MAFIA: QUAGLIARIELLO "SUBITO COMMISSIONE D'INCHIESTA SU PENTITI" 09/02/2010
"Vorrei sommessamente far notare alla senatrice Finocchiaro che l'accreditamento urbi et orbi delle fandonie di Massimo Ciancimino non e' piovuto dal cielo: se i deliri del figlio di don Vito sono approdati in un'aula di tribunale, in una pubblica udienza nell'ambito di un processo che parla di tutt'altro, e' perche' qualche pm ne ha fatto esplicita richiesta. Confinare una manovra di questo tipo nell'ordinarieta' delle procedure giudiziarie e' dunque nel migliore dei casi una superficialita'; e cio' per non voler pensare che la sinistra non abbia rinunciato fino in fondo al tentativo di annientare l'avversario politico per via giudiziaria". Lo afferma Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo vicario del Pdl al Senato. "Non siamo disposti - prosegue - a 'normalizzare' cio' che sta accadendo a Palermo, come se con la politica non avesse nulla a che fare. Piuttosto, forti dei successi che questo governo ha raggiunto nella lotta alla criminalita' organizzata, ragion per cui riteniamo che in tema di antimafia il Pdl non debba prendere lezioni da nessuno, rilanciamo con forza la necessita' che il Parlamento si assuma le sue responsabilita' facendo chiarezza attraverso una Commissione d'inchiesta sull'utilizzo che fin qui e' stato fatto di pentiti e affini. Lo chiediamo a tutela dello stesso strumento dei collaboratori di giustizia, affinche' una risorsa preziosa per le indagini non venga delegittimata da storture e deviazioni. E riteniamo - conclude Quagliariello - che questa possa essere anche la strada migliore per valutare i tempi, i modi e l'opportunita' di una discussione e dell'eventuale predisposizione degli strumenti normativi piu' adeguati a prevenire quegli abusi di cui la storia della nostra Repubblica e' purtroppo costellata, e di cui le dichiarazioni di Massimo Ciancimino sono un'evidente conferma".
mercoledì 10 febbraio 2010
martedì 9 febbraio 2010
Pentiti mobilitati per la campagna elettorale
CICCHITTO: Con l'inizio della campagna elettorale i pentiti Spatuzza e Ciancimino vengono usati come gli spot
"A questo punto, da Spatuzza a Ciancimino Jr, e’ evidente che siamo di fronte ad un clamoroso uso politico della giustizia, prima per influire sulla vicenda politica (Spatuzza) adesso per far aprire le pagine dei giornali su Forza Italia-mafia (Ciancimino) in contemporanea con l’inizio della campagna elettorale".
Lo ha affermato Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera, che ha osservato:
"Una fonte insospettabile, un giustizialista come Arlacchi, ha detto tutto quello che doveva esser detto su questo Ciancimino che ’de relato’ dal padre puo’ dire tutto cio’ che vuole, tanto il suo problema e’ evitare che gli inquirenti lo disturbino troppo sui soldi messi al sicuro all’estero. Nell’immediato l’obiettivo da raggiungere e’ che per alcuni giorni i titoli dei giornali affermino che Forza Italia e’ stata tenuta a battesimo da Provenzano nel 1992 mentre era in corso la trattativa tra mafia e stato. Certo tutto cio’ avveniva quando la crisi distruttiva della prima Repubblica era cosi’ in alto mare che ancora nella seconda meta’ del 1992 Berlusconi avrebbe chiesto a Segni e a Martinazzoli di scendere in campo. Nel frattempo, se non abbiamo capito male, piu’ secondo Spatuzza che secondo Ciancimino, Berlusconi e Dell’Utri provvedevano anche a mettere un po’ di bombe in giro per l’Italia.
Si da’ il caso, pero’, che, stando ai tempi, a condurre la trattativa tra Stato e mafia avrebbero dovuto essere i ministri dell’Interno dell’epoca, cioe’ Rognoni e Mancino; se la cosa non e’ credibile per loro invece secondo alcuni lo sarebbe per Berlusconi che ancora doveva affacciarsi in politica. Perlopiu’, questi pentiti ’de relato’ affermano che i loro padrini invocavano anche incontri con Violante che, all’epoca, in materia di un’eventuale trattativa tra la mafia e lo Stato, avrebbe potuto contare quanto e piu’ di Rognoni e di Mancino. Allora e’ evidente che Spatuzza e Ciancimino sono usati come degli spot. In effetti c’e’ una campagna elettorale aperta e per qualcuno il grande imbarazzo derivante dall’azione antimafia di questo governo. Qualcuno e’ accecato dalla faziosita’ politica. Qualcuno nella magistratura va troppo spesso ad ’Annozero’ e ha deciso che e’ venuto il momento di aprire qualche 6x3 televisivo contro Berlusconi. Che la politica in Italia si faccia in queste condizioni mette in evidenza la gravita’ della situazione. Per come sono regolamentati e gestiti questi pentiti dalla mente debole e dagli interessi assai precisi sono degli autentici kamikaze buttati in campo da chi li usa per raggiungere risultati devastanti. Qualora, poi, si volesse riandare indietro nel tempo e riesaminare i rapporti mafia-politica, compresi quelli per le cooperative rosse, i costruttori di Catania, la
formazione dei consorzi raccomandiamo a tutti la lettura Ivan Cicconi: ’La storia del futuro di Tangentopoli’"
BONDI: La magistratura non ha voluto verificare la fondatezza della testimonianza di Ciancimino
"Prima di ogni altra considerazione occorrerebbe chiedersi perche’ la magistratura non abbia voluto accertare la fondatezza della testimonianza di Ciancimino come di quella di Spatuzza, prima di rovesciarle in un’aula di tribunale con sprezzo non solo della verita’ ma anche dell’onore delle persone coinvolte e dell’immagine dell’Italia nel mondo".
Così si è espresso il ministro della Cultura e coordinatore del Pdl, Sandro Bondi.
VALDUCCI: In certi tribunali la giustizia ad orologeria e' la regola
"I tribunali sono diventati la sede in cui i mafiosi ’pentiti’ fanno conferenze stampa gettando fango e discredito sul governo, su milioni di cittadini e sull’Italia intera. Ormai la giustizia da orologeria e’ la regola".
Lo ha dichiarato Mario Valducci, presidente della commissione Trasporti e Tlc della Camera e responsabile vicario Enti locali del Pdl. "I mezzi d’informazione, nessuno escluso, accreditano puntualmente questi personaggi e le sceneggiature che mettono in piedi con due, tre o piu’ pagine dedicate. Cosi’ si corre il rischio di far affondare il Paese".
"A questo punto, da Spatuzza a Ciancimino Jr, e’ evidente che siamo di fronte ad un clamoroso uso politico della giustizia, prima per influire sulla vicenda politica (Spatuzza) adesso per far aprire le pagine dei giornali su Forza Italia-mafia (Ciancimino) in contemporanea con l’inizio della campagna elettorale".
Lo ha affermato Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera, che ha osservato:
"Una fonte insospettabile, un giustizialista come Arlacchi, ha detto tutto quello che doveva esser detto su questo Ciancimino che ’de relato’ dal padre puo’ dire tutto cio’ che vuole, tanto il suo problema e’ evitare che gli inquirenti lo disturbino troppo sui soldi messi al sicuro all’estero. Nell’immediato l’obiettivo da raggiungere e’ che per alcuni giorni i titoli dei giornali affermino che Forza Italia e’ stata tenuta a battesimo da Provenzano nel 1992 mentre era in corso la trattativa tra mafia e stato. Certo tutto cio’ avveniva quando la crisi distruttiva della prima Repubblica era cosi’ in alto mare che ancora nella seconda meta’ del 1992 Berlusconi avrebbe chiesto a Segni e a Martinazzoli di scendere in campo. Nel frattempo, se non abbiamo capito male, piu’ secondo Spatuzza che secondo Ciancimino, Berlusconi e Dell’Utri provvedevano anche a mettere un po’ di bombe in giro per l’Italia.
Si da’ il caso, pero’, che, stando ai tempi, a condurre la trattativa tra Stato e mafia avrebbero dovuto essere i ministri dell’Interno dell’epoca, cioe’ Rognoni e Mancino; se la cosa non e’ credibile per loro invece secondo alcuni lo sarebbe per Berlusconi che ancora doveva affacciarsi in politica. Perlopiu’, questi pentiti ’de relato’ affermano che i loro padrini invocavano anche incontri con Violante che, all’epoca, in materia di un’eventuale trattativa tra la mafia e lo Stato, avrebbe potuto contare quanto e piu’ di Rognoni e di Mancino. Allora e’ evidente che Spatuzza e Ciancimino sono usati come degli spot. In effetti c’e’ una campagna elettorale aperta e per qualcuno il grande imbarazzo derivante dall’azione antimafia di questo governo. Qualcuno e’ accecato dalla faziosita’ politica. Qualcuno nella magistratura va troppo spesso ad ’Annozero’ e ha deciso che e’ venuto il momento di aprire qualche 6x3 televisivo contro Berlusconi. Che la politica in Italia si faccia in queste condizioni mette in evidenza la gravita’ della situazione. Per come sono regolamentati e gestiti questi pentiti dalla mente debole e dagli interessi assai precisi sono degli autentici kamikaze buttati in campo da chi li usa per raggiungere risultati devastanti. Qualora, poi, si volesse riandare indietro nel tempo e riesaminare i rapporti mafia-politica, compresi quelli per le cooperative rosse, i costruttori di Catania, la
formazione dei consorzi raccomandiamo a tutti la lettura Ivan Cicconi: ’La storia del futuro di Tangentopoli’"
BONDI: La magistratura non ha voluto verificare la fondatezza della testimonianza di Ciancimino
"Prima di ogni altra considerazione occorrerebbe chiedersi perche’ la magistratura non abbia voluto accertare la fondatezza della testimonianza di Ciancimino come di quella di Spatuzza, prima di rovesciarle in un’aula di tribunale con sprezzo non solo della verita’ ma anche dell’onore delle persone coinvolte e dell’immagine dell’Italia nel mondo".
Così si è espresso il ministro della Cultura e coordinatore del Pdl, Sandro Bondi.
VALDUCCI: In certi tribunali la giustizia ad orologeria e' la regola
"I tribunali sono diventati la sede in cui i mafiosi ’pentiti’ fanno conferenze stampa gettando fango e discredito sul governo, su milioni di cittadini e sull’Italia intera. Ormai la giustizia da orologeria e’ la regola".
Lo ha dichiarato Mario Valducci, presidente della commissione Trasporti e Tlc della Camera e responsabile vicario Enti locali del Pdl. "I mezzi d’informazione, nessuno escluso, accreditano puntualmente questi personaggi e le sceneggiature che mettono in piedi con due, tre o piu’ pagine dedicate. Cosi’ si corre il rischio di far affondare il Paese".
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Libertà di diffamazione
lunedì 8 febbraio 2010
Continua la farsa Ciancimino sulla mafia
QUAGLIARIELLO: La farsa Ciancimino continua
"La farsa Ciancimino continua". Lo ha affermato in una nota Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo vicario PdL al Senato, che ha osservato:
"Evidentemente il figlio di don Vito, al pari di Gaspare Spatuzza, deve avere davvero una scarsa considerazione per le capacita’ strategiche della Cosa nostra dei primi anni Novanta, o in alternativa una grande fiducia nella doti divinatorie della mafia. Resta altrimenti difficile comprendere in base a quali convenienze all’indomani delle stragi, mentre i partiti anticomunisti della Prima Repubblica crollavano sotto i colpi di Tangentopoli, mentre la ’gioiosa macchina da guerra’ dell’ex Pci si apprestava a prendere incontrastata il potere in Italia, mentre Leoluca Orlando Cascio trionfava a Palermo e addirittura a Catania andava in scena il ballottaggio interno fra Enzo Bianco e Claudio Fava, mentre la sinistra tentava con successo di impedire a Giovanni Falcone di diventare procuratore nazionale antimafia, mentre l’imprenditore Berlusconi chiedeva a Segni e Martinazzoli di guidare il fronte moderato per arginare la marea comunista, quella stessa che pochi anni prima si era opposta al prolungamento della carcerazione preventiva per i boss prevista dal decreto Andreotti-Vassalli, alla vigilia di una lunga stagione di scarcerazioni di migliaia di mafiosi grazie ai programmi di protezione dei pentiti, Cosa nostra si sarebbe avventurata in una non meglio precisata trattativa con un partito che allora non esisteva e con uomo che allora non era altri, per dirla con Spatuzza, che ’quello di Canale 5’.
E se l’evidenza dei fatti non basta - prosegue - il signor Ciancimino dovrebbe iniziare a chiedersi per quale motivo in quegli stessi anni suo padre, alla ricerca di un interlocutore, avrebbe tentato senza riuscirci di incontrare un esponente dell’ex Pci e non un politico del fronte opposto o un manager di Publitalia. La lotta alla mafia e un corretto uso dei pentiti sono questioni troppo serie per consentire che in nome di esse, anzi, contro di esse, simili ciarlatani continuino a essere accreditati al solo fine di riscrivere la storia d’Italia in funzione dell’interesse di una parte politica".
ALFANO: C'è un tentativo di delegittimare il Governo che contrasta la mafia
"Non vorrei vi fosse un tentativo di delegittimare l’azione di un Governo che contrasta la mafia".
Lo ha affermato il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, in merito alle dichiarazioni di Massimo Ciancimino. "Non sempre la mafia sceglie l’assassinio fisico, talvolta sceglie la via della delegittimazione e il Governo Berlusconi ha fatto con le sue leggi esattamente il contrario di cio’ che prevede il ’papello’. La mafia non teme dibattiti e convegni, teme la confisca dei beni e il carcere duro. Noi abbiamo fatto la normativa di contrasto alla mafia piu’ dura dai tempi di Falcone e Borsellino".
GHEDINI: Le dichiarazioni di Ciancimino sono prive di ogni dignità logica
"Le dichiarazioni di Massimo Ciancimino non sono soltanto destituite di ogni fondamento, ma sono anche totalmente inverosimili e prive di ogni dignita’ logica. Spiace che qualcuno possa dare anche un minimo credito a prospettazioni che la storia di Forza Italia e del Presidente Berlusconi hanno dimostrato concretamente e con atti di governo essere completamente inesistenti".
Lo ha affermato, in una nota, il parlamentare del Pdl, Niccolo’ Ghedini. "Sembra che si voglia delegittimare proprio il governo Berlusconi che sta conducendo la piu’ severa e forte offensiva del dopo guerra contro la mafia Ciancimino dovra’ rispondere di fronte all’autorita’ giudiziaria anche di tali diffamatorie dichiarazioni".
CICCHITTO: Le dichiarazioni di Ciancimino sono una follia pura
"Mancano solo i falsi pentiti che, per acquisire meriti, cercano anche di fare i politologi con risultati grotteschi".
Così si è espresso Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl, commentando le ultime rivelazioni di Ciancimino. "Secondo Ciancimino Forza Italia nascerebbe addirittura nel 1992 e verrebbe di fatto fondata su ispirazione di Provenzano. Siamo alla follia pura. E’ evidente, però, che Ciancimino figlio, dovendo salvare l’intero o una parte del patrimonio del padre imboscato all’estero, è disposto a tutto. Adesso ci aspettiamo un libro scritto a quattro mani da Genchi e Ciancimino, i quali magari fanno risalire la strage di Piazza Fontana ad un club fondato da Dell’Utri".
BONDI: Alla viglilia di ogni elezione assistiamo immancabilmente ad una nuova ondata di fango
"Immancabilmente alla viglilia di ogni elezione assistiamo ad una nuova ondata di fango, calunnie e teoremi tanto fantasiosi quanto falsi. Ancora una volta la giustizia e’ piegata a torbidi progetti politici che impediscono ad un Paese di pensare al suo futuro".
Lo ha dichiarato il coordinatore nazionale del Pdl, Sandro Bondi, commentando le ultime affermazioni di Massimo Ciancimino
"La farsa Ciancimino continua". Lo ha affermato in una nota Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo vicario PdL al Senato, che ha osservato:
"Evidentemente il figlio di don Vito, al pari di Gaspare Spatuzza, deve avere davvero una scarsa considerazione per le capacita’ strategiche della Cosa nostra dei primi anni Novanta, o in alternativa una grande fiducia nella doti divinatorie della mafia. Resta altrimenti difficile comprendere in base a quali convenienze all’indomani delle stragi, mentre i partiti anticomunisti della Prima Repubblica crollavano sotto i colpi di Tangentopoli, mentre la ’gioiosa macchina da guerra’ dell’ex Pci si apprestava a prendere incontrastata il potere in Italia, mentre Leoluca Orlando Cascio trionfava a Palermo e addirittura a Catania andava in scena il ballottaggio interno fra Enzo Bianco e Claudio Fava, mentre la sinistra tentava con successo di impedire a Giovanni Falcone di diventare procuratore nazionale antimafia, mentre l’imprenditore Berlusconi chiedeva a Segni e Martinazzoli di guidare il fronte moderato per arginare la marea comunista, quella stessa che pochi anni prima si era opposta al prolungamento della carcerazione preventiva per i boss prevista dal decreto Andreotti-Vassalli, alla vigilia di una lunga stagione di scarcerazioni di migliaia di mafiosi grazie ai programmi di protezione dei pentiti, Cosa nostra si sarebbe avventurata in una non meglio precisata trattativa con un partito che allora non esisteva e con uomo che allora non era altri, per dirla con Spatuzza, che ’quello di Canale 5’.
E se l’evidenza dei fatti non basta - prosegue - il signor Ciancimino dovrebbe iniziare a chiedersi per quale motivo in quegli stessi anni suo padre, alla ricerca di un interlocutore, avrebbe tentato senza riuscirci di incontrare un esponente dell’ex Pci e non un politico del fronte opposto o un manager di Publitalia. La lotta alla mafia e un corretto uso dei pentiti sono questioni troppo serie per consentire che in nome di esse, anzi, contro di esse, simili ciarlatani continuino a essere accreditati al solo fine di riscrivere la storia d’Italia in funzione dell’interesse di una parte politica".
ALFANO: C'è un tentativo di delegittimare il Governo che contrasta la mafia
"Non vorrei vi fosse un tentativo di delegittimare l’azione di un Governo che contrasta la mafia".
Lo ha affermato il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, in merito alle dichiarazioni di Massimo Ciancimino. "Non sempre la mafia sceglie l’assassinio fisico, talvolta sceglie la via della delegittimazione e il Governo Berlusconi ha fatto con le sue leggi esattamente il contrario di cio’ che prevede il ’papello’. La mafia non teme dibattiti e convegni, teme la confisca dei beni e il carcere duro. Noi abbiamo fatto la normativa di contrasto alla mafia piu’ dura dai tempi di Falcone e Borsellino".
GHEDINI: Le dichiarazioni di Ciancimino sono prive di ogni dignità logica
"Le dichiarazioni di Massimo Ciancimino non sono soltanto destituite di ogni fondamento, ma sono anche totalmente inverosimili e prive di ogni dignita’ logica. Spiace che qualcuno possa dare anche un minimo credito a prospettazioni che la storia di Forza Italia e del Presidente Berlusconi hanno dimostrato concretamente e con atti di governo essere completamente inesistenti".
Lo ha affermato, in una nota, il parlamentare del Pdl, Niccolo’ Ghedini. "Sembra che si voglia delegittimare proprio il governo Berlusconi che sta conducendo la piu’ severa e forte offensiva del dopo guerra contro la mafia Ciancimino dovra’ rispondere di fronte all’autorita’ giudiziaria anche di tali diffamatorie dichiarazioni".
CICCHITTO: Le dichiarazioni di Ciancimino sono una follia pura
"Mancano solo i falsi pentiti che, per acquisire meriti, cercano anche di fare i politologi con risultati grotteschi".
Così si è espresso Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl, commentando le ultime rivelazioni di Ciancimino. "Secondo Ciancimino Forza Italia nascerebbe addirittura nel 1992 e verrebbe di fatto fondata su ispirazione di Provenzano. Siamo alla follia pura. E’ evidente, però, che Ciancimino figlio, dovendo salvare l’intero o una parte del patrimonio del padre imboscato all’estero, è disposto a tutto. Adesso ci aspettiamo un libro scritto a quattro mani da Genchi e Ciancimino, i quali magari fanno risalire la strage di Piazza Fontana ad un club fondato da Dell’Utri".
BONDI: Alla viglilia di ogni elezione assistiamo immancabilmente ad una nuova ondata di fango
"Immancabilmente alla viglilia di ogni elezione assistiamo ad una nuova ondata di fango, calunnie e teoremi tanto fantasiosi quanto falsi. Ancora una volta la giustizia e’ piegata a torbidi progetti politici che impediscono ad un Paese di pensare al suo futuro".
Lo ha dichiarato il coordinatore nazionale del Pdl, Sandro Bondi, commentando le ultime affermazioni di Massimo Ciancimino
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Politica
venerdì 5 febbraio 2010
Berruti assolto dopo la maratona giudiziaria
Da FATTI & MISFATTI del P.d.L. riportiamo :
Berruti assolto da accuse ridicole
La sentenza, questa volta la emette Calogero Mannino, perseguitato dalla giustizia per oltre un quindicennio e assolto con formula piena qualche settimana fa dopo un calvario che ha portato ad uno sfinimento fisico e una grave malattia…
Il parlamentare dell’UdC commenta così, a caldo, l’assoluzione ottenuta da Massimo Berruti per l’accusa di riciclaggio sulla vicenda Mediaset: "siamo stanchi che tutti gli italiani non si accorgano che ormai certe procure non ti assolvono fino a quando non ti riducono in uno stato tale per cui hai bisogno della chemioterapia!". Il verdetto su Berruti, dopo un tempo lunghissimo e dopo diverse traversie fisiche che hanno colpito il parlamentare ingiustamente accusato, hanno del paradossale. Non solo i magistrati hanno ribaltato le accuse del sostituto pubblico ministero di Milano Fabio De Pasquale, ma le hanno in qualche modo ‘ridicolizzate’…Il PM aveva chiesto per l’accusa di riciclaggio nel primo processo per la vicenda dei diritti TV di Mediaset la condanna a cinque anni di reclusione per il deputato di Forza Italia e oggi del Popolo della Libertà. Il Tribunale di Milano ha respinto la tesi della Procura con una doppia motivazione: da un lato perché il fatto non sussiste e dall’altro perché l’imputato non ha commesso il fatto.
Per un altro episodio è stato dichiarato il non luogo a procedere per prescrizione ma, e qui sta il colmo, per una serie di altri fatti, anch’essi destinati alla prescrizione, i giudici hanno disposto la trasmissione degli atti perché "il fatto contestato è diverso da quello contenuto nel capo di imputazione". Un errore piccolo piccolo? Niente affatto, in questa tragicommedia politica e umana, sociale e civile la Corte ha infatti riconosciuto quali "parti offese di quegli episodi Mediaset e Rete Italia". In altre parole in questi casi si tratta "di denaro non già proveniente da Fininvest, com’è scritto nel capo di imputazione, ma proveniente da appropriazioni indebite ai danni di Mediaset SPA e Rete Italia". Non è solo un vergognoso pasticcio: è la conferma clamorosa e brutale che fino a quando la politica non recupererà la sua dignità di fronte alle procure i casi di malagiustizia manderanno n galera gli innocenti e probabilmente in ospedale i più fortunati…come avvenuto per Mannino e Massimo Maria Berruti.
Berruti assolto da accuse ridicole
La sentenza, questa volta la emette Calogero Mannino, perseguitato dalla giustizia per oltre un quindicennio e assolto con formula piena qualche settimana fa dopo un calvario che ha portato ad uno sfinimento fisico e una grave malattia…
Il parlamentare dell’UdC commenta così, a caldo, l’assoluzione ottenuta da Massimo Berruti per l’accusa di riciclaggio sulla vicenda Mediaset: "siamo stanchi che tutti gli italiani non si accorgano che ormai certe procure non ti assolvono fino a quando non ti riducono in uno stato tale per cui hai bisogno della chemioterapia!". Il verdetto su Berruti, dopo un tempo lunghissimo e dopo diverse traversie fisiche che hanno colpito il parlamentare ingiustamente accusato, hanno del paradossale. Non solo i magistrati hanno ribaltato le accuse del sostituto pubblico ministero di Milano Fabio De Pasquale, ma le hanno in qualche modo ‘ridicolizzate’…Il PM aveva chiesto per l’accusa di riciclaggio nel primo processo per la vicenda dei diritti TV di Mediaset la condanna a cinque anni di reclusione per il deputato di Forza Italia e oggi del Popolo della Libertà. Il Tribunale di Milano ha respinto la tesi della Procura con una doppia motivazione: da un lato perché il fatto non sussiste e dall’altro perché l’imputato non ha commesso il fatto.
Per un altro episodio è stato dichiarato il non luogo a procedere per prescrizione ma, e qui sta il colmo, per una serie di altri fatti, anch’essi destinati alla prescrizione, i giudici hanno disposto la trasmissione degli atti perché "il fatto contestato è diverso da quello contenuto nel capo di imputazione". Un errore piccolo piccolo? Niente affatto, in questa tragicommedia politica e umana, sociale e civile la Corte ha infatti riconosciuto quali "parti offese di quegli episodi Mediaset e Rete Italia". In altre parole in questi casi si tratta "di denaro non già proveniente da Fininvest, com’è scritto nel capo di imputazione, ma proveniente da appropriazioni indebite ai danni di Mediaset SPA e Rete Italia". Non è solo un vergognoso pasticcio: è la conferma clamorosa e brutale che fino a quando la politica non recupererà la sua dignità di fronte alle procure i casi di malagiustizia manderanno n galera gli innocenti e probabilmente in ospedale i più fortunati…come avvenuto per Mannino e Massimo Maria Berruti.
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Giustizia
Permesso a punti ? Vincono sempre i clandestini
Immigrazione, permesso di soggiorno a punti in vigore fra pochi giorni
"Il progetto di istituire un permesso di soggiorno a punti per gli immigrati è un atto amministrativo che sarà pubblicato nei prossimi giorni". Lo ha precisato il ministro dell'Interno, Roberto Maroni. "Questa non è una nuova legge - ha sottolineato il ministro in una conferenza stampa per presentare il patto per la sicurezza dell'area dei laghi insubri a Varese - è già una legge, prevista nel pacchetto sicurezza" approvato l'anno scorso. "Ieri, io e il ministro Sacconi abbiamo annunciato di aver raggiunto un'intesa tecnica sull'attuazione della legge", ha continuato, "ci sarà un decreto attuativo: è un atto amministrativo che sarà pubblicato nei prossimi giorni".
GASPARRI: Si' al permesso a punti per gli immigrati se serve a rendere ancora piu' severe le norme vigenti
"Permesso a punti per gli immigrati? Si’ se serve a rendere ancora piu’ severe le norme vigenti e rigorosi i criteri per autorizzare la permanenza in Italia. Con i principi della Bossi-Fini, il reato di immigrazione clandestina e la politica dei respingimenti nel Mediterraneo, il permesso a punti puo’ essere un ulteriore elemento per dimostrare che l’Italia non e’ piu’ il Paese in cui chiunque puo’ entrare e nessuno va via".
Lo ha affermato il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri che ha osservato: "Il contrasto alla clandestinita’ resta il punto numero uno del programma sull’immigrazione. Con tutti i problemi sociali che ha l’Italia serve uno stop ulteriore alla politica delle porte aperte".
"Il progetto di istituire un permesso di soggiorno a punti per gli immigrati è un atto amministrativo che sarà pubblicato nei prossimi giorni". Lo ha precisato il ministro dell'Interno, Roberto Maroni. "Questa non è una nuova legge - ha sottolineato il ministro in una conferenza stampa per presentare il patto per la sicurezza dell'area dei laghi insubri a Varese - è già una legge, prevista nel pacchetto sicurezza" approvato l'anno scorso. "Ieri, io e il ministro Sacconi abbiamo annunciato di aver raggiunto un'intesa tecnica sull'attuazione della legge", ha continuato, "ci sarà un decreto attuativo: è un atto amministrativo che sarà pubblicato nei prossimi giorni".
GASPARRI: Si' al permesso a punti per gli immigrati se serve a rendere ancora piu' severe le norme vigenti
"Permesso a punti per gli immigrati? Si’ se serve a rendere ancora piu’ severe le norme vigenti e rigorosi i criteri per autorizzare la permanenza in Italia. Con i principi della Bossi-Fini, il reato di immigrazione clandestina e la politica dei respingimenti nel Mediterraneo, il permesso a punti puo’ essere un ulteriore elemento per dimostrare che l’Italia non e’ piu’ il Paese in cui chiunque puo’ entrare e nessuno va via".
Lo ha affermato il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri che ha osservato: "Il contrasto alla clandestinita’ resta il punto numero uno del programma sull’immigrazione. Con tutti i problemi sociali che ha l’Italia serve uno stop ulteriore alla politica delle porte aperte".
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Sicurezza
giovedì 4 febbraio 2010
Approvato dalla Camera il Legittimo impedimento
mercoledì 3 febbraio 2010
DISEGNO DI LEGGE SUL LEGITTIMO IMPEDIMENTO: LA CAMERA APPROVA
Via libera della Camera al disegno di legge sul legittimo impedimento. I voti a favore sono stati 316, quelli contrari 239, le astensioni 40. I deputati presenti erano 595, quelli votanti 555. Il provvedimento passa ora all'esame del Senato
LEGITTIMO IMPEDIMENTO- L'INTERVENTO DEL PRESIDENTE DEI DEPUTATI DEL PDL FABRIZIO CICCHITTO
Signor Presidente, se vogliamo andare al fondo della questione, dobbiamo dire che il legittimo impedimento va inserito in una vicenda politica più generale che si dipana da molti anni a questa parte. Essa è cominciata negli anni Sessanta-Settanta, e poi è esplosa negli anni 1992-1994 e non si è più smorzata, malgrado alcuni sforzi generosi: da un lato quelli fatti dal Presidente Cossiga, dall'altro lato anche da parte di alcuni esponenti della sinistra. In primo luogo, voglio ricordare Gerardo Chiaromonte, che disse parole chiarissime proprio negli anni 1991-1992. Poi, specie sul terreno delle analisi, ciò che ha scritto il senatore Pag. 195Pellegrino, presidente della Commissione stragi e in diverse occasioni, al di fuori della contingenza politica, in termini assai netti, come nella sua lettera alla signora Anna Craxi, sul tema si è sviluppata anche la riflessione del Presidente Napolitano. Questa questione si chiama: uso politico della giustizia. Un settore della magistratura, un settore della sinistra, un settore dei media pensano di avere un'arma in più per liquidare l'avversario politico. Nel nostro caso, dal 1994 in poi, Silvio Berlusconi, mai prima toccato da vicende giudiziarie. Da allora invece egli è stato oggetto di un attacco giudiziario permanente che si sviluppa su più vari terreni. Di conseguenza, non si tratta di sue vicende giudiziarie private ma di una drammatica vicenda politico-giudiziaria pubblica. Non a caso il leader di un partito che sta all'opposizione, ma che ha una chiara posizione garantista, l'onorevole Pier Ferdinando Casini, ha detto qualche giorno fa: un certo accanimento giudiziario verso Berlusconi - lo pensavo negli anni scorsi, lo penso anche oggi - c'è. Lei, onorevole D'Alema, ha avuto meno bisogno di avvocati dell'onorevole Berlusconi, sia per un diverso atteggiamento nei suoi confronti di molti magistrati, a partire da Di Pietro quando era pubblico ministero, sia perché nel passato lei ha potuto usufruire dell'immunità che vale al livello del Parlamento europeo, e in quella sede anche del voto a suo favore dei parlamentari del centrodestra che non sono a senso unico come lei.
Detto questo, non vogliamo imitarvi e fare di ogni erba un fascio; non tutto il Partito Democratico è sulla linea giustizialista,purtroppo esso è trascinato da una deriva assai forte. A me dispiace, ma malgrado il suo lessico solitamente soffice, pastoso e accattivante, purtroppo oggi anche l'onorevole Bersani, dopo Veltroni e Franceschini, è risultato strattonato, trascinato ed egemonizzato da Di Pietro e dalle sue sottili e sofisticate argomentazioni politico-culturali, come quelle che abbiamo ascoltato poco fa.
In questo contesto la ragione elementare del provvedimento che stiamo per approvare è stata sottolineata fra gli altri dall'onorevole Contento. Egli ha ricordato che nei prossimi 72 giorni il tribunale di Milano ha fissato 22 udienze per i due processi a carico di Berlusconi, cioè in media un udienza ogni tre giorni, calcolando le domeniche: ciò comporta l'impossibilità di governare. Un'ulteriore testimonianza delle aberrazioni praticate sta nell'episodio FAO: se il Presidente è impegnato per il vertice FAO, è il giudice che si arroga il potere di decidere a che ora il Presidente del Consiglio si deve presentare; il vertice dura tre giorni, il giudice decide che il Presidente del Consiglio può andare solo per tre ore, perché deve recarsi in udienza per un giorno e mezzo.
La proposta di introduzione dell'istituto del legittimo impedimento mira a superare il conflitto fra la tutela dell'organizzazione e dell'esercizio dell'attività del Presidente del Consiglio e dei membri del Governo, espressione di una maggioranza legittimata dal voto popolare, e l'attività giurisdizionale diretta ad accertare la responsabilità delle stesse cariche istituzionali per eventuali reati. Come non fare riferimento, come ha fatto poco fa il presidente Cota, ad esempi analoghi di Paesi europei come la Francia che ha disciplinato tale materia per consentire il corretto e sereno svolgimento delle sue funzioni. La dimostrazione è data dal fatto che, cessato il mandato, sono riprese le attività giurisdizionali nei confronti di Jacques Chirac che era stato Presidente della Repubblica.
In sostanza, se si vuole interrompere la spirale dell'imbarbarimento della vita politica, di cui l'uso politico della giustizia, combinato con la sistematica violazione del segreto istruttorio e con il linciaggio mediatico, è una delle cause fondamentali, allora questo provvedimento è un'anticipazione, un elemento di una linea più generale che ci deve riportare all'equilibrio tracciato dalla Costituzione nel rapporto fra politica e magistratura. Quell'equilibrio si fondava su due pilastri: la totale autonomia della magistratura e la tutela del potere politico con l'articolo 68.
Diversamente da quello che ci viene raccontato, la Costituzione non fu scritta da angeli, essa fu redatta con il contributo essenziale di due partiti contrapposti, la DC e il PCI, che si combattevano, che si temevano e che in alcuni degli articoli della Costituzione hanno voluto, proprio per questo, reciprocamente garantire alcuni fondamentali poteri dello Stato. In questa mediazione e reciproca garanzia c'era anche la definizione di un delicato equilibrio fra politica e magistratura.
Questo equilibrio, reso sempre più precario nel corso degli anni per la politicizzazione di una parte della magistratura, è saltato a causa della deriva eversiva verificatesi nel 1992-1994. Questo equilibrio da allora non è stato più ricomposto; noi lavoriamo per ricomporlo, perché solo da questa ricomposizione può derivare la possibilità non di un ritorno al consociativismo, che è la negazione del corretto e civile bipolarismo, ma anche della fine della versione barbarica di esso, la cui esplicitazione abbiamo ascoltato nell'intervento dell'onorevole Di Pietro. Questo recupero di un bipolarismo fisiologico è la condizione essenziale per poter riprendere il discorso sulle riforme costituzionali e per portare avanti una riforma globale della giustizia su cui è impegnato il Ministro Alfano.
Nel corso di questo dibattito, cari colleghi dell'UdC, è emerso che, mentre in nome di una tattica politica un po' spericolata potete anche fare alleanze a pelle di leopardo nelle regioni, quando però si discute degli aspetti fondamentali dello Stato e del diritto, voi, da un lato, come è avvenuto ieri, venite sottoposti al fuoco ad alzo zero dei giustizialisti del Partito Democratico e dell'Italia dei Valori e, dall'altro lato, vi ritrovate comunque schierati, al di là delle modalità del voto, dal lato del garantismo che costituisce uno dei vostri valori di fondo.
Quanto al problema del numero di coloro che vengono abilitati a percorrere il ponte tibetano, di cui hanno parlato gli onorevoli Casini e Vietti, la scelta, come ha spiegato l'onorevole Costa, discende essenzialmente da una valutazione di costituzionalità. Per quanto ci riguarda, questo testo unificato, quindi, è un primo tassello di un edificio da ricostruire, quello dello stato di diritto e della corretta divisione dei poteri.
DISEGNO DI LEGGE SUL LEGITTIMO IMPEDIMENTO: LA CAMERA APPROVA
Via libera della Camera al disegno di legge sul legittimo impedimento. I voti a favore sono stati 316, quelli contrari 239, le astensioni 40. I deputati presenti erano 595, quelli votanti 555. Il provvedimento passa ora all'esame del Senato
LEGITTIMO IMPEDIMENTO- L'INTERVENTO DEL PRESIDENTE DEI DEPUTATI DEL PDL FABRIZIO CICCHITTO
Signor Presidente, se vogliamo andare al fondo della questione, dobbiamo dire che il legittimo impedimento va inserito in una vicenda politica più generale che si dipana da molti anni a questa parte. Essa è cominciata negli anni Sessanta-Settanta, e poi è esplosa negli anni 1992-1994 e non si è più smorzata, malgrado alcuni sforzi generosi: da un lato quelli fatti dal Presidente Cossiga, dall'altro lato anche da parte di alcuni esponenti della sinistra. In primo luogo, voglio ricordare Gerardo Chiaromonte, che disse parole chiarissime proprio negli anni 1991-1992. Poi, specie sul terreno delle analisi, ciò che ha scritto il senatore Pag. 195Pellegrino, presidente della Commissione stragi e in diverse occasioni, al di fuori della contingenza politica, in termini assai netti, come nella sua lettera alla signora Anna Craxi, sul tema si è sviluppata anche la riflessione del Presidente Napolitano. Questa questione si chiama: uso politico della giustizia. Un settore della magistratura, un settore della sinistra, un settore dei media pensano di avere un'arma in più per liquidare l'avversario politico. Nel nostro caso, dal 1994 in poi, Silvio Berlusconi, mai prima toccato da vicende giudiziarie. Da allora invece egli è stato oggetto di un attacco giudiziario permanente che si sviluppa su più vari terreni. Di conseguenza, non si tratta di sue vicende giudiziarie private ma di una drammatica vicenda politico-giudiziaria pubblica. Non a caso il leader di un partito che sta all'opposizione, ma che ha una chiara posizione garantista, l'onorevole Pier Ferdinando Casini, ha detto qualche giorno fa: un certo accanimento giudiziario verso Berlusconi - lo pensavo negli anni scorsi, lo penso anche oggi - c'è. Lei, onorevole D'Alema, ha avuto meno bisogno di avvocati dell'onorevole Berlusconi, sia per un diverso atteggiamento nei suoi confronti di molti magistrati, a partire da Di Pietro quando era pubblico ministero, sia perché nel passato lei ha potuto usufruire dell'immunità che vale al livello del Parlamento europeo, e in quella sede anche del voto a suo favore dei parlamentari del centrodestra che non sono a senso unico come lei.
Detto questo, non vogliamo imitarvi e fare di ogni erba un fascio; non tutto il Partito Democratico è sulla linea giustizialista,purtroppo esso è trascinato da una deriva assai forte. A me dispiace, ma malgrado il suo lessico solitamente soffice, pastoso e accattivante, purtroppo oggi anche l'onorevole Bersani, dopo Veltroni e Franceschini, è risultato strattonato, trascinato ed egemonizzato da Di Pietro e dalle sue sottili e sofisticate argomentazioni politico-culturali, come quelle che abbiamo ascoltato poco fa.
In questo contesto la ragione elementare del provvedimento che stiamo per approvare è stata sottolineata fra gli altri dall'onorevole Contento. Egli ha ricordato che nei prossimi 72 giorni il tribunale di Milano ha fissato 22 udienze per i due processi a carico di Berlusconi, cioè in media un udienza ogni tre giorni, calcolando le domeniche: ciò comporta l'impossibilità di governare. Un'ulteriore testimonianza delle aberrazioni praticate sta nell'episodio FAO: se il Presidente è impegnato per il vertice FAO, è il giudice che si arroga il potere di decidere a che ora il Presidente del Consiglio si deve presentare; il vertice dura tre giorni, il giudice decide che il Presidente del Consiglio può andare solo per tre ore, perché deve recarsi in udienza per un giorno e mezzo.
La proposta di introduzione dell'istituto del legittimo impedimento mira a superare il conflitto fra la tutela dell'organizzazione e dell'esercizio dell'attività del Presidente del Consiglio e dei membri del Governo, espressione di una maggioranza legittimata dal voto popolare, e l'attività giurisdizionale diretta ad accertare la responsabilità delle stesse cariche istituzionali per eventuali reati. Come non fare riferimento, come ha fatto poco fa il presidente Cota, ad esempi analoghi di Paesi europei come la Francia che ha disciplinato tale materia per consentire il corretto e sereno svolgimento delle sue funzioni. La dimostrazione è data dal fatto che, cessato il mandato, sono riprese le attività giurisdizionali nei confronti di Jacques Chirac che era stato Presidente della Repubblica.
In sostanza, se si vuole interrompere la spirale dell'imbarbarimento della vita politica, di cui l'uso politico della giustizia, combinato con la sistematica violazione del segreto istruttorio e con il linciaggio mediatico, è una delle cause fondamentali, allora questo provvedimento è un'anticipazione, un elemento di una linea più generale che ci deve riportare all'equilibrio tracciato dalla Costituzione nel rapporto fra politica e magistratura. Quell'equilibrio si fondava su due pilastri: la totale autonomia della magistratura e la tutela del potere politico con l'articolo 68.
Diversamente da quello che ci viene raccontato, la Costituzione non fu scritta da angeli, essa fu redatta con il contributo essenziale di due partiti contrapposti, la DC e il PCI, che si combattevano, che si temevano e che in alcuni degli articoli della Costituzione hanno voluto, proprio per questo, reciprocamente garantire alcuni fondamentali poteri dello Stato. In questa mediazione e reciproca garanzia c'era anche la definizione di un delicato equilibrio fra politica e magistratura.
Questo equilibrio, reso sempre più precario nel corso degli anni per la politicizzazione di una parte della magistratura, è saltato a causa della deriva eversiva verificatesi nel 1992-1994. Questo equilibrio da allora non è stato più ricomposto; noi lavoriamo per ricomporlo, perché solo da questa ricomposizione può derivare la possibilità non di un ritorno al consociativismo, che è la negazione del corretto e civile bipolarismo, ma anche della fine della versione barbarica di esso, la cui esplicitazione abbiamo ascoltato nell'intervento dell'onorevole Di Pietro. Questo recupero di un bipolarismo fisiologico è la condizione essenziale per poter riprendere il discorso sulle riforme costituzionali e per portare avanti una riforma globale della giustizia su cui è impegnato il Ministro Alfano.
Nel corso di questo dibattito, cari colleghi dell'UdC, è emerso che, mentre in nome di una tattica politica un po' spericolata potete anche fare alleanze a pelle di leopardo nelle regioni, quando però si discute degli aspetti fondamentali dello Stato e del diritto, voi, da un lato, come è avvenuto ieri, venite sottoposti al fuoco ad alzo zero dei giustizialisti del Partito Democratico e dell'Italia dei Valori e, dall'altro lato, vi ritrovate comunque schierati, al di là delle modalità del voto, dal lato del garantismo che costituisce uno dei vostri valori di fondo.
Quanto al problema del numero di coloro che vengono abilitati a percorrere il ponte tibetano, di cui hanno parlato gli onorevoli Casini e Vietti, la scelta, come ha spiegato l'onorevole Costa, discende essenzialmente da una valutazione di costituzionalità. Per quanto ci riguarda, questo testo unificato, quindi, è un primo tassello di un edificio da ricostruire, quello dello stato di diritto e della corretta divisione dei poteri.
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La semplificazione nel 2009 fà risparmiare 415 milioni
CALDEROLI - SEMPLIFICAZIONE: “A MARZO DECRETO PER CANCELLARE 225.000 NORME. RAZIONALIZZAZIONE ENTI INUTILI HA PORTATO A RISPARMIO DI 415 MILIONI PER IL 2009”
Dopo aver già tagliato 40mila leggi inutili il ministro Roberto Calderoli si appresta a mandare definitivamente al macero altre 200mila norme obsolete.
Lo ha annunciato lo stesso Ministro per la Semplificazione Normativa nel corso dell’odierno Question Time svoltosi alla Camera dei Deputati.
“Il Governo nel mese di marzo - ha anticipato il ministro Calderoli - intende procedere all’emanazione di un Decreto Legislativo e di un regolamento che concluderanno il percorso soppressivo, cancellando complessivamente 225.000 norme”.
Intanto, dopo la sforbiciata attuata con i tre decreti ‘taglia-leggi’ che ha portato all’abrogazione di circa 40mila leggi nell’ultimo anno e mezzo, procede il lavoro di codificazione delle 10 mila leggi rimaste in vigore; leggi che, a partire da marzo, saranno consultabili liberamente, e gratuitamente, da qualsiasi cittadino che potrà collegarsi, con un semplice click dal proprio computer o telefonino, alla banca dati online denominata ‘Normattiva’, raggiungibile all’indirizzo www.normattiva.it.
“E’ stato avviato - ha confermato il titolare per la Semplificazione Normativa - il lavoro di codificazione delle residue 10.000 leggi, che già portato all’approvazione di due codici, quello dell’Agricoltura e della Difesa. Inoltre comunico che dal prossimo mese di marzo tutte le leggi vigenti saranno gratuitamente consultabili sul sito pubblico denominato “Normattiva”, una banca dati online a disposizione di ogni cittadino”.
Per quanto concerne la soppressione degli enti pubblici non economici il ministro Calderoli ha sottolineato che “il percorso iniziato con il decreto legge n. 112 del 2008 non ha consentito di raggiungere i risultati sperati in termini di riduzione del numero a causa della discutibile ma, purtroppo, insindacabile resistenza delle amministrazioni vigilanti. Nonostante ciò si è riusciti a procedere alla loro razionalizzazione attraverso 35 regolamenti di riordino. Tale operazione - ha sottolineato il ministro Calderoli - ha comportato l'eliminazione di 480 componenti di organi collegiali, una razionalizzazione degli organi stessi, e una contrazione della spesa strutturale delle amministrazioni vigilanti con un risparmio complessivo e certo per il 2009, pari a 415 milioni”.
Confermato, infine, il taglio di circa 50 mila poltrone negli enti locali a partire dalla prima tornata elettorale del 2011 (era impossibile applicarlo già da questa tornata in quanto "l'accorpamento delle elezioni amministrative a quelle regionali ha determinato un'anticipazione dell'usuale finestra per il rinnovo degli enti locali. La riduzione del numero dei seggi a poche settimane dall'indizione dei comizi elettorali, avrebbe comportato – ha ribadito il ministro - gravi difficoltà organizzative al ministero degli Interni con il rischio di una compressione delle prerogative democratiche e del conseguente contenzioso"), taglio esteso anche ai consigli provinciali, mentre la norma che impone un tetto allo stipendio dei consiglieri regionali si applicherà "già nel 2010, dunque nell'anno corrente, con conseguente ulteriore riduzione di spesa".
CALDEROLI - ENTI LOCALI: “AVANTI CON I TAGLI, ELIMINEREMO TUTTE LE STRUTTURE INUTILI”
In merito alla notizia pubblicata da alcuni organi di stampa, tra cui il Corriere della Sera, con il titolo 'La Provincia di Vibo inventa 5 Circondari e moltiplica le poltrone', il senatore Roberto Calderoli, ministro per la Semplificazione Normativa, precisa che, a riguardo, intende proporre un emendamento, in sede di conversione del disegno di legge sugli enti locali, per sopprimere i commi 1 e 2 dell’articolo 21 del Testo unico degli enti locali (Tuel), al fine di cancellare i bizzari cinque circondari istituiti dalla Provincia di Vibo Valentia e qualunque altra struttura analoga presente nel nostro Paese.
"Il Governo – ribadisce in proposito il ministro Calderoli - intende procedere sui tagli e lo farà fino in fondo".
Dopo aver già tagliato 40mila leggi inutili il ministro Roberto Calderoli si appresta a mandare definitivamente al macero altre 200mila norme obsolete.
Lo ha annunciato lo stesso Ministro per la Semplificazione Normativa nel corso dell’odierno Question Time svoltosi alla Camera dei Deputati.
“Il Governo nel mese di marzo - ha anticipato il ministro Calderoli - intende procedere all’emanazione di un Decreto Legislativo e di un regolamento che concluderanno il percorso soppressivo, cancellando complessivamente 225.000 norme”.
Intanto, dopo la sforbiciata attuata con i tre decreti ‘taglia-leggi’ che ha portato all’abrogazione di circa 40mila leggi nell’ultimo anno e mezzo, procede il lavoro di codificazione delle 10 mila leggi rimaste in vigore; leggi che, a partire da marzo, saranno consultabili liberamente, e gratuitamente, da qualsiasi cittadino che potrà collegarsi, con un semplice click dal proprio computer o telefonino, alla banca dati online denominata ‘Normattiva’, raggiungibile all’indirizzo www.normattiva.it.
“E’ stato avviato - ha confermato il titolare per la Semplificazione Normativa - il lavoro di codificazione delle residue 10.000 leggi, che già portato all’approvazione di due codici, quello dell’Agricoltura e della Difesa. Inoltre comunico che dal prossimo mese di marzo tutte le leggi vigenti saranno gratuitamente consultabili sul sito pubblico denominato “Normattiva”, una banca dati online a disposizione di ogni cittadino”.
Per quanto concerne la soppressione degli enti pubblici non economici il ministro Calderoli ha sottolineato che “il percorso iniziato con il decreto legge n. 112 del 2008 non ha consentito di raggiungere i risultati sperati in termini di riduzione del numero a causa della discutibile ma, purtroppo, insindacabile resistenza delle amministrazioni vigilanti. Nonostante ciò si è riusciti a procedere alla loro razionalizzazione attraverso 35 regolamenti di riordino. Tale operazione - ha sottolineato il ministro Calderoli - ha comportato l'eliminazione di 480 componenti di organi collegiali, una razionalizzazione degli organi stessi, e una contrazione della spesa strutturale delle amministrazioni vigilanti con un risparmio complessivo e certo per il 2009, pari a 415 milioni”.
Confermato, infine, il taglio di circa 50 mila poltrone negli enti locali a partire dalla prima tornata elettorale del 2011 (era impossibile applicarlo già da questa tornata in quanto "l'accorpamento delle elezioni amministrative a quelle regionali ha determinato un'anticipazione dell'usuale finestra per il rinnovo degli enti locali. La riduzione del numero dei seggi a poche settimane dall'indizione dei comizi elettorali, avrebbe comportato – ha ribadito il ministro - gravi difficoltà organizzative al ministero degli Interni con il rischio di una compressione delle prerogative democratiche e del conseguente contenzioso"), taglio esteso anche ai consigli provinciali, mentre la norma che impone un tetto allo stipendio dei consiglieri regionali si applicherà "già nel 2010, dunque nell'anno corrente, con conseguente ulteriore riduzione di spesa".
CALDEROLI - ENTI LOCALI: “AVANTI CON I TAGLI, ELIMINEREMO TUTTE LE STRUTTURE INUTILI”
In merito alla notizia pubblicata da alcuni organi di stampa, tra cui il Corriere della Sera, con il titolo 'La Provincia di Vibo inventa 5 Circondari e moltiplica le poltrone', il senatore Roberto Calderoli, ministro per la Semplificazione Normativa, precisa che, a riguardo, intende proporre un emendamento, in sede di conversione del disegno di legge sugli enti locali, per sopprimere i commi 1 e 2 dell’articolo 21 del Testo unico degli enti locali (Tuel), al fine di cancellare i bizzari cinque circondari istituiti dalla Provincia di Vibo Valentia e qualunque altra struttura analoga presente nel nostro Paese.
"Il Governo – ribadisce in proposito il ministro Calderoli - intende procedere sui tagli e lo farà fino in fondo".
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