BERLUSCONI: I giornali hanno rovesciato la verita' sulle parole di Bagnasco
"Nella politica e nell�informazione la dignit� dovrebbe consigliare a tutti di non rovesciare la verit�. Secondo certi giornali, Bagnasco avrebbe presieduto un convegno destinato a dare una spallata al governo. E� il contrario esatto della verit�. Nella politica e nell�informazione la dignit� dovrebbe consigliare a tutti di non rovesciare la verit�. Secondo certi giornali, ieri Sua Eminenza il cardinal Angelo Bagnasco avrebbe presieduto un convegno destinato a dare una spallata al governo e a impostare direttamente una politica cattolica in senso neodemocristiano e terzopolista.
E� il contrario esatto della verit�. Il convegno di Todi si � concluso con la decisione di far lievitare la presenza dei cattolici nella societ� italiana, attraverso un forte impegno sulle questioni del lavoro, dell�accoglienza e della solidariet�. Il convegno � stato introdotto da uno splendido discorso del capo dei vescovi italiani in cui era esplicitamente e reiteratamente affermato che qualunque impegno dei cattolici deve fondarsi sui principi e sui valori in cui essi credono, a partire dai diritti non negoziabili della persona predicati con forza e intelligenza dalla dottrina della Chiesa, e in particolare da Papa Benedetto XVI. Purtroppo ancora una volta - conclude - assistiamo ad una ridicola strumentalizzazione delle idee, trascinate nel consueto e grottesco teatrino della politica" Lo ha scritto in una nota il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi
ALFANO: Non crediamo nella rinascita della Dc
18 ottobre 2011 ore 14:45 "Non crediamo nella rinascita della Dc". Ad affermarlo e’ il segretario politico del Pdl Angelino Alfano, dopo il convegno di Todi.
"I cattolici hanno trovato nel Pdl un partito che ha difeso i loro valori non a chiacchiere o a parole, ma con leggi sulla vita, la famiglia e tutto cio’ che attiene ad un sistema di valori. Se l’albero si giudica dai frutti i cattolici possono riconoscersi nel Pdl che ha fatto le molte leggi e rappresenta una sintesi virtuosa tra i laici ed i cattolici".
martedì 18 ottobre 2011
L'economia va i Mercati recuperano e l'export vola
BUONGOVERNO: L'economia va i Mercati recuperano e l'export vola
Export che vola, Borsa di Milano che guida il recupero delle piazze europee, banche italiane fuori dal pantano greco e dai titoli tossici, debito pubblico in calo. La settimana scorsa, quella della conferma di una solida maggioranza parlamentare, ha regalato più di una buona notizia con dati confortanti sul fronte dell’economia e della fiducia dei mercati verso il nostro Paese.
Borsa. La piazza di Milano ha guidato il rally settimanale delle borse europee, centrando una crescita vicina al 5%. Migliore dunque delle altre piazze, quella italiana ha la particolarità di godere di cattiva stampa, laddove i cosiddetti "grandi quotidiani" con malcelata soddisfazione la indicano come "maglia nera" quando le cose marciano male, ma mai il contrario. Ed invece la scorsa settimana è stata "maglia rosa" e aggiungiamo, per chi non se ne fosse accorto, che da metà settembre ha recuperato la bellezza del 21% (l’indice Ftse Mib è cresciuto da 13.500 a 16.300 punti).
Export. Il dato ha del clamoroso: nel secondo trimestre 2011 la crescita su base annua è stata del 29% (dato espresso in dollari) e ha battuto il tasso di sviluppo di tutti i Paesi del mondo. La Germania è seconda con un +26%, perfino la la Cina sta a +21%. Parliamo di dati dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO), quindi certificabili e inattaccabili, secondo i quali la nostre esportazioni crescono più di quelle tedesche da due trimestri. Si dimostra così che il dato di agosto (crescita della produzione industriale grazie all’export) in controtendenza con la flessione del resto d’Europa non è stato casuale. Il nostro export ha già recuperato quota 370 miliardi, praticamente il livello antecedente la crisi.
Debito. Ad agosto è tornato Sotto la soglia dei 1.900 miliardi, in calo di oltre dieci miliardi rispetto a luglio. E intanto è cresciuta da gennaio ad agosto la crescita delle entrate dell’Erario. Interessante l’aumento del gettito Iva e Ire (a cavallo del 2%) a conferma di una ripresa delle attività economiche.
Banche. Obiettivo puntato sui patrimoni delle banche europee, ma quelle italiane si confermano "tra le più solide e sane, hanno resistito brillantemente all’ondata di crisi, si sono ricapitalizzate e non sono costate un euro allo Stato". Parole da condividere quelle del presidente dell’Abi, soprattutto nell’ultima annotazione. Non può sfuggire il fatto che di ricapitalizzazione si parla (a spese del fondo europeo) soprattutto per i problemi delle banche francesi e tedesche, nel cui portafoglio i titoli greci pesano rispettivamente per l’8% e il 9% contro l’1% di quelle italiane. Le banche spagnole avranno poi bisogno di nuovi mezzi per 58 miliardi e la situazione poco rosea del credito ha avuto parte nel declassamento del rating di Madrid (che paga anche una disoccupazione ferma al 20% , più del doppio della nostra).
Export che vola, Borsa di Milano che guida il recupero delle piazze europee, banche italiane fuori dal pantano greco e dai titoli tossici, debito pubblico in calo. La settimana scorsa, quella della conferma di una solida maggioranza parlamentare, ha regalato più di una buona notizia con dati confortanti sul fronte dell’economia e della fiducia dei mercati verso il nostro Paese.
Borsa. La piazza di Milano ha guidato il rally settimanale delle borse europee, centrando una crescita vicina al 5%. Migliore dunque delle altre piazze, quella italiana ha la particolarità di godere di cattiva stampa, laddove i cosiddetti "grandi quotidiani" con malcelata soddisfazione la indicano come "maglia nera" quando le cose marciano male, ma mai il contrario. Ed invece la scorsa settimana è stata "maglia rosa" e aggiungiamo, per chi non se ne fosse accorto, che da metà settembre ha recuperato la bellezza del 21% (l’indice Ftse Mib è cresciuto da 13.500 a 16.300 punti).
Export. Il dato ha del clamoroso: nel secondo trimestre 2011 la crescita su base annua è stata del 29% (dato espresso in dollari) e ha battuto il tasso di sviluppo di tutti i Paesi del mondo. La Germania è seconda con un +26%, perfino la la Cina sta a +21%. Parliamo di dati dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO), quindi certificabili e inattaccabili, secondo i quali la nostre esportazioni crescono più di quelle tedesche da due trimestri. Si dimostra così che il dato di agosto (crescita della produzione industriale grazie all’export) in controtendenza con la flessione del resto d’Europa non è stato casuale. Il nostro export ha già recuperato quota 370 miliardi, praticamente il livello antecedente la crisi.
Debito. Ad agosto è tornato Sotto la soglia dei 1.900 miliardi, in calo di oltre dieci miliardi rispetto a luglio. E intanto è cresciuta da gennaio ad agosto la crescita delle entrate dell’Erario. Interessante l’aumento del gettito Iva e Ire (a cavallo del 2%) a conferma di una ripresa delle attività economiche.
Banche. Obiettivo puntato sui patrimoni delle banche europee, ma quelle italiane si confermano "tra le più solide e sane, hanno resistito brillantemente all’ondata di crisi, si sono ricapitalizzate e non sono costate un euro allo Stato". Parole da condividere quelle del presidente dell’Abi, soprattutto nell’ultima annotazione. Non può sfuggire il fatto che di ricapitalizzazione si parla (a spese del fondo europeo) soprattutto per i problemi delle banche francesi e tedesche, nel cui portafoglio i titoli greci pesano rispettivamente per l’8% e il 9% contro l’1% di quelle italiane. Le banche spagnole avranno poi bisogno di nuovi mezzi per 58 miliardi e la situazione poco rosea del credito ha avuto parte nel declassamento del rating di Madrid (che paga anche una disoccupazione ferma al 20% , più del doppio della nostra).
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Economia
lunedì 17 ottobre 2011
Nella manifestazione di Roma violenza preoccupante.Punire i responsabili
BERLUSCONI: Nella manifestazione di Roma violenza preoccupante.Punire i responsabili
"Gli incredibili livelli di violenza raggiunti da un nutrito gruppo di facinorosi nella manifestazione di Roma rappresentano un segnale molto preoccupante per la convivenza civile. E devono essere condannati da tutti senza remore".
Lo ha affermato in una nota il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. "I violenti vanno individuati e puniti. Il nostro ringraziamento piu’ sentito si rivolge in questo momento alle forze dell’ordine che si sono impegnate a fondo per difendere e garantire la sicurezza e la liberta’ dei cittadini. Soltanto il loro equilibrio e la loro prudenza sono riusciti ad evitare piu’ gravi conseguenze".
CICCHITTO: Nessun disagio permette di giustificare la guerriglia di Roma
"Le organizzazioni che hanno dato vita alla manifestazione degli indignati o sono composte da assoluti incapaci, oppure hanno chiuso entrambi gli occhi di fronte alla adesione dei centri sociali piu’ estremisti e alla loro organizzazione militare. Non ci sono state due piazze, ma una manifestazione unica dalla quale entravano e uscivano, opportunamente segmentati in brigate di due o trecento soggetti, circa 3mila guerriglieri". Lo ha affermato il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto, che ha sottolineato:
"Cominciamo gia’ a sentire in trasmissioni televisive dei giustificazionisti di cio’ che e’ avvenuto in nome del disagio sociale. Come hanno dimostrato gli altri Paesi, il disagio sociale e le conseguenti proteste non hanno nulla a che fare con l’organizzazione militare della guerriglia urbana. Ha ragione il sindaco Alemanno ad indignarsi per essere stati, Roma e specialmente quei cittadini romani che vivono a Piazza San Giovanni, via Merulana e zone limitrofe, sottoposti a un’autentica aggressione. Ad essere aggredite, come risulta dalle riprese televisive sono state anche le forze dell’ordine. E alcuni furgoni della polizia e dei carabinieri.
Quello che e’ accaduto a Roma e’ cosi’ grave e cosi’ significativo che chiederemo formalmente che il ministro dell’Interno venga a riferire alla Camera. Vediamo che alcuni banchieri e un industriale manager ieri si erano affrettati a solidarizzare con gli indignati, non sappiamo se per un complesso di colpa, o se per indirizzare solo sulla cosiddetta classe politica le responsabilita’ della crisi in corso del capitalismo con conseguenze sociali assai gravi. Siccome la protesta sociale, al di la’ di quello che e’ avvenuto a Roma, sta avvenendo in tutto il mondo occidentale, e’ evidente che e’ indispensabile una riflessione seria che non puo’ essere risolta dalle ’piccolissime frasi’ di qualche banchiere o di qualche manager che, per parte sua sta cercando di scendere in politica".
"Gli incredibili livelli di violenza raggiunti da un nutrito gruppo di facinorosi nella manifestazione di Roma rappresentano un segnale molto preoccupante per la convivenza civile. E devono essere condannati da tutti senza remore".
Lo ha affermato in una nota il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. "I violenti vanno individuati e puniti. Il nostro ringraziamento piu’ sentito si rivolge in questo momento alle forze dell’ordine che si sono impegnate a fondo per difendere e garantire la sicurezza e la liberta’ dei cittadini. Soltanto il loro equilibrio e la loro prudenza sono riusciti ad evitare piu’ gravi conseguenze".
CICCHITTO: Nessun disagio permette di giustificare la guerriglia di Roma
"Le organizzazioni che hanno dato vita alla manifestazione degli indignati o sono composte da assoluti incapaci, oppure hanno chiuso entrambi gli occhi di fronte alla adesione dei centri sociali piu’ estremisti e alla loro organizzazione militare. Non ci sono state due piazze, ma una manifestazione unica dalla quale entravano e uscivano, opportunamente segmentati in brigate di due o trecento soggetti, circa 3mila guerriglieri". Lo ha affermato il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto, che ha sottolineato:
"Cominciamo gia’ a sentire in trasmissioni televisive dei giustificazionisti di cio’ che e’ avvenuto in nome del disagio sociale. Come hanno dimostrato gli altri Paesi, il disagio sociale e le conseguenti proteste non hanno nulla a che fare con l’organizzazione militare della guerriglia urbana. Ha ragione il sindaco Alemanno ad indignarsi per essere stati, Roma e specialmente quei cittadini romani che vivono a Piazza San Giovanni, via Merulana e zone limitrofe, sottoposti a un’autentica aggressione. Ad essere aggredite, come risulta dalle riprese televisive sono state anche le forze dell’ordine. E alcuni furgoni della polizia e dei carabinieri.
Quello che e’ accaduto a Roma e’ cosi’ grave e cosi’ significativo che chiederemo formalmente che il ministro dell’Interno venga a riferire alla Camera. Vediamo che alcuni banchieri e un industriale manager ieri si erano affrettati a solidarizzare con gli indignati, non sappiamo se per un complesso di colpa, o se per indirizzare solo sulla cosiddetta classe politica le responsabilita’ della crisi in corso del capitalismo con conseguenze sociali assai gravi. Siccome la protesta sociale, al di la’ di quello che e’ avvenuto a Roma, sta avvenendo in tutto il mondo occidentale, e’ evidente che e’ indispensabile una riflessione seria che non puo’ essere risolta dalle ’piccolissime frasi’ di qualche banchiere o di qualche manager che, per parte sua sta cercando di scendere in politica".
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Sicurezza
venerdì 14 ottobre 2011
La Presidenza del Consiglio sul Rendiconto dello Stato
La Presidenza del Consiglio dei Ministri comunica:
Il Consiglio dei Ministri si è riunito oggi, alle ore 15,45 a Palazzo Chigi, sotto la presidenza del Presidente, Silvio Berlusconi.
Segretario, il Sottosegretario di Stato alla Presidenza, Gianni Letta.
In coerenza con le dichiarazioni rese dal Presidente Berlusconi alla Camera dei Deputati nella giornata di ieri, sulle quali gli è stata ribadita la fiducia, ed al fine di corrispondere responsabilmente all’obbligo costituzionalmente sancito di dare conto dell’esercizio finanziario dell’anno 2010, il Consiglio ha unanimamente deciso di ripresentare al Parlamento il disegno di legge recante il Rendiconto generale dell’Amministrazione dello Stato per l’esercizio finanziario 2010, che stamane la Corte dei conti, a Sezioni riunite, ha dichiarato corrispondente a quello parificato il 28 giugno scorso.
Il Consiglio ha approvato, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, Giulio Tremonti, il disegno di legge relativo alla legge di stabilità per il triennio 2012-2014 ed il disegno di legge sul bilancio di previsione dello Stato per il medesimo triennio.
I due provvedimenti, in linea con le disposizioni introdotte con la legge n.196 del 2009 (legge di contabilità e finanza pubblica), compongono la manovra triennale di finanza pubblica e, in particolare, la legge di stabilità dispone il quadro di riferimento finanziario per il periodo compreso nel bilancio pluriennale 2012-2014, esprimendolo principalmente sotto un aspetto tabellare che conferisce al documento contabile una migliore trasparenza e leggibilità.
Per il predetto triennio, la manovra economico-finanziaria recata dai decreti-legge n.98 e n.138 del 2011 si completa con l’odierno disegno di legge di stabilità. Lo stesso infatti è volto anche a recepire le proposte di riduzione di spesa che il Ministeri hanno selettivamente formulato per il triennio 2012-2014 in base a quanto stabilito dall’art.10, commi da 2 a 5, del richiamato decreto-legge n.98 del 2011. Tali proposte concorrono al raggiungimento degli obiettivi programmati di finanza pubblica nel rispetto delle direttive impartite con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 28 settembre 2011. Nel medesimo disegno di legge sono, inoltre, individuati – in apposito elenco - gli interventi da realizzare con le risorse finanziarie accantonate con il citato decreto-legge n.98 per oltre 4.800 milioni di euro.
Il disegno di legge relativo al bilancio di previsione risulta elaborato, a legislazione vigente, anch’esso su base triennale, come previsto dalla normativa contabile.
Il Governo conferma così oggi l’impegno per una politica economica improntata a rigore e a riduzione della spesa, in conformità al programma di Governo presentato agli elettori e in coerenza con la sfavorevole congiuntura economica.
Il Presidente Berlusconi ha annunciato al Consiglio il suo intendimento di nominare Viceministri allo Sviluppo economico ed alle Infrastrutture, rispettivamente, l’on. Catia Polidori e l’on. Aurelio Salvatore Misiti, nonché Sottosegretario di Stato all’Istruzione, università e ricerca l’on. Giuseppe Galati al posto del sen. Guido Viceconte, il quale passa al Ministero dell’interno. Il Consiglio ha condiviso l’iniziativa del Presidente Berlusconi.
Il Consiglio ha inoltre approvato, su proposta del Ministro della difesa, La Russa, la nomina a Capo di stato maggiore dell’Esercito del generale di corpo d’armata Claudio GRAZIANO, a decorrere dal 6 dicembre prossimo.
In considerazione del parere favorevole espresso dalla Conferenza unificata, il Consiglio ha definitivamente deliberato la nomina del dottor Stefano SCALERA a Direttore dell’Agenzia del demanio, come proposto del Ministro dell’economia e delle finanze, Tremonti.
La riunione ha avuto termine alle ore 17,00.
Il Consiglio dei Ministri si è riunito oggi, alle ore 15,45 a Palazzo Chigi, sotto la presidenza del Presidente, Silvio Berlusconi.
Segretario, il Sottosegretario di Stato alla Presidenza, Gianni Letta.
In coerenza con le dichiarazioni rese dal Presidente Berlusconi alla Camera dei Deputati nella giornata di ieri, sulle quali gli è stata ribadita la fiducia, ed al fine di corrispondere responsabilmente all’obbligo costituzionalmente sancito di dare conto dell’esercizio finanziario dell’anno 2010, il Consiglio ha unanimamente deciso di ripresentare al Parlamento il disegno di legge recante il Rendiconto generale dell’Amministrazione dello Stato per l’esercizio finanziario 2010, che stamane la Corte dei conti, a Sezioni riunite, ha dichiarato corrispondente a quello parificato il 28 giugno scorso.
Il Consiglio ha approvato, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, Giulio Tremonti, il disegno di legge relativo alla legge di stabilità per il triennio 2012-2014 ed il disegno di legge sul bilancio di previsione dello Stato per il medesimo triennio.
I due provvedimenti, in linea con le disposizioni introdotte con la legge n.196 del 2009 (legge di contabilità e finanza pubblica), compongono la manovra triennale di finanza pubblica e, in particolare, la legge di stabilità dispone il quadro di riferimento finanziario per il periodo compreso nel bilancio pluriennale 2012-2014, esprimendolo principalmente sotto un aspetto tabellare che conferisce al documento contabile una migliore trasparenza e leggibilità.
Per il predetto triennio, la manovra economico-finanziaria recata dai decreti-legge n.98 e n.138 del 2011 si completa con l’odierno disegno di legge di stabilità. Lo stesso infatti è volto anche a recepire le proposte di riduzione di spesa che il Ministeri hanno selettivamente formulato per il triennio 2012-2014 in base a quanto stabilito dall’art.10, commi da 2 a 5, del richiamato decreto-legge n.98 del 2011. Tali proposte concorrono al raggiungimento degli obiettivi programmati di finanza pubblica nel rispetto delle direttive impartite con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri in data 28 settembre 2011. Nel medesimo disegno di legge sono, inoltre, individuati – in apposito elenco - gli interventi da realizzare con le risorse finanziarie accantonate con il citato decreto-legge n.98 per oltre 4.800 milioni di euro.
Il disegno di legge relativo al bilancio di previsione risulta elaborato, a legislazione vigente, anch’esso su base triennale, come previsto dalla normativa contabile.
Il Governo conferma così oggi l’impegno per una politica economica improntata a rigore e a riduzione della spesa, in conformità al programma di Governo presentato agli elettori e in coerenza con la sfavorevole congiuntura economica.
Il Presidente Berlusconi ha annunciato al Consiglio il suo intendimento di nominare Viceministri allo Sviluppo economico ed alle Infrastrutture, rispettivamente, l’on. Catia Polidori e l’on. Aurelio Salvatore Misiti, nonché Sottosegretario di Stato all’Istruzione, università e ricerca l’on. Giuseppe Galati al posto del sen. Guido Viceconte, il quale passa al Ministero dell’interno. Il Consiglio ha condiviso l’iniziativa del Presidente Berlusconi.
Il Consiglio ha inoltre approvato, su proposta del Ministro della difesa, La Russa, la nomina a Capo di stato maggiore dell’Esercito del generale di corpo d’armata Claudio GRAZIANO, a decorrere dal 6 dicembre prossimo.
In considerazione del parere favorevole espresso dalla Conferenza unificata, il Consiglio ha definitivamente deliberato la nomina del dottor Stefano SCALERA a Direttore dell’Agenzia del demanio, come proposto del Ministro dell’economia e delle finanze, Tremonti.
La riunione ha avuto termine alle ore 17,00.
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Economia
SONDAGGI: Il PdL e' primo, come sempre
SONDAGGI: Il PdL e' primo, come sempre
11 ottobre 2011 ore 18:08 L’ultimo sondaggio reso noto ieri dal Tg de La7 ha confermato che il Popolo della libertà è il primo partito con il 26,6% nelle intenzioni di voto e ha guadagnato lo 0,3% rispetto alla settimana precedente.
La stabilità del partito di Berlusconi e Alfano, dopo una settimana di polemiche enfatizzate dai media sulle possibili dissonanze interne, è il fatto politico di rilievo dal punto di vista dell’opinione pubblica quale è monitorata dagli istituti di sondaggio. Una stabilità che si estende alla Lega (8,7%), partito attraversato da tensioni sicuramente gonfiate nella loro rappresentazione mediatica. Il tutto conferisce alla maggioranza di governo, nonostante le difficoltà oggettive dell’economia italiana, una forte connotazione di stabilità che rispecchia la fiducia dei suoi elettori nella capacità del governo di tirare il Paese fuori dalle secche. Il dato di ieri sull’incremento della produzione industriale ad agosto ne è un sintomo.
Il dato più significativo del sondaggio è invece l’instabilità dei risultati per le opposizioni. Il Partito democratico ha perso lo 0,5% rispetto alla settimana precedente, l’Idv ha perso lo 0,2% mentre Sel di Vendola ha guadagnato lo 0,3% arrivando al 9%. Questo significa che, nell’area di sinistra del Nuovo Ulivo, c’è un continuo rimescolamento e travaso di voti, anche se in proporzioni modeste. Il recupero del Pd di Bersani, registrato per tutto il mese di settembre, si è arrestato, probabilmente a causa delle incertezze del Segretario e delle critiche che gli vengono rivolte dall’interno. Non si scosta dal 7,2% l’Udc di Casini. La maggiore visibilità televisiva di Fini ha consentito a Fli di passare dal 3,2% al 3,7%. Ma il Terzo Polo resta bloccato intorno al 12% delle intenzioni di voto, riflesso, probabilmente, della proposta monocorde: il "passo indietro" di Berlusconi.
11 ottobre 2011 ore 18:08 L’ultimo sondaggio reso noto ieri dal Tg de La7 ha confermato che il Popolo della libertà è il primo partito con il 26,6% nelle intenzioni di voto e ha guadagnato lo 0,3% rispetto alla settimana precedente.
La stabilità del partito di Berlusconi e Alfano, dopo una settimana di polemiche enfatizzate dai media sulle possibili dissonanze interne, è il fatto politico di rilievo dal punto di vista dell’opinione pubblica quale è monitorata dagli istituti di sondaggio. Una stabilità che si estende alla Lega (8,7%), partito attraversato da tensioni sicuramente gonfiate nella loro rappresentazione mediatica. Il tutto conferisce alla maggioranza di governo, nonostante le difficoltà oggettive dell’economia italiana, una forte connotazione di stabilità che rispecchia la fiducia dei suoi elettori nella capacità del governo di tirare il Paese fuori dalle secche. Il dato di ieri sull’incremento della produzione industriale ad agosto ne è un sintomo.
Il dato più significativo del sondaggio è invece l’instabilità dei risultati per le opposizioni. Il Partito democratico ha perso lo 0,5% rispetto alla settimana precedente, l’Idv ha perso lo 0,2% mentre Sel di Vendola ha guadagnato lo 0,3% arrivando al 9%. Questo significa che, nell’area di sinistra del Nuovo Ulivo, c’è un continuo rimescolamento e travaso di voti, anche se in proporzioni modeste. Il recupero del Pd di Bersani, registrato per tutto il mese di settembre, si è arrestato, probabilmente a causa delle incertezze del Segretario e delle critiche che gli vengono rivolte dall’interno. Non si scosta dal 7,2% l’Udc di Casini. La maggiore visibilità televisiva di Fini ha consentito a Fli di passare dal 3,2% al 3,7%. Ma il Terzo Polo resta bloccato intorno al 12% delle intenzioni di voto, riflesso, probabilmente, della proposta monocorde: il "passo indietro" di Berlusconi.
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BUONGOVERNO: Europa, la crescita è italiana
BUONGOVERNO: Europa, la crescita è italiana
13 ottobre 2011 ore 16:32 Produzione industriale nel mese di agosto: Italia +4,3% sul mese precedente e +4,7% sul 2010, Eurozona rispettivamente +1,2% e +5,3%. E ancora: Germania -1% sul mese precedente. Sono dati importanti, nei quali quello già noto sul sorprendente balzo in avanti della nostra produzione si intreccia con quello assai meno esaltante comunicato da Bruxelles. Nella sostanza, accade che il segno "più" che contrassegna la crescita dei paesi dell’Eurozona nel loro complesso è figlio del dato sulla produzione italiana, senza il quale Bruxelles avrebbe dovuto archiviare un mese di agosto con il segno negativo.
Insomma, in agosto l’Europa produttiva cresce perché cresce l’Italia.
Le imprese italiane in agosto non hanno chiuso i battenti, ma hanno lavorato- soprattutto in alcuni settori- a ritmo sostenuto per soddisfare la richiesta di importanti commesse dall’estero. I prodotti del classico made in Italy, dell’alimentare e della meccanica viaggiano al ritmo di una crescita a doppia cifra nell’export verso i paesi asiatici, la Russia, gli stessi Stati Uniti. La crisi mondiale non risparmia certo il mondo dell’impresa, vi sono industrie in difficoltà, specie quelle orientate a un mercato interno che langue, ma le più attive e innovative mostrano di saper tenere botta nella competizione mondiale. La sorprendente performance agostana è stata segnalata anche dal Wall Street Journal. E oggi Il Sole 24 Ore ne scrive ampiamente, ma a modo suo: raccontandoci di un’imprenditoria che va avanti (come d’altro canto la Borsa di Milano in questi giorni) "nonostante la politica".
Naturalmente non è così e non potrebbe essere così. Come, ma è solo un esempio, dovrebbero riconoscere tutti quegli imprenditori che hanno potuto attraversare il guado della crisi più nera- quando non si produceva più nemmeno un chiodo- grazie alle immense risorse messe a disposizione dal governo per gli ammortizzatori sociali.
BUONGOVERNO: Cresce la produzione industriale
10 ottobre 2011 ore 17:26 "Un segnale positivo per la nostra economia, in linea con le tendenze dei principali Paesi dell’area euro". Così in sede di governo viene commentato il positivo balzo in avanti della produzione industriale in agosto, cresciuta del 4,3 per cento rispetto al precedente mese di luglio. Su base annua, l’Istat comunica che l’incremento è del 4,7 per cento. Sono dati che non hanno mancato di sorprendere in modo positivo gli esperti, in quanto migliori delle aspettative: lo stesso trend si è registrato in Germania e in Francia, a conferma della tendenza univoca in campo europeo.
Poiché siamo alla vigilia del decreto sviluppo, i dati Istat confermano che il governo Berlusconi ha finora operato bene per contrastare la crisi economica. Tutelando i posti di lavoro con oltre 30 miliardi mesi in campo per la cassa integrazione, ha consentito alle aziende di poter disporre di lavoratori qualificati nel momento in cui la domanda di beni sta riprendendo slancio.
La ripresa produttiva del mese di agosto, per quanto insolita, ha interessato tutti i comparti: beni intermedi (+8,3 per cento), beni strumentali (+6,9 per cento), produzione di energia (+ 3,5 per cento), mentre più contenuto è stato l’aumento dei beni di consumo (+0,6 per cento). Sul piano tendenziale, i principali settori fanno intravedere tassi di crescita superiori al 10 per cento, con l’eccezione del tessile, pelli e accessori, che è invece in calo.
13 ottobre 2011 ore 16:32 Produzione industriale nel mese di agosto: Italia +4,3% sul mese precedente e +4,7% sul 2010, Eurozona rispettivamente +1,2% e +5,3%. E ancora: Germania -1% sul mese precedente. Sono dati importanti, nei quali quello già noto sul sorprendente balzo in avanti della nostra produzione si intreccia con quello assai meno esaltante comunicato da Bruxelles. Nella sostanza, accade che il segno "più" che contrassegna la crescita dei paesi dell’Eurozona nel loro complesso è figlio del dato sulla produzione italiana, senza il quale Bruxelles avrebbe dovuto archiviare un mese di agosto con il segno negativo.
Insomma, in agosto l’Europa produttiva cresce perché cresce l’Italia.
Le imprese italiane in agosto non hanno chiuso i battenti, ma hanno lavorato- soprattutto in alcuni settori- a ritmo sostenuto per soddisfare la richiesta di importanti commesse dall’estero. I prodotti del classico made in Italy, dell’alimentare e della meccanica viaggiano al ritmo di una crescita a doppia cifra nell’export verso i paesi asiatici, la Russia, gli stessi Stati Uniti. La crisi mondiale non risparmia certo il mondo dell’impresa, vi sono industrie in difficoltà, specie quelle orientate a un mercato interno che langue, ma le più attive e innovative mostrano di saper tenere botta nella competizione mondiale. La sorprendente performance agostana è stata segnalata anche dal Wall Street Journal. E oggi Il Sole 24 Ore ne scrive ampiamente, ma a modo suo: raccontandoci di un’imprenditoria che va avanti (come d’altro canto la Borsa di Milano in questi giorni) "nonostante la politica".
Naturalmente non è così e non potrebbe essere così. Come, ma è solo un esempio, dovrebbero riconoscere tutti quegli imprenditori che hanno potuto attraversare il guado della crisi più nera- quando non si produceva più nemmeno un chiodo- grazie alle immense risorse messe a disposizione dal governo per gli ammortizzatori sociali.
BUONGOVERNO: Cresce la produzione industriale
10 ottobre 2011 ore 17:26 "Un segnale positivo per la nostra economia, in linea con le tendenze dei principali Paesi dell’area euro". Così in sede di governo viene commentato il positivo balzo in avanti della produzione industriale in agosto, cresciuta del 4,3 per cento rispetto al precedente mese di luglio. Su base annua, l’Istat comunica che l’incremento è del 4,7 per cento. Sono dati che non hanno mancato di sorprendere in modo positivo gli esperti, in quanto migliori delle aspettative: lo stesso trend si è registrato in Germania e in Francia, a conferma della tendenza univoca in campo europeo.
Poiché siamo alla vigilia del decreto sviluppo, i dati Istat confermano che il governo Berlusconi ha finora operato bene per contrastare la crisi economica. Tutelando i posti di lavoro con oltre 30 miliardi mesi in campo per la cassa integrazione, ha consentito alle aziende di poter disporre di lavoratori qualificati nel momento in cui la domanda di beni sta riprendendo slancio.
La ripresa produttiva del mese di agosto, per quanto insolita, ha interessato tutti i comparti: beni intermedi (+8,3 per cento), beni strumentali (+6,9 per cento), produzione di energia (+ 3,5 per cento), mentre più contenuto è stato l’aumento dei beni di consumo (+0,6 per cento). Sul piano tendenziale, i principali settori fanno intravedere tassi di crescita superiori al 10 per cento, con l’eccezione del tessile, pelli e accessori, che è invece in calo.
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Economia
SILVESTRIS: Difendere l'agricoltura italiana in Europa
SILVESTRIS: Difendere l'agricoltura italiana in Europa
L’agricoltura italiana rischia di perdere dalla Comunità Europea 285 milioni di euro di aiuti diretti ai produttori tra il 2013 e il 2020. E’ questo il pericolo dopo la presentazione della prima stesura della riforma della Politica agricola comunitaria presentata al Parlamento Europeo dal Commissario Dacian Ciolos. Se il testo non dovesse essere modificato in sede di discussione, i contributi europei destinati alle nostre colture diminuirebbero complessivamente, provocando gravi conseguenze per la sicurezza alimentare e soprattutto in termini occupazionali. Nonostante il documento di 1.500 pagine redatto da Ciolos debba essere analizzato nei dettagli, lo scenario presentato dal Commissario è poco confortante per il nostro Paese. Anzi, la situazione di partenza si presenta drammatica e in Parlamento ci attende un duro lavoro per difendere la nostra agricoltura.
Condivido la stessa preoccupazione di tutte le organizzazioni di categoria, come Confagricoltura e Cia, e del ministro Saverio Romano che ha definito "insoddisfacenti le proposte della Commissione perché caratterizzate da una forte complessità burocratica e da una eccessiva rigidità, che mal si adatta alla grande diversità dei modelli produttivi presenti in Europa". Oltre alla diminuzione delle risorse, dovuta all’aumento degli Stati membri che beneficiano degli aiuti, che passano da 15 a 27, i nuovi criteri di distribuzione dei fondi basati sulla superficie coltivabile ci penalizzano.
La riforma, infatti, introduce un aiuto di base legato semplicemente alla estensione dei terreni. Ma coltivare due ettari di pascolo in Germania, ad esempio, è cosa diversa da coltivare due ettari di olive in Italia: la differenza, in un anno, è di 40 giornate lavorative e di differenti costi di produzione e manodopera. Inoltre il testo destina per la prima volta il 30% dei fondi all’inverdimento della Pac, ovvero alle coltivazioni estensive come il prato da pascolo. Una percentuale esagerata che favorisce i Paesi del nord Europa a discapito di quelli mediterranei, la cui agricoltura è spesso basata su colture intensive.
In passato gli aiuti diretti erogati su base storica riuscivano a garantire dei livelli di sostentamento minimo ad alcune nostre colture, come olivi, pomodoro e agrumi, che adesso rischiano come il tabacco un serio ridimensionamento. E le ripercussioni potrebbero essere devastanti dal punto di vista occupazionale. L’olivicoltura e il comparto del pomodoro da industria, infatti, presentano una filiera di trasformazione del prodotto che dà lavoro a migliaia di persone. La nuova riforma, inoltre, non migliorerà la sicurezza alimentare perché l’aumento della domanda, dovuto agli andamenti demografici, e la diminuzione della produzione potrebbe provocare una crescita delle importazioni dalle zone esterne all’Unione Europea. Nella sostanza si favorirebbe l’ingresso nel mercato comunitario di prodotti meno sicuri e controllati dei nostri. Inoltre, nel testo mancano misure dirette ad accrescere la competitività delle imprese e strumenti idonei a fronteggiare l’instabilità dei mercati.
Per difendere l’occupazione in agricoltura e per migliorare la sicurezza alimentare richiederemo con forza l’introduzione di criteri oggettivi aggiuntivi, come la produzione lorda vendibile, il valore occupazionale e il potere d’acquisto. E’ necessaria una nuova Pac che corregga i malfunzionamenti del mercato, che sostenga le imprese e che promuova lo sviluppo delle aree rurali, finanziando progetti di ammodernamento e innovazione. Abbiamo bisogno di una Pac più semplice e più efficace per sostenere lo sforzo delle nostre imprese nell’era del mercato globale. Ma tagliando 265 milioni di euro all’agricoltura italiana tutto questo non sarà possibile.
In Parlamento dovremo tutelare gli agricoltori veri, le aziende che producono e mettono sul mercato i prodotti del territorio e quelle che sono in difficoltà, con una migliore definizione di "agricoltore attivo" e introducendo strumenti di mercato, come assicurazioni o fondi emergenza, per i momenti critici. Adesso prenderà avvio un lungo e complesso negoziato che coinvolgerà il Consiglio dei ministri dell’Agricoltura dell’Unione e il Parlamento Europeo, che per la prima volta codeciderà in materia con il Commissario Ciolos. E’ quindi doveroso, con l’istituzione di un tavolo che coinvolga il ministro Romano, il Commissario Europeo Antonio Tajani e gli eurodeputati, riuscire a modificare il testo iniziale della riforma della Pac per evitare una catastofe nella nostra agricoltura. Altrimenti sarebbe l’inizio della fine.
Sergio Silvestris , europarlamentare del Pdl
L’agricoltura italiana rischia di perdere dalla Comunità Europea 285 milioni di euro di aiuti diretti ai produttori tra il 2013 e il 2020. E’ questo il pericolo dopo la presentazione della prima stesura della riforma della Politica agricola comunitaria presentata al Parlamento Europeo dal Commissario Dacian Ciolos. Se il testo non dovesse essere modificato in sede di discussione, i contributi europei destinati alle nostre colture diminuirebbero complessivamente, provocando gravi conseguenze per la sicurezza alimentare e soprattutto in termini occupazionali. Nonostante il documento di 1.500 pagine redatto da Ciolos debba essere analizzato nei dettagli, lo scenario presentato dal Commissario è poco confortante per il nostro Paese. Anzi, la situazione di partenza si presenta drammatica e in Parlamento ci attende un duro lavoro per difendere la nostra agricoltura.
Condivido la stessa preoccupazione di tutte le organizzazioni di categoria, come Confagricoltura e Cia, e del ministro Saverio Romano che ha definito "insoddisfacenti le proposte della Commissione perché caratterizzate da una forte complessità burocratica e da una eccessiva rigidità, che mal si adatta alla grande diversità dei modelli produttivi presenti in Europa". Oltre alla diminuzione delle risorse, dovuta all’aumento degli Stati membri che beneficiano degli aiuti, che passano da 15 a 27, i nuovi criteri di distribuzione dei fondi basati sulla superficie coltivabile ci penalizzano.
La riforma, infatti, introduce un aiuto di base legato semplicemente alla estensione dei terreni. Ma coltivare due ettari di pascolo in Germania, ad esempio, è cosa diversa da coltivare due ettari di olive in Italia: la differenza, in un anno, è di 40 giornate lavorative e di differenti costi di produzione e manodopera. Inoltre il testo destina per la prima volta il 30% dei fondi all’inverdimento della Pac, ovvero alle coltivazioni estensive come il prato da pascolo. Una percentuale esagerata che favorisce i Paesi del nord Europa a discapito di quelli mediterranei, la cui agricoltura è spesso basata su colture intensive.
In passato gli aiuti diretti erogati su base storica riuscivano a garantire dei livelli di sostentamento minimo ad alcune nostre colture, come olivi, pomodoro e agrumi, che adesso rischiano come il tabacco un serio ridimensionamento. E le ripercussioni potrebbero essere devastanti dal punto di vista occupazionale. L’olivicoltura e il comparto del pomodoro da industria, infatti, presentano una filiera di trasformazione del prodotto che dà lavoro a migliaia di persone. La nuova riforma, inoltre, non migliorerà la sicurezza alimentare perché l’aumento della domanda, dovuto agli andamenti demografici, e la diminuzione della produzione potrebbe provocare una crescita delle importazioni dalle zone esterne all’Unione Europea. Nella sostanza si favorirebbe l’ingresso nel mercato comunitario di prodotti meno sicuri e controllati dei nostri. Inoltre, nel testo mancano misure dirette ad accrescere la competitività delle imprese e strumenti idonei a fronteggiare l’instabilità dei mercati.
Per difendere l’occupazione in agricoltura e per migliorare la sicurezza alimentare richiederemo con forza l’introduzione di criteri oggettivi aggiuntivi, come la produzione lorda vendibile, il valore occupazionale e il potere d’acquisto. E’ necessaria una nuova Pac che corregga i malfunzionamenti del mercato, che sostenga le imprese e che promuova lo sviluppo delle aree rurali, finanziando progetti di ammodernamento e innovazione. Abbiamo bisogno di una Pac più semplice e più efficace per sostenere lo sforzo delle nostre imprese nell’era del mercato globale. Ma tagliando 265 milioni di euro all’agricoltura italiana tutto questo non sarà possibile.
In Parlamento dovremo tutelare gli agricoltori veri, le aziende che producono e mettono sul mercato i prodotti del territorio e quelle che sono in difficoltà, con una migliore definizione di "agricoltore attivo" e introducendo strumenti di mercato, come assicurazioni o fondi emergenza, per i momenti critici. Adesso prenderà avvio un lungo e complesso negoziato che coinvolgerà il Consiglio dei ministri dell’Agricoltura dell’Unione e il Parlamento Europeo, che per la prima volta codeciderà in materia con il Commissario Ciolos. E’ quindi doveroso, con l’istituzione di un tavolo che coinvolga il ministro Romano, il Commissario Europeo Antonio Tajani e gli eurodeputati, riuscire a modificare il testo iniziale della riforma della Pac per evitare una catastofe nella nostra agricoltura. Altrimenti sarebbe l’inizio della fine.
Sergio Silvestris , europarlamentare del Pdl
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