L’Italia quest’anno tornerà davanti alla Spagna nella classifica del reddito pro-capite dell’Unione europea. L’ex-locomotiva iberica, che nelle graduatorie redatte da Eurostat aveva superato il nostro Paese nel 2006-2007 (economia in crescita, governo Prodi), si accoderà nuovamente all’Italia nel 2010 (economia in recessione, governo Berlusconi). Ricordiamo che già alla fine dello scorso anno il Pil italiano aveva sorpassato la Gran Bretagna, guadagnandosi il sesto posto.
Nell’uno (Spagna) e nell’altro caso (Gran Bretagna) queste classifiche sono il risultato di due fattori: da una parte la straordinaria frenata di quelle economie per l’esplosione delle bolle immobiliari e finanziarie; dall’altra la capacità di maggiore tenuta e di sostanziale solidità del tessuto economico dell’Italia (non finanza, ma industria), che le previsioni Ocse indicano come uno dei Paesi più attrezzati per cavalcare la per ora lenta ripresa. Tutti segnali che confermano la bontà e la serietà delle politiche anticrisi messe in campo dal governo.
E’ stato il quotidiano spagnolo Abc ad anticipare lo "schiaffo" di Eurostat a Zapatero: dal 102,6% del reddito medio europeo del 2008, Madrid è destinata a slittare a 97,4% nel 2010 e 96,3% nel 2011. L’Italia si attesta al 98,4%. Si ricorda che Zapatero aveva indicato la possibilità che la Spagna superasse anche Francia e Germania, una previsione che gli viene rinfacciata nel momento in cui il leader spagnolo è a poche settimane dal semestre di presidenza dell’Ue: "L’Italia tornerà a superarci perché la sua economia non segue la linea di collasso di quella spagnola". Parole che rappresentano un riconoscimento della bontà e della prudenza della politica economica del nostro governo. La classifica del Pil pro-capite è considerato un indicatore attendibile del tenore di vita di un Paese, anche se non tiene conto delle differenze del costo della vita. Ma il controsorpasso dell’Italia nei confronti della Spagna sta anche in altre cifre: ad esempio nel 19% di tasso di disoccupazione (a fronte dell’8,4% italiano) oppure ancora nella crisi dei consumi, che sono diminuiti tre volte di più che in Italia, o ancora nell’indebitamento delle famiglie in percentuale sul Pil (il doppio dell’Italia), nel deficit commerciale dieci volte più grande del nostro e in un deficit pubblico che è il doppio. Tutto questo a buona memoria della sinistra e dei tanti fans della Spagna di Zapatero, costretta ora a rivedere alla radice un modello di sviluppo che, fondato sull’immobiliare, si è rivelato con i piedi d’argilla. Mentre l’Italia di Berlusconi, con prudenza e saggezza, si prende le sue soddisfazioni nei confronti della tante, celebrate, piccole e grandi tigri europee : Spagna, Gran Bretagna, Irlanda, Islanda.
PdL
mercoledì 27 gennaio 2010
martedì 26 gennaio 2010
Positiva la proposta francese sul Burqa
CALDEROLI - BURQA: "POSITIVA PROPOSTA COMMISSIONE FRANCESE. LEGA NORD HA GIA’ AVANZATO PROPOSTA A RIGUARDO"
"La proposta della commissione parlamentare francese sul divieto di utilizzare il burqa in luoghi pubblici rappresenta un’iniziativa positiva in quanto la libertà individuale, compresa quella religiosa, deve essere sempre bilanciata con le esigenze di tutela della sicurezza e dell’ordine pubblico.
Ricordo che a casa nostra esiste già una normativa a riguardo, che deve essere però completata come suggerito dalla proposta della Lega Nord, presentata lo scorso ottobre dal capogruppo Roberto Cota alla Camera dei Deputati, proposta che impedisce la possibilità di aggiramento della suddetta norma.
Questa necessità di impedire l’utilizzo del burqa in luoghi pubblici è confermata anche dal fatto che altri Paesi europei, come la Danimarca e l’Olanda, hanno allo studio misure analoghe a quelle francesi".
Lo afferma il senatore Roberto Calderoli, Ministro per la Semplificazione Normativa e Coordinatore delle Segreterie Nazionali della Lega Nord.
"La proposta della commissione parlamentare francese sul divieto di utilizzare il burqa in luoghi pubblici rappresenta un’iniziativa positiva in quanto la libertà individuale, compresa quella religiosa, deve essere sempre bilanciata con le esigenze di tutela della sicurezza e dell’ordine pubblico.
Ricordo che a casa nostra esiste già una normativa a riguardo, che deve essere però completata come suggerito dalla proposta della Lega Nord, presentata lo scorso ottobre dal capogruppo Roberto Cota alla Camera dei Deputati, proposta che impedisce la possibilità di aggiramento della suddetta norma.
Questa necessità di impedire l’utilizzo del burqa in luoghi pubblici è confermata anche dal fatto che altri Paesi europei, come la Danimarca e l’Olanda, hanno allo studio misure analoghe a quelle francesi".
Lo afferma il senatore Roberto Calderoli, Ministro per la Semplificazione Normativa e Coordinatore delle Segreterie Nazionali della Lega Nord.
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Sicurezza
Povero Bersani, le mani in tasca gliele ha messe Vendola
Da FATTI & MISFATTI del Pdl riportiamo:
Povero Bersani, le mani in tasca gliele ha messe Vendola
Dopo lo schiaffone ricevuto da Vendola in Puglia, dopo lo sgambetto subito dal sindaco di Bologna Delbono, tutti i sondaggi indicano il Partito Democratico in calo tra il 28,5 e il 28,7 per cento, molto al di sotto di quella soglia del 30 per cento che era considerata l’ultima diga in vista delle elezioni regionali. Eppure Bersani, il nuovo segretario, trova il tempo per dire che questo Governo gli ha messo le mani in tasca! Incredibile, ma vero, Bersani ritira in ballo un articolo pubblicato dal Corriere Economia e smontato, riga per riga, dal Dipartimento delle Finanze.
Spiegano i tecnici di Via XX Settembre, come il calcolo del tax freedom day, il giorno dell’anno in cui il contribuente arriva al guadagno personale dopo avere pagato le imposte, sia stato effettuato su un impiegato che rappresenta soltanto il 3 per cento della sua categoria di reddito, che guadagna in media molto meno dei 44.000 euro l’anno attribuiti dal Corriere a un impiegato qualsiasi. Viene spiegato, inoltre, come il calcolo su quanti giorni dell’anno siano necessari per guadagnare le somme dovute al Fisco, sia da considerare più un esercizio di folklore che non un dato concreto. Tale esercizio, comunque, non potrà mai essere la base per stabilire se sia effettivamente salita oppure no la pressione fiscale nel nostro Paese. A Bersani inoltre, si può ribattere che seguendo i suoi vecchi canoni di protesta marxisti-leninisti, non ha ancora capito quanto sia importante il rapporto tra le imposte pagate e il valore dei beni e dei servizi forniti dall’amministrazione pubblica.
Incurante di tutto ciò, il nuovo leader della sinistra, si fa per dire, riformista, insiste nell’attaccare sempre e soltanto il presidente Berlusconi e il Governo su temi che non hanno un fondamento reale. Lo si può anche capire, l’attacco di Bersani, perché certo, in questo momento, il neo-leader non può tirare in ballo i programmi per le regionali o la bontà dei suoi candidati quando, fino all’altro ieri, ha sostenuto un Boccia con tutte le forze, per essere poi schiaffeggiato nelle primarie con la vittoria popolare di un Vendola. E lo si capisce ancora di più, se si riflette sul fatto che il nuovo gruppo dirigente contava proprio sulla Puglia come la Regione-laboratorio, dove sperimentare una nuova grande alleanza tra tutte le forze che potrebbero opporsi a Berlusconi, compreso l’UdC di Casini. Povero Bersani, qualcuno dovrebbe fargli leggere i sondaggi di Euromedia Research che spiegano come il 46 per cento degli elettori del Partito Democratico e il 42 per cento degli elettori dell’UdC, rispettivamente, ritengono per niente o pochissimo credibile la prospettiva di una reciproca alleanza.
Povero Bersani, le mani in tasca gliele ha messe Vendola
Dopo lo schiaffone ricevuto da Vendola in Puglia, dopo lo sgambetto subito dal sindaco di Bologna Delbono, tutti i sondaggi indicano il Partito Democratico in calo tra il 28,5 e il 28,7 per cento, molto al di sotto di quella soglia del 30 per cento che era considerata l’ultima diga in vista delle elezioni regionali. Eppure Bersani, il nuovo segretario, trova il tempo per dire che questo Governo gli ha messo le mani in tasca! Incredibile, ma vero, Bersani ritira in ballo un articolo pubblicato dal Corriere Economia e smontato, riga per riga, dal Dipartimento delle Finanze.
Spiegano i tecnici di Via XX Settembre, come il calcolo del tax freedom day, il giorno dell’anno in cui il contribuente arriva al guadagno personale dopo avere pagato le imposte, sia stato effettuato su un impiegato che rappresenta soltanto il 3 per cento della sua categoria di reddito, che guadagna in media molto meno dei 44.000 euro l’anno attribuiti dal Corriere a un impiegato qualsiasi. Viene spiegato, inoltre, come il calcolo su quanti giorni dell’anno siano necessari per guadagnare le somme dovute al Fisco, sia da considerare più un esercizio di folklore che non un dato concreto. Tale esercizio, comunque, non potrà mai essere la base per stabilire se sia effettivamente salita oppure no la pressione fiscale nel nostro Paese. A Bersani inoltre, si può ribattere che seguendo i suoi vecchi canoni di protesta marxisti-leninisti, non ha ancora capito quanto sia importante il rapporto tra le imposte pagate e il valore dei beni e dei servizi forniti dall’amministrazione pubblica.
Incurante di tutto ciò, il nuovo leader della sinistra, si fa per dire, riformista, insiste nell’attaccare sempre e soltanto il presidente Berlusconi e il Governo su temi che non hanno un fondamento reale. Lo si può anche capire, l’attacco di Bersani, perché certo, in questo momento, il neo-leader non può tirare in ballo i programmi per le regionali o la bontà dei suoi candidati quando, fino all’altro ieri, ha sostenuto un Boccia con tutte le forze, per essere poi schiaffeggiato nelle primarie con la vittoria popolare di un Vendola. E lo si capisce ancora di più, se si riflette sul fatto che il nuovo gruppo dirigente contava proprio sulla Puglia come la Regione-laboratorio, dove sperimentare una nuova grande alleanza tra tutte le forze che potrebbero opporsi a Berlusconi, compreso l’UdC di Casini. Povero Bersani, qualcuno dovrebbe fargli leggere i sondaggi di Euromedia Research che spiegano come il 46 per cento degli elettori del Partito Democratico e il 42 per cento degli elettori dell’UdC, rispettivamente, ritengono per niente o pochissimo credibile la prospettiva di una reciproca alleanza.
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Politica
Cala consenso leader mondiali, solo Berlusconi si rafforza
Da FATTI & MISFATTI riportiamo: Cala consenso leader mondiali, solo premier italiano si rafforza
I leader della sinistra in Occidente escono sconfitti dalla prova elettorale e continuano a calare nei sondaggi, a vantaggio degli avversari conservatori o liberali. Anche i leader moderati subiscono un calo di consenso, perfino Angela Merkel. Unica eccezione, Silvio Berlusconi, che nelle rilevazioni pubblicate dalla stessa Repubblica conserva il record di consensi fatto registrare all’indomani dell’aggressione a Milano.
La domanda è duplice: perché la sinistra non affascina più l’elettorato? E perché Berlusconi è l’unico capo di governo che continua a piacere ai suoi concittadini?
La risposta è una sola, e si ricava da una semplice analisi delle ragioni della popolarità e impopolarità. Gli elettori hanno oggi un rapporto diretto con i leader, molto più personale - e non mediato dai partiti politici - rispetto al passato. Di conseguenza, è anche immediato il giudizio sull’operato del leader. Se "fa", viene promosso. Se "non fa", viene castigato. In americano c’è un termine perfetto per rendere l’idea. Il leader popolare è quello che "delivers", ossia che mantiene le promesse, che raggiunge il risultato, che ottiene quello che vuole. I suoi concittadini ed elettori capiscono benissimo il linguaggio dei fatti.
Per dirla con James Lindsay, ex assistente di Clinton e oggi importante analista americano, anche per un leader carismatico come Obama "viene il momento di trasformare le parole in atti". E allora, partiamo proprio dal Presidente approdato alla Casa Bianca sull’onda di un entusiasmo pari soltanto a quello che condusse a Washington John Kennedy. Ma Obama soffre oggi di un calo di popolarità inversamente proporzionale quella avuta in campagna elettorale, e la sola ragione è la delusione per le promesse non mantenute o, peggio, per gli obiettivi annunciati e mancati. Certo, nel 2009 hanno pesato la battaglia sulla riforma sanitaria, la crisi nucleare con l’Iran e la Corea del Nord, le guerre difficoltose in Iraq e Afghanistan… Drammatica per Obama è stata, più recentemente, la sconfitta della candidata democratica nel seggio senatoriale del Massachusetts lasciato vacante alla morte di Ted Kennedy: non solo da 46 anni era appannaggio dei democratici, ma con la vittoria repubblicana toglie al Presidente la possibilità di far passare così com’è, senza compromessi, la principale delle sue riforme annunciate, quella sanitaria. La sconfitta è contemporanea alle polemiche che infuriano sul coordinamento americano degli aiuti a Haiti e segue di poco l’onta dell’impreparazione del sistema della sicurezza nazionale sul fronte del terrorismo interno.
In Gran Bretagna, secondo un sondaggio di pochi giorni fa pubblicato dal Sun, il premier laburista Gordon Brown ha addirittura toccato il livello minimo del 30 per cento delle intenzioni di voto, indietro di 12 punti rispetto ai conservatori, ma altri sondaggi ancora lo quotano al 23 per cento. È fortissima la probabilità che i laburisti si piazzino nelle prossime elezioni alle spalle degli stessi liberali. In questo caso, due sono le ragioni che giocano a sfavore di Brown: la mancanza di carisma personale e i dubbi dell’elettorato sull’efficienza della risposta alla crisi economica.
In Spagna, il leader-icona della sinistra europea, Zapatero, ha anche lui toccato il record negativo del 33 per cento dei consensi secondo un sondaggio di appena quattro giorni fa. Così basso era soltanto il favore popolare per il presidente argentino Cristina Kirchner, che infatti ha perso le elezioni cedendo la guida del governo al leader conservatore Pinera. Anche Sarkozy e la Merkel fanno registrare un calo di consensi, ma mai così marcato come i loro "colleghi" della sinistra, e mai tale da mettere in serio pericolo la stabilità politica del Paese. Fra l’altro, la Merkel è stata confermata nel secondo mandato, ottenendo anche il risultato di estromettere dal governo i socialdemocratici con i quali era giocoforza coalizzata nella scorsa legislatura. Berlusconi, a ben vedere, è l’unico leader che vede accrescere la sua popolarità, in virtù del carisma personale e del suo "fare" come primo ministro.
PdL
I leader della sinistra in Occidente escono sconfitti dalla prova elettorale e continuano a calare nei sondaggi, a vantaggio degli avversari conservatori o liberali. Anche i leader moderati subiscono un calo di consenso, perfino Angela Merkel. Unica eccezione, Silvio Berlusconi, che nelle rilevazioni pubblicate dalla stessa Repubblica conserva il record di consensi fatto registrare all’indomani dell’aggressione a Milano.
La domanda è duplice: perché la sinistra non affascina più l’elettorato? E perché Berlusconi è l’unico capo di governo che continua a piacere ai suoi concittadini?
La risposta è una sola, e si ricava da una semplice analisi delle ragioni della popolarità e impopolarità. Gli elettori hanno oggi un rapporto diretto con i leader, molto più personale - e non mediato dai partiti politici - rispetto al passato. Di conseguenza, è anche immediato il giudizio sull’operato del leader. Se "fa", viene promosso. Se "non fa", viene castigato. In americano c’è un termine perfetto per rendere l’idea. Il leader popolare è quello che "delivers", ossia che mantiene le promesse, che raggiunge il risultato, che ottiene quello che vuole. I suoi concittadini ed elettori capiscono benissimo il linguaggio dei fatti.
Per dirla con James Lindsay, ex assistente di Clinton e oggi importante analista americano, anche per un leader carismatico come Obama "viene il momento di trasformare le parole in atti". E allora, partiamo proprio dal Presidente approdato alla Casa Bianca sull’onda di un entusiasmo pari soltanto a quello che condusse a Washington John Kennedy. Ma Obama soffre oggi di un calo di popolarità inversamente proporzionale quella avuta in campagna elettorale, e la sola ragione è la delusione per le promesse non mantenute o, peggio, per gli obiettivi annunciati e mancati. Certo, nel 2009 hanno pesato la battaglia sulla riforma sanitaria, la crisi nucleare con l’Iran e la Corea del Nord, le guerre difficoltose in Iraq e Afghanistan… Drammatica per Obama è stata, più recentemente, la sconfitta della candidata democratica nel seggio senatoriale del Massachusetts lasciato vacante alla morte di Ted Kennedy: non solo da 46 anni era appannaggio dei democratici, ma con la vittoria repubblicana toglie al Presidente la possibilità di far passare così com’è, senza compromessi, la principale delle sue riforme annunciate, quella sanitaria. La sconfitta è contemporanea alle polemiche che infuriano sul coordinamento americano degli aiuti a Haiti e segue di poco l’onta dell’impreparazione del sistema della sicurezza nazionale sul fronte del terrorismo interno.
In Gran Bretagna, secondo un sondaggio di pochi giorni fa pubblicato dal Sun, il premier laburista Gordon Brown ha addirittura toccato il livello minimo del 30 per cento delle intenzioni di voto, indietro di 12 punti rispetto ai conservatori, ma altri sondaggi ancora lo quotano al 23 per cento. È fortissima la probabilità che i laburisti si piazzino nelle prossime elezioni alle spalle degli stessi liberali. In questo caso, due sono le ragioni che giocano a sfavore di Brown: la mancanza di carisma personale e i dubbi dell’elettorato sull’efficienza della risposta alla crisi economica.
In Spagna, il leader-icona della sinistra europea, Zapatero, ha anche lui toccato il record negativo del 33 per cento dei consensi secondo un sondaggio di appena quattro giorni fa. Così basso era soltanto il favore popolare per il presidente argentino Cristina Kirchner, che infatti ha perso le elezioni cedendo la guida del governo al leader conservatore Pinera. Anche Sarkozy e la Merkel fanno registrare un calo di consensi, ma mai così marcato come i loro "colleghi" della sinistra, e mai tale da mettere in serio pericolo la stabilità politica del Paese. Fra l’altro, la Merkel è stata confermata nel secondo mandato, ottenendo anche il risultato di estromettere dal governo i socialdemocratici con i quali era giocoforza coalizzata nella scorsa legislatura. Berlusconi, a ben vedere, è l’unico leader che vede accrescere la sua popolarità, in virtù del carisma personale e del suo "fare" come primo ministro.
PdL
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Esteri
lunedì 25 gennaio 2010
ALFANO: Faremo una grande riforma della giustizia
" Abbiamo intenzione di proporre al Parlamento un piano straordinario di smaltimento dell’arretrato civile; di dare soluzione definitiva al problema dei vuoti di organico nelle sedi disagiate; inoltre, la riforma della magistratura onoraria; la riforma dell’avvocatura; la legge sulle intercettazioni; la riforma del processo penale; il disegno di legge sulla ragionevole durata del processo penale, il quale, benché di iniziativa parlamentare, è sostenuto dal Governo; l’attuazione delle deleghe del processo civile, tra le quali la semplificazione dei riti e la previsione dell’atto pubblico entro precisi termini previsti dalla legge delega; l’istituzione del tribunale della famiglia; l’introduzione nel codice civile del contratto di fiducia e del contratto informatico; l’attuazione del principio di sussidiarietà mediante un’organica riforma degli enti giuridici; un nuovo piano antimafia e le riforme costituzionali."
Lo ha affermato il ministro della Giustizia Angelino Alfano, che nel corso della sua relazione sulla giustizia davanti alla Camera dei deputati, ha inoltre osservato:
"Bisognerà, inoltre, prevedere le giuste procedure che consentano - fuori da ogni logica punitiva ma nello stesso tempo lontani da difese corporative - di affermare il binomio potere - responsabilità anche nell’esercizio della giurisdizione.
In quest’ambito dovranno anche essere adeguate e ripensate la struttura, la composizione e la funzione del Consiglio superiore della magistratura, ben oltre l’esigenza di innovarne il sistema elettorale che, com’è noto, può essere modificato con legge ordinaria. Occorre, infatti, restituire, in concreto, al Consiglio superiore la sua funzione di organo di garanzia, superando ogni equivoco su una malintesa sua funzione rappresentativa, che non pare coerente neppure con il disegno originario dei nostri Padri costituenti e che, invece, si è insinuata spesso nella prassi consiliare. Occorre, infine, garantire assoluta autonomia, separatezza ed esclusiva natura giurisdizionale - anche riguardo alla sua composizione - alla giustizia disciplinare, in modo da evitare le negative conseguenze di una giurisdizione domestica."
QUAGLIARIELLO: L'opposizione mente sulla retroattività del processo certo
"Abbiamo sempre riconosciuto con lealta’ che le proposte presentate dal Pd sulla giusta durata dei processi non fossero uguali a quella del Pdl. E siamo anche convinti dell’essenziale miglioramento che la nostra proposta ha introdotto rispetto alle altre diversificando i tempi processuali in base alla gravita’ del reato". Lo ha dichiarato Gaetano Quagliariello, vicepresidente vicario dei senatori del Pdl, commentando l’approvazione del ddl sul processo breve oggi a Palazzo Madama. "Ferma restando la legittimita’ di ogni divergenza, invitiamo pero’ l’opposizione a mantenere la polemica entro i confini della verita’.
Sostenere, come fa ancora oggi il senatore Maritati, che le proposte del Pd non erano ’retroattive’, semplicemente non corrisponde al vero. Sia il ddl 2699 del 2004, sottoscritto dal senatore Maritati, sia il ddl 878 del 2006, che porta fra le altre le firme dei senatori Finocchiaro e Casson, recitano: ’nei procedimenti in corso all’entrata in vigore della presente legge continuano ad applicarsi le disposizioni previgenti, se piu’ favorevoli all’imputato’.
E nelle rispettive relazioni si legge: ’nei procedimenti in corso il termine di prescrizione sara’ quello risultante in concreto piu’ vantaggioso per l’imputato, a seconda che si applichi la disciplina vigente o quella di nuova introduzione, ferma restando l’impossibilita’ di contaminare i due istituti nella ricerca di una terza soluzione ancora piu’ benevola dell’una o dell’altra’. L’unica differenza e’ che la norma transitoria prevista dal Pd avrebbe investito tutti i processi, mentre da parte nostra si e’ preferito limitare l’impatto sull’ordinamento. E’ legittimo cambiare idea rispetto a quanto si e’ scritto in passato, ma non si puo’ affermare che non lo si sia mai scritto".
PdL
Lo ha affermato il ministro della Giustizia Angelino Alfano, che nel corso della sua relazione sulla giustizia davanti alla Camera dei deputati, ha inoltre osservato:
"Bisognerà, inoltre, prevedere le giuste procedure che consentano - fuori da ogni logica punitiva ma nello stesso tempo lontani da difese corporative - di affermare il binomio potere - responsabilità anche nell’esercizio della giurisdizione.
In quest’ambito dovranno anche essere adeguate e ripensate la struttura, la composizione e la funzione del Consiglio superiore della magistratura, ben oltre l’esigenza di innovarne il sistema elettorale che, com’è noto, può essere modificato con legge ordinaria. Occorre, infatti, restituire, in concreto, al Consiglio superiore la sua funzione di organo di garanzia, superando ogni equivoco su una malintesa sua funzione rappresentativa, che non pare coerente neppure con il disegno originario dei nostri Padri costituenti e che, invece, si è insinuata spesso nella prassi consiliare. Occorre, infine, garantire assoluta autonomia, separatezza ed esclusiva natura giurisdizionale - anche riguardo alla sua composizione - alla giustizia disciplinare, in modo da evitare le negative conseguenze di una giurisdizione domestica."
QUAGLIARIELLO: L'opposizione mente sulla retroattività del processo certo
"Abbiamo sempre riconosciuto con lealta’ che le proposte presentate dal Pd sulla giusta durata dei processi non fossero uguali a quella del Pdl. E siamo anche convinti dell’essenziale miglioramento che la nostra proposta ha introdotto rispetto alle altre diversificando i tempi processuali in base alla gravita’ del reato". Lo ha dichiarato Gaetano Quagliariello, vicepresidente vicario dei senatori del Pdl, commentando l’approvazione del ddl sul processo breve oggi a Palazzo Madama. "Ferma restando la legittimita’ di ogni divergenza, invitiamo pero’ l’opposizione a mantenere la polemica entro i confini della verita’.
Sostenere, come fa ancora oggi il senatore Maritati, che le proposte del Pd non erano ’retroattive’, semplicemente non corrisponde al vero. Sia il ddl 2699 del 2004, sottoscritto dal senatore Maritati, sia il ddl 878 del 2006, che porta fra le altre le firme dei senatori Finocchiaro e Casson, recitano: ’nei procedimenti in corso all’entrata in vigore della presente legge continuano ad applicarsi le disposizioni previgenti, se piu’ favorevoli all’imputato’.
E nelle rispettive relazioni si legge: ’nei procedimenti in corso il termine di prescrizione sara’ quello risultante in concreto piu’ vantaggioso per l’imputato, a seconda che si applichi la disciplina vigente o quella di nuova introduzione, ferma restando l’impossibilita’ di contaminare i due istituti nella ricerca di una terza soluzione ancora piu’ benevola dell’una o dell’altra’. L’unica differenza e’ che la norma transitoria prevista dal Pd avrebbe investito tutti i processi, mentre da parte nostra si e’ preferito limitare l’impatto sull’ordinamento. E’ legittimo cambiare idea rispetto a quanto si e’ scritto in passato, ma non si puo’ affermare che non lo si sia mai scritto".
PdL
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Giustizia
mercoledì 20 gennaio 2010
Processo breve a presidio della civiltà giuridica
BERLUSCONI: Non credo che il processo breve presenti profili di incostituzionalità
"Non credo che il cosiddetto processo breve presenti profili di incostituzionalita’.
C’e’ l’Europa che ci chiede tempi certi per i processi e poi c’e’ la Costituzione che ci dice che devono avere dei tempi ragionevoli". Lo ha affermato il presidente Berlusconi, commentando il provvedimento sul processo breve approvato dal Senato
.GIRO: Il processo breve è un voto per la civiltà giuridica
"Un voto per la civilta’ giuridica. Un voto che personalmente dedicherei alla figura di Piero Calamandrei". Lo ha affermato Francesco Giro, deputato del PdL e sottosegretario ai Beni culturali, commentando la notizia dell’approvazione da parte del Senato del ddl sul processo breve.
CAPEZZONE: Stop al malvezzo dei comizi dei magistrati
Daniele Capezzone, portavoce del Pdl, ha criticato le dichiarazioni dei magistrati sul processo breve.
"La nota del cosiddetto Comitato intermagistrature (definizione che pare tratta da ’1984’ o da ’La fattoria degli animali’ di Orwell) contro una norma approvata dal Senato della Repubblica e che ora va all’esame della Camera dei Deputati e’ di una gravita’ inaudita, perche’ travolge il principio fondamentale della separazione dei poteri, che impone ai magistrati di applicare le leggi. Se i signori magistrati vogliono fare politica e scrivere le leggi, facciano il piacere di lasciare la toga, di candidarsi alle elezioni e ottenere il voto degli italiani, ma occorre porre fine al malvezzo per cui mentre si indossa una toga si continuano a fare comizi politici".
QUAGLIARIELLO: In Puglia un'ennesima incursione giudiziaria sulle elezioni regionali
"In nome di una diversa concezione del servizio sanitario in Puglia il centrodestra si candido’ contro Nichi Vendola. Ha condotto cinque anni di serrata opposizione sul piano politico, e continuera’ a incalzare la sinistra da qui alle regionali. Ma non puo’ non turbare l’ennesima ’tempestiva’ incursione e pubblicizzazione di una iniziativa giudiziaria alla vigilia della scelta di un candidato presidente". Lo ha dichiarato Gaetano Quagliariello, vice presidente vicario dei senatori del Pdl.
"E’ un film gia’ visto in Campania con lo stillicidio mediatico-giudiziario nei confronti di Nicola Cosentino e l’uso dei pentiti a orologeria. Anche altrove, come in Lombardia non sono mancati tentativi di condizionamento di un momento cosi’ importante per la vita democratica come quello che precede la scelta di un candidato e l’avvio di una campagna elettorale. Non taceremo oggi che la notizia di un’iscrizione sul registro degli indagati, a quanto pare risalente a due mesi fa e ’tempestivamente’ fatta trapelare a pochi giorni dalle primarie, entra a gamba tesa in campo avversario. Vendola merita lo stesso garantismo che a differenza di lui abbiamo richiesto in passato per i suoi avversari cosi’ come per i suoi alleati. Oggi quelle garanzie le pretendiamo anche per lui. E, pur confermando il giudizio negativo sulla gestione della sanita’ in Puglia e preannunciando una dura battaglia politica in campagna elettorale, non possiamo esimerci dall’interrogarci ancora una volta su alcuni casi di utilizzo della custodia cautelare sui quali la lettura della stampa di questi giorni fa sorgere piu’ di una perplessita’, a prescindere dalla parte politica che ha fin qui governato la Regione e che ne viene investita".
"Non credo che il cosiddetto processo breve presenti profili di incostituzionalita’.
C’e’ l’Europa che ci chiede tempi certi per i processi e poi c’e’ la Costituzione che ci dice che devono avere dei tempi ragionevoli". Lo ha affermato il presidente Berlusconi, commentando il provvedimento sul processo breve approvato dal Senato
.GIRO: Il processo breve è un voto per la civiltà giuridica
"Un voto per la civilta’ giuridica. Un voto che personalmente dedicherei alla figura di Piero Calamandrei". Lo ha affermato Francesco Giro, deputato del PdL e sottosegretario ai Beni culturali, commentando la notizia dell’approvazione da parte del Senato del ddl sul processo breve.
CAPEZZONE: Stop al malvezzo dei comizi dei magistrati
Daniele Capezzone, portavoce del Pdl, ha criticato le dichiarazioni dei magistrati sul processo breve.
"La nota del cosiddetto Comitato intermagistrature (definizione che pare tratta da ’1984’ o da ’La fattoria degli animali’ di Orwell) contro una norma approvata dal Senato della Repubblica e che ora va all’esame della Camera dei Deputati e’ di una gravita’ inaudita, perche’ travolge il principio fondamentale della separazione dei poteri, che impone ai magistrati di applicare le leggi. Se i signori magistrati vogliono fare politica e scrivere le leggi, facciano il piacere di lasciare la toga, di candidarsi alle elezioni e ottenere il voto degli italiani, ma occorre porre fine al malvezzo per cui mentre si indossa una toga si continuano a fare comizi politici".
QUAGLIARIELLO: In Puglia un'ennesima incursione giudiziaria sulle elezioni regionali
"In nome di una diversa concezione del servizio sanitario in Puglia il centrodestra si candido’ contro Nichi Vendola. Ha condotto cinque anni di serrata opposizione sul piano politico, e continuera’ a incalzare la sinistra da qui alle regionali. Ma non puo’ non turbare l’ennesima ’tempestiva’ incursione e pubblicizzazione di una iniziativa giudiziaria alla vigilia della scelta di un candidato presidente". Lo ha dichiarato Gaetano Quagliariello, vice presidente vicario dei senatori del Pdl.
"E’ un film gia’ visto in Campania con lo stillicidio mediatico-giudiziario nei confronti di Nicola Cosentino e l’uso dei pentiti a orologeria. Anche altrove, come in Lombardia non sono mancati tentativi di condizionamento di un momento cosi’ importante per la vita democratica come quello che precede la scelta di un candidato e l’avvio di una campagna elettorale. Non taceremo oggi che la notizia di un’iscrizione sul registro degli indagati, a quanto pare risalente a due mesi fa e ’tempestivamente’ fatta trapelare a pochi giorni dalle primarie, entra a gamba tesa in campo avversario. Vendola merita lo stesso garantismo che a differenza di lui abbiamo richiesto in passato per i suoi avversari cosi’ come per i suoi alleati. Oggi quelle garanzie le pretendiamo anche per lui. E, pur confermando il giudizio negativo sulla gestione della sanita’ in Puglia e preannunciando una dura battaglia politica in campagna elettorale, non possiamo esimerci dall’interrogarci ancora una volta su alcuni casi di utilizzo della custodia cautelare sui quali la lettura della stampa di questi giorni fa sorgere piu’ di una perplessita’, a prescindere dalla parte politica che ha fin qui governato la Regione e che ne viene investita".
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Giustizia
PDL : Nel Lazio tutti con la Polverini
CICCHITTO: Nel Lazio il quadro politico è gia' tracciato intorno alla Polverini
"Alla Regione Lazio il quadro politico per le prossime elezioni e’ gia’ tracciato intorno a Renata Polverini, compresa l’alleanza fra centrodestra e Udc". Così si è espresso in una nota il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto
LORENZIN: La doppia candidatura della Bonino indica confusione politica
"Emma Bonino, dopo che si e’ attribuita uno stile anglosassone e poteri taumaturgici capaci di cancellare il fallimento del disastroso centrosinistra laziale, si paragona addirittura alla leadership di Silvio Berlusconi. La sua doppia candidatura, come capolista in Lombardia e come presidente nel Lazio, indica una confusione profonda tra ruolo politico nazionale e quello di governatore di una regione che si traduce in conoscenza del territorio e volonta’ effettiva di risolverne i problemi".
Lo ha affermato Beatrice Lorenzin, deputato del Pdl e portavoce del comitato elettorale di Renata Polverini. "A parte il fatto di non capire come si possa conciliare la campagna elettorale della Lombardia con quella del Lazio mi sembra evidente dalle dichiarazioni di stamane di Emma Bonino che interpreti questo suo mandato come un viatico mediatico per una nuova stagione dei radicali. D’altra parte chi interpreta la politica, anche a sinistra, in modo piu’ coerente coi bisogni del territorio, ha fin dalle prime battute criticato la scelta della Bonino come inopportuna"
"Alla Regione Lazio il quadro politico per le prossime elezioni e’ gia’ tracciato intorno a Renata Polverini, compresa l’alleanza fra centrodestra e Udc". Così si è espresso in una nota il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto
LORENZIN: La doppia candidatura della Bonino indica confusione politica
"Emma Bonino, dopo che si e’ attribuita uno stile anglosassone e poteri taumaturgici capaci di cancellare il fallimento del disastroso centrosinistra laziale, si paragona addirittura alla leadership di Silvio Berlusconi. La sua doppia candidatura, come capolista in Lombardia e come presidente nel Lazio, indica una confusione profonda tra ruolo politico nazionale e quello di governatore di una regione che si traduce in conoscenza del territorio e volonta’ effettiva di risolverne i problemi".
Lo ha affermato Beatrice Lorenzin, deputato del Pdl e portavoce del comitato elettorale di Renata Polverini. "A parte il fatto di non capire come si possa conciliare la campagna elettorale della Lombardia con quella del Lazio mi sembra evidente dalle dichiarazioni di stamane di Emma Bonino che interpreti questo suo mandato come un viatico mediatico per una nuova stagione dei radicali. D’altra parte chi interpreta la politica, anche a sinistra, in modo piu’ coerente coi bisogni del territorio, ha fin dalle prime battute criticato la scelta della Bonino come inopportuna"
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