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giovedì 27 ottobre 2011

Il testo della lettera del governo italiano alla Ue

CRISI FINANZIARIA: Il testo della lettera del governo alla Ue




Il testo integrale della lettera inviata dal governo Berlusconi alla Ue







PREMESSA



L’Italia ha sempre onorato i propri impegni europei e intende continuare a farlo. Quest’estate il Parlamento italiano ha approvato manovre di stabilizzazione finanziaria con un effetto correttivo sui saldi di bilancio al 2014 pari a 60 miliardi di euro. Sono state così create le condizioni per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013, con un anno di anticipo rispetto a quanto richiesto dalle istituzioni europee. Dal 2012, grazie all’aumentato avanzo primario, il nostro debito scenderà.



Tuttavia, siamo consapevoli della necessità di presentare un piano di riforme globale e coerente.



La situazione italiana va letta tenendo in debita considerazione gli equilibri più generali che coinvolgono l’intera area europea. Mesi di tensioni sui mercati finanziari e di aggressioni speculative contro i debiti sovrani sono, infatti, il segnale inequivocabile di una debolezza degli assetti istituzionali dell’area euro.



Per quel che riguarda l’Italia, consapevoli di avere un debito pubblico troppo alto e una crescita troppo contenuta, abbiamo seguito sin dall’inizio della crisi una politica attenta e rigorosa.



Dal 2008 ad oggi il nostro debito pubblico è cresciuto, in rapporto al Pil, meno di quello di altri importanti paesi europei. Inoltre, la disciplina da noi adottata ha portato a un bilancio primario in attivo. Situazione non comune ad altri Paesi.



Se problemi antichi, come quello del nostro debito pubblico, danno luogo oggi a ulteriori e gravi pericoli, ciò è soprattutto il segno che la causa va cercata non nella loro sola esistenza, ma nel nuovo contesto nel quale ci si è trovati a governarli.



A. I FONDAMENTALI DELL’ECONOMIA



Il Governo italiano ha risanato i conti pubblici e conseguirà l’obiettivo del pareggio di bilancio nel 2013. Il debito pubblico in rapporto al PIL è stato ricondotto su un sentiero di progressiva riduzione.



Nel 2014 avremo un avanzo di bilancio (corretto per il ciclo) pari allo 0,5% del PIL, un avanzo primario pari al 5,7% del PIL e un debito pubblico al 112,6% del PIL. Per realizzare questo obiettivo sono state approvate durante l’estate in tempi record due importanti manovre di finanza pubblica che comporteranno una correzione del deficit tendenziale nel quadriennio 2011-2014 pari rispettivamente a 0,2%, 1,7%, 3,3% e 3,5% del PIL. Nel 2011 si prevede un avanzo primario consistente pari allo 0,9% del PIL. Nonostante l’aumento delle spese per il servizio del debito, questo consentirà la riduzione del rapporto debito/PIL già nel 2012. I dati relativi ai primi otto mesi dell’anno in corso sono coerenti con questi obiettivi.



È doveroso segnalare che la nuova serie dei conti nazionali indica che nel 2010 il Pil italiano è cresciuto dell’1,5% e non dell’1,3% e, nei due anni della crisi, il Pil si è ridotto meno di quanto prima stimato (-1,2% invece di -1,3% nel 2008 e -5,1% invece di -5,2% nel 2009).



Come conseguenza della revisione contabile operata da Eurostat il rapporto deficit/Pil, che è stato confermato a 4,6% per il 2010, è praticamente allineato a quello della Germania, rivisto dal 3,3% al 4,3%. Si noti, inoltre, che l’Eurostat ha rettificato al rialzo anche i rapporti deficit/Pil della Francia (dal 7% al 7,1%), della Spagna (dal 9,2% al 9,3%), della Grecia (dal 10,5% al 10,6%) e del Portogallo (dal 9,1% al 9,8%).



In conclusione, nel 2010 l’Italia aveva, insieme alla Germania, il comportamento largamente più virtuoso in termini di indebitamento netto in rapporto al Pil.



B. CREARE CONDIZIONI STRUTTURALI FAVOREVOLI ALLA CRESCITA



Siamo ora impegnati nel creare le condizioni strutturali favorevoli alla crescita. Il Governo ritiene necessario intervenire sulla composizione del bilancio pubblico per renderla più favorevole alla crescita.



Con questo obiettivo il Governo intende operare su quattro direttrici nei prossimi 8 mesi:



- Entro 2 mesi, la rimozione di vincoli e restrizioni alla concorrenza e all’attività economica, così da consentire, in particolare nei servizi, livelli produttivi maggiori e costi e prezzi inferiori;



- Entro 4 mesi, la definizione di un contesto istituzionale, amministrativo e regolatorio che favorisca il dinamismo delle imprese;



- Entro 6 mesi, l’adozione di misure che favoriscano l’accumulazione di capitale fisico e di capitale umano e ne accrescano l’efficacia;



- Entro 8 mesi, il completamento delle riforme del mercato del lavoro, per superarne il dualismo e favorire una maggiore partecipazione.



Nei prossimi 4 mesi è, ad ogni modo, prioritario aggredire con decisione il dualismo Nord-Sud che storicamente caratterizza e penalizza l’economia italiana. Tale divario si estrinseca in un livello del Pil del Centro-Nord Italia che eguaglia il livello delle migliori realtà europee, e quello del Mezzogiorno, che è collocato in fondo alla graduatoria europea.



A riguardo, l’esecutivo è intenzionato a utilizzare pienamente i fondi strutturali, impegnandosi in una loro revisione globale, inclusi quelli per lo sviluppo delle infrastrutture, allo scopo di migliorarne l’utilizzo e ridefinirne le priorità in stretta collaborazione con la Commissione Europea. Tale revisione consentirà un’accelerazione, una riconsiderazione delle priorità dell’uso dei Fondi e una regia rafforzata, dove l’Italia è disposta a chiedere un sostegno tecnico alla commissione europea per la realizzazione di questo ambizioso obiettivo. Il programma straordinario per lo sviluppo del Mezzogiorno è definito in maniera evocativa “Eurosud” e nasce dalla convinzione che la crescita del Sud è la crescita dell’Italia intera.



Il Governo, quindi, definirà ed attuerà la revisione strategica dei programmi cofinanziati dai fondi strutturali 2007-2013. Tale revisione risponde alle Raccomandazioni del Consiglio del 12 luglio 2011 sul Programma Nazionale di Riforma dell’Italia.



Esso si basa su una più forte concentrazione dei Programmi sugli investimenti maggiormente in grado di rilanciare la competitività e la crescita del Paese, segnatamente intervenendo sul potenziale non utilizzato nel Sud, e su un più stringente orientamento delle azioni ai risultati (istruzione, banda larga, ferrovie, nuova occupazione). Tale revisione potrà comportare una riduzione del tasso di cofinanziamento nazionale dei programmi comunitari.



Le risorse resesi disponibili a seguito di questa riduzione saranno programmate attraverso un percorso di concertazione tra il Ministro delegato alle politiche di coesione, il Commissario europeo competente e le regioni interessate basato su una cooperazione rafforzata con la Commissione europea attraverso un apposito gruppo di azione.



Tale piano d’azione sarà definito entro il 15 novembre 2011.



La creazione delle condizioni strutturali per la crescita dell’intero Paese passa inevitabilmente per la revisione delle politiche di:



a. promozione e valorizzazione del capitale umano;



b. efficientamento del mercato del lavoro;



c. apertura dei mercati in chiave concorrenziale;



d. sostegno all’imprenditorialità e all’innovazione;



e. semplificazione normativa e amministrativa;



f. modernizzazione della pubblica amministrazione;



g. efficientamento e snellimento dell’amministrazione della giustizia;



h. accelerazione della realizzazione delle infrastrutture ed edilizia;



i. riforma dell’architettura costituzionale dello Stato.



a. Promozione e valorizzazione del capitale umano



L’accountability delle singole scuole verrà accresciuta (sulla base delle prove INVALSI), definendo per l’anno scolastico 2012-13 un programma di ristrutturazione per quelle con risultati insoddisfacenti; si valorizzerà il ruolo dei docenti (elevandone, nell’arco d’un quinquennio, impegno didattico e livello stipendiale relativo); si introdurrà un nuovo sistema di selezione e reclutamento.



Si amplieranno autonomia e competizione tra Università. Si accrescerà la quota di finanziamento legata alle valutazioni avviate dall’ANVUR e si accresceranno i margini di manovra nella fissazione delle rette di iscrizione, con l’obbligo di destinare una parte rilevante dei maggiori fondi a beneficio degli studenti meno abbienti. Si avvierà anche uno schema nazionale di prestiti d’onore.



Da ultimo, tutti i provvedimenti attuativi della riforma universitaria saranno approvati entro il 31 dicembre 2011.



b. Efficientamento del mercato del lavoro



È prevista l’approvazione di misure addizionali concernenti il mercato del lavoro.



1. In particolare, il Governo si impegna ad approvare entro il 2011 interventi rivolti a favorire l’occupazione giovanile e femminile attraverso la promozione: a. di contratti di apprendistato contrastando le forme improprie di lavoro dei giovani; b. di rapporti di lavoro a tempo parziale e di contratti di inserimento delle donne nel mercato del lavoro; c. del credito di imposta in favore delle imprese che assumono nelle aree più svantaggiate.



2. Entro maggio 2012 l’esecutivo approverà una riforma della legislazione del lavoro a. funzionale alla maggiore propensione ad assumere e alle esigenze di efficienza dell’impresa anche attraverso una nuova regolazione dei licenziamenti per motivi economici nei contratti di lavoro a tempo indeterminato; b. più stringenti condizioni nell’uso dei "contratti para-subordinati" dato che tali contratti sono spesso utilizzati per lavoratori formalmente qualificati come indipendenti ma sostanzialmente impiegati in una posizione di lavoro subordinato.



c. Apertura dei mercati in chiave concorrenziale



Entro il 1° marzo 2012 saranno rafforzati gli strumenti di intervento dell’Autorità per la Concorrenza per prevenire le incoerenze tra promozione della concorrenza e disposizioni di livello regionale o locale. Verrà generalizzata, la liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali in accordo con gli enti territoriali.



Le principali disposizioni contenute nella bozza di disegno di legge sulla concorrenza riguardano i settori della distribuzione dei carburanti e dell’assicurazione obbligatoria sui veicoli. Le misure relative al mercato assicurativo sono state definite all’interno di una proposta di legge di iniziativa parlamentare, che è già stata approvata dalla camera dei deputati ed è attualmente all’esame del senato. Le misure concernenti i mercati della distribuzione carburanti sono state integralmente inserite nel Decreto Legge n.98/2011 e pertanto sono già in vigore. Si è preferito adottare uno strumento legislativo quale il decreto che garantisce l’immediata efficacia degli interventi. nel medesimo decreto legge sono state inserite anche altre disposizioni di apertura dei mercati e liberalizzazioni, tra cui si ricorda in particolare la liberalizzazione in via sperimentale degli orari dei negozi. Nel frattempo, fra i primi in Europa, l’Italia ha aperto alla concorrenza il mercato della distribuzione del gas: sono stati adottati e saranno a breve pubblicati nella gazzetta ufficiale i regolamenti che disciplinano le gare per l’affidamento della distribuzione del gas in ambiti territoriali più ampi dei comuni.



Già con il Decreto Legge n.138/2011 sono state adottate incisive misure finalizzate alla liberalizzazione delle attività d’impresa e degli ordini professionali e dei servizi pubblici locali. In particolare già si prevede che le tariffe costituiscano soltanto un riferimento per la pattuizione del compenso spettante al professionista, derogabile su accordo fra le parti. Il provvedimento sullo sviluppo conterrà recherà altre misure per rafforzare l’apertura degli ordini professionali e dei servizi pubblici locali.



Sempre in materia di ordini professionali, nella manovra di agosto, in tema di accesso alle professioni regolamentate, è stato previsto che gli ordinamenti professionali debbano garantire che l’esercizio dell’attività risponda senza eccezioni ai principi di libera concorrenza, alla presenza diffusa dei professionisti su tutto il territorio nazionale, alla differenziazione e pluralità di offerta che garantisca l’effettiva possibilità di scelta degli utenti nell’ambito della più ampia informazione relativamente ai servizi offerti. Inoltre, già in sede di conversione della manovra di luglio (DL n. 98/2011) è stato previsto che il Governo, sentita l’Alta Commissione per la Formulazione di Proposte in materia di Liberalizzazione dei Servizi, elaborerà proposte per la liberalizzazione dei servizi e delle attività economiche da presentare alle categorie interessate. Dopo 8 mesi dalla conversione del decreto legge, tali servizi si intenderanno liberalizzati, salvo quanto espressamente regolato.



Verranno rafforzati i presidi a tutela della concorrenza nel campo dei servizi pubblici locali, con l’introduzione a livello nazionale di sistemi di garanzia per la qualità dei servizi nei comparti idrico, dei rifiuti, dei trasporti, locali e nazionali e delle farmacie comunali, seguendo rispettivamente questa sequenza temporale 3 mesi, 6 mesi, 9 mesi e 12 mesi.



Per quanto riguarda la riforma dei servizi pubblici locali che il Governo italiano - riprendendo quanto già previsto dall’articolo 23 bis del DL 112/2008 - ha approvato nella manovra di agosto 2011 escludendo il settore idrico a seguito di un referendum popolare. Con le disposizioni che si intende varare si rafforza il processo di liberalizzazione e privatizzazione prevedendo che non è possibile attribuire diritti di esclusiva nelle ipotesi in cui l’ente locale affidante non proceda alla previa verifica della realizzabilità di un sistema di concorrenza nel mercato, ossia di un sistema completamente liberalizzato. Inoltre, viene previsto un ampliamento delle competenze dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, nonché un sistema di benchmarking al fine di assicurare il progressivo miglioramento della qualità di gestione e di effettuare valutazioni comparative delle diverse gestioni.



d. Sostegno all’imprenditorialità e all’innovazione



Entro il 2011, al fine di favorire la crescita delle imprese il Governo prevede di utilizzare la leva fiscale per agevolare la capitalizzazione delle aziende, con meccanismi di deducibilità del rendimento del capitale di rischio. Verranno potenziati gli schemi a partecipazione pubblica di venture capital e private equity, preservando la concorrenza nei relativi comparti.



Il Governo trasformerà le aree di crisi in aree di sviluppo, rendendo più semplice ed efficace la procedura per definire i programmi di rilancio, che potranno essere finanziati anche con risorse comunitarie.



Forte impegno dell’esecutivo verso le PMI, destinando loro il 50% delle risorse non utilizzate ogni anno del Fondo Rotativo per il Sostegno alle imprese e per gli investimenti in ricerca.



Questi interventi – insieme al Contratto di Sviluppo, già operativo – rientrano a pieno titolo nell’ambito del riordino generale degli incentivi contenuto nello Statuto delle Imprese, che diventerà legge nelle prossime settimane.



Per garantire la liquidità delle imprese si prevede un sistema di certificazione di debiti delle Pubbliche Amministrazioni locali nei confronti delle imprese stesse al fine di consentire lo sconto e successivo pagamento da parte delle banche, in conformità alle procedure di calcolo Eurostat e senza impatto addizionale sull’indebitamento della Pubblica Amministrazione.



e. Semplificazione normativa e amministrativa



Il Governo incentiva la costituzione di “zone a burocrazia zero” in tutto il territorio nazionale in via sperimentale per tutto il 2013, anche attraverso la creazione dell’U.L.G. – Ufficio Locale dei Governi quale autorità unica amministrativa che coinvolgerà i livelli locali di governo in passato esclusi.



Il Governo mira a semplificare la costituzione del bilancio delle S.r.l., la digitalizzazione del deposito dell’atto di trasferimento delle quote delle società e lo snellimento in materia di vigilanza delle società di capitali e degli organi di controllo.



I rapporti con la pubblica amministrazione diventeranno più snelli grazie alla completa sostituzione dei certificati con delle autocertificazioni, mentre le certificazioni rilasciate dalla pubblica amministrazione resteranno valide solo nei rapporti tra privati.



I controlli sulle imprese si ispireranno a criteri di semplicità e proporzionalità, al fine di evitare duplicazioni e sovrapposizioni che possano recare intralcio al normale esercizio delle attività imprenditoriali.



Da ultimo, per quanto riguarda la semplificazione amministrativa verrà completata nei prossimi 6 mesi la strategia di revisione della regolamentazione settoriale, elaborando proposte puntuali di semplificazione dei procedimenti e monitorandone gli effetti. Verrà rafforzata e accelerata l’attuazione del programma di misurazione e riduzione degli oneri amministrativi derivanti da obblighi di tipo informativo previsti da leggi statali (MOA). Inoltre, ove la disciplina sia di fonte regionale e locale, verranno rafforzati ed estesi gli incentivi previsti dalla manovra estiva per i procedimenti amministrativi relativi all’avvio e alla svolgimento dell’attività d’impresa. L’obiettivo è quello di migliorare il posizionamento dell’Italia nella graduatoria internazionale relativa al Doing Business, nei prossimi 3 anni.



f. Modernizzazione della pubblica amministrazione



La pubblica amministrazione è un volano fondamentale della crescita. Stiamo creando le condizioni perché la pubblica amministrazione sia pronta ad accompagnare la ripresa, svolgendo una funzione di servizio allo sviluppo e non di zavorra burocratica. Ecco perché la semplificazione, la trasparenza e la meritocrazia sono fondamentali. Un tassello rilevante è costituito dalla piena attuazione della Riforma Brunetta della pubblica amministrazione, in particolar modo dalle misure che rafforzano il ruolo della Commissione per la Valutazione, la Trasparenza e l’Integrità delle amministrazioni pubbliche (istituita nel dicembre del 2009) e le cui competenze saranno integrate con il disegno di legge in materia di anticorruzione, già approvato dal Senato, e attualmente all’esame della Camera dei Deputati. Esso rappresenta un passaggio importante per la completa implementazione della riforma della pubblica amministrazione in quanto individua una nuova governance per l’attività di prevenzione e contrasto della corruzione, affidando le funzioni alla Commissione e individuando con estrema puntualità le modalità di accrescimento del livello di trasparenza della pubblica amministrazione.



Per rendere più efficiente, trasparente, flessibile e meno costosa la pubblica amministrazione tanto a livello centrale quanto a livello degli enti territoriali (oltre al vigente blocco del turnover del personale) renderemo effettivi con meccanismi cogenti/sanzionatori: a. la mobilità obbligatoria del personale; b. la messa a disposizione (Cassa Integrazione Guadagni) con conseguente riduzione salariale e del personale; c. il superamento delle dotazioni organiche.



Contestualmente all’entrata in vigore della legge costituzionale recante l’abolizione e la razionalizzazione delle province è prevista l’approvazione di una normativa transitoria per il trasferimento del relativo personale nei ruoli delle regioni e dei comuni.



g. Efficientamento e snellimento dell’amministrazione della giustizia



Proseguendo sulla linea delle misure definite in estate, verranno rafforzati il contrasto della litigiosità e la prevenzione del contenzioso (anche attraverso la costituzione presso il Ministero della Giustizia di un gruppo tecnico che individui situazioni a forte incidenza di litigiosità e proponga specifici interventi di contrasto). Entro il 30 aprile 2012 verrà completato il progetto in corso presso il Ministero della Giustizia per la creazione di una banca dati centralizzata per le statistiche civili e per quelle fallimentari. Verranno rafforzati i meccanismi incentivanti per gli uffici virtuosi di cui alla Legge n. 111 del 2011. L’obiettivo è quello della riduzione della durata delle controversie civili di almeno il 20 per cento in 3 anni.



h. Accelerazione della realizzazione delle infrastrutture ed edilizia



Oltre alla realizzazione degli investimenti già concordati con le società concessionarie, il Governo solleciterà una maggiore partecipazione degli investitori privati, definendo entro il 31 dicembre 2011 standard contrattuali tipo che facilitino il ricorso al project financing, con una più chiara ed efficiente allocazione dei rischi tra le parti e accrescendo le certezze sulla redditività dell’opera e la prevenzione di comportamenti di tipo monopolistico nella determinazione dei pedaggi. Verrà rafforzata la qualità della programmazione finanziaria pubblica, definendo obiettivi pluriennali di spesa e concentrando le risorse su progetti considerati strategici.



Il Governo è impegnato nella definizione nelle prossime 10 settimane di alcune opere immediatamente cantierabili, su proposta del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che potranno beneficiare, a titolo di contributo al finanziamento, della defiscalizzazione (IRAP, IRES) a vantaggio dei concessionari dell’opera stessa. Inoltre sono previste una serie di semplificazioni e velocizzazioni nelle procedure di approvazione dei progetti da parte del CIPE e la suddivisione degli appalti in lotti funzionali per garantire alle PMI un accesso facilitato.



Si prevede lo sblocco degli investimenti privati grazie alla semplificazione delle procedure relative ai contratti di programma dei maggiori aeroporti italiani. Infine, sono previste norme mirate all’ottimizzazione delle gestioni negli impianti portuali e di semplificazione in materia di trasporto eccezionale su gomma.



Da ultimo, è in corso di predisposizione una garanzia “reale” dello Stato (attraverso propri beni immobili, e non solo di natura finanziaria) per i mutui prima casa di giovani coppie, prive di contratto di lavoro a tempo indeterminato. Questo garantirà un nuovo impulso al mercato immobiliare e alle nuove famiglie.



i. Riforma dell’architettura costituzionale dello Stato



Il Governo italiano è impegnato in un processo di complessiva riforma costituzionale. Essa riguarda tanto l’assetto costituzionale dei poteri, quanto la cornice normativa volta a promuovere le condizioni di sviluppo del mercato e una disciplina più rigorosa delle finanze pubbliche.



Pur nella complessità del processo di revisione costituzionale l’Italia intende giungere all’approvazione della prima lettura di tali disegni di legge costituzionale entro i prossimi 6/12 mesi.



In particolare, quanto alla riforma dello Stato, si tratta dei seguenti provvedimenti:



a. Disegno di legge (già approvato in prima lettura alla Camera) sulla modifica dell’elettorato attivo e passivo per l’elezione al Parlamento nazionale al fine di garantire una maggiore partecipazione giovanile alla vita politica.



b. Due disegni di legge (all’esame del Parlamento) di riforma complessiva dell’organizzazione dei vertici delle istituzioni politiche, con particolare riferimento alla riduzione significativa del numero dei parlamentari, all’abolizione delle province, alla riforma in senso federale dello Stato, alla maggiore efficienza dei meccanismi decisionali e al rafforzamento del ruolo dell’esecutivo e della maggioranza.



Sul secondo versante, relativo alla disciplina del mercato e al rigore della finanza pubblica, si prevede:



a. Un disegno di legge (la cui approvazione è in corso proprio in questi giorni presso la Camera dei deputati) di riforma degli articoli della costituzione relativi alla libertà di iniziativa economica e alla tutela della concorrenza, nonché alla riforma della pubblica amministrazione in funzione della valorizzazione dell’efficienza e del merito.



b. Un disegno di legge sull’introduzione del vincolo di pareggio di bilancio sul modello già seguito in altri ordinamenti europei.



A tal fine si deve ricordare che l’articolo 138 della Costituzione Italiana impone che le leggi costituzionali ad intervallo non minore di tre mesi. Quindi, anche con la massima celerità possibile, le riforme costituzionali richiedono dei tempi minimi imprescindibili.



Le conseguenti leggi attuative saranno successivamente attuate senza indugio, non essendovi vincoli temporali nell’ambito della Costituzione.



C. UNA FINANZA PUBBLICA SOSTENIBILE



Le pensioni



Nella attuale legislatura la normativa previdenziale è stata oggetto di ripetuti interventi che hanno reso a regime il sistema pensionistico italiano tra i più sostenibili in Europa e tra i più capaci di assorbire eventuali choc negativi.



Grazie al meccanismo di aggancio dell’età pensionabile alla speranza di vita introdotto nel 2010 (art. 12 commi 12-bis e 12-ter, DL 78/2010, come modificato con art. 18 comma 4, DL 98/2011), il Governo italiano prevede che il requisito anagrafico per il pensionamento sarà pari ad almeno 67 anni per uomini e donne nel 2026.



Sono già stati rivisti i requisiti necessari per l’accesso al pensionamento di anzianità. Tali requisiti aumenteranno gradualmente fino ad arrivare a regime a partire dal 2013. Questi requisiti sono in ogni caso agganciati in aumento all’evoluzione della speranza di vita.



La delega fiscale e assistenziale previdenziale



Il provvedimento di iniziativa governativa è già all’esame del Parlamento e sarà approvato, entro il 31 gennaio 2012, quindi con tempi compatibili all’emanazione dei provvedimenti delegati entro il 2012. Comunque, anche al fine di accrescere la fiducia degli investitori, nel rispetto del percorso di risanamento programmato, il Governo ha fornito, con la Legge 148 del 14 settembre 2011, le risorse che saranno reperite con l’esercizio della delega per la riforma dei sistemi fiscale e assistenziale sulla base degli attuali regimi di favore fiscale e delle sovrapposizioni fra agevolazioni e conseguenti inefficienze ad oggi individuate. Tali risorse ammontano ad almeno 4 miliardi di euro nell’anno 2012, 16 miliardi nel 2013 e 20 miliardi di euro annui a decorrere dal 2014. Contestualmente, per dare massima garanzia sul rispetto dei saldi è stata introdotta una clausola di salvaguardia. La clausola prevede che, in caso di ritardo nell’attuazione della delega oltre il 30 settembre 2012, le agevolazioni fiscali vigenti saranno ridotte del 5% per l’anno 2012 e del 20% a decorrere dal 2013. In alternativa, anche parziale, si è stabilita la possibilità di disporre con decreto del Presidente del consiglio, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, la rimodulazione delle aliquote delle imposte indirette, inclusa l’accisa.



In breve, qualora la delega non fosse esercitata entro il 30 settembre 2012 o le nuove disposizioni fiscali e assistenziali non siano in grado di garantire un sufficiente effetto positivo sul deficit (almeno 4 miliardi nel 2012, 16 miliardi nel 2013 e 20 miliardi a partire dal 2014), si avrà una riduzione automatica delle agevolazioni fiscali che garantirà comunque il raggiungimento degli obiettivi di risparmio. Viceversa, se la delega verrà esercitata entro il termine e le nuove disposizioni garantiranno effetti di risparmio almeno pari a quelli previsti, non si procederà dunque al taglio automatico delle agevolazioni.



Le dismissioni



Entro il 30 novembre 2011, il Governo definirà un piano di dismissioni e valorizzazioni del patrimonio pubblico che prevede almeno 5 miliardi di proventi all’anno nel prossimo triennio. Previo accordo con la Conferenza Stato-Regioni, gli enti territoriali dovranno definire con la massima urgenza un programma di privatizzazione delle aziende da essi controllate. I proventi verranno utilizzati per ridurre il debito o realizzare progetti di investimento locali.



La razionalizzazione della spesa pubblica



Il Governo ribadisce l’impegno a definire entro il 31 dicembre 2011 il programma per la riorganizzazione della spesa previsto dalla Legge 14 settembre 2011, n. 148, in particolare per quanto riguarda: l’integrazione operativa delle agenzie fiscali; la razionalizzazione di tutte le strutture periferiche dell’amministrazione dello Stato e degli enti della previdenza pubblica in modo da creare sinergie e ottimizzare l’uso delle risorse; il coordinamento delle attività delle forze dell’ordine; la razionalizzazione dell’organizzazione giudiziaria nel suo complesso in modo da accelerare i tempi della giustizia civile; e la riorganizzazione della rete consolare e diplomatica. Il Governo attuerà i primi interventi dal 1° gennaio 2012 e darà conto dei progressi realizzati con cadenza trimestrale.



Debito pubblico



Entro il 31 dicembre 2011, il governo affiderà l’elaborazione di un piano organico per l’abbattimento del debito attraverso anche le dismissioni ad una commissione ristretta di personalità di prestigio, in collaborazione con gli enti territoriali e con le principali istituzioni economiche e finanziarie nazionali ed internazionali.



Il costo degli apparati istituzionali



Il Governo riconosce la necessità di rafforzare gli interventi volti a ridurre i costi degli apparati istituzionali. In particolare, verrà perseguita entro il 2012, una razionalizzazione e soppressione delle provincie e la riallocazione delle funzioni delle Province alle Regioni o ai Comuni, in modo da assicurare un significativo snellimento dei relativi apparati burocratici e degli organi rappresentativi. Verrà rafforzato il regime di incompatibilità fra le cariche elettive ai diversi livelli di governo.



Il pareggio di bilancio



Il disegno di legge di riforma della Costituzione in materia di pareggio di bilancio è già all’esame della Camera dei Deputati. L’obiettivo è quello di una sua definitiva approvazione entro la metà del 2012.



Con le modifiche introdotte con la Legge n.39/2011 alla “Legge di contabilità e finanza pubblica (L. 196/2009) è stata rivista la normativa relativa alle coperture finanziarie delle leggi a vantaggio del rafforzamento della relativa disciplina fiscale. In particolare, per la copertura degli oneri correnti della legge di stabilità è stata circoscritta la possibilità di utilizzare il miglioramento del risparmio pubblico, escludendo la possibilità di finanziare con tali risorse nuove o maggiori spese correnti.



Definire le ulteriori misure correttive eventualmente necessarie



Il Governo monitorerà costantemente l’andamento dei conti pubblici. Qualora il deterioramento del ciclo economico dovesse portare a un peggioramento nei saldi il Governo interverrà prontamente. L’utilizzo del Fondo per esigenze indifferibili sarà vincolato all’accertamento, nel giugno del 2012, di andamenti dei conti pubblici coerenti con l’obiettivo per l’indebitamento netto del prossimo anno.



D. CONCLUSIONI



Siamo sicuri che, con l’impegno di tutti, scaturito dalla consapevolezza che ci troviamo a fronteggiare problemi che riguardano l’intera Unione e la tenuta stessa della moneta comune, dunque problemi non circoscrivibili a questa o quella debolezza o forza nazionali, consegneremo ai giovani un’Europa più forte e più coesa.

lunedì 29 agosto 2011

LA CONSOB PROROGA LE MISURE SULLE VENDITE ALLO SCOPERTO

Riportiamo il comunicato stampa del 25 agosto 2011 della Consob con il quale vengono prorogate le misure temporane in materia di vendite allo scoperto 





La Consob, attese le attuali condizioni di mercato, in stretto coordinamento con le altre autorità europee che hanno recentemente introdotto limiti all’attività di short selling (Belgio, Francia, Spagna e Grecia) e sotto l’egida dell’ESMA (European Securities and Markets Authority), ha deciso oggi, con la delibera n. 17911, di prorogare la propria decisione n. 17902 del 12 agosto 2011, concernente misure restrittive in materia di posizioni nette corte su titoli azionari, sino al 30 settembre 2011.



Coerentemente con tale decisione, la Consob ha prorogato l’efficacia della delibera n. 17862 del 10 luglio 2011, concernente misure relative alla comunicazione delle posizioni nette corte su titoli azionari, sino al 14 ottobre 2011.



La Consob continuerà a monitorare l’andamento del mercato e la sua evoluzione. Nel caso le condizioni di mercato dovessero consentirlo la Consob, in consultazione con le menzionate autorità, valuterà l’opportunità di abrogare il divieto ovvero di adottare ogni altra decisione che dovesse apparire opportuna.



In questo caso la Consob cercherà di seguire un approccio comune a quello delle altre autorità secondo una strategia di uscita concordata congiuntamente.



La valutazione comune sull’exit strategy verrà effettuata dalle autorità nel prossimo mese di settembre.









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La Consob con comunicato stampa del 12 agosto 2011 - che si riporta di seguito - avevà già adottato misure restrittive sulle vendite allo scoperto 






La Commissione ha deciso oggi, con la delibera n. 17902, l’adozione di misure restrittive sulle posizioni nette corte. La decisione - presa sulla base l'articolo 74 del Tuf, che assegna alla Consob il compito di vigilare sui mercati regolamentati al fine di assicurare la trasparenza, l'ordinato svolgimento delle negoziazioni e la tutela degli investitori adottando, in caso di necessità e urgenza, i provvedimenti necessari - tiene conto della la straordinarietà delle condizioni di mercato rilevate nelle sedute del mese di agosto 2011, caratterizzate da un rilevante incremento della volatilità.



Ritenuto non più sufficiente, alla luce delle mutate condizioni di mercato, il regime di comunicazione delle posizioni nette corte, adottato lo scorso 10 luglio, e considerati i provvedimenti in materia di posizioni nette corte adottati dalle competenti Autorità francese, spagnola e belga, la Commissione ha deliberato il divieto di assumere posizioni nette corte ovvero incrementare posizioni nette corte esistenti, anche intraday, in relazione al capitale degli emittenti del settore finanziario.



Tale divieto si applica a chiunque, persone fisiche o giuridiche e altri soggetti giuridici, sia italiani che esteri.



Restano valide, in ogni caso, le disposizione definite con la Delibera n. 17862 in materia di reporting delle posizioni nette corte.



Le disposizioni hanno effetto dal 12 agosto 2011 alle ore 9:00 e resteranno in vigore per 15 giorni.



La delibera è pubblicata nel sito internet e nel bollettino della Consob.



venerdì 29 aprile 2011

PESANTI I COSTI DELL'IMMIGRAZIONE CLANDESTINA

Testo interpellanza parlamentare 
Atto a cui si riferisce:

C.2/01053 [Costi di gestione degli immigrati]



I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'economia e delle finanze, il Ministro dell'interno, per sapere - premesso che:

ad onta della interpretazione costantemente avanzata dalla sinistra, che l'immigrazione costituisca in ogni caso un «valore» o una «risorsa» e come tale arricchisca il Paese, dalla mera lettura della «Direttiva generale» del 2010 del Viminale e dei documenti del bilancio dello Stato, e senza tener conto delle risorse per la sicurezza e l'integrazione accantonate nei bilanci regionali, e comunali, risulta che il costo annuale di gestione di flussi migratori, ovvero controllo delle frontiere, identificazione dei clandestini, espulsione, eventuali politiche di integrazione per coloro che sono in regola, ammonta annualmente a 460 milioni di euro;

si registrano peraltro fenomeni di sottodotazione come accade ad esempio al fondo destinato all'accompagnamento tramite vettore aereo del clandestino nel proprio Paese, che si esaurisce rapidamente, impedendo di fatto il rimpatrio di gran parte di coloro per i quali la misura è stata predisposta; si registrano casi di spreco obbligato di risorse, in quanto, a causa della normativa comunitaria, il clandestino trattenuto nei CIE - centri di identificazione ed espulsione -, non può essere trattenuto per più di sei mesi, decorsi i quali, se non si è riusciti ad identificarlo, deve essere lasciato libero di circolare sul territorio nazionale;

ogni immigrato clandestino ospitato nei CIE, attualmente presenti sul territorio, costa allo Stato italiano circa 45 euro al giorno, comprensivi di vitto, alloggio, assistenza sanitaria; ogni clandestino rimane mediamente nei CIE per l'identificazione 150 giorni e costa all'Italia circa 7mila euro; la gestione completa di un immigrato irregolare, dal fermo fino all'espulsione effettiva è valutabile in 10mila euro, tenendo conto delle spese per il volo di rientro e la scorta degli agenti impiegati nei rimpatri. La sola pratica legale si aggira intorno ai 650 euro; ogni clandestino costa allo Stato italiano oltre il doppio della spesa per l'istruzione di un bambino della scuola elementare, che non supera di molto i 4mila euro annui;

per quanto riguarda la spesa sanitaria, che non è registrata a bilancio, da una stima ricavata dai dati delle singole Asl l'assistenza agli stranieri irregolari costerebbe al sistema sanitario nazionale circa 250 milioni di euro l'anno;

con il Trattato di amicizia partenariato e cooperazione tra Italia e Libia, fatto a Bengasi il 30 agosto 2008 e approvato con legge n. 7 del 18 febbraio 2009, praticamente all'unanimità da questo stesso Parlamento, si è stabilita la collaborazione



tra i due Paesi nella lotta al terrorismo, alla criminalità organizzata, al traffico di stupefacenti, all'immigrazione clandestina, promuovendo la realizzazione di un sistema di controllo delle frontiere terrestri libiche; nei due anni trascorsi dalla sua approvazione il Trattato ha registrato ottimi risultati, letteralmente azzerando i flussi immigratori clandestini attraverso il Mar Mediterraneo; La cooperazione e l'amicizia della Libia per il rimpatrio immediato dei barconi diretti in Italia è stata ottenuta in cambio di un' offerta di 177 milioni di euro l'anno, per un totale di 5 miliardi di dollari in 20 anni, per nuove infrastrutture. L'Italia si è impegnata inoltre a sostenere il 50 per cento dei costi di pattugliamento, con mezzi tecnici e uomini;

a febbraio, di fronte ai primi segnali dalla Tunisia che indicavano la fuga di migliaia di giovani verso Lampedusa, il Governo ha previsto una spesa straordinaria del Ministero dell'interno di circa 6 milioni di euro, più 15,1 milione per il lavoro della Croce Rossa e per l'invio in Sicilia di 200 militari, oltre a 1 milione di euro affidato alla gestione del commissario straordinario;

per l'emergenza profughi che si sta delineando in questi giorni dalla Libia, sono stati già ulteriormente stanziati oltre 20 milioni; il numero dei profughi è attualmente valutato in 50.000 (cifra presumibilmente per difetto), con un costo di 2,5 milioni di euro al giorno: un costo insostenibile per il governo italiano per un periodo troppo prolungato;

il Ministro dell'interno Roberto Maroni sta chiedendo con insistenza all'Europa di distribuire tra tutti i Paesi dell'Unione profughi che chiedono asilo appena sbarcati; i suoi lodevoli tentativi sono stati sinora senza costrutto; ad oggi i fondi offerti dall'Unione Europea all'Italia per l'intero anno al capitolo rimpatri e profughi, ammontano rispettivamente a 12 milioni e 3 milioni e 300mila euro, cioè meno di quanto l'Italia ha stanziato per la primissima emergenza -:

se non ritengano opportuno:

a) adottare con urgenza ogni utile iniziativa in sede di unione europea, al fine di imputare le spese sostenute per l'emergenza profughi ed immigrazione clandestina a decorrere dal gennaio 2011 come oneri spettanti all'Unione europea, prevedendo la possibilità di scomputare le somme necessarie, salvo la quota a carico dell'Italia, direttamente dalle risorse economiche che annualmente l'Italia trasferisce al bilancio comunitario;

b) adottare le iniziative di competenza per introdurre una specifica voce di classificazione nei bilanci degli enti territoriali e degli altri enti pubblici, a cominciare dalle ASL, che individui le spese sostenute a qualsiasi titolo per l'immigrazione (con suddivisione tra immigrazione legale e clandestina), al fine di individuare con precisione gli oneri sostenuti annualmente dal sistema Italia per il mantenimento di questa (presunta) risorsa;

c) in considerazione delle polemiche, sia interne che internazionali, sollevate contro l'attuale Governo in relazione al mancato sostegno alle etnie Rom e Sinti, ad adottare le iniziative di competenza per l'attuazione dell'ordine del giorno 9/1366/59 Marinello, accolto il 16 luglio 2008 che impegnava il Governo ad introdurre in sede di contabilità pubblica, nazionale, ma soprattutto locale, una apposita voce di classificazione tramite la quale individuare i costi complessivi connessi alla gestione degli interventi assistenziali e di sostegno a favore delle suddette etnie.

(2-01053)

«Carlucci, Vella, Aprea, Centemero, Tommaso Foti, Ghiglia, Marinello, Germanà, Iannarilli, Berardi, Luciano Rossi, Ceroni, Marsilio, Palmieri, Minardo, Barba, Murgia, Del Tenno, Milanese, Leo, Botta, Speciale, Mazzoni, Holzmann, Giulio Marini, Cicu, Paroli, Romele, Scalera, Garagnani».

martedì 29 giugno 2010

Castricalà: Relazione 2009 sull'attività dell'Antitrust

Roma, 15 giugno 2010



Autorità, Signore, Signori

Ricorre quest’anno il ventennale dell’istituzione dell’Autorità.

Non è però il tempo per le celebrazioni.

La perdurante situazione di crisi mette a dura prova i sistemi

economici del Vecchio Continente e pone sotto tensione gli assetti

istituzionali comunitari.

La dimensione delle forze in gioco supera la capacità di intervento

dei singoli Stati e l’assenza di coordinamento lascia spazio agli arbitraggi

speculativi.

L’idea di Europa che ha ispirato le scelte salienti dell’Italia

repubblicana si sta appannando sotto la spinta di malcelate istanze

nazionalistiche. L’Unione, del resto, ha rallentato il passo propositivo.

Proprio per questo il salto di qualità nel processo di integrazione

non è più rinviabile.

Gli eventi di queste ultime settimane ci hanno dimostrato che

il superamento delle visioni ristrette - cui il Governo italiano sta

fattivamente contribuendo - è l’unica opzione per contrastare gli effetti

negativi della globalizzazione.

Sia pure in una cornice di impegno europeo, spettano peraltro

ai singoli Stati le mosse necessarie per consentire ai vigenti sistemi

di sopravvivere nell’economia del XXI secolo e per assicurare ai cittadini

un tenore di vita accettabile.

Sotto questo profilo la valutazione degli assetti di scambio nel

nostro Paese perviene a esiti ancora insoddisfacenti.

La cultura dell’efficienza, del merito e della responsabilità

non riesce ad affermarsi negli indirizzi legislativi, nelle prassi

amministrative, negli atteggiamenti della politica, delle parti sociali

e delle categorie produttive.

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All’approvazione della legge istitutiva dell’Antitrust non è

seguito un percorso coerente e organico di ristrutturazione e di apertura

effettiva dei mercati.

Durante la congiuntura internazionale positiva degli anni

Novanta abbiamo perso occasioni storiche per la creazione delle

condizioni di contesto necessarie allo sviluppo.

Il processo di liberalizzazione è stato altalenante e contraddittorio:

in alcuni settori si sono ottenuti risultati significativi; in altri si sono

incontrati gravi ostacoli. Nel complesso l’opinione pubblica non sempre

ha avuto modo di percepire i benefici delle riforme.

Il mercato non ha tardato a presentare il conto.

L’Italia patisce, quanto meno dal 2000, tassi di crescita del PIL

inferiori a quelli della media dei Paesi OCSE e UE. La produttività pro

capite diminuisce costantemente. La quota delle nostre esportazioni

si riduce comparativamente. Gli investitori esteri non considerano

attrattivo il Paese.

Parlamento e Governo ben sanno che occorre alleggerire il peso

della burocrazia, sveltire i processi civili, investire in formazione,

ricerca e sviluppo, incrementare il patrimonio infrastrutturale.

Noi abbiamo il dovere di segnalare che non possiamo più pagare

il prezzo di politiche anticompetitive.

I costi degli input produttivi sono più alti della media europea:

28% in più per l’energia elettrica, 6% in più per i fidi, 100% per la

responsabilità civile automobilistica. L’adeguamento dei costi a quelli

dei nostri vicini darà respiro alla grande industria e ai distretti; consentirà

prezzi più bassi; renderà probabile l’aumento dei consumi delle famiglie.

Perché ciò accada è necessario iniettare nel sistema dosi massicce

di concorrenza.

Lo stato della concorrenza nei singoli mercati

L’espansione della concorrenza nel settore dell’energia, con il

conseguente contenimento durevole dei costi, richiede il potenziamento

delle strutture di interconnessione della rete. Nonostante sia avanzato

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il grado di liberalizzazione dei mercati elettrici, vi sono zone del Paese

sostanzialmente isolate nelle quali si formano artificiose posizioni

dominanti che alterano le condizioni dell’offerta.

Occorre aumentare la capacità di stoccaggio del gas, che per

il nostro sistema energetico è condizionante, e favorire l’attivazione

di nuovi rigassificatori affinché la materia prima abbia accesso alla rete

nazionale senza l’intermediazione dell’operatore incumbent. Il recente

schema di decreto legislativo sugli stoccaggi si muove verso questo

obiettivo, a condizione che si adottino cautele per limitare l’azione

dell’impresa dominante nella gestione delle nuove quantità.

Nel settore delle comunicazioni va recuperato il ritardo nello

sviluppo della rete di nuova generazione per la banda larga.

La dimensione degli investimenti richiede l’intervento di più

soggetti privati e di società pubbliche che ritengano profittevole la spesa.

Per tale ragione l’Autorità non è pregiudizialmente contraria a ipotesi

di cooperazione tra imprese rivali, purché siano garantite l’assenza di

pratiche nocive per la concorrenza e la neutralità nella gestione della rete.

Le regole di governance dovranno a tal fine essere valutate dall’Antitrust.

I servizi pubblici locali rimangono saldamente in mano alle imprese

ex municipalizzate e i meccanismi della competizione per il mercato

stentano ad affermarsi. L’ente locale imprenditore resta ancora

imprigionato in un palese conflitto tra più obbligazioni: gestire il servizio

in modo efficiente; valorizzare finanziariamente la partecipazione;

utilizzare l’azienda per ridurre le tensioni sociali, lenendo disoccupazione.

La sottrazione di un amplissimo spazio al mercato ha impedito alle nostre

industrie di settore la crescita e l’affermazione nell’arena europea, così

come, invece, è accaduto per imprese di altre Nazioni che oggi si

affacciano sulle piazze italiane in posizione di potere commerciale.

La recente riforma ha due punti di forza: impone l’obbligo

generalizzato della gara e definisce direttamente a livello legislativo

una precisa cronologia. Il punto di debolezza si nasconde dietro l’angolo

ed è la facilità con cui possono insinuarsi proroghe.

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Del resto troppa ideologia offusca il dibattito.

Occorre osservare che in molti settori, compreso quello idrico,

riserve di monopolio e privilegi operativi sono garantiti a società

sia pubbliche sia private da norme nazionali e regionali che, in nome

dell’interesse generale, restringono la concorrenza anche quando

più efficienti soluzioni di mercato sarebbero agevolmente praticabili.

Nel settore del credito il percorso di ammodernamento, iniziato

negli anni Novanta con il passaggio da una gestione integralmente

pubblicistica al sistema delle fondazioni, ha prodotto importanti risultati.

Le banche italiane si sono dimostrate più solide di quelle di

altri Paesi. Tuttavia, all’indubbia qualità si associa una perdurante

debolezza degli stimoli competitivi.

Dal lato dell’offerta l’intensità degli intrecci azionari e personali

tra imprese concorrenti costituisce una peculiarità nazionale che frena

le spinte concorrenziali, riduce la contendibilità del controllo e attenua

il rapporto tra capitale di rischio investito e responsabilità. Nel settore

finanziario sono ancora troppo frequenti le ipotesi di controllo di fatto,

dissimulato da partecipazioni di minoranza. E ciò consente gestioni

imprenditoriali per le quali risulta indebolita la disciplina del mercato.

La domanda, d’altro lato, è caratterizzata da scarsa mobilità

della clientela e da intollerabili squilibri, accentuati dall’asimmetria

informativa, nei rapporti contrattuali con i consumatori e con le

piccole imprese.

I nostri ripetuti appelli a una legislazione di principi sulla

governance bancaria sono rimasti inascoltati.

I premi relativi alle assicurazioni per la responsabilità civile

automobilistica, nonostante le recenti riforme, continuano a salire

secondo dinamiche non chiare. La rilevante incidenza della spesa per

questo servizio sui costi di famiglie e imprese, di recente confermata

dall’ISVAP, ha indotto l’Autorità ad aprire un’indagine conoscitiva.

Ci aspettiamo dagli operatori la massima collaborazione.

Ancora chiuso agli stimoli competitivi è il settore del trasporto

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ferroviario dei passeggeri. Nel trasporto pubblico regionale recenti

interventi normativi hanno di fatto rinviato sine die l’avvio delle gare

e favorito l’incumbent negli affidamenti diretti.

D’altra parte il servizio pubblico non è chiaramente definito

nel perimetro e nelle modalità di finanziamento.

Per questi motivi e per rispondere a una procedura di infrazione

comunitaria è necessario istituire un sistema di regolazione tecnicamente

adeguato e indipendente, senza il quale i vantaggi della liberalizzazione

stenteranno ad affermarsi.

In campo autostradale concessioni a scadenza lontana, associate

alla debolezza strutturale della vigilanza, pregiudicano l’affermazione

della concorrenza.

Sorte analoga sta subendo il comparto delle gestioni aeroportuali,

anch’esse monopoli naturali. Sarebbe stata buona regola individuare

il soggetto gestore attraverso procedure selettive per periodi adeguati

al livello degli investimenti, non più lunghi.

Nel settore postale la liberalizzazione è stata ritardata ma il diritto

comunitario impone, a partire dalla fine di quest’anno, l’eliminazione

della riserva come strumento di finanziamento del servizio universale.

Occorre pertanto definire la cornice normativa all’interno della

quale potrebbero svilupparsi innovative esperienze imprenditoriali.

In primo luogo bisogna stabilire le regole di accesso alla rete e le nuove

modalità di garanzia del servizio universale, da basare essenzialmente

sulla concorrenza per il mercato.

L’Autorità sta conducendo un’indagine conoscitiva sul settore

della televisione. Si tratta di aggiornare i dati emersi nel 2004 alla luce

degli attuali assetti dell’offerta, delle nuove modalità trasmissive e

della crescente competizione con telefonia mobile e internet. Per la fine

dell’anno saremo in grado di comunicare i primi risultati.

Nei servizi privati ancora molti ostacoli di origine regolatoria

limitano ingiustificatamente lo sviluppo del mercato.

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Si consideri che in futuro proprio le attività che continuamente

nascono in questo settore potranno offrire crescenti occasioni di lavoro.

Il recente decreto attuativo della direttiva comunitaria sui

servizi nel mercato interno rappresenta un miglioramento dello

status quo ma appare nel complesso timido, espressione in fondo

di una cultura burocratica sospettosa nei confronti dell’iniziativa

economica privata.

Le prestazioni professionali rappresentano una parte importante

dei servizi forniti a consumatori e imprese e, in termini di costi,

una voce particolarmente incisiva, da non aggravare con riforme

anacronistiche.

Nuovi assetti regolatori sarebbero necessari per la sanità, oggetto

di una nostra indagine conoscitiva.

È complessa l’introduzione di meccanismi finalizzati alla

corrispondenza tra i valori sociali e umani che i sistemi sanitari si

propongono di tutelare, le condizioni di efficienza nell’uso delle risorse

economiche impiegate e la libertà di iniziativa economica dei privati.

Il modello di intervento pubblico è incentrato sull’attribuzione

delle responsabilità a livello regionale, sia per l’erogazione materiale

dei servizi sia per la gestione delle risorse. In questo senso

l’articolazione della sanità pubblica è già federalista.

In un sistema basato su pagamenti per le singole prestazioni

fornite è essenziale, dal nostro punto di vista, che anche le aziende

ospedaliere pubbliche adottino integralmente e senza gli adattamenti

oggi consentiti il modello di bilancio imposto dal codice civile ai privati.

È una condizione imprescindibile, anche se non l’unica, affinché

possa svilupparsi competizione tra i grandi ospedali e i centri privati di

eccellenza che erogano prestazioni sanitarie.

Altra questione concerne la qualità della spesa.

Le nostre istruttorie hanno dimostrato l’esistenza di contesti

collusivi, causa di oneri impropri a carico della collettività.

La sanità non può essere considerata l’albero della cuccagna.

È opportuna la generalizzazione degli acquisti centralizzati

per uniformare e razionalizzare la spesa in prodotti sanitari.

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D’altra parte i ritardi delle amministrazioni nei pagamenti minacciano

il buon funzionamento delle società fornitrici e rischiano di riflettersi

in negativo sulla tutela della salute.

La regolazione

Il percorso di interventi che si è tratteggiato dovrebbe avere

una sede istituzionale propria per essere intrapreso, sostenuto nel tempo

e condotto coerentemente a termine.

Il legislatore del 2009 ha individuato lo strumento della legge

annuale di concorrenza come atto a iniziativa vincolata: il Governo,

anche sulla scorta delle segnalazioni delle autorità di vigilanza,

dovrà proporre le norme necessarie a promuovere lo sviluppo della

concorrenza e a garantire la tutela dei consumatori.

Il nesso tra l’efficienza dei mercati, la capacità produttiva del

sistema e gli equilibri di finanza pubblica suggerisce che la legge

annuale abbia tempi certi di approvazione come accade per la manovra

di bilancio e finanziaria cui è funzionalmente collegata.

Fin dal febbraio scorso una nostra segnalazione ha elencato gli

interventi necessari indicando come prioritari quelli nei settori delle

poste, dei trasporti, dell’energia e della finanza. Il termine di legge

previsto per l’approvazione del progetto in Consiglio dei Ministri

è scaduto ma il disegno governativo non è stato ancora presentato.

Negli ultimi mesi abbiamo denunciato che la primavera delle

liberalizzazioni si era prematuramente interrotta e il percorso riformatore

procedeva con eccessiva lentezza.

La crisi aveva generato l’errata idea che la concorrenza non fosse

in grado di fornire le certezze di cui i cittadini hanno bisogno nelle

difficoltà e l’infondato sospetto che di queste ultime fosse responsabile

proprio il mercato.

Accogliamo con favore le recenti dichiarazioni del Governo sulla

volontà di aprire una nuova stagione di liberalizzazioni.

Ben vengano le riforme costituzionali utili al fine. Condividiamo

la necessità di anticiparne gli effetti con legge ordinaria, che garantisca

a chiunque il diritto di intraprendere senza oneri burocratici.

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C’è anche l’urgenza di consentire alle nuove imprese e a quelle già

esistenti di crescere e produrre ricchezza. Va quindi riformato il contesto

di mercato oggi ostile al pieno esercizio dell’iniziativa economica. Lo

strumento c’è, le idee non mancano, occorre tradurle senza ulteriore

indugio in norme e fatti concreti.

La tutela della concorrenza

Dall’inizio del 2009 l’Autorità ha concluso 12 procedimenti

istruttori per intese illecite. In 6 casi ha accertato l’esistenza di infrazioni,

irrogando sanzioni per quasi 50 milioni di euro; in altri 5 ha accettato

gli impegni presentati dalle parti; in un caso, infine, l’istruttoria ha dato

esito favorevole alle imprese inquisite.

Per quanto riguarda gli abusi di posizione dominante un solo

procedimento si è concluso con sanzione mentre 5 sono terminati

con l’accettazione di impegni delle imprese sotto indagine.

L’azione dell’Antitrust si è concentrata su mercati ritenuti ancora

particolarmente critici, in primo luogo quello energetico. In questo

ambito si è condotta a termine l’istruttoria su un cartello scoperto

grazie al programma di clemenza. Uno dei partecipanti all’intesa

ha potuto godere dell’immunità da qualsiasi sanzione, avendo portato

a conoscenza degli uffici l’esistenza dell’accordo segreto tra i maggiori

operatori nella vendita di gas di petrolio liquefatto per la variazione

in comune dei prezzi. Un comportamento illecito che senza la

collaborazione dell’informatore non sarebbe stato scoperto.

Numerosi sono stati gli interventi volti a ridurre i costi interbancari

che gli istituti sostengono per i reciproci servizi. In questo filone

rientrano le istruttorie sulle commissioni per l’incasso degli assegni,

per i pagamenti RID e per i prelievi Bancomat. Il dialogo con

i rappresentanti del mondo bancario sta dando importanti risultati.

Ci aspettiamo che le banche trasferiscano le riduzioni di costo

concordate sui prezzi dei servizi finali.

Più problematica la situazione nel settore delle carte di credito,

perché non stiamo trovando altrettanta disponibilità.

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Le altre istruttorie hanno riguardato i trasporti ferroviari e marittimi,

i servizi professionali, le poste e il bancoposta, le gare per forniture alle

pubbliche amministrazioni.

Nel settore editoriale e della società dell’informazione va ricordata

l’istruttoria nei confronti di Google. Per la prima volta un’Autorità

antitrust ha aperto una procedura nei confronti del nuovo gigante

dell’economia mondiale, con effetti che saranno di livello globale.

Se la consultazione pubblica non smentirà la bontà degli impegni

assunti da Google, si consentirà agli editori di selezionare le notizie

che il motore di ricerca potrà proporre nel suo portale e si garantirà

la trasparenza nelle condizioni praticate per la raccolta pubblicitaria.

La tutela del consumatore

I procedimenti di tutela dei consumatori conclusi nel periodo

di riferimento sono stati 355, di cui 315 con accertamento di violazioni.

Le sanzioni sono superiori a 40 milioni di euro. Si sono conclusi

a seguito di moral suasion altri 92 procedimenti.

Il gran numero delle denunce pervenute è indicativo del fatto

che i consumatori sono più consapevoli dei loro diritti e dello scudo

offerto dall’Autorità, ormai punto di riferimento consolidato per le

persone che si sentono colpite da vessazioni commerciali. Secondo

i criteri del Dipartimento della Funzione Pubblica, l’indice di gradimento

per l’attività del nostro contact center ha superato il 90%.

I mercati di maggiore intervento sono le comunicazioni e i servizi

creditizi e finanziari.

Episodi come quello delle commissioni di massimo scoperto,

abolite per legge ma sostituite dalle banche con oneri, certamente legali,

ma più gravosi, non contribuiscono al recupero della fiducia dei

risparmiatori. Anche il collocamento di carte di credito revolving

in luogo dei prestiti tradizionali è indicativo di un’attenzione rivolta

solo alla redditività dell’impresa e non anche all’interesse della clientela.

Nel settore aereo e turistico alcune imprese hanno penalizzato

la clientela per recuperare in parte i margini di guadagno erosi

dalla crisi.

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Aziende della grande distribuzione sono state multate per la

mancanza presso i punti vendita dei prodotti civetta reclamizzati,

per i prezzi falsamente dichiarati sottocosto e per gli sconti non veritieri.

È aumentata la frequenza degli interventi nei riguardi della

pubblicità ingannevole di prodotti alimentari e cosmetici dalle presunte

proprietà salutistiche o miracolose.

Effetti particolarmente dannosi hanno avuto i messaggi che

promettono facili guadagni derivanti dall’affiliazione a reti di franchising

per attività senza garanzia di risultato.

Diffuse si sono dimostrate le scorrettezze in caso di acquisti effettuati

fuori dei locali del venditore. È un fenomeno che stiamo attentamente

monitorando, dato il grande sviluppo attraverso la rete internet.

Trasparenza, precisione e assoluta correttezza di comunicazione

sono state pretese dall’Autorità per la fornitura di elettricità e gas e

nella conclusione dei relativi contratti.

Nel corso del 2009 si è registrato un ulteriore aumento delle

pubblicità occulte. Spiace dover constatare che in questa pratica sono

caduti anche operatori di rilievo quali le due maggiori emittenti

televisive generaliste.

Il faro dell’Antitrust si è acceso anche sulle condotte non

rispettose della garanzia di funzionalità dei prodotti di consumo.

I venditori spesso non li riparano gratuitamente o lo fanno con tempi

inaccettabili; non propongono, come dovrebbero, la sostituzione del

bene difettoso con uno integro; dirottano slealmente il consumatore

verso il produttore. Dopo aver sanzionato alcune imprese, finalmente

troviamo collaborazione nelle catene distributive dei prodotti di elettronica

e di elettrodomestici che si stanno impegnando a cambiare atteggiamento.

Un altro filone riguarda la prospettazione di facili vincite di

concorsi e lotterie. Ci sono ancora programmi televisivi in cui vengono

forniti numeri vincenti per giocare al lotto, selezionati in base a metodi

prospettati come statisticamente sicuri.

Le nostre istruttorie sono spesso stimolate dalle associazioni

dei consumatori, cui va attribuito il merito di avere per prime sostenuto

in ambiente agnostico e a volte ostile le idee di democrazia economica

che solo oggi ricevono adeguato riconoscimento legislativo.

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Da tempo chiediamo di ampliare il nostro raggio di intervento in

favore delle piccole e medie imprese, esposte alle stesse scorrettezze

che colpiscono i consumatori. Per di più questi operatori sono

costretti a tollerare prassi illecite di grandi aziende e di pubbliche

amministrazioni, come la mora nei pagamenti. I tempi della giustizia

civile non consentono una tutela immediata contro i ritardi. Il problema

non è di stabilire scadenze certe, già previste dall’ordinamento, ma

di farle rispettare con efficacia. L’Autorità è in grado di dare tutela

tempestiva a questo settore caratterizzante la nostra economia. La sede

opportuna per legittimarla potrebbe essere lo statuto delle imprese,

già in discussione in Parlamento e al quale il Governo ha promesso un

forte sostegno, anche in considerazione della rilevanza del fenomeno

qui denunciato.

***

Nella nostra quotidiana attività siamo supportati dalle Unità speciali

per la tutela dei mercati, un contingente particolarmente qualificato

della Guardia di Finanza, cui il Collegio e il Segretario generale

rivolgono il meritato riconoscimento.

Ringraziamo anche le Autorità consorelle, l’Avvocatura dello

Stato e la struttura tecnico-amministrativa dell’Antitrust.

Un ringraziamento a tutti Voi per l’attenzione.

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Roma, 14 giugno 2010

giovedì 3 giugno 2010

DRAGHI: LE CONSIDERAZIONI FINALI

Considerazioni finali


Assemblea Ordinaria dei Partecipanti


Roma, 31 maggio 2010


anno 2009 centosedicesimo esercizio

CXVI esercizio

BANCA D’ITALIA Considerazioni finali 3 2009

Signori Partecipanti, Autorità, Signore, Signori,

nel 2009 è proseguita secondo i tempi programmati la riorganizzazione

della rete territoriale della Banca avviata a settembre 2008 per rafforzare

l’efficacia delle funzioni fondamentali; complessivamente hanno cessato di

operare 39 Filiali su 97; per altre 25, specializzate nei servizi all’utenza, si

sono adottati assetti semplificati. In sei province sono state costituite, per lo

svolgimento dei compiti di vigilanza bancaria e finanziaria, unità distaccate

delle rispettive Filiali regionali. Il completamento della riforma è previsto

entro l’anno con la specializzazione di sei Filiali nella gestione del contante.

Si sono conseguiti risparmi permanenti quantificabili in circa 80 milioni di

euro annui.

Anche nell’Amministrazione centrale è proseguita la revisione sistematica

degli assetti organizzativi e dei processi operativi iniziata nel 2007; ha interessato

nell’anno la fabbricazione delle banconote. L’utilizzo di tecnologie più

avanzate e il passaggio a procedure più semplici hanno consentito guadagni

di efficienza e di qualità nei servizi forniti al sistema bancario e ai cittadini.

In un anno di crisi economica e finanziaria, di sfide gestionali e operative

per le nostre strutture, la professionalità e l’impegno del personale sono stati

decisivi.

La Banca d’Italia contribuisce alle celebrazioni, il prossimo anno, del

150° anniversario dell’Unità d’Italia con due iniziative.

Una ricerca, affidata a storici, economisti, giuristi, italiani e stranieri,

guarderà alla capacità dimostrata dalla nostra economia di adattarsi ai mutamenti

dello scenario internazionale nell’arco dei passati 150 anni.

Nella primavera prossima faremo una mostra sulla unificazione monetaria

italiana: un aspetto poco conosciuto, ma cruciale, nel più vasto processo

di unificazione nazionale.

Considerazioni finali BANCA D’ITALIA

2009 4

L’evoluzione della crisi e la cooperazione internazionale

Un anno e mezzo fa il fallimento di Lehman Brothers apriva scenari

gravi per la finanza e l’economia del mondo. L’azione di autorità monetarie e

governi arginava il collasso della fiducia di operatori finanziari, risparmiatori,

investitori, consumatori. Nell’insieme dei paesi del G7 il sostegno dei bilanci

pubblici all’economia superava nel 2009 i 5 punti percentuali del PIL. I tassi

reali d’interesse a breve termine divenivano negativi, le banche centrali fornivano

liquidità in misura senza precedenti.

Il prodotto si riduceva del 2,4 per cento negli Stati Uniti, del 4,1 nell’area

dell’euro, del 5,0 in Italia; continuava a espandersi nelle economie emergenti,

pur rallentando al 2,4 per cento.

Per quest’anno le maggiori istituzioni internazionali prevedono una

crescita del prodotto mondiale di oltre il 4 per cento. Si tratta però di una

media fra tassi molto diversi: alti nelle economie emergenti, in primo luogo

in Cina; significativi negli Stati Uniti e in Giappone; deboli in Europa, dove

il livello del prodotto resta ancora ampiamente inferiore a quello pre-crisi.

Disavanzi e debiti pubblici sono aumentati vistosamente. Al sollievo per

la catastrofe evitata è subentrata nei mercati finanziari internazionali l’ansia

improvvisa per la sostenibilità di debiti sovrani crescenti. Le vendite colpiscono

titoli di Stati che hanno ampi deficit di bilancio o alti livelli di debito

pubblico; soprattutto, quelli di paesi dove queste due caratteristiche si combinano

con una bassa crescita economica. Quanto più questa è debole, tanto

più esigente, pressante, è la richiesta degli investitori internazionali di un

rapido rientro dagli squilibri nei conti pubblici.

Per questi paesi non c’è alternativa al fissare rapidamente un itinerario di

riequilibrio del bilancio, con una ricomposizione della spesa corrente e con

riforme strutturali che favoriscano l’innalzamento del potenziale produttivo

e la competitività.

Si tratta di percorsi difficili che, se non coordinati a livello internazionale,

rischiano di spegnere la pur timida ripresa. La crisi ha attenuato, non risolto,

i preoccupanti squilibri geografici nella domanda globale. Il contenimento

dei debiti e l’aumento del risparmio negli Stati Uniti e in alcune economie

europee comprimono consumi e investimenti; dovrebbero essere compensati

da una forte espansione della domanda interna nei paesi che hanno accumulato

ampi avanzi esterni, più di quanto non stia già accadendo. Il G20 ha

varato lo scorso anno a Pittsburgh un ambizioso programma di sorveglianza

multilaterale delle politiche macroeconomiche e strutturali. È importante che

venga tradotto in concrete strategie di riequilibrio e di sostegno alla crescita.

BANCA D’ITALIA Considerazioni finali 5 2009

Ma è probabile che il processo non avvenga in tempi rapidi; i disavanzi

dovranno essere finanziati, richiederanno mercati solidi e trasparenti.

Le lezioni della crisi

La radice della crisi che investe il mondo da quasi tre anni sta in carenze

regolamentari e di vigilanza nelle piazze finanziarie più importanti. La politica

monetaria espansiva condotta negli Stati Uniti dalla fine degli anni novanta

ha contribuito a creare un ambiente finanziario favorevole all’aumento esplosivo

dell’indebitamento privato e all’aggravarsi degli squilibri globali; questi

fattori hanno acuito gli effetti della crisi e ne hanno favorita la trasmissione.

Ne discendono chiare indicazioni per il futuro, riguardo sia al sistema di regolamentazione

finanziaria, sia alle politiche monetarie.

Dall’inizio della crisi il Financial Stability Board (FSB) è stato investito

dalle massime istanze politiche mondiali della responsabilità di disegnare

il quadro regolamentare in cui opererà l’industria finanziaria negli anni a

venire. Ho più volte descritto le linee che hanno guidato, che guidano questo

disegno; come esse traggano dalla diagnosi delle debolezze del passato la

traccia per l’azione presente e futura; come l’obiettivo finale del lavoro sia

quello di rendere il sistema più solido di fronte alle crisi. Alcune potranno

essere prevenute; altre saranno inevitabili, ma possiamo agire per limitarne

danni e contagio.

L’agenda si sviluppa su quattro filoni:

i) definire regole generali per le banche: un patrimonio più robusto, una

leva finanziaria più contenuta, il controllo dei rischi di liquidità ne sono

i pilastri;

ii) introdurre disposizioni specifiche per gli intermediari sistemici, dirette a

ridurre la probabilità di un loro eventuale fallimento; a permetterne, ove

questo si produca, una gestione ordinata e arginarne il contagio;

iii) ridurre la rilevanza dei rating nella supervisione, al tempo stesso accrescendo

la concorrenza tra le agenzie di rating e controllando efficacemente

l’integrità dei loro processi decisionali, la trasparenza dei loro giudizi;

iv) aumentare la trasparenza delle contrattazioni sui mercati finanziari già

regolamentati; ricondurre i mercati over the counter entro un quadro di

regole globalmente condivise che impongano contratti standard e il regolamento

delle transazioni presso controparti centrali assoggettate a vigilanza.

Considerazioni finali BANCA D’ITALIA

2009 6

Per il primo blocco di riforme la convergenza internazionale deve essere

massima, altrimenti l’arbitraggio regolamentare e l’integrazione tra i mercati

ne vanificheranno l’applicazione. Per il secondo blocco è più opportuno

parlare di armonizzazione minima: tutti dovranno prendere delle misure

nei confronti degli intermediari sistemici, ma è illusorio pensare che modi e

tempi di attuazione siano gli stessi per tutti i paesi, perché troppo grande è la

diversità di istituzioni, mercati, modelli di business, storie economiche. Solo

quando governi e regolatori potranno lasciar fallire le istituzioni che lo meritano,

senza provocare catastrofi come quella seguita al fallimento di Lehman,

essi avranno riacquistato vera indipendenza rispetto all’industria dei servizi

finanziari.

Negli Stati Uniti è in corso di definizione un ambizioso progetto di

riforma della regolamentazione del sistema finanziario; negli aspetti di cooperazione

internazionale esso è coerente con l’agenda del FSB. I lavori del Board

si stanno svolgendo secondo il calendario previsto. Ma gli appuntamenti di

quest’anno sono decisivi. La scadenza più importante è la presentazione al

Summit del G20 di Seoul, il prossimo novembre, delle nuove regole che riformeranno

l’accordo di Basilea 2.

L’industria finanziaria sostiene che la riforma regolamentare potrebbe

ostacolare la ripresa. Ma l’applicazione delle nuove regole sarà graduale; non

comincerà prima che la ripresa si sia consolidata. Il passaggio verso la nuova

definizione del capitale delle banche sarà lungo abbastanza da renderne trascurabili,

durante la transizione, gli effetti sul valore di mercato delle banche e sul

credito. È importante che le difficoltà del presente non portino a una diluizione

degli obiettivi di lungo periodo, che devono rimanere fermi.

L’esperienza della crisi influenza anche il disegno delle politiche monetarie.

Queste restano volte all’obiettivo della stabilità dei prezzi, ma dovranno

essere più pronte a contrastare andamenti del credito e della moneta che

possano alimentare squilibri finanziari, anche in assenza di pericoli inflazionistici

immediati.

Come mostrano anche nostre analisi, per attenuare la volatilità del

credito, dei prezzi delle attività finanziarie, dell’attività economica, vanno

pure messi a punto strumenti quali variazioni anticicliche nei requisiti di

capitalizzazione delle banche o nei rapporti loan to value: è la cosiddetta politica

macroprudenziale. Le banche centrali devono avere un ruolo nel disegno

e nell’attuazione di tale politica.

Nei momenti di grave crisi i bilanci degli intermediari finanziari si modificano

e, con essi, i canali di trasmissione della politica monetaria; i vincoli

alla disponibilità di credito, poco influenti nei periodi normali, divengono

BANCA D’ITALIA Considerazioni finali 7 2009

stringenti quando i mercati non funzionano in modo ordinato; il sostegno

al credito ha un effetto sull’economia ben maggiore dell’espansione degli

aggregati monetari. Modifiche nella dimensione e composizione del bilancio

delle banche centrali si sono dimostrate utili nell’opera di stabilizzazione dei

mercati. È quello che ha fatto, e sta facendo, la Banca centrale europea (BCE).

L’area dell’euro

La politica monetaria dell’area è da tempo fortemente espansiva. Ha

assicurato condizioni ordinate nel sistema del credito, ha fornito sostegno

alla ripresa dell’economia in presenza di aspettative di inflazione moderate e

saldamente ancorate alla stabilità dei prezzi.

Le misure eccezionali di espansione della liquidità hanno evitato una

crisi sistemica; hanno compresso i tassi di interesse sul mercato monetario

e contribuito alla riduzione di quelli sui prestiti alle imprese e alle famiglie.

Per estendere l’accesso ai fondi da parte degli intermediari, le operazioni

di rifinanziamento sono state effettuate a tasso fisso e con pieno soddisfacimento

della domanda; è stata ampliata la gamma di attività finanziarie

utilizzabili come garanzia; la durata delle operazioni è stata allungata a 12

mesi. Alla fine dell’anno scorso, il Consiglio direttivo, pur non rinnovando

alcune operazioni eccezionali ritenute non più indispensabili, ha continuato

a garantire tutta la liquidità necessaria al sostegno dell’economia e

del sistema finanziario.

Ma negli ultimi mesi le conseguenze della crisi hanno messo alla prova

la coesione dell’area. L’imponente creazione di debito pubblico, in una fase

in cui arrivano a scadenza sui mercati quantità straordinarie di obbligazioni

bancarie, ha improvvisamente accresciuto il premio di rischio su alcuni debitori

sovrani. Per la Grecia la questione si poneva da tempo: la perdita di credibilità

dei conti pubblici, l’entità del deficit, del debito, del disavanzo corrente

della bilancia dei pagamenti, la debole struttura industriale con dinamiche

salariali insostenibili precipitavano quel paese in una crisi fiscale che le autorità

greche tardavano a percepire.

Così come, nel caso del debito privato americano, le incertezze nella

gestione politica e l’assenza di meccanismi di risoluzione delle crisi aggravavano

la situazione, nel caso greco la difficoltà in Europa di trovare un accordo

su un piano di salvataggio, ma anche l’indisponibilità di un processo che

permetta una gestione ordinata delle crisi debitorie degli Stati sovrani, hanno

amplificato il danno e il contagio, e insieme accresciuto l’azzardo morale.

Considerazioni finali BANCA D’ITALIA

2009 8

A paralizzare i mercati era la prospettiva che la crisi fiscale dello Stato

greco si traducesse, attraverso il peggioramento nella qualità delle garanzie,

in un collasso del suo sistema bancario, che non avrebbe più avuto accesso al

rifinanziamento della BCE. Si aggiungevano timori sul conto delle banche di

altri paesi più esposte nei confronti di controparti greche. Il rischio diveniva

sistemico: la liquidità interbancaria si inaridiva, le borse cadevano.

La BCE e le banche centrali nazionali intervenivano prontamente,

conservando la possibilità di accettare collaterale con rating più basso; riattivando

l’offerta illimitata di liquidità nelle operazioni di rifinanziamento

a lungo termine; avviando, con il Securities Markets Programme, acquisti di

titoli per ripristinare il funzionamento di mercati divenuti illiquidi. I governi

dei paesi dell’area e l’Unione europea, d’intesa con il Fondo monetario internazionale

(FMI), stanziavano 110 miliardi di euro per finanziamenti a favore

della Grecia; predisponevano uno schema di assistenza finanziaria ai debitori

sovrani dell’area che dovessero incorrere in una crisi di liquidità, in grado di

mobilitare risorse fino a 750 miliardi, con un contributo del FMI. I paesi

beneficiari dovranno predisporre programmi di risanamento che, se approvati

dal Consiglio europeo, verranno sottoposti a verifiche periodiche.

Il Consiglio direttivo della BCE, nel valutare le circostanze eccezionali

che hanno giustificato l’intervento sul mercato dei titoli pubblici, ha ritenuto

che fosse a repentaglio il funzionamento dei canali di trasmissione della politica

monetaria, che la stabilità del sistema finanziario dell’euro fosse a rischio.

La BCE sterilizza questi interventi, che non finanziano i disavanzi pubblici.

La sua indipendenza non è in discussione.

Queste misure dovranno rientrare al più presto, non appena i mercati

torneranno a scambiare in maniera autonoma i titoli dei paesi interessati. Ciò

richiederà progressi rapidi, significativi e visibili nel riequilibrio dei bilanci

pubblici; la piena operatività dello schema di finanziamento predisposto dalla

Unione europea e dal FMI.

Ma una stabilità duratura dei mercati si ha solo con la ripresa della

crescita, perché non va dimenticato che questa crisi è soprattutto una crisi di

competitività.

Gli eventi recenti ripropongono con maggior forza l’antico problema di

un governo economico dell’Europa.

È urgente un rafforzamento del Patto di stabilità e crescita: l’impegno a

raggiungere un saldo di bilancio strutturale in pareggio o in avanzo va reso

cogente, introducendo sanzioni, anche politiche, in caso di inadempienze;

BANCA D’ITALIA Considerazioni finali 9 2009

va assicurata l’integrità delle informazioni statistiche, in particolare quelle di

finanza pubblica.

Vanno introdotti anche per le politiche strutturali vincoli e impegni

cogenti. Le divergenze che osserviamo da tempo nei tassi di crescita, effettivi

e potenziali, la gravità degli squilibri negli scambi di merci e servizi intra-area,

segnalano inadeguatezze e incoerenze nelle politiche nazionali. Alcuni obiettivi

dell’azione pubblica volta a rafforzare lo sviluppo economico di lungo

periodo, attinenti ad esempio alla partecipazione al mercato del lavoro di

giovani e anziani e alla concorrenza nei mercati dei servizi, dovrebbero essere

corredati da controlli e, in alcuni casi, da sanzioni.

L’economia italiana

Nel biennio 2008-09 il PIL è sceso in Italia di 6 punti e mezzo, quasi

metà di tutta la crescita che si era avuta nei dieci anni precedenti. Il reddito

reale delle famiglie si è ridotto del 3,4 per cento, i loro consumi del 2,5. Le

esportazioni sono cadute del 22 per cento. L’incertezza dilagante e il deteriorarsi

delle prospettive della domanda hanno indotto le imprese a ridurre

gli investimenti, scesi del 16 per cento. L’incidenza della Cassa integrazione

guadagni sulle ore lavorate nell’industria è salita al 12 per cento alla fine del

2009. L’occupazione è diminuita dell’1,4 per cento; il numero di ore lavorate

del 3,7.

I fallimenti d’impresa sono stati 9.400 nel 2009, un quarto in più rispetto

all’anno precedente. Stanno soffrendo soprattutto le imprese più piccole,

spesso dipendenti da rapporti di subfornitura. Le aziende che avevano avviato

processi di ristrutturazione prima della crisi hanno retto meglio l’urto; oggi

presentano le prospettive migliori; secondo l’indagine periodica della Banca

d’Italia, esse prevedono per il 2010 un aumento del fatturato superiore di 3

punti a quello di imprese simili non ristrutturate. Tra le imprese industriali

con 50 e più addetti che hanno investito in ricerca e sviluppo nel triennio

precedente la crisi, l’aumento previsto del fatturato è di oltre il 6 per cento.

La politica economica ha limitato il danno, in una misura stimabile in

due punti di PIL, attribuibili per circa un punto alla politica monetaria, per

mezzo punto agli stabilizzatori automatici inclusi nel bilancio pubblico, per

il resto alle misure di ricomposizione di entrate e spese decise dal Governo.

L’estensione degli ammortizzatori sociali ha attenuato i costi immediati della

crisi. La crescita del disavanzo pubblico è risultata inferiore a quella delle

altre principali economie avanzate. La solidità del nostro sistema bancario,

Considerazioni finali BANCA D’ITALIA

2009 10

che non ha richiesto interventi pubblici significativi, ha aiutato. Le misure a

sostegno degli intermediari finanziari hanno pesato per 3,8 punti di PIL nella

media delle altre economie del G7.

All’inizio di quest’anno si stimava che l’economia italiana sarebbe tornata

a crescere ai pur modesti ritmi registrati nel decennio precedente la crisi. Nel

primo trimestre il PIL aumentava dello 0,5 per cento sul trimestre precedente;

miglioravano i giudizi delle imprese, soprattutto di quelle esportatrici,

sull’andamento degli ordini e le loro attese di produzione; la fase di decumulo

delle scorte sembrava essersi esaurita.

L’esplodere della crisi greca potrebbe cambiare il quadro di riferimento.

Alcuni governi europei hanno preso misure dirette al rientro del disavanzo.

Il Governo italiano ha ribadito l’obiettivo di ridurre il deficit al di sotto

della soglia del 3 per cento del PIL nel 2012; ha confermato l’impegno al

raggiungimento del pareggio di bilancio su un orizzonte temporale più esteso;

ha anticipato la definizione delle misure correttive per il biennio 2011-12.

Secondo le valutazioni ufficiali, gli interventi recentemente approvati dal

Consiglio dei Ministri determinano una riduzione del disavanzo tendenziale

pari a 24,9 miliardi nel 2012; riguardano le principali voci di spesa, si concentrano

sui costi di funzionamento delle amministrazioni. La manovra mira a

portare la crescita della spesa primaria corrente al di sotto dell’1 per cento

annuo nel biennio 2011-12, determinando una riduzione della sua incidenza

sul PIL di oltre due punti. Negli ultimi dieci anni la spesa è cresciuta in media

del 4,6 per cento l’anno, aumentando di quasi 6 punti in rapporto al PIL.

Quindi è necessario un attento scrutinio degli effetti della manovra per garantire

il conseguimento degli obiettivi.

La struttura finanziaria dell’Italia presenta molti punti di forza. La

ricchezza accumulata dalle famiglie è pari, al netto dei debiti, a quasi 2 volte

il PIL nella sola componente finanziaria, a circa 5 volte e mezzo includendo

le proprietà immobiliari, livelli fra i più alti nell’area dell’euro. Sempre in

rapporto al PIL, i debiti delle famiglie sono fra i più bassi dell’area, quelli

delle imprese sono inferiori alla media. Il debito netto verso l’estero dell’intera

economia può essere stimato al 15 per cento del PIL, fra i valori più bassi

nell’area, escludendo la Germania che ha una forte posizione creditoria.

Il rapporto tra debito pubblico e PIL era diminuito di 18 punti percentuali

tra il 1994 e il 2007. In questo biennio di recessione è aumentato di 12

punti, al 115,8 per cento. Nelle nuove condizioni di mercato era inevitabile

agire, anche se le restrizioni di bilancio incidono sulle prospettive di ripresa a

breve dell’economia italiana.

BANCA D’ITALIA Considerazioni finali 11 2009

Competitività e crescita

Nell’Unione monetaria stagnazione, disoccupazione e, alla lunga, tensioni

nel bilancio pubblico sono l’inevitabile conseguenza della perdita di competitività.

La correzione dei conti pubblici va accompagnata con il rilancio della

crescita.

Nei dieci anni precedenti la crisi, la produttività di un’ora lavorata è salita

del 3 per cento in Italia, del 14 nell’area dell’euro. Negli stessi anni l’economia

italiana è cresciuta del 15 per cento, contro il 25 dei paesi dell’area. Il tasso di

occupazione degli italiani resta basso, 57 per cento nel 2009, 7 punti meno

che nell’area; il divario è più ampio per i giovani e raggiunge 12 punti per le

donne.

In molte altre occasioni abbiamo affrontato il tema delle riforme strutturali.

La crisi le rende più urgenti: la caduta del prodotto accresce l’onere

per il finanziamento dell’amministrazione pubblica; i costi dell’evasione

fiscale e della corruzione divengono ancora più insopportabili; la stagnazione

distrugge capitale umano, soprattutto tra i giovani.

La gestione del turnover nel pubblico impiego e i tagli alle spese discrezionali

dei ministeri recentemente decisi dal Governo devono fornire l’occasione

per ripensare il perimetro e l’articolazione delle amministrazioni, per razionalizzare

l’allocazione delle risorse, riducendo sprechi e duplicazioni tra enti

e livelli di governo. Occorre un disegno esteso all’intero comparto pubblico,

che accompagni le iniziative già avviate per aumentare la produttività della

pubblica amministrazione attraverso la valutazione dell’operato dei dirigenti

e dei risultati delle strutture.

Il federalismo fiscale deve aumentare l’efficienza nell’uso delle risorse.

Solo un vincolo di bilancio forte, accompagnato dalla necessaria autonomia

impositiva, può rendere trasparente il costo fiscale di ogni decisione e responsabilizzare

i centri di spesa. La definizione dei costi e dei fabbisogni standard

a cui saranno commisurati, con la necessaria componente di solidarietà, i

trasferimenti statali dovrà fare riferimento alle migliori pratiche; ciascun ente

dovrà mantenere il proprio bilancio in pareggio, al netto degli investimenti,

come previsto dall’articolo 119 della Costituzione; l’ammontare complessivo

della spesa locale per investimenti andrà fissato per un periodo pluriennale,

in coerenza con gli obiettivi di indebitamento netto delle Amministrazioni

pubbliche. Proseguendo lungo le linee tracciate per le regioni con disavanzi

sanitari, è opportuno rafforzare il sistema di vincoli e disincentivi per gli enti

che non rispettano le regole.

Considerazioni finali BANCA D’ITALIA

2009 12

Ma le regole di bilancio non bastano a garantire l’uso efficiente delle

risorse. Occorrono informazioni chiare e confrontabili sulla qualità dei servizi

erogati dai diversi enti, che consentano alle singole amministrazioni di individuare

i punti di debolezza del proprio sistema, ai cittadini di valutare l’azione

degli amministratori, allo Stato di applicare meccanismi sanzionatori, incluso

il potere di sostituirsi nella gestione agli enti che non garantiscano i livelli

essenziali delle prestazioni. Costi e risultati variano ampiamente tra enti che

prestano gli stessi servizi; indicano cospicui margini di miglioramento. Ma

oggi iniziamo ad avere i dati per valutare e intervenire concretamente.

Numerose iniziative vanno in questa direzione. Il Ministero della Salute ha

elaborato un gruppo sperimentale di indicatori di qualità, efficienza e appropriatezza

del servizio definiti a livello regionale e di singolo ospedale o azienda

sanitaria. Il Ministero dell’Istruzione ha inserito nelle valutazioni degli studenti

prove standardizzate che accrescono la comparabilità degli scrutini e il loro

valore per la verifica dell’efficacia dell’insegnamento. Il Consiglio superiore

della magistratura ha individuato una metodologia per la definizione di classi

omogenee di carico di lavoro dei magistrati, volta a valutarne la produttività.

L’evasione fiscale è un freno alla crescita perché richiede tasse più elevate

per chi le paga; riduce le risorse per le politiche sociali, ostacola gli interventi

a favore dei cittadini con redditi modesti. Il cuneo fiscale sul lavoro è di circa

5 punti superiore alla media degli altri paesi dell’area dell’euro, il prelievo

sui redditi da lavoro più bassi e quello sulle imprese, includendo l’Irap, sono

più elevati di 6 punti. Secondo stime dell’Istat, il valore aggiunto sommerso

ammonta al 16 per cento del PIL. Confrontando i dati della contabilità nazionale

con le dichiarazioni dei contribuenti, si può valutare che tra il 2005 e il

2008 il 30 per cento della base imponibile dell’IVA sia stato evaso: in termini

di gettito, sono oltre 30 miliardi l’anno, 2 punti di PIL.

Il Governo ha introdotto misure di contrasto all’evasione fiscale. L’obiettivo

immediato è il contenimento del disavanzo, ma in una prospettiva di

medio termine la riduzione dell’evasione deve essere una leva di sviluppo,

deve consentire quella delle aliquote; il nesso fra le due azioni va reso visibile

ai contribuenti.

Relazioni corruttive tra soggetti privati e amministrazioni pubbliche, in

alcuni casi favorite dalla criminalità organizzata, sono diffuse. Le periodiche

graduatorie internazionali collocano l’Italia in una posizione sempre più arretrata.

Studi empirici mostrano che la corruzione frena lo sviluppo economico.

Stretta è la connessione tra la densità della criminalità organizzata e il livello

di sviluppo: nelle tre regioni del Mezzogiorno in cui si concentra il 75 per

BANCA D’ITALIA Considerazioni finali 13 2009

cento del crimine organizzato il valore aggiunto pro capite del settore privato

è pari al 45 per cento di quello del Centro Nord.

L’azione di prevenzione e contrasto al riciclaggio prosegue. L’Unità di

informazione finanziaria e la Vigilanza hanno intensificato la cooperazione

con l’Autorità giudiziaria e le forze dell’ordine, soprattutto nei casi in cui più

forte è la connessione con indagini penali.

La crisi ha acuito il disagio dei giovani nel mercato del lavoro. Nella

fascia di età tra 20 e 34 anni la disoccupazione ha raggiunto il 13 per cento

nella media del 2009. La riduzione rispetto al 2008 della quota di occupati

fra i giovani è stata quasi sette volte quella osservata fra i più anziani.

Hanno pesato sia la maggiore diffusione fra i giovani dei contratti di lavoro a

termine sia la contrazione delle nuove assunzioni, del 20 per cento. Da tempo

vanno ampliandosi in Italia le differenze di condizione lavorativa tra le nuove

generazioni e quelle che le hanno precedute, a sfavore delle prime. I salari di

ingresso in termini reali ristagnano da quindici anni.

Una ripresa lenta accresce la probabilità di una disoccupazione persistente.

Questa condizione, specie se vissuta nelle fasi iniziali della carriera lavorativa,

tende ad associarsi a retribuzioni successive permanentemente più basse.

La riforma del mercato del lavoro va completata, superando le segmentazioni

e stimolando la partecipazione.

I giovani non possono da soli far fronte agli oneri crescenti di una popolazione

che invecchia. Né sarà sufficiente l’apporto dei lavoratori stranieri.

Solo 36 italiani su 100 di età compresa tra 55 e 64 anni sono occupati, contro

46 nella media europea, 56 in Germania.

Nell’ultimo trentennio, a fronte di un aumento della speranza di vita dei

sessantenni italiani di oltre cinque anni, si stima che l’età media effettiva di pensionamento

nel settore privato sia salita di circa due anni, attorno a 61. Occorre

prolungare la vita lavorativa, anche per garantire un tenore di vita adeguato agli

anziani di domani. I paesi europei ad alto tasso di occupazione nella fascia 55-64

anni sono anche quelli con la maggiore occupazione giovanile.

Nel 2009 il Governo ha compiuto un passo importante collegando in via

automatica, dal 2015, l’età minima di pensionamento alla variazione della

speranza di vita; il regolamento in via di definizione dà concreta attuazione

al provvedimento. Nella stessa direzione muovono gli interventi sulle cosiddette

finestre e sulla normativa per le donne nel pubblico impiego. L’INPS ha

avviato iniziative per meglio informare i lavoratori circa la propria ricchezza

Considerazioni finali BANCA D’ITALIA

2009 14

previdenziale. Il processo di riforma del sistema pensionistico potrà essere

completato con misure volte a uniformare gradualmente le età di pensionamento

dei diversi gruppi di lavoratori, rendere più tempestivi gli aggiustamenti

dei coefficienti del regime contributivo, offrire maggiore flessibilità nel

pensionamento.

Banche, vigilanza

Il credito alle imprese era sceso del 3,7 per cento a dicembre 2009 rispetto

a settembre, in ragione d’anno. La contrazione si è fatta meno intensa dall’inizio

di quest’anno: nei tre mesi terminanti in aprile è stata pari all’1,0 per cento. La

flessione è più forte nelle regioni del Nord, in cui più intensa è l’attività industriale;

i prestiti alle imprese del Mezzogiorno sono tornati a crescere. Il credito

alle famiglie continua a espandersi, sebbene a ritmi moderati.

Nello scorso anno la dinamica del credito ha riflesso prevalentemente la

debolezza della domanda di finanziamenti, ma vi hanno contribuito tensioni

dal lato dell’offerta. Secondo la Bank Lending Survey dell’Eurosistema, esse si

sono via via attenuate dalla metà del 2009. Abbiamo recentemente articolato

l’indagine a livello regionale, ampliandone il campione; ne risultano condizioni

di offerta in miglioramento nella prima parte di quest’anno nel Nord

Ovest e nel Mezzogiorno.

In Italia, come negli altri paesi, la recessione peggiora la qualità dei prestiti

bancari. Nel 2009 le perdite su crediti dei nostri cinque maggiori gruppi

bancari hanno assorbito quasi il 70 per cento del risultato di gestione; gli utili

si sono ridotti di oltre un quinto. La tendenza, pur attenuata nei primi mesi

di quest’anno, prosegue e coinvolge anche gli intermediari più piccoli, meno

colpiti nelle fasi iniziali della crisi.

Con l’insorgere della crisi greca le forti tensioni di liquidità sul mercato

interbancario, rientrate lo scorso anno, sono tornate. L’operatività è concentrata

sul brevissimo termine; alta è la quota di scambi garantiti; si preferisce

negoziare con controparti nazionali; frequente è il ricorso a contrattazioni

bilaterali. Le banche devono essere preparate ad affrontare periodi anche

prolungati e ricorrenti di anomalia sui mercati.

In un contesto di accresciuto ricorso ai mercati da parte di una pluralità

di emittenti, pubblici e privati, il 2011 vede addensarsi scadenze di obbligazioni

bancarie per importi significativi: le banche devono continuare a consolidare

le fonti di provvista, anche intensificando il ricorso a strumenti garantiti

(covered bonds).

BANCA D’ITALIA Considerazioni finali 15 2009

I progressi compiuti nel 2009 dalle banche italiane nel rafforzare il patrimonio,

pur in un anno di profitti ridotti, sono stati incoraggianti; vi hanno

contribuito emissioni sul mercato, dismissioni di attività, dividendi moderati,

ricapitalizzazioni pubbliche. A marzo di quest’anno il core tier 1 ratio dei primi

cinque gruppi bancari aveva raggiunto il 7,6 per cento, dal 5,8 di fine 2008.

Le nostre analisi di stress mostrano che, anche con ipotesi sfavorevoli in

linea con quelle adottate negli esercizi condotti a livello internazionale, quali

una crescita del PIL nel 2010-11 di 3 punti inferiore alle stime correnti, in

Italia il rispetto dei requisiti minimi regolamentari, la stabilità finanziaria non

sarebbero in discussione.

Ma, a causa della perdurante volatilità sui mercati e dell’incertezza sulle

prospettive macroeconomiche, il rafforzamento patrimoniale deve continuare.

Occorre anche prepararsi ai nuovi standard internazionali. È ancora

in corso l’analisi per valutare gli effetti complessivi che le nuove regole sul

capitale e sulla liquidità avranno sulle banche italiane. I parametri sono da

definire; l’applicazione delle specifiche previsioni regolamentari avverrà con

flessibilità e nei tempi necessari a consentire un adeguamento graduale, senza

strappi. Gli strumenti di capitale già emessi secondo le regole vigenti resteranno

computabili per un lungo periodo (grandfathering).

La Vigilanza italiana si distingue per alcune importanti caratteristiche.

Non si limita a stabilire principi prudenziali generali lasciandone l’interpretazione

al mercato. Non si limita a verificare il rispetto delle regole; valuta

strategie e gestione degli intermediari; senza sostituirsi alle scelte imprenditoriali,

verifica che governance, organizzazione, processi operativi e sistemi di

controllo siano coerenti con i rischi.

Ai controlli a distanza si affianca una intensa attività ispettiva. Nel 2009

sono state fatte più di 200 ispezioni su banche e altri intermediari. Sono

aumentate in misura consistente le verifiche mirate. Presso i principali gruppi

bancari la presenza degli ispettori è continua; si estende alle componenti

estere, in collaborazione con le altre autorità europee.

Questo sistema di controlli, insieme a un ordinamento particolarmente

prudente, è stato essenziale nel preservare la stabilità delle banche nella crisi.

Il ruolo delle Fondazioni come azionisti delle banche non può che essere

quello stabilito dalla legge: investitori il cui unico obiettivo sta nel valore

Considerazioni finali BANCA D’ITALIA

2009 16

economico dell’investimento. Saranno le Fondazioni, nella loro autonomia,

le prime a tutelare l’indipendenza del management.

Le grandi banche si giudicano anche da come organizzano l’attività sul

territorio: mantenere, valorizzare il rapporto con l’economia locale significa

utilizzare nella valutazione del cliente conoscenze accumulate nel corso di

anni, ben più accurate di quelle desumibili da modelli quantitativi; significa

saper discernere l’impresa meritevole anche quando i dati non sono a suo

favore; significa saper fare il banchiere. La risposta delle grandi banche alle

esigenze locali, coerente con la sana e prudente gestione, deve conciliarsi con

strategie e visioni globali.

Il vaglio accurato da parte della Vigilanza dei requisiti degli esponenti di

banche o altri intermediari vigilati è un fondamentale strumento di controllo,

garanzia di stabilità. Lo è anche la possibilità di rimuovere i responsabili di

gestioni scorrette o altamente rischiose prima che la situazione sia gravemente

deteriorata e si debbano perciò attivare provvedimenti di rigore. Un’estensione

dei poteri della Vigilanza in questa direzione è opportuna. Le autorità

di controllo di importanti paesi dispongono già di questi poteri. Il Comitato

europeo dei supervisori bancari la suggerisce; la Commissione ne sta valutando

l’adozione a livello comunitario.

La tutela dei clienti degli intermediari è ormai diventata a pieno titolo

una finalità della Vigilanza. Seguiamo attentamente l’attuazione delle nostre

disposizioni sulla trasparenza dei servizi bancari e finanziari e sulla correttezza

nei rapporti fra intermediari e clienti.

L’Arbitro Bancario Finanziario, operativo dallo scorso ottobre, è un organismo

indipendente che offre al cliente una rapida risposta nelle controversie

con la sua banca. Le 560 decisioni finora prese, sui costi dei conti correnti e

del credito al consumo, sulla portabilità dei mutui, su irregolarità nelle carte

di pagamento, hanno visto il prevalere del cliente nella maggioranza dei casi.

* * *

La crisi ci ha ricordato in forma brutale l’importanza dell’azione comune,

della condivisione di obiettivi, politiche, sacrifici. È una lezione che vale per

il mondo, per l’Europa, per l’Italia.

BANCA D’ITALIA Considerazioni finali 17 2009

La riforma delle regole per la finanza trascende i confini nazionali,

richiede un consenso fra numerose giurisdizioni. Ma non c’è alternativa: una

industria dei servizi finanziari integrata globalmente richiede una regolamentazione

che, almeno nei suoi principi fondamentali, sia universale. La dura

esperienza di questi anni non va dimenticata: rischi eccessivi impongono alla

collettività prezzi altissimi. Rafforzare le difese del sistema è indispensabile,

nei singoli paesi e a livello internazionale. Fare banca sarà meno redditizio ma

anche meno rischioso. Tutti ne avranno beneficio. Sono certo che il progetto

politico avviato dal G20 avrà successo.

L’area dell’euro è nel suo complesso più solida di altre aree valutarie:

il suo bilancio pubblico, i suoi conti con l’estero sono più equilibrati. Ma

l’attacco che la colpisce oggi non guarda al suo insieme; sfruttando l’opportunità

offerta dall’incompiutezza del progetto, si dirige verso i suoi membri

più deboli. Non c’è che una risposta: l’euro vive con tutti i suoi membri,

grandi e piccoli, forti e deboli. Se è stato illusorio pensare che la moneta da

sola potesse “fare” l’Europa, oggi l’unica via è quella di rafforzare la costruzione

europea nella politica, con un governo dell’Unione più attivo, nella

disciplina dei bilanci pubblici e nel progresso delle riforme strutturali, con

un nuovo patto di stabilità e crescita al tempo stesso più vincolante e più

esteso.

Due anni fa dedicai parte sostanziale di queste mie considerazioni a una

riflessione sul divario persistente fra Nord e Sud del Paese. È con quella ricerca

che, di fatto, la Banca ha iniziato le celebrazioni per i 150 anni dell’Unità

d’Italia. È nostra convinzione che l’Unità si celebri progettandone il rafforzamento,

garantendone la vitalità e l’adesione ai tempi nuovi. Non è la prima

volta che l’Italia si trova di fronte a un’ardua sfida collettiva. Nei quasi 150

anni della sua vita unitaria ne sono state affrontate, e vinte, diverse. Mi si

permettano due esempi.

La più grande sfida sul piano delle riforme strutturali fu affrontata quando

l’Italia appena unita entrò nel consesso europeo con il 75 per cento di analfabeti,

contro il 30 del Regno Unito e il 10 della Svezia. Governanti, amministratori,

maestri, Nord e Sud, combatterono insieme la battaglia dell’alfabetizzazione.

Alla fine ci portammo ai livelli europei. Fu questo uno dei fattori

alla base del miracolo economico dell’ultimo dopoguerra.

Nel 1992 affrontammo una crisi di bilancio ben più seria di quella che

hanno oggi davanti alcuni paesi europei. Il Governo dell’epoca presentò un

piano di rientro che, condiviso dal Paese, fu creduto dai mercati, senza alcun

aiuto da istituzioni internazionali o da altri paesi. Fu una lotta lunga: in

regime di cambi flessibili, dopo tre anni gli spread superavano ancora i 650

Considerazioni finali BANCA D’ITALIA

2009 18

punti base; ma fu vinta, perché i governi che seguirono mantennero la disciplina

di bilancio: la stabilità era entrata nella cultura del Paese.

Anche la sfida di oggi, coniugare la disciplina di bilancio con il ritorno

alla crescita, si combatte facendo appello agli stessi valori che ci hanno

permesso insieme di vincere le sfide del passato: capacità di fare, equità; desiderio

di sapere, solidarietà. Consapevoli delle debolezze da superare, delle

forze, ragguardevoli, che abbiamo, affrontiamola.