Ministero della giustizia
Relazione del Guardasigilli sull'amministrazione della Giustizia nell'anno 2009
INTRODUZIONE Onorevoli Colleghi, anche quest’anno ho l’onore di riferire in questa Aula sull’attività del dicastero che rappresento e del Governo in materia di Giustizia e di evidenziare i provvedimenti adottati in attuazione dell’indirizzo politico approvato dalla maggioranza degli italiani che ci hanno affidato la responsabilità di governare il Paese. Prima di tutto, desidero rivolgere un ringraziamento al Signor Presidente della Repubblica, Capo dello Stato, Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura e garante dell’unità nazionale, per la saggezza che ha avuto modo di dimostrare intervenendo nella delicata materia della giustizia, pronunziando parole sempre decisive per il mantenimento dei necessari equilibri istituzionali. Lo scorso anno ero partito dalla individuazione del più insidioso dei nemici della Giustizia: l’insopportabile lentezza nell’affermazione giudiziaria delle ragioni e dei torti, della innocenza o della colpevolezza, che ha fatto del nostro Paese un luogo in cui la durata eccessiva dei processi disincentiva gli investimenti stranieri. Tutto questo accade malgrado diverse migliaia di magistrati, avvocati e personale giudiziario fanno quanto è nelle loro possibilità per adempiere al proprio dovere. Oggi sono qui per dire che la lentezza è nemico insidioso ma che si può vincere e il Governo ha la strategia per riuscirvi. LE CIFRE CHIAVE DEL SISTEMA GIUSTIZIA Alcuni dati fotografano lo stato della giustizia:
1. 5.625.057 i procedimenti civili pendenti, con un aumento del 3% rispetto al 2008;
2. 3.270.979 quelli penali, con una riduzione modesta rispetto all’anno precedente;
3. 65.067 detenuti - di cui 24.152 stranieri - nelle 204 strutture penitenziarie;
4. 20.959 minorenni segnalati dall’Autorità Giudiziaria Minorile agli Uffici di Servizio Sociale per i Minorenni, con una crescente incidenza dei fenomeni di devianza minorile straniera.
Questa enorme mole di lavoro – che non ha eguali negli altri paesi dell’U.E. - viene gestita da 9080 magistrati togati (6402 giudici e 2090 pubblici ministeri); 3513 giudici onorari; 40456 unità di personale giudiziario; 1399 addetti al settore minorile; 46662 dipendenti dell’amministrazione penitenziaria. Tra questi dipendenti, ben 5183 (circa il 12 %) sono impegnati ad effettuare 28 milioni di notifiche manuali ogni anno - pari a 112.000 notifiche al giorno – di cui oltre la metà destinate agli avvocati. Circa il 12% dei soli processi penali viene rinviato per omessa o irregolare notifica (dati Eurispes 2008) e lo stesso processo penale brucia, in media, 80 mln di euro ogni anno per dichiarare prescritti 170.000 processi (465 al giorno, festivi compresi). Oltre 30.000 cittadini hanno chiesto di essere indennizzati a causa dell’irragionevole durata del processo, ottenendo decine di milioni di euro di risarcimenti, con un trend di crescita delle richieste pari al 40% l’anno. La giustizia costa 8 miliardi di euro l’anno, cioè circa 30 milioni di euro per ogni giornata lavorativa. La giustizia italiana è, dunque, com’è noto, in crisi. Per esprimere questo giudizio e formulare questa diagnosi non era necessario pronunziare questa relazione oggi. Sono qui a dirvi, dunque, non solo la diagnosi, ma anche la terapia. In questo quadro, l’azione che ho avviato rispetta tre linee guida essenziali:
• adozione di misure organizzative;
• innovazioni legislative in materia sia ordinamentale che procedurale;
• previsione di un programma di impegni per l’anno 2010.
Ed in tal senso proseguirò nella mia relazione illustrando, anzitutto, per ogni singolo settore, gli interventi svolti e i risultati ottenuti. Ma prima di ogni cosa desidero evidenziare gli straordinari risultati conseguiti dal Ministero della Giustizia a L’Aquila, in esito al tragico terremoto che il 6 aprile 2009, ha colpito l’Abruzzo. Per la prima volta in epoca repubblicana (l’unico precedente risale, infatti, al terremoto di Messina del 1908), si sono resi contemporaneamente inutilizzabili tutti gli uffici Giudiziari del distretto insieme alla modernissima sala server, inaugurata pochi mesi prima del sisma, dove erano allocati dati essenziali e riservati. Ebbene, con uno sforzo eccezionale, dopo due giorni si è organizzato un efficiente servizio provvisorio per gli affari urgenti ed in soli 47 giorni si è messa in opera una nuova sede (in località Bazzano), interamente cablata ed informatizzata. Si è così restituito il servizio giustizia a una intera regione, garantendo la trattazione dei procedimenti in grado di appello relativi agli altri Tribunali del distretto.
Rivendico con soddisfazione ed emozione, questo tributo dovuto ai tanti aquilani che hanno perso affetti, lavoro e proprietà, e sono fiero di aver preteso ed ottenuto che gli uffici giudiziari riprendessero a funzionare proprio a L’Aquila. Il mio impegno non si è esaurito qui. Nei prossimi 24 mesi restituirò alla funzione giudiziaria il palazzo di giustizia gravemente danneggiato. Sarò, inoltre, presente personalmente a L’Aquila il 30 gennaio 2010, alla cerimonia di apertura dell’anno giudiziario. PARTE PRIMA - MISURE DI EFFICIENZA Con pari orgoglio - dopo un anno di intensa attività governativa - assolvo al compito di render conto in quest’aula degli obiettivi raggiunti. Per restituire efficienza al sistema giudiziario sono state operate, anzitutto, scelte di forte innovazione tecnologica, amministrativa ed organizzativa. Avevo già affermato, lo scorso anno, che il Ministro della Giustizia deve riappropriarsi della funzione organizzativa che l’art. 110 della Carta Costituzionale gli affida e dissi che l’autonomia e l’indipendenza dei giudici non può scindersi dall’efficienza del servizio, precisando che non può chiedersi al Ministro di esser responsabile del servizio giustizia senza che lo stesso abbia potestà organizzative effettive. Ebbene, questo percorso nello scorso anno ha avuto un forte e positivo impulso pervenendo a risultati significativi. § 1.1 Il Piano Nazionale di diffusione delle Best Practices Sul piano amministrativo, il Piano Nazionale di diffusione delle Best Practices coinvolge ormai circa un centinaio di Uffici giudiziari. E’ stato definito il progetto di ‘Diffusione del modello di autoanalisi e miglioramento del servizio giustizia” (Common Assessment Framework - CAF), realizzandone una versione personalizzata per il sistema giudiziario. Sarà possibile ora attenuare le differenze di rendimento che danno luogo ad una giustizia che si muove a macchia di leopardo, con una inaccettabile disarmonia di trattamento dei cittadini destinatari di un servizio che, a seconda della sede, dà risposte differenti e che a legislazione invariata e a parità di risorse fornisce ottimi livelli di efficienza ovvero ritardi e disservizi inaccettabili. Le differenze possono essere clamorose, come in due Tribunali del Nord Italia, distanti soltanto 70 km, dove il primo raggiunge un indice di smaltimento del 148% dell’arretrato, dimezzando la pendenza dell’ultimo quinquennio, mentre il secondo, nello stesso periodo, vede esplodere il numero dei procedimenti arretrati. Tali divergenze dipendono da deficit di tipo organizzativo e, talvolta, da una scarsa capacità manageriale e di leadership del capo dell’ufficio. Oggi la temporaneità degli incarichi direttivi e la verifica richiesta dalla legge dopo il primo quadriennio di dirigenza, offre una importante opportunità al CSM per una efficace selezione
dei capi degli uffici, che si spera non condizionata da logiche correntizie e corporative. § 1.2 Una nuova cultura della dirigenza negli Uffici Giudiziari Per il recupero dell’efficienza del sistema occorrono interventi radicali anche sul piano legislativo e ordinamentale, finalizzati ad affermare il primato delle professionalità gestionale e organizzativa nei dirigenti degli uffici. Il disegno di legge governativo AS 1440 contiene norme che esprimono una nuova cultura della dirigenza degli uffici giudiziari. E’ ben noto che un ottimo magistrato può rivelarsi un pessimo dirigente. Per questo abbiamo previsto una formazione specifica per i magistrati che aspirano al conferimento degli incarichi direttivi, con corsi mirati allo studio dei criteri di gestione delle organizzazioni complesse, e abbiamo previsto l’obbligo per il magistrato dirigente di vigilare sul rispetto dei programmi per l’informatizzazione predisposti dal Ministero Si è poi previsto che il concerto espresso al C.S.M. dal Ministro per il conferimento degli incarichi direttivi deve essere motivato con riferimento alle capacità organizzative e che tale specifica valutazione sia estesa alla conferma delle funzioni di direzione degli uffici giudiziari, dopo il primo quadriennio. § 1.3 Gli interventi in materia di costi e disciplina delle intercettazioni In questa materia, due questioni rivestono particolare importanza:
1. la necessità di garantire la privacy dei cittadini, evitando degenerazioni, eccessi e abusi nell’uso di uno strumento particolarmente delicato ed invasivo;
2. la necessità di razionalizzare i costi di un servizio che, sino allo scorso anno, era sostanzialmente fuori controllo.
Nell’ottobre del 2008, ho constatato un debito contratto dal Ministero nei confronti di società che gestiscono i servizi di intercettazione a partire dal 2006, pari a quasi cinquecento milioni di euro. Gli amministratori di queste società minacciavano in caso di ulteriore morosità l’interruzione dei sevizi, con intuibili conseguenze gravissime sulle indagini in corso. L’immediata azione del mio dicastero non solo ha fatto sì che i debiti pregressi fossero onorati, ma attraverso l’istituzione di una Unità di Monitoraggio sulle spese per le intercettazioni ha evidenziato come il Ministero pagasse, per medesime prestazioni, da 4 a 25 euro al giorno per ogni singola intercettazione telefonica. La presa d’atto di questo ingiustificabile spreco del danaro dei contribuenti e le verifiche disposte hanno determinato nel corso del 2009 un abbattimento della spesa, senza incidere sulla quantità di intercettazioni disposte, con un risparmio dei costi unitari erogati dall’amministrazione stimabile nell’ordine del 25-30%. Si è poi proceduto anche alla creazione di un apposito capitolo di bilancio per sganciare le procedure di pagamento di queste spese dal capitolo generale.
Oggi, dopo la larga approvazione presso la Camera dei Deputati del DDL di riforma del sistema delle intercettazioni, il Governo aspira ora ad una sua rapida e definitiva approvazione. La concentrazione delle operazioni di registrazione a livello distrettuale e la previsione di un termine di durata massima delle intercettazione determineranno una ulteriore diminuzione dei costi ed una più responsabile ed attenta gestione di tale strumento investigativo. Quanto al merito delle scelte operate, desidero ribadire che il rafforzamento del sistema del c.d. doppio binario lascia inalterato l’utilizzo della strumento per i reati in materia di criminalità organizzata e terrorismo. § 1.4 Gli interventi in materia di c.d. sedi disagiate Prima di illustrare quanto fatto dal Governo Berlusconi per risolvere il problema delle sedi giudiziarie sgradite ai magistrati appare necessario sgombrare il campo da una mistificazione. Non si tratta di un problema che nasce in questa legislatura, ma che affligge da sempre il sistema giudiziario. Le cause di questa situazione sono da ricondursi:
1. al fatto che ci sono sedi che sistematicamente non vengono scelte dai magistrati;
2. alla prassi del C.S.M. di destinare tali sedi ai magistrati di prima nomina;
3. alla conseguente fuga verso altri lidi, non appena possibile;
4. alla rigidità del sistema di mobilità dei magistrati.
In questo contesto, il divieto di destinazione dei magistrati di prima nomina all’esercizio di funzioni monocratiche - introdotto nella precedente legislatura da una diversa maggioranza - non ha determinato effetti catastrofici, ma, semmai possiede il merito di eliminare il cronico ed imperante nonnismo giudiziario. In pratica per decenni si è, da un lato, provveduto alla copertura delle sedi sgradite con gli ultimi arrivati e, dall’altro, dopo aver formato in tali sedi i giovani magistrati, si è loro garantita una sede più comoda proprio quando avrebbero potuto spendere efficacemente sul posto la professionalità acquisita. Il Governo è fattivamente intervenuto per porre rimedio a tale situazione e la migliore prova di ciò risiede nei due decreti legge che, in poco più di un anno, sono stati dedicati alla soluzione di questo problema. Il primo, adottato poco dopo l’esordio di questa legislatura, prevede incentivi anche economici per la copertura delle sedi. La normativa si è rilevata utile - poiché circa la metà dei posti messi a disposizione sono stati coperti - ma non è stata risolutiva. E’ stato, pertanto, necessario, nelle scorse settimane, emanare un nuovo decreto legge riguardante “Interventi urgenti in materia di funzionalità del sistema giudiziario”. E’ stato introdotto un sistema di maggiore cogenza, che ha scatenato polemiche strumentali e
fuori luogo. Mi riferisco alle norme relative al trasferimento d’ufficio nelle sedi sgradite. Si tratta di una normativa transitoria che trova un limite temporale nella data del 31 dicembre 2014, poiché entro tale termine andrà a regime la modifica ordinamentale oggi in discussione alla Camera, idonea a risolvere in via definitiva il problema. Si è anche proceduto ad un aumento del numero delle sedi annualmente individuabili come disagiate da parte del Consiglio superiore della magistratura (estese ad ottanta) nonché dei magistrati ivi destinabili (aumentati a centocinquanta). § 1 .5 Gli interventi in materia di digitalizzazione del sistema giudiziario Il decreto legge riguardante “Interventi urgenti in materia di funzionalità del sistema giudiziario” contiene disposizioni per assicurare risparmi di spesa e l’abbattimento dei tempi del processo. Mi riferisco all’anticipazione dell’entrata in vigore del processo telematico che completa la digitalizzazione della giustizia, applicando l’informatica a tutti gli atti del processo, civile e penale. In particolare, si rendono immediatamente applicabili le comunicazioni e le notificazioni telematiche tra uffici giudiziari e avvocati ed infatti, salvo che per le notifiche agli imputati, sarà possibile utilizzare la posta elettronica certificata. Su questi interventi mi aspetto una larghissima condivisione di tutte le forze parlamentari trattandosi di innovazioni sostanzialmente condivise. L’obiettivo finale è quello di realizzare un’unica “piattaforma di servizi documentali” che consentirà una drastica riduzione del cartaceo, l’abbattimento dei costi e la velocizzazione dei tutte le procedure. § 1 .6 I Risultati del Fondo Unico della Giustizia Lo scorso anno avevo anticipato che il recupero di efficienza e la razionalizzazione delle risorse disponibili passava anche dalla operatività del Fondo Unico Giustizia. Com’è noto confluiscono nel fondo le somme di denaro e i proventi sequestrati, confiscati o depositati nell’ambito di procedimenti civili, penali, amministrativi o per l’applicazione di misure di prevenzione. Questo innovativo strumento assicura una pronta disponibilità delle risorse da reinvestire nel sistema giustizia, di cui ottimizza la gestione anche sotto il profilo finanziario. Oggi sono già confluiti nel FUG oltre 1.59 miliardi di euro, somma nell’ambito della quale si evidenziano 631,4 mln di euro disponibili per la riassegnazione pro quota al settore Giustizia. Ben può dirsi, dunque, che anche questa è una scommessa vinta, grazie a un complesso ed inteso lavoro del Ministero della Giustizia che, da capofila, ha condotto all’emanazione del regolamento con decreto interministeriale del luglio 2009. § 1.7. La Gestione del Personale Amministrativo
Il 16 dicembre - dopo dieci anni di attesa - è stato sottoscritto l’ipotesi di accordo stralcio del Contratto Collettivo Nazionale Integrativo del personale non dirigenziale del Ministero della Giustizia – D.O.G. e D.A.P., contenente un nuovo schema di ordinamento professionale. Si tratta di una prima fondamentale tappa per il raggiungimento dell’obiettivo dell’efficienza della macchina giudiziaria perseguito anche attraverso la valorizzazione del personale dell’Amministrazione giudiziaria. Molto rimane ancora da fare per l’adeguamento degli organici, per la sua ottimale distribuzione sul territorio nazionale, per implementare ulteriormente le procedure di valorizzazione e per il riconoscimento sia economico che giuridico delle professionalità acquisite. Proprio per queste ragioni sento la necessità di ribadire, in questa solenne occasione e nel luogo in cui risiede la sovranità popolare, il mio sentito ringraziamento a tutti i dirigenti ed al tutto il personale amministrativo che continua a dare quotidiana prova di grande professionalità e di spirito di servizio. PARTE SECONDA - LE INNOVAZIONI LEGISLATIVE § 1 Premessa e cenni all’attività Internazionale Prima di riferire sulle importanti innovazioni legislative del 2009, ritengo doveroso render conto della intensa attività internazionale del Ministero della Giustizia nel corso del 2009, sia sul piano bilaterale che su quello della partecipazione agli organismi internazionali. Il 2009 è stato contrassegnato dalla Presidenza italiana del G8, evento di rilevanza mondiale sui temi della lotta alla criminalità organizzata e sulle strategie internazionali nella lotta al terrorismo. L’obiettivo finale di una strategia unitaria da parte della comunità internazionale, è stato raggiunto nella Conferenza Ministeriale dei Ministri della Giustizia e Affari Interni che ha avuto luogo a Roma il 29 e 30 maggio scorso, il cui più eclatante risultato è stato la Dichiarazione Finale sottoscritta da tutti i Ministri, che ha adottato il modello di legislazione italiana in materia di aggressione ai patrimoni illecitamente accumulati. Particolarmente rilevante è stata, poi, la partecipazione alle attività dell’Unione Europea nel settore Giustizia e Affari Interni (Consiglio Giustizia e Affari Interni), così come è costantemente fattiva la collaborazione al Programma di Stoccolma: nel 2009 ho personalmente presenziato a 6 Consigli GAI, a 20 incontri bilaterali in Italia ed all’estero, a 2 vertici bilaterali ed a due conferenze multilaterali. Tra gli altri, ho avuto modo di incontrare i Ministri del Canada e degli Stati Uniti, governo con cui si è affrontata la vicenda dei detenuti di Guantanamo, tre dei quali sono stati accolti nelle nostre strutture penitenziarie. Intensi anche i rapporti con il Ministero della Giustizia russo, dai quali ha preso avvio una preziosa attività di cooperazione culminata nel Vertice italo-russo tenutosi alla Farnesina nel dicembre scorso. In quella sede è stato firmato il nuovo Programma di collaborazione tra i Ministeri dei due
Paesi per il quinquennio 2010-2014 nell’ottica di una collaborazione concreta anche nel campo della formazione. Nel prossimo futuro è mia intenzione porre l’Italia al centro del dialogo tra gli ordinamenti giuridici dei paesi del Mediterraneo. *** Passando ora ai provvedimenti legislativi, desidero ricordare che lo scorso anno avevo sottoposto alla vostra attenzione un elenco di settori su cui intervenire per consentire allo Stato di fornire al cittadino utente del servizio Giustizia una risposta certa, pronta ed efficace nel riconoscimento dei propri diritti. Ed avevo distinto precise linee di intervento riguardanti:
• Il processo Civile
• Il processo Penale
• Le norme Antimafia
• Gli interventi sul sistema carcerario
• La riforma della magistratura onoraria
• La riforma delle professioni del comparto giuridico economico.
Un programma ambizioso, impegnativo e caratterizzato da un percorso attuativo denso di ostacoli e fonte di polemiche talvolta strumentali, ben al là del legittimo ed aspro confronto parlamentare tra le forze politiche della maggioranza e dell’opposizione e che oggi posso dire in massima parte realizzato. § 2 Interventi sulla Giustizia Civile A fronte della intollerabile lentezza e farraginosità della giustizia civile, su iniziativa del Ministero della Giustizia, nel giugno del 2009 è stata approvata dal Parlamento la legge 18 giugno 2009, n° 69 - la cd. riforma del processo civile - ispirata al contenimento dei tempi del giudizio. In questo senso è stata prevista una nuova disciplina delle spese processuali, per ridurre la litigiosità e sanzionare le parti che abusano del processo, cagionando danni sia alla controparte sia all’amministrazione giudiziaria. Per ridurre i tempi del processo, è stata operata una diffusa riduzione dei termini collocati nel codice di procedura. E' stato introdotto l’istituto del filtro in Cassazione, che limita l’accesso dei procedimenti al giudizio di legittimità ai soli casi necessari; nonché quello dell’astreinte, volto a disincentivare, con le penalità anche risarcitorie prefissate dal giudice, inadempimenti non facilmente sanzionabili quali quelli degli obblighi di fare infungibile o di non fare. Vorrei ricordare in questa aula che tale norma ha già trovato applicazione da parte dei giudici del nostro paese.
La stessa legge ha poi conferito delega al governo per la disciplina di un ulteriore istituto fondamentale per la deflazione dei processi civili: la mediazione finalizzata alla conciliazione. La mediazione ha lo scopo di evitare la controversia come già accade in altri paesi ed in coerenza con una direttiva dell’Unione Europea. La delega ha già trovato attuazione mediante l’approvazione del Consiglio dei Ministri, del relativo decreto e si attende il parere delle competenti commissioni parlamentari per procedere alla sua approvazione definitiva. § 3 Interventi sulla Giustizia Penale La materia penale è stata oggetto di un imponente intervento normativo su impulso del Governo, con particolare attenzione alla sicurezza ed all’azione di contrasto alla criminalità organizzata. Merita, al riguardo, una espressa citazione il Decreto Legge 23 febbraio 2009, che ha introdotto, tra i delitti contro la libertà morale, il nuovo reato di «atti persecutori» (c.d. “stalking”), che punisce le minacce e molestie reiterate, prima che possano evolvere in delitti ancor più gravi, quali la violenza sessuale o l'omicidio. La norma è già stata applicata numerose volte dall’autorità giudiziaria che ha accertato nei primi mesi di vigenza della norma 5.153 delitti, con l’arresto di 942 persone. In materia di sicurezza pubblica, la legge 15 luglio 2009, n. 94, è intervenuta per reprimere la particolare efferatezza e diffusione di alcuni fenomeni delinquenziali, nell’ottica della tutela a 360° della sicurezza dei cittadini. Le nuove norme assicurano, tra l’altro, la difesa di minori e disabili, prevedendo anche un rafforzamento del contrasto al fenomeno dell’immigrazione clandestina. Meritano, tra le tante innovazioni una speciale citazione:
1. l’aggravante per delitti contro il patrimonio commessi in danno di soggetto portatore di minorazione fisica, psichica o sensoriale;
2. l’aggravante per i soggetti adulti che commettono il reato in concorso con minorenni;
3. il delitto di impiego di minori nell’accattonaggio;
4. l’aggravante per il delitto di violenza sessuale commesso all’interno o nelle immediate vicinanze di istituto d’istruzione o di formazione frequentato dalla persona offesa;
5. l’innalzamento della pena per il delitto di violazione di domicilio;
6. l’arresto obbligatorio nei casi di furto commesso da soggetto che porta indosso armi o narcotici, senza farne uso, ovvero da tre o più persone;
7. l’introduzione della truffa aggravata ai danni di soggetti deboli o anziani. § 3.1 La normativa antimafia
Nel contrasto alla criminalità di stampo mafioso, il Governo Berlusconi ha varato nei primi venti mesi il più efficace e rilevante pacchetto di norme antimafia dai tempi successivi alle stragi di Capaci e di via D’Amelio. La legge 15 luglio 2009, n. 94, il cd. Pacchetto Sicurezza, contiene importanti modifiche in materia sostanziale, in materia di misure di prevenzione antimafia, di sequestro e confisca, così come nella materia dell’ordinamento penitenziario. Tale legge introduce due nuove figure di reato volte ad arricchire la punibilità delle condotte rilevanti nel sostegno illecito delle associazioni mafiose, tra cui spicca il nuovo art. 391-bis c.p. che punisce l’attività di chiunque consente a un detenuto sottoposto a particolari restrizioni di comunicare con altri. Ma soprattutto, la legge 94 del 2009 fornisce alle forze dell’ordine ed alla magistratura strumenti di straordinaria efficacia nell’azione di recupero dei beni frutto delle attività criminali delle associazioni mafiose, ampliando l’ambito di applicazione delle misure di prevenzione. Si prevede che le misure di sicurezza patrimoniali possono essere applicate indipendentemente dalla pericolosità sociale del soggetto: il principio è che si deve colpire il bene in quanto pericoloso in sè. In tema di sequestro e confisca, si è proceduto al rafforzamento delle ipotesi di c.d. “confisca estesa”, di modo che - disperso il denaro o i beni illecitamente acquisiti - il giudice può ordinare la confisca per un valore equivalente, incidendo sul patrimonio posseduto dal reo anche per interposta persona. Vengono finalmente disciplinate in modo chiaro le modalità di esecuzione dei sequestri preventivi e viene istituito l’albo nazionale degli amministratori giudiziari dei beni sequestrati che garantirà una specifica professionalità nelle gestione dei beni sottratti alla criminalità organizzata in grado - dunque - di produrre economie legali, assicurando il mantenimento dei posti di lavoro. Le forze di Polizia saranno dotate dei beni mobili registrati sequestrati che potranno essere loro affidati per lo svolgimento dei compiti di istituto. Molto importanti sono anche le altre misure di natura amministrativa introdotte con la legge sulla sicurezza pubblica. Al fine di prevenire le infiltrazioni mafiose nei pubblici appalti è attribuito al Prefetto il potere di disporre accessi ed accertamenti nei cantieri. Infine, la legge modifica la normativa in materia di scioglimento dei consigli comunali e provinciali a causa di infiltrazioni e di condizionamenti di tipo mafioso. Queste modifiche legislative stanno già producendo risultati straordinari, mai conseguiti in passato, dei quali le forze dell’ordine e la magistratura sono i primi testimoni. La imponente mole di sequestri e confische definitive operata anche in queste ultime settimane dimostra il concreto valore di questi provvedimenti e l’azione dello Stato sarà anzi rilanciata - di fronte a tanto violente quanto vili forme di reazione.
Ne è prova l’azione ferma, immediata ed efficace del Governo Berlusconi in risposta ai recenti e gravi fatti di Reggio Calabria. In tal senso il mio dicastero ha già avviato le procedure per incrementare gli organici degli Uffici Giudiziari di Reggio Calabria, dotandoli di due posti in più, sia nella Procura Generale, che nella Procura della Repubblica e nel Tribunale. § 4. Il Sistema Carcerario La situazione carceraria nel nostro Paese mi ha spinto il 13 gennaio scorso a chiedere il pronunciamento da parte del Consiglio dei Ministri dello Stato di Emergenza Carcerario fino a tutto il 2010. Svanito l’illusorio effetto dell’indulto del 2006 in conseguenza del trend continuamente crescente degli ingressi nelle carceri del nostro paese, la dichiarazione dello stato di emergenza costituisce uno strumento fondamentale per provvedere ad interventi strutturali di medio e lungo periodo che consentano di rispettare il precetto dell’art. 27 cost., secondo il quale “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Il Piano Carceri che scaturirà dagli atti conseguenti alla dichiarazione di emergenza si poggia su altri tre pilastri fondamentali:
• gli interventi di edilizia penitenziaria per la costruzione, in prima battuta, di 47 nuovi padiglioni e successivamente di 8 nuovi istituti;
• gli interventi normativi che introducono la possibilità della detenzione domiciliare per chi deve scontare solo un anno di pena residua e la messa alla prova delle persone imputabili per reati fino a tre anni, che potranno così svolgere lavori di pubblica utilità;
• l’assunzione di 2000 nuovi agenti di Polizia Penitenziaria.
A partire dal 2011, poi, saranno realizzate le altre strutture previste dal Piano. Complessivamente, tali interventi porteranno alla creazione di 21.709 nuovi posti negli istituti penitenziari e al raggiungimento di una capienza totale di 80 mila unità. Per realizzare tutto ciò, saranno utilizzati 500 milioni di euro già stanziati in Finanziaria e altri 100 milioni di euro provenienti dal bilancio della Giustizia. Parallelamente a questo intervento, ho avviato - con l’appoggio del Vicepresidente della Commissione Europea, dei ministri della Giustizia spagnolo e svedese - un’azione europea per dare soluzioni concrete a quei paesi nei quali il problema del sovraffollamento nelle carceri è determinato anche dalla massiccia presenza di detenuti stranieri. Il mio obiettivo è quello di ottenere il trasferimento dei detenuti nei loro paesi d’origine e di giungere all’elaborazione di un piano europeo per le carceri, anche tramite l’uso di fondi dell’Unione. Ebbene nel quadro dell’approvazione del “Programma di Stoccolma 2010-2014 per un’area europea di libertà, di sicurezza e giustizia” il Parlamento europeo ha approvato nel novembre
scorso una risoluzione che getta le basi per il raggiungimento di tale duplice obiettivo. § 4.1 Il regime di cui all’art. 41 bis (c.d. carcere duro) Quanto alla concreta applicazione del regime detentivo di cui all’art. 41 bis O.P. esso riguarda ad oggi un totale di 645 detenuti. Le donne sottoposte a tale regime sono 3. Al 14 dicembre 2009, erano stati emessi 112 decreti ministeriali di prima applicazione, a fronte degli 87 emessi nel corso di tutto il 2008. Nell’ultimo anno il regime di carcere duro ha potuto trarre un notevole rafforzamento anche dalle novità introdotte dalla recente legge n. 94 del 15 luglio 2009. Si è infatti resa ancora più impermeabile la possibilità di contatto tra il mafioso detenuto e gli associati in libertà, allo scopo di stroncare ogni possibile forma di comunicazione sia interna che esterna. Inoltre, è stata introdotta una sostanziale innovazione dell’istituto, i cui punti più rilevanti sono: a) l’estensione della durata del provvedimento ministeriale e delle successive proroghe; b) la precisazione dei criteri cui il giudice si deve attenere nel valutare se disporre o meno la proroga stessa; c) l’accentramento della competenza in materia di reclamo in capo al Tribunale di Sorveglianza di Roma, per il quale è stata opportunamente avviata la procedura di aumento dell’organico. A riprova della funzione strategica che ho inteso attribuire al regime detentivo speciale 41 bis, va segnalato che - qualche giorno fa - in perfetta sincronia con la Direzione Distrettuale Antimafia di Caltanissetta ho disposto, nei confronti di cinque pericolosi esponenti della mafia nissena già detenuti, l’immediata applicazione del regime speciale, così contribuendo a sventare il progetto di attentato, ordito dagli stessi, contro un magistrato operante nella medesima sede giudiziaria. Ancora una volta, dunque, la collaborazione tra procura antimafia ed uffici ministeriali ha consentito di dare una risposta immediata nel contrasto alla mafia, dando prova dell’importanza dell’impegno unitario dello Stato contro la criminalità organizzata. PARTE TERZA - GLI IMPEGNI PER IL 2010 Gli obiettivi per l’anno in corso possono essere così riassunti:
1. piano di smaltimento dell’arretrato civile;
2. soluzione del problema dei vuoti di organico nelle sedi sgradite ai magistrati;
3. riforma della magistratura onoraria;
4. riforma dell’Avvocatura;
5. legge sulle intercettazioni;
6. riforma del processo penale;
7. d.d.l sulla ragionevole durata del processo penale, il quale, benché di iniziativa parlamentare, è sostenuto dal governo poichè deflazionando il processo penale
produrrà ulteriori risparmi di spesa conseguenti all’azzeramento del rischio della legge Pinto, i cui costi - come ho accennato in premessa - gravano in maniera pesante sul bilancio della giustizia a causa dell’indennizzo dovuto anche per la sola lunghezza del processo;
8. deleghe del processo civile, tra le quali la semplificazione dei riti e la previsione dell’atto pubblico informatico;
9. Tribunale della Famiglia;
10. DDL in materia di adozioni internazionali;
11. introduzione nel codice civile del contratto di fiducia e del contratto informatico;
12. attuazione del principio di sussidiarietà mediante un’organica riforma degli enti giuridici;
13. nuovo piano antimafia;
14. riforme costituzionali.
Alcuni di questi argomenti meritano qualche approfondimento prima di rassegnare le mie conclusioni. § 1 Il piano straordinario di smaltimento dell’arretrato civile Soltanto con l’alleggerimento dell’enorme fardello dei procedimenti arretrati sarà possibile ottenere concreti benefici dalla riforma del processo civile. L’analisi dei flussi consente di affermare che il sistema processuale riesce a smaltire quasi per intero il totale dei processi annualmente sopravvenuti: nel 2008 su 4.826.373 procedimenti sopravvenuti quelli esauriti sono stati ben 4.605.551, con un saldo negativo di circa 220.000 processi. Il vero problema da risolvere è, quindi, quello dell’eliminazione dell’arretrato. Per questo, in tempi brevi, verrà presentato al Consiglio dei Ministri il Piano straordinario per lo smaltimento dell’arretrato civile. Anche quest’anno il rapporto Doing Business 2010, recentemente pubblicato dalla Banca Mondiale, che vede l’Italia al 78° posto su 183 nazioni, dimostra l’incidenza negativa del sistema giudiziario sugli investimenti di imprese straniere, mentre il ranking in materia di enforcing contracts vede precipitare l’Italia al 156° posto. Ecco perché abbiamo la consapevolezza e il dovere di considerare lo stato della giustizia civile una vera e propria emergenza nazionale, da affrontare con strumenti straordinari e fortemente innovativi. § 2. La riforma della magistratura onoraria Sul fronte della magistratura onoraria, il Consiglio dei Ministri è in procinto di varare un provvedimento di riordino complessivo del ruolo e delle funzioni della magistratura onoraria, così come previsto dalla L. 127/2008, il cui esame è stato già avviato prima della sospensione natalizia.
Il disegno di legge persegue l’obiettivo di attuare una riforma organica della magistratura onoraria, muovendosi lungo tre direttrici fondamentali:
1. la predisposizione di uno statuto unico della magistratura onoraria, applicabile ai giudici di pace, ai giudici onorari di tribunale e ai vice procuratori onorari;
2. la rideterminazione del ruolo e delle funzioni dei giudici onorari di tribunale;
3. la riorganizzazione dell’ufficio del giudice di pace.
L’intervento è altresì finalizzato a contenere la durata del processo entro il termine di ragionevole durata imposto dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, attraverso una migliore organizzazione e gestione delle risorse disponibili. § 3. Riforma delle professioni Già lo scorso anno avevo riferito che il Governo intende procedere ad un’organica riforma delle professioni coinvolgendo direttamente gli ordini degli Avvocati, dei Notai e dei Commercialisti. Il confronto è iniziato da tempo ed è già stato elaborato un testo condiviso. Alcuni aspetti sono fortemente innovativi e danno luogo a nuove importanti garanzie per i cittadini utenti, come:
1. la disciplina delle società tra avvocati e tra avvocati ed altri professionisti;
2. la riserva esclusiva agli avvocati della difesa in ogni giudizio;
3. il mantenimento dell’iscrizione all’albo condizionato dalla prova dell'esercizio effettivo e continuativo della professione;
4. l’eliminazione dell'iscrizione automatica all'albo speciale per il patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori, condizionata ora al superamento di un esame o di un corso-concorso.
Come si vede una riforma incentrata sulla qualità professionale ulteriormente rafforzata da nuove modalità di accesso alla professione. CONCLUSIONI Il quadro che ho illustrato offre, in conclusione, il senso di un’azione organica del Governo finalizzata a concretizzare un solenne impegno preso non soltanto con i nostri elettori ma con tutto il Paese: riformare un sistema giudiziario da troppo tempo malato ed autoreferenziale. Il tempo trascorso in questa prima parte di legislatura è servito a convincermi, definitivamente, che per ottenere risultati duraturi non basta un’azione di tipo ordinario, anche se attenta e scrupolosa. Occorre procedere alla riscrittura di alcune fondamentali e strategiche regole costituzionali che, ferma l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, attribuiscano al Giudice il ruolo
centrale nell’esercizio della giurisdizione e garantiscano ad un separato ordine dell’accusa piena autonomia nell’esercizio dell’azione penale nonché nello svolgimento delle indagini sulle notizie di reato che ad esso pervengano. Bisognerà, inoltre, prevedere le giuste procedure che consentano - fuori da ogni logica punitiva ma nello stesso tempo lontani da difese corporative - di affermare il binomio potere/responsabilità anche nell’esercizio della giurisdizione. In quest’ambito dovrà anche essere adeguatamente ripensata la struttura, la composizione e la funzione del Consiglio Superore della Magistratura, ben oltre l’esigenza di innovarne il sistema elettorale che, com’è noto, può essere modificato con legge ordinaria. Occorre, infatti, restituire, in concreto, al Consiglio Superiore la sua funzione di organo di garanzia superando ogni equivoco su una malintesa sua funzione rappresentativa che non pare coerente neppure con il disegno originario dei nostri padri costituenti e che, invece, si è insinuata spesso nella prassi consiliare. Occorre, infine, garantire assoluta autonomia, separatezza ed esclusiva natura giurisdizionale - anche riguardo alla sua composizione - alla giustizia disciplinare in modo da evitare le negative conseguenza di una giurisdizione domestica. Ed è con questi intendimenti che, onorevoli colleghi, sono certo che con il sostegno dei partiti e dei singoli parlamentari sensibili a questi temi, il 2010 possa passare alla storia come l’anno della compiuta riforma ordinaria e costituzionale del sistema giudiziario italiano.
mercoledì 3 febbraio 2010
BERLUSCONI ALLA KNESSET: Israele, grazie di esistere
Dal sito del P.d.L.riportiamo il testo integrale del discorso del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, pronunciato mercoledì 3 febbraio davanti alla Knesset
Signor Presidente dello Stato di Israele,
Signor Presidente della Knesset,
Signor Primo Ministro,
Signori deputati,
Autorità e invitati,
è per me un grande onore, è un grande onore per l’Italia, parlare in questa nobile assemblea che è il simbolo stesso dei valori democratici su cui si fonda il vostro Paese.
Questo Parlamento rappresenta la più straordinaria vicenda del Novecento. Questo Parlamento testimonia la nascita nel 1948 di uno Stato Ebraico, libero e democratico che raccolse finalmente, dopo l’orrenda esperienza della Shoah, cittadini del mondo che parlavano tutte le lingue e che accorsero da ogni angolo del mondo. Voi rappresentate ideali che sono universali, siete il più grande esempio di democrazia e di libertà nel Medio Oriente, un esempio che ha radici profonde nella Bibbia e nell’ideale sionista.
Per noi, come hanno detto sia il Papa Giovanni Paolo II che il Rabbino Elio Toaff, il popolo ebraico è un “fratello maggiore”.
Le origini della nostra amicizia, della nostra fratellanza, sono in una comunanza di civiltà e di destino, in un comune amore per la comprensione e la convivenza pacifica tra i popoli della terra.
Purtroppo nel 1938, lo voglio ricordare, l’Italia si macchiò dell’infamia delle leggi razziali, che contraddissero secoli di civiltà cosmopolìta e di rispetto umanistico della persona e della sua dignità; ma il popolo italiano trovò la forza di riscattarsi attraverso la lotta di liberazione dal nazi-fascismo e trovò anche il coraggio di molti eroi civili, tra cui Giorgio Perlasca, che agì da Giusto fra le nazioni mettendo in salvo numerosissimi ebrei.
E nel recente incontro tra il Papa Benedetto XVI e la Comunità ebraica di Roma il presidente della Comunità ha ricordato il convento di Santa Marta, a Firenze, dove le suore cattoliche accolsero e salvarono decine di ebrei dalla persecuzione nazista.
Oggi, la sicurezza di Israele nei suoi confini e il suo diritto di esistere come Stato ebraico sono per noi una scelta etica e un imperativo morale contro ogni ritorno dell’antisemitismo e del negazionismo e contro la perdita di memoria dell’Occidente.
La nostra amicizia per Israele è franca, aperta e reciproca, non è solo vicinanza verbale, non è solo diplomazia, è un moto dell’anima e viene dal cuore.
I rapporti bilaterali fra Italia ed Israele sono eccellenti.
Su ogni questione vige la regola della sincerità e della ricerca di un accordo completo, utile e produttivo.
La nostra cooperazione è un vanto del mio governo e un fattore di orgoglio e soddisfazione per l’opinione pubblica italiana.
Sono fiero di ricordare in questa solenne occasione che l’Italia seppe reagire con un grande “Israel Day” di solidarietà e di amore quando le bombe umane seminavano morte ad Haifa, a Tel Aviv, a Gerusalemme sui vostri autobus, nei vostri luoghi di ritrovo, nelle vostre feste nuziali, nelle vostre cerimonie religiose.
L’Italia è orgogliosa di molti gesti di solidarietà verso il vostro paese, come ad esempio il rifiuto del nostro governo a partecipare alla Conferenza “Durban II” di Ginevra, che voleva sanzionare Israele con intollerabili accuse di razzismo e di violenza. Come il nostro voto contrario al rapporto Goldstone, che intendeva criminalizzare Israele per la reazione ai missili di Hamas lanciati da Gaza.
Noi combattiamo insieme a voi ogni possibile rigurgito di antisemitismo in Europa e nel mondo, e insieme a voi ci preoccupiamo di rendere inseparabili la battaglia per l’esistenza e la sicurezza dello Stato d’Israele e quella per la pace. L’estensione della democrazia a tutti i popoli della terra, nelle forme possibili e la difesa della libertà come bisogno insopprimibile di ogni uomo, sono un imperativo che ci accomuna e che deriva dalla nostra fede, dalla nostra cultura giudaico-cristiana, dalla nostra comune concezione dell’uomo e della storia.
Noi siamo uniti nella difesa della democrazia libera dal fanatismo, dal pregiudizio, dalla superstizione, dall’uso della violenza strumentalizzando il nome di Dio.
A questa battaglia ci spinge la consapevolezza che ogni uomo e ogni donna nel mondo, quale che sia il loro credo, il loro colore, la loro etnia, ambiscono alla libertà.
Israele, il vostro Stato è davvero il simbolo di questa possibilità di essere liberi e di far vivere la democrazia anche al di fuori dei confini dell’Occidente, ed è proprio per questo che risulta una presenza intollerabile per i fanatici di tutto il mondo.
Per queste ragioni i liberali di ogni parte del globo vedono nel vostro Paese il simbolo positivo, doloroso e orgoglioso di una grande storia che parla di amore, di libertà, di giustizia, di ribellione al male. E noi, liberali di tutto il mondo, vi ringraziamo per il fatto stesso di esistere.
Cari amici,
dopo l’11 settembre abbiamo capito il carattere ultimativo e globale della sfida al nostro modo di vivere e alla nostra pratica della libertà, alla nostra pratica dell’eguaglianza tra i sessi, del diritto universale alla vita, alla libertà e alla sicurezza.
Dieci anni prima era stata Tel Aviv ad essere colpita dai missili Scud di Saddam Hussein e dal 2000 è stata l’ondata terroristica della Seconda Intifada a mettere a dura prova il grande spirito di resistenza del vostro popolo.
Noi italiani siamo stati consapevoli fin dal primo momento che la sfida del terrorismo era rivolta non soltanto contro gli Stati Uniti e contro Israele, ma contro tutti i Paesi democratici dell’Occidente e contro gli stessi Paesi arabi moderati.
Da allora abbiamo fatto la nostra parte, dall’Irak all’Afganistan, dalla Bosnia al Libano, per combattere il terrorismo e favorire la pace.
Con i nostri soldati e le nostre missioni di pace, abbiamo contribuito a rendere il mondo più sicuro e più giusto, pagando un alto tributo di vite umane.
Anche di fronte alle minacce contro Israele e contro la sicurezza del suo popolo, l’Italia non è indifferente. L’efferatezza antisemita, a differenza di quanto è avvenuto alla vigilia e durante la Seconda guerra mondiale, non potrà e non dovrà più nutrirsi della complice indifferenza dei governi.
In una situazione che può aprirsi alla prospettiva di nuove catastrofi, l’intera comunità internazionale deve decidersi a stabilire con parole chiare, univoche e unanimi, che non è accettabile l’armamento atomico a disposizione di uno Stato i cui leaders hanno proclamato “apertamente” la volontà di distruggere Israele ed hanno negato insieme la Shoah e la legittimità dello Stato Ebraico.
Su questo punto non si possono ammettere cedimenti: occorre ricercare la più ampia intesa a livello internazionale per impedire e sconfiggere i disegni pericolosi del regime iraniano.
La via da percorrere è quella del controllo multilaterale sugli sviluppi militari del programma nucleare iraniano, quella del negoziato risoluto, quella delle sanzioni efficaci: bisogna esigere garanzie ferree dal governo di Teheran, impegnando in modo determinato l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica al controllo ispettivo ed alla verifica continua dei progressi del negoziato.
Certo non si deve respingere alcun segnale di buona volontà da parte iraniana, ma occorre dire apertamente che gli sforzi di dialogo non possono essere frustrati dalla logica dell’inganno e della perdita di tempo.
Signori deputati, autorità, cari amici,
venendo alla questione medio-orientale, la nostra azione, come sapete bene, è stata sempre indirizzata verso la soluzione che prevede due Stati, quello ebraico di Israele e quello palestinese, che vivano in pace e in sicurezza l’uno accanto all’altro.
Oggi, questa soluzione – due Stati, due popoli – appare condivisa, oltre che da voi e dalla leadership palestinese, anche dall’Unione Europea, dagli Stati Uniti e dai più importanti partner del mondo arabo e devo dare atto al Primo Ministro Netanyahu del coraggio con cui ha deciso di seguire, spiegandone le ragioni al suo popolo, tale strada.
Sin dal 1994, come capo del Governo italiano, ebbi a proporre un “Piano Marshall” per lo sviluppo economico dei territori palestinesi: vedo, oggi, il mio Paese sempre più impegnato nell’aiuto umanitario ai palestinesi, nella cooperazione in materia sanitaria, culturale, infrastrutturale, turistica, e continuo ad essere convinto che la pace economica sia un elemento chiave per offrire speranza e futuro al popolo palestinese che ha sofferto e aspira ad una pace duratura e globale. La strategia della pace nel benessere è uno strumento prezioso per lo smantellamento delle premesse psicologiche e ideologiche di ogni forma di violenza. Mi rendo conto delle mille difficoltà sulla strada del processo di pace che tutto il mondo auspica.
Ma noi speriamo in una svolta che metta da parte per sempre la cultura della violenza, che induca il popolo palestinese a guardare con fiducia al suo futuro e al rapporto con lo Stato ebraico come a un’opportunità per il proprio sviluppo e non come a un impedimento da superare.
Oggi mi rivolgerò, con un appello che viene dal cuore, al Presidente Abbas affinché torni al tavolo del negoziato e consegni alla storia un accordo per la pace e lo sviluppo economico del suo popolo, della sua terra, dando vita così a quello Stato Palestinese che la comunità internazionale attende.
E mi rivolgo al caro amico Primo Ministro Netanyahu, per chiedergli di confermare, con coraggio, le sue proposte e le sue offerte per far ripartire il dialogo, tenendo conto degli auspici e degli incoraggiamenti dei paesi amici di Israele, come l’Italia, o gli Stati Uniti, e di tutti i partner europei.
Noi preghiamo e pregheremo affinché questa speranza possa realizzarsi.
Cari amici,
vi ringrazio per la splendida accoglienza e per l’affetto che mi avete riservato.
Considerateci accanto a voi per costruire e difendere i valori che ci accomunano e che fanno di Israele un avamposto della cultura europea e occidentale.
Quella cultura che si basa sul primato della persona umana e sulla grandezza dell’uomo fatto ad immagine e somiglianza di Dio.
Quella cultura e quei valori che fanno del vostro Paese una vera democrazia, una società libera e orgogliosa della sua libertà, uno Stato libero e democratico in tutto eguale alle democrazie europee.
Questo sentimento, che avverto profondamente, mi fa dire da anni, e non da oggi, che il vostro posto, il posto di Israele deve essere tra le Nazioni dell’Europa, come membro a pieno titolo dell’Unione Europea.
Questo è il mio sogno, questo è il mio augurio.
Vi ringrazio ancora e di cuore per la vostra accoglienza e per la vostra amicizia.
In nome del Popolo Italiano auguro pace, serenità e benessere a voi e a tutto il popolo di Israele.
Viva Israele
Viva l’Italia
Viva la pace e la libertà
Signor Presidente dello Stato di Israele,
Signor Presidente della Knesset,
Signor Primo Ministro,
Signori deputati,
Autorità e invitati,
è per me un grande onore, è un grande onore per l’Italia, parlare in questa nobile assemblea che è il simbolo stesso dei valori democratici su cui si fonda il vostro Paese.
Questo Parlamento rappresenta la più straordinaria vicenda del Novecento. Questo Parlamento testimonia la nascita nel 1948 di uno Stato Ebraico, libero e democratico che raccolse finalmente, dopo l’orrenda esperienza della Shoah, cittadini del mondo che parlavano tutte le lingue e che accorsero da ogni angolo del mondo. Voi rappresentate ideali che sono universali, siete il più grande esempio di democrazia e di libertà nel Medio Oriente, un esempio che ha radici profonde nella Bibbia e nell’ideale sionista.
Per noi, come hanno detto sia il Papa Giovanni Paolo II che il Rabbino Elio Toaff, il popolo ebraico è un “fratello maggiore”.
Le origini della nostra amicizia, della nostra fratellanza, sono in una comunanza di civiltà e di destino, in un comune amore per la comprensione e la convivenza pacifica tra i popoli della terra.
Purtroppo nel 1938, lo voglio ricordare, l’Italia si macchiò dell’infamia delle leggi razziali, che contraddissero secoli di civiltà cosmopolìta e di rispetto umanistico della persona e della sua dignità; ma il popolo italiano trovò la forza di riscattarsi attraverso la lotta di liberazione dal nazi-fascismo e trovò anche il coraggio di molti eroi civili, tra cui Giorgio Perlasca, che agì da Giusto fra le nazioni mettendo in salvo numerosissimi ebrei.
E nel recente incontro tra il Papa Benedetto XVI e la Comunità ebraica di Roma il presidente della Comunità ha ricordato il convento di Santa Marta, a Firenze, dove le suore cattoliche accolsero e salvarono decine di ebrei dalla persecuzione nazista.
Oggi, la sicurezza di Israele nei suoi confini e il suo diritto di esistere come Stato ebraico sono per noi una scelta etica e un imperativo morale contro ogni ritorno dell’antisemitismo e del negazionismo e contro la perdita di memoria dell’Occidente.
La nostra amicizia per Israele è franca, aperta e reciproca, non è solo vicinanza verbale, non è solo diplomazia, è un moto dell’anima e viene dal cuore.
I rapporti bilaterali fra Italia ed Israele sono eccellenti.
Su ogni questione vige la regola della sincerità e della ricerca di un accordo completo, utile e produttivo.
La nostra cooperazione è un vanto del mio governo e un fattore di orgoglio e soddisfazione per l’opinione pubblica italiana.
Sono fiero di ricordare in questa solenne occasione che l’Italia seppe reagire con un grande “Israel Day” di solidarietà e di amore quando le bombe umane seminavano morte ad Haifa, a Tel Aviv, a Gerusalemme sui vostri autobus, nei vostri luoghi di ritrovo, nelle vostre feste nuziali, nelle vostre cerimonie religiose.
L’Italia è orgogliosa di molti gesti di solidarietà verso il vostro paese, come ad esempio il rifiuto del nostro governo a partecipare alla Conferenza “Durban II” di Ginevra, che voleva sanzionare Israele con intollerabili accuse di razzismo e di violenza. Come il nostro voto contrario al rapporto Goldstone, che intendeva criminalizzare Israele per la reazione ai missili di Hamas lanciati da Gaza.
Noi combattiamo insieme a voi ogni possibile rigurgito di antisemitismo in Europa e nel mondo, e insieme a voi ci preoccupiamo di rendere inseparabili la battaglia per l’esistenza e la sicurezza dello Stato d’Israele e quella per la pace. L’estensione della democrazia a tutti i popoli della terra, nelle forme possibili e la difesa della libertà come bisogno insopprimibile di ogni uomo, sono un imperativo che ci accomuna e che deriva dalla nostra fede, dalla nostra cultura giudaico-cristiana, dalla nostra comune concezione dell’uomo e della storia.
Noi siamo uniti nella difesa della democrazia libera dal fanatismo, dal pregiudizio, dalla superstizione, dall’uso della violenza strumentalizzando il nome di Dio.
A questa battaglia ci spinge la consapevolezza che ogni uomo e ogni donna nel mondo, quale che sia il loro credo, il loro colore, la loro etnia, ambiscono alla libertà.
Israele, il vostro Stato è davvero il simbolo di questa possibilità di essere liberi e di far vivere la democrazia anche al di fuori dei confini dell’Occidente, ed è proprio per questo che risulta una presenza intollerabile per i fanatici di tutto il mondo.
Per queste ragioni i liberali di ogni parte del globo vedono nel vostro Paese il simbolo positivo, doloroso e orgoglioso di una grande storia che parla di amore, di libertà, di giustizia, di ribellione al male. E noi, liberali di tutto il mondo, vi ringraziamo per il fatto stesso di esistere.
Cari amici,
dopo l’11 settembre abbiamo capito il carattere ultimativo e globale della sfida al nostro modo di vivere e alla nostra pratica della libertà, alla nostra pratica dell’eguaglianza tra i sessi, del diritto universale alla vita, alla libertà e alla sicurezza.
Dieci anni prima era stata Tel Aviv ad essere colpita dai missili Scud di Saddam Hussein e dal 2000 è stata l’ondata terroristica della Seconda Intifada a mettere a dura prova il grande spirito di resistenza del vostro popolo.
Noi italiani siamo stati consapevoli fin dal primo momento che la sfida del terrorismo era rivolta non soltanto contro gli Stati Uniti e contro Israele, ma contro tutti i Paesi democratici dell’Occidente e contro gli stessi Paesi arabi moderati.
Da allora abbiamo fatto la nostra parte, dall’Irak all’Afganistan, dalla Bosnia al Libano, per combattere il terrorismo e favorire la pace.
Con i nostri soldati e le nostre missioni di pace, abbiamo contribuito a rendere il mondo più sicuro e più giusto, pagando un alto tributo di vite umane.
Anche di fronte alle minacce contro Israele e contro la sicurezza del suo popolo, l’Italia non è indifferente. L’efferatezza antisemita, a differenza di quanto è avvenuto alla vigilia e durante la Seconda guerra mondiale, non potrà e non dovrà più nutrirsi della complice indifferenza dei governi.
In una situazione che può aprirsi alla prospettiva di nuove catastrofi, l’intera comunità internazionale deve decidersi a stabilire con parole chiare, univoche e unanimi, che non è accettabile l’armamento atomico a disposizione di uno Stato i cui leaders hanno proclamato “apertamente” la volontà di distruggere Israele ed hanno negato insieme la Shoah e la legittimità dello Stato Ebraico.
Su questo punto non si possono ammettere cedimenti: occorre ricercare la più ampia intesa a livello internazionale per impedire e sconfiggere i disegni pericolosi del regime iraniano.
La via da percorrere è quella del controllo multilaterale sugli sviluppi militari del programma nucleare iraniano, quella del negoziato risoluto, quella delle sanzioni efficaci: bisogna esigere garanzie ferree dal governo di Teheran, impegnando in modo determinato l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica al controllo ispettivo ed alla verifica continua dei progressi del negoziato.
Certo non si deve respingere alcun segnale di buona volontà da parte iraniana, ma occorre dire apertamente che gli sforzi di dialogo non possono essere frustrati dalla logica dell’inganno e della perdita di tempo.
Signori deputati, autorità, cari amici,
venendo alla questione medio-orientale, la nostra azione, come sapete bene, è stata sempre indirizzata verso la soluzione che prevede due Stati, quello ebraico di Israele e quello palestinese, che vivano in pace e in sicurezza l’uno accanto all’altro.
Oggi, questa soluzione – due Stati, due popoli – appare condivisa, oltre che da voi e dalla leadership palestinese, anche dall’Unione Europea, dagli Stati Uniti e dai più importanti partner del mondo arabo e devo dare atto al Primo Ministro Netanyahu del coraggio con cui ha deciso di seguire, spiegandone le ragioni al suo popolo, tale strada.
Sin dal 1994, come capo del Governo italiano, ebbi a proporre un “Piano Marshall” per lo sviluppo economico dei territori palestinesi: vedo, oggi, il mio Paese sempre più impegnato nell’aiuto umanitario ai palestinesi, nella cooperazione in materia sanitaria, culturale, infrastrutturale, turistica, e continuo ad essere convinto che la pace economica sia un elemento chiave per offrire speranza e futuro al popolo palestinese che ha sofferto e aspira ad una pace duratura e globale. La strategia della pace nel benessere è uno strumento prezioso per lo smantellamento delle premesse psicologiche e ideologiche di ogni forma di violenza. Mi rendo conto delle mille difficoltà sulla strada del processo di pace che tutto il mondo auspica.
Ma noi speriamo in una svolta che metta da parte per sempre la cultura della violenza, che induca il popolo palestinese a guardare con fiducia al suo futuro e al rapporto con lo Stato ebraico come a un’opportunità per il proprio sviluppo e non come a un impedimento da superare.
Oggi mi rivolgerò, con un appello che viene dal cuore, al Presidente Abbas affinché torni al tavolo del negoziato e consegni alla storia un accordo per la pace e lo sviluppo economico del suo popolo, della sua terra, dando vita così a quello Stato Palestinese che la comunità internazionale attende.
E mi rivolgo al caro amico Primo Ministro Netanyahu, per chiedergli di confermare, con coraggio, le sue proposte e le sue offerte per far ripartire il dialogo, tenendo conto degli auspici e degli incoraggiamenti dei paesi amici di Israele, come l’Italia, o gli Stati Uniti, e di tutti i partner europei.
Noi preghiamo e pregheremo affinché questa speranza possa realizzarsi.
Cari amici,
vi ringrazio per la splendida accoglienza e per l’affetto che mi avete riservato.
Considerateci accanto a voi per costruire e difendere i valori che ci accomunano e che fanno di Israele un avamposto della cultura europea e occidentale.
Quella cultura che si basa sul primato della persona umana e sulla grandezza dell’uomo fatto ad immagine e somiglianza di Dio.
Quella cultura e quei valori che fanno del vostro Paese una vera democrazia, una società libera e orgogliosa della sua libertà, uno Stato libero e democratico in tutto eguale alle democrazie europee.
Questo sentimento, che avverto profondamente, mi fa dire da anni, e non da oggi, che il vostro posto, il posto di Israele deve essere tra le Nazioni dell’Europa, come membro a pieno titolo dell’Unione Europea.
Questo è il mio sogno, questo è il mio augurio.
Vi ringrazio ancora e di cuore per la vostra accoglienza e per la vostra amicizia.
In nome del Popolo Italiano auguro pace, serenità e benessere a voi e a tutto il popolo di Israele.
Viva Israele
Viva l’Italia
Viva la pace e la libertà
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Attualità
BERLUSCONI: Israele appartiene all'Occidente
Dal sito del P.d.L. riportiamo l’intervista di Silvio Berlusconi al quotidiano israeliano "Haaretz"
Silvio Berlusconi è considerato l’alleato numero uno di Israele in Europa. Le fondamenta su cui si basa questa amicizia.
"Tutta la mia vita, prima come imprenditore, poi come presidente del Consiglio, è stata improntata all’amore per la libertà. Il popolo ebraico ha creato in Medio Oriente, con coraggio e perseveranza, uno Stato che è un monumento alla democrazia. Israele è un pezzo di Europa. Appartiene all’Occidente, crede nei valori di democrazia nei quali crediamo anche noi. Per questo sono sempre stato vicino a Israele, per questo da capo del governo ho cambiato la politica estera italiana, trasformando l’Italia nel migliore amico di Israele in Europa. Al tempo stesso, ho coltivato i rapporti con i leader moderati del mondo arabo e musulmano. L’Italia è oggi una tappa obbligata, spesso la prima, delle visite in Europa dei leader mediorientali. Ci sentiamo coinvolti nella ricerca di una soluzione duratura e globale della questione palestinese. L’Italia ha offerto la bella città di Erice come possibile sede dei futuri colloqui di pace".
In una recente intervista ad Haaretz, Tony Blair ha dichiarato che esiste un fronte unico del terrorismo internazionale che va dall’Iran all’Afghanistan, dal Pakistan alla Somalia fino allo Yemen. La percezione della minaccia terroristica e i possibili rimedi, oggi.
"Ha ragione Blair. C’è un fronte unico del terrorismo internazionale. Proprio per questo deve esistere un fronte unico dei Paesi che ripudiano e combattono il terrorismo. L’Italia fa la sua parte. Abbiamo accolto subito l’invito del presidente Obama a rafforzare il nostro contingente in Afghanistan con altri mille uomini nel 2010. Abbiamo dichiarato la nostra disponibilità a introdurre i body scanner negli aeroporti. È sul terreno concreto del contrasto e dell’intelligence che si decide la lotta contro il terrorismo. Ma i nostri militari che operano per la pace in diverse aree del mondo sono conosciuti soprattutto per la capacità di stabilire dei buoni rapporti con le popolazioni locali. Bisogna togliere ad Al Qaida la base stessa delle sue campagne d’arruolamento, in Medio Oriente come in Europa. E bisogna vigilare sui Paesi che sembrano vicini a dotarsi dell’arma nucleare, magari coltivando il folle desiderio di cancellare Israele dalla mappa geografica".
Il contributo concreto dell’Italia e dell’Europa per fermare la corsa iraniana al nucleare.
"Prima di tutto l’intera comunità internazionale deve decidersi a stabilire con parole chiare, univoche e unanimi, che in linea di principio non è accettabile l’armamento atomico a disposizione di uno Stato i cui leader hanno proclamato apertamente la volontà di distruggere Israele e negano insieme la Shoah e la legittimità di un focolare nazionale ebraico. Su queste cose a me non piace scherzare, eludere il problema, diplomatizzare in modo formalistico le questioni. La tragedia della guerra mondiale e dello sterminio degli ebrei d’Europa non comincia il 1° settembre del 1939, con l’invasione della Polonia: comincia con il cedimento delle democrazie occidentali a Monaco, comincia con lo spirito di Monaco che prometteva “pace per il nostro tempo” e invece diede il via a una delle stragi più grandi della storia umana. Detto questo, la via del controllo multilaterale sugli sviluppi del programma nucleare iraniano, del negoziato intelligente, delle sanzioni efficaci è quella da percorrere. Bisogna esigere garanzie ferree dal governo di Teheran, impegnare in modo significativo l’Agenzia internazionale per l’Energia atomica nel controllo ispettivo e nella certificazione dei passi avanti eventuali del negoziato. Non si deve respingere alcun segnale di buona volontà da parte iraniana, ma e già accaduto che gli sforzi di dialogo siano stati frustrati dalla logica dell’inganno e del comprare il tempo. A chi voglia metterci di fronte al fatto compiuto occorre dare risposte robuste e maliziose".
È stato il presidente Berlusconi, negli anni scorsi, a guidare l’iniziativa che ha portato all’inclusione di Hamas nella lista delle organizzazioni terroristiche dell’Unione europea. La conflittualità tra fazioni palestinesi e la preclusione verso Hamas.
"Io dico sempre ai miei interlocutori, ai leader dei Paesi che accusano Israele di sviluppare una politica aggressiva degli insediamenti, che la pace dipende anche dall’unità che il mondo palestinese riuscirà a ricostituire al proprio interno. È la conflittualità tra fazioni palestinesi a indebolirne i leader come interlocutori e a creare disorientamento. Solo una ritrovata concordia tra i palestinesi può rendere credibile la ripresa di autentici negoziati di pace con Israele. Inserire Hamas nella lista delle organizzazioni terroristiche dell’Unione europea è stato un atto doveroso. Ma non è stato facile. Non è, e non sarà, possibile alcun confronto con chi non accetta i tre principi del Quartetto, e cioè la fine della violenza, il rispetto degli accordi precedenti e il riconoscimento esplicito e assoluto di Israele. L’esistenza e l’identità storica di Israele vanno assolutamente difese. Naturalmente, il diritto alla pace di Israele si specchia nel diritto dei palestinesi alla costruzione di uno Stato indipendente".
Il coinvolgimento di Siria e Libano nel processo di pace in Medio Oriente.
"Henry Kissinger diceva che in Medio Oriente nessuna guerra è possibile senza l’Egitto, ma nessuna pace è possibile senza la Siria. Grazie al coraggio di statisti come Sadat e Begin, l’Egitto è uscito definitivamente da questo schema e il presidente Mubarak ha continuato con determinazione su quella strada. È arrivato il momento in cui Siria e Israele lavorino insieme per una pace che preveda la restituzione del Golan insieme con l’avvio di relazioni diplomatiche e di amicizia tra i due Paesi e alla cessazione, da parte di Damasco, del sostegno alle organizzazioni che non riconoscono il diritto all’esistenza di Israele. Stiamo tutti lavorando per una soluzione globale e la presenza italiana in Libano lo testimonia".
Il presidente Berlusconi è l’ideatore del cosiddetto Piano Marshall per il Medio Oriente, un’idea che ha raccolto nel corso degli anni il consenso di tutte le parti. Il contributo che la prospettiva di un rilancio economico può concretamente offrire a chi spera nella pace.
"Non c’è benessere senza pace, ma anche la prospettiva del benessere può essere di spinta alla costruzione di una pace che magari sembra impossibile. È evidente che il Piano Marshall si potrà realizzare solo dopo la ricomposizione del conflitto, ma la sola aspettativa di un rilancio dell’economia palestinese con le sue ampie ricadute regionali su Israele e la Giordania dovrebbe essere già di per sé uno sprone per riallacciare il dialogo. Penso alla concreta possibilità di promuovere il turismo religioso nei Territori, alla costruzione di accoglienti infrastrutture alberghiere, a opere importanti come il collegamento tra il Mar Rosso e il Mar Morto. L’alta disoccupazione tra i palestinesi è chiaramente un vantaggio per le organizzazioni che profittano della povertà e della disperazione per reclutare estremisti. Il premier Netanyahu, così come i suoi predecessori, si è detto favorevole al Piano Marshall e al percorso di una “pace economica”. In tutte le sedi, bilaterali e internazionali, ho raccolto consensi su questa mia idea. Ci lavoro da oltre dieci anni e spero di poter coronare questo sogno. Ma diciamoci la verità: la West Bank si sta già rilanciando economicamente, la scelta di stare meglio, che poi è la scommessa della pace economica o del piano Marshall, la stanno già compiendo le popolazioni palestinesi. Uno Stato o una autorità nazionale non si costruiscono con proclami e violenze, ma con la ricerca perseverante del bene comune per il popolo. Le classi dirigenti palestinesi sono chiamate a questa missione, che è il vero possibile nucleo di una futura autonomia e unità nazionale nella convivenza e nella pace con i vicini, con Israele, e con un Israele sicuro, prima di tutto".
I sentimenti con i quali Silvio Berlusconi si prepara a parlare per la prima volta davanti alla Knesset.
"Ho già detto quale sia la motivazione profonda della mia amicizia verso Israele e il suo popolo, un’amicizia che si rinsalda tutte le volte - ormai capita spesso - che incontro le associazioni ebraiche in Italia e all’estero, soprattutto negli Stati Uniti. Voglio aggiungere che mi ha profondamente segnato la visita che ho fatto ad Auschwitz. Là mi sono detto: non si può non essere israeliani".
La politica israeliana degli insediamenti.
"La politica israeliana degli insediamenti può rappresentare un ostacolo alla pace. Voglio dire al popolo e al governo israeliani, da amico, con il cuore in mano, che perseverare in questa politica sarebbe un errore. Ho apprezzato il coraggio del premier Netanyahu che ha annunciato una moratoria di dieci mesi. Non si potrà mai convincere i palestinesi della buona volontà di Israele, se Israele continuerà a edificare su territori che dovrebbero essere restituiti nel quadro di un accordo di pace. Tuttavia quanto accadde a Gaza deve farci pensare. Non si possono rimuovere gli insediamenti per avere sinagoghe bruciate, devastazioni e violenza infra-palestinese e lanci di razzi in territorio israeliano. Gli arabi vivono in Israele e partecipano alla sua splendida vita democratica, e la guerra sarà davvero finita quando i palestinesi accetteranno di ripristinare la grande tradizione araba di tolleranza e di ospitalità verso gli ebrei nel loro territorio. Anzi, oggi bisogna andare oltre la tolleranza e affermare una piena convivenza e cooperazione, con una totale libertà religiosa, civile e culturale. Condannare gli insediamenti con gli stessi argomenti dell’estremismo è troppo facile, è ipocrita e non è degno delle classi dirigenti dell’Occidente democratico. Io non ci sto".
Le ragioni dell’altissimo tasso di popolarità di cui Berlusconi gode in Italia nonostante le polemiche di questi ultimi mesi.
"Io sono stato vittima per molti mesi di una campagna di stampa che è stata probabilmente la più aggressiva e calunniosa di quante ne siano mai state condotte contro un capo di governo. Ho subito aggressioni politiche, mediatiche, giudiziarie, patrimoniali e anche fisiche. Ma gli italiani, che hanno buon senso, mi hanno confermato la loro fiducia che è salita al 68 per cento, una percentuale addirittura imbarazzante per il leader di una democrazia occidentale. Per loro hanno contato i risultati concreti della mia azione di governo, che sono stati tanti e importanti".
Il bilancio della propria carriera di leader. Di cosa va più fiero e cosa non ripeterebbe o farebbe diversamente.
"Non cambierei nulla di quel che sono riuscito a fare. Mi trovo a essere il presidente del Consiglio che ha governato più a lungo nella storia della Repubblica italiana e quindi ho avuto la possibilità di realizzare molte riforme, dalla scuola all’economia, dalla pubblica amministrazione alle infrastrutture e anche il prestigio dell’Italia sulla scena internazionale è aumentato per i tanti contributi che abbiamo dato alla soluzione di tante situazioni difficili. Il mio problema non è il bilancio del passato, che è buono pur con tutti i possibili errori, il problema è realizzare il sogno del futuro: uno Stato meno invadente, un cittadino più autonomo, più responsabile, più libero. Bisogna riuscire a diminuire la pressione fiscale e a portare l’imposta sui redditi a un livello accettabile, che consenta una nuova amicizia leale fra cittadino e Stato. Questa è la parte finale della mia missione di italiano, di europeo, di imprenditore e di uomo di governo".
Silvio Berlusconi è considerato l’alleato numero uno di Israele in Europa. Le fondamenta su cui si basa questa amicizia.
"Tutta la mia vita, prima come imprenditore, poi come presidente del Consiglio, è stata improntata all’amore per la libertà. Il popolo ebraico ha creato in Medio Oriente, con coraggio e perseveranza, uno Stato che è un monumento alla democrazia. Israele è un pezzo di Europa. Appartiene all’Occidente, crede nei valori di democrazia nei quali crediamo anche noi. Per questo sono sempre stato vicino a Israele, per questo da capo del governo ho cambiato la politica estera italiana, trasformando l’Italia nel migliore amico di Israele in Europa. Al tempo stesso, ho coltivato i rapporti con i leader moderati del mondo arabo e musulmano. L’Italia è oggi una tappa obbligata, spesso la prima, delle visite in Europa dei leader mediorientali. Ci sentiamo coinvolti nella ricerca di una soluzione duratura e globale della questione palestinese. L’Italia ha offerto la bella città di Erice come possibile sede dei futuri colloqui di pace".
In una recente intervista ad Haaretz, Tony Blair ha dichiarato che esiste un fronte unico del terrorismo internazionale che va dall’Iran all’Afghanistan, dal Pakistan alla Somalia fino allo Yemen. La percezione della minaccia terroristica e i possibili rimedi, oggi.
"Ha ragione Blair. C’è un fronte unico del terrorismo internazionale. Proprio per questo deve esistere un fronte unico dei Paesi che ripudiano e combattono il terrorismo. L’Italia fa la sua parte. Abbiamo accolto subito l’invito del presidente Obama a rafforzare il nostro contingente in Afghanistan con altri mille uomini nel 2010. Abbiamo dichiarato la nostra disponibilità a introdurre i body scanner negli aeroporti. È sul terreno concreto del contrasto e dell’intelligence che si decide la lotta contro il terrorismo. Ma i nostri militari che operano per la pace in diverse aree del mondo sono conosciuti soprattutto per la capacità di stabilire dei buoni rapporti con le popolazioni locali. Bisogna togliere ad Al Qaida la base stessa delle sue campagne d’arruolamento, in Medio Oriente come in Europa. E bisogna vigilare sui Paesi che sembrano vicini a dotarsi dell’arma nucleare, magari coltivando il folle desiderio di cancellare Israele dalla mappa geografica".
Il contributo concreto dell’Italia e dell’Europa per fermare la corsa iraniana al nucleare.
"Prima di tutto l’intera comunità internazionale deve decidersi a stabilire con parole chiare, univoche e unanimi, che in linea di principio non è accettabile l’armamento atomico a disposizione di uno Stato i cui leader hanno proclamato apertamente la volontà di distruggere Israele e negano insieme la Shoah e la legittimità di un focolare nazionale ebraico. Su queste cose a me non piace scherzare, eludere il problema, diplomatizzare in modo formalistico le questioni. La tragedia della guerra mondiale e dello sterminio degli ebrei d’Europa non comincia il 1° settembre del 1939, con l’invasione della Polonia: comincia con il cedimento delle democrazie occidentali a Monaco, comincia con lo spirito di Monaco che prometteva “pace per il nostro tempo” e invece diede il via a una delle stragi più grandi della storia umana. Detto questo, la via del controllo multilaterale sugli sviluppi del programma nucleare iraniano, del negoziato intelligente, delle sanzioni efficaci è quella da percorrere. Bisogna esigere garanzie ferree dal governo di Teheran, impegnare in modo significativo l’Agenzia internazionale per l’Energia atomica nel controllo ispettivo e nella certificazione dei passi avanti eventuali del negoziato. Non si deve respingere alcun segnale di buona volontà da parte iraniana, ma e già accaduto che gli sforzi di dialogo siano stati frustrati dalla logica dell’inganno e del comprare il tempo. A chi voglia metterci di fronte al fatto compiuto occorre dare risposte robuste e maliziose".
È stato il presidente Berlusconi, negli anni scorsi, a guidare l’iniziativa che ha portato all’inclusione di Hamas nella lista delle organizzazioni terroristiche dell’Unione europea. La conflittualità tra fazioni palestinesi e la preclusione verso Hamas.
"Io dico sempre ai miei interlocutori, ai leader dei Paesi che accusano Israele di sviluppare una politica aggressiva degli insediamenti, che la pace dipende anche dall’unità che il mondo palestinese riuscirà a ricostituire al proprio interno. È la conflittualità tra fazioni palestinesi a indebolirne i leader come interlocutori e a creare disorientamento. Solo una ritrovata concordia tra i palestinesi può rendere credibile la ripresa di autentici negoziati di pace con Israele. Inserire Hamas nella lista delle organizzazioni terroristiche dell’Unione europea è stato un atto doveroso. Ma non è stato facile. Non è, e non sarà, possibile alcun confronto con chi non accetta i tre principi del Quartetto, e cioè la fine della violenza, il rispetto degli accordi precedenti e il riconoscimento esplicito e assoluto di Israele. L’esistenza e l’identità storica di Israele vanno assolutamente difese. Naturalmente, il diritto alla pace di Israele si specchia nel diritto dei palestinesi alla costruzione di uno Stato indipendente".
Il coinvolgimento di Siria e Libano nel processo di pace in Medio Oriente.
"Henry Kissinger diceva che in Medio Oriente nessuna guerra è possibile senza l’Egitto, ma nessuna pace è possibile senza la Siria. Grazie al coraggio di statisti come Sadat e Begin, l’Egitto è uscito definitivamente da questo schema e il presidente Mubarak ha continuato con determinazione su quella strada. È arrivato il momento in cui Siria e Israele lavorino insieme per una pace che preveda la restituzione del Golan insieme con l’avvio di relazioni diplomatiche e di amicizia tra i due Paesi e alla cessazione, da parte di Damasco, del sostegno alle organizzazioni che non riconoscono il diritto all’esistenza di Israele. Stiamo tutti lavorando per una soluzione globale e la presenza italiana in Libano lo testimonia".
Il presidente Berlusconi è l’ideatore del cosiddetto Piano Marshall per il Medio Oriente, un’idea che ha raccolto nel corso degli anni il consenso di tutte le parti. Il contributo che la prospettiva di un rilancio economico può concretamente offrire a chi spera nella pace.
"Non c’è benessere senza pace, ma anche la prospettiva del benessere può essere di spinta alla costruzione di una pace che magari sembra impossibile. È evidente che il Piano Marshall si potrà realizzare solo dopo la ricomposizione del conflitto, ma la sola aspettativa di un rilancio dell’economia palestinese con le sue ampie ricadute regionali su Israele e la Giordania dovrebbe essere già di per sé uno sprone per riallacciare il dialogo. Penso alla concreta possibilità di promuovere il turismo religioso nei Territori, alla costruzione di accoglienti infrastrutture alberghiere, a opere importanti come il collegamento tra il Mar Rosso e il Mar Morto. L’alta disoccupazione tra i palestinesi è chiaramente un vantaggio per le organizzazioni che profittano della povertà e della disperazione per reclutare estremisti. Il premier Netanyahu, così come i suoi predecessori, si è detto favorevole al Piano Marshall e al percorso di una “pace economica”. In tutte le sedi, bilaterali e internazionali, ho raccolto consensi su questa mia idea. Ci lavoro da oltre dieci anni e spero di poter coronare questo sogno. Ma diciamoci la verità: la West Bank si sta già rilanciando economicamente, la scelta di stare meglio, che poi è la scommessa della pace economica o del piano Marshall, la stanno già compiendo le popolazioni palestinesi. Uno Stato o una autorità nazionale non si costruiscono con proclami e violenze, ma con la ricerca perseverante del bene comune per il popolo. Le classi dirigenti palestinesi sono chiamate a questa missione, che è il vero possibile nucleo di una futura autonomia e unità nazionale nella convivenza e nella pace con i vicini, con Israele, e con un Israele sicuro, prima di tutto".
I sentimenti con i quali Silvio Berlusconi si prepara a parlare per la prima volta davanti alla Knesset.
"Ho già detto quale sia la motivazione profonda della mia amicizia verso Israele e il suo popolo, un’amicizia che si rinsalda tutte le volte - ormai capita spesso - che incontro le associazioni ebraiche in Italia e all’estero, soprattutto negli Stati Uniti. Voglio aggiungere che mi ha profondamente segnato la visita che ho fatto ad Auschwitz. Là mi sono detto: non si può non essere israeliani".
La politica israeliana degli insediamenti.
"La politica israeliana degli insediamenti può rappresentare un ostacolo alla pace. Voglio dire al popolo e al governo israeliani, da amico, con il cuore in mano, che perseverare in questa politica sarebbe un errore. Ho apprezzato il coraggio del premier Netanyahu che ha annunciato una moratoria di dieci mesi. Non si potrà mai convincere i palestinesi della buona volontà di Israele, se Israele continuerà a edificare su territori che dovrebbero essere restituiti nel quadro di un accordo di pace. Tuttavia quanto accadde a Gaza deve farci pensare. Non si possono rimuovere gli insediamenti per avere sinagoghe bruciate, devastazioni e violenza infra-palestinese e lanci di razzi in territorio israeliano. Gli arabi vivono in Israele e partecipano alla sua splendida vita democratica, e la guerra sarà davvero finita quando i palestinesi accetteranno di ripristinare la grande tradizione araba di tolleranza e di ospitalità verso gli ebrei nel loro territorio. Anzi, oggi bisogna andare oltre la tolleranza e affermare una piena convivenza e cooperazione, con una totale libertà religiosa, civile e culturale. Condannare gli insediamenti con gli stessi argomenti dell’estremismo è troppo facile, è ipocrita e non è degno delle classi dirigenti dell’Occidente democratico. Io non ci sto".
Le ragioni dell’altissimo tasso di popolarità di cui Berlusconi gode in Italia nonostante le polemiche di questi ultimi mesi.
"Io sono stato vittima per molti mesi di una campagna di stampa che è stata probabilmente la più aggressiva e calunniosa di quante ne siano mai state condotte contro un capo di governo. Ho subito aggressioni politiche, mediatiche, giudiziarie, patrimoniali e anche fisiche. Ma gli italiani, che hanno buon senso, mi hanno confermato la loro fiducia che è salita al 68 per cento, una percentuale addirittura imbarazzante per il leader di una democrazia occidentale. Per loro hanno contato i risultati concreti della mia azione di governo, che sono stati tanti e importanti".
Il bilancio della propria carriera di leader. Di cosa va più fiero e cosa non ripeterebbe o farebbe diversamente.
"Non cambierei nulla di quel che sono riuscito a fare. Mi trovo a essere il presidente del Consiglio che ha governato più a lungo nella storia della Repubblica italiana e quindi ho avuto la possibilità di realizzare molte riforme, dalla scuola all’economia, dalla pubblica amministrazione alle infrastrutture e anche il prestigio dell’Italia sulla scena internazionale è aumentato per i tanti contributi che abbiamo dato alla soluzione di tante situazioni difficili. Il mio problema non è il bilancio del passato, che è buono pur con tutti i possibili errori, il problema è realizzare il sogno del futuro: uno Stato meno invadente, un cittadino più autonomo, più responsabile, più libero. Bisogna riuscire a diminuire la pressione fiscale e a portare l’imposta sui redditi a un livello accettabile, che consenta una nuova amicizia leale fra cittadino e Stato. Questa è la parte finale della mia missione di italiano, di europeo, di imprenditore e di uomo di governo".
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Esteri
martedì 2 febbraio 2010
Documentazione - IL PACCHETTO SICUREZZA (sintesiI)
NORME DEL PACCHETTO SICUREZZA
E COLLEGATI SICUREZZA URBANA
a) NUOVI POTERI AL SINDACO
b) PIÙ COOPERAZIONE TRA LA POLIZIA MUNICIPALE E LE FORZE
DELL’ORDINE
c) STRUMENTI DI PRESIDIO DEL TERRITORIO
• Per assicurare il decoro urbano
LOTTA ALLA CRIMINALITÀ DIFFUSA
• Per rafforzare gli strumenti di tutela in favore delle categorie più deboli
• Per rafforzare la tutela del domicilio
• Per contrastare l’uso illegale di armi
• Per eccezionali esigenze di prevenzione della criminalità
LOTTA ALL’IMMIGRAZIONE CLANDESTINA
• Per contrastare più efficacemente la presenza irregolare e
l’immigrazione clandestina
a) OBBLIGO DI ESIBIZIONE DEL PERMESSO DI SOGGIORNO
b) VERIFICA CONDIZIONI DI VITA
c) LOTTA ALL’ELUSIONE DELLA NORMATIVA SULL’IMMIGRAZIONE
• Per favorire l’integrazione
a) ACCORDO DI INTEGRAZIONE
b) INCENTIVI PER L’OCCUPAZIONE QUALIFICATA
SICUREZZA STRADALE
• Per avere più sicurezza sulle strade
a) LINEA DURA PER CHI GUIDA IN STATO DI EBBREZZA O SOTTO
L’EFFETTO DI SOSTANZE STUPEFACENTI
b) IMPLEMENTARE E OTTIMIZZARE LE RISORSE
LOTTA ALLA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA
• Per colpire la mafia più efficacemente anche negli interessi economici
• Per restituire alla società civile i beni sottratti alla mafia in tempi più
rapidi, evitare che le aziende siano tagliate fuori dal mercato e salvaguardare
i posti di lavoro nelle aziende sequestrate
• Per contrastare il racket responsabilizzando gli imprenditori oggetto di
estorsioni
• Per contrastare il terrorismo
• Per migliorare la cooperazione tra gli Stati nella lotta al terrorismo, alla
criminalità organizzata e all’immigrazione clandestina
NORME DEL PACCHETTO SICUREZZA E COLLEGATI
Sintesi per materia
INDICE
Sintesi a cura della Segreteria Tecnica del Ministro
SICUREZZA URBANA
Per garantire maggiore sicurezza ai cittadini
a) NUOVI POTERI AL SINDACO
• Il sindaco, quale Ufficiale di Governo, può adottare provvedimenti anche contingibili
e urgenti nei casi in cui si renda necessario prevenire ed eliminare gravi
pericoli non solo per l'incolumità pubblica ma anche per la sicurezza urbana. I
provvedimenti sono preventivamente comunicati al Prefetto [Legge 125/2008
art. 6].
• Con Decreto del 5 agosto 2008 il Ministro dell’Interno ha definito l’ambito di
applicazione delle attività di tutela, prevenzione e contrasto dei sindaci in materia
di sicurezza urbana.
• Il sindaco segnala alle competenti Autorità la condizione irregolare dello straniero
per l’eventuale adozione dei provvedimenti di espulsione [Legge
125/2008 art. 6].
b) PIÙ COOPERAZIONE TRA LA POLIZIA MUNICIPALE
E LE FORZE DELL’ORDINE
• Grazie alle nuove disposizioni, alla polizia municipale è consentito di:
- partecipare ai piani coordinati di controllo del territorio anche per i servizi
di prevenzione e repressione dei reati [Legge 125/2008 art. 7];
- accedere direttamente alla banca dati del CED interforze del Dipartimento della
Pubblica sicurezza relativamente ai veicoli rubati e rinvenuti ed ai documenti di
identità rubati o smarriti [Legge 125/2008 art. 8];
- accedere ai dati relativi al rilascio e al rinnovo dei permessi di soggiorno [Legge
125/2008 art. 8].
c) STRUMENTI DI PRESIDIO DEL TERRITORIO
• I Comuni possono utilizzare sistemi di videosorveglianza in luoghi pubblici o aperti
al pubblico per la tutela della sicurezza urbana [Legge 38/2009 art. 6].
• Sono stati stanziati, per l’anno 2009, 100 milioni di euro al fine di realizzare iniziative
urgenti per il potenziamento della sicurezza urbana e la tutela dell’ordine
pubblico, sulla base di convenzioni tra il Ministero dell’interno ed i comuni interessati
[Legge 133/2008 art. 61 co. 18].
• I sindaci possano avvalersi, per il presidio del territorio, di associazioni di cittadini
non armati, iscritte in apposito elenco tenuto dal prefetto [Legge 94/2009
art. 3 co. 40]. Il Decreto del Ministro dell’Interno 8 agosto 2009 ha determinato
gli ambiti operativi di dette associazioni e i requisiti per la loro iscrizione nell'elenco
prefettizio.
Per assicurare il decoro urbano
• Possibilità per sindaci e prefetti di ordinare l’immediato ripristino dei luoghi a
spese di chi occupa abusivamente il suolo pubblico e, se si tratta di occupazione a
fini di commercio, la chiusura dell’esercizio per un periodo non inferiore a 5 giorni
[Legge 94/2009 art. 3 co. 16].
• Nei provvedimenti comunali sanzioni non inferiori a 500 euro per chi insozza
le pubbliche vie [Legge 94/2009 art. 3 co. 6].
• Represso il fenomeno dei cd. graffitari e, in caso di danneggiamento aggravato, la
pena può essere sospesa solo se sia riparato il danno oppure si presti attività non
retribuita a favore della collettività [Legge 94/2009 art. 3 co. 2].
• Prevista la reclusione da 1 a 6 mesi e una multa da 300 a 1000 euro per chi imbratta
autobus, metropolitane ed immobili non solo nei centri storici [Legge
94/2009 art. 3 co. 2-3].
NORME DEL PACCHETTO SICUREZZA E COLLEGATI
Sintesi per materia
Sintesi a cura della Segreteria Tecnica del Ministro
LOTTA ALLA CRIMINALITÀ DIFFUSA
Per rafforzare gli strumenti di tutela in favore delle categorie più
deboli
• Istituito il registro nazionale dei “senza fissa dimora” [Legge 94/2009 art. 3
co. 39].
• Richiesto, alla persona senza fissa dimora, di fornire gli elementi necessari allo svolgimento
degli accertamenti volti a stabilire l’effettiva sussistenza del proprio domicilio,
nel momento in cui avanza richiesta di iscrizione anagrafica [Legge 94/2009
art. 3 co. 38].
• Ampliata la tutela per le persone portatrici di handicap: pene più severe in tutte le
ipotesi di delitti contro il patrimonio nei loro confronti [Legge 94/2009].
• Pene più severe (aumento fino a un terzo) nell’ipotesi di delitti contro la persona
compiuti in danno di minori o nelle vicinanze di scuole [Legge 94/2009].
• Aumentate le pene per i maggiorenni che concorrono nel reato con minori e disabili
[Legge 94/2009].
• Inasprimenti di pena per il sequestro di minori e introduzione del reato di sottrazione
e trattenimento di minore all’estero, punito con reclusione da 1 a 4
anni (se il minore è quattordicenne reclusione da 6 mesi a 3 anni). Sospensione
della potestà genitoriale se il colpevole è lo stesso genitore [Legge 94/2009].
• Carcere fino a 3 anni se si utilizzano i minori nell’accattonaggio [Legge 94/2009].
• Linea dura contro gli autori di reati sessuali: no agli arresti domiciliari, arresto obbligatorio
in flagranza, limitazione dei benefici penitenziari, ergastolo se la vittima
viene uccisa [Legge 38/2009].
• Le vittime di reati sessuali possono essere assistite, in ogni caso, a spese dello Stato
[Legge 38/2009].
• Introdotto il reato c.d. di “stalking” per punire le molestie insistenti [Legge
38/2009].
• Reclusione da 6 a 12 anni per la violenza sessuale commessa all’interno o nelle immediate
vicinanze della scuola frequentata dalla vittima [Legge 94/2009].
• Pene più severe per furti e rapine all’uscita delle banche, agli sportelli bancomat e
sui mezzi di trasporto pubblici [Legge 94/2009].
Per rafforzare la tutela del domicilio
• Pene più severe per i furti in abitazione e per la violazione di domicilio: minimo 6
mesi di reclusione per la violazione di domicilio [Legge 94/2009].
• Nuove ipotesi di arresto in flagranza per violazione di domicilio, per furto aggravato
dal solo possesso di armi, per furto commesso da più persone simulando di essere
un pubblico ufficiale [Legge 94/2009].
Per contrastare l’uso illegale di armi
• Aumento di pena da un terzo alla metà se il porto illegale è compiuto nelle vicinanze
di scuole, banche, uffici postali, sportelli bancomat, giardini pubblici, stazioni ferroviarie,
fermate metro e autobus e pena raddoppiata per chi porta fuori dalla propria
abitazione oggetti atti ad offendere [Legge 94/2009].
• Previsto un regolamento per chiarire la disciplina sulla vendita e l’uso degli strumenti
di autodifesa (es: spray al peperoncino) [Legge 94/2009].
Per eccezionali esigenze di prevenzione della criminalità
• Impiegati 3500 militari nelle città e nei luoghi sensibili [Legge 125/2008 e
L.186/2008].
• Prorogato per due ulteriori semestri, a partire dal 4 agosto 2009, il piano di impiego
dei militari inizialmente impiegati e incrementato il contingente di altre 1250 unità
. Il piano, inoltre, è stato esteso a 13 nuove province [Legge 102/2009 art.
24 co 74].
NORME DEL PACCHETTO SICUREZZA E COLLEGATI
Sintesi per materia
Sintesi a cura della Segreteria Tecnica del Ministro
LOTTA ALL’IMMIGRAZIONE CLANDESTINA
Per contrastare più efficacemente la presenza irregolare e
l’immigrazione clandestina
• Introdotto il reato di ingresso e soggiorno illegale punito con ammenda da 5000 a
10.000 euro [Legge 94/2009].
• Introdotta l’aggravante di clandestinità [Legge 125/2008].
• Carcere da 6 mesi a 3 anni e confisca dell’appartamento per chi affitta ai clandestini
[Legge 125/2008]
• Punito più gravemente il favoreggiamento all’immigrazione clandestina, anche nella
forma associata [Legge 94/2009].
• Introdotto il reato per lo straniero che altera i polpastrelli per impedire di essere identificato
[Legge 125/2008].
• Aggravate le conseguenze per i datori di lavoro che assumono stranieri irregolari
[Legge 125/2008].
• Possibilità di trattenere gli immigrati irregolari nei CIE fino a 180 giorni, consentendone
l’identificazione e la successiva espulsione [Legge 94/2009].
• Finanziata la costruzione di nuovi CIE e l’ampliamento degli esistenti [Legge
186/2008].
• Ratificato l'accordo tra Italia e Libia e firmato il protocollo aggiuntivo per
il pattugliamento congiunto delle acque del mediterraneo [Legge 7/2009 e
protocollo 4 febbraio 2009].
• Espulsioni per chi viene condannato ad una pena superiore a due anni [Legge
125/2008]
• Resa effettiva l’espulsione degli stranieri che si trattengono nonostante siano già destinatari
di un provvedimento di allontanamento [Legge 94/2009].
• Istituito un Fondo destinato a finanziare le spese per i rimpatri [Legge 94/2009].
• Previsto l’obbligo per i servizi di “money transfer” di acquisire e conservare per dieci
anni copia del titolo di soggiorno dello straniero che effettua l’operazione, nonché
l’obbligo di segnalare lo straniero all’autorità di pubblica sicurezza, in caso di mancata
presentazione del titolo di soggiorno [Legge 94/2009].
a) OBBLIGO DI ESIBIZIONE DEL PERMESSO DI SOGGIORNO
• Introdotto l’obbligo di esibire agli uffici pubblici il titolo di soggiorno ai fini del
rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri provvedimenti di interesse
dello straniero comunque denominati, fatta eccezione per i provvedimenti inerenti
all’accesso alle prestazioni sanitarie e per quelli attinenti alle prestazioni
scolastiche obbligatorie, nonché alle attività sportive e ricreative a carattere
temporaneo [Legge 94/2009 art. 1, co. 22, lett. g)].
• Prevista la cancellazione dello straniero dall’anagrafe dopo sei mesi dalla scadenza
del permesso di soggiorno [Legge 94/2009 art. 1, co. 28].
b) VERIFICA CONDIZIONI DI VITA
• Introdotta la possibilità della verifica, da parte dei competenti uffici comunali,
delle condizioni igienico sanitarie dell’immobile a seguito della richiesta di
iscrizione e variazione anagrafica [Legge 94/2009 art. 1, co. 18].
• Introdotto l’obbligo di dimostrare la disponibilità di un alloggio conforme ai requisiti
igienico sanitari, nonché dotato di idoneità abitativa, accertati dai competenti
uffici comunali, per lo straniero che richiede il ricongiungimento familiare
[Legge 94/2009 art. 1, co. 19].
NORME DEL PACCHETTO SICUREZZA E COLLEGATI
Sintesi per materia
Sintesi a cura della Segreteria Tecnica del Ministro
c) LOTTA ALL’ELUSIONE DELLA NORMATIVA SULL’IMMIGRAZIONE
• Introdotto per gli stranieri l’obbligo di presentare un documento che attesti la
regolarità del soggiorno per la celebrazione del matrimonio [Legge
9/2009 art. 1, co. 15].
• Sono ora necessari 2 anni di residenza (e non più sei mesi) per richiedere la
cittadinanza per matrimonio [Legge 94/2009 art. 1, co. 11].
• Non sono più consentite richieste strumentali di ricongiungimento familiare e
di protezione internazionale [Dlgs. 160/2008 e Dlgs. 159/2008]
• Divieto di ricongiungimento in caso di poligamia [Legge 94/2009].
• Previsto che, in situazioni di urgenza, sia il Ministro dell'interno a nominare il
rappresentante dell'ente locale nella Commissione territoriale per il riconoscimento
della protezione internazionale, su indicazione del sindaco del
comune presso cui ha sede la stessa Commissione, dandone tempestiva comunicazione
alla Conferenza Stato-Città ed Autonomie locali [Dlgs. 159/2008
art. 1].
Per favorire l’integrazione
a) ACCORDO DI INTEGRAZIONE
• Introdotto il superamento di un test di lingua italiana per il rilascio del permesso
di soggiorno CE per lungo periodo [Legge 94/2009].
• Introdotto l’obbligo di sottoscrivere - contestualmente alla presentazione della
domanda di rilascio del permesso di soggiorno - un Accordo di integrazione
articolato per crediti, la cui integrale perdita comporta la revoca del permesso
di soggiorno [Legge 94/2009].
b) INCENTIVI PER L’OCCUPAZIONE QUALIFICATA
• Introdotti incentivi per l’occupazione qualificata: gli stranieri che abbiano conseguito
in Italia un dottorato o un master possono convertire il permesso di
soggiorno per studio in permesso per lavoro e ottenere un permesso di soggiorno
per ricerca lavoro della durata massima di 12 mesi [Legge 94/2009].
• Semplificate le procedure di ingresso per lavoro per alcune categorie di lavoratori
particolarmente qualificati [Legge 94/2009].
• Emersione del rapporto di lavoro irregolare con cittadini extracomunitari presenti
sul territorio nazionale, impiegati presso le famiglie come colf o badanti
[Legge 102/2009].
NORME DEL PACCHETTO SICUREZZA E COLLEGATI
Sintesi per materia
Sintesi a cura della Segreteria Tecnica del Ministro
SICUREZZA STRADALE
Linea dura per chi guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di
sostanze stupefacenti
• Inasprite le pene per chi guida sotto l’effetto di alcol o di sostanze stupefacenti
e per chi, in tale stato, causa incidenti stradali provocando morti o feriti
[Legge 125/2008]
• Confisca del veicolo per chi provoca incidenti stradali sotto l’effetto di alcol o di
stupefacenti e per chi rifiuta di sottoporsi al test alcolemico [Legge
125/2008]
• Linea dura nei confronti dei soggetti minorenni che fanno uso di sostanze stupefacenti:
verrà sospesa la patente o il patentino per tre anni Legge
94/2009]
• I condannati per spaccio e i segnalati al prefetto per uso personale non potranno
conseguire la patente o gli altri titoli abilitativi per tre anni
• Controlli più severi ai fini del rilascio e della revoca della patente in presenza di
motivi ostativi
• Nell’ipotesi di guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di stupefacenti, raddoppiata
la sospensione della patente di guida se il veicolo appartiene a persona
estranea; confisca del veicolo fatto circolare con documenti assicurativi falsi
o contraffatti
Per implementare e ottimizzare le risorse:
• Implementato il Fondo per l’incidentalità notturna con l’aumento di un terzo
delle sanzioni per le violazioni commesse nella fascia oraria dalle 22.00 alle
7.00. Possibilità di utilizzarne le risorse per l’acquisto di mezzi, materiali e attrezzature
necessarie al contrasto dell’incidentalità e per campagne di sensibilizzazione.
• Affidato ai prefetti, con Direttiva del Ministro dell’Interno 14 agosto
2009, il compito di monitorare il fenomeno dell’eccesso di velocità. Incaricati
gli organi di polizia di disciplinare l'utilizzo degli autovelox.
NORME DEL PACCHETTO SICUREZZA E COLLEGATI
Sintesi per materia
Sintesi a cura della Segreteria Tecnica del Ministro
SICUREZZA STRADALE
Linea dura per chi guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di
sostanze stupefacenti
• Inasprite le pene per chi guida sotto l’effetto di alcol o di sostanze stupefacenti
e per chi, in tale stato, causa incidenti stradali provocando morti o feriti
[Legge 125/2008].
• Confisca del veicolo per chi provoca incidenti stradali sotto l’effetto di alcol o di
stupefacenti e per chi rifiuta di sottoporsi al test alcolemico [Legge
125/2008].
• Linea dura nei confronti dei soggetti minorenni che fanno uso di sostanze stupefacenti:
verrà sospesa la patente o il patentino per tre anni [Legge
94/2009].
• I condannati per spaccio e i segnalati al prefetto per uso personale non potranno
conseguire la patente o gli altri titoli abilitativi per tre anni [Legge
94/2009].
• Controlli più severi ai fini del rilascio e della revoca della patente in presenza di
motivi ostativi [Legge 94/2009].
• Nell’ipotesi di guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di stupefacenti, raddoppiata
la sospensione della patente di guida se il veicolo appartiene a persona
estranea; confisca del veicolo fatto circolare con documenti assicurativi falsi
o contraffatti [Legge 94/2009].
implementare e ottimizzare le risorse
• Implementato il Fondo per l’incidentalità notturna con l’aumento di un terzo
delle sanzioni per le violazioni commesse nella fascia oraria dalle 22.00 alle
7.00. Possibilità di utilizzarne le risorse per l’acquisto di mezzi, materiali e attrezzature
necessarie al contrasto dell’incidentalità e per campagne di sensibilizzazione
[Legge 94/2009].
• Affidato ai prefetti, con Direttiva del Ministro dell’Interno 14 agosto
2009, il compito di monitorare il fenomeno dell’eccesso di velocità. Incaricati
gli organi di polizia di disciplinare l'utilizzo degli autovelox.
LOTTA ALLA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA
Per colpire la mafia più efficacemente anche negli interessi economici
• Rese più incisive le misure per aggredire i patrimoni mafiosi, distinguendo
il destino del mafioso da quello dei suoi beni. Una volta confiscati, i beni non
potranno più essere restituiti agli eredi [Legge 125/2008].
• Creato il Fondo unico giustizia nel quale confluiscono le somme sequestrate
alla mafia e i proventi derivanti dai beni confiscati; tali risorse sono immediatamente
disponibili anche per la tutela della sicurezza pubblica[Legge
133/2008].
• Rafforzate le competenze delle procure distrettuali e della Dia in materia di
misure di prevenzione [Legge 125/2008].
• Possibilità di applicare le misure di prevenzione patrimoniale indipendentemente
dall’attualità della pericolosità del soggetto al momento della proposta
[Legge 94/2009].
• Per contrastare l’infiltrazione mafiosa negli appalti, possibilità di controllo dei
cantieri dei lavori pubblici attraverso il potere di accesso dei prefetti [Legge
94/2009].
• Ampliata la categoria dei soggetti (intermediari finanziari, agenzie di mediazione
mobiliare, etc.) presso i quali è possibile procedere ad accertamenti per verificare
il pericolo di infiltrazioni mafiose [Legge 94/2009].
• Modificata la disciplina dello scioglimento dei consigli comunali e provinciali per
infiltrazione mafiosa: prevista la responsabilità anche per i dipendenti collusi
e l’incandidabilità per gli amministratori responsabili della causa di
scioglimento [Legge 94/2009 co. 30].
• Inasprite le pene per chi partecipa ad un’associazione mafiosa anche straniera
[Legge 125/2008].
• Esclusi gli arresti domiciliari anche per l’associazione per delinquere finalizzata
alla tratta, al traffico illecito di stupefacenti e al contrabbando di tabacchi
[Legge 38/2009].
• Inasprito il regime del carcere speciale (41 bis) che potrà essere richiesto anche
dal Ministro dell’interno [Legge 94/2009].
• Introdotta una nuova fattispecie di reato per chi agevola la comunicazione
all’esterno dei soggetti sottoposti al “41 bis” punita con la reclusione da
1 a 4 anni. Se il colpevole è un pubblico ufficiale o un avvocato la pena è aumentata
a 5 anni [Legge 94/2009].
Per restituire alla società civile i beni sottratti alla mafia in tempi
più rapidi, evitare che le aziende siano tagliate fuori dal mercato
e salvaguardare i posti di lavoro nelle aziende sequestrate
• Prevista l’istituzione dell’Albo nazionale degli amministratori giudiziari,
distinto in due sezioni, una ordinaria e una di esperti in gestione aziendale, ai
quali sarà affidata l’amministrazione delle aziende sequestrate per evitarne il
fallimento [Legge 94/2009].
• Procedure più celeri per destinare i beni confiscati alla collettività: saranno
i prefetti della provincia in cui si trova il bene confiscato a decidere sulla
sua destinazione, ferma restando la competenza gestionale dell’Agenzia del
demanio[Legge 94/2009].
• Agevolazioni per le aziende e le società sequestrate alla mafia: sospensione
delle procedure esecutive, dei pignoramenti e dei provvedimenti cautelari
intrapresi dai concessionari di riscossione; estinzione dei crediti erariali per
confusione in caso di confisca di beni, aziende o società [Legge 94/2009].
• Le autovetture sequestrate potranno essere affidate in custodia alle Forze di
Polizia con evidenti risparmi di spesa [Legge 94/2009].
NORME DEL PACCHETTO SICUREZZA E COLLEGATI
Sintesi per materia
Sintesi a cura della Segreteria Tecnica del Ministro
Per contrastare il racket responsabilizzando gli imprenditori oggetto
di estorsioni
• Saranno esclusi dagli appalti pubblici gli imprenditori che non avranno denunciato
l’estorsione subita, fatte salve le ipotesi di stato di necessità e di legittima
difesa [Legge 94/2009].
Per contrastare il terrorismo
• Possibilità di sospendere cautelativamente le attività o di sciogliere le associazioni
che possono favorire la commissione di reati di terrorismo [Legge
94/2009].
Per migliorare la cooperazione tra gli Stati nella lotta al terrorismo,
alla criminalità organizzata e all’immigrazione clandestina
• con l’adesione al Trattato di Prüm anche in Italia, come in altri Paesi, è istituita
la Banca dati nazionale del DNA e migliorata la cooperazione di polizia
anche per la ricerca di persone scomparse [Legge 85/2009].
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Sicurezza
lunedì 1 febbraio 2010
Il contrasto ai clandestini frena la criminalità
Berlusconi: Meno clandestini, meno criminalità
“I risultati sui nostri contrasti all’immigrazione clandestina sono molto positivi” e ciò è fondamentale poichè "una riduzione degli extracomunitari in Italia significa meno forze che vanno a ingrossare le schiere dei criminali”. Con queste parole di Silvio Berlusconi pronunciate nel corso della conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri tenutosi a Reggio Calabria, è iniziata una nuova ondata polemica sulla stampa nazionale, da parte di esponenti del mondo politico di opposizione e della CEI.
A giudizio del premier “Stiamo facendo un’azione molto forte nei confronti dell’Europa che deve farsi carico del costo che la Libia ed altri Paesi sopportano per fare il lavoro di vigilanza contro i clandestini che vengono dall’Africa”.
Berlusconi è dunque intenzionato a sollecitare l'UE per ottenere maggiori fondi ai fini di una più efficace politica di contrasto per l'immigrazione clandestina. “Tutto questo - ha chiarito il premier - ha dei costi che devono essere supportati da tutta la Ue. Si stanno nominando i nuovi commissari e da febbraio mi occuperò di questo problema mirando ad ottenere che l’Europa si incarichi di rimborsare i costi ai Paesi rivieraschi”.
In sostanza Berlusconi ha ribadito un concetto chiaro: “La lotta alla criminalità si fa anche con il contrasto all'immigrazione clandestina, perché chi viene qui e non ha un lavoro finisce tra le fila delle organizzazioni criminali”.
Gli stranieri per i Vescovi "Delinquono come gli italiani»
Il segretario Cei: «Le percentuali di criminalità di italiani e stranieri sono analoghe, se non identiche»
Per il segretario generale della CEI, mons.Mariano Crociata «Le nostre statistiche dimostrano che le percentuali di criminalità di italiani e stranieri sono analoghe, se non identiche». La risposta indiretta del prelato a Berlusconi è stata netta, anche se si è preferito mantenere una voluta confusione sul concetto di straniero e sfumando quello di clandestino.Mons.Crociata al termine del Consiglio episcopale permanente,ha invitato al rispetto della «dignità di ogni persona umana, che - ha sottolineato - non può essere oggetto di pregiudizio o discriminazione».
LEGA: La Cei sbaglia, gli stranieri delinquono più degli italiani
“La Cei sbaglia, gli immigrati delinquono più degli italiani”. Lo sostiene il segretario provinciale e deputato della Lega Nord, Marco Rondini, in relazione alle affermazioni di oggi del segretario generale della Cei, mons. Mariano Crociata,secondo il quale: “Le nostre statistiche dimostrano che le percentuali di criminalità fra italiani e stranieri sono uguali se non identiche”. “Non so a quali dati faccia riferimento Crociata – osserva il parlamentare del Carroccio – dal momento che i numeri del ministero della Giustizia, testimoniano una realtà i cui contorni sono piuttosto chiari. Anche recentemente il Guardasigilli, Angelino Alfano, ha avuto modo di sottolineare che la massiccia presenza di immigrati nelle nostre carceri ha ormai superato il 40 per cento. Se pensiamo che gli stranieri in Italia rappresentano poco più del 6 per cento della popolazione, il conto è presto fatto e smentisce in maniera abbastanza netta quanto sostenuto dall'organizzazione dei vescovi”. “Bisogna poi tenere conto di un altro dato – prosegue Rondini – quello territoriale. Secondo fonti della Polizia penitenziaria, risulta che negliistituti penitenziari del Nord la percentuale di presenza di detenuti stranieri è ben superiore al 60/70% con punte che sfondano il muro dell'85%, come a Milano dove i non italiani rappresentano ormai la quasi totalità dei “nuovi ingressi”. “Bisogna guardare in faccia alla realtà – conclude Rondini – e proseguire con le politiche di contrasto all'immigrazione clandestina avviate dal governo. Sarà anche politicamente scorretto, ma l'equazione meno immigrazione uguale meno criminalità, è
esatta”.
Fini: la patria a misura dei nuovi cittadini
Più ermetico, enigmatico ed ecumenico dei vescovi italiani è il commento in materia di Gianfranco Fini, per il quale il concetto di patria si estende e si espande agli immigrati, a misura dei nuovi italiani. E’ la base ha precisato il Presidente della Camera per edificare il principio di nazione “come idea democratica, un’idea aperta ad includere e ad accogliere i nuovi cittadini che vengono da paesi lontani , ridefinendo se stessa dei propri obiettivi, attorno al valore unificante della libertà”
“I risultati sui nostri contrasti all’immigrazione clandestina sono molto positivi” e ciò è fondamentale poichè "una riduzione degli extracomunitari in Italia significa meno forze che vanno a ingrossare le schiere dei criminali”. Con queste parole di Silvio Berlusconi pronunciate nel corso della conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri tenutosi a Reggio Calabria, è iniziata una nuova ondata polemica sulla stampa nazionale, da parte di esponenti del mondo politico di opposizione e della CEI.
A giudizio del premier “Stiamo facendo un’azione molto forte nei confronti dell’Europa che deve farsi carico del costo che la Libia ed altri Paesi sopportano per fare il lavoro di vigilanza contro i clandestini che vengono dall’Africa”.
Berlusconi è dunque intenzionato a sollecitare l'UE per ottenere maggiori fondi ai fini di una più efficace politica di contrasto per l'immigrazione clandestina. “Tutto questo - ha chiarito il premier - ha dei costi che devono essere supportati da tutta la Ue. Si stanno nominando i nuovi commissari e da febbraio mi occuperò di questo problema mirando ad ottenere che l’Europa si incarichi di rimborsare i costi ai Paesi rivieraschi”.
In sostanza Berlusconi ha ribadito un concetto chiaro: “La lotta alla criminalità si fa anche con il contrasto all'immigrazione clandestina, perché chi viene qui e non ha un lavoro finisce tra le fila delle organizzazioni criminali”.
Gli stranieri per i Vescovi "Delinquono come gli italiani»
Il segretario Cei: «Le percentuali di criminalità di italiani e stranieri sono analoghe, se non identiche»
Per il segretario generale della CEI, mons.Mariano Crociata «Le nostre statistiche dimostrano che le percentuali di criminalità di italiani e stranieri sono analoghe, se non identiche». La risposta indiretta del prelato a Berlusconi è stata netta, anche se si è preferito mantenere una voluta confusione sul concetto di straniero e sfumando quello di clandestino.Mons.Crociata al termine del Consiglio episcopale permanente,ha invitato al rispetto della «dignità di ogni persona umana, che - ha sottolineato - non può essere oggetto di pregiudizio o discriminazione».
LEGA: La Cei sbaglia, gli stranieri delinquono più degli italiani
“La Cei sbaglia, gli immigrati delinquono più degli italiani”. Lo sostiene il segretario provinciale e deputato della Lega Nord, Marco Rondini, in relazione alle affermazioni di oggi del segretario generale della Cei, mons. Mariano Crociata,secondo il quale: “Le nostre statistiche dimostrano che le percentuali di criminalità fra italiani e stranieri sono uguali se non identiche”. “Non so a quali dati faccia riferimento Crociata – osserva il parlamentare del Carroccio – dal momento che i numeri del ministero della Giustizia, testimoniano una realtà i cui contorni sono piuttosto chiari. Anche recentemente il Guardasigilli, Angelino Alfano, ha avuto modo di sottolineare che la massiccia presenza di immigrati nelle nostre carceri ha ormai superato il 40 per cento. Se pensiamo che gli stranieri in Italia rappresentano poco più del 6 per cento della popolazione, il conto è presto fatto e smentisce in maniera abbastanza netta quanto sostenuto dall'organizzazione dei vescovi”. “Bisogna poi tenere conto di un altro dato – prosegue Rondini – quello territoriale. Secondo fonti della Polizia penitenziaria, risulta che negliistituti penitenziari del Nord la percentuale di presenza di detenuti stranieri è ben superiore al 60/70% con punte che sfondano il muro dell'85%, come a Milano dove i non italiani rappresentano ormai la quasi totalità dei “nuovi ingressi”. “Bisogna guardare in faccia alla realtà – conclude Rondini – e proseguire con le politiche di contrasto all'immigrazione clandestina avviate dal governo. Sarà anche politicamente scorretto, ma l'equazione meno immigrazione uguale meno criminalità, è
esatta”.
Fini: la patria a misura dei nuovi cittadini
Più ermetico, enigmatico ed ecumenico dei vescovi italiani è il commento in materia di Gianfranco Fini, per il quale il concetto di patria si estende e si espande agli immigrati, a misura dei nuovi italiani. E’ la base ha precisato il Presidente della Camera per edificare il principio di nazione “come idea democratica, un’idea aperta ad includere e ad accogliere i nuovi cittadini che vengono da paesi lontani , ridefinendo se stessa dei propri obiettivi, attorno al valore unificante della libertà”
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Sicurezza
Il Governo riporta lo Stato al Sud
Da I FATTI DEL BUONGOVERNO del PdL :
Il governo che riporta lo Stato al Sud
Riportiamo lo Stato al Sud. E’ questa la missione del Popolo della Libertà, del governo e di Silvio Berlusconi, sintetizzato ieri dal premier nell’annunciare e illustrare a Reggio Calabria il piano antimafia.
La seduta straordinaria del Consiglio dei ministri nel capoluogo calabrese ha avuto due aspetti, uno pratico ed uno politico. Piano antimafia, appunto; ma anche piano del centrodestra per riconquistare al buon governo e all’efficienza economica - e quindi allo Stato - il Mezzogiorno. A cominciare dalle Regionali. Così come era stato fatto con la soluzione dell’emergenza rifiuti a Napoli, primo impegno mantenuto del governo e simbolo del ritorno, appunto, dello Stato in Campania.
Vediamo punto per punto.
Agenzia per le confische dei beni sequestrati alla mafia. Dovrà censire, custodire e amministrare con un unico database informatico il patrimonio confiscato ai boss, impedire che tornino in mani sospette, valorizzarlo nell’interesse dello Stato e del territorio.
Codice unico antimafia. Raccoglie in un testo unico gli interventi legislativi dal 1965 ad oggi. Eviterà conflitti di competenza e interpretazioni difformi da parte delle varie procure, che spesso costituiscono un alibi (o peggio) per la criminalità organizzata.
Più poteri alla Dia. E’ la direzione antimafia che, sulla scia del modello americano, potrà centralizzare e coordinare le indagini.
Contro il business dei rifiuti. Indagheranno le divisioni distrettuali antimafia: è infatti definitivamente accertato che – come in Campania – è la malavita a gestire e profittare delle discariche e dell’emergenza immondizia.
Usura. Le vittime dei racket saranno aiutate economicamente dal governo e dallo Stato, come invocato dalle associazioni imprenditoriali.
Mappa delle mafie. Unificherà le banche dati sulle famiglie criminali in un unico sistema informatico chiamato Macro. Saranno così evidenti gli intrecci, le alleanze e sarà possibile ricostruirne le mosse ed i business.
Appalti. La tracciabilità dei flussi finanziari sarà estesa a tutta Italia in maniera da individuare situazioni a rischio o ambigue negli appalti.
Sequestri all’estero. I beni mafiosi saranno sequestrati nei paesi dell’Unione europea dove quasi sempre finiscono per essere riciclati.
Operazioni sotto copertura. Le forze dell’ordine vedranno aumentati i loro poteri e la loro autonomia per infiltrarsi all’interno delle organizzazioni mafiose.
Contro il lavoro nero. Piano straordinario in Campania, Puglia, Calabria e Sicilia. Oltre 20 mila aziende saranno controllate da 550 ispettori.
Il piano del governo, che sarà immediatamente operativo per ciò che riguarda l’Agenzia, e passerà attraverso una legge per il resto, ha avuto il plauso e la collaborazione della Confindustria, impegnata nelle operazioni contro l’usura a danno dei suoi associati. E’ un ulteriore passo avanti nel contrasto alla criminalità organizzata che mai aveva conosciuto successi così importanti come con il centrodestra. Successi così sintetizzati da Berlusconi:
In 19 mesi sono stati sequestrati 12.111 beni per un controvale di 7 miliardi di euro.
L’aumento rispetto allo stesso periodo precedente è del 100 per cento.
3.122 beni sono stati confiscati dallo Stato.
In questo caso l’aumento è del 345 per cento.
A tutto ciò va aggiunto l’imponente numero di boss e latitanti individuati ed arrestati; le famiglie sgominate.
Come ha spiegato il premier, sia il piano sia quanto fatto finora danno il senso del ritorno dello Stato in una parte d’Italia che era stata di fatto abbandonata a se stessa. E tutto questo mentre una certa stanca propaganda televisiva indulge a rappresentare nei talk show e nelle fiction una realtà ben diversa: un danno d’immagine al Paese, ed il rischio di creare dei miti attraverso lo spirito di emulazione.
Ma non solo. Il governo, intervenuto sul campo, deve ora recuperare politicamente le regioni in cui la criminalità ha prosperato. Campania, Calabria, Puglia sono tuttora nelle mani della sinistra, che ha di fatto ammainato bandiera di fronte alle famiglie criminali. Un’abdicazione dovuta ad un gestione cattiva o connivente, ed all’aver respinto o scoraggiato qualsiasi iniziativa imprenditoriale privata, qualsiasi progetto infrastrutturale a capitale misto. La concorrenza e l’imprenditorialità, assieme alla forte presenza dello Stato, sono essenziali per il ritorno alla normalità. Ma la sinistra ha scelto da anni un’altra strada.
Le Regionali dovranno sanare anche questa situazione, eliminare dalle abitudini degli amministratori e dagli animi della gente del Sud il fatalismo e la resa. Concludiamo con la surreale e artificiosa polemica che la sinistra ha prontamente impiantato sulle parole di Berlusconi contro l’immigrazione clandestina: “I risultati del contrasto all’immigrazione clandestina sono molto positivi, la riduzione degli extracomunitari significa meno forze nelle schiere della criminalità”. Parole chiare, che però non sono piaciute all’opposizione: che attraverso Pier Luigi Bersani e Anna Finocchiaro vi ha intravisto un reato di “lesa clandestinità”. Dimostrando per l’ennesima volta di non capire la realtà, e di aver perso il contatto con gli italiano. L’opinione pubblica è infatti in modo massiccio con Berlusconi anche su questo fronte.
Pochi giorni fa il presidente francese Nicolas Sarkozy, in una trasmissione televisiva domenicale, aveva detto: “I clandestini? Li curiamo, li sfamiamo e li rispediamo subito a casa. Non diventeremo come era diventata l’Italia, il paradiso degli sbarchi”. In Francia, culla della democrazia illuminata, nessuna polemica. Possibile che la nostra sinistra non cambi mai?
Il governo che riporta lo Stato al Sud
Riportiamo lo Stato al Sud. E’ questa la missione del Popolo della Libertà, del governo e di Silvio Berlusconi, sintetizzato ieri dal premier nell’annunciare e illustrare a Reggio Calabria il piano antimafia.
La seduta straordinaria del Consiglio dei ministri nel capoluogo calabrese ha avuto due aspetti, uno pratico ed uno politico. Piano antimafia, appunto; ma anche piano del centrodestra per riconquistare al buon governo e all’efficienza economica - e quindi allo Stato - il Mezzogiorno. A cominciare dalle Regionali. Così come era stato fatto con la soluzione dell’emergenza rifiuti a Napoli, primo impegno mantenuto del governo e simbolo del ritorno, appunto, dello Stato in Campania.
Vediamo punto per punto.
Agenzia per le confische dei beni sequestrati alla mafia. Dovrà censire, custodire e amministrare con un unico database informatico il patrimonio confiscato ai boss, impedire che tornino in mani sospette, valorizzarlo nell’interesse dello Stato e del territorio.
Codice unico antimafia. Raccoglie in un testo unico gli interventi legislativi dal 1965 ad oggi. Eviterà conflitti di competenza e interpretazioni difformi da parte delle varie procure, che spesso costituiscono un alibi (o peggio) per la criminalità organizzata.
Più poteri alla Dia. E’ la direzione antimafia che, sulla scia del modello americano, potrà centralizzare e coordinare le indagini.
Contro il business dei rifiuti. Indagheranno le divisioni distrettuali antimafia: è infatti definitivamente accertato che – come in Campania – è la malavita a gestire e profittare delle discariche e dell’emergenza immondizia.
Usura. Le vittime dei racket saranno aiutate economicamente dal governo e dallo Stato, come invocato dalle associazioni imprenditoriali.
Mappa delle mafie. Unificherà le banche dati sulle famiglie criminali in un unico sistema informatico chiamato Macro. Saranno così evidenti gli intrecci, le alleanze e sarà possibile ricostruirne le mosse ed i business.
Appalti. La tracciabilità dei flussi finanziari sarà estesa a tutta Italia in maniera da individuare situazioni a rischio o ambigue negli appalti.
Sequestri all’estero. I beni mafiosi saranno sequestrati nei paesi dell’Unione europea dove quasi sempre finiscono per essere riciclati.
Operazioni sotto copertura. Le forze dell’ordine vedranno aumentati i loro poteri e la loro autonomia per infiltrarsi all’interno delle organizzazioni mafiose.
Contro il lavoro nero. Piano straordinario in Campania, Puglia, Calabria e Sicilia. Oltre 20 mila aziende saranno controllate da 550 ispettori.
Il piano del governo, che sarà immediatamente operativo per ciò che riguarda l’Agenzia, e passerà attraverso una legge per il resto, ha avuto il plauso e la collaborazione della Confindustria, impegnata nelle operazioni contro l’usura a danno dei suoi associati. E’ un ulteriore passo avanti nel contrasto alla criminalità organizzata che mai aveva conosciuto successi così importanti come con il centrodestra. Successi così sintetizzati da Berlusconi:
In 19 mesi sono stati sequestrati 12.111 beni per un controvale di 7 miliardi di euro.
L’aumento rispetto allo stesso periodo precedente è del 100 per cento.
3.122 beni sono stati confiscati dallo Stato.
In questo caso l’aumento è del 345 per cento.
A tutto ciò va aggiunto l’imponente numero di boss e latitanti individuati ed arrestati; le famiglie sgominate.
Come ha spiegato il premier, sia il piano sia quanto fatto finora danno il senso del ritorno dello Stato in una parte d’Italia che era stata di fatto abbandonata a se stessa. E tutto questo mentre una certa stanca propaganda televisiva indulge a rappresentare nei talk show e nelle fiction una realtà ben diversa: un danno d’immagine al Paese, ed il rischio di creare dei miti attraverso lo spirito di emulazione.
Ma non solo. Il governo, intervenuto sul campo, deve ora recuperare politicamente le regioni in cui la criminalità ha prosperato. Campania, Calabria, Puglia sono tuttora nelle mani della sinistra, che ha di fatto ammainato bandiera di fronte alle famiglie criminali. Un’abdicazione dovuta ad un gestione cattiva o connivente, ed all’aver respinto o scoraggiato qualsiasi iniziativa imprenditoriale privata, qualsiasi progetto infrastrutturale a capitale misto. La concorrenza e l’imprenditorialità, assieme alla forte presenza dello Stato, sono essenziali per il ritorno alla normalità. Ma la sinistra ha scelto da anni un’altra strada.
Le Regionali dovranno sanare anche questa situazione, eliminare dalle abitudini degli amministratori e dagli animi della gente del Sud il fatalismo e la resa. Concludiamo con la surreale e artificiosa polemica che la sinistra ha prontamente impiantato sulle parole di Berlusconi contro l’immigrazione clandestina: “I risultati del contrasto all’immigrazione clandestina sono molto positivi, la riduzione degli extracomunitari significa meno forze nelle schiere della criminalità”. Parole chiare, che però non sono piaciute all’opposizione: che attraverso Pier Luigi Bersani e Anna Finocchiaro vi ha intravisto un reato di “lesa clandestinità”. Dimostrando per l’ennesima volta di non capire la realtà, e di aver perso il contatto con gli italiano. L’opinione pubblica è infatti in modo massiccio con Berlusconi anche su questo fronte.
Pochi giorni fa il presidente francese Nicolas Sarkozy, in una trasmissione televisiva domenicale, aveva detto: “I clandestini? Li curiamo, li sfamiamo e li rispediamo subito a casa. Non diventeremo come era diventata l’Italia, il paradiso degli sbarchi”. In Francia, culla della democrazia illuminata, nessuna polemica. Possibile che la nostra sinistra non cambi mai?
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L'Inaugurazione polemica dell'anno giudiziario
CICCHITTO: L'Associazione Nazionale Magistrati è faziosa ed organica ai magistrati
"Le relazioni pronunciate in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario dal presidente della suprema Corte, Vincenzo Carbone, e dal procuratore generale della Cassazione, Vitaliano Esposito, sono molto interessanti e sviluppano un’analisi obiettiva dello stato della giustizia e un confronto positivo con le politiche in materia che sta sviluppando il governo."
Lo ha affermato il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, che ha sottolineato:
"E’ quindi certamente possibile un dialogo costruttivo con la magistratura su queste basi, assai diverse da quelle dell’Anm che, anche con la contestazione annunciata per domani, si pone su una posizione faziosa e politicizzata, quasi che fosse organicamente schierata con l’opposizione".
BONDI: Il discorso di Alfano nobilita la politica
Il ministro per i Beni culturali e coordinatore nazionale del Pdl, Sandro Bondi, ha elogiato il discorso pronunciato dal ministro della Giustizia, Angelino Alfano, in occasione della cerimonia di inaugurazione dell’Anno giudiziario.
" L’iintervento del ministro Alfano nobilita nello stesso tempo la politica e la giustizia, nella cornice di un rafforzamento della democrazia e degli interessi generali del nostro Paese".
"Le relazioni pronunciate in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario dal presidente della suprema Corte, Vincenzo Carbone, e dal procuratore generale della Cassazione, Vitaliano Esposito, sono molto interessanti e sviluppano un’analisi obiettiva dello stato della giustizia e un confronto positivo con le politiche in materia che sta sviluppando il governo."
Lo ha affermato il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, che ha sottolineato:
"E’ quindi certamente possibile un dialogo costruttivo con la magistratura su queste basi, assai diverse da quelle dell’Anm che, anche con la contestazione annunciata per domani, si pone su una posizione faziosa e politicizzata, quasi che fosse organicamente schierata con l’opposizione".
BONDI: Il discorso di Alfano nobilita la politica
Il ministro per i Beni culturali e coordinatore nazionale del Pdl, Sandro Bondi, ha elogiato il discorso pronunciato dal ministro della Giustizia, Angelino Alfano, in occasione della cerimonia di inaugurazione dell’Anno giudiziario.
" L’iintervento del ministro Alfano nobilita nello stesso tempo la politica e la giustizia, nella cornice di un rafforzamento della democrazia e degli interessi generali del nostro Paese".
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