sabato 24 novembre 2012

Bilancio Ue senza intesa, vertice a febbraio

RASSEGNA STAMPA
da LA REPUBBLICA
     23.11.12




Bilancio Ue senza intesa, vertice a febbraio
Monti: "Potenzialità per accordo a inizio 2013"

In mancanza di sintonia sui tagli, il nuovo Consiglio europeo si riunirà il prossimo anno. Si è preferito evitare una drammatica spaccatura. La Gran Bretagna, sostenitrice della linea del rigore, è stata la più inflessibile. Il premier italiano: "Ci siamo opposti a un accordo al ribasso. Non ci sentiamo messi all'angolo. E se si chiudesse oggi il risultato sarebbe comunque migliore che nel 2005"


BRUXELLES - Fumata nera. Si è concluso con un nulla di fatto il vertice europeo di Bruxelles sul bilancio dell'Ue. Troppo forti le divisioni tra falchi e colombe, tra fautori della linea del rigore (guidati dalla Gran Bretagna) e Paesi mediterranei. Il presidente del Consiglio d'Europa,Van Rompuy, ha presentato una nuova proposta, ma questa sostanzialmente non è stata discussa. Ci si è limitati a verificare che possa costituire una base per il negoziato che non si fermerà. Dandosi appuntamento all'inizio dell'anno, probabilmente a febbraio secondo quanto riferiscono fonti diplomatiche di una delegazione Ue. "C'è la possibilità di trovare un accordo all'inizio del 2013" ha detto Van Rompuy. 

Alla fine i 27 hanno fatto proprie le parole di Jean Claude Juncker secondo il quale "non ci sono né vincitori, né vinti".  "Ci sono ancora importanti divergenze sull'importo totale e l'equa distribuzione tra i paesi", ha sottolineato il presidente della Commissione Ue Josè Manuel Barroso. Oltre alla Gran Bretagna, ha svelato il primo ministro David Cameron, altri cinque paesi hanno detto 'no' alla proposta Van Rompuy: Germania, Svezia Danimarca, Finlandia e Olanda. "Bisogna fare più tagli", ha insistito Cameron.

Bilancio Ue, il Consiglio si chiude senza intesa


rassegna stampa

dal CORRIERE DELLA SERA 
     23-11-2012

STALLO A BRUXELLES

Bilancio Ue, il Consiglio si chiude senza intesa
Rinvio al 2013, Monti: «Nulla è pregiudicato»

Manca l'accordo su tagli e spese. Il premier: Italia contraria all'attuale sistema degli sconti che privilegia i paesi ricchi

Si sono chiusi senza accordo i lavori del Consiglio europeo dedicato al quadro finanziario per il 2014/2020. I leader hanno abbandonato le trattative a causa del mancato accordo sulle dimensioni e le modalità dei tagli al piano di spesa da mille miliardi di euro.
MONTI: NESSUN PROBLEMA - Il premier Mario Monti, presente al vertice, non giudica catastrofico il rinvio della decisione sul bilancio: «Non aver raggiunto un accordo oggi non pregiudica nulla». Non si tratterebbe, inoltre, di un inedito nella storia politica europea: «Il risultato oggi non c'è stato, ma questo non sorprende, non è la prima volta e non sarà l'ultima. È successo altre volte che l'accordo sul bilancio settennale non è stato chiuso al primo tentativo, non bisogna stupirsi». La cautela è richiesta anche dalla complessità del documento in discussione. «Si tratta di un lavoro fondamentale, di grande complessità e dovremmo essere in grado di colmare le distanze esistenti».

venerdì 23 novembre 2012

“Noi siamo da secoli calpesti, derisi, perché non siam popolo, perchè siam divisi”.


Dal Manifesto di PATRIA LAVORO E LIBERTA', movimento politico fondato dall'on.Giulio Tremonti, continuiamo la pubblicazione del testo della prima parte



§ 1. “Noi siamo da secoli calpesti, derisi, perché non siam popolo,

                                      perchè siam divisi”.

Ora come allora, oggi come centocinquanta anni fa nell’inno d’Italia, sono in gioco la nostra sovranità nazionale e, con questa, la nostra personale dignità, la nostra libertà, la nostra proprietà.Insieme con la sovranità nazionale, si stanno infatti erodendo i margini tanto della nostra democrazia, quanto della nostra economia.Per cominciare vediamo le due prime questioni: la questione della sovranità nazionale, la questione della democrazia.Oggi, come allora, l’Italia rischia di diventare un paese che scivola nell’irrilevanza internazionale, o peggio. Perchè peggio?All’estero ora siamo certo particolarmente presenti nelle “foto di famiglia”, ma a vedere bene, a sentir bene tutto quello che sinceramente si dice all’estero, questo è proprio e solo perché siamo sentiti come un pericolo da vigilare, come un caso da8commissariare!E’ per questo, e solo per questo, non in positivo ma in negativo, che siamo tornati al centro della scena!Di riflesso, per questo, oltre l’apparenza della propaganda,l’Italia si presenta come un paese candidato a scendere nelle graduatorie internazionali. A scendere fino ad acquisire lo “status” tipico dei paesi a sovranità limitata.Un paese in cui l’unica forma di voto ammessa è perciò costituita solo dal voto utile.Un paese in cui il voto è utile solo come forma di vincolante sottoscrizione di un’“agenda” scritta all’estero, in teoria per salvarci, in concreto per colonizzarci.Senza neppure salvare le apparenze, perché dal mercato finero, questo è proprio e solo perché siamo sentiti come un pericolo da vigilare, come un caso dacommissariare!
8
E’ per questo, e solo per questo, non in positivo ma in negativo, che siamo tornati al centro della scena!
Di riflesso, per questo, oltre l’apparenza della propaganda,l’Italia si presenta come un paese candidato a scendere nelle graduatorie internazionali. A scendere fino ad acquisire lo “status” tipico dei paesi a sovranità limitata.
Un paese in cui l’unica forma di voto ammessa è perciò costituita solo dal voto utile.
Un paese in cui il voto è utile solo come forma di vincolante sottoscrizione di un’“agenda” scritta all’estero, in teoria per salvarci, in concreto per colonizzarci.
Senza neppure salvare le apparenze, perché dal mercato finanziario siamo stati fatti precipitare in un permanente “stato d’eccezione”.
Lo stato d’eccezione finanziaria essendo per l’Italia ormai divenuto il sostituto moderno della vecchia “ragion di Stato”.
E’ così che poteri esterni ruotano la manopola del volume della paura, facendone salire o scendere il diagramma, secondo i casi, secondo come ci comportiamo, bene o male, a loro giudizio.
La paura di rischiare su tutto, di perdere tutto, dal lavoro al risparmio.
E poi la questione dell’economia.
E’ sempre più forte per l’Italia il rischio della colonizzazione.
Colonizzazione tanto da parte del mercato finanziario, che specula sull’Italia, quanto da parte di altri Stati, di altre economie, che giorno dopo giorno si stanno rivelando capaci di sfruttare per il loro vantaggio economico la nostra attuale e sfortunata debolezza.
In Italia ci martellano con dosi di grottesco ottimismo: l’Italia attacca, l’Italia avanza…. goal della Germania!
Guardiamo la realtà, stiamo ai fatti.
“Prodotto interno lordo: peggio della prima guerra mondiale. L’Italia è nel pieno della peggiore recessione economica in tempo di pace. I danni sono talmente profondi che non è improprio raffrontarli con quelli conseguenti alle due guerre mondiali, cioè agli
9
eventi più drammatici della storia recente.
Fino ad oggi le conseguenze della crisi sul prodotto interno lordo italiano risultano di entità superiore a quella degli effetti della prima guerra mondiale” (così, testualmente, lo Scenario economico del Centro studi di Confindustria, settembre 2012).
Le guerre, le battaglie non si vincono, se prima non si capisce di esserci dentro!
Guardando lo stesso scenario, usando lo stesso linguaggio, si può dire che, sotto il doppio attacco della speculazione finanziaria e della competizione economica internazionale, l’Italia è davvero entrata nel pieno di una strana guerra, una guerra di tipo nuovo, per fortuna, più banale, non violenta, più «civile», rispetto alle guerre del passato.
Ma pur sempre una guerra: “Forse non più come nel 1939-1945, ma si può fare la guerra usando la leva dell’economia!” (così Delors, 2011; Tremonti, La guerra «civile», 1996).
E’ così che stiamo arretrando sulla “Linea del Piave”!
Dalla “Linea del Piave” non vogliamo, non possiamo, non dobbiamo arretrare.
All’opposto, vogliamo, possiamo e dobbiamo tornare ad essere “padroni a casa nostra”.
Lo dobbiamo al nostro passato ed al nostro futuro, lo dobbiamo a noi stessi ed ai nostri figli: al nostro orgoglio, al loro futuro.
Vogliamo, possiamo, dobbiamo difendere il nostro lavoro e le nostre imprese, il nostro risparmio, la nostra libera economia di mercato.
Soprattutto vogliamo, possiamo, dobbiamo difendere il nostro grande paese per continuare a viverci in sicurezza,in democrazia, in libertà.

§ 2. La democrazia e la sicurezza.

Cominciamo da qui, perché la democrazia e la sicurezza sono la base di tutto.
Se uno pensa che, essendoci la crisi, si può o si deve fare a meno dell’una o dell’altra, o di tutte e due insieme, tanto della democrazia quanto della sicurezza, si sbaglia di grosso e soprattutto si fa male e ci fa male.
10
La democrazia è la base di tutto, perché è solo con la forza della democrazia, e non con lo “spread”, con la forza della repressione, fisica o mentale che questo produce, che si può evitare il caos.
E poi la sicurezza, perché nell’avanzare delle crisi si rischia un crescendo di tensioni sociali e di disordini, alla fine distruttivi anche per l’economia, tensioni che ancora solo la democrazia ci può evitare.
Due non piccole parti dell’Italia stanno invece oscillando tra due estremi: l’estremo della rinuncia alla democrazia, in cambio della sicurezza; l’estremo della rinuncia alla sicurezza, per conservare un po’ di democrazia.
Da una parte ci sono la destra e la sinistra insieme, partiti che per un intero anno hanno insieme sostenuto ed insieme votato il governo tecnico, divisi solo in apparenza, ma in sostanza uniti nel piano di una continuata futura applicazione di un rigore “tecnico” fatto, come nella medicina antica, con le “sanguisughe”.
Dall’altra parte ci sono l’antipolitica, la rabbia e la protesta, l’astensione ed il contro-voto.
In particolare:
a) da una parte, tanto a destra quanto a sinistra, ci sono i “responsabili”, posizionati dentro partiti che formalmente litigano, ma sostanzialmente tra di loro concordano, in attesa di replicare anche per l’Italia il modello della Grecia.
Alle ali sono poi e da ultimo apparsi anche vecchi e nuovi ascari fiancheggiatori.
Per tutti questi, il transitorio dovrebbe diventare permanente.
Come si fa nei grandi piani strategici, le cose prima si esperimentano in piccolo. Ed è per questo che è proprio il modello già sperimentato in Grecia quello che ora è destinato ad essere esteso, su più vasta scala, prima alla Spagna e poi all’Italia.
In sintesi, quello che in Italia ha finora fatto il governo tecnico, con la sua “strana” maggioranza, dovrebbe essere solo un antipasto, in attesa delle successive portate che si trovano già scritte nel lascito della sua “agenda”.
Le prossime portate potrebbero (in teoria!) anche essere un po’ meno pesanti, ma se anche fosse così, e se ne dubita, sarebbero comunque più indigeste, proprio
11
perché verrebbero dopo le prime, in un corpo già intossicato da troppe tasse e da troppa paura e debilitato dalla conseguente recessione.
E tuttavia, nell’economia politica propria del modello già sperimentato in Grecia, davvero convintamente si pensa che il “risanamento” non possa prendere altra forma, se non quella di un salasso che si può imporre senza fine e senza un fine, in nome di astrazioni finanziarie non necessariamente comprese dal popolo, ma divinizzate e legittimate dai tecnici.
Ed apprezzate, davvero molto apprezzate da chi, fuori dall’Italia, si appresta a colonizzarci, approfittando dell’effetto sorpresa, approfittando della nostra attuale sfortunata debolezza, approfittando del disorientamento creato dai suoi domestici fiduciari, soprattutto approfittando degli effetti di recessione economica causati dalla “tecnica” da questi applicata;
b) dall’altra parte c’è l’Italia agnostica o critica. L’Italia del non voto o del contro-voto.
Noi vogliamo, invece, dobbiamo e possiamo uscire da questa alternativa micidiale, dall’alternativa tra “agende straniere” e “rabbia italiana”.
Per cominciare, questo “MANIFESTO” è contro l’esecuzione pronta e silenziosa di una “agenda straniera”.
Certo, l’Italia e gli italiani possono e devono sacrificarsi. Ma non in questo modo buio, subendo una imperìta, disordinata accumulazione di manovre economiche. Manovre improvvisate ed inventate, da un giorno all’altro, eseguite sotto un continuo umiliante e deprimente ricatto, senza luce e senza speranza.
E poi non va bene neppure la “rabbia italiana”.
Perché se ti astieni dal voto puoi certo avere le tue buone ragioni, ma non devi e non puoi dimenticare che non ci si astiene dalla crisi, perché poi è pur sempre la crisi che non si astiene dal bussare alla tua porta!
Perchè chi protesta contro tutto e contro tutti può certo avere le sue buone ragioni, ma così facendo diventa il miglior alleato di chi specula sull’Italia e contro l’Italia e dunque anche contro di lui!
Niente di tutto questo ci va bene.
12
Neppure la paura. C’è chi pensa ancora di poter continuare ad usare la paura come ideologia, come strumento di potere politico.
Noi, all’opposto, non vogliamo che la politica faccia paura!
E tuttavia, è inutile nasconderlo, e conviene anzi ripeterlo, siamo in guerra ed in guerra contro una superpotenza che da ultimo si è scatenata anche sull’Italia e contro l’Italia.
Vediamo come e perchè.

giovedì 22 novembre 2012

Bondi: L'unico in grado di svolgere una funzione unificatrice resta Berlusconi


Bondi: L'unico in grado di svolgere una funzione unificatrice resta Berlusconi

Il senatore e coordinatore nazionale del Pdl intervistato da 'Il Mattino'

Sandro Bondi
“L’unico in grado di svolgere una funzione unificatrice resta Berlusconi.”

Lo ha affermato in un’intervista a ‘Il Mattino’ il coordinatore nazionale del Pdl, Sandro Bondi, secondo il quale i dieci candidati alle primarie costituiscono "un affollamento da cui non emerge un’identità unitaria del partito. Il rischio è quello di una cacofonia politica, che non contribuirà, temo, a recuperare il tempo perduto. Bondi sostiene che “da una parte Angelino Alfano non avesse alcun bisogno di legittimazione come segretario del partito", dall’altra che sia "necessario e doveroso chiedere al presidente Berlusconi di riflettere sulla sua decisione di fare un passo indietro".

“Il Pdl così com’è non funziona più. Occorre letteralmente rifondare un nuovo soggetto politico del centrodestra, sulla base di facce nuove, di programmi credibili, di una identità moderna e non bacchettona. Per questo, è indispensabile che tutti i dirigenti rimettano nelle mani del presidente Berlusconi e del segretario Alfano il proprio mandato, come condizione essenziale di un profondo rinnovamento. La Lega rimane un nostro interlocutore essenziale".

Capezzone: Redditometro strumento illiberale La nota del portavoce del Pdl "Ho grande rispetto per il dottor Befera, che agisce -e la responsabilità è tutta del ceto politico- sulla base di leggi dello Stato. Ma non ha molto senso parlare di ’cautela’ nell’applicazione del redditometro. In uno Stato di diritto, non ci si deve appellare alla ’cautela’ dei funzionari pubblici. Il fatto é che, in materia fiscale, l’Italia sta stravolgendo tutte le garanzie costituzionali: si é ormai invertito l’onere della prova, come testimonia l’assurda applicazione del criterio del ’solve et repete’ (prima paghi, e poi protesti). Il redditometro é uno strumento intrinsecamente illiberale: dove sta scritto che, in base ad uno ’scostamento’ dai binari prefissati, debba scattare l’accertamento?" Lo ha affermato il portavoce del Pdl Daniele Capezzone. "Così si perfeziona un clima di paura e di sospetto, e il mix tra il redditometro e i poteri spaventosi di Equitalia (inclusi sequesti, ipoteche e pignoramenti anche per cifre modeste) configura la strada della dittatura fiscale. L’evasione é un grande problema, ma va contrastato con strumenti liberali: in primo luogo, abbassando le tasse, e consentendo di scaricare fatture e ricevute. Se il ceto politico, senza distinzione di appartenenza, non comprende il clima di paura e di difficoltà che già incombe su famiglie e imprese, vuol dire che siamo divenuti marziani".


Capezzone: Redditometro 

strumento illiberale

La nota del portavoce del Pdl

Daniele Capezzone
"Ho grande rispetto per il dottor Befera, che agisce -e la responsabilità è tutta del ceto politico- sulla base di leggi dello Stato. Ma non ha molto senso parlare di ’cautela’ nell’applicazione del redditometro. In uno Stato di diritto, non ci si deve appellare alla ’cautela’ dei funzionari pubblici.

Il fatto é che, in materia fiscale, l’Italia sta stravolgendo tutte le garanzie costituzionali: si é ormai invertito l’onere della prova, come testimonia l’assurda applicazione del criterio del ’solve et repete’ (prima paghi, e poi protesti). Il redditometro é uno strumento intrinsecamente illiberale: dove sta scritto che, in base ad uno ’scostamento’ dai binari prefissati, debba scattare l’accertamento?" Lo ha affermato il portavoce del Pdl Daniele Capezzone. "Così si perfeziona un clima di paura e di sospetto, e il mix tra il redditometro e i poteri spaventosi di Equitalia (inclusi sequesti, ipoteche e pignoramenti anche per cifre modeste) configura la strada della dittatura fiscale. L’evasione é un grande problema, ma va contrastato con strumenti liberali: in primo luogo, abbassando le tasse, e consentendo di scaricare fatture e ricevute. Se il ceto politico, senza distinzione di appartenenza, non comprende il clima di paura e di difficoltà che già incombe su famiglie e imprese, vuol dire che siamo divenuti marziani". 

Cicchitto: Con le primarie stiamo rimettendo in moto il partito


Cicchitto: Con le primarie stiamo

 rimettendo in moto il partito

La nota del capogruppo del Pdl alla Camera

CICCHITTO ORVIETO
“Le primarie del Pdl stanno rimettendo in moto il partito e il centro-destra con un grande fermento di iniziative attraverso la discesa in campo di numerosi candidati e il decollo di un dibattito politico reale e anche vivace”.

Lo ha affermato il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, che ha osservato:"Tutto ciò avviene nel quadro del progetto di costruire un nuovo modello di partito caratterizzato da una dialettica di tipo nuovo fondata sull`intervento degli iscritti e dei simpatizzanti. D`altra parte è inevitabile che, come spesso avviene, quando si mettono in moto processi di questo tipo emergono sia elementi positivi sia fenomeni discutibili".

mercoledì 21 novembre 2012

Perché negli ultimi anni si parla solo di soldi?


Dal Manifesto di PATRIA LAVORO E LIBERTA', movimento politico fondato dall'on.Giulio Tremonti, riportiamo il testo della prima parte


0. Perché negli ultimi anni si parla solo di soldi?

Perché negli ultimi anni sembrano aver titolo per parlarci solo quelli che i soldi li creano, li moltiplicano o li inventano, li concedono o li ritirano: finanzieri, tecnici, banchieri, i maghi del denaro?
Senza essere eletti dal popolo, ma tra di loro cooptati od illuminati, benevoli o famelici, questi, dopo aver preso il controllo prima dei risparmi e poi delle tasse e della spesa pubblica, oggi dal popolo vogliono ancora di più.
Vogliono che il popolo rinunci di fatto a fare sentire la sua voce. Non tanto vogliono che formalmente il popolo rinunci al voto, quanto che lo esprima nella forma muta dell’obbedienza a “diktat” che vengono da sopra e da fuori.
C’è poi chi, per spirito di servizio, si candida a vincere, non a partecipare. Ma solo se lo chiedono i “mercati finanziari” ed i “partiti politici” (nell’ordine!).
Il nostro sistema può anche cambiare, può cessare di essere democratico, per diventare oligarchico. Ma questo lo deve e lo può decidere solo il popolo sovrano!
Stentano a capire che i padroni non sono loro, siete voi (se lo volete)!
Come in tutte le autocrazie, per i maghi del denaro il popolo non deve “pensare”: deve solo “capire” quello che gli altri hanno pensato.
Ma forse è l’opposto. Forse è chi “pensa” che non capisce la gravità di tutto questo: come è difficile rimettere il dentifricio nel tubetto, così è sbagliato pensare che si può sospendere la democrazia…. ma solo per un po’!
Non può continuare così. Perché la vita non è fatta solo dell’economia. Perché l’uomo non è né un automa economico, né una merce.
I valori che contano non sono solo quelli espressi dalle borse di Francoforte, di Londra, di New York o dell’Asia. Non tutti i valori sono indicati dallo “spread” o dal Mibtel o dal Nikkei.
Non possiamo scambiare troppo a lungo l’avere con l’essere, le cose materiali con i valori spirituali.
Si sbaglia, se si pensa di poter risolvere con il denaro problemi che il denaro da solo
4
può creare, ma che da solo non può comunque risolvere!
L’economia non può essere e non può andare troppo a lungo contro la società.
Invece, è da anni che va così. Ed è anche per questo che stiamo andando indietro, verso forme rinnovate dell’antico feudalesimo, in specie verso un tipo nuovo di latifondo: il latifondo finanziario.
Se qualcosa non va, e molto non va in questo mondo, e non va neppure in Europa e non va in Italia, molto di questo dipende anche da noi, se restiamo schiavi, se stiamo zitti, se non reagiamo.
“La colpa non è nelle stelle, è in noi, se restiamo schiavi” (così è scritto nel Giulio Cesare di Shakespeare).
La colpa è anche della politica. L’antipolitica c’è, infatti, soprattutto perché non c’è la politica e non solo in Italia.
Perché è più o meno dappertutto che la politica si presenta ai cittadini come un supermercato con gli scaffali vuoti o pieni di merci scadute, avariate o falsificate o peggio ancora tossiche.
E’ anche per questo che, in giro per l’Europa, non c’è solo sottomissione ma, come in preparazione di una sommossa, c’è un ribollire sotterraneo mosso tanto dal nichilismo tipico delle forze negative, quanto da spinte nuove positive e creative.
Spinte che emergono nella “rete” e che si sviluppano via “internet”, da qui sfidando forme di potere e di pensiero finora consolidate, per distruggerle o per sostituirle, con nuove e diverse forme della politica.
E’ così che più o meno dappertutto sta in specie crescendo la separazione tra governanti e pubblica opinione.
Rabbia, indignazione, disillusione ci sono già e cresceranno soprattutto perché troppa politica vede e gestisce la crisi solo in termini economico-finanziari.
Termini pensati da “elite” finanziarie, a loro volta ispirate od inquinate da vari costituiti interessi e poteri.
La difficoltà che oggi la gente incontra non sta tanto o solo nei deficit dei pubblici
5
bilanci, e di riflesso nella più o meno feroce austerità per questi imposta, sta soprattutto nel deficit democratico, nel modo in cui l’austerità viene imposta: senza spiegazione, senza ragione, senza speranza, nel sentito interesse di terzi e non proprio.
La serietà nei pubblici bilanci e la verità sui pubblici bilanci sono fuori discussione.
Ma è proprio per questo che serve la democrazia. Ed è proprio per questo che le elezioni davvero servono e che, per le elezioni, servono tanto una visione generale della società, quanto programmi concreti e dettagliati.
Nel palazzo sono invece troppi quelli secondo cui economia e democrazia possono essere variabili tra di loro indipendenti. Troppi e troppo convinti, tutti questi, che ci può essere l’una senza l’altra.
In specie, troppo convinti dell’idea che, per salvare l’economia, si può e si deve più o meno elegantemente ridurre o addirittura sospendere la democrazia.
O non votare o votare per finta, tanto tutto è già stato deciso da fuori, da sopra e da altri.
In realtà è l’opposto: non ci può essere economia, senza democrazia, perché solo la democrazia può convincere e può legare le persone nella coesione sociale.
Senza democrazia si hanno invece non solo il disordine ed il caos sociale, ma di riflesso ed in aggiunta anche il disordine ed il caos economico.
Nei palazzi della finanza troppi vivono ancora come si viveva nella fase terminale dell’URSS: fino a che questa è crollata, nessuno si era accorto di niente!
Non si vede, non si pensa che non c’è nessuna politica, se non c’è una visione della società.
Una visione che non sia solo economica o solo tecnica, ma anche generale e morale.
L’economia non può stare od andare troppo a lungo contro la società.
Non vanno bene né i programmi basati sui salassi “sanguisuga”, né i programmi di rabbia e di odio, solo capaci di mettere gli uni contro gli altri.
Oggi serve un programma largo, positivo e costruttivo.
6
Il mercato va benissimo, ma a condizione che faccia solo il mercato e non pretenda di prendere il posto dello Stato.
Devono esserci tutti e due insieme: il mercato ove possibile, lo Stato se necessario!
E lo Stato è ancora necessario, ed a fianco dello Stato è necessario tutto ciò che nella società è comunitario, a partire dal volontariato (ed è per questo che, per cominciare, va specificamente fatta salire, dal 5 al 7 per mille, la contribuzione al volontariato).
Tutti e due, Stato e ciò che è comunitario e volontario, sono ancora necessari per i troppi che ormai nella vecchiaia non vedono più pace e sicurezza, come era una volta, ma angoscia, ansia, disperazione per sé e per il futuro dei loro figli.
Un futuro che per tanti, per la prima volta, rischia di essere peggiore e non migliore tanto del presente, quanto del passato.
Lo Stato e tutto ciò che è comunitario e volontario sono ancora necessari per non dimenticare i giovani in cerca di lavoro, i cassintegrati, gli esodati, i coniugi abbandonati, le famiglie senza reddito, i minori senza sostegno.
E’ questa la visione del mondo che dobbiamo inquadrare, prima di formulare un “MANIFESTO”, la cui metrica è idealmente scandita su due coppie di parole: lavoro e libertà, avanti ma insieme”.
Sono finite le ideologie, ma non sono finite, non possono finire le idee. Le idee, la materia di cui possono essere fatti tanto i sogni quanto gli incubi. Preferiamo i primi!
Noi qui, tra gli incubi ed i sogni, scegliamo i sogni!
Tra un incubo senza fine e la fine dell’incubo, non abbiamo dubbi, non abbiamo incertezze!
Qui di seguito, iscritte nella alternativa tra “loro” e “noi”, proprio per inquadrare con la maggiore chiarezza, con la maggiore forza possibile questo “MANIFESTO”, si confrontano dialetticamente due diverse visioni del mondo.
Una visione negativa, ma finora vincente. Una visione positiva, che invece insieme vogliamo costruire per andare avanti, oltre la crisi.
7
La prima è la visione imposta, in gran parte del mondo e da ultimo imposta anche in Italia, dal colossale e nuovo e mai visto prima blocco del potere finanziario.
Un blocco tanto vasto quanto forte, come mai finora si era visto. Un blocco in cui si fondono insieme potere economico e finanziario e potere tecnico accademico, ideologico. Ed ora anche, per senso si dice di “responsabilità”, ci si vuole fondere dentro quel che resta del (vecchio) malato potere politico, circondato dai suoi nuovi ascari fiancheggiatori.
La seconda è invece la visione che pensiamo sia giusta per l’Italia.
Per una sintesi tra i punti di opposizione che caratterizzano le due visioni della società, si veda la SCHEDA n.1 (sul sito www.listalavoroliberta.it).
E, se si vuole una versione ancora più per estesa, si veda la SCHEDA n. 2 (sul sito www.listalavoroliberta.it).
Fatta questa premessa generale, possiamo tornare in Italia e partire dal principio di questa storia.