martedì 5 gennaio 2016

Consiglio europeo, 17-18.12.2015



Conclusioni del Consiglio europeo, 17 e 18 dicembre 2015
Nella riunione di dicembre i leader dell'UE si sono concentrati sulle questioni relative
 alla migrazione, la lotta al terrorismo, la relazione dei cinque presidenti sull'Unione
economica e monetaria, il completamento del mercato unico e i preparativi del Regno
 Unito in vista del referendum sull'appartenenza alla UE,  si sono riuniti a Bruxelles il 
17 e 18 dicembre per discutere della crisi migratoria, della lotta contro il terrorismo 
e delle richieste di riforma del Regno Unito.
La riunione è stata anche l'occasione per Xavier Bettel, primo ministro del 
Lussemburgo, di passare il testimone della presidenza a Mark Rutte, primo 
ministro dei Paesi Bassi. I Paesi Bassi eserciteranno la presidenza del Consiglio 
per i prossimi 6 mesi, a partire dal gennaio 2016.
ll18 dicembre 2015 il presidente Tusk ha tenuto una conferenza stampa al termine 
della seconda sessione della riunione del Consiglio europeo.

Migrazione

Al fine di far fronte ai flussi senza precedenti di rifugiati nel 2015, l'UE ha definito
 una strategia globale ed è pienamente impegnata nella soluzione delle questioni 
più urgenti. 
Secondo una relazione della presidenza lussemburghese, l'attuazione ha registrato
 rapidi progressi in taluni settori, ma permangono notevoli lacune.
Il 17 dicembre il Consiglio europeo ha fatto il punto sull'attuazione delle decisioni
 già adottate e ha convenuto di velocizzare le azioni su quanto segue:
  • funzionamento dei punti di crisi
  • attuazione delle decisioni in materia di ricollocazione e rimpatri 
  • controllo delle frontiere esterne dell'UE cooperazione con i paesi di 
  • origine e di transito

La cronistoria illustra le principali misure adottate negli ultimi mesi dall'UE, insieme 
agli Stati membri, per rispondere alle sfide sollevate dalla migrazione.I leader 
dell'UE hanno anche chiesto al Consiglio di esaminare al più presto la proposta volta 
a rafforzare le frontiere esterne dell'UE presentata dalla Commissione europea il 15 
dicembre. In particolare, il Consiglio deve adottare una posizione sulla guardia costiera 
e di frontiera europea durante l'imminente presidenza dei Paesi Bassi.
Si veda anche la pagina dedicata alla pertinente politica sul nostro sito web:

Referendum nel Regno Unito

A novembre il primo ministro Cameron ha indicato i quattro ambiti in cui chiede
 riforme per rispondere alle preoccupazioni del popolo britannico in merito
 all'appartenenza del Regno Unito all'Unione europea.
Il Consiglio europeo ha discusso dei preparativi del Regno Unito in vista del 
referendum e ha convenuto di trovare soluzioni nell'insieme dei quattro ambiti 
nella riunione di febbraio.

Lotta al terrorismo

In seguito agli attentati terroristici di Parigi del 13 novembre 2015 l'UE deve
 intensificare ancora di più la sua azione contro il terrorismo. Il Consiglio europeo
ha discusso ulteriori iniziative in termini di:
  • scambio di informazioni e finanziamento del terrorismo
  • controlli alle frontiere esterne
  • condizioni che portano al terrorismo, prevenzione della radicalizzazione e 
  • dell'estremismo violento
  • cooperazione con i paesi terzi nella lotta al terrorismo
I leader hanno accolto con favore l'accordo in merito ad una direttiva sull'uso de
i dati del codice di prenotazione (PNR) e ne hanno chiesto una rapida attuazione.

Unione economica e monetaria

I leader dell'UE hanno discusso di questioni economiche, concentrandosi sui punti 
principali della relazione dei cinque presidenti sull'Unione economica e monetaria, 
pubblicata lo scorso giugno.

Mercato interno

A seguito della comunicazione della Commissione "Migliorare il mercato unico: 
nuove opportunità per i cittadini e le imprese", il Consiglio europeo ha chiesto il 
completamento del mercato unico europeo in tutte le sue dimensioni, nonché 
l'accelerazione dell'attuazione del mercato unico digitale e dell'Unione dei 
mercati dei capitali.
Ha inoltre sottolineato l'importanza del conseguimento di un accordo nei
 negoziati del TTIP.

Un'Unione dell'energia con politiche lungimiranti 

in materia di clima

I leader dell'UE hanno accolto con favore lo storico accordo sul clima raggiunto
 durante la COP 21 di Parigi e hanno invitato ad accelerare i lavori su un'Unione 
dell'energia con politiche lungimiranti in materia di clima.
Hanno sottolineato l'importanza della diversificazione dei fornitori, delle fonti e
 delle rotte, che è uno degli obiettivi dell'Unione dell'energia.

Relazioni esterne

Il Consiglio europeo si è concluso con l'adozione di conclusioni sulla Siria, sulla 
Libia e sui finanziamenti per i rifugiati.


Italia e Santa Sede accordo in materia fiscale

Italia e Santa Sede firmano un accordo in materia fiscale

01 Aprile 2015
Il Segretario per i Rapporti con gli Stati, Paul Richard Gallagher, e il Ministro dell’economia e delle finanze, Pier Carlo Padoan, hanno firmato lo scorso 1 aprile una Convenzione in materia fiscale tra la Santa Sede e l’Italia. Le riforme introdotte a partire dal 2010 e la creazione presso la Santa Sede di Istituzioni con specifiche competenze in materia economica e finanziaria, consentono oggi la piena cooperazione amministrativa anche ai fini fiscali. Nel quadro della speciale rilevanza dei rapporti bilaterali, l’ Italia è il primo Paese con cui la Santa Sede sottoscrive un accordo che disciplina lo scambio di informazioni. In linea con il processo in atto verso l’affermazione a livello globale della trasparenza nel campo delle relazioni finanziarie, la Convenzione recepisce il più aggiornato standard internazionale in materia di scambio di informazioni (articolo 26 del Modello OCSE) per disciplinare la cooperazione tra le autorità competenti delle due Parti contraenti. Lo scambio di informazioni riguarderà i periodi d’imposta a partire dal 1° gennaio 2009.
La Convenzione, a partire dalla data di entrata in vigore, consentirà il pieno adempimento, con modalità semplificate, degli obblighi fiscali relativi alle attività finanziarie detenute presso enti che svolgono attività finanziaria nella Santa Sede da alcune persone fisiche e giuridiche fiscalmente residenti in Italia. Gli stessi soggetti potranno accedere ad una procedura di regolarizzazione delle stesse attività, con i medesimi effetti stabiliti dalla legge n. 186/2014. La Convenzione attua, inoltre, quanto previsto dal Trattato del Laterano relativamente all’esenzione dalle imposte per gli immobili della Santa Sede indicati nello stesso Trattato. Infine, è integrato nella Convenzione lo Scambio di note del luglio 2007 tra il Ministero degli Affari Esteri e la Segreteria di Stato, che prevede la notifica per via diplomatica degli atti tributari ad enti della Santa Sede.

Renzi incontra a Palazzo Chigi Fayez Al-Serraj

Renzi incontra a Palazzo Chigi Fayez Al-Serraj

28 Dicembre 2015
Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha oggi ricevuto a Palazzo Chigi il Primo Ministro libico designato, Fayez Al-Serraj, nella sua prima visita europea dopo l'adozione dell'accordo politico il 17 dicembre scorso a Skhirat in Marocco.
Il Presidente del Consiglio ha espresso piena fiducia nella capacità delle nuove autorità libiche di far fronte alle imminenti sfide che le attendono, a cominciare dalla formazione del governo e dal completamento del quadro istituzionale nel segno dell'inclusività e della riconciliazione nazionale.
La nuova Libia potrà contare sul deciso sostegno che l'Italia, in coordinamento con la comunità internazionale, intende assicurare per la riabilitazione dei servizi essenziali, la creazione di solide premesse per lo sviluppo economico e sociale nonché per la stabilizzazione del Paese, con particolare riferimento alla lotta al terrorismo e al traffico di esseri umani. L'Italia e' pronta a rispondere con tempestività, e nel necessario quadro di legalità internazionale, alle eventuali richieste di assistenza che la Libia dovesse rivolgere.
All'incontro era presente il Ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni.

Renzi : Conferenza stampa di fine anno

Conferenza stampa di fine anno

29 Dicembre 2015
Si è svolta il 29 dicembre, presso la nuova Aula dei Gruppi parlamentari della Camera dei Deputati, la conferenza stampa di fine anno del presidente del Consiglio Matteo Renzi.



2015, un anno di Governo

Di seguito alcune delle misure adottate dal Governo nel 2015.

Jobs Act

Il 2015 è iniziato con l'attuazione di un'importante riforma approvata a dicembre 2014: il Jobs Act (Legge 10 dicembre 2014, n. 183).
L’obiettivo primario del Jobs Act è stato quello di creare nuova occupazione stabile, rendendo il contratto a tempo indeterminato la forma di assunzione privilegiata. Tutele crescenti dei lavoratori, politiche attive per il reinserimento, tutela della maternità, flessibilità, difesa del lavoro, semplificazioni: queste le direttive lungo cui si muove la riforma.
Nella riunione del Consiglio dei Ministri del 20 febbraio 2015 sono stati approvati i primi decreti attuativi (D.lgs 4 marzo 2015, n. 23 in materia di contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti, D.lgs 4 marzo 2015, n. 22 sul riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali).
Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, nel sito dedicato, oltre al focus sulla riforma fornisce documentazione, circolari esplicative e chiarimenti.

Fine del segreto bancario e accordi sullo scambio di informazioni

Nell'ambito della lotta all'evasione fiscale l’Italia ha firmato accordi in materia di scambio di informazioni ai fini fiscali con il Liechtenstein, ilPrincipato di Monaco, e la Svizzera.
La voluntary disclosure (collaborazione volontaria) è uno strumento che consente ai contribuenti che detengono illecitamente patrimoni all’estero di regolarizzare la propria posizione denunciando spontaneamente all’Amministrazione finanziaria la violazione degli obblighi di monitoraggio.
Con il Vaticano, l’Italia ha firmato una convenzione che consente il pieno adempimento, con modalità semplificate, degli obblighi fiscali relativi alle attività finanziarie detenute presso enti che svolgono attività finanziaria nella Santa Sede da alcune persone fisiche e giuridiche fiscalmente residenti in Italia.

730 precompilato

Da aprile venti milioni di contribuenti possono usare, da casa oppure attraverso un Caf o un professionista, il nuovo 730 precompilato.
L'Agenzia delle Entrate, utilizzando le informazioni disponibili in Anagrafe tributaria, mette a disposizione di lavoratori dipendenti e pensionati la dichiarazione dei redditi già compilata; in pratica, un modello 730 che può essere accettato dal contribuente così com'è, oppure modificato e/o integrato prima dell'invio.
La dichiarazione precompilata rientra nel pacchetto di semplificazioni fiscali approvate dal Consiglio dei Ministri del 30 ottobre 2014(decreto legislativo n.175 del 21 novembre 2014) e rappresenta una rivoluzione nel rapporto tra Amministrazione finanziaria e contribuenti, in quanto l'Amministrazione stessa diventa il soggetto obbligato a raccogliere ed elaborare i dati fiscali, mentre il contribuente deve soltanto verificarne l’esattezza e la completezza.

Expo Milano 2015

Il 1° maggio si è svolta la cerimonia di apertura di Expo Milano 2015, l’Esposizione Universale che l’Italia ha ospitato fino al 31 ottobre.
Per sei mesi Milano si è trasformata in una vetrina mondiale in cui i Paesi hanno mostrato il meglio delle proprie tecnologie per dare una risposta concreta a un'esigenza vitale: riuscire a garantire cibo sano, sicuro e sufficiente per tutti i popoli, nel rispetto del Pianeta e dei suoi equilibri. In un'area espositiva di 1,1 milioni di metri quadri, con oltre 140 Paesi e Organizzazioni internazionali coinvolti, Expo è stata visitata da oltre 20 milioni di persone.

Scuola

A maggio il Presidente del Consiglio ha illustrato i contenuti della Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione: la Scuola è tornata al centro dell’attenzione, recuperando tutto ciò che è cultura, educazione, istruzione, formazione. Punti centrali: l’alternanza scuola-lavoro, la valorizzazione del ruolo degli insegnanti, l’autonomia, un investimento sulla cultura umanista e l’educazione dei futuri cittadini, la continuità educativa con l’assunzione di nuovi docenti.
La Buona Scuola è entrata in vigore il 16 luglio (Legge 13 luglio 2015, n. 107).

Edilizia scolastica

Per la prima volta l'Italia si è dotata di una programmazione nazionale triennale degli interventi di edilizia scolastica: per il periodo 2015/2017sono stati approvati dal Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca oltre 6.000 interventi (per un fabbisogno totale di 3,7 miliardi di euro) individuati sulla base delle priorità indicate dalle Regioni, sentiti gli Enti locali.
Anche la legge n° 107/2015 su "La Buona Scuola” ha previsto misure specifiche che riguardano l’edilizia scolastica e altrettante scadenze che gli Enti locali devono rispettare per beneficiare delle misure contenute nel provvedimento.
La legge di Stabilità 2016 ha destinato nuove risorse all’edilizia scolastica: 480 milioni di euro di esclusione dai vincoli di bilancio per gli Enti locali; ulteriori 50 milioni di euro nell’ambito degli investimenti immobiliari dell’I.N.A.I.L per scuole innovative; infine, alle Province e Città Metropolitane è attribuito un contributo complessivo di 495 milioni di euro nell’anno 2016, 470 milioni dal 2017 al 2020 e di 400 milioni dal 2021 per spese di viabilità e edilizia scolastica.

Italicum

A maggio è entrata in vigore la nuova legge elettorale, l’Italicum (Legge 6 maggio 2015, n.52).
Tra i contenuti: novità in tema di doppio turno e premio di maggioranza, collegi plurinominali, preferenze, parità di genere. La Camera dei deputati sarà eletta secondo le disposizioni della nuova legge a decorrere dal 1° luglio 2016.

Reati ambientali

Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi il 20 maggio ha firmato lalegge sui reati ambientali, entrata in vigore il 29 maggio 2015.
Una nuova legge in materia di delitti contro l’ambiente: 5 nuovi reati per proteggere la terra, l’ambiente, le persone.

Anticorruzione e falso in bilancio

Il 26 maggio il presidente del Consiglio ha firmato la legge anticorruzione (Legge 27 maggio 2015, n.69). 
Il falso in bilancio torna ad essere punito con il carcere e aumentano le pene per corruzione, peculato, induzione indebita a dare o promettere utilità.

Cooperazione allo sviluppo

Il Consiglio dei Ministri del 31 luglio ha approvato il documento triennale di programmazione e di indirizzo della politica dicooperazione allo sviluppo 2015-2017. Il documento delinea una visione strategica e coerente nella quale la cooperazione allo sviluppo è considerata un investimento per il Paese, una componente qualificante di una politica estera moderna ed efficace, che risponde alle sfide e coglie le opportunità dell’attuale contesto internazionale.
Il documento illustra il contesto interno e internazionale nel triennio 2015-2017, il rinnovamento della cooperazione italiana, le priorità (4 settori - diritti e governance, sviluppo umano, sviluppo rurale, sostegno al settore privato - e 20 Paesi partner in cui concentrare gli interventi), la dimensione multilaterale della cooperazione allo sviluppo, l’agenda per il futuro.

Riforma PA

Il 5 agosto il Presidente Renzi ed il Ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, hanno presentato nel corso di una conferenza stampa la legge di riforma della Pubblica Amministrazione (Legge 7 agosto 2015 n.124).
Gli obiettivi: semplificare la vita dei cittadini, aiutare chi investe, tagliare gli sprechi e migliorare i servizi.

Banda ultralarga e crescita digitale

Sono state approvate dal Consiglio dei Ministri del 3 marzo laStrategia italiana per la banda ultralarga e la Strategia per la crescita digitale 2014-2020. Obiettivo: colmare il ritardo digitale del Paese rispettivamente sul fronte infrastrutturale e nei servizi, in coerenza con l'Agenda Digitale Europea.
Entrambe le strategie sono state definite dall’Agenzia per l’Italia digitale e dal Ministero dello Sviluppo Economico sotto il coordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Con la delibera Cipe n. 65 del 6 agosto è stato approvato il programma operativo del Piano Banda Ultralarga che assegna 2,2 miliardi di euro a valere sulle risorse del Fondo Sviluppo e Coesione (FSC) 2014-2020, per interventi di immediata attivazione. Ulteriori risorse potranno essere oggetto di successivi provvedimenti normativi, per un volume complessivo di risorse pari a 4,9 miliardi.

Giustizia

Nel 2015 c’è stata una riduzione consistente dell’arretrato della giustizia civile. L'aggiornamento del censimento speciale sulla giustizia civile è stato presentato dal ministro della Giustizia Orlando il 13 agosto presso la sede del Ministero.

Riforma costituzionale

Il 13 ottobre il Senato ha approvato il disegno di legge di riforma costituzionale. Il provvedimento è ora all'esame della Camera.
Superamento del bicameralismo paritario con la riforma del Senato, riduzione del numero dei parlamentari, contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, soppressione del CNEL e revisione del titolo V della parte II della Costituzione: su questi temi, al termine dell’iter legislativo, dovranno pronunciarsi i cittadini tramite il referendum.
La sintesi nelle slide presenti sul sito del Ministro per le riforme costituzionali.

Immigrazione

L’impegno sulle problematiche legate alle migrazioni ha attraversato tutto l’anno. Da ultimo, crisi migratoria e lotta al terrorismo sono stati al centro del Consiglio europeo del 17 e 18 dicembre

Riforma della RAI

Il 22 dicembre il ddl di riforma della Rai e del servizio pubblico radiotelevisivo, approvato nel Consiglio dei Ministri del 27 marzo, è diventato legge in seguito al via libera definitivo del Senato.
La riforma interviene sulla governance della RAI, sul Contratto di servizio, sulle competenze della Commissione parlamentare di vigilanza, sull'attività gestionale della RAI.
In particolare: è introdotta la figura dell'amministratore delegato (che sostituisce quella del direttore generale), è ridotto il numero dei membri del Consiglio di amministrazione e modificate le modalità di designazione degli stessi; è introdotto il “Piano per la trasparenza e la comunicazione aziendale” (online i compensi dei dirigenti che guadagnano più di 200mila euro lordi annui).

Legge di Stabilità 2016

Il 22 dicembre è stata approvata in via definitiva dal Parlamento laLegge di Stabilitàapprovata dal Governo il 15 ottobre.
Le misure principali, tra cui l'abbassamento delle tasse e l'abolizione dell'imposta sulla prima casa, i provvedimenti per il Sud, il pacchetto cultura/sicurezza, le norme per l’infanzia e le famiglie, sono illustratenel focus del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

 

Pubblicato dal sito della Presidenza del Consiglio il  29 Dicembre 2015

sabato 12 dicembre 2015

Verona: Pinotti e Tosi firmano accordo per caserme cittadine

Comunicato della Difesa del  9 dicembre 2015  -  Roma

Verona: Pinotti e Tosi firmano accordo per caserme cittadine

​Stipulato oggi a Roma un accordo tra lo Stato ed il Comune di Verona, mirato alla riqualificazione urbanistica e alla trasformazione delle infrastrutture militari nella città
“Dobbiamo usare al meglio il patrimonio di cui disponiamo, perché oggi più che mai è importante evitare qualsiasi spreco”.
Nelle parole del Ministro Pinotti c’è il significato dell’iniziativa portata a termine con l’Agenzia del Demanio e il Comune di Verona per la valorizzazione delle caserme dismesse. Un Patrimonio non più necessario alla Difesa per svolgere   propri compiti ma che può diventare fondamentali per riallocare funzioni dello Stato o delle città.
L’accordo odierno - che prevede di destinare la Caserma Rossani quale nuova sede dei Vigili Urbani di Verona - è stato firmato dal Ministro della Difesa, Roberta Pinotti, dal Sindaco di Verona, Flavio Tosi, e dal Direttore Generale dell’Agenzia del Demanio, Roberto Reggi.
“Un dovere verso i nostri figli e verso i nostri padri” ha spiegato il Ministro che non ha esitato a definire l’intero progetto un “dovere patriottico, un modo per rendere un servizio alla Paese”.
Anche il Sindaco Tosi ha espresso soddisfazione per il progetto: “Una conclusione felice per la città di Verona, ma anche un segnale positivo della burocrazia che funziona”. Un riferimento al fatto che l’operazione di interesse pubblico è stata gestita e realizzata in tempi brevi, appena qualche mese.
Nel dettaglio, con il protocollo d’intesa siglato oggi la Difesa metterà a disposizione tre caserme: la Rossani, la Trainotti  e la Busignani. In cambio, il Comune di Verona si farà carico dei lavori di rifunzionalizzazione di altri immobili militari - tra cui il comprensorio “Pianelli-Li Gobbi” - situati nel medesimo territorio. Ciò consentirà, tra l’altro, di soddisfare le esigenze di altre articolazioni dello Stato, favorendo la riduzione dei costi per fitti passivi.
Una sorta di “baratto amministrativo” che, come suggerito dal Direttore Generale dell’Agenzia del Demanio, Roberto Reggi, potrebbe diventare un modello anche per le altre amministrazioni dello Stato.
Il protocollo si traduce, infatti, in una ottimizzazione del patrimonio immobiliare presente a Verona e rientra in un processo che vede il Ministero della difesa e l’Agenzia del Demanio da tempo impegnati nella razionalizzazione, riqualificazione, riuso e valorizzazione del patrimonio immobiliare del Dicastero.

martedì 8 dicembre 2015

Amnesty Intrernational - Chi ha armato lo Stato Islamico: fatti e cifre

Come abbiamo armato lo "Stato islamico": Amnesty International denuncia decenni di commerci irresponsabili di armi

CS195-08/12/2015

Soldato delle forze di sicurezza irachene tra le munizioni del gruppo Stato islamico esposte nella provincia di al-Alam Salahuddin, 17 marzo 2015 © REUTERS/Thaier Al-Sudani
Soldato delle forze di sicurezza irachene tra le munizioni del gruppo Stato islamico esposte nella provincia di al-Alam Salahuddin, 17 marzo 2015 © REUTERS/Thaier Al-Sudani
In un nuovo rapporto diffuso oggi, Amnesty International ha denunciato come decenni di forniture mal regolamentate di armi all'Iraq e gli scarsi controlli sul terreno abbiano messo a disposizione del gruppo armato che si è denominato "Stato islamico" un ampio e mortale arsenale, usato per compiere crimini di guerra e crimini contro l'umanità su scala massiccia nello stesso Iraq e in Siria.

Basandosi sull'analisi, da parte di esperti, di migliaia di video e immagini di cui è stata verificata l'autenticità, il rapporto di Amnesty International - intitolato "Fare scorta: come abbiamo armato lo "Stato islamico" - spiega come il gruppo armato stia usando armi, in larga parte prelevate dai depositi militari iracheni, concepite e prodotte in almeno 25 paesi compresi Russia, Cina, Usa e alcuni stati dell'Unione europea.

"La quantità e la varietà delle armi usate dallo 'Stato islamico' è l'esempio da manuale di come commerci irresponsabili di armi alimentino atrocità di massa" - ha dichiarato Patrick Wilcken, ricercatore su controlli sulle armi, commerci di materiali di sicurezza e violazioni dei diritti umani di Amnesty International.

"La scarsa regolamentazione e la mancata supervisione sull'immenso afflusso di armi in Iraq a partire da decenni fa sono state la manna dal cielo per lo 'Stato islamico' e altri gruppi armati, che si sono trovati a disposizione una potenza di fuoco senza precedenti" - ha commentato Wilcken.

Dopo aver preso il controllo di Mosul, la seconda città dell'Iraq, nel giugno 2014, lo "Stato islamico" è entrato in possesso di un'incredibile quantità di armi e munizioni di fabbricazione internazionale, tra cui armi e veicoli militari made in Usa poi utilizzati per conquistare altre parti del paese, con conseguenze devastanti per le popolazioni locali.

Questa enorme disponibilità di armi catturate o acquisite in modo illecito ha permesso allo "Stato islamico" di portare avanti una terribile campagna di violenza:uccisioni sommarie, stupri, torture, rapimenti e presa di ostaggi hanno costretto centinaia di migliaia di persone a fuggire, trasformandosi in profughi interni o in rifugiati.
 

Un'incredibile varietà di armi

La quantità e qualità delle armi nelle mani dello "Stato islamico" è la conseguenza di decenni di trasferimenti irresponsabili di armi all'Iraq e dei molteplici fallimenti nel gestire le importazioni di armi e introdurre meccanismi di monitoraggio, a partire dall'occupazione militare del 2003, per evitare che quel materiale finisse nelle mani sbagliate. La carenza di sorveglianza dei depositi militari e l'endemica corruzione mostrata dai vari governi iracheni hanno contribuito ad aggravare la situazione.

Il rapporto di Amnesty International documenta l'uso, da parte dello "Stato islamico", di armi e munizioni provenienti da almeno 25 paesi, con un'ampia proporzione originariamente fornita all'esercito iracheno da Usa, Russia e paesi dell'ex blocco sovietico. Queste forniture sono state pagate col petrolio o sono state oggetto di accordi tra il Pentagono e la Difesa irachena o, ancora, frutto di donazioni da parte della Nato. La maggior parte di esse è stata presa dai depositi militari finiti sotto il controllo dello "Stato islamico" o da quei depositi illecitamente trasferita.

Tra le armi avanzate finite nelle mani dello "Stato islamico" vi sono i sistemi di difesa aerea portabili a spalla (noti con l'acronimo Manpads), missili anti-carro guidati, veicoli blindati da combattimento, fucili d'assalto come gli Ak russi e gli M16 e i Bushmaster statunitensi.

La maggior parte delle armi convenzionali usate oggi dallo "Stato islamico" risale al periodo che va dagli anni Settanta agli anni Novanta e comprende pistole, rivoltelle e altre armi leggere, mitragliatrici, armi anti-carro, mortai e altra artiglieria. Assai utilizzati sono i fucili simili ai kalashnikov dell'era sovietica, prodotti principalmente in Russia e Cina.

"Ancora una volta dobbiamo constatare che per inviare armi in regioni instabili occorrono un'analisi del rischio da parte di esperti e misure per la riduzione del danno. Sono processi lunghi che richiedono verifiche approfondite. Bisogna verificare, ad esempio, se le forze militari e di sicurezza del paese destinatario sono in grado di sorvegliare efficacemente i depositi e rispettare gli standard del diritto internazionale dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale" - ha commentato Wilcken.

Lo "Stato islamico" e altri gruppi armati hanno anche iniziato a produrre armi per conto proprio: razzi, mortai, granate, ordigni esplosivi improvvisati, trappole esplosive, autobombe e persino bombe a grappolo, queste ultime proibite a livello internazionale. Tra gli ordigni esplosivi improvvisati figurano le mine terrestri, a loro volta vietate dal Trattato per la messa al bando delle mine.

La catena di rifornimento

Il rapporto di Amnesty International ripercorre la lunga storia della proliferazione delle armi in Iraq e la complessa catena di rifornimento che molto probabilmente ha portato alcune delle più recenti forniture nelle mani dello "Stato islamico".

depositi iracheni si sono riempiti di armi alla fine degli anni Settanta e all'inizio degli anni Ottanta, soprattutto nel contesto della guerra con l'Iran, un fattore determinante per lo sviluppo del moderno mercato globale delle armi: almeno 34 paesi fornirono armi all'Iraq, ma 28 di questi le inviarono anche all'Iran. Nel frattempo, l'allora presidente iracheno Saddam Hussein dirigeva lo sviluppo di una fiorente industria delle armi in grado di produrre armi leggere, mortai e pezzi d'artiglieria.

L'embargo imposto dalle Nazioni Unite dopo che nel 1990 l'Iraq invase il Kuwait ridusse le importazioni ma dal 2003, durante e dopo l'invasione diretta dagli Usa, le forniture sono riprese massicciamente, senza che in molti casi vi fossero garanzie e controlli da parte delle forze della coalizione Usa e delle ricostituite forze armate irachene. Centinaia di migliaia di queste armi sono svanite nel nulla e ancora oggi non se ne trova traccia.

I tentativi più recenti di ricostituire e riequipaggiare l'esercito iracheno e le forze a questo associatehanno ancora una volta determinato un massiccio afflusso di armi in Iraq. Tra il 2011 e il 2013, gli Usa hanno sottoscritto contratti del valore di miliardi di dollari per la fornitura di 140 carri M1A1 Abrams, decine di aerei da combattimento F16, 681 missili terra-aria portabili a spalla Stinger, batterie anti-aeree Hawk e altro equipaggiamento. Alla fine del 2014, gli Usa avevano inviato al governo iracheno armi leggere e munizioni per un valore di oltre 500 milioni di dollari.

L'endemica corruzione all'interno dell'esercito iracheno, così come i blandi controlli nei pressi dei depositi militari e nel rintracciamento delle armi, rendono tuttora elevato il rischio che queste forniture possano finire nelle mani di gruppi armati come lo "Stato islamico".

Impedire la proliferazione delle armi

Dagli errori del passato, gli stati possono apprendere la lezione e adottare misure urgenti per impedire l'ulteriore proliferazione delle armi in Iraq, in Siria e in altre nazioni e regioni instabili.

Amnesty International chiede a tutti gli stati di stabilire unembargo totale nei confronti del governo siriano e dei gruppi armati d'opposizione implicati in crimini di guerra, crimini contro l'umanità e altre gravi violazioni del diritto internazionale.

Gli stati dovranno inoltre adottare la regola della "presunzione del rifiuto" nei confronti delle esportazioni di armi verso l'Iraq, ossia autorizzare i trasferimenti solo dopo aver compiuto un rigoroso accertamento dei rischi. Le unità dell'esercito e di polizia dell'Iraq giudicate eccezione alla regola dovranno prima di tutto dimostrare di rispettare in modo rigoroso e integrale il diritto internazionale dei diritti umani e il diritto internazionale umanitario e, in secondo luogo, di essere dotate dei necessari meccanismi di controllo per garantire che le forniture non saranno girate ai gruppi armati.

Inoltre, ogni stato che stia considerando possibili trasferimenti di armi all'esercito iracheno dovrà prioritariamente investire il massimo delle risorse neicontrolli preventivi e successivi, nell'addestramento e nella supervisione, in modo che i destinatari rispettino gli standard internazionali sulla gestione e sull'impiego di tali armi.

Tutti gli stati che non l'hanno ancora fatto, dovranno immediatamente depositare gli strumenti di accessione o di ratifica al Trattato internazionale sul commercio delle armi. Uno degli obiettivi del Trattato è quello di "prevenire e sradicare il commercio illecito di armi convenzionali e impedire che vengano girate" ad altre parti. Il Trattato, inoltre, contiene norme per fermare le forniture di armi ove vi sia un elevato rischio che queste siano usate per compiere gravi violazioni del diritto internazionale dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario.

"L'eredità della proliferazione delle armi e delle violazioni dei diritti umani in Iraq e nelle zone circostanti ha già distrutto la vita e i beni di milioni di persone e costituisce una minaccia ancora in corso. Le conseguenze delle irresponsabili forniture di armi all'Iraq e alla Siria, e la loro successiva cattura da parte dello 'Stato islamico', devono essere un campanello d'allarme per gli esportatori di armi di ogni parte del mondo" - ha concluso Wilcken.

Informazioni aggiuntive riguardo all'Italia

Il rapporto di Amnesty International evidenzia come anche l'Italia possa aver giocato un ruolo non indifferente nell'armare lo "Stato islamico", rifornendo durante la guerra del 1980-88 - secondo fonti ufficiali Usa reperibili online - sia l'Iraq che, in maniera meno trasparente, l'Iran.

Dal 2003, l'Italia ha partecipato alla cosiddetta "guerra al terrore", nel cui contesto al dipartimento della Difesa Usa fu concessa ulteriore libertà di trasferire armi all'Iraq, attraverso l'Iraq Relief and Reconstruction Fund, prima, e l'Iraq Security Forces Fund, tra il 2004 e il 2007. Ciò esentava il Pentagono dal doversi conformare a qualsiasi disposizione di legge, incluse quelle relative ai diritti umani. In quegli anni, mentre finivano in circolazione le scorte eccedenti delle forze armate irachene sconfitte e poi congedate, la coalizione guidata dagli Usa firmò contratti per almeno un milione di dollari in ulteriori armi leggere e milioni di munizioni, provenienti anche dall'Italia.

L'ascesa dello "Stato islamico" e le sue conquiste territoriali tra giugno e agosto 2014 hanno determinato un grande cambiamento nelle politiche internazionali relative alla fornitura di armi nella regione. Nel 2014, infatti, gli Usa hanno coordinato sforzi congiunti per rispondere alla domanda di armamenti dell'Iraq cominciando a rifornire regolarmente, insieme ad altri 11 paesi europei tra cui l'Italia, anche le forze curde che si opponevano nel paese allo "Stato islamico".
 
 
 
FINE DEL COMUNICATO                                 Roma, 8 dicembre 2015

SONO 4 MILIONI GLI EXTRA COMUNITARI IN ITALIA

Cittadini non comunitari: presenza, nuovi ingressi e acquisizioni di cittadinanza 

Al 1° gennaio 2015, in base ai dati forniti dal Ministero dell'Interno, sono regolarmente presenti in Italia 3.929.916 cittadini non comunitari.
Tra il 2014 e il 2015 il numero di cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti è aumentato di circa 55mila unità (+1,4%). I paesi più rappresentati sono: Marocco (518.357), Albania (498.419), Cina (332.189), Ucraina (236.682) e Filippine (169.046).
I minori stranieri rappresentano il 24% dei cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti. Si tratta quindi di una popolazione relativamente giovane considerando che la quota di minori italiani e non, su tutta la popolazione residente al 1 gennaio 2015 è pari al 16,6%.
La quota di soggiornanti di lungo periodo continua a crescere: passa da 2.179.607 nel 2014 (il 56,3% sul totale) a 2.248.747 nel 2015 (57,2%).
Si registra una lieve flessione del numero di nuovi permessi di soggiorno concessi: durante il 2014 ne sono stati rilasciati 248.323, circa il 3% in meno rispetto al 2013. In calo gli ingressi delle donne (-14%) mentre, al contrario, sono in aumento quelli degli uomini (+7,5%).
La riduzione dei nuovi permessi interessa in particolare alcune regioni del Nord: Emilia Romagna
(-3.669), Veneto (-3574) e Lombardia (-2.444). Aumenti consistenti si rilevano invece in Campania (+3.120, 19%) e in Sicilia (+3.483, 28%).
Nel 2014 si registra, in particolare, una forte contrazione degli ingressi per motivi di lavoro, sia in termini assoluti (-27.500), sia in termini relativi. Se nel 2013 rappresentavano più del 33%, nel 2014 sono scesi al 23%.
Tra il 2013 e il 2014 diminuiscono in termini assoluti i nuovi ingressi per famiglia (-3.844 unità), anche se il loro peso relativo si mantiene intorno al 41% .
A raddoppiare in termini assoluti sono invece i permessi per asilo e protezione umanitaria: nel 2014 da 19.146 sono passati a 47.873. In termini relativi arrivano a rappresentare il 19,3% dei nuovi ingressi, dal 7,5% del 2013.
Abbiamo riportato senza commenti  un Comunicato stampa dell'Istat
Direzione centrale delle statistiche socio-demografiche e ambientale