lunedì 12 aprile 2010

Il PM di Milano torna all'attacco di Berlusconi

CICCHITTO: Per i Pm di Milano tutto e' incostituzionale
"E’ evidente che nei Pm di Milano c’e’ una intenzionalita’ politica per cui per loro e’ tutto incostituzionale. C’e’ una contrapposizione nei confronti del presidente del Consiglio e sottotraccia anche nei confronti delle massime cariche istituzionali del Paese".
Lo ha dichiarato il presidente dei deputati Pdl, Fabrizio Cicchitto, intervenendo nel merito della norma sul legittimo impedimento che è stata ritenuta incostituzionale dal pm di Milano De Pasquale, davanti ai giudici della prima sezione penale di Milano dove e’ in corso il processo Mediaset a carico di Berlusconi e di altri 12 imputati.

BONDI: I magistrati di Milano violano l'indipendenza politica
"L’atteggiamento di certi magistrati in questi giorni, particolarmente della Procura di Milano, dimostra chiaramente quali siano gli ambienti e gli artefici che violano sistematicamente le prerogative e l’indipendenza del potere politico e democratico".
Lo ha dichiarato in una nota Sandro Bondi, coordinatore nazionale del Pdl, in merito alla norma sul legittimo impedimento ritenuta incostituzionale dal pm di Milano De Pasquale nel corso del processo Mediaset a carico di Berlusconi e di altri 12 imputati.

Bondi ironizza sul controcanto di Fini

BONDI: Fini la smetta di fare il controcanto


"Fini non puo’ continuare a fare il controcanto". Lo ha affermato Sandro Bondi in una intervista al ’Corriere della Sera’ nella quale parla dei rapporti tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. Il nostro coordinatore nazionale del Popolo della liberta’ ha colto l’occasione per lanciare una federazione del partito con la Lega.

"Il risultato elettorale e’ molto chiaro e consente di affrontare i problemi con serenita’ e di tracciare una prospettiva comune. Credo che d’ora in avanti convenga anche a Fini affrontare le questioni con questo spirito positivo, invece di offrire l’impressione di un quotidiano controcanto alle posizioni del Pdl e del governo. Fra i due partiti diversi, seppur alleati c’e’ sempre un certo grado di competizione. Come accadeva, fino a pochi anni fa, tra An e Forza Italia, ma poi l’unita’ era cosi’ forte che abbiamo dato vita a un partito unitario. Anche con la Lega c’e’ una grande affinita’ e niente vieta di pensare che nel futuro si possa prevedere una forma piu’ alta di unita’ rispetto a quella attuale. Magari la forma di una federazione che salvi la differenza ma postuli un rapporto ancora piu’ stretto di collaborazione". Quanto alle riforme, il ministro concorda con Bossi sul fatto che "federalismo e presidenzialismo, anche nella forma francese, possano costituire due processi paralleli e complementari. Certamente l’avvio del federalismo richiede un forte Stato centrale, altrimenti potrebbe trasformarsi in anarchia e disgregazione dell’unita’ nazionale".

Berlusconi al lavoro per le grandi riforme

"Da parte del presidente del Consiglio e della sua splendida squadra c’e’ grande serenita’ per il lavoro fatto negli ultimi anni e una grande voglia di ammodernare il nostro Paese nei prossimi tre anni. Oltre al semipresidenzialismo, siamo al lavoro su una grande riforma della giustizia e quella del sistema fiscale che va ammodernato perche’ con alcune leggi mette in difficolta’ gli stessi fiscalisti. Queste sono le tre grandi riforme a cui stiamo lavorando per i prossimi tre anni".

Lo ha affermato il presidente Silvio Berlusconi durante la conferenza stampa di Parigi al fianco del premier Nicolas Sarkozy.

Il nostro premier ha definito "assolutamente doverosa" la decisione italiana di tornare al nucleare.

"Adesso c’e’ la necessita’ di convincere i cittadini delle zone in cui si costruiranno le centrali che sono assolutamente sicure. Noi eravamo un paese all’avanguardia: e’ stato Fermi, uno scienziato italiano, che ha scoperto l’energia nucleare. Nel 1974 avevamo la prima centrale. Poi c’e’ stata un’impennata dei contrasti da parte dei Verdi e degli ecologisti e in seguito a un referendum si e’ deciso per il no al nucleare. Il risultato e’ che i cittadini pagano l’energia il 30% in piu’ degli altri cittadini europei".

Quanto al tema delle riforme istituzionali, Berlusconi ha dichiarato di volersi ispirare a modello francese senza prendere l’intero sistema: "Per esempio noi non siamo per il turno unico e per l’elezione nello stesso giorno del presidente e del Parlamento. Stiamo cominciando a lavorare, non abbiamo dato nessuna notizia ufficiale", sottolineando che per il momento quella che e’ stata presentata al capo dello Stato Giorgio Napolitano e’ una bozza.

QUAGLIARIELLO: La riforma fondamentale l'hanno fatta i cittadini
"Per evitare una girandola inutile di opinioni e di velleita’ che allontanino anziche’ avvicinare i cittadini al tema delle riforme istituzionali, ci vorrebbe quantomeno un po’ di precisione e di rispetto per le posizioni degli interlocutori".

Lo ha dichiarato Gaetano Quagliariello, vicepresidente vicario dei senatori del PdL.

"Per quel che mi riguarda credo che la riforma fondamentale delle nostre istituzioni sia stata fatta dai cittadini, in quanto dal ’94 a oggi siamo passati da una democrazia fondata sulla centralita’ dei partiti a una democrazia che vede al centro gli elettori. Questa conquista di modernita’ puo’ ora essere formalizzata rafforzando gli strumenti in capo all’esecutivo per rispettare gli impegni assunti con gli elettori, garantendo maggiori poteri di controllo al Parlamento e delineando un bicameralismo piu’ snello e piu’ efficace. In questo contesto, le formule - presidenzialismo, semipresidenzialismo, premierato - sono come le intendenze: seguono gli obiettivi e non li precedono. Esattamente come le leggi elettorali. Solo in Italia, infatti si ritiene di poter riformare lo Stato cambiando la legge elettorale, che invece rappresenta una scelta empirica e approssimativa che si codifica a seconda delle circostanze storiche.

Per questo motivo, ad esempio, la Quinta Repubblica francese ha potuto convivere con sistemi elettorali differenti, senza che fosse mai stata ritenuta obbligatoria l’adozione del secondo turno. Parlare di modifiche e perfezionamenti di una legge elettorale a fine legislatura non e’ certamente una bestemmia. Ma caricare tutto sul sistema di voto utilizzando formule ad effetto come fa il senatore Zanda e’ a dir poco strumentale. Consigliamo ai tanti denigratori dell’attuale legge elettorale di ricordare cosa si diceva quando era in vigore il Mattarellum, e di guardare in direzione della rossa Toscana, dove un sistema di elezione regionale analogo a quello vigente per le Camere non ha nemmeno il pregio di sposarsi con l’alternanza delle forze politiche al governo".

martedì 6 aprile 2010

BUONGOVERNO: Due anni di successi e soddisfazioni

Dal sito del PdL riportiamo, senza la necessità di alcuna aggiunta o commento
Il successo elettorale di Silvio Berlusconi ha impressionato tutti. Tuttavia le elezioni regionali non sono un lampo nel buio ma la conferma di una leadership che negli ultimi due anni ha raccolto solo successi, trionfi, soddisfazioni e conferme. A livello elettorale, politico, diplomatico, di consenso. Per quanti stropicciano gli occhi davanti all’ennesima affermazione del presidente del Consiglio riportiamo un breve riassunto delle puntate precedenti.

Politiche 2008 – Berlusconi guida il Popolo della Libertà ad una grande vittoria contro la sinistra e i centristi che pretendono di essere decisivi senza avere i voti. La maggioranza parlamentare, contrariamente alle solite previsioni sballate dei soliti analisti, è schiacciante e Berlusconi entra a Palazzo Chigi con un fortissimo mandato popolare.

Regionali Sicilia 2008 – Nell’aprile del 2008 il PdL fa il pieno di voti in Sicilia ed è determinante nella schiacciante vittoria del neogovernatore Raffaele Lombardo contro Anna Finocchiaro che viene doppiata nei voti.

Campidoglio – Sull’onda dell’entusiasmo per la vittoria alle elezioni politiche, la coalizione guidata da Berlusconi – nell’aprile 2008 - conquista la Capitale eleggendo Gianni Alemanno. E’ una vittoria epocale per il centrodestra.

Regionali Friuli Venezia Giulia – Siamo sempre nella meravigliosa primavera del 2008 e il consenso di Berlusconi fa un’altra vittima eccellente: quel Riccardo Illy che aveva costruito il suo feudo in terra friulana. Anche in questo caso, Renzo Tondo, l’uomo scelto direttamente dal leader centra un successo di grande significato. Una vittoria come al solito "inaspettata" per i luminari della politica che invece Berlusconi ha studiato, preparato e raggiunto con la solita determinazione.
Regionali Sardegna – Nel 2009 Berlusconi ridicolizza Renato Soru, che pure si presentava come il campione dell’antiberlusconismo. Le cose stanno diversamente. Berlusconi va in Sardegna più volte e con il suo appoggio fa eleggere Ugo Cappellacci, un uomo di sua assoluta fiducia che da allora sta ben governando. Tutti gli analisti ed esperti che avevano pronosticato una sconfitta dell’uomo scelto dal premier vengono come al solito sconfessati. Per la sinistra è una botta durissima. Veltroni si dimette e lascia spazio a Franceschini, un’altra preziosa risorsa per il centrodestra…

Regionali Abruzzo – Il 2008 si chiude con un’altra storica vittoria. Il nuovo governatore dell’Abruzzo è infatti Gianni Chiodi, il candidato del Pdl, l’uomo scelto per voltare pagina in Abruzzo dopo gli scandali e il fallimento della giunta Del Turco.

Elezioni europee e amministrative 2009 - il PDL si conferma il primo partito a livello nazionale e il più votato in tutte le singole regioni, comprese le regioni rosse. Il Pd è staccato di 10 punti percentuali. Il centrodestra conquista inoltre decine di province e di comuni tradizionalmente in mano alla sinistra.

Elezioni Regionali 2010 – Rimarranno alla storia come un grande successo personale di Berlusconi. Il PdL governa ormai la maggioranza assoluta degli italiani e le regioni più importanti. Il Pd è ridotto a partito territoriale arroccato nelle regioni rosse.

Il Lazio - La vittoria nella regione Lazio ha un sapore particolare è un simbolo della forza del PdL e della debolezza anche morale del Pd. Pur di vincere hanno estromesso dalle schede il simbolo del primo partito di Roma e del Paese. Ma, come si dice, hanno fatto i conti senza l’oste. Senza Silvio Berlusconi, l’unico grande leader del Paese, l’uomo che sa mobilitare il suo popolo negli appuntamenti che contano, quando è in gioco la libertà e la democrazia, quando c’è una scelta di campo da fare. Berlusconi si è schierato in prima persona al fianco dei candidati governatori e in particolare di Renata Polverini ingiustamente privata dell’appoggio della lista del Pdl. Berlusconi l’ha condotta alla vittoria. La sinistra ha perso e lo ha fatto nel peggiore dei modi, dovendo per giunta subire l’autocandidatura della radicale Bonino perché incapace di esprimere un proprio nome dopo lo scandalo Marrazzo.

Provinciali L’Aquila – Un’altra competizione "speciale" si consuma per la provincia dell’Aquila. Il governo del fare ha operato con tempismo e capacità per sostenere le popolazioni colpite dal sisma. Gli aquilani lo sanno e se ne ricordano al momento giusto. Alle elezioni per la provincia, il candidato del popolo della Libertà, Antonio Del Corvo, l’uomo scelto dal premier, stravince contro chi aveva gettato fango sull’impegno del governo. Berlusconi ha ottenuto un’altra volta un’affermazione indiscutibile e significativa, dall’alto valore simbolico. Il voto del popolo dimostra che le promesse fatte a Coppito sono state mantenute.

Comune di Montenero di Bisaccia – In questa tornata elettorale, una vittoria simbolica arriva anche da Montenero di Bisaccia, un piccolo paesino del Molise che ha dato i natali ad Antonio Di Pietro. Ebbene i suoi compaesani, che evidentemente lo conoscono bene, hanno deciso di punire l’ex pm e il candidato da lui imposto come sindaco. A prevalere, infatti, è stato Nicola Travaglini, di una formazione civica di centrodestra.

ELEZIONI REGIONALI - I numeri di un primato: 42 a 18 per il PdL

Le elezioni regionali 2010 hanno un solo vero vincitore che si chiama Silvio Berlusconi, ma hanno fatto registrare anche un altro dato fondamentale: la tenuta del PdL a livelli di eccellenza. E’ un elemento, questo, che nelle prime ore dopo il voto è stato sottaciuto o addirittura negato, dando così l’erronea sensazione di una vittoria dimezzata. Ma i numeri elettorali vanno saputi leggere, e spesso i commenti sommari e le letture superficiali che appaiono sui giornali finiscono per sviare l’opinione pubblica e mettere in memoria un falso risultato. La verità è che, ancora una volta, Berlusconi è riuscito a compiere un piccolo miracolo, e che il PdL ha tenuto benissimo il campo in una competizione in cui è stato pesantemente penalizzato dalla mancata presentazione della lista nella Capitale. Un colpo negativo d’immagine che avrebbe potuto compromettere l’esito di una tornata elettorale importantissima, e che invece Berlusconi e il suo partito hanno cancellato in appena due settimane. Un miracolo, appunto. Ma facciamo parlare i numeri, che non sono mai opinioni ma fatti incontrovertibili.


Dunque: dopo queste elezioni il centrodestra, avendo conquistato tutte le regioni più importanti, amministra 42 milioni di italiani contro i 18 del centrosinistra. Considerando poi che le cinque regioni in cui non si votava erano tutte di colore azzurro, la mappa del potere è stata completamente ribaltata: da 11-7 per il centrosinistra a 11- 9 per il centrodestra. Questo significa che abbiamo riconquistato la maggioranza nella Conferenza Stato-Regioni, e questo consentirà a Berlusconi di avere un rapporto migliore, e politicamente più omogeneo, con un organismo importantissimo sotto il profilo politico. Dovrebbero, prima di tutto, essere limitati i danni fatti dalla legislazione concorrente, causa diretta della riforma del Titolo quinto, che ha paralizzato tante grandi opere a causa dei continui ricorsi delle regioni contro lo Stato. Ci sarà una migliore collaborazione istituzionale e politica, e questo sarà un vantaggio enorme per il governo centrale.

L’altro dato fondamentale è che il PdL è il primo partito in otto regioni sulle 13 che sono andate al voto, comprese due tradizionalmente rosse come Marche e Liguria. Inoltre, non bisogna mai dimenticare la situazione assolutamente anomala in cui si è votato nel Lazio. E qui l’analisi deve essere necessariamente approfondita. Solo la discesa in campo del premier ha potuto convincere tantissimi elettori del PdL di Roma e provincia a mettere la croce sulla lista Polverini. E’ stato un altro, autentico miracolo elettorale che nessun analista o politologo avrebbe potuto prevedere. Anche qui, facciamo parlare i dati: mentre in tutto il Lazio, la Polverini ha ottenuto 646.010 voti (26,33%), a Roma e provincia ne ha presi 592.792 (34,50%). Un’enormità che le ha con sentito di portare in Consiglio regionale ben quindici consiglieri. E’ chiaro che praticamente tutti i voti finiti alla lista Polverina sono di estrazione berlusconiana, e quindi attribuibili in gran parte al PdL.


Fatta questa considerazione, il dato nazionale del PdL (28%) deve essere rivisto aggiungendoci realisticamente un 2,5% della provincia di Roma. Si arriva così al 30,5. A questa percentuale, già importante, vanno poi sommate quelle sparse delle cosiddette "liste dei presidenti" e delle altre liste d’appoggio, tutte riconducibili al Pdl, che portano il totale al di sopra del 33%. Non è vero, dunque, che in queste Regionali il PdL si è attestato sotto il 30%, come hanno erroneamente scritto praticamente tutti i quotidiani.

Va poi sfatata un’altra leggenda metropolitana di queste ore: la grande avanzata della Lega Nord. In termini percentuali è vero, ma in realtà la Lega ha riportato a casa in termini assoluti gli stessi voti delle Europee 2009. In pratica: la Lega è riuscita a mobilitare per interno il suo elettorato, mentre l’astensione ha colpito quasi esclusivamente i due partiti maggiori: PdL e Pd.

Nonostante questo, il PdL ha aumentato considerevolmente il numero dei consiglieri regionali (dai 30 ai 40 in più).

Nelle condizioni in cui si è votato, dopo due mesi di bombardamento contrario di magistratura e "media", il risultato raggiunto è stato straordinario. Questa volta i nemici del PdL avevano messo a punto una strategia ancora più sofisticata rispetto alle precedenti vigilie elettorali. Essendosi resi conto che tutto sommato Berlusconi è impermeabile ai fiumi di fango che gli vengono riversati addosso, hanno messo nel mirino anche i suoi più stretti collaboratori, a cominciare dal Bertolaso: il tentativo di demolire l’uomo simbolo del governo del fare, che insieme al premier è riuscito a costruire in tempi record le case ai terremotati d’Abruzzo, è stato un siluro che si poteva rivelare micidiale. Ma Berlusconi e il PdL hanno retto anche questo urto tremendo, confermandosi come l’unico, vero baricentro della governabilità del Paese.

Nuovi parametri per gli Studi di Settore

STUDI DI SETTORE: i nuovi parametri

La correttezza del governo in campagna elettorale è dimostrata dalla circostanza che solo martedì 31 marzo, (a urne chiuse) sono state rese note le nuove linee guida sugli studi di settore. Vale a dire, di quel meccanismo semi-automatico che individua il reddito sul quale determinate categorie di contribuenti autonomi devono pagare le tasse.
Le nuove linee guida, infatti, sono ispirate al principio di alleggerire il prelievo fiscale sulle imprese (più di 3,5 milioni) che soffrono la crisi.

Ne consegue che, per esempio, viene introdotto uno speciale bonus per le aziende che non hanno ridotto il numero di occupati. Oppure, pagheranno meno tasse i lavoratori autonomi che registrano ritardi nei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni.

Si tratta di una miriade di micro interventi destinati a far pesare meno la mano del Fisco sulle imprese, soprattutto in un momento (ed in settore, come il lavoro autonomo) delicato qual è l’attuale.

Questi interventi, alleggerendo il peso fiscale, alimentano – di riflesso – la possibilità delle imprese di stare sul mercato. Considerato che gli stimoli alla crescita stanno venendo in questo momento dalla domanda estera, e le imprese autonome soffrono il freno dei consumi interni, l’iniziativa del governo è orientata proprio a dare fiato a quelle imprese che non hanno la possibilità di andare all’estero; e che, quindi, non possono captare gli stimoli internazionali alla crescita.
Ancora una volta, quindi, il governo interviene con scelte mirate sui settori che soffrono la crisi e non con interventi a pioggia, dispersivi per natura. In più, aggancia simili misure da clausole come quella del bonus fiscale per chi non riduce l’occupazione.

E questo in attesa che venga introdotta la riforma fiscale complessiva, legata a doppio filo al federalismo fiscale.

L'Italia tiene malgrado la crisi

USCENDO DALLA CRISI: L'Italia tiene bene e migliora

I conti pubblici italiani sono sotto controllo, tanto in ordine che l’agenzia di rating Moody’s non esclude, a determinate condizioni, un rialzo del rating, che attualmente è classificato Aa2 con prospettive stabili. E’ un giudizio importante, perché dal rating sulle obbligazioni governative dipendono gli interessi sul debito che da decenni sono il nervo scoperto dei conti italiani e una eventuale promozione comporterebbe un drastico ridimensionamento di quelle uscite. Nello studio sulle finanze pubbliche europee compilato da Moody’s l’Italia , a differenza di molti partner Ue, riceve questa importante apertura di credito. Il nostro Paese, si legge, preoccupa meno di altri perché più attrezzato per rispondere alle sfide della crisi, avendo dimostrato una lunga esperienza nella gestione del debito, e non bisognoso di misure brutali per stabilizzare le sue finanze. Inoltre sulle tasche degli italiani non gravano onerosi salvataggi bancari.

La sfida più grande sarà quella di imboccare un percorso virtuoso e duraturo di calo del debito pubblico e degli interessi, tornando all’avanzo primario. Alcune misure del governo, precisa ancora Moody’s, come il monitoraggio della spesa e il recupero di parte dell’evasione fiscale indicano che ci sono spazi di manovra per invertire il trend del debito.

Occupazione. Il tasso di disoccupazione dell’area euro segna a febbraio il livello record (mai così alta da agosto 1998) del 10%, in crescita su gennaio. Non così in Italia, dove rimane all’8,5%, senza discostarsi dal dato percentuale del mese precedente. La Cisl annota che questo dato, stabile a fronte di un peggioramento in Europa, “dimostra che nel complesso il nostro sistema di ammortizzatori sociali tiene, in particolare grazie alla cassa integrazione in deroga e ai contratti di solidarietà”. In sintesi: il governo ha fatto e sta facendo la sua parte.

Inflazione. Cresce dell’1,4% in Italia, in linea con l’Europa a 16 (1,5%) e con i maggiori Paesi, dalla Spagna alla Germania. Le preoccupazioni espresse da alcune associazioni di consumatori sono assolutamente allarmistiche, in quanto il dato dipende sostanzialmente dalle tensioni sui prezzi dei carburanti. Confesercenti dice che non esiste un allarme inflazione e che piuttosto si intravede un timido segnale di ripresa. Sulla stessa linea di esprime Confcommercio, che sottolinea come la crescita dei prezzi delle materie prime è connaturata ad una ripresa mondiale più sostenuta e diffusa rispetto a quella attuale. La Uil infine ricorda che un aumento dell’inflazione è spesso accompagnato da un recupero dell’occupazione e si augura che questa regola sia rispettata.

Mutui. L’Avviso comune sulla sospensione dei debiti alle piccole e medie imprese sta funzionando: secondo i dati diffusi dal ministero dell’Economia, sono state già accolte fino a febbraio 114mila domande per circa 9 miliardi di mutui e leasing sospesi, per un controvalore di finanziamenti pari a 48 miliardi. Risorse che restano nella pancia di aziende momentaneamente in difficoltà e che sono destinate a crescere, poiché la data ultima per presentare domanda scade a fine giugno. Per l’Abi queste cifre dimostrano che “è tangibile l’efficacia di questo strumento e comincia ad essere meno intenso il ricorso delle aziende alla procedura per sospendere i debiti”. Un altro piccolo segnale che le cose vanno meglio.

Produzione. Confindustria rileva in marzo un aumento dell’1,3% della produzione industriale e per il primo trimestre 2010 si stima un rimbalzo del 2,7% rispetto all’ultimo trimestre 2009. In termini annui il rimbalzo di marzo sfiora il 10%. Netto il miglioramento degli ordinativi delle aziende che lavorano su commessa (+3,2%), con un recupero del 9,1% rispetto ai minimi toccati un anno fa.