mercoledì 13 ottobre 2010

LA RUSSA: Armare i cacciabombardieri solo a scopo di difesa dei soldati

"L’uso tattico ipotizzato delle bombe sui caccia italiani Amx e’ solo di intervenire per sottrarre nostre colonne da una situazione di attacco". Lo ha affermato alla Camera il ministro della Difesa, Ignazio La Russa.

Il ministro ha aggiunto che non esiterebbe ad armare i cacciabombardieri "se mi convincessi che da questa decisione si modifica anche di un solo grammo la sicurezza dei nostri soldati. Ma se mi convincero’ che la sicurezza dei nostri militari non sara’ modificata faro’ prevalere la volonta’ di condivisione gia’ manifestata in passato. La mia valutazione, che sara’ solitaria alla fine del dibattito parlamentare ed extraparlamentare terra’ in conto prioritario la necessita’ di condivisione che vale piu’ dell’utilizzo di una bomba italiana piuttosto che americana".


CICCHITTO: I nostri militari sono in Afghanistan per evitare il dilagare del terrorismo

"Condividiamo le considerazioni del ministro La Russa e non dobbiamo mai dimenticare che i nostri militari stanno li’ per aiutare l’Afghanistan e le popolazioni afghane, ma anche per evitare che il terrorismo torni a dilagare in Europa, Stati Uniti e Paesi del Terzo Mondo".

Lo ha affermato il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, durante il suo intervento alla Camera successivo all’informativa del ministro della Difesa.

"I nostri militari devono essere dotati di tutti gli strumenti che garantiscano la loro sicurezza e il governo e chi guida le forze armate deve essere libero di fare le valutazioni che devono discendere solo da una esigenza di tutela dei nostri militari". Quanto ai tempi del ritiro dall’Afghanistan, il nostro capogruppo ha invitato a "non commettere l’errore di accorciarli ogni volta che nostri militari vengono colpiti, perche’ cosi’ non si combatte il terrorismo ma anzi in alcuni modi addirittura lo si favorisce. Bisogna restare li’ per tutto il tempo necessario a riportare la liberta’ e sconfiggere il terrorismo.”

sabato 9 ottobre 2010

LA RIFLESSIONE: leggi elettorali a confronto

Ma è proprio vero che i sistemi elettorali stranieri sono migliori di quello attualmente vigente in Italia? E questo sistema è poi così diverso dai modelli che da varie parti vengono evocati e proposti?


Per risponde a queste domande, bisogna partire da un punto fermo e chiaro: si vota, in ogni parte del mondo, per dare un Governo al Paese, non per il gusto di eleggere una schiera più o meno nutrita di parlamentari. Perciò una legge elettorale è tanto più rispondente alle sue finalità quanto più consente di ottenere facilmente questo risultato.

La strada più semplice è quella di fare eleggere direttamente il Capo dell’Esecutivo: è il caso dei sistemi presidenziali, come quello americano e, sostanzialmente, francese. Che però hanno un contrappeso nel Parlamento, che può risultare appannaggio della parte che non ha eletto il presidente. Si arriva allora a una forma di coabitazione.

Nel caso degli Stati Uniti, il presidente deve contrattare ogni legge con il Congresso; nel caso della Francia, il presidente deve coesistere con un primo ministro dell’opposizione. È già successo più volte in entrambi i Paesi e il sistema ha tenuto perché, in ogni caso, ha recepito e registrato la volontà popolare, che ovviamente, nel tempo e nelle circostanze, può mutare.


Diversa e un po’ più complicata è la strada dei sistemi parlamentari nei quali il Governo deve avere la fiducia del Parlamento. Appartengono a questo gruppo il Regno Unito, la Germania, la Spagna, il Giappone e l’Italia. In questo caso la legge elettorale svolge un ruolo decisivo.

Nel Regno Unito, il sistema maggioritario uninominale secco consente di eleggere un deputato in ogni collegio: tutti i voti del candidato o dei candidati sconfitti vengono perduti. Normalmente un singolo partito ottiene la maggioranza assoluta: non è accaduto nelle ultime elezioni e così è nato un governo di coalizione tra due partiti che hanno siglato un patto di legislatura, impegnandosi a realizzare un programma contrattato e condiviso. Spetta al Primo ministro decidere quando tenere le elezioni, entro il limite massimo di cinque anni. Di fatto, non è tanto il Parlamento a dare e mantenere la fiducia quanto il partito cui appartiene il Premier. Per cui il sistema britannico è parlamentare ma a “partito dominante”.

In Germania il sistema elettorale è proporzionale con sbarramento del 5%. A lungo dominato da due maggiori partiti con un terzo (i liberali) che si spostava ora da una parte e ora dall’altra, da diverso tempo il panorama politico tedesco si è fissato su cinque partiti (due maggiori e tre medi). La stabilità è garantita, ove un partito non abbia la maggioranza assoluta o l’alleanza di governo non sia solida, dal meccanismo del “voto di sfiducia costruttivo”. Perché un governo possa essere rovesciato, occorre che sia stata formata prima una nuova maggioranza.

In Spagna il sistema è proporzionale, ma l’alto numero dei collegi – conseguentemente piccoli e con pochi seggi in palio – lo trasforma in un sistema quasi maggioritario in ogni singolo collegio per cui a beneficiarne, in sede nazionale, sono i due partiti maggiori (ciascuno dei quali intorno al 40%), mentre in sede locale ottengono seggi i partiti fortemente radicati in un territorio limitato.


In Giappone il sistema, da maggioritario, di cui beneficiava largamente il dominante Partito liberaldemocratico anche a causa del modo in cui erano disegnati i collegi elettorali, si è trasformato in misto: parte maggioritario e parte proporzionale. Con la conseguenza che la durata dei governi di coalizione si è ridotta. Ma a decidere, come nel Regno Unito, sono i partiti, che decidono il premier o lo costringono alle dimissioni.

Il sistema elettorale italiano consente la formazione di una maggioranza parlamentare certa alla Camera, grazie al premio di maggioranza alla coalizione vincente, ma non elimina il rischio al Senato per il diverso radicamento dei partiti sul territorio in quanto il premio di maggioranza viene attribuito su base regionale. È questo un aspetto che dipende dal fatto che la riforma del sistema elettorale non è stata accompagnata da una riforma del sistema istituzionale. Il risultato dipende quindi dalla credibilità delle coalizioni contrapposte. La vittoria di Prodi nel 2006, alla testa di una coalizione arcobaleno, era indebolita da questa realtà, non dal sistema elettorale. La vittoria del centrodestra nel 2008 ha invece dimostrato che questo sistema elettorale può adempiere pienamente al suo obiettivo: dare al Paese un Governo stabile.

QUAGLIARIELLO: Al Giornale perquisizione preventiva

QUAGLIARIELLO: Al Giornale perquisizione preventiva


"Dall’evocazione di una fantomatica ’spectre’ popolata da barbe finte infedeli e agenti deviati siamo passati direttamente alla perquisizione preventiva: neanche gli apparati di regime arrivavano a tanto".

Lo ha dichiarato Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo vicario del Pdl al Senato. "La sensazione, ogni giorno piu’ forte e’ che tra l’esercizio della liberta’ di stampa e l’accusa di dossieraggio vi sia in Italia un confine mobile che varia a seconda dell’area politico-culturale di riferimento del giornalista. Eroico cacciatore di scoop e podista dell’informazione indipendente, se pur di abbattere Berlusconi invade e travolge la vita delle persone fin nella sfera piu’ intima; infame mestatore e ’servo del padrone’ in caso contrario. Tutto questo e’ molto preoccupante, e dovrebbe turbare innanzi tutto gli indignati speciali in servizio permanente effettivo. Al Giornale piena solidarieta’".

CICCHITTO: I telefoni dei redattori del Giornale controllati da tempo

"E` evidente che i telefoni e i telefonini del ’Giornale’ e dei suoi redattori erano controllati da tempo". Lo ha affermato in una nota il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto.

"Adesso ci si trova davanti ad un`imputazione pretestuosa e grave per l`attacco alla libertà di stampa che essa presuppone. Ma il punto vero è un altro. Tutto questo impianto è stato costruito per intercettare le telefonate e di qui a qualche giorno comincerà la pubblicazione delle telefonate sui più vari argomenti e sui più vari soggetti".

RIZZOLI: Attendiamo di conoscere la conclusione delle indagini di Woodcock sul Giornale

"In qualita’ di medico conoscevo la medicina preventiva. In qualita’ di parlamentare sto imparando a conoscere, con grande preoccupazione, la censura preventiva nei confronti della stampa. Non e’ spiegabile altrimenti la perquisizione ai giornalisti Sallusti e Porro, ai quali va la mia solidarieta"’.

Lo ha dichiarato Melania Rizzoli, deputato del Pdl, che ha osservato: "E’ inquietante la tempistica delle attenzioni rivolte al neodirettore responsabile Alessandro Sallusti de Il Giornale, nominato meno di un mese fa e che scopriamo intercettato al telefono e verso il quale e’ stato riaperto, guarda caso subito dopo il suo insediamento alla direzione del quotidiano, un procedimento disciplinare da parte dell’ordine dei giornalisti lombardo e che era congelato da oltre 5 anni. Oggi la notizia di questa indagine giudiziaria e delle perquisizioni nelle abitazioni private di Sallusti e Porro e nella sede del Giornale. Attendiamo di conoscere al piu’ presto la conclusione delle indagini del Pm Woodcock, che ben conosciamo per altre indagini risoltesi nel nulla".


CAPEZZONE: Solidarieta' al Giornale

"Esprimo totale solidarieta’ ad Alessandro Sallusti e a Nicola Porro, oltre che a Vittorio Feltri e a Il Giornale".

Lo ha affermato Daniele Capezzone, portavoce del Pdl. "Ma esprimo anche solidarieta’ a noi stessi, a tutti i cittadini, ad un’Italia in cui chi e’ ’in odore di berlusconismo’ e’ per cio’ esso stesso esposto a rischi di ogni tipo. Delle due l’una: se fai parte degli odiatori politici e giornalistici di Berlusconi, puoi fare di tutto; se invece stai, a qualunque titolo, nell’area politico-culturale vicina al Pdl, o comunque se non partecipi a forsennate campagne contro il Premier, sei un soggetto sgradito alle oligarchie, all’establishment italiano, con tutte le conseguenze e i pericoli del caso. Dove sono quelli della ’liberta’ di stampa’? Dove sono i lottatori in servizio permanente effettivo per la ’libera informazione’?".


GASPARRI: Esterrefatto per la perquisizione nella sede del Giornale

"Leggo esterrefatto le notizie che riguardano la perquisizione nella sede del Giornale. Avendo personalmente avuto alcune querele, risparmio aggettivi.

Ma mi auguro che chi dice di difendere la liberta’ dell’informazione, come noi abbiamo sempre fatto, faccia sentire forte la sua voce di fronte ad un atto inqualificabile". Lo ha dichiarato il presidente del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri.

LUPI: Con la perquisizione della sede del Giornale siamo alle intimidazioni

"Ormai siamo alle intimidazioni. La perquisizione della sede del Giornale e la notizia che il direttore Sallusti e il vicedirettore Porro sarebbero indagati per presunte minacce al Presidente della Confindustria, Marcegaglia, sono di una gravita’ assoluta. Aspetto con ansia la reazione dei cosiddetti difensori della liberta’ di stampa ed esprimo tutta la mia solidarieta’ ai giornalisti del Giornale colpiti da una decisione che, oltre ad essere grave, appare assolutamente incomprensibile".

Cosi’ si e’ espresso Maurizio Lupi, Pdl, vicepresidente della Camera dei deputati, commentando le perquisizioni disposte dalla procura di Napoli nell’ambito di una inchiesta su presunte minacce, attraverso la raccolta di un dossier, nei confronti del presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia.

TREMONTI: L'obiettivo dei conti e' centrato

TREMONTI: L'obiettivo dei conti e' centrato, la posizione dell'Italia e' confortevole

"Gli obiettivi di finanza pubblica per il 2010 saranno assolutamente centrati". Lo ha affermato il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, nel corso di un’audizione alla Camera nell’ambito dell’attivita’ conoscitiva preliminare all’esame dello schema di Decisione di finanza pubblica per gli anni 2011-2013.


"Siamo assolutamente in linea. Dappertutto in Europa e’ diffusa e comune la consapevolezza che non esiste crescita senza stabilita’ dei conti. Non esiste una scelta fra rigore e crescita, uno tiene l’altro, perche’ il deficit non crea crescita ma solo diseguaglianza e poverta’ per le generazioni attuali e quelle future". Il debito pubblico non puo’ diventare un’ossessione, non puo’ essere considerata l’unica grandezza di riferimento. Non puo’ essere visto come l’unico nemico da combattere. Perche’ questa crisi ha dimostrato il contrario, ovvero che le cause sono da ricercarsi nel settore privato, in quello della finanza bancaria. "Con la crisi si e’ scelto di considerare sistemico tutto il sistema bancario, di salvare tutto del sistema anche la parte speculativa". Il ministro dell’Economia spiega come l’Italia la pensa nel dibattito che in Europa si sta sviluppando sui nuovi criteri di riforma per il patto di stabilita’.

Una linea quella italiana che sta acquistando forza. L’obiettivo e’ quello di far considerare nel giudizio complessivo sulla sostenibilita’ di un paese tanto la dinamica del debito pubblico quanto quella del debito privato e da questo punto di vista la posizione del nostro paese secondo Tremonti e’ "straordinariamente confortevole". Giulio Tremonti ha inoltre esortato a investire di piu’ nel capitale umano.

"Dobbiamo investire piu’ che possiamo sulla scuola. Stiamo studiando un sistema per ricostruire il sistema dell’istruzione con edifici, borse di studio. Tanto per gli scolari, quanto per gli insegnanti". Insomma bisogna costruire strade e scuole. E poi investire nella ricerca. Il ministro ha espresso parole di apprezzamento per il tavolo imprese-sindacati che si e’ aperto. Ha minimizzato l’invito ad abolire le province da cui si avrebbe un risparmio minimo nell’ordine di 100-200 milioni di euro. E ha ancora una volta invitato il Parlamento ad aprire un dibattito ad hoc sulle riforme che sia coerente con i vincoli e i numeri di finanza pubblica. Un dibattito del genere sarebbe "nell’interesse del governo, del parlamento e del paese".

sabato 2 ottobre 2010

BUONGOVERNO: L'economia cresce più del previsto

La crescita dell’economia italiana nel 2010 è stata rivista in leggero rialzo nello schema di "Decisione di finanza pubblica" (Dfp) che sostituisce il vecchio Dpef, presentato in Consiglio dei ministri dal titolare dell’Economia, Giulio Tremonti.

Il Pil crescerà quest’anno dell’1,2% rispetto all’1% previsto nello scorso mese di aprile. Quanto al rapporto deficit/pil, si conferma il 5% per la fine di quest’anno, che calerà al 3,9% nel 2011 e al 2,7% nel 2012, consentendo all’Italia di rientrare nei parametri di Maastricht.


Se il percorso del rapporto deficit/pil è incoraggiante, la discesa del rapporto debito/pil - punto dolente dell’Italia da oltre trent’anni - sarà più lenta e comincerà solo a partire dal 2012 quando dal previsto 119,5 di fine 2011 si passerà al 117,5% nel 2012. Sempre nel 2012 è prevista una prima discesa della pressione fiscale al 42,8% del pil rispetto al picco del 43,2% dello scorso anno e dovrebbe iniziare l’inversione di tendenza della disoccupazione, con un primo leggero calo all’8,6% rispetto all’8,7% di quest’anno.

Si presenta sotto segni favorevoli anche la spesa pensionistica. Se nel 2010 sarà pari al 15,3% del pil, scenderà al 14,8% nel periodo 2021-2026.





Molto significativo per la tenuta dei conti pubblici è il saldo primario nel medio periodo: dal segno meno di quest’anno (-0,3%) si passerà allo 0,8% nel 2011 e al 2,2% nel 2012.

Questi dati sono stati forniti in base alla nuova legge sulla contabilità pubblica. Per metà ottobre è previsto il varo della legge di stabilità (corrispondente alla vecchia finanziaria) e del bilancio a legislazione vigente.


Spetta alla legge di stabilità il compito di tradurre nei relativi saldi contabili del bilancio gli effetti della manovra biennale da 24,9 miliardi approvata dalla Camera alla fine di luglio.

Tutto questo avverrà nell’ambito della nuova cornice europea, che dal prossimo 1° gennaio prevede per tutti i Paesi membri l’avvio di una specie di semestre europeo, ovvero una sorta di finanziaria europea che mira a generalizzare una rigorosa disciplina di bilancio alla quale l’Italia si sta attenendo.

Le aste sui titoli di stato a medio e lungo termine svoltisi ieri hanno confermato che l’Italia non è nel mirino della speculazione. Domanda ampiamente è al di sopra del livello massimo previsto dal Tesoro e rendimenti in lieve rialzo.

In sintesi: la ripresa c’è e procede anche se non a livelli alti; i conti pubblici tengono e il credito dell’Italia sui mercati finanziari internazionali resta elevato. È questo un "voto di fiducia" pensante sul Governo che vale più di tante parole.

venerdì 1 ottobre 2010

SACCONI: I mostri dell'eversione sono riemersi

SACCONI: I mostri dell'eversione sono riemersi

"La tentata azione terroristica contro Belpietro, oltre a indurre la doverosa solidarietà nei confronti di un coraggioso giornalista, segnala come i mostri dell’eversione, a lungo evocati dalle campagne di odio politico, siano davvero emersi. Ne sono stato facile profeta, come tutti coloro che hanno la memoria storica di questi anni e che non sono interessati a facili rimozioni".



Lo ha affermato il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, commentando la tentata aggressione a Maurizio Belpietro. "Seppure in modo carsico negli ultimi anni il terrorismo ideologizzato appare una costante di circa quarant’anni di storia italiana senza confronti con nessun altro Paese industrializzato, se si eccettuano i fenomeni di carattere etnico o religioso. Ora la guardia deve essere alzata con un adeguato lavoro di intelligence, ma soprattutto con comportamenti responsabili da parte di tutti gli attori politici e sociali che devono condurre a rifiutare qualunque forma di violenza politica senza giustificazionismi sociologici o politici. Non ci sono compagni che sbagliano, ma solo delinquenti che al confronto delle idee sostituiscono la violenza".



MAZZONI: Il fallito attentato a Belpietro ci riporta agli anni di piombo



"Il quadro che emerge dal fallito attentato a Maurizio Belpietro e’ sempre piu’ allarmante. L’ipotesi della presenza di un vero e proprio commando appostato sotto l’abitazione del direttore di ’Libero’ riporta direttamente, infatti, al clima degli anni di piombo, quando i giornalisti piu’ coraggiosi si ritrovarono in prima linea nel mirino del terrorismo rosso". Lo ha affermato il deputato del PdL Riccardo Mazzoni, membro della direzione nazionale del Pdl.



"Purtroppo la storia non insegna nulla e ci sono uomini politici che, nella loro ossessione antiberlusconiana, continuano a seminare odio fingendo di non sapere che alle parole irresponsabili qualcuno fa sempre seguire i fatti. A Belpietro, che sicuramente non si fara’ intimidire, la mia piena solidarieta"’.



LUPI: Abbiamo superato il livello di guardia

“Mi sembra che stiamo superando in maniera preoccupante il livello di guardia.


Quello che e’ successo al direttore di ’Libero’, Maurizio Belpietro, cui va tutta la mia solidarieta’, dimostra che nel nostro Paese c’e’ ancora chi pensa che i giornalisti liberi e non conformati alla mentalita’ comune, vadano zittiti con la violenza.” Lo ha dichiarato Maurizio Lupi, vice presidente della Camera dei deputati: “I ’cattivi maestri’, che in questi mesi hanno lanciato accuse contro chi ha come unica colpa quella di fare bene il proprio mestiere, dovrebbero riflettere e, soprattutto, dovrebbero pubblicamente scusarsi. Lo facciano, prima che sia troppo tardi.”

Il voto di fiducia e' il risultato piu' grande degli ultimi due anni

BERLUSCONI REPLICA AL SENATO: Il voto di fiducia e' il risultato piu' grande degli ultimi due anni
Riportiamo il discorso di replica del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, pronunciato al Senato il 30 settembre 2010


Signor Presidente, onorevoli senatori,

ho ascoltato con interesse ed attenzione tutti gli interventi.

Ho avuto già occasione di dirlo ieri alla Camera: un serio partito centrista come l’UDC, che condivide con noi la partecipazione alla grande famiglia dei popolari europei, un grande partito di sinistra come il PD, che aspira ad essere un’alternativa di governo riformista, dovrebbero essere capaci di dare una risposta che vada al di là della dialettica, degli slogan, dei calcoli di breve periodo. Una democrazia compiuta ha bisogno di una maggioranza e di una opposizione responsabili, capaci di confrontarsi civilmente su progetti alternativi ed anche di trovare le sintesi, quando l’interesse complessivo della Nazione lo impone e le condizioni della politica lo consentono.

Io spero non sfugga a nessuno il valore di questa discussione, la portata della scelta che il Governo propone. Non si tratta di una piccola contabilità di numeri parlamentari: non è questo in discussione, perché, se la questione fosse solo questa, allora dovremmo prendere atto che il Governo oggi gode di un consenso parlamentare più ampio rispetto all’inizio della legislatura. Ho verificato i dati relativi alle 35 fiducie poste e, stando al risultato del voto alla Camera, quella di ieri è stata la fiducia con il risultato più grande che il Governo abbia conseguito nella storia di questi oltre due anni.





Ovviamente, ne siamo soddisfatti, anche perché questa votazione chiude una stagione di polemiche interne alla maggioranza che certo non hanno fatto bene a nessuno. Oggi constatiamo che tutti i parlamentari eletti nelle file della maggioranza confermano il loro sostegno concreto e coerente all’azione di governo. E so che tutti loro, anche chi ha fatto o sta facendo una scelta, per me dolorosa, di separazione dal Popolo della Libertà, svolgeranno una loro azione parlamentare e politica con lo spirito costruttivo e leale di sempre. Di ciò vi ringrazio.

Dunque, oggi il Governo, a dispetto dei tanti profeti di sciagure, esce da questa discussione più forte e più sereno. Ma non è soltanto per tale motivo che abbiamo voluto questa discussione. Noi speriamo che l’opposizione sia partecipe di questa stagione delle riforme, ma credo che ciò non sarà possibile fino a quando essa non saprà darsi una politica di respiro europeo e fino a quando non saprà distinguere le questioni della politica dal giustizialismo e dalle aggressioni strumentali.

Nel corso del dibattito odierno ho ascoltato diverse critiche e intendo rispondere subito a quella che mi è venuta dal senatore Zanda, perché "ce l’ho qua". Il senatore Zanda ha dato l’impressione di essere contento che l’Italia, secondo lui, oggi non sarebbe tra i protagonisti della politica estera.





L’Italia sarebbe anche un paesucolo sempre meno influente nel contesto mondiale. Lei si sbaglia di grosso, senatore Zanda, perché oggi il Paese è ascoltato, grazie anche al fatto che ha un leader anziano, un tycoon, il che è molto, molto importante, il più esperto tra i leader dei Paesi democratici, perché è lì a far politica da 16 anni; mi riferisco a colui che le parla in questo momento.

Abbiamo ottenuto risultati straordinari in molti passaggi anche recenti. Ricordo che nel 2002, quando facemmo il vertice a Pratica di Mare, per la prima volta la Russia entrò nell’Occidente ponendo fine a quella guerra fredda, a quei due arsenali nucleari che avevano tenuto con il fiato sospeso per decenni noi, figli della guerra fredda.

E ancora. Dopo che si erano veramente rarefatte, se non annullate, le relazioni tra l’amministrazione repubblicana americana e quella russa, per la decisione che la prima aveva assunto di mettere i missili in Polonia e nella ex Cecoslovacchia orientati verso l’Iran, ma verso la Federazione russa, e per l’offerta frettolosa alla Georgia e all’Ucraina di entrare nell’Alleanza atlantica, sicché, ripeto, non c’erano praticamente più rapporti tra l’amministrazione americana e l’amministrazione russa, quei rapporti sono ritornati ad essere normali grazie al lavoro che questo signore ha fatto nei confronti del presidente Obama e del presidente Medvedev.





A loro ho intimato, come Presidente per la terza volta del G8 (e questo vorrà pur significare un po’ di esperienza ), di non presentarsi da noi in Italia senza avere almeno siglato il Trattato per la riduzione degli arsenali nucleari, delle bombe atomiche; cosa che fecero. Obama andò prima due giorni a Mosca, poi tornò da Mosca e venne da me all’Aquila mostrando il trattato siglato tra lui e Medvedev. Le sembra poco?

E quando l’amministrazione repubblicana americana non mosse un dito e lasciò fallire la Lehman Brothers, questo signore andò ancora a Washington, restò un giorno intero a colloquio con il Presidente americano e venne fuori la decisione di destinare 700 miliardi di dollari affinché le banche americane non fallissero, altrimenti sarebbe stato il disastro.

E per metterla definitivamente a zero, caro senatore Zanda, domandi al presidente Putin e al presidente Sarkozy come è andata la vicenda dei carri armati russi a 15 chilometri da Tskhinvali, quando c’era la decisione del Parlamento russo, di tutto il quartier generale dell’esercito russo di attaccare la Georgia, di arrivare a Tbilisi e - parole che cito testualmente - di attaccare all’albero più alto il Presidente georgiano. Fu questo signore che con molte ore di discorso al telefono con il presidente Putin e con Nicolas Sarkozy in contatto con il presidente Medvedev, fece decidere alla Federazione russa di non fare quell’attacco che avrebbe portato a zero le relazioni tra l’Occidente e la Russia, e avrebbe creato un divorzio difficilmente superabile tra la Federazione russa, l’Unione europea, l’Alleanza atlantica, gli Stati Uniti d’America.





E veniamo a Gheddafi. Abbiamo ereditato una Libia che non ci dava nessun lavoro pubblico, che non ci voleva più dare gas e petrolio, che ha una festa il 30 agosto che si chiama «Giorno della vendetta». Ora abbiamo una Libia che ci privilegia in tutti i lavori pubblici , che ci fornisce gas e petrolio per i prossimi quarant’anni e, avendo il Presidente italiano avuto il coraggio di chiedere perdono a quel popolo per quello che era stato commesso dai nostri predecessori che avevano voluto sottoporre come colonia un Paese e un popolo , noi siamo oggi in grado di dire di aver risolto la questione coloniale;

e non c’è nessun inginocchiamento da parte nostra.

Si è stabilito in quel Trattato che un anno la festa si celebri in Libia, un anno si celebri a Roma. Il leader Gheddafi è venuto qui, si è recato nella sua ambasciata, dove - se mi consente - ha fatto quello che ha ritenuto di fare e il Governo italiano non è stato informato neppure di quello che voleva fare. L’abbiamo soltanto invitato a una straordinaria esibizione dei nostri carabinieri, che l’hanno lasciato ammutolito e questo è stato tutto. Non c’è stato nessun inginocchiamento; c’è stato un rapporto amichevole tra il Capo di uno Stato, che noi avevamo sottomesso e con cui siamo finalmente arrivati a chiudere la questione coloniale, e il Presidente del Consiglio, il Premier di una moderna democrazia.





Voglio rispondere però anche ad alcuni interventi che mi sono sembrati ispirati dalla preoccupazione del bene comune, anziché da quel pregiudizio negativo di cui ho appena parlato. È singolare che l’azione positiva del nostro Governo sul terreno dell’economia - ma non solo su questo - sia presa a modello più all’estero che in Italia: ma ormai non ci stupisce più di tanto, perché i media, che in gran parte sono vicini alla sinistra... . Sapete contare le copie?

Allora contate le copie dei giornali e vedrete che i giornali che appaiono vicini a noi, e che forse ci fanno più male che bene, sono una frazione minore dell’intera tiratura dei giornali. Signor pubblico ministero, cosa ha da dire?

Veniamo a quello che riguarda la critica che ci è venuta sul tema dell’ambiente. Non potevo dire tutto nella relazione. Apro ancora una parentesi: per domani ho dato ordine ai nostri uffici di far pervenire a tutti i signori senatori e le signore senatrici un libro che si intitola «Due anni di Governo». Vi stancherete a leggerlo. Noi ci siamo abbastanza stancati a fare tutto quello che abbiamo fatto in questi due anni, anche con l’aiuto della nostra maggioranza.





L’ambiente è un asse strategico. Non ne ho parlato stamattina, ma è al centro delle nostre preoccupazioni e voglio ricordare qui i principali provvedimenti che sono stati adottati. Ricordo in primo luogo il piano contro il dissesto idrogeologico, volto ad evitare che in futuro si ripetano le conseguenze di calamità e alluvioni di cui abbiamo avuto esempi anche recenti, purtroppo anche con vittime innocenti. Per questo, il Governo ha varato uno stanziamento straordinario di un miliardo e 250 milioni, che raddoppierà con gli stanziamenti delle Regioni: questi saranno stanziamenti per interventi nelle zone più a rischio.

C’è poi un’azione decisa per il recupero di efficienza nelle procedure autorizzative: abbiamo rilasciato oltre 200 VIA (valutazioni di impatto ambientale) e AIA (autorizzazioni integrate ambientali) a fronte delle pochissime rilasciate dal Governo Prodi; abbiamo anche semplificato le procedure, con la revisione del codice dell’ambiente.





La lotta alle ecomafie avviene attraverso i SISTRI, il nuovo sistema di tracciabilità dei rifiuti speciali pericolosi, e un controllo satellitare consente di seguire in tempo reale il percorso dei rifiuti, evitando così abusi e illegalità e riducendo i costi per le imprese.

Ho sentito una vocina che discretamente diceva: «Napoli». Allora parliamo di Napoli. La città ha avuto risolto definitivamente il problema dei rifiuti. Ci sono le discariche che possono contenerli; c’è il termovalorizzatore di Acerra che funziona completamente.

Quando uno dei canali si ferma c’è bisogno della manutenzione, che è periodica, ma funziona benissimo. Cosa non funziona a Napoli? Non funziona la raccolta dei rifiuti, che è nella completa responsabilità dell’amministrazione comunale di Napoli, che ha un nome, e si chiama Rosa Russo Iervolino. Stamattina qui si dormiva, adesso ci divertiamo un po’.

Per l’ambiente abbiamo introdotto l’educazione ambientale come nuova materia scolastica. Abbiamo introdotto gli incentivi per l’efficienza energetica, il risparmio energetico e la mobilità sostenibile. Per la lotta allo smog e all’inquinamento, per la prima volta è stato varato il piano nazionale per debellare con misure organiche l’inquinamento delle città.

La scuola è un altro tema sul quale ho sentito critiche scarsamente documentate.





Lo stesso discorso vale per altre casematte come l’università, la stampa, la giustizia, i sindacati e le cooperative, dove la sinistra ha costruito una propria egemonia culturale e politica con una capacità di ribaltare la realtà dei fatti davvero straordinaria.

Ci accusate di tagli alla scuola. È l’ennesima bugia. La realtà è che negli ultimi dieci anni la spesa per la scuola è aumentata del 30 per cento, passando da 33 miliardi di spesa nel 1999 a 43 miliardi nel 2008. A questo aumento non è corrisposto alcun miglioramento della qualità, anzi la scuola italiana, a giudizio di tutti, si è sempre più degradata.

In effetti, avete trasformato la scuola in un enorme ammortizzatore sociale, assumendo 200.000 precari senza curarvi né della qualità degli insegnanti né della qualità dell’insegnamento e portando i ragazzi a uscire dalla scuola senza alcuna capacità di inserirsi immediatamente nel mondo del lavoro! Oggi abbiamo 7.800.000 studenti nelle aule e 701.000 insegnanti. Questo fa della scuola una grande realtà sociale, che può avere successo e competere alla pari con l’Europa e che dobbiamo gestire con criteri di efficienza. Finora non è stato così.

Per evitare il tracollo ed invertire la rotta abbiamo deciso di spendere meglio, in modo più razionale e investire di più sull’innovazione, sulla formazione, sui premi per i docenti meritevoli e sull’edilizia scolastica. Otterremo così un risparmio nei prossimi tre anni. Non si tratta di tagli, bensì di una razionalizzazione dei costi.





Nella scuola abbiamo introdotto anche importanti riforme, le prime dopo anni di immobilismo. Nella scuola primaria abbiamo introdotto il maestro di riferimento; abbiamo razionalizzato gli organici e, con il quadro orario di 40 ore settimanali, abbiamo - contrariamente a quello che avete sempre affermato - aumentato il tempo pieno. Nelle scuole secondarie abbiamo semplificato la scelta tra i licei, che prima avevano più di 300 indirizzi sperimentali diversi e ora ne hanno sei. Abbiamo introdotto analoga semplificazione negli istituti tecnici e in quelli professionali. Così facendo, abbiamo voltato pagina, portando nella scuola la rivoluzione del merito dopo gli anni della controrivoluzione sessantottina. Il nostro imperativo è di preparare i giovani ai mercati del lavoro, ricomponendo la frattura che si è venuta a creare tra la scuola e il mondo del lavoro.





Quanto all’agenda bioetica, il positivo riscontro del mondo cattolico sui giornali di oggi in merito ai nostri impegni per il sostegno della famiglia e per il riconoscimento del valore di ogni singolo essere umano mi inducono a precisare, con assoluta convinzione, il nostro orientamento su questi temi dell’agenda bioetica. La centralità della persona e la difesa del valore della vita sono al centro della nostra attenzione. Ritengo che sia giunto il tempo di dare attuazione al piano per la vita, piano che avevo annunciato all’inizio di questa legislatura.

Il futuro di un Paese non può dipendere soltanto dall’andamento dell’economia, ma è strettamente legato anche allo sviluppo demografico e alla speranza e alla voglia di costruire qualcosa per i nostri figli. La nostra scelta è netta: vogliamo salvaguardare l’integrità e la dignità della persona, l’umanità dell’uomo, la vita come bene primario.





Stamattina, sulle grandi infrastrutture, avendo io parlato degli investimenti per le infrastrutture al Nord, ho sentito qualche preoccupazione, soprattutto da parte degli amici della Lega Nord. È una preoccupazione infondata, come si può constatare dallo stato di avanzamento delle autorizzazioni e dei finanziamenti dei lavori, fra l’altro pubblicato sul sito del Ministero delle infrastrutture. Il nostro obiettivo, come Governo, è quello di colmare in tutte le aree del Paese (Nord, Centro e Sud) il ritardo trentennale accumulatosi nel campo delle grandi infrastrutture. Nel Nord ciò significa decongestionare il traffico stradale e autostradale e, naturalmente, realizzare l’alta capacità ferroviaria per quello che è il più importante corridoio europeo - il corridoio 5 - che andrà dall’Atlantico sino al Pacifico attraverso l’Ucraina e che, per quanto riguarda l’Italia, va dal Piemonte a Trieste. Questo significa ridurre il costo dei trasporti e della logistica per le industrie del Nord e metterle così in grado di competere con le imprese della Francia, della Germania e del resto d’Europa.

Vorrei poi evitare che una parola di troppo, sfuggita a un nostro senatore nella foga di un intervento polemico, possa ingenerare degli equivoci. In tutta la mia vita sono stato sempre un amico d’Israele. I sentimenti, le ragioni e i valori che ci uniscono a quel popolo sono numerosi e sono per me fortissimi. Da ragazzo ho avuto amici ebrei, che mi hanno raccontato le sofferenze delle loro famiglie. Ho abitato per molti anni a Milano proprio a fianco di una scuola israelita.





Era anche generosità perché ho offerto spesso pranzi e cene.

Ma torniamo alle cose serie. La visita al campo di sterminio di Auschwitz, insieme all’orrore per la barbarie dell’Olocausto mi ha trasmesso un sentimento di solidarietà incancellabile. Da allora - l’ho detto e lo ripeto - anche io mi sento israeliano.

Tutelare i valori e l’identità di Israele significa difendere i nostri stessi valori, la nostra origine culturale, civile religiosa; e significa trasmettere alle generazioni future un messaggio di libertà e di democrazia, valori senza i quali è impossibile costruire una società che possa vivere nella pace, nella sicurezza e nel benessere. E vi ricordo che io ho proposto più volte, nel Consiglio dei Capi di Stato e di Governo, di aprire ad Israele la porta per diventare membro dell’Unione europea.





Io non credo che ai cittadini interessino le nostre liti; credo che ai cittadini interessi di più avere la consapevolezza di vivere in uno Stato libero, in uno Stato efficiente, in uno Stato più amico dei cittadini. Sono consapevole che il grande onore e il grande privilegio di guidare una grande Nazione come l’Italia comportino dei grandi doveri: ne siamo veramente tutti ampiamente consapevoli. Non abbiamo mai smesso di lavorare, anche in queste vacanze. Voglio ringraziare tutti i Ministri e i Sottosegretari per il lavoro che hanno svolto e che svolgono quotidianamente: un lavoro spesso oscuro, non raccontato dai giornali (che si appassionano piuttosto alle liti e ai pettegolezzi), ma certamente un lavoro che è indispensabile per condurre il Paese fuori da una stagione drammatica.

Da oggi ci dedicheremo ancora di più a questo. Uscire dalla crisi è indispensabile, e sono sicuro che noi siamo sulla buona strada; una strada che percorriamo meglio di altri Paesi europei, anche se sappiamo bene che in molte famiglie e in molte imprese la crisi si sente ancora, e molto. Ma anche questo non basta: significa poco se non risolviamo i nodi strutturali e i ritardi del sistema Paese, che rendono l’Italia meno competitiva sul piano mondiale. Ricordiamocelo: abbiamo ereditato dal passato un debito pubblico che ci costa il doppio di quello che mediamente costa agli altri Paesi dell’Unione europea.





Abbiamo ereditato dal passato una infrastrutturazione che si dice essere del 50 per cento inferiore, per esempio, a quella dei Paesi che ci sono vicini e con cui siamo in competizione (la Francia e la Germania), proprio perché sono mancati i soldi che erano impiegati - 5 punti di PIL - nel pagamento del debito pubblico sotto forma di interessi. Siamo in questa situazione: le nostre imprese crescono meno perché pagano il 30, il 40 e qualche volta anche il 50 per cento in più l’energia, perché abbiamo abbandonato grazie agli ecologismi di sinistra, la direzione della produzione di energia attraverso le centrali nucleari.

La Francia produce l’87 per cento di ciò che consuma attraverso centrali nucleari che sono sicurissime, tanto che, quando il Governo decide di posizionarne una in una determinata area, le altre aree che potevano invece aspirare ad averla scendono in campo pretendendo di avere la centrale, perché essa porta lavoro ed è considerata assolutamente sicura. Quando un prodotto esce da una nostra fabbrica dove il costo dell’energia è stato del 30 per cento superiore a quello delle fabbriche concorrenti negli altri Paesi, esso già di per sé può avere un prezzo difficilmente comparabile con quello della concorrenza.





Dobbiamo quindi fare queste riforme. E le riforme saranno il tema del lavoro da qui alla fine della legislatura: le riforme che ho indicato nei cinque punti della mia relazione introduttiva, e sulle quali il Governo è qui a chiedervi la fiducia. Per l’Italia si deve aprire una grande stagione di crescita e di riforme, nella democrazia, nella sicurezza e nella libertà.

Pertanto, a nome del Governo, pongo la questione di fiducia sull’approvazione delle identiche risoluzioni nn. 1, 2 e 3, presentate dai Gruppi della maggioranza. Votate bene! Vi ringrazio.