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mercoledì 20 agosto 2014
Gli accordi per la crescita e il rilancio dell'economia
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Economia
giovedì 10 aprile 2014
IL CONSIGLIO DEI MINISTRI VARA IL DOCUMENTO DI ECONOMIA E FINANZA
La Presidenza del Consiglio comunica che il Consiglio dei Ministri si è riunito l'8 'aprile 2014, sotto la presidenza del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Segretario il Sottosegretario di Stato alla Presidenza, Graziano Delrio.
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Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente, Matteo Renzi, e del Ministro dell’Economia e delle Finanze, Pietro Carlo Padoan, ha approvato il Documento di economia e finanza (DEF).
Il Documento di Economia e Finanza 2014 del Governo illustra in modo organico le iniziative concrete che danno corpo alla volontà e all’impegno del Paese ad imprimere una forte accelerazione al processo di riforma strutturale dell’economia, per una nuova e sostenibile ripresa della crescita e dell’occupazione. Il DEF è un documento programmatico, composto di tre sezioni: il Programma di Stabilità, il Programma Nazionale di Riforma e una parte di dettaglio sulla finanza pubblica. Dopo la deliberazione odierna del Consiglio dei Ministri, il Parlamento si esprimerà sul documento attraverso una risoluzione e il documento sarà trasmesso alle autorità europee come parte essenziale del cosiddetto “Semestre Europeo”, cioè il quadro comune in cui si svolge la programmazione economica di tutti gli stati membri dell’Unione. Il documento – in particolare il Programma nazionale di riforma – inquadra l’insieme delle riforme annunciate dal Presidente del Consiglio alle Camere all’atto dell’insediamento del Governo in un percorso di programmazione comune con gli altri paesi membri dell’Unione Europea. Vengono così messi nero su bianco obiettivi, azioni per conseguirli, scadenze entro cui ottenere i risultati. Nel DEF sono chiaramente leggibili l’urgenza e l’ambizione delle azioni di riforma che il Governo intende attuare. Il percorso che si delinea prevede il passaggio fondamentale dallo stato di gestione della crisi ad una politica di cambiamento, riassumibile in due concetti: il consolidamento fiscale sostenibile e l’accelerazione sulle riforme strutturali per favorire la crescita.
Le riforme avviate sul piano nazionale dai governi precedenti e quelle previste per il 2014 sono in piena sintonia con il quadro europeo: con le priorità per il 2014 dell’Analisi Annuale della Crescita, con le Raccomandazioni della Commissione, con gli obiettivi prioritari stabiliti nel Semestre Europeo e con le sette iniziative ‘faro’ (Flagship Initiatives) della Strategia 2020.
Il Governo presenta all’interno del Documento nuove e rilevanti politiche per la ripresa economica. Per cogliere i frutti delle riforme e dei sacrifici sono però necessarie alcune condizioni. In primo luogo, il Governo si propone l’obiettivo di sfruttare le opportunità offerte da un quadro europeo oggi più favorevole agli investimenti per la crescita e l’occupazione. Fondamentale sarà la sinergia fra Governo, Parlamento e il Consiglio Europeo per utilizzare tutti gli spazi di flessibilità esistenti nel Patto di Stabilità e Crescita e per rendere possibile, mantenendo le finanze pubbliche in ordine, un rilancio degli investimenti pubblici produttivi. È in questo solco che si colloca l’apertura della Commissione Europea verso l’operazione dell’Italia per pagare i debiti scaduti delle Pubbliche Amministrazioni. Serve anche flessibilità per attenuare i possibili effetti negativi di breve periodo di alcune riforme e dare modo alle stesse di mettere in moto dinamiche positive nelle aspettative degli operatori economici a favore della crescita e dell’occupazione. L’obiettivo è dunque quello di consolidare in via definitiva l’uscita dalla crisi finanziaria attraverso un serrato e preciso cronoprogramma che impegna il Governo in scadenze ravvicinate, con interventi normativi e attuativi rapidi e certi. Questo rappresenta il carattere distintivo e innovativo del Documento di Economia e Finanza 2014. In sintesi non è solo nei contenuti delle riforme che si basa la forza del progetto di cambiamento, ma soprattutto nella capacità di tradurle rapidamente in norme di legge e di dare loro concreta attuazione in tempi rapidi e certi. È necessaria l’effettiva realizzazione delle riforme anche grazie a un sistematico monitoraggio dell’attuazione dei decreti ministeriali e degli atti conseguenti che rendono operative le misure. Il Governo sa bene cosa serve al Paese ma anche al semplice cittadino che fronteggia, spesso in solitudine, il lento e macchinoso apparato statale. La strategia: misure di impatto immediato che si inscrivono in un piano di riforme strutturali
L’ampio piano di riforme strutturali interviene su tre settori fondamentali: istituzioni, economia e lavoro, avviando così una profonda trasformazione del nostro Paese.
Una nuova legge elettorale capace di garantire la governabilità, l’abolizione delle Province, la revisione delle funzioni del Senato e la riforma del Titolo V della Costituzione rappresentano le direttrici di una profonda revisione del sistema politico-istituzionale italiano, responsabile di aver rallentato, e talvolta ostacolato, la gestione della cosa pubblica, sia a livello nazionale che locale, nonché di aver ritardato la ripartenza dell’economia italiana. La strategia del Governo in materia economica si incentra su interventi in grado di incidere sulla competitività del Sistema-Paese per dare un forte impulso alla crescita, pur tenendo conto dei vincoli di bilancio e dell’obiettivo di pareggio di bilancio in termini strutturali. Il risanamento delle finanze pubbliche è testimoniato dal buon andamento dell’avanzo primario, che anche nel 2014 sarà tra i più elevati della zona euro. Nell’ambito di un organico programma economico di riforme le principali misure delineate, il cui impatto sarà significativo già nel breve periodo, sono:
A tali proposte strutturali si affiancano misure immediate, in parte già attive, volte a dare risposte concrete ai cittadini. Tra queste in particolare:
Il quadro macroeconomico e le prospettive per la finanza pubblica
L’economia italiana è entrata in una fase di ripresa, contrassegnata in prospettiva da dinamiche abbastanza favorevoli del commercio estero e da una graduale stabilizzazione della domanda interna. Si proietta una crescita del PIL dello 0,8 per cento per l’anno in corso, con un graduale avvicinamento al 2,0 per cento nei prossimi anni. Nel 2014 l’indebitamento netto è previsto attestarsi al 2,6% del PIL per poi scendere all’1,8% nel 2015 e allo 0,9% nel 2016. L’avanzo primario in termini nominali aumenterà progressivamente, raggiungendo il 5,0 per cento nel 2018. Il rapporto debito/PIL inizierà a ridursi a partire dal 2015.
Misure per la crescita nel rispetto delle norme europee e nazionali
Già nel 2015 il bilancio strutturale raggiunge un sostanziale equilibrio (-0,1%). Il pieno conseguimento dell’obiettivo di pareggio nel 2016 rispetta i regolamenti europei ed è in linea con quanto previsto dalla normativa nazionale di recepimento delle disposizioni dettate a livello europeo.
Infatti la normativa nazionale prevede, in presenza di “eventi eccezionali” e di un processo importante di riforma, che il Governo, sentita la Commissione Europea, presenti al Parlamento una Relazione e una specifica richiesta di autorizzazione in cui sia indicata l’entità e la durata dello scostamento nonché sia definito un piano di rientro che permetta di convergere verso l’obiettivo di medio periodo (costituito per l’Italia appunto dal pareggio strutturale) entro l’orizzonte di programmazione del DEF. Le riforme strutturali, miglioreranno il tasso di crescita dell’economia italiana e comporteranno nel medio periodo un miglioramento strutturale del saldo di bilancio e della sostenibilità del debito pubblico nel tempo.
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Conferimento delle Deleghe della Presidenza del Consiglio
Il Presidente, sentito il Consiglio dei Ministri, ha conferito le deleghe di funzione, specificando le relative competenze, ai Ministri: Maria Elena BOSCHI (Riforme Costituzionali, rapporti con il Parlamento, programma di Governo), Maria Anna MADIA (Semplificazione e Pubblica Amministrazione), Maria Carmela LANZETTA (Affari Regionali e Autonomie).
Inoltre, al Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano POLETTI sono state conferite le deleghe a Politiche giovanili, Servizio civile nazionale, Integrazione, Politiche per Famiglia.
Al Ministro per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Maurizio MARTINA, la delega ad Expo 2015.
Il Presidente del Consiglio ha dato comunicazione di aver delegato il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio Graziano DELRIO alle Politiche di Coesione Territoriale e allo Sport; il sottosegretario Sandro GOZI alle Politiche Europee e al coordinamento, con il Ministro degli Affari Esteri,Federica MOGHERINI, delle attività inerenti il Semestre di presidenza Italiana del Consiglio dell’Unione Europea; il sottosegretario Luca LOTTI all’Informazione e Comunicazione del Governo, all’Editoria, alla Pianificazione, preparazione e organizzazione degli interventi connessi alle Commemorazioni del Centenario della Prima Guerra Mondiale, a Promozione e svolgimento di iniziative per le Celebrazioni del 70° anniversario della Resistenza e della Guerra di Liberazione.
Restano al Presidente del Consiglio le funzioni in materia di Pari Opportunità, Politiche Antidroga, Protezione Civile, Programmazione della politica economica e Cipe e la Commissione Adozioni Internazionali.
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Su proposta del Ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, Gianluca Galletti, il Consiglio ha approvato il Piano di gestione dei bacini idrografici del distretto idrografico delle Alpi Orientali, adottato con deliberazione dei Comitati istituzionali delle Autorità di bacino dei fiume Adige, Isonzo, Tagliamento, Livenza, Piave e Brenta-Bacchiglione.
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Il Consiglio dei Ministri ha deliberato lo stato d’emergenza in conseguenza degli eccezionali eventi atmosferici verificatisi nella Regione Veneto tra il 30 gennaio ed il 18 febbraio di quest’anno, in attuazione, nei termini previsti, dell’articolo 3 della legge 50 del 2014.
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sabato 16 febbraio 2013
L'Approfondimento: Morire per Danzica? Di Antonio Maria Rinaldi
L'Approfondimento: Morire per Danzica?
Di Antonio Maria Rinaldi
L'intervento del docente presso la Link Campus University di Roma,
l'Università statale G. D'Annunzio di Chieti-Pescara e allievo del
Prof. Paolo Savona
Le politiche di austerity del governo Monti, prone al volere della “Troika” formata da Fmi-Bce-Ue (con la benedizione della Germania), si sono rivelate – come peraltro era logico e prevedibile - fallimentari.
Non è un’opinione, sono i numeri a testimoniarlo. Dall’aumento del debito pubblico al crollo dei consumi, dalla pressione fiscale intollerabile alla crisi delle Pmi, dalla disoccupazione (specie quella giovanile) in costante aumento ai preoccupanti scricchiolii che investono il settore immobiliare, seguiti all’introduzione dell’Imu, l’Italia si è scoperta all’improvviso più povera, stanca, spaventata e priva di prospettiva.
In questo quadro, alcuni economisti appartenenti a diverse scuole di pensiero, ma concordi nel denunciare le conseguenze nefaste e recessive dell’austerity, hanno elaborato strategie alternative per aiutare il Paese a risollevarsi e superare la crisi che lo attanaglia. Abbiamo quindi deciso di dar loro spazio e di intervistarli per farci spiegare sia quali errori sono stati commessi sino a oggi, sia quali sono le loro proposte per risollevare le sorti del Paese. Le risposte abbracciano le politiche monetarie, fiscali, industriali, gli equilibri (e gli squilibri) che si sono venuti a creare fra le nazioni europee con l’introduzione dell’Euro, la necessità di rivedere i trattati europei e molte altre voci.
Il dibattito, è giusto sottolinearlo, è “apolitico”: in questo spazio raccoglieremo interventi di professionisti ed esperti che hanno convinzioni e percorsi personali di stampo differente, ma sono uniti dalla convinzione che ciò che è assolutamente necessario e urgente, oggi, è rimettere in moto l’economia e fermare la frana che rischia di seppellire l’Italia.
Non è un’opinione, sono i numeri a testimoniarlo. Dall’aumento del debito pubblico al crollo dei consumi, dalla pressione fiscale intollerabile alla crisi delle Pmi, dalla disoccupazione (specie quella giovanile) in costante aumento ai preoccupanti scricchiolii che investono il settore immobiliare, seguiti all’introduzione dell’Imu, l’Italia si è scoperta all’improvviso più povera, stanca, spaventata e priva di prospettiva.
In questo quadro, alcuni economisti appartenenti a diverse scuole di pensiero, ma concordi nel denunciare le conseguenze nefaste e recessive dell’austerity, hanno elaborato strategie alternative per aiutare il Paese a risollevarsi e superare la crisi che lo attanaglia. Abbiamo quindi deciso di dar loro spazio e di intervistarli per farci spiegare sia quali errori sono stati commessi sino a oggi, sia quali sono le loro proposte per risollevare le sorti del Paese. Le risposte abbracciano le politiche monetarie, fiscali, industriali, gli equilibri (e gli squilibri) che si sono venuti a creare fra le nazioni europee con l’introduzione dell’Euro, la necessità di rivedere i trattati europei e molte altre voci.
Il dibattito, è giusto sottolinearlo, è “apolitico”: in questo spazio raccoglieremo interventi di professionisti ed esperti che hanno convinzioni e percorsi personali di stampo differente, ma sono uniti dalla convinzione che ciò che è assolutamente necessario e urgente, oggi, è rimettere in moto l’economia e fermare la frana che rischia di seppellire l’Italia.
Ti proponiamo l’intervento del Prof. Antonio Maria Rinaldi, docente presso la Link Campus University di Roma, l’Università statale G. D’Annunzio di Chieti-Pescara e fedelissimo allievo-discepolo del Prof. Paolo Savona
Il confronto elettorale sta entrando nella sua fase cruciale e le promesse di riduzione delle tasse la fanno da padrona. Un posto in prima fila se l’è conquistata a pieno titolo l’IMU essendo a ragione, la tassa più iniqua e odiata avendo colpito, indistintamente e linearmente, soprattutto le famiglie che nell’85% dei casi in Italia possiedono la casa dove abitano. Lo stesso Monti, che fino ad un mese fa sentenziava che chi ne prometteva l’abolizione avrebbe costretto al successore a reintrodurla di corsa e per il doppio, come nella migliore tradizione elettorale, si è affrettato a correggere il tiro per un suo radicale ammorbidimento e con la promessa aggiuntiva di una diminuzione delle aliquote IRPEF e ILOR, senza specificarne tuttavia la relativa copertura finanziaria.
Anche l’idea condivisa da parte di tutta la sinistra di affidare ad una non specificata patrimoniale la ricetta principe per uscire dalla crisi, sta perdendo sempre più sostenitori, forse perché hanno capito con ritardo anche loro che proprio l’IMU è già una patrimoniale da manuale e le nuove proposte di politica economica per risollevare il paese, non si combattono sul fronte di chi e del come si dovranno pagare nuove tasse. Anche perché abbiamo visto poi alla fine dove vanno a finire…
Pertanto l’esclusivo ricorso al prelievo fiscale e al metodo lineare adottato per i tagli alla spesa che hanno messo in ginocchio il sistema delle imprese e la dignità stessa delle famiglie, costrette rispettivamente a chiudere i battenti e ad erodere i risparmi pur di sopravvivere, non è un argomento di moda almeno fino al 25 febbraio sera prossimo. Abbiamo tristemente constatato che nell’ultimo anno tutti i dati macroeconomici sono in caduta libera, riportando le lancette indietro di 25 anni ed infrangendo il sogno di una Europa portatrice di un futuro migliore per tutti.
Lo stesso F.M.I. ha fatto il mea culpa, ammettendo ufficialmente che tutti i modelli di previsione econometrica adottati dall’Unione Europea e dagli organismi economici internazionali non erano corretti, avendo sottovalutato fra l’altro l’effetto del cosiddetto “moltiplicatore fiscale”. Per decenni si è pensato che per ogni punto di pressione fiscale aggiuntivo corrispondesse solamente non più di mezzo punto di decremento della crescita, mentre l’attuale pressante ricorso al drenaggio fiscale ha dimostrato inequivocabilmente che il reale rapporto era più che invertito! Ecco finalmente spiegato anche tecnicamente ciò che la stragrande maggioranza dei cittadini aveva ampiamente intuito da molto tempo sulla propria pelle e a dispetto delle teorie portate a supporto.
Chi pensava e purtroppo pensa ancora, anche se pubblicamente afferma il contrario, che sia sufficiente semplicemente aumentare l’imposizione fiscale per soddisfare il rigore imposto essenzialmente dalla governance europea, targata Germania come mai, senza creare recessione, ha miseramente fallito, facendo precipitare il Paese e tutta Eurolandia nella crisi più profonda degli ultimi 60 anni. Contestare l’egemonia della Germania che ha monopolizzato gli indirizzi di politica economica dell’Unione imponendo regole di rigore, non significa pertanto essere contro l’Europa, ma cercare solamente di riportare il giusto equilibrio e lo spirito di condivisione tanto auspicato dai Padri fondatori. Tutti, e noi italiani per primi, sentiamo ancora fortemente l’esigenza di un disegno d’Europa, ma per questo però non siamo disposti, a tutti i costi, a morire per Danzica! E’ arrivato il momento di puntare i piedi perché in ballo vi è la nostra identità e quella delle nostre generazioni future e dobbiamo essere disposti anche a mettere sul tavolo delle estreme opzioni la possibilità di compiere scelte dolorose pur di ottenere le nostre giuste ragioni. Alludo, senza giri di parole, all’eventualità di rendere esecutivo anche il famoso “Piano B” e di tornare conseguentemente alla piena sovranità nelle scelte economiche se verranno disattese le nostre istanze in sede comunitaria. Chi pensa che questi ragionamenti siano solamente delle eresie tanto da definirle “battute da due soldi”, non si rende conto che proprio per essere stati sempre supini alle scelte altrui ci ritroviamo in queste condizioni! L’attuale crisi finanziaria ha radicalmente modificato i sottili equilibri dell’impianto monetario europeo ed ostinarsi a non voler ammettere che sia necessaria una radicale revisione, equivale a schierarsi come principale nemico dell’Europa stessa!
Noi italiani non ci siamo mai tirati indietro quando ci è stato chiesto di fare dei sacrifici per entrare a pieno titolo in Europa, e coscientemente il biglietto lo abbiamo pagato per la sola andata, ma oggi non ci riconosciamo più in questo modello di Europa che ha utilizzato le imprese e le famiglie come unici contribuenti per risanare le malefatte del sistema finanziario. E’ assolutamente necessario ed urgente pertanto invertire questa errata visione di politica economica che produce un effetto di avvitamento dei consumi e della crescita, puntando invece sull’espansione come unico obiettivo in grado di risolvere gran parte dei problemi che affliggono in nostro bel Paese e dell’euro-zona, perché il rischio concreto è proprio l’euro-estinzione per tutti. Nella letteratura e nella stessa convinzione nord-popolare europea questa visione economica teutonica è giustificata dal fatto che è ancora viva nell’emotività di quel paese gli effetti devastanti della iperinflazione ai tempi della Repubblica di Weimar, mentre la verità risiede nel fatto che da questo status quo la Germania è la nazione che se ne è avvantaggiata di più! Sia i tassi bassi che il rapporto di cambio dell’euro di cui godono, risultano a loro ottimali grazie alla debolezza degli altri partners. Anzi, viene il più che ragionevole dubbio, che alla Germania non dispiaccia troppo che gli altri paesi non se la passino molto bene e che gli aiuti tanto sbandierati a supporto della mutualità sostenuti e mal digeriti dai concittadini di Frau Angela, siano il prezzo tutto sommato più che accettabile rispetto agli immensi vantaggi acquisiti ad iniziare dall’enorme surplus commerciale accumulato, grazie proprio al perdurare di queste condizioni e che sarebbero stati impossibili realizzarli altrimenti. Come sarebbe il caso di ricordare più spesso a qualche arrogante politico tedesco e alla maggioranza dell’opinione pubblica con la memoria corta, quanto fece tutta l’Europa a loro sostegno ai tempi della riunificazione…
Ma è possibile “spezzare” questo circolo vizioso che ci sta condannando inesorabilmente ad un destino di declino? E’ possibile immaginare scenari alternativi che ci ripropongano come protagonisti e che consentano di fermare il costante depauperamento del nostro tessuto economico? Anche perché le centinaia di migliaia di aziende che gettano definitivamente la spugna, perché costrette a chiudere, hanno alle spalle storie di decenni e decenni di vita e prima di ricrearne altre e renderle competitive sono necessari altrettanti anni. Un po’ come quando un violento incendio distrugge una foresta centenaria: per rivederla rigogliosa bisogna attendere pazientemente moltissimo tempo.
Ma affinchè questo possa essere realizzato è necessario che vengano soddisfatte almeno due condizioni: una radicale modifica delle “regole del gioco” nella conduzione della coesione monetaria, ad iniziare dalle attribuzioni della BCE e dalla revisione del “Fiscal Compact” e la messa a disposizione di ingenti risorse finanziarie a supporto delle imprese e delle famiglie. La prima condizione si concretizza con l’attribuzione immediata alla Banca Centrale Europea dello stesso mandato di cui gode la Federal Reserve, e che preveda non solo la possibilità di finanziamento illimitato agli stati membri per evitare che i propri tassi raggiungano livelli insostenibili e indesiderati, ma che possa determinare autonomamente anche il tasso di cambio dell’euro con le altre valute e non, come avviene ora, esclusivamente dal mercato. Parimenti è indispensabile la ridefinizione immediata degli effetti previsti dal Fiscal Compact, i quali non sono compatibili con la stragrande maggioranza delle economie europee e che costituiscono un ulteriore freno alla crescita in quanto impongono vincoli di bilancio realizzabili solo con ulteriore ricorso alla fiscalità.
La seconda condizione è che il nostro Paese riesca a reperire risorse da immettere nel circuito della crescita con operazioni di finanza straordinaria credibile, sostenibile e con criteri di sistematicità. Una proposta, messa a punto proprio da un gruppo di economisti, coordinata dal battagliero Renato Brunetta e fatta propria dal PdL nel corso dell’estate scorsa, prevede la vendita posticipata di porzioni disponibili di beni ed asset di proprietà dello Stato, con un meccanismo che contestualmente abbatte quote di debito pubblico, fin sotto la soglia del 100% del Pil, attivando inoltre forti stimoli alla crescita e all’occupazione. Questo consentirebbe al nostro Paese la possibilità di liberare ingentissime risorse da mettere a disposizione per la reale diminuzione progressiva dell’intero carico fiscale a carico del sistema delle imprese e delle famiglie, IMU sulla prima casa ed IVA compresi, e la possibilità di rendere finanziariamente attuabili e sostenibili tutte le riforme strutturali necessarie, ad iniziare da quella del lavoro, per il pieno rilancio dell’Azienda Italia. Naturalmente per il successo dell’operazione deve essere prevista un’oculata revisione di ogni comparto della spesa pubblica, con criteri di priorità ed equità, per non “annacquare” e rendere vani gli sforzi per il rientro del debito. Nell’immediato ed a supporto di queste imprescindibili condizioni, lo Stato si deve impegnare ad onorare anche gli impegni di pagamento con il sistema delle imprese contratti sia a livello centrale che periferico, con il meccanismo suggerito da Guido Salerno-Aletta, che sostanzialmente prevede il supporto della BCE nel fornire la liquidità al sistema bancario al tasso ufficiale di sconto per anticiparne il pagamento, quantificato attualmente in 90 Mld di euro. In questo modo affluirebbero finalmente mezzi nelle asfittiche casse delle centinaia di migliaia di aziende in crisi di liquidità e che rischiano il fallimento non potendo compensare con l’accesso al credito ordinario quanto dovuto dallo Stato.
Credo fermamente che queste siano le corrette vie economiche da seguire per il bene supremo del Paese e per poter salvaguardare il percorso intrapreso nella casa comune chiamata Europa!
Anche l’idea condivisa da parte di tutta la sinistra di affidare ad una non specificata patrimoniale la ricetta principe per uscire dalla crisi, sta perdendo sempre più sostenitori, forse perché hanno capito con ritardo anche loro che proprio l’IMU è già una patrimoniale da manuale e le nuove proposte di politica economica per risollevare il paese, non si combattono sul fronte di chi e del come si dovranno pagare nuove tasse. Anche perché abbiamo visto poi alla fine dove vanno a finire…
Pertanto l’esclusivo ricorso al prelievo fiscale e al metodo lineare adottato per i tagli alla spesa che hanno messo in ginocchio il sistema delle imprese e la dignità stessa delle famiglie, costrette rispettivamente a chiudere i battenti e ad erodere i risparmi pur di sopravvivere, non è un argomento di moda almeno fino al 25 febbraio sera prossimo. Abbiamo tristemente constatato che nell’ultimo anno tutti i dati macroeconomici sono in caduta libera, riportando le lancette indietro di 25 anni ed infrangendo il sogno di una Europa portatrice di un futuro migliore per tutti.
Lo stesso F.M.I. ha fatto il mea culpa, ammettendo ufficialmente che tutti i modelli di previsione econometrica adottati dall’Unione Europea e dagli organismi economici internazionali non erano corretti, avendo sottovalutato fra l’altro l’effetto del cosiddetto “moltiplicatore fiscale”. Per decenni si è pensato che per ogni punto di pressione fiscale aggiuntivo corrispondesse solamente non più di mezzo punto di decremento della crescita, mentre l’attuale pressante ricorso al drenaggio fiscale ha dimostrato inequivocabilmente che il reale rapporto era più che invertito! Ecco finalmente spiegato anche tecnicamente ciò che la stragrande maggioranza dei cittadini aveva ampiamente intuito da molto tempo sulla propria pelle e a dispetto delle teorie portate a supporto.
Chi pensava e purtroppo pensa ancora, anche se pubblicamente afferma il contrario, che sia sufficiente semplicemente aumentare l’imposizione fiscale per soddisfare il rigore imposto essenzialmente dalla governance europea, targata Germania come mai, senza creare recessione, ha miseramente fallito, facendo precipitare il Paese e tutta Eurolandia nella crisi più profonda degli ultimi 60 anni. Contestare l’egemonia della Germania che ha monopolizzato gli indirizzi di politica economica dell’Unione imponendo regole di rigore, non significa pertanto essere contro l’Europa, ma cercare solamente di riportare il giusto equilibrio e lo spirito di condivisione tanto auspicato dai Padri fondatori. Tutti, e noi italiani per primi, sentiamo ancora fortemente l’esigenza di un disegno d’Europa, ma per questo però non siamo disposti, a tutti i costi, a morire per Danzica! E’ arrivato il momento di puntare i piedi perché in ballo vi è la nostra identità e quella delle nostre generazioni future e dobbiamo essere disposti anche a mettere sul tavolo delle estreme opzioni la possibilità di compiere scelte dolorose pur di ottenere le nostre giuste ragioni. Alludo, senza giri di parole, all’eventualità di rendere esecutivo anche il famoso “Piano B” e di tornare conseguentemente alla piena sovranità nelle scelte economiche se verranno disattese le nostre istanze in sede comunitaria. Chi pensa che questi ragionamenti siano solamente delle eresie tanto da definirle “battute da due soldi”, non si rende conto che proprio per essere stati sempre supini alle scelte altrui ci ritroviamo in queste condizioni! L’attuale crisi finanziaria ha radicalmente modificato i sottili equilibri dell’impianto monetario europeo ed ostinarsi a non voler ammettere che sia necessaria una radicale revisione, equivale a schierarsi come principale nemico dell’Europa stessa!
Noi italiani non ci siamo mai tirati indietro quando ci è stato chiesto di fare dei sacrifici per entrare a pieno titolo in Europa, e coscientemente il biglietto lo abbiamo pagato per la sola andata, ma oggi non ci riconosciamo più in questo modello di Europa che ha utilizzato le imprese e le famiglie come unici contribuenti per risanare le malefatte del sistema finanziario. E’ assolutamente necessario ed urgente pertanto invertire questa errata visione di politica economica che produce un effetto di avvitamento dei consumi e della crescita, puntando invece sull’espansione come unico obiettivo in grado di risolvere gran parte dei problemi che affliggono in nostro bel Paese e dell’euro-zona, perché il rischio concreto è proprio l’euro-estinzione per tutti. Nella letteratura e nella stessa convinzione nord-popolare europea questa visione economica teutonica è giustificata dal fatto che è ancora viva nell’emotività di quel paese gli effetti devastanti della iperinflazione ai tempi della Repubblica di Weimar, mentre la verità risiede nel fatto che da questo status quo la Germania è la nazione che se ne è avvantaggiata di più! Sia i tassi bassi che il rapporto di cambio dell’euro di cui godono, risultano a loro ottimali grazie alla debolezza degli altri partners. Anzi, viene il più che ragionevole dubbio, che alla Germania non dispiaccia troppo che gli altri paesi non se la passino molto bene e che gli aiuti tanto sbandierati a supporto della mutualità sostenuti e mal digeriti dai concittadini di Frau Angela, siano il prezzo tutto sommato più che accettabile rispetto agli immensi vantaggi acquisiti ad iniziare dall’enorme surplus commerciale accumulato, grazie proprio al perdurare di queste condizioni e che sarebbero stati impossibili realizzarli altrimenti. Come sarebbe il caso di ricordare più spesso a qualche arrogante politico tedesco e alla maggioranza dell’opinione pubblica con la memoria corta, quanto fece tutta l’Europa a loro sostegno ai tempi della riunificazione…
Ma è possibile “spezzare” questo circolo vizioso che ci sta condannando inesorabilmente ad un destino di declino? E’ possibile immaginare scenari alternativi che ci ripropongano come protagonisti e che consentano di fermare il costante depauperamento del nostro tessuto economico? Anche perché le centinaia di migliaia di aziende che gettano definitivamente la spugna, perché costrette a chiudere, hanno alle spalle storie di decenni e decenni di vita e prima di ricrearne altre e renderle competitive sono necessari altrettanti anni. Un po’ come quando un violento incendio distrugge una foresta centenaria: per rivederla rigogliosa bisogna attendere pazientemente moltissimo tempo.
Ma affinchè questo possa essere realizzato è necessario che vengano soddisfatte almeno due condizioni: una radicale modifica delle “regole del gioco” nella conduzione della coesione monetaria, ad iniziare dalle attribuzioni della BCE e dalla revisione del “Fiscal Compact” e la messa a disposizione di ingenti risorse finanziarie a supporto delle imprese e delle famiglie. La prima condizione si concretizza con l’attribuzione immediata alla Banca Centrale Europea dello stesso mandato di cui gode la Federal Reserve, e che preveda non solo la possibilità di finanziamento illimitato agli stati membri per evitare che i propri tassi raggiungano livelli insostenibili e indesiderati, ma che possa determinare autonomamente anche il tasso di cambio dell’euro con le altre valute e non, come avviene ora, esclusivamente dal mercato. Parimenti è indispensabile la ridefinizione immediata degli effetti previsti dal Fiscal Compact, i quali non sono compatibili con la stragrande maggioranza delle economie europee e che costituiscono un ulteriore freno alla crescita in quanto impongono vincoli di bilancio realizzabili solo con ulteriore ricorso alla fiscalità.
La seconda condizione è che il nostro Paese riesca a reperire risorse da immettere nel circuito della crescita con operazioni di finanza straordinaria credibile, sostenibile e con criteri di sistematicità. Una proposta, messa a punto proprio da un gruppo di economisti, coordinata dal battagliero Renato Brunetta e fatta propria dal PdL nel corso dell’estate scorsa, prevede la vendita posticipata di porzioni disponibili di beni ed asset di proprietà dello Stato, con un meccanismo che contestualmente abbatte quote di debito pubblico, fin sotto la soglia del 100% del Pil, attivando inoltre forti stimoli alla crescita e all’occupazione. Questo consentirebbe al nostro Paese la possibilità di liberare ingentissime risorse da mettere a disposizione per la reale diminuzione progressiva dell’intero carico fiscale a carico del sistema delle imprese e delle famiglie, IMU sulla prima casa ed IVA compresi, e la possibilità di rendere finanziariamente attuabili e sostenibili tutte le riforme strutturali necessarie, ad iniziare da quella del lavoro, per il pieno rilancio dell’Azienda Italia. Naturalmente per il successo dell’operazione deve essere prevista un’oculata revisione di ogni comparto della spesa pubblica, con criteri di priorità ed equità, per non “annacquare” e rendere vani gli sforzi per il rientro del debito. Nell’immediato ed a supporto di queste imprescindibili condizioni, lo Stato si deve impegnare ad onorare anche gli impegni di pagamento con il sistema delle imprese contratti sia a livello centrale che periferico, con il meccanismo suggerito da Guido Salerno-Aletta, che sostanzialmente prevede il supporto della BCE nel fornire la liquidità al sistema bancario al tasso ufficiale di sconto per anticiparne il pagamento, quantificato attualmente in 90 Mld di euro. In questo modo affluirebbero finalmente mezzi nelle asfittiche casse delle centinaia di migliaia di aziende in crisi di liquidità e che rischiano il fallimento non potendo compensare con l’accesso al credito ordinario quanto dovuto dallo Stato.
Credo fermamente che queste siano le corrette vie economiche da seguire per il bene supremo del Paese e per poter salvaguardare il percorso intrapreso nella casa comune chiamata Europa!
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mercoledì 9 gennaio 2013
BRUNETTA : L’UE BOCCIA L’IMU MONTI
dal sito dell'on. prof.Renato Brunetta riportiamo
la seguente analisi sull'IMU
L’UE BOCCIA L’IMU MONTI
La Commissione Ue nel suo Rapporto 2012sull'occupazione e gli sviluppi sociali boccia l’Imu di Monti
che, a differenza dell'ultima versione dell'Ici, si applica
anche sulla prima casa.
Secondo tale rapporto le nuove tasse sulla proprietà, tra
tutte in particolare l'Imu, non migliorano la redistribuzione
del reddito nel nostro Paese e «non hanno un impatto sulle
disuguaglianze in Estonia e Italia» tanto che è previsto
perfino che determinino «un leggero aumento della
povertà in Italia».3
L’UE BOCCIA L’IMU MONTI
Meglio la nostra Imu federale, più leggera e che
esentava la prima casa, in conformità a quanto
disponeva espressamente la legge delega (legge 42 del
2009, che all’art. 12, lett. b).
Monti infatti con il decreto «Salva Italia» ha modificato
l’imposta originariamente prevista dal federalismo
fiscale, che era destinata a entrare in vigore nel 2014,
assieme all’imposta municipale secondaria, nell’ottica di
semplificare il farraginoso catalogo delle imposte locali
(ben 18 diverse forme di entrata: dall’Ici alla “tassa
sull’ombra”).4
L’UE BOCCIA L’IMU MONTI
La nostra era un’imposta su:
su immobili, terreni e aree edificabili, a qualsiasi uso
destinati, escluse le abitazioni principali
a carico di proprietari e titolari di diritti reali
direttamente riscossa dai comuni
sostituisce l’ICI e la componente immobiliare di IRPEF e
relative addizionali
45
L’UE BOCCIA L’IMU MONTI
L’Imu di Monti ha poco a che vedere con la «nostra Imu».
La prima modifica è che si applica, ma con un’aliquota
ridotta, anche alla prima casa.
La seconda modifica è che la nuova Imu ha una doppia
faccia, nascosta. Mantiene, infatti, il nome di imposta
“municipale”, ma metà del gettito sulle seconde case (9
mld) lo prende lo Stato.6
L’UE BOCCIA L’IMU MONTI
Non solo: i Comuni perdono di fatto anche il gettito
derivante dall’estensione alle prime case (3,8 mld),
perché il Salva Italia ha ulteriormente tagliato il fondo
di riequilibrio destinato ai Comuni per altri 5,65 mld.
La terza modifica è che il Salva Italia ha imposto le
rivalutazioni catastali, per cui la base imponibile
dell’Imu viene quasi raddoppiata.7
L’UE BOCCIA L’IMU MONTI
Con l’Imu introdotta dal Governo Monti i Comuni perdono il 27%
rispetto al gettito della vecchia Ici
PRIMA SALVA ITALIA DOPO SALVA ITALIA
Gettito vecchia Ici
9,2 mld
Gettito complessivo nuova IMU nel 2012
21,8 mld
• 9 mld riservati allo Stato;
• riduzione ulteriore Fondo di riequilibrio per i Comuni
2012: 2,45 mld (1,45 + 1 manovra luglio);
• riduzione “compensativa” del Fondo di riequilibrio per i
Comuni 2012: 3,2 mld (1,6+ 1,6).
TOTALE
9,2 miliardi
TOTALE
7,15 miliardi
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Economia
venerdì 21 dicembre 2012
Crollano i consumi petroliferi, livelli pre-boom anni 60. Ma il gettito fiscale è da record: 42 miliardi
RASSEGNA STAMPA
da IL SOLE 24 ORE
20-12-2012
È quanto emerge dal preconsuntivo 2012 elaborato dall'Unione Petrolifera
che evidenzia come quest'anno i consumi abbiano subito «una contrazione
eccezionale» pari all'11,4% a quota 63 milioni di tonnellate.
Si tratta di un tonfo nettamente superiore persino a quello registrato nel 2009, all'apice della crisi dei subprime, quando i consumi calarono del 6,4%. Nel biennio 2011-2012 il calo è di quasi 11 milioni di tonnellate, cioè già la metà di quanto abbiamo perso nel decennio 2000-2010.
La domanda dei soli carburanti, spiega l'Up, storicamente in crescita fino al 2004, nel 2012 è diminuita di quasi il 10%. Considerando anche il gpl, la perdita dal 2004 si aggira intorno ai 9 miliardi di litri di cui quasi la metà nel 2012.
La benzina, scesa sotto i 9 milioni di tonnellate, presenta oggi volumi che sono la metà di quelli del 2000, non compensati dalla crescita del gasolio che, nello stesso periodo, è aumentato del 27%. La flessione del gasolio nel 2012 (-2,5 milioni di tonnellate, pari al 10%) riflette ampiamente la gravità della crisi economica in corso.
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Economia
venerdì 7 dicembre 2012
Censis: Italia più povera e impaurita famiglie vendono oro, crolla la spesa Il Rapporto 2012: politica e società sempre più lontane. Scendono gli investimenti nelle costruzioni, in calo le immatricolazioni nelle università PER APPROFONDIRE famiglie, censis, rapporto 2012, italia ROMA - Sono disposti a vendere l'oro di famiglia per arrivare a fine mese, a lasciare la macchina per andare in bicicletta, a coltivare l'orto piuttosto che subire i rincari del supermercato. Gli italiani ce la stanno mettendo tutta, vogliono sopravvivere alla crisi. E così «risparmiano, rinunciano, rinviano» facendo crollare la spesa. Ma sono «rimasti soli», sempre più distanti dalla politica. È un'Italia «separata in casa» quella che emerge dal Rapporto sulla situazione sociale del paese presentato oggi dal Censis. Da una parte ci sono l'«ordine» e il «rigore» del governo, dall'altra le strategie messe in atto dalla società e dalle aziende: «restanza» del passato (neologismo che sta per valorizzare ciò che resta funzionante dal tradizionale modello di sviluppo), «personalizzazione» e «riposizionamento». «Sopravvivremo anche ai probabili e/o improbabili governi del prossimo futuro. Ma perchè dobbiamo sopportare governi in cui tutti vogliono governare, ma nessuno è d'aiuto al nostro stress di sopravvivenza? Forse è ora di trovare un modo di governare che si connetta ai processi reali, in una nuova sperimentazione di unità di governo e popolo», ha commentato il presidente del Censis, Giuseppe De Rita.
RASSEGNA STAMPAIL MESSAGGERO
Censis: Italia più povera e impaurita
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ROMA - Sono disposti a vendere l'oro di famiglia per arrivare a fine mese, a lasciare la macchina per andare in bicicletta, a coltivare l'orto piuttosto che subire i rincari del supermercato. Gli italiani ce la stanno mettendo tutta, vogliono sopravvivere alla crisi. E così «risparmiano, rinunciano, rinviano» facendo crollare la spesa. Ma sono «rimasti soli», sempre più distanti dalla politica.
È un'Italia «separata in casa» quella che emerge dal Rapporto sulla situazione sociale del paese presentato oggi dal Censis. Da una parte ci sono l'«ordine» e il «rigore» del governo, dall'altra le strategie messe in atto dalla società e dalle aziende: «restanza» del passato (neologismo che sta per valorizzare ciò che resta funzionante dal tradizionale modello di sviluppo), «personalizzazione» e «riposizionamento». «Sopravvivremo anche ai probabili e/o improbabili governi del prossimo futuro. Ma perchè dobbiamo sopportare governi in cui tutti vogliono governare, ma nessuno è d'aiuto al nostro stress di sopravvivenza? Forse è ora di trovare un modo di governare che si connetta ai processi reali, in una nuova sperimentazione di unità di governo e popolo», ha commentato il presidente del Censis, Giuseppe De Rita. |
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Economia
domenica 2 dicembre 2012
Quasi tre milioni di disoccupati
RASSEGNA STAMPA
da ITALIA OGGI
DEL 2.12.2012
È record. Grilli e Camusso d'accordo dell'affermare che nel 2013 andrà molto peggio
Quasi tre milioni di disoccupati
Il voto nel Lazio, il 10 febbraio, allunga la vita a Monti
di Franco Adriano
Tre milioni di disoccupati e tre milioni di precari. Da vent'anni l'Italia non registra un dato così drammatico come quello sottolineato ieri dall'Istat. In questa situazione il governo Monti non poteva permettersi la chiusura dell'Ilva che infatti verrà riaperta per decreto legge finanche fosse necessario l'esproprio (vedi altro articolo in pagina).
I freddi numeri dicono che ad ottobre il tasso di disoccupazione ha superato la soglia dell'11%, in aumento di 2,3 punti nei dodici mesi. I disoccupati in assoluto sono 2 milioni 870 mila, in crescita su base annua del 28,9 per cento (più 644 mila unità).
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Economia
sabato 17 novembre 2012
Berlusconi: Dopo un anno di tecnici dati disastrosi Le dichiarazioni del Presidente al centro sportivo di Milanello “Dopo un anno di governo tecnico i dati sono disastrosi. Credo si debba cambiare assolutamente quella politica economica imposta dalla Ue e soprattutto dall’egemonia tedesca che non é solidale, non pensa al bene di tutti ma al bene di sè stessa”. “Le elezioni siciliane hanno confermato quanto dicevano tutti i sondaggi: il 70 per cento degli italiani é disgustato da questa politica, da questi partiti e da questi protagonisti. Si deve avere il coraggio di cambiare, vediamo un pò cosa si potrà fare da qui alle elezioni”. “Ho fatto un passo indietro anche per consentire che il rassemblement dei moderati comprendesse tutti i moderati per cui anche il partito di Casini. Anche perché é stato lo stesso Casini, il quale ha detto più volte, sia in pubblico che nelle sedi istituzionali, che se non ci fosse stato Silvio Berlusconi sarebbe rimasto nell’ambito del centrodestra. Proprio per questo non credo che Casini voglia rappresentarsi come un manca parola assoluto nei confronti egli italiani. Credo che questo mio ulteriore passo indietro possa essere un fatto decisivo perché lui dichiari e si impegni a fare parte del centrodestra. Un centrodestra che spero possa ancora prevalere alle prossime elezioni". “Stiamo attraversando una fase difficile per la nostra democrazia perché quando in un Paese non c’é l’assoluta certezza di una giustizia e di giudici imparziali, questo diventa incivile, barbaro, non é più neanche una vera democrazia e noi purtroppo siamo in questa pericolosa situazione. Ora ci sono presso il tribunale di Milano tre processi che definire una farsa é un fatto leggero perché sono molto peggio di una farsa”. “Noi vogliamo sperare che le elezioni regionali e quelle nazionali si svolgano tutte nello stesso giorno, sennò ci introdurremmo in un troppo lungo periodo di campagna elettorale”. “Auspico che il Pdl e la Lega Nord possano riconoscersi in un unico candidato da schierare in Lombardia per le elezioni regionali.”
Berlusconi: Dopo un anno di
tecnici dati disastrosi
Le dichiarazioni del Presidente al centro sportivo di Milanello
“Dopo un anno di governo tecnico i dati sono disastrosi. Credo si debba cambiare assolutamente quella politica economica imposta dalla Ue e soprattutto dall’egemonia tedesca che non é solidale, non pensa al bene di tutti ma al bene di sè stessa”.
“Le elezioni siciliane hanno confermato quanto dicevano tutti i sondaggi: il 70 per cento degli italiani é disgustato da questa politica, da questi partiti e da questi protagonisti. Si deve avere il coraggio di cambiare, vediamo un pò cosa si potrà fare da qui alle elezioni”.
“Ho fatto un passo indietro anche per consentire che il rassemblement dei moderati comprendesse tutti i moderati per cui anche il partito di Casini. Anche perché é stato lo stesso Casini, il quale ha detto più volte, sia in pubblico che nelle sedi istituzionali, che se non ci fosse stato Silvio Berlusconi sarebbe rimasto nell’ambito del centrodestra. Proprio per questo non credo che Casini voglia rappresentarsi come un manca parola assoluto nei confronti egli italiani. Credo che questo mio ulteriore passo indietro possa essere un fatto decisivo perché lui dichiari e si impegni a fare parte del centrodestra. Un centrodestra che spero possa ancora prevalere alle prossime elezioni".
“Stiamo attraversando una fase difficile per la nostra democrazia perché quando in un Paese non c’é l’assoluta certezza di una giustizia e di giudici imparziali, questo diventa incivile, barbaro, non é più neanche una vera democrazia e noi purtroppo siamo in questa pericolosa situazione.
Ora ci sono presso il tribunale di Milano tre processi che definire una farsa é un fatto leggero perché sono molto peggio di una farsa”.
“Noi vogliamo sperare che le elezioni regionali e quelle nazionali si svolgano tutte nello stesso giorno, sennò ci introdurremmo in un troppo lungo periodo di campagna elettorale”.
“Auspico che il Pdl e la Lega Nord possano riconoscersi in un unico candidato da schierare in Lombardia per le elezioni regionali.”
“Le elezioni siciliane hanno confermato quanto dicevano tutti i sondaggi: il 70 per cento degli italiani é disgustato da questa politica, da questi partiti e da questi protagonisti. Si deve avere il coraggio di cambiare, vediamo un pò cosa si potrà fare da qui alle elezioni”.
“Ho fatto un passo indietro anche per consentire che il rassemblement dei moderati comprendesse tutti i moderati per cui anche il partito di Casini. Anche perché é stato lo stesso Casini, il quale ha detto più volte, sia in pubblico che nelle sedi istituzionali, che se non ci fosse stato Silvio Berlusconi sarebbe rimasto nell’ambito del centrodestra. Proprio per questo non credo che Casini voglia rappresentarsi come un manca parola assoluto nei confronti egli italiani. Credo che questo mio ulteriore passo indietro possa essere un fatto decisivo perché lui dichiari e si impegni a fare parte del centrodestra. Un centrodestra che spero possa ancora prevalere alle prossime elezioni".
“Stiamo attraversando una fase difficile per la nostra democrazia perché quando in un Paese non c’é l’assoluta certezza di una giustizia e di giudici imparziali, questo diventa incivile, barbaro, non é più neanche una vera democrazia e noi purtroppo siamo in questa pericolosa situazione.
Ora ci sono presso il tribunale di Milano tre processi che definire una farsa é un fatto leggero perché sono molto peggio di una farsa”.
“Noi vogliamo sperare che le elezioni regionali e quelle nazionali si svolgano tutte nello stesso giorno, sennò ci introdurremmo in un troppo lungo periodo di campagna elettorale”.
“Auspico che il Pdl e la Lega Nord possano riconoscersi in un unico candidato da schierare in Lombardia per le elezioni regionali.”
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venerdì 16 novembre 2012
“A chi pagano le tasse i grandi colossi americani?”
RASSEGNA STAMPA
da LA STAMPA
ECONOMIA
15/11/2012
“A chi pagano le tasse
i grandi colossi americani?”
Un dossier della Guardia di Finanza arriva sul tavolo del ministro Grilli
“Ci sono multinazionali che approfittano delle maglie larghe della globalizzazione per scegliere il regime fiscale Ue più conveniente”
“Ci sono multinazionali che approfittano delle maglie larghe della globalizzazione per scegliere il regime fiscale Ue più conveniente”
FRANCESCO GRIGNETTI
ROMA
Google, Facebook, Amazon: fiscalmente parlando, chi sono? La domanda per una volta non la pone un arrabbiato qualsiasi, ma il Cocer della Guardia di Finanza, che qualche giorno fa ha incontrato il ministro dell’Economia, Vittorio Grili, e per l’occasione ha preparato un documento che si sofferma sulle multinazionali “furbette” che si scelgono il regime fiscale più conveniente.
Ovviamente i rappresentanti della Guardia di Finanza conoscono la materia e sanno bene di che cosa si parla. Se sottolineano come la “crisi finanziaria abbia avuto alla base anche un’insufficiente regolamentazione degli strumenti e dei mercati”, in fondo è una banalità. E’ quanto già sostengono gli economisti di entrambe le sponde dell’Atlantico.
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venerdì 3 agosto 2012
Confcommercio, allarme sui consumi: "E' il calo peggiore dal dopoguerra"
RASSEGNA STAMPA
LA STAMPA
ECONOMIA
02/08/2012 - LA CRISI
Confcommercio, allarme
sui consumi:"E' il calo
peggiore dal dopoguerra"
Previsto un ribasso del 2,8%
"Non accadeva dagli Anni Trenta"
E il Pil registra il minimo storico
Quest'anno si registrera' in Italia il peggiore calo dei consumi dal dopoguerra ad oggi. E' quanto emerge dal Rapporto sulle economie territoriali ed il terziario di mercato presentato da Confcommercio.
In particolare, secondo le stime della confederazione, i consumi delle famiglie dovrebbero scendere nel 2012 del 2,8%. Si tratta, ha spiegato il direttore dell'Ufficio studi, Mariano Bella, ''del dato peggiore nella storia repubblicana in termini di consumi pro capite''. Consumi che continueranno a scendere dello 0,8% anche nel 2013.
In particolare, secondo le stime della confederazione, i consumi delle famiglie dovrebbero scendere nel 2012 del 2,8%. Si tratta, ha spiegato il direttore dell'Ufficio studi, Mariano Bella, ''del dato peggiore nella storia repubblicana in termini di consumi pro capite''. Consumi che continueranno a scendere dello 0,8% anche nel 2013.
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domenica 22 luglio 2012
Privatizzazioni, lo stop della Consulta
- Corriere della Sera >
- Economia 22.07.2012
- RASSEGNA STAMPA
- ;
- Privatizzazioni, lo stop della Consulta
ENTI LOCALI| LA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE
Privatizzazioni, lo stop della Consulta
Cancellata la norma sui servizi pubblici locali: ignorava il referendum sull'acqua. I movimenti: «restituita voce a cittadini»
- Scacco matto alle privatizzazioni dei servizi pubblici locali. La Corte Costituzionale ieri, accogliendo il ricorso di sei Regioni, ha cancellato in un sol colpo tutta la normativa, varata dal governo Berlusconi, che apriva il mercato dei servizi pubblici (tranne quello dell'acqua) alla concorrenza imponendone in qualche modo la privatizzazione.
Secondo la Consulta, il difetto di queste regole, che erano contenute nella Finanziaria-bis del 2011, sta nel fatto che esse riproducono la medesima ratio di quelle che il referendum del giugno 2011 aveva cancellato, note con il nome di «legge Ronchi» e risalenti al 2009. La violazione dell'articolo 75 della Costituzione, che vieta di riproporre norme cassate dalla volontà popolare, riporta ora indietro l'orologio normativo di circa 15 anni, a prima della legge Ronchi. Esultano le Regioni, a partire dalla Puglia di Nichi Vendola, prima firmataria del ricorso.
Per capire cosa è successo bisogna premettere che la normativa comunitaria consente agli enti locali di gestire direttamente i servizi pubblici ponendo come unica condizione che il capitale della società cui li affida (società in house ) sia totalmente pubblico. Ora, la norma cassata, secondo la Consulta e in particolare Giuseppe Tesauro (ex Garante Antitrust), estensore della sentenza, andava oltre quelle europee, rendendo «ancora più remota l'ipotesi dell'affidamento diretto dei servizi».
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venerdì 1 giugno 2012
la ns7 rassegna stampa
DA lA sTAMPA 01.06.12
- CRISI - LA RICETTA DELL'EUROTOWER
Draghi rilancia l'Unione
bancaria Ue "Serve garanzia
comune dei depositi"
Il presidente della Bce: fondo
di intervento ponte anti-crisi e
centralizzazione della vigilanza
MARCO ZATTERIN
CORRISPONDENTE DA BRUXELLES
Per una volta, c’è la domanda e c’è anche la risposta. Il presidente della Bce, Mario Draghi, si chiede «perché continuiamo ad usare i denari dei contribuenti per colmare i buchi bancari e curare le entità sistemiche», in altre parole perché devono essere i cittadini a pagare il conto delle malefatte e degli errori del signori del credito. E’ una giusta questione di etica e di responsabilità, che il banchiere centrale vede risolta con l’Unione bancaria europea, ipotesi che in questi giorni ribolle con forza nel dibattito istituzionale a Bruxelles. Secondo Draghi, essa implica uno schema comune per la garanzia dei depositi, un fondo di intervento ponte in caso di crisi (per mantenere in piedi l’attività base, come i pagamenti o il credito alle imprese), la centralizzazione di una parte della vigilanza.
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lunedì 21 maggio 2012
Quantificare i danni in caso di uscita della Grecia dall'Euro
Girlanda: Quantificare i danni
per l'economia italiana in caso
di uscita della Grecia dall'euro
Interrogazione del deputato del Pdl alla Camera dei Deputati
“Quantificare immediatamente le possibile ricadute negative sull’economia e sulla liquidità del sistema bancario nazionale a fronte di una possibile uscita della Grecia dall’euro.”
È quanto richiesto da Rocco Girlanda, deputato Pdl membro della commissione bilancio, al premier Monti, titolare del dicastero dell’Economia e delle Finanze in un’interrogazione alla Camera dei Deputati. “Purtroppo la Grecia corre il serio rischio di uscire dall’euro, come l’indizione di nuove elezioni politiche per il prossimo 17 giugno lascia presagire. In tal caso, oltre a creare un precedente tecnico-giuridico nell’ambito dell’Unione Europea, per cui ci troveremmo attualmente impreparati, l’euro potrebbe subire un declassamento sui mercati internazionali ed essere vittima di ondate speculative conseguenti alla perdita di credibilità della moneta. Questa eventualità potrebbe generare un effetto domino che incoraggerebbe altri Paesi in difficoltà ad abbandonare la moneta unica, che potrebbero essere tentati dall’avvio di un processo di svalutazione monetaria per trarre benefici per la propria economia. In tal caso verrebbero immediatamente meno tutti gli sforzi fatti fino ad oggi dai Paesi della Ue, tra cui l’Italia, per risanare il proprio debito pubblico e contrastare l’innalzamento dei tassi di interesse, nonché essere travolti dalla rottura monetaria europea a causa della svalutazione dei crediti e della rivalutazione dei debiti, qualora anche l’Italia tornasse alla lira, provocando così problemi di liquidità per il sistema bancario nazionale molto più grave di quello attuale. Per questo motivo oltre a quantificare i danni per il sistema bancario e l’economia nazionale, ho chiesto al premier Monti di conoscere anche quali iniziative l’esecutivo intenda avviare a livello nazionale ed europeo per fronteggiare le pesantissime ricadute negative di tale evenienza.
È quanto richiesto da Rocco Girlanda, deputato Pdl membro della commissione bilancio, al premier Monti, titolare del dicastero dell’Economia e delle Finanze in un’interrogazione alla Camera dei Deputati. “Purtroppo la Grecia corre il serio rischio di uscire dall’euro, come l’indizione di nuove elezioni politiche per il prossimo 17 giugno lascia presagire. In tal caso, oltre a creare un precedente tecnico-giuridico nell’ambito dell’Unione Europea, per cui ci troveremmo attualmente impreparati, l’euro potrebbe subire un declassamento sui mercati internazionali ed essere vittima di ondate speculative conseguenti alla perdita di credibilità della moneta. Questa eventualità potrebbe generare un effetto domino che incoraggerebbe altri Paesi in difficoltà ad abbandonare la moneta unica, che potrebbero essere tentati dall’avvio di un processo di svalutazione monetaria per trarre benefici per la propria economia. In tal caso verrebbero immediatamente meno tutti gli sforzi fatti fino ad oggi dai Paesi della Ue, tra cui l’Italia, per risanare il proprio debito pubblico e contrastare l’innalzamento dei tassi di interesse, nonché essere travolti dalla rottura monetaria europea a causa della svalutazione dei crediti e della rivalutazione dei debiti, qualora anche l’Italia tornasse alla lira, provocando così problemi di liquidità per il sistema bancario nazionale molto più grave di quello attuale. Per questo motivo oltre a quantificare i danni per il sistema bancario e l’economia nazionale, ho chiesto al premier Monti di conoscere anche quali iniziative l’esecutivo intenda avviare a livello nazionale ed europeo per fronteggiare le pesantissime ricadute negative di tale evenienza.
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martedì 24 aprile 2012
La stangata sulle famiglie italiane.
Fatti & Misfatti: La stangata sulle famiglie, più tasse per 8300 euro in tre anni
Quanto ci costerà raggiungere quel pareggio di bilancio che la Germania Federale
impone a tutta l'Europa
(PdL) Quanto ci costerà raggiungere quel pareggio di bilancio che la Germania Federale impone a tutta l’Europa, nella sua assoluta severità, entro il 2014? Se il Governo dei tecnici, come appare molto probabile, deciderà di applicare da settembre due punti in più di Iva, i cittadini dovranno sborsare quest’anno quasi 20 miliardi di euro (19,9 per l’esattezza) di tasse e imposte in più rispetto a quelle versate nel 2011. Un bel salasso, ma non è finita qui.
Nel 2013 infatti l’aggravio sarà ancora più pesante: di 32,5 miliardi di euro. Per arrivare nel 2014 addirittura a 34,8 miliardi in più rispetto all’anno di paragone che resta sempre il 2011. Il conto è stato fatto dai soliti commercianti e artigiani di Mestre, riuniti nella Cgia e ormai specialisti in materia: in soli tre anni, i tre anni orribili 2012-2014, gli italiani pagheranno un sacrificio di 87,3 miliardi di euro sull’altare della Europa virtuosa con la guida tedesca.
Il conto per ogni famiglia nel periodo è in media di 8.200 euro, vale a dire di 2.733 euro all’anno o, se preferiamo, circa 230 euro al mese, quasi 8 al giorno. Non è poco, anche perché il Governo dei tecnici promette ancora che la crescita e lo sviluppo arriveranno ma invia pure l’avvertimento che sul lato del rigore non ci sarà nessuna deroga.
E a proposito di rigore, resta da risolvere quel tragico problema delle persone rimaste al tempo stesso senza lavoro e senza pensione, senza alcuna copertura, un problema che il Ministero del Lavoro aveva cercato di circoscrivere nella sua grandezza a poche decine di migliaia, ma che sembra in realtà superare addirittura i 200.000 lavoratori. Con punte di difficoltà quasi insuperabili: come potrebbero le Poste riprendersi adesso 6.000 persone che in tutti i bilanci risultano già fuori dell’azienda?
E il guaio ancora maggiore è che nessuno tra ministeri e sindacati conosce la cifra esatta dei cosiddetti "esodati", né la lunghezza precisa del periodo in cui risulteranno "scoperti". Intanto dall’Ocse, l’organismo che riunisce i Paesi più sviluppati, giunge un monito pesante: preoccupano, eccome, le tensioni persistenti della speculazione sui mercati finanziari contro Spagna e Italia, e ancora di più appare inquietante la legione enorme di disoccupati che sfiorano ormai i 45 milioni nel vecchio continente.
È chiaro che siamo legati a doppio filo con Bruxelles ma è altrettanto chiaro che da lì non potremo avere nulla, se non le solite buone raccomandazioni.
Perché in Europa vengono spesso sottovalutate e definite questioni interne le patate bollenti come quella della Cassa integrazione che in Italia ha visto dall’inizio dell’anno un taglio del reddito di 900 milioni di euro per 450.000 lavoratori. Una perdita secca per i dipendenti e per le famiglie. Una perdita che l’Europa considera necessaria in nome del rigore di bilancio ma che nessuno sa come potrà essere arrestata, se non riparte finalmente il sistema produttivo.
Nel 2013 infatti l’aggravio sarà ancora più pesante: di 32,5 miliardi di euro. Per arrivare nel 2014 addirittura a 34,8 miliardi in più rispetto all’anno di paragone che resta sempre il 2011. Il conto è stato fatto dai soliti commercianti e artigiani di Mestre, riuniti nella Cgia e ormai specialisti in materia: in soli tre anni, i tre anni orribili 2012-2014, gli italiani pagheranno un sacrificio di 87,3 miliardi di euro sull’altare della Europa virtuosa con la guida tedesca.
Il conto per ogni famiglia nel periodo è in media di 8.200 euro, vale a dire di 2.733 euro all’anno o, se preferiamo, circa 230 euro al mese, quasi 8 al giorno. Non è poco, anche perché il Governo dei tecnici promette ancora che la crescita e lo sviluppo arriveranno ma invia pure l’avvertimento che sul lato del rigore non ci sarà nessuna deroga.
E a proposito di rigore, resta da risolvere quel tragico problema delle persone rimaste al tempo stesso senza lavoro e senza pensione, senza alcuna copertura, un problema che il Ministero del Lavoro aveva cercato di circoscrivere nella sua grandezza a poche decine di migliaia, ma che sembra in realtà superare addirittura i 200.000 lavoratori. Con punte di difficoltà quasi insuperabili: come potrebbero le Poste riprendersi adesso 6.000 persone che in tutti i bilanci risultano già fuori dell’azienda?
E il guaio ancora maggiore è che nessuno tra ministeri e sindacati conosce la cifra esatta dei cosiddetti "esodati", né la lunghezza precisa del periodo in cui risulteranno "scoperti". Intanto dall’Ocse, l’organismo che riunisce i Paesi più sviluppati, giunge un monito pesante: preoccupano, eccome, le tensioni persistenti della speculazione sui mercati finanziari contro Spagna e Italia, e ancora di più appare inquietante la legione enorme di disoccupati che sfiorano ormai i 45 milioni nel vecchio continente.
È chiaro che siamo legati a doppio filo con Bruxelles ma è altrettanto chiaro che da lì non potremo avere nulla, se non le solite buone raccomandazioni.
Perché in Europa vengono spesso sottovalutate e definite questioni interne le patate bollenti come quella della Cassa integrazione che in Italia ha visto dall’inizio dell’anno un taglio del reddito di 900 milioni di euro per 450.000 lavoratori. Una perdita secca per i dipendenti e per le famiglie. Una perdita che l’Europa considera necessaria in nome del rigore di bilancio ma che nessuno sa come potrà essere arrestata, se non riparte finalmente il sistema produttivo.
@MicScandroglio Ecco il video del mio intervento sull'Imu alla trasmissione "Apprescindere" (Rai3) del 20 aprile @ilpdl#politica http://t.co/QFUxWbVE
@ilQuaderno Dall'URSS ad Hollande, nascita e morte dei sogni della sinistra italianahttp://t.co/kDtIU67Q
@Maurizio_Lupi Per crescere occorre taglio tasse e coraggio di ridurre spesa.Incalzeremo Monti,è questione vitale per TUTTI noi.Ce la faremo,ne sono certo.
@ilpdl Asti, elezioni amministrative del 6 e 7 maggio, Giorgio Galvagno sindaco!http://t.co/aqGbJyuI
@bealorenzin Conforta vedere che il dibattito e' lo stesso in tutta#Europa . Possiamo reggere con queste regole?la #globalizzazionecosì non regge!
@ilpdl Gorizia, elezioni amministrative del 6 e 7 maggio,@EttoreRomoli sindaco!http://t.co/Qp505qSZhttp://t.co/AANoIxtX
@ilpdl Cuneo, elezioni amministrative del 6 e 7 maggio, Marco Bertone sindaco!http://t.co/Wn3vedMqhttp://t.co/pY3ONsQk
- am“La Francia,al di là dei "monti" cambia strada.Cambiamola anche noi,di qua dai "monti".L'Europa già non non più quella di pochi giorni fa, comunque vada......”
- B.D.“SILVIO......Ritorna, sono stufo come la maggiore parte degli Italiani , che Lavorano, di Monti e dei suoi Ministri, stanno distruggendo L' ITALIA, mandiamoli a CASA.”
- Maralai blog“SB deve ricordare di quella palla al piede di Fini che al tentativo di abbassare le tasse si era messo di traverso.ricordare la riforma cost. fatta abr. con referendum”
- W LA FRANCIA,UN“POPOLO SOVRANO CHE RIESCE A DARE UNA SVOLTA ALLA POLITICA X ELIMINARE I DITTATORI DAL POTERE,GLI ITALIANI MALATI D'IDEOLOGIA,NE PRENDANO ESEMPIO,ELEZIONI,MONTI GO HOM”
- NON SOLO CALCIO“QUELLO CHE E' ACCADUTO IERI A GENOVA IDENTIFICA LO STATO ITALIANO IN MANO AI PREPOTENTI GLI ONESTI SOCCOMBONO SEMPRE”
- EMIGRATO“GRANDE L'IDEA DEL PARTITO AUTOFINANZIATO. FARA' SICURAMENTE VINCERE LE ELEZIONI. MA A CHE SERVE VINCERE SE POI GOVERNANO I GIUDICI E LA STAMPA DI SINISTRA?”
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