Visualizzazione post con etichetta Eventi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Eventi. Mostra tutti i post

martedì 5 luglio 2011

PdL: Il discorso di Angelino Alfano



CONSIGLIO NAZIONALE: Il discorso di Angelino Alfano





L’intervento del segretario politico del Pdl Angelino Alfano al Consiglio nazionale del 1°luglio 2011.






Cari Consiglieri Nazionali, Cari Amici,

Io non credo che sia un atto di debolezza confessare in pubblico un’emozione, e per questo vi dico che sono molto molto molto emozionato.

Presidente, questa mattina mio papà mi ha portato il fac-simile, il santino della mia prima campagna elettorale, quella al consiglio provinciale di Agrigento del 1994. Era la primavera bellissima del 1994 ed io ero un ragazzo di 23 anni che aveva appena finito gli studi a Milano, che si era ritrasferito, per amore di quella terra, in Sicilia. Vidi in televisione un imprenditore che aveva passione per la libertà, che aveva il sole in tasca, che aveva tanta voglia di cambiare il Paese. Sentii una musica straordinaria, un jingle straordinario, che emozionò milioni di italiani e, vedendo quell’uomo, sentendo quella musica, sentendo quel programma, decisi unilateralmente, perché non lo concordai con il Presidente Berlusconi perché Lui era alla televisione ed io lo guardavo dall’altra parte della televisione, decisi di aderire a Forza Italia.


A 23 anni, Presidente, credevo, vedendo Lei, vedendo quello splendido annuncio di quella sera di gennaio del 1994, credevo nel bipolarismo, credevo nella democrazia della trasparenza, credevo nel fatto che, a differenza di quanto era accaduto in passato, dovesse dirsi in anticipo chi governa e con quale alleanza. Credevo che fosse necessaria una grande riforma dello Stato, credevo che il principio fondante delle nuove libertà del nostro tempo fosse la libertà dall’oppressione fiscale. Credevo che l’Italia avesse bisogno di un vero Stato e di più società e che la forza del nostro Paese fosse nel grande cuore degli Italiani, in quei milioni di volontari che ogni giorno senza una retribuzione per puro amore si dedicano agli altri, alle finalità altruistiche. Credevo, in quel 1994 Presidente, credevo nel suo progetto, nel progetto di un idea di società nella quale chi ha talento, chi ha merito deve farsi avanti. E credevo anche che, però, una società complessa come l’Italia, avesse il dovere di difendere, di proteggere, di aiutare chi non c’è l’aveva fatta a farsi avanti ed era rimasto indietro. Credevo, nel 1994 Presidente, che il sud potesse avere un destino, che non fosse il destino ne del piagnisteo ne del venire a Roma col cappello in mano, ma fosse il destino di una generazione che doveva riscattarsi da sola, dicendo da sola e dal sud no alla mafia, no alla camorra, no alla ndrangheta, e credevo che il Nord e il Sud dovessero stare insieme sapendo che l’Italia non sarebbe grande come è se non ci fosse il nord produttivo che cresce quanto la Baviera e che porta avanti il nostro destino, e che queste due grandi aree del nostro Paese potessero stare insieme attraverso un grande partito nazionale.


Credevo, Presidente, che vi fosse un solo occidente non due occidenti, credevo che l’unico occidente che non distingue l’occidente Americano dall’occidente Europeo fosse quell’unico grande occidente in cui le libertà e le democrazie moderne si fondano sulla centralità della persona umana. Credevo che a quel partito con quel leader che mi parlava alla televisione, competesse un grande compito, quello di contribuire a fare un’Europa più grande, più bella, più forte, un’Europa nella quale si sentisse meno il peso dei burocrati e più il soffio vitale del Popolo Europeo che si esprime attraverso i diritti e i doveri dei cittadini europei. Credevo che i nostri migliori compagni di viaggio fossero degli uomini coraggiosi e generosi che avevano abbandonato tutto ciò che avevano alle spalle per costruire una destra democratica e moderna e che i nostri migliori compagni di viaggio fossero quelli che avevano fondato Alleanza Nazionale e che insieme a noi stavano governando di già i Comuni e le Provincie d’Italia ed il Governo Italiano grazie ad un vice presidente del Consiglio che già nel giugno del 94, in quel giugno in cui mi candidai la prima volta era al suo fianco e si chiamava Pinuccio Tatarella.

Non credo che ciascuno di noi possa neanche lontanamente immaginare di costruire il futuro se non ricorda da dove ha cominciato ed ecco perché ho voluto dirvi da dove ho cominciato. E di quanto sia stata bella questa strada. oggi però sono su questo podio e lo sono nella consapevolezza che altri più bravi e meritevoli di me che più forse hanno contribuito alla costruzione di questi 17 anni, avrebbero meritato di starci al posto mio. Io lo so, e so che per questo io ho il dovere dirvi che se qualcuno 17 anni fa, Presidente, mi avesse chiesto tu pensi di arrivare fino a quel podio? Io avrei detto non credo proprio, e che oggi a questo podio sono arrivato io devo un grazie a tutti Voi ed una risposta. La risposta è credevo a tutte quelle cose, oggi ci credo ancora? Credevo al bipolarismo, nella riforma dello Stato, nella libertà dell’oppressione fiscale, nell’unico grande occidente, in un leader con il sole in tasca, coraggioso capitano di impresa e di ventura, credevo che l’Italia potesse essere cambiata e il cuore degli Italiani non batte a sinistra, se la domanda è ci credi ancora è mio piacere e dovere dirvi che io ci credo ancora, ci credo con tutto me stesso, ci credo con tutta la forza di cui dispongo e credo che noi dobbiamo dare una risposta,
Presidente, ad un’altra domanda. Lei ha parlato di un nuovo inizio e lo ha fatto con il suo stile, lanciando il cuore oltre l’ostacolo e il nuovo inizio che cosa riguarda? riguarda questa bandiera questo simbolo, riguarda quello che siamo stati e quello che saremo ecco perché prima di dare una risposta a che tipo di partito vorrei che noi fossimo, intendo ringraziare di cuore i tre coordinatori , Denis Verdini, Sandro Bondi e Ignazio La Russa perché lo dico con estrema franchezza, io conosco le regole della politica perché come dimostra il mio fac-simile il mio santino ormai milito nelle istituzioni da qualche anno, se loro avessero resistito se loro si fossero impuntati, se loro non avessero manifestato il livello un consapevolezza di generosità nei confronti del presidente Berlusconi e, per quel poco che io rappresento, anche nei miei confronti, forse noi oggi non saremmo qui a dire che nel nostro partito ha un segretario politico nazionale.

E poi vorrei ringraziare altri due uomini che hanno contribuito negli anni in cui io ho attraversato questo periodo, alla crescita dei due grandi partiti che sono stati i due affluenti del grande fiume delle Libertà, che li hanno guidati in questi anni, e sono stati Claudio Scajola e Altero Matteoli.


E se voi mi chiedete che partito vorresti, cioè che partito vorresti che oggi avesse il nuovo inizio, io vi direi un partito che ci sia tra 17 anni o tra 20 anni, come è capitato a noi, ed un partito, Presidente, in cui un giovane, un ragazzino, che oggi fa il consigliere provinciale di periferia, o un giovanotto che è tra i cento e oltre delegati giovani che sono qui presenti, in un tempo magari non troppo lontano, possa diventare il nostro segretario perché il partito gli ha dato la possibilità di diventarlo, dando lo spazio a chi ha merito! Questo è il partito che io vorrei che fosse.





E se poi Presidente, un altro di quelli che lei che dice, sempre i nostri avversari, quelli, anzi no, voglio togliere subito questo sassolino dalla scarpa, visto che lo tengo da un mese, quelli che ritengono che il Consiglio nazionale non sia un organo legittimato e legittimante nessuna elezione, quelli che non sanno che quì sono presenti, qui ora in questo momento, 400 parlamentari della Repubblica, centinaia di Consiglieri regionali eletti nei loro territori con le preferenze, quelli che non sanno che qui sono presenti i Sindaci delle città capoluogo governate dal PDL, i Presidenti di provincia, che qui sono presenti i Capigruppo in Consiglio Provinciale, i capigruppo in Comune e grande città eletti col PDL, quelli che vengono dal territorio, quelli che hanno i voti, sono qui presenti oggi.





Ai nostri avversari che non sanno o che fanno finta di non sapere che qui sono rappresentati milioni di storie di cittadini che hanno votato per noi, che qui sono rappresentati i nostri elettori, Presidente, che qui sono rappresentati coloro i quali ci credono, da Bolzano ad Agrigento, dall’estremo nord dove davvero c’è il confine con l’Europa all’estremo sud dove comincia il confine con l’Africa, perché l’Italia ricordiamocelo sempre, è anche questo. Ha due confini ed è uno dei pochi Paesi che ha i confini con due continenti.

Qui ci sono quelli della sponda sud e del confine nord dell’Italia.

A questo nostro popolo, Presidente, noi dobbiamo dare una certezza: noi continueremo ad esserci.





E sapete perché? Non perché ci siamo o ci saremo noi, ma perché ci sono i nostri valori e questi nostri valori non li abbiamo inventati noi, perché noi non siamo un partito antico-vecchio, un partito che intende organizzare la società. No! Noi intendiamo continuare a raccogliere il soffio vitale che viene dalla società e tradurlo in azione di Governo.

Perché noi chi siamo? Noi siamo quelli; Presidenti, che hanno alcuni valori: la vita, da noi ci sono laici e ci sono cattolici, ma tutti pensano che la vita qualcuno la da e qualcuno la toglie, e quel qualcuno non è il Parlamento!

Da noi ci sono laici e ci sono cattolici, ci sono uomini coniugati e uomini separati. Ma tutti credono che il nucleo essenziale della società sia la famiglia composta da un uomo, da una donna che fanno figli e che facendo figli alimentano il destino di una comunità

E qui ci sono, Presidente, quelli che in Italia, anche nell’ultimo paese di periferia, rappresentano l’idea che la persona viene prima dello Stato, e che lo Stato non da i diritti alla persona: li riconosce.





E noi siamo quelli che credono nella libertà di educazione, nella libertà di un papà e di una mamma di scegliere il modello educativo per i figli, attraverso una libertà di scelta in cui mai viene messo in dubbio il significato della scuola pubblica, ma in cui papà e mamma hanno la libertà di scegliere il modello educativo per i figli.

Ci siamo qui quelli che credono che la più grande delle oppressioni statali può essere quella fiscale, e che l’oppressione fiscale ha però anche una sua dinamica selettiva, cioè una quota di fisco libero, ed è l’otto per mille, attraverso il quale lo Stato dice al cittadino: decidi tu a quale ambito devolvere un pezzo dell’imposizione statale. Questo grande spazio di libertà noi continueremo a coltivarlo perché ci crediamo fino in fondo.





E poi noi crediamo, Presidente, aldilà delle formule “libertà di mercato” o “economia sociale di mercato”, noi crediamo in una cosa, che la società faccia spesso, più e meglio dello Stato ,alcuni mestieri che è meglio che lo Stato non faccia. E che questo principio si chiama sussidiarietà. E che la sussidiarietà è il modo più moderno di declinare il principio di libertà. E che noi siamo il partito della sussidiarietà. Ecco, questo noi siamo e questi sono i nostri valori.

Ecco perché io dico che noi siamo questo, Presidente, perché nessuno è riuscito a smentire che noi siamo tutto ciò in questi 17 anni della nostra storia. Non abbiamo mai votato una Legge incoerente col principio della vita, col valore della vita, della famiglia. Non abbiamo mai votato una Legge che fosse contro la sussidiarietà, non abbiamo mai votato una Legge che accentuasse l’oppressione fiscale, non abbiamo mai votato una Legge che andasse in una direzione contraria ai rapporti con quell’unico occidente.

Noi siamo, dobbiamo rendercene conto, un Governo che ha ottenuto in questi tre anni grandi risultati. E non è una pura elencazione di risultati.







Dire, Presidente, che noi abbiamo tenuto i conti in ordine, o dire che noi abbiamo fatto tutto ciò che gli altri avevano detto di voler fare e non avevano mai fatto, cioè abbiamo fatto le leggi dei sequestri contro la criminalità organizzata. Dire che abbiamo fatto la riforma della scuola, la riforma della giustizia civile, abbiamo innovato la pubblica amministrazione, abbiamo reso grande il nostro Paese rispettando gli impegni internazionali e abbiamo salvato centinaia di migliaia di posti di lavoro attraverso i cosiddetti ammortizzatori sociali e facendo si che fossero evitate grandi crisi aziendali.

Lo abbiamo fatto con il lavoro dei nostri parlamentari, che io ringrazio qui di cuore per il sostegno leale dato al Governo e per tutto quello che hanno fatto in questi anni.

E lo abbiamo fatto, mi sia permesso senza piaggeria, al Senato, anche grazie alla guida di un Presidente, che meno male che l’avevamo, e cioè Renato Schifani, la cui presenza qua mi fa tanto piacere perché la leggo anche come un atto di affetto personale.

Cioè Presidente, noi che cosa abbiamo fatto?! Siamo stati riformatori in tempo di crisi, siamo riusciti ad essere riformatori in un tempo di crisi. Abbiamo chiesto agli italiani sacrifici sostenibili per non fare pagare domani ai loro figli, ai nostri figli, il costo salatissimo di un Paese al disastro.





Abbiamo chiesto agli italiani un sacrificio sostenibile perchè poi i loro figli non pagassero un conto più salato: l’abbiamo fatto per i loro figli, non l’abbiamo fatto per noi. Noi abbiamo voluto dare l’esempio con i costi della politica tagliando prima che i condomini dei palazzi delle periferie e chi vive là dentro, i costi di chi vive là dentro, tagliando i condomini della politica. Non lo abbiamo fatto per la cifra economica del risparmio, lo abbiamo fatto per la cifra etica rappresentata dal fatto di cominciare da noi stessi.



Abbiamo fatto tutto, Presidente? La domanda è, diciamolo con serietà agli italiani: abbiamo fatto tutto? Abbiamo fatto esattamente tutto quello che avremmo voluto fare? No. Abbiamo fatto tutto il possibile. Abbiamo fatto esattamente tutto ciò che la crisi ci ha consentito di fare.







Questa è la verità.

Noi non abbiamo fatto tutto ciò che avremmo voluto fare: abbiamo fatto tutto ciò che era possibile fare.

Perchè siamo nel tempo delle formiche e non delle cicale. E allora dobbiamo chiederci che cosa sia governare in tempo di crisi. Ne parlavo l’altro giorno col Presidente quando lui diceva in Parlamento tutti i governi occidentali hanno perso. Hanno perso perchè la crisi ha fatto sì che un’alternanza destra/sinistra, ma vi fosse un pendolo battente sempre contro i governi in carica. Perchè il popolo con chi deve prendersela se le cose non vanno bene? Con il governo in carica.

Però noi dobbiamo essere consapevoli di cosa è la leadership in un tempo di crisi e cosa significhi governare in un tempo di crisi.







Io ci ho riflettuto e penso che innanzitutto significa dare la tranquilla certezza che il Paese è in mani sicure. La tranquilla certezza significa che noi proteggeremo con tutte le nostre forze il tenore di vita degli italiani, il loro benessere, il benessere che hanno saputo conquistarsi con i sacrifici di una vita.

E poi non dobbiamo occuparci solo di difendere e proteggere il tenore di vita degli italiani che è sotto attacco di una crisi che non è dipesa da noi: dobbiamo dare una chance anche ai loro figli, dobbiamo dare una chance ai più giovani che quel benessere vogliono conquistarselo.

Ecco perchè noi dobbiamo promuovere sempre più, anzi dobbiamo diventare sempre più il partito del merito e del talento. Perchè senza merito e senza talento non vincono i migliori, non vincono i migliori.



E abbiamo chiarissimo il problema del precariato e proprio per questo ringraziamo chi al Governo, a cominciare dal ministro Sacconi, si è battuto in questo senso. E proprio perchè lo abbiamo chiaro diciamo che noi sulla capacità lavorativa di questi ragazzi investiamo fino in fondo.







Poi c’è un altro aspetto che il Presidente Berlusconi aveva messo, a proposito di governare in tempo di crisi, al centro della nostra agenda politica e dobbiamo rimetterlo al centro, presidente, grazie al contributo delle Regioni.

Parto da lontano e poi ci arrivo. Il precariato che cosa produce? Il precariato produce anche difficoltà di accesso al credito. E ciò cosa produce? Produce il fatto che non si possa avere la casa, perchè va in banca e il precario non ha diritto al mutuo. E quando non hai la casa non ti sposi e se non ti sposi non fai figli, ti sposi tardi e ne fai o zero o uno. E cala la demografia del nostro Paese. Ecco perchè noi in una futura agenda di Governo che è quella del prossimo biennio, Presidente, dobbiamo rimettere al centro quel tema della casa che è il motore anche delle politiche demografiche, delle politiche familiari per la tradizione e la storia del nostro Paese.







Significa, governare la crisi, creare una società più giusta. E questo si fa anche attraverso la lotta all’evasione fiscale. Diciamolo. E lo dobbiamo dire veramente. La lotta all’evasione fiscale, fatta senza angherie ma rispettando la legge, è un pilastro per la costruzione di una società più giusta, per fare sì che ciascuno paghi il giusto ed evitare che i furbetti non paghino il proprio facendo pagare il conto alle persone oneste. E anche questo significa tagliare gli sprechi.







E siamo però tutti consapevoli che queste sono risposte locali a problemi globali, perchè la crisi è globale. E che noi spesso con le politiche economiche del nostro governo ci siamo trovati con l’estintore a Roma, a spegnere un incendio che era stato appiccato dall’altra parte dell’oceano, dall’altro capo del mondo. E con l’estintore di roma da Roma non riesci a spegnere un incendio appiccato dall’altra parte del mondo.







Domanda, altra domanda: siete convinti che in questo tempo di crisi e illustrati questi risultati del nostro governo in questi tre anni, la sinistra avrebbe potuto fare meglio di noi? Cioè, questa sinistra avrebbe potuto fare meglio di noi? Allora dobbiamo ricordarlo tutti, perchè altrimenti entriamo nella trappola psicologica dei nostri avversari: gli ultimi sedici anni del nostro Paese sono stati governati otto anni dal centrodestra e otto anni dal centrosinistra. Metà l’uno. Il nuovo contatore comincia a decorrere a partire da questo giugno. Otto anni l’uno. Poi non è colpa nostra, se loro hanno avuto in questi anni di governo o di opposizione Occhetto, Prodi, D’Alema, D’Alema bis, Giuliano Amato, la candidatura di Rutelli, poi di nuovo Prodi, poi ha perso Veltroni... e noi abbiamo avuto sempre Berlusconi. Mica è stato sorteggiato: ha vinto! Quindi non è colpa nostra se gli italiani si ricordano più di Berlusconi, perchè quelli hanno l’indice di volatilità dei leader superiori a quelli delle borse asiatiche! Cioè dei titoli delle borse asiatiche.







La sinistra ha avuto la chance di governare il Paese: l’ha avuta due volte. E non l’ha saputa sfruttare: perchè? Perchè non ha prodotto riforme e ha dato instabilità. Noi abbiamo saputo creare stabilità e riforme e oggi abbiamo l’onestà di dire anche in presenza della sconfitta alle elezioni amministrative che la sinistra è prigioniera di tre radicalismi: un radicalismo etico, un radicalismo sociale e un radicalismo giudiziario. E se voi ci riflettete, non è la nostra opposizione parlamentare ad avere vinto le elezioni amministrative, ma sono esattamente questi tre radicalismi, che tengono sotto scacco la nostra opposizione parlamentare, il Pd, rendendola prigioniera ed impedendole di diventare un grande partito riformatore italiano. Sennò come si spiega l’idea che lo stesso Veltroni aveva concepito le primarie e la vocazione maggioritaria per darci un taglio con questo caravan serraglio che era la loro coalizione!







Sulla loro coalizione solo una cosa. Vedete, noi abbiamo avuto tre fasi: il Polo delle libertà, la Casa delle libertà e il Popolo delle libertà. Al centro sempre un valore. E loro? Hanno avuto: asinelli, magherite, quercie, ulivi, animali e piante al posto di un valore!

Del resto chiedetevi perchè non vanno mai oltre, quando parlano dei loro valori, oltre il riconoscersi nella Costituzione. Anche noi ci riconosciamo nella Costituzione. E anche noi, come loro, pur riconoscendo la sacralità della Costituzione e soprattutto della sua prima parte, anche noi, come loro, vogliamo cambiarla laddove c’è da ritoccarla. Anche loro l’hanno cambiata e hanno tentato anche loro di cambiarla. Perchè non vanno oltre? ’Ah, noi ci riconosciamo solo nella Costituzione’, come se la squadra di calcio invece di chiamarsi col nome si chiamasse Regolamento. Perchè appena superano il recinto della Costituzione e individuano un valore, litigano. Noi qua abbiamo potuto dire vita, persona, famiglia, solidarietà, comunità, sussidiarietà, abbiamo potuto dire cinque, dieci nostri valori di riferimento. Provate a farli dire a loro! La Costituzione! La Costituzione: perfetto. Il regolamento siamo d’accordo. Ma noi in più abbiamo i valori!







Poi se qualcuno di voi, o dei cittadini che ci sentono e ci ascoltano, in questi tre anni di opposizione a Berlusconi a parte i vari tifi per cui hanno tifato da Spatuzza … cioè hanno fatto il tifo per chiunque, avete capito qual’era la proposta alternativa? Cioè c’è qualcuno di voi in grado di dire sui grandi temi del nostro tempo in Italia, quale fosse la proposta alternativa, quale sia stata la proposta alternativa della sinistra? Non c’è, tant’è che i sondaggi anche quando sono in calo per noi, appena c’è il sondaggio sulla credibilità dell’opposizione è ancora più giù rispetto a quello della maggioranza. Ed ecco perché noi abbiamo una sfida ed è una sfida importante perché lo che diceva pocanzi il Presidente, il nostro popolo è ancora lì, cioè il popolo dei moderati italiani non se ne è andato, è li ed è li in attesa del fatto che noi gli diamo delle altre buone ragioni per non andare a votare e piuttosto per votare per noi, cioè il popolo dei moderati d’Italia non è andato a sinistra. Il popolo dei moderati d’Italia è pronto a votare nuovamente per noi se solo noi , NOI, saremo in grado di dare un buon motivo non per votare a sinistra, perché non li votiano, ma per rivotare per noi.





E due anni, due anni sono tanti ecco perché noi dovremmo fare una grande sforzo. Il grande sforzo è di andare a chiedere quel voto con orgoglio, è una grande gara tra il nostro orgoglio e i loro pregiudizi. Noi dobbiamo andare a chiedere il voto con il nostro orgoglio, consapevoli delle nostre ragioni e anche fiduciosi sui loro torti. Se noi faremo questo, ci toccherà ancora una volta di governare questo Paese e lo faremo sotto le nostre insegne e sotto le nostre bandiere. Perché noi non abbiamo solo una storia quella che abbiamo raccontato di 17 anni, non abbiamo solo dei valori, abbiamo anche una prospettiva che è quella del Partito Popolare Europeo.

Il Presidente ha parlato del suo testamento politico, della sua eredità politica in Parlamento, ha detto che questa vuole che sia la sua eredità politica. Oggi, qui, ha detto, ed è il secondo motivo di dissenso che io evidenzio nei confronti del presidente del Consiglio, che questo sarà il suo lascito politico. Ecco presidente io vorrei dirle che noi non abbiamo alcuna fretta, noi tutti, ne’ di lasciti ne’ di eredità. Noi abbiamo bisogno del suo entusiasmo, del suo sorriso, della sua voglia di vincere, della sua voglia di credere che lei ancora una volta vincerà le elezioni politiche nel 2013. Lo costruiamo insieme il Partito dei Popoli Europei, il Partito del Popolo Europeo. Non abbiamo bisogno né di lasciti né di eredità.





Lo dobbiamo costruire insieme, non lo vogliamo donato in eredità. E per costruirlo insieme, la mia opinione ,Presidente è che dobbiamo lanciare una grande costituente popolare con chi è disponibile ad avviarsi su questa strada e su questo progetto, e siccome dopo questa mia affermazione qualcuno andrà a fare l’intervista ad un po’ di esponenti del centro politico italiano, per dire cosa rispondete? Noi dichiariamo sin d’ora che noi non attendiamo risposta nel pomeriggio o domani mattina, perché questo è un processo importante e delicato e non un tele quiz. Non abbiamo fretta di avere una risposta.





Possono, i nostri amici, quelli a cui ci rivolgiamo a cui il presidente si è rivolto e ci rivolgeremo in futuro, calma non c’è bisogno che ci dicano oggi pomeriggio o domani mattina, il nostro è un ragionamento serio abbiamo anche i voti in parlamento senza di loro e quindi non abbiamo bisogno, cioè non siamo alla ricerca di dieci voti in parlamento. Abbiamo ottenuto tante fiducie. Il nostro è un processo costitutivo serio di una grande area che aggreghi la maggioranza degli italiani moderati alternativi alla sinistra e che tenga insieme nel nostro Paese tutti coloro i quali ci hanno creduto.

Occorrerà ricominciare a riflettere sui valori fondanti, per cui Sandro, fatemi l’applauso questa volta ve lo chiedo io, fallo Gubbio e smettila con sta cosa non si fa più Gubbio perché per ora sei un poco depresso, perché Gubbio lo facciamo di nuovo quest’anno anche contro la tua volontà.





No, perché forse voi non lo sapete, ma adesso tra di noi, ah, Sandro non lo vuole fare più Gubbio, e lo porteremo con il pulmino fino a Gubbio organizziamo e lo portiamo, perché in questi tre anni, anche su questi temi, avendo governato non abbiamo riflettuto abbastanza e noi dovremmo darci un di più di riflessione sui nostri valori sulla nostra identità, sulle tradizioni che ci hanno portato sin qui, perché più robuste saranno quelle radici, più profonde saranno quelle radici, più lungo sarà il nostro cammino e più gioiosa sarà la nostra strada. E occorre rifletterci su questo, occorre rifletterci anche nel rafforzamento del nostro partito perché l’idea di immaginare una grande costituente popolare non significa che nel frattempo non ci organizziamo, cioè aspettando la costituente non molliamo la presa sull’organizzazione del pdl .Perché noi dobbiamo fare un partito serio, sapete in che cosa si esprime la serietà? Su un binomio che a volte, presidente me lo permetta, a volte la sua eccessiva … lei ha sempre detto che il nostro grazie a lei è un partito monarchico e anarchico, poi lei si è annoiato di fare il monarca ma gli altri non si sono annoiati di fare gli anarchici.

Allora, tutti insieme, voglio usare questa espressione tutti insieme, tanto tutte le cose che sto per dire non posso farle tutto da solo, per due motivi: primo perché non sono un megalomane e poi perché non è possibile: tutti insieme, ecco perché ci sarà bisogno di creare una squadre di creare dei gruppi che davvero lavorino su queste cose che sto per dire, dobbiamo creare un meccanismo semplice semplice, perché se c’è l’una senza l’altra le cose non funzionano, se c’è l’altra senza l’una le cose non funzionano lo stesso: regole, regole e sanzioni





Cioè non è possibile che uno del PDL a cui non piace il candidato sindaco si fa la lista coca cola e si presenta alle elezioni.

Se vuole fare la lista coca cola, poi si resti con la lista coca cola per tutta la vita mettendoci la faccia e vediamo dove arriva senza il PDL o senza i partiti di appartenenza.

Altra cosa la meritocrazia all’interno dei territori soprattutto. Noi dobbiamo costruire un partito nel quale, lo diciamo con una metafora, un figlio di papà un po’ asino e scemo non possa battere un ragazzo intelligente e squattrinato.

Noi dobbiamo costruire un partito in cui tutti possano partecipare ma stiamo attenti a non commettere gli errori della prima Repubblica: primo noi dovremo aderire ad un qualcosa, quindi non si aderisce al PDL per fare una gara interna, si aderirà ad un manifesto di valori e ad una identità vera e propria aderita alla quale poi si ci occupa dell’organigramma, ed inoltre, noi dobbiamo fare si che non ci sia qualcuno che trova, magari in modo apparentemente lecito e fra tre o quattro anni leggiamo le intercettazioni sui giornali, perché, cioè presidente io lo dico chiaro: noi dobbiamo lavorare per un partito degli onesti.





Lei è stato perseguitato dalla giustizia, perché nel ’94, quello del mio facsimile, lei aveva 58 anni, non è possibile che fino a 58 anni non le sia successo niente e da quando è entrato in politica le è successo di tutto in riferimento a fatti di prima. Lei è stato un perseguitato.

Con onestà, visto che è un nuovo inizio, noi dobbiamo dire che non tutti lo sono.

Ed è il motivo, Presidente, per cui noi dobbiamo avvistare in anticipo, perché una tra le grandi cose che il presidente Berlusconi ci ha lasciati in questi 17 anni - no vorrei che su questo ci facessimo mente locale perché poi ci si abitua no? è come se adesso ci facessero passare dalla televisione a colori al bianco e nero e non ci siamo più abituati, alcuni non l’hanno ancora conosciuta - noi siamo stati abituati da lei al fatto che i soldi nel partito li mettesse lei e questa è una abitudine che ha creato una sana profilassi all’interno del partito, ecco perché noi siamo stati sin qui il partito degli onesti che non hanno rubato e che non hanno patito fenomeni endemici di corruzione, ma se a me mi si chiede di essere alla guida di un partito che costruisce il partito delle tessere, per comprare le quali ci vogliono milioni di euro per procurarsi i quali ci vuole dell’altro….

Dunque è un partito che si costruisce con dosi massicce, molto massicce di partecipazione popolare, mi permetto di aggiungere a basso costo, quasi gratis, in modo tale che vinca chi ha la gente, chi ha i voti, non chi ha i soldi.

E poi Presidente la ringrazio per avere detto nella sua premessa il punto cruciale che ci ha portato qui. La nomina del segretario politico significa la fine del 70 e 30.

100% PDL!


Non c’è più il 70% di Forza Italia e il 30% Alleanza Nazionale : c’è il 100% PDL! E dentro questo 100% ci sono anche gli altri fondatori, ci sono gli amici democratici cristiani che hanno aderito, ci sono i socialisti che hanno aderito, ci sono tutti coloro i quali tre anni fa fecero la scelta. 100% pdl, per fare che cosa? Tutto quello che ci siamo detti: elezione diretta dei coordinatori, primarie, attenzione, attenzione, no attenzione, prima dell’applauso sulle primarie, le primarie non sono il fine, sono il mezzo, il fine è vincere le elezioni. Cioè Veltroni nel 2007 ha fatto le primarie e nel 2008 ha perso le politiche, quindi ci vogliono consapevolezze. Noi dobbiamo organizzare il modo migliore perché noi possiamo riuscire a selezionare sui territori, per il partito cioè, e per gli enti locali, i nostri migliori uomini, perché noi dobbiamo creare, per fare questo partito, dei sensori attenti alla società e per farlo ci vuole la partecipazione in modo tale che la partecipazione più ampia possibile genera la scelta dei migliori. Questo noi dobbiamo fare. A questo serviranno le primarie per la indicazione dei leader degli enti locali e l’elezione diretta dei coordinatori locali, a questo serviranno, alla selezione dei migliori.

E poi dobbiamo tirare su una nuova generazione di giovani. Se io, se io presidente che sono qui giovane, ero già candidato alle provinciali del ’94, vuol dire che il nostro partito è pronto per la terza selezione di una nuova classe dirigente. E’ pronto. Peraltro sarà ancora di più una generazione fatta di ex nulla: 100% bipolare, nel senso del bipolarismo, non della malattia psichiatrica, 100% bipolarista, 100% seconda Repubblica.

Detto questo, lo dico con altrettanta franchezza, non sono convinto che sia sufficiente essere giovani per essere i migliori!

Ci sono giovani con vecchie abitudini che non meritano di entrare in pista e ci sono meno giovani che non meritano di uscire dalla pista, diciamocela con franchezza.

Presidente chiudo per dire che cosa? Chiudo per dire che io intendo restituire al mio partito gli onori, le gioie, le soddisfazioni che il mio partito mi ha dato fin qui.

Perché anche quando divenni ministro nel 2008, io ebbi un grande, un grandissimo onore, e in quella circostanza, anche in quella circostanza pensai che c’erano donne e uomini nel nostro partito migliori di me che avrebbero potuto ben fare meglio di me quella...

Eppure quella soddisfazione è stata data a me.

Ecco perché io, con la stessa serenità con cui ho varcato il portone di Palazzo Piacentini in via Arenula, lo varcherò all’uscita, grato per l’onore che mi è stato dato, gratificato per le cose che ho potuto fare, con qualche rimpianto per ciò che non ho potuto fare e convinto di aver servito bene il partito.

Ma, soprattutto, convinto di avere servito bene le istituzioni con onore e con decoro.

E oggi per restituire tutto questo al mio partito, sceglierò di dimettermi non appena il codice antimafia e la semplificazione dei riti saranno approvati. Sceglierò di dimettermi avendo dei predecessori che non lo hanno fatto.

I governi di centro sinistra hanno avuto ben due Guardasigilli che hanno svolto la funzione di partito ai vertici.

E però scenderò senza rimpianti dalla scaletta del volo di stato per riprendere il treno, l’auto e il volo di linea, per viaggiare insieme a voi l’Italia, per girare l’Italia e costruire insieme a voi un altro trattino del sogno che ci ha abituati a vivere Silvio Berlusconi dal 1994, non dimenticando mai, e credo che dentro di se ciascuno abbia questa consapevolezza, non dimenticando mai che ciascuno che fa politica non lo fa solo per lo stipendio, per l’onore, per la carta patinata, per la gloria, alla fine ci si stanca anche di quelli, a maggior ragione chi ha lavori che potrebbero consentirgli altri guadagni, non lo si fa solo per quello, lo si fa perché si ha un fuoco dentro e un obiettivo che magari non si dice ed è quello, mi sia perdonato ma lo dico con grande sincerità e senza enfasi, è quello di lasciare, quando ci toccherà di farlo - le carriere politiche non sono infinite - lasciare quando ci toccherà di farlo un ricordo ai nostri figli, per dire tuo papà ha fatto politica credendo di contribuire a costruire un mondo migliore.

Spera di esserci riuscito.



Vi ringrazio.

lunedì 4 luglio 2011

Alfano e' la persona giusta per il Pdl

BERLUSCONI: Alfano e' la persona giusta per il Pdl



Il presidente Silvio Berlusconi ha proclamato Angelino Alfano segretario politico del Pdl , invitando la platea del Consiglio nazionale a decretarne la nomina con una acclamazione.


"E’ la persona giusta" ha sottolineato il nostro premier che ha rivolto un ringraziamento ai coordinatori Bondi, Verdini e La Russa. "Da tutti noi è venuto fuori che dovevamo mettere alle spalle il partito delle quote. Ai tre coordinatori rivolgo qui un grazie profondo e commosso, hanno lavorato benissimo e sono certo che lo faranno ancora. A loro mi lega un sentimento di amicizia, gratitudine e affetto. So che continueranno nel loro appassionato impegno, ma da tutti è venuto fuori che volendo un partito unico dovessimo darci anche un segretario unico.


Non ho sentito una voce contraria ad Alfano. E saltando i tempi previsti dal programma, non ho sentito una voce che avanzasse dubbi su quella che abbiamo trovato fosse la persona giusta: Angelino Alfano. Gli organizzatori hanno previsto votazione di due terzi. Io vi chiedo non una votazione ma una elezione con questo applauso e con un suffragio generale".


Poi Berlusconi ha chiamato Alfano sul palco mentre c’era l’ovazione della platea. "Non vedo nessuno di noi rimasto seduto e dubbioso. Siamo tutti qui a decidere in un abbraccio generale che devi essere tu a impegnare le tue giovani forze per il partito. Inutile dire che conosco Angelino da tempo, è generoso, leale, non menzognero è intelligente".

mercoledì 16 marzo 2011

150° anniversario Unità d'Italia: messaggio del Presidente del Consiglio

150° anniversario Unità d'Italia: messaggio del Presidente del Consiglio


16 Marzo 2011


"Senza la memoria del nostro passato, della nostra storia, della nostra cultura, senza la memoria delle vicende storiche che hanno portato all'unità d'Italia, saremmo tutti più deboli, poveri e soli di fronte al futuro.


Quest'anno celebriamo i 150 anni della conquista dell'unità nazionale. Ma l'unità d'Italia non ha 150 anni, è una storia millenaria, frutto di una civiltà e di una tradizione senza paragoni, che in gran parte affonda le proprie radici nella storia della civiltà cristiana.


Siamo nazione, popolo, comunità culturale e spirituale italiana prima ancora della conquista dell'unità dello Stato italiano.


La nostra storia è unica perché da un lato, dall'antica Roma, dal cristianesimo, fino al Rinascimento e all'umanesimo, la nostra storia è una storia dai significati e dagli influssi universali, e dall'altro lato, la caratteristica del nostro Paese è di avere storie diverse, tradizioni diversificate e multiformi.

Sono appunto queste storie diverse, questa pluralità e questa ricchezza incredibile di storie, che hanno prodotto il patrimonio culturale e artistico per cui siamo ammirati nel mondo, e che hanno reso grande l'Italia. Perciò nel programma delle celebrazioni abbiamo previsto delle iniziative che consentiranno di dare valore anche alle differenze e far sì che ogni frammento dell'universo italiano trovi il modo di valorizzare se stesso.


Tutto questo però nel più rigoroso rispetto dell'unità dello Stato nazionale, nella consapevolezza che questa unità è il frutto più alto di queste diversità.


Il valore della memoria con la celebrazione del 150° anniversario della nostra unità nazionale è oggi una condizione essenziale per consolidare la nostra democrazia, per rafforzare la coesione nazionale e per affrontare le sfide che riguardano il nostro domani.

Abbiamo le qualità e le risorse che ci fanno guardare con fiducia al futuro. Siamo legati da indissolubili vincoli di storia, di tradizioni e di lingua. Siamo accomunati dai valori della democrazia e della libertà. Siamo fieri di essere stati la culla della civiltà occidentale e della sua cultura. Per tutto questo siamo orgogliosi di essere italiani ed abbiamo deciso di proclamare Festa nazionale il 17 marzo del 2011, in concomitanza con il 150° anniversario dell'unità d'Italia".

martedì 14 dicembre 2010

SENATO: Il governo Berlusconi ottiene la fiducia

SENATO: Il governo Berlusconi ottiene la fiducia





Il Governo Berlusconi ha ottenuto la fiducia del Senato. I voti favorevoli sono stati 162, i contrari 135, gli astenuti 11. Pdl e Lega hanno votato a favore. Pd, Idv, Udc, Api e due senatori Mpa hanno votato contro. Fli si e’ astenuta. Svp e senatori a vita non hanno partecipato al voto


BERLUSCONI: Non si puo' tradire il mandato ricevuto dagli elettori

Riportiamo il testo del  discorso del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi pronunciato al Senato il 13 dicembre 2010

Signor Presidente, onorevoli senatori,


vi ringrazio per questo affettuoso benvenuto e per il vostro sostegno. Spero di poter interpretare, come voi desiderate, i vostri sentimenti. In questo particolare momento di difficoltà del nostro Paese credo che tutti insieme dobbiamo trovare il modo per essere uniti e fare, appunto, soltanto l’interesse del Paese.



Signor Presidente, onorevoli senatori, per la seconda volta nel volgere di poche settimane, il Parlamento è chiamato a decidere sulla fiducia al Governo. Il mio rispetto per le Camere, che sono espressione libera della sovranità popolare e ad essa rispondono di regola ogni cinque anni, mi impone di aprire queste brevi considerazioni con una franca e leale promessa nell’interesse superiore della democrazia.



Abbiamo bisogno di continuità operativa, di un Governo in perfetta efficienza, di una cooperazione istituzionale e politica ampia. Abbiamo bisogno di capacità di decisione. Abbiamo bisogno di tutto tranne che di una crisi al buio, senza che vi siano alternative valide al quadro politico stabilito degli italiani con il loro voto.



Se vi è un dato certo del nostro sistema politico è che oggi, nel popolo italiano, è profondamente radicata la volontà di poter scegliere direttamente da chi essere governati, ad ogni livello, dal sindaco della propria città al Capo del proprio Governo. La gran parte dei cittadini non vuole che le decisioni prese nel momento delle elezioni possano venire modificate da logiche o interessi politici che sono a loro completamente estranei.



Se un Governo non ha ben operato e deve lasciare, deve essere il popolo a deciderlo. Il popolo al quale il primo articolo della nostra Costituzione attribuisce la sovranità. Se questo principio viene violato, si tradisce la lettera e lo spirito della Costituzione. I liberi Parlamenti sono chiamati a interpretare e a rappresentare la volontà popolare, non a sostituirvisi per ragioni di interesse di parte. Ecco perché la questione che abbiamo di fronte si pone in termini semplici e chiari; in termini comprensibili da tutti i cittadini e da tutti i parlamentari: fiducia o sfiducia, crisi al buio sì, crisi al buio no. Su questi due punti maggioranza e opposizioni discuteranno oggi al Senato e alla Camera. La nostra posizione è assolutamente chiara, come è chiaro il mandato a governare conferitoci dal popolo italiano due anni fa. Prima e al di là delle scelte dei Gruppi e dei singoli, e prima di ogni divisione, tutti abbiamo il dovere e la responsabilità di essere sempre costruttivi quando governiamo e legiferiamo in nome del popolo. Sono costruttive le maggioranze quando sostengono e incalzano i Governi a governare, sono costruttive le opposizioni quando, con le loro contestazioni e le loro proposte, offrono, o almeno prepararono, delle alternative.





Ma non solo la fiducia, anche la sfiducia deve essere costruttiva. Vi sono moderne democrazie parlamentari - penso a quella tedesca - che, proprio per fugare i rischi di instabilità, prevedono addirittura la sfiducia costruttiva come istituto costituzionale. Si può cambiare un Premier e scomporre una maggioranza votati dagli elettori, ma bisogna provare che un altro Premier e un’altra maggioranza sono possibili. Bisogna dichiarare chi e quale, e poi provare che sono possibili. Mi si obietterà, magari dalle stesse tribune che, un giorno sì e un altro pure, invocano il modello tedesco anche per l’Italia, che la democrazia parlamentare italiana è un’altra cosa. Ebbene, per quanto la democrazia parlamentare italiana possa essere diversa dai modelli più acclamati, nessuno è autorizzato a pensare e ad agire come se la nostra democrazia possa essere ridotta a teatro di inconcludenti velleità.



Nessuno può dimenticare che il grande mutamento del sistema politico, cui in molti, a destra e sinistra, abbiamo collaborato, si fonda anche sulla decisione di assicurare la stabilità della funzione di Governo, indicando sulla scheda il nome del candidato Premier e imponendo a tutti chiare scelte di programma e di alleanza davanti agli elettori. Ora, ripeto, comprenderei chi volesse sfiduciare il Governo ed aprire una crisi invocando elezioni anticipate o, almeno, potendo indicare un Premier diverso ed essendo sicuro di poter formare una maggioranza diversa. Non riesco, viceversa, a comprendere quale spirito animi chi vuole a tutti i costi aprire una crisi a buio.



A chi serve una crisi al buio? A cosa serve una crisi al buio? A cosa mira chi la pretende? Forse spera che dalla confusione e dalla paralisi nasca il doppio risultato di ribaltare questo Governo e di evitare elezioni anticipate? Vana speranza quella di chi vuole azzerare i risultati delle elezioni politiche, anche di quelle europee e di quelle regionali, e di chi vuole mandare all’opposizione chi ha vinto e portare al Governo chi ha perso. Ecco perché oggi l’Italia ha bisogno di tutto tranne che di personalismi, tranne che di spirito di fazione, tranne che di logiche di piccolo gruppo e di una stagione in cui, di nuovo, come negli anni tristi di decadenza della Prima Repubblica, si manifesti quella logica di autolesionismo che conduce ineluttabilmente le istituzioni a perdere la fiducia del Paese reale.



Dal voto delle Camere dipendono la prospettiva di stabilità e la speranza di crescita di un sistema economico e finanziario impegnato in una competizione durissima e in una sfida, finora vincente, contro una costellazione di forze che vorrebbero trascinare il Paese in una spirale di declassamento e di dequalificazione che gli Italiani certo non meritano.



L’Italia è percorsa, come del resto tutti i Paesi occidentali, da serie tensioni che riguardano il cuore del sistema economico, ovvero la credibilità finanziaria dello Stato. Affrontiamo queste tensioni forti di un lavoro straordinario e di una disciplina rigorosa e intelligente dei conti pubblici. Abbiamo condotto in porto e tenuta ben salda la riforma delle riforme: il passaggio da una legge finanziaria che tutti giudicavano inadatta alla governabilità di una grande e ordinata democrazia moderna (con quello che veniva definito il famoso assalto alla diligenza) ad una legge di stabilità, che protegge con maggiore efficacia i conti pubblici e il bilancio dello Stato e, quindi, il nostro lavoro e, quindi, le nostre imprese, i redditi e i risparmi delle famiglie, le pensioni, i servizi sociali, l’istruzione e la ricerca.



Gravati come siamo dal terzo debito pubblico del mondo, pur non avendo la terza economia del mondo, in una fase di tensione dei debiti sovrani di piccoli e medi Paesi europei, ci siamo battuti e ci battiamo sui mercati internazionali ed all’interno dell’Unione europea, per affermare la nostra vitalità, la robustezza reale della nostra economia, il nostro buon diritto nell’ideare e negoziare un futuro di crescita dell’Unione e dell’area dell’euro.



Facciamo tutto questo, non soltanto con la riduzione degli sprechi e degli eccessi in spese pubbliche ed improduttive, ma anche ribadendo la centralità e il carattere virtuoso dell’alto tasso di risparmio privato; un dato che ci protegge da avverse pressioni finanziarie esterne e da rischi istituzionali e politici.



È difficile non rilevare come siano pretestuose, generiche e qualunquistiche le critiche con le quali si attacca l’operato del Governo per legittimare la contestazione nei suoi confronti; così si lavora contro l’interesse nazionale. Forse non si vuole vedere quanto è successo e quanto sta succedendo intorno a noi; forse si è dimenticato che l’Italia è entrata nella crisi in condizioni assai più difficili di altri Paesi perché ha dovuto affrontare la crisi finanziaria, la crisi economia globale, con un debito pubblico imponente e più alto tra i Paesi in Europa. Un debito - non dimentichiamocelo mai - ereditato dai Governi del compromesso storico. Questo debito sovrano dell’Italia la esponeva più di altri ad attacchi speculativi.



All’inizio, nell’acronimo PIGS, con cui da tempo si indicano i Paesi a rischio di sostenibilità finanziaria, la «I» stava per Italia.; oggi questa «I» non si riferisce più a noi e il nostro debito sovrano non è sotto attacco. Le aste dei titoli del debito italiano procedono regolarmente e non incontrano ostacoli. Solo chi è in malafede può ritenere che ciò non sia dovuto alle politiche responsabili messe in campo da questo Governo e alla tenuta complessiva di un sistema Paese che è formato da imprenditori e operai, da lavoratori autonomi e da lavoratori dipendenti, da un sistema creditizio solido, da famiglie che risparmiano, da un sistema sostanzialmente sano e positivo.



Abbiamo capito tempestivamente la portata della crisi e, soprattutto, abbiamo capito i pericoli che correva l’Italia per la fragilità delle sue finanze pubbliche, ereditata dal passato. Non abbiamo seguito le sirene, sia domestiche che internazionali, che ci invitavano a contrastare la crisi con stimoli fiscali, cioè con maggiore spesa pubblica. Così, mentre molti Paesi raddoppiavano nel corso della crisi il proprio debito in rapporto al PIL, l’Italia non ha voluto andare in quella direzione. Sarebbe stato da irresponsabili allargare la spesa pubblica per sostenere la crescita nel corso di una crisi in cui l’aumento del rapporto debito-PIL era già dettato dalla recessione, cioè dalla diminuzione del denominatore del rapporto; diminuendo il denominatore, il prodotto interno lordo, è chiaro che automaticamente si aumenta il numeratore.



Per questa via, l’Italia si è assunta le proprie responsabilità nel contribuire al mantenimento della stabilità finanziaria e monetaria in Europa e ha sempre trovato sui mercati finanziari convinti sottoscrittori dei propri titoli pubblici. Questo lo si deve alla politica seguita dal nostro Governo, che ha fatto sì che il deficit pubblico italiano sia oggi fra i più bassi dei Paesi avanzati, ma lo si deve soprattutto al fatto che questo Governo, assumendosi le proprie responsabilità, ha acquisito reputazione e credibilità sui mercati.



Posso dire con assoluta sicurezza che l’Italia non è più parte dei problemi dell’economia dell’Europa: è diventata parte della soluzione di questi problemi. Grazie a tale credibilità, l’Italia ha potuto svolgere anche un ruolo propulsivo nella politica europea. Mi riferisco a uno dei più importanti temi oggi in discussione, un tema fondamentale per il futuro dell’Europa e del nostro Paese: la necessità di un controllo centrale ed unitario dei debiti sovrani e di uno strumento europeo di stabilizzazione finanziaria.



Ora, con la franchezza di sempre, chiedo a voi, onorevoli senatori, di riflettere in piena libertà di coscienza su quello speciale genere di follia politica che sarebbe oggi l’apertura di una crisi senza prevedibili e visibili soluzioni. Di fronte alle campagne antiparlamentari in corso, vogliamo dare ancora una volta prova di quella piena responsabilità che il Paese pretende dalle Camere.



Ma ora, con la stessa certezza morale e - se permettete - con il coraggio politico che considero tutt’uno con il mio ruolo, voglio rivolgermi direttamente a tutti i parlamentari che nel 2008 sono stati eletti nelle liste del Popolo della Libertà, a coloro che hanno votato la fiducia a questo Governo più volte e in special modo il 29 settembre di quest’anno, e a coloro che hanno fatto parte di questo Governo e ben conoscono quanto di buono tutti insieme si è fatto.



Mi rivolgo in particolare a coloro che hanno aderito ad altri Gruppi parlamentari che, insieme all’intera opposizione, hanno presentato alla Camera una mozione di sfiducia al Governo eletto dai loro stessi elettori. Sono certo che in questo momento nessuno di voi può avere dimenticato la lunga strada che abbiamo percorso insieme dal 1994 ad oggi, le battaglia che abbiamo condotto insieme, le mete che abbiamo raggiunto, quei traguardi che fino a pochi anni fa sembravano addirittura irraggiungibili. Sono altrettanto certo che nessuno di voi intende gettare via così frettolosamente tutto ciò che in questi anni abbiamo costruito insieme, dal bipolarismo alla nascita del partito unitario dei moderati, dall’alternativa alla sinistra italiana alla guida di un Governo riformatore.



Sono certo che ciascuno di voi, nel proprio intimo e nella propria coscienza, sa che l’attuale Governo non ha affatto demeritato, non ha affatto tradito il mandato del popolo sovrano. Ognuno di voi sa che ciò che abbiamo fatto in questi due anni è stato tanto, soprattutto se pensiamo alle condizioni difficili ed impreviste che abbiamo dovuto affrontare. Non è certo casuale che il sostegno del popolo italiano nei confronti di questo Governo sia di gran lungo il più alto di ogni Governo europeo; non è certo un fatto casuale che siamo l’unico Governo ad avere vinto le elezioni di medio termine. E questi sono fatti, non sono opinioni di parte.



Sono assolutamente convinto, infine, che ciascuno di voi sa che qualunque dissenso è legittimo, che qualunque critica è possibile, ma la rottura no, la sfiducia al Governo no, la divisione del campo dei moderati no! (Prolungati applausi dai Gruppi PdL e LNP e dai banchi del Governo). Tutto si può dire e tutto si può fare, ma non progettare un’alleanza con la sinistra in questa legislatura, camuffata da un Governo di transizione, e neppure unire i propri voti a quelli dell’opposizione, sommando grottescamente i voti sottratti al Popolo della Libertà a quelli del Partito Democratico e dell’Italia dei Valori.



Tutto si può fare, ma non si può tradire il mandato ricevuto dagli elettori. Chi persegue questi obiettivi lo può fare ad una sola condizione, che si torni dagli elettori e che si spieghi loro perché si è cambiato opinione, presentando al popolo italiano le proprie idee, le proprie critiche, i propri programmi e le alleanze politiche attraverso cui si ritiene di poterli realizzare.



Se, invece, è sincera e reale la preoccupazione per la situazione difficile in cui si trova l’Italia, al pari di tutti gli altri Paesi europei, allora l’unica strada possibile è quella di rinnovare la fiducia all’attuale Governo. Di rinnovarla perché il Governo ha ben agito. Di rinnovarla per senso di responsabilità nazionale. Ciò vale ancor più in questo difficile momento per il Paese per chi non era con noi nel 2008. Un voto di fiducia così motivato sarà testimonianza di realismo e di saggezza politica. Un voto di fiducia così motivato consentirà di evitare una crisi al buio, di cui l’Italia non ha alcun bisogno, e aprirà una fase politica nuova. Un voto di fiducia così motivato consentirà di completare, entro la fine della legislatura, le cinque azioni strategiche sancite dal Parlamento il 29 settembre con la più ampia fiducia mai ottenuta dal nostro Governo e già realizzate in grandissima parte da questo Esecutivo.



Abbiamo già approvato... (Il presidente Berlusconi appoggia una mano sulla spalla del ministro Bossi) ... il federalismo fiscale, che serve anche a contrastare in maniera nuova ed efficace l’evasione fiscale.

Abbiamo approvato il piano per la sicurezza dei cittadini, per contenere anche l’immigrazione clandestina.



Abbiamo approvato il Piano per il Sud, che pone fine agli interventi a pioggia usati dalla vecchia politica e mette a disposizione 100 miliardi di euro, cioè 200.000 miliardi di vecchie lire, per alcuni grandi progetti strategici che produrranno lavoro e benessere per tutti, a cominciare dai giovani.



Abbiamo avviato e stiamo già lavorando alla riforma del fisco con quattro tavoli tecnici in collaborazione con i rappresentanti dei lavoratori degli imprenditori.



Stiamo per varare definitivamente la riforma dell’università, già approvata alla Camera... (Applausi dai Gruppi PdL e LNP e dai banchi del Governo) ..., che rappresenta una svolta di grande importanza per l’avvenire dei nostri giovani, come ha riconosciuto la gran parte degli osservatori, anche i più lontani e i più critici verso questo Governo, contro la demagogia di chi sale sui tetti per intestare la protesta alla propria parte politica.



È per questo che la sinistra, incurante dei veri interessi degli studenti, cerca di combattere questa riforma alimentando tutte le proteste che mirano di fatto a conservare una situazione che non premia gli insegnanti migliori, che non promuove il merito degli studenti migliori, anche se appartenenti alle classi sociali più deboli, e non contribuisce allo sviluppo del Paese. Ma noi andremo avanti, perché vogliamo aprire ai giovani la strada del merito, dello studio e della ricerca, affinché possano competere in Europa sul piano di parità con i Paesi migliori, come hanno riconosciuto molti osservatori.



È pronta anche la riforma della giustizia, che presenteremo al Parlamento dopo un ulteriore confronto. Senza contare tutti gli altri provvedimenti in corso di gestazione, che vanno dalle professioni all’agricoltura. Non solo, dopo aver seguito la linea del rigore, che ha messo l’Italia al riparo dai contraccolpi derivanti dalle crisi finanziarie internazionali che si sono succedute dal 2000 ad oggi, e tenendo conto di questo quadro, riprenderemo il dialogo con le parti sociali - come, d’altronde, abbiamo sempre fatto in passato -, anche sulla base delle proposte recentemente avanzare insieme da Confindustria e sindacati, cercando di coniugare il necessario rigore con gli interventi per la crescita.



Su questo punto terremo anche conto dei suggerimenti e delle proposte di tutti, comprese quelle del Partito Liberale in ordine alle privatizzazioni. Il nostro è da sempre il Governo dell’ascolto e dell’apertura a quanto di meglio propone la società civile, perché vogliamo perseguire il bene comune di tutta l’Italia e di tutti i suoi cittadini, senza alcuna distinzione sociale e geografica. Riprenderemo con vigore anche l’azione per portare avanti le riforme istituzionali. Vi è già un’intesa sui princìpi fondamentali riguardanti tre questioni: l’aumento dei poteri del Presidente del Consiglio, la riduzione del numero dei parlamentari, il superamento del bicameralismo.



In rapporto con questa azione riformatrice si pone il problema di una modifica della legge elettorale che per noi ha un solo limite invalicabile, la difesa del bipolarismo..... perché vogliamo che il cittadino sappia in anticipo chi sarà il leader, quale sarà l’alleanza di Governo, quale il programma di modernizzazione del Paese.



Onorevoli senatori, come avete potuto ascoltare, come potete vedere, la nostra posizione è chiara, e a questo punto chi ha più responsabilità la deve dimostrare.



Per parte mia, considero mia responsabilità non trascurare ogni possibilità di dialogo con l’opposizione. È mia responsabilità ricomporre e rinnovare l’alleanza di tutte le forze moderate che sono state all’origine del nostro impegno politico e che oggi ritroviamo, oltre che nel Popolo della Libertà, nella Lega, nel FLI e nell’UDC, l’unità dei moderati italiani.



Questo patrimonio storico e politico è il frutto più prezioso di questa fase e - consentitemi di sottolinearlo - del mio personale e ultradecennale impegno politico. L’unità dei moderati italiani è un patrimonio inestimabile e nessuno può essere così irresponsabile da distruggerlo volontariamente o involontariamente. (Applausi dai Gruppi PdL e LNP e dai banchi del Governo). Non dobbiamo mai dimenticare che il popolo dei moderati è davvero un popolo unito che condivide gli stessi valori e la stessa visione del futuro, che condivide la stessa visione della libertà, della persona umana, della patria, della famiglia, del lavoro e dell’impresa.



Quando parliamo del futuro dei moderati, dobbiamo sempre ricordarci che prima viene il popolo dei moderati, prima vengono le nostre donne e i nostri uomini e solo dopo vengono i partiti e i loro leader: in una democrazia è il popolo che sceglie i leader e non sono i leader che scelgono il popolo!



Sono convinto che le difficoltà e le divisioni interne, che sono insorte non siano affatto insormontabili. Devono tornare a prevalere il buon senso ed il senso della misura. Questo è quanto il popolo dei moderati ci chiede. Non ci chiede di dividerci: ci chiede di unirci per il bene dell’Italia. A tutti i moderati di questo Parlamento propongo quindi un patto di legislatura per garantire coerenza e continuità con il programma elettorale e con le scelte condivise, rinnovando quello che c’è da rinnovare nel programma e nella compagine di Governo. Decidiamo insieme quale sia la strada e quale sia lo strumento più indicato.



Onorevoli senatori, oggi non è in gioco la persona del Presidente del Consiglio; oggi è in gioco la scelta tra il proseguimento di un progetto di cambiamento e la restaurazione ovvero il ritorno all’indietro, il ritorno a quei vizi tradizionali della politica che sono all’origine dei problemi di cui ora soffre l’Italia. Il nostro Paese ha bisogno di stabilità e di governabilità, condizioni indispensabili per realizzare quelle riforme di cui vi è urgente necessità. Garantire oggi la stabilità è la prima condizione per mettere al sicuro gli interessi del Paese e cercare di comporre l’area moderata.



Se il Governo otterrà la fiducia da domani lavoreremo per questa finalità, per ricomporre l’area moderata, per allargare quanto possibile l’attuale maggioranza a tutti coloro che condividono i valori e i programmi dei moderati, a partire da chi si richiama alla forza politica più forte in Europa, alla grande famiglia della democrazia e della libertà che è il Partito del Popolo Europeo. Lavoreremo anche per rafforzare la squadra di Governo e sono fermamente convinto che alla fine la ragionevolezza e la responsabilità vincono sempre sull’irragionevolezza e sull’irresponsabilità. Sono convinto che il bene comune prevale sempre sugli egoismi interessati e che per questo - penso - andremo avanti e continueremo a lavorare nell’interesse di tutti.



Se questo non dovesse avvenire sono certo che, quando verrà il momento, il popolo italiano, dal quale questo Governo e questa maggioranza hanno avuto un chiarissimo mandato ed una piena legittimazione a guidare il Paese, saprà valutare con buon senso e giustizia i meriti e le responsabilità.

CAMERA: Il Governo ottiene la fiducia con 314 voti contro 311

CAMERA: Il Governo ottiene la fiducia con 314 voti contro 311




Il Governo Berlusconi ha ottenuto la fiducia con 314 voti contro 311, due astenuti. I deputati presenti erano 627, i votanti 625 e 2 le astensioni. La maggioranza richiesta era di 313 voti.

DISCORSO DI BERLUSCONI ALLA CAMERA:
 Tra le riforme la riduzione del numero dei parlamentari


Riportiamo il discorso del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi pronunciato alla Camera dei deputati il 13 dicembre 2010

Signor Presidente, vorrei ricordare ai deputati del Popolo della Libertà che avendo un’età “catacombale” questi applausi potrebbero farmi male.

Signor Presidente, onorevoli deputati, ho seguito con attenzione i numerosi interventi e ringrazio tutti quei deputati, sia della maggioranza che dell’opposizione, che hanno portato un contributo costruttivo di cui faremo tesoro. Non voglio rispondere, come invece ho fatto questa mattina al Senato, alle tante critiche ispirate tutte da un costante pregiudizio negativo su tutto. La voglia è tanta ma me la tengo.

Voglio rivolgermi invece, in particolare, ai parlamentari che nel 2008 sono stati eletti nelle liste del Popolo della Libertà, ai parlamentari che hanno più volte votato la fiducia a questo Governo, ai parlamentari che hanno fatto parte di questo Governo e sanno bene quali e quante cose buone abbiamo fatto insieme.


Mi rivolgo in particolare a tutti voi che avete aderito ad altri gruppi parlamentari, che ora insieme all’intera opposizione avete presentato la mozione di sfiducia al Governo, al Governo eletto dagli stessi elettori che hanno eletto voi.

Sono certo che in questo momento nessuno di voi può aver dimenticato la lunga strada che abbiamo percorso insieme dal 1994 ad oggi, non potete aver dimenticato le battaglie che abbiamo condotto insieme e anche i risultati positivi del nostro impegno comune.

Sono altrettanto certo che nessuno di voi intende gettare via così, frettolosamente, tutto ciò che in questi anni abbiamo costruito insieme, dal bipolarismo alla nascita del partito unitario dei moderati, dall’alternativa alla sinistra italiana alla guida di un Governo riformatore. Sono certo che ciascuno di voi nel proprio intimo, nella propria coscienza, sa che l’attuale Governo non ha affatto demeritato e che non ha affatto tradito il mandato del popolo sovrano. Ognuno di voi sa che ciò che abbiamo fatto in questi due anni è stato tanto, soprattutto se pensiamo alle condizioni difficili e impreviste che abbiamo dovuto affrontare.

Non è certo casuale che l’apprezzamento del popolo italiano nei confronti del Presidente del Consiglio sia di gran lunga il più alto di ogni altro Premier europeo. Lo so che vi fa male, ma ahimè per voi è così.

Siamo anche l’unico Governo ad aver vinto le elezioni di medio termine. E questi sono fatti, non sono opinioni. Sono assolutamente convinto, infine, che ciascuno di voi sa che qualunque dissenso è legittimo, che qualunque critica è possibile, ma non la rottura, ma non la sfiducia al Governo, ma non la divisione nel campo dei moderati. Tutto si può dire, tutto si può fare, ma non progettare un’alleanza con la sinistra in questa legislatura, camuffata magari con un Governo di transizione, e neppure unire i propri voti a quelli dell’opposizione, sommando grottescamente i voti sottratti al Popolo della Libertà a quelli del Partito Democratico e dell’Italia dei Valori



Tutto si può fare, ma non si può tradire il mandato ricevuto da nostri elettori Chi persegue questi obiettivi lo può fare ad una sola condizione: che si torni dagli elettori e che si spieghi a loro perché si è cambiata opinione, presentando al popolo italiano le proprie idee, le proprie critiche, i propri programmi e le alleanze politiche attraverso cui si ritiene di poterli realizzare

Se, invece, è sincera e reale la preoccupazione per la situazione difficile in cui si trova l’Italia, al pari di tutti gli altri Paesi europei, allora l’unica strada possibile è quella di rinnovare la fiducia all’attuale Governo, di rinnovarla perché il Governo ha lavorato bene e di rinnovarla per senso di responsabilità nazionale. Un voto contro la sfiducia così motivato sarà testimonianza di realismo e di saggezza politica. Un voto contro la sfiducia così motivato consentirà di evitare una crisi al buio, di cui l’Italia non ha alcun bisogno, e potrà aprire una fase politica nuova. Un voto contro la sfiducia così motivato consentirà di completare, entro la fine della legislatura, le cinque azioni strategiche sancite dal Parlamento il 29 settembre con la più ampia fiducia mai ottenuta dal nostro Governo, azioni tra l’altro già realizzate in grandissima parte da questo Esecutivo


Da qui in avanti, dopo aver seguito la linea del rigore, che ha messo l’Italia al riparo dai contraccolpi derivanti dalle crisi finanziarie internazionali che si sono succedute dal 2008 ad oggi, e tenendo conto di questo quadro, riprenderemo il dialogo con le parti sociali - come, d’altronde, abbiamo sempre fatto in passato - e lo riprenderemo anche sulla base delle proposte recentemente avanzate insieme da Confindustria e sindacati, cercando di coniugare il necessario rigore con gli interventi per la crescita. Su questo punto terremo anche conto dei suggerimenti e delle proposte di tutti, comprese quelle degli amici liberali in ordine alle privatizzazioni Il nostro è da sempre il Governo dell’ascolto e dell’apertura a quanto di meglio propone la società civile, perché vogliamo perseguire il bene comune di tutta l’Italia e di tutti i suoi cittadini, senza alcuna distinzione sociale o geografica. Riprenderemo con vigore anche l’azione per portare avanti le riforme istituzionali. C’è già un’intesa sui principi fondamentali riguardanti tre questioni: l’aumento dei poteri del Presidente del Consiglio la riduzione del numero dei parlamentari, il superamento del bicameralismo.


In rapporto con questa azione riformatrice si pone anche il problema di una modifica della legge elettorale, che per noi ha un solo limite che consideriamo invalicabile: la difesa del bipolarismo perché vogliamo che il cittadino sappia in anticipo chi sarà il Presidente del Consiglio, quale sarà l’alleanza di Governo, quale il programma di modernizzazione del Paese. Questa è la nuova moralità che abbiamo portato in politica: un programma sottoscritto dai cittadini con il loro voto, che il Governo si impegna ad attuare.

Onorevoli colleghi, come vedete, la nostra è una posizione chiara e questo è il momento della responsabilità. Per parte mia, considero mia responsabilità non trascurare ogni possibilità di dialogo con l’opposizione. È mia responsabilità ricomporre e rinnovare l’alleanza di tutte le forze moderate che sono state all’origine del nostro impegno politico.



L’unità dei moderati italiani è un patrimonio storico e politico inestimabile e nessuno può essere così irresponsabile da distruggerlo volontariamente o involontariamente. Non dobbiamo mai dimenticare che il popolo dei moderati è davvero un popolo unito, che condivide gli stessi valori e la stessa visione del futuro, che condivide la stessa visione della libertà, della persona umana, della Patria, della famiglia, del lavoro, dell’impresa.



Sono convinto che le difficoltà e le divisioni interne che sono insorte non siano affatto insormontabili. Deve tornare a prevalere il buon senso e il senso di responsabilità. Questo è quanto il popolo dei moderati, il nostro popolo, ci chiede: non ci chiede di dividerci, ci chiede di unirci per il bene dell’Italia .A tutti i moderati di questo Parlamento propongo, quindi, un patto di legislatura per garantire coerenza e continuità con il programma elettorale e con le scelte che abbiamo condiviso rinnovando quel che c’è da rinnovare nel programma e anche nella compagine di Governo. Decidiamo insieme quale sia la strada e quale sia lo strumento più indicato.



Onorevoli colleghi, oggi non è in gioco la persona del Presidente del Consiglio. Non lo è! Oggi è in gioco la scelta tra il proseguimento di un progetto di cambiamento e la restaurazione, ovvero il ritorno all’indietro, il ritorno a quei vizi tradizionali della politica che sono all’origine dei problemi di cui oggi soffre l’Italia. Il nostro Paese ha bisogno di stabilità e di governabilità, che sono le condizioni indispensabili per realizzare le riforme di cui vi è urgente necessità.

Garantire oggi la stabilità è la prima condizione per mettere al sicuro gli interessi del Paese e per cercare di ricomporre l’area moderata. Se la mozione di sfiducia - come credo - sarà respinta, da domani lavoreremo per ricomporre l’area moderata, lavoreremo per allargare quanto più possibile l’attuale maggioranza a tutti coloro che condividono i valori ed i programmi dei moderati, a partire da chi si richiama alla forza politica più forte, alla grande famiglia della democrazia e della libertà, che è il partito dei popoli europei . Lavoreremo anche per rafforzare la squadra di Governo.

Ripeto ciò che ho affermato questa mattina in Senato.

Sono fermamente convinto che alla fine la ragionevolezza e la responsabilità vincono sempre sull’irragionevolezza e sulla irresponsabilità. Sono convinto che il bene comune prevale sempre sugli egoismi interessati e, per questo, sono convinto che noi andremo avanti e continueremo a lavorare nell’interesse di tutti.

Se questo non dovesse avvenire, sono certo che il popolo italiano, dal quale questo Governo e questa maggioranza hanno avuto un chiarissimo mandato ed una piena legittimazione a guidare il Paese, quando verrà il momento, saprà valutare con buon senso e con giustizia i meriti e le responsabilità.

Vi ringrazio

venerdì 29 ottobre 2010

BRAMBILLA PRESIDENTE DELL'ORGANIZZAZIONE MONDIALE DEL TURISMO

BRAMBILLA: Soddisfatta per l'elezione a presidente dell'Organizzazione mondiale del Turismo
In considerazione del ruolo determinante svolto nell’ultimo anno, l’Italia è stata eletta alla Presidenza del Consiglio esecutivo dell’Organizzazione Mondiale del Turismo, il braccio operativo delle Nazioni Unite al quale aderiscono 154 Paesi e oltre 400 organizzazioni e che promuove il turismo a livello mondiale, anche come strumento di scambio e conoscenza tra i popoli, dettando le linee guida per il suo sviluppo strategico nel contesto economico di prospettiva.

L’Italia è stata eletta alla presidenza, all’unanimità e per acclamazione, durante l’89.a sessione del Consiglio sull’isola di Kish (Iran) ed eserciterà il suo mandato, rinnovabile, per tutto l’anno 2011. “Sono estremamente soddisfatta per un risultato che premia l’attività del nostro governo, e in particolare la decisione di nominare un ministro del Turismo e di restituire a questo settore produttivo l’attenzione e il posto che merita, garantendo finalmente l’avvio di una politica nazionale del turismo. Nel mutato contesto internazionale del turismo globalizzato e con un’ Europa che attira ancora più del 50 per cento dei turisti del mondo ma che ha bisogno di ridisegnare la sua strategia per continuare a competere con successo, l’Italia deve non solo ricoprire il ruolo che le spetta sullo scenario internazionale in ragione della sua natura di potenza turistica mondiale, ma deve anche confrontare conoscenze e best practices con i paesi che oggi determinano, a livello globale, l’andamento del mercato. I risultati della prima parte di quest’anno in termini di flussi internazionali ci dicono che il trend è quello giusto: i nostri flussi sono saliti del 5,3 per cento, ben al di sopra della media europea".

In questa dimensione di confronto internazionale, assume ancora maggior importanza il fatto che ora l’Italia sia stata eletta alla presidenza del Consiglio esecutivo dell’Organizzazione mondiale del Turismo. "Si tratta - ricorda il ministro - del massimo organo deputato a definire le strategie del turismo mondiale e quindi del massimo riconoscimento possibile per il nostro Paese”. La cerimonia di insediamento del ministro Brambilla, quale presidente del Consiglio esecutivo, è stata programmata per venerdì 12 novembre a Madrid, sede dell’Organizzazione mondiale del Turismo.

lunedì 3 maggio 2010

CEI :L'unità nazionale: memoria condivisa, futuro da condividere

Dal sito della CEI riportiamo e segnaliamo il seminario di  studio dal titolo
L'unità nazionale: memoria condivisa, futuro da condividere

Si è aperto con il saluto di S.Em.za Card. Angelo Bagnasco il 3 maggio a Genova, presso la Sala Quadrivium (piazza Santa Marta, 2) il Seminario di studio in preparazione alla XLVI Settimana Sociale dei Cattolici Italiani di Reggio Calabria (14-17 ottobre 2010) dal titolo: "L'unità nazionale: memoria condivisa futuro da condividere". L’incontro è promosso dal Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali dei cattolici italiani, ed è stato introdotto da S.E. Mons. Arrigo Miglio, Vescovo di Ivrea e Presidente del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali dei cattolici italiani.

“L’iniziativa di Genova è maturata dall’incontro di due percorsi – spiegano gli organizzatori -: da un lato la preparazione della XLVI Settimana Sociale dei Cattolici Italiani, dall’altro l’approssimarsi del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Mentre maturava l’idea che, tanto per il recente cammino ecclesiale centrato sulla speranza cristiana e sul richiamo alla responsabilità per il bene comune, l’appuntamento dell’Ottobre 2010 doveva avere a tema l’impegno concreto dei cattolici italiani nel reagire alle difficoltà di questi ultimi anni e quello ad immaginare e perseguire un futuro per la comunità nazionale, diveniva evidente che proprio questo sforzo esprimeva bene la partecipazione dei credenti e della Chiesa al confronto civile che doveva preparare e qualificare l’anniversario ormai prossimo”. Al Seminario di studio interverrà Gianpaolo Romanato, professore di Storia contemporanea all’università di Padova su “La questione cattolica nell'Italia che cambia” mentre “Una Costituzione vitale. Un contributo esemplare di cattolici al bene comune” è il titolo dell’intervento del Prof. Giuseppe Dalla Torre, Rettore della Lumsa. Modererà il dibattito il Dott. Edoardo Patriarca, Segretario del Comitato scientifico e organizzatore delle settimane sociali. Il momento di studio si concluderà con l’intervento di Padre Mauro De Gioia, Responsabile diocesano per il progetto culturale di Genova, e con il Prof. Luca Diotallevi, Vice presidente del Comitato scientifico e organizzatore delle settimane sociali. Il seminario di studio vedrà la presenza di S.E. Mons. Mariano Crociata, Segretario Generale della CEI e dei presidenti delle conferenze episcopali regionali a significare anche visibilmente l’unità del Paese attraverso la singola ricchezza dei diversi contesti regionali.

La Lega e l'Unità d'Italia

BONDI: Calderoli non si è dissociato dalle celebrazioni dei 150 anni dell'unita' d'Italia

"Il ministro Calderoli non si e’ affatto dissociato dalle celebrazioni per i 150 anni dell’unita’ d’Italia." Lo ha affermato in una intervista al Corriere della Sera, il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi.

"Calderoli ha detto una cosa diversa: ha sostenuto che il modo migliore di ricordare l’Unita’ d’Italia e’ quello di realizzare il federalismo. Anzi, ha detto che il federalismo corona l’unita’ italiana. Non c’e’ stato, dunque, alcun accento irridente ne’ tantomeno di dissociazione rispetto a questa celebrazione e neppure nei confronti del valore dell’unita’ nazionale. Per molti aspetti condivido questo modo di celebrare il centocinquantesimo anniversario della nostra unita’ nazionale: non in modo retorico ma sobrio, e avendo cura di rivalutare e di valorizzare anche le tradizioni federaliste, vive nel nostro Risorgimento, nella cornice dell’unita’ nazionale. Sono convinto che proprio sul modo di intendere la realizzazione del federalismo nell’ambito della riaffermazione del valore dell’Unita’ d’Italia registriamo una piena concordanza nella maggioranza e con la Lega. Il federalismo non e’ una bandiera solo della Lega, ma e’ iscritto nei nostri valori e nei nostri programmi di governo fin dal primo congresso di Forza italia del 1998".

lunedì 26 aprile 2010

25 Aprile: Aggressioni squadriste in camicia rossa

CICCHITTO: Nel giorno del 25 Aprile aggressioni squadriste in camicia rossa

"Ormai e’ evidente, per cio’ che e’ successo ieri a Roma e a Milano, cosi’ come era gia’ accaduto negli anni passati, che c’e’ una strumentalizzazione delle manifestazioni per la celebrazione della Resistenza ad opera non di ’pochi imbecilli’ ma di precise correnti politico-culturali, per le quali si tratta dell’occasione per esercitare la ’damnatio’ di chi e’ di centrodestra". Lo ha affermato il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto, che ha osservato:

"Allora, probabilmente, e’ venuto il momento, anche per ragione di ordine pubblico, che il 25 Aprile, nel futuro, sia celebrato nel modo piu’ pluralista possibile in modo tale che esponenti di governo, presidenti di regione, sindaci del centro-destra, che non hanno colpa alcuna da farsi perdonare, non vengano ritualmente sottoposti a questa prassi incivile, ripetuta ogni anno, di essere aggrediti e insultati da squadristi in camicia rossa. Purtroppo, evidentemente, non solo non c’e’ una storia condivisa, e cio’ fa parte del normale dibattito culturale, ma nemmeno una civilta’ della convivenza tra posizioni diverse che dovrebbero paradossalmente trovarsi insieme per celebrare una ricorrenza della conclusione di una guerra che ha, fortunatamente, restituito all’Italia la liberta’ e la democrazia".

BOCCIARDO: Isolare i centri sociali
"Desidero esprimere la mia solidarietà, umana e politica, al sindaco di Milano Letizia Moratti, e al presidente della Provincia di Milano, On. Guido Podestà, per la becera contestazione subita ieri durante le celebrazioni per il 25 aprile a Milano dal solito manipolo organizzato dei centri sociali".

Lo ha affermato il deputato del PdL Mariella Bocciardo, componente del direttivo e vice coordinatore regionale lombardo del PdL.

"Rattrista constatare, come il messaggio del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, teso a superare ogni tipo di contrapposizione ideologica, sia totalmente caduto nel vuoto. Il 25 aprile, nel suo significato profondo, è stato per l’ennesima volta infangato e mi auguro, questa volta, che gli organizzatori sappiano rivolgere parole di biasimo verso chi conosce unicamente la prevaricazione e la violenza come unico strumento di confronto.

Ciò che è successo per noi non rappresenta una novità. La sinistra è da sempre silente nei confronti dell’operato violento dei centri sociali che non hanno risparmiato, nella loro manifestazione d’odio, neppure i reduci dei campi di sterminio. È arrivato il momento di assumersi le responsabilità politiche di quanto accaduto e isolare definitivamente questi facinorosi capaci di umiliare, con le loro bravate, non solo la storia della nostra città ma, anche, dell’intero Paese".

martedì 6 aprile 2010

BUONGOVERNO: Due anni di successi e soddisfazioni

Dal sito del PdL riportiamo, senza la necessità di alcuna aggiunta o commento
Il successo elettorale di Silvio Berlusconi ha impressionato tutti. Tuttavia le elezioni regionali non sono un lampo nel buio ma la conferma di una leadership che negli ultimi due anni ha raccolto solo successi, trionfi, soddisfazioni e conferme. A livello elettorale, politico, diplomatico, di consenso. Per quanti stropicciano gli occhi davanti all’ennesima affermazione del presidente del Consiglio riportiamo un breve riassunto delle puntate precedenti.

Politiche 2008 – Berlusconi guida il Popolo della Libertà ad una grande vittoria contro la sinistra e i centristi che pretendono di essere decisivi senza avere i voti. La maggioranza parlamentare, contrariamente alle solite previsioni sballate dei soliti analisti, è schiacciante e Berlusconi entra a Palazzo Chigi con un fortissimo mandato popolare.

Regionali Sicilia 2008 – Nell’aprile del 2008 il PdL fa il pieno di voti in Sicilia ed è determinante nella schiacciante vittoria del neogovernatore Raffaele Lombardo contro Anna Finocchiaro che viene doppiata nei voti.

Campidoglio – Sull’onda dell’entusiasmo per la vittoria alle elezioni politiche, la coalizione guidata da Berlusconi – nell’aprile 2008 - conquista la Capitale eleggendo Gianni Alemanno. E’ una vittoria epocale per il centrodestra.

Regionali Friuli Venezia Giulia – Siamo sempre nella meravigliosa primavera del 2008 e il consenso di Berlusconi fa un’altra vittima eccellente: quel Riccardo Illy che aveva costruito il suo feudo in terra friulana. Anche in questo caso, Renzo Tondo, l’uomo scelto direttamente dal leader centra un successo di grande significato. Una vittoria come al solito "inaspettata" per i luminari della politica che invece Berlusconi ha studiato, preparato e raggiunto con la solita determinazione.
Regionali Sardegna – Nel 2009 Berlusconi ridicolizza Renato Soru, che pure si presentava come il campione dell’antiberlusconismo. Le cose stanno diversamente. Berlusconi va in Sardegna più volte e con il suo appoggio fa eleggere Ugo Cappellacci, un uomo di sua assoluta fiducia che da allora sta ben governando. Tutti gli analisti ed esperti che avevano pronosticato una sconfitta dell’uomo scelto dal premier vengono come al solito sconfessati. Per la sinistra è una botta durissima. Veltroni si dimette e lascia spazio a Franceschini, un’altra preziosa risorsa per il centrodestra…

Regionali Abruzzo – Il 2008 si chiude con un’altra storica vittoria. Il nuovo governatore dell’Abruzzo è infatti Gianni Chiodi, il candidato del Pdl, l’uomo scelto per voltare pagina in Abruzzo dopo gli scandali e il fallimento della giunta Del Turco.

Elezioni europee e amministrative 2009 - il PDL si conferma il primo partito a livello nazionale e il più votato in tutte le singole regioni, comprese le regioni rosse. Il Pd è staccato di 10 punti percentuali. Il centrodestra conquista inoltre decine di province e di comuni tradizionalmente in mano alla sinistra.

Elezioni Regionali 2010 – Rimarranno alla storia come un grande successo personale di Berlusconi. Il PdL governa ormai la maggioranza assoluta degli italiani e le regioni più importanti. Il Pd è ridotto a partito territoriale arroccato nelle regioni rosse.

Il Lazio - La vittoria nella regione Lazio ha un sapore particolare è un simbolo della forza del PdL e della debolezza anche morale del Pd. Pur di vincere hanno estromesso dalle schede il simbolo del primo partito di Roma e del Paese. Ma, come si dice, hanno fatto i conti senza l’oste. Senza Silvio Berlusconi, l’unico grande leader del Paese, l’uomo che sa mobilitare il suo popolo negli appuntamenti che contano, quando è in gioco la libertà e la democrazia, quando c’è una scelta di campo da fare. Berlusconi si è schierato in prima persona al fianco dei candidati governatori e in particolare di Renata Polverini ingiustamente privata dell’appoggio della lista del Pdl. Berlusconi l’ha condotta alla vittoria. La sinistra ha perso e lo ha fatto nel peggiore dei modi, dovendo per giunta subire l’autocandidatura della radicale Bonino perché incapace di esprimere un proprio nome dopo lo scandalo Marrazzo.

Provinciali L’Aquila – Un’altra competizione "speciale" si consuma per la provincia dell’Aquila. Il governo del fare ha operato con tempismo e capacità per sostenere le popolazioni colpite dal sisma. Gli aquilani lo sanno e se ne ricordano al momento giusto. Alle elezioni per la provincia, il candidato del popolo della Libertà, Antonio Del Corvo, l’uomo scelto dal premier, stravince contro chi aveva gettato fango sull’impegno del governo. Berlusconi ha ottenuto un’altra volta un’affermazione indiscutibile e significativa, dall’alto valore simbolico. Il voto del popolo dimostra che le promesse fatte a Coppito sono state mantenute.

Comune di Montenero di Bisaccia – In questa tornata elettorale, una vittoria simbolica arriva anche da Montenero di Bisaccia, un piccolo paesino del Molise che ha dato i natali ad Antonio Di Pietro. Ebbene i suoi compaesani, che evidentemente lo conoscono bene, hanno deciso di punire l’ex pm e il candidato da lui imposto come sindaco. A prevalere, infatti, è stato Nicola Travaglini, di una formazione civica di centrodestra.

BERLUSCONI RINNOVA L'IMPEGNO PER L'AQUILA

BERLUSCONI: Così continueremo il nostro impegno all'Aquila

Riportiamo l'’intervento di Silvio Berlusconi su "Il Giornale" a un anno dal terremoto che sconvolse L’Abruzzo.

Signor Presidente, signor Sindaco, signori Consiglieri,

Intendo testimoniare a tutta la cittadinanza e alle Istituzioni aquilane la vicinanza del Governo anche nella circostanza del primo anniversario del terremoto che, in questa notte di un anno fa, ha sconvolto la città e tanti altri Comuni dell’Alto Abruzzo, provocando distruzione, dolore e morte.

Voglio confermare, questa sera, che nulla è cambiato nel coinvolgimento del Governo e dell’intero Paese nella vicinanza alla popolazione, nella condivisione della sofferenza che ha attraversato i cuori e le menti di tutti gli aquilani, nella solidarietà attiva ed operosa con i cittadini dei centri colpiti dal sisma, che si sono manifestate già nelle prime ore del 6 aprile di un anno fa e sono proseguite senza soluzione di continuità sino ad oggi. Ho condiviso, a titolo personale ed istituzionale, tutti i momenti di questa tragedia, dal dramma dei soccorsi prestati nelle prime ore per strappare alle macerie i feriti, per recuperare i corpi delle vittime, per non lasciare nessuno solo, per alleviare con immediatezza i disagi di chi in quella notte aveva perso tutto, fino ai momenti di mesta serenità che hanno accompagnato, a partire dai primi mesi dell’autunno, la consegna delle nuove abitazioni alle famiglie che avevano perso la casa insieme alla speranza di poterla restaurare e mettere in sicurezza con interventi tecnicamente adeguati e rapidi.

Un anno è passato dal terremoto, un periodo troppo breve per sanare le ferite aperte un anno fa nella mente, nel cuore e nel fisico di chi ha vissuto quel dramma, per mitigare i disagi inferti alla vita delle comunità colpite, per ridurre le attese e le incertezze che accompagnano l’aspirazione ad una vita serena di tante famiglie.

In un anno siamo stati in grado di far fronte alle urgenze immediate, con una mobilitazione straordinaria imperniata sulla capacità da tutti riconosciuta della nostra Protezione Civile, che insieme al Governo e in permanente collaborazione operativa con le Amministrazioni della Regione, della Provincia e dei Comuni, in particolare quello dell’Aquila, ha permesso di far fronte alle necessità di assistenza alle oltre 70.000 persone sfollate, procedendo fin da prima dell’estate ad una attività di costruzione di nuove strutture, abitative e non solo, indispensabili per non obbligare gli abitanti dell’Aquila e degli altri centri più piccoli ad una diaspora che sarebbe stata esiziale per il futuro della città e degli altri Comuni del cratere.

In tempi davvero impensabili, abbiamo realizzato alloggi per oltre 20.000 persone, pensati come abitazioni di transizione per evitare agli aquilani il calvario dei containers e delle altre soluzioni di fortuna utilizzate in tutti i precedenti disastri sismici verificatisi nel nostro Paese.

Abbiamo consentito che la scuola riprendesse in tutti i Comuni del cratere in tempo utile per non perdere l’anno scolastico, per evitare che la scuola dei figli diventasse un motivo di emigrazione delle famiglie. Abbiamo ripristinato i servizi essenziali, approntato i siti per le attività istituzionali e le strutture per consentire alle comunità dei credenti di non disperdersi.

Tutto questo, pur impressionante per quantità di risorse umane e finanziarie impegnate, non poteva bastare a riportare indietro il calendario ad una data precedente il 6 aprile dello scorso anno, né a considerare esaurito l’impegno del Governo e degli abruzzesi nell’opera di ricostruzione.

Il Commissario Gianni Chiodi, coadiuvato da Massimo Cialente come Vice Commissario - prosegue il premier nel messaggio - è subentrato a Guido Bertolaso quando la fase delle opere urgenti e prioritarie si è positivamente conclusa, con risultati che solo il tempo aiuterà a valutare nella loro straordinarietà. Il nuovo Commissario e le sue strutture hanno ora come priorità la ricostruzione della città dell’Aquila e degli altri centri terremotati. Si tratta di un impegno certo non più semplice di quello affrontato con grande generosità, competenza e dedizione da Guido Bertolaso e dai suoi collaboratori, insieme alle forze che la Protezione Civile ha saputo mobilitare da ogni parte d’Italia e coordinare in un impegno organico durato oltre dieci mesi. In questa nuova fase occorreva un segno che indicasse come, per la ricostruzione, la leadership debba necessariamente essere espressa dalle forze locali, dalle Istituzioni, dalle Amministrazioni, dalla società civile abruzzese.

Per ciò che era indispensabile nella prima emergenza, per ciò che risultava non differibile ed urgente abbiamo utilizzato le migliori professionalità disponibili nel Paese e la struttura di Governo più idonea alla gestione, creando una consuetudine di collaborazione e condivisione tra strutture statali, regionali e locali che ci ha permesso, nei mesi passati, di fare molto e nel migliore dei modi.

Nessuna scelta è stata compiuta, nessuna opera è stata progettata e realizzata senza la condivisione delle Amministrazioni abruzzesi, ma è stato il Governo ad assumere direttamente la responsabilità di rendere compatibili le scelte fatte con i tempi dettati dalle esigenze dei cittadini.

Ora occorre rovesciare lo schema, occorre che siano le Istituzioni abruzzesi e aquilane a farsi carico delle decisioni da adottare, della definizione delle priorità, delle condizioni affinché i programmi e i progetti abbiano tempi ragionevoli e certi. Il Governo non si defila, non abdica agli impegni presi, ma partecipa attivamente alla cordata a guida abruzzese che già é al lavoro per disegnare un percorso di ricostruzione credibile e serio.

Abbiamo già impegnato, rendendole disponibili, ingenti risorse per la ricostruzione. Adesso occorre che queste risorse vengano investite con sollecitudine, come è ugualmente necessario che i programmi futuri assumano la forma di progetti verificabili e quantificabili, in modo che la pretesa mancanza di certezza sulle risorse necessarie a completare la ricostruzione non diventi un alibi per carenze progettuali e per rinvii ingiustificati delle azioni immediatamente possibili.

L’impegno del Governo voglio affermarlo ancora è quello che ho esplicitato più volte nei mesi passati, di non far mancare all’Abruzzo e all’Aquila le risorse necessarie per ridare vitalità e futuro ai centri colpiti.

Le modalità con cui le risorse pubbliche necessarie verranno stanziate ed erogate dovranno tenere conto sia della necessaria gradualità degli interventi possibili, sia del rigore progettuale con cui le Istituzioni abruzzesi sapranno tradurre in realtà il desiderio dei loro cittadini di abitare di nuovo, in tutta sicurezza, i luoghi a loro cari, di fruire nuovamente degli spazi e degli edifici monumentali ed artistici della loro città, riprendendo pieno possesso dell’ambiente a loro sottratto dalla violenza del sisma.

Sono convinto che questo anniversario possa essere l’occasione per rinnovare solennemente l’impegno di lealtà e di collaborazione tra lo Stato, il Governo e la città dell’Aquila, una città che abbiamo imparato ad amare e a considerare patrimonio non solo degli aquilani ma di tutti i cittadini italiani.

Voglio, quindi, esplicitare con chiarezza il mio impegno personale e di Capo del Governo affinché questa attenzione e questa azione in favore delle popolazioni colpite dal sisma continui a tradursi nei risultati concreti e solleciti da tutti auspicati.

Credo sia questo il modo più concreto per essere vicini ai cittadini che hanno vissuto questa terribile esperienza, ai quali in questa occasione ci sentiamo uniti nel dolore del ricordo e nella determinazione della rinascita".
Silvio Berlusconi

mercoledì 9 settembre 2009

PRIMA FESTA NAZIONALE DELLA GIOVANE ITALIA

Mercoledì 9 settembre prende il via l’XI edizione di Atreju, dal 9 al 13 settembre al Parco del Celio. Evento clou della giornata inaugurale sarà l’incontro, alle ore 18, tra il presidente del Consiglio e leader del Pdl, Silvio Berlusconi, e i ragazzi della Giovane Italia. Il dibattito, dal titolo ‘L’attimo fuggente – Idee, suggestioni e concretezza: la politica per lasciare il segno’, sarà moderato da Giorgia Meloni, alla guida dei giovani del Pdl.
L’incontro sarà preceduto, alle ore 17, dalla cerimonia di inaugurazione e dai saluti, che saranno portati dai presidenti locali del partito Gianfranco Sammarco, Pdl Roma, Francesco Lollobrigida, Pdl provincia di Roma, Vincenzo Piso, Pdl Lazio, e da Alfredo Pallone, portavoce della delegazione italiana al Parlamento Europeo. Alle 17.30, invece, interverranno il coordinatore nazionale del Pdl, Denis Verdini, il portavoce del partito, Daniele Capezzone, e l’assessore alle Politiche giovanili del Comune di Roma, Laura Marsilio.
In serata, alle 20.30, verrà consegnato il primo ‘Premio Atreju ’09’ alla campionessa mondiale di nuoto Federica Pellegrini. Parteciperanno il ministro alla Gioventù, Giorgia Meloni, e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega allo Sport, Rocco Crimi.

venerdì 8 maggio 2009

L´Italia riporta i clandestini in Libia

Oltre 225 clandestini sono arrivati il 7 maggio per mare nel porto di Tripoli, con il soccorso di tre motovedette italiane. E' una svolta storica come ha affermato il ministro dell’Interno Roberto Maroni . E' in effetti la prima volta che l'Italia riaccompagna sulle coste libiche gli immigrati clandestini che volevano raggiungere Lampedusa.
È il primo respingimento congiunto dopo oltre un trentennio di invasione, dapprima strisciante, in sordina e poi sempre più massiccia di extra- comunitari, che ha portato al collasso il centro di accoglienza siciliano, ed ha creato e crea sempre più seri problemi di ordine pubblico e di sicurezza a livello nazionale.
Questa azione che ripristina l'ordine e la legalità, almeno simbolicamente, ai confini di questa travagliata frontiera, si deve all'impegno della Lega, che ha fatto della sicurezza, con gli alleati , il suo cavallo di battaglia . L'evento ha già scatenato aspre polemiche da parte di associazioni cosiddette umanitarie e dei partiti politici di sinistra, nonchè del Consiglio pastorale degli immigrati della Cei
Sia Maroni che il sottosegretario Mantovano, hanno garantito che in Libia ci sono organizzazioni umanitarie che si occuperanno di concedere il diritto di asilo a chi lo richiede.
Per l’Alto Commissariato per i rifugiati delle N.U., la rappresentante italiana Laura Boldrini, ha espresso «grave preoccupazione» per il «rischio» che i clandestini «siano rispediti tutti nei Paesi d’origine dove potrebbero essere in serio pericolo».
«Ciò che succede in altri Paesi non può essere preoccupazione del governo italiano - ha ribadito il Ministro Maroni - noi ci occupiamo di chi arriva qui», attivando tutte le procedure per «la richiesta di asilo».
L’operazione è stata digerita dall’Unione Europea: «Il commissario è soddisfatto per il fatto che questa situazione sia risolta», ha commentato il portavoce di Jacques Barrot, responsabile settoriale dell’U.E.
L' operazione ha precisato Maroni è la prima fase di attuazione dell’accordo Italia-Libia firmato dal governo Prodi.Pattugliamenti congiunti e respingimenti erano già previsti nel programma Jason I dell’Unione Europea , che contemplava proprio gli interventi in mare per contrastare l’immigrazione clandestina.
L'operazione di rimpatrio è diretta conseguenza dell'accordo bilaterale Berlusconi Gheddafi dell'agosto del 2008, che prevede tra l'altro il pagamento alla Libia di 5 miliardi di dollari , per mettere fine alla polemica sulla politica coloniale dell'Italia. L'accordo stabilisce il pagamento del risarcimento in 20 anni, dal 2009 al 2028 e contempla che le grandi opere infrastrutturali siano finanziate, nei limiti stabiliti, da imprese italiane con una tassa del 4% dell'utile prima delle imposte .
La Libia, si è sempre detta preoccupata per i continui sbarchi di immigrati clandestini sulle coste del sud Italia , ma ha affermato di non avere i mezzi sufficienti per contrastare efficacemente l'immigrazione clandestina. Da qui l'accordo con l'Italia per il pattugliamento congiunto delle coste libiche al fine di contrastare efficacemente questo esodo infinito
Ricordiamo che la Libia nella riunione tecnica sull'immigrazione del 31.12.2008 ha più volte sollecitato l'Unione Europea per il pagamento del contributo di 300 milioni di Euro, già promesso nel Memorandum d'intesa del luglio 2007, al fine di creare strutture adeguate per la sorveglianza delle zone desertiche a sud del paese.
La Commissione Europea ha stanziato 211 milioni di Euro favore dell'Italia per il controllo delle frontiere fino al 2013.
Bruxelles ha riconosciuto l'impegno dell'Italia nell'assicurare adeguati controlli alle frontiere esterne.
"Con l'approvazione del programma pluriennale - ha sottolineato il vice presidente della Commissione Barrot - l'Italia, esposta ad un onere gravoso dovuto alla configurazione geografica stessa delle sue frontiere esterne, muove verso l'istituzione del sistema comune integrato di gestione delle frontiere, preservando l'integrità dello spazio Schengen":