mercoledì 6 gennaio 2016

Brunetta: Crisi, “A questi ritmi crescita ci vorranno 10 anni per tornare a situazione ante 2008″



“Dall’analisi dei dati Eurostat, che ci raccontano come l’Italia non riesca a recuperare le perdite della crisi e a mettersi a pari dei big Ue su industria e lavoro, e dall’analisi della lieve e affannosa crescita prevista per il nostro Paese nel 2015 e nel 2016, emerge che siamo sì usciti dalla recessione ma, ahinoi, non ancora dalla crisi. E la strada è lunga e tortuosa.

Per tornare ai livelli ante 2008, per quanto riguarda il Pil e l’occupazione, a questi lentissimi ritmi di crescita, ci vorranno almeno 10 anni. E i gufi qui non c’entrano niente, caro presidente del Consiglio (si fa per dire), Matteo Renzi.
E il passaggio dal segno meno al segno più non è certamente ascrivibile a questo governo, che in 20 mesi a Palazzo Chigi non è riuscito a dare al Paese la tanto sbandierata svolta buona.
Se non ci fosse stata la svalutazione dell’euro, la diminuzione del prezzo del petrolio e la liquidità della Banca centrale europea la crescita in Italia sarebbe ancora con il segno meno. Con buona pace di Renzi e della sua ossessione per i volatili notturni.
Come volevasi dimostrare”.

Messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica

Messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella


Palazzo del Quirinale, 31/12/2015
Buonasera,
un saluto molto cordiale a quanti mi ascoltano e gli auguri migliori, altrettanto cordiali, a tutte le italiane e a tutti gli italiani, in patria e all'estero; e a coloro che si trovano in Italia e che amano il nostro Paese. A tutti un buon 2016.

L'anno che sta per concludersi ha recato molte novità intorno a noi: alcune positive, altre di segno negativo.

Questa sera non ripeterò le considerazioni che ho fatto, giorni fa, incontrando gli ambasciatori degli altri Paesi in Italia sulla politica internazionale, e neppure quelle svolte con i rappresentanti delle nostre istituzioni.

Stasera vorrei dedicare questi minuti con voi alle principali difficoltà e alle principali speranze della vita di ogni giorno.

Il lavoro anzitutto.

L'occupazione è tornata a crescere.

Ma questo dato positivo, che pure dà fiducia, l'uscita dalla recessione economica e la ripresa non pongono ancora termine alle difficoltà quotidiane di tante persone e di tante famiglie.

Il lavoro manca ancora a troppi dei nostri giovani.

Sono giovani che si sono preparati, hanno studiato, posseggono talenti e capacità e vorrebbero contribuire alla crescita del nostro Paese. Ma non possono programmare il proprio futuro con la serenità necessaria.

Accanto a loro penso a tante persone, quarantenni e cinquantenni, che il lavoro lo hanno perduto, che faticano a trovarne un altro e che vivono con la preoccupazione dell'avvenire della propria famiglia.

Penso all'insufficiente occupazione femminile.

Il lavoro manca soprattutto nel Mezzogiorno. Si tratta di una questione nazionale. Senza una crescita del Meridione, l'intero Paese resterà indietro.

Le diseguaglianze rendono più fragile l'economia e le discriminazioni aumentano le sofferenze di chi è in difficoltà.

Come altrove, anche nel nostro Paese i giovani che provengono da alcuni ambienti sociali o da alcune regioni hanno più opportunità: dobbiamo diventare un Paese meno ingessato e con maggiore mobilità sociale.

Il lavoro e la società sono al centro di un grande processo di cambiamento.

L'innovazione è una sfida che riguarda tutti. La competizione richiede qualità, creatività, investimenti. Impresa privata e settore pubblico, in particolare scuola, università e ricerca, devono operare d'intesa.

La condizione economica dell'Italia va migliorando: questo va sottolineato.

Anche le prospettive per il 2016 appaiono favorevoli.

Senza dimenticare l'azione svolta dalle istituzioni, va detto - e tengo a dirlo - che moltissimi nostri concittadini hanno operato con impegno e con senso di responsabilità, in settori diversi e con compiti differenti. Hanno contribuito in questo modo, malgrado la crisi, a tenere in piedi l'economia italiana.

A tutti loro desidero render merito ed esprimere grande riconoscenza.

Così come intendo inviare un messaggio di sostegno e di speranza alle famiglie particolarmente in affanno: non vanno lasciate sole, e chiedo l'impegno di tutti perché le difficoltà si riducano e vengano superate.

Un elemento che ostacola le prospettive di crescita è rappresentato dall'evasione fiscale.

Secondo uno studio, recentissimo, di pochi giorni fa, di Confindustria, nel 2015 l'evasione fiscale e contributiva in Italia ammonta a 122 miliardi di euro. 122 miliardi! Vuol dire 7 punti e mezzo di PIL. Lo stesso studio calcola che anche soltanto dimezzando l'evasione si potrebbero creare oltre trecentomila posti di lavoro: gli evasori danneggiano la comunità nazionale e danneggiano i cittadini onesti. Le tasse e le imposte sarebbero decisamente più basse se tutti le pagassero.

In questi giorni avvertiamo allarme per l'inquinamento, specialmente nelle grandi città.

Il problema dell'ambiente, che a molti e a lungo è apparso soltanto teorico, oggi si rivela concreto e centrale.

Mi auguro che lo si affronti con un comune impegno da parte di tutti.

Sono utili le diverse opinioni - e non si può certo comprimere il confronto politico - ma siamo di fronte anche alla natura, e ai suoi mutamenti, che contribuiscono a provocare siccità e alluvioni.
In presenza di una sfida così grande, che coinvolge la salute, è necessario che prevalga lo spirito di collaborazione.

Dobbiamo avere maggior cura dei nostri territori.

Da quelli montani a quelli delle piccole isole, dove nostri concittadini affrontano maggiori disagi.

Occorre combattere contro speculazioni e sfruttamento incontrollato delle risorse naturali. E' confortante vedere la formazione di molti movimenti spontanei, l'impegno di tanti che si mobilitano per riparare danni provocati dall'incuria e dal vandalismo, e difendono il proprio ambiente di vita, i parchi, i siti archeologici.

L'Italia è vista all'estero come il luogo privilegiato della cultura e dell'arte, e lo è davvero. Questo patrimonio costituisce una nostra ricchezza, anche economica.

Abbiamo il dovere di farlo apprezzare in un ambiente adeguato per bellezza.

L'impegno delle istituzioni, nazionali e locali, deve essere in questo campo sempre maggiore.

Un esempio: si può chiedere ai cittadini di limitare l'uso delle auto private, ma, naturalmente, il trasporto pubblico deve essere efficiente.

E purtroppo non dovunque è così.
Il compito di difendere l'ambiente, peraltro, ricade in parte su ciascuno di noi.

Molto della qualità della nostra vita dipende dalla raccolta differenziata dei rifiuti e dal rispetto dei beni comuni.

Non dobbiamo rassegnarci alla società dello spreco e del consumo distruttivo di cibo, di acqua, di energia.

Passando ad un altro argomento su cui c'è grande attenzione, tutti sappiamo che il terrorismo fondamentalista cerca di portare la sua violenza nelle città d'Europa, dopo aver insanguinato le terre medio-orientali e quelle africane.

Realizzare condizioni di pace e stabilità per i popoli di quei Paesi è la prima risposta necessaria, anche per difendere l'Europa e noi stessi.

La prosperità, il progresso, la sicurezza di ciascuno di noi sono strettamente legati a quelli degli altri.

Non esistono barriere, naturali o artificiali, che possano isolarci da quel che avviene oltre i nostri confini e oltre le frontiere dei nostri vicini.

In questi decenni di pace e di democrazia abbiamo sempre dispiegato un impegno costante in difesa di questi valori, ovunque siano minacciati.

La presenza diffusa dei nostri militari all'estero lo testimonia. A loro - e ai tanti volontari - va grande riconoscenza.

Il terrorismo ci vuole impaurire e condizionare. Non glielo permetteremo. Difenderemo le conquiste della nostra civiltà e la libertà delle nostre scelte di vita. Con questo spirito abbiamo sentito, tutti, su di noi la sofferenza dei parenti delle vittime di Parigi e ci siamo stretti intorno alla famiglia di Valeria Solesin.

Le nostre Forze di polizia e i nostri servizi di sicurezza stanno agendo con serietà e con competenza per difendere la tranquillità della nostra vita. Il pericolo esiste ma si sta operando con grande impegno per prevenirlo.

Agli altri Paesi dell'Unione Europea abbiamo proposto di aumentare la collaborazione e di porre sollecitamente in comune risorse, capacità operative, conoscenze e informazioni per meglio contrastare e sconfiggere il terrorismo di matrice islamista.

In questo periodo masse ingenti di persone si spostano, anche da un Continente all'altro, per sfuggire alle guerre o alla fame o, più semplicemente, alla ricerca di un futuro migliore. Donne, uomini e bambini: molti di questi muoiono annegati in mare, come il piccolo Aylan e, ormai, purtroppo anche nell'indifferenza.

Il fenomeno migratorio nasce da cause mondiali e durerà a lungo. Non ci si può illudere di rimuoverlo, ma si può governare. E si deve governare.

Può farlo con maggiore efficacia l'Unione Europea e la stiamo sollecitando con insistenza.

Occorrono regole comuni per distinguere chi fugge da guerre o persecuzioni e ha, quindi, diritto all'asilo, e altri migranti che vanno invece rimpatriati, sempre assicurando loro un trattamento dignitoso.
L'Italia ha conosciuto bene, nei due secoli passati, la sofferenza e la fatica di chi lascia casa e affetti e va, da emigrante, in terre lontane. Il nostro è diventato, da alcuni anni, un Paese di immigrazione.

Molte comunità straniere si sono insediate regolarmente nel nostro territorio, generalmente bene accolte dagli italiani. Tanto che affidiamo spesso a lavoratrici e a lavoratori stranieri quel che abbiamo di più caro: i nostri bambini, i nostri anziani, le nostre case.

Sperimentiamo, giorno per giorno, sui banchi di scuola, al mercato, sui luoghi di lavoro, esperienze positive di integrazione con cittadini di altri Paesi, di altre culture e di altre fedi religiose. Il 70 per cento dei bambini stranieri in Italia, lo dice l'Istat, ha come migliore amico un coetaneo italiano.

Bisogna lavorare per abbattere, da una parte e dall'altra, pregiudizi e diffidenze, prima che divengano recinti o muri, dietro i quali potrebbero nascere emarginazione e risentimenti.

Serve accoglienza, serve anche rigore.

Chi è in Italia deve rispettare le leggi e la cultura del nostro Paese. Deve essere aiutato ad apprendere la nostra lingua, che è un veicolo decisivo di integrazione.

Larghissima parte degli immigrati rispetta le nostre leggi, lavora onestamente e con impegno, contribuisce al nostro benessere e contribuisce anche al nostro sistema previdenziale, versando alle casse dello Stato più di quanto ne riceva.

Quegli immigrati che, invece, commettono reati devono essere fermati e puniti, come del resto avviene per gli italiani che delinquono.

Quelli che sono pericolosi vanno espulsi.

Le comunità straniere in Italia sono chiamate a collaborare con le istituzioni contro i predicatori di odio e contro quelli che praticano violenza.

Negli ultimi anni è cresciuta la sensibilità per il valore della legalità.

Soprattutto i più giovani esprimono il loro rifiuto per comportamenti contrari alla legge perché capiscono che malaffare e corruzione negano diritti, indeboliscono la libertà e rubano il loro futuro.
Contro le mafie stiamo conducendo una lotta senza esitazioni, e va espressa riconoscenza ai magistrati e alle forze dell'ordine che ottengono risultati molto importanti.
Vi è, poi, l'illegalità di chi corrompe e di chi si fa corrompere.

Di chi ruba, di chi inquina, di chi sfrutta, di chi in nome del profitto calpesta i diritti più elementari, come accade purtroppo spesso dove si trascura la sicurezza e la salute dei lavoratori.

La quasi totalità dei nostri concittadini crede nell'onestà. Pretende correttezza.

La esige da chi governa, ad ogni livello; e chiede trasparenza e sobrietà. Chiede rispetto dei diritti e dei doveri.

Sono numerosi gli esempi di chi reagisce contro la corruzione, di chi si ribella di fronte alla prepotenza e all'arbitrio.

Rispettare le regole vuol dire attuare la Costituzione, che non è soltanto un insieme di norme ma una realtà viva di principi e valori.

Tengo a ribadirlo all'inizio del 2016, durante il quale celebreremo i settant'anni della Repubblica.

Tutti siamo chiamati ad avere cura della Repubblica.

Cosa vuol dire questo per i cittadini? Vuol dire anzitutto farne vivere i principi nella vita quotidiana sociale e civile.

Nell'anno che sta per aprirsi si svolgerà il maggior percorso del Giubileo della Misericordia, voluto da Francesco, al quale rivolgo i miei auguri ed esprimo riconoscenza per l'alto valore del suo magistero.

E' un messaggio forte che invita alla convivenza pacifica e alla difesa della dignità di ogni persona.

Con una espressione laica potremmo tradurre quel messaggio in comprensione reciproca, un atteggiamento che spero si diffonda molto nel nostro vivere insieme.

Sappiamo tutti che quando si parla di noi italiani le prime parole che vengono in mente sono genio, bellezza, buon gusto, inventiva, creatività. Sappiamo anche che spesso vengono seguite da altre, non altrettanto positive: scarso senso civico, particolarismo, individualismo accentuato.

Ricevo ogni giorno molte lettere e, in questo mio primo anno di presidenza, in giro per l'Italia e al Quirinale, ho incontrato tante persone e conosciuto le loro storie.

Parlano di coraggio, di impegno, di spirito d'impresa, di dedizione agli altri, di senso del dovere e del bene comune, di capacità professionali, di eccellenza nella ricerca.
E non si tratta di eccezioni.

Nei miei colloqui con i rappresentanti di altri Paesi, in Italia e all'estero, ho sempre colto una considerazione e una fiducia nei confronti dell'Italia e degli italiani maggiori di quanto, a volte, noi stessi siamo disposti a riconoscere.

L'Italia è ricca di persone e di esperienze positive.

A tutte loro deve andare il nostro grazie.

Sono ben rappresentate da alcune figure emblematiche. Ne cito soltanto tre: Fabiola Gianotti, che domani assumerà la direzione del Cern di Ginevra, Samantha Cristoforetti, che abbiamo seguito con affetto nello spazio, Nicole Orlando, l'atleta paralimpica che ha vinto quattro medaglie d'oro.

Nominando loro rivolgo un pensiero di riconoscenza a tutte le donne italiane.

Fanno fronte a impegni molteplici e tanti compiti, e devono fare ancora i conti con pregiudizi e arretratezze. Con una parità di diritti enunciata ma non sempre assicurata; a volte persino con soprusi o con violenze.

Un pensiero particolare alle persone con disabilità, agli anziani che sono o si sentono soli, ai malati.

Un augurio speciale, infine, a tutti i bambini nati nel 2015: hanno portato gioia nelle loro famiglie e recano speranza per il futuro della nostra Italia.

Vi ringrazio, e a tutti buon 2016!

Ecco l'Europa allo sbando in balia degli immigrati


di Giorgia Meloni

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BALDASSARRE: In Italia, si continua a speculare sull’immigrazione


In Italia, si continua a speculare sull’immigrazione, e si lascia morire chi per anni ha risparmiato e creduto in questo Paese
Leggendo la notizia di Pisapia che vuole dare 400 euro al mese ad ogni famiglia che ospiterà un immigrato richiedente asilo, mi viene in mente l’anziana signora di 75 anni che a Natale ha calpestato la sua dignità, spingendosi a rubare 27 euro di dolci e caramelle per fare un regalo ai nipoti per Natale. L’anziana signora di 75 anni percepisce una pensione di 400 euro al mese, nessuno che le paghi il fitto, nessuno che le paghi da mangiare, magari dopo una vita di sacrifici, onorando la sua vita e quella del nostro Paese.
Purtroppo, è la fotografia della paradossale situazione italiana: il bonus di 500 euro agli insegnanti per comprare un tablet nuovo, il bonus di 500 euro ai 18enni per andare a teatro, come se non bastassero  la social card e i 40 euro per ogni immigrato, ora l’ennesima scelleratezza.
Certe notizie mi riempiono di amarezza ed indignazione, sbattendoci in faccia il degrado e lo stato d’abbandono in cui versano tanti, troppi connazionali, letteralmente abbandonati alle loro sorti proprio da quei politici che tanto ostentano l’aiuto nei confronti degli immigrati.
Mi chiedo come si possa rimanere passivi dinanzi a tanta noncuranza, ognuno dovrebbe esprimere il proprio dissenso per le scelte politiche di questo Governo.
Considerando che tanti giovani oggi non hanno la possibilità di farsi una vita propria, comperare una casa, mettere su famiglia.
In Italia, si continua a speculare sull’immigrazione, e si lascia morire chi per anni ha risparmiato e creduto in questo Paese.
La lista degli errori commessi è davvero lunga e rischia di diventare ancora più folta e ridicola; i pericoli a cui siamo quotidianamente sottoposti sono davvero tanti, pertanto è necessario manifestare il proprio dissenso contro questo modus operandi  che oggi non fa che discriminare gli italiani, continuamente calpestati pur lavorando regolarmente e pagando le tasse, umiliati da pignoramenti ed un’esagerata pressione fiscale.
Resta la speranza che un giorno questo incubo finisca, anche se dalle ultime vicende pare la situazione stia peggiorando, e magari che vengano adottati provvedimenti seri ed equi, mettendo in primo piano la salute economica dell’Italia e degli italiani.
Loredana BALDASSARRE ( Fratelli d'Italia-Basilicata)

Banche: fuori luogo parole Padoan verso risparmiatori

Banche: fuori luogo parole Padoan verso risparmiatori

Trovo assolutamente fuori luogo le parole del ministro Padoan che ha definito “misure di tipo umanitario” quelle che starebbe studiando il Governo per rimediare al disastroso decreto salva-banche che ha mandato in fumo i risparmi di migliaia di piccoli azionisti e obbligazionisti. Che vuol dire che si tratta di misure umanitarie? - Si  chiede in un comunicato l'on.Bergamini di Forza Italia - I risparmiatori chiedono giustizia, non l’elemosina, si domandano come sia stato possibile che nessuno abbia vigilato su quel che stava succedendo e pretendono giustamente che si ponga rimedio ad un torto che loro hanno subito. Questa storia ricorda quelle dei pensionati che dovevano essere risarciti dopo che la sentenza della Corte Costituzionale aveva stabilito l’illegittimità del blocco delle pensioni deciso nel 2012 e nel 2013 dal governo Monti. Anche in quel caso il Governo tentò di far credere che si trattava di un regalo ai pensionati, mentre stava semplicemente restituendo loro il maltolto e anzi non lo ha fatto neppure interamente. 

Conti pubblici, il debito continua a salire

Conti pubblici, il debito continua a salire

Deborah Bergamini convegnoIl debito pubblico continua a salire, ad ottobre è aumentato di 19,8 miliardi arrivando 2.211,8 miliardi. - E' quanto rileva in una nota l'on.Bergamini di Forza Italia -  Questo dato è ancor più preoccupante alla luce di una legge di stabilità varata in deficit, che non farà altro che peggiorare i conti pubblici anche per i prossimi anni. L’aumento del debito pubblico, nonostante tassi di interesse bassissimi, non è stato però accompagnato da un aumento significativo del Pil, il che significa che il Governo spende male i soldi dei contribuenti. I cittadini continuano a pagare i costi di una amministrazione dello Stato elefantiaca, che non ci possiamo assolutamente permettere. Da tempo, ma il Governo non ci ascolta, chiediamo una seria spending review e il taglio della spesa pubblica improduttiva e degli sprechi, misure liberali che però la sinistra si ostina ad osteggiare.

Banche, maggioranza di Governo in stato confusionale

Banche, maggioranza di Governo in stato confusionale

deborah bergaminiSulla necessità di una Commissione parlamentare di inchiesta, fortemente voluta da Forza Italia, per indagare sulla gestione dei 4 istituti di credito oggetto del salva-banche, la maggioranza di Governo appare in stato confusionale e ciò costituisce una ulteriore fonte di preoccupazione per migliaia di piccoli azionisti e obbligazionisti che hanno visto andare in fumo tutti i loro risparmi. Oggi abbiamo assistito a vari distinguo della minoranza Pd e di altri settori della maggioranza di Governo, niente affatto intenzionati ad indagare a fondo sugli scandali bancari venuti alla luce in queste settimane. Se finanche Enrico Zanetti, sottosegretario all’economia e segretario politico di Scelta Civica, per due volte nella giornata di oggi ha pubblicamente dichiarato che c’è nella maggioranza chi non vuole una seria commissione d’inchiesta sul sistema bancario, allora si fa sempre più forte il sospetto che a sinistra vogliano insabbiare tutto, sperando che passi il tempo e che le persone dimentichino.