BRUNETTA: No a esecutivi tecnici
"In tre anni e mezzo le riforme strutturali realizzate dal governo Berlusconi hanno prodotto risultati evidenti: risanamento dei conti pubblici, avanzo primario record in Europa (0,9 per cento nel 2011 e, in previsione, 5,7 per cento nel 2014), anticipazione del pareggio di bilancio al 2013 e debito pubblico ricondotto sul sentiero di progressiva riduzione. Una situazione favorevole che ha trovato conferma nel pieno superamento degli stress test condotti dai tecnici della Banca d’Italia sul nostro debito pubblico."
Lo afferma Renato Brunetta, ministro della Pubblica Amministrazione e dell’Innovazione, sul sito della Free foundation:
"Come rileva palazzo Koch, il debito pubblico italiano sara’ comunque sostenibile, anche ipotizzando nei prossimi due anni una crescita del Pil pari a zero e un innalzamento degli spread ad oltre 600 punti base sul Bund tedesco (8% circa). Come in tutti i momenti di grande difficolta’, anche questa volta le minacce piu’ insidiose non arrivano dalle speculazione dei mercati ma da quanti non esitano a speculare politicamente sulla crisi, per tentare quella spallata che non e’ loro riuscita negli ultimi tre anni. Se fossimo in una situazione normale, poco male; diremmo: ’It’s politics, baby’. Ma nella grave situazione in cui siamo la speculazione di chi si affida ai giochetti di palazzo e’ un’intollerabile offesa al paese. Per questo condivido pienamente le parole di Angelino Alfano. Le opposizioni siano leali all’Italia. Se vogliono un altro Governo abbiano il coraggio di misurarsi nelle elezioni. Altrimenti collaborino in parlamento alla realizzazione delle riforme. Il rilancio del paese non potra’ essere che un successo di tutti.
Da parte nostra c’e’ la massima disponibilita’ purche’ la crisi non venga sfruttata come scorciatoia per aggirare la volonta’ elettorale che si e’ espressa nel 2008 e che, solo con nuove elezioni, si potrebbe esprimere in modo democraticamente cristallino. Noi non vogliamo le elezioni. Vogliamo governare l’Italia assumendoci le nostre responsabilita’ di fronte al paese e di fronte all’Europa. I partner e le istituzioni comunitarie hanno accolto con soddisfazione e senza riserve gli impegni contenuti nella lettera sulla nostra agenda europea. Essi non ci chiedono ulteriori impegni; ci chiedono di onorare quelli che abbiamo gia’ assunto. Lo faremo anche in piena coerenza con le indicazioni della Banca centrale europea e del suo nuovo Presidente, il cui primo provvedimento va decisamente nella direzione giusta. E’ questo quello che vogliamo fare nel rispetto di chi democraticamente ci ha chiesto di governare e di operare per il bene dell’Italia".
giovedì 3 novembre 2011
BUONGOVERNO: Il debito pubblico è in calo
BUONGOVERNO: Il debito pubblico è in calo
Dice Bankitalia: debito italiano sostenibile anche nell’ipotesi, certo non auspicabile, che i rendimenti dei titoli di Stato schizzassero all’8%. E in questo caso il rapporto debito/Pil calerebbe o alla peggio si stabilizzerebbe sui livelli attuali. Insomma, non è la soglia del 7% il punto di non ritorno indicato da molti osservatori come fu per la Grecia, per il semplice fatto che Roma non è Atene e i fondamentali del nostro paese sono ben altri. C’è anche questo nel primo "Rapporto sulla stabilità finanziaria" del neo-governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, che ha preparato una relazione di grande equilibrio: dove c’è consapevolezza della gravità della situazione economica e finanziaria, ma nessun cedimento al "catastrofismo" delle opposizioni e dei grandi quotidiani.
Troviamo così l’invito ad azioni rapide in direzione della riduzione del debito pubblico e di provvedimenti per lo sviluppo, ma anche il riconoscimento di un trend al riequilibrio dei conti pubblici, testimoniato dal dato sul calo del fabbisogno dello Stato nei primi dieci mesi dell’anno (oltre 12 miliardi, da quota 73 a quota 60,8).
La sostenibilità del debito, a fronte del rialzo verticale dei tassi dei bond, è stata messa alla prova da Bankitalia con due ipotesi di studio. In caso di tassi tra il 7,5% e l’8% a partire da gennaio il rapporto debito/Pil continuerebbe a ridursi fino al 115,4% nel 2014 (oggi è al 120,6%). Nel caso che questo forte rialzo dei tassi si ripercuotesse negativamente sulla crescita fino ad annullarla, il debito pubblico si stabilizzerebbe poco sopra il 120%. Insomma, una buona tenuta dei conti dello Stato, anche in ipotesi estreme, a dimostrazione del buon governo di questi anni. Visco segnala poi altri punti di forza dell’Italia: la bassa quota di debito tenuto da operatori esteri, aspetto considerato positivo nella valutazione del rischio sovrano; il basso indebitamento privato; la sostanziale tenuta del mercato immobiliare; un sistema bancario che non è fonte di instabilità.
Dice Bankitalia: debito italiano sostenibile anche nell’ipotesi, certo non auspicabile, che i rendimenti dei titoli di Stato schizzassero all’8%. E in questo caso il rapporto debito/Pil calerebbe o alla peggio si stabilizzerebbe sui livelli attuali. Insomma, non è la soglia del 7% il punto di non ritorno indicato da molti osservatori come fu per la Grecia, per il semplice fatto che Roma non è Atene e i fondamentali del nostro paese sono ben altri. C’è anche questo nel primo "Rapporto sulla stabilità finanziaria" del neo-governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, che ha preparato una relazione di grande equilibrio: dove c’è consapevolezza della gravità della situazione economica e finanziaria, ma nessun cedimento al "catastrofismo" delle opposizioni e dei grandi quotidiani.
Troviamo così l’invito ad azioni rapide in direzione della riduzione del debito pubblico e di provvedimenti per lo sviluppo, ma anche il riconoscimento di un trend al riequilibrio dei conti pubblici, testimoniato dal dato sul calo del fabbisogno dello Stato nei primi dieci mesi dell’anno (oltre 12 miliardi, da quota 73 a quota 60,8).
La sostenibilità del debito, a fronte del rialzo verticale dei tassi dei bond, è stata messa alla prova da Bankitalia con due ipotesi di studio. In caso di tassi tra il 7,5% e l’8% a partire da gennaio il rapporto debito/Pil continuerebbe a ridursi fino al 115,4% nel 2014 (oggi è al 120,6%). Nel caso che questo forte rialzo dei tassi si ripercuotesse negativamente sulla crescita fino ad annullarla, il debito pubblico si stabilizzerebbe poco sopra il 120%. Insomma, una buona tenuta dei conti dello Stato, anche in ipotesi estreme, a dimostrazione del buon governo di questi anni. Visco segnala poi altri punti di forza dell’Italia: la bassa quota di debito tenuto da operatori esteri, aspetto considerato positivo nella valutazione del rischio sovrano; il basso indebitamento privato; la sostanziale tenuta del mercato immobiliare; un sistema bancario che non è fonte di instabilità.
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Economia
ALFANO A NAPOLITANO: Abbiamo i numeri per governare fino al 2013
ALFANO A NAPOLITANO: Abbiamo i numeri per governare fino al 2013
"Al capo dello Stato abbiamo spiegato che abbiamo i numeri per governare fino al 2013. Non puo’ esserci un governo che e’ frutto di un giochino di palazzo. Questo esecutivo e’ legittimato ad andare avanti. Non dobbiamo resistere ma governare fino alla fine della legislatura".
Lo ha affermato il segretario del Pdl Angelino Alfano, in una conferenza stampa in via dell’Umilta’ dopo essere stato ricevuto al Quirinale.
"Riteniamo che la lettera alla Ue abbia sia la sintesi di un accordo tra la coalizione nel suo insieme formata da Pdl, Lega Nord, Popolo e territorio e Coesione nazionale, in secondo luogo e’ stata validata e vidimata dall’Ue. Tocca a noi adempiere agli impegni e ieri abbiamo cominciato con il maxiemendamento alla legge di stabilita. Se il governo non ha i numeri chiederemo che si vada al voto perche’ non c’e’ alternativa". Alfano ha osservato che il Pdl e’ aperto al contributo parlamentare di altre forze politiche che "per il bene del Paese" vogliano appoggiare le misure per fronteggiare la crisi, ma "solo con questo Governo in carica. In questa legislatura c’e’ solo questo Governo".
"Al capo dello Stato abbiamo spiegato che abbiamo i numeri per governare fino al 2013. Non puo’ esserci un governo che e’ frutto di un giochino di palazzo. Questo esecutivo e’ legittimato ad andare avanti. Non dobbiamo resistere ma governare fino alla fine della legislatura".
Lo ha affermato il segretario del Pdl Angelino Alfano, in una conferenza stampa in via dell’Umilta’ dopo essere stato ricevuto al Quirinale.
"Riteniamo che la lettera alla Ue abbia sia la sintesi di un accordo tra la coalizione nel suo insieme formata da Pdl, Lega Nord, Popolo e territorio e Coesione nazionale, in secondo luogo e’ stata validata e vidimata dall’Ue. Tocca a noi adempiere agli impegni e ieri abbiamo cominciato con il maxiemendamento alla legge di stabilita. Se il governo non ha i numeri chiederemo che si vada al voto perche’ non c’e’ alternativa". Alfano ha osservato che il Pdl e’ aperto al contributo parlamentare di altre forze politiche che "per il bene del Paese" vogliano appoggiare le misure per fronteggiare la crisi, ma "solo con questo Governo in carica. In questa legislatura c’e’ solo questo Governo".
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Politica
MISURE ANTICRISI: maximendamento alla legge di stabilità
MISURE ANTICRISI: maximendamento alla legge di stabilità
Il Consiglio dei Ministri, appositamente convocato in via straordinaria, ha esaminato un insieme di misure urgenti a sostegno della economia italiana nello scenario della sfavorevole congiuntura che sta investendo l’Europa. A seguito degli indirizzi della Banca Centrale europea e delle intese raggiunte nell’ultimo Vertice dell’Unione, il Consiglio ha approvato un maxi emendamento al disegno di legge di stabilità, che recepisce gli impegni assunti dal Presidente Berlusconi nella sua lettera all’Unione europea del 26 ottobre scorso.
"Non vi è stata alcuna discussione sul pacchetto varato dal Consiglio dei ministri. Questo pacchetto è stato condiviso ed è frutto di un lavoro che si è svolto anche nei giorni scorsi. Nel merito il Consiglio dei ministri è stato unanime", ha spiegato il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, intervenendo a Porta a porta. "Si e’ discusso il modo su come renderlo più velocemente operoso e alla fine - ha spiegato - la scelta unanime è stata quella di utilizzare lo strumento del maxiemendamento" alla legge di stabilità. Sacconi ha concluso spiegando che il provvedimento, all’esame del Senato, dovrebbe essere "approvato responsabilmente" in breve, in 15-20 giorni.
Il Consiglio dei Ministri, appositamente convocato in via straordinaria, ha esaminato un insieme di misure urgenti a sostegno della economia italiana nello scenario della sfavorevole congiuntura che sta investendo l’Europa. A seguito degli indirizzi della Banca Centrale europea e delle intese raggiunte nell’ultimo Vertice dell’Unione, il Consiglio ha approvato un maxi emendamento al disegno di legge di stabilità, che recepisce gli impegni assunti dal Presidente Berlusconi nella sua lettera all’Unione europea del 26 ottobre scorso.
"Non vi è stata alcuna discussione sul pacchetto varato dal Consiglio dei ministri. Questo pacchetto è stato condiviso ed è frutto di un lavoro che si è svolto anche nei giorni scorsi. Nel merito il Consiglio dei ministri è stato unanime", ha spiegato il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, intervenendo a Porta a porta. "Si e’ discusso il modo su come renderlo più velocemente operoso e alla fine - ha spiegato - la scelta unanime è stata quella di utilizzare lo strumento del maxiemendamento" alla legge di stabilità. Sacconi ha concluso spiegando che il provvedimento, all’esame del Senato, dovrebbe essere "approvato responsabilmente" in breve, in 15-20 giorni.
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Economia
mercoledì 2 novembre 2011
BERLUSCONI: Ora basta col disfattismo, l'opposizione lo capisca
BERLUSCONI: Ora basta col disfattismo, l'opposizione lo capisca
Il colloquio del premier Silvio Berlusconi con il "Corriere della Sera" pubblicato domenica 30 ottobre 2011
È un Silvio Berlusconi motivato e conscio dell’importanza del momento quello che, dalla Sardegna dove passa il weekend, assicura che la legislatura durerà «fino al 2013», annuncia che presenterà alle Camere - il 9 e 10 novembre - gli «impegni con l’Europa e le misure per la crescita» che rappresentano un programma per «i prossimi diciotto mesi», sprona l’opposizione al «senso di responsabilità» e promette che tutto quello che è stato richiesto dall’Europa sarà fatto.
Deve essere fatto perché, spiega il premier, non ci sono spazi per giochi o tattiche: «Il Parlamento deve rendersi conto che quello che abbiamo presentato al Consiglio europeo è un programma vincolante. L’Italia continuerà a essere sostenuta dalla Bce solo se saremo in grado di approvarlo, trasformando le parole in fatti. Altrimenti, non ci saranno più aiuti per questo Paese».
Per questo si sta mettendo a punto un’agenda di provvedimenti che dovranno essere varati «in tempi certi, come impegni strutturali». E il governo è pronto a «porre la fiducia su ciascuno di questi» se servirà, perché quello che è in gioco non è «il mio bene, ma l’interesse del Paese». «L’opposizione - si lamenta il premier - continua con la litania del mio passo indietro, senza rendersi conto che questo è il momento di pensare all’Italia. Solo io e il mio governo possiamo realizzare questo programma di riforme per 18 mesi, ecco perché non esiste alcuna possibilità che io mi faccia da parte». La legislatura dunque - è convinto Berlusconi - arriverà alla sua scadenza naturale, il voto anticipato come ipotesi «non esiste più».
Un messaggio lanciato anche agli scontenti del partito, che agitano una maggioranza esposta ai verdetti dei mercati e appesa a una manciata di voti. Ma il Cavaliere mostra ottimismo: chi ha finora espresso malessere lo ha fatto nel timore di un ritorno alle urne senza garanzie di ricandidatura: «Oggi però non c’è più motivo di temere nulla, è così chiaro che non abbiamo nessuna intenzione di andare a votare. Dunque, sono convinto che i malumori rientreranno» e magari che torneranno all’ovile anche deputati che si sono appena allontanati dalla maggioranza, a partire da Gava: «Non c’è nessun patto con la Lega per il voto in primavera, e non c’è nemmeno l’interesse dell’opposizione di andare a votare». Perché, è convinto Berlusconi, «Bersani è il primo a non volere le elezioni, impelagato com’è con la lotta sulle primarie che lo vede coinvolto in una difficile sfida interna, soprattutto con Renzi». Mentre Casini, a giudizio del Cavaliere, avrebbe mille motivi per collaborare con il governo in questo passaggio cruciale e decisivo visto che «abbiamo programmi molto simili», ma subirebbe l’attrazione del centrosinistra anche per ragioni di assetti futuri, visto che il prossimo Parlamento voterà il successore di Giorgio Napolitano al Quirinale...
E dunque, è il momento di passare ai fatti. In fretta, senza perdere tempo prezioso. Per questo, il premier sta lavorando a un’agenda precisa di provvedimenti da approvare da qui all’estate. Con tanto di date di attuazione.
Entro il 15 novembre sarà varata la revisione dell’utilizzo dei fondi strutturali e per le Regioni; entro il 30 del prossimo mese partiranno i mutui agevolati per i giovani; entro il 31 dicembre toccherà alle misure per l’occupazione giovanile e femminile. A fine gennaio dovrà essere completato il piano che prevede la «tutela della concorrenza» per servizi pubblici locali» con introduzione di un «sistema di garanzia» per la qualità dei servizi nel comparto idrico e del trasporto pubblico. La delega assistenziale e previdenziale dovrà essere varata entro febbraio, mentre per fine marzo dovrà essere pronto il piano di liberalizzazioni e concorrenza anche dei servizi commerciali e dei loro orari.
Si arriva a fine aprile per l’approvazione (almeno in prima lettura) della riforma costituzionale dello Stato, mentre entro fine maggio toccherà al capitolo più spinoso, quello delle «norme più stringenti sul lavoro subordinato e parasubordinato» (i «licenziamenti facili», espressione respinta dal premier) e per fine giugno sarà la volta della riforma costituzionale sul pareggio di bilancio.
Su tutti questi provvedimenti, in parte già scadenzati nella lettera al Consiglio europeo, Berlusconi è pronto a «mettere la fiducia», se necessario. Perché appunto non c’è alternativa alla loro approvazione, pena una drammatica penalizzazione del Paese, già in difficoltà - secondo Berlusconi - a causa di motivi contingenti e indipendenti dalla sua volontà.
Come il rapporto con la Francia di Sarkozy. In Europa «tutti mi hanno fatto i complimenti per la lettera di impegni che ho assicurato saremo in grado di onorare», ma resta il nodo del pessimo rapporto con la Francia. Con lui, dice il premier, c’era un’amicizia solida, che però si è guastata per il caso di Bini Smaghi, per la sua indisponibilità a dare le dimissioni dalla Bce dopo la nomina di Mario Draghi e questo nonostante gli fossero stati offerti ben tre incarichi: la presidenza dell’Autorità per la Concorrenza, quella dell’Autorità per i Lavori pubblici e perfino un posto di ministro. Tutti rifiutati.
Difficili restano anche i rapporti con Giulio Tremonti, che nel Pdl appare sempre più isolato, che con il premier continua a convivere in un clima di gelo e diffidenza. Clima che, dicono a Palazzo Chigi, per lui si è fatto difficile anche nel rapporto con la Lega, solo Bossi gli resta «amico», ma anche con lui il legame non sarebbe più quello di un tempo.
Invece, assicura il premier, è tra lui e il Senatur che resta solido l’asse. Anche perché «faremo il federalismo», come verranno varate le riforme della giustizia civile e penale. «Con l’Europa c’è l’accordo per ridurre del 20% il contenzioso civile», e per quanto riguarda il penale «è uno scandalo» che va risolto. La prova? Qui il premier torna a parlare di sé, dei suoi guai personali: «Gli italiani devono sapere che da qui a febbraio mi hanno già fissato 37 udienze. Trentasette dico, ma come potrei partecipare e assieme a fare il presidente del Consiglio? Ovvio che non potrò andare a tutte, e dunque dovrò rinunciare a qualche mio diritto di difesa».
E dire che, si lamenta il premier come fa con chiunque gli parla, non c’è nemmeno materia per giustificare alcuni dei processi a suo carico: «Io - ripete - Ruby l’ho solo aiutata ad aprire un’attività economica, un centro estetico, nient’altro. Ho sempre creduto che fosse maggiorenne, ero convinto che avesse diciannove anni. Ed è assolutamente vero - giura - che la credevo parente di Mubarak, tanto è vero che ho parlato di lei per quindici minuti con l’ex presidente egiziano!».(PdL)
Il colloquio del premier Silvio Berlusconi con il "Corriere della Sera" pubblicato domenica 30 ottobre 2011
È un Silvio Berlusconi motivato e conscio dell’importanza del momento quello che, dalla Sardegna dove passa il weekend, assicura che la legislatura durerà «fino al 2013», annuncia che presenterà alle Camere - il 9 e 10 novembre - gli «impegni con l’Europa e le misure per la crescita» che rappresentano un programma per «i prossimi diciotto mesi», sprona l’opposizione al «senso di responsabilità» e promette che tutto quello che è stato richiesto dall’Europa sarà fatto.
Deve essere fatto perché, spiega il premier, non ci sono spazi per giochi o tattiche: «Il Parlamento deve rendersi conto che quello che abbiamo presentato al Consiglio europeo è un programma vincolante. L’Italia continuerà a essere sostenuta dalla Bce solo se saremo in grado di approvarlo, trasformando le parole in fatti. Altrimenti, non ci saranno più aiuti per questo Paese».
Per questo si sta mettendo a punto un’agenda di provvedimenti che dovranno essere varati «in tempi certi, come impegni strutturali». E il governo è pronto a «porre la fiducia su ciascuno di questi» se servirà, perché quello che è in gioco non è «il mio bene, ma l’interesse del Paese». «L’opposizione - si lamenta il premier - continua con la litania del mio passo indietro, senza rendersi conto che questo è il momento di pensare all’Italia. Solo io e il mio governo possiamo realizzare questo programma di riforme per 18 mesi, ecco perché non esiste alcuna possibilità che io mi faccia da parte». La legislatura dunque - è convinto Berlusconi - arriverà alla sua scadenza naturale, il voto anticipato come ipotesi «non esiste più».
Un messaggio lanciato anche agli scontenti del partito, che agitano una maggioranza esposta ai verdetti dei mercati e appesa a una manciata di voti. Ma il Cavaliere mostra ottimismo: chi ha finora espresso malessere lo ha fatto nel timore di un ritorno alle urne senza garanzie di ricandidatura: «Oggi però non c’è più motivo di temere nulla, è così chiaro che non abbiamo nessuna intenzione di andare a votare. Dunque, sono convinto che i malumori rientreranno» e magari che torneranno all’ovile anche deputati che si sono appena allontanati dalla maggioranza, a partire da Gava: «Non c’è nessun patto con la Lega per il voto in primavera, e non c’è nemmeno l’interesse dell’opposizione di andare a votare». Perché, è convinto Berlusconi, «Bersani è il primo a non volere le elezioni, impelagato com’è con la lotta sulle primarie che lo vede coinvolto in una difficile sfida interna, soprattutto con Renzi». Mentre Casini, a giudizio del Cavaliere, avrebbe mille motivi per collaborare con il governo in questo passaggio cruciale e decisivo visto che «abbiamo programmi molto simili», ma subirebbe l’attrazione del centrosinistra anche per ragioni di assetti futuri, visto che il prossimo Parlamento voterà il successore di Giorgio Napolitano al Quirinale...
E dunque, è il momento di passare ai fatti. In fretta, senza perdere tempo prezioso. Per questo, il premier sta lavorando a un’agenda precisa di provvedimenti da approvare da qui all’estate. Con tanto di date di attuazione.
Entro il 15 novembre sarà varata la revisione dell’utilizzo dei fondi strutturali e per le Regioni; entro il 30 del prossimo mese partiranno i mutui agevolati per i giovani; entro il 31 dicembre toccherà alle misure per l’occupazione giovanile e femminile. A fine gennaio dovrà essere completato il piano che prevede la «tutela della concorrenza» per servizi pubblici locali» con introduzione di un «sistema di garanzia» per la qualità dei servizi nel comparto idrico e del trasporto pubblico. La delega assistenziale e previdenziale dovrà essere varata entro febbraio, mentre per fine marzo dovrà essere pronto il piano di liberalizzazioni e concorrenza anche dei servizi commerciali e dei loro orari.
Si arriva a fine aprile per l’approvazione (almeno in prima lettura) della riforma costituzionale dello Stato, mentre entro fine maggio toccherà al capitolo più spinoso, quello delle «norme più stringenti sul lavoro subordinato e parasubordinato» (i «licenziamenti facili», espressione respinta dal premier) e per fine giugno sarà la volta della riforma costituzionale sul pareggio di bilancio.
Su tutti questi provvedimenti, in parte già scadenzati nella lettera al Consiglio europeo, Berlusconi è pronto a «mettere la fiducia», se necessario. Perché appunto non c’è alternativa alla loro approvazione, pena una drammatica penalizzazione del Paese, già in difficoltà - secondo Berlusconi - a causa di motivi contingenti e indipendenti dalla sua volontà.
Come il rapporto con la Francia di Sarkozy. In Europa «tutti mi hanno fatto i complimenti per la lettera di impegni che ho assicurato saremo in grado di onorare», ma resta il nodo del pessimo rapporto con la Francia. Con lui, dice il premier, c’era un’amicizia solida, che però si è guastata per il caso di Bini Smaghi, per la sua indisponibilità a dare le dimissioni dalla Bce dopo la nomina di Mario Draghi e questo nonostante gli fossero stati offerti ben tre incarichi: la presidenza dell’Autorità per la Concorrenza, quella dell’Autorità per i Lavori pubblici e perfino un posto di ministro. Tutti rifiutati.
Difficili restano anche i rapporti con Giulio Tremonti, che nel Pdl appare sempre più isolato, che con il premier continua a convivere in un clima di gelo e diffidenza. Clima che, dicono a Palazzo Chigi, per lui si è fatto difficile anche nel rapporto con la Lega, solo Bossi gli resta «amico», ma anche con lui il legame non sarebbe più quello di un tempo.
Invece, assicura il premier, è tra lui e il Senatur che resta solido l’asse. Anche perché «faremo il federalismo», come verranno varate le riforme della giustizia civile e penale. «Con l’Europa c’è l’accordo per ridurre del 20% il contenzioso civile», e per quanto riguarda il penale «è uno scandalo» che va risolto. La prova? Qui il premier torna a parlare di sé, dei suoi guai personali: «Gli italiani devono sapere che da qui a febbraio mi hanno già fissato 37 udienze. Trentasette dico, ma come potrei partecipare e assieme a fare il presidente del Consiglio? Ovvio che non potrò andare a tutte, e dunque dovrò rinunciare a qualche mio diritto di difesa».
E dire che, si lamenta il premier come fa con chiunque gli parla, non c’è nemmeno materia per giustificare alcuni dei processi a suo carico: «Io - ripete - Ruby l’ho solo aiutata ad aprire un’attività economica, un centro estetico, nient’altro. Ho sempre creduto che fosse maggiorenne, ero convinto che avesse diciannove anni. Ed è assolutamente vero - giura - che la credevo parente di Mubarak, tanto è vero che ho parlato di lei per quindici minuti con l’ex presidente egiziano!».(PdL)
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Politica
BERLUSCONI: Illustrerò al G20 le misure concordate con la Ue
BERLUSCONI: Illustrerò al G20 le misure concordate con la Ue
Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, segue l’evoluzione dei mercati finanziari tenendosi in stretto contatto con Palazzo Chigi, con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta e con il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti.
Non vi è dubbio che sull’andamento negativo degli scambi influisca pesantemente la decisione greca di indire un referendum sul piano di salvataggio predisposto dall’Unione europea. Si tratta di una scelta inattesa che innesca incertezze dopo il recente Consiglio europeo e alla vigilia dell’importante incontro del G-20 di Cannes.
Il presidente Berlusconi, in collaborazione con alcuni ministri del settore economico, sta mettendo a punto l’operatività delle misure dell’agenda europea concordate con Bruxelles, e che verranno illustrate ai partner del G-20. Le scelte del governo saranno applicate con la consapevolezza, il rigore e la tempestività imposti dalla situazione.
ROMANI: Siamo piu' forti di quel che dicono il rating e le Borse
"Il sistema Italia e’ piu’ forte di quanto agenzie di rating e spread fra Btp e Bund tedeschi vogliano far credere".
Lo ha affermato il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, in un colloquio con ‘La Stampa’ dopo aver partecipato a New Delhi agli incontri economici di Confindustria, Abi e Unioncamere in India. "L’intera area euro e’ sotto attacco. Siccome nell’immaginario collettivo l’Italia non ha sempre rispettato le promesse si spara soprattutto su di noi. Me lo ha detto anche un ministro indiano: siete un grande Paese ma forse avete problemi a comunicare quello che di buono e positivo realizzate. I nostri fondamentali sono a posto. Quando riusciremo a dimostrarlo, la speculazione andra’ a parare altrove. E la lettera che Silvio Berlusconi ha mandato a Bruxelles fa finalmente chiarezza".
O.NAPOLI: Berlusconi agisca, subito i decreti taglia-spesa e di sviluppo
"Il tramestio e il traccheggio non si addicono a queste giornate o a queste ore. Il presidente del Consiglio deve presentarsi al vertice G20 di Nizza con il cesto pieno. Pieno di decreti taglia-spesa e di decreti sviluppisti. Da approvare oggi e non domani o dopodomani".
Lo ha affermato in una nota il vice presidente dei deputati del Pdl, Osvaldo Napoli, che chiede a Silvio Berlusconi di "agire. La rivoluzione liberale, come ogni rivoluzione, va fatta per decreto. Le grandi riforme hanno bisogno di contesti drammatici per nascere e oggi si presenta un’occasione straordinaria all’Italia. Il premier e’ un combattente e la sua fibra e’ intatta. Sapra’ far valere le ragioni sue e mai come in questa ora possono coincidere con le ragioni dell’Italia. Bisogna agire e non chetare, scombinare dove si vuole sopire".
Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, segue l’evoluzione dei mercati finanziari tenendosi in stretto contatto con Palazzo Chigi, con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta e con il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti.
Non vi è dubbio che sull’andamento negativo degli scambi influisca pesantemente la decisione greca di indire un referendum sul piano di salvataggio predisposto dall’Unione europea. Si tratta di una scelta inattesa che innesca incertezze dopo il recente Consiglio europeo e alla vigilia dell’importante incontro del G-20 di Cannes.
Il presidente Berlusconi, in collaborazione con alcuni ministri del settore economico, sta mettendo a punto l’operatività delle misure dell’agenda europea concordate con Bruxelles, e che verranno illustrate ai partner del G-20. Le scelte del governo saranno applicate con la consapevolezza, il rigore e la tempestività imposti dalla situazione.
ROMANI: Siamo piu' forti di quel che dicono il rating e le Borse
"Il sistema Italia e’ piu’ forte di quanto agenzie di rating e spread fra Btp e Bund tedeschi vogliano far credere".
Lo ha affermato il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, in un colloquio con ‘La Stampa’ dopo aver partecipato a New Delhi agli incontri economici di Confindustria, Abi e Unioncamere in India. "L’intera area euro e’ sotto attacco. Siccome nell’immaginario collettivo l’Italia non ha sempre rispettato le promesse si spara soprattutto su di noi. Me lo ha detto anche un ministro indiano: siete un grande Paese ma forse avete problemi a comunicare quello che di buono e positivo realizzate. I nostri fondamentali sono a posto. Quando riusciremo a dimostrarlo, la speculazione andra’ a parare altrove. E la lettera che Silvio Berlusconi ha mandato a Bruxelles fa finalmente chiarezza".
O.NAPOLI: Berlusconi agisca, subito i decreti taglia-spesa e di sviluppo
"Il tramestio e il traccheggio non si addicono a queste giornate o a queste ore. Il presidente del Consiglio deve presentarsi al vertice G20 di Nizza con il cesto pieno. Pieno di decreti taglia-spesa e di decreti sviluppisti. Da approvare oggi e non domani o dopodomani".
Lo ha affermato in una nota il vice presidente dei deputati del Pdl, Osvaldo Napoli, che chiede a Silvio Berlusconi di "agire. La rivoluzione liberale, come ogni rivoluzione, va fatta per decreto. Le grandi riforme hanno bisogno di contesti drammatici per nascere e oggi si presenta un’occasione straordinaria all’Italia. Il premier e’ un combattente e la sua fibra e’ intatta. Sapra’ far valere le ragioni sue e mai come in questa ora possono coincidere con le ragioni dell’Italia. Bisogna agire e non chetare, scombinare dove si vuole sopire".
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Popolazione mondiale: superati i 7 miliardi di persone, ma siamo sempre più vecchi
Comunicati Stampa Online
Popolazione mondiale: superati i 7 miliardi di persone, ma siamo sempre più vecchi
by moniatrentarossi on 1 novembre 2011
Il nostro pianeta è sempre più popoloso: è nato infatti il bambino che ci ha fatto superare il traguardo dei 7 miliardi di popolazione.
Ma è un mondo sempre più vecchio, dove entro il 2050 le persone con più di 60 anni saranno più dei bambini, arrivando a ben 2 miliardi, contro gli attuali 650 milioni.
Dati forniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms).
L’invecchiamento però è un fenomeno che non riguarda solo i paesi ricchi.
Entro il 2050 circa l’80% degli anziani vivrà infatti nei paesi meno sviluppati e i dati dell’Oms dimostrano che già dal 2005 l’aspettativa di vita in Paesi come Francia e Giappone ha superato gli 80 anni, ed è cresciuta anche in Stati più poveri come Cile, Costa Rica, Giamaica, Libano, Sri Lanka o Thailandia.
Non mancano tuttavia vistose differenze. Sia tra i vari stati (da un lato c’è il Giappone con l’aspettativa di vita più alta a 82,2 anni e l’Africa con meno di 40 anni), sia all’interno dello stesso Paese. Negli Usa ad esempio le classi più ricche vivono in media 20 anni di più di quelle svantaggiate.
Secondo gli studiosi la crescita demografica, che ha portato la popolazione mondiale a raggiungere i 7 miliardi, continuerà ancora per 30-40 anni. ”La popolazione dovrebbe stabilizzarsi a 8-9 miliardi nei prossimi 30-40 anni – spiega Giuseppe Gesano del Cnr.
Il progressivo invecchiamento della popolazione mondiale porrà, sempre di più, dei problemi di salute. Con l’età cresce infatti il rischio di malattie, nonchè le spese per la cura.
Entro il 2050 l’80% di tutte le morti avverrà nelle persone over 60 e per l’Oms è venuto il momento di agire: per questo motivo, in vista del World Health Day 2012, l’Oms si sta concentrando nel formare gli operatori della salute e a preparare le società ad andare incontro ai bisogni della popolazione più anziana, agendo sulla prevenzione.
Fonte: ANSA
Oltre 40 % delle cause di morte in Italia è strettamente legato al regime di vita.
Fumo, alcool, sovrappeso, scarsa attività fisica, ipertensione, colesterolo ai limiti o sopra, ansia- stress-depressione… accorciano l’aspettativa di vita mediamente di 10,6 anni per l’uomo (68 anni) e 11,1 per la donna (73 anni).
Al contrario, una condotta sana e attenta a questi stessi aspetti, può aggiungere fino ad altri 8,4 anni (87 anni) per l’uomo, e oltre 4 per la donna (89 anni).
Inoltre, il 49.4 % delle cause di morte è prevedibile con mesi o anni di anticipo. Si può calcolare che, mediamente l’esecuzione di controlli medici periodici regala mediamente 4-6 anni di vita, e molti di più a coloro (si stima oltre un terzo) che incorrono in patologie precoci e, grazie ai controlli, le identificano in tempo.
Popolazione mondiale: superati i 7 miliardi di persone, ma siamo sempre più vecchi
by moniatrentarossi on 1 novembre 2011
Il nostro pianeta è sempre più popoloso: è nato infatti il bambino che ci ha fatto superare il traguardo dei 7 miliardi di popolazione.
Ma è un mondo sempre più vecchio, dove entro il 2050 le persone con più di 60 anni saranno più dei bambini, arrivando a ben 2 miliardi, contro gli attuali 650 milioni.
Dati forniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms).
L’invecchiamento però è un fenomeno che non riguarda solo i paesi ricchi.
Entro il 2050 circa l’80% degli anziani vivrà infatti nei paesi meno sviluppati e i dati dell’Oms dimostrano che già dal 2005 l’aspettativa di vita in Paesi come Francia e Giappone ha superato gli 80 anni, ed è cresciuta anche in Stati più poveri come Cile, Costa Rica, Giamaica, Libano, Sri Lanka o Thailandia.
Non mancano tuttavia vistose differenze. Sia tra i vari stati (da un lato c’è il Giappone con l’aspettativa di vita più alta a 82,2 anni e l’Africa con meno di 40 anni), sia all’interno dello stesso Paese. Negli Usa ad esempio le classi più ricche vivono in media 20 anni di più di quelle svantaggiate.
Secondo gli studiosi la crescita demografica, che ha portato la popolazione mondiale a raggiungere i 7 miliardi, continuerà ancora per 30-40 anni. ”La popolazione dovrebbe stabilizzarsi a 8-9 miliardi nei prossimi 30-40 anni – spiega Giuseppe Gesano del Cnr.
Il progressivo invecchiamento della popolazione mondiale porrà, sempre di più, dei problemi di salute. Con l’età cresce infatti il rischio di malattie, nonchè le spese per la cura.
Entro il 2050 l’80% di tutte le morti avverrà nelle persone over 60 e per l’Oms è venuto il momento di agire: per questo motivo, in vista del World Health Day 2012, l’Oms si sta concentrando nel formare gli operatori della salute e a preparare le società ad andare incontro ai bisogni della popolazione più anziana, agendo sulla prevenzione.
Fonte: ANSA
Oltre 40 % delle cause di morte in Italia è strettamente legato al regime di vita.
Fumo, alcool, sovrappeso, scarsa attività fisica, ipertensione, colesterolo ai limiti o sopra, ansia- stress-depressione… accorciano l’aspettativa di vita mediamente di 10,6 anni per l’uomo (68 anni) e 11,1 per la donna (73 anni).
Al contrario, una condotta sana e attenta a questi stessi aspetti, può aggiungere fino ad altri 8,4 anni (87 anni) per l’uomo, e oltre 4 per la donna (89 anni).
Inoltre, il 49.4 % delle cause di morte è prevedibile con mesi o anni di anticipo. Si può calcolare che, mediamente l’esecuzione di controlli medici periodici regala mediamente 4-6 anni di vita, e molti di più a coloro (si stima oltre un terzo) che incorrono in patologie precoci e, grazie ai controlli, le identificano in tempo.
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