenza al fine di fornire una risposta collettiva sostanziale per l'attuazione della Strategia regionale dell'UE per la Siria e l'Iraq, nonché la minaccia ISIS/Da'ish;
1.      condanna fermamente la distruzione intenzionale di siti e beni culturali, archeologici e religiosi perpetrata in Siria, in Iraq e in tutti gli altri territori che sono oggetto di atti terroristici;
2.      sottolinea che la distruzione deliberata del patrimonio culturale da parte dell'ISIS/Da'ish è intenzionalmente volta a cancellare la storia comune dei territori colpiti o minacciati da tale organizzazione terroristica e mina, inoltre, decenni di coesistenza pacifica delle diverse comunità;
3.      ricorda che il traffico illegale di beni culturali provenienti da saccheggi rappresenta una delle principali fonti di finanziamento per l'ISIS/Da'ish, rafforzando la sua capacità operativa di organizzare e portare a termine attacchi terroristici;
4.      sottolinea che tali atti di distruzione di siti e oggetti d'interesse culturale, religioso e storico e il traffico illegale di beni culturali non sono nuovi, non riguardano unicamente l'ISIS/Da'ish e non sono confinati in Iraq e in Siria, e che secondo l'UNESCO "il patrimonio culturale è un'importante componente dell'identità culturale delle comunità, dei gruppi e degli individui, nonché della coesione sociale, cosicché la sua distruzione intenzionale può avere conseguenze negative per la dignità umana e i diritti umani";
5.      rammenta che, dall'inizio della guerra civile siriana, le autorità siriane, l'esercito libero siriano (FSA) e tutti gli altri gruppi coinvolti nel conflitto hanno una responsabilità diretta nella distruzione di beni culturali, come testimonia il rapporto OSNU sui danni ai siti del patrimonio culturale in Siria, che documenta la distruzione in atto su larga scala e i danni ai siti del patrimonio culturale;
6.      invita gli Stati membri a rispettare pienamente tutte le pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, in particolare adottando tutte le appropriate misure per vietare gli scambi transfrontalieri di beni culturali di importanza archeologica, culturale, storica e religiosa illecitamente sottratti, chiedendo nel contempo la loro restituzione ai paesi cui appartengono;
7.      invita gli Stati membri e l'Unione europea a migliorare il potenziamento delle capacità nelle regioni colpite o minacciate dall'ISIS/Da'ish, come affermato nelle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, in particolare per quanto concerne i controlli delle frontiere e la gestione della sicurezza, compresa la rilevazione di armi e di tracce di esplosivi;
8.      è convinto che il traffico illecito e il contrabbando di beni culturali, laddove non adeguatamente affrontati, possano concretamente pregiudicare l'effettiva attuazione della strategia regionale dell'UE e di tutte le relative misure adottate da altri partner internazionali e regionali, volte a instaurare al più presto una pace, una stabilità e una sicurezza durature in tutte le regioni occupate o minacciate dall'ISIS/Da'ish;
9.      invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere una migliore cooperazione regionale, integrando nel contempo maggiormente gli sforzi della comunità internazionale nella lotta contro le attività terroristiche che puntano alla deliberata distruzione del patrimonio culturale, al fine di evitare ricadute nei paesi vicini all'ISIS/Da'ish;
10.    invita gli Stati membri a utilizzare in modo più efficace la banca dati specifica dell'Interpol relativa alle opere d'arte rubate e a collaborare con la sua unità speciale dedicata a contrastare il traffico illegale di beni culturali;
11.    invita il Consiglio europeo a potenziare le unità di Europol preposte al supporto alle indagini in corso e allo scambio di informazioni relative al traffico illegale di beni culturali, le cui azioni rientrano nell'ambito di applicazione delle iniziative orizzontali dell'UE sancite dalla decisione quadro 2008/841/GAI del Consiglio sulla lotta contro la criminalità organizzata;
12.    incoraggia la Commissione europea a mettere a punto un approccio coordinato alla lotta contro il commercio illegale di beni culturali, lavorando in stretta collaborazione con l'UNESCO e altre organizzazioni internazionali quali l'ICOM (Consiglio internazionale dei musei), il Comitato internazionale dello Scudo blu dell'ICOM (ICBS), il Consiglio internazionale per gli archivi (ICA), l'Interpol, l'Organizzazione mondiale delle dogane (OMD);
13.    invita l'UE ad adottare le misure necessarie, in collaborazione con l'UNESCO e la Corte penale internazionale, per ampliare la categoria dei crimini contro l'umanità prevista dal diritto internazionale, al fine di includere gli atti volti a distruggere deliberatamente su larga scala il patrimonio culturale dell'umanità;
14.    chiede all'UE di continuare a documentare i crimini di guerra e i crimini contro l'umanità, inclusa la deliberata distruzione del patrimonio culturale, nell'ottica, in futuro, di una possibile responsabilità penale;
15.    incoraggia lo svolgimento di indagini penali eque e la cooperazione giudiziaria al fine di identificare tutti i gruppi responsabili del traffico illegale di beni culturali e del danneggiamento o della distruzione del patrimonio culturale appartenente all'umanità intera, in Siria, in Iraq e nelle più ampie regioni del Medio Oriente e del Nord Africa;
16.    invita l'Unione europea, gli Stati membri e la comunità internazionale nel suo complesso, compresi i partner regionali in Medio Oriente, a coordinare e orientare le strategie più adeguate necessarie a potenziare la protezione dei beni culturali più vulnerabili;
17.    sottolinea l'urgente necessità di rafforzare le iniziative volte a smantellare i canali di approvvigionamento delle armi, a individuare e porre fine a tutte le fonti di finanziamento, come anche a prevenire l'uso criminale della propaganda online a sostegno delle organizzazioni terroristiche, compreso l'ISIS/Da'ish;
18.    sottolinea l'importanza del pieno rispetto del diritto internazionale, dei diritti umani e dello Stato di diritto per stabilizzare la situazione nelle regioni colpite o minacciate dall'ISIS/Da'ish; ritiene che l'uso della forza non rappresenti una soluzione alla minaccia terroristica;
19.    crede fermamente che soluzioni politiche inclusive e incentrate sulle comunità, orientate all'eliminazione della povertà e delle disuguaglianze sociali, a un accesso all'istruzione per tutti e alla promozione della comprensione reciproca, svolgano un ruolo cruciale per qualsiasi strategia europea o internazionale volta a garantire una pace e una stabilità durature nelle regioni interessate, preservando nel contempo il carattere multietnico, multireligioso e multiconfessionale delle società in questione;
20.    invita l'UE a proteggere i propri interessi finanziari relativi al pacchetto di assistenza "Un miliardo di EUR per la Siria e l'Iraq" adottando tutte le misure necessarie per prevenire qualsiasi forma di frode, irregolarità e corruzione, in particolare la verifica ex-ante ed ex-post della natura e della coerenza delle spese nonché della documentazione e delle informazioni rilevanti;
21.    incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani, al Segretario generale delle Nazioni Unite, all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, al direttore generale dell'UNESCO, al governo e ai parlamenti degli Stati membri, alla Coalizione nazionale siriana nonché al governo e al parlamento dell'Iraq.

(1)
Testi approvati, P8_TA(2015)0040.
(2)
Testi approvati, P8_TA(2015)0071.

domenica 17 maggio 2015

Patrimoni culturali: mobilitazione Unesco Contro fondamentalisti

Patrimoni culturali: mobilitazione Unesco Contro 'tabula rasa' fondamentalisti in Siria e Iraq



PARIGI - Si Danno appuntamento Oggi a Parigi, riuniti dall'Unesco e dall'Università dell'Onu, Intellettuali, archeologi, scrittori e poeti di Che intendono mobilitarsi Contro Coloro Che - Oggi in Siria e Iraq venuto ieri a Timbuctu e Bamyan - distruggono monumenti, bruciano biblioteche, saccheggiano musei. In breve Fanno 'tabula rasa' di un patrimonio culturale di Che non appartiene solista all'Occidente, Ma che risiede Nelle Stesse viscere di Quei paesi.
immagini [4]La direttrice generale dell'Unesco, Irina Bokova definisce QUESTI atti compiuti Dai Gruppi armati radicali "STRATEGIA di pulizia culturale di rara violenza" che Risponde at a Volontà di cancellare Il passato tipica di Tutti i regimi totalitari, alla which occorre Rispondere subito Perche "tesori del passato si nutrono le Forze dello spirito e della libertà ".
All'appuntamento Lanciato dall'Unesco Hanno Riposto in MOLTI Nella speranza di concordare linee di Intervento Che ricerchino venire opporsi alle Forze distruttive del patrimonio Mondiale "senza il which la terra sarebbe deserto da solo un".Interverrano Così Tra Gli Altri l'ex sergretario Onu Boutros Boutros Ghali, il rettore dell'Università dell'Onu David Malone, il regista Maliano Abderrahman Sissako, Gli scrittori Atiq Rahimi, Nedim Gursel, Venus Khoury Ghata. Le Conclusioni Sono affidate all'ex ministro francese Jack Lang.
(6 maggio 2015)

lunedì 13 aprile 2015

Il Papa condanna il genocidio degli armeni

Il Papa condanna il genocidio degli armeni  



SCV  -  12.4.2015  - Il Papa ha condannato la strage dei cristiani armeni  durante la celebrazione tenutasi in San Pietro per commemorare questa tragica ricorrenza,  perpetrata un secolo fà dall'Impero Ottomano.
 "La nostra umanita' – ha sottolineato il Pontefice -  ha vissuto nel secolo scorso tre grandi tragedie inaudite: la prima, quella che generalmente viene considerata come 'il primo genocidio del XX secolo' ha colpito il vostro popolo armeno, prima nazione cristiana, insieme ai siri cattolici e ortodossi, agli assiri, ai caldei e ai greci. Furono uccisi vescovi, sacerdoti, religiosi, donne, uomini, anziani e persino bambini e malati indifesi. Le altre due furono quelle perpetrate dal nazismo e dallo stalinismo".
Nel suo intervento, che ha preceduto il rito, il  Santo Padre ha sottolineato con chiaro riferimento all'attuale genocidio dei cristiani nel mondo "In diverse occasioni  ho definito questo tempo un tempo di guerra, una terza guerra mondiale 'a pezzi', in cui assistiamo quotidianamente a crimini efferati, a massacri sanguinosi e alla follia della distruzione. Purtroppo ancora oggi sentiamo il grido soffocato e trascurato di tanti nostri fratelli e sorelle inermi, che a causa della loro fede in Cristo o della loro appartenenza etnica vengono pubblicamente e atrocemente uccisi, decapitati, crocifissi, bruciati vivi, oppure costretti ad abbandonare la loro terra".
  Il Papa ha citato in particolare  "altri stermini di massa, come quelli in Cambogia, in Ruanda, in Burundi, in Bosnia". "In diverse occasioni ho definito questo tempo un tempo di guerra, una terza guerra mondiale 'a pezzi "- sottolineando  critico   -" eppure sembra che l'umanita' non riesca a cessare di versare sangue innocente. Sembra che l'entusiasmo sorto alla fine della seconda guerra mondiale stia scomparendo e dissolvendosi. Pare che la famiglia umana rifiuti di imparare dai propri errori causati dalla legge del terrore; e cosi' ancora oggi c'e' chi cerca di eliminare i propri simili, con l'aiuto di alcuni e con il silenzio complice di altri che rimangono spettatori".
  "Anche oggi - ha affermato  il Santo Padre  - stiamo vivendo una sorta di genocidio causato dall'indifferenza generale e collettiva, dal silenzio complice di Caino che esclama: 'A me che importa?'; Sono forse io il custode di mio fratello?'".
   "Cari fedeli armeni  - ha  concluso il Papa  - oggi ricordiamo con cuore trafitto dal dolore, ma colmo della speranza nel Signore Risorto, il centenario di quel tragico evento, di quell'immane e folle sterminio, che i vostri antenati hanno crudelmente patito. Ricordarli e' necessario, anzi, doveroso, perche' laddove non sussiste la memoria significa che il male tiene ancora aperta la ferita; nascondere o negare il male e' come lasciare che una ferita continui a sanguinare senza medicarla! Vi saluto con affetto e vi ringrazio per la vostra testimonianza".