lunedì 21 settembre 2009

Berlusconi : I nostri ragazzi sono l'Italia migliore

"Sono addolorato ma fiero del coraggio e della abnegazione dei nostri ’ragazzi’ e anche ammirato dalla dignità e dalla forza dei loro cuori.
Questa è l’Italia migliore da cui dobbiamo prendere esempio". Lo ha scritto il premier Silvio Berlusconi nel libro d’onore posto davanti al sacrario dell’Esercito a Roma dove venerdì mattina si è recato accompagnato da Gianni Letta per portare la solidarietà dopo l’uccisione dei sei paracadutisti in Afghanistan.
"Il momento di ritorno dei nostri soldati dall’Afghanistan e di fine dell’operazione internazionale ci sara’ quando il governo afgano sara’ in grado di controllare da solo il territorio". Lo ha affermato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, intervistato dal Tg2, sottolineando che "il paese ha bisogno di forze di polizia e di un esercito addestrato e noi stiamo provando a farlo".
Lo sforzo militare in Afghanistan, ha proseguito il ministro, "e’ notevole" e per continuare a sostenerlo occorre che "li’ dove la missione e’ compiuta o quasi, come in Kosovo, si cominci a rientrare: penso che presto dal Kosovo potranno rientrare 1.000 soldati italiani e anche in Libano si puo’ cominciare a ridurre sensibilmente il nostro contingente". La Russa ha quindi ribadito che "noi siamo in Afghanistan non solo per ricostruire e dare la democrazia, ma anche per combattere lontano dai confini della patria il terrorismo. Noi sappiamo che i nostri soldati sono li’ per usare la forza giusta contro il terrorismo ed anche per impedire che il terrorismo arrivi nelle nostre case".

Feltri contro Fini

Pubblichiamo l'Articolo della Settimana
da "Il Giornale"di V.Feltri scelto in 
base al giudizio del nostro Direttore.



CASO BOFFO E TUTTO IL RESTO
DOVE VUOLE ARRIVARE IL PRESIDENTE DELLA CAMERA
Il "compagno" Fini tanto amato a sinistra
di Vittorio Feltri
Gli attacchi al "Giornale" e le retromarce su immigrazione, biotestamento e gay rientrano nella stessa strategia: accreditarsi in vista della corsa al Quirinale. Ma l'opposizione lo usa per indebolire Berlusconi e la maggioranza
     Caro Presidente Fini,
sono abituato agli attacchi personali di giornalisti e politici e non mi sono offeso dei tuoi nella circostanza dell’affaire Boffo. Hai definito i nostri servizi in proposito esercizi di killeraggio, qualcosa di vergognoso, un esempio di giornalismo da bandire; le stesse accuse rivolteci dalle voci e dalle penne di sinistra non più intinte nell'inchiostro rosso, bensì nell’acqua santa; voci e penne che fino ad alcuni mesi orsono erano impegnate a criticare la Chiesa, il Papa, i vescovi, i parroci e anche i sacristi colpevoli di ingerire negli affari interni dello Stato italiano.Poiché anche tu, come me, sei avvezzo agli attacchi (per lustri ti hanno dato del fascista,ateo e perfino aTatarella, giudicato indegno di sedere al governo perché missino),accetterai quanto sto per dirti con spirito sportivo.Specialmente adesso,che sei amato più dall’opposizione che dalla maggioranza, reputerai civile un dibattito alla luce del sole, addirittura pubblico e con i crismi della democraticità.
Sulla vicenda Boffo ti sei comportato, tu, e non il Giornale, in modo vergognoso. Hai espressoun’opinione dura verso di me senza conoscere, nella migliore delle ipotesi, i fatti.
Se li avessi conosciuti saresti stato prudente.Invece hai sparato per il piacere di sparare o per convenienza,che è anche peggio.
Ti sei accodato agli intelligentoni del Pd e ai cronisti mondani di La Repubblica nella speranza di fornire un’altra prova che hai le carte in regola per entrare nel club dei progressisti.
Non c’è altra spiegazione logica al tuo atteggiamento ostile verso un quotidiano che non ha ficcato il naso sotto le lenzuola ma nelle carte del Tribunale,divulgando un decreto di condanna e non le confessioni di una puttana come ha fatto la Repubblica con il tuo tacito consenso, visto che non risulta tu l’abbia biasimata per la campagna trimestrale, contro il leader del tuo partito,condotta esclusivamente sulla scorta di chiacchiere da postribolo.
Prima di unirti al coro invocante la mia crocefissione in piazza, dato che non sei ancora il segretario del Pd, bensì il presidente dellaCamera,avresti dovuto informarti.
 Bastava una telefonata a me, e non sarebbe stata la prima; se non altro, ascoltando l’altra campana, ti saresti chiarito le idee e le tue dichiarazioni sarebbero state più caute.Non ti è neanche passato per la mente che
un conto sono i pettegolezzi e un altro i reati.
Obietterai. Ma tu hai dato dell’omosessuale al direttore dell’Avvenire. Ti rispondo,caro Fini: l’omosessualità non è un reato; e neppure un peccato, per me non cattolico.
Piuttosto tu, amico mio, un paio di (...) Dove vuole arrivare il «compagno» Fini Il presidente della Camera rinnega il passato e fa retromarcia su quasi ogni cosa: immigrazione, biotestamento e persino sui gay
Il suo obbiettivo: correre per la presidenza della Repubblica. Ma in realtà rischia di essere solo un taxi utile all’opposizione 
Anni or sono ti lasciasti sfuggire una frase infelice e memorabile: «Un maestro elementare non può essere gay». Con ciò dando per assodato che un gay sia anche pedofilo
Converrai, di questo dovresti vergognarti.Poiché l’omosessualità non è in contrasto con la legge, non mi sarei mai sognato di rimproverarla a Boffo. E in effetti gli ho solo «ricordato» le molestie a sfondo sessuale a causa delle quali è stato condannato dalla giustizia ordinaria, e non da me. Il Giornale si è limitato a riferire un episodio, ciò rientra nel diritto di cronaca (ho scritto cronaca, non gossip).
Prendo atto che in un biennio hai cambiato posizione sui gay e non li consideri più era ora -immeritevoli di stare in cattedra. Però un’altra volta avvisaci prima delle tue virate,altrimenti ci cogli impreparati.
A proposito di virate. Sei ancora di destra o da quella parte ti sei fatto superare da Berlusconi?Non è una domanda provocatoria. Nasce piuttosto da una costatazione. Sulla questione degli immigrati,parli come un vescovo. Sul testamento biologico parli invece come Marino, quello della  cresta sulle note spese del-
l’Università da cui è stato licenziato.
Intendiamoci, su questo secondo punto, molti sono d’accordo con te perfino nel Pdl, me compreso. Ma sul primo,scusa,è difficile seguirti
Tempo fa con Bossi firmasti una legge, che porta i vostri nomi, per regolamentare gli ingressi degli extracomunitari. La quale legge,nella pratica, si  è rivelata insufficiente per una serie di  lacune organizzative  e burocratiche su cui sorvolo per brevità.
Era ovvio che il governo di centrodestra, non appena insediato, correggesse e integrasse quelle norme introducendo il reato di clandestinità e, grazie alla collaborazione della vituperata Libia, i  respingimenti, che non riguardano gli aventi diritto all’asilo politico,ma chi viene qui convinto che l’Italia sia un gruviera in cui ogni topo, delinquenti inclusi, ottiene ospitalità e impunità.
A te la nuova disciplina,benché indispensabile, non va a genio. E vai in giro a dire che è una schifezza, e immagino, tu punti a farla cancellare.
 Affermi che occorre essere più umani.Edificante. Ma come si fa?Ci teniamo tutti gli immigrati incentivando altri arrivi in massa?E doveli mettiamo?
Case,ospedali, scuole, servizi e posti di lavoro: provvedi tu a crearli? Con quali soldi? Buono chiunque a essere umano scaricando sulla collettività in bolletta -ogni onere.
 Perché viceversa non ti dai da fare per persuadere l’Europa, che fa le pulci, a condividere con noi il problema e a pagare le spese della soluzione?
Per esempio con la spartizione, fra i vari Paesi membri della Ue,degli immigrati che approdano alle nostre coste? A te non premono soluzioni  alternative, sennò faresti proposte anziché lanciare critiche alla tua stessa maggioranza.
Ti sta a cuore la simpatia della sinistra, che non sai più come garantirti. Il motivo si può intuire; se sbaglio correggimi.Miri al Quirinale perché hai verificato che la successione ha  una cornice di coerenza politica e ideale, elaborata dai brillanti intellettuali del think-tank finiano di Farefuturo. L’apologia di un co-leader che studia da leader, insomma.E il susseguirsi con ritmi da escalation avrebbero applaudito comunque.
Poi, nei giorni caldi del caso Boffo e delle querele del premier a Repubblica e Unità, è arrivato dalla Festa tricolore di Mirabello l’altolà al «killeraggio», l’«ora basta», l’appello accorato: sinistra e Fnsi. Partecipazione che difficilmente passerebbe inosservata.
Il 2 settembre, al convegno delle Acli, Fini ha difeso dagli attacchi leghisti le sue proposte sull’integrazione
degli immigrati: voto amministrane a Berlusconi avverrà con una gara cui è iscritta una folla.
Fare il ministro non ti va;hai già dato. Fare l’uomo di partito, figurarsi; anche qui hai già dato. Continuare ad occupare la presidenza della Camera? Chebarba
E allora rimane il Colle, lì a due passi da Montecitorio.
Per arrivarci servono molti voti, ma non ne hai abbastanza nel Pdl. È necessario raccattarne a sinistra,
alla quale,dunque,fai l’occhiolino nell’illusione di sedurla. Oddio. L’hai sì conquistata; lo si è potuto
vedere alla Festa dell’ex Unità dove sei stato salutato quale novello Berlinguer. Ma la sinistra ti usa perché le fai comodo;sei il suo tassì. Al momento di eleggere il presidente della Repubblica (la prossima legislatura)
ai progressisti sarà passata la cotta. E da loro non beccherai un voto.Consiglio non richiesto:rientra nei ranghi. Torna a destra per recitare una parte in cui sei più credibile; non rischierai più di essere ridicolo come lo sei stato spesso negli  ultimi tempi.
                                                                                                   Vittorio Feltri

L'Articolo della Settimana  (7-13/9/09) è di Vittorio Feltri ed è stato pubblicato su "Il Giornale" del 07.09.09.
Feltri ancora una volta dà lezioni di Giornalismo, di Etica e di Libertà di Stampa e da par suo affronta il problema della coerenza politica, in modo magistrale, affondando  la penna con sagacia sugli aspetti più delicati   di una certa politica italiana












venerdì 18 settembre 2009

LA POLITICA DEI RESPINGIMENTI FUNZIONA

L’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, la sudafricana Navi Pillay, ha  ribadito in un discorso le accuse all’Italia per la politica dei respingimenti. Parole dure, quelle della Pillay, che non ha citato casi concreti, tranne il barcone di eritrei e somali che non l’Italia, in realtà, ma Malta aveva rifiutato di accogliere. La genericità delle sue accuse, davvero impropria per un responsabile dell’Onu su questioni così delicate, non Le ha impedito di paragonare il trattamento dei profughi (potenziali immigrati clandestini manovrati dalle organizzazioni criminali) a quello dei "rifiuti pericolosi", profughi "abbandonati e respinti senza verificare in modo adeguato se stanno fuggendo da persecuzioni, e ciò in violazione del diritto internazionale".

L’Italia ha più volte chiarito la sua posizione, e cioè che in acque internazionali i profughi vanno respinti ai porti di partenza per non consentire una tratta di esseri umani che non sono persone in cerca di asilo politico, ma sventurati in fuga dalla povertà, facile preda dei nuovi schiavisti. Un problema al quale l’Onu non ha tentato di porre rimedio.

Ciò che colpisce è la politica dei due pesi e delle due misure, perché in effetti Paesi come gli Stati Uniti da molti anni impiegano lo stesso criterio verso i profughi cubani (anzi, di più, li respingono fin quando non toccano terra). Senza considerare che le leggi sull’immigrazione nei maggiori Paesi europei si caratterizzano da anni per un rigore superiore a quello italiano basti vedere il tempo senza limiti di permanenza nei centri di detenzione temporanea in Gran Bretagna, la precedenza nelle assunzioni per i tedeschi rispetto agli stranieri, i test di lingua in Paesi peraltro molto liberali come l’Olanda, e l’uso della forza (fuoco) per respingere i profughi alla frontiera tra Marocco e Spagna, a Ceuta e Melilla.

Un’altra considerazione è d’obbligo: l’Italia è il Paese che più di qualsiasi altro ha posto all’attenzione dell’Unione europea la drammaticità del problema degli immigrati illegali. E ha ottenuto che nelle conclusioni dell’ultimo Consiglio europeo fosse inserito un intero capitolo ad hoc. La realtà è che alle chiacchiere l’Italia cerca di rispondere con politiche di rigore e insieme di accoglienza. Rigore verso i criminali e quanti sono dai criminali manovrati e strumentalizzati, e accoglienza verso gli immigrati legali che meritano di avere assistenza e sostegno.
Fa comodo a qualcuno che l’Italia non eserciti le sue prerogative?

Che continui a essere il ventre molle dell’Europa rispetto alle infiltrazioni illegali?

Che paghi da sola il costo di un problema di dimensioni europee, anzi mondiali?

"L’Italia – ha reagito la Farnesina – è il Paese che ha salvato il maggior numero di vite umane nel Mediterraneo, per questo motivo il richiamo alle violazioni del diritto internazionale non è evidentemente rivolto all’Italia".
L’Onu sarà in grado finalmente di ascoltare? O continuerà a solleticare i sentimenti anti-italiani di un’opposizione capace soltanto di cavalcare le critiche (ingiuste) al nostro Paese?
 Basta alle aggressioni Onu contro l'Italia . Così si è espresso il portavoce del PdL Daniele Capezzone.

"Le ormai troppo frequenti esternazioni di rappresentanti dell’Alto Commissariato Onu per i diritti umani contro l’Italia sono politicamente irricevibili". Ha puntualizzato Daniele Capezzone, commentando la denuncia dell’Alto Commissario Onu per i diritti umani contro i respingimenti.
"Non si capisce per quale ragione l’Italia debba essere criticata per aver realizzato esattamente la politica (accoglienza degli immigrati regolari e rigore contro l’immigrazione clandestina) che e’ propria di tutti i governi occidentali, qualunque sia il loro segno politico. Ne’ si capisce come l’Onu ignori il sempre maggiore coinvolgimento dell’Europa che il Governo italiano ha chiesto e che sta finalmente per ottenere, dopo gli impegni gia’ assunti da Carl Bildt e le positive assunzioni di responsabilita’ della Spagna, a cui competera’ la presidenza del prossimo semestre europeo". Infine, conclude il portavoce Pdl, "l’Onu farebbe bene a occuparsi del suo spesso discutibile funzionamento, dello spazio sempre maggiore riservato a dittature e paesi non democratici, degli elementi di opacita’ nella gestione e nell’amministrazione di risorse anche ingentissime".
















Fini querela Feltri

 «Un attacco intimi­datorio di inaudita violenza» è stato definito dal Presidente della Camera Gianfranco Fini l'articolo su Il Giornale di Vittorio Feltri  che lo  vedrebbe coinvolto  in uno scandalo  . Fini ha scelto di reagire «in maniera durissima» con una denuncia pena­le contro Feltri «perché io non ho mai avuto frequentazioni di questo tipo o incontri che possano imba­razzarmi e dunque non ho paura che questo fascicolo sia acquisito e reso pubblico». Fini ha dato ampio  mandato all'avv. Giulia Bongiorno, invitan­dola ad ogni  necessaria iniziativa nelle opportune sedi: «Scatenati perché io ho la coscienza pulita e questa storia voglio portarla fino in fondo-  le ha detto - . Non ci può essere il mio nome in quelle carte processuali. Se qualcu­no lo tirerà fuori, avrà veicolato una polpetta avvelenata».

Dibattito all'interno del PdL sui problemi sollevati da Fini

Sulla vicenda Fini/Feltri/Berlusconi riportiamo gli interventi più significativi degl,i esponenti del centro destra, partendo da Mario Valducci, responsabile degli Enti Locali del P.d:L:  che ha invitato  alla pacificazione, per arrivare a concludere: A cominciare da Fini tutti collaborino a costruire il partito
"Costituire un partito non e’ poi cosi’ difficile. Quello che e’ davvero complicato e’ strutturarlo e renderlo efficace.
Lo so bene. Il Popolo della Liberta’, una volta nato dall’intuizione e dalla pervicacia di Silvio Berlusconi, sta iniziando ad organizzarsi, cosa certamente piu’ difficile della costituzione. Si tratta di una fase che richiede tempo e attenzione, per non incorrere in errori che potrebbero compromettere il progetto del piu’ grande partito della storia italiana". Lo ha sottolineato  Valducci,  in un intervento sul quotidiano on line ’Il predellino’.
"E’ in questo contesto che si inseriscono le polemiche tra Fini e Berlusconi di questi giorni. Polemiche che, evidentemente, non fanno bene a nessuno e soprattutto non fanno bene al governo. L’acme lo stiamo raggiungendo proprio nel momento in cui il governo Berlusconi da’ prova di efficienza e concretezza nella ricostruzione dell’Aquila. Gli italiani ci hanno votato convintamente in forza di alcuni punti fermi e non possiamo tornare sulle nostre posizioni. Su altri, come l’organizzazione del partito, la soluzione richiede la collaborazione di tutti, a cominciare da Gianfranco Fini. Dobbiamo assolutamente evitare il gioco al massacro che avrebbe come prime vittime i cittadini italiani. A cominciare dai nostri elettori".
Per l'on.Sandro Bondi i contenuti della lettera firmata dagli ex parlamentari di An sono stati già discussi e approvati
“I contenuti della lettera firmata dai parlamentari provenienti dalla storia di Alleanza Nazionale - ha sottolineato il parlamentare -  sono assolutamente condivisibili, tanto che erano stati già discussi e approvati nel corso di un incontro avvenuto pochi giorni fa tra i coordinatori nazionali del PDL e i presidenti e vicari dei gruppi parlamentari, alla presenza del presidente Silvio Berlusconi.
Per il resto, non posso nascondere l’amarezza di chi, dal ‘gruppo di Todi’ fino ai lavori dell’assemblea costituente del partito unitario, si è sempre impegnato con la forza della politica e delle idee, per il raggiungimento di un traguardo che continuo a ritenere storico e indispensabile per il futuro dell’Italia”. Ha concluso il Coordinatore nazionale del Pdl, Sandro Bondi.
Per il Sindaco di Roma  Gianni Alemanno la lettera divide invece di unire
"Sono perfettamente d’accordo con il ministro La Russa. Lanciare oggi una lettera che, pur dicendo cose oggettivamente condivisibili, divide invece che unire il PdL, è una strada che ci allontanerebbe dalla soluzione dei problemi interni al partito". Ha affermato Gianni Alemanno, a proposito dell’iniziativa di Italo Bocchino.
"Il presidente Fini ha evidenziato giustamente la necessità di rilanciare il dibattito interno al Pdl e i coordinatori del partito hanno concordato con il presidente Berlusconi una strada per dare una risposta a questa inderogabile esigenza. Si tratta adesso di dare seguito a queste intenzioni con fatti concreti".
Per il ministro Altero MATTEOLI la lettera a Berlusconi allontana il chiarimento
"Ho avuto modo - ha precisato il parlamentare - di complimentarmi con il ministro Tremonti per l’ottima intervista rilasciata ad un importante quotidiano.
Allo stesso modo ho apprezzato le dichiarazioni distensive di alcuni colleghi parlamentari, in primis quelle di Cicchitto e Quagliarello. Ora condivido e apprezzo quanto dichiarato da La Russa. La firma sulla lettera a Berlusconi, condivisibile per i contenuti, di una parte dei deputati puo’ rappresentare un equivoco e allontanare l’indispensabile chiarimento". ha concluso il  ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Da parte sua l'on. La Russa ha sottolineato che la lettera inviata a Berlusconi e firmata solo da alcuni ex di An rischia di creare ulteriori problemi
Riguardo alla nota del coordinatore nazionale del Pdl, a commento della lettera firmata da una parte dei deputati di An e indirizzata al presidente Silvio Berlusconi, l'on. La Russa ha detto espressamente:
"Ho conosciuto il testo integrale della lettera che un gruppo di deputati ex di An potrebbe inviare al Presidente Berlusconi e ho letto anche le anticipazioni della stessa sulle agenzie. Trovo che tutto il contenuto della lettera non possa che essere pienamente condiviso non solo da una parte ma da tutti i parlamentari ex di AN.
Credo d’altronde che anche la stragrande maggioranza dei parlamentari del Pdl possa condividere a pieno lo spirito della lettera come dimostrano anche le recenti dichiarazioni sulla stampa e in aula dell’onorevole Cicchitto e del senatore Quagliariello .Voci certo non isolate. La stessa intervista di Tremonti, assolutamente condivisibile, va nella medesima direzione.
In conclusione anche a seguito delle convergenze di cui sopra ritengo che la lettera, firmata solo da una parte dei parlamentari ex An, anziche’ portare, come si vorrebbe, a una serena definizione di questa fase di tensione all’interno del Pdl che e’ inutile negare, finirebbe col favorire interpretazioni opposte e creare ulteriori problemi. D’altronde il percorso che e’ contenuto nella lettera era stato oggetto, in forma assai simile, di positiva convergenza nel recente incontro dei coordinatori e capogruppo del PDL col Presidente Berlusconi. Occorre pero’ che alle riunioni, alle dichiarazioni e alle eventuali lettere seguano effettivamente fatti concreti che confermino la volonta’ di tutti di proseguire nel positivo percorso di crescita del Pdl".
Per il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, la discussone è positiva,  e dentro il Pdl vince chi convince
"Giusto. Un computer è corpus mecanicum , che resta inerte, senza il software. E su questo campo, in que­sto mese, si è sviluppata l’azione di Fi­ni. Ed è su questo, su immigrazione, interesse nazionale, tipo di patria, glo­balizzazione, catalogo dei valori e dei principi, che non solo tra Fondazioni ma dentro il Pdl si può e si deve aprire una discussione, dove vince chi con­vince.
Una discussione preparata ma­gari anche da un nuovo centro studi. Questo non vuol dire cambiare il pro­gramma elettorale, ma capire il pro­gramma elettorale". Ha concluso l'on. Tremonti in un’intervista al Corriere della Sera.
 Utili e condivisibili sono state considerate dall'on. Bondi  le parole di Tremonti su Fini e il Pdl
"Utili, costruttive e condivisibili". Cosi’ si è espresso il coordinatore nazionale del Popolo della Liberta’  il quale è intervenuto sulle opinioni espresse dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti .
"L’intervista di Giulio Tremonti contiene analisi, proposte e sollecitazioni, anche per quanto riguarda la vita democratica interna del nostro partito, utili, costruttive e condivisibili". "Come hanno dimostrato i lavori che si sono svolti a Gubbio - aggiunge il ministro dei Beni culturali - e’ necessario attivare sedi di confronto, a partire naturalmente da quelle previste dagli organi dirigenti del partito, allo scopo di approfondire e mettere al confronto le diverse posizioni esistenti sui problemi al centro del dibattito politico".




martedì 15 settembre 2009

Sicurezza : IL TRATTATO DI PRUM

Il Trattato di Prüm
Il Trattato di Prüm, sottoscritto il 27 maggio 2005 da sette Stati membri dell’Unione Europea (Germania, Spagna, Francia, Austria, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo), ha lo scopo di rafforzare la cooperazione di polizia in materia di lotta al terrorismo, alla criminalità transfrontaliera e all’immigrazione clandestina.
Il Trattato è aperto all'adesione degli altri Stati membri e all'art. 1 esprime l'auspicio che, sulla base dei risultati conseguiti, possa essere trasferito nell'ambito del diritto dell'Unione Europea.
L’Accordo di Prüm enumera i settori di applicazione e, in particolare, prevede disposizioni concernenti lo scambio di dati relativi a DNA e impronte digitali, lo scambio di informazioni su persone inquisite, sugli autoveicoli e i proprietari degli stessi, sul possibile utilizzo di Sky Marshalls a bordo degli aerei da parte dei Paesi che intendano avvalersi di tale strumento, sulla falsificazione di documenti, sui rimpatri congiunti e i pattugliamenti congiunti di frontiera.
Per quanto attiene alla lotta all'immigrazione clandestina è previsto anche l'invio di Ufficiali di collegamento esperti in falsi documentali nei Paesi di origine dei flussi migratori irregolari.
L'Accordo prevede, altresì, la possibilità di costituire squadre miste per forme di intervento comune nel territorio di uno degli Stati contraenti e la mutua assistenza in occasione di manifestazioni di massa, catastrofi ed altre gravi calamità.
Il Trattato di Prum può essere visualizzato integralmente  sul sito del Ministero dell'Interno al seguente indirizzo

http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/assets/files/16/0272_trattato_prumx1x.pdf

lunedì 14 settembre 2009

Gelmini: No all'ora di religione multiconfessionale

Il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, intervenendo alla trasmissione radiofonica Radio Anch’io, ha ribadito che "l’insegnamento della religione cosi’ come e’ stato concepito va salvaguardato. Non e’ un’ora di catechismo, ma un’ora di approfondimento dei valori e dei contenuti della religione cattolica. Farla diventare un’ora in cui si insegnano altre religioni in maniera paritetica non e’ corretto.
Nel nostro paese la religione cattolica non puo’ essere paragonata alle altre religioni. Ha una valenza maggiore, e’ praticata dalla stragrande maggioranza della popolazione e ha un passato attualissimo. Non la si puo’ mettere sullo stesso piano delle altre religioni, che vanno comunque rispettate". Gelmini ha ricordato che niente del genere avviene nei paesi musulmani: "Non capisco perche’ noi dovremmo rinunciare a quello che non e’ solo religione, ma e’ qualcosa che ha condizionato fortemente la nostra cultura, la nostra tradizione e la nostra storia".
Il ministro è inoltre intervenuto sul reclutamento e sulla carriera degli insegnanti, affermando: "Non si puo’ perdere tempo. Il nostro paese e’ forse l’unico assieme alla Grecia a non avere una carriera per i docenti’ anche se da parte del governo non c’e’ alcuna volonta’ di privatizzare la scuola. Ma se riteniamo che dal ruolo dell’insegnante dipenda il futuro dei giovani e la qualita’ della scuola, dobbiamo trovare un’intesa col sindacato sulla carriera. L’avanzamento degli insegnanti non puo’ essere solo basato sull’anzianita’ ma soprattutto sul merito, sugli obbiettivi raggiunti, sulla qualita’ dell’apprendimento. Questo passaggio necessita di una legge: mi sto prodigando -ha detto- perche’ il parlamento vari una legge trasversale, appoggiata dall’opposizione, che introduca il meccanismo della carriera e che preveda per il reclutamento una maggior autonomia delle scuole. Auspico che questa sia la legislatura in cui si addiviene a una soluzione stabile, non modificata al cambiare del governo".