MANTOVANI: Fini cancella la maggioranza che lo ha eletto
"Appare incredibile che il presidente della Camera, terza carica dello Stato, si presenti una domenica di novembre in un piccolo comune della penisola, per chiedere le dimissioni del presidente del Consiglio, nell’intento di cancellare la maggioranza parlamentare che lo ha eletto e che gli italiani hanno votato solo due anni fa".
Cosi’ si e’ espresso Mario Mantovani, sottosegretario alle Infrastrutture e parlamentare del Pdl. "Siamo di fronte a un vulnus istituzionale di gravita’ inaudita francamente inaccettabile, soprattutto per chi si candida a guidare il Paese".
BRAMBILLA: Ora Fini si dimetta da presidente della Camera
“Fini può dire e fare ciò che vuole ma mi sembra che a questo punto, dopo le cose che ha detto e che ha fatto, la carica di presidente delle camera, ruolo istituzionale e super partes, sia incompatibile con la sua figura di capo partito. Quindi attendiamo che assuma, al più presto, un comportamento conseguente“. Lo ha detto il ministro Brambilla a commento dell’intervento di Fini all’assemblea di Fli
GASPARRI: Fini si assuma la responsabilita' in Parlamento
"Io penso che ci sia una maggioranza di centrodestra in Parlamento, che gli elettori hanno espresso e che ha conferito un’ampia fiducia al governo Berlusconi alla Camera e al Senato qualche settimana fa.
Alla luce di quanto ha detto Fini la posizione di Fli e’ cambiata. Bene, se ne assumano la responsabilita’ in Parlamento. Anche perche’ il discorso fatto ieri dal presidente della Camera non e’ quello di un leader della destra perche’ sulla famiglia, sulle coppie gay e sull’immigrazione ha detto cose simili alla sinistra. E quando ha detto ’Berlusconi vada a casa’ ha dato voce al sentimento della sinistra. La destra sta nel Pdl: nella politica della lotta all’immigrazione clandestina, nella sicurezza, nella difesa della famiglia tradizionale, nella tutela dei diritti e della vita della persona. Valori che Gianfranco Fini ha stracciato in questi anni con tutta una serie di prese di posizione". Lo ha affermato il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, durante il programma ’La telefonata’ condotto da Maurizio Belpietro
FRATTINI: Non penso che i parlamentari di Fli vogliano le elezioni anticipate
"Quello di Fini e’ stato un discorso politico da capo di un nuovo partito. Il che introduce una riflessione: come presidente della Camera dovrebbe sapere che le maggioranze nascono e muoiono in Parlamento e non con un ultimatum di partito, con un atto extraparlamentare. Fini sa bene che un mese e mezzo fa le Camere e Fli hanno votato la fiducia e non ha chiarito quali siano i cambiamenti intercorsi nel frattempo. Il dibattito e il voto - necessari a esprimere le ragioni del contrasto - devono avvenire in Parlamento su una risoluzione o su un’iniziativa importante. Solo dopo il premier potra’ trarre le conseguenze. Farlo fuori dal Parlamento e’ inaccettabile". Lo ha affermato il nostro ministro degli Esteri Franco Frattini, in un’intervista al quotidiano ’La Repubblica’ nella quale ha osservato:
"Non sono sicuro che la maggioranza dei parlamentari finiani voglia staccare la spina e andare a casa per puro antiberlusconismo, senza passare per una profonda riflessione alle Camere. L’Italia e’ un Paese nel quale la stabilita e’ valore aggiunto. Fare cadere il governo con una sfiducia extraparlamentare per di piu’ proclamata da un comizio politico e’ un metodo che i cittadini non comprenderebbero e che costituirebbe un pericoloso precedente.
Bisogna seguire le regole istituzionali alle quali Fini si richiama sempre".
Quanto a un possibile cambiamento del quadro di maggioranza con l’appoggio dell’Udc, Frattini ha commentato che e’ un fatto possibile. "L’allargamento della maggioranza all’Udc mi trova d’accordo. Ma anche su questo servirebbe il confronto parlamentare, non extraparlamentare. Se l’Udc ritiene di condividere alcune iniziative del governo anche modificate in base alle loro eventuali richieste possiamo farlo, ma questo richiede modifiche formali del governo (le dimissioni ndr). D’altra parte tutti sappiamo che Berlusconi in passato ha tentato di percorrere questa strada. Per ora e’ nostro dovere illustrare le ragioni dell’allargamento all’Udc non per sostituire il Fli, ma per integrare la maggioranza".
L’eventuale appoggio esterno di Futuro e Lberta’ "farebbe un errore. Il ritiro dovrebbe seguire il dibattito in Parlamento per rilanciare legislatura e maggioranza, non anticiparlo. Il discorso di Fini, nel quale vedo luci e ombre, avrebbe meritato una conclusione diversa: non un ultimatum, ma una proposta sulla quale discutere per arricchire il programma e il patto di legislatura. Se poi su quel nuovo programma c’e’ la fiducia si va avanti".
CICCHITTO E GASPARRI: La richiesta di dimissioni di Fini e' inaccettabile
"In parlamento il governo Berlusconi ha ottenuto un’ampia fiducia poche settimane fa, sulla base di una concreta ed articolata proposta, coerente con il programma della coalizione di centrodestra votato dalla maggioranza degli italiani. Dopo quel voto sono state avviate iniziative legislative e politiche sul federalismo fiscale, sulla sicurezza, sulla riforma del fisco, sulla giustizia, sullo sviluppo. Altre, come quella per il Sud, sono in via di definizione, secondo il programma annunciato dal governo.
E’ inoltre all’esame del parlamento il bilancio dello Stato, mentre l’esecutivo ha indicato una serie di obiettivi coerenti con l’agenda europea. Il presidente Berlusconi, in occasione del voto di fiducia nei giorni scorsi, ha sottolineato le diverse articolazioni politiche e parlamentari della maggioranza chiedendo ed ottenendo la fiducia anche del gruppo Futuro e Liberta’. Non e’ quindi accettabile la richiesta di dimissioni del governo dopo un voto di fiducia il cui rilievo politico e’ stato chiaro a tutto il paese. E’ quindi il Parlamento il luogo dove ciscuno deve assumersi le proprie responsabilita’, con scelte chiare davanti agli italiani e non con riti impropri, che soprattutto chi ha ruoli istituzionali non dovrebbe invocare. E’ quella la sede dove decidere se rispettare il mandato degli elettori, rinnovare il patto di legislatura, garantire la stabilita’ di governo basata sulla sovranita’ popolare". Lo hanno dichiarato il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, ed il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri.
MELONI: Da Fli un progetto distruttivo
"Il discorso di Perugia rappresenta di certo la sconfitta di chi, come me, ha auspicato e operato fino alla fine perche’ si giungesse a un nuovo accordo tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi con il fine di portare avanti l’azione di governo e rispettare il mandato ricevuto dagli italiani. Oggi mi sento delusa, amareggiata dai contenuti e dai toni usati dal presidente della camera."Lo ha affermato in una nta il ministro della Gioventu’, Giorgia Meloni, che ha sottolineato:
"Osservo con tristezza l’ennesimo atto di un progetto distruttivo nato all’indomani della vittoria del Pdl alle regionali, quando pensavamo di poterci finalmente dedicare alle grandi riforme di cui necessita il sistema Italia. Solo poche settimane fa il governo ha incassato un voto di fiducia sul programma dei prossimi mesi con l’appoggio e il voto pressoche’ unanimi dei deputati e senatori iscritti ai gruppi di FLI. La recente apertura di Silvio Berlusconi nei confronti di un patto di legislatura andava proprio nella direzione ripetutamente auspicata dal presidente della Camera e dai suoi. Questa disponibilita’ sembra, al contrario, aver creato delle difficolta’ nel gruppo dirigente di FLI e tra i suoi fan piu’ sfegatati: quella sinistra impotente che vede nella lotta interna al centrodestra l’unica via per sbarazzarsi di Berlusconi. Con la richiesta di dimissioni del Governo Fini chiede l’impossibile: l’apertura di una crisi extra parlamentare, che ricorda in modo sinistro i peggiori giochi di palazzo della prima repubblica. Ma molta acqua e’ passata sotto i ponti dagli anni ’80. E a Fli non resta che risolvere in parlamento le proprie contraddizioni. A partire dalla prossima settimana non manchera’ occasione per votare in Aula contro le riforme proposte dal governo secondo le promesse fatte agli italiani. Tocchera’ alla classe dirigente di Futuro e Liberta’ decidere se affondare queste riforme e decretare la fine del governo. Per poi risponderne direttamente davanti ai cittadini. Tutto sommato resto convinta che alla lunga il tempo sia galantuomo, proprio come il popolo italiano".
lunedì 8 novembre 2010
venerdì 5 novembre 2010
APPROVATO IL DECRETO LEGGE IN MATERIA DI SICUREZZA PUBBLICA
Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri
Consiglio dei Ministri n. 113
5 Novembre 2010
La Presidenza del Consiglio dei Ministri comunica:
il Consiglio dei Ministri si è riunito oggi, alle ore 10,10 a Palazzo Chigi, sotto la presidenza del Presidente, Silvio Berlusconi,
Segretario, il Sottosegretario di Stato alla Presidenza, Gianni Letta.
Il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legge, su proposta del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e del Ministro dell’interno, Roberto Maroni, che contiene diverse disposizioni in materia di sicurezza pubblica. Al fine di proseguire nel percorso avviato nel primo Consiglio dei Ministri, svolto a Napoli il 23 maggio 2008, e di rafforzare ulteriormente il sistema complessivo della sicurezza pubblica, il Governo ha varato, tra le altre, le seguenti misure:
- reintrodotto l’istituto del cosiddetto arresto in flagranza differita, che consente l’arresto, entro 48 ore dagli eventi, di chi commette reati nel corso di manifestazioni sportive, sulla scorta di riprese video;
- ampliati i compiti e rafforzata la tutela penale degli incaricati del controllo negli stadi;
- potenziata l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata;
- rafforzata l’attività delle Forze di polizia all’estero e lo scambio di informazioni attraverso l’istituzione del Comitato per la programmazione strategica per la cooperazione internazionale di polizia (COPSCIP);
- affinate le norme introdotte con il Piano straordinario antimafia mediante disposizioni interpretative ed attuative;
- rafforzata l’azione dei sindaci, previa intesa con il prefetto, per assicurare il concorso delle Forze di polizia all’attuazione delle ordinanze in materia di sicurezza urbana;
- consentita la confisca delle cose utilizzate per commettere illeciti amministrativi anche in caso di pagamento in misura ridotta della sanzione pecuniaria.
L’intervento del Governo in materia di sicurezza pubblica è stato completato e rafforzato da un disegno di legge, approvato su proposta del Ministro Maroni, che, fra l’altro:
- in materia di potenziamento dell’attività di contrasto alla criminalità organizzata: consente alla Magistratura ed alle Forze di polizia l’immediato utilizzo delle autovetture sequestrate dall’autorità giudiziaria;
- in materia di sicurezza urbana: prevede la possibilità di applicare le misure di prevenzione (per esempio il foglio di via) anche a chi esercita la prostituzione violando le ordinanze dei sindaci;
- in materia di immigrazione: prevede una delega al Governo per ridefinire le procedure di rinnovo del permesso di soggiorno, attraverso l’affidamento della competenza agli enti locali, in un’ottica di semplificazione e di ottimizzazione delle risorse; introduce l’espulsione del cittadino comunitario per motivi di ordine pubblico se questi permane sul territorio in violazione delle prescrizioni previste dalla direttiva europea sulla libera circolazione dei cittadini comunitari;
- in materia di carta d’identità elettronica: ponendo fine alla fase di sperimentazione, durata circa 10 anni, disciplina la nuova carta quale documento di identificazione e di sicurezza di tutti i cittadini sin dalla nascita, coerente con gli standard internazionali;
- in materia di accesso alla rete Wi.Fi: prevede il superamento delle restrizioni al libero accesso alla rete contenute nel cosiddetto “decreto Pisanu”, mantenendo tuttavia adeguati standard di sicurezza.
E’ stato altresì avviato l’esame di un provvedimento urgente, relativo alla riorganizzazione del sistema di smaltimento dei rifiuti solidi urbani in Campania, che disporrà la soppressione di alcuni siti già previsti dalla normativa vigente e la realizzazione di strutture destinate al conferimento di rifiuti, nonché procedure acceleratorie per la realizzazione dei termovalorizzatori di Salerno e di Napoli.
Il Sottosegretario Guido Bertolaso ha informato il Consiglio in merito alla grave situazione che la protezione civile ha dovuto affrontare dal 31 ottobre al 3 novembre scorsi in alcune Regioni a causa della violentissima perturbazione atmosferica che ha provocato numerose vittime e gravi danni ambientali in vaste aree del Paese. Il Sottosegretario ha esposto l’attività svolta sin dalle prime ore dell’emergenza dal Sistema nazionale di Protezione civile per fronteggiare le numerose aree di crisi, che ha consentito di assistere in tempo reale la popolazione colpita.. In particolare, Bertolaso ha ricordato il massiccio impiego dei Vigili del fuoco, del Genio militare e delle altre Forze armate, nonché delle Forze dell’ordine, dei volontari e delle colonne mobili regionali (per un totale di circa 10 mila unità), confluite in particolare nelle province di Verona, Vicenza e Padova, dove sono tuttora in corso le operazioni di ripristino delle condizioni di normalità. Il Consiglio dei Ministri ha pertanto deliberato lo stato d’emergenza per le Regioni Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Liguria e Calabria, nonchè per le Province di Lucca e Massa-Carrara, oltre ad un primo stanziamento per le iniziative di massima urgenza di 20 milioni di euro. Con ordinanza del Presidente del Consiglio, già in fase di elaborazione, saranno nominati i Commissari responsabili della gestione delle risorse e definiti gli interventi e le agevolazioni per rimuovere i disagi della popolazione interessata.
Il Presidente Berlusconi ha ringraziato Bertolaso per l’opera svolta, con la consueta efficacia e tempestività, in queste ultime drammatiche circostanze, esprimendo allo stesso l’apprezzamento, la stima e la riconoscenza del Governo nel momento in cui, andando in pensione, lascia la Protezione civile, alla quale si è dedicato per tanti anni con competenza, con passione e con esemplare spirito di dedizione, facendo della Protezione civle italiana un modello ammirato in Europa. Il Consiglio, all’unanimità, si è associato al ringraziamento del Presidente Berlusconi e ha tributato al dottor Bertolaso un caldo e prolungato applauso.
Il Ministro per le politiche europee, Andrea Ronchi, ha illustrato la Strategia per l’Unione europea 2020, Programma nazionale di riforma, il cui esame era stato avviato dal Consiglio la scorsa settimana. In versione preliminare, come previsto dalle decisioni del Consiglio europeo, verrà inviato alle Camere, che potranno esprimere la propria opinione, nonchè alla Commissione europea entro il 12 novembre. La Commissione europea esprimerà le proprie valutazioni sul documento nel corso del mese di dicembre. La versione definitiva del documento verrà presentata all’Unione europea nel mese di aprile del 2011 insieme al Programma di stabilità, nel quadro del nuovo ciclo di programmazione del “Semestre europeo”. Il testo è stato redatto dalla Segreteria del Comitato interministeriale per gli affari comunitari europei-CIACE, del Dipartimento delle poltiche comunitarie.
Il Sottosegretario Carlo Giovanardi (appositamente invitato) ha illustrato le linee direttrici dello svolgimento della Conferenza nazionale della famiglia, che avrà luogo a Milano dall’8 al 10 novembre prossimi.
Il Ministro per le riforme per il federalismo, Umberto Bossi, ha riferito al Consiglio, che ne ha preso atto, circa i motivi per cui non è stata raggiunta l’intesa in Conferenza unificata sullo schema di decreto legislativo recante disposizioni in materia di federalismo fiscale municipale; pertanto, a norma di quanto previsto dalla legge di delega sul federalismo fiscale, verrà trasmessa al Parlamento la Relazione che ne illustra i motivi.
In considerazione della verifica positiva sugli adempimenti e ferma restando la facoltà di recupero, il Consiglio ha autorizzato l’erogazione, a titolo di anticipazione, di fondi in favore delle Regioni Lazio e Campania, ai fini del rientro dai deficit sanitari.
Il Presidente Berlusconi ha comunicato al Consiglio che invierà al Parlamento, ai fini dell’acquisizione del parere vincolante delle Commissioni, la proposta di nomina del Presidente e dei componenti dell’Agenzia nazionale per la sicurezza nucleare. Il Consiglio ha collegialmente concordato sulla proposta del professor Umberto VERONESI quale Presidente dell’Agenzia, nonché dei professori Maurizio CUMO e Marco Enrico RICOTTI, quali componenti designati dal Ministro dello sviluppo economico, e del consigliere Michele CORRADINO e del dottor Stefano DAMBRUOSO, quali componenti designati dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.
Il Consiglio ha poi deliberato, su proposta del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Giancarlo Galan, la nomina del signor Tiziano ZIGIOTTO a Presidente dell’Istituto nazionale di economia agraria–INEA, nonché del professor Mario COLOMBO a Presidente dell’Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione- INRAN.
Il Consiglio ha altresì esaminato talune leggi regionali, ai sensi dell’art. 127 della Costituzione.
La seduta ha avuto termine alle ore 12,10.
Consiglio dei Ministri n. 113
5 Novembre 2010
La Presidenza del Consiglio dei Ministri comunica:
il Consiglio dei Ministri si è riunito oggi, alle ore 10,10 a Palazzo Chigi, sotto la presidenza del Presidente, Silvio Berlusconi,
Segretario, il Sottosegretario di Stato alla Presidenza, Gianni Letta.
Il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legge, su proposta del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e del Ministro dell’interno, Roberto Maroni, che contiene diverse disposizioni in materia di sicurezza pubblica. Al fine di proseguire nel percorso avviato nel primo Consiglio dei Ministri, svolto a Napoli il 23 maggio 2008, e di rafforzare ulteriormente il sistema complessivo della sicurezza pubblica, il Governo ha varato, tra le altre, le seguenti misure:
- reintrodotto l’istituto del cosiddetto arresto in flagranza differita, che consente l’arresto, entro 48 ore dagli eventi, di chi commette reati nel corso di manifestazioni sportive, sulla scorta di riprese video;
- ampliati i compiti e rafforzata la tutela penale degli incaricati del controllo negli stadi;
- potenziata l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata;
- rafforzata l’attività delle Forze di polizia all’estero e lo scambio di informazioni attraverso l’istituzione del Comitato per la programmazione strategica per la cooperazione internazionale di polizia (COPSCIP);
- affinate le norme introdotte con il Piano straordinario antimafia mediante disposizioni interpretative ed attuative;
- rafforzata l’azione dei sindaci, previa intesa con il prefetto, per assicurare il concorso delle Forze di polizia all’attuazione delle ordinanze in materia di sicurezza urbana;
- consentita la confisca delle cose utilizzate per commettere illeciti amministrativi anche in caso di pagamento in misura ridotta della sanzione pecuniaria.
L’intervento del Governo in materia di sicurezza pubblica è stato completato e rafforzato da un disegno di legge, approvato su proposta del Ministro Maroni, che, fra l’altro:
- in materia di potenziamento dell’attività di contrasto alla criminalità organizzata: consente alla Magistratura ed alle Forze di polizia l’immediato utilizzo delle autovetture sequestrate dall’autorità giudiziaria;
- in materia di sicurezza urbana: prevede la possibilità di applicare le misure di prevenzione (per esempio il foglio di via) anche a chi esercita la prostituzione violando le ordinanze dei sindaci;
- in materia di immigrazione: prevede una delega al Governo per ridefinire le procedure di rinnovo del permesso di soggiorno, attraverso l’affidamento della competenza agli enti locali, in un’ottica di semplificazione e di ottimizzazione delle risorse; introduce l’espulsione del cittadino comunitario per motivi di ordine pubblico se questi permane sul territorio in violazione delle prescrizioni previste dalla direttiva europea sulla libera circolazione dei cittadini comunitari;
- in materia di carta d’identità elettronica: ponendo fine alla fase di sperimentazione, durata circa 10 anni, disciplina la nuova carta quale documento di identificazione e di sicurezza di tutti i cittadini sin dalla nascita, coerente con gli standard internazionali;
- in materia di accesso alla rete Wi.Fi: prevede il superamento delle restrizioni al libero accesso alla rete contenute nel cosiddetto “decreto Pisanu”, mantenendo tuttavia adeguati standard di sicurezza.
E’ stato altresì avviato l’esame di un provvedimento urgente, relativo alla riorganizzazione del sistema di smaltimento dei rifiuti solidi urbani in Campania, che disporrà la soppressione di alcuni siti già previsti dalla normativa vigente e la realizzazione di strutture destinate al conferimento di rifiuti, nonché procedure acceleratorie per la realizzazione dei termovalorizzatori di Salerno e di Napoli.
Il Sottosegretario Guido Bertolaso ha informato il Consiglio in merito alla grave situazione che la protezione civile ha dovuto affrontare dal 31 ottobre al 3 novembre scorsi in alcune Regioni a causa della violentissima perturbazione atmosferica che ha provocato numerose vittime e gravi danni ambientali in vaste aree del Paese. Il Sottosegretario ha esposto l’attività svolta sin dalle prime ore dell’emergenza dal Sistema nazionale di Protezione civile per fronteggiare le numerose aree di crisi, che ha consentito di assistere in tempo reale la popolazione colpita.. In particolare, Bertolaso ha ricordato il massiccio impiego dei Vigili del fuoco, del Genio militare e delle altre Forze armate, nonché delle Forze dell’ordine, dei volontari e delle colonne mobili regionali (per un totale di circa 10 mila unità), confluite in particolare nelle province di Verona, Vicenza e Padova, dove sono tuttora in corso le operazioni di ripristino delle condizioni di normalità. Il Consiglio dei Ministri ha pertanto deliberato lo stato d’emergenza per le Regioni Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Liguria e Calabria, nonchè per le Province di Lucca e Massa-Carrara, oltre ad un primo stanziamento per le iniziative di massima urgenza di 20 milioni di euro. Con ordinanza del Presidente del Consiglio, già in fase di elaborazione, saranno nominati i Commissari responsabili della gestione delle risorse e definiti gli interventi e le agevolazioni per rimuovere i disagi della popolazione interessata.
Il Presidente Berlusconi ha ringraziato Bertolaso per l’opera svolta, con la consueta efficacia e tempestività, in queste ultime drammatiche circostanze, esprimendo allo stesso l’apprezzamento, la stima e la riconoscenza del Governo nel momento in cui, andando in pensione, lascia la Protezione civile, alla quale si è dedicato per tanti anni con competenza, con passione e con esemplare spirito di dedizione, facendo della Protezione civle italiana un modello ammirato in Europa. Il Consiglio, all’unanimità, si è associato al ringraziamento del Presidente Berlusconi e ha tributato al dottor Bertolaso un caldo e prolungato applauso.
Il Ministro per le politiche europee, Andrea Ronchi, ha illustrato la Strategia per l’Unione europea 2020, Programma nazionale di riforma, il cui esame era stato avviato dal Consiglio la scorsa settimana. In versione preliminare, come previsto dalle decisioni del Consiglio europeo, verrà inviato alle Camere, che potranno esprimere la propria opinione, nonchè alla Commissione europea entro il 12 novembre. La Commissione europea esprimerà le proprie valutazioni sul documento nel corso del mese di dicembre. La versione definitiva del documento verrà presentata all’Unione europea nel mese di aprile del 2011 insieme al Programma di stabilità, nel quadro del nuovo ciclo di programmazione del “Semestre europeo”. Il testo è stato redatto dalla Segreteria del Comitato interministeriale per gli affari comunitari europei-CIACE, del Dipartimento delle poltiche comunitarie.
Il Sottosegretario Carlo Giovanardi (appositamente invitato) ha illustrato le linee direttrici dello svolgimento della Conferenza nazionale della famiglia, che avrà luogo a Milano dall’8 al 10 novembre prossimi.
Il Ministro per le riforme per il federalismo, Umberto Bossi, ha riferito al Consiglio, che ne ha preso atto, circa i motivi per cui non è stata raggiunta l’intesa in Conferenza unificata sullo schema di decreto legislativo recante disposizioni in materia di federalismo fiscale municipale; pertanto, a norma di quanto previsto dalla legge di delega sul federalismo fiscale, verrà trasmessa al Parlamento la Relazione che ne illustra i motivi.
In considerazione della verifica positiva sugli adempimenti e ferma restando la facoltà di recupero, il Consiglio ha autorizzato l’erogazione, a titolo di anticipazione, di fondi in favore delle Regioni Lazio e Campania, ai fini del rientro dai deficit sanitari.
Il Presidente Berlusconi ha comunicato al Consiglio che invierà al Parlamento, ai fini dell’acquisizione del parere vincolante delle Commissioni, la proposta di nomina del Presidente e dei componenti dell’Agenzia nazionale per la sicurezza nucleare. Il Consiglio ha collegialmente concordato sulla proposta del professor Umberto VERONESI quale Presidente dell’Agenzia, nonché dei professori Maurizio CUMO e Marco Enrico RICOTTI, quali componenti designati dal Ministro dello sviluppo economico, e del consigliere Michele CORRADINO e del dottor Stefano DAMBRUOSO, quali componenti designati dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.
Il Consiglio ha poi deliberato, su proposta del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Giancarlo Galan, la nomina del signor Tiziano ZIGIOTTO a Presidente dell’Istituto nazionale di economia agraria–INEA, nonché del professor Mario COLOMBO a Presidente dell’Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione- INRAN.
Il Consiglio ha altresì esaminato talune leggi regionali, ai sensi dell’art. 127 della Costituzione.
La seduta ha avuto termine alle ore 12,10.
Etichette:
Sicurezza
giovedì 4 novembre 2010
Commemorazione del 4 novembre - Giorno dell'Unità Nazionale e Giornata delle Forze Armate.
Commemorazione del 4 novembre - Giorno dell'Unità Nazionale e Giornata delle Forze Armate.
Roma, 04 novembre 2010
Le celebrazioni del 4 novembre ''Giorno dell'Unità Nazionale'' e ''Giornata delle Forze Armate'', sono iniziate alle ore 09.00, con la cerimonia dell'alzabandiera e la deposizione di una corona di alloro al Sacello del Milite Ignoto presso l'Altare della Patria, da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano accompagnato dal Ministro della Difesa Ignazio La Russa.
Alla cerimonia erano presenti i Presidenti del Senato e della Camera, Renato Schifani e Gianfranco Fini, il Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi, il Presidente della Corte Costituzionale Francesco Amirante, il Capo di Stato Maggiore della Difesa Gen. Vincenzo Camporini, Autorità politiche, civili, religiose ed i Vertici delle Forze Armate.
Il discorso del Presidente della Repubblica Italiana
"Orgogliosi dell'impegno delle Forze Armate per un mondo più stabile, pacifico e sicuro"
Orgoglio per l'operato delle Forze Armate è stato espresso dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel corso della cerimonia di consegna delle decorazioni dell'Ordine Militare d'Italia, celebrata al Quirinale in occasione del 4 novembre Giorno dell'Unità Nazionale e Giornata delle Forze Armate.
Il Presidente della Repubblica si è rivolto ai militari italiani che oggi hanno ricevuto le onorificenze "riconoscendone l'impegno e la professionalità e ringraziandoli, anche a nome del Paese, per i progressi che i loro contributi hanno permesso di compiere verso un mondo più stabile, pacifico e sicuro".
Il Capo dello Stato ha altresì rilevato che i premiati rappresentano tutti i militari italiani "che in questo stesso momento operano nelle aree di crisi con perizia, abnegazione ed entusiasmo". Rivolgendosi anche a quei soldati, marinai, avieri, carabinieri, finanzieri, il Presidente Napolitano ha affermato: "Siamo orgogliosi di quanto essi fanno ogni giorno, in nome del nostro Paese e della Comunità Internazionale".
Il Presidente ha richiamato l'impegno delle nostre Forze Armate in Afghanistan "insieme a quelle di altri 47 Stati sovrani, nel quadro dei dispositivi di intervento messi in campo da queste Istituzioni e sulla base di decisioni consensuali assunte nel loro ambito". "L'evidenza di questa concertazione e il supporto delle Autorità afghane democraticamente elette, insieme alla fondamentale rilevanza degli obiettivi perseguiti, sono - ha sottolineato il Presidente - le prove inconfutabili della legittimità e della valenza del nostro impegno".
"L'intervento italiano si realizza nel pieno rispetto dei principi e delle circostanze stabiliti dall'articolo 11 della nostra Costituzione". "Siamo in Afghanistan - ha detto - non per recare offesa alla libertà di un altro popolo né per risolvere con la guerra una controversia, ma per rispondere all'appello di quelle Organizzazioni Internazionali impegnate ad assicurare la pace e la giustizia fra le Nazioni cui la Costituzione fa esplicito riferimento". E "le dolorosissime perdite di giovani vite che abbiamo dovuto sopportare, al pari di tutti i grandi Paesi partecipanti alla missione, ci inducono non a desistere ma a persistere nel nostro impegno, a moltiplicare i nostri sforzi per onorare quei ragazzi e dare il significato più alto al loro sacrificio raccogliendone i frutti".
Per il Presidente Napolitano, "la dura realtà delle aree di crisi e innanzitutto la necessità di conseguire al più presto risultati di stabilizzazione e normalizzazione in Afghanistan, ci impongono di continuare a procedere nell'aggiornamento delle strategie, delle strutture e delle capacità operative delle forze di sicurezza che le incognite e i mutamenti del contesto internazionale obbiettivamente richiedono".
Il Capo dello Stato ha quindi rilevato che "le Forze Armate italiane hanno intrapreso da tempo, pur nei limiti imposti dalle ridotte risorse a disposizione, un significativo processo di razionalizzazione, volto a mettere in campo capacità operative più idonee rispetto alle effettive minacce da fronteggiare negli attuali scenari di impiego, garantendo altresì la continuità del reclutamento e delle attività addestrative, così come il mantenimento in efficienza dei mezzi e il loro costante adeguamento ad esigenze come quelle, sempre primarie, relative alla protezione del personale militare impegnato nelle missioni internazionali e alla sicurezza delle popolazioni civili coinvolte". "Credo - ha aggiunto - sia dovere di tutte le Istituzioni del Paese e di ogni cittadino sostenere la Difesa nella realizzazione di questo grande progetto".
Il Presidente Napolitano ha quindi rinnovato "l'omaggio alle Forze Armate come struttura portante, insieme ad altre, dello Stato democratico. Quello Stato nazionale unitario, nato 150 anni fa, che deve restare - sulla base dei principi e delle istituzioni di cui la Costituzione repubblicana ci ha offerto il compiuto disegno - punto di riferimento e di continuità per tutti i cittadini al di là di ogni tensione politica e di ogni fase critica".
Il Presidente Napolitano ha consegnato le decorazioni dell'Ordine Militare d'Italia conferite nel 2010
Successivamente, il Ministro della Difesa si è recato alla Sinagoga dove, ricevuto dal Presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna, dal Rabbino Capo Riccardo Segni e dal Presidente della Comunità Ebraica di Roma Riccardo Pacifici, ha deposto una corona alla lapide dei Caduti della Grande Guerra.
Il Ministro La Russa si è quindi recato al Palazzo del Quirinale, per prendere parte alla cerimonia di consegna, da parte del Presidente della Repubblica, delle onorificenze dell'Ordine Militare d'Italia ai militari che si sono particolarmente distinti per l'impegno, la professionalità ed il coraggio dimostrati nell'assolvere il proprio incarico, in situazioni critiche e anche a rischio della loro stessa vita.
Roma, 04 novembre 2010
Le celebrazioni del 4 novembre ''Giorno dell'Unità Nazionale'' e ''Giornata delle Forze Armate'', sono iniziate alle ore 09.00, con la cerimonia dell'alzabandiera e la deposizione di una corona di alloro al Sacello del Milite Ignoto presso l'Altare della Patria, da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano accompagnato dal Ministro della Difesa Ignazio La Russa.
Alla cerimonia erano presenti i Presidenti del Senato e della Camera, Renato Schifani e Gianfranco Fini, il Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi, il Presidente della Corte Costituzionale Francesco Amirante, il Capo di Stato Maggiore della Difesa Gen. Vincenzo Camporini, Autorità politiche, civili, religiose ed i Vertici delle Forze Armate.
Il discorso del Presidente della Repubblica Italiana
"Orgogliosi dell'impegno delle Forze Armate per un mondo più stabile, pacifico e sicuro"
Orgoglio per l'operato delle Forze Armate è stato espresso dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel corso della cerimonia di consegna delle decorazioni dell'Ordine Militare d'Italia, celebrata al Quirinale in occasione del 4 novembre Giorno dell'Unità Nazionale e Giornata delle Forze Armate.
Il Presidente della Repubblica si è rivolto ai militari italiani che oggi hanno ricevuto le onorificenze "riconoscendone l'impegno e la professionalità e ringraziandoli, anche a nome del Paese, per i progressi che i loro contributi hanno permesso di compiere verso un mondo più stabile, pacifico e sicuro".
Il Capo dello Stato ha altresì rilevato che i premiati rappresentano tutti i militari italiani "che in questo stesso momento operano nelle aree di crisi con perizia, abnegazione ed entusiasmo". Rivolgendosi anche a quei soldati, marinai, avieri, carabinieri, finanzieri, il Presidente Napolitano ha affermato: "Siamo orgogliosi di quanto essi fanno ogni giorno, in nome del nostro Paese e della Comunità Internazionale".
Il Presidente ha richiamato l'impegno delle nostre Forze Armate in Afghanistan "insieme a quelle di altri 47 Stati sovrani, nel quadro dei dispositivi di intervento messi in campo da queste Istituzioni e sulla base di decisioni consensuali assunte nel loro ambito". "L'evidenza di questa concertazione e il supporto delle Autorità afghane democraticamente elette, insieme alla fondamentale rilevanza degli obiettivi perseguiti, sono - ha sottolineato il Presidente - le prove inconfutabili della legittimità e della valenza del nostro impegno".
"L'intervento italiano si realizza nel pieno rispetto dei principi e delle circostanze stabiliti dall'articolo 11 della nostra Costituzione". "Siamo in Afghanistan - ha detto - non per recare offesa alla libertà di un altro popolo né per risolvere con la guerra una controversia, ma per rispondere all'appello di quelle Organizzazioni Internazionali impegnate ad assicurare la pace e la giustizia fra le Nazioni cui la Costituzione fa esplicito riferimento". E "le dolorosissime perdite di giovani vite che abbiamo dovuto sopportare, al pari di tutti i grandi Paesi partecipanti alla missione, ci inducono non a desistere ma a persistere nel nostro impegno, a moltiplicare i nostri sforzi per onorare quei ragazzi e dare il significato più alto al loro sacrificio raccogliendone i frutti".
Per il Presidente Napolitano, "la dura realtà delle aree di crisi e innanzitutto la necessità di conseguire al più presto risultati di stabilizzazione e normalizzazione in Afghanistan, ci impongono di continuare a procedere nell'aggiornamento delle strategie, delle strutture e delle capacità operative delle forze di sicurezza che le incognite e i mutamenti del contesto internazionale obbiettivamente richiedono".
Il Capo dello Stato ha quindi rilevato che "le Forze Armate italiane hanno intrapreso da tempo, pur nei limiti imposti dalle ridotte risorse a disposizione, un significativo processo di razionalizzazione, volto a mettere in campo capacità operative più idonee rispetto alle effettive minacce da fronteggiare negli attuali scenari di impiego, garantendo altresì la continuità del reclutamento e delle attività addestrative, così come il mantenimento in efficienza dei mezzi e il loro costante adeguamento ad esigenze come quelle, sempre primarie, relative alla protezione del personale militare impegnato nelle missioni internazionali e alla sicurezza delle popolazioni civili coinvolte". "Credo - ha aggiunto - sia dovere di tutte le Istituzioni del Paese e di ogni cittadino sostenere la Difesa nella realizzazione di questo grande progetto".
Il Presidente Napolitano ha quindi rinnovato "l'omaggio alle Forze Armate come struttura portante, insieme ad altre, dello Stato democratico. Quello Stato nazionale unitario, nato 150 anni fa, che deve restare - sulla base dei principi e delle istituzioni di cui la Costituzione repubblicana ci ha offerto il compiuto disegno - punto di riferimento e di continuità per tutti i cittadini al di là di ogni tensione politica e di ogni fase critica".
Il Presidente Napolitano ha consegnato le decorazioni dell'Ordine Militare d'Italia conferite nel 2010
Successivamente, il Ministro della Difesa si è recato alla Sinagoga dove, ricevuto dal Presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna, dal Rabbino Capo Riccardo Segni e dal Presidente della Comunità Ebraica di Roma Riccardo Pacifici, ha deposto una corona alla lapide dei Caduti della Grande Guerra.
Il Ministro La Russa si è quindi recato al Palazzo del Quirinale, per prendere parte alla cerimonia di consegna, da parte del Presidente della Repubblica, delle onorificenze dell'Ordine Militare d'Italia ai militari che si sono particolarmente distinti per l'impegno, la professionalità ed il coraggio dimostrati nell'assolvere il proprio incarico, in situazioni critiche e anche a rischio della loro stessa vita.
Etichette:
Celebrazioni
ALEMANNO: Serve un Pdl federalista
ALEMANNO: Serve un Pdl federalista
"Non possiamo essere promotori della riforma federale dello Stato, fortemente voluta dalla Lega ma anche da noi, ed essere poi un partito centralista. Ritengo che serva un partito tendenzialmente federalista".
Lo ha affermato il sindaco di Roma Gianni Alemanno, nel suo intervento alla direzione nazionale del Pdl: "Il Pdl non e’ fallito e non e’ un progetto individualista. Mi e’ piaciuto il ragionamento di Berlusconi il solito combattente".
BONDI: Premier deludente? Bocchino non ha ascoltato il discorso
"Dire che quello di Berlusconi è stato un discorso deludente significa non averlo ascoltato".
Così si e’ espresso il coordinatore nazionale del Pdl Sandro Bondi, replicando al capogruppo di Fli alla Camera Italo Bocchino, che aveva giudicato negativamente l’intervento del premier alla Direzione del Pdl. "Forse Bocchino ha bisogno di un po’ di tempo per capire meglio l’importanza dei contenuti del discorso di Berlusconi".
VERDINI: Stop agli individualismi, dobbiamo essere una squadra
"I nostri avversari sono all’esterno: dentro il Pdl nella maggioranza non ce ne sono. Ci possono essere voci e opinioni diverse. Abbiamo ricevuto critiche pesanti, anche da dentro il partito che non ci hanno permesso di vedere quello che e’ accaduto in Parlamento.
Abbiamo subito una scissione dolorosa, ma ricordo che il Pd ha perso 20 deputati e l’Idv 4. Lo stesso e’ accaduto agli amici dell’Udc". Lo ha affermato il Coordinatore nazionale del Pdl, Denis Verdini, alla Direzione nazionale: "Il richiamo di Berlusconi e’ alla coesione e non ci si puo’ esimere. Mettiamoci intorno ad un tavolo e superiamo le divisioni. Facciamo un passo indietro dall’individualismo, siamo una squadra".
CICCHITTO: C'e' una nube tossica che offusca i fatti del governo
"Nella riunione della direzione nazionale si cercheremo di mettere le cose a posto, parleremo delle cose del paese, di quello che il governo ha fatto e di quello che c’e’ da fare, del rilancio del Pdl nella sua organizzazione territoriale, in modo che ad un leader che e’ forte e carismatico corrisponda un partito unito nelle sue componenti".
Lo ha affermato il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, intervenendo alla trasmissione ’La telefonata’ di Maurizio Belpietro, lamentando che gli attacchi mediatici contro il premier offuscano con "una nube tossica" quanto fatto dal governo.
FRATTINI: L'immagine dell'Italia all'estero sporcata dai nemici del nostro Paese
"C’e’ una rete nel mondo di nemici dell’Italia che vogliono il male dell’Italia, costituita in gran parte di italiani, che per mettere sotto attacco il presidente del consiglio non esitano a diffondere immagini false".
Lo ha affermato il ministro degli Esteri Franco Frattini, nel suo intervento alla direzione del Pdl, sottolineando che, complici i media stranieri, vengono diffuse notizie e immagini false. "Tutto questo viene fatto per colpire il governo. Il risultato e’ che viene danneggiata l’immagine del nostro Paese, provocando danni ai cittadini a alle imprese. E’ accaduto con le immagini sui rifiuti di Napoli. Sono state diffuse immagini che hanno fatto il giro del mondo, facendo molta confusione. Decine di milioni di persone nel mondo hanno creduto che a Napoli noi fossimo ricaduti nella situazione di due anni fa, che ci era stata lasciata in eredita’ dalla sinistra. Sarebbe il caso di avere la forza di costruire una grande rete internazionale di amici dell’Italia nel mondo".
"Non possiamo essere promotori della riforma federale dello Stato, fortemente voluta dalla Lega ma anche da noi, ed essere poi un partito centralista. Ritengo che serva un partito tendenzialmente federalista".
Lo ha affermato il sindaco di Roma Gianni Alemanno, nel suo intervento alla direzione nazionale del Pdl: "Il Pdl non e’ fallito e non e’ un progetto individualista. Mi e’ piaciuto il ragionamento di Berlusconi il solito combattente".
BONDI: Premier deludente? Bocchino non ha ascoltato il discorso
"Dire che quello di Berlusconi è stato un discorso deludente significa non averlo ascoltato".
Così si e’ espresso il coordinatore nazionale del Pdl Sandro Bondi, replicando al capogruppo di Fli alla Camera Italo Bocchino, che aveva giudicato negativamente l’intervento del premier alla Direzione del Pdl. "Forse Bocchino ha bisogno di un po’ di tempo per capire meglio l’importanza dei contenuti del discorso di Berlusconi".
VERDINI: Stop agli individualismi, dobbiamo essere una squadra
"I nostri avversari sono all’esterno: dentro il Pdl nella maggioranza non ce ne sono. Ci possono essere voci e opinioni diverse. Abbiamo ricevuto critiche pesanti, anche da dentro il partito che non ci hanno permesso di vedere quello che e’ accaduto in Parlamento.
Abbiamo subito una scissione dolorosa, ma ricordo che il Pd ha perso 20 deputati e l’Idv 4. Lo stesso e’ accaduto agli amici dell’Udc". Lo ha affermato il Coordinatore nazionale del Pdl, Denis Verdini, alla Direzione nazionale: "Il richiamo di Berlusconi e’ alla coesione e non ci si puo’ esimere. Mettiamoci intorno ad un tavolo e superiamo le divisioni. Facciamo un passo indietro dall’individualismo, siamo una squadra".
CICCHITTO: C'e' una nube tossica che offusca i fatti del governo
"Nella riunione della direzione nazionale si cercheremo di mettere le cose a posto, parleremo delle cose del paese, di quello che il governo ha fatto e di quello che c’e’ da fare, del rilancio del Pdl nella sua organizzazione territoriale, in modo che ad un leader che e’ forte e carismatico corrisponda un partito unito nelle sue componenti".
Lo ha affermato il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, intervenendo alla trasmissione ’La telefonata’ di Maurizio Belpietro, lamentando che gli attacchi mediatici contro il premier offuscano con "una nube tossica" quanto fatto dal governo.
FRATTINI: L'immagine dell'Italia all'estero sporcata dai nemici del nostro Paese
"C’e’ una rete nel mondo di nemici dell’Italia che vogliono il male dell’Italia, costituita in gran parte di italiani, che per mettere sotto attacco il presidente del consiglio non esitano a diffondere immagini false".
Lo ha affermato il ministro degli Esteri Franco Frattini, nel suo intervento alla direzione del Pdl, sottolineando che, complici i media stranieri, vengono diffuse notizie e immagini false. "Tutto questo viene fatto per colpire il governo. Il risultato e’ che viene danneggiata l’immagine del nostro Paese, provocando danni ai cittadini a alle imprese. E’ accaduto con le immagini sui rifiuti di Napoli. Sono state diffuse immagini che hanno fatto il giro del mondo, facendo molta confusione. Decine di milioni di persone nel mondo hanno creduto che a Napoli noi fossimo ricaduti nella situazione di due anni fa, che ci era stata lasciata in eredita’ dalla sinistra. Sarebbe il caso di avere la forza di costruire una grande rete internazionale di amici dell’Italia nel mondo".
Etichette:
Attualità
RATING INTERNAZIONALE. ITALIA PROMOSSA: merito del governo che c'è
RATING INTERNAZIONALE. ITALIA PROMOSSA: merito del governo che c'è
Standard & Poor’s, la principale delle tre agenzie di rating, ha emesso le pagelle per il governo italiano e lo ha promosso a pieni voti.
L’Italia mantiene la A+ per ciò che riguarda il debito a lungo termine, mentre sul breve ottiene A-1+, dato che ci accomuna ai maggiori Paesi Europei, Germania compresa, agli Stati Uniti e al Giappone. Chi acquista titoli pubblici italiani non rischia nulla. E’ come se comprasse Bund tedeschi, Oat francesi e Bond americani.
La previsione, è “stabile”, a differenza per esempio di Gran Bretagna e Giappone, per i quali è “negativo”, per non parlar dei Paesi europei a rischio, Spagna, Irlanda, Portogallo e Grecia. In effetti gli unici Paesi, tra i maggiori, per i quali S&P ha emesso un outlook stabile sono Germania, Francia, Italia, Usa, Cina e Russia.
Colpisce la nota che accompagna il rating, questa volta più lunga e dettagliata del solito: “Le prospettive stabili sull’Italia riflettono le aspettative che il governo proseguirà nel biennio 2011-2013 con il programma di consolidamento del debito incentrato sul contenimento della spesa pubblica”. Insomma: secondo chi valuta le azioni dei governi ed il loro impatto sui mercati e sull’economia in generale, quanto messo in campo dall’Italia in questi due anni e mezzo è stato esattamente ciò che andava fatto. La messa in sicurezza dei conti innanzi tutto, la riduzione o il consolidamento del debito e l’attenzione al deficit, le ricette di Berlusconi e Tremonti, si sono rivelati vincenti.
Ancora più significativo è il giudizio sul futuro. “Se il governo potesse realizzare un consolidamento del debito più forte, questo potrebbe portarci a considerare un aumento del rating a lungo termine, così come un perseguimento delle riforme strutturali finalizzate al miglioramento della competitività”. Standard & Poor’s in altre parole si augura che il governo mantenga e intensifichi la propria azione riformatrice. E perché non vi siano dubbi su quale tipo di governo possa farlo, aggiunge: “Se l’instabilità politica dovesse impedire l’implementazione del programma corrente non si esclude una possibile pressione al ribasso del rating”.
Molto raramente le agenzie di rating si avventurano in valutazioni politiche così dirette. In pratica Standard & Poor dice: “Avete fatto bene finora. Continuate così e vi alzeremo il voto” (dopo molti anni, ndr). “L’instabilità politica e un cambio di guida e di programma porterebbero al contrario ad una brutta pagella”. Con le conseguenze immaginabili sui titoli pubblici, sui mercati e sull’economia.
Inoltre, stando ai dati dell’agenzia, la nostra produzione industriale ha segnato un +9,5% contro una media dell’euro zona pari al 7,9%, il 4,2% del Regno Unito e il 6% degli Usa. Siamo sopra la Francia che cresce con un +3,2%, e poco sotto la Germania +10,7%.
Morale: e questo sarebbe il governo che “non ha fatto nulla”? Quello al quale – ultime esternazioni di Bersani – “l’Europa ride dietro?”. Questa sarebbe l’Italia che ha necessità di un governo tecnico o di emergenza? La verità è opposta: il Paese ha bisogno di stabilità, di andare avanti, e di farlo esattamente con questo programma, queste riforme e questo esecutivo. L’opposizione si nutre di bunga bunga e tenta di colpire il premier con iniziative giudiziarie e l’agenzia di rating Standard and Poor’s promuove l’economia del nostro paese attribuendo i meriti all’azione del nostro governo. C’è di che riflettere...
Standard & Poor’s, la principale delle tre agenzie di rating, ha emesso le pagelle per il governo italiano e lo ha promosso a pieni voti.
L’Italia mantiene la A+ per ciò che riguarda il debito a lungo termine, mentre sul breve ottiene A-1+, dato che ci accomuna ai maggiori Paesi Europei, Germania compresa, agli Stati Uniti e al Giappone. Chi acquista titoli pubblici italiani non rischia nulla. E’ come se comprasse Bund tedeschi, Oat francesi e Bond americani.
La previsione, è “stabile”, a differenza per esempio di Gran Bretagna e Giappone, per i quali è “negativo”, per non parlar dei Paesi europei a rischio, Spagna, Irlanda, Portogallo e Grecia. In effetti gli unici Paesi, tra i maggiori, per i quali S&P ha emesso un outlook stabile sono Germania, Francia, Italia, Usa, Cina e Russia.
Colpisce la nota che accompagna il rating, questa volta più lunga e dettagliata del solito: “Le prospettive stabili sull’Italia riflettono le aspettative che il governo proseguirà nel biennio 2011-2013 con il programma di consolidamento del debito incentrato sul contenimento della spesa pubblica”. Insomma: secondo chi valuta le azioni dei governi ed il loro impatto sui mercati e sull’economia in generale, quanto messo in campo dall’Italia in questi due anni e mezzo è stato esattamente ciò che andava fatto. La messa in sicurezza dei conti innanzi tutto, la riduzione o il consolidamento del debito e l’attenzione al deficit, le ricette di Berlusconi e Tremonti, si sono rivelati vincenti.
Ancora più significativo è il giudizio sul futuro. “Se il governo potesse realizzare un consolidamento del debito più forte, questo potrebbe portarci a considerare un aumento del rating a lungo termine, così come un perseguimento delle riforme strutturali finalizzate al miglioramento della competitività”. Standard & Poor’s in altre parole si augura che il governo mantenga e intensifichi la propria azione riformatrice. E perché non vi siano dubbi su quale tipo di governo possa farlo, aggiunge: “Se l’instabilità politica dovesse impedire l’implementazione del programma corrente non si esclude una possibile pressione al ribasso del rating”.
Molto raramente le agenzie di rating si avventurano in valutazioni politiche così dirette. In pratica Standard & Poor dice: “Avete fatto bene finora. Continuate così e vi alzeremo il voto” (dopo molti anni, ndr). “L’instabilità politica e un cambio di guida e di programma porterebbero al contrario ad una brutta pagella”. Con le conseguenze immaginabili sui titoli pubblici, sui mercati e sull’economia.
Inoltre, stando ai dati dell’agenzia, la nostra produzione industriale ha segnato un +9,5% contro una media dell’euro zona pari al 7,9%, il 4,2% del Regno Unito e il 6% degli Usa. Siamo sopra la Francia che cresce con un +3,2%, e poco sotto la Germania +10,7%.
Morale: e questo sarebbe il governo che “non ha fatto nulla”? Quello al quale – ultime esternazioni di Bersani – “l’Europa ride dietro?”. Questa sarebbe l’Italia che ha necessità di un governo tecnico o di emergenza? La verità è opposta: il Paese ha bisogno di stabilità, di andare avanti, e di farlo esattamente con questo programma, queste riforme e questo esecutivo. L’opposizione si nutre di bunga bunga e tenta di colpire il premier con iniziative giudiziarie e l’agenzia di rating Standard and Poor’s promuove l’economia del nostro paese attribuendo i meriti all’azione del nostro governo. C’è di che riflettere...
Etichette:
Economia
BERLUSCONI: Noi non faremo nessun passo indietro ma faremo cinque passi avanti
BERLUSCONI: Noi non faremo nessun passo indietro ma faremo cinque passi avanti
Riportiamo il discorso del Presidente Silvio Berlusconi alla Direzione Nazionale del Popolo della Libertà di Roma il 4 novembre 2010
Care amiche e cari amici,
lasciatemi dire subito una cosa che ho nel cuore, una cosa che ho già detto quasi un anno fa quando sono stato ferito in piazza Duomo a Milano, una cosa che rispecchia i miei sentimenti di uomo prima ancora che di imprenditore prestato alla politica: l’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio.
E’ stato per amore del mio Paese che 16 anni fa sono sceso in politica, per salvarlo dalle forze illiberali. Ed è per amore della libertà che continuo a impegnarmi per il bene dell’Italia e a resistere a tutti gli attacchi infondati che mi vengono quotidianamente rivolti, e continuerò a farlo finché gli italiani che amano la libertà e che mi hanno dato la responsabilità di rappresentarli me lo chiederanno.
I nostri avversari sanno perfettamente che la mia presenza in politica è per loro un ostacolo insuperabile per il raggiungimento del potere. Per questo mi attaccano in modo indegno ed abbietto. Ma, voglio che sappiano che le campagne di fango e le aggressioni mediatiche fondate sulla menzogna che mi vengono rovesciate addosso da tanti anni non mi fermeranno. Se lo facessi tradirei la fiducia di quei milioni di italiani che mi hanno liberamente affidato il mandato di governare il Paese. Significherebbe anteporre alla sovranità del popolo un altro primato, un primato anomalo, un primato che non ha nessun fondamento nelle regole della democrazia: mi riferisco al primato di quei poteri che per interessi di casta o solo personali, con espedienti costruiti ad arte in certe procure, mi muovono attacchi gravi quanto immotivati, non suffragati dai fatti, ma fondati sul nulla, o peggio sull’invidia e sull’odio.
Questi poteri consolidati e radicati da troppi anni nelle stanze dei Palazzi e di un vecchio ceto politico ripetono come un ritornello all’unisono, con una sinistra senza guida e senza programmi, che il governo non sta facendo niente, che noi stiamo dimenticando gli interessi del Paese.
Ci rivolgono questa falsa accusa di immobilismo soltanto per sminuire i nostri risultati di governo. E’ una lotta senza quartiere, che noi combattiamo forti e sicuri del vostro sostegno e dei nostri fatti concreti, contro i loro veleni, contro le loro fabbriche inesauribili di falsità e di fango.
I nostri fatti sono incontestabili. Ci riferiamo anzitutto alle numerose emergenze ereditate dal governo della sinistra e da noi tempestivamente risolte.
Ci riferiamo alla crisi globale, la peggiore dal 1929, che abbiamo affrontato e superato anche grazie alle capacità di lavoro e di risparmio degli italiani, riscuotendo l’approvazione dell’Unione Europea e del Fondo Monetario Internazionale.
Ci riferiamo infine alle numerose riforme approvate dal nostro governo. (nostro fascicolo Due anni di governo)
In tutta la storia della Repubblica siamo il governo che ha fatto più di tutti gli altri, e lo abbiamo fatto in condizioni di oggettiva difficoltà a causa della crisi economica internazionale.
Mi limito a ricordare solo alcune delle cose fatte.
Pubblica amministrazione. Abbiamo contrastato con successo l’assenteismo, che si è ridotto del 35 per cento,
abbiamo introdotto il criterio del merito nel pubblico impiego,
abbiamo migliorato la qualità dei servizi e siamo a un passo dalla digitalizzazione dell’intera pubblica amministrazione: e questo significherà la semplificazione delle pratiche burocratiche a vantaggio dei cittadini e delle imprese. Più servizi, più qualità, meno costi e meno sprechi.
Scuola e Università. La sinistra e i sindacati ne avevano fatto un ammortizzatore sociale costoso e dequalificato. Noi abbiamo realizzato tre riforme fondamentali, quella della scuola primaria, quella della scuola secondaria e quella dell’università che è a un passo dal traguardo finale.
Questo governo ha avuto il coraggio di mettere mano alle incrostazioni stratificate che stavano uccidendo la nostra università. Abbiamo introdotto la qualità, la meritocrazia, la responsabilità. Per tutta risposta abbiamo visto i signori della sinistra, travestiti da contestatori, fare le barricate a difesa dello status quo, dei baroni e dei potentati. Non neghiamo che la difficile congiuntura internazionale ci ha impedito per il momento di destinare alla formazione dei nostri giovani tutte le risorse che avremmo voluto. Ma vi dico che arriveranno le risorse necessarie e che il dovere di razionalizzare la spesa ha consentito di sottolineare con ancor più vigore il carattere sistemico della nostra riforma. Perché non serve a nulla disporre di fiumi di denaro in assenza di un sistema efficiente e di efficaci strumenti di governance che consentano di spenderli bene. Uno degli obiettivi che dobbiamo porci, dunque, è quello di approvare subito e senza indugi la riforma dell’Università già votata dal Senato.
Fisco. Abbiamo abolito totalmente l’Ici sulla prima casa; abbiamo attuato un contrasto sistematico dell’evasione fiscale, con risultati che la sinistra si è rassegnata a non contestare più, tanto sono evidenti; abbiamo introdotto la cedolare secca sugli affitti e stiamo discutendo con le parti sociali una grande riforma del sistema fiscale, che ora non corrisponde più all’economia dei nostri tempi, essendo stato concepito ben 40 anni fa, quando internet non esisteva e la formazione dei redditi era completamente diversa da oggi.
Federalismo fiscale. Con questa riforma fiscale, che anticipa e si affianca a quella tributaria, abbiamo costruito le premesse di un sistema pubblico - Stato e autonomie locali - più rispettoso del denaro dei contribuenti.
Un sistema che non farà aumentare la pressione fiscale, ma anzi la ridurrà, e consentirà di avere servizi pubblici di qualità a costi standard eguali al Nord come al Sud, con un controllo più penetrante delle dichiarazioni dei redditi e un maggiore contrasto dell’evasione fiscale anche con l’aiuto dei comuni. Una riforma che non penalizzerà il Mezzogiorno, anzi sarà decisiva per il suo riscatto morale ed economico.
Giustizia. La riforma della Giustizia è una priorità per il Paese, e il Governo rivendica i risultati già ottenuti, come la normativa e il Codice antimafia, l’introduzione del reato di stalking, la riforma del processo civile e la digitalizzazione del sistema giustizia.
Sicurezza. Nessun governo ha mai ottenuto i nostri risultati nel contrasto della criminalità organizzata e delle mafie, con più di 15 miliardi di beni mobili e immobili sequestrati, 6.656 mafiosi arrestati, con una media di 8 arresti al giorno, 28 dei primi 30 latitanti più pericolosi arrestati. Per la prima volta si profila la possibilità di sconfiggere e di debellare per sempre la piaga della mafia e della criminalità organizzata.
Dietro quel che succede in questi giorni nessuno può escludere, molti possono immaginare, che ci sia anche la vendetta della malavita.
Immigrazione clandestina. Abbiamo ridotto gli sbarchi di oltre il 90 per cento e reso più facili le espulsioni di chi viene in Italia non per darci una mano, ma per delinquere. Era ciò che gli italiani volevano e noi l’abbiamo fatto.
Infrastrutture ed energia. Abbiamo riaperto i cantieri delle grandi opere che la sinistra e i falsi ambientalisti avevano chiuso, abbiamo realizzato l’alta velocità ferroviaria, abbiamo rilanciato il nucleare con importanti accordi internazionali. Sono tutti passi fondamentali per riportare l’Italia in linea con l’Europa.
Risale solo a quattordici giorni fa lo stanziamento da parte di questo governo di centodieci milioni di euro a sostegno di dieci settori tra cui motocicli, internet a banda larga, elettrodomestici ed eco-case.
Questi incentivi si aggiungono agli altri 190 milioni che il governo aveva già erogato ad aprile a sostegno delle imprese.
All’industria del turismo è stato finalmente riconosciuto il valore di asset strategico per la nostra economia: il codice del turismo, approvato nei giorni scorsi dal Consiglio dei Ministri, rappresenta una vera e propria riforma del settore, dalla parte del turista e delle aziende.
Per tutte le attività’ produttive, inoltre, grande valore rivestono le misure di semplificazione e sburocratizzazione, quali ad esempio la possibilità di aprire un’impresa in un solo giorno, rivolgendosi ad un unico interlocutore.
Il governo farà di tutto per assecondare la potenzialità di crescita delle piccole e medie imprese che sono i capisaldi della nostra economia.
Pensioni. Abbiamo realizzato, senza un’ora di sciopero, una riforma che in Europa viene considerata un modello. Altrove la stessa riforma delle pensioni ha penalizzato diversi Paesi.
Giovani e lavoro. La maggiore occupazione, soprattutto dei più giovani e nel Mezzogiorno, costituisce l’obiettivo primario di tutta la nostra politica di crescita economica nella stabilità di finanza pubblica. Il Piano triennale per il lavoro e il Programma per l’occupabilità dei giovani attraverso l’integrazione tra apprendimento e lavoro sono già in corso di attuazione e si realizzano compiutamente attraverso la leale collaborazione tra Stato e Regioni e la prosecuzione dell’intesa con le parti sociali. Rivolgiamo un sentito ringraziamento a tutte quelle organizzazioni sindacali che senza pregiudizi di carattere politico o ideologico hanno seguito la via del confronto costruttivo con il Governo e con le organizzazioni rappresentative dell’impresa. A loro promettiamo che continueremo ad operare per la crescita dei salari, collegata alla maggiore produttività del lavoro, anche attraverso l’incentivo della detassazione.
Difesa della vita e della famiglia. Abbiamo ribadito nel recente discorso al Parlamento che al centro di ogni nostra azione collochiamo la persona in sé e nelle sue proiezioni come la famiglia e la comunità di appartenenza. Noi riconosciamo la ricchezza della persona e questo ci porta a difendere innanzitutto il valore della vita quale bene primario. L’agenda bio-etica del governo ha puntualmente individuato gli ambiti dell’impegno istituzionale per l’accoglienza della nuova vita, la tutela della dignità della persona nelle condizioni di maggiore fragilità, il necessario collegamento tra la scienza e l’etica.
Il riordino delle agevolazioni fiscali e delle prestazioni assistenziali dovrà consentire la razionalizzazione dei sostegni alla famiglia in funzione soprattutto della natalità e, quindi, della consistenza del nucleo familiare.
Servizi pubblici. Come sapete, ci accusano di non avere fatto le liberalizzazioni. Ma non dicono che abbiamo fatto la riforma dei servizi pubblici gestiti dalle aziende municipalizzate, in attuazione di una direttiva europea: questo consentirà di introdurre non solo azionisti privati nelle aziende municipalizzate, ma soprattutto porterà maggiore efficienza, con l’obiettivo di ridurre i costi e le bollette per i cittadini.
Politica estera. La nostra diplomazia commerciale, quella che la sinistra chiama politica del cucù, unita alle missioni di pace e al ruolo personale del premier nei vertici internazionali, ci consentono di dire che l’Italia è di nuovo protagonista nel mondo.
Il nostro è un governo che non ha mai smesso di governare, che non è mai venuto meno ai propri doveri internazionali.
A Bruxelles abbiamo difeso con forza gli interessi italiani, ottenendo l’inserimento del risparmio privato e di altri indicatori rilevanti come la stabilità del sistema bancario tra gli elementi di valutazione dello stato di salute di un Paese. Questo consentirà all’Italia di salire nella graduatoria dei Paesi europei più virtuosi, ponendosi al secondo posto subito dopo la Germania e prima di Svezia, Gran Bretagna e Francia. Si tratta di una modifica di enorme rilievo. Eppure si continua a dire che non abbiamo fatto niente. Nonostante tre finanziarie rigorose e 13 distinti provvedimenti economici per fronteggiare la crisi, la sinistra continua a dire che non abbiamo fatto niente.
Potrei continuare ancora a lungo, ma non voglio abusare della vostra cortesia e della vostra pazienza.
Tra le tante cose fatte, non posso però scordare quella più importante a cui ho già accennato. Nel pieno di una crisi economica epocale, abbiamo messo in sicurezza i conti pubblici, abbiamo salvaguardato la coesione sociale e abbiamo tutelato i posti di lavoro con una quantità di risorse senza precedenti e senza mettere le mani nelle tasche degli italiani.
Molti governi, tradendo i loro programmi elettorali, hanno aumentato le tasse per ridurre drasticamente i loro deficit. L’Italia è stata l’unica a ridurre il disavanzo senza aumentare le tasse. E noi non tasseremo mai i Bot e la casa, come vorrebbe la sinistra, e non per salvaguardare la speculazione finanziaria, ma per non toccare i risparmi di tante famiglie che si sono fidate dello Stato.
Il nostro governo è quello che in Europa ha meglio coniugato la stabilità dei conti con la pace sociale.
Care amiche e cari amici,
forse si sarebbe potuto fare di più per ridurre le pesanti eredità dei governi del passato.
Ne siamo talmente consapevoli che il presidente del Consiglio si è rivolto al Parlamento a fine settembre per fare un bilancio della prima metà della legislatura e impostare la seconda, con l’obiettivo di realizzare il programma di governo approvato dagli italiani nel 2008 e completare le riforme strutturali necessarie per ammodernare l’Italia in cinque settori strategici: federalismo fiscale, giustizia, fisco, sicurezza, rilancio del Sud.
Su quei cinque punti il Parlamento ha dato al governo una fiducia più ampia di quella ottenuta al momento dell’insediamento nel 2008, e con questo viatico il governo è impegnato a procedere.
Lo ricordo a quelli che parlano di immobilismo e ci chiedono di fare un passo indietro. Ebbene, noi faremo non un passo indietro, ma cinque passi avanti.
Il Federalismo fiscale è cosa fatta. La riforma del fisco è stata avviata con un dialogo aperto a tutte le forze sociali e con un confronto costante con le autorità europee.
Il prossimo passo dell’azione di governo riguarda la sicurezza e l’immigrazione: su questa riforma si è attivato il ministro dell’Interno Maroni e il Consiglio dei ministri la approverà domani alle dieci.
Ma posso già anticiparvi:
il potenziamento ulteriore dell’attività di contrasto alla criminalità organizzata;
il potenziamento della sicurezza urbana;
la sicurezza nelle manifestazioni sportive;
l’allontanamento coattivo dei cittadini comunitari che hanno violato la direttiva europea;
un progetto definitivo per la carta d’identità elettronica;
la liberalizzazione all’accesso della rete Wi.Fi.
Siamo pronti ad approvare entro la fine di questo mese anche la riforma della Giustizia e il Piano per il Sud sulla base di testi condivisi da tutta la maggioranza.
Giustizia
Noi siamo e resteremo convinti che una grande riforma della giustizia serva al Paese: al suo sviluppo, alla sua civiltà, alla sua democrazia. E’ scritto a chiare lettere nel nostro programma elettorale, e dunque è evidente che tutti i cittadini che hanno scelto questo governo – e sono la maggioranza – condividono tale opinione. Ma proprio l’importanza del tema dovrebbe suggerire a tutti di evitare strumentalizzazioni, come ad esempio parlare della riforma della giustizia e fare riferimento a misure che nessuno ha mai pensato di introdurre: cito per tutte l’assoggettamento del pm al potere esecutivo. Non è mai stato nei nostri progetti: parlarne può essere un buon modo per ottenere il plauso della grande stampa, ma di certo introduce un elemento di inutile confusione nel confronto che invece intendiamo portare avanti nel modo più inclusivo e trasparente possibile. Ripartiamo dunque dalle cose su cui siamo d’accordo, a cominciare dalla separazione delle carriere e dalla conseguente riforma del Csm. Non è poco, e di certo sarebbe un passo da gigante verso quello che è il nostro obiettivo: una giustizia giusta, un processo equo, un’autentica parità fra le parti, un giudice davvero terzo e imparziale.
Ma l’azione del governo non si limita ai Cinque punti programmatici, la cui realizzazione ci impegnerà fino al termine della legislatura.
La nostra agenda immediata comprende anche il varo di un decreto entro il 16 novembre che conterrà il Piano per il Sud e finanzierà l’Università, gli ammortizzatori sociali, i contratti di produttività, il 5 per mille, il sostegno alla cultura e quanto altro possibile e necessario. E tutto ciò in un tempo di crisi e tenendo i conti in ordine.
Ancora. Entro il 12 novembre, presenteremo a Bruxelles il “Programma nazionale di riforma” proiettato al 2020, un piano che si articola su numerosi interventi strategici in chiave di sviluppo, che interessano: il ritorno al nucleare, la rivalutazione del patrimonio demaniale, la riforma del fisco con il passaggio graduale dalle imposte sulle persone a quelle sulle cose, la liberalizzazione dei servizi, i salari sempre più legati alla produttività, un nuovo impulso al Mezzogiorno.
Su tutti questi punti si giocherà la strategia della maggioranza nella sua attuale configurazione.
Care amiche e cari amici,
queste sono le riforme e le azioni che ci stanno impegnando. Ma ne avete forse mai letto sui giornali?
Non credo. Perché in Italia ci sono due realtà. C’è la realtà vera, che è quella del nostro governo del fare, una realtà che i media ignorano. E c’è la realtà virtuale dell’antiberlusconismo cucinato in tutte le salse, ed è, questa realtà virtuale, l’unica che i media prendono in considerazione.
Difendersi o argomentare caso per caso non ha più senso. In quale altro Paese del mondo il capo del governo deve difendersi da una tale raffica di storie inventate o strumentalizzate?
La verità è che siamo sotto attacco non per ciò che non abbiamo fatto, ma per ciò che rappresentiamo, un ostacolo alla presa del potere da parte della sinistra e per ciò che abbiamo fatto.
Tutti reclamano cambiamenti, ma poi ciascuno si scaglia contro i cambiamenti che lo toccano da vicino. Tutti vogliono più apertura, più competizione, più meritocrazia, più produttività, ma a patto che riguardi solo gli altri.
Ogni volta che il Governo prende un provvedimento, dalla scuola alla pubblica amministrazione, dalla giustizia al lavoro, chi protesta occupa le prime pagine, mentre chi consente, in nome dell’interesse generale, scompare dai giornali.
Questa è la vera dimostrazione di assenza d’interesse per il bene comune, pur di conservare per egoismo tutto il bene proprio, come privilegio non negoziabile.
E se il presidente di Confindustria critica il governo e benedice la condotta di Marchionne, la sinistra applaude le sue prime parole, ma sorvola sulle seconde. Ma dov’è la concretezza degli interessi reali, dove la sfida della competitività, se non nelle decisioni pratiche, azienda per azienda, capannone per capannone, sulla base di valori di efficienza, di competitività e di sacrificio che una certa classe politica non ha mai compreso fino in fondo?
Il governo dunque è impegnato a creare le condizioni per favorire la crescita nella stabilità, ed è l´unico che possa farlo, perché la sinistra italiana è incapace di incarnare un moderno ruolo di opposizione riformista. Una sinistra che ha mantenuto tutti i vizi del passato comunista senza fare un solo passo avanti sulla strada del proprio rinnovamento. Il frutto di questa crisi è rappresentato oggi dalle posizioni estremiste, radicali e giustizialiste di Di Pietro, di Grillo e di Vendola, alle quali il Pd è incapace di resistere.
In questa situazione, provocare una crisi mentre la stabilità non è ancora stata pienamente raggiunta e il cammino delle riforme, avviato nella direzione giusta, è ancora in corso, sarebbe un atto di autentica irresponsabilità che il Paese non merita e non capirebbe.
L’alternativa al nostro Governo potrebbe essere solo un governo “di rottura nazionale”, un “governo delle opposizioni”, un governo illegittimo degli sconfitti privo di legittimità democratica e popolare, un governo incapace di produrre stabilità, incapace di garantire quella affidabilità internazionale necessaria per combattere efficacemente il terrorismo, incapace di difendere i valori non negoziabili della persona, della famiglia e della vita.
Il ritorno della sinistra al governo porterebbe l’Italia alle condizioni di declino e di instabilità in cui si è venuta a trovare la Grecia. Perché la sinistra, in quanto assertrice della spesa in deficit, non sarebbe mai in grado di proseguire quella disciplina di bilancio che ha consentito sin qui l’agevole collocamento dei titoli che rappresentano il nostro grande debito pubblico.
Non avendo i numeri, non avendo mai avuto i numeri per governare e temendo le elezioni come la peste, la sinistra chiede al gruppo di parlamentari che hanno lasciato il Popolo della Libertà di staccare la spina al governo. E’ l’ennesima manifestazione di irresponsabilità e di disperazione politica.
Veniamo a Futuro e Libertà
Gli aderenti a Futuro e libertà hanno introdotto una forte dialettica nell’area della maggioranza politica e parlamentare. Ci auguriamo che il bisogno di sottolineare una propria diversità non li conduca alla subalternità politica e culturale rispetto a una sinistra già condannata alla decadenza dalla sua incapacità di rinnovarsi.
Il discorso che ho pronunciato al Parlamento in occasione del voto di fiducia è partito dal riconoscimento di una diversa realtà politica intervenuta nel centrodestra, con la volontà di scongiurare il rischio di elezioni e di realizzare il programma di governo per l’intera legislatura, a partire dai cinque punti votati dal Parlamento.
Da quel giorno in cui si è votata la fiducia al governo, che cosa è cambiato?
Voglio fare una domanda molto schietta a coloro che hanno aderito al nuovo gruppo.
E’ cambiato qualcosa di significativo dal punto di vista politico in grado di mutare la posizione dei gruppi che hanno votato la fiducia meno di un mese fa?
Io credo di no. Anzi, con tutta evidenza il governo si è immediatamente messo al lavoro sulla base del voto del Parlamento.
Se questo è vero, io credo che sia necessario andare avanti, sia necessario proseguire nell’impegno che abbiamo preso di fronte al Paese di lavorare fino alla conclusione della legislatura.
Se è cambiato qualcosa dal punto di vista politico riguardo alla fiducia votata dal Parlamento sui cinque punti del programma, allora lo si dica apertamente, lo si motivi e lo si giustifichi di fronte ai nostri elettori e al popolo italiano.
Se non è così, come io credo, allora cessino le polemiche e si interrompa quella che mi auguro non sia una deliberata strategia di logoramento ai danni del governo, che non potrebbe essere accettata né sopportata se si hanno a cuore gli interessi del nostro Paese.
L’Italia ha bisogno di essere governata, ha bisogno di stabilità, ha bisogno che si realizzino le riforme che abbiamo annunciato in Parlamento, a partire dal federalismo e dalla riforma fiscale al piano per il Sud, dalla riforma della giustizia alla lotta contro la criminalità organizzata, fino alla riforma dell’Università.
Per realizzare queste riforme l’Italia ha però bisogno di concordia e di collaborazione nell’ambito delle forze che fanno parte della maggioranza.
Non si può, da una parte, chiedere al governo di governare, e, dall’altra parte, frapporre continui ostacoli al lavoro del governo.
L’importante dunque è sapere con chiarezza se esiste la volontà reale di proseguire in un rapporto di alleanza politica e di leale collaborazione di governo sia pure rivendicando una propria autonomia.
Da parte nostra, come ho detto, c’è la volontà di proseguire nel lavoro fino al termine della legislatura, e c’è la disponibilità di prendere atto di una diversa offerta politica nell’ambito del centrodestra.
Se Futuro e Libertà ritiene esaurita l’esperienza di questo governo e non intende andare avanti lo dica con chiarezza subito.
Noi siamo pronti a raccogliere la sfida e ad andare alle urne.
Se invece c’è davvero la volontà di andare avanti con questo governo nel rispetto del nostro programma e nella lealtà ai nostri elettori, allora siamo pronti insieme alla Lega e a Bossi, il nostro solido e leale alleato, a realizzare un patto di legislatura e a proporre nuovamente un sistema di alleanze nel centrodestra.
L’Italia – lo ripeto – ha bisogno di stabilità, ha bisogno di essere governata. Ha bisogno di un governo nel pieno delle proprie funzioni. Non ha bisogno di un governo qualsiasi. Tanto meno ha bisogno, lo ripeto, di un governo tecnico, che rappresenterebbe il rovesciamento della volontà democratica.
Lo dico apertamente: signori della sinistra, se volete archiviare Berlusconi dovete chiederlo al popolo, non potete farlo voi con una congiura di Palazzo, perché gli Italiani non lo permetterebbero.
Noi siamo sempre stati ottimisti. E lo siamo per una ragione che diventa sempre più evidente: il nostro è l’unico governo democratico dell’Occidente che, nel pieno della crisi, ha vinto le elezioni di medio termine, dopo avere vinto anche tutte le tornate elettorali precedenti. Tutti gli altri hanno perso.
Questa nostra forza, che ci è data dagli elettori e non certo imposta a loro, induce gli avversari a ritenere che la partita debba essere spostata altrove: nei palazzi del potere senza legittimità democratica.
Noi, il Popolo della Libertà e la Lega, non consentiremo che la nostra democrazia sia sfregiata fino a questo punto. Noi intendiamo governare e abbiamo la forza e le idee per farlo.
Sappiamo di avere con noi un largo consenso di popolo, che crede nei nostri stessi valori, che crede nella libertà e nella democrazia.
Nel 1948 come nel 1994, nel 2001 come nel 2008, questo popolo ha salvato l’Italia. E il Popolo della Libertà, che abbiamo volutamente chiamato Popolo e non partito, è e rimane l’unico vero progetto di modernizzazione del Paese.
La nostra è una forza profondamente radicata sul territorio, come dimostra il fatto che per la prima volta il centrodestra governa 11 regioni su 20, 59 province su 109, 374 comuni sopra i 15mila abitanti su 731. E’ fin troppo evidente che il Popolo della Libertà ha sempre fatto il proprio dovere.
Ho sempre detto che il Popolo della Libertà è la casa di tutti i moderati e i liberali italiani ed è il vero e unico progetto di bipolarismo che vogliamo consegnare ai decenni che verranno di un Paese finalmente moderno.
Per questo mi appello a tutti voi. Oggi, infatti, è in atto un tentativo estremo, e per questo violento e aggressivo, di distruggere tutto ciò che di buono, ed è davvero tanto, abbiamo fatto fin dalla nascita del Pdl, a cominciare dalla sua creazione. Di fronte a questo attacco, è il momento della coesione, è l’ora in cui la nostra classe dirigente, com’è avvenuto in passato nei momenti più delicati, faccia squadra, diventi un blocco granitico e metta da parte le questioni individuali e personali per difendere non tanto e non solo il Pdl da chi ne vuole minare il presente e il futuro, ma l’interesse di tutti gli italiani moderati e di buona volontà.
Dimostriamo a tutti, a cominciare da noi stessi, che siamo la classe dirigente capace di far compiere all’Italia i passi necessari verso quel futuro di modernità che meritiamo e che già stiamo realizzando con l’attività di governo. Il partito non è meno importante del governo. E’ la roccaforte che può difendere l’esecutivo da ogni genere di offensiva esterna. E’ per questo che va preservato e custodito come un bene prezioso.
E oggi, da questa nostra Direzione nazionale deve partire un messaggio chiaro: il Popolo della Libertà è forte e unito intorno al suo leader e intorno al suo governo, e avvia una grande fase di democrazia interna con nuovi coordinatori regionali, provinciali e comunali. I circoli, i Promotori della libertà e i Difensori della libertà, i team della libertà, Giovane Italia, sono tutti strumenti fondamentali per far crescere il nostro movimento.
E il modo migliore per coinvolgere tutti i nostri militanti e tutti i nostri sostenitori, donne e uomini, giovani e meno giovani, è di darci un traguardo ambizioso: un milione di iscritti al Popolo della Libertà per celebrare entro luglio i congressi comunali e provinciali come vuole lo Statuto.
Care amiche e cari amici,
dobbiamo dare un segnale preciso a tutti: il nostro governo è in campo e ha i numeri per governare e sono numeri che gli ha dato il popolo e che solo il popolo può revocare.
Il nostro obiettivo resta quello di sempre: dare all’Italia la stabilità politica, un bipolarismo maturo e un grande movimento moderato che si ispira alla tradizione del Partito Popolare Europeo, e in questo ci sentiamo di rivolgere un forte appello a tutti gli italiani che non si riconoscono nella sinistra: questo è il nostro e il vostro destino.
Il Paese ci chiede le riforme, e alla fine della legislatura saprà giudicare chi ha garantito la governabilità e chi l’ha invece ostacolata. Noi confidiamo che responsabilità e spirito di servizio abbiano la meglio sulle polemiche e sulle divisioni. Sarà il modo migliore per onorare i 150 anni dell’Unità d’Italia.
Dunque, abbiamo il diritto e il dovere di andare avanti e di governare. Lo faremo, saldi nei propositi e forti del nostro programma riformista.
La maggioranza di cui disponiamo in Parlamento è il frutto della maggioranza elettorale che abbiamo nel Paese. Se la prima dovesse mancare, se dovesse esserci tolta da chi si rende strumento (colpevolmente passivo) nelle mani altrui, voglio ripeterlo chiaramente, allora si dovrà tornare dagli elettori: il responso del popolo aiuterà l’Italia a ritrovare la strada giusta, come sempre è accaduto nei momenti difficili.
Fuori da questo percorso ci sarebbe purtroppo solo il degrado e il rovesciamento della democrazia.
Continueremo a lavorare insieme oggi pomeriggio.
Vi abbraccio tutti, e vi ringrazio per l’impegno mostrato sinora e per quanto continueremo a fare tutti insieme, superando gli egoismi personali, uniti dalla lealtà per chi ci vota, uniti dall’amore per la libertà, uniti dall’amore per l’Italia.
Viva il Popolo della Libertà,
viva l’Italia,
viva la libertà.
Riportiamo il discorso del Presidente Silvio Berlusconi alla Direzione Nazionale del Popolo della Libertà di Roma il 4 novembre 2010
Care amiche e cari amici,
lasciatemi dire subito una cosa che ho nel cuore, una cosa che ho già detto quasi un anno fa quando sono stato ferito in piazza Duomo a Milano, una cosa che rispecchia i miei sentimenti di uomo prima ancora che di imprenditore prestato alla politica: l’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio.
E’ stato per amore del mio Paese che 16 anni fa sono sceso in politica, per salvarlo dalle forze illiberali. Ed è per amore della libertà che continuo a impegnarmi per il bene dell’Italia e a resistere a tutti gli attacchi infondati che mi vengono quotidianamente rivolti, e continuerò a farlo finché gli italiani che amano la libertà e che mi hanno dato la responsabilità di rappresentarli me lo chiederanno.
I nostri avversari sanno perfettamente che la mia presenza in politica è per loro un ostacolo insuperabile per il raggiungimento del potere. Per questo mi attaccano in modo indegno ed abbietto. Ma, voglio che sappiano che le campagne di fango e le aggressioni mediatiche fondate sulla menzogna che mi vengono rovesciate addosso da tanti anni non mi fermeranno. Se lo facessi tradirei la fiducia di quei milioni di italiani che mi hanno liberamente affidato il mandato di governare il Paese. Significherebbe anteporre alla sovranità del popolo un altro primato, un primato anomalo, un primato che non ha nessun fondamento nelle regole della democrazia: mi riferisco al primato di quei poteri che per interessi di casta o solo personali, con espedienti costruiti ad arte in certe procure, mi muovono attacchi gravi quanto immotivati, non suffragati dai fatti, ma fondati sul nulla, o peggio sull’invidia e sull’odio.
Questi poteri consolidati e radicati da troppi anni nelle stanze dei Palazzi e di un vecchio ceto politico ripetono come un ritornello all’unisono, con una sinistra senza guida e senza programmi, che il governo non sta facendo niente, che noi stiamo dimenticando gli interessi del Paese.
Ci rivolgono questa falsa accusa di immobilismo soltanto per sminuire i nostri risultati di governo. E’ una lotta senza quartiere, che noi combattiamo forti e sicuri del vostro sostegno e dei nostri fatti concreti, contro i loro veleni, contro le loro fabbriche inesauribili di falsità e di fango.
I nostri fatti sono incontestabili. Ci riferiamo anzitutto alle numerose emergenze ereditate dal governo della sinistra e da noi tempestivamente risolte.
Ci riferiamo alla crisi globale, la peggiore dal 1929, che abbiamo affrontato e superato anche grazie alle capacità di lavoro e di risparmio degli italiani, riscuotendo l’approvazione dell’Unione Europea e del Fondo Monetario Internazionale.
Ci riferiamo infine alle numerose riforme approvate dal nostro governo. (nostro fascicolo Due anni di governo)
In tutta la storia della Repubblica siamo il governo che ha fatto più di tutti gli altri, e lo abbiamo fatto in condizioni di oggettiva difficoltà a causa della crisi economica internazionale.
Mi limito a ricordare solo alcune delle cose fatte.
Pubblica amministrazione. Abbiamo contrastato con successo l’assenteismo, che si è ridotto del 35 per cento,
abbiamo introdotto il criterio del merito nel pubblico impiego,
abbiamo migliorato la qualità dei servizi e siamo a un passo dalla digitalizzazione dell’intera pubblica amministrazione: e questo significherà la semplificazione delle pratiche burocratiche a vantaggio dei cittadini e delle imprese. Più servizi, più qualità, meno costi e meno sprechi.
Scuola e Università. La sinistra e i sindacati ne avevano fatto un ammortizzatore sociale costoso e dequalificato. Noi abbiamo realizzato tre riforme fondamentali, quella della scuola primaria, quella della scuola secondaria e quella dell’università che è a un passo dal traguardo finale.
Questo governo ha avuto il coraggio di mettere mano alle incrostazioni stratificate che stavano uccidendo la nostra università. Abbiamo introdotto la qualità, la meritocrazia, la responsabilità. Per tutta risposta abbiamo visto i signori della sinistra, travestiti da contestatori, fare le barricate a difesa dello status quo, dei baroni e dei potentati. Non neghiamo che la difficile congiuntura internazionale ci ha impedito per il momento di destinare alla formazione dei nostri giovani tutte le risorse che avremmo voluto. Ma vi dico che arriveranno le risorse necessarie e che il dovere di razionalizzare la spesa ha consentito di sottolineare con ancor più vigore il carattere sistemico della nostra riforma. Perché non serve a nulla disporre di fiumi di denaro in assenza di un sistema efficiente e di efficaci strumenti di governance che consentano di spenderli bene. Uno degli obiettivi che dobbiamo porci, dunque, è quello di approvare subito e senza indugi la riforma dell’Università già votata dal Senato.
Fisco. Abbiamo abolito totalmente l’Ici sulla prima casa; abbiamo attuato un contrasto sistematico dell’evasione fiscale, con risultati che la sinistra si è rassegnata a non contestare più, tanto sono evidenti; abbiamo introdotto la cedolare secca sugli affitti e stiamo discutendo con le parti sociali una grande riforma del sistema fiscale, che ora non corrisponde più all’economia dei nostri tempi, essendo stato concepito ben 40 anni fa, quando internet non esisteva e la formazione dei redditi era completamente diversa da oggi.
Federalismo fiscale. Con questa riforma fiscale, che anticipa e si affianca a quella tributaria, abbiamo costruito le premesse di un sistema pubblico - Stato e autonomie locali - più rispettoso del denaro dei contribuenti.
Un sistema che non farà aumentare la pressione fiscale, ma anzi la ridurrà, e consentirà di avere servizi pubblici di qualità a costi standard eguali al Nord come al Sud, con un controllo più penetrante delle dichiarazioni dei redditi e un maggiore contrasto dell’evasione fiscale anche con l’aiuto dei comuni. Una riforma che non penalizzerà il Mezzogiorno, anzi sarà decisiva per il suo riscatto morale ed economico.
Giustizia. La riforma della Giustizia è una priorità per il Paese, e il Governo rivendica i risultati già ottenuti, come la normativa e il Codice antimafia, l’introduzione del reato di stalking, la riforma del processo civile e la digitalizzazione del sistema giustizia.
Sicurezza. Nessun governo ha mai ottenuto i nostri risultati nel contrasto della criminalità organizzata e delle mafie, con più di 15 miliardi di beni mobili e immobili sequestrati, 6.656 mafiosi arrestati, con una media di 8 arresti al giorno, 28 dei primi 30 latitanti più pericolosi arrestati. Per la prima volta si profila la possibilità di sconfiggere e di debellare per sempre la piaga della mafia e della criminalità organizzata.
Dietro quel che succede in questi giorni nessuno può escludere, molti possono immaginare, che ci sia anche la vendetta della malavita.
Immigrazione clandestina. Abbiamo ridotto gli sbarchi di oltre il 90 per cento e reso più facili le espulsioni di chi viene in Italia non per darci una mano, ma per delinquere. Era ciò che gli italiani volevano e noi l’abbiamo fatto.
Infrastrutture ed energia. Abbiamo riaperto i cantieri delle grandi opere che la sinistra e i falsi ambientalisti avevano chiuso, abbiamo realizzato l’alta velocità ferroviaria, abbiamo rilanciato il nucleare con importanti accordi internazionali. Sono tutti passi fondamentali per riportare l’Italia in linea con l’Europa.
Risale solo a quattordici giorni fa lo stanziamento da parte di questo governo di centodieci milioni di euro a sostegno di dieci settori tra cui motocicli, internet a banda larga, elettrodomestici ed eco-case.
Questi incentivi si aggiungono agli altri 190 milioni che il governo aveva già erogato ad aprile a sostegno delle imprese.
All’industria del turismo è stato finalmente riconosciuto il valore di asset strategico per la nostra economia: il codice del turismo, approvato nei giorni scorsi dal Consiglio dei Ministri, rappresenta una vera e propria riforma del settore, dalla parte del turista e delle aziende.
Per tutte le attività’ produttive, inoltre, grande valore rivestono le misure di semplificazione e sburocratizzazione, quali ad esempio la possibilità di aprire un’impresa in un solo giorno, rivolgendosi ad un unico interlocutore.
Il governo farà di tutto per assecondare la potenzialità di crescita delle piccole e medie imprese che sono i capisaldi della nostra economia.
Pensioni. Abbiamo realizzato, senza un’ora di sciopero, una riforma che in Europa viene considerata un modello. Altrove la stessa riforma delle pensioni ha penalizzato diversi Paesi.
Giovani e lavoro. La maggiore occupazione, soprattutto dei più giovani e nel Mezzogiorno, costituisce l’obiettivo primario di tutta la nostra politica di crescita economica nella stabilità di finanza pubblica. Il Piano triennale per il lavoro e il Programma per l’occupabilità dei giovani attraverso l’integrazione tra apprendimento e lavoro sono già in corso di attuazione e si realizzano compiutamente attraverso la leale collaborazione tra Stato e Regioni e la prosecuzione dell’intesa con le parti sociali. Rivolgiamo un sentito ringraziamento a tutte quelle organizzazioni sindacali che senza pregiudizi di carattere politico o ideologico hanno seguito la via del confronto costruttivo con il Governo e con le organizzazioni rappresentative dell’impresa. A loro promettiamo che continueremo ad operare per la crescita dei salari, collegata alla maggiore produttività del lavoro, anche attraverso l’incentivo della detassazione.
Difesa della vita e della famiglia. Abbiamo ribadito nel recente discorso al Parlamento che al centro di ogni nostra azione collochiamo la persona in sé e nelle sue proiezioni come la famiglia e la comunità di appartenenza. Noi riconosciamo la ricchezza della persona e questo ci porta a difendere innanzitutto il valore della vita quale bene primario. L’agenda bio-etica del governo ha puntualmente individuato gli ambiti dell’impegno istituzionale per l’accoglienza della nuova vita, la tutela della dignità della persona nelle condizioni di maggiore fragilità, il necessario collegamento tra la scienza e l’etica.
Il riordino delle agevolazioni fiscali e delle prestazioni assistenziali dovrà consentire la razionalizzazione dei sostegni alla famiglia in funzione soprattutto della natalità e, quindi, della consistenza del nucleo familiare.
Servizi pubblici. Come sapete, ci accusano di non avere fatto le liberalizzazioni. Ma non dicono che abbiamo fatto la riforma dei servizi pubblici gestiti dalle aziende municipalizzate, in attuazione di una direttiva europea: questo consentirà di introdurre non solo azionisti privati nelle aziende municipalizzate, ma soprattutto porterà maggiore efficienza, con l’obiettivo di ridurre i costi e le bollette per i cittadini.
Politica estera. La nostra diplomazia commerciale, quella che la sinistra chiama politica del cucù, unita alle missioni di pace e al ruolo personale del premier nei vertici internazionali, ci consentono di dire che l’Italia è di nuovo protagonista nel mondo.
Il nostro è un governo che non ha mai smesso di governare, che non è mai venuto meno ai propri doveri internazionali.
A Bruxelles abbiamo difeso con forza gli interessi italiani, ottenendo l’inserimento del risparmio privato e di altri indicatori rilevanti come la stabilità del sistema bancario tra gli elementi di valutazione dello stato di salute di un Paese. Questo consentirà all’Italia di salire nella graduatoria dei Paesi europei più virtuosi, ponendosi al secondo posto subito dopo la Germania e prima di Svezia, Gran Bretagna e Francia. Si tratta di una modifica di enorme rilievo. Eppure si continua a dire che non abbiamo fatto niente. Nonostante tre finanziarie rigorose e 13 distinti provvedimenti economici per fronteggiare la crisi, la sinistra continua a dire che non abbiamo fatto niente.
Potrei continuare ancora a lungo, ma non voglio abusare della vostra cortesia e della vostra pazienza.
Tra le tante cose fatte, non posso però scordare quella più importante a cui ho già accennato. Nel pieno di una crisi economica epocale, abbiamo messo in sicurezza i conti pubblici, abbiamo salvaguardato la coesione sociale e abbiamo tutelato i posti di lavoro con una quantità di risorse senza precedenti e senza mettere le mani nelle tasche degli italiani.
Molti governi, tradendo i loro programmi elettorali, hanno aumentato le tasse per ridurre drasticamente i loro deficit. L’Italia è stata l’unica a ridurre il disavanzo senza aumentare le tasse. E noi non tasseremo mai i Bot e la casa, come vorrebbe la sinistra, e non per salvaguardare la speculazione finanziaria, ma per non toccare i risparmi di tante famiglie che si sono fidate dello Stato.
Il nostro governo è quello che in Europa ha meglio coniugato la stabilità dei conti con la pace sociale.
Care amiche e cari amici,
forse si sarebbe potuto fare di più per ridurre le pesanti eredità dei governi del passato.
Ne siamo talmente consapevoli che il presidente del Consiglio si è rivolto al Parlamento a fine settembre per fare un bilancio della prima metà della legislatura e impostare la seconda, con l’obiettivo di realizzare il programma di governo approvato dagli italiani nel 2008 e completare le riforme strutturali necessarie per ammodernare l’Italia in cinque settori strategici: federalismo fiscale, giustizia, fisco, sicurezza, rilancio del Sud.
Su quei cinque punti il Parlamento ha dato al governo una fiducia più ampia di quella ottenuta al momento dell’insediamento nel 2008, e con questo viatico il governo è impegnato a procedere.
Lo ricordo a quelli che parlano di immobilismo e ci chiedono di fare un passo indietro. Ebbene, noi faremo non un passo indietro, ma cinque passi avanti.
Il Federalismo fiscale è cosa fatta. La riforma del fisco è stata avviata con un dialogo aperto a tutte le forze sociali e con un confronto costante con le autorità europee.
Il prossimo passo dell’azione di governo riguarda la sicurezza e l’immigrazione: su questa riforma si è attivato il ministro dell’Interno Maroni e il Consiglio dei ministri la approverà domani alle dieci.
Ma posso già anticiparvi:
il potenziamento ulteriore dell’attività di contrasto alla criminalità organizzata;
il potenziamento della sicurezza urbana;
la sicurezza nelle manifestazioni sportive;
l’allontanamento coattivo dei cittadini comunitari che hanno violato la direttiva europea;
un progetto definitivo per la carta d’identità elettronica;
la liberalizzazione all’accesso della rete Wi.Fi.
Siamo pronti ad approvare entro la fine di questo mese anche la riforma della Giustizia e il Piano per il Sud sulla base di testi condivisi da tutta la maggioranza.
Giustizia
Noi siamo e resteremo convinti che una grande riforma della giustizia serva al Paese: al suo sviluppo, alla sua civiltà, alla sua democrazia. E’ scritto a chiare lettere nel nostro programma elettorale, e dunque è evidente che tutti i cittadini che hanno scelto questo governo – e sono la maggioranza – condividono tale opinione. Ma proprio l’importanza del tema dovrebbe suggerire a tutti di evitare strumentalizzazioni, come ad esempio parlare della riforma della giustizia e fare riferimento a misure che nessuno ha mai pensato di introdurre: cito per tutte l’assoggettamento del pm al potere esecutivo. Non è mai stato nei nostri progetti: parlarne può essere un buon modo per ottenere il plauso della grande stampa, ma di certo introduce un elemento di inutile confusione nel confronto che invece intendiamo portare avanti nel modo più inclusivo e trasparente possibile. Ripartiamo dunque dalle cose su cui siamo d’accordo, a cominciare dalla separazione delle carriere e dalla conseguente riforma del Csm. Non è poco, e di certo sarebbe un passo da gigante verso quello che è il nostro obiettivo: una giustizia giusta, un processo equo, un’autentica parità fra le parti, un giudice davvero terzo e imparziale.
Ma l’azione del governo non si limita ai Cinque punti programmatici, la cui realizzazione ci impegnerà fino al termine della legislatura.
La nostra agenda immediata comprende anche il varo di un decreto entro il 16 novembre che conterrà il Piano per il Sud e finanzierà l’Università, gli ammortizzatori sociali, i contratti di produttività, il 5 per mille, il sostegno alla cultura e quanto altro possibile e necessario. E tutto ciò in un tempo di crisi e tenendo i conti in ordine.
Ancora. Entro il 12 novembre, presenteremo a Bruxelles il “Programma nazionale di riforma” proiettato al 2020, un piano che si articola su numerosi interventi strategici in chiave di sviluppo, che interessano: il ritorno al nucleare, la rivalutazione del patrimonio demaniale, la riforma del fisco con il passaggio graduale dalle imposte sulle persone a quelle sulle cose, la liberalizzazione dei servizi, i salari sempre più legati alla produttività, un nuovo impulso al Mezzogiorno.
Su tutti questi punti si giocherà la strategia della maggioranza nella sua attuale configurazione.
Care amiche e cari amici,
queste sono le riforme e le azioni che ci stanno impegnando. Ma ne avete forse mai letto sui giornali?
Non credo. Perché in Italia ci sono due realtà. C’è la realtà vera, che è quella del nostro governo del fare, una realtà che i media ignorano. E c’è la realtà virtuale dell’antiberlusconismo cucinato in tutte le salse, ed è, questa realtà virtuale, l’unica che i media prendono in considerazione.
Difendersi o argomentare caso per caso non ha più senso. In quale altro Paese del mondo il capo del governo deve difendersi da una tale raffica di storie inventate o strumentalizzate?
La verità è che siamo sotto attacco non per ciò che non abbiamo fatto, ma per ciò che rappresentiamo, un ostacolo alla presa del potere da parte della sinistra e per ciò che abbiamo fatto.
Tutti reclamano cambiamenti, ma poi ciascuno si scaglia contro i cambiamenti che lo toccano da vicino. Tutti vogliono più apertura, più competizione, più meritocrazia, più produttività, ma a patto che riguardi solo gli altri.
Ogni volta che il Governo prende un provvedimento, dalla scuola alla pubblica amministrazione, dalla giustizia al lavoro, chi protesta occupa le prime pagine, mentre chi consente, in nome dell’interesse generale, scompare dai giornali.
Questa è la vera dimostrazione di assenza d’interesse per il bene comune, pur di conservare per egoismo tutto il bene proprio, come privilegio non negoziabile.
E se il presidente di Confindustria critica il governo e benedice la condotta di Marchionne, la sinistra applaude le sue prime parole, ma sorvola sulle seconde. Ma dov’è la concretezza degli interessi reali, dove la sfida della competitività, se non nelle decisioni pratiche, azienda per azienda, capannone per capannone, sulla base di valori di efficienza, di competitività e di sacrificio che una certa classe politica non ha mai compreso fino in fondo?
Il governo dunque è impegnato a creare le condizioni per favorire la crescita nella stabilità, ed è l´unico che possa farlo, perché la sinistra italiana è incapace di incarnare un moderno ruolo di opposizione riformista. Una sinistra che ha mantenuto tutti i vizi del passato comunista senza fare un solo passo avanti sulla strada del proprio rinnovamento. Il frutto di questa crisi è rappresentato oggi dalle posizioni estremiste, radicali e giustizialiste di Di Pietro, di Grillo e di Vendola, alle quali il Pd è incapace di resistere.
In questa situazione, provocare una crisi mentre la stabilità non è ancora stata pienamente raggiunta e il cammino delle riforme, avviato nella direzione giusta, è ancora in corso, sarebbe un atto di autentica irresponsabilità che il Paese non merita e non capirebbe.
L’alternativa al nostro Governo potrebbe essere solo un governo “di rottura nazionale”, un “governo delle opposizioni”, un governo illegittimo degli sconfitti privo di legittimità democratica e popolare, un governo incapace di produrre stabilità, incapace di garantire quella affidabilità internazionale necessaria per combattere efficacemente il terrorismo, incapace di difendere i valori non negoziabili della persona, della famiglia e della vita.
Il ritorno della sinistra al governo porterebbe l’Italia alle condizioni di declino e di instabilità in cui si è venuta a trovare la Grecia. Perché la sinistra, in quanto assertrice della spesa in deficit, non sarebbe mai in grado di proseguire quella disciplina di bilancio che ha consentito sin qui l’agevole collocamento dei titoli che rappresentano il nostro grande debito pubblico.
Non avendo i numeri, non avendo mai avuto i numeri per governare e temendo le elezioni come la peste, la sinistra chiede al gruppo di parlamentari che hanno lasciato il Popolo della Libertà di staccare la spina al governo. E’ l’ennesima manifestazione di irresponsabilità e di disperazione politica.
Veniamo a Futuro e Libertà
Gli aderenti a Futuro e libertà hanno introdotto una forte dialettica nell’area della maggioranza politica e parlamentare. Ci auguriamo che il bisogno di sottolineare una propria diversità non li conduca alla subalternità politica e culturale rispetto a una sinistra già condannata alla decadenza dalla sua incapacità di rinnovarsi.
Il discorso che ho pronunciato al Parlamento in occasione del voto di fiducia è partito dal riconoscimento di una diversa realtà politica intervenuta nel centrodestra, con la volontà di scongiurare il rischio di elezioni e di realizzare il programma di governo per l’intera legislatura, a partire dai cinque punti votati dal Parlamento.
Da quel giorno in cui si è votata la fiducia al governo, che cosa è cambiato?
Voglio fare una domanda molto schietta a coloro che hanno aderito al nuovo gruppo.
E’ cambiato qualcosa di significativo dal punto di vista politico in grado di mutare la posizione dei gruppi che hanno votato la fiducia meno di un mese fa?
Io credo di no. Anzi, con tutta evidenza il governo si è immediatamente messo al lavoro sulla base del voto del Parlamento.
Se questo è vero, io credo che sia necessario andare avanti, sia necessario proseguire nell’impegno che abbiamo preso di fronte al Paese di lavorare fino alla conclusione della legislatura.
Se è cambiato qualcosa dal punto di vista politico riguardo alla fiducia votata dal Parlamento sui cinque punti del programma, allora lo si dica apertamente, lo si motivi e lo si giustifichi di fronte ai nostri elettori e al popolo italiano.
Se non è così, come io credo, allora cessino le polemiche e si interrompa quella che mi auguro non sia una deliberata strategia di logoramento ai danni del governo, che non potrebbe essere accettata né sopportata se si hanno a cuore gli interessi del nostro Paese.
L’Italia ha bisogno di essere governata, ha bisogno di stabilità, ha bisogno che si realizzino le riforme che abbiamo annunciato in Parlamento, a partire dal federalismo e dalla riforma fiscale al piano per il Sud, dalla riforma della giustizia alla lotta contro la criminalità organizzata, fino alla riforma dell’Università.
Per realizzare queste riforme l’Italia ha però bisogno di concordia e di collaborazione nell’ambito delle forze che fanno parte della maggioranza.
Non si può, da una parte, chiedere al governo di governare, e, dall’altra parte, frapporre continui ostacoli al lavoro del governo.
L’importante dunque è sapere con chiarezza se esiste la volontà reale di proseguire in un rapporto di alleanza politica e di leale collaborazione di governo sia pure rivendicando una propria autonomia.
Da parte nostra, come ho detto, c’è la volontà di proseguire nel lavoro fino al termine della legislatura, e c’è la disponibilità di prendere atto di una diversa offerta politica nell’ambito del centrodestra.
Se Futuro e Libertà ritiene esaurita l’esperienza di questo governo e non intende andare avanti lo dica con chiarezza subito.
Noi siamo pronti a raccogliere la sfida e ad andare alle urne.
Se invece c’è davvero la volontà di andare avanti con questo governo nel rispetto del nostro programma e nella lealtà ai nostri elettori, allora siamo pronti insieme alla Lega e a Bossi, il nostro solido e leale alleato, a realizzare un patto di legislatura e a proporre nuovamente un sistema di alleanze nel centrodestra.
L’Italia – lo ripeto – ha bisogno di stabilità, ha bisogno di essere governata. Ha bisogno di un governo nel pieno delle proprie funzioni. Non ha bisogno di un governo qualsiasi. Tanto meno ha bisogno, lo ripeto, di un governo tecnico, che rappresenterebbe il rovesciamento della volontà democratica.
Lo dico apertamente: signori della sinistra, se volete archiviare Berlusconi dovete chiederlo al popolo, non potete farlo voi con una congiura di Palazzo, perché gli Italiani non lo permetterebbero.
Noi siamo sempre stati ottimisti. E lo siamo per una ragione che diventa sempre più evidente: il nostro è l’unico governo democratico dell’Occidente che, nel pieno della crisi, ha vinto le elezioni di medio termine, dopo avere vinto anche tutte le tornate elettorali precedenti. Tutti gli altri hanno perso.
Questa nostra forza, che ci è data dagli elettori e non certo imposta a loro, induce gli avversari a ritenere che la partita debba essere spostata altrove: nei palazzi del potere senza legittimità democratica.
Noi, il Popolo della Libertà e la Lega, non consentiremo che la nostra democrazia sia sfregiata fino a questo punto. Noi intendiamo governare e abbiamo la forza e le idee per farlo.
Sappiamo di avere con noi un largo consenso di popolo, che crede nei nostri stessi valori, che crede nella libertà e nella democrazia.
Nel 1948 come nel 1994, nel 2001 come nel 2008, questo popolo ha salvato l’Italia. E il Popolo della Libertà, che abbiamo volutamente chiamato Popolo e non partito, è e rimane l’unico vero progetto di modernizzazione del Paese.
La nostra è una forza profondamente radicata sul territorio, come dimostra il fatto che per la prima volta il centrodestra governa 11 regioni su 20, 59 province su 109, 374 comuni sopra i 15mila abitanti su 731. E’ fin troppo evidente che il Popolo della Libertà ha sempre fatto il proprio dovere.
Ho sempre detto che il Popolo della Libertà è la casa di tutti i moderati e i liberali italiani ed è il vero e unico progetto di bipolarismo che vogliamo consegnare ai decenni che verranno di un Paese finalmente moderno.
Per questo mi appello a tutti voi. Oggi, infatti, è in atto un tentativo estremo, e per questo violento e aggressivo, di distruggere tutto ciò che di buono, ed è davvero tanto, abbiamo fatto fin dalla nascita del Pdl, a cominciare dalla sua creazione. Di fronte a questo attacco, è il momento della coesione, è l’ora in cui la nostra classe dirigente, com’è avvenuto in passato nei momenti più delicati, faccia squadra, diventi un blocco granitico e metta da parte le questioni individuali e personali per difendere non tanto e non solo il Pdl da chi ne vuole minare il presente e il futuro, ma l’interesse di tutti gli italiani moderati e di buona volontà.
Dimostriamo a tutti, a cominciare da noi stessi, che siamo la classe dirigente capace di far compiere all’Italia i passi necessari verso quel futuro di modernità che meritiamo e che già stiamo realizzando con l’attività di governo. Il partito non è meno importante del governo. E’ la roccaforte che può difendere l’esecutivo da ogni genere di offensiva esterna. E’ per questo che va preservato e custodito come un bene prezioso.
E oggi, da questa nostra Direzione nazionale deve partire un messaggio chiaro: il Popolo della Libertà è forte e unito intorno al suo leader e intorno al suo governo, e avvia una grande fase di democrazia interna con nuovi coordinatori regionali, provinciali e comunali. I circoli, i Promotori della libertà e i Difensori della libertà, i team della libertà, Giovane Italia, sono tutti strumenti fondamentali per far crescere il nostro movimento.
E il modo migliore per coinvolgere tutti i nostri militanti e tutti i nostri sostenitori, donne e uomini, giovani e meno giovani, è di darci un traguardo ambizioso: un milione di iscritti al Popolo della Libertà per celebrare entro luglio i congressi comunali e provinciali come vuole lo Statuto.
Care amiche e cari amici,
dobbiamo dare un segnale preciso a tutti: il nostro governo è in campo e ha i numeri per governare e sono numeri che gli ha dato il popolo e che solo il popolo può revocare.
Il nostro obiettivo resta quello di sempre: dare all’Italia la stabilità politica, un bipolarismo maturo e un grande movimento moderato che si ispira alla tradizione del Partito Popolare Europeo, e in questo ci sentiamo di rivolgere un forte appello a tutti gli italiani che non si riconoscono nella sinistra: questo è il nostro e il vostro destino.
Il Paese ci chiede le riforme, e alla fine della legislatura saprà giudicare chi ha garantito la governabilità e chi l’ha invece ostacolata. Noi confidiamo che responsabilità e spirito di servizio abbiano la meglio sulle polemiche e sulle divisioni. Sarà il modo migliore per onorare i 150 anni dell’Unità d’Italia.
Dunque, abbiamo il diritto e il dovere di andare avanti e di governare. Lo faremo, saldi nei propositi e forti del nostro programma riformista.
La maggioranza di cui disponiamo in Parlamento è il frutto della maggioranza elettorale che abbiamo nel Paese. Se la prima dovesse mancare, se dovesse esserci tolta da chi si rende strumento (colpevolmente passivo) nelle mani altrui, voglio ripeterlo chiaramente, allora si dovrà tornare dagli elettori: il responso del popolo aiuterà l’Italia a ritrovare la strada giusta, come sempre è accaduto nei momenti difficili.
Fuori da questo percorso ci sarebbe purtroppo solo il degrado e il rovesciamento della democrazia.
Continueremo a lavorare insieme oggi pomeriggio.
Vi abbraccio tutti, e vi ringrazio per l’impegno mostrato sinora e per quanto continueremo a fare tutti insieme, superando gli egoismi personali, uniti dalla lealtà per chi ci vota, uniti dall’amore per la libertà, uniti dall’amore per l’Italia.
Viva il Popolo della Libertà,
viva l’Italia,
viva la libertà.
Etichette:
Attualità
martedì 2 novembre 2010
BERLUSCONI: Contro di me una tempesta di carta
"Tutto si risolvera’ in una tempesta di carta: vedrete che alla fine verra’ fuori che non e’ stato altro che un atto di solidarieta’ che mi sarei vergognato di non fare, e invece l’ho fatto, lo faccio continuamente perche’ sono fatto cosi’ da sempre. Da sempre conduco una attivita’ ininterrotta di lavoro, se qualche volta mi succede di guardare in faccia qualche bella ragazza... meglio essere appassionati di belle ragazze che gay".
Lo ha affermato Silvio Berlusconi, in un passaggio del suo intervento alla cerimonia di inaugurazione del Salone della Moto di Milano, riferendosi alla campagna mediatica nei suoi confronti. Il nostro premier ha sottolineato che al vertice europeo tenuto la scorsa settimana a Bruxelles, "l’Italia ha segnato molti gol a nostro favore. Sono passate molte idee mie e di Tremonti come la costituzione di un fondo permanente europeo per salvare i Paesi che potrebbero andare in default". Un’altra idea, accennata da Berlusconi, e’ l’unificazione delle Forze Armate, con un risparmio di spesa del 50% per ciascun Paese: "In questo modo si creerebbe una forza armata europea importante, superiore a quella di ogni altro Paese".
Dinnanzi all’ipotesi di elezioni anticipate, Silvio Berlusconi ha spiegato: "La cosa piu’ negativa e grave che potrebbe capitare al nostro paese e’ che, mentre stiamo uscendo con difficolta’ da una crisi profonda, si debba affrontare una campagna elettorale in cui tutti si affrontano con la massima ferocia. I cittadini avrebbero ragione di dire ’vi abbiamo nominati due anni fa e invece di governare state li’ a litigare’. E avrebbero ragione di non andare a votare".
CAPEZZONE: Contro il premier un'indegna caccia all'uomo
"Tantissimi italiani hanno capito bene cosa sta accadendo. Per l’ennesima volta, si tenta contro Silvio Berlusconi la strada di una indegna caccia all’uomo. Attacchi mediatici con un ’timing’ studiato al dettaglio, fibrillazioni e speculazioni politiche, con la speranza di tanti nella sponda giudiziaria come mezzo per ’risolvere la pratica’ (mentre per altri e su altri, si chiude un occhio, o forse tutti e due)".
Lo ha dichiarato il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone, che e’ intervenuto sulla campagna stampa in corso contro il premier: "La storia e’ fin troppo semplice: ci sono forze editoriali, politiche, economiche, che rappresentano la conservazione e l’immobilismo in questo Paese: Silvio Berlusconi rappresenta un ostacolo fisico alla loro vittoria. Naturalmente, costoro sanno che un loro successo sarebbe molto improbabile in una leale competizione elettorale, e quindi cercano la scorciatoia antidemocratica per abbattere fisicamente l’ostacolo. Ma stiano attenti, perche’ gli italiani vedono e giudicano".
SACCONI: Nessuno si illuda, l'ennesima congiura contro il governo non andra' a buon fine
"Nessuno si illuda, l’ennesima congiura non andra’ a buon fine". A dichiararalo e’ il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi che in una intervista al ’Sole 24 Ore’ ha spiegato:
"Tutti i ministri, tutto il gruppo dirigente del Popolo della liberta’ si stringe attorno a Silvio Berlusconi e non accetta l’idea ne’ di una crisi extraparlamentare ne’ di un’alternativa di governo in questa legislatura". Nel definire la Lega un "alleato leale", Sacconi ha osservato che se poi sul ’caso Ruby’ si arrivasse a una sfiducia in Parlamento si paleserebbe "il ricorso alle urne", che pero’ il ministro afferma di non ritenere probabile. "Non lo credo perche’ ho fiducia che anche i parlamentari di Futuro e Liberta’ avvertiranno il senso dell’onore e della responsabilita’ di essere stati eletti in una lista che porta l’insegna di Berlusconi presidente".
Nel confermare che si e’ vicini al varo una di "robusta manovra autocompensativa di crescita dell’entita’ di circa sette miliardi", Sacconi ha difeso l’operato del governo riferendosi alla stabilizzazione della spesa previdenziale e al prossimo traguardo della stabilizzazione della spesa sanitaria, attraverso il federalismo fiscale. Quanto alle preoccupazioni espresse dal presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, Sacconi ha sottolineato che le sue sollecitazioni si rivolgono "all’attuale governo, nella convinzione che solo esso puo’ consentire la continuita’ della legislatura nella stabilita’ finanziaria".
CAPEZZONE: La bolla si sgonfia, Repubblica ha gia' perso
"Dopo le parole del procuratore capo Edmondo Bruti Liberati, la bolla mediatica costruita intorno al ’caso Ruby’ comincia a sgonfiarsi. Ben presto, non restera’ nulla. Lo sforzo del ’partito di Repubblica’, e dei suoi vari collaboratori esterni, e’ stato ancora una volta vano".
Lo ha affermato in una nota il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone chiedendosi se "si rassegneranno dopo questa ennesima figuraccia".
Lo ha affermato Silvio Berlusconi, in un passaggio del suo intervento alla cerimonia di inaugurazione del Salone della Moto di Milano, riferendosi alla campagna mediatica nei suoi confronti. Il nostro premier ha sottolineato che al vertice europeo tenuto la scorsa settimana a Bruxelles, "l’Italia ha segnato molti gol a nostro favore. Sono passate molte idee mie e di Tremonti come la costituzione di un fondo permanente europeo per salvare i Paesi che potrebbero andare in default". Un’altra idea, accennata da Berlusconi, e’ l’unificazione delle Forze Armate, con un risparmio di spesa del 50% per ciascun Paese: "In questo modo si creerebbe una forza armata europea importante, superiore a quella di ogni altro Paese".
Dinnanzi all’ipotesi di elezioni anticipate, Silvio Berlusconi ha spiegato: "La cosa piu’ negativa e grave che potrebbe capitare al nostro paese e’ che, mentre stiamo uscendo con difficolta’ da una crisi profonda, si debba affrontare una campagna elettorale in cui tutti si affrontano con la massima ferocia. I cittadini avrebbero ragione di dire ’vi abbiamo nominati due anni fa e invece di governare state li’ a litigare’. E avrebbero ragione di non andare a votare".
CAPEZZONE: Contro il premier un'indegna caccia all'uomo
"Tantissimi italiani hanno capito bene cosa sta accadendo. Per l’ennesima volta, si tenta contro Silvio Berlusconi la strada di una indegna caccia all’uomo. Attacchi mediatici con un ’timing’ studiato al dettaglio, fibrillazioni e speculazioni politiche, con la speranza di tanti nella sponda giudiziaria come mezzo per ’risolvere la pratica’ (mentre per altri e su altri, si chiude un occhio, o forse tutti e due)".
Lo ha dichiarato il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone, che e’ intervenuto sulla campagna stampa in corso contro il premier: "La storia e’ fin troppo semplice: ci sono forze editoriali, politiche, economiche, che rappresentano la conservazione e l’immobilismo in questo Paese: Silvio Berlusconi rappresenta un ostacolo fisico alla loro vittoria. Naturalmente, costoro sanno che un loro successo sarebbe molto improbabile in una leale competizione elettorale, e quindi cercano la scorciatoia antidemocratica per abbattere fisicamente l’ostacolo. Ma stiano attenti, perche’ gli italiani vedono e giudicano".
SACCONI: Nessuno si illuda, l'ennesima congiura contro il governo non andra' a buon fine
"Nessuno si illuda, l’ennesima congiura non andra’ a buon fine". A dichiararalo e’ il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi che in una intervista al ’Sole 24 Ore’ ha spiegato:
"Tutti i ministri, tutto il gruppo dirigente del Popolo della liberta’ si stringe attorno a Silvio Berlusconi e non accetta l’idea ne’ di una crisi extraparlamentare ne’ di un’alternativa di governo in questa legislatura". Nel definire la Lega un "alleato leale", Sacconi ha osservato che se poi sul ’caso Ruby’ si arrivasse a una sfiducia in Parlamento si paleserebbe "il ricorso alle urne", che pero’ il ministro afferma di non ritenere probabile. "Non lo credo perche’ ho fiducia che anche i parlamentari di Futuro e Liberta’ avvertiranno il senso dell’onore e della responsabilita’ di essere stati eletti in una lista che porta l’insegna di Berlusconi presidente".
Nel confermare che si e’ vicini al varo una di "robusta manovra autocompensativa di crescita dell’entita’ di circa sette miliardi", Sacconi ha difeso l’operato del governo riferendosi alla stabilizzazione della spesa previdenziale e al prossimo traguardo della stabilizzazione della spesa sanitaria, attraverso il federalismo fiscale. Quanto alle preoccupazioni espresse dal presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, Sacconi ha sottolineato che le sue sollecitazioni si rivolgono "all’attuale governo, nella convinzione che solo esso puo’ consentire la continuita’ della legislatura nella stabilita’ finanziaria".
CAPEZZONE: La bolla si sgonfia, Repubblica ha gia' perso
"Dopo le parole del procuratore capo Edmondo Bruti Liberati, la bolla mediatica costruita intorno al ’caso Ruby’ comincia a sgonfiarsi. Ben presto, non restera’ nulla. Lo sforzo del ’partito di Repubblica’, e dei suoi vari collaboratori esterni, e’ stato ancora una volta vano".
Lo ha affermato in una nota il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone chiedendosi se "si rassegneranno dopo questa ennesima figuraccia".
Etichette:
Libertà di calunnia
Iscriviti a:
Post (Atom)