TOCCAFONDI: La sinistra a Firenze si dimentica di Oriana Fallaci. Il PdL non la dimentecherà mai
Giovedì 15 Settembre, ricorre il 5° anniversario della morte della scrittrice fiorentina Oriana Fallaci e il PDL la ricorderà con un Convegno. La sinistra che governa Firenze invece non farà niente.
“Gli amici di Oriana. Il ricordo di coloro che l’hanno conosciuta”. È questo il titolo dell’incontro che si terrà a Firenze, venerdì 16 Settembre alle ore 21.00 presso l’Hotel Mediterraneo a Firenze al quale parteciperanno: la Dott.ssa Di Pace, segretaria della Fallaci, l’attrice Rosaria Omaggio, e il giornalista e scrittore Gino Nebiolo. A moderare l’incontro ci sarà il coordinatore cittadino del PDL fiorentino, on. Gabriele Toccafondi, mentre i saluti saranno affidati all’On. Massimo Parisi, coordinatore Regionale e all’On. Riccardo Mazzoni.
“Le istituzioni fiorentine - ha commentato Toccafondi - si sono dimenticate di Oriana Fallaci. Nessuna iniziativa è stata, infatti, organizzata dal Comune, per ricordare degnamente questa grande scrittrice.
L’altra parte di Firenze quella orgogliosa di essere concittadina di questa donna libera, continuerà a parlare di lei. Per questo anche quest’anno, il PdL ha voluto organizzare un incontro nel quale abbiamo chiesto, a chi ha avuto la fortuna di incontrarla personalmente, di raccontarci Oriana, della sua vita e delle sue opere, che rappresentano, ne siamo convinti, una ricchezza culturale per tutti ."
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giovedì 15 settembre 2011
lunedì 20 giugno 2011
BERLUSCONI: L'alleanza con Bossi e' senza alternative
"Si e’ verificato quello che Bossi mi aveva annunciato, cioe’ che e’ assolutamente confermato che la nostra alleanza non ha alternative e che c’e’ la volonta’ di proseguire la legislatura operando scelte su cui c’e’ accordo consolidato".
Lo ha affermato Silvio Berlusconi, al termine della visita all’alpino ferito in Afghanistan, ricoverato all’ospedale Niguarda di Milano, commentando le parole di Umberto Bossi a Pontida.
"Non ci sono preoccupazioni che ci possono far cambiare dal percorso indicato: credo quindi che continueremo cosi’ come abbiamo previsto, continueremo a governare il Paese. la Costituzione ha dato 5 anni a chi e’ indicato dagli elettori come responsabile del governo proprio perche’ ci sia un tempo congruo per realizzare i programmi che gli elettori hanno approvato con il loro voto".
Stampato dal sito www.ilpopolodellaliberta.it
20 Giugno 2011
Lo ha affermato Silvio Berlusconi, al termine della visita all’alpino ferito in Afghanistan, ricoverato all’ospedale Niguarda di Milano, commentando le parole di Umberto Bossi a Pontida.
"Non ci sono preoccupazioni che ci possono far cambiare dal percorso indicato: credo quindi che continueremo cosi’ come abbiamo previsto, continueremo a governare il Paese. la Costituzione ha dato 5 anni a chi e’ indicato dagli elettori come responsabile del governo proprio perche’ ci sia un tempo congruo per realizzare i programmi che gli elettori hanno approvato con il loro voto".
Stampato dal sito www.ilpopolodellaliberta.it
20 Giugno 2011
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martedì 10 maggio 2011
BERLUSCONI: Mi inchino alle vittime del terrorismo, e' l'ora della verita'
BERLUSCONI: Mi inchino alle vittime del terrorismo, e' l'ora della verita'
"Insieme al governo e all’Italia intera, mi inchino con rispetto e gratitudine per ricordare le vittime del terrorismo, unendomi idealmente alle nobili parole pronunciate questa mattina al Quirinale dal Capo dello Stato".
Lo ha dichiarato in una nota il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. "La ’Giornata della memoria’ che si celebra oggi e’ stata introdotta nel nostro calendario nazionale su proposta di Sabina Rossa, figlia dell’operaio Guido Rossa, ucciso dalle Brigate Rosse. In questo giorno ricordiamo tutte le vittime del terrorismo, sia del terrorismo di matrice comunista sia quello di matrice neo fascista, che ha insanguinato per piu’ di 20 anni la storia nazionale. Un riconoscimento doveroso per le oltre 400 vittime e per i 1.200 feriti che sono stati coinvolti in 14.590 atti di violenza: e’ il bilancio di una guerra che non puo’ essere dimenticata, perche’ ha aperto ferite profonde e incancellabili nell’esistenza di migliaia di famiglie e nel tessuto democratico del Paese.
"Magistrati e giornalisti poliziotti e carabinieri, agenti di custodia e docenti universitari, leader politici e sconosciuti funzionari dello Stato, tutti sono stati colpiti come simboli e vittime innocenti di una folle ideologia criminale, che tanti cattivi maestri purtroppo hanno alimentato e giustificato. Queste ferite non sono ancora completamente rimarginate perche’ per molti atti di terrorismo manca ancora il sigillo della verita’. Il giusto obiettivo di una pacificazione nazionale e di un adeguato risarcimento morale per i familiari delle vittime, non puo’ dunque prescindere da uno sforzo comune per definire un percorso di verita’ su quegli anni. Per questo diciamo basta alle tribune mediatiche e universitarie concesse con disinvoltura ai terroristi che sono stati protagonisti feroci e criminali di quegli anni.
Per questo diciamo basta all’umiliazione delle vittime e dei loro parenti. Per questo dichiaro oggi l’impegno del governo a contribuire ad aprire tutti gli armadi della vergogna perche’ nessuna strage rimanga piu’ avvolta nel mistero. Dobbiamo colmare una grande sete di giustizia e di verita’, in modo concreto, senza retorica. Lo faremo. E sara’ il modo migliore per onorare la memoria delle oltre 400 vittime innocenti della sanguinosa ideologia del terrorismo". (PdL)
"Insieme al governo e all’Italia intera, mi inchino con rispetto e gratitudine per ricordare le vittime del terrorismo, unendomi idealmente alle nobili parole pronunciate questa mattina al Quirinale dal Capo dello Stato".
Lo ha dichiarato in una nota il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. "La ’Giornata della memoria’ che si celebra oggi e’ stata introdotta nel nostro calendario nazionale su proposta di Sabina Rossa, figlia dell’operaio Guido Rossa, ucciso dalle Brigate Rosse. In questo giorno ricordiamo tutte le vittime del terrorismo, sia del terrorismo di matrice comunista sia quello di matrice neo fascista, che ha insanguinato per piu’ di 20 anni la storia nazionale. Un riconoscimento doveroso per le oltre 400 vittime e per i 1.200 feriti che sono stati coinvolti in 14.590 atti di violenza: e’ il bilancio di una guerra che non puo’ essere dimenticata, perche’ ha aperto ferite profonde e incancellabili nell’esistenza di migliaia di famiglie e nel tessuto democratico del Paese.
"Magistrati e giornalisti poliziotti e carabinieri, agenti di custodia e docenti universitari, leader politici e sconosciuti funzionari dello Stato, tutti sono stati colpiti come simboli e vittime innocenti di una folle ideologia criminale, che tanti cattivi maestri purtroppo hanno alimentato e giustificato. Queste ferite non sono ancora completamente rimarginate perche’ per molti atti di terrorismo manca ancora il sigillo della verita’. Il giusto obiettivo di una pacificazione nazionale e di un adeguato risarcimento morale per i familiari delle vittime, non puo’ dunque prescindere da uno sforzo comune per definire un percorso di verita’ su quegli anni. Per questo diciamo basta alle tribune mediatiche e universitarie concesse con disinvoltura ai terroristi che sono stati protagonisti feroci e criminali di quegli anni.
Per questo diciamo basta all’umiliazione delle vittime e dei loro parenti. Per questo dichiaro oggi l’impegno del governo a contribuire ad aprire tutti gli armadi della vergogna perche’ nessuna strage rimanga piu’ avvolta nel mistero. Dobbiamo colmare una grande sete di giustizia e di verita’, in modo concreto, senza retorica. Lo faremo. E sara’ il modo migliore per onorare la memoria delle oltre 400 vittime innocenti della sanguinosa ideologia del terrorismo". (PdL)
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martedì 26 aprile 2011
CICCHITTO: La Resistenza fu un crogiolo di contraddizioni
CICCHITTO: La Resistenza fu un crogiolo di contraddizioni
"Il presidente Napolitano ha espresso in modo equilibrato il senso della celebrazione del 25 aprile e ha anche recepito l’esigenza di profonde riforme costituzionali che, dopo tanti anni, si misurino con di nuovo problema della societa’ italiana. Ricordando il 25 aprile non si puo’fare a meno di fare i conti con alcuni nodi storici ineludibili.
Il 25 aprile segno’ la sconfitta definitiva del nazismo e di quella Repubblica di Salo’ che, al netto del sacrificio di molti giovani in buona fede, fu segnata in modo del tutto negativo dalla sua subalternita’ alla Germania nazista con conseguente razzismo antisemita. In questo quadro non si puo’ neanche dimenticare che la Resistenza, nella sua fondamentale positivita’, fu a sua volta il crogiolo di molti elementi contraddittori perche’ essa fu percorsa anche dalla dialettica fra chi puntava sulla costruzione di un nuovo Stato democratico e chi invece perseguiva una ben diversa opzione di tipo rivoluzionario che fortunatamente fu superata dallo stesso quadro internazionale e poi dalla dialettica politica italiana. In questo quadro oggi la contestazione fatta al ministro La Russa - conclude l’esponente del Pdl - e’ il segno di un settarismo duro a morire cosi come del tutto inaccettabili sono le iniziative a firma di Forza Nuova avvenute a Milano". Lo ha affermato il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto, commentando il discorso del presidente della Repubblica.
MORATTI: Il 25 aprile apra una nuova stagione di riconciliazione
In Italia c’e’ bisogno di aprire una nuova stagione di "memoria e riconciliazione".
E’ l’appello del sindaco di Milano, Letizia Moratti, che ha parlato in occasione delle cerimonie di deposizione delle corone per onorare i caduti della Resistenza. "Abbiamo bisogno di aprire una stagione nuova, fatta di memoria e di riconciliazione - ha detto ai giornalisti - per ricordare le tappe importanti della nostra storia e tra queste quella importantissima del 25 aprile, data della liberazione del nostro paese". "Memoria e riconciliazione sono ancora piu’ importanti in questi 150 anni dell’unita’ d’Italia, perche’ ci aiutano a guardare avanti con il senso del nostro passato, ma anche con la consapevolezza che la storia futura si costruisce con rispetto e attenzione all’altro". "La memoria vera non deve negare la storia e gli errori ma deve superare le fratture e le divisioni". Il sindaco ha deposto corone davanti alla lapide a Palazzo Marino e nella Loggia dei Mercanti, e al Sacrario dei caduti in Piazza Sant’Ambrogio; in seguito si rechera’ ad Angera, sulla tomba di Antonio Greppi, primo sindaco di Milano dopo la Liberazione. Nel pomeriggio sara’ alla manifestazione del 25 aprile, non in corteo ma sul palco, dove come gli altri politici non prendera’ la parola.
GASPARRI: Napolitano redarguisca gli stolti che hanno fischiato il Governo
"Sono certo che il Presidente Napolitano vorra’ redarguire i pochissimi stolti in verita’ che hanno espresso dissenso per le presenza dei Ministri del Governo Berlusconi il 25 aprile". Lo ha affermato il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri.
"Se non si partecipa ad alcune cerimonie scattano le critiche. Se si partecipa, qualcuno non e’ d’accordo. C’e’ una sinistra faziosa che si ispira piu’ alle violente minacce degli Asor Rosa che all’equilibrio di Napolitano. Sarebbe invece opportuno vivere queste ricorrenze con spirito di pacificazione nazionale guardando tutti insieme alle tragedie del passato, ricordando tutti i caduti della guerra civile e considerando un grande patrimonio comune la riconquista della democrazia. Non sara’ qualche nostalgico di Togliatti o della ’volante rossa’ a prevalere, ma l’amore per la liberta’ di tutti gli italiani. Ma i faziosi di sempre vanno condannati con chiarezza".
"Il presidente Napolitano ha espresso in modo equilibrato il senso della celebrazione del 25 aprile e ha anche recepito l’esigenza di profonde riforme costituzionali che, dopo tanti anni, si misurino con di nuovo problema della societa’ italiana. Ricordando il 25 aprile non si puo’fare a meno di fare i conti con alcuni nodi storici ineludibili.
Il 25 aprile segno’ la sconfitta definitiva del nazismo e di quella Repubblica di Salo’ che, al netto del sacrificio di molti giovani in buona fede, fu segnata in modo del tutto negativo dalla sua subalternita’ alla Germania nazista con conseguente razzismo antisemita. In questo quadro non si puo’ neanche dimenticare che la Resistenza, nella sua fondamentale positivita’, fu a sua volta il crogiolo di molti elementi contraddittori perche’ essa fu percorsa anche dalla dialettica fra chi puntava sulla costruzione di un nuovo Stato democratico e chi invece perseguiva una ben diversa opzione di tipo rivoluzionario che fortunatamente fu superata dallo stesso quadro internazionale e poi dalla dialettica politica italiana. In questo quadro oggi la contestazione fatta al ministro La Russa - conclude l’esponente del Pdl - e’ il segno di un settarismo duro a morire cosi come del tutto inaccettabili sono le iniziative a firma di Forza Nuova avvenute a Milano". Lo ha affermato il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto, commentando il discorso del presidente della Repubblica.
MORATTI: Il 25 aprile apra una nuova stagione di riconciliazione
In Italia c’e’ bisogno di aprire una nuova stagione di "memoria e riconciliazione".
E’ l’appello del sindaco di Milano, Letizia Moratti, che ha parlato in occasione delle cerimonie di deposizione delle corone per onorare i caduti della Resistenza. "Abbiamo bisogno di aprire una stagione nuova, fatta di memoria e di riconciliazione - ha detto ai giornalisti - per ricordare le tappe importanti della nostra storia e tra queste quella importantissima del 25 aprile, data della liberazione del nostro paese". "Memoria e riconciliazione sono ancora piu’ importanti in questi 150 anni dell’unita’ d’Italia, perche’ ci aiutano a guardare avanti con il senso del nostro passato, ma anche con la consapevolezza che la storia futura si costruisce con rispetto e attenzione all’altro". "La memoria vera non deve negare la storia e gli errori ma deve superare le fratture e le divisioni". Il sindaco ha deposto corone davanti alla lapide a Palazzo Marino e nella Loggia dei Mercanti, e al Sacrario dei caduti in Piazza Sant’Ambrogio; in seguito si rechera’ ad Angera, sulla tomba di Antonio Greppi, primo sindaco di Milano dopo la Liberazione. Nel pomeriggio sara’ alla manifestazione del 25 aprile, non in corteo ma sul palco, dove come gli altri politici non prendera’ la parola.
GASPARRI: Napolitano redarguisca gli stolti che hanno fischiato il Governo
"Sono certo che il Presidente Napolitano vorra’ redarguire i pochissimi stolti in verita’ che hanno espresso dissenso per le presenza dei Ministri del Governo Berlusconi il 25 aprile". Lo ha affermato il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri.
"Se non si partecipa ad alcune cerimonie scattano le critiche. Se si partecipa, qualcuno non e’ d’accordo. C’e’ una sinistra faziosa che si ispira piu’ alle violente minacce degli Asor Rosa che all’equilibrio di Napolitano. Sarebbe invece opportuno vivere queste ricorrenze con spirito di pacificazione nazionale guardando tutti insieme alle tragedie del passato, ricordando tutti i caduti della guerra civile e considerando un grande patrimonio comune la riconquista della democrazia. Non sara’ qualche nostalgico di Togliatti o della ’volante rossa’ a prevalere, ma l’amore per la liberta’ di tutti gli italiani. Ma i faziosi di sempre vanno condannati con chiarezza".
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mercoledì 16 marzo 2011
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE PER I 150 ANNI DELL'UNITA' D'ITALIA
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE
Questo il testo integrale del messaggio del Santo Padre Benedetto XVI, in occasione dei 150 anni dell’Unità politica d’Italia, consegnato al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dal Segretario di Stato, Cardinale Tarcisio Bertone, nel corso di una visita al Quirinale.
Illustrissimo Signore
GIORGIO NAPOLITANO
Presidente della Repubblica Italiana
Il 150° anniversario dell’unificazione politica dell’Italia mi offre la felice occasione per riflettere sulla storia di questo amato Paese, la cui Capitale è Roma, città in cui la divina Provvidenza ha posto la Sede del Successore dell’Apostolo Pietro. Pertanto, nel formulare a Lei e all’intera Nazione i miei più fervidi voti augurali, sono lieto di parteciparLe, in segno dei profondi vincoli di amicizia e di collaborazione che legano l’Italia e la Santa Sede, queste mie considerazioni.
Il processo di unificazione avvenuto in Italia nel corso del XIX secolo e passato alla storia con il nome di Risorgimento, costituì il naturale sbocco di uno sviluppo identitario nazionale iniziato molto tempo prima. In effetti, la nazione italiana, come comunità di persone unite dalla lingua, dalla cultura, dai sentimenti di una medesima appartenenza, seppure nella pluralità di comunità politiche articolate sulla penisola, comincia a formarsi nell’età medievale. Il Cristianesimo ha contribuito in maniera fondamentale alla costruzione dell’identità italiana attraverso l’opera della Chiesa, delle sue istituzioni educative ed assistenziali, fissando modelli di comportamento, configurazioni istituzionali, rapporti sociali; ma anche mediante una ricchissima attività artistica: la letteratura, la pittura, la scultura, l’architettura, la musica. Dante, Giotto, Petrarca, Michelangelo, Raffaello, Pierluigi da Palestrina, Caravaggio, Scarlatti, Bernini e Borromini sono solo alcuni nomi di una filiera di grandi artisti che, nei secoli, hanno dato un apporto fondamentale alla formazione dell’identità italiana. Anche le esperienze di santità, che numerose hanno costellato la storia dell’Italia, contribuirono fortemente a costruire tale identità, non solo sotto lo specifico profilo di una peculiare realizzazione del messaggio evangelico, che ha marcato nel tempo l’esperienza religiosa e la spiritualità degli italiani (si pensi alle grandi e molteplici espressioni della pietà popolare), ma pure sotto il profilo culturale e persino politico. San Francesco di Assisi, ad esempio, si segnala anche per il contributo a forgiare la lingua nazionale; santa Caterina da Siena offre, seppure semplice popolana, uno stimolo formidabile alla elaborazione di un pensiero politico e giuridico italiano. L’apporto della Chiesa e dei credenti al processo di formazione e di consolidamento dell’identità nazionale continua nell’età moderna e contemporanea. Anche quando parti della penisola furono assoggettate alla sovranità di potenze straniere, fu proprio grazie a tale identità ormai netta e forte che, nonostante il perdurare nel tempo della frammentazione geopolitica, la nazione italiana poté continuare a sussistere e ad essere consapevole di sé. Perciò, l’unità d’Italia, realizzatasi nella seconda metà dell’Ottocento, ha potuto aver luogo non come artificiosa costruzione politica di identità diverse, ma come naturale sbocco politico di una identità nazionale forte e radicata, sussistente da tempo. La comunità politica unitaria nascente a conclusione del ciclo risorgimentale ha avuto, in definitiva, come collante che teneva unite le pur sussistenti diversità locali, proprio la preesistente identità nazionale, al cui modellamento il Cristianesimo e la Chiesa hanno dato un contributo fondamentale.
Per ragioni storiche, culturali e politiche complesse, il Risorgimento è passato come un moto contrario alla Chiesa, al Cattolicesimo, talora anche alla religione in generale. Senza negare il ruolo di tradizioni di pensiero diverse, alcune marcate da venature giurisdizionaliste o laiciste, non si può sottacere l’apporto di pensiero - e talora di azione - dei cattolici alla formazione dello Stato unitario. Dal punto di vista del pensiero politico basterebbe ricordare tutta la vicenda del neoguelfismo che conobbe in Vincenzo Gioberti un illustre rappresentante; ovvero pensare agli orientamenti cattolico-liberali di Cesare Balbo, Massimo d’Azeglio, Raffaele Lambruschini. Per il pensiero filosofico, politico ed anche giuridico risalta la grande figura di Antonio Rosmini, la cui influenza si è dispiegata nel tempo, fino ad informare punti significativi della vigente Costituzione italiana. E per quella letteratura che tanto ha contribuito a "fare gli italiani", cioè a dare loro il senso dell’appartenenza alla nuova comunità politica che il processo risorgimentale veniva plasmando, come non ricordare Alessandro Manzoni, fedele interprete della fede e della morale cattolica; o Silvio Pellico, che con la sua opera autobiografica sulle dolorose vicissitudini di un patriota seppe testimoniare la conciliabilità dell’amor di Patria con una fede adamantina. E di nuovo figure di santi, come san Giovanni Bosco, spinto dalla preoccupazione pedagogica a comporre manuali di storia Patria, che modellò l’appartenenza all’istituto da lui fondato su un paradigma coerente con una sana concezione liberale: "cittadini di fronte allo Stato e religiosi di fronte alla Chiesa".
La costruzione politico-istituzionale dello Stato unitario coinvolse diverse personalità del mondo politico, diplomatico e militare, tra cui anche esponenti del mondo cattolico. Questo processo, in quanto dovette inevitabilmente misurarsi col problema della sovranità temporale dei Papi (ma anche perché portava ad estendere ai territori via via acquisiti una legislazione in materia ecclesiastica di orientamento fortemente laicista), ebbe effetti dilaceranti nella coscienza individuale e collettiva dei cattolici italiani, divisi tra gli opposti sentimenti di fedeltà nascenti dalla cittadinanza da un lato e dall’appartenenza ecclesiale dall’altro. Ma si deve riconoscere che, se fu il processo di unificazione politico-istituzionale a produrre quel conflitto tra Stato e Chiesa che è passato alla storia col nome di "Questione Romana", suscitando di conseguenza l’aspettativa di una formale "Conciliazione", nessun conflitto si verificò nel corpo sociale, segnato da una profonda amicizia tra comunità civile e comunità ecclesiale. L’identità nazionale degli italiani, così fortemente radicata nelle tradizioni cattoliche, costituì in verità la base più solida della conquistata unità politica. In definitiva, la Conciliazione doveva avvenire fra le Istituzioni, non nel corpo sociale, dove fede e cittadinanza non erano in conflitto. Anche negli anni della dilacerazione i cattolici hanno lavorato all’unità del Paese. L’astensione dalla vita politica, seguente il "non expedit", rivolse le realtà del mondo cattolico verso una grande assunzione di responsabilità nel sociale: educazione, istruzione, assistenza, sanità, cooperazione, economia sociale, furono ambiti di impegno che fecero crescere una società solidale e fortemente coesa. La vertenza apertasi tra Stato e Chiesa con la proclamazione di Roma capitale d’Italia e con la fine dello Stato Pontificio, era particolarmente complessa. Si trattava indubbiamente di un caso tutto italiano, nella misura in cui solo l’Italia ha la singolarità di ospitare la sede del Papato. D’altra parte, la questione aveva una indubbia rilevanza anche internazionale. Si deve notare che, finito il potere temporale, la Santa Sede, pur reclamando la più piena libertà e la sovranità che le spetta nell’ordine suo, ha sempre rifiutato la possibilità di una soluzione della "Questione Romana" attraverso imposizioni dall’esterno, confidando nei sentimenti del popolo italiano e nel senso di responsabilità e giustizia dello Stato italiano. La firma dei Patti lateranensi, l’11 febbraio 1929, segnò la definitiva soluzione del problema. A proposito della fine degli Stati pontifici, nel ricordo del beato Papa Pio IX e dei Successori, riprendo le parole del Cardinale Giovanni Battista Montini, nel suo discorso tenuto in Campidoglio il 10 ottobre 1962: "Il papato riprese con inusitato vigore le sue funzioni di maestro di vita e di testimonio del Vangelo, così da salire a tanta altezza nel governo spirituale della Chiesa e nell’irradiazione sul mondo, come prima non mai".
L’apporto fondamentale dei cattolici italiani alla elaborazione della Costituzione repubblicana del 1947 è ben noto. Se il testo costituzionale fu il positivo frutto di un incontro e di una collaborazione tra diverse tradizioni di pensiero, non c’è alcun dubbio che solo i costituenti cattolici si presentarono allo storico appuntamento con un preciso progetto sulla legge fondamentale del nuovo Stato italiano; un progetto maturato all’interno dell’Azione Cattolica, in particolare della FUCI e del Movimento Laureati, e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ed oggetto di riflessione e di elaborazione nel Codice di Camaldoli del 1945 e nella XIX Settimana Sociale dei Cattolici Italiani dello stesso anno, dedicata al tema "Costituzione e Costituente". Da lì prese l'avvio un impegno molto significativo dei cattolici italiani nella politica, nell’attività sindacale, nelle istituzioni pubbliche, nelle realtà economiche, nelle espressioni della società civile, offrendo così un contributo assai rilevante alla crescita del Paese, con dimostrazione di assoluta fedeltà allo Stato e di dedizione al bene comune e collocando l’Italia in proiezione europea. Negli anni dolorosi ed oscuri del terrorismo, poi, i cattolici hanno dato la loro testimonianza di sangue: come non ricordare, tra le varie figure, quelle dell’On. Aldo Moro e del Prof. Vittorio Bachelet? Dal canto suo la Chiesa, grazie anche alla larga libertà assicuratale dal Concordato lateranense del 1929, ha continuato, con le proprie istituzioni ed attività, a fornire un fattivo contributo al bene comune, intervenendo in particolare a sostegno delle persone più emarginate e sofferenti, e soprattutto proseguendo ad alimentare il corpo sociale di quei valori morali che sono essenziali per la vita di una società democratica, giusta, ordinata. Il bene del Paese, integralmente inteso, è stato sempre perseguito e particolarmente espresso in momenti di alto significato, come nella "grande preghiera per l’Italia" indetta dal Venerabile Giovanni Paolo II il 10 gennaio 1994.
La conclusione dell’Accordo di revisione del Concordato lateranense, firmato il 18 febbraio 1984, ha segnato il passaggio ad una nuova fase dei rapporti tra Chiesa e Stato in Italia. Tale passaggio fu chiaramente avvertito dal mio Predecessore, il quale, nel discorso pronunciato il 3 giugno 1985, all’atto dello scambio degli strumenti di ratifica dell’Accordo, notava che, come "strumento di concordia e collaborazione, il Concordato si situa ora in una società caratterizzata dalla libera competizione delle idee e dalla pluralistica articolazione delle diverse componenti sociali: esso può e deve costituire un fattore di promozione e di crescita, favorendo la profonda unità di ideali e di sentimenti, per la quale tutti gli italiani si sentono fratelli in una stessa Patria". Ed aggiungeva che nell’esercizio della sua diaconia per l’uomo "la Chiesa intende operare nel pieno rispetto dell’autonomia dell’ordine politico e della sovranità dello Stato. Parimenti, essa è attenta alla salvaguardia della libertà di tutti, condizione indispensabile alla costruzione di un mondo degno dell’uomo, che solo nella libertà può ricercare con pienezza la verità e aderirvi sinceramente, trovandovi motivo ed ispirazione per l’impegno solidale ed unitario al bene comune". L’Accordo, che ha contribuito largamente alla delineazione di quella sana laicità che denota lo Stato italiano ed il suo ordinamento giuridico, ha evidenziato i due principi supremi che sono chiamati a presiedere alle relazioni fra Chiesa e comunità politica: quello della distinzione di ambiti e quello della collaborazione. Una collaborazione motivata dal fatto che, come ha insegnato il Concilio Vaticano Il, entrambe, cioè la Chiesa e la comunità politica, "anche se a titolo diverso, sono a servizio della vocazione personale e sociale delle stesse persone umane" (Cost. Gaudium et spes, 76). L’esperienza maturata negli anni di vigenza delle nuove disposizioni pattizie ha visto, ancora una volta, la Chiesa ed i cattolici impegnati in vario modo a favore di quella "promozione dell’uomo e del bene del Paese" che, nel rispetto della reciproca indipendenza e sovranità, costituisce principio ispiratore ed orientante del Concordato in vigore (art. 1). La Chiesa è consapevole non solo del contributo che essa offre alla società civile per il bene comune, ma anche di ciò che riceve dalla società civile, come afferma il Concilio Vaticano II: "chiunque promuove la comunità umana nel campo della famiglia, della cultura, della vita economica e sociale, come pure della politica, sia nazionale che internazionale, porta anche un non piccolo aiuto, secondo la volontà di Dio, alla comunità ecclesiale, nelle cose in cui essa dipende da fattori esterni" (Cost. Gaudium et spes, 44).
Nel guardare al lungo divenire della storia, bisogna riconoscere che la nazione italiana ha sempre avvertito l’onere ma al tempo stesso il singolare privilegio dato dalla situazione peculiare per la quale è in Italia, a Roma, la sede del successore di Pietro e quindi il centro della cattolicità. E la comunità nazionale ha sempre risposto a questa consapevolezza esprimendo vicinanza affettiva, solidarietà, aiuto alla Sede Apostolica per la sua libertà e per assecondare la realizzazione delle condizioni favorevoli all’esercizio del ministero spirituale nel mondo da parte del successore di Pietro, che è Vescovo di Roma e Primate d’Italia. Passate le turbolenze causate dalla "questione romana", giunti all’auspicata Conciliazione, anche lo Stato Italiano ha offerto e continua ad offrire una collaborazione preziosa, di cui la Santa Sede fruisce e di cui è consapevolmente grata.
Nel presentare a Lei, Signor Presidente, queste riflessioni, invoco di cuore sul popolo italiano l’abbondanza dei doni celesti, affinché sia sempre guidato dalla luce della fede, sorgente di speranza e di perseverante impegno per la libertà, la giustizia e la pace.
Dal Vaticano, 17 marzo 2011
BENEDICTUS PP. XVI
Questo il testo integrale del messaggio del Santo Padre Benedetto XVI, in occasione dei 150 anni dell’Unità politica d’Italia, consegnato al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dal Segretario di Stato, Cardinale Tarcisio Bertone, nel corso di una visita al Quirinale.
Illustrissimo Signore
GIORGIO NAPOLITANO
Presidente della Repubblica Italiana
Il 150° anniversario dell’unificazione politica dell’Italia mi offre la felice occasione per riflettere sulla storia di questo amato Paese, la cui Capitale è Roma, città in cui la divina Provvidenza ha posto la Sede del Successore dell’Apostolo Pietro. Pertanto, nel formulare a Lei e all’intera Nazione i miei più fervidi voti augurali, sono lieto di parteciparLe, in segno dei profondi vincoli di amicizia e di collaborazione che legano l’Italia e la Santa Sede, queste mie considerazioni.
Il processo di unificazione avvenuto in Italia nel corso del XIX secolo e passato alla storia con il nome di Risorgimento, costituì il naturale sbocco di uno sviluppo identitario nazionale iniziato molto tempo prima. In effetti, la nazione italiana, come comunità di persone unite dalla lingua, dalla cultura, dai sentimenti di una medesima appartenenza, seppure nella pluralità di comunità politiche articolate sulla penisola, comincia a formarsi nell’età medievale. Il Cristianesimo ha contribuito in maniera fondamentale alla costruzione dell’identità italiana attraverso l’opera della Chiesa, delle sue istituzioni educative ed assistenziali, fissando modelli di comportamento, configurazioni istituzionali, rapporti sociali; ma anche mediante una ricchissima attività artistica: la letteratura, la pittura, la scultura, l’architettura, la musica. Dante, Giotto, Petrarca, Michelangelo, Raffaello, Pierluigi da Palestrina, Caravaggio, Scarlatti, Bernini e Borromini sono solo alcuni nomi di una filiera di grandi artisti che, nei secoli, hanno dato un apporto fondamentale alla formazione dell’identità italiana. Anche le esperienze di santità, che numerose hanno costellato la storia dell’Italia, contribuirono fortemente a costruire tale identità, non solo sotto lo specifico profilo di una peculiare realizzazione del messaggio evangelico, che ha marcato nel tempo l’esperienza religiosa e la spiritualità degli italiani (si pensi alle grandi e molteplici espressioni della pietà popolare), ma pure sotto il profilo culturale e persino politico. San Francesco di Assisi, ad esempio, si segnala anche per il contributo a forgiare la lingua nazionale; santa Caterina da Siena offre, seppure semplice popolana, uno stimolo formidabile alla elaborazione di un pensiero politico e giuridico italiano. L’apporto della Chiesa e dei credenti al processo di formazione e di consolidamento dell’identità nazionale continua nell’età moderna e contemporanea. Anche quando parti della penisola furono assoggettate alla sovranità di potenze straniere, fu proprio grazie a tale identità ormai netta e forte che, nonostante il perdurare nel tempo della frammentazione geopolitica, la nazione italiana poté continuare a sussistere e ad essere consapevole di sé. Perciò, l’unità d’Italia, realizzatasi nella seconda metà dell’Ottocento, ha potuto aver luogo non come artificiosa costruzione politica di identità diverse, ma come naturale sbocco politico di una identità nazionale forte e radicata, sussistente da tempo. La comunità politica unitaria nascente a conclusione del ciclo risorgimentale ha avuto, in definitiva, come collante che teneva unite le pur sussistenti diversità locali, proprio la preesistente identità nazionale, al cui modellamento il Cristianesimo e la Chiesa hanno dato un contributo fondamentale.
Per ragioni storiche, culturali e politiche complesse, il Risorgimento è passato come un moto contrario alla Chiesa, al Cattolicesimo, talora anche alla religione in generale. Senza negare il ruolo di tradizioni di pensiero diverse, alcune marcate da venature giurisdizionaliste o laiciste, non si può sottacere l’apporto di pensiero - e talora di azione - dei cattolici alla formazione dello Stato unitario. Dal punto di vista del pensiero politico basterebbe ricordare tutta la vicenda del neoguelfismo che conobbe in Vincenzo Gioberti un illustre rappresentante; ovvero pensare agli orientamenti cattolico-liberali di Cesare Balbo, Massimo d’Azeglio, Raffaele Lambruschini. Per il pensiero filosofico, politico ed anche giuridico risalta la grande figura di Antonio Rosmini, la cui influenza si è dispiegata nel tempo, fino ad informare punti significativi della vigente Costituzione italiana. E per quella letteratura che tanto ha contribuito a "fare gli italiani", cioè a dare loro il senso dell’appartenenza alla nuova comunità politica che il processo risorgimentale veniva plasmando, come non ricordare Alessandro Manzoni, fedele interprete della fede e della morale cattolica; o Silvio Pellico, che con la sua opera autobiografica sulle dolorose vicissitudini di un patriota seppe testimoniare la conciliabilità dell’amor di Patria con una fede adamantina. E di nuovo figure di santi, come san Giovanni Bosco, spinto dalla preoccupazione pedagogica a comporre manuali di storia Patria, che modellò l’appartenenza all’istituto da lui fondato su un paradigma coerente con una sana concezione liberale: "cittadini di fronte allo Stato e religiosi di fronte alla Chiesa".
La costruzione politico-istituzionale dello Stato unitario coinvolse diverse personalità del mondo politico, diplomatico e militare, tra cui anche esponenti del mondo cattolico. Questo processo, in quanto dovette inevitabilmente misurarsi col problema della sovranità temporale dei Papi (ma anche perché portava ad estendere ai territori via via acquisiti una legislazione in materia ecclesiastica di orientamento fortemente laicista), ebbe effetti dilaceranti nella coscienza individuale e collettiva dei cattolici italiani, divisi tra gli opposti sentimenti di fedeltà nascenti dalla cittadinanza da un lato e dall’appartenenza ecclesiale dall’altro. Ma si deve riconoscere che, se fu il processo di unificazione politico-istituzionale a produrre quel conflitto tra Stato e Chiesa che è passato alla storia col nome di "Questione Romana", suscitando di conseguenza l’aspettativa di una formale "Conciliazione", nessun conflitto si verificò nel corpo sociale, segnato da una profonda amicizia tra comunità civile e comunità ecclesiale. L’identità nazionale degli italiani, così fortemente radicata nelle tradizioni cattoliche, costituì in verità la base più solida della conquistata unità politica. In definitiva, la Conciliazione doveva avvenire fra le Istituzioni, non nel corpo sociale, dove fede e cittadinanza non erano in conflitto. Anche negli anni della dilacerazione i cattolici hanno lavorato all’unità del Paese. L’astensione dalla vita politica, seguente il "non expedit", rivolse le realtà del mondo cattolico verso una grande assunzione di responsabilità nel sociale: educazione, istruzione, assistenza, sanità, cooperazione, economia sociale, furono ambiti di impegno che fecero crescere una società solidale e fortemente coesa. La vertenza apertasi tra Stato e Chiesa con la proclamazione di Roma capitale d’Italia e con la fine dello Stato Pontificio, era particolarmente complessa. Si trattava indubbiamente di un caso tutto italiano, nella misura in cui solo l’Italia ha la singolarità di ospitare la sede del Papato. D’altra parte, la questione aveva una indubbia rilevanza anche internazionale. Si deve notare che, finito il potere temporale, la Santa Sede, pur reclamando la più piena libertà e la sovranità che le spetta nell’ordine suo, ha sempre rifiutato la possibilità di una soluzione della "Questione Romana" attraverso imposizioni dall’esterno, confidando nei sentimenti del popolo italiano e nel senso di responsabilità e giustizia dello Stato italiano. La firma dei Patti lateranensi, l’11 febbraio 1929, segnò la definitiva soluzione del problema. A proposito della fine degli Stati pontifici, nel ricordo del beato Papa Pio IX e dei Successori, riprendo le parole del Cardinale Giovanni Battista Montini, nel suo discorso tenuto in Campidoglio il 10 ottobre 1962: "Il papato riprese con inusitato vigore le sue funzioni di maestro di vita e di testimonio del Vangelo, così da salire a tanta altezza nel governo spirituale della Chiesa e nell’irradiazione sul mondo, come prima non mai".
L’apporto fondamentale dei cattolici italiani alla elaborazione della Costituzione repubblicana del 1947 è ben noto. Se il testo costituzionale fu il positivo frutto di un incontro e di una collaborazione tra diverse tradizioni di pensiero, non c’è alcun dubbio che solo i costituenti cattolici si presentarono allo storico appuntamento con un preciso progetto sulla legge fondamentale del nuovo Stato italiano; un progetto maturato all’interno dell’Azione Cattolica, in particolare della FUCI e del Movimento Laureati, e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ed oggetto di riflessione e di elaborazione nel Codice di Camaldoli del 1945 e nella XIX Settimana Sociale dei Cattolici Italiani dello stesso anno, dedicata al tema "Costituzione e Costituente". Da lì prese l'avvio un impegno molto significativo dei cattolici italiani nella politica, nell’attività sindacale, nelle istituzioni pubbliche, nelle realtà economiche, nelle espressioni della società civile, offrendo così un contributo assai rilevante alla crescita del Paese, con dimostrazione di assoluta fedeltà allo Stato e di dedizione al bene comune e collocando l’Italia in proiezione europea. Negli anni dolorosi ed oscuri del terrorismo, poi, i cattolici hanno dato la loro testimonianza di sangue: come non ricordare, tra le varie figure, quelle dell’On. Aldo Moro e del Prof. Vittorio Bachelet? Dal canto suo la Chiesa, grazie anche alla larga libertà assicuratale dal Concordato lateranense del 1929, ha continuato, con le proprie istituzioni ed attività, a fornire un fattivo contributo al bene comune, intervenendo in particolare a sostegno delle persone più emarginate e sofferenti, e soprattutto proseguendo ad alimentare il corpo sociale di quei valori morali che sono essenziali per la vita di una società democratica, giusta, ordinata. Il bene del Paese, integralmente inteso, è stato sempre perseguito e particolarmente espresso in momenti di alto significato, come nella "grande preghiera per l’Italia" indetta dal Venerabile Giovanni Paolo II il 10 gennaio 1994.
La conclusione dell’Accordo di revisione del Concordato lateranense, firmato il 18 febbraio 1984, ha segnato il passaggio ad una nuova fase dei rapporti tra Chiesa e Stato in Italia. Tale passaggio fu chiaramente avvertito dal mio Predecessore, il quale, nel discorso pronunciato il 3 giugno 1985, all’atto dello scambio degli strumenti di ratifica dell’Accordo, notava che, come "strumento di concordia e collaborazione, il Concordato si situa ora in una società caratterizzata dalla libera competizione delle idee e dalla pluralistica articolazione delle diverse componenti sociali: esso può e deve costituire un fattore di promozione e di crescita, favorendo la profonda unità di ideali e di sentimenti, per la quale tutti gli italiani si sentono fratelli in una stessa Patria". Ed aggiungeva che nell’esercizio della sua diaconia per l’uomo "la Chiesa intende operare nel pieno rispetto dell’autonomia dell’ordine politico e della sovranità dello Stato. Parimenti, essa è attenta alla salvaguardia della libertà di tutti, condizione indispensabile alla costruzione di un mondo degno dell’uomo, che solo nella libertà può ricercare con pienezza la verità e aderirvi sinceramente, trovandovi motivo ed ispirazione per l’impegno solidale ed unitario al bene comune". L’Accordo, che ha contribuito largamente alla delineazione di quella sana laicità che denota lo Stato italiano ed il suo ordinamento giuridico, ha evidenziato i due principi supremi che sono chiamati a presiedere alle relazioni fra Chiesa e comunità politica: quello della distinzione di ambiti e quello della collaborazione. Una collaborazione motivata dal fatto che, come ha insegnato il Concilio Vaticano Il, entrambe, cioè la Chiesa e la comunità politica, "anche se a titolo diverso, sono a servizio della vocazione personale e sociale delle stesse persone umane" (Cost. Gaudium et spes, 76). L’esperienza maturata negli anni di vigenza delle nuove disposizioni pattizie ha visto, ancora una volta, la Chiesa ed i cattolici impegnati in vario modo a favore di quella "promozione dell’uomo e del bene del Paese" che, nel rispetto della reciproca indipendenza e sovranità, costituisce principio ispiratore ed orientante del Concordato in vigore (art. 1). La Chiesa è consapevole non solo del contributo che essa offre alla società civile per il bene comune, ma anche di ciò che riceve dalla società civile, come afferma il Concilio Vaticano II: "chiunque promuove la comunità umana nel campo della famiglia, della cultura, della vita economica e sociale, come pure della politica, sia nazionale che internazionale, porta anche un non piccolo aiuto, secondo la volontà di Dio, alla comunità ecclesiale, nelle cose in cui essa dipende da fattori esterni" (Cost. Gaudium et spes, 44).
Nel guardare al lungo divenire della storia, bisogna riconoscere che la nazione italiana ha sempre avvertito l’onere ma al tempo stesso il singolare privilegio dato dalla situazione peculiare per la quale è in Italia, a Roma, la sede del successore di Pietro e quindi il centro della cattolicità. E la comunità nazionale ha sempre risposto a questa consapevolezza esprimendo vicinanza affettiva, solidarietà, aiuto alla Sede Apostolica per la sua libertà e per assecondare la realizzazione delle condizioni favorevoli all’esercizio del ministero spirituale nel mondo da parte del successore di Pietro, che è Vescovo di Roma e Primate d’Italia. Passate le turbolenze causate dalla "questione romana", giunti all’auspicata Conciliazione, anche lo Stato Italiano ha offerto e continua ad offrire una collaborazione preziosa, di cui la Santa Sede fruisce e di cui è consapevolmente grata.
Nel presentare a Lei, Signor Presidente, queste riflessioni, invoco di cuore sul popolo italiano l’abbondanza dei doni celesti, affinché sia sempre guidato dalla luce della fede, sorgente di speranza e di perseverante impegno per la libertà, la giustizia e la pace.
Dal Vaticano, 17 marzo 2011
BENEDICTUS PP. XVI
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Celebrazioni
Nella Costituzione l'identità storica e culturale della Nazione
Napolitano:"Nella Costituzione l'identità storica e culturale della Nazione convive con il riconoscimento e lo sviluppo in senso federalistico delle autonomie"
"L'alto dibattito in seno all'Assemblea Costituente ha portato ad identificare ideali e valori da porre a base dell'ordinamento repubblicano. Nella Costituzione l'identità storica e culturale della Nazione convive con il riconoscimento e lo sviluppo in senso federalistico delle autonomie che la fanno più ricca e più viva, riaffermando l'unità e indivisibilità della Repubblica". E' quanto ha scritto in un messaggio il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, raccogliendo l'invito giuntogli dalla Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e Province autonome, in occasione delle Assemblee straordinarie che prendono avvio per il 150° anniversario dell'Unità d'Italia.
"Sono lieto - ha sottolineato il Presidente Napolitano - di rivolgere a voi il mio più cordiale saluto in occasione delle iniziative organizzate per celebrare il 150° anniversario dell'Unità d'Italia, momento ideale per richiamare alla memoria dei cittadini, delle forze politiche e dei responsabili delle istituzioni regionali e locali gli eventi fondamentali che hanno condotto alla nascita del nostro Stato unitario, e per rafforzare la consapevolezza delle responsabilità nazionali che ci accomunano".
"La nascita dello Stato unitario - ha aggiunto il Presidente - ha consentito al nostro paese di compiere un decisivo avanzamento storico, di consolidare l'amore di Patria, di porre fine a una fatale frammentazione, di riconoscerci in un ordinamento liberale e democratico forte dell'esperienza della lotta antifascista".
"Mettendo a frutto le risorse e le potenzialità dei territori che rappresentate e portando avanti la riflessione sul contributo delle comunità regionali e locali al moto unitario - ha rilevato il Capo dello Stato - contribuirete ad ancorarle in modo profondo e irreversibile al patto che ci lega, ai valori e alle regole della Costituzione repubblicana".
"Certo che le celebrazioni corrisponderanno validamente a questi fini, - ha concluso il Presidente - vi ringrazio fin d'ora per la vostra partecipazione ai comuni festeggiamenti e per l'importante contributo delle assemblee da voi presiedute".
"L'alto dibattito in seno all'Assemblea Costituente ha portato ad identificare ideali e valori da porre a base dell'ordinamento repubblicano. Nella Costituzione l'identità storica e culturale della Nazione convive con il riconoscimento e lo sviluppo in senso federalistico delle autonomie che la fanno più ricca e più viva, riaffermando l'unità e indivisibilità della Repubblica". E' quanto ha scritto in un messaggio il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, raccogliendo l'invito giuntogli dalla Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e Province autonome, in occasione delle Assemblee straordinarie che prendono avvio per il 150° anniversario dell'Unità d'Italia.
"Sono lieto - ha sottolineato il Presidente Napolitano - di rivolgere a voi il mio più cordiale saluto in occasione delle iniziative organizzate per celebrare il 150° anniversario dell'Unità d'Italia, momento ideale per richiamare alla memoria dei cittadini, delle forze politiche e dei responsabili delle istituzioni regionali e locali gli eventi fondamentali che hanno condotto alla nascita del nostro Stato unitario, e per rafforzare la consapevolezza delle responsabilità nazionali che ci accomunano".
"La nascita dello Stato unitario - ha aggiunto il Presidente - ha consentito al nostro paese di compiere un decisivo avanzamento storico, di consolidare l'amore di Patria, di porre fine a una fatale frammentazione, di riconoscerci in un ordinamento liberale e democratico forte dell'esperienza della lotta antifascista".
"Mettendo a frutto le risorse e le potenzialità dei territori che rappresentate e portando avanti la riflessione sul contributo delle comunità regionali e locali al moto unitario - ha rilevato il Capo dello Stato - contribuirete ad ancorarle in modo profondo e irreversibile al patto che ci lega, ai valori e alle regole della Costituzione repubblicana".
"Certo che le celebrazioni corrisponderanno validamente a questi fini, - ha concluso il Presidente - vi ringrazio fin d'ora per la vostra partecipazione ai comuni festeggiamenti e per l'importante contributo delle assemblee da voi presiedute".
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Celebrazioni
La Maratona Tricolore per il 150° dell'Unità d'Italia
Parte dalla Piazza del Quirinale la Maratona Tricolore per il 150° dell'Unità d'Italia
Partirà dalla piazza del Quirinale la Maratona Tricolore che, nella notte tra il 16 e il 17 marzo, idealmente attraverserà tutta l'Italia in attesa della festa dedicata ai 150 anni dell'Unità nazionale. Nella mattinata, il Capo dello Stato ha visitato, al Complesso del Vittoriano, la Mostra "Alle radici dell'identità nazionale", promossa da Roma Capitale e curata da Marcello Veneziani. Poi, in serata, la "Notte Tricolore" promossa dal Comitato dei Garanti per le Celebrazioni del 150° Anniversario, prenderà avvio dalla piazza del Quirinale con uno spettacolo trasmesso in diretta da Rai Uno, condotto da Fabrizio Frizzi con la partecipazione di Gianni Morandi, Roberto Vecchioni, Giancarlo Giannini, la JuniOrchestra Jung e il Coro di Voci Bianche dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Sono previsti collegamenti anche con le "notti tricolore" di Torino, Firenze, Napoli, oltre che con la Stazione Termini di piazza dei Cinquecento di Roma dove sarà issata una bandiera monumentale.
Fitto di impegni il programma del Presidente Napolitano per la festa nazionale del 17 marzo: oltre ai momenti istituzionali, le celebrazioni interesseranno i luoghi simbolo del Risorgimento della capitale. Il primo impegno sarà all'Altare della Patria per assistere alla cerimonia dell'Alzabandiera e rendere omaggio al monumento del Milite Ignoto; poi al Pantheon per deporre una corona d'alloro sulla tomba di Vittorio Emanuele II di Savoia, primo Re d'Italia. Quindi il Capo dello Stato si recherà al Gianicolo dove scoprirà la restaurata statua equestre di Anita Garibaldi, inaugurerà il nuovo "Parco degli Eroi" con l'omaggio, sul Muro del Belvedere - Villa Lante, al monumento che riporta il testo integrale degli articoli della Costituzione della Repubblica Romana, mentre i ragazzi delle scuole del quartiere scopriranno le 83 erme restaurate dei garibaldini. Successivamente deporrà una corona al restaurato monumento nazionale a Giuseppe Garibaldi. E infine visiterà il complesso monumentale di Porta San Pancrazio e il Museo della Repubblica Romana e della Memoria Garibaldina che entrerà a far parte del Sistema Musei Civici di Roma Capitale.
Gli impegni della mattinata si concluderanno con la partecipazione del Capo dello Stato alla Santa Messa officiata dal Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Cardinale Angelo Bagnasco, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli.
Nel pomeriggio, nell'Aula di Montecitorio, il Capo dello Stato, di fronte alle Camere riunite, terrà il discorso celebrativo della Fondazione dello Stato unitario. In serata, al teatro dell'Opera, assisterà al Nabucco di Giuseppe Verdi diretto dal maestro Riccardo Muti.
Nella mattinata, il Capo dello Stato ha visitato, al Complesso del Vittoriano, la Mostra "Alle radici dell'identità nazionale", promossa da Roma Capitale e curata da Marcello Veneziani. Poi, in serata, la "Notte Tricolore" promossa dal Comitato dei Garanti per le Celebrazioni del 150° Anniversario, prenderà avvio dalla piazza del Quirinale con uno spettacolo trasmesso in diretta da Rai Uno, condotto da Fabrizio Frizzi con la partecipazione di Gianni Morandi, Roberto Vecchioni, Giancarlo Giannini, la JuniOrchestra Jung e il Coro di Voci Bianche dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Sono previsti collegamenti anche con le "notti tricolore" di Torino, Firenze, Napoli, oltre che con la Stazione Termini di piazza dei Cinquecento di Roma dove sarà issata una bandiera monumentale.
Nel pomeriggio, nell'Aula di Montecitorio, il Capo dello Stato, di fronte alle Camere riunite, terrà il discorso celebrativo della Fondazione dello Stato unitario. In serata, al teatro dell'Opera, assisterà al Nabucco di Giuseppe Verdi diretto dal maestro Riccardo Muti.
Il 17 marzo sarà possibile visitare gratuitamente, dalle ore 8.30 alle ore 12.00 con ingresso da Porta Principale, le sale di rappresentanza del palazzo del Quirinale. Alle ore 15.00 avrà luogo il cambio della Guardia in forma solenne, con lo schieramento e lo sfilamento del Reggimento Corazzieri e della fanfara del IV Reggimento Carabinieri a cavallo sulla Piazza del Quirinale.
Anche il concerto del 20 marzo nella Cappella Paolina del Palazzo del Quirinale alle ore 12.00 sarà dedicato al 150° anniversario dell'Unità d'Italia.
A Torino il 18 e il 19 marzo
Il 18 marzo il Capo dello Stato sarà a Torino, prima capitale dell'Italia unita, dove interverrà alla cerimonia ufficiale al Teatro Regio organizzata dal Comitato Italia 150. Successivamente sarà a Palazzo Madama, dove è stata ricreata la struttura dell'Aula del primo Senato italiano, e a Palazzo Carignano per l'inaugurazione del nuovo Museo Nazionale del Risorgimento.
Nel pomeriggio, dopo aver inaugurato "In limine", opera di G. Penone allestita davanti alla GAM (Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea), il Presidente visiterà le Officine Grandi Riparazioni (OGR), complesso ottocentesco nato per la manutenzione di locomotive dove sono ospitate mostre dedicate al passato e al futuro dell'Italia: "Fare gli italiani", mostra multimediale che racconta come, tra differenze e contraddizioni, si è costruita l'identità nazionale; "Stazione Futuro", sul contributo della tecnologia al cambiamento del nostro Paese, grazie alla creatività di scienziati e ricercatori; e "Il futuro nelle mani. Artieri domani", che celebra la tradizione e il futuro dell'artigianato made in Italy.
La sera del 18 marzo il Presidente Napolitano tornerà al Regio per la rappresentazione de "I Vespri Siciliani" con la direzione di Gianandrea Noseda.
Il 19 il Capo dello Stato visiterà il rinnovato Museo Nazionale dell'Automobile. Successivamente si recherà al complesso della Venaria Reale, la Reggia sabauda che ospita la mostra "La bella Italia. Arte e identità delle città capitali" dedicata alle identità delle capitali culturali preunitarie con 360 opere che raccontano le tante Italie che nel 1861 si incontrarono nel nuovo Stato. La sera, il Presidente Napolitano sarà al Teatro Gobetti per la rappresentazione delle Operette Morali di Giacomo Leopardi per la regia di Mario Martone.
A Milano e Varese il 20 e il 21 marzo
Il 20 marzo, il Capo dello Stato si trasferirà a Milano con il "Treno Tricolore". Il primo appuntamento è a Palazzo Marino per partecipare all'incontro di studi su Carlo Cattaneo; quindi l'inaugurazione a Palazzo Reale della mostra "Le grandi battaglie risorgimentali". Nel pomeriggio è prevista una visita alle due sale del Museo del Risorgimento allestite per commemorare le Cinque Giornate di Milano. Successivamente il Capo dello Stato assisterà ad un concerto organizzato dalla Fondazione "LaVerdi".
Il 21 il Presidente Napolitano sarà a Palazzo Lombardia per visitare la nuova sede della Regione. Partirà poi per Varese, dove a Palazzo Estense incontrerà i rappresentanti delle amministrazioni locali. Nel pomeriggio sono in programma le visite all'Università dell'Insubria e alla Camera di Commercio.
Partirà dalla piazza del Quirinale la Maratona Tricolore che, nella notte tra il 16 e il 17 marzo, idealmente attraverserà tutta l'Italia in attesa della festa dedicata ai 150 anni dell'Unità nazionale. Nella mattinata, il Capo dello Stato ha visitato, al Complesso del Vittoriano, la Mostra "Alle radici dell'identità nazionale", promossa da Roma Capitale e curata da Marcello Veneziani. Poi, in serata, la "Notte Tricolore" promossa dal Comitato dei Garanti per le Celebrazioni del 150° Anniversario, prenderà avvio dalla piazza del Quirinale con uno spettacolo trasmesso in diretta da Rai Uno, condotto da Fabrizio Frizzi con la partecipazione di Gianni Morandi, Roberto Vecchioni, Giancarlo Giannini, la JuniOrchestra Jung e il Coro di Voci Bianche dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Sono previsti collegamenti anche con le "notti tricolore" di Torino, Firenze, Napoli, oltre che con la Stazione Termini di piazza dei Cinquecento di Roma dove sarà issata una bandiera monumentale.
Fitto di impegni il programma del Presidente Napolitano per la festa nazionale del 17 marzo: oltre ai momenti istituzionali, le celebrazioni interesseranno i luoghi simbolo del Risorgimento della capitale. Il primo impegno sarà all'Altare della Patria per assistere alla cerimonia dell'Alzabandiera e rendere omaggio al monumento del Milite Ignoto; poi al Pantheon per deporre una corona d'alloro sulla tomba di Vittorio Emanuele II di Savoia, primo Re d'Italia. Quindi il Capo dello Stato si recherà al Gianicolo dove scoprirà la restaurata statua equestre di Anita Garibaldi, inaugurerà il nuovo "Parco degli Eroi" con l'omaggio, sul Muro del Belvedere - Villa Lante, al monumento che riporta il testo integrale degli articoli della Costituzione della Repubblica Romana, mentre i ragazzi delle scuole del quartiere scopriranno le 83 erme restaurate dei garibaldini. Successivamente deporrà una corona al restaurato monumento nazionale a Giuseppe Garibaldi. E infine visiterà il complesso monumentale di Porta San Pancrazio e il Museo della Repubblica Romana e della Memoria Garibaldina che entrerà a far parte del Sistema Musei Civici di Roma Capitale.
Gli impegni della mattinata si concluderanno con la partecipazione del Capo dello Stato alla Santa Messa officiata dal Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Cardinale Angelo Bagnasco, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli.
Nel pomeriggio, nell'Aula di Montecitorio, il Capo dello Stato, di fronte alle Camere riunite, terrà il discorso celebrativo della Fondazione dello Stato unitario. In serata, al teatro dell'Opera, assisterà al Nabucco di Giuseppe Verdi diretto dal maestro Riccardo Muti.
Nella mattinata, il Capo dello Stato ha visitato, al Complesso del Vittoriano, la Mostra "Alle radici dell'identità nazionale", promossa da Roma Capitale e curata da Marcello Veneziani. Poi, in serata, la "Notte Tricolore" promossa dal Comitato dei Garanti per le Celebrazioni del 150° Anniversario, prenderà avvio dalla piazza del Quirinale con uno spettacolo trasmesso in diretta da Rai Uno, condotto da Fabrizio Frizzi con la partecipazione di Gianni Morandi, Roberto Vecchioni, Giancarlo Giannini, la JuniOrchestra Jung e il Coro di Voci Bianche dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Sono previsti collegamenti anche con le "notti tricolore" di Torino, Firenze, Napoli, oltre che con la Stazione Termini di piazza dei Cinquecento di Roma dove sarà issata una bandiera monumentale.
Nel pomeriggio, nell'Aula di Montecitorio, il Capo dello Stato, di fronte alle Camere riunite, terrà il discorso celebrativo della Fondazione dello Stato unitario. In serata, al teatro dell'Opera, assisterà al Nabucco di Giuseppe Verdi diretto dal maestro Riccardo Muti.
Il 17 marzo sarà possibile visitare gratuitamente, dalle ore 8.30 alle ore 12.00 con ingresso da Porta Principale, le sale di rappresentanza del palazzo del Quirinale. Alle ore 15.00 avrà luogo il cambio della Guardia in forma solenne, con lo schieramento e lo sfilamento del Reggimento Corazzieri e della fanfara del IV Reggimento Carabinieri a cavallo sulla Piazza del Quirinale.
Anche il concerto del 20 marzo nella Cappella Paolina del Palazzo del Quirinale alle ore 12.00 sarà dedicato al 150° anniversario dell'Unità d'Italia.
A Torino il 18 e il 19 marzo
Il 18 marzo il Capo dello Stato sarà a Torino, prima capitale dell'Italia unita, dove interverrà alla cerimonia ufficiale al Teatro Regio organizzata dal Comitato Italia 150. Successivamente sarà a Palazzo Madama, dove è stata ricreata la struttura dell'Aula del primo Senato italiano, e a Palazzo Carignano per l'inaugurazione del nuovo Museo Nazionale del Risorgimento.
Nel pomeriggio, dopo aver inaugurato "In limine", opera di G. Penone allestita davanti alla GAM (Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea), il Presidente visiterà le Officine Grandi Riparazioni (OGR), complesso ottocentesco nato per la manutenzione di locomotive dove sono ospitate mostre dedicate al passato e al futuro dell'Italia: "Fare gli italiani", mostra multimediale che racconta come, tra differenze e contraddizioni, si è costruita l'identità nazionale; "Stazione Futuro", sul contributo della tecnologia al cambiamento del nostro Paese, grazie alla creatività di scienziati e ricercatori; e "Il futuro nelle mani. Artieri domani", che celebra la tradizione e il futuro dell'artigianato made in Italy.
La sera del 18 marzo il Presidente Napolitano tornerà al Regio per la rappresentazione de "I Vespri Siciliani" con la direzione di Gianandrea Noseda.
Il 19 il Capo dello Stato visiterà il rinnovato Museo Nazionale dell'Automobile. Successivamente si recherà al complesso della Venaria Reale, la Reggia sabauda che ospita la mostra "La bella Italia. Arte e identità delle città capitali" dedicata alle identità delle capitali culturali preunitarie con 360 opere che raccontano le tante Italie che nel 1861 si incontrarono nel nuovo Stato. La sera, il Presidente Napolitano sarà al Teatro Gobetti per la rappresentazione delle Operette Morali di Giacomo Leopardi per la regia di Mario Martone.
A Milano e Varese il 20 e il 21 marzo
Il 20 marzo, il Capo dello Stato si trasferirà a Milano con il "Treno Tricolore". Il primo appuntamento è a Palazzo Marino per partecipare all'incontro di studi su Carlo Cattaneo; quindi l'inaugurazione a Palazzo Reale della mostra "Le grandi battaglie risorgimentali". Nel pomeriggio è prevista una visita alle due sale del Museo del Risorgimento allestite per commemorare le Cinque Giornate di Milano. Successivamente il Capo dello Stato assisterà ad un concerto organizzato dalla Fondazione "LaVerdi".
Il 21 il Presidente Napolitano sarà a Palazzo Lombardia per visitare la nuova sede della Regione. Partirà poi per Varese, dove a Palazzo Estense incontrerà i rappresentanti delle amministrazioni locali. Nel pomeriggio sono in programma le visite all'Università dell'Insubria e alla Camera di Commercio.
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Celebrazioni
giovedì 4 novembre 2010
Commemorazione del 4 novembre - Giorno dell'Unità Nazionale e Giornata delle Forze Armate.
Commemorazione del 4 novembre - Giorno dell'Unità Nazionale e Giornata delle Forze Armate.
Roma, 04 novembre 2010
Le celebrazioni del 4 novembre ''Giorno dell'Unità Nazionale'' e ''Giornata delle Forze Armate'', sono iniziate alle ore 09.00, con la cerimonia dell'alzabandiera e la deposizione di una corona di alloro al Sacello del Milite Ignoto presso l'Altare della Patria, da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano accompagnato dal Ministro della Difesa Ignazio La Russa.
Alla cerimonia erano presenti i Presidenti del Senato e della Camera, Renato Schifani e Gianfranco Fini, il Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi, il Presidente della Corte Costituzionale Francesco Amirante, il Capo di Stato Maggiore della Difesa Gen. Vincenzo Camporini, Autorità politiche, civili, religiose ed i Vertici delle Forze Armate.
Il discorso del Presidente della Repubblica Italiana
"Orgogliosi dell'impegno delle Forze Armate per un mondo più stabile, pacifico e sicuro"
Orgoglio per l'operato delle Forze Armate è stato espresso dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel corso della cerimonia di consegna delle decorazioni dell'Ordine Militare d'Italia, celebrata al Quirinale in occasione del 4 novembre Giorno dell'Unità Nazionale e Giornata delle Forze Armate.
Il Presidente della Repubblica si è rivolto ai militari italiani che oggi hanno ricevuto le onorificenze "riconoscendone l'impegno e la professionalità e ringraziandoli, anche a nome del Paese, per i progressi che i loro contributi hanno permesso di compiere verso un mondo più stabile, pacifico e sicuro".
Il Capo dello Stato ha altresì rilevato che i premiati rappresentano tutti i militari italiani "che in questo stesso momento operano nelle aree di crisi con perizia, abnegazione ed entusiasmo". Rivolgendosi anche a quei soldati, marinai, avieri, carabinieri, finanzieri, il Presidente Napolitano ha affermato: "Siamo orgogliosi di quanto essi fanno ogni giorno, in nome del nostro Paese e della Comunità Internazionale".
Il Presidente ha richiamato l'impegno delle nostre Forze Armate in Afghanistan "insieme a quelle di altri 47 Stati sovrani, nel quadro dei dispositivi di intervento messi in campo da queste Istituzioni e sulla base di decisioni consensuali assunte nel loro ambito". "L'evidenza di questa concertazione e il supporto delle Autorità afghane democraticamente elette, insieme alla fondamentale rilevanza degli obiettivi perseguiti, sono - ha sottolineato il Presidente - le prove inconfutabili della legittimità e della valenza del nostro impegno".
"L'intervento italiano si realizza nel pieno rispetto dei principi e delle circostanze stabiliti dall'articolo 11 della nostra Costituzione". "Siamo in Afghanistan - ha detto - non per recare offesa alla libertà di un altro popolo né per risolvere con la guerra una controversia, ma per rispondere all'appello di quelle Organizzazioni Internazionali impegnate ad assicurare la pace e la giustizia fra le Nazioni cui la Costituzione fa esplicito riferimento". E "le dolorosissime perdite di giovani vite che abbiamo dovuto sopportare, al pari di tutti i grandi Paesi partecipanti alla missione, ci inducono non a desistere ma a persistere nel nostro impegno, a moltiplicare i nostri sforzi per onorare quei ragazzi e dare il significato più alto al loro sacrificio raccogliendone i frutti".
Per il Presidente Napolitano, "la dura realtà delle aree di crisi e innanzitutto la necessità di conseguire al più presto risultati di stabilizzazione e normalizzazione in Afghanistan, ci impongono di continuare a procedere nell'aggiornamento delle strategie, delle strutture e delle capacità operative delle forze di sicurezza che le incognite e i mutamenti del contesto internazionale obbiettivamente richiedono".
Il Capo dello Stato ha quindi rilevato che "le Forze Armate italiane hanno intrapreso da tempo, pur nei limiti imposti dalle ridotte risorse a disposizione, un significativo processo di razionalizzazione, volto a mettere in campo capacità operative più idonee rispetto alle effettive minacce da fronteggiare negli attuali scenari di impiego, garantendo altresì la continuità del reclutamento e delle attività addestrative, così come il mantenimento in efficienza dei mezzi e il loro costante adeguamento ad esigenze come quelle, sempre primarie, relative alla protezione del personale militare impegnato nelle missioni internazionali e alla sicurezza delle popolazioni civili coinvolte". "Credo - ha aggiunto - sia dovere di tutte le Istituzioni del Paese e di ogni cittadino sostenere la Difesa nella realizzazione di questo grande progetto".
Il Presidente Napolitano ha quindi rinnovato "l'omaggio alle Forze Armate come struttura portante, insieme ad altre, dello Stato democratico. Quello Stato nazionale unitario, nato 150 anni fa, che deve restare - sulla base dei principi e delle istituzioni di cui la Costituzione repubblicana ci ha offerto il compiuto disegno - punto di riferimento e di continuità per tutti i cittadini al di là di ogni tensione politica e di ogni fase critica".
Il Presidente Napolitano ha consegnato le decorazioni dell'Ordine Militare d'Italia conferite nel 2010
Successivamente, il Ministro della Difesa si è recato alla Sinagoga dove, ricevuto dal Presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna, dal Rabbino Capo Riccardo Segni e dal Presidente della Comunità Ebraica di Roma Riccardo Pacifici, ha deposto una corona alla lapide dei Caduti della Grande Guerra.
Il Ministro La Russa si è quindi recato al Palazzo del Quirinale, per prendere parte alla cerimonia di consegna, da parte del Presidente della Repubblica, delle onorificenze dell'Ordine Militare d'Italia ai militari che si sono particolarmente distinti per l'impegno, la professionalità ed il coraggio dimostrati nell'assolvere il proprio incarico, in situazioni critiche e anche a rischio della loro stessa vita.
Roma, 04 novembre 2010
Le celebrazioni del 4 novembre ''Giorno dell'Unità Nazionale'' e ''Giornata delle Forze Armate'', sono iniziate alle ore 09.00, con la cerimonia dell'alzabandiera e la deposizione di una corona di alloro al Sacello del Milite Ignoto presso l'Altare della Patria, da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano accompagnato dal Ministro della Difesa Ignazio La Russa.
Alla cerimonia erano presenti i Presidenti del Senato e della Camera, Renato Schifani e Gianfranco Fini, il Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi, il Presidente della Corte Costituzionale Francesco Amirante, il Capo di Stato Maggiore della Difesa Gen. Vincenzo Camporini, Autorità politiche, civili, religiose ed i Vertici delle Forze Armate.
Il discorso del Presidente della Repubblica Italiana
"Orgogliosi dell'impegno delle Forze Armate per un mondo più stabile, pacifico e sicuro"
Orgoglio per l'operato delle Forze Armate è stato espresso dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel corso della cerimonia di consegna delle decorazioni dell'Ordine Militare d'Italia, celebrata al Quirinale in occasione del 4 novembre Giorno dell'Unità Nazionale e Giornata delle Forze Armate.
Il Presidente della Repubblica si è rivolto ai militari italiani che oggi hanno ricevuto le onorificenze "riconoscendone l'impegno e la professionalità e ringraziandoli, anche a nome del Paese, per i progressi che i loro contributi hanno permesso di compiere verso un mondo più stabile, pacifico e sicuro".
Il Capo dello Stato ha altresì rilevato che i premiati rappresentano tutti i militari italiani "che in questo stesso momento operano nelle aree di crisi con perizia, abnegazione ed entusiasmo". Rivolgendosi anche a quei soldati, marinai, avieri, carabinieri, finanzieri, il Presidente Napolitano ha affermato: "Siamo orgogliosi di quanto essi fanno ogni giorno, in nome del nostro Paese e della Comunità Internazionale".
Il Presidente ha richiamato l'impegno delle nostre Forze Armate in Afghanistan "insieme a quelle di altri 47 Stati sovrani, nel quadro dei dispositivi di intervento messi in campo da queste Istituzioni e sulla base di decisioni consensuali assunte nel loro ambito". "L'evidenza di questa concertazione e il supporto delle Autorità afghane democraticamente elette, insieme alla fondamentale rilevanza degli obiettivi perseguiti, sono - ha sottolineato il Presidente - le prove inconfutabili della legittimità e della valenza del nostro impegno".
"L'intervento italiano si realizza nel pieno rispetto dei principi e delle circostanze stabiliti dall'articolo 11 della nostra Costituzione". "Siamo in Afghanistan - ha detto - non per recare offesa alla libertà di un altro popolo né per risolvere con la guerra una controversia, ma per rispondere all'appello di quelle Organizzazioni Internazionali impegnate ad assicurare la pace e la giustizia fra le Nazioni cui la Costituzione fa esplicito riferimento". E "le dolorosissime perdite di giovani vite che abbiamo dovuto sopportare, al pari di tutti i grandi Paesi partecipanti alla missione, ci inducono non a desistere ma a persistere nel nostro impegno, a moltiplicare i nostri sforzi per onorare quei ragazzi e dare il significato più alto al loro sacrificio raccogliendone i frutti".
Per il Presidente Napolitano, "la dura realtà delle aree di crisi e innanzitutto la necessità di conseguire al più presto risultati di stabilizzazione e normalizzazione in Afghanistan, ci impongono di continuare a procedere nell'aggiornamento delle strategie, delle strutture e delle capacità operative delle forze di sicurezza che le incognite e i mutamenti del contesto internazionale obbiettivamente richiedono".
Il Capo dello Stato ha quindi rilevato che "le Forze Armate italiane hanno intrapreso da tempo, pur nei limiti imposti dalle ridotte risorse a disposizione, un significativo processo di razionalizzazione, volto a mettere in campo capacità operative più idonee rispetto alle effettive minacce da fronteggiare negli attuali scenari di impiego, garantendo altresì la continuità del reclutamento e delle attività addestrative, così come il mantenimento in efficienza dei mezzi e il loro costante adeguamento ad esigenze come quelle, sempre primarie, relative alla protezione del personale militare impegnato nelle missioni internazionali e alla sicurezza delle popolazioni civili coinvolte". "Credo - ha aggiunto - sia dovere di tutte le Istituzioni del Paese e di ogni cittadino sostenere la Difesa nella realizzazione di questo grande progetto".
Il Presidente Napolitano ha quindi rinnovato "l'omaggio alle Forze Armate come struttura portante, insieme ad altre, dello Stato democratico. Quello Stato nazionale unitario, nato 150 anni fa, che deve restare - sulla base dei principi e delle istituzioni di cui la Costituzione repubblicana ci ha offerto il compiuto disegno - punto di riferimento e di continuità per tutti i cittadini al di là di ogni tensione politica e di ogni fase critica".
Il Presidente Napolitano ha consegnato le decorazioni dell'Ordine Militare d'Italia conferite nel 2010
Successivamente, il Ministro della Difesa si è recato alla Sinagoga dove, ricevuto dal Presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna, dal Rabbino Capo Riccardo Segni e dal Presidente della Comunità Ebraica di Roma Riccardo Pacifici, ha deposto una corona alla lapide dei Caduti della Grande Guerra.
Il Ministro La Russa si è quindi recato al Palazzo del Quirinale, per prendere parte alla cerimonia di consegna, da parte del Presidente della Repubblica, delle onorificenze dell'Ordine Militare d'Italia ai militari che si sono particolarmente distinti per l'impegno, la professionalità ed il coraggio dimostrati nell'assolvere il proprio incarico, in situazioni critiche e anche a rischio della loro stessa vita.
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lunedì 18 ottobre 2010
EVENTI :150° anniversario dell'Unità d'Italia
Presidenza della Repubblica
EVENTI
150° anniversario dell'Unità d'Italia
L'itinerario del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nei 'Luoghi della memoria' per il centocinquantenario dell'Unità d'Italia è partito da Genova il 5 maggio scorso: proprio dallo scoglio di Quarto il 5 maggio del 1860 prese avvio, con la spedizione dei Mille, la fase conclusiva del lungo percorso del movimento per l'Unità, che sarebbe culminata il 17 marzo 1861 nella proclamazione dello Stato unitario.
"L'Unità d'Italia fu perseguita e conseguita - ha detto il Capo dello Stato nell'intervento a Genova, ripreso, insieme ad altri, nella pubblicazione 'Per l'Unità d'Italia. Verso il 150° anniversario della fondazione dello Stato nazionale' - attraverso la confluenza di diverse visioni, strategie e tattiche, la combinazione di trame diplomatiche, iniziative politiche e azioni militari, l'intreccio di componenti moderate e componenti democratico rivoluzionarie. Fu davvero una combinazione prodigiosa, che risultò vincente perché più forte delle tensioni anche aspre che l'attraversarono".
Per il Presidente Napolitano tutte le iniziative in programma per il 150° - come quelle già svoltesi a Rionero in Vulture, a Marsala e a Santena, oltre che a Genova - "fanno tutt'uno con l'impegno a lavorare per la soluzione dei problemi oggi aperti dinanzi a noi: perché quest'impegno si nutre di un più forte senso dell'Italia e dell'essere italiani, di un rinnovato senso della missione per il futuro della nazione. Ieri volemmo farla una e indivisibile, come recita la nostra Costituzione, oggi vogliamo far rivivere nella memoria e nella coscienza del paese le ragioni di quell'unità e indivisibilità come fonte di coesione sociale, come base essenziale di ogni avanzamento tanto del Nord quanto del Sud in un sempre più arduo contesto mondiale. Così, anche nel celebrare il 150°, guardiamo avanti, traendo dalle nostre radici fresca linfa per rinnovare tutto quel che c'è da rinnovare nella società e nello Stato".
elenco degli eventi descrizione video videovista video media player galleria fotografica
Scuderie del Quirinale, 5 ottobre 2010 - Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha visitato in anteprima la Mostra "1861. I pittori del Risorgimento".
Quirinale, 2 ottobre 2010 - Messaggio del Presidente Napolitano per il 150° anniversario della battaglia del Volturno
Parigi, 29 settembre 2010 - Intervento del Presidente Napolitano all'École Normale Supérieure
Quirinale, 21 settembre 2010 - Intervento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alla cerimonia di apertura dell’Anno Scolastico 2010-2011
Roma, Campidoglio, 20 settembre 2010 - Intervento del Presidente Napolitano in occasione della Cerimonia di conferimento della cittadinanza onoraria di Roma
Quirinale, 21 giugno 2010 - Presentato al Presidente Napolitano il progetto "Sessantuna" per il 150° dell'Unità d'Italia
Santena, 6 giugno 2010 - Intervento del Presidente Napolitano alla Celebrazione dell'anniversario della morte di Cavour
Marsala, 11 maggio 2010 - Intervento del Presidente Napolitano in occasione delle celebrazioni del 150° anniversario dello Sbarco dei Mille
Genova, 5 maggio 2010 - Intervento del Presidente Napolitano in occasione delle celebrazioni del 150° anniversario della partenza dei Mille
Quirinale, 15 aprile 2010 - Presentati al Presidente Napolitano i francobolli celebrativi del 150° anniversario della Spedizione dei Mille
Roma, Accademia dei Lincei, 12 febbraio 2010 - Conferenza del Presidente Napolitano: "Verso il 150° dell'Italia Unita: tra riflessione storica e nuove ragioni di impegno condiviso"
Rionero in Vulture, 3 ottobre 2009 - Intervento del Presidente Napolitano al convegno "Mezzogiorno e unità nazionale - verso il 150° dell'Unità d'Italia"
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"Per l'Unità d'Italia"
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EVENTI
150° anniversario dell'Unità d'Italia
L'itinerario del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nei 'Luoghi della memoria' per il centocinquantenario dell'Unità d'Italia è partito da Genova il 5 maggio scorso: proprio dallo scoglio di Quarto il 5 maggio del 1860 prese avvio, con la spedizione dei Mille, la fase conclusiva del lungo percorso del movimento per l'Unità, che sarebbe culminata il 17 marzo 1861 nella proclamazione dello Stato unitario.
"L'Unità d'Italia fu perseguita e conseguita - ha detto il Capo dello Stato nell'intervento a Genova, ripreso, insieme ad altri, nella pubblicazione 'Per l'Unità d'Italia. Verso il 150° anniversario della fondazione dello Stato nazionale' - attraverso la confluenza di diverse visioni, strategie e tattiche, la combinazione di trame diplomatiche, iniziative politiche e azioni militari, l'intreccio di componenti moderate e componenti democratico rivoluzionarie. Fu davvero una combinazione prodigiosa, che risultò vincente perché più forte delle tensioni anche aspre che l'attraversarono".
Per il Presidente Napolitano tutte le iniziative in programma per il 150° - come quelle già svoltesi a Rionero in Vulture, a Marsala e a Santena, oltre che a Genova - "fanno tutt'uno con l'impegno a lavorare per la soluzione dei problemi oggi aperti dinanzi a noi: perché quest'impegno si nutre di un più forte senso dell'Italia e dell'essere italiani, di un rinnovato senso della missione per il futuro della nazione. Ieri volemmo farla una e indivisibile, come recita la nostra Costituzione, oggi vogliamo far rivivere nella memoria e nella coscienza del paese le ragioni di quell'unità e indivisibilità come fonte di coesione sociale, come base essenziale di ogni avanzamento tanto del Nord quanto del Sud in un sempre più arduo contesto mondiale. Così, anche nel celebrare il 150°, guardiamo avanti, traendo dalle nostre radici fresca linfa per rinnovare tutto quel che c'è da rinnovare nella società e nello Stato".
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Scuderie del Quirinale, 5 ottobre 2010 - Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha visitato in anteprima la Mostra "1861. I pittori del Risorgimento".
Quirinale, 2 ottobre 2010 - Messaggio del Presidente Napolitano per il 150° anniversario della battaglia del Volturno
Parigi, 29 settembre 2010 - Intervento del Presidente Napolitano all'École Normale Supérieure
Quirinale, 21 settembre 2010 - Intervento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alla cerimonia di apertura dell’Anno Scolastico 2010-2011
Roma, Campidoglio, 20 settembre 2010 - Intervento del Presidente Napolitano in occasione della Cerimonia di conferimento della cittadinanza onoraria di Roma
Quirinale, 21 giugno 2010 - Presentato al Presidente Napolitano il progetto "Sessantuna" per il 150° dell'Unità d'Italia
Santena, 6 giugno 2010 - Intervento del Presidente Napolitano alla Celebrazione dell'anniversario della morte di Cavour
Marsala, 11 maggio 2010 - Intervento del Presidente Napolitano in occasione delle celebrazioni del 150° anniversario dello Sbarco dei Mille
Genova, 5 maggio 2010 - Intervento del Presidente Napolitano in occasione delle celebrazioni del 150° anniversario della partenza dei Mille
Quirinale, 15 aprile 2010 - Presentati al Presidente Napolitano i francobolli celebrativi del 150° anniversario della Spedizione dei Mille
Roma, Accademia dei Lincei, 12 febbraio 2010 - Conferenza del Presidente Napolitano: "Verso il 150° dell'Italia Unita: tra riflessione storica e nuove ragioni di impegno condiviso"
Rionero in Vulture, 3 ottobre 2009 - Intervento del Presidente Napolitano al convegno "Mezzogiorno e unità nazionale - verso il 150° dell'Unità d'Italia"
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mercoledì 29 settembre 2010
ROMA CAPITALE - A NOVEMBRE GLI STATI GENERALI
29.09.2010 ROMA CAPITALE, ALEMANNO: 9 - 10 NOVEMBRE STATI GENERALI CON BERLUSCONI
"Il 9 e il 10 ottobre organizzeremo gli Stati generali di Roma capitale per presentare il Piano strategico di Sviluppo". Lo ha annunciato il sindaco Gianni Alemanno a margine di un incontro alla Regione Lazio. Alemanno ha fatto sapere che all' evento "sara' presente Silvio Berlusconi: in quell' occasione mi aspetto una definizione puntuale e attenta dell' impegno del Governo per Roma capitale
"Il 9 e il 10 ottobre organizzeremo gli Stati generali di Roma capitale per presentare il Piano strategico di Sviluppo". Lo ha annunciato il sindaco Gianni Alemanno a margine di un incontro alla Regione Lazio. Alemanno ha fatto sapere che all' evento "sara' presente Silvio Berlusconi: in quell' occasione mi aspetto una definizione puntuale e attenta dell' impegno del Governo per Roma capitale
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giovedì 23 settembre 2010
L'Intervento di Alemanno per i 140 di Roma Capitale
Testo dell'intervento del sindaco Gianni Alemanno in occasine della ricorrenza del 140 anniversario di Roma Capitale
20.09.2010
Signor Presidente della Repubblica,
Autorità civili, militari e religiose,
Componenti dell’Assemblea Capitolina,
mi permetta, Signor Presidente, di cominciare questo mio intervento non solo salutandoLa ma ringraziandoLa dal profondo del cuore per essere qui, oggi, in mezzo a noi.
Lei sta confermando con questo gesto quella profonda sensibilità istituzionale che tutti gli italiani sempre più Le riconoscono.
Anche l’Assemblea capitolina Le ha voluto riconoscere questa sensibilità unita ad un profondo e fecondo rapporto con la città di Roma, votando all’unanimità la cittadinanza onoraria che io avrò l’onore di conferirLe al termine di questo mio intervento.
Mai come nella celebrazione di questi 140 anni di Roma Capitale, passato e futuro si compenetrano profondamente.
E’ raro che, come accade oggi, una commemorazione diventi un atto politico così determinante per il futuro di una città e di tutta una comunità nazionale.
Oggi Roma ricorda l’atto storico con cui 140 anni fa, attraverso Porta Pia, è diventata Capitale d’Italia.
Contemporaneamente possiamo annunciare la trasformazione del Comune di Roma nell’ente locale speciale “Roma Capitale”, trasformazione sancita con l’approvazione del Decreto Legislativo n.156, approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso venerdì 17 settembre.
Un Decreto che ritroviamo oggi pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, grazie alla Sua tempestiva firma di cui ancora una volta La ringrazio.
Questo importante atto legislativo si inserisce nel più ampio disegno della riforma del Federalismo Fiscale, destinato a trasformare compiutamente la nostra Nazione in una Repubblica Federale.
Non si tratta di un inserimento casuale perché scaturisce da una logica molto chiara: è il naturale bilanciamento che una Capitale più forte e riconosciuta esercita sul decentramento federale, secondo quanto previsto nel Titolo Quinto della Costituzione italiana.
Un naturale bilanciamento che non può essere tradito senza snaturare e rendere inaccettabile tutto il disegno della riforma federale.
Ecco perché suonano non solo dissennate ma addirittura autolesioniste, le invettive politiche che puntano a depotenziare il ruolo di Roma Capitale.
E’ impensabile distribuire le sedi centrali dei Ministeri su tutto il territorio nazionale, non solo per i gravi danni organizzativi ed economici che questa disgregazione comporterebbe, ma perché verrebbe così colpito il simbolo più importante dell’Unità nazionale.
Roma Capitale d’Italia è prevista nella Costituzione, è il compimento dell’opera unitaria del Risorgimento, appartiene alla coscienza della maggioranza degli italiani come simbolo dell’Unità nazionale.
D’altra parte, il nuovo riconoscimento di Roma Capitale deriva da una riforma ampiamente condivisa, sostenuta dal parere unanime del Consiglio Comunale di Roma, del Consiglio Provinciale e dalla Regione Lazio. Una riforma approvata all’unanimità dal Consiglio dei Ministri su proposta del ministro Calderoli – saluto il sottosegretario Letta e i rappresentanti del Governo qui presenti – e votata anche in Parlamento da maggioranza e opposizione.
Per questo voglio ringraziare ancora una volta l’opposizione di centro-sinistra, che in quest’Aula ha parlato attraverso l’intervento del presidente Smedile, per aver voluto partecipare positivamente e attivamente all’iter di questa Legge,come quasi tutti gli altri partiti di centro-destra e di centro-sinistra.
Signor Presidente,
credo sia corretto interpretare la Sua presenza in questa cerimonia come un ulteriore invito a procedere sulla strada di riforme condivise per inverare Roma Capitale, conferendoLe i nuovi poteri previsti dalla Legge delega. Ma è evidente che i poteri speciali per Roma Capitale non sono soltanto un riconoscimento simbolico, sono uno strumento necessario per equilibrare la dimensione cittadina, la funzione nazionale e la vocazione internazionale dell’Urbe, come ha già ampiamente illustrato il Vice Sindaco Cutrufo nel suo intervento.
E’ necessaria però un’ulteriore messa a punto: non esiste affatto la “Roma ladrona” che alcuni si ostinano a stigmatizzare.
Per rendersene conto basta confrontare i dati del gettito fiscale verso lo Stato prodotto dalla nostra città, con i trasferimenti statali che, anche attraverso la Regione, arrivano ad essa.
Nel complesso - tra Irpef, Ires e Iva - la nostra città offre un gettito fiscale di circa 35 miliardi di Euro a fronte di trasferimenti statali di poco superiori ad un miliardo e 600 milioni di Euro: c’è un rapporto di 1 a 22 tra trasferimenti e gettito fiscale di Roma.
E’ chiaro che bisogna fare alcune tare rispetto a questo rapporto, ma è altrettanto evidente che qualsiasi forma di federalismo fiscale non può non portare a Roma ben altre risorse di quelle che noi oggi riceviamo.
Roma è largamente e generosamente creditrice rispetto al resto della comunità nazionale.
E non si confonda la città di Roma con le zone opache che spesso si manifestano ai margini delle istituzioni statali e locali e dei diversi livelli della rappresentanza politica. Queste zone opache non sono un frutto diretto della nostra città, ma il risultato patologico della difficoltà degli italiani a costruire istituzioni e forme politiche adeguate alla forza della nostra economia e della nostra società civile.
Tutti dobbiamo contribuire a rigenerare queste istituzioni e questa politica con le riforme, la tensione ideale e la consapevolezza culturale, Roma farà la sua parte cercando di combattere ogni forma di parassitismo, di assistenzialismo e di illegalità.
D’altra parte i problemi strutturali di Roma sono ben conosciuti da tutti.
C’è innanzitutto un problema di sostenibilità finanziaria, legato alla difficoltà di gestire le funzioni di capitale nazionale e di custodire l’enorme patrimonio storico artistico ed archeologico, con i normali trasferimenti di un Comune, sia pure di grandi dimensioni in termini di popolazione e di territorio.
Tutto questo, ha contribuito a generare un deficit strutturale ed un grave debito che è stato fronteggiato dal Governo nazionale attraverso un’apposita gestione commissariale.
C’è poi lo storico squilibrio dello sviluppo urbano, che ha provocato una grave frattura tra il centro e la periferia della città, con pesanti problemi di mobilità, di degrado e di sostenibilità ambientale.
La frammentazione dei poteri istituzionali e la conseguente lentezza delle scelte politiche, i faticosi e ripetitivi iter burocratici, hanno posto la programmazione amministrativa ed urbanistica della Capitale in costante ritardo rispetto allo sviluppo effettivo sul territorio.
La necessità di trovare un giusto equilibrio tra solidarietà sociale, sostenibilità ambientale e crescita economica, tra integrazione delle comunità immigrate e rispetto delle legge e del diritto, impongono una diversa capacità decisionale e una maggiore autorevolezza istituzionale.
Roma può e vuole essere una città realmente competitiva, in cui il suo potenziale culturale, non solo storico e archeologico, ma sostanziato dalle 23 università presenti nel suo territorio, si deve trasformare in un grande fattore di creatività, di sviluppo economico ed imprenditoriale, di crescita civile.
Vogliamo una città con un massimo di tradizione e di tutela nel suo centro storico, patrimonio dell’Unesco, e con un massimo di modernità e di proiezione al futuro nelle sue periferie ricche di giovani generazioni, il tutto unito dal filo conduttore di un’identità cittadina unica nel mondo.
Altre capitali europee si sono trasformate ed affermate su questa polarità, anche Roma può e deve farlo per inserirsi nel network competitivo delle grandi aree metropolitane che oggi guidano realmente lo sviluppo nella globalizzazione.
Per questo, e ne parleremo oggi durante l’incontro con le Parti Sociali, stiamo lavorando da tempo a quello che abbiamo chiamato il “Progetto Millennium”, avviato sin dall’inizio della Consiliatura con la scelta di istituire la “Commissione per il Futuro di Roma Capitale” presieduta dal professor Antonio Marzano.
L’insieme dei processi di partecipazione e delle scelte di programmazione contribuiranno a definire il primo Piano Strategico di Sviluppo, che sarà presentato negli Stati Generali della Città nel prossimo mese di novembre.
Non è certo un mistero che uno dei fattori trainanti di questo processo è la candidatura di Roma come sede dei Giochi Olimpici del 2020, candidatura che ha trovato il Suo autorevole sostegno, Signor Presidente, durante le celebrazioni del cinquantenario delle indimenticabili Olimpiadi del 1960.
Anche sulla strada dello sviluppo, come su quella delle riforme istituzionali, vogliamo perseguire, per quanto possibile, il percorso delle scelte condivise, partecipate e sostenute dal senso di responsabilità di tutti coloro che hanno a cuore il futuro della nostra città.
Siamo convinti che su questa strada si possa trovare una feconda sinergia tra la funzione nazionale di Roma e il suo ruolo europeo, mediterraneo ed internazionale, un ruolo a cui tutta l’Italia si può agganciare per proiettarsi nelle nuove sfide epocali, vincendo lo spettro del declino.
Le identità nazionali, per non essere cancellate dalla globalizzazione, devono trovare un respiro internazionale, riconoscersi in civiltà universali. Civiltà che per noi italiani non può essere quella del mercato e dell’utile, ma deve essere quella del riconoscimento dei valori più profondi della persona umana.
Per vincere questa sfida, Roma deve ritrovarsi in una cultura capace di tessere storia risorgimentale, eredità cattolica, vocazione universale e funzione nazionale.
Ecco perché conferiamo un particolare valore alla cerimonia che si è svolta questa mattina a Porta Pia, con la presenza del Segretario di Stato, Cardinal Bertone, insieme al Presidente della Repubblica. Non si tratta più di rimarginare la “ferita storica” del conflitto tra Stato italiano e Santa Sede.
Già nel 1961, in Campidoglio, quando era ancora Cardinale, il futuro Papa Paolo VI affermò: “La Provvidenza, quasi giocando drammaticamente negli avvenimenti, tolse al Papato le cure del potere temporale, perché meglio potesse adempiere la sua missione spirituale nel mondo”.
Abbiamo un compito ulteriore e più importante: far interagire sempre più profondamente la storia risorgimentale, l’amore patrio e le virtù repubblicane, con la cultura cattolica e tutto ciò che essa laicamente rappresenta per quel nuovo umanesimo più volte invocato da Papa Benedetto XVI.
Nel Risorgimento riecheggiano i valori e le virtù civiche della Repubblica Romana, quella antica e quella moderna della sfortunata avventura del 1849: la libertà e la partecipazione democratica, il valore della legge e del diritto, il senso dello Stato e della cittadinanza, la sobrietà e lo spirito di servizio con cui si interpretano le cariche pubbliche.
Nella cultura cattolica ritroviamo la più profonda radice della dignità della persona umana, il rispetto dei valori della vita, della famiglia, della comunità, l’autonomia della società civile e la sussidiarietà come base di ogni autentico federalismo.
Permettetemi anche di aggiungere un pensiero alla comunità ebraica di Roma, la più antica del mondo, per la quale la celebrazione del XX settembre rappresenta la memoria dell’inizio del suo lento e travagliato percorso di piena integrazione nella comunità cittadina.
E, ancora, voglio ricordare le tante comunità di immigrati, in quest’aula rappresentate dai quattro valenti consiglieri aggiunti, che portano valore nella nostra città, l’orgoglio e l’identità dei propri Paesi di origine e la speranza di un’integrazione nella cittadinanza italiana.
Queste culture non si devono semplicemente tollerare tra di loro, devono interagire per trovare punti di incontro fecondi al servizio di ogni persona umana.
Questo è il messaggio che viene da Roma, questa l’idea di Roma che noi vogliamo proiettare verso il futuro.
Il mio discorso, Signor Presidente, non potrebbe essere completo se non si concludesse con un ricordo del Tenente Alessandro Romani, un ragazzo nato e vissuto a Roma che scelse con tenacia e determinazione di servire la Patria in armi.
Un soldato di Roma, che ben dimostra quello che valgono le nuove generazioni della nostra città.
Signor Presidente, è anche in ricordo di Alessandro Romani che la nostra città si impegna, di fronte a Lei e a tutte le Autorità qui presenti, a migliorarsi costantemente per essere degna del titolo di Roma Capitale.
-
20.09.2010
Signor Presidente della Repubblica,
Autorità civili, militari e religiose,
Componenti dell’Assemblea Capitolina,
mi permetta, Signor Presidente, di cominciare questo mio intervento non solo salutandoLa ma ringraziandoLa dal profondo del cuore per essere qui, oggi, in mezzo a noi.
Lei sta confermando con questo gesto quella profonda sensibilità istituzionale che tutti gli italiani sempre più Le riconoscono.
Anche l’Assemblea capitolina Le ha voluto riconoscere questa sensibilità unita ad un profondo e fecondo rapporto con la città di Roma, votando all’unanimità la cittadinanza onoraria che io avrò l’onore di conferirLe al termine di questo mio intervento.
Mai come nella celebrazione di questi 140 anni di Roma Capitale, passato e futuro si compenetrano profondamente.
E’ raro che, come accade oggi, una commemorazione diventi un atto politico così determinante per il futuro di una città e di tutta una comunità nazionale.
Oggi Roma ricorda l’atto storico con cui 140 anni fa, attraverso Porta Pia, è diventata Capitale d’Italia.
Contemporaneamente possiamo annunciare la trasformazione del Comune di Roma nell’ente locale speciale “Roma Capitale”, trasformazione sancita con l’approvazione del Decreto Legislativo n.156, approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso venerdì 17 settembre.
Un Decreto che ritroviamo oggi pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, grazie alla Sua tempestiva firma di cui ancora una volta La ringrazio.
Questo importante atto legislativo si inserisce nel più ampio disegno della riforma del Federalismo Fiscale, destinato a trasformare compiutamente la nostra Nazione in una Repubblica Federale.
Non si tratta di un inserimento casuale perché scaturisce da una logica molto chiara: è il naturale bilanciamento che una Capitale più forte e riconosciuta esercita sul decentramento federale, secondo quanto previsto nel Titolo Quinto della Costituzione italiana.
Un naturale bilanciamento che non può essere tradito senza snaturare e rendere inaccettabile tutto il disegno della riforma federale.
Ecco perché suonano non solo dissennate ma addirittura autolesioniste, le invettive politiche che puntano a depotenziare il ruolo di Roma Capitale.
E’ impensabile distribuire le sedi centrali dei Ministeri su tutto il territorio nazionale, non solo per i gravi danni organizzativi ed economici che questa disgregazione comporterebbe, ma perché verrebbe così colpito il simbolo più importante dell’Unità nazionale.
Roma Capitale d’Italia è prevista nella Costituzione, è il compimento dell’opera unitaria del Risorgimento, appartiene alla coscienza della maggioranza degli italiani come simbolo dell’Unità nazionale.
D’altra parte, il nuovo riconoscimento di Roma Capitale deriva da una riforma ampiamente condivisa, sostenuta dal parere unanime del Consiglio Comunale di Roma, del Consiglio Provinciale e dalla Regione Lazio. Una riforma approvata all’unanimità dal Consiglio dei Ministri su proposta del ministro Calderoli – saluto il sottosegretario Letta e i rappresentanti del Governo qui presenti – e votata anche in Parlamento da maggioranza e opposizione.
Per questo voglio ringraziare ancora una volta l’opposizione di centro-sinistra, che in quest’Aula ha parlato attraverso l’intervento del presidente Smedile, per aver voluto partecipare positivamente e attivamente all’iter di questa Legge,come quasi tutti gli altri partiti di centro-destra e di centro-sinistra.
Signor Presidente,
credo sia corretto interpretare la Sua presenza in questa cerimonia come un ulteriore invito a procedere sulla strada di riforme condivise per inverare Roma Capitale, conferendoLe i nuovi poteri previsti dalla Legge delega. Ma è evidente che i poteri speciali per Roma Capitale non sono soltanto un riconoscimento simbolico, sono uno strumento necessario per equilibrare la dimensione cittadina, la funzione nazionale e la vocazione internazionale dell’Urbe, come ha già ampiamente illustrato il Vice Sindaco Cutrufo nel suo intervento.
E’ necessaria però un’ulteriore messa a punto: non esiste affatto la “Roma ladrona” che alcuni si ostinano a stigmatizzare.
Per rendersene conto basta confrontare i dati del gettito fiscale verso lo Stato prodotto dalla nostra città, con i trasferimenti statali che, anche attraverso la Regione, arrivano ad essa.
Nel complesso - tra Irpef, Ires e Iva - la nostra città offre un gettito fiscale di circa 35 miliardi di Euro a fronte di trasferimenti statali di poco superiori ad un miliardo e 600 milioni di Euro: c’è un rapporto di 1 a 22 tra trasferimenti e gettito fiscale di Roma.
E’ chiaro che bisogna fare alcune tare rispetto a questo rapporto, ma è altrettanto evidente che qualsiasi forma di federalismo fiscale non può non portare a Roma ben altre risorse di quelle che noi oggi riceviamo.
Roma è largamente e generosamente creditrice rispetto al resto della comunità nazionale.
E non si confonda la città di Roma con le zone opache che spesso si manifestano ai margini delle istituzioni statali e locali e dei diversi livelli della rappresentanza politica. Queste zone opache non sono un frutto diretto della nostra città, ma il risultato patologico della difficoltà degli italiani a costruire istituzioni e forme politiche adeguate alla forza della nostra economia e della nostra società civile.
Tutti dobbiamo contribuire a rigenerare queste istituzioni e questa politica con le riforme, la tensione ideale e la consapevolezza culturale, Roma farà la sua parte cercando di combattere ogni forma di parassitismo, di assistenzialismo e di illegalità.
D’altra parte i problemi strutturali di Roma sono ben conosciuti da tutti.
C’è innanzitutto un problema di sostenibilità finanziaria, legato alla difficoltà di gestire le funzioni di capitale nazionale e di custodire l’enorme patrimonio storico artistico ed archeologico, con i normali trasferimenti di un Comune, sia pure di grandi dimensioni in termini di popolazione e di territorio.
Tutto questo, ha contribuito a generare un deficit strutturale ed un grave debito che è stato fronteggiato dal Governo nazionale attraverso un’apposita gestione commissariale.
C’è poi lo storico squilibrio dello sviluppo urbano, che ha provocato una grave frattura tra il centro e la periferia della città, con pesanti problemi di mobilità, di degrado e di sostenibilità ambientale.
La frammentazione dei poteri istituzionali e la conseguente lentezza delle scelte politiche, i faticosi e ripetitivi iter burocratici, hanno posto la programmazione amministrativa ed urbanistica della Capitale in costante ritardo rispetto allo sviluppo effettivo sul territorio.
La necessità di trovare un giusto equilibrio tra solidarietà sociale, sostenibilità ambientale e crescita economica, tra integrazione delle comunità immigrate e rispetto delle legge e del diritto, impongono una diversa capacità decisionale e una maggiore autorevolezza istituzionale.
Roma può e vuole essere una città realmente competitiva, in cui il suo potenziale culturale, non solo storico e archeologico, ma sostanziato dalle 23 università presenti nel suo territorio, si deve trasformare in un grande fattore di creatività, di sviluppo economico ed imprenditoriale, di crescita civile.
Vogliamo una città con un massimo di tradizione e di tutela nel suo centro storico, patrimonio dell’Unesco, e con un massimo di modernità e di proiezione al futuro nelle sue periferie ricche di giovani generazioni, il tutto unito dal filo conduttore di un’identità cittadina unica nel mondo.
Altre capitali europee si sono trasformate ed affermate su questa polarità, anche Roma può e deve farlo per inserirsi nel network competitivo delle grandi aree metropolitane che oggi guidano realmente lo sviluppo nella globalizzazione.
Per questo, e ne parleremo oggi durante l’incontro con le Parti Sociali, stiamo lavorando da tempo a quello che abbiamo chiamato il “Progetto Millennium”, avviato sin dall’inizio della Consiliatura con la scelta di istituire la “Commissione per il Futuro di Roma Capitale” presieduta dal professor Antonio Marzano.
L’insieme dei processi di partecipazione e delle scelte di programmazione contribuiranno a definire il primo Piano Strategico di Sviluppo, che sarà presentato negli Stati Generali della Città nel prossimo mese di novembre.
Non è certo un mistero che uno dei fattori trainanti di questo processo è la candidatura di Roma come sede dei Giochi Olimpici del 2020, candidatura che ha trovato il Suo autorevole sostegno, Signor Presidente, durante le celebrazioni del cinquantenario delle indimenticabili Olimpiadi del 1960.
Anche sulla strada dello sviluppo, come su quella delle riforme istituzionali, vogliamo perseguire, per quanto possibile, il percorso delle scelte condivise, partecipate e sostenute dal senso di responsabilità di tutti coloro che hanno a cuore il futuro della nostra città.
Siamo convinti che su questa strada si possa trovare una feconda sinergia tra la funzione nazionale di Roma e il suo ruolo europeo, mediterraneo ed internazionale, un ruolo a cui tutta l’Italia si può agganciare per proiettarsi nelle nuove sfide epocali, vincendo lo spettro del declino.
Le identità nazionali, per non essere cancellate dalla globalizzazione, devono trovare un respiro internazionale, riconoscersi in civiltà universali. Civiltà che per noi italiani non può essere quella del mercato e dell’utile, ma deve essere quella del riconoscimento dei valori più profondi della persona umana.
Per vincere questa sfida, Roma deve ritrovarsi in una cultura capace di tessere storia risorgimentale, eredità cattolica, vocazione universale e funzione nazionale.
Ecco perché conferiamo un particolare valore alla cerimonia che si è svolta questa mattina a Porta Pia, con la presenza del Segretario di Stato, Cardinal Bertone, insieme al Presidente della Repubblica. Non si tratta più di rimarginare la “ferita storica” del conflitto tra Stato italiano e Santa Sede.
Già nel 1961, in Campidoglio, quando era ancora Cardinale, il futuro Papa Paolo VI affermò: “La Provvidenza, quasi giocando drammaticamente negli avvenimenti, tolse al Papato le cure del potere temporale, perché meglio potesse adempiere la sua missione spirituale nel mondo”.
Abbiamo un compito ulteriore e più importante: far interagire sempre più profondamente la storia risorgimentale, l’amore patrio e le virtù repubblicane, con la cultura cattolica e tutto ciò che essa laicamente rappresenta per quel nuovo umanesimo più volte invocato da Papa Benedetto XVI.
Nel Risorgimento riecheggiano i valori e le virtù civiche della Repubblica Romana, quella antica e quella moderna della sfortunata avventura del 1849: la libertà e la partecipazione democratica, il valore della legge e del diritto, il senso dello Stato e della cittadinanza, la sobrietà e lo spirito di servizio con cui si interpretano le cariche pubbliche.
Nella cultura cattolica ritroviamo la più profonda radice della dignità della persona umana, il rispetto dei valori della vita, della famiglia, della comunità, l’autonomia della società civile e la sussidiarietà come base di ogni autentico federalismo.
Permettetemi anche di aggiungere un pensiero alla comunità ebraica di Roma, la più antica del mondo, per la quale la celebrazione del XX settembre rappresenta la memoria dell’inizio del suo lento e travagliato percorso di piena integrazione nella comunità cittadina.
E, ancora, voglio ricordare le tante comunità di immigrati, in quest’aula rappresentate dai quattro valenti consiglieri aggiunti, che portano valore nella nostra città, l’orgoglio e l’identità dei propri Paesi di origine e la speranza di un’integrazione nella cittadinanza italiana.
Queste culture non si devono semplicemente tollerare tra di loro, devono interagire per trovare punti di incontro fecondi al servizio di ogni persona umana.
Questo è il messaggio che viene da Roma, questa l’idea di Roma che noi vogliamo proiettare verso il futuro.
Il mio discorso, Signor Presidente, non potrebbe essere completo se non si concludesse con un ricordo del Tenente Alessandro Romani, un ragazzo nato e vissuto a Roma che scelse con tenacia e determinazione di servire la Patria in armi.
Un soldato di Roma, che ben dimostra quello che valgono le nuove generazioni della nostra città.
Signor Presidente, è anche in ricordo di Alessandro Romani che la nostra città si impegna, di fronte a Lei e a tutte le Autorità qui presenti, a migliorarsi costantemente per essere degna del titolo di Roma Capitale.
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FESTA DELLA LIBERTA'
FESTA DELLA LIBERTA': Programma di venerdì e sabato
FESTA DELLA LIBERTA’ (MILANO CASTELLO SFORZESCO)
Venerdì 24/09
Ore 18:00
CONFERENZA STAMPA DEI TRE COORDINATORI
SANDRO BONDI, IGNAZIO LA RUSSA, DENIS VERDINI
Partecipanti: BONDI Sandro, LA RUSSA Ignazio, VERDINI Denis
Sabato 25/09
Ore 11:00
QUALI ISTITUZIONI TERRITORIALI NELLA NUOVA ITALIA
Il cambiamento che serve ai cittadini. Federalismo fiscale e demaniale/Liberalizzazioni nei servizi pubblici locali/Il Codice delle autonomie
Ore 15:00
SCUOLA E UNIVERSITÀ: LA RIVOLUZIONE DEL MERITO
Modera: Marco Tarquinio Partecipano: Mariastella Gelmini, Valentina Aprea, Elena Centemero, Paola Frassinetti, Francesco Pasquali, Giovanni Donzelli
Ore 17:30
IL GOVERNO BERLUSCONI MANTIENE GLI IMPEGNI
Maurizio Belpietro intervista Ignazio la Russa e Mariastella Gelmini
Ore 21:00
SICUREZZA E LOTTA AL CRIMINE: DUE ANNI DI SUCCESSI SENZA PRECEDENTI
Modera: Gennaro Sangiuliano Partecipano: Alfredo Mantovano, Guido Crosetto, Giuseppe Cossiga, Riccardo De Corato, Jole Santelli, Edmondo Cirielli Conclude: Ignazio La Russa Concerto di Ornella Vanoni e il cabaret di Pintus
FESTA DELLA LIBERTA’ (MILANO CASTELLO SFORZESCO)
Venerdì 24/09
Ore 18:00
CONFERENZA STAMPA DEI TRE COORDINATORI
SANDRO BONDI, IGNAZIO LA RUSSA, DENIS VERDINI
Partecipanti: BONDI Sandro, LA RUSSA Ignazio, VERDINI Denis
Sabato 25/09
Ore 11:00
QUALI ISTITUZIONI TERRITORIALI NELLA NUOVA ITALIA
Il cambiamento che serve ai cittadini. Federalismo fiscale e demaniale/Liberalizzazioni nei servizi pubblici locali/Il Codice delle autonomie
Ore 15:00
SCUOLA E UNIVERSITÀ: LA RIVOLUZIONE DEL MERITO
Modera: Marco Tarquinio Partecipano: Mariastella Gelmini, Valentina Aprea, Elena Centemero, Paola Frassinetti, Francesco Pasquali, Giovanni Donzelli
Ore 17:30
IL GOVERNO BERLUSCONI MANTIENE GLI IMPEGNI
Maurizio Belpietro intervista Ignazio la Russa e Mariastella Gelmini
Ore 21:00
SICUREZZA E LOTTA AL CRIMINE: DUE ANNI DI SUCCESSI SENZA PRECEDENTI
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martedì 21 settembre 2010
LA DESTRA SUL MONVISO COMMEMORA L’UNITÀ D’ITALIA
La Destra dà inizio in Piemonte alle celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, ricordando la salita al Monviso che nel 1863 lo statista piemontese Quintino Sella compì accompagnato da un deputato calabrese, per sancire con la rappresentanza del Nord e del Sud l’unità d’Italia. I dirigenti e i militanti de La Destra, guidati dai dirigenti regionali Giuseppe Lonero e Paolo Chiarenza, venerdì 24 settembre saliranno alle pendici del Monviso per sventolare il Tricolore e cantare “Fratelli d’Italia”, confermando visibilmente che il Monviso è un simbolo dell’Italia, e che la provincia di Cuneo, con il Risorgimento, la 1a e la 2a Guerra mondiale, il senso del dovere, il mito degli Alpini, è parte della storia e dell’unità d’ Italia.
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LORENZIN: Roma Capitale e' il primo passo verso una nuova crescita
"Il voto compatto nel Consiglio dei ministri di stamattina sul decreto Roma Capitale e’ l’ennesima vittoria della concretezza e della responsabilita’ di governo". Lo ha dichiarato Beatrice Lorenzin, deputato del Pdl, che ha sottolineato:
"Roma, in occasione del suo 140esimo anniversario come capitale d’Italia, si presenta con tutte le carte in regola per avere finalmente una governance adatta alle sue reali potenzialita’. Oggi si e’ fatto il primo passo verso una nuova stagione che, ne sono certa, vedra’ tutti, classe politica, categorie sociali e produttive e cittadini, impegnati a far si’ che Roma sia una capitale al passo con le altre grandi citta’ europee".
MELONI: Il decreto su Roma Capitale rafforza il suo valore
"Al di la’ delle battute poco eleganti di Bossi e delle incerte polemiche di una opposizione ’a prescindere’, resta il dato di fatto di questa giornata: con il Decreto Roma capitale l’Italia rafforza il valore e l’importanza della sua storica e unica capitale, alla quale non potranno mai sostituirsi ne’ affiancarsi delle altre, dotandola di una governance finalmente all’altezza del ruolo che e’ chiamata a svolgere".
Cosi’ si e’ espresso il ministro della Gioventu’, Giorgia Meloni, commentando il varo del Decreto legislativo su Roma Capitale. "Il traguardo tagliato quest’oggi e’ stato il frutto del lavoro svolto in un clima di assoluta partecipazione e condivisione da parte di tutte le forze della maggioranza, ed e’ stato salutato con sincera emozione da tutti i ministri e dal sindaco Alemanno, del quale sono stati unanimemente riconosciuti il grande impegno e l’irrinunciabile contributo in questo lavoro. Comprendo come questo evento possa mal conciliarsi con la teoria della sudditanza del Pdl rispetto alla Lega Nord ma credo che anche i commentatori piu’ faziosi debbano finalmente prendere atto di questa realta’. Siamo quotidianamente impegnati a riformare l’Italia tutta, da nord a sud, ed oggi abbiamo compiuto un altro passo in avanti, insieme".
CRIMI: Roma Capitale e' un tassello fondamentale del federalismo
"L’approvazione con voto unanime da parte del Consiglio dei ministri del decreto ’Roma Capitale’ e’ un’ulteriore dimostrazione di come governo e maggioranza stiano lavorando compatti per realizzare il programma di ammodernamento del Paese. Il conferimento di poteri speciali alla Citta’ di Roma rappresenta uno di quei tasselli fondamentali del federalismo che serviranno a valorizzare nel modo migliore le realta’ locali, con tutte le loro tipicita’, del nostro territorio nazionale.
Con la decisione di oggi si apre una pagina storica, che consentira’ alla nostra Capitale di giocare un ruolo ancora piu’ determinante nel panorama italiano ed europeo". Lo ha dichiarato il deputato del PdL e sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Rocco Crimi.
"Roma, in occasione del suo 140esimo anniversario come capitale d’Italia, si presenta con tutte le carte in regola per avere finalmente una governance adatta alle sue reali potenzialita’. Oggi si e’ fatto il primo passo verso una nuova stagione che, ne sono certa, vedra’ tutti, classe politica, categorie sociali e produttive e cittadini, impegnati a far si’ che Roma sia una capitale al passo con le altre grandi citta’ europee".
MELONI: Il decreto su Roma Capitale rafforza il suo valore
"Al di la’ delle battute poco eleganti di Bossi e delle incerte polemiche di una opposizione ’a prescindere’, resta il dato di fatto di questa giornata: con il Decreto Roma capitale l’Italia rafforza il valore e l’importanza della sua storica e unica capitale, alla quale non potranno mai sostituirsi ne’ affiancarsi delle altre, dotandola di una governance finalmente all’altezza del ruolo che e’ chiamata a svolgere".
Cosi’ si e’ espresso il ministro della Gioventu’, Giorgia Meloni, commentando il varo del Decreto legislativo su Roma Capitale. "Il traguardo tagliato quest’oggi e’ stato il frutto del lavoro svolto in un clima di assoluta partecipazione e condivisione da parte di tutte le forze della maggioranza, ed e’ stato salutato con sincera emozione da tutti i ministri e dal sindaco Alemanno, del quale sono stati unanimemente riconosciuti il grande impegno e l’irrinunciabile contributo in questo lavoro. Comprendo come questo evento possa mal conciliarsi con la teoria della sudditanza del Pdl rispetto alla Lega Nord ma credo che anche i commentatori piu’ faziosi debbano finalmente prendere atto di questa realta’. Siamo quotidianamente impegnati a riformare l’Italia tutta, da nord a sud, ed oggi abbiamo compiuto un altro passo in avanti, insieme".
CRIMI: Roma Capitale e' un tassello fondamentale del federalismo
"L’approvazione con voto unanime da parte del Consiglio dei ministri del decreto ’Roma Capitale’ e’ un’ulteriore dimostrazione di come governo e maggioranza stiano lavorando compatti per realizzare il programma di ammodernamento del Paese. Il conferimento di poteri speciali alla Citta’ di Roma rappresenta uno di quei tasselli fondamentali del federalismo che serviranno a valorizzare nel modo migliore le realta’ locali, con tutte le loro tipicita’, del nostro territorio nazionale.
Con la decisione di oggi si apre una pagina storica, che consentira’ alla nostra Capitale di giocare un ruolo ancora piu’ determinante nel panorama italiano ed europeo". Lo ha dichiarato il deputato del PdL e sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Rocco Crimi.
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venerdì 3 settembre 2010
FESTA NAZIONALE DEL PDL: Milano, 23 settembre -3 ottobre
La Festa nazionale del Popolo della Libertà avrà luogo a Milano, presso il Castello Sforzesco, dal 23 settembre al 3 ottobre.
Le realizzazioni del governo e il modo in cui sta mantenendo fede al programma elettorale saranno il motivo conduttore della festa: dal federalismo alla sicurezza, dalle riforme alla lotta contro l’immigrazione clandestina, dalle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia alle politiche per la difesa del lavoro, per le imprese, per la famiglia, ministri, esponenti del PDL e rappresentanti delle parti sociali si alterneranno a dialogare con i cittadini nei dodici giorni della manifestazione, che sarà chiusa dall’intervento di Silvio Berlusconi.
Spettacoli di qualità allieteranno le serate delle festa, assieme all’intervista in esclusiva di un ministro del governo Berlusconi.
La festa sarà trasmessa on line nel sito nazionale del PDL.
Le realizzazioni del governo e il modo in cui sta mantenendo fede al programma elettorale saranno il motivo conduttore della festa: dal federalismo alla sicurezza, dalle riforme alla lotta contro l’immigrazione clandestina, dalle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia alle politiche per la difesa del lavoro, per le imprese, per la famiglia, ministri, esponenti del PDL e rappresentanti delle parti sociali si alterneranno a dialogare con i cittadini nei dodici giorni della manifestazione, che sarà chiusa dall’intervento di Silvio Berlusconi.
Spettacoli di qualità allieteranno le serate delle festa, assieme all’intervista in esclusiva di un ministro del governo Berlusconi.
La festa sarà trasmessa on line nel sito nazionale del PDL.
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lunedì 5 luglio 2010
HANDELSBLATT: Berlusconi maestro della comunicazione
I tedeschi hanno una "immagine negativa" del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che pero’ "non corrisponde alla realta"’: il premier "non e’ quel pagliaccio stupido per il quale viene preso all’estero", ma un "brillante maestro della comunicazione".
Lo scrive il quotidiano economico-finanziario tedesco Handelsblatt, che dedica al nostro premier un articolo di due pagine - con un richiamo in prima - firmato dalla corrispondente Katharina Kort. ’Silvio Berlusconi, un equivoco tedesco’, e’ il titolo che campeggia accanto a un’immagine del premier sorridente. "Pagliaccio, maestro della barzelletta oscena, dongiovanni, imperatore. Sono questi gli epiteti che caratterizzano l’immagine di Silvio Berlusconi in Germania. Ormai da anni i tedeschi non riescono a capire come un uomo del genere possa mantenersi ai vertici di un governo. Come fa?", si domanda la Kort: "Perche’ e’ una persona estremamente intelligente ed un brillante maestro della comunicazione. In altri termini, il fenomeno Berlusconi non risulterebbe decifrabile. Berlusconi non e’ quel pagliaccio stupido per il quale viene preso all’estero. Quest’uomo, del quale si dimentica sempre che e’ laureato con lode in giurisprudenza, e’ una persona di potere, calcolatrice, dotata di un invidiabile intuito per gli umori della gente. Oltre a riuscire a restare a galla nella politica dal 1994, e’ pure capace di impiegare con successo nei confronti dei propri avversari politici il proprio ruolo di ’non politico’, nonostante faccia ormai da tempo parte del sistema". Allo stesso tempo, "l’immagine con cui si presenta ai propri connazionali e’ quella dell’imprenditore capace di comprendere nelle vesti di politico le preoccupazioni di coloro che fanno veramente andare avanti il Paese".
Lo scrive il quotidiano economico-finanziario tedesco Handelsblatt, che dedica al nostro premier un articolo di due pagine - con un richiamo in prima - firmato dalla corrispondente Katharina Kort. ’Silvio Berlusconi, un equivoco tedesco’, e’ il titolo che campeggia accanto a un’immagine del premier sorridente. "Pagliaccio, maestro della barzelletta oscena, dongiovanni, imperatore. Sono questi gli epiteti che caratterizzano l’immagine di Silvio Berlusconi in Germania. Ormai da anni i tedeschi non riescono a capire come un uomo del genere possa mantenersi ai vertici di un governo. Come fa?", si domanda la Kort: "Perche’ e’ una persona estremamente intelligente ed un brillante maestro della comunicazione. In altri termini, il fenomeno Berlusconi non risulterebbe decifrabile. Berlusconi non e’ quel pagliaccio stupido per il quale viene preso all’estero. Quest’uomo, del quale si dimentica sempre che e’ laureato con lode in giurisprudenza, e’ una persona di potere, calcolatrice, dotata di un invidiabile intuito per gli umori della gente. Oltre a riuscire a restare a galla nella politica dal 1994, e’ pure capace di impiegare con successo nei confronti dei propri avversari politici il proprio ruolo di ’non politico’, nonostante faccia ormai da tempo parte del sistema". Allo stesso tempo, "l’immagine con cui si presenta ai propri connazionali e’ quella dell’imprenditore capace di comprendere nelle vesti di politico le preoccupazioni di coloro che fanno veramente andare avanti il Paese".
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giovedì 3 giugno 2010
2 GIUGNO: IL MESSAGGIO DEL MINITRO DELLA DIFESA
Soldati, Marinai, Avieri, Carabinieri, Personale Civile della Difesa,
oggi ricorre il 64 anniversario di un momento fondamentale della storia nazionale: il 2 giugno del 1946, giorno in cui il Popolo Italiano scelse la Repubblica.
Una scelta maturata al termine di un lungo percorso affrontato dal nostro paese per raggiungere quella democrazia tanto cercata sin dal Risorgimento, attraverso eventi tragici e dolorosi in cui le Forze Armate hanno dimostrato di servire il popolo e le Istituzioni con immutata determinazione e dedizione. Un legame indissolubile che gli uomini e le donne della Difesa hanno confermato e confermano ogni giorno, intervenendo costantemente nello spirito dell' art. 11 della nostra Costituzione sia in Patria sia in impegnative Missioni di Pace e sicurezza in molteplici aree di crisi al di fuori del territorio nazionale.
I cittadini e le massime autorità del paese vi manifestano la loro stima e il loro affetto stringendosi a voi durante la parata militare, dimostrando di apprezzare lo spirito di sacrificio con cui servite la Patria e vi ponete al servizio di tutta la collettività. Le celebrazioni di quest'anno della Festa della Repubblica inoltre assumono particolare significato, nell'ambito delle manifestazioni per il 150 Anniversario dell'Unita Nazionale, perche le Forze Armate sono state protagoniste del Risorgimento contribuendo ad edificare nel tempo quel patrimonio di identità e di coesione nazionale che ora rappresenta una realta per tutti gli italiani.
Soldati, Marinai, Avieri, Carabinieri, Personale Civile della Difesa, in occasione di questa solenne festività, ricordiamo l'impegno delle Forze Armate per la sicurezza della collettività, nel soccorso in caso di emergenze e calamita, fino all'impegno all'estero nelle numerose missioni internazionali. Ricordiamo tutti i militari che hanno servito il Tricolore con coraggio, determinazione e costanza nella loro opera fino a giungere anche a sacrificare la vita per la Patria. A loro va il nostro riconoscente e commosso pensiero e il nostro doveroso grazie. Siate consci di essere l'espressione migliore dell'Unita Nazionale e di rappresentare tutti i cittadini italiani nell'impegno che il nostro paese ha assunto, per garantire, anche fuori dall'Italia, la sicurezza internazionale.
Siate fieri di cio che quotidianamente fate, del vostro esempio e dei valori che da voi promanano: il senso dello stato, l'orgoglio dell'identità nazionale, importanza della difesa della sicurezza e della liberta e l'idea di Patria sono oggi pienamente condivisi dai cittadini, che guardano a Voi con rispetto e ammirazione. Sentitevi onorati e orgogliosi di appartenere alla grande famiglia della Difesa, continuando ad operare, sul percorso già tracciato da tutti coloro che vi hanno preceduto, per dare al nostro paese quel sostegno fondamentale che solo Voi sapete e potete dare.
Viva le forze armate!
Viva la repubblica!
Viva l'italia!
Messaggio del Ministro della Difesa On. Avv. Ignazio La Russa in occasione del 64° anniversario della Festa Nazionale della Repubblica Roma, 2 giugno 2010.
oggi ricorre il 64 anniversario di un momento fondamentale della storia nazionale: il 2 giugno del 1946, giorno in cui il Popolo Italiano scelse la Repubblica.
Una scelta maturata al termine di un lungo percorso affrontato dal nostro paese per raggiungere quella democrazia tanto cercata sin dal Risorgimento, attraverso eventi tragici e dolorosi in cui le Forze Armate hanno dimostrato di servire il popolo e le Istituzioni con immutata determinazione e dedizione. Un legame indissolubile che gli uomini e le donne della Difesa hanno confermato e confermano ogni giorno, intervenendo costantemente nello spirito dell' art. 11 della nostra Costituzione sia in Patria sia in impegnative Missioni di Pace e sicurezza in molteplici aree di crisi al di fuori del territorio nazionale.
I cittadini e le massime autorità del paese vi manifestano la loro stima e il loro affetto stringendosi a voi durante la parata militare, dimostrando di apprezzare lo spirito di sacrificio con cui servite la Patria e vi ponete al servizio di tutta la collettività. Le celebrazioni di quest'anno della Festa della Repubblica inoltre assumono particolare significato, nell'ambito delle manifestazioni per il 150 Anniversario dell'Unita Nazionale, perche le Forze Armate sono state protagoniste del Risorgimento contribuendo ad edificare nel tempo quel patrimonio di identità e di coesione nazionale che ora rappresenta una realta per tutti gli italiani.
Soldati, Marinai, Avieri, Carabinieri, Personale Civile della Difesa, in occasione di questa solenne festività, ricordiamo l'impegno delle Forze Armate per la sicurezza della collettività, nel soccorso in caso di emergenze e calamita, fino all'impegno all'estero nelle numerose missioni internazionali. Ricordiamo tutti i militari che hanno servito il Tricolore con coraggio, determinazione e costanza nella loro opera fino a giungere anche a sacrificare la vita per la Patria. A loro va il nostro riconoscente e commosso pensiero e il nostro doveroso grazie. Siate consci di essere l'espressione migliore dell'Unita Nazionale e di rappresentare tutti i cittadini italiani nell'impegno che il nostro paese ha assunto, per garantire, anche fuori dall'Italia, la sicurezza internazionale.
Siate fieri di cio che quotidianamente fate, del vostro esempio e dei valori che da voi promanano: il senso dello stato, l'orgoglio dell'identità nazionale, importanza della difesa della sicurezza e della liberta e l'idea di Patria sono oggi pienamente condivisi dai cittadini, che guardano a Voi con rispetto e ammirazione. Sentitevi onorati e orgogliosi di appartenere alla grande famiglia della Difesa, continuando ad operare, sul percorso già tracciato da tutti coloro che vi hanno preceduto, per dare al nostro paese quel sostegno fondamentale che solo Voi sapete e potete dare.
Viva le forze armate!
Viva la repubblica!
Viva l'italia!
Messaggio del Ministro della Difesa On. Avv. Ignazio La Russa in occasione del 64° anniversario della Festa Nazionale della Repubblica Roma, 2 giugno 2010.
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Napolitano: L'Italia consolidi la sua unità
"L'Italia consolidi la sua unità, si rinnovi, divenga più moderna e più giusta"
"Un augurio affettuoso a quanti vivono e operano nel nostro paese per la festa che celebriamo insieme : festa dell'Italia che si unì e si fece Stato 150 anni orsono, festa della Repubblica che il popolo scelse liberamente il 2 giugno 1946". Inizia così il videomessaggio del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per la Festa della Repubblica.
"In questo momento, sentirsi nazione unita e solidale, sentirsi italiani, significa - ha aggiunto il Presidente Napolitano - riconoscere come problemi di tutti noi quelli che preoccupano le famiglie in difficoltà, quelli che nei giovani suscitano, per effetto della precarietà e incertezza in cui si dibattono, pesanti interrogativi per il futuro".
"Parlo dei problemi del lavoro e della vita quotidiana, dell'economia e della giustizia sociale. Stiamo attraversando, nel mondo e in particolar modo in Europa, una crisi difficile : occorre dunque un grande sforzo, fatto anche di sacrifici, per aprire all'Italia una prospettiva di sviluppo più sicuro e più forte. Per crescere di più e meglio, assicurando maggiore benessere a quanti sono rimasti più indietro, l'Italia deve crescere tutta, al Nord e al Sud. Si deve, guardando ai giovani, promuovere una migliore educazione e formazione, fare avanzare la ricerca scientifica e tecnologica, elevare la produttività del nostro sistema economico : solo così si potrà creare nuova e buona occupazione".
"Il confronto tra le opposte parti politiche deve concorrere al raggiungimento di questi risultati, e non produrre solo conflitto, soltanto scontro fine a sé stesso.
"Si discutano in questo spirito - ha sottolineato il Capo dello Stato - le decisioni che sono all'ordine del giorno; si scelga in questo spirito - nel Parlamento, nelle istituzioni regionali e locali e nella società - tra le diverse proposte che si dovranno liberamente esprimere"."Ci accomuni - ha concluso il Presidente Napolitano - un forte senso delle responsabilità cui fare fronte perché l'Italia consolidi la sua unità, si rinnovi, divenga più moderna e più giusta e si dimostri capace di dare il suo contributo alla causa della pace e della giustizia nel mondo.
Buon 2 giugno a tutti".
"Un augurio affettuoso a quanti vivono e operano nel nostro paese per la festa che celebriamo insieme : festa dell'Italia che si unì e si fece Stato 150 anni orsono, festa della Repubblica che il popolo scelse liberamente il 2 giugno 1946". Inizia così il videomessaggio del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per la Festa della Repubblica.
"In questo momento, sentirsi nazione unita e solidale, sentirsi italiani, significa - ha aggiunto il Presidente Napolitano - riconoscere come problemi di tutti noi quelli che preoccupano le famiglie in difficoltà, quelli che nei giovani suscitano, per effetto della precarietà e incertezza in cui si dibattono, pesanti interrogativi per il futuro".
"Parlo dei problemi del lavoro e della vita quotidiana, dell'economia e della giustizia sociale. Stiamo attraversando, nel mondo e in particolar modo in Europa, una crisi difficile : occorre dunque un grande sforzo, fatto anche di sacrifici, per aprire all'Italia una prospettiva di sviluppo più sicuro e più forte. Per crescere di più e meglio, assicurando maggiore benessere a quanti sono rimasti più indietro, l'Italia deve crescere tutta, al Nord e al Sud. Si deve, guardando ai giovani, promuovere una migliore educazione e formazione, fare avanzare la ricerca scientifica e tecnologica, elevare la produttività del nostro sistema economico : solo così si potrà creare nuova e buona occupazione".
"Il confronto tra le opposte parti politiche deve concorrere al raggiungimento di questi risultati, e non produrre solo conflitto, soltanto scontro fine a sé stesso.
"Si discutano in questo spirito - ha sottolineato il Capo dello Stato - le decisioni che sono all'ordine del giorno; si scelga in questo spirito - nel Parlamento, nelle istituzioni regionali e locali e nella società - tra le diverse proposte che si dovranno liberamente esprimere"."Ci accomuni - ha concluso il Presidente Napolitano - un forte senso delle responsabilità cui fare fronte perché l'Italia consolidi la sua unità, si rinnovi, divenga più moderna e più giusta e si dimostri capace di dare il suo contributo alla causa della pace e della giustizia nel mondo.
Buon 2 giugno a tutti".
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2 GIUGNO: Il messaggio del Presidente alle Forze Armate
"Dobbiamo lavorare insieme per la sicurezza e il benessere comune: in Italia e in Europa"
"In un mondo sempre più interdipendente, non potrà esservi vera sicurezza se permarranno focolai di minaccia; non potrà esservi vero benessere se anche soltanto una parte dell'umanità sarà costretta a vivere nell'indigenza. Dobbiamo lavorare insieme per la sicurezza e il benessere comune: insieme in Italia, insieme in Europa". È quanto si legge nel messaggio inviato alle Forze Armate dal Presidente Napolitano che questa mattina ha reso omaggio alla Tomba del Milite Ignoto ed è intervenuto alla Rivista Militare ai Fori Imperiali.
"Le Forze Armate - ha sottolineato il Capo dello Stato - sono da anni impegnate in tanti teatri di crisi. La comunanza di intenti e la sinergia di azione che esse esprimono nei confronti dei contingenti degli altri paesi, della cooperazione civile e delle organizzazioni internazionali sono cruciali per la costruzione di una nuova sicurezza condivisa, fondamento di un nuovo benessere collettivo".
"I riconoscimenti che pervengono ai nostri militari dai colleghi sul campo, dalle popolazioni che essi assistono e dalle Nazioni amiche - ha aggiunto il Presidente Napolitano - sono la prova più eloquente della qualità del loro impegno e della credibilità che si sono conquistati nelle missioni di pace e di sicurezza al servizio della comunità internazionale.Le Forze Armate hanno ora di fronte una nuova sfida, quella di costruire una difesa europea realmente integrata.Il mio auspicio è che questo grande passo sia compiuto rapidamente e con successo e che costituisca avanguardia di un'Europa politica finalmente unita".
"Nel celebrare il sessantaquattresimo anniversario della Repubblica Italiana - si legge nel messaggio - raccolto dinanzi al mausoleo del Milite Ignoto, il mio primo deferente pensiero va ai militari di ogni arma, grado e specialità che hanno perso la vita nell'adempimento del dovere al servizio della Patria. Il 2 giugno del 1946 ha avuto inizio un periodo nuovo e straordinario nella storia dello stato nazionale unitario. Abbiamo vissuto anni non sempre facili, anni di duro lavoro resi però fecondi dalla forza propulsiva dei valori della nostra Carta Costituzionale: democrazia, libertà, eguaglianza, giustizia.
Su quei valori fondanti abbiamo costruito l'Italia di oggi, soggetto protagonista della comunità internazionale e di un'Europa che è chiamata a rafforzare la sua unità".
Al termine della cerimonia ai Fori Imperiali, il Capo dello Stato, in un messaggio inviato al Ministro della Difesa, Iganzio La Russa, ha espresso il proprio compiacimento per il pieno successo dell'evento. "I reparti hanno sfilato - ha scritto il Presidente Napolitano - con il consueto, ammirevole impegno e la folta, calorosa partecipazione dei cittadini ha confermato, ancora una volta, quanto affetto il popolo italiano nutra per le sue Forze Armate e quanto sia salda la sua fiducia nei valori della democrazia e della Patria". "Ho altresì apprezzato come - ha concluso il Presidente il messaggio - anche quest'anno ella abbia voluto conferire all'evento toni di sobrietà, senza nulla togliere al valore della celebrazione".
"In un mondo sempre più interdipendente, non potrà esservi vera sicurezza se permarranno focolai di minaccia; non potrà esservi vero benessere se anche soltanto una parte dell'umanità sarà costretta a vivere nell'indigenza. Dobbiamo lavorare insieme per la sicurezza e il benessere comune: insieme in Italia, insieme in Europa". È quanto si legge nel messaggio inviato alle Forze Armate dal Presidente Napolitano che questa mattina ha reso omaggio alla Tomba del Milite Ignoto ed è intervenuto alla Rivista Militare ai Fori Imperiali.
"Le Forze Armate - ha sottolineato il Capo dello Stato - sono da anni impegnate in tanti teatri di crisi. La comunanza di intenti e la sinergia di azione che esse esprimono nei confronti dei contingenti degli altri paesi, della cooperazione civile e delle organizzazioni internazionali sono cruciali per la costruzione di una nuova sicurezza condivisa, fondamento di un nuovo benessere collettivo".
"I riconoscimenti che pervengono ai nostri militari dai colleghi sul campo, dalle popolazioni che essi assistono e dalle Nazioni amiche - ha aggiunto il Presidente Napolitano - sono la prova più eloquente della qualità del loro impegno e della credibilità che si sono conquistati nelle missioni di pace e di sicurezza al servizio della comunità internazionale.Le Forze Armate hanno ora di fronte una nuova sfida, quella di costruire una difesa europea realmente integrata.Il mio auspicio è che questo grande passo sia compiuto rapidamente e con successo e che costituisca avanguardia di un'Europa politica finalmente unita".
"Nel celebrare il sessantaquattresimo anniversario della Repubblica Italiana - si legge nel messaggio - raccolto dinanzi al mausoleo del Milite Ignoto, il mio primo deferente pensiero va ai militari di ogni arma, grado e specialità che hanno perso la vita nell'adempimento del dovere al servizio della Patria. Il 2 giugno del 1946 ha avuto inizio un periodo nuovo e straordinario nella storia dello stato nazionale unitario. Abbiamo vissuto anni non sempre facili, anni di duro lavoro resi però fecondi dalla forza propulsiva dei valori della nostra Carta Costituzionale: democrazia, libertà, eguaglianza, giustizia.
Su quei valori fondanti abbiamo costruito l'Italia di oggi, soggetto protagonista della comunità internazionale e di un'Europa che è chiamata a rafforzare la sua unità".
Al termine della cerimonia ai Fori Imperiali, il Capo dello Stato, in un messaggio inviato al Ministro della Difesa, Iganzio La Russa, ha espresso il proprio compiacimento per il pieno successo dell'evento. "I reparti hanno sfilato - ha scritto il Presidente Napolitano - con il consueto, ammirevole impegno e la folta, calorosa partecipazione dei cittadini ha confermato, ancora una volta, quanto affetto il popolo italiano nutra per le sue Forze Armate e quanto sia salda la sua fiducia nei valori della democrazia e della Patria". "Ho altresì apprezzato come - ha concluso il Presidente il messaggio - anche quest'anno ella abbia voluto conferire all'evento toni di sobrietà, senza nulla togliere al valore della celebrazione".
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mercoledì 12 maggio 2010
Napolitano alle iniziative culturali dell'Unità d'Italia
15/04/2010
Presentate le iniziative degli istituti culturali per il 150° dell'Unità d'Italia
C o m u n i c a t o
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ricevuto nel pomeriggio al Quirinale
il Presidente della Fondazione Lelio e Lisli Basso Issoco, Elena Paciotti, con il
Responsabile della sezione studi e ricerche, Gabriella Bonacchi, il Direttore dei
programmi culturali dell'Associazione Nazionale per gli Interessi del Mezzogiorno d'Italia,
Guido Pescosolido, il Consigliere di amministrazione dell'Istituto Luigi Sturzo, Francesco
Malgeri, il Presidente della Fondazione Ugo Spirito, Giuseppe Parlato, il Presidente della
Fondazione Gramsci, Giuseppe Vacca, il Presidente Onorario della Fondazione Einaudi,
Valerio Zanone, con il Direttore scientifico della Fondazione, Giovanni Orsina, e il
Presidente della Fondazione Einaudi di Roma, Roberto Einaudi, che gli hanno presentato
il progetto di ricerca e di pubblicazioni predisposto per il 150° anniversario dell'Unità
d'Italia, dal titolo "Nazione e narrazioni alle origini dell'Italia unita. Libertà e democrazia
nell'idea di Nazione di una pluralità di soggetti".
Roma, 15 aprile 2010
Dal Sito della Presidenza della Repubblica
Presentate le iniziative degli istituti culturali per il 150° dell'Unità d'Italia
C o m u n i c a t o
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ricevuto nel pomeriggio al Quirinale
il Presidente della Fondazione Lelio e Lisli Basso Issoco, Elena Paciotti, con il
Responsabile della sezione studi e ricerche, Gabriella Bonacchi, il Direttore dei
programmi culturali dell'Associazione Nazionale per gli Interessi del Mezzogiorno d'Italia,
Guido Pescosolido, il Consigliere di amministrazione dell'Istituto Luigi Sturzo, Francesco
Malgeri, il Presidente della Fondazione Ugo Spirito, Giuseppe Parlato, il Presidente della
Fondazione Gramsci, Giuseppe Vacca, il Presidente Onorario della Fondazione Einaudi,
Valerio Zanone, con il Direttore scientifico della Fondazione, Giovanni Orsina, e il
Presidente della Fondazione Einaudi di Roma, Roberto Einaudi, che gli hanno presentato
il progetto di ricerca e di pubblicazioni predisposto per il 150° anniversario dell'Unità
d'Italia, dal titolo "Nazione e narrazioni alle origini dell'Italia unita. Libertà e democrazia
nell'idea di Nazione di una pluralità di soggetti".
Roma, 15 aprile 2010
Dal Sito della Presidenza della Repubblica
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