giovedì 11 novembre 2010

FATTI & MISFATTI: Rischio-crisi? Crolla la Borsa

FATTI & MISFATTI: Rischio-crisi? Crolla la Borsa



E’ bastato, nel pomeriggio di ieri, che si facessero più insistenti le voci di una crisi imminente e di dimissioni più vicine del governo, perché la borsa di Milano subisse un calo ben più ampio di quello medio europeo. Piazza Affari ha perso 2 punti e mezzo, rispetto ai cali intorno all’uno per cento della altre piazze. Perché? Semplice: come ha scritto pochi giorni fa Standard & Poor’s, i mercati temono l’instabilità politica, la non continuità con l’opera di riforme e di risanamento dell’economia intrapresa da questo esecutivo.



E poiché sempre ieri la speculazione è tornata ad abbattersi sui debiti di paesi come Irlanda, Portogallo e Grecia, qualcuno ha percepito il timore che anche l’Italia, con una formula politica diversa o incerta, finisse nel novero delle economie a rischio. E dunque le vendite si sono abbattute soprattutto sulle banche, il settore più esposto.



La finanza appare spesso lontana dagli interessi della gente comune, ma vale sempre la vecchia regola: se tu non ti occupi dei tuoi soldi, qualcuno se ne occupa al posto tuo. Il governo di centrodestra se n’è occupato egregiamente in questi due anni di tempeste finanziarie. Un altro governo che cosa farebbe? Riaprirebbe gli argini della spesa pubblica? Consegnerebbe il Paese ai poteri forti della finanza?

Questo hanno percepito i mercati. Non solo: poiché tutti i governi europei – e non solo, quelli delle maggiori economie internazionali – sono chiamati ad agire solidalmente, gli speculatori hanno intravisto un possibile punto di debolezza dell’Italia collegato proprio all’instabilità politica. Di conseguenza l’euro si è deprezzato, scendendo sotto a quota 1,38 sul dollaro dopo aver superato 1,42.

Non ci stancheremo di ripeterlo: non è affatto indifferente chi è al governo. Lo si è visto in Grecia, Spagna, Irlanda, perfino i paesi finanziariamente forti o fortissimi come Gran Bretagna e Usa. La sinistra non ha molto appeal per chi ha a cuore il ritorno alla normalità. Invece ne ha moltissimo per gli speculatori.

PDL: O Berlusconi premier o voto

"I Coordinatori, i Capigruppi e la Delegazione del PdL al Governo, in questo momento politico, con posizione compatta e coesa ritengono inaccettabile che la legislatura possa proseguire con un differente premier e un differente Governo.



Chiunque voglia coltivare ipotesi diverse dovra’ passare dall’inequivocabile verdetto della sovranita’ popolare". Lo afferma una nota dell’ufficio stampa del gruppo Pdl alla Camera, dopo la riunione che si e’ svolta nel pomeriggio a Montecitorio.


CAPEZZONE: I governi li scelgono gli elettori



"E’ davvero avvilente che vi sia chi tenta di mettere in campo una manovra di palazzo per rovesciare le decisioni prese e ribadite democraticamente dagli elettori nel 2008, nel 2009 e nel 2010.


Ormai e’ tutto chiaro: si vuole colpire Silvio Berlusconi, e si vogliono rovesciare le scelte compiute dagli italiani. Non deve essere consentita ne’ l’una ne’ l’altra cosa. O c’e’ questo governo, o si deve restituire la parola agli italiani". Cosi’ si e’ espresso Daniele Capezzone, portavoce del Pdl.






MATTEOLI: O resta Berlusconi o si va a votare di nuovo
"O resta Berlusconi o l’alternativa e’ quella delle elezioni perche’ spazi per i governi tecnici non ce ne sono".
Lo ha affermato il ministro dei Trasporti, Altero Matteoli. "Il presidente della Repubblica Napolitano in questi anni ha avuto un atteggiamento di totale rispetto della Costituzione e per questo sarebbe un non senso se dopo che dalle elezioni del 2008 e’ uscito un governo con una cosi’ larga maggioranza, ci trovassimo senza votare un governo tecnico. In ogni caso Fini non ha voglia di elezioni e credo che non le voglia neanche Bersani . E’ vero che si agita, come del resto prevede il suo ruolo di capo di un partito dell’opposizione, ma non spinge per un’accelerazione".

A proposito di Fini, Matteoli ha osservato: "Pur conoscendolo bene, quando Gianfranco ha assunto certe posizioni polemiche ho stentato a riconoscerlo. Poi tutto si e’ chiarito: nell’ex An due terzi del partito non era pentito di aver dato vita al Pdl, mentre l’altro terzo, capeggiato da Fini, era pentito. Fini si e’ dunque pentito di aver fondato il Pdl una settimana prima del congresso. Insomma prima conoscevo molto bene Fini ma quello degli ultimi due anni lo conosco molto meno".

QUAGLIARIELLO: D'Alema strumentalizza il Copasir

"Il presidente D’Alema ha perso l’ennesima occasione per aderire a quella leale collaborazione istituzionale cui la nuova legge sui Servizi segreti e’ ispirata. L’iniziativa assunta stamattina e’ invece la prova evidente del tentativo di piegare il Copasir ad arma impropria di lotta politica".



Lo ha dichiarato Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo vicario del Pdl al Senato e componente del Copasir. "La richiesta perentoria avanzata nei confronti del presidente Berlusconi mal si attaglia ai precedenti in materia di convocazione dei presidenti del Consiglio, allo spirito della normativa e anche alla lettera della legge, se si ha la pazienza di leggere il citato art. 31 comma 1 nella sua interezza e non solo nel rigo che fa comodo evocare. Il comportamento di D’Alema e’ dunque chiaramente strumentale, e si spiega solo con la volonta’ di speculare e trascinare il Copasir in una campagna di delegittimazione che respingiamo con forza. Sara’ il presidente Berlusconi a valutare i tempi della sua partecipazione ai lavori del Copasir, sapendo fin d’ora che da parte nostra trovera’ piena comprensione e massimo sostegno la decisione di non prestarsi a richieste dalla tempistica cosi’ strumentale. Dispiace che con il parere favorevole alla proposta di D’Alema l’onorevole Briguglio abbia dimostrato ancora una volta quanto Futuro e liberta’ sia succube della sinistra e disposta a fare da sgabello alle sue iniziative. Negli ultimi due giorni, tra la Camera e il Copasir, Fli ha dato prova di confondere la legittima volonta’ di distinguersi nell’ambito della propria coalizione e la subalternita’ all’opposizione. Fortunatamente, come ben sa chi frequenta il Senato, nella galassia ’finiana’ non esistono solo le attitudini di cui i comportamenti di Briguglio sono espressione".

BONDI: Il crollo di Pompei causato dalla cattiva gestione delle risorse

Riportiamo l’intervento del Ministro dei beni culturali Sandro Bondi, pronunciato alla Camera dei deputati mercoledì 10 novembre 2010


Signor Presidente, onorevoli colleghi,

se avessi delle responsabilità per ciò che è accaduto a Pompei credo che sarebbe giusto chiedere le mie dimissioni, anzi, le avrei date io senza che nessuno me lo chiedesse. Se invece vogliamo, tutti, far prevalere la serietà, l’obiettività e, soprattutto, la misura, allora ritengo sarebbe giusto riconoscere che i problemi di Pompei - come del resto la situazione in cui versa l’intero patrimonio artistico del nostro Paese - si trascinano da decenni, senza che nessuno finora sia riuscito a risolverli definitivamente e ad impostare una strategia efficace.





Sarebbe comodo addossare a me tutte le responsabilità, oppure al Governo accusato di tagliare i fondi alla cultura, come se i minori trasferimenti di questi anni potessero davvero essere considerati la causa diretta di ciò che è accaduto. Lo ripeto, bisognerebbe avere tutti il senso della misura e soprattutto evitare ogni tipo di strumentalizzazione di carattere politico.

Vi sono stati negli ultimi anni altri crolli, della stessa gravità se non più gravi, in altre aree archeologiche italiane, quando erano al Governo ministri anche della sinistra, ma a nessuno è mai venuto in mente, giustamente, di chiedere le loro dimissioni. Se nel mio caso valgono altri criteri ne prendo atto. Chiedete pure le mie dimissioni, ma non sarebbe un atto politicamente e moralmente giusto: non solo non merito un tale trattamento, ma sarebbe, a mio avviso, un ulteriore segno di incattivimento della lotta politica in Italia Se invece devo saltare su una mina, come ha detto l’onorevole Franceschini, per far esplodere le contraddizioni di questa maggioranza, allora è un altro discorso, che però non c’entra assolutamente niente né con Pompei né con la cultura italiana (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).







Posso dire, in coscienza, di avere svolto un grande lavoro, che ha dato alcuni primi risultati importanti. Vorrei ricordare, innanzi tutto, le condizioni in cui si trovava due anni fa Pompei. La stampa aveva denunciato, giustamente, una situazione incredibile ed intollerabile per l’immagine dell’Italia: sporcizia, mancanza di servizi igienici, cani randagi, guide non autorizzate, ristoranti abusivi, edifici chiusi al pubblico. Sulla base di questa situazione di emergenza decisi di nominare un commissario di Governo. Vorrei tanto che poteste guardare questo documento che testimonia ciò che è stato fatto, oppure vi invito a visitare Pompei e vi renderete conto di quale era la situazione e quali progressi abbiamo fatto in questi due anni di lavoro





La decisione di nominare un commissario nasceva dall’emergenza, ma anche dalla mia convinzione, che un’area archeologica complessa come Pompei, che non ha eguali nel mondo, non potesse essere gestita solamente da un sovrintendente. Il commissario, tuttavia, ha lavorato in stretto raccordo e sempre in totale sintonia con i sovrintendenti e ha operato soltanto sulla base delle indicazioni e delle prescrizioni degli stessi sovrintendenti.

Nei due anni del commissariamento, dal giugno del 2008 al giugno del 2010, quando il commissariamento è cessato per tornare alla normalità, sono stati investiti oltre 79 milioni di euro, dei quali 21 milioni provenienti dai fondi FAS del Ministero dello sviluppo economico, 40 milioni dai residui attivi giacenti nel bilancio della soprintendenza speciale di Napoli e di Pompei e 18 milioni derivanti dalla vendita di biglietti.





Di questi fondi l’83 per cento è stato destinato alla messa in sicurezza dell’area archeologica (per un ammontare di 65 milioni di euro), consentendo la manutenzione, il restauro e l’apertura al pubblico di un numero considerevole di edifici. In seguito a questo lavoro, infatti, è stato possibile aprire al pubblico 49 edifici monumentali (nel 2008 ne erano aperti soltanto 37) e 23 domus (nel 2008 erano soltanto 11). Nelle prossime settimane verranno avviati i lavori che riguardano altre cinque importanti domus, tra cui la celebre Villa dei Misteri.





È doveroso ricordare altri risultati ottenuti dalla gestione commissariale: l’apertura di un primo pronto soccorso dentro gli scavi e la convenzione con la Croce Rossa Italiana per la sua gestione; una nuova organizzazione delle guide turistiche (prima il servizio era in mano all’abusivismo e lavoravano meno di venti guide che esercitavano un’attività di intimidazione sulle altre, oggi sono iscritte più di 200 guide, tutte regolari, tra cui tante donne e giovani); l’apertura di 49 bagni (5 sono stati ristrutturati); la messa in funzione della rete di fontanelle di acqua potabile; la messa in funzione dell’impianto antincendio; il recupero della legalità in molti settori, attraverso una straordinaria collaborazione con le forze dell’ordine, la prefettura e la questura di Napoli; il contrasto all’abusivismo commerciale, dentro e fuori l’area archeologica; una campagna di lotta al randagismo, condotta in collaborazione con le associazioni animaliste; una nuova sede per la soprintendenza, che era ancora nei container dopo il terremoto del 1980. Anche grazie a questo lavoro nel 2010 c’è stato un aumento del 40 per cento del turismo scolastico e un aumento medio di circa il 15 per cento dei visitatori e degli incassi.





Il crollo di un edificio, per quanto grave sia, anche dal punto di vista simbolico per il valore che l’area archeologica di Pompei ha in tutto il mondo, non può cancellare questi risultati. Innanzitutto, perché è avvenuto il crollo? A giudizio della soprintendenza nessun elemento faceva presagire il crollo dell’edificio, anche se le forti piogge avevano causato qualche giorno prima un piccolo cedimento nel vicolo adiacente; un sopralluogo, effettuato venerdì 5 novembre da parte dell’ufficio tecnico, non aveva segnalato pericoli visibili per la schola. Da quanto è stato possibile rilevare fin dal primo sopralluogo effettuato dalla sovrintendenza dopo il crollo, la copertura in cemento armato dell’edificio è collassata, cadendo in gran parte all’interno dell’edificio, provocando il crollo della parte superiore delle murature perimetrali della facciata.





Verosimilmente - ma si tratta di accertamenti ancora in corso - il crollo ha interessato le murature verticali, ricostruite nel dopoguerra, e la copertura, appunto, in cemento armato, mentre parrebbe essersi conservata la parte più bassa di quelle medesime parti, per una altezza di circa un metro e mezzo, e cioè la parte che ospita le decorazioni affrescate, che quindi si ritiene potrebbero essere recuperate e restaurate. Sulla copertura in cemento armato era stato recentemente eseguito un lavoro di manutenzione per l’impermeabilizzazione e pertanto si esclude che il danno sia da mettere in relazione alle infiltrazioni nel solaio che ne abbiano minato la tenuta.

Allo stato dei primi accertamenti - ma vi è in corso un’indagine della magistratura e un’indagine anche del Ministero per i beni e le attività culturali, che forniranno ulteriori elementi - il dissesto che ha provocato il crollo sembrerebbe imputabile alla pressione sviluppata sulle murature perimetrali dal terrapieno che si trova a ridosso della costruzione e che, per effetto delle abbondanti piogge di questi giorni, doveva essere completamente imbevuto di acqua.





Purtroppo, non si possono escludere altri crolli, sia per la dimensione dell’area archeologica di Pompei sia perché vi sono altri edifici che si trovano a ridosso del terrapieno costituito dalle aree ancora da scavare che rappresentano, come sappiamo, ancora un terzo dell’antica città di Pompei. Poiché il Presidente della Repubblica ha chiesto giustamente che qualcuno dia delle spiegazioni e lo faccia senza ipocrisie, io lo farò senza alcuna ipocrisia e soprattutto senza scaricare le responsabilità su altri o sulla mancanza di fondi.







Onorevoli colleghi, la mancanza di fondi - voglio dirlo chiaramente - non è la causa di ciò che è accaduto a Pompei. Sarebbe comodo da parte mia dirlo, se lo facessi potrei perfino accampare meriti come paladino della cultura contro i tagli del Governo. Non lo farò perché questo, almeno per me, è il momento della serietà e dell’onestà. Non voglio dare la responsabilità di ciò che è accaduto a Pompei alla mancanza di risorse e scaricare la responsabilità su altri perché mancherei appunto al dovere dell’onestà. Basta esaminare i dati: Pompei, a differenza di altre aree archeologiche o di altri musei, è una sovrintendenza speciale per cui gli incassi dei biglietti non vanno, come avviene, purtroppo, a mio avviso, per altri musei ed altre aree archeologiche alle casse dell’erario ma entrano tutti nelle casse della sovrintendenza speciale di Napoli e Pompei. Volete sapere qual è la situazione dal punto di vista delle risorse disponibili della sovrintendenza speciale di Napoli e Pompei, dal 2002 al 2010, rispetto alle entrate e alle spese, considerando non soltanto i biglietti ma anche i contributi della regione Campania? Nel 2002 le giacenze di cassa a fine anno ammontavano a 52 milioni di euro; nel 2003 a 58 milioni di euro; nel 2004 a 66 milioni di euro; nel 2005 a 75 milioni di euro e via di questo passo fino ai 43 milioni di euro del 2008 e ai 25 milioni di euro del 2009.





Questi dati, onorevoli colleghi, dimostrano che il problema vero non è la mancanza di fondi ma quello di assicurare una gestione capace di utilizzare al meglio le risorse esistenti (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). A questo riguardo voglio sottolineare che i sovrintendenti svolgono davvero un lavoro straordinario e dobbiamo essere loro grati, perché se l’Italia ha mantenuto ed ha potuto tutelare il patrimonio storico-artistico in questi ultimi decenni lo si deve quasi esclusivamente al loro lavoro (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). La loro formazione e la loro missione, tuttavia, non è quella di gestire i musei e le aree archeologiche, come avviene in tutti gli altri Paesi del mondo, perché non c’è altro paese in Europa in cui i musei e le aree archeologiche siano degli uffici delle sovrintendenze. In tutto il mondo, i musei e le aree archeologiche hanno una struttura autonoma e dei direttori che hanno la responsabilità di gestirli.





La missione principale dei sovrintendenti in Italia è quella di garantire la tutela del nostro patrimonio storico-artistico, funzione che, a mio avviso, deve continuare a restare nelle mani dello Stato. Cedere tale responsabilità agli enti locali sarebbe un errore grave ed irrimediabile di fronte al quale io non cederò mai (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). La mia opinione è che l’unico modo per affrontare alla radice il problema di Pompei è quello di lasciare ai sovrintendenti il compito della tutela mentre quello della gestione e dell’applicazione dei progetti di manutenzione e di restauro predisposti dai sovrintendenti debba essere assegnata a nuove figure professionali e a nuove forme di gestione Per questo l’ufficio legislativo del Ministero per i beni e le attività culturali sta preparando le linee operative per la predisposizione degli atti costitutivi e statutari di una fondazione per la gestione di Pompei, come è stato proposto di recente anche dall’ex Ministro per i beni e le attività culturali, onorevole Rutelli.





Sovrintendenti e manager dei beni culturali, formati dalle nostre università, devono collaborare insieme, ciascuno secondo le proprie responsabilità. Questa secondo me è la soluzione. Per questo ho costituito proprio ieri un gruppo di lavoro, coordinato dal professor Carandini, presidente del consiglio nazionale dei beni culturali, e formato dal dottor Cecchi, segretario generale, dal professor De Caro, dal professor Proietti e della professoressa Ghedini, allo scopo di formare un gruppo di studiosi, fra i più valenti ed autorevoli in Italia e nel mondo dal punto di vista dell’archeologia, che valuti lo stato di degrado ed il livello di rischio di tutti gli edifici dell’area archeologica di Pompei, che rilevi attraverso le moderne tecnologie l’intera città per preservarne la documentazione e che prosegua l’opera di studio e di catalogazione di tutti gli edifici. Questo gruppo dovrà affiancare d’ora in avanti la sovrintendenza e dettare le linee di intervento.





Ma la situazione più grave - per concludere consentitemi di ricordarlo - oltre alla riduzione dei fondi, è il pensionamento del personale più qualificato del Ministero per i beni e le attività culturali e l’impossibilità di assumere nuovo personale. Ricordo solo, in questa sede, che vi è stata in questi anni una riduzione degli organici dell’11 per cento. La situazione più critica è quella che riguarda la carenza di architetti ed archeologi, soprattutto giovani. Per far fronte alle emergenze delle aree archeologiche oggi in Italia e delle sovrintendenze, che devono sobbarcarsi il compito anche della tutela del paesaggio in Italia, sarebbe necessario autorizzare l’assunzione di almeno 50 architetti e di almeno 80 archeologi.





In conclusione, se questo è vero per Pompei, resta il problema generale delle risorse che lo Stato italiano investe nella cultura. Sono convinto - e lo dico da tempo - che non scommettere sulla cultura è un non senso per un Paese come il nostro.

Io non mi sottraggo alle mie responsabilità, ma questo è un problema che ha una lunga storia e che, secondo me, nasce dalla sottovalutazione che non questo o quel Governo, ma le classi dirigenti del nostro Paese - intendo dire dalla politica al mondo imprenditoriale - hanno avuto per quanto riguarda il ruolo della cultura nello sviluppo economico e democratico del nostro Paese. Ma questo problema non lo posso affrontare da solo e non lo può affrontare da solo questo Governo: questo problema lo possiamo affrontare tutti insieme, in un’ottica di serietà e di responsabilità, nell’interesse comune

lunedì 8 novembre 2010

Nord- Sud: Solidarietà Nazionale un concetto tutto ITALIANO

PRESTIGIACOMO: Si' ai fondi per le popolazioni alluvionate del Veneto




Il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo e’ intervenuta a Bergamo, a margine dei lavori della Settimana per l’Energia, sui danni provocati dal maltempo negli ultimi giorni, soprattutto in Veneto:



"Per la prima volta il Governo, insieme alle Regioni, sta facendo un censimento delle realta’ piu’ a rischio nel nostro Paese. Quando ci sono eventi calamitosi come quelli degli ultimi giorni, non si puo’ mettere tutto in sicurezza, pero’ il Governo ha il dovere di mettere in sicurezza quelle migliaia di siti che noi sappiamo oggi essere a rischio, dove basta molto meno perche’ ci siano delle frane. I soldi ci saranno. Non possiamo mettere in pericolo la vita dei cittadini".


LA LOGGIA: Il federalismo sara' un vantaggio per il sud a condizione che non ci siano sprechi

"Il federalismo sara’ un vantaggio per il Sud soltanto a due condizioni: niente piu’ sprechi con, ad esempio, consulenze e spese pubbliche gonfiate perche’ la prima cosa deve essere la cultura della responsabilita’, in secondo luogo vanno attivati subito i tavoli di confronto Stato-Regione e commissioni paritetiche".

Lo ha affermato il parlamentare del PdL e presidente della commissione parlamentare per l’Attuazione del federalismo fiscale Enrico La Loggia, parlando al termine dle seminario sul federalismo organizzato dal Pdl a Taormina (Messina).

"Se il tavolo di confronto e la commissione paritetica non completeranno il percorso entro il 21 maggio 2011, questa e’ la data segnata dalla legge delega, la Sicilia anziche’ avere tutta la potenzialita’ che nasce dal proprio statuto restera’ indietro rispetto alle altre regioni e non solo quelle a statuto speciale ma anche a quelle a statuto ordinario. Da qui parte un monito forte all’attuale governo e alla composizione attuale della commissione paritetica perche’ si attivino con grande prontezza per un tavolo di confronto".

GIRO: Nel settore archeologico questo e' il governo del fare bene e meglio

"Questo, nel settore dell’archeologia, non e’ il governo del ’fare finta’, ma quello del ’fare bene’ e del ’fare sempre meglio’. Pompei due anni fa era al disastro". Lo ha affermato il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro, che e’ intervenuto a proposito del crollo della Casa dei Gladiatori ("usata anche ieri da Fini come metafora delle attuali difficolta"’). Giro ha sottolineato come "non si possano addossare a Bondi responsabilita’, dopo averlo linciato per aver deciso due anni fa provvedimenti di estrema urgenza, tra cui la nomina di un commissario straordinario.


L’archeologia per definizione e’ antica, antichissima e per questo di estrema fragilita’: i monumenti come il Colosseo o gli edifici di Pompei sono alla stessa stregua di persone malate croniche, che hanno bisogno di cure continue. Bisogna avere i nervi saldi ed essere onesti di fronte alla gente: lo stato di Pompei era di degrado assoluto. Del resto ha un’estensione di 67 ettari, e’ illusorio che si possa fare tutto subito dopo decenni di incuria". Giro ha poi voluto rispondere a Rutelli e Veltroni "che si sono scagliati contro Bondi. Questi due signori avrebbero fatto meglio a tacere perche’ in momenti diversi si sono avvicendati al ministero della cultura e al governo di Roma e abbiamo trovato ad esempio il Foro romano in uno stato pietoso". Anche nel caso della capitale, infatti, e’ stata necessaria la nomina di un commissario "e stiamo lavorando per mettere in sicurezza il Palatino, che si sta sbriciolando". "Il degrado di Pompei esiste, dobbiamo fronteggiarlo, lo stiamo curando come un malato di vecchiaia", ha detto Giro, che e’ tornato a parlare anche dei tagli alla cultura. "Bondi ha posto il problema con grande forza proprio in questi mesi ed ha avuto un confronto molto duro con Tremonti . Ora il ministro puo’ affermare con orgoglio di aver detto le cose in tempi non sospetti".

GIOVANARDI: Il fisco sara' piu' leggero per le famiglie con figli

GIOVANARDI: Il fisco sara' piu' leggero per le famiglie con figli


"Non so se si chiamera’ ’quoziente familiare’ o ’fattore famiglia’ o altro ancora,
ma so certamente che il nuovo fisco dovra’ tener conto del numero dei componenti della famiglia in modo che le famiglie con figli o con situazioni di fragilita’ possano ricevere un concreto e indispensabile aiuto in termini di riduzione della pressione fiscale e di accesso agevolato ai servizi".

Lo ha affermato il sottosegretario alla Famiglia Carlo Giovanardi, intervenuto alla conferenza nazionale della famiglia in corso a Milano. Il sottosegretario guarda al futuro dopo aver elencato i problemi per la famiglia italiana e individua al primo posto la riforma fiscale, un impegno "che questa maggioranza aveva assunto in campagna elettorale e recentemente ribadito inserendolo fra i cinque punti che qualificheranno la prossima azione di governo".

La riforma fiscale, ha spiegato Giovanardi, dovra’ essere l’occasione "per rimodulare il nostro sistema tributario in senso maggiormente favorevole per le famiglie. Tutto cio’ nel rispetto dei principi della progressivita’ del sistema tributario e della capacita’ contributiva, che non puo’ essere riferita solo al singolo individuo, ma puo’ e deve tener conto della composizione della famiglia, dove l’individuo vive, e dei carichi familiari".

Accanto a un fisco piu’ amico della famiglia, l’attenzione del governo deve andare anche, secondo il sottosegretario ai temi della "conciliazione tra i tempi di vita e di lavoro" dando la possibilita’ a tutti di lavorare senza rinunciare alla maternita’ o alla paternita’. A questo proposito Giovanardi ha annunciato la firma imminente di un protocollo di intesa con il presidente della provincia di Trento, per estendere a tutto il territorio nazionale la sperimentazione sull’audit famiglia e lavoro, una certificazione di qualita’ per aziende e organizzazioni pubbliche attente alle esigenze familiari dei propri dipendenti.