BERLUSCONI: Non vedo altri che possano rappresentare l'Italia
"Il Fondo monetario internazionale con grande cortesia ci aveva anche offerto dei fondi. Noi abbiamo rifiutato questa offerta, ringraziando, perché non riteniamo che sia necessario un intervento di questo tipo."
Lo ha affermato il presidente del Consiglio,Silvio Berlusconi, al termine del G20 di Cannes: "Non ho la sensazione che che stia terminando questa esperienza di governo. Mi sono domandato chi potrebbe rappresentare degnamente l’Italia nel consesso internazionale e non ho trovato risposta. Siamo al governo. Abbiamo una maggioranza solida e continueremo a governare’"
Silvio Berlusconi nella conferenza stampa al termine del G20 ha sottolineato: "Noi pensiamo che sia una moda passeggera il fatto che i mercati si avventano sui titoli del debito. Il governo sta lavorando ad un disegno di legge che conterra’ numerose norme di supporto alla crescita e allo sviluppo, con semplificazioni e deregolamentazioni. Abbiamo portato a conoscenza dell’opposizione il documento consegnato all’Ue, prima della partenza per Bruxelles. Lo hanno avuto prima della Commissione europea".
Il nostro presidente del Consiglio ha avuto parole di apprezzamento nei confronti del Presidente degli Stati Uniti: "Obama si e’ mostrato preoccupato per il fatto che l’intera area dell’euro sia sotto stress. Si e’ mostrato un prezioso amico dell’Italia, abbiamo apprezzato i suoi interventi. Ha messo in luce un grande buonsenso, ha avuto un comportamento eccezionale".
Berlusconi e’ sicuro che "gli scontenti del Pdl torneranno sulle loro posizioni" ed ha aggiunto: "Abbandonare è un tradimento, non nei confronti del PdL, ma nei confronti del Paese". Quanto alla fiducia sul maxiemendamento, il premier ha commentato: "Credo sia un fatto quasi obbligatorio" dice. "Abbiamo avuto "20 voti", "credo continueremo così".
Il premier ha inoltre rammentato il peso del debito pubblico sull’economia del nostro paese e rivendica il merito di aver proposto l’introduzione dell’obbligo di pareggio di bilancio in Costituzione. "Meta’ di questo debito e’ in mano a investitori italiani. Questo debito rappresenta il 20 per cento rispetto alla totalita’ della ricchezza italiana, che per la meta’ e’ rappresentata da immobili.
Non siamo assolutamente preoccupati, forse abbiamo sbagliato in passato a sostenere che la nostra economia potesse sostenere questo debito. Richiamati sulla necessita’ di ridurre il debito, abbiamo preso l’impegno di pareggio di bilancio per il 2013 invece che nel 2014.
Ne subiamo una mancanza di credibilita’ dell’Italia nel passato, c’e’ un pregiudizio per certi comportamenti del passato". Berlusconi cita a mo’ di esempio i commenti francesi alle mancate dimissioni di Lorenzo Bini Smaghi - mai nominato dal premier - dal board della Bce. Dunque si tratta di un "pregiudizio antico che ha origini antiche".
Quanto alla crisi economica, Berlusconi ha dichiarato che l’Italia non sente la crisi "nel modo spasmodico in cui la descrivono i giornali, e siamo consapevoli dell’impoverimento di fascia importante della popolazione per il cambio della lira in euro. Una volta una famiglia con due milioni di lire poteva vivere oggi con mille euro e’ difficilissimo. La colpa non e’ dell’euro, ma del cambio lira-euro che e’ stato fatto da quel governo a un livello che noi da sempre abbiamo ritenuto incongruo e penalizzante per l’Italia. Mi sembra che in Italia non si avverta una forte crisi. La vita in Italia e’ la vita di un Paese benestante. I consumi non sono diminuiti, i ristoranti sono pieni, per gli aerei si riesce a fatica a prenotare un posto".
venerdì 4 novembre 2011
giovedì 3 novembre 2011
VIGNALI: Lo statuto e' un grande giorno per le piccole e medie imprese
VIGNALI: Lo statuto e' un grande giorno per le piccole e medie imprese
"Grande giorno per le piccole e medie imprese". Così si e’ espresso Raffaello Vignali, estensore dello Statuto delle Imprese approvato dalla Camera all’unanimità, che ha osservato: "La crisi ha reso evidente a tutti il valore del nostro sistema, fatto di economia reale, realissima, e fatto di piccole imprese."
Vignali ha ricordato come Small Business Act per la prima volta ha chiesto agli Stati membri di pensare innanzitutto al piccolo. Qualcuno ha definito questa posizione come un ritorno al ’piccolo e bello’ e forse, invece, è giunta l’ora di riconoscere che «impresa è bello», quando l’impresa è fatta del rischio che uomini e donne si assumono, scommettendo sul proprio desiderio umano e sulla positività della realtà, perché non c’è nulla di veramente grande se non è anche buono, perché solo ciò che è buono è anche grande. Lo Statuto delle Imprese, allora, è innanzitutto il riconoscimento del valore non solo economico, ma anche sociale e culturale dell’intrapresa nella scia del principio di sussidiarietà". La stessa Commissione Europea nella Comunicazione sull’analisi annuale della crescita ha chiesto di realizzare "un contesto favorevole all’impresa e in particolare alle pmi" come condizione essenziale per la crescita.
La legge è stata approvata oggi all’unanimità (come peraltro avvenuto nei precedenti passaggi sia alla Camera che al Senato).
"Grande giorno per le piccole e medie imprese". Così si e’ espresso Raffaello Vignali, estensore dello Statuto delle Imprese approvato dalla Camera all’unanimità, che ha osservato: "La crisi ha reso evidente a tutti il valore del nostro sistema, fatto di economia reale, realissima, e fatto di piccole imprese."
Vignali ha ricordato come Small Business Act per la prima volta ha chiesto agli Stati membri di pensare innanzitutto al piccolo. Qualcuno ha definito questa posizione come un ritorno al ’piccolo e bello’ e forse, invece, è giunta l’ora di riconoscere che «impresa è bello», quando l’impresa è fatta del rischio che uomini e donne si assumono, scommettendo sul proprio desiderio umano e sulla positività della realtà, perché non c’è nulla di veramente grande se non è anche buono, perché solo ciò che è buono è anche grande. Lo Statuto delle Imprese, allora, è innanzitutto il riconoscimento del valore non solo economico, ma anche sociale e culturale dell’intrapresa nella scia del principio di sussidiarietà". La stessa Commissione Europea nella Comunicazione sull’analisi annuale della crescita ha chiesto di realizzare "un contesto favorevole all’impresa e in particolare alle pmi" come condizione essenziale per la crescita.
La legge è stata approvata oggi all’unanimità (come peraltro avvenuto nei precedenti passaggi sia alla Camera che al Senato).
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Economia
BRUNETTA: No a esecutivi tecnici
BRUNETTA: No a esecutivi tecnici
"In tre anni e mezzo le riforme strutturali realizzate dal governo Berlusconi hanno prodotto risultati evidenti: risanamento dei conti pubblici, avanzo primario record in Europa (0,9 per cento nel 2011 e, in previsione, 5,7 per cento nel 2014), anticipazione del pareggio di bilancio al 2013 e debito pubblico ricondotto sul sentiero di progressiva riduzione. Una situazione favorevole che ha trovato conferma nel pieno superamento degli stress test condotti dai tecnici della Banca d’Italia sul nostro debito pubblico."
Lo afferma Renato Brunetta, ministro della Pubblica Amministrazione e dell’Innovazione, sul sito della Free foundation:
"Come rileva palazzo Koch, il debito pubblico italiano sara’ comunque sostenibile, anche ipotizzando nei prossimi due anni una crescita del Pil pari a zero e un innalzamento degli spread ad oltre 600 punti base sul Bund tedesco (8% circa). Come in tutti i momenti di grande difficolta’, anche questa volta le minacce piu’ insidiose non arrivano dalle speculazione dei mercati ma da quanti non esitano a speculare politicamente sulla crisi, per tentare quella spallata che non e’ loro riuscita negli ultimi tre anni. Se fossimo in una situazione normale, poco male; diremmo: ’It’s politics, baby’. Ma nella grave situazione in cui siamo la speculazione di chi si affida ai giochetti di palazzo e’ un’intollerabile offesa al paese. Per questo condivido pienamente le parole di Angelino Alfano. Le opposizioni siano leali all’Italia. Se vogliono un altro Governo abbiano il coraggio di misurarsi nelle elezioni. Altrimenti collaborino in parlamento alla realizzazione delle riforme. Il rilancio del paese non potra’ essere che un successo di tutti.
Da parte nostra c’e’ la massima disponibilita’ purche’ la crisi non venga sfruttata come scorciatoia per aggirare la volonta’ elettorale che si e’ espressa nel 2008 e che, solo con nuove elezioni, si potrebbe esprimere in modo democraticamente cristallino. Noi non vogliamo le elezioni. Vogliamo governare l’Italia assumendoci le nostre responsabilita’ di fronte al paese e di fronte all’Europa. I partner e le istituzioni comunitarie hanno accolto con soddisfazione e senza riserve gli impegni contenuti nella lettera sulla nostra agenda europea. Essi non ci chiedono ulteriori impegni; ci chiedono di onorare quelli che abbiamo gia’ assunto. Lo faremo anche in piena coerenza con le indicazioni della Banca centrale europea e del suo nuovo Presidente, il cui primo provvedimento va decisamente nella direzione giusta. E’ questo quello che vogliamo fare nel rispetto di chi democraticamente ci ha chiesto di governare e di operare per il bene dell’Italia".
"In tre anni e mezzo le riforme strutturali realizzate dal governo Berlusconi hanno prodotto risultati evidenti: risanamento dei conti pubblici, avanzo primario record in Europa (0,9 per cento nel 2011 e, in previsione, 5,7 per cento nel 2014), anticipazione del pareggio di bilancio al 2013 e debito pubblico ricondotto sul sentiero di progressiva riduzione. Una situazione favorevole che ha trovato conferma nel pieno superamento degli stress test condotti dai tecnici della Banca d’Italia sul nostro debito pubblico."
Lo afferma Renato Brunetta, ministro della Pubblica Amministrazione e dell’Innovazione, sul sito della Free foundation:
"Come rileva palazzo Koch, il debito pubblico italiano sara’ comunque sostenibile, anche ipotizzando nei prossimi due anni una crescita del Pil pari a zero e un innalzamento degli spread ad oltre 600 punti base sul Bund tedesco (8% circa). Come in tutti i momenti di grande difficolta’, anche questa volta le minacce piu’ insidiose non arrivano dalle speculazione dei mercati ma da quanti non esitano a speculare politicamente sulla crisi, per tentare quella spallata che non e’ loro riuscita negli ultimi tre anni. Se fossimo in una situazione normale, poco male; diremmo: ’It’s politics, baby’. Ma nella grave situazione in cui siamo la speculazione di chi si affida ai giochetti di palazzo e’ un’intollerabile offesa al paese. Per questo condivido pienamente le parole di Angelino Alfano. Le opposizioni siano leali all’Italia. Se vogliono un altro Governo abbiano il coraggio di misurarsi nelle elezioni. Altrimenti collaborino in parlamento alla realizzazione delle riforme. Il rilancio del paese non potra’ essere che un successo di tutti.
Da parte nostra c’e’ la massima disponibilita’ purche’ la crisi non venga sfruttata come scorciatoia per aggirare la volonta’ elettorale che si e’ espressa nel 2008 e che, solo con nuove elezioni, si potrebbe esprimere in modo democraticamente cristallino. Noi non vogliamo le elezioni. Vogliamo governare l’Italia assumendoci le nostre responsabilita’ di fronte al paese e di fronte all’Europa. I partner e le istituzioni comunitarie hanno accolto con soddisfazione e senza riserve gli impegni contenuti nella lettera sulla nostra agenda europea. Essi non ci chiedono ulteriori impegni; ci chiedono di onorare quelli che abbiamo gia’ assunto. Lo faremo anche in piena coerenza con le indicazioni della Banca centrale europea e del suo nuovo Presidente, il cui primo provvedimento va decisamente nella direzione giusta. E’ questo quello che vogliamo fare nel rispetto di chi democraticamente ci ha chiesto di governare e di operare per il bene dell’Italia".
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BUONGOVERNO: Il debito pubblico è in calo
BUONGOVERNO: Il debito pubblico è in calo
Dice Bankitalia: debito italiano sostenibile anche nell’ipotesi, certo non auspicabile, che i rendimenti dei titoli di Stato schizzassero all’8%. E in questo caso il rapporto debito/Pil calerebbe o alla peggio si stabilizzerebbe sui livelli attuali. Insomma, non è la soglia del 7% il punto di non ritorno indicato da molti osservatori come fu per la Grecia, per il semplice fatto che Roma non è Atene e i fondamentali del nostro paese sono ben altri. C’è anche questo nel primo "Rapporto sulla stabilità finanziaria" del neo-governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, che ha preparato una relazione di grande equilibrio: dove c’è consapevolezza della gravità della situazione economica e finanziaria, ma nessun cedimento al "catastrofismo" delle opposizioni e dei grandi quotidiani.
Troviamo così l’invito ad azioni rapide in direzione della riduzione del debito pubblico e di provvedimenti per lo sviluppo, ma anche il riconoscimento di un trend al riequilibrio dei conti pubblici, testimoniato dal dato sul calo del fabbisogno dello Stato nei primi dieci mesi dell’anno (oltre 12 miliardi, da quota 73 a quota 60,8).
La sostenibilità del debito, a fronte del rialzo verticale dei tassi dei bond, è stata messa alla prova da Bankitalia con due ipotesi di studio. In caso di tassi tra il 7,5% e l’8% a partire da gennaio il rapporto debito/Pil continuerebbe a ridursi fino al 115,4% nel 2014 (oggi è al 120,6%). Nel caso che questo forte rialzo dei tassi si ripercuotesse negativamente sulla crescita fino ad annullarla, il debito pubblico si stabilizzerebbe poco sopra il 120%. Insomma, una buona tenuta dei conti dello Stato, anche in ipotesi estreme, a dimostrazione del buon governo di questi anni. Visco segnala poi altri punti di forza dell’Italia: la bassa quota di debito tenuto da operatori esteri, aspetto considerato positivo nella valutazione del rischio sovrano; il basso indebitamento privato; la sostanziale tenuta del mercato immobiliare; un sistema bancario che non è fonte di instabilità.
Dice Bankitalia: debito italiano sostenibile anche nell’ipotesi, certo non auspicabile, che i rendimenti dei titoli di Stato schizzassero all’8%. E in questo caso il rapporto debito/Pil calerebbe o alla peggio si stabilizzerebbe sui livelli attuali. Insomma, non è la soglia del 7% il punto di non ritorno indicato da molti osservatori come fu per la Grecia, per il semplice fatto che Roma non è Atene e i fondamentali del nostro paese sono ben altri. C’è anche questo nel primo "Rapporto sulla stabilità finanziaria" del neo-governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, che ha preparato una relazione di grande equilibrio: dove c’è consapevolezza della gravità della situazione economica e finanziaria, ma nessun cedimento al "catastrofismo" delle opposizioni e dei grandi quotidiani.
Troviamo così l’invito ad azioni rapide in direzione della riduzione del debito pubblico e di provvedimenti per lo sviluppo, ma anche il riconoscimento di un trend al riequilibrio dei conti pubblici, testimoniato dal dato sul calo del fabbisogno dello Stato nei primi dieci mesi dell’anno (oltre 12 miliardi, da quota 73 a quota 60,8).
La sostenibilità del debito, a fronte del rialzo verticale dei tassi dei bond, è stata messa alla prova da Bankitalia con due ipotesi di studio. In caso di tassi tra il 7,5% e l’8% a partire da gennaio il rapporto debito/Pil continuerebbe a ridursi fino al 115,4% nel 2014 (oggi è al 120,6%). Nel caso che questo forte rialzo dei tassi si ripercuotesse negativamente sulla crescita fino ad annullarla, il debito pubblico si stabilizzerebbe poco sopra il 120%. Insomma, una buona tenuta dei conti dello Stato, anche in ipotesi estreme, a dimostrazione del buon governo di questi anni. Visco segnala poi altri punti di forza dell’Italia: la bassa quota di debito tenuto da operatori esteri, aspetto considerato positivo nella valutazione del rischio sovrano; il basso indebitamento privato; la sostanziale tenuta del mercato immobiliare; un sistema bancario che non è fonte di instabilità.
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ALFANO A NAPOLITANO: Abbiamo i numeri per governare fino al 2013
ALFANO A NAPOLITANO: Abbiamo i numeri per governare fino al 2013
"Al capo dello Stato abbiamo spiegato che abbiamo i numeri per governare fino al 2013. Non puo’ esserci un governo che e’ frutto di un giochino di palazzo. Questo esecutivo e’ legittimato ad andare avanti. Non dobbiamo resistere ma governare fino alla fine della legislatura".
Lo ha affermato il segretario del Pdl Angelino Alfano, in una conferenza stampa in via dell’Umilta’ dopo essere stato ricevuto al Quirinale.
"Riteniamo che la lettera alla Ue abbia sia la sintesi di un accordo tra la coalizione nel suo insieme formata da Pdl, Lega Nord, Popolo e territorio e Coesione nazionale, in secondo luogo e’ stata validata e vidimata dall’Ue. Tocca a noi adempiere agli impegni e ieri abbiamo cominciato con il maxiemendamento alla legge di stabilita. Se il governo non ha i numeri chiederemo che si vada al voto perche’ non c’e’ alternativa". Alfano ha osservato che il Pdl e’ aperto al contributo parlamentare di altre forze politiche che "per il bene del Paese" vogliano appoggiare le misure per fronteggiare la crisi, ma "solo con questo Governo in carica. In questa legislatura c’e’ solo questo Governo".
"Al capo dello Stato abbiamo spiegato che abbiamo i numeri per governare fino al 2013. Non puo’ esserci un governo che e’ frutto di un giochino di palazzo. Questo esecutivo e’ legittimato ad andare avanti. Non dobbiamo resistere ma governare fino alla fine della legislatura".
Lo ha affermato il segretario del Pdl Angelino Alfano, in una conferenza stampa in via dell’Umilta’ dopo essere stato ricevuto al Quirinale.
"Riteniamo che la lettera alla Ue abbia sia la sintesi di un accordo tra la coalizione nel suo insieme formata da Pdl, Lega Nord, Popolo e territorio e Coesione nazionale, in secondo luogo e’ stata validata e vidimata dall’Ue. Tocca a noi adempiere agli impegni e ieri abbiamo cominciato con il maxiemendamento alla legge di stabilita. Se il governo non ha i numeri chiederemo che si vada al voto perche’ non c’e’ alternativa". Alfano ha osservato che il Pdl e’ aperto al contributo parlamentare di altre forze politiche che "per il bene del Paese" vogliano appoggiare le misure per fronteggiare la crisi, ma "solo con questo Governo in carica. In questa legislatura c’e’ solo questo Governo".
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MISURE ANTICRISI: maximendamento alla legge di stabilità
MISURE ANTICRISI: maximendamento alla legge di stabilità
Il Consiglio dei Ministri, appositamente convocato in via straordinaria, ha esaminato un insieme di misure urgenti a sostegno della economia italiana nello scenario della sfavorevole congiuntura che sta investendo l’Europa. A seguito degli indirizzi della Banca Centrale europea e delle intese raggiunte nell’ultimo Vertice dell’Unione, il Consiglio ha approvato un maxi emendamento al disegno di legge di stabilità, che recepisce gli impegni assunti dal Presidente Berlusconi nella sua lettera all’Unione europea del 26 ottobre scorso.
"Non vi è stata alcuna discussione sul pacchetto varato dal Consiglio dei ministri. Questo pacchetto è stato condiviso ed è frutto di un lavoro che si è svolto anche nei giorni scorsi. Nel merito il Consiglio dei ministri è stato unanime", ha spiegato il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, intervenendo a Porta a porta. "Si e’ discusso il modo su come renderlo più velocemente operoso e alla fine - ha spiegato - la scelta unanime è stata quella di utilizzare lo strumento del maxiemendamento" alla legge di stabilità. Sacconi ha concluso spiegando che il provvedimento, all’esame del Senato, dovrebbe essere "approvato responsabilmente" in breve, in 15-20 giorni.
Il Consiglio dei Ministri, appositamente convocato in via straordinaria, ha esaminato un insieme di misure urgenti a sostegno della economia italiana nello scenario della sfavorevole congiuntura che sta investendo l’Europa. A seguito degli indirizzi della Banca Centrale europea e delle intese raggiunte nell’ultimo Vertice dell’Unione, il Consiglio ha approvato un maxi emendamento al disegno di legge di stabilità, che recepisce gli impegni assunti dal Presidente Berlusconi nella sua lettera all’Unione europea del 26 ottobre scorso.
"Non vi è stata alcuna discussione sul pacchetto varato dal Consiglio dei ministri. Questo pacchetto è stato condiviso ed è frutto di un lavoro che si è svolto anche nei giorni scorsi. Nel merito il Consiglio dei ministri è stato unanime", ha spiegato il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, intervenendo a Porta a porta. "Si e’ discusso il modo su come renderlo più velocemente operoso e alla fine - ha spiegato - la scelta unanime è stata quella di utilizzare lo strumento del maxiemendamento" alla legge di stabilità. Sacconi ha concluso spiegando che il provvedimento, all’esame del Senato, dovrebbe essere "approvato responsabilmente" in breve, in 15-20 giorni.
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mercoledì 2 novembre 2011
BERLUSCONI: Ora basta col disfattismo, l'opposizione lo capisca
BERLUSCONI: Ora basta col disfattismo, l'opposizione lo capisca
Il colloquio del premier Silvio Berlusconi con il "Corriere della Sera" pubblicato domenica 30 ottobre 2011
È un Silvio Berlusconi motivato e conscio dell’importanza del momento quello che, dalla Sardegna dove passa il weekend, assicura che la legislatura durerà «fino al 2013», annuncia che presenterà alle Camere - il 9 e 10 novembre - gli «impegni con l’Europa e le misure per la crescita» che rappresentano un programma per «i prossimi diciotto mesi», sprona l’opposizione al «senso di responsabilità» e promette che tutto quello che è stato richiesto dall’Europa sarà fatto.
Deve essere fatto perché, spiega il premier, non ci sono spazi per giochi o tattiche: «Il Parlamento deve rendersi conto che quello che abbiamo presentato al Consiglio europeo è un programma vincolante. L’Italia continuerà a essere sostenuta dalla Bce solo se saremo in grado di approvarlo, trasformando le parole in fatti. Altrimenti, non ci saranno più aiuti per questo Paese».
Per questo si sta mettendo a punto un’agenda di provvedimenti che dovranno essere varati «in tempi certi, come impegni strutturali». E il governo è pronto a «porre la fiducia su ciascuno di questi» se servirà, perché quello che è in gioco non è «il mio bene, ma l’interesse del Paese». «L’opposizione - si lamenta il premier - continua con la litania del mio passo indietro, senza rendersi conto che questo è il momento di pensare all’Italia. Solo io e il mio governo possiamo realizzare questo programma di riforme per 18 mesi, ecco perché non esiste alcuna possibilità che io mi faccia da parte». La legislatura dunque - è convinto Berlusconi - arriverà alla sua scadenza naturale, il voto anticipato come ipotesi «non esiste più».
Un messaggio lanciato anche agli scontenti del partito, che agitano una maggioranza esposta ai verdetti dei mercati e appesa a una manciata di voti. Ma il Cavaliere mostra ottimismo: chi ha finora espresso malessere lo ha fatto nel timore di un ritorno alle urne senza garanzie di ricandidatura: «Oggi però non c’è più motivo di temere nulla, è così chiaro che non abbiamo nessuna intenzione di andare a votare. Dunque, sono convinto che i malumori rientreranno» e magari che torneranno all’ovile anche deputati che si sono appena allontanati dalla maggioranza, a partire da Gava: «Non c’è nessun patto con la Lega per il voto in primavera, e non c’è nemmeno l’interesse dell’opposizione di andare a votare». Perché, è convinto Berlusconi, «Bersani è il primo a non volere le elezioni, impelagato com’è con la lotta sulle primarie che lo vede coinvolto in una difficile sfida interna, soprattutto con Renzi». Mentre Casini, a giudizio del Cavaliere, avrebbe mille motivi per collaborare con il governo in questo passaggio cruciale e decisivo visto che «abbiamo programmi molto simili», ma subirebbe l’attrazione del centrosinistra anche per ragioni di assetti futuri, visto che il prossimo Parlamento voterà il successore di Giorgio Napolitano al Quirinale...
E dunque, è il momento di passare ai fatti. In fretta, senza perdere tempo prezioso. Per questo, il premier sta lavorando a un’agenda precisa di provvedimenti da approvare da qui all’estate. Con tanto di date di attuazione.
Entro il 15 novembre sarà varata la revisione dell’utilizzo dei fondi strutturali e per le Regioni; entro il 30 del prossimo mese partiranno i mutui agevolati per i giovani; entro il 31 dicembre toccherà alle misure per l’occupazione giovanile e femminile. A fine gennaio dovrà essere completato il piano che prevede la «tutela della concorrenza» per servizi pubblici locali» con introduzione di un «sistema di garanzia» per la qualità dei servizi nel comparto idrico e del trasporto pubblico. La delega assistenziale e previdenziale dovrà essere varata entro febbraio, mentre per fine marzo dovrà essere pronto il piano di liberalizzazioni e concorrenza anche dei servizi commerciali e dei loro orari.
Si arriva a fine aprile per l’approvazione (almeno in prima lettura) della riforma costituzionale dello Stato, mentre entro fine maggio toccherà al capitolo più spinoso, quello delle «norme più stringenti sul lavoro subordinato e parasubordinato» (i «licenziamenti facili», espressione respinta dal premier) e per fine giugno sarà la volta della riforma costituzionale sul pareggio di bilancio.
Su tutti questi provvedimenti, in parte già scadenzati nella lettera al Consiglio europeo, Berlusconi è pronto a «mettere la fiducia», se necessario. Perché appunto non c’è alternativa alla loro approvazione, pena una drammatica penalizzazione del Paese, già in difficoltà - secondo Berlusconi - a causa di motivi contingenti e indipendenti dalla sua volontà.
Come il rapporto con la Francia di Sarkozy. In Europa «tutti mi hanno fatto i complimenti per la lettera di impegni che ho assicurato saremo in grado di onorare», ma resta il nodo del pessimo rapporto con la Francia. Con lui, dice il premier, c’era un’amicizia solida, che però si è guastata per il caso di Bini Smaghi, per la sua indisponibilità a dare le dimissioni dalla Bce dopo la nomina di Mario Draghi e questo nonostante gli fossero stati offerti ben tre incarichi: la presidenza dell’Autorità per la Concorrenza, quella dell’Autorità per i Lavori pubblici e perfino un posto di ministro. Tutti rifiutati.
Difficili restano anche i rapporti con Giulio Tremonti, che nel Pdl appare sempre più isolato, che con il premier continua a convivere in un clima di gelo e diffidenza. Clima che, dicono a Palazzo Chigi, per lui si è fatto difficile anche nel rapporto con la Lega, solo Bossi gli resta «amico», ma anche con lui il legame non sarebbe più quello di un tempo.
Invece, assicura il premier, è tra lui e il Senatur che resta solido l’asse. Anche perché «faremo il federalismo», come verranno varate le riforme della giustizia civile e penale. «Con l’Europa c’è l’accordo per ridurre del 20% il contenzioso civile», e per quanto riguarda il penale «è uno scandalo» che va risolto. La prova? Qui il premier torna a parlare di sé, dei suoi guai personali: «Gli italiani devono sapere che da qui a febbraio mi hanno già fissato 37 udienze. Trentasette dico, ma come potrei partecipare e assieme a fare il presidente del Consiglio? Ovvio che non potrò andare a tutte, e dunque dovrò rinunciare a qualche mio diritto di difesa».
E dire che, si lamenta il premier come fa con chiunque gli parla, non c’è nemmeno materia per giustificare alcuni dei processi a suo carico: «Io - ripete - Ruby l’ho solo aiutata ad aprire un’attività economica, un centro estetico, nient’altro. Ho sempre creduto che fosse maggiorenne, ero convinto che avesse diciannove anni. Ed è assolutamente vero - giura - che la credevo parente di Mubarak, tanto è vero che ho parlato di lei per quindici minuti con l’ex presidente egiziano!».(PdL)
Il colloquio del premier Silvio Berlusconi con il "Corriere della Sera" pubblicato domenica 30 ottobre 2011
È un Silvio Berlusconi motivato e conscio dell’importanza del momento quello che, dalla Sardegna dove passa il weekend, assicura che la legislatura durerà «fino al 2013», annuncia che presenterà alle Camere - il 9 e 10 novembre - gli «impegni con l’Europa e le misure per la crescita» che rappresentano un programma per «i prossimi diciotto mesi», sprona l’opposizione al «senso di responsabilità» e promette che tutto quello che è stato richiesto dall’Europa sarà fatto.
Deve essere fatto perché, spiega il premier, non ci sono spazi per giochi o tattiche: «Il Parlamento deve rendersi conto che quello che abbiamo presentato al Consiglio europeo è un programma vincolante. L’Italia continuerà a essere sostenuta dalla Bce solo se saremo in grado di approvarlo, trasformando le parole in fatti. Altrimenti, non ci saranno più aiuti per questo Paese».
Per questo si sta mettendo a punto un’agenda di provvedimenti che dovranno essere varati «in tempi certi, come impegni strutturali». E il governo è pronto a «porre la fiducia su ciascuno di questi» se servirà, perché quello che è in gioco non è «il mio bene, ma l’interesse del Paese». «L’opposizione - si lamenta il premier - continua con la litania del mio passo indietro, senza rendersi conto che questo è il momento di pensare all’Italia. Solo io e il mio governo possiamo realizzare questo programma di riforme per 18 mesi, ecco perché non esiste alcuna possibilità che io mi faccia da parte». La legislatura dunque - è convinto Berlusconi - arriverà alla sua scadenza naturale, il voto anticipato come ipotesi «non esiste più».
Un messaggio lanciato anche agli scontenti del partito, che agitano una maggioranza esposta ai verdetti dei mercati e appesa a una manciata di voti. Ma il Cavaliere mostra ottimismo: chi ha finora espresso malessere lo ha fatto nel timore di un ritorno alle urne senza garanzie di ricandidatura: «Oggi però non c’è più motivo di temere nulla, è così chiaro che non abbiamo nessuna intenzione di andare a votare. Dunque, sono convinto che i malumori rientreranno» e magari che torneranno all’ovile anche deputati che si sono appena allontanati dalla maggioranza, a partire da Gava: «Non c’è nessun patto con la Lega per il voto in primavera, e non c’è nemmeno l’interesse dell’opposizione di andare a votare». Perché, è convinto Berlusconi, «Bersani è il primo a non volere le elezioni, impelagato com’è con la lotta sulle primarie che lo vede coinvolto in una difficile sfida interna, soprattutto con Renzi». Mentre Casini, a giudizio del Cavaliere, avrebbe mille motivi per collaborare con il governo in questo passaggio cruciale e decisivo visto che «abbiamo programmi molto simili», ma subirebbe l’attrazione del centrosinistra anche per ragioni di assetti futuri, visto che il prossimo Parlamento voterà il successore di Giorgio Napolitano al Quirinale...
E dunque, è il momento di passare ai fatti. In fretta, senza perdere tempo prezioso. Per questo, il premier sta lavorando a un’agenda precisa di provvedimenti da approvare da qui all’estate. Con tanto di date di attuazione.
Entro il 15 novembre sarà varata la revisione dell’utilizzo dei fondi strutturali e per le Regioni; entro il 30 del prossimo mese partiranno i mutui agevolati per i giovani; entro il 31 dicembre toccherà alle misure per l’occupazione giovanile e femminile. A fine gennaio dovrà essere completato il piano che prevede la «tutela della concorrenza» per servizi pubblici locali» con introduzione di un «sistema di garanzia» per la qualità dei servizi nel comparto idrico e del trasporto pubblico. La delega assistenziale e previdenziale dovrà essere varata entro febbraio, mentre per fine marzo dovrà essere pronto il piano di liberalizzazioni e concorrenza anche dei servizi commerciali e dei loro orari.
Si arriva a fine aprile per l’approvazione (almeno in prima lettura) della riforma costituzionale dello Stato, mentre entro fine maggio toccherà al capitolo più spinoso, quello delle «norme più stringenti sul lavoro subordinato e parasubordinato» (i «licenziamenti facili», espressione respinta dal premier) e per fine giugno sarà la volta della riforma costituzionale sul pareggio di bilancio.
Su tutti questi provvedimenti, in parte già scadenzati nella lettera al Consiglio europeo, Berlusconi è pronto a «mettere la fiducia», se necessario. Perché appunto non c’è alternativa alla loro approvazione, pena una drammatica penalizzazione del Paese, già in difficoltà - secondo Berlusconi - a causa di motivi contingenti e indipendenti dalla sua volontà.
Come il rapporto con la Francia di Sarkozy. In Europa «tutti mi hanno fatto i complimenti per la lettera di impegni che ho assicurato saremo in grado di onorare», ma resta il nodo del pessimo rapporto con la Francia. Con lui, dice il premier, c’era un’amicizia solida, che però si è guastata per il caso di Bini Smaghi, per la sua indisponibilità a dare le dimissioni dalla Bce dopo la nomina di Mario Draghi e questo nonostante gli fossero stati offerti ben tre incarichi: la presidenza dell’Autorità per la Concorrenza, quella dell’Autorità per i Lavori pubblici e perfino un posto di ministro. Tutti rifiutati.
Difficili restano anche i rapporti con Giulio Tremonti, che nel Pdl appare sempre più isolato, che con il premier continua a convivere in un clima di gelo e diffidenza. Clima che, dicono a Palazzo Chigi, per lui si è fatto difficile anche nel rapporto con la Lega, solo Bossi gli resta «amico», ma anche con lui il legame non sarebbe più quello di un tempo.
Invece, assicura il premier, è tra lui e il Senatur che resta solido l’asse. Anche perché «faremo il federalismo», come verranno varate le riforme della giustizia civile e penale. «Con l’Europa c’è l’accordo per ridurre del 20% il contenzioso civile», e per quanto riguarda il penale «è uno scandalo» che va risolto. La prova? Qui il premier torna a parlare di sé, dei suoi guai personali: «Gli italiani devono sapere che da qui a febbraio mi hanno già fissato 37 udienze. Trentasette dico, ma come potrei partecipare e assieme a fare il presidente del Consiglio? Ovvio che non potrò andare a tutte, e dunque dovrò rinunciare a qualche mio diritto di difesa».
E dire che, si lamenta il premier come fa con chiunque gli parla, non c’è nemmeno materia per giustificare alcuni dei processi a suo carico: «Io - ripete - Ruby l’ho solo aiutata ad aprire un’attività economica, un centro estetico, nient’altro. Ho sempre creduto che fosse maggiorenne, ero convinto che avesse diciannove anni. Ed è assolutamente vero - giura - che la credevo parente di Mubarak, tanto è vero che ho parlato di lei per quindici minuti con l’ex presidente egiziano!».(PdL)
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