lunedì 26 novembre 2012

L’anno “salvifico” del governo tecnico


 Dal Manifesto di PATRIA LAVORO E LIBERTA', movimento politico fondato dall'on.Giulio Tremonti, continuiamo la pubblicazione della prima parte del testo del documento               


                            § 6. L’anno “salvifico” del governo tecnico.

Come si è premesso, ogni giorno la propaganda insiste con il suo grottesco ottimismo: l’Italia avanza, l’Italia attacca… goal della Germania!

La realtà è che stanno ormai progressivamente svanendo le illusioni che l’anno scorso si sono create, o che l’anno scorso sono state create ad arte, intorno al cosiddetto “governo tecnico”.
Un governo “strano”, ma anche “salvifico”, come esso stesso si è autodefinito.
Un governo appositamente creato per portarci tre doni: la stabilità finanziaria; la crescita economica; la normalità politica.
Finora non è andata esattamente così e ad oggi non è certo così:
a) stabilità finanziaria? abbiamo uno “spread” ora stabilmente posizionato nella
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fascia che va da 300 a 400 punti base in più, rispetto alla Germania, e disceso dai circa 500 punti base ancora registrati nel gennaio 2012, ma solo per effetto degli interventi operati od annunciati dalla Banca Centrale Europea, prima in gennaio, e poi in luglio.
Un livello, quello attuale, che in ogni caso può purtroppo sempre risalire (sta già risalendo!);
b) siamo in piena recessione economica, verso il -3%, con un deficit pubblico che a sua volta tende verso il 3% e con un debito pubblico a sua volta in continua salita!;
c) lungi dal normalizzarsi, il sistema politico-istituzionale italiano si sta infine fulminando in un pericolosissimo cortocircuito, tra politica, tecnica e protesta.
E’ così che il governo tecnico non è riuscito in ciò che voleva, od in ciò che dal governo si voleva, la stabilità finanziaria e la normalità politica, mentre è riuscito in ciò che non voleva e non si voleva: la recessione economica, che sta creando destabilizzanti effetti “boomerang”.
Comunque, oltre ai dati economici, ciò che oggi e per il futuro preoccupa è soprattutto la non raggiunta stabilità dell’Italia e questa è a rischio proprio nel citato cortocircuito politica-tecnica-protesta.
Un cortocircuito di questo tipo prima non si era mai visto.
E’ una novità che emerge a cavallo tra il 2011 ed il 2012, ed è una novità che è stata specificamente prodotta dal fatto che, proprio a fine 2011, prima la politica ha ceduto alla tecnica e poi tutte e due insieme, tecnica e politica, hanno commesso gravissimi e non necessari errori “tecnici”.
Ed è proprio questo insieme di politica, di tecnica e di errori, che nel paese ha violentemente alzato e sta alzando il livello della protesta popolare.
N.B. Va per correttezza notato che da ultimo la politica è tornata sulla scena, e lo ha fatto per conto ed a titolo proprio, senza intermediazione tecnica. Un tipo di politica che, offendendo il popolo con il suo maleaffare, e facendolo per di più nel pieno di una dura crisi economica, evoca ed attualizza la figura storica del “giudice vindice”.
In sintesi si può dire che oggi, da parte del paese, la domanda di governo è alta.
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Mentre è molto bassa l’offerta di governo fatta, insieme, dalla politica e dalla tecnica.
Stando così le cose, l’astensione e la protesta sono quasi certe, mentre la condizione essenziale della governabilità è del tutto incerta.
Ed è, tutto questo, un insieme che compone una miscela micidiale. Quella che oggi investe l’Italia è infatti una crisi doppia: una crisi economica esterna + una crisi politica interna.
“…perchè non siam popolo, perchè siam divisi”.
Anche per questo, per come gli italiani ancora oggi sono divisi, tanto fuori dalla politica (astensione, protesta), quanto dentro la politica, soprattutto dopo l’arrivo della tecnica dietro cui la “politica” cerca di mascherare le sue devastanti debolezze è soprattutto per tutto questo che il grado di instabilità e di incertezza che oggi abbiamo in Italia, come centocinquanta anni fa è tornato ad essere potenzialmente, anche economicamente preoccupante. Se l’Italia chiederà gli aiuti europei il ciclo dell’instabilità e dei governi deboli continuerà a logolarla, con qualsiasi premier (per un approfondimento sul rischio presente e futuro di caos politico in Italia, se interessati, si veda la SCHEDA n.6 (sul sito www.listalavoroliberta.it).

§ 7 Cosa è davvero successo e cosa sta succedendo in Italia?

Chi semina vento raccoglie tempesta! Chi di “spread” ferisce, di “spread” perisce!
Artefice e vittima del suo destino, prima il governo tecnico si è formato in una atmosfera di esagerata paura economica, ora ne è vittima.
Vittima tanto della paura che lo ha generato, quanto della “paurosa” depressione che esso stesso ha creato.
Ancora una volta, si verifica dunque che è soprattutto la paura che fa la paura!
Prima sono state drammatizzate oltre misura le pur reali difficoltà dell’Italia, presentandole come difficoltà solo dell’Italia, allora nascondendo ad arte quelle più gravi dell’Europa, difficoltà che per contro solo ora vengono evidenziate ed anzi spesso ad arte addirittura esagerate.
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Poi si sono create l’illusione e la speranza su di un possibile miracolo.
Infine sono stati commessi troppi errori.
Quali errori? Gli errori non sono stati tanto nell’avere imposto sacrifici, quanto nel modo caotico e casuale, irrazionale ed iniquo in cui questi sono stati imposti, per accumulazioni successive.
E soprattutto imposti senza una “cifra democratica”, con lo stile misterioso dell’oracolo, senza dare speranze, senza dare una prospettiva, solo in base a misteriosi calcoli finanziari, questi alla fine rivelatisi pure sbagliati (su tutto questo, sugli errori del governo tecnico, se interessati, si veda più in dettaglio la SCHEDA N.7 sul sito www.listalavoroliberta.it).
Da sempre l’economia e la società hanno invece bisogno di stabilità, di certezza.
Appena l’anno scorso, la maggiore incertezza era sul cambio tra l’euro ed il dollaro.
Oggi la maggiore incertezza è sul cambio tra l’euro e qualcosaltro!
Dall’IMU alla benzina, dall’inflazione alla disoccupazione, dal clima di paura che è stato creato, al caos come nel caso degli “esodati”, o al caos creato con l’incertezza su quanto è davvero dovuto al fisco, ancora al caos prodotto, con le nuove riforme per rilanciare l’economia e per semplificarla.
Immaginatevi di stampare la gazzetta ufficiale e di mettere le pagine una accanto all’altra: occupano una superficie pari a 40 campi da calcio ovvero pari a 180 campi da tennis.
Oggi il conto cumulato di tutto questo lo pagano gli italiani, via via sempre più deprivati ed impoveriti e soprattutto disorientati e spaventati. Ora appunto, come nei secoli passati.
Senza stabilità, con questo grado di incertezza e di insicurezza, non si compra, non si consuma, non si assume, non si investe.
E di riflesso si sale nella scala dell’incertezza: dall’incertezza economica si sale all’incertezza sociale e di qui ad una incertezza ancora più vasta e profonda, perchè generale ed esistenziale.
Nel dopoguerra in Italia non c’erano i soldi, ma c’era la vita!
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Oggi anche chi ha i soldi non li spende, perché ha paura. E la paura cresce, a sua volta, se il denaro, fatto per circolare, in realtà non circola.
Una volta si falliva per debiti, oggi si fallisce in una forma del tutto nuova: si fallisce per crediti!
Nelle nostre strade si stanno diffondendo i cartelli “compro oro”.
Weimar cominciò così! Quando la crisi arrivò al ceto medio.
Tutto questo– si ripete – genera una atmosfera che ci confonde e ci paralizza. Come se sull’Italia fosse calata una coltre, tutto è offuscato. Una luce grigia che incide sull’oggi e sul domani, che toglie ai giovani la speranza nel futuro, che crea negli anziani l’angoscia per il presente.
E’ così che siamo entrati in una fase difficilissima della nostra vita nazionale.
E’ in gioco il nostro destino.
Tutto questo il popolo lo capisce, lo sente.
Non i partiti vecchi. Non il palazzo, dove la politica si è rinchiusa come in una sua speciale casa degli specchi.
Qui ancora usano sfilare i “generali dell’armata morta”. E qui ancora recitano figure che sono ormai solo le marionette di sé stesse.
In un gioco grottesco per cui, avendo chiamato i tecnici per fare ciò per cui erano stati eletti, i politici tra di loro si stupiscono per il fatto che oggi i comici vogliano fare i politici facendosi eleggere!
Ma purtroppo c’è di peggio. Guardando più nel profondo, c’è infatti qualcosa che è insieme ancora più grave ed ancora più forte.
Avendo già fornito sostegno liberatorio ed entusiastico alla “tecnica”, ai tecnici ed al governo tecnico, i vecchi partiti - tanto di destra, quanto di sinistra - hanno alzato le braccia davanti al mercato finanziario.
Una entità, il mercato finanziario, di cui i vecchi partiti, pur temendolo, pur servendolo, nulla sanno e niente capiscono. Il che non è una attenuante, ma una aggravante!
Suggestionati e succubi, come davanti al portiere di notte, non vogliono fare nulla che possa turbarne l’“ordine”, ansiosi all’opposto di captarne il favore, di eseguirne gli ordini, di proteggere l’argenteria della gente del castello.
 Lavorando così insieme, a volta come semplici pali, a volte con un ruolo un po’ più importante: come complici.
Tutti comunque ansiosi di replicare, pur se a modo loro, l’azione già fatta quest’anno a sostegno del governo tecnico, cullandosi nella speranza di poter tornare a farlo un minuto dopo le elezioni, di nuovo tra di loro “responsabilmente” uniti.
Uniti da destra a sinistra, per mascherare la propria debolezza all’ombra della forza esterna fornita alla finanza internazionale.

§ 8. “Destra e sinistra, per noi pari sono”

La destra si fonda su tanto banali quanto fallimentari parole d’ordine mercatiste: agita le sue bacchette magiche, che poi sempre hanno dimostrato di portare con sé caos, conflitti e crisi; vuole la ricchezza, ma senza le nazioni, perché si può fare a meno dello Stato, se si venera il denaro come un feticcio pagano; pensa che davvero ci possa essere libertà personale senza sicurezza sociale: la vita vista solo come un “gratta e vinci” o come un ring, su cui vince il più forte, avendo in mente la dominante prospettiva della morte del prossimo;
La sinistra ha per suo conto tagliato le radici con il passato, è avversaria delle tradizioni, è diventata più cosmopolita che internazionale, in marcia verso il nuovo ed il diverso, questi intesi come espressione dell’ideologia del progresso: immigrazione, come chiamata del popolo di ricambio, questo un popolo nuovo e più docile, al posto di quello vecchio; e poi ancora “famiglie orizzontali”; attesa per figure redentrici di umanità varia.
Soprattutto, la sinistra si è iscritta a quello che da ultimo le si è presentato come il più aggiornato circolo della ragione: il mercato finanziario, entità metafisica capace di contenere l’idea pura del mondo nuovo, capace di equalizzare gli operai con i funzionari del Fondo Monetario Internazionale, tutto in un vortice fatto da crescita infinita e magico culto dello scambio per il consumo.
Come alla fine ed in sintesi è evidente è che ciò che hanno in comune, la destra e la sinistra, è soprattutto la reciproca rispettiva base nell’attività di servizio al dogma del mercato finanziario, cui tutto è dovuto.
Tutto, anche se il suo rito postula il sacrificio delle sovranità nazionale e della dignità personale.
 Soprattutto e “responsabilmente” domina infatti la ragion di Stato.
E’ infatti lo stato d’eccezione finanziaria che – si ripete- ci viene presentato come la nuova ragione di Stato, fonte ispiratrice di politiche fatte da applicazioni di salassi “sanguisuga”, da chiacchiere su sviluppo e crescita, da rifiuto o scarso interesse per la solidarietà sociale od, in alternativa, da inganni sul tema, infine da genuini interessi alla conservazione delle proprie specie.
In sintesi, ciò che ormai distingue la sinistra e la destra è ben poco. Un poco che del resto emerge dalla pochezza dei rispettivi programmi.
A sinistra e dintorni si comincia parlando della crisi, ma solo per litigarci sopra, poi se ne ignora la causa e dunque se ne accettano come ineluttabili e fatali gli effetti.
La prova è che ancora si ripetono, e con assoluta letterale precisione, le formule già usate cinque, sette, sedici anni fa.
Niente sulle cause della crisi, niente sui reali e coloniali effetti della crisi, soprattutto niente sul “che fare” per batterla.
Solo giri di parole e di fumo e quantità industriali di promesse. Promesse fatte sapendo che “le promesse impegnano solo chi le riceve”, essendo inventati od impossibili i mezzi per mantenerle.
Salvo poi indirizzare all’estero, fuori dall’Italia, un diverso e più preciso messaggio: il messaggio della ferma intenzione di continuare a fare, da soli od in compagnia degli “avversari”, di continuare a fare “i compiti a casa”, applicando all’Italia tutte le sanguisughe ritenute necessarie, per un salasso senza fine e senza speranza. Proprio come finora “tecnicamente” è stato fatto.
A destra e dintorni, fermo questo comune reale e sperimentato impegno, propagandisticamente pare che ci si posizioni tra Pinocchio e Lucignolo.
Più in generale sta di nuovo per tornare in scena, più o meno aggiornata, la citata “collezione estate-autunno 2011”.
In specie, nella logica del “colpo grosso”, da destra si punta soprattutto a prendere quanti più voti possibile, senza pensare a cosa si saprà fare dopo, senza pensare a cosa succederà dopo.
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“Chi vuol essere lieto sia, del doman non c’è certezza!”.
Tanto poi ancora verranno i tecnici, con le loro sanguisughe!


Primarie Cs, Berlusconi: "Spero vinca Renzi. E voglio Alfano ancora segretario Pdl"


RASSEGNA STAMPA
da LA REPUBBLICA 
del 26.11.2012


Primarie Cs, Berlusconi: "Spero vinca Renzi.
E voglio Alfano ancora segretario Pdl"

Il Cavaliere commenta i risultati del voto nel centrosinistra, apre ancora alla Lega Nord e tende la mano al suo delfino. Se il Cavaliere si candidasse, probabilmente salterebbero le primarie del Pdl. Meloni: "Sarebbe errore drammatico".


Sarà ballottaggio Bersani-Renzi


RASSEGNA STAMPA
da il CORRIERE DELLA SERA
del 26.11.2012


Sarà ballottaggio Bersani-Renzi 

Il segretario avanti rispetto
al sindaco. Vendola è terzo. Code ai seggi e molta partecipazione Cruccu

Bersani: «Stracontento per l'affluenza, le primarie le ho volute io». Renzi: «Abbiamo vinto nelle regioni rosse». Vendola: «Pier Luigi, i miei voti te li devi conquistare»

domenica 25 novembre 2012

Fitto: L'immagine dell'Europa è quella di un burosauro


Fitto: L'immagine dell'Europa è 
quella di un burosauro

La nota del deputato del Pdl

Raffaele Fitto
"Il vertice europeo sul bilancio pluriennale 2014 - 2020 è finito così come era iniziato: decisamente male". Lo ha dichiarato, in una nota,  il deputato del Pdl Raffaele Fitto.

"L’immagine che l’Europa continua a dare di se stessa, vertice dopo vertice, è quella di un burosauro incapace di assumere decisioni importanti nei tempi, sempre più stretti, che l’incedere della crisi impone ormai da quattro anni.
Ciononostante e nel quadro desolante di cui dicevo il bilancio per il nostro Paese è positivo tanto per i risultati interlocutori conseguiti che hanno sin qui scongiurato peggiori conseguenze per l’Italia derivanti dai tagli proposti dalla prima mediazione Van Rompuy tanto per il ruolo di riequilibrio tra le posizioni in campo svolto dal Presidente Monti e dal Ministro Moavero.
Ho sempre ritenuto che, contrariamente a quanto si legge in alcuni commenti di questa mattina, la politica di coesione e la politica agricola comunitaria non possono essere viste come contrapposte ad altre politiche come quelle sulla ricerca, l’innovazione o le infrastrutture e penso che non abbia nessun senso ritenere le ultime come politiche che guardano al futuro e le prime come rivolte al passato. Coesione e PAC svolgono un ruolo essenziale per la crescita. Gli orientamenti già condivisi due anni orsono in concomitanza con l’approvazione della V relazione sulla politica di coesione del Commissario Hahn allineano efficacemente la Politica di Coesione agli obiettivi di Europa 2020. Alla costruzione di questa prospettiva lavoró positivamente  il precedente governo  ed esprimo il pieno sostegno alle posizioni assunte sul punto dal Ministro Barca. Mi rammarica, invece osservare che il dibattito politico interno sia tutto concentrato su questioni tutto sommato secondarie e non si riesca ad alzare lo sguardo su un tema come quello delle prospettive finanziarie pluriennali dell’unione Europea che influenzeranno per i prossimi 7 anni il contesto nel quale la nostra società e la nostra economia si troveranno ad operare".



La nuova potenza mondiale: il mercato finanziario.


Dal Manifesto di PATRIA LAVORO E LIBERTA', movimento politico fondato dall'on.Giulio Tremonti, continuiamo la pubblicazione dei paragrafi 3,4 e 5  del documento


                             § 3 La nuova potenza mondiale: il mercato finanziario.

All’interno della globalizzazione, accumulando in progressione geometrica le sue forze, una nuova superpotenza ha fatto la sua irruzione sulla scena della storia
La nuova potenza mondiale, il mercato finanziario, non ha esercito, non ha confini nazionali o continentali, ed anzi confina con chi vuole, non ha regole, non riconosce diritti, non è soggetta a corti di giustizia, non ha leader visibili, non ha un governo, ha solo un board.
Per avere una idea della sua potenza, rispetto alla economia del lavoro e dell’impresa, basta guardare questa figura:
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E’ vero che è una potenza basata sull’illusione, su di una ricchezza fatta di carta, fatta sulla follia di miliardi e miliardi di contratti derivati strutturati come geroglifici finanziari.
Questo è un esempio semplificato di derivato:
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Ma fino a che nessuno avrà il coraggio di dire che “il re è nudo”, anzi di dire che “il re è folle”, fino a che nessuno avrà il coraggio di capire e di agire di conseguenza (e qui di seguito vedremo invece come lo si può fare), fino ad allora questo è, e sarà e resterà il potere del denaro fatto finanza.
Proprio perchè è così potente, perché (come evidente nel grafico stampato sopra) è 12 volte più grande dell’economia del lavoro e dell’impresa, il mercato finanziario non si contrappone agli Stati, semplicemente perché li usa.
La nuova superpotenza non deve votare, semplicemente perché, e lo stiamo vedendo da ultimo anche in Italia, perché tende a svuotare la volontà popolare. Una volontà che ormai, sempre più di frequente, prima delle elezioni viene suggestionata ed impaurita.
E dopo le elezioni, se le elezioni non sono allineate rispetto alle aspettative, se ne sostituisce il risultato con qualcosa di “tecnicamente” più adatto. Magari nelle forme sperimentali nuove del fascismo finanziario.
Qui è bene comunque essere molto chiari, su di un punto preliminare.
Noi siamo a favore del lavoro, a favore della produzione a favore della manifattura e dei servizi, dell’industria e delle partite IVA ed anche a favore delle banche che fanno credito produttivo!
Noi siamo e restiamo più in generale decisamente a favore della libera economia di mercato, come è stata per decenni e decenni, per arrivare più o meno fino a pochi anni fa.
Tuttavia, e proprio per questo, per difendere il lavoro e le imprese e la libertà economica, proprio per tutto questo siamo radicalmente contro gli ultimi devastanti eccessi che già sono stati prodotti e che saranno prodotti, dal mercato finanziario.
Non è un caso, non è per caso che perfino il “Centro studi del partito conservatore inglese” (“Center for policy studies”) definisca “bastard” questi fenomeni!
In Italia ci sarà certo chi si scandalizzerà, per questo linguaggio…così poco elegante, così triviale! Per trovare un linguaggio ugualmente forte, si deve infatti risalire… ad Einaudi ed a Keynes! (si veda, su questo, la SCHEDA N.3 sul sito www.listalavoroliberta.it).
1989. 1994. 2001. 2007. Questa non è una sequenza cabalistica. Sono proprio questi infatti gli anni che hanno cambiato la struttura e la velocità del mondo, con una intensità, con una forza di accelerazione mai prima viste nella storia.
Più in generale, sulla nuova forma-mondo, sulla globalizzazione e sui suoi effetti economici, sociali e politici se interessati ad un approfondimento, si veda la SCHEDA N.4 (sul sito www.listalavoroliberta.it), dove in particolare si evidenzia la trasformazione intervenuta (con la globalizzazione) all’interno del sistema capitalistico. Il capitale finanziario, una volta solo accessorio, solo strumentale e perciò detto capitale circolante, è infatti divenuto, con la globalizzazione e nella globalizzazione, molto di più: è divenuto esso stesso il capitale dominante!

§ 4. L’attacco all’Italia, da parte del mercato finanziario.

Prima, per tantissimi anni, non è successo nulla di paragonabile a quello che solo oggi stiamo vivendo e vedendo.
Niente per decenni e decenni, quando pure l’Italia aveva il terzo debito pubblico del mondo, pur senza avere la terza economia del mondo.
Non è successo niente neppure nell’ultimo triennio, nel triennio di governo che va dal maggio 2008 al maggio 2011, pur questo un triennio già immerso nel pieno della crisi finanziaria, esplosa l’anno prima, nel 2007.
Un dato, per tutti: durante tutto questo trienno lo “spread” italiano sui titoli tedeschi è stato, e senza interventi della BCE, è stato mediamente pari a 113 punti base!
Su questo, si veda il grafico che segue:

Come è in specie evidente in questo grafico, la forza enorme del mercato finanziario si è scatenata sull’Italia solamente l’anno scorso, a partire dal giugno del 2011.
In particolare è stato solo al principio dell’estate del 2011 che lo “spread” ha fatto irruzione nella nostra vita, da allora suonando come una sirena ossessiva ed angosciante. Un messaggio di potere incombente trasmesso in modo che nessuno, Stato o cittadino, lo potesse ignorare, se non a proprio rischio.
Prima, si ripete, non c’era stato e non c’era assolutamente nulla di tutto questo. Come è stato correttamente notato, è stato solo da ultimo che:
“…in qualche momento, circa un anno fa, l’Italia si è spostata su di un equilibrio negativo, perchè gli investitori hanno perduto fiducia” (così Wyplosz, Giavazzi, Corriere della sera, 19 agosto 2012).
E’ vero che solo un anno fa l’Italia ha perduto una fiducia che invece prima aveva!
Allora infatti, circa un anno fa, davvero qualcosa si è rotto.
E questo qualcosa (e che cosa!) si è rotto per una ragione molto semplice: perché al mercato è stata da allora trasmessa una serie di messaggi destabilizzanti.
Nella esperienza della storia è proprio così, infatti, è quando si trasmettono al mercato messaggi destabilizzanti che partono le crisi dei debiti pubblici: quando proprio dal cuore di uno Stato cominciano a diffondersi nel mondo notizie destabilizzanti.
E, la storia insegna, è soprattutto a seguito di notizie di questo tipo che l’accesso al mercato comincia a chiudersi: i tassi richiesti sul debito pubblico salgono, in funzione del rischio massaggiato; un rischio per cui appunto si comincia a chiedere un “premio di rischio”!
E poi, presa questa corsa, le crisi accelerano, così autoavverandosi.
In realtà cosa è davvero successo, in Italia, l’estate scorsa?
E’ successo che:
a) in parallelo con l’esplosione in Europa della crisi sovrana dell’euro (crisi in Grecia, Irlanda, Portogallo… di riflesso, crisi del sistema euro nel suo insieme);
b) e proprio mentre iniziava nel mondo la guerra dei debiti pubblici, perché a seguito della crisi tutti gli Stati aumentavano le loro emissioni di titoli di debito pubblico, con gli Stati più forti che se del caso cominciavano a spiazzare quelli più deboli, e lo facevano anche usando i mezzi stampa, questi potentissimi nel mondo anglosassone e non solo;
c) proprio allora Palazzo Chigi si è trasformato, e si è presentato all’estero, come la nuova “cabina di regia” (sic!) della politica economica italiana.
Un “atelier” che (i) invece di guardare fuori, invece di guardare a cosa stava accadendo fuori dall’Italia, nel mondo ed in Europa; (ii) invece di seguitare nella vecchia sperimentata, ed ancora più saggia politica di prudenza, (iii) guardava invece solo all’interno ed indietro, solo avendo presente l’obiettivo politico di “riprendere i nostri (?) voti”, voti persi nelle ultime elezioni amministrative, (iv) e per questo appunto metteva in scena la sua nuova e stupefacente “collezione estate-autunno 2011”;
d) questa una serie fatta da annunzi irresponsabili (“ci vuole coraggio e non prudenza!”); fatta da promesse di “riduzione delle tasse” (senza dire come, per chi, etc); fatta da assicurazioni “francesi” (smentite da Parigi il giorno dopo) di rinvio al 2015 di quel pareggio di bilancio che era stato invece concordato in Europa
per il 2014; fatta da lettere suicide chieste da Palazzo Chigi alla BCE ed alla Banca d’Italia, lettere con cui il pareggio non era rinviato, ma addirittura anticipato al 2013, così da strangolare l’economia italiana; fatta da impegni astutamente aggirati in Parlamento, dopo essere stati solennemente assunti con l’Europa; infine, fatta da contraddizioni e negazioni in tempo reale, come nel surreale G20 di Cannes.
E’ tutto questo che, a partire dal principio dell’estate, ha innescato in Italia quella crisi finanziaria che poi è esplosa nell’autunno del 2011!
Su tutto questo, si può comunque vedere, più in dettaglio, la SCHEDA N. 5 (sul sito www.listalavoroliberta.it).

§ 5 La colonizzazione dell’Italia da parte degli altri Stati.

Oggi il rischio per l’Italia non viene comunque solo dal mercato finanziario. E’ partito dal mercato finanziario, ma non finisce certo solo con il mercato finanziario.
Oltre al mercato finanziario con i suoi “spread” ci sono infatti, a girare intorno all’Italia, anche gli altri Stati, le altre economie.
Questo soprattutto in Europa, soprattutto nell’area dell’euro.
Dall’ingresso nell’euro la Germania ha avuto la sua unificazione nazionale; la Francia ha avuto la conferma del suo prestigio, la tutela della sua agricoltura, etc.
L’Italia è entrata nell’euro per mettere il suo debito pubblico al sicuro dentro alla “fortezza di Maastricht” (sic!) e, di riflesso, per avere denaro sicuro a basso costo.
Oggi, in Germania, se vai in banca, il denaro te lo danno davvero ed a basso costo.
In Italia non te lo danno (più)… neppure ad alto costo!
E’ tutto merito della Germania, è tutto demerito dell’Italia?
Su tutto questo dovrebbe essere fatto un discorso molto più vasto rispetto a quello che si può fare in questa sede.
Ma sta di fatto che nel 2012, rispetto alla media europea, per l’Italia lo scarto di crescita è sceso di colpo a -2,2.

Sempre nel 2012, il calo del prodotto interno lordo italiano tenderà verso un -3%, molto al di sotto della media europea.
Parallelamente si stanno ampliando i nostri tassi di inflazione, di disoccupazione, etc.
In particolare, la crisi finanziaria sta contagiando il bilancio pubblico e questo contagia le banche e le banche strozzano le nostre imprese, che di riflesso vengono chiuse o spiazzate o comprate dalla concorrenza, soprattutto europea.
Per ironia, la crisi produce anche l’effetto collaterale di dirottare all’estero il nostro risparmio, così da finanziare, con i nostri soldi, proprio chi si vuole arricchire sull’Italia.
E’ così che, sviluppandosi lungo questa catena, l’attacco al debito pubblico italiano passa dal pubblico al privato, diventando attacco all’economia italiana nel suo insieme.
L’angoscia e l’incertezza fanno il resto: non si ha fiducia, non si compra, non si assume, non si investe.
E’ questa la via maestra che oggi l’Italia sta imboccando verso la sua colonizzazione.
Non è colpa degli altri, è colpa nostra!






Pronto il nuovo partito di Silvio

RASSEGNA STAMPA
da IL GIORNALE
del 25.11.2012


Pronto il nuovo partito di Silvio

Il Cavaliere: "Senza di me, il Pdl ha subito una decadenza di immagine e di risultati". L'affondo su Casini: "Disse che senza di me tornava nei moderati, non è stato di parola"
di Fabrizio De Feo


Silvio Berlusconi rilucida nome, slogan e spirito del '94. Non fa più mistero della volontà di tornare a impegnarsi in prima persona con una nuova discesa in campo.
E si prepara a celebrare il varo della sua nuova creatura politica con un annuncio che potrebbe scattare entro poche ore, tra domani e giovedì prossimo.
Piuttosto torna sulla genesi del suo passo indietro. Un gesto di buona volontà legato alle condizioni dettate da Pier Ferdinando Casini. «Il signor Casini aveva detto che se io non ci fossi stato lui sarebbe potuto tornare a far parte della coalizione dei moderati ma è mancato di parola. Mi sono tirato indietro una volta da segretario del Pdl, un'altra volta dal governo, un'altra volta addirittura da candidato premier. Il signor Casini non ha fatto una piega».Il segnale che ormai il dado è tratto arriva a margine della sua visita a Milanello. Quando gli viene chiesto se sia sua intenzione riprendersi il centro della scena, Berlusconi replica: «Vediamo, ci sto pensando», alimentando l'attesa. Poi aggiunge: «Stiamo vedendo che la gente è delusa di questa politica e di questi partiti. Il Pdl ha subito una decadenza di immagine e di risultati anche per il semplice motivo che io non ci sono stato», argomenta. L'ex premier preferisce sorvolare sulla presa di posizione di Alfano anti-indagati. «Questa è una cosa che bisogna commentare con calma. Non è possibile farlo qua in piedi».
«E allora - continua - questa situazione la stiamo ripensando e vediamo se non è il caso - dato che credo di capire più di qualsiasi altro in Italia quello che si deve fare - di utilizzare la mia esperienza in maniera più concreta». Un'accusa che suscita la secca replica casiniana. «Berlusconi è confuso, saranno gli elettori a decidere se vorranno ancora un demiurgo del passato».
Il presidente del Pdl svela anche i lavori in corso con il Carroccio per la Lombardia. «Stiamo lavorando insieme perché vogliamo assolutamente continuare l'alleanza e stiamo esaminando possibilità che ci sono. Spero in una candidatura comune, magari con Maroni». A questo punto ci si chiede chi saranno coloro che seguiranno Berlusconi nel nuovo progetto e quali le new entries.
La nuova Forza Italia degli anni Duemila dovrebbe nascere con personalità legate al mondo dell'imprenditoria ma anche con i fedelissimi dell'ex premier. Una lista che secondo il sondaggio Euromedia in possesso di Berlusconi potrebbe raccogliere il 20% di consensi. Si discute di una possibile convention-congresso, forse di un solo giorno, in cui verrà nominata la persona che dovrà guidare la rivoluzione politica.
L'ex premier, peraltro, ieri si è intrattenuto al telefono con Alfano al quale ha esposto con fermezza le sue intenzioni invitandolo a seguirlo nel nuovo progetto e ribadendogli stima e affetto. Il segretario del Pdl ha tentato di promuovere una mediazione per evitare uno strappo traumatico. Una ricucitura last-minute che potrebbe far scattare un possibile stop alle primarie. 
Ulteriore conferma che il motore è in fase di accensione arriva da un incontro casuale con Maurizio Zamparini. «Berlusconi mi ha detto: a 75 anni torno in politica e formo un partito nuovo», racconta il patron del Palermo calcio. «Era felice di annunciarlo, perché era felice di tornare a fare un partito nuovo».

sabato 24 novembre 2012

Bilancio Ue senza intesa, vertice a febbraio

RASSEGNA STAMPA
da LA REPUBBLICA
     23.11.12




Bilancio Ue senza intesa, vertice a febbraio
Monti: "Potenzialità per accordo a inizio 2013"

In mancanza di sintonia sui tagli, il nuovo Consiglio europeo si riunirà il prossimo anno. Si è preferito evitare una drammatica spaccatura. La Gran Bretagna, sostenitrice della linea del rigore, è stata la più inflessibile. Il premier italiano: "Ci siamo opposti a un accordo al ribasso. Non ci sentiamo messi all'angolo. E se si chiudesse oggi il risultato sarebbe comunque migliore che nel 2005"


BRUXELLES - Fumata nera. Si è concluso con un nulla di fatto il vertice europeo di Bruxelles sul bilancio dell'Ue. Troppo forti le divisioni tra falchi e colombe, tra fautori della linea del rigore (guidati dalla Gran Bretagna) e Paesi mediterranei. Il presidente del Consiglio d'Europa,Van Rompuy, ha presentato una nuova proposta, ma questa sostanzialmente non è stata discussa. Ci si è limitati a verificare che possa costituire una base per il negoziato che non si fermerà. Dandosi appuntamento all'inizio dell'anno, probabilmente a febbraio secondo quanto riferiscono fonti diplomatiche di una delegazione Ue. "C'è la possibilità di trovare un accordo all'inizio del 2013" ha detto Van Rompuy. 

Alla fine i 27 hanno fatto proprie le parole di Jean Claude Juncker secondo il quale "non ci sono né vincitori, né vinti".  "Ci sono ancora importanti divergenze sull'importo totale e l'equa distribuzione tra i paesi", ha sottolineato il presidente della Commissione Ue Josè Manuel Barroso. Oltre alla Gran Bretagna, ha svelato il primo ministro David Cameron, altri cinque paesi hanno detto 'no' alla proposta Van Rompuy: Germania, Svezia Danimarca, Finlandia e Olanda. "Bisogna fare più tagli", ha insistito Cameron.