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giovedì 1 settembre 2011
150° anniversario dell'Unità d'Italia
dal Sito della Presidenza della Repubblica Italiana riportiamo :
150° anniversario dell'Unità d'Italia
L'itinerario del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nei 'Luoghi della memoria' per il centocinquantenario dell'Unità d'Italia è partito da Genova il 5 maggio scorso: proprio dallo scoglio di Quarto il 5 maggio del 1860 prese avvio, con la spedizione dei Mille, la fase conclusiva del lungo percorso del movimento per l'Unità, che sarebbe culminata il 17 marzo 1861 nella proclamazione dello Stato unitario.
"L'Unità d'Italia fu perseguita e conseguita - ha detto il Capo dello Stato nell'intervento a Genova, ripreso, insieme ad altri, nella pubblicazione 'Per l'Unità d'Italia. Verso il 150° anniversario della fondazione dello Stato nazionale' - attraverso la confluenza di diverse visioni, strategie e tattiche, la combinazione di trame diplomatiche, iniziative politiche e azioni militari, l'intreccio di componenti moderate e componenti democratico rivoluzionarie. Fu davvero una combinazione prodigiosa, che risultò vincente perché più forte delle tensioni anche aspre che l'attraversarono".
Per il Presidente Napolitano tutte le iniziative in programma per il 150° - come quelle già svoltesi a Rionero in Vulture, a Marsala e a Santena, oltre che a Genova - "fanno tutt'uno con l'impegno a lavorare per la soluzione dei problemi oggi aperti dinanzi a noi: perché quest'impegno si nutre di un più forte senso dell'Italia e dell'essere italiani, di un rinnovato senso della missione per il futuro della nazione. Ieri volemmo farla una e indivisibile, come recita la nostra Costituzione, oggi vogliamo far rivivere nella memoria e nella coscienza del paese le ragioni di quell'unità e indivisibilità come fonte di coesione sociale, come base essenziale di ogni avanzamento tanto del Nord quanto del Sud in un sempre più arduo contesto mondiale. Così, anche nel celebrare il 150°, guardiamo avanti, traendo dalle nostre radici fresca linfa per rinnovare tutto quel che c'è da rinnovare nella società e nello Stato".
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1861-2011: 150 anni Italia unita
1861-2011: 150 anni Italia unita
dal Sito del Governo Italiano
Il Centro Espositivo informativo sul 150º dell’Unità d’Italia
Nel 2011 ricorre il centocinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia. Celebrare, dopo 150 anni, la proclamazione del Regno d'Italia, avvenuta il 17 marzo 1861, è un'occasione per tenere alta la percezione della nazione, rendendo al contempo omaggio a tutti i personaggi che hanno dato lustro alla nostra storia.
I precedenti appuntamenti, in occasione del cinquantenario (1911) e del centenario (1961), rappresentarono due eventi di eccezionale importanza per la vita sociale, culturale e per lo sviluppo urbanistico della Nazione, un momento di grande crescita civile, culturale ed economica.
Il 1911 fu imperniato sull'Esposizione Internazionale di Torino sul lavoro e l'industria; a Roma, sull'Esposizione di Valle Giulia e su rilevanti trasformazioni urbane volte o farne una moderna Capitale: l'inaugurazione del Vittoriano (ma ancora senza statue), della Galleria Nazionale d'Arte Moderna, del Palazzo di Giustizia, del Palazzo delle Esposizioni, di tre ponti sul Tevere, di importanti sistemazioni archeologiche.
"Italia 61" richiamò le radici storiche dell'Unità, con eventi in diverse parti d'Italia e realizzazioni - non tutte durevoli - specialmente a Torino, dove manifestazioni ed opere si intrecciarono con il fervore industriale che sosteneva in quegli anni il boom economico.
Il centro informativo espositivo sul racconto delle celebrazioni passate nonché sulle attività che si svolgeranno lungo tutta la penisola in occasione del 150° dell'Unità d'Italia, che verrà realizzato all'interno delle Sale dell'Unità d'Italia appositamente allestite, avrà lo scopo di informare e di preparare le migliaia di italiani e stranieri che affollano il Complesso Monumentale del Vittoriano all'appuntamento del 2011.
Si vogliono far conoscere al grande pubblico gli aspetti principali del processo storico politico che ha portato alla proclamazione dell'Unità d'Italia; la rilevanza e l'influenza che hanno avuto le celebrazioni del 1911 e del 1961 come momento di esperienza del passato ma anche di conoscenza, di studio per il futuro; l'importanza delle celebrazioni del 2011 come evento, come momento catalizzatore di un gran numero di progetti già in atto o che verranno appositamente realizzati dal Governo Centrale e dalle Amministrazioni locali in occasione del 150° dell'Unità d'Italia attraverso documenti originali, filmati, plastici, materiali fotografici.
Le sezioni del Centro espositivo informativo
LE RADICI. Il processo storico-politico che porta alla proclamazione dell'Unità italiana nello Stato Nazionale con particolare attenzione al periodo 1848/1861, quello determinante in cui il processo unitario entra nella fase risolutiva; -
LE CELEBRAZIONI DEL 1911 PER IL 50° DELL'UNITÀ D'ITALIA
"Italia 1911" fu la consacrazione internazionale del ruolo di grande potenza di un giovane Stato che di lì a poco avrebbe avviato con Giolitti la sua avventura coloniale (la materia è stata ampiamente studiata dal punto di vista politico culturale nella importante ricerca di Emilio Gentile "La grande Italia"). Per dimensione di opere pubbliche e culturali non vi sono eventi simili se non in occasione del giubileo della Cristianità del 2000.
Roma Capitale
Le celebrazioni del 50° Regno cambiarono il volto della Capitale. L'esposizione internazionale di Valle Giulia diede vita al riordino urbanistico con l'istituzione delle accademie straniere. Venne realizzata una grande mostra "etnografica" delle tradizioni delle regioni d'Italia - curata dagli architetti Giustizi e Guazzarono - con edifici effimeri che purtroppo sono andati in gran parte perduti. Venne realizzata la risistemazione delle Terme di Diocleziano a cura di Rodolfo Lanciani con una grande mostra sull'Impero Romano e il periodo di Augusto. Venne restaurato Castel Sant'Angelo con mostre di carattere storico.
Le grandi inaugurazioni
In occasione della Festa dello Statuto, il 4 giugno 1911, venne inaugurato (ancora incompleto di statue bronzee ) il Vittoriano. Vennero altresì inaugurati la galleria di Arte Moderna, a Via Nazionale il Palazzo delle Esposizioni, il Palazzo di Giustizia al Lungotevere (aperto ufficialmente da Re Vittorio Emanuele III, l'11 gennaio 1911). Vennero inaugurati ben tre nuovi ponti sul Tevere, tra cui il Ponte Vittorio Emanuele. Fu risistemata la "passeggiata archeologica" ideata su progetto di Giosuè Carducci e Ruggero Borghi.
Torino e Firenze
Si tenne una esposizione internazionale sul lavoro e l'industria, con un forte impegno internazionale di Paesi come Francia, Germania, Stati Uniti, Gran Bretagna. Il 17 marzo a Torino si riunirono i 2000 sindaci dei comuni degli antichi Stati Sardi con un grande banchetto. A Firenze venne organizzata da marzo a luglio una grande mostra sul "Ritratto italiano" raccogliendo da tutto il mondo ben 1000 ritratti di personaggi del Risorgimento dell'epoca contemporanea.
Altre iniziative
Il comitato coordinatore, presieduto dal Conte di San Martino, riuscì ad aggregare i maggiori intellettuali e artisti in Europa.
Parteciparono Debussy, Saint Sans, etc. La celebrazione ufficiale si tenne il 27 marzo 1911 al Campidoglio alla presenza del Re con una prolusione di Giovanni Pascoli.
LE CELEBRAZIONI DEL 1961 PER IL 100° DELL'UNITÀ D'ITALIA
Il Giubileo del 1961
"Italia 1961" fu invece la celebrazione del "miracolo economico" dell'Italia che aveva superato di slancio la fase della ricostruzione e che aveva compiutamente conquistato la Democrazia. Dal punto di vista organizzativo un ruolo di primo piano lo ebbe Torino, con le sue mostre sull'industria e il "made in Italy" presiedute dal giovane Giovanni Agnelli. In merito a ciò va tuttavia ricordato che opportunamente il Governo aveva sfruttato la sequenza delle Olimpiadi di Roma del 1960 e di Italia 1961, come fossero due fasi di una stessa azione di rilancio dell'economia nazionale attraverso le opere pubbliche.
Roma
Roma ebbe un ruolo importantissimo attraverso l'impiego del cinema e della Tv che ebbe proprio in quella occasione il suo "battesimo" in una grande celebrazione pubblica. Venne realizzato, su committenza della Presidenza del Consiglio, il Film di Rossellini "Viva l'Italia" che avrebbe suscitato un grande dibattito, e numerosi documentari del Dipartimento per l'Informazione e l'Editoria.
dal Sito del Governo Italiano
Il Centro Espositivo informativo sul 150º dell’Unità d’Italia
Nel 2011 ricorre il centocinquantesimo anniversario dell'Unità d'Italia. Celebrare, dopo 150 anni, la proclamazione del Regno d'Italia, avvenuta il 17 marzo 1861, è un'occasione per tenere alta la percezione della nazione, rendendo al contempo omaggio a tutti i personaggi che hanno dato lustro alla nostra storia.
I precedenti appuntamenti, in occasione del cinquantenario (1911) e del centenario (1961), rappresentarono due eventi di eccezionale importanza per la vita sociale, culturale e per lo sviluppo urbanistico della Nazione, un momento di grande crescita civile, culturale ed economica.
Il 1911 fu imperniato sull'Esposizione Internazionale di Torino sul lavoro e l'industria; a Roma, sull'Esposizione di Valle Giulia e su rilevanti trasformazioni urbane volte o farne una moderna Capitale: l'inaugurazione del Vittoriano (ma ancora senza statue), della Galleria Nazionale d'Arte Moderna, del Palazzo di Giustizia, del Palazzo delle Esposizioni, di tre ponti sul Tevere, di importanti sistemazioni archeologiche.
"Italia 61" richiamò le radici storiche dell'Unità, con eventi in diverse parti d'Italia e realizzazioni - non tutte durevoli - specialmente a Torino, dove manifestazioni ed opere si intrecciarono con il fervore industriale che sosteneva in quegli anni il boom economico.
Il centro informativo espositivo sul racconto delle celebrazioni passate nonché sulle attività che si svolgeranno lungo tutta la penisola in occasione del 150° dell'Unità d'Italia, che verrà realizzato all'interno delle Sale dell'Unità d'Italia appositamente allestite, avrà lo scopo di informare e di preparare le migliaia di italiani e stranieri che affollano il Complesso Monumentale del Vittoriano all'appuntamento del 2011.
Si vogliono far conoscere al grande pubblico gli aspetti principali del processo storico politico che ha portato alla proclamazione dell'Unità d'Italia; la rilevanza e l'influenza che hanno avuto le celebrazioni del 1911 e del 1961 come momento di esperienza del passato ma anche di conoscenza, di studio per il futuro; l'importanza delle celebrazioni del 2011 come evento, come momento catalizzatore di un gran numero di progetti già in atto o che verranno appositamente realizzati dal Governo Centrale e dalle Amministrazioni locali in occasione del 150° dell'Unità d'Italia attraverso documenti originali, filmati, plastici, materiali fotografici.
Le sezioni del Centro espositivo informativo
LE RADICI. Il processo storico-politico che porta alla proclamazione dell'Unità italiana nello Stato Nazionale con particolare attenzione al periodo 1848/1861, quello determinante in cui il processo unitario entra nella fase risolutiva; -
LE CELEBRAZIONI DEL 1911 PER IL 50° DELL'UNITÀ D'ITALIA
"Italia 1911" fu la consacrazione internazionale del ruolo di grande potenza di un giovane Stato che di lì a poco avrebbe avviato con Giolitti la sua avventura coloniale (la materia è stata ampiamente studiata dal punto di vista politico culturale nella importante ricerca di Emilio Gentile "La grande Italia"). Per dimensione di opere pubbliche e culturali non vi sono eventi simili se non in occasione del giubileo della Cristianità del 2000.
Roma Capitale
Le celebrazioni del 50° Regno cambiarono il volto della Capitale. L'esposizione internazionale di Valle Giulia diede vita al riordino urbanistico con l'istituzione delle accademie straniere. Venne realizzata una grande mostra "etnografica" delle tradizioni delle regioni d'Italia - curata dagli architetti Giustizi e Guazzarono - con edifici effimeri che purtroppo sono andati in gran parte perduti. Venne realizzata la risistemazione delle Terme di Diocleziano a cura di Rodolfo Lanciani con una grande mostra sull'Impero Romano e il periodo di Augusto. Venne restaurato Castel Sant'Angelo con mostre di carattere storico.
Le grandi inaugurazioni
In occasione della Festa dello Statuto, il 4 giugno 1911, venne inaugurato (ancora incompleto di statue bronzee ) il Vittoriano. Vennero altresì inaugurati la galleria di Arte Moderna, a Via Nazionale il Palazzo delle Esposizioni, il Palazzo di Giustizia al Lungotevere (aperto ufficialmente da Re Vittorio Emanuele III, l'11 gennaio 1911). Vennero inaugurati ben tre nuovi ponti sul Tevere, tra cui il Ponte Vittorio Emanuele. Fu risistemata la "passeggiata archeologica" ideata su progetto di Giosuè Carducci e Ruggero Borghi.
Torino e Firenze
Si tenne una esposizione internazionale sul lavoro e l'industria, con un forte impegno internazionale di Paesi come Francia, Germania, Stati Uniti, Gran Bretagna. Il 17 marzo a Torino si riunirono i 2000 sindaci dei comuni degli antichi Stati Sardi con un grande banchetto. A Firenze venne organizzata da marzo a luglio una grande mostra sul "Ritratto italiano" raccogliendo da tutto il mondo ben 1000 ritratti di personaggi del Risorgimento dell'epoca contemporanea.
Altre iniziative
Il comitato coordinatore, presieduto dal Conte di San Martino, riuscì ad aggregare i maggiori intellettuali e artisti in Europa.
Parteciparono Debussy, Saint Sans, etc. La celebrazione ufficiale si tenne il 27 marzo 1911 al Campidoglio alla presenza del Re con una prolusione di Giovanni Pascoli.
LE CELEBRAZIONI DEL 1961 PER IL 100° DELL'UNITÀ D'ITALIA
Il Giubileo del 1961
"Italia 1961" fu invece la celebrazione del "miracolo economico" dell'Italia che aveva superato di slancio la fase della ricostruzione e che aveva compiutamente conquistato la Democrazia. Dal punto di vista organizzativo un ruolo di primo piano lo ebbe Torino, con le sue mostre sull'industria e il "made in Italy" presiedute dal giovane Giovanni Agnelli. In merito a ciò va tuttavia ricordato che opportunamente il Governo aveva sfruttato la sequenza delle Olimpiadi di Roma del 1960 e di Italia 1961, come fossero due fasi di una stessa azione di rilancio dell'economia nazionale attraverso le opere pubbliche.
Roma
Roma ebbe un ruolo importantissimo attraverso l'impiego del cinema e della Tv che ebbe proprio in quella occasione il suo "battesimo" in una grande celebrazione pubblica. Venne realizzato, su committenza della Presidenza del Consiglio, il Film di Rossellini "Viva l'Italia" che avrebbe suscitato un grande dibattito, e numerosi documentari del Dipartimento per l'Informazione e l'Editoria.
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sabato 29 maggio 2010
ITALIA 2763
Ave Roma, MMDCCLXIII
Sentiamo nell'aria i versi di Orazio dal "Carmen saeculare" :
"Alme sol, curru nitido,
qui noctem atque albam diem donas,
POSSIS NIHIL URBE ROMA VISERE MAIUS!"
E riecheggiano ancora le parole di Rutilio Namaziano
per la Roma Universale!:
"Fecisti e pluribus populis unum,
URBEM FECISTI QUOD PRIUS ORBIS ERAT!"
Ave Italia 2763
Sentiamo nell'aria i versi di Orazio dal "Carmen saeculare" :
"Alme sol, curru nitido,
qui noctem atque albam diem donas,
POSSIS NIHIL URBE ROMA VISERE MAIUS!"
E riecheggiano ancora le parole di Rutilio Namaziano
per la Roma Universale!:
"Fecisti e pluribus populis unum,
URBEM FECISTI QUOD PRIUS ORBIS ERAT!"
Ave Italia 2763
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giovedì 24 settembre 2009
Marinetti : L'ORGOGLIO ITALIANO - Manifesto futurista
L'orgoglio italiano - Manifesto futurista (gennaio 1916)
Archivio Gira
Redatto in persona prima da Marinetti, e frutto delle esperienze belliche sul monte Altissimo, il manifesto intende ribadire le motivazioni della lotta interventista e antipassatista, facendo tutt'uno della "potenza" dell'l'impareggiabile" esercito e del "genio creativo" italiani.
Il 13 ottobre, nella prima perlustrazione fatta da me agli ordini del capitano Monticelli e del sergente Vasconi in terreno nemico, a 6 Km dalle nostre trincee, fra le alte roccie a picco, nelle boscaglie e nelle pietraie dell'Altissimo dopo esserci incontrati con una pattuglia austriaca che ci voltò le spalle e fuggì, constatammo con gioia la superiorità enorme della nostra artiglieria, i cui tiri meravigliosi, passando su di noi e sul lago, sostenevano la nostra avanzata in Val di Ledro. Il 14 ottobre, nella seconda perlustrazione fatta da me, dai miei amici futuristi Boccioni e Sant'Elia e dal pittore Bucci, esplorando e occupando la trincea delle Tre Piante, constatammo con quale gioconda disinvoltura dei giovani pittori e poeti italiani possano trasformarsi in audaci, rudi, instancabili alpini. Durante l'avanzata, l'assalto e la presa di Dosso Casina, compiuta dai Volontari ciclisti lombardi e da un battaglione di alpini, vedemmo le truppe austriache sgominate dalla baldanza di pochi italiani diciassettenni e cinquantenni, non allenati alla guerra in montagna. Dopo aver marciato per 7 giorni in un foltissimo nebbione, con vestiti quasi estivi malgrado la temperatura di 15 gradi sotto zero, i Volontari ciclisti pernacchiavano allegramente alle migliaia di shrapnels prodigati a loro da 5 forti austriaci. I nuovi raccoglitori di bossoli e di schegge micidiali facevano finalmente dimenticare gli stupidissimi e sentimentali raccoglitori di edelweiss. Constatammo che degl'italiani, già operai, impiegati o borghesi sedentari, sapevano vincere in astuzia qualsiasi pattuglia di Kaiserjagers. Constatammo che un corpo di 300 volontari ciclisti improvvisati alpini sapeva strategicamente manovrare su per montagne ignote, con tale abilità che il nemico si credette accerchiato da migliaia di uomini. Constatammo che uno studente italiano, trasformato in ufficiale, può comandare tutta l'artiglieria d'una zona e sfondare coi suoi tiri 6 o 7 forti austriaci, scientificamente preparati alla difesa in 20 o 30 anni. Constatammo come il popolo italiano, sotto la direzione geniale di Cadorna, abbia saputo improvvisare in pochi mesi la prima artiglieria del mondo e vincere di continuo nella più spaventosa e difficile guerra che sia mai stata combattuta. Singhiozzammo di gioia all'udire dalla viva voce di 20 o 30 giornalisti esteri, quali Jean Carrère e Serge Basset, che l'esercito capace di vincere e di avanzare sul Carso è sicuramente il primo esercito del mondo. Dopo aver visto il popolo italiano, "il più mobile di tutti i popoli", liberarsi futuristicamente, con una scrollata di spalle, dalla lurida vecchia camicia di forza giolittiana, vediamo ora nelle vie milanesi fervide di lavoro, come il popolo italiano, che sembrava avvelenato di pacifismo, sa guardare con fierezza questa nobile, utile e igienica profusione di sangue italiano. Tutto questo ci conferma una volta di più che nessun popolo può uguagliare:
1. - il genio creatore del popolo italiano;
2. - l'elasticità improvvisatrice di cui sempre danno prova gl'italiani;
3. - la forza, l'agilità e la resistenza fisica degl'italiani;
4. - l'impeto, la violenza e l'accanimento con cui gl'italiani sanno combattere;
5. - la pazienza, il metodo e il calcolo degl'italiani nel fare una guerra;
6. - il lirismo e la nobiltà morale della nazione italiana nel nutrirla di sangue e denaro.
ITALIANI! Voi dovete costruire L'ORGOGLIO ITALIANO sulla indiscutibile superiorità del popolo italiano in tutto. Questo orgoglio fu uno dei principii essenziali dei nostri manifesti futuristi dall'origine del nostro Movimento, cioè da 6 anni fa, quando primi e soli (mentre l'irredentismo agonizzava e il partito Nazionalista non era ancora nato) invocammo violentemente, nei teatri e sulle piazze, la guerra come unica igiene, unica morale educatrice, unico veloce motore di progresso. Eravamo allora sicuri di vincere l'Austria e di centuplicare il nostro valore e il nostro prestigio vincendola. Eravamo soli convinti della prossima conflagrazione generale che tutti giudicavano impossibile, in nome di due pseudofatalità: lo sciopero delle Banche e lo sciopero dei proletariati. Eravamo convinti che coll'Inghilterra, la Francia, la Russia, noi dovevamo utilizzare le nostre inesauribili forze di razza e il nostro genio improvvisatore, collaborando allo strangolamento del teutonismo, fatto di balordaggine medioevale, di preparazione meticolosa e d'ogni pedanteria professionale. Apparve allora il mio Monoplan du Pape, visione profetica della nostra vittoriosa guerra contro l'Austria. Infatti noi soli fummo profetici ed ispirati, perché, più giovani di tutti, più poeti, più imprudenti, più lontani dalla politica opportunistica e quietista, traemmo la visione del futuro dal nostro temperamento formidabile, e pur constatando intorno a noi la vecchia mediocrità italiana, credemmo fermamente nell'avvenire grande dell'Italia, semplicemente perche noi futuristi eravamo italiani. ITALIANI! Voi dovete manifestare dovunque questo orgoglio italiano e imporlo in Italia e all'estero colla parola, e colla violenza, come facemmo noi in Francia, nel Belgio, in Russia, nelle nostre numerose conferenze battagliere. Merita schiaffi, pugni e fucilate nella schiena l'italiano che non si manifesta spavaldamente orgoglioso d'essere italiano e convinto che l'Italia è destinata a dominare il mondo col genio creatore della sua arte e la potenza del suo esercito impareggiabile. Merita schiaffi, pugni e fucilate nella schiena l'italiano che manifesta in sé la piu piccola traccia del vecchio pessimismo imbecille, denigratore e straccione che ha caratterizzata la vecchia Italia ormai sepolta, la vecchia Italia di mediocristi antimilitari (tipo Giolitti), di professori pacifisti (tipo Benedetto Croce, Claudio Treves, Enrico Ferri, Filippo Turati), di archeologhi, di eruditi, di poeti nostalgici, di conservatori di musei, di albergatori, di topi di biblioteche e di città morte, tutti neutralisti e vigliacchi, che noi, primi e soli in Italia, abbiamo denunciati, vilipesi come nemici della patria, e vanamente frustati con abbondanti e continue docce di sputi. Merita schiaffi, calci e fucilate nella schiena l'artista o il pensatore italiano che si nasconde sotto il suo ingegno come fa lo struzzo sotto le sue penne di lusso e non sa identificare il proprio orgoglio coll'orgoglio militare della sua razza. Merita schiaffi, calci e fucilate nella schiena l'artista o il pensatore italiano che vernicia di scuse la sua viltà, dimenticando che creazione artistica è sinonimo di eroismo morale e fisico. Merita schiaffi, calci e fucilate nella schiena l'artista o il pensatore italiano che, fisicamente valido, dimostrando la piu assoluta assenza di valore umano, si chiude nell'arte come in un sanatorio o in un lazzaretto di colerosi e non offre la sua vita per ingigantire l'Orgoglio italiano. Mentre altri futuristi fanno il loro dovere nell'esercito regolare, noi futuristi volontari del Battaglione lombardo dopo essere stati semplici soldati in 6 mesi di guerra, ed aver preso cogli alpini la posizione austriaca di Dosso Casina, aspettiamo ansiosamente il piacere di ritornare al fuoco in altri corpi, poiché siamo piu che mai convinti che alle brevi parole devono subito seguire i pronti, fulminei e decisi fatti.
Marinetti-Boccioni -Russolo-Sant'Elia-Sironi-Piatti
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lunedì 21 settembre 2009
Berlusconi : I nostri ragazzi sono l'Italia migliore
"Sono addolorato ma fiero del coraggio e della abnegazione dei nostri ’ragazzi’ e anche ammirato dalla dignità e dalla forza dei loro cuori.
Questa è l’Italia migliore da cui dobbiamo prendere esempio". Lo ha scritto il premier Silvio Berlusconi nel libro d’onore posto davanti al sacrario dell’Esercito a Roma dove venerdì mattina si è recato accompagnato da Gianni Letta per portare la solidarietà dopo l’uccisione dei sei paracadutisti in Afghanistan.
"Il momento di ritorno dei nostri soldati dall’Afghanistan e di fine dell’operazione internazionale ci sara’ quando il governo afgano sara’ in grado di controllare da solo il territorio". Lo ha affermato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, intervistato dal Tg2, sottolineando che "il paese ha bisogno di forze di polizia e di un esercito addestrato e noi stiamo provando a farlo".
Lo sforzo militare in Afghanistan, ha proseguito il ministro, "e’ notevole" e per continuare a sostenerlo occorre che "li’ dove la missione e’ compiuta o quasi, come in Kosovo, si cominci a rientrare: penso che presto dal Kosovo potranno rientrare 1.000 soldati italiani e anche in Libano si puo’ cominciare a ridurre sensibilmente il nostro contingente". La Russa ha quindi ribadito che "noi siamo in Afghanistan non solo per ricostruire e dare la democrazia, ma anche per combattere lontano dai confini della patria il terrorismo. Noi sappiamo che i nostri soldati sono li’ per usare la forza giusta contro il terrorismo ed anche per impedire che il terrorismo arrivi nelle nostre case".
Questa è l’Italia migliore da cui dobbiamo prendere esempio". Lo ha scritto il premier Silvio Berlusconi nel libro d’onore posto davanti al sacrario dell’Esercito a Roma dove venerdì mattina si è recato accompagnato da Gianni Letta per portare la solidarietà dopo l’uccisione dei sei paracadutisti in Afghanistan.
"Il momento di ritorno dei nostri soldati dall’Afghanistan e di fine dell’operazione internazionale ci sara’ quando il governo afgano sara’ in grado di controllare da solo il territorio". Lo ha affermato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, intervistato dal Tg2, sottolineando che "il paese ha bisogno di forze di polizia e di un esercito addestrato e noi stiamo provando a farlo".
Lo sforzo militare in Afghanistan, ha proseguito il ministro, "e’ notevole" e per continuare a sostenerlo occorre che "li’ dove la missione e’ compiuta o quasi, come in Kosovo, si cominci a rientrare: penso che presto dal Kosovo potranno rientrare 1.000 soldati italiani e anche in Libano si puo’ cominciare a ridurre sensibilmente il nostro contingente". La Russa ha quindi ribadito che "noi siamo in Afghanistan non solo per ricostruire e dare la democrazia, ma anche per combattere lontano dai confini della patria il terrorismo. Noi sappiamo che i nostri soldati sono li’ per usare la forza giusta contro il terrorismo ed anche per impedire che il terrorismo arrivi nelle nostre case".
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martedì 14 aprile 2009
Fratelli d´Italia - L´inno degli italiani
Fratelli d'Italia,
l'Italia s'è desta;
dell'elmo di Scipio
s'è cinta la testa.
Dov'è la Vittoria?
Le porga la chioma;
ché schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamoci a coorte!
Siam pronti alla morte;
l'Italia chiamò.
Noi siamo da secoli
calpesti, derisi,
perché non siam popolo,
perché siam divisi.
Raccolgaci un'unica
bandiera, una speme:
di fonderci insieme
già l'ora suonò.
Stringiamci a coorte!
Siam pronti alla morte;
l' Italia chiamò.
Uniamoci, amiamoci;
l'unione e l'amore
rivelano ai popoli
le vie del Signore.
Giuriamo far libero
il suolo natio:
uniti, per Dio,
chi vincer ci può?
Stringiamci a coorte!
Siam pronti alla morte;
l'Italia chiamò.
Dall'Alpe a Sicilia,
dovunque è Legnano;
ogn'uom di Ferruccio
ha il core e ha la mano;
i bimbi d'Italia
si chiaman Balilla;
il suon d'ogni squilla
i Vespri suonò.
Stringiamoci a coorte!
Siam pronti alla morte;
l'Italia chiamò.
Son giunchi che piegano
le spade vendute:
già l'aquila d'Austria
le penne ha perdute.
Il sangue d'Italia
e il sangue Polacco,
bevé col Cosacco,
ma il cor le bruciò.
Stringiamoci a coorte!
Siam pronti alla morte;
l'Italia chiamò.
(scritto da Goffredo Mameli, musica di Michele Novaro)
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