martedì 7 settembre 2010

La libera circolazione UE garantita a chi delinque ?

DE CORATO: Bene Maroni, rimpatriare i comunitari nullafacenti che violano la direttiva Ue


"Il ministro Maroni fa bene a voler spingere l’acceleratore sui rimpatri dei comunitari nullafacenti che violano la direttiva Ue". Lo ha affermato il vicesindaco e assessore alla sicurezza del Comune di Milano, Riccardo De Corato, spiegando che "occorre riprendere gli allontanamenti fermi al 2008, quando, secondo i dati della prefettura di Milano, sono stati 143 i romeni allontanati per cessazione di diritti di soggiorno.

L’impegno e’ di lunga data e fa piacere che Maroni, sulla scorta delle iniziative di Sarkozy, voglia chiedere misure coattive e intensificare l’azione contro gli irregolari. La liberta’ di circolazione garantita ai comunitari non significa liberta’ di occupare stabili pubblici e privati o di degradare interi quartieri con la prostituzione su strada che a Milano vede l’85% del mercato in mano a romene schiavizzate".

BERLUSCONI E BOSSI: Fini non e' super partes

"Nel corso dell’incontro tenutosi questa sera ad Arcore, le dichiarazioni dell’on. Gianfranco Fini sono state unanimemente giudicate inaccettabili. Le sue parole sono la chiara dimostrazione che svolge un ruolo di parte ostile alle forze di maggioranza e al governo, del tutto incompatibile con il ruolo super partes di presidente della Camera.

Il presidente Berlusconi e il ministro Bossi nei prossimi giorni chiederanno di incontrare il presidente della Repubblica per rappresentargli la grave situazione che pone seri problemi al regolare funzionamento delle istituzioni". Lo afferma un comunicato congiunto diffuso al termine del vertice di Arcore tra il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e il leader della Lega, Umberto Bossi.

FORMIGONI: La strada imboccata da Fini e' la rottura del centrodestra



"La strada imboccata da Fini non porta da nessuna parte: nei fatti e’ una rottura del centrodestra e non solo del Pdl".

Lo ha dichiarato il presidente di Regione Lombardia Roberto Formigoni, che e’ intervenuto per commentare le parole del presidente della Camera pronunciate a Mirabello: "E’ certamente molto triste e politicamente inaccettabile vedere uno dei suoi co-fondatori rinnegare due anni di storia dello stesso Pdl, oltre che 16 anni del centrodestra. Ma tutto questo costituisce un motivo in piu’ per confermare la nostra volonta’ di tenere fede al patto assunto con gli elettori e di dare sempre piu’ forza ad un partito unitario rappresentato da tutti i moderati italiani".

CICCHITTO: Fini non avra' i numeri per cambiare la legge elettorale

"Il Pdl c’e’, eccome. Quello che e’ entrato in crisi e’ il rapporto con una parte dei finiani; quella che ogni giorno spara bordate polemiche pregiudiziali contro Berlusconi e il governo". Lo ha affermato Fabrizio Cicchitto, capogruppo del PdL, in una intervista rilasciata al quotidiano ’Il Giornale’.

"Se c’e’ una maggioranza si va avanti, se questa viene meno e’ evidente che si pone un problema di tipo diverso", ha osservato il presidente dei deputati del PdL preoccupato anche per l’accento posto da Fini sulla legge elettorale. Per Futuro e Liberta’ "sara’ praticamente impossibile trovare in Parlamento una maggioranza per la riforma elettorale prima della fine della legislatura", ha assicurato. E’ evidente "di la’ di ogni altra considerazione sui numeri e sul principio della rappresentanza che la differenziazione sul problema della legge elettorale e’ molto seria e grave perche’ su questa legge si sono fatte le elezioni e tutto il Pdl e la maggioranza attuale si sono ritrovati. La contestazione della legge elettorale costituisce un preoccupante vulnus di notevoli proporzioni".

BONDI: Non ascoltiamo chi strumentalizza la Costituzione

"Non hanno nulla da dire tutti coloro che dichiarano fedeltà allo spirito e alla lettera della Costituzione di fronte alla novità assoluta di un presidente della Camera che per la prima volta nella storia della nostra Repubblica svolge il ruolo di capo di un nascente partito politico in polemica violenta e sgangherata con la maggioranza che lo ha designato al vertice di Montecitorio?

No, non ascolteremo la voce ispirata a difesa dei principi imperituri della Costituzione perché sono dominati dalla strumentalizzazione politica e dalla disonestà intellettuale". Lo ha affermato in una nota il coordinatore del Pdl e ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi.

CAPEZZONE: Mai nessuno di parte come lui, tesi Bocchino deboli

"Gli argomenti di Italo Bocchino sono deboli ai limiti dell’inconsistenza. In oltre sessant’anni di storia repubblicana, mai nessuno aveva osato usare la terza carica dello Stato per condurre una pervicace azione di parte, per spaccare un partito e costruire un suo partitino scissionista, per attaccare quotidianamente un governo e una maggioranza". Lo ha dichiarato Daniele Capezzone, portavoce Pdl. "Non oso pensare cosa avrebbe fatto il Pci o poi il Pds se Nilde Jotti o se Luciano Violante avessero fatto la meta’ di quello che sta facendo Gianfranco Fini".

lunedì 6 settembre 2010

LA RIFLESSIONE: Noi e Gheddafi. Diplomazia al servizio delle imprese

Puntuali, le polemiche sulla presenza di Gheddafi a Roma tornano sulle prime pagine dei giornali allo scoccare della giornata dell’amicizia italo-libica. Una volta questa era la giornata dell’odio, del rancore, del ricordo mai sepolto delle sofferenze e tragedie dell’epoca coloniale. Le aziende italiane non riuscivano a lavorare sull’altra sponda del Mediterraneo, proprio nel paese che più di qualsiasi altro avrebbe dovuto guardare all’Italia come punto di riferimento economico e politico. E non si tratta di uno Stato di secondo piano: è petrolifero, ricco di gas, che investe nelle infrastrutture e coltiva piani ambiziosi di sviluppo. La leadership del Colonnello pone la Libia nel novero degli Stati che contano, anche al di là del suo ruolo tradizionale in Africa.

Del resto, la linea adottata dal governo Berlusconi con la Libia è né più né meno quella usata con tanti altri paesi di altri continenti secondo i principi della diplomazia commerciale: la diplomazia al servizio dei cittadini e delle imprese. Una politica estera che non svolge solo funzioni politiche o di generica rappresentanza, ma che ha la missione di servire le aziende che vogliono sbarcare in mercati stranieri e sviluppare così benessere e lavoro.


È per questo che Berlusconi da capo del governo ha svolto ben 119 viaggi all’estero (45 in Europa, 15 nel Mediterraneo e in Medio Oriente, 10 nelle due Americhe e 2 in Asia), e ha avuto in Italia 141 incontri internazionali. I temi economici, del resto, sono al centro dell’agenda internazionale, e lo sono sempre di più per via della crisi economica globale.

La politica estera italiana ha saputo adeguarsi a questi mutamenti. Fu proprio Berlusconi, nel 2002, a parlare davanti alla Conferenza degli Ambasciatori alla Farnesina di una “nuova concezione della diplomazia”, più dinamica e al servizio delle imprese e dell’economia. Oggi tutti i nostri principali partner, dalla Francia al Regno Unito alla Germania, hanno seguito il nostro esempio, parlando apertamente di potenziamento delle rispettive “diplomazie economiche”. I viaggi all’estero sono serviti in effetti a far uscire l’Italia dalla crisi meglio di altri.

Lo confermano i dati. L’ultimo rapporto dell’Istituto per il commercio estero dimostra che nonostante la crisi abbia colpito i nostri mercati di riferimento, le esportazioni italiane registrano una forte crescita, con una previsione di aumento dell’8 per cento nel 2010. Per un’economia come quella italiana, fortemente basata sulle esportazioni, la presenza sui mercati internazionali è vitale.

Un esempio lo si è avuto a seguito dei vertici G8 e G20 in Canada, quando il Presidente del Consiglio è volato in Brasile e a Panama, raccogliendo commesse e contratti per 10 miliardi di dollari, circa un punto percentuale del nostro PIL. Un risultato eccezionale, che si aggiunge a quello del 2009 quando la “diplomazia commerciale”, con le missioni fra l’altro nel Golfo, in Russia e nell’Europa dell’Est, aveva fruttato alle nostre imprese circa 13 miliardi di dollari.

I VAGABONDI TORNINO A CASA LORO

GASPARRI: La politica Ue sia più severa in materia sicurezza

"Il Pdl intende aprire un confronto con la maggioranza ed anche a livello europeo per verificare come fronteggiare conseguenze sotto il profilo della sicurezza dell’ampliamento dell’Unione Europea". Lo ha affermato il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, che in una nota ha sottolineato:

"La vicenda dei rom ed altri problemi connessi che si stanno aggravando in varie parti dell’Europa dimostrano che bisogna applicare con puntualità le direttive che consentono la permanenza in un Paese quando si abbia una dimora certa e un reddito minimo. La libera circolazione delle persone è un sacrosanto diritto ma deve essere accompagnata da regole precise e dal rispetto di doveri. Dobbiamo applicare una politica di severità, di ulteriori controlli e di fermezza. Così come abbiamo fatto nei confronti degli extracomunitari che entravano clandestinamente in Italia con una enorme riduzione del numero degli sbarchi. L’Unione Europea non può eludere questi problemi e in Italia dobbiamo affrontarli con forza e con determinazione. Sollecitando tutte le iniziative europee e intanto partendo da una puntuale applicazione delle norme vigenti che non consentono a nessuno di spostarsi senza rispettare regole elementari a cui bisogna richiamare tutti".

MELONI: Fini ingeneroso, riduce tutto a 4 colonnelli

“Definire il Pdl semplicemente come una ’Forza Italia allargata’ è ingeneroso e riduttivo".

Così si e’ espresso il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, a margine della presentazione di ’Atreju 2010’, replicando al presidente della Camera, Gianfranco Fini, che ieri ha accusato gli ex An di essere colonnelli pronti a cambiare generale. "Non sono mai stata un colonnello e non lo sono ora. Ma il presidente Fini è stato ingeneroso verso migliaia di militanti che hanno deciso di continuare a seguire quel percorso che era stato tracciato dallo stesso Fini. Si tratta della stessa classe dirigente che lui aveva selezionato per un percorso che lui ci ha convinto a fare. Io stessa ero tra le meno convinte. Abbiamo accettato una sfida, non si può ridurre tutta la questione a quattro colonnelli". La Meloni ha tuttavia aggiunto di voler vedere il "bicchiere mezzo pieno. Il discorso di Fini merita una verifica in Parlamento".

PRESTIGIACOMO: Fini si sbaglia, il PdL non e' finito
"Il discorso di Fini sembrava piu’ il manifesto di un nuovo partito che l’intervento di un esponente del Pdl. Ed e’ ovvio che chi ha in mente di creare una formazione politica tenda a rappresentare negativamente l’esperienza che lascia. Ma il Pdl e’ forte, e’ il primo partito d’Italia, con o senza i finiani".

Lo ha affermato Stafania Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente in un’intervista al quotidiano ’Il Mattino’ in merito all’intervento conclusivo di Gianfranco Fini a Mirabello. "C’e’ un patto con gli elettori, delle riforme da attuare, l’economia da sostenere e rilanciare per uscire dalla crisi. Il Governo fin qui ha lavorato bene, credo che possa e debba continuare a farlo. Alla riorganizzazione del Pdl sta lavorando Berlusconi. Io rifiuto la divisione tra falchi e colombe. Avrei certamente preferito che questa lacerazione fosse evitata. Ma a questo punto va fatta chiarezza per rispetto di chi ha votato il Pdl. Se cade il Governo si deve tornare al voto. Il Berlusconi 5 potrebbe nascere solo dopo nuove elezioni".


CICCHITTO: Fini capo-partito non può presiedere la Camera

Sul terreno del partito francamente il presidente Fini non può dar lezioni per due ragioni: in primo luogo nessuna formazione politica poteva reggere ulteriormente quello che è successo nel Pdl negli ultimi mesi.”

Lo ha affermato il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto, che intervenendo sulle parole di Fini a Mirabello ha osservato:

“Infatti, si è andati molto oltre la fase iniziale della differenziazione operata da Fini su alcuni temi quali la cittadinanza, l’immigrazione e la bioetica, sui quali si aprì una serena discussione. Invece, nessun partito può reggere senza auto-distruggersi quanto negli ultimi mesi è avvenuto: una decina di dichiarazioni quotidiane che contestavano frontalmente tutto, dal presidente Berlusconi, al governo, al partito.

In secondo luogo non ci sembra che la gestione passata di An fosse molto liberale; per fare un esempio: solo per 4 chiacchiere al bar, Fini rivoluzionò in poche ore i vertici del partito. Per quello che riguarda il presente e il futuro, nel momento in cui il presidente Fini dichiara che il Pdl è finito e dà vita a Futuro e libertà, che ha già il suo gruppo parlamentare, è evidente che, se non ci troviamo di fronte a un nuovo partito, poco ci manca. Per quello che riguarda il futuro, bisogna capire e verificare il più rapidamente possibile se ci troviamo di fronte ad una linea fondata sulla contrattazione politica, oppure sull’intenzione di logorare fino allo sfinimento il governo Berlusconi.
Comunque, è evidente che la differenziazione sul problema della legge elettorale è molto seria e grave perché su questa legge si sono fatte le elezioni e tutto il Pdl e la maggioranza attuale vi si sono ritrovati. La contestazione della legge elettorale costituisce un vulnus di notevoli proporzioni. Infine, emerge un problema che lo stesso presidente Fini deve porsi: il presidente della Camera deve essere per definizione al di sopra delle parti anche per gli enormi poteri istituzionali di cui individualmente gode. Nessuno può contestare che oggi il presidente Fini è in a prima linea nello scontro politico: ha fondato un nuovo gruppo parlamentare e ha creato le premesse per la nascita di un nuovo soggetto politico. Fra i due ruoli c’è una contraddizione evidente della quale egli stesso si deve far carico".

LA RUSSA: E' Fini che ha cambiato bandiera

"I colonnelli hanno cambiato generale perche’ il generale ha cambiato bandiera e probabilmente sara’ disposto a farlo ancora".
Cosi’ il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha commentato a Rcd il discorso di Mirabello del presidente della Camera Gianfranco Fini. "Abbiamo assistito al tentativo di mettere in mano il cerino a Berlusconi per la incapacita’ di assumere decisioni definitive", ha aggiunto La Russa, "non c’e’ stata ne’ la marcia indietro sui gruppi autonomi, ne’ la volonta’ di fondare un partito unico, nessuna rottura ma neanche nessun ritorno. Evidentemente Fini naviga a vista, conteranno i comportamenti in parlamento".

BERTOLINI: Fini ha voltato le spalle agli elettori del PdL

"Sui temi etici, politici e sociali Fini si e’ discostato totalmente dal programma del PDL e dal Governo votato dalla maggioranza degli Italiani, per questo oggi non e’ nelle condizioni di dare lezioni ne’ di principio, ne’ di coerenza politica". Lo ha affermato Isabella Bertolini, della Direzione Nazionale del Popolo della Liberta’.

"Non e’ un caso che, a Mirabello, Fini abbia evitato accuratamente di rivendicare quei temi come il voto agli immigrati o la cittadinanza breve agli stranieri oppure l’insegnamento dell’islam nelle scuole. Senza considerare le note posizioni di Fini sui temi etici, che sono lontane anni luce da quelle del Popolo della Liberta’.

Questioni sulle quali il Presidente della Camera si e’ fortemente caratterizzato, avvicinandosi sempre di piu’ alle posizioni di una sinistra che infatti non esita ad applaudirlo a scena aperta. Un impegno che non e’ certo quello del PDL, che rimane invece ancorato saldamente ai propri valori. Fini ha deciso di non fare piu’ parte del popolo del centro destra. Ieri ha di fatto fondato un nuovo partito. E’ lui che deve rendere conto agli elettori delle posizioni assunte e dell’attuale palese incompatibilita’ politica con il suo ruolo istituzionale. Mi chiedo cosa avrebbe mai detto la sinistra di fronte ad un Presidente della Camera che fa un comizio, se gli strali non fossero stati diretti verso Berlusconi. Avrebbero come minimo evocato il golpe".

VALDUCCI: Fini ha fatto un discorso da opposizione

"I commenti entusiastici di Travaglio e l’identita’ di contenuti con Di Pietro affermata dallo stesso ex pm, testimoniano come Fini a Mirabello abbia fatto un discorso da opposizione."
Lo ha dichiarato in una nota Mario Valducci, presidente della commissione Trasporti della Camera e responsabile vicario enti locali del Pdl. "Allo stesso modo e’ proprio dell’opposizione accusare il governo di alcuni provvedimenti e non riconoscere alcun merito all’azione del governo Berlusconi, a partire dai risultati nella lotta alla mafia, come ha fatto Fini nel suo discorso", ha insistito, "con queste premesse risulta difficile prevedere un patto di legislatura che realizzi i cinque punti".

ATREJU 2010: Dritto al cuore di chi crede

“Dritto al cuore di chi crede” è la sfida di Atreju 2010, festa nazionale del nostro movimento, che si svolgerà a Roma dall’8 al 12 settembre.

Atreju è l’appuntamento di fine estate che segna l’inizio della stagione politica italiana, e non solo il nome del protagonista de “La Storia Infinita” di Michael Ende, che incarna l’esempio di un giovane impegnato nel confronto quotidiano contro le forze del Nulla, contro un nemico che logora la fantasia della gioventù, ne consuma le energie, lo spoglia di valori ed ideali, sino ad appiattirne l’esistenza.

Per cinque giorni si succederanno dibattiti, mostre, spettacoli, provocazioni, giochi e suggestioni, all’interno di un villaggio eco-compatibile di 5mila metri quadri, costruito all’ombra del Colosseo. “Mille sogni, una sola Italia” è infatti il secondo messaggio che giunge dai manifesti che annunciano Atreju 2010, con un evidente richiamo al 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia che si celebrerà nei prossimi mesi.

Primo per importanza: il tradizionale appuntamento con il presidente del Pdl e capo del governo italiano, Silvio Berlusconi. Sarà proprio lui mercoledì 8 settembre alle 18 ad aprire i battenti di Atreju 2010. Sarà l’occasione per un confronto con i ragazzi e le ragazze della Giovane Italia, per fare un bilancio dell’anno passato, ma soprattutto per tracciare le linee guida della nuova stagione politica.


Nella giornata inaugurale si parlerà anche della repressione a Cuba e della lotta dei dissidenti nel generale disinteresse dell’opinione pubblica mondiale. Con Maurizio Sacconi, Piero Ichino, Renata Polverini ed Enrico Letta, si affronterà la dolorosa questione giovani e lavoro. Lo stesso giorno Roberto Maroni, Maurizio Gasparri, Andrea Riccardi e Rosy Bindi si sfideranno invece sul tema: Immigrazione e solidarietà.

Naturalmente, spazio anche alla riforma universitaria e dell’istruzione in generale. Ne discuteranno: Mariastella Gelmini, Beppe Fioroni, Pigi Battista e Stefano Zecchi. Non mancherà poi un bilancio del coinvolgimento dei giovani italiani nella lotta alla mafia, al quale presenzieranno anche Angelino Alfano e Alfredo Mantovano.

Sabato mattina, con la partecipazione del Presidente del Senato, Renato Schifani e del Presidente del Comitato ufficiale per le celebrazioni del 150esimo, Giuliano Amato, si racconterà dei ragazzi che fecero l’Italia. Interverranno: Ignazio La Russa, Marco Pizzo e Marcello Veneziani.

Nel pomeriggio, Nichi Vendola e Stefania Prestigiacomo si confronteranno sull’energia del futuro e la difesa del presente. Gianni Alemanno, Raffele Fitto, Pasquale Viespoli e Vasco Errani, si sfideranno invece sulla questione del federalismo e dell’unità nazionale.

Nel corso della Festa, non mancheranno poi i confronti diretti della Giovane Italia, come quelli con Mons. Rino Fisichella e Giulio Tremonti, oltre alla partecipazione di ministri come Franco Frattini, Mara Carfagna, Michela Brambilla e Andrea Ronchi. In questa edizione abbiamo anche voluto ospitare ad Atreju una sessione della summer school promossa da Gaetano Quagliariello, nel corso della si discuterà della figura di Bettino Craxi. Parteciperanno Stefania Craxi, Renato Brunetta, Fabio Rampelli e Augusto Minzolini.

Ci sono poi due momenti su cui vogliamo concentrare la vostra attenzione. L’assemblea di venerdì mattina dedicata ai giovani amministratori del Pdl. Un’occasione preziosa da partecipare in massa per scambiare esperienze, per fare rete, massa critica. E l’appuntamento di domenica mattina, pensato per sviluppare ragionamenti, proposte, iniziative da dedicare alla prossima stagione della Giovane Italia..

Questi sono solo alcuni del ricco palinsesto di Atreju 2010. Restano da svelare altri dibattiti, le mostre, i libri che presenteremo e soprattutto i quattro destinatari del premio Atreju.

Infine gli spettacoli. Quest’anno si esibiranno, tra gli altri: Max Gazzè con alcuni ospiti speciali nella serata di giovedì, Davide Van de Sfroos venerdì sera, Irene Grandi in chiusura, nella notte di sabato.

venerdì 3 settembre 2010

BONDI: Fini ha il piede in due scarpe. Si dimetta.

BONDI: Fini ha il piede in due


Ministro Sandro Bondi, dopo l’annuncio della mozione sui cinque punti il quadro politico è mutato?

«È significativo che da alcuni collaboratori di Fini e persino dal Pd si siano alzate euforiche e baldanzose grida di battaglia elettorale».

Come lo spiega?

«È davvero incredibile la schizofrenica incoerenza del Pd che in pochi giorni è passato dal “no” indignato all’ipotesi elezioni a un dichiarato entusiasmo per le urne».

Cosa c’è dietro?

«Forse il progetto di un governo tecnico. Una santa alleanza auspicata da Casini, Franceschini e Vendola: ultimo atto di una politica disperata che teme il verdetto del popolo. Giusto che stiano insieme per combattere l’ultima battaglia a difesa dei propri interessi di casta».

Dopo i primi commenti positivi alla bozza anche i finiani sono tornati a tuonare. Perché?

«Se la legislatura è giunta a questo bivio lo si deve unicamente al comportamento irrazionale e incomprensibile assunto da circa un anno da Fini».

Ha capito perché?

«I nostri elettori non sanno spiegarsi il perché della sua strategia del logoramento, specie dopo l’ottima prova offerta dal governo in questi due anni, tormentati da una crisi economica che non ha precedenti e dopo i successi ottenuti in tutte le prove elettorali».
Lei come se lo spiega?

«Il comportamento di Fini è stato ed è incomprensibile: è intervenuto quasi quotidianamente con critiche immotivate nei confronti del Pdl, dell’azione di governo e persino del presidente del Consiglio».

Ma ha anche posto temi politici.

«Non contenuti nel programma di governo e in netta dissonanza rispetto ai volori del Pdl. Tutto ciò utilizzando come cassa di risonanza mediatica il ruolo di presidente della Camera che imporrebbe, al contrario, un profilo di imparzialità e di prudenza».

Da qui la sfiducia?

«Certo. Culminata con una approfondita e sofferta discussione dell’ufficio di presidenza, approvata con 33 voti a favore e 3 contrari».

Insomma, Fini si dovrebbe dimettere?

«Le sue dimissioni, oggi, sono ancora più necessarie».

Oggi perché è scoppiato l’affaire Montecarlo?

«Certo la vicenda di Montecarlo, sollevata dapprima in perfetta solitudine dal Giornale, diventa sempre più imbarazzante in assenza di chiarimenti convincenti da parte di Fini. Ma...».

Ma?

«Le ragioni obiettive, di natura politica istituzionale e morale sono altre: venne designato presidente della Camera da una maggioranza che non rappresenta più, essendosi impegnato a dividerla».


Insomma, dovrebbe fare come Pertini?

«Non credo Fini abbia questa sensibilità politica e istituzionale. Ma c’è un’altra ragione per cui dovrebbe dimettersi».



Ossia?

«Non c’è un altro caso nella storia della nostra Repubblica in cui il presidente della Camera è nello stesso tempo leader di un gruppo parlamentare e di un nascente partito politico».

E' un’incompatibilità così forte?

«Se vivessimo in un paese normale e non ammorbato dalla partigianeria e dalla disonestà politica anche l’opposizione dovrebbe denunciare questo pericoloso connubio. Un’incompatibilità che emergerà sempre più chiaramente man mano che Fini dovrà tenere il piede più nella scarpa del partito che in quella di presidente della Camera».

Quando dovrebbe dimettersi?

«Prima lo farà meglio è. Sia per il Paese che per la piena agilità politica dello stesso Fini».

I rapporti con i finiani saranno sempre più tesi?

«Comprendiamo e rispettiamo il sentimento di lealtà personale verso Fini che molti ex An hanno mantenuto aderendo al nuovo gruppo parlamentare».


Le cosiddette “colombe”?

«Sì e siamo certi che questi stessi parlamentari avvertono un identico dovere di lealtà nei confronti dei nostri elettori e nei confronti del presidente Berlusconi».

Le truppa finiana è destinata ad assottigliarsi?

«Sono convinto che con il passare del tempo la maggioranza dei parlamentari che hanno manifestato un debito di lealtà personale nei confronti di Fini si preoccuperà di mantenere un rapporto di lealtà con il popolo di centrodestra e con Berlusconi».

Bocchino propone un nuovo governo retto da finiani, Rutelli, Casini e delusi del Pd. Soltanto una provocazione?

«Le continue esternazioni dell’onorevole Bocchino, tanto supponenti quanto provocatorie, confermano che fin dall’inizio l’obiettivo di Fini era quello di giungere alla liquidazione di Berlusconi».ll’inizio quando?

«Ha aderito per opportunismo e per debolezza al Pdl. Ricordiamo quello che disse alla vigilia del predellino?».



Sì: «Siamo alle comiche finali».

«In seguito ha perseguito consapevolmente la crisi del governo e la divisione del partito senza alcuna considerazione per gli interessi del Paese. Non dimentichiamo, poi, che già in occasione della campagna elettorale del 2006, Fini disse che la leadership di Berlusconi era finita, contribuendo così alla sconfitta elettorale».



Quella per un soffio?

«Esatto. Ma anche allora Fini non aveva previsto che Berlusconi da solo e nell’irrisione di molti, avrebbe messo in crisi il governo Prodi. E da solo vinse le ultime elezioni. Senza Berlusconi, Fini non sarebbe mai diventato né ministro degli Esteri né presidente della Camera».

Bocchino sostiene anche che per Berlusconi un nuovo governo sarebbe l’unica via d’uscita al «logoramento». È così?

«Bocchino è come quelle persone che appiccano il fuoco e poi intervengono per primi per spegnerlo. Figura molto nota nel Meridione. E si addice perfettamente alla sua levatura politica».

Esiste un asse Tremonti-Bossi?

«Esiste un rapporto molto stretto tra la Lega e Tremonti che ha avuto finora una funzione positiva. Non bisogna mai dimenticare, tuttavia, che il garante dell’evoluzione positiva della Lega, in un quadro di responsabilità di governo e di modernizzazione del Paese, resta il Presidente Berlusconi. Bossi questo lo sa, perché è un politico avveduto e serio».
Sempre Bocchino sostiene che a volere le elezioni sono loro: entrambi motivati a scalzare il premier. Vero?

«Bocchino è un seminatore di zizzanie. La verità è che la coppia Fini-Bocchino vuole prendere tempo per assemblare un’armata brancaleone: un governo tecnico per estromettere Berlusconi mentre, proprio a causa del loro comportamento, Lega e Pdl non escludono le elezioni, che comunque vedrebbero la riconferma di Berlusconi e di un governo delle riforme, questa volta senza l’intralcio di Fini e di Bocchino».


Nessuno «scudo» finiano alla trappola Bossi-Tremonti?

«Ripeto: Fini e Bocchino hanno determinato la crisi per ragioni personali. Berlusconi non ha bisogno di scudi. Il suo scudo sono il popolo e le libere elezioni democratiche, che i politici levantini di ogni risma, interessati al mantenimento delle loro poltrone, temono come la peste».



Intervista a Il Giornale, 24 agosto 2010