venerdì 14 ottobre 2011

BUONGOVERNO: Asta dei BtP, ecco il successo

BUONGOVERNO: Asta dei BtP, ecco il successo




Nonostante le tensioni sui debiti sovrani e l’incidente di percorso alla Camera sul rendiconto dello Stato, il Tesoro ha superato la prova dei mercati dell’asta dei titoli a breve e lungo termine. Anche se il costo del finanziamento resta elevato, il collocamento di bond per 6,19 miliardi (quasi al tetto del range previsto, che andava da 4 a 6,5 miliardi) si è risolto positivamente, con una domanda complessiva per 9,1 miliardi.

Gli analisti giudicano soddisfacente il risultato, soprattutto quello dei bond quinquennali, il cui rendimento lordo si è attestato al 5,32% contro il 5,6% dell’ultima asta. Al 5,77% invece i decennali, poco sotto la soglia delle aste di settembre. Infine il Tesoro si è riaffacciato sul mercato del lungo termine dei 15 anni (meno di un miliardo): confortante l’appeal dei mercati (1,5 miliardi la domanda) all’indomani della deludente asta del bund trentennale tedesco, che ha confermato poca disponibilità degli investitori a misurarsi sulle lunghissime scadenze. Il nervosismo dei mercati borsistici si è poi riflesso sullo spread con un allargamento fino a 367 punti base.



Restano i giudizi positivi dei principali analisti interpellati dalle agenzie di stampa. Un segnale importante viene dal più grande fondo di private equity del mondo, Black Rock, il cui responsabile per gli investimenti ha confermato alla Bloomberg la ripresa degli acquisti di bond italiani. E ancora ieri il presidente di Assogestioni, Domenico Siniscalco, ha assicurato che i gestori dei fondi istituzionali italiani "non hanno ceduto una sola quota di debito" del nostro Paese.



La confusione dei mercati in questo momento è confermata dall’andamento schizofrenico e da montagne russe dei nostri titoli bancari, ove di consideri che in Europa gli istituti di credito italiani restano tra i più solidi. La capitalizzazione delle banch europeee è giustamente all’ordine del giorno, ma si dà il caso che le nostre possano vantare un rapporto capitalizzazione/attivi di gran lunga migliore. La media del settore è all’8,5%, praticamente doppia rispetto ai colossi tedeschi e francesi: un report di Ubs dà Deutsche al 2,8%, Commerzbank al 3,4%, Bnp Paribas al 4%.



Il consigliere delegato di Intesa San Paolo, Corrado Passera, ha voluto marcare la differenza, ammonendo a non concentrarsi solo sul problema patrimoniale. Il nodo è piuttosto quello di istituti (il caso Dexia) che imboccano la strada della finanza a rischio anziché concentrarsi sulle attività tradizionali del credito. Le banche italiane hanno fatto e continuano a fare un uso corretto e non avventuroso delle risorse affidate loro dagli italiani, che restano tra i maggiori risparmiatori del mondo.

BERLUSCONI: L'opposizione ha sbagliato i suoi calcoli

BERLUSCONI: L'opposizione ha sbagliato i suoi calcoli


"Abbiamo sventato la figuraccia dell’opposizione che ha sbagliato i suoi calcoli, mettendo in atto i vecchi trucchi del piu’ bieco parlamentarismo e offrendo un’ immagine su cui gli italiani rifletteranno".

Lo ha affermato il premier Silvio Berlusconi uscendo dall’Aula di Montecitorio, dove si sta votando la fiducia. Il premier ha poi fatto notare che la maggioranza ha raggiunto quota 316. "Due deputati erano impediti a venire, quindi siamo 316 dai 318 che eravamo".



LEONE: Sconfitto il ridicolo Aventino dell'opposizione ora andiamo avanti



"Al ridicolo Aventino dell’opposizione, la Camera ha risposto con la maggioranza assoluta al governo Berlusconi. Ora avanti con le riforme e con il piano di sviluppo. Sara’ questa la risposta dovuta al senso di responsabilita’ di tutti quei deputati che hanno a cuore le sorti del Paese e che con il loro sostegno all’esecutivo hanno evitato il salto nel buio o peggio ancora un improponibile governo di cosiddetta solidarieta’ nazionale".


Lo ha dichiarato il deputato del Pdl e vicepresidente della Camera, Antonio Leone, il quale commentando la fiducia ottenuta dal governo ha osservato: "E’ stato proprio quest’ultimo, bocciato tentativo da prima Repubblica a uscire sconfitto dalla votazione. Il vero significato politico della rinnovata fiducia al governo e’ che la generazione del 1994, quella nata con la discesa in campo di Berlusconi, all’insegna del rinnovamento e del riformismo, ha ormai collocato nell’archivio della storia tutti quei professionisti della politica che ci hanno consegnato come eredita’ della loro gestione lo sfascio a cui si sta faticosamente tentando di porre rimedio".




QUAGLIARIELLO: Dall'opposizione iniziative indecorose



"Nella lotta politica si puo’ vincere e si puo’ perdere, ma non bisognerebbe mai smarrire la propria dignita’ e mettere a repentaglio le istituzioni che sono un bene di tutti".

Lo ha affermato Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo vicario del PdL al Senato che ha parlato di "un comportamento delle opposizioni in questi giorni indecoroso. Su un voto parziale seppur di indubbia importanza negativo per la maggioranza hanno costruito alla Camera la bocciatura del rendiconto grazie a una Giunta del Regolamento con rapporti di forza compiacenti. Hanno inscenato al Senato l’avanspettacolo di un Aventino poi rappresentato in pompa magna alla Camera durante l’intervento del presidente del Consiglio. E alla leale richiesta di una fiducia tesa a constatare se il voto negativo fosse una lesione definitiva del rapporto tra l’esecutivo e la Camera, hanno risposto con un bieco espediente regolamentare, speculando involontariamente persino su malati e carcerati. Chi ha il compito di salvaguardare la dignita’ delle istituzioni trovi i modi e i tempi per frenare questa deriva che delegittimando il Parlamento rischia di legittimare la protesta violenta della piazza".

BERLUSCONI: Fino al 2013 per completare le riforme

BERLUSCONI: Fino al 2013 per completare le riforme

Il discorso di Silvio Berlusconi pronunciato alla Camera dei deputati il 13 ottobre 2011


Cari colleghi,

sono qui per chiedere il rinnovo della fiducia al Governo che ho l’onore di presiedere.


Un incidente parlamentare, di cui la maggioranza porta la responsabilità e di cui mi scuso personalmente, ha determinato, martedì scorso, una situazione anomala, che dobbiamo sanare con un voto di fiducia politico. Il Governo chiede che gli sia confermata la fiducia del Parlamento, perché è profondamente consapevole dei rischi che corre il Paese. Lo chiede perché è convinto che i tempi imposti dai mercati non sono minimamente compatibili con quelli di certe liturgie politiche. Lo chiede perché consapevole di essere l’unico soggetto democraticamente abilitato a difendere gli interessi nazionali, qui ed ora, con l’urgenza imposta dalla crisi. Non vi nascondo la gravità dell’incidente parlamentare di martedì, ma ciò non può avere improprie conseguenze sul piano istituzionale.



Il Rendiconto generale dello Stato è un atto dovuto ed il Governo non può sottrarsi alla sua responsabilità, che è costituzionalmente prevista. Ferme ovviamente le risultanze contabili del rendiconto, il Governo presenterà al Parlamento un nuovo provvedimento, di un solo articolo, al quale aggiungerà come allegati le tabelle ed i dati contabili e di gestione delle singole amministrazioni e delle aziende autonome. Il provvedimento sarà adottato dopo la conclusione di questo dibattito, sarà nuovamente sottoposto al vaglio della Corte dei conti e sarà presentato al Senato.


Il Governo ha il dovere di farlo ma, siccome qualcuno contesta che ne abbia il potere, ritengo utile qualche precisazione, non per partecipare alla disputa tecnico-giudiziaria che dilaga sui giornali in queste ore, ma solo per lasciare agli atti del Parlamento una precisa assunzione di responsabilità.


La legge sul Rendiconto generale dello Stato e delle aziende autonome appartiene alla categoria delle cosiddette leggi formali, ovvero dei provvedimenti legislativi che hanno soltanto la forma di legge, ma non ne hanno le caratteristiche sostanziali. Infatti, il Rendiconto è costituito da una serie di risultanze e dati contabili, elaborati in sede consuntiva di bilancio dell’anno precedente da parte della Ragioneria generale dello Stato e asseverati dalla magistratura contabile, la Corte dei conti, con apposito giudizio di parificazione, che attesta la veridicità dei dati ed il rispetto dei vincoli finanziari posti dalla legge.



Nell’approvare la legge sul Rendiconto, il cui contenuto è inemendabile perché è comprensivo di dati esclusivamente contabili ormai consolidati, il Parlamento conferisce una copertura legislativa al procedimento di accertamento e di verifica del bilancio dell’anno precedente.



In caso di votazione negativa di una Camera parlare di sfiducia nei confronti del Governo è quindi del tutto improprio perché il Rendiconto è un atto squisitamente di riscontro contabile, e non rientra, infatti, nell’elenco di cui all’articolo 7 della recente legge di riforma, la n. 196 del 2009, la legge che individua gli strumenti della programmazione finanziaria per i quali è certamente necessaria una consonanza tra Esecutivo e Parlamento.

L’equiparazione, proclamata dai partiti della minoranza, tra Rendiconto e leggi di bilancio e di stabilità è pertanto del tutto forzata e strumentale. Il Governo quindi intende porre rimedio al negativo episodio del rigetto dell’articolo 1 del Rendiconto, nel doveroso rispetto dei poteri del Parlamento, ma anche di quanto disposto dall’articolo 81 della Costituzione. A questa soluzione non c’è alternativa per il bilancio e per il funzionamento stesso dello Stato, come del resto sul piano politico non c’è alternativa credibile a questo Governo nelle Assemblee elettive di Camera e Senato.



Infatti non è un fattore aritmetico quello che decide, è un fattore politico di eccezionale rilevanza. Perché?



Primo, perché è finita l’epoca in cui i Governi li faceva una casta di capipartito. Ora i Governi li fanno gli elettori, e li fanno votando per un simbolo in cui è esplicitamente indicato il capo della coalizione candidato alla Presidenza del Consiglio. L’alta vigilanza arbitrale del Presidente della Repubblica, peraltro impeccabile, sorveglia sul regolare funzionamento delle istituzioni e stimola civilmente e moralmente i soggetti della politica, senza fare politica. Il Parlamento controlla, legifera, dà e toglie apertamente la fiducia politica, ma quando una maggioranza e il suo leader la perdono la parola deve ritornare agli elettori. Questo è il sale della democrazia parlamentare nell’epoca del bipolarismo. Questa è la regola che protegge la stabilità degli Esecutivi e la loro autorevolezza, chiunque governi, e questa norma democratica, che è stata autorizzata dalla prassi costituzionale e che stata smentita a caro prezzo anche nel recente passato da pasticci e da ribaltoni, questa norma democratica dobbiamo custodirla come un tesoro se non vogliamo che cadano sulle istituzioni elettive la diffidenza ed il dispregio che il partito degli sfascisti lavora a pieno tempo per diffondere.


Secondo, perché le opposizioni esercitano un legittimo diritto-dovere di critica, anche aspra, ma sono oggi frastagliate e divise, anzi sono addirittura sparite, e concentrano su chi vi parla una campagna demolitoria aiutata dalle calunnie di cui è autore un circuito mediatico-giudiziario, ma non hanno né un Esecutivo di ricambio né un programma definito da proporre agli elettori.
Terzo, perché una crisi di Governo al buio oggi determinerebbe la vittoria del partito declinista, catastrofista, speculativo, in azione da mesi in Europa e in Italia. Io sono qui, e con me una maggioranza politicamente coesa, al di là degli incidenti d’Aula, sono qui con la mia maggioranza per testimoniare che l’Italia ce la fa, ce la farà, e può rilanciarsi battendo la strategia del pessimismo. Il cuore - lo sappiamo e lo vediamo - del sistema bancario europeo è sotto attacco della speculazione. I mercati finanziari si comportano in modo volatile, minacciando la stabilità dell’euro, che è il pilastro della costruzione europea.



Ma faremmo torto alla verità dei fatti se non si ricordasse che la moneta unica ha un vizio d’origine, in quanto non esiste ancora un’autorità europea che possa coordinare le politiche fiscali e che possa emettere bond. La crisi economica subirà una svolta positiva solo nel momento in cui l’Europa si dimostrerà capace di fare un passo avanti decisivo nell’unità politica, nel coordinamento delle politiche economiche, nel coordinamento delle politiche della difesa, nel coordinamento della politica estera.
Finché rimarremo un grande corpo economico con una piccola testa politica la crisi economica rischia di trascinarsi insoluta, con il pericolo che l’Europa possa diventare un fattore destabilizzante dell’intera economia mondiale. In questo grande teatro, l’Italia ha un debito enorme, che abbiamo ereditato dal passato, ma un debito reso sostenibile grazie all’azione di questo Governo che ha garantito un deficit inferiore a quello dei nostri partner, che ha garantito un avanzo primario da primi della classe. L’Italia ha, inoltre e soprattutto, un sistema produttivo, gravato certo da molte rendite e chiusure corporative e dalla fragilità indotte da una lunga epoca di scarsa crescita, ma vitale, esportatore, ricco e vivo in molte parti del Paese che sono, a giudizio di tutti, come e più di una Baviera d’Europa.

I nostri problemi li conosciamo: il mancato sviluppo di sani investimenti che producano lavoro nel sud, sebbene i dati dell’occupazione ci mettono largamente al di sopra dei Paesi dell’Unione europea che hanno cifre di inoccupazione che arrivano sino al 25 per cento; abbiamo un’economia sommersa che si può far emergere virtuosamente solo attraverso una radicale riforma fiscale e una contestuale lotta all’evasione; conosciamo lo stato della pubblica amministrazione, pletorica, inefficiente, che spesso si traduce quasi in un’oppressione burocratica nei confronti dei cittadini e delle imprese; conosciamo la situazione della giustizia civile, con tempi inaccettabili (non parlo della giustizia penale per amor di patria); sappiamo e conosciamo il gap nelle nostre infrastrutture rispetto agli altri principali Paesi con cui ci dobbiamo confrontare (si calcola che il costo in più della logistica, dovuto al fatto che per trent’anni non si sono costruite arterie stradali e ferroviarie al pari di quello che hanno fatto gli altri Paesi, comporta un 34 per cento in più della nostra spesa nella logistica medesima); infine, abbiamo un problema di contrattazione sindacale, di mercato del lavoro e di dimensione asfittica di molte imprese che l’associazione degli industriali dovrebbe affrontare, insieme al Governo e alle parti sindacali responsabili, visto che la vecchia lotta di classe è tramontata per sempre.


I cambiamenti, così insistentemente evocati, possono tuttavia derivare solo da uno sforzo corale della comunità nazionale e da una grande battaglia civile, politica, culturale. Il nostro Governo comunque andrà avanti, senza farsi condizionare da nulla, se non dal rispetto della Costituzione e dagli impegni europei. A chi ci chiede di fare un passo indietro rispondiamo chiaramente che mai come in questo momento sentiamo la responsabilità di non accondiscendere a questa richiesta, non per preservare dei poteri, ma nella convinzione che, oggi, questo Governo non abbia alternative credibili e che le elezioni anticipate non sarebbero una soluzione per i problemi che abbiamo Mi domando: c’è, in questo Parlamento, qualche persona di buon senso che può veramente credere che un Governo tecnico avrebbe più forza di un Governo democraticamente legittimato, come lo è il nostro, nell’assumere quelle decisioni difficili, a volte impopolari, che la crisi impone?
Oggi il nostro primo compito, il nostro primo dovere è di mettere l’Italia al riparo dalla crisi economica e di farlo tutelando i risparmi e gli i

interessi delle famiglie e delle imprese ed assumendoci la responsabilità delle nostre scelte, diversamente da un Governo tecnico, che mai si sottoporrebbe al giudizio degli elettori. Abbiamo perseguito questo obiettivo con una manovra impegnativa e dolorosa, che garantisce per la prima volta il pareggio di bilancio entro il 2013, un traguardo inimmaginabile fino a poco tempo fa, che è giusto diventi un impegno vincolante anche per il futuro, con una specifica clausola inserita nella nostra Costituzione.

Ora, come tutti voi sapete, ci accingiamo a presentare un provvedimento a favore dello sviluppo, nella consapevolezza che una politica di rigore senza contemporaneamente promuovere una politica per la crescita rischia di condurre alla stagnazione dell’economia e, di conseguenza, ad un ulteriore peggioramento degli stessi conti pubblici. Una cosa deve essere chiara: noi vogliamo sconfiggere la strategia della paralisi e del pessimismo. Lo faremo con il decreto sviluppo, che è solo un mattone che intendiamo mettere nella costruzione del muro contro la sfiducia. Il pareggio di bilancio ci sarà. Il nostro sistema di credito sarà protetto sia dall’intervento necessario del sistema economico e monetario in cui siamo onorevolmente inseriti fin dalla sua fondazione, sia dalla ripartenza del Paese.

Continueremo a lavorare nell’interesse delle famiglie e delle imprese per il bene dell’Italia, anche se contro di noi è stata montata una campagna di inusitata violenza da un’opposizione unita solo dall’antiberlusconismo, ma divisa su tutto, a partire dall’economia: basti pensare che il suo primo atto di governo sarebbe quello di respingere al mittente la lettera della Banca centrale europea.



Vogliamo dunque utilizzare al meglio la parte restante della legislatura per completare il risanamento del Paese, per avviare una fase strutturale di crescita e per completare il nostro programma di riforme, riforme che sono necessarie ed indispensabili per la modernizzazione del Paese. Quali sono queste riforme lo conoscete, sono già approvate dal Governo e sono già alla vostra attenzione: la riforma dell’architettura istituzionale dello Stato, indispensabile per consentire a chi governa di agire con la rapidità e l’efficienza imposte dai tempi e per dare voce ai territori, attraverso un’adeguata rappresentanza nel Senato federale; la riforma del fisco, per ridurre il carico tributario sui soliti noti e portare gli evasori nell’area dei contribuenti virtuosi; la riforma della giustizia, per realizzare una giustizia giusta, al servizio del cittadino e porre fine all’uso politicizzato che da troppo tempo ne viene fatto.

Chi nell’opposizione vuole continuare ad erigere patiboli di carta, chi ama spregiare il proprio Paese, chi vuole gridare più forte e lapidare ogni giorno un nuovo capro espiatorio sappia che ci troverà come ostacolo insormontabile sulla sua strada, sempre ed in qualunque circostanza Chi invece vuole fare proposte concrete e discutere ed intanto prepararsi alle elezioni del 2013, dando una prova di responsabilità civile agli italiani, sarà, anche nel confronto dialettico, un interlocutore valido ed utile al Paese. Le istituzioni si difendono con la serietà e con la responsabilità e non facendo perdere tempo al Paese.

Vi ringrazio e vi invito a confermare la fiducia nel nostro Governo

domenica 9 ottobre 2011

ALFANO: Avremo congressi liberi e aperti

ALFANO: Avremo congressi liberi e aperti



Cari amici,



Vi informo che da oggi è pubblicato, sul sito internet del PDL (www.pdl.it), il regolamento per i congressi provinciali e di grandi città approvato dal Tavolo delle Regole, che come sapete si svolgeranno dalla fine del mese di novembre.



E’ un impegno che avevo preso il giorno stesso nel quale mi avete datto l’onore di eleggermi Segretario del Popolo della Libertà. Fa parte di un progetto più ampio fortemente voluto dal Presidente Berlusconi per uscire dalla fase provvisoria costituente, per radicare Il PDL sul territorio e costruire un grande blocco politico, sociale, culturale, di valori, proiettato al futuro, selezionando la propria classe dirigente con la partecipazione di tutti.





Saranno congressi aperti, basati sul principio fondamentale e ovvio in democrazia “un uomo un voto”, senza deleghe, con un prezzo della tessera volutamente basso, affinchè tutti, non solo chi ha rilevanti possibilità economiche, possano partecipare alle stesse condizioni.





Il successo di questa stagione congressuale è fondamentale per l’oggi e per il futuro del Popolo della Libertà. So di poter contare sull’impegno e sulla collaborazione costruttiva di ciascuno di Voi per la buona riuscita di queste giornate congressuali, che non sono da intendere soltanto come una scadenza interna, ma come un momento di forte proiezione e visibilità esterna del Partito sul territorio. A tal fine Vi invito a dare la massima visibilità agli eventi congressuali attraverso i mezzi di informazione locali.





Sono certo che dal nostro lavoro comune crescerà un nuovo PDL, più forte, più democratico, più radicato sul territorio, uno strumento politico più solido per difendere e sostenere il lavoro del Governo Berlusconi, per rispondere agli attacchi dei quali con lui siamo vittime, per costruire un futuro all’Italia fatto di trasparenza, di riforme, di innovazione, di libertà.





Un abbraccio, grazie del Vostro impegno.





Il Segretario Politico Nazionale



On. Angelino Alfano

BUONGOVERNO: Le nuove misure per il Sud

BUONGOVERNO: Le nuove misure per il Sud



E’ arrivato da Bruxelles il via libera al credito d’imposta a favore delle imprese che assumono lavoratori a tempo indeterminato nel Mezzogiorno. Uno dei pilastri del decreto sviluppo approvato dal Consiglio dei ministri in maggio e varato dal parlamento a luglio può finalmente dispiegare tutti i suoi effetti positivi. La commissione europea ha riconosciuto che il provvedimento si inserisce correttamente e a pieno titolo negli obiettivi della Strategia europea 2020 laddove si propone di far crescere il tasso di occupazione.



Il ministro Sacconi, naturalmente soddisfatto, fa sapere che già dalla prossima settimana metterà in moto i meccanismi, a partire dagli accordi con le Regioni interessate, per arrivare celermente ad adottare le procedure attuative: "L’Italia ora dispone di un nuovo strumento di sostegno alla creazione di nuova occupazione automatico e incentivato che riscuote il gradimento delle imprese".



Il credito d’imposta varrà per ogni lavoratore "svantaggiato" assunto a tempo indeterminato nelle otto Regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Molise, Sardegna e Sicilia) e sarà del 50% dei costi salariali, con una durata di 12 o 24 mesi. I lavoratori si intendono ""svantaggiati" o "molto svantaggiati" quando ricorrono alcune caratteristiche (ad esempio: oltre sei oppure 24 mesi di disoccupazione, un’età superiore ai 50 anni, particolari condizioni familiari di disagio e altro ancora). Perché il datore di lavoro si possa avvalere dei benefici fiscali occorre che conservi i nuovi posti di lavoro per due o tre anni. Le risorse a copertura del provvedimento saranno quelle nazionali e comunitarie del Fondo sociale europeo e del Fondo europeo di sviluppo regionale.

FATTI & MISFATTI: La grande fuga dalla Marcegaglia

FATTI & MISFATTI: La grande fuga dalla Marcegaglia



Emma Marcegaglia non fa mancare il suo affondo contro il governo e per far questo è buona anche la platea degli studenti della Luiss, ai quali ha ribadito che il decreto sviluppo del governo "a quello che sentiamo è ancora insufficiente". Poiché il decreto sviluppo è in costruzione e i contenuti sono oggetto di attento esame da parte del governo, probabilmente dalla presidente degli industriali italiani ci si attenderebbe qualcosa di diverso da un giudizio su quel che si sente dire, che somiglia piuttosto a una sentenza di condanna a prescindere dal merito.



Ma c’è da capirla: il suo tenere il punto, i toni alti e - così facendo- anche i titoli dei giornali sono anche un tentativo di distrarre l’attenzione dal momento difficile di una Confindustria nel cui palazzo, dopo lo strappo dirompente della Fiat, si avvertono sinistri scricchiolii. La "Confindustria politica" che non interessa a Marchionne sta trovando nuovi adepti.



Nel giro di pochi giorni ha collezionato l’addio di Giorgio Jannone (cartiere Pigna) e di Agostino Gallozzi, uno dei maggiori operatori nel settore dei trasporti marittimi ed ex-presidente degli industriali salernitani. L’uno e l’altro hanno avuto parole dure. Il primo: "Gli imprenditori chiedono serenità nei rapporti con il governo". Il secondo: "La Confindustria assomiglia più a un comitato politico che ad un soggetto di rappresentanza degli imprenditori".



Già abbandonata in tempi recenti da Ibm Italia e da Fuji, cresce attorno a Confindustria il tam tam di nuove defezioni, come prevede l’ex-vicepresidente Guidi, che segnala le difficoltà di Federmeccanica, nata per stipulare il contratto nazionale di settore e ora orfana della maggiore industria metalmeccanica del Paese.



Insomma, c’è una Confindustria da ripensare dalle fondamenta. Partendo dal problema-principe messo sul piatto da Marchionne: quello di una struttura della contrattazione che- solo in Italia tra i paesi industriali- si muove ancora su quattro livelli (fabbrica, azienda, categoria, confederazione).



L’accordo di settembre è stato certo un passo avanti e Sacconi oggi, confermando che non depotenzia i contenuti dell’articolo 8 della manovra del governo, ha voluto nello stesso tempo segnalare ai sindacati riottosi ad applicarlo che "la forma legislativa è ovviamente sovraordinata a quella contrattuale".



A Marchionne però non è bastato, lui vuole certezze mentre conferma (questo è essenziale) gli investimenti italiani a Pomigliano, Mirafiori, Grugliasco. La partita già aperta per la prossima leadership di Confindustria non aiuta il cambiamento. Un problema troppo grosso per una presidente ormai quasi "ex", che guarda già al dopo. Un imprenditore in più, quota rosa, in corsa per la politica? Non ce ne sarebbe bisogno.

BERLUSCONI: Avanti sereni, nel 2013 vinceremo ancora

BERLUSCONI: Avanti sereni, nel 2013 vinceremo ancora



Il messaggio inviato da Silvio Berlusconi al convegno di Saint Vincent “Verso un Nuovo PdL”



Cari Amici,

dobbiamo impegnarci per due obiettivi importanti: superare la crisi mondiale, crisi economica e finanziaria, e mettere le basi del rilancio dell’Italia.



Con le ultime recenti manovre economiche abbiamo somministrato i necessari antibiotici al sistema. Ora stiamo preparando le vitamine per la crescita. Entro la metà di ottobre presenteremo il decreto per lo sviluppo che opererà con misure concrete ed efficaci nell’interesse dei cittadini, delle famiglie e delle imprese.

Il teatrino della politica, con le sue chiacchiere vuote, rilanciate e ampliate in maniera ossessiva da quotidiani e reti online, non ci interessa. Noi continuiamo a lavorare per portare avanti le riforme del fisco, dell’architettura istituzionale e della giustizia. Così potremo completare le riforme già approvate in questi anni per modernizzare l’Italia.

Abbiamo più volte chiesto un contributo di idee e di proposte all’opposizione, ma da loro non ci è mai venuto nulla di concreto, se non insulti e aggressioni.



Purtroppo, è l’ennesima conferma di una sinistra che non sa fare altro che criticare e litigare al suo interno, sempre all’insegna del pessimismo. Parlano di governo di emergenza ma in realtà sperano soprattutto nel giustizialismo mirato contro di me da una certa parte della magistratura.

Questa sinistra l’abbiamo già vista all’opera, e abbiamo constatato che non sanno governare né assicurare all’Italia la stabilità necessaria per superare una congiuntura molto difficile come l’attuale. La sinistra ha sempre gli stessi leader e le stesse idee, che purtroppo si sono rivelate e confermate sbagliate. Ma con questi leader e con queste idee l’Italia non potrà avere né un buon governo né la necessaria autorevolezza internazionale. Perché mai gli italiani dovrebbero affidarsi a loro?



Andiamo avanti sereni: completiamo uniti il nostro programma di riforme e portiamo il Paese fuori dalla crisi. Gli italiani ce ne riconosceranno il merito, e nel 2013, ne sono sicuro, vinceremo ancora le elezioni e continueremo a governare per il bene del Paese.





Silvio Berlusconi