domenica 13 gennaio 2013

Palmieri: Silvio va fortissimo anche sulla rete, Monti la usa per le veline…


Palmieri: Silvio va fortissimo anche sulla rete, Monti la usa per le veline…

L'intervista al Secolo d'Italia

Antonio Palmieri
PdL -L’arrivo di Silvio Berlusconi su Twitter non è piaciuto a molti suoi oppositori, soprattutto a chi spinge per il bis di Monti. Già qualche giorno fa il Corriere titolava “Berlusconi sbarca su Twitter e per magia in un solo giorno i follower diventano 70mila”. Ora altro veleno. Il Corriere.it ha pubblicato un articolo nel quale si parla del giallo di un tweet pubblicato nella tarda serata di domenica sull’account Twitter@berlusconi2013. «Rai3 fa cag…» e la Gabanelli «sembra la Bindi». In definitiva, «sono tutti servi della sn e delle banche. Le porcate della sinistra mai eh?». Quindi gli hashtag: «schifo» e «tipisinistri». Ma poi è arrivata la smentita dallo stesso indirizzo di cui il Corriere.it riferisce. Troppe polemiche inutili che spingono Berlusconi a riconsiderare la sua presenza su Twitter:

«Saremo sulle reti, no so se su Twitter perché lì noto molte cattiverie inutili, una risposta su Twitter può scatenare un universo di risposte negative». Ma per Antonio Palmieri, responsabile Internet del Pdl, l’articolo pubblicato sul quotidiano milanese non è casuale: «Quell’account non è di Berlusconi ma di volontari, bastava verificarlo con noi. Il Corriere della Sera continua ad assumere una posizione ostile nei confronti di Berlusconi. Non solo, ora ha individuato un ulteriore campo di battaglia nel “presunto” uso dei social media da parte del Cavaliere e del Pdl. È la seconda volta in settimana che questo accade. Siccome non c’è due senza tre, attendiamo la terza puntata… ».

Qual è il ruolo della rete in campagna elettorale? 

Nel nostro Paese la parte del leone la fanno ancora i vecchi media, tuttavia l’importanza della rete è sempre più crescente, soprattutto come strumento di ascolto, di informazione diretta e approfondita e senza mediazioni e come strumento che facilita la mobilitazione. Nessuno può vincere solo con Internet, ma senza sicuramente si perde.

In effetti la vera novità di questa campagna elettorale è lo sbarco sui social media e anche Monti si sta adeguando ai tempi…

Monti usa Twitter come se fosse la propria agenzia di stampa, per fornire ai giornalisti materiali per i loro articoli. Aspettiamo di vedere se e come approfondirà l’uso di Internet.

Come lavora online il Pdl?

Il portale Pdl.it è il tronco del nostro albero dal quale si dipanano molteplici rami. Il principale è ForzaSilvio.it, il network dei sostenitori di Silvio Berlusconi che è il quartiere generale operativo, grazie al quale ogni persona può fare la propria campagna online e fuori da internet utilizzando gli strumenti che noi mettiamo a disposizione nel “Pannello Operativo” sempre su ForzaSilvio.it. Ovviamente siamo presenti in tutti i social media sia ufficialmente sia  attraverso un fiorire di iniziative spontanee.

Qual è la strategia di Berlusconi? 

La sua strategia si riassume  in tre parole: informare, ascoltare, mobilitare. Informare vuol dire dare i contenuti della nostra proposta 2013 e insieme ricordare  tutte le cose buone fatte nei nostri anni di governo. Esempi di questo sono i nostri siti: noveanni.governoberlusconi.it e  www.losapevichesilvio.it. Quest’ultima iniziativa è animata dall’onorevole Cassinelli. Ascoltare significa che noi leggiamo tutti i commenti postati nella pagina Facebook di Berlusconi, tutti quelli postati nel forum Spazio Azzurro. Tutte le interazioni dei nostri account Twitter e rispondiamo a queste ultime e ai messaggi che arrivano nella pagina Facebook di Berlusconi. Inoltre, leggiamo tutti i commenti postati in ForzaSilvio.it. Il 31 dicembre Berlusconi ha risposto personalmente a sette commenti tratti da ForzaSilvio.it che rappresentavano le tematiche principali sollecitate dai nostri sostenitori. E infine la mobilitazione avviene attraverso i social e soprattutto attraverso il “Pannello Operativo” di ForzaSilvio.it e la relativa posta elettronica.

Quindi qual è l’obiettivo della campagna comunicativa del Pdl?

Com’è nostra tradizione noi abbiamo proposto un programma chiaro, semplice, diretto e completo. Stiamo facendo la stessa cosa anche questa volta. Questa è l’unica premessa politicamente e moralmente necessaria per qualsiasi campagna di comunicazione con qualsiasi strumento.  La pagina di Facebook di Berlusconi ha oltre 460mila fan. Ma il vero numero importante è quello delle oltre 245mila persone che si sono registrate in ForzaSilvio.it perché con ciascuna di loro possiamo praticare quell’azione di ascolto, informazione e mobilitazione che, sono sicuro, darà un forte contributo all’azione di recupero dei nostri elettori che si sono rifugiati nell’astensionismo.

L'Approfondimento: Ma si può uscire dalla crisi?


L'Approfondimento: Ma si può uscire dalla crisi?

Intervista al professor Antonio Maria Rinaldi

Rinaldi

PdL-Le politiche di austerity del governo Monti, prone al volere della “Troika” formata da Fmi-Bce-Ue (con la benedizione della Germania), si sono rivelate – come peraltro era logico e prevedibile - fallimentari.
Non è un’opinione, sono i numeri a testimoniarlo. Dall’aumento del debito pubblico al crollo dei consumi, dalla pressione fiscale intollerabile alla crisi delle Pmi, dalla disoccupazione (specie quella giovanile) in costante aumento ai preoccupanti scricchiolii che investono il settore immobiliare, seguiti all’introduzione dell’Imu, l’Italia si è scoperta all’improvviso più povera, stanca, spaventata e priva di prospettiva.

In questo quadro, alcuni economisti appartenenti a diverse scuole di pensiero, ma concordi nel denunciare le conseguenze nefaste e recessive dell’austerity, hanno elaborato strategie alternative per aiutare il Paese a risollevarsi e superare la crisi che lo attanaglia.
Abbiamo quindi deciso di dar loro spazio e di intervistarli per farci spiegare sia quali errori sono stati commessi sino a oggi, sia quali sono le loro proposte per risollevare le sorti del Paese. Le risposte abbracciano le politiche monetarie, fiscali, industriali, gli equilibri (e gli squilibri) che si sono venuti a creare fra le nazioni europee con l’introduzione dell’Euro, la necessità di rivedere i trattati europei e molte altre voci.

Il dibattito, è giusto sottolinearlo, è “apolitico”: in questo spazio raccoglieremo interventi di professionisti ed esperti che hanno convinzioni e percorsi personali di stampo differente, ma sono uniti dalla convinzione che ciò che è assolutamente necessario e urgente, oggi, è rimettere in moto l’economia e fermare la frana che rischia di seppellire l’Italia.

Iniziamo con l’intervista al Prof. Antonio Maria Rinaldi, docente presso la Link Campus University di Roma, l’Università statale G. D’Annunzio di Chieti-Pescara e fedelissimo allievo-discepolo del Prof. Paolo Savona 

Professor Rinaldi, lei e il suo maestro Paolo Savona siete molto critici nei confronti delle politiche di austerity e fiscali adottate dal governo Monti – in accordo con i dettami europei - per affrontare la crisi italiana e internazionale.

“Esatto, e le spiego subito il mio punto di vista: l’esclusivo e repentino ricorso alle imposte per il risanamento dei conti pubblici ha determinato l’inevitabile contrazione dei consumi e degli investimenti. Il risultato è stato quello di far precipitare il nostro Paese, e la quasi totalità dell’eurozona, in una recessione senza precedenti con la conseguenza inevitabile di mettere in ginocchio le famiglie e le imprese: tutto questo in nome di un rigore voluto in nome e per conto di un’Europa in cui la stragrande maggioranza dei cittadini, non solo italiani, inizia a non riconoscersi più. Un’Europa sensibile oramai solo quando si tratta di correre in soccorso del sistema finanziario - devastato sin dal 2008 dallo tzunami proveniente da oltre oceano – e al contrario sordo e cieco nei confronti dei cardini su cui i Padri fondatori l’hanno concepita: il benessere delle famiglie e la prosperità delle imprese. Questa è ormai è la semplice e drammatica equazione a cui ci stiamo ormai rassegnando!”.


Ma è possibile formulare una ricetta per uscire da questo circolo vizioso, che rischia di modificare in modo irreversibile le conquiste che l’Italia è riuscita a raggiungere con enormi sacrifici e che l’hanno portata ai vertici fra le potenze industriali? 
“Ormai tutti si sono resi conto che l’impostazione delle regole europee, e in particolare quelle che ci legano alla coesione monetaria, sono state scritte esclusivamente prendendo a riferimento le fobie-liturgie celebrate con rito ortodosso-tedesco: questo euro così architettato e gestito fa esclusivamente il gioco della Germania e provoca un duplice effetto combinato: da una parte rafforzando l’economia tedesca, dall’altra deprimendo contestualmente e in egual misura quelle di tutti gli altri Paesi membri”.


Voi sottolineate spesso come siano “i numeri” a confermare questa tesi…

“Certamente: aggiungerei che proprio per questo motivo la nostra non è una tesi, ma una constatazione della realtà che ci circonda. La prova più evidente di ciò è nel constatare che negli ultimi anni la bilancia commerciale tedesca ha accumulato un surplus pari alla somma dei deficit di tutte le altre bilance commerciali dei paesi eurodotati. Questo significa che per la Germania l’euro è una valuta sottovalutata e per tutti gli altri è invece sopravvalutata. Se idealmente ci fossero le valute nazionali, per acquistare un marco ci vorrebbero non meno di 1,80 dollari e non, come ora, 1,30 contro euro; mentre invece sarebbero sufficienti non più di 0,90 dollari per una ipotetica nuova lira “pesante”, cioè con tre zeri in meno di come l’abbiamo lasciata. In poche parole, una Golf costerebbe in Italia come una Maserati! Pensate che contraccolpi per l’economia tedesca visto che, nonostante tutto, siamo ancora la seconda impresa manifatturiera dell’eurozona. Anzi, lascio a voi immaginare che putiferio si scatenerebbe se si proponesse anche di ricambiare la discutibile decisione, presa nell’estate scorsa dalla Deutsche Bank, di vendere i titoli del debito pubblico italiano detenuti nel proprio portafoglio - facendo precipitare le quotazioni degli stessi e innalzando lo spread a livelli mai prima raggiunti -, invitando gli italiani a non acquistare più prodotti tedeschi a favore di quelli nazionali”.


Sembra quindi di cogliere una forte critica alla struttura dell’Euro e delle politiche europee nelle sue parole.

“Non potrebbe essere diversamente perché, ripeto, si tratta solo di leggere i numeri e di trarre delle conclusioni logiche.  Questo impianto di moneta unica, che all’atto pratico si è rivelato essere solamente un accordo di cambi fissi, rischia di condannare molte delle sue economie al destino che fu dell’Argentina - che impunemente si legò al dollaro americano senza però averne il controllo; e consente alla Germania di finanziarsi a tassi pari a un terzo, se non un quarto, rispetto agli altri. Le nostre aziende vengono estraniate dalla competitività perché costrette a ridurre i loro saggi di profitto e le risorse destinate agli investimenti, visto che il loro accesso al credito  - quando riescono a ottenerlo – ha un costo nettamente superiore alla concorrenza.  Ma nessuno fa assolutamente nulla per bilanciare lo squilibrio o trovare almeno qualche forma che ne attenui l’originario, macroscopico errore”.


Di quale errore stiamo parlando?

“Dell’aver costruito l’area monetaria europea come un’area economica con prospettive esclusivamente di crescita, non prevedendo che potesse essere soggetta a cicli di rallentamento se non addirittura a recessioni. I parametri di riferimento su cui si basa tutta l’architettura della moneta unica contemplano poi esclusivamente il valore del debito pubblico e del PIL e non altri importantissimi parametri, come ad esempio i debiti detenuti dalle famiglie o dalle imprese e la ricchezza del Paese.  Se così fosse stato, il nostro sarebbe fra i più virtuosi, potendo annoverare, a compensazione di un rapporto debito/PIL storicamente sfavorevole, rapporti debito privato/PIL e debito imprese/PIL fra i più bassi in Europa. Invece i vari governi europei sono costretti a mantenere alta la pressione fiscale pur d’inseguire i parametri imposti dal Patto di Stabilità, e questo innesca ancora più recessione.
Bisogna “spezzare” questo circolo “svirtuoso” altrimenti non è possibile venir fuori da questa crisi finanziaria che passerà alla storia come la più violenta dopo quella del ’29.  Ma non è tutto: si ha anche la sgradevole sensazione che si sia sviluppato e abbia preso il sopravvento, nelle istituzioni comunitarie, una specie di mostro bio-giuridico-economico, che cammina con gambe proprie e che va esattamente nella direzione opposta alle esigenze ed alle aspettative della stragrande maggioranza dei cittadini europei. E pare che nessuno abbia la capacità, la lungimiranza e il buon senso di staccare la spina per effettuare un salutare e opportuno “reset” che riavvicini l’Europa all’Europa. È notizia proprio di questi giorni che le autorità bancarie europee hanno attenuato e posticipato i draconiani dettami previsti dagli accordi di Basilea 3, che avrebbero ulteriormente ridotto l’accesso al credito. Non si capisce come mai non si abbia la stessa volontà e solerzia nell’avviare un processo di revisione delle regole e dei meccanismi previsti per la coesione monetaria, principali responsabili dell’attuale situazione di crisi”.


In questi mesi, dopo la caduta del governo Berlusconi, si è parlato molto della necessità di ridurre il debito per riportarlo verso i parametri stabiliti dall’Unione Europea. E di attuare politiche che alcuni definiscono “virtuose”, ma che non sembrano aver portato risultati positivi. Lei che ne pensa? 

“Penso che non abbia alcun senso infliggere pesanti sacrifici alla nazione per inseguire numeri e parametri fini a se stessi, che hanno portato solo ed esclusivamente all’implosione di ogni comparto dell’economia e degli equilibri sociali raggiunti.  E poi tutto questo rigore cosa ha prodotto? Non certo gli obiettivi sperati, visto ad esempio, che al 31 dicembre del 2011 il debito pubblico italiano ammontava a 1897,8 Mld di euro (dati ufficiali Banca d’Italia) e nonostante IMU, i tagli lineari adottati dalla spending review e una serie interminabile di aumenti ed imposizioni fiscali, siamo arrivati a fine ottobre ad aver infranto il muro fatidico dei 2000 Mld, per l’esattezza 2014,7!”.


Quindi non ci sono stati gli effetti benefici sul debito che ci si sarebbe potuti aspettare?

Al contrario nei primi dieci mesi del 2012 è aumentato, come mai nella nostra storia, di ben 116,9 Mld, alla faccia del tanto sbandierato pareggio di bilancio e del rigore a tutti i costi (in tutto il 2011 l’incremento è stato di 55Mld, e un Premier democraticamente eletto è stato destituito in quattro e quattr’otto per essere stato accusato di “disastro finanziario”!). E tutto questo è avvenuto non certo per l’aumento dello spread: nell’anno appena passato il sostentamento del debito ci è costato, in termini di interessi, “solamente” 3,5/4 Mld di euro in più rispetto al 2011. Altri effetti collaterali a questa scelta di rigore a senso unico sono stati la caduta libera del PIL, che viene accreditato, anche a livello di istituzioni internazionali, a un meno 2,5% e l’impennata del tasso di disoccupazione ormai superiore all’11%.
Mi chiedo quindi perché mai si sia scelto ciecamente di abbracciare il dogma teutonico del contenimento dell’inflazione a tutti i costi con politiche deflazionistiche che ricordano molto da vicino la Repubblica di Weimar! Fra il “male inflazione” e il “male disoccupazione” noi abbiamo sempre in passato preferito il primo, il che mi pare logico!, avendo costruito il nostro modello di crescita con questa elementare filosofia non solo economica. E poi il caso Giappone la dice lunga: con un rapporto debito/PIL prossimo al 240%, possono permettersi il lusso di emettere i “loro” BTP decennali di riferimento al tasso del 0,85%, praticamente la metà di quelli tedeschi. Tutto questo non solo perché il 95% del debito è in mano ai giapponesi, ma anche perché hanno una Banca Centrale a tutti gli effetti che supporta, stampando, le esigenze di finanziamento del Tesoro e non una Banca Centrale “part-time” come quella che governa l’euro.”


Il suo maestro prof. Savona è stato il primo, ed in tempi non sospetti, a sollevare la questione del “Piano B”, cioè la possibilità dell’uscita dell’Italia dall’euro. Lei pensa che sia una opzione possibile?

È vero, il prof. Savona è stato il primo a rompere il tabù sull’opportunità che l’Italia si dotasse di un piano particolareggiato, per l’appunto il Piano B, nel caso fossimo costretti a uscire dall’unione monetaria. Ma questo non significava, nelle intenzioni del professore, di ritornare comunque alla lira! Come esistono dettagliati piani militari a garanzia dell’integrità e salvaguardia del territorio nazionale in caso di pericolo, e che speriamo non siano mai resi esecutivi, così è necessario, anzi lo auspichiamo, che siano stati predisposti anche dei dettagliatissimi piani su come uscire dall’euro in modo composto.
Questo per non essere presi alla sprovvista e attenuare gli eventuali disagi in caso ne fossimo costretti, mettendo in atto un piano predisposto in casa invece di un altro eventualmente messo a punto altrove! A riguardo sono personalmente convinto che, sin dal momento della firma dei Trattati che hanno concepito la moneta unica, siano stati siglati a latere anche dei “patti segreti” che regolavano nei dettagli  l’uscita di qualche membro. Non dimentichiamo il ruolo svolto dalla sottile e raffinata diplomazia francese e dalla pragmatica diffidenza propria dei tedeschi… e come ogni buon trattato internazionale che si rispetti, tutte le opzioni saranno state sicuramente prese in considerazione e codificate! Comunque credo, allo stato attuale, che l’euro rimarrà e che ci siano in futuro molte più probabilità che ne esca la Germania piuttosto che l’Italia! Per ora, da europeisti convinti, ci piace lavorare per il “Piano A”, cioè per poterci rimanere, ma a testa alta!”


Cosa possiamo fare allora per poter rialzare la testa?  

“Molte sono le cose che si possono fare. Avviare, ad esempio, una realistica e credibile cessione di asset di patrimonio pubblico per una riduzione straordinaria del debito pubblico per un importo almeno fino a 400 Mld, e non affidarsi a quella messa a punto dall’attuale ministro dell’economia ancora in carica, che prevede nella sua ultima configurazione, cessioni esclusivamente di immobili per non più di 3/5 Mld all’anno. Va ricordato, conti alla mano, che nel solo mese di ottobre dello scorso anno  il nostro debito è cresciuto di ben 19,6 Mld e credo francamente che cessioni di tale entità siano risibili! Il mio consiglio è quello di attuare “chiavi in mano” la fattibilissima ed equa proposta avanzata nella primavera scorsa dal Prof. Paolo Savona e da me per ridurre seriamente e sistematicamente il nostro debito a livello degli altri partner, senza gravare per un centesimo sulle tasche degli italiani per mezzo della vendita posticipata dei beni disponibili e non strategici posseduti dallo Stato, sia a livello centrale che periferico, e che contestualmente riesce ad attivare meccanismi di crescita. Abbiamo disperatamente bisogno non solo di diminuire l’entità del debito, ma anche di aumentare il PIL, cioè la crescita! L’operazione consentirebbe, fra l’altro, di risparmiare non meno di 30Mld annui d’interessi (pari al gettito IMU e al congelamento del previsto aumento dell’IVA) da destinare al rilancio dell’economia e alla reale diminuzione della pressione fiscale a carico delle famiglie e delle imprese. Tali risparmi annuali consentirebbero fra l’altro la possibilità di rendere attuabili, sostenibili e credibili tutta una serie di sgravi e incentivi.  Invece si continua a proporre vendite dirette, i cui modesti ricavi si perdono nelle pieghe delle partite correnti del bilancio dello Stato senza produrre nessun effetto. Piccola considerazione sull’IMU: è vero che in quasi tutti i Paesi esiste una tassazione sulla casa, ma spesso si tralascia di considerare che l’Italia è l’unico le cui famiglie sono all’85% proprietarie della casa in cui abitano, contro il 55% di quelle francesi e 43% di quelle tedesche e che, pertanto, in nessun’altra parte del mondo una tassazione sugli immobili genera un prelievo così elevato a carico della collettività!!!”


Mi sembra che lei nutra forti dubbi anche su altri decreti di prossima attuazione…

“È inevitabile. Bisogna infatti tenere conto che è stata innescata un’altra “bomba ad orologeria”: l’attuazione dei dettami previsti dal Fiscal Compact, approvato in via definitiva nel dicembre scorso, per noi significherà per i prossimi 20 anni la diminuzione di 70 punti percentuali dell’eccedenza del rapporto debito pubblico/PIL, previsto come massimo nel 60% dall’ormai obsoleto Trattato di Maastricht, visto che ormai veleggiamo intorno al 130%. Ciò ci costringerà a reperire ogni anno risorse aggiuntive per più di 50 Mld di euro!!! Da dove si pensa di prendere questi ulteriori soldi? Sarebbe il caso invece di prendere in grande considerazione le deduzioni a cui è giunto il Prof. Giuseppe Guarino sull’inapplicabilità e nullità di tale accordo. Pensate che anche in Germania stanno valutando seriamente le sue argomentazioni, visto che, a ragione, è considerato anche da quelle parti uno dei più grandi giuristi di Eurolandia. È possibile che prima d’ora nessuno si fosse accorto che era stato modificato - di fatto ed illegittimamente - il parametro del Trattato di Maastricht sul deficit, portandolo a zero e cancellando la tolleranza del 3% sul debito?”.


Professor Rinaldi, se lei dovesse illustrare i punti cardine da cui ripartire per superare questa grave fase recessiva, che oltretutto sembra peggiorare progressivamente, quali sarebbero le principali priorità?

“Premesso che qualsiasi programma di politica economica tesa a invertire l’attuale trend negativo che ci sta inesorabilmente conducendo verso un irreversibile declino, deve necessariamente essere subordinato a una condivisa revisione dei Trattati e dei regolamenti che tengano conto delle mutate realtà macroeconomiche, cerchiamo di delineare degli interventi, opportuni e realistici, da rendere  immediatamente esecutivi:
a)    Conferire alla BCE lo stesso mandato delle altre Banche Centrali mondiali ed in particolare a quello della Federal Reserve;
b)    Modificare i parametri previsti dal Patto di Stabilità, inserendo anche quelli relativi ai debiti delle imprese, delle famiglie e al patrimonio (ricchezza) a disposizione del paese;
c)    Avviare immediatamente cessioni di asset pubblici finalizzati alla riduzione del debito pubblico adottando integralmente la proposta del prof. Paolo Savona;
d)    Proporre (ed ottenere) dalla BCE, l’emissione di cartelle fondiarie a tassi estremamente bassi, con operazioni simili, per tecnicità e volumi, a quelle effettuate e conosciute come LTRO  (long term refinancing operation), al fine di reperire la liquidità finalizzata allo sviluppo delle infrastrutture ed al rilancio del settore immobiliare pubblico e privato. Come la BCE si è prontamente attivata per fornire liquidità al sistema bancario in crisi, intervenga con gli stessi strumenti e mezzi a supporto dell’economia reale a cui possano effettivamente beneficiare sia le imprese che i privati cittadini. E’ noto che il comparto immobiliare e delle grandi opere rappresenta un segmento trainante in qualsiasi economia evoluta, e l’immissione di risorse finanziarie rappresenta un formidabile moltiplicatore alla crescita;
e)    Consentire sempre alla BCE di “scontare” immediatamente ed a tassi bassissimi il debito regresso delle pubbliche amministrazioni contratto verso il sistema delle imprese italiane, attualmente valutato in più di 90 Mld di euro, e che contribuirebbe da subito a ridare ossigeno ad ogni comparto dell’economia;
f)    Riformare il costo del lavoro al fine di uniformare lo stesso a quello delle altre economie europee di riferimento;
g)    Definire immediatamente sgravi fiscali ed incentivi alle aziende esportatrici con l’estensione di tali benefici anche alle aziende che riportano il loro ciclo produttivo in Italia;
h)    Rilancio dell’industria agricola italiana. Revisione radicale delle politiche agricole comunitarie troppo sbilanciate a nostro sfavore che attualmente prevedono, nell’ambito del bilancio comunitario agricolo, il ritorno di soli 0,78 cent. a fronte di ogni euro versato dall’Italia. La Francia e la Spagna, principali nostri competitors settoriali, invertono questo rapporto in loro favore in ragione di 1,35 euro per ogni euro versato!;
i)    Rilancio dell’industria del turismo, promuovendo la costruzione e la razionalizzazione delle strutture esistenti e con nuove infrastrutture che ne esaltino la fruibilità;
j)    Valorizzazione dell’immenso ed unico patrimonio artistico e culturale che pongono il “Bel Paese” ai vertici mondiali con il possesso del 70% dell’intero mondiale. Lo sviluppo di una propria ed effettiva “industria” del settore consentirebbe la creazione diretta ed indotta di centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro anche con la partecipazione di soggetti privati così come consolidato già da tempo in altri paesi;
k)    Interrompere il clima di “caccia alle streghe” che le varie amministrazioni finanziarie pubbliche hanno instaurato in modo sistematico e persecutorio con l’effetto di terrorizzare e demonizzare consumi e spesa;
l)    Procedere ad una “deregulation” delle procedure burocratiche in ogni settore della vita produttiva ed amministrativa, con l’inversione del rapporto stato-cittadino introducendo la regola del silenzio-assenso;
m)    Costituzione di tre specifici fondi: uno per assicurare a chi ha contratto un mutuo per l’acquisto della propria abitazione ed ha perso il lavoro, la garanzia del pagamento di un certo numero di rate per non perdere i diritti acquisiti, il secondo per consentire di erogare tassi agevolati ai giovani sposi che contraggono un mutuo per l’acquisto della casa, il terzo per la consentire l’accesso facilitato al credito alle società costituite dai giovani sotto i 30, che unitamente a sgravi fiscali per i primi anni di attività, consentirebbe di fornire i mezzi finanziari necessari per l’avviamento e l’esercizio d’impresa;
n)    Agevolazioni fiscali, come ad esempio il riconoscimento di un maggior credito d’imposta, ai possessori di titoli esteri che li convertono volontariamente in titoli del debito pubblico italiano. Attualmente si valuta che i soggetti residenti detengano circa il controvalore di 450 Mld di euro in titoli emessi da soggetti esteri e l’incentivazione a concambiarli in titoli pubblici italiani, possa produrre non solo una sensibile diminuzione dei tassi, ma anche una sensibile diminuzione dalla speculazione internazionale;
o)    Riorganizzazione dei compiti, mansioni e poteri sanzionatori delle varie Autority già esistenti, con il preciso scopo di rendere la loro funzione finalizzata all’effettiva efficienza dei mercati;
p)    Chiedere formalmente (con il pieno gradimento e l’appoggio di Spagna, Portogallo, Grecia, Austria, Irlanda, Malta, Estonia, Slovacchia, Slovenia, Cipro) l’immediata stampa ed immissione in circolazione delle banconote da 1 e 2 euro, correggendo anche se tardivamente, l’enorme errore psicologico commesso all’atto dell’introduzione della moneta unica. In alternativa, far emettere dal Tesoro italiano “biglietti di Stato” a corso legale, così come fu fatto nel 1975 per sopperire alla carenza dei biglietti da 500 lire non più stampati dalla Banca d’Italia. Sarebbe un provvedimento che riporterebbe il giusto metro di valutazione del denaro.”
Gran parte di queste proposte, che considero “bipartisan”, dovrebbero essere rese esecutive entro i primi 100 giorni da parte del futuro governo della prossima legislatura. Contribuirebbero a dare una seria “sferzata” alle sorti del nostro, nonostante tutto, meraviglioso ed unico Paese!


Paolo Cagnoni

Alfano: Credo nella nostra vittoria. Berlusconi é maestro delle rimonte


Alfano: Credo nella nostra vittoria. Berlusconi é maestro delle rimonte

Alcuni passaggi dell'intervista ad "Avvenire"

Angelino Alfano
PdL-“Credo e lavoro per la vittoria. Monti si candida solo con un obiettivo: governare con Bersani. O peggio trasformarsi in ruota di scorta qualora l’alleanza tra Pd e Sel non tenga. Noi scegliamo la trasparenza. Lavoriamo a un programma fiscale dettagliato per rilanciare l’economia, far respirare imprese e famiglie...".

Così si è espresso il segretario del Pdl, Angelino Alfano, in un’intervista ad ‘Avvenire’, sicuro di una rimonta del Pdl.

“Il grande iceberg dell’elettorato alternativo alla sinistra si sta sciogliendo e per febbraio i voti saranno tornati. Berlusconi e’ un maestro nelle rimonte e l’area che si é consolidata attorno a Monti e a Casini non convincerà mai chi ha votato per noi. Vedrà: chi é rimasto deluso e si é rifugiato nell’astensione tornerà a votare Pdl. I sondaggi di Alessandra Ghisleri sono chiari: noi siamo significativamente sopra il 30 e loro significativamente sotto il 40. Siamo separati da pochi punti. E la tendenza é a crescere”.
Alfano ha osservato che il patto con la Lega Nord sarà capito al Sud: “Stiamo scrivendo un patto equilibrato che non crei nessuna discriminazione territoriale e che sia capace di esaltare le differenze. Il Sud ha capito, in Campania e in Sicilia siamo già avanti. E poi con Maroni ho sempre avuto sintonia. Io ministro della Giustizia e lui dell’Interno abbiamo lavorato insieme. Siamo pronti a farlo ancora”.
 

mercoledì 9 gennaio 2013

Maroni ce l'ha con La Russa "Noi mai Fratelli d'Italia"


RASSEGNA STAMPA
da LIBERO
08.01.2013



TURBOLENZE NEL CENTRODESTRA

Maroni ce l'ha con La Russa 

"Noi mai Fratelli d'Italia"

Share on gmail

TrisBobo: Cambino nome o non corriamo con loro in Lombardia". L'ex ministro della Difesa: "Sarà uno scherzo, proprio loro che con Forza Italia hanno fatto di tutto"












Dopo il botta e risposta sul candidato premier ("Potrebbe essere Alfano" aveva detto Berlusconi, "Ma noi preferiamo Tremonti" aveva replicato Maroni), tra Pdl e Lega scoppia la "grana" Fratelli d'Italia. No, La Russa e i suoi non c'entrano: è il nome che non va. almeno, stando a sentire quanto dice il segratario federale Roberto Maroni. Che, a poche ore dall'annuncio dell'intesa col Cav si trova il problema di placare l'ira di una parte della sua base, delusa dall'accordo con un partito che ha fino a poche settimane fa sostenuto il governo Monti ("mai con Monti e mai con chi è stato con lui" aveva giurato Bobo poco tempo fa). E allora, ecco che il successore di Bossi si inalbera sul nome del partito targato La Russa-Crosetto-Meloni: "O cambiano nome o non ho intenzione di correre insieme a loro, con quel nome che ricalca il titolo dell'inno di Mameli" avrebbe detto Maroni






3L: INIZIATIVA CIVILE CONTRO L’IMU SULL’ABITAZIONE.

Dal Sito  della Lista Lavoro e Libertà, movimento politico di Giulio Tremonti, riportiamo la seguente analisi sull'IMU.
 

INIZIATIVA CIVILE CONTRO L’IMU

 SULL’ABITAZIONE.

L’IMU NON E’ UN’IMPOSTA SULLA PROPRIETA’ MA CONTRO LA PROPRIETA’. 
PER QUESTO E’ INCOSTITUZIONALE.
L’IMU non è una imposta sulla proprietà, ma contro la proprietà ed il risparmio degli italiani. 
Per questo, si può e si deve reagire per farne dichiarare l’incostituzionalità.
La reazione può essere sviluppata nelle seguenti quattro fasi:
Fase 1 – Istanza di rimborso.
Si può presentare al Comune istanza di rimborso dell’IMU pagata, corredata delle ricevute di pagamento.
L’azione anche di un singolo contribuente, meglio se assistito dalle Associazioni di tutela della proprietà o dai CAF, ovvero un’azione di classe collettiva può essere sviluppata attraverso una serie di “ricorsi pilota” – individuali o collettivi -  per innescare un meccanismo di cui tutti si potranno comunque giovare.
Uno schema di istanza di rimborso può essere il seguente:
ISTANZA DI RIMBORSO (Versione pdf)
Fase 2 – Ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale
Decorsi 90 giorni dalla proposizione della istanza di rimborso, ed in caso di mancata risposta da parte del Comune, è possibile proporre ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale competente, evidenziando le ragioni di incostituzionalità dell’IMU e chiedendo la remissione degli atti alla Corte Costituzionale.
Uno schema di ricorso tipo può essere il seguente: 
BOZZA DI RICORSO (Versione pdf)
Fase 3 – Remissione degli atti alla Corte Costituzionale
È sufficiente che anche una sola delle Sezioni delle numerosissime Commissioni Tributarie italiane – verificata la fondatezza e la rilevanza della questione di costituzionalità proposta- rimetta gli atti alla Corte Costituzionale, perché questa sia tenuta ad esaminarla ed a pronunciarsi. 
In caso di sentenza che dichiari l’incostituzionalità totale o parziale dell’IMU, tutti i contribuenti interessati – se non lo hanno già fatto – potranno chiedere e ottenere il rimborso di quanto ingiustamente pagato.
Fase 4 – Giudizio della Corte Costituzionale
L’IMU e’ una imposta incostituzionale. Piu’ che in se’, l’IMU e’ una imposta incostituzionale per effetto del meccanismo applicativo con cui e’ stata congegnata ed imposta dal Decreto Legge n.201/2011 (cosiddetto “Salva Italia”!) 
In particolare, i vizi costituzionali dell’IMU hanno origine e derivazione dalla scelta di sviluppo della sua base imponibile, identificata in valori immobiliari che sono stati rivalutati di colpo e di imperio, in forma lineare, senza alcun collegamento con i valori economici reali sottostanti ed in più senza flessibilita’ nella previsione di criteri correttivi successivi. 
Criteri di flessibilita’ che sono invece assolutamente necessari, dato che l’IMU e ‘ una imposta patrimonialepermanente. Una imposta che e’ stata dovuta nel 2012, ma che sara’ dovuta anche nel 2013, nel 2014, nel 2015, e cosi’ via all’infinito. 
Un conto e’ infatti imporre un’imposta patrimoniale permanente in un contesto di economia normale, in equilibrio di mercato, con valori piu’ o meno stabili, con affitti e vendite normali, con conseguenti flussi di reddito sufficienti per pagare l’imposta. 
Un conto e’ invece imporre un’imposta patrimoniale permanente nel durante di una gravissima crisi economica.Una crisi di cui l’IMU è essa stessa tra le principali cause, con il blocco del mercato, con il crollo dei valori, con le strade piene di cartelli "vendesi" o "affittasi", con la progressiva rarefazione dei connessi flussi finanziari. 
E’ cosi’ che, nella meccanica dell’IMU, l’errore iniziale di elevazione improvvisa, verticale e quasi sempre senza senso della base imponibile, oltre ad essere sbagliato in sé, si moltiplica ed si amplifica irrazionalmente proprio con il progredire della crisi.
I valori immobiliari possono scendere o precipitare (ed in realta’ stanno davvero scendendo o precipitando), ma il debito di imposta resta sempre uguale!
Con effetti perversi di dissociazione dell’IMU dai principi costituzionali di capacita’ contributiva e di eguaglianza tra i cittadini. 
E’ così che, a parita’ di presupposto di imposta – ad esempio, uno stesso tipo di casa – ci sara’ chi la puo’ conservare, perche’ ha altri redditi sufficienti redditi per pagare l’IMU. Ci sara’ invece chi sarà costretto a venderla – la sua casa – perche’ privo di altri redditi con cui pagare l’IMU. 
E’ questo un assurdo ulteriormente incostituzionale, perché da una parte la Costituzione favorisce l’accesso alla "proprieta’ dell’abitazione" e "tutela il risparmio", dall’altra parte l’IMU va in direzione radicalmente opposta: non favorisce l’accesso ma il decesso della proprietà dell’abitazione; non tutela il risparmio ma attenta alla sua stessa principale base costitutiva.
E’ in questi termini che l’IMU cessa di essere una imposta sul patrimonio, per diventare una imposta contro il patrimonio!
E’ in questi termini che l’IMU si configura come un mostruoso mutante fiscale. All’origine, si pretendeva da parte del Governo che l’IMU fosse una imposta patrimoniale, per quanto pesante ma pur sempre un’imposta. Invece l’IMU ha subito perso questa forma, per diventare un vero esproprio senza indennizzo. Una prestazione imposta in forma ablativa, distruttiva, negativa. E cosi’ negativa da essere "suicida" per il fisco stesso, perche’ distruggendo la proprieta’, su cui insiste, l’IMU distrugge alla fine la sua stessa fiscale ragion d’essere.
Per tutte queste ragioni la legge istitutiva dell’IMU viola i seguenti principi costituzionali: 
- "capacita’ contributiva" (art.53); 
- " uguaglianza" tra i cittadini (art.3); 
- favore per l’accesso popolare alla "proprieta’ dell’abitazione"  (art.47) ; 
- tutela del "risparmio" (art.47).
In questa fase, l’opinione pubblica ha un ruolo essenziale, non solo per creare una massa critica di ricorsi, ma anche per esercitare una pressione democratica sugli organi preposti a decidere, e sugli stessi organi legislativi, che possono in ogni momento intervenire per rimuovere gli elementi di incostituzionalità.

BRUNETTA : L’UE BOCCIA L’IMU MONTI


dal sito dell'on. prof.Renato Brunetta riportiamo

 la seguente analisi sull'IMU 



L’UE BOCCIA L’IMU MONTI

 La Commissione Ue nel suo Rapporto 2012
sull'occupazione e gli sviluppi sociali boccia l’Imu di Monti
che, a differenza dell'ultima versione dell'Ici, si applica
anche sulla prima casa.
 Secondo tale rapporto le nuove tasse sulla proprietà, tra
tutte in particolare l'Imu, non migliorano la redistribuzione
del reddito nel nostro Paese e «non hanno un impatto sulle
disuguaglianze in Estonia e Italia» tanto che è previsto
perfino che determinino «un leggero aumento della
povertà in Italia».3
L’UE BOCCIA L’IMU MONTI
 Meglio la nostra Imu federale, più leggera e che
esentava la prima casa, in conformità a quanto
disponeva espressamente la legge delega (legge 42 del
2009, che all’art. 12, lett. b).
 Monti infatti con il decreto «Salva Italia» ha modificato
l’imposta originariamente prevista dal federalismo
fiscale, che era destinata a entrare in vigore nel 2014,
assieme all’imposta municipale secondaria, nell’ottica di
semplificare il farraginoso catalogo delle imposte locali
(ben 18 diverse forme di entrata: dall’Ici alla “tassa
sull’ombra”).4
L’UE BOCCIA L’IMU MONTI
 La nostra era un’imposta su:
 su immobili, terreni e aree edificabili, a qualsiasi uso
destinati, escluse le abitazioni principali
 a carico di proprietari e titolari di diritti reali
 direttamente riscossa dai comuni
 sostituisce l’ICI e la componente immobiliare di IRPEF e
relative addizionali
45
L’UE BOCCIA L’IMU MONTI
 L’Imu di Monti ha poco a che vedere con la «nostra Imu».
 La prima modifica è che si applica, ma con un’aliquota
ridotta, anche alla prima casa.
 La seconda modifica è che la nuova Imu ha una doppia
faccia, nascosta. Mantiene, infatti, il nome di imposta
“municipale”, ma metà del gettito sulle seconde case (9
mld) lo prende lo Stato.6
L’UE BOCCIA L’IMU MONTI
 Non solo: i Comuni perdono di fatto anche il gettito
derivante dall’estensione alle prime case (3,8 mld),
perché il Salva Italia ha ulteriormente tagliato il fondo
di riequilibrio destinato ai Comuni per altri 5,65 mld.
 La terza modifica è che il Salva Italia ha imposto le
rivalutazioni catastali, per cui la base imponibile
dell’Imu viene quasi raddoppiata.7
L’UE BOCCIA L’IMU MONTI
Con l’Imu introdotta dal Governo Monti i Comuni perdono il 27%
rispetto al gettito della vecchia Ici
PRIMA SALVA ITALIA DOPO SALVA ITALIA
Gettito vecchia Ici
9,2 mld
Gettito complessivo nuova IMU nel 2012
21,8 mld
• 9 mld riservati allo Stato;
• riduzione ulteriore Fondo di riequilibrio per i Comuni
2012: 2,45 mld (1,45 + 1 manovra luglio);
• riduzione “compensativa” del Fondo di riequilibrio per i
Comuni 2012: 3,2 mld (1,6+ 1,6).
TOTALE
9,2 miliardi
TOTALE
7,15 miliardi

PDL: Le regole per la formazione delle liste elettorali


Ufficio di Presidenza: Le regole per la formazione delle liste elettorali

Il comunicato ufficiale

Logo PDL
L’Ufficio di Presidenza del Popolo della Libertà, riunito a Roma il 7 gennaio 2013 e presieduto dal segretario politico Angelino Alfano, ha approvato e ha fatto proprie le indicazioni del Presidente Silvio Berlusconi per la costituzione delle liste elettorali in vista delle elezioni politiche e regionali di febbraio, in particolare per quanto riguarda il rigore nell’individuazione dei candidati sotto il profilo della moralità pubblica, la promozione della parità di genere e la massima apertura a esponenti del mondo del lavoro, dell’impresa, delle professioni, della cultura e del volontariato, nonché agli amministratori locali e alle altre espressioni del territorio.

In questo spirito l’Ufficio di Presidenza ha approvato i seguenti criteri per la candidabilità dei parlamentari uscenti. Potranno essere ricandidati soltanto coloro che:

a) Abbiano totalizzato non più di tre legislature, anche non consecutive, e comunque non più di 15 anni di presenza in assemblee parlamentari (Camera, Senato e Parlamento Europeo).

b) Abbiano un’età inferiore a 65 anni.

c) Siano in regola con la contribuzione mensile al partito per l’intera durata della legislatura.

A tali criteri si può derogare in via eccezionale, soltanto su deliberazione di un Comitato nominato dal Presidente Berlusconi. In ogni caso non potranno essere candidati coloro che si siano comportati in modo scorretto nei confronti del Popolo della Libertà e del mandato degli elettori, organizzando, favorendo o tentando fratture nei gruppi parlamentari, che abbiano operato per mettere in difficoltà il governo Berlusconi, che abbiano espresso sistematicamente voti in dissenso, o che abbiano assunto in modo sistematico posizioni in conflitto con la linea politica del Popolo della Libertà sui mezzi di comunicazione (fatti salvi i temi sensibili affidati alla libertà di coscienza). Inoltre, sempre in coerenza con gli orientamenti più volte espressi dal Presidente Berlusconi, saranno applicate in modo strettamente rigoroso le norme contenute nel provvedimento sull’incandidabilità recentemente approvato e i criteri che lo hanno ispirato.

L’ufficio di presidenza ha sottolineato inoltre l’opportunità di non prevedere la candidatura alle elezioni politiche:

- degli eurodeputati e degli esponenti del PDL che si candideranno alle prossime elezioni regionali.

Ferma rimane, naturalmente, la competenza degli organi statutari a decidere sulla effettiva candidatura di coloro che rientrino nei criteri indicati.

Il segretario politico del Popolo della Libertà, Angelino Alfano, ha ringraziato il Presidente Renato Schifani per avere presieduto l’istituzione del Senato della repubblica con equilibrio, terzietà e alto senso dello Stato. Ha ringraziato altresì i capigruppo Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri per il prezioso e proficuo lavoro svolto a sostegno del governo Berlusconi e delle battaglie parlamentari del partito. Contributi ed esperienze dei quali senz’altro il PDL beneficerà nella prossima legislatura.

L’ufficio di presidenza ha espresso al Presidente Berlusconi profonda gratitudine per il suo impegno in questa campagna elettorale e per la pazienza, il senso di responsabilità e la visione manifestati nella delicata fase di definizione dell’accordo con la Lega Nord.