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mercoledì 28 agosto 2013

Stop alla frammentazione Scommettere sulla destra


DA IL GIORNALE D'ITALIA
L'EDITORIALE DI FRANCESCO STORACE
27/08/2013 05:45

Stop alla frammentazione
Scommettere sulla destra

Dalla manifestazione di Manfredonia

 nuovi stimoli per l'unità

Stop alla frammentazione
Scommettere sulla destra
Nessuno ha il diritto di cancellare la speranza di milioni di italiani
Dalla manifestazione di Manfredonia nuovi stimoli per l'unità 
STOP ALLA FRAMMENTAZIONE 
SCOMMETTERE SULLA DESTRA
Nessuno ha il diritto di cancellare la speranza di milioni di italiani
Non ce lo possiamo proprio permettere. Dopo la manifestazione di Manfredonia la consapevolezza aumenta: la frammentazione a destra e' un cancro che va estirpato. Ci uccide tutti e si illude chi pensa di salvarsi per un pugno di voti in più. L'autosufficienza e' inutile.
Ci vuole progetto. Cultura. Politica.
Milleduecento chilometri in 48 ore d'automobile dalla Sicilia e ritorno assieme a Mimmo Nania diventano una pazzia di chi ama la destra se non ci si rende tutti conto che è l'Italia ad aver bisogno del movimento della sovranità nazionale, della cultura di destra, della possibilità di tornare a credere in una speranza valoriale e di rinascita.
Ho contato circa sette sigle che dalla diaspora di An in poi sono nate a destra, a parte quella che c'erano prima e ad Alleanza nazionale non aderirono: La Destra, Fratelli d'Italia, Futuro e Libertà sono solo le più conosciute. Poi, le formazioni che si sono cimentate ai vari livelli territoriali: Io Sud di Adriana Poli Bortone; Nuova Alleanza dello stesso Nania; Azione Popolare di Silvano Moffa; Coesione nazionale di Pasquale Viespoli. 
Ha sviluppato poi una propria soggettività politica Fare Futuro di Adolfo Urso. Idem per la fondazione Nuova Italia di Gianni Alemanno.
Credo che l'elenco sia sufficientemente ampio. Eccessivo direi (e magari ho dimenticato qualcuno e spero di esserne perdonato).
Tutto questo e' la pazzia (non i chilometria girare l'Italia, spero...) e a Manfredonia l'ho detto. Io non voglio fare un altro partito, vorrei semplicemente che ne facessimo uno solo al posto di nove soggetti politici oggi esistenti a vario titolo. Magari partendo da una federazione, magari - se proprio e' necessario che ciascuno resti affezionato alla sigla sua - sviluppando il doppio tesseramento. Ma non perdiamo più tempo, per favore. Se l'anno prossimo non saremo capaci di dare all'Italia una destra unitaria, davvero si fa vincere Grillo....
Non c'è motivo per restare sparpagliati. Alleanza nazionale, a differenza della Dc e del Psi, non fu travolta da Tangentopoli, ma dalla decadenza culturale che la porto' a sottovalutare la rappresentanza di idee e di valori, che diventarono subordinati alla governite a tutti i costi.
Chi pensa oggi di risorgere da solo, sarà inseguito non benevolmente dagli elettori di tutti, perché avrà posto la parola fine ad un sogno di milioni di Italiani, che si può avverare nel momento in cui il Pdl va al crepuscolo, allo scioglimento.
Una destra rinvigorita dall'unità può anche essere capace di esprimere una leadership per il governo dell'Italia da contrapporre a Renzi. Maledetti i fantastici novanta anni di Giorgio Albertazzi, verrebbe da dire...
Abbiamo un giacimento culturale enorme e personalità in grado di restituire entusiasmo al nostro popolo. Si sporchino le mani con tutti noi i Veneziani, i Buttafuoco, i Malgieri, gli uomini che ci fanno sognare, non scrivano solo splendidi articoli o appelli ricchi di identità, ma siano loro stessi a prendere l'iniziativa, anche di guida di una battaglia politica nazionale. O almeno ci aiutino a scegliere chi. A individuare la novita' capace di far innamorare un popolo. Il centrodestra tutto non potrà dire di no se saremo capaci di proporre la rinascita della Nazione.

Non ce lo possiamo proprio permettere. Dopo la manifestazione di Manfredonia la consapevolezza aumenta: la frammentazione a destra e' un cancro che va estirpato. Ci uccide tutti e si illude chi pensa di salvarsi per un pugno di voti in più. L'autosufficienza e' inutile.
Ci vuole progetto. Cultura. Politica.Milleduecento chilometri in 48 ore d'automobile dalla Sicilia e ritorno assieme a Mimmo Nania diventano una pazzia di chi ama la destra se non ci si rende tutti conto che è l'Italia ad aver bisogno del movimento della sovranità nazionale, della cultura di destra, della possibilità di tornare a credere in una speranza valoriale e di rinascita.Ho contato circa sette sigle che dalla diaspora di An in poi sono nate a destra, a parte quella che c'erano prima e ad Alleanza nazionale non aderirono: La Destra, Fratelli d'Italia, Futuro e Libertà sono solo le più conosciute. 
Poi, le formazioni che si sono cimentate ai vari livelli territoriali: Io Sud di Adriana Poli Bortone; Nuova Alleanza dello stesso Nania; Azione Popolare di Silvano Moffa; Coesione nazionale di Pasquale Viespoli. Ha sviluppato poi una propria soggettività politica Fare Futuro di Adolfo Urso. Idem per la fondazione Nuova Italia di Gianni Alemanno.Credo che l'elenco sia sufficientemente ampio. Eccessivo direi (e magari ho dimenticato qualcuno e spero di esserne perdonato).Tutto questo e' la pazzia (non i chilometria girare l'Italia, spero...) e a Manfredonia l'ho detto. Io non voglio fare un altro partito, vorrei semplicemente che ne facessimo uno solo al posto di nove soggetti politici oggi esistenti a vario titolo. Magari partendo da una federazione, magari - se proprio e' necessario che ciascuno resti affezionato alla sigla sua - sviluppando il doppio tesseramento. Ma non perdiamo più tempo, per favore. Se l'anno prossimo non saremo capaci di dare all'Italia una destra unitaria, davvero si fa vincere Grillo....Non c'è motivo per restare sparpagliati. Alleanza nazionale, a differenza della Dc e del Psi, non fu travolta da Tangentopoli, ma dalla decadenza culturale che la porto' a sottovalutare la rappresentanza di idee e di valori, che diventarono subordinati alla governite a tutti i costi.
Chi pensa oggi di risorgere da solo, sarà inseguito non benevolmente dagli elettori di tutti, perché avrà posto la parola fine ad un sogno di milioni di Italiani, che si può avverare nel momento in cui il Pdl va al crepuscolo, allo scioglimento.Una destra rinvigorita dall'unità può anche essere capace di esprimere una leadership per il governo dell'Italia da contrapporre a Renzi. Maledetti i fantastici novanta anni di Giorgio Albertazzi, verrebbe da dire...Abbiamo un giacimento culturale enorme e personalità in grado di restituire entusiasmo al nostro popolo. Si sporchino le mani con tutti noi i Veneziani, i Buttafuoco, i Malgieri, gli uomini che ci fanno sognare, non scrivano solo splendidi articoli o appelli ricchi di identità, ma siano loro stessi a prendere l'iniziativa, anche di guida di una battaglia politica nazionale. O almeno ci aiutino a scegliere chi. A individuare la novita' capace di far innamorare un popolo. Il centrodestra tutto non potrà dire di no se saremo capaci di proporre la rinascita della Nazione.
Francesco Storace



domenica 12 maggio 2013

Quella sinistra "democratica" che vuole vietare la piazza al Pdl


RASSEGNA STAMPA

DA IL GIORNALE



Quella sinistra "democratica" che vuole vietare la piazza al Pdl

Pdl in piazza a Brescia. Epifani subito anti Cav: "Chi va a Brescia, mette una mina". Contestzaioni dei centri sociali: tensione. Brunetta avverte: "Così Letta non dura..."

Dopo l'ennesimo assalto giudiziario, il Pdl fa quadrato attorno a Silvio Berlusconi. Lamanifestazione di oggi a Brescia e quella di lunedì a Milano arrivano dopo i due bagni di folla in piazza del Popolo a Roma e in piazza della Libertà a Bari.
Un militante del Pdl picchiato con pugni e calci dai centri sociali
Il partito delle procure sta, infatti, cercando di decapitare il centrodestra facendo fuori il Cavaliere a suon di sentenze. Ma il Pd, riunito per l'assemblea nazionale, ha lanciato strali e anatemi contro il Pdl alzado il livello dello scontro. Scontro che è stato subito raccolto dai centri sociali che hanno aggredito e pestato a sangue i sostenitori del Cavaliere.
"Oggi pomeriggio a Brescia. Tutti a fianco al presidente Berlusconi e al nostro sindaco Adriano Paroli". Su Twitter il segretario del Pdl Angelino Alfano chiama a raccolta tutto il popolo del centrodestra per scendere in piazza contro l'accanimento giuridico nei confronti del Cavaliere. La manifestazione a Brescia si è infatti fatta più stringente dopo la sentenza della Corte d'Appello sul caso Mediaset. Sentenza che mira a colpire Berlusconi dopo che alle ultime elezioni ha incassato quasi il 30% delle preferenze e che, negli ultimi mesi, l'asse tra Pdl e Lega Nord è schizzato in testa ai sondaggi. In caso di elezioni, infatti, il Cavaliere tornerebbe al governo. Un'eventualità che terrorizza lamagistrura rossa che da vent'anni traspone la lotta politica nelle aule dei tribunali. Fino ad oggi Berlusconi ha avuto la meglio, ma negli ultimi mesi c'è stata da parte dei giudici militanti c'è stata una vera e propria recrudescenza negli attacchi. Da qui l'esigenza da parte del popolo del Pdl di far sentire la propria voce. A Roma come a Bari, lo slogan è stato sempre "Giù le mani da Silvio". Alfano non sarà l'unico esponente del governo a scendere in piazza. Anche i ministri Maurizio Lupi e Gaetano Quagliariello hanno fatto deciso di partecipare alla mobilitazione. "Non è possibile contrapporre le identità alla lealtà al governo - ha spiegato il ministro delle Riforme - non dobbiamo arrivare a cancellare le identità, sarebbe una perdita per tutti".
Al Pd, però, non va giù che Alfano e Lupi partecipino alla manifestazione. La prima a scagliarsi contro il ministro degli Interni è Rosy Bindi. "Berlusconi ha annunciato un discorso pacato a Brescia - ha detto all’assemblea del Pd - ma possiamo dire pacatamente che è molto grave che il vicepresidente del Consiglio abbia annunciato la sua partecipazione alla manifestazione". Nel piddì c'è fermento. Lo stesso Guglielmo Epifani, pancor prima di ricevere la guida del partito, ha sferrato il suo primo attacco."Abbiamo tante mine e oggi è la giornata in cui qualcuno a Brescia sta mettendo un’altra mina", ha spiegato l'ex segretario della Cgil invitando il Pdl a non "anteporre l’interesse personale a quello del Paese". Uno strappo che fa iniziare in un modo piuttosto ambiguo la sua avventura da leader piddì e che infastidisce non poco i vertici del Pdl. "In questo modo Letta non dura", ha avvertito Renato Brunetta. Anche la democrat Donatella Ferranti, neoeletta alla guida alla commissione Giustizia della Camera, è andata all'attacco: "In uno stato democratico le sentenze vanno rispettate, c’è un processo che non è ancora definito, queste manifestazioni lasciano il tempo che trovano". E ancora:"Mi auguro che non partecipino a queste manifestazioni i rappresentanti del governo del Pdl, dobbiamo mantenere un grande equilibrio e un grande responsabilità in questo momento nell’interesse del Paese". Sempre all’assemblea nazionale del Pd, il vice ministro dell’Economia Stefano Fassina si è detto contrario alla mobilitazione del Pdl:"Non c’è bisogno di essere anti berlusconiani per condannare senza se e senza ma le manifestazioni di Brescia e Milano, è sufficiente una cultura democratica ispirata alla costituzione".

GALLERI

Se il Pd ha provato a togliere a parole al centrodestra il diritto di protestare contro la magistratura politicizzata, icentri sociali sono subito avvalsi della violenza fisica. È bastata, infatti, una scintilla per far salire la tensione e far volare le mani. Un folto gruppo di contestatori ha, infatti, accolto i sostenitori del Cavaliere sbraitando slogan e insulti: "In galera, in galera!". Un militante del Pdl è stato pestato con pugni e calci poco prima di entrare in piazza."Stavo cercando di difendere un gruppo di anziani aggrediti e insultati da un gruppo dei centri sociali e per questo mi hanno aggredito con calci e pugni", ha raccontato il giovane col viso sanguinante e lo zigomo destro tagliato. Al fianco degli antagonisti anche numerosi grillini. Gli agenti di polizia, protetti da caschi e scudi, sono subito accorsi in via Bevilacqua che divide l’albergo dove sono riuniti i vertici del Pdl dal palco di piazza del Duomo. L’ex sottosegretario Daniela Santanché è stata uno dei politici più presi di mira. "Stiamo lavorando a un governo di pacificazione - ha commentato sotto urla e fischi - se poi c’è qualcuno dall’altra parte che gioca contro perché non ha cuore l’Italia e gli italiani noi non saremo mai da quella parte". Poi, proprio quando è arrivato Berlusconi, i centri sociali hanno bruciato le bandiere del Pdl all'urlo di "Brescia libera!".

domenica 25 novembre 2012

Pronto il nuovo partito di Silvio

RASSEGNA STAMPA
da IL GIORNALE
del 25.11.2012


Pronto il nuovo partito di Silvio

Il Cavaliere: "Senza di me, il Pdl ha subito una decadenza di immagine e di risultati". L'affondo su Casini: "Disse che senza di me tornava nei moderati, non è stato di parola"
di Fabrizio De Feo


Silvio Berlusconi rilucida nome, slogan e spirito del '94. Non fa più mistero della volontà di tornare a impegnarsi in prima persona con una nuova discesa in campo.
E si prepara a celebrare il varo della sua nuova creatura politica con un annuncio che potrebbe scattare entro poche ore, tra domani e giovedì prossimo.
Piuttosto torna sulla genesi del suo passo indietro. Un gesto di buona volontà legato alle condizioni dettate da Pier Ferdinando Casini. «Il signor Casini aveva detto che se io non ci fossi stato lui sarebbe potuto tornare a far parte della coalizione dei moderati ma è mancato di parola. Mi sono tirato indietro una volta da segretario del Pdl, un'altra volta dal governo, un'altra volta addirittura da candidato premier. Il signor Casini non ha fatto una piega».Il segnale che ormai il dado è tratto arriva a margine della sua visita a Milanello. Quando gli viene chiesto se sia sua intenzione riprendersi il centro della scena, Berlusconi replica: «Vediamo, ci sto pensando», alimentando l'attesa. Poi aggiunge: «Stiamo vedendo che la gente è delusa di questa politica e di questi partiti. Il Pdl ha subito una decadenza di immagine e di risultati anche per il semplice motivo che io non ci sono stato», argomenta. L'ex premier preferisce sorvolare sulla presa di posizione di Alfano anti-indagati. «Questa è una cosa che bisogna commentare con calma. Non è possibile farlo qua in piedi».
«E allora - continua - questa situazione la stiamo ripensando e vediamo se non è il caso - dato che credo di capire più di qualsiasi altro in Italia quello che si deve fare - di utilizzare la mia esperienza in maniera più concreta». Un'accusa che suscita la secca replica casiniana. «Berlusconi è confuso, saranno gli elettori a decidere se vorranno ancora un demiurgo del passato».
Il presidente del Pdl svela anche i lavori in corso con il Carroccio per la Lombardia. «Stiamo lavorando insieme perché vogliamo assolutamente continuare l'alleanza e stiamo esaminando possibilità che ci sono. Spero in una candidatura comune, magari con Maroni». A questo punto ci si chiede chi saranno coloro che seguiranno Berlusconi nel nuovo progetto e quali le new entries.
La nuova Forza Italia degli anni Duemila dovrebbe nascere con personalità legate al mondo dell'imprenditoria ma anche con i fedelissimi dell'ex premier. Una lista che secondo il sondaggio Euromedia in possesso di Berlusconi potrebbe raccogliere il 20% di consensi. Si discute di una possibile convention-congresso, forse di un solo giorno, in cui verrà nominata la persona che dovrà guidare la rivoluzione politica.
L'ex premier, peraltro, ieri si è intrattenuto al telefono con Alfano al quale ha esposto con fermezza le sue intenzioni invitandolo a seguirlo nel nuovo progetto e ribadendogli stima e affetto. Il segretario del Pdl ha tentato di promuovere una mediazione per evitare uno strappo traumatico. Una ricucitura last-minute che potrebbe far scattare un possibile stop alle primarie. 
Ulteriore conferma che il motore è in fase di accensione arriva da un incontro casuale con Maurizio Zamparini. «Berlusconi mi ha detto: a 75 anni torno in politica e formo un partito nuovo», racconta il patron del Palermo calcio. «Era felice di annunciarlo, perché era felice di tornare a fare un partito nuovo».

sabato 14 luglio 2012

Moody's boccia ancora l'Italia Ma stavolta le Borse la snobbano

Moody's boccia ancora l'Italia Ma stavolta

 le Borse la snobbano

L'ARTICOLO DEL GIORNO 
da IL GIORNALE

Lo schiaffo di Moody's all'Italia, declassata di ben due gradini con un blitz notturno, colpisce a vuoto. Il mercato si incarica di smentire l'agenzia, che ha declassato i titoli di Stato italiani da A3 a Baa2: poche ore dopo, il Tesoro colloca senza difficoltà tre miliardi di Btp triennali a un tasso del 4,65%, il più basso da maggio, a fronte di una richiesta doppia rispetto all'offerta. Un risultato che dà la carica a Piazza Affari, che chiude in rialzo (+0,96%) allineandosi agli altri mercati in Europa, anche se lo spread tra Btp e Bund tedeschi, che subito dopo l'asta era sceso sotto i 470 punti base, nel finale è risalito a quota 478.Scampato pericolo, dunque, almeno per ora: ma resta il fatto che il declassamento da parte di Moody's da A3 a Baa2 porta la valutazione del rischio sovrano italiano a soli due gradini dallo status di «junk bond», obbligazione spazzatura. Di conseguenza, molti gestori di fondi d'investimento potrebbero decidere di togliere dai loro portafogli titoli di Stato con un rating così basso: se non subito, a breve scadenza, visto che potrebbero arrivare nuovi declassamenti. Infatti, l'agenzia di rating ha mantenuto l'outlook negativo, ovvero ha messo in conto la possibilità di ulteriori tagli.Nel suo rapporto, Moody's punta l'indice sul deterioramento delle prospettive economiche di breve termine dell'Italia, nonostante le misure e le riforme adottate dal governo Monti, e sulla prospettiva di un inasprimento del clima politico in vista delle elezioni del 2013. L'esecutivo ha proposto riforme «che hanno la potenzialità - scrive l'agenzia - per migliorare la crescita e le prospettive di bilancio». Ma a detta degli esperti di Moody's «i rischi che gravano sull'attuazione delle riforme restano considerevoli»: in altri termini, la recessione potrebbe portare le forze politiche a frenare l'azione del governo.Non solo: tra le cause che determineranno «un ulteriore netto aumento dei costi di finanziamento» ci sono «segnali di erosione» degli investimenti esteri. Pesa infine, secondo l'agenzia di rating, il rischio di un contagio da Grecia e Spagna.Ma l'Europa questa volta non ci sta: Bruxelles boccia la mossa intempestiva di Moody's e promuove invece a pieni voti l'impegno dell'Italia per le riforme e il risanamento dei conti pubblici. Simon O'Connor, portavoce del commissario agli Affari economici e monetari Olli Rehn, non entra nel merito della decisione dell'agenzia di rating ma ne contesta il timing: «Pensiamo che ci si possa legittimamente e seriamente porre la questione dei tempi, se i tempi siano appropriati». E, secondo Bruxelles, non lo sono, visti gli sforzi senza precedenti che l'Italia sta facendo sulle riforme e il consolidamento dei conti pubblici. «Riteniamo che l'azione politica italiana per assicurare finanze pubbliche solide e per affrontare le debolezze strutturali di lunga data è determinata e ampia». Le riforme sono «impressionanti, se non senza precedenti». E Rehn ha definito «inappropriata» e «discutibile» la tempistica di Moody's.«Il nostro Paese manifatturiero è molto più forte di quello che appare dalle valutazioni di Moody's», dice il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi. Con lui, banche e imprese di ogni dimensione: Abi, Ania, Alleanza delle Cooperative Italiane, Confindustria e Rete Imprese Italia reagiscono a quello che considerano un attacco non solo al governo, ma all'Italia intera. «Il nostro Paese è solido, l'Italia è la sesta economia ad alto reddito del mondo», è la premessa della nota congiunta, di fronte «all'ennesima valutazione destabilizzante» dell'agenzia Moody's, che giudicano «irresponsabile». Per questo sollecitano le autorità europee ad «agire con urgenza per annullare gli effetti dei rating previsti dalle norme oggi in vigore».Anche i sindacati sono sul piede di guerra. La Cgil giudica il declassamento «al tempo stesso tragico e ridicolo». Luigi Angeletti della Uil auspica «un'agenzia di rating, sul serio, indipendente e libera da conflitti di interesse». Per Raffaele Bonanni della Cisl, invece, il downgrade è indice della necessità di «maggiore concertazione» tra parti sociali e governo.Di diverso avviso gli analisti di Bank of America Merrill Lynch: «Un'uscita ordinata dall'euro - scrivono in uno studio riportato da Bloomberg -, darebbe all'Italia benefici in termini di miglioramento della competitività, crescita economica e finanza pubblica». Stesso scenario «suggerito» anche per l'Irlanda e la Grecia, mentre i danni maggiori arriverebbero alla Germania.


venerdì 6 luglio 2012

Nel mirino Standard & Poor's C'è prova delle manipolazioni


Rassegna Stampa 
da IL GIORNALE del 04.07.12

Nel mirino Standard &

 Poor's C'è prova delle

 manipolazioni

I pm di Trani indagano sui report allarmistici relativi al rating che 

accelerarono la caduta di Berlusconi

di  - 


 su Standard&Poor’s fa a pezzi il mito dei temuti maghi
 del rating, arbitri inesorabili dei destini finanziari dei Paesi più evoluti.
In realtà anche i tecnici sbagliano, anche loro viaggiano sulla 
lunghezza  d’onda dell’approssimazione e qualche volta fanno
 pasticci  più dei governi  che devono giudicare. Un dato che emerge 
dalle  intercettazioni dell’indagine condotta dal pm Michele Ruggiero 
in cui si contesta la  manipolazione del mercato pluriaggravata e 
continuata  in relazione a  quattro report sull’Italia diffusi fra il maggio
 2011 e il gennaio 2012.
In realtà la confusione è spalmata su scala planetaria. Così, ad agosto 
2011 Standard&Poor’s toglie la tripla A agli Stati Uniti. È un evento
 senza precedenti, ma si scopre anche che c’è stata un’errata 
valutazione . «Se c’è un errore - afferma un dipendente intercettato il
 6 agosto - è perché la tesoreria ci ha dato numeri sbagliati».
 Dall’altra parte del telefono  c’è Maria Pierdicchi, amministratore delegato
 Italia di S&P. 
E la manager replica preoccupata: «Quindi avete cambiato il comunicato 
stampa?». Il soggetto, mai identificato, risponde con disarmante franchezza:
 «No, non l’abbiamo fatto».
In realtà gli analisti si barcamenano fra difficoltà di vario genere e valutazioni inevitabilmente politiche. Interpretano gli spifferi che arrivano dal Palazzo e
 sviluppano strategie che avranno un impatto dirompente sui mercati e le
 Borse  «Viste le evoluzioni a livello politico in Italia - si legge in una mail 
inviata da un dirigente di S&P ad un collega - Berlusconi andrà da
 Napolitano per parlare»  e poiché «c’è la possibilità che si instauri un 
governo tecnico perché Berlusconi è sotto pressione, quindi Frank consiglia
 di prendere tempo aspettando l’evolversi della situazione politica italiana».
 Attenzione: la mail, scritta presumibilmente da  Frank Gill, un supermanager 
di S&P, è datata 3 agosto e insomma già in estate  gli esperti davano 
per imminente il governo tecnico e un po’ ascoltavano  gli umori, un po’ li
 precedevano accelerando di fatto la caduta dell’esecutivo.
In realtà, è la stessa Pierdicchi, a sua volta indagata per favoreggiamento, 
a lasciarsi scappare un giudizio non proprio rassicurante in una
 conversazione, puntualmente captata dalle microspie, con l’ex numero uno
 dell’agenzia Deven Sharma: 
«Sinceramente, Deven, alcuni analisti non ritengono che noi avessimo le 
capacità di sostenere questo tipo di azioni di rating in Italia al momento,
 ritengono che serva più personale senior che si occupi dell’Italia adesso».
 Un’ammissione allarmante.

giovedì 25 agosto 2011

Con gli Eurobond di Prodi perdiamo quasi tutto l’oro di Bankitalia


Panorama.it Economia./
Con gli Eurobond di Prodi perdiamo quasi tutto l’oro di Bankitalia


Si chiamano EuroUnionBond e dovrebbero sostituire gli eurobond di Tremonti - Junker. Sono i titoli di stato europei proposti in un editoriale del Sole 24 ore, destinato di sicuro a far discutere, dall’ex premier Romano Prodi e dall’economista Alberto Quadrio Curzio. L’iniziativa, per ora, piace sia al PdL sia al Pd, anche se il problema non è il consenso in Italia sull’adozione di un simile strumento in grado di risolvere la crisi debitoria di Eurolandia, quanto la prevedibile opposizione dei paesi membri più forti, come Germania e Francia.

Per emetterli, spiega il duo, occorrerebbe prima varare un Fondo finanziario europepo (Ffe) di 1.000 miliardi, che dovrebbe avere un capitale conferito dai 17 Stati dell’unione monetaria in proporzione alle loro quote di capitale della Bce, con cui si potrebbe emettere una somma pari a 3.000 miliardi di euro in EuroUnionBond grazie alla quale il Ffe potrebbe far scendere dall’attuale 85% al 60% la media del debito sul Pil nell’area euro, comprando i 2.300 miliardi in bond dei singoli stati membri.


I rimanenti 700 miliardi dell’emissione dovrebbero andare invece a grandi investimenti europei, soprattutto per far crescere imprese continentali in settori strategici (energia, trasporti e telecomunicazioni). Con gli EuroUnionBond l’Italia scenderebbe al 95% del debito sul Pil, mentre per il restante 25% sarebbe debitrice verso il Ffe.



Ma anche in questo caso ci sarebbe poco da festeggiare: qualcunque governo in carica dovrebbe, prima o poi, attuare tutte quelle riforme necessarie per raggiungere il pareggio di bilancio, per tenere i conti a posto in futuro e rilanciare l’economia. Senza contare che per dare vita al Ffe - stando alla proposta dei due - l’Italia dovrebbe conferire 180 miliardi di euro, di cui 79 miliardi di once in riserve auree (le scorte di oro di Bankitalia ammontano a circa 84 miliardi).



massimo morici

Mercoledì 24 Agosto 2011



venerdì 17 giugno 2011

Immigrati, svolta Maroni "Blocco navale della Nato sui barconi dalla Libia"

UNA SVOLTA INTELLIGENTE !

Immigrati, svolta Maroni "Blocco navale della Nato sui barconi dalla Libia"



di Redazione
da IL GIORNALE  del 17.6.2011

Il ministro dell’Interno pensa al blocco navale per fermare il flusso di immigrati: "Credo che si possa intervenire da subito". Faccia a faccia tra Frattini e il Cnt: intesa sull'immigrazione

 Roma - Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, auspica che i paesi della Nato estendano il blocco delle navi cargo dirette verso il paese nordafricano a quelle in partenza da quelle coste e cariche di immigrati. Lo ha detto a margine di un convegno a porte chiuse all’università dell’Insubria riferendosi all’incontro del ministro degli Esteri, Franco Frattini, con i rappresentanti dei ribelli di Bengasi. "Credo si possa intervenire già da subito - ha detto il responsabile del Viminale - chiedendo per esempio alla Nato che schiera navi davanti alle coste libiche per impedire l’ingresso di merci di fare il blocco navale anche per le uscite dalla Libia. Questo si può fare subito se la Nato decidesse di farlo e sarebbe già una soluzione". Quanto all’appuntamento di Frattini, Maroni ha aggiunto che "c’è questo incontro con la firma di un impegno da parte loro a impegnarsi dei profughi e dei clandestini che partono. Sapendo come funzionano questi meccanismi può essere una cosa utile, ma bisogna vedere come e se funziona".

Frattini, accordo con il Cnt Il ministro degli Esteri Franco Frattini e il capo del Consiglio nazionale transitorio (Cnt) dei ribelli libici hanno firmato a Napoli un accordo per una gestione condivisa del fenomeno migratorio. Governo italiano e Cnt si scambieranno informazioni sui flussi di immigrazione illegale, sulle organizzazioni criminali che li favoriscono, sui modus operandi e sugli itinerari seguiti e anche sulle organizzazioni specializzate nella falsificazione di documenti e passaporti, nonché per la reciproca assistenza e cooperazione nella lotta all’immigrazione illegale, incluso il rimpatrio di immigrati irregolari.


Soddisfazione della Lega "Abbiamo registrato con soddisfazione il compiacimento dei ministri della Lega" per l’accordo di cooperazione sui flussi migratori firmato tra il governo italiano e il Cnt. Lo ha detto Frattini dopo la firma avvenuta a Napoli con il capo del Consiglio transitorio libico (Cnt) Mahmud Jibril. "Il ministro Maroni - ha aggiunto Frattini - avrà uno strumento in più per contrastare efficacemente l’immigrazione dalla Libia". Questo accordo "ovviamente - ha concluso Frattini - andrà integrato con un’azione europea, come sempre. Ricordo che alla vigilia del Consiglio europeo della prossima settimana, Frontex è completamente inerte".