lunedì 20 aprile 2020
INTERROGAZIONE SULLE MASCHERINE DI ZINGARETTI
• 20 Aprile 2020
“Zingaretti non faccia il furbo: continua a fuggire davanti a uno scandalo sulle forniture di mascherine che ogni giorno si arricchisce di particolari imbarazzanti. Purtroppo il tentativo patetico di difendere l’indifendibile con inaccettabili attacchi e velate minacce alla consigliera regionale di Fdi Chiara Colosimo, rea di aver scoperchiato la pentola, sembra far protendere per l’ipotesi più vergognosa: qualcuno dall’interno si è approfittato dell’emergenza per compiere azioni deprecabili e spregiudicate. Fatto sta che sono spariti oltre 11 milioni di euro più le spese per 3 voli in Cina andati a vuoto e le mascherine non ci sono, né sono in arrivo. Per fare piena luce su tale vicenda il 9 aprile ho presentato un’interrogazione parlamentare insieme alla collega Maresa Bellucci firmata dall’interno gruppo alla Camera dei Deputati di Fdi. Se le risposte che la Regione dovrebbe dare in giornata nella Commissione bilancio, appositamente convocata, non saranno convincenti e permarrà il silenzio del Governo nazionale, l’unica risposta possibile dovrà darla la Procura della Repubblica, deputata ad accertare una presunta truffa”.
E’ quanto dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fdi.
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domenica 19 aprile 2020
CASSESE : I PIENI POTERI NON LEGITTIMI
Cassese: “La pandemia non è una guerra. I pieni poteri al governo non sono legittimi”
Da IL DUBBIO del 14.4.2020 riportiamo la seguente intervista del prof.Paolo Armaroli al costituzionalista prof.SABINO CASSESE
Intervista al giudice emerito della Corte costituzionale: “Da palazzo Chigi continuano ad arrivare norme incomprensibili, scritte male, contraddittorie, piene di rinvii ad altre norme”
Colloquio con piacere con il professor Sabino Cassese. Ma più che una intervista è un dialogo su tematiche molto delicate che l’emergenza Coronavirus ha evidenziato. Cominciamo così.
Caro Sabino, se siamo in guerra, sia pure anomala, allora vale quanto meno per analogia l’articolo 78 della Costituzione: le Camere conferiscono al governo i poteri necessari. E non, si badi, i pieni poteri. E’ così?
Nell’interpretazione della Costituzione non si può giocare con le parole. Una pandemia non è una guerra. Non si può quindi ricorrere all’articolo 78. La Costituzione è chiara. La profilassi internazionale spetta esclusivamente allo Stato ( art. 117, II comma, lettera q).
Lo Stato agisce con leggi, che possono delegare al governo compiti e definirne i poteri. La Corte costituzionale, con un’abbondante giurisprudenza, ha definito i modi di esercizio del potere di ordinanza «contingibile e urgente», cioè per eventi non prevedibili e che richiedono interventi immediati. Le definizioni della Corte sono state rispettate a metà.
Il primo decreto legge era “fuori legge”. Poi è stato corretto il tiro, con il secondo decreto legge, che smentiva il primo, abrogandolo quasi interamente. Questa non è responsabilità della politica, ma di chi è incaricato degli affari giuridici e legislativi. C’è taluno che ha persino dubitato che abbiano fatto studi di giurisprudenza.
Bene. Il Parlamento ha conferito quei poteri al governo con un decreto legge. Ma è sufficiente quel tipo di provvedimento? Senza contare che quel decreto legge è andato oltre. Ha consentito che le predette autorità possano adottare misure ulteriori rispetto a quelle dell’articolo 1. Ma, in punto di diritto, è legittimo tutto questo? Non si tratta di una sorta di delega in bianco?
Il primo decreto legge era illegittimo: non fissava un termine; non tipizzava poteri, perché conteneva una elencazione esemplificativa, così consentendo l’adozione di atti innominati; non stabiliva le modalità di esercizio dei poteri.
A palazzo Chigi c’è un professore di diritto: avrebbe dovuto bocciare chi gli portava alla firma un provvedimento di quel tipo. Poi si è rimediato. Ma continua la serie di norme incomprensibili, scritte male, contraddittorie, piene di rinvii ad altre norme. Non c’è fretta che spieghi questo pessimo andamento, tutto imputabile agli uffici di palazzo Chigi incaricati dell’attività normativa.
Andiamo avanti. Sui Dpcm il capo dello Stato non ha voce in capitolo. A suo avviso, quell’oggetto misterioso che è il Consiglio supremo di difesa potrebbe avere una qualche voce in capitolo? O questo vale solo per il caso di guerra?
Mi chiedo: perché evocare il Consiglio supremo di difesa, se non c’è un evento bellico, e specialmente se c’è lo strumento per far intervenire uno dei tre organi di garanzia, il presidente della repubblica?
Bastava, invece di abusare dei decreti del presidente del Consiglio dei ministri, ricorrere, almeno per quelli più importanti, a decreti presidenziali.
Aggiungo che, per la legge del 1978 sul Servizio Sanitario Nazionale, competente a emanare più della metà di quegli atti era il ministro della Salute. Abbiamo, quindi, assistito, da un lato, alla centralizzazione di un potere che era del ministro, nelle mani del presidente del Consiglio. Dall’altro, a una sottrazione di un potere che sarebbe stato ben più autorevole, se esercitato con atti presidenziali. È forse eccessivo parlare di usurpazione dei poteri, ma ci si è avvicinati.
Sabino, si può dire che Dpcm a gogò in qualche misura rappresentano un correttivo della forma di governo parlamentare per i poteri che acquista il presidente del Consiglio nei confronti degli altri ministri? Per non parlare del presidente della Repubblica e, soprattutto, del Parlamento. Che non tocca palla. E la funzione di indirizzo e di controllo è andata a farsi benedire.
Gli organi di garanzia più diretti sono il presidente della Repubblica, il Parlamento e la Corte costituzionale. Quest’ultima, salvo casi eccezionali, interviene necessariamente ex post. Parlamento e Presidente della Repubblica, invece, collaborano nella funzione normativa, in modi diversi. Ma ne sono sembrati esclusi, per ragioni e con modalità diverse, senza neppure il motivo dell’urgenza, perché l’uno e l’altro organo hanno corsie preferenziali o di emergenza.
Tu non sei pregiudizialmente contrario a che per qualche tempo limitato il Parlamento lavori da remoto. Ma ci sono attività informali che solo a Montecitorio e a Palazzo Madama funzionano a dovere. Come i contatti tra leader di partito, tra capigruppo, tra parlamentari dei vari partiti eccetera.
Senza dubbio. Tanto che ho ritenuto errata l’espressione votazione telematica. Infatti, il lavoro a distanza è possibile a due condizioni. La prima che le Camere siano attrezzate ( e pare che non lo fossero). La seconda che in via telematica si possa ascoltare, intervenire, discutere, dibattere, replicare, e solo alla fine votare.
Perdonami. Con qualche esagerazione, premesso che da noi non c’è nulla di più definitivo del transitorio, ho peesonalmente sottolineato il rischio che le sedi istituzionali delle Camere cambino destinazione e diventino musei per la gioia dei visitatori. E’ solo una battuta?
Quando si parlò dello SDO, Sistema direzione orientale, l’idea venne presa in considerazione. Sollevarla in questo momento mi pare sbagliato. Poi, c’è da valutare l’interesse storico artistico rispetto alla funzionalità materiale dei luoghi.
Per finire. Si può capire che i Costituenti ebbero orrore a parlare di stato di emergenza. Ma con il senno di poi, alla luce della guerra contro il virus, non fu un errore questa omissione? E come colmare, a tuo avviso, questa lacuna?
Non la ritengo una lacuna. E chi abbia letto gli articoli 48 e seguenti della Costituzione ungherese sa quali pericoli si annidino in norme costituzionali di quel tipo. C’è poi l’esperienza negativa della Costituzione di Weimar. L’unica positiva mi pare quella dell’articolo 16 della Costituzione della V Repubblica francese. La Costituzione non ha peraltro ignorato la questione, solo che ha considerato la possibilità di disporre limiti dettati dalla urgenza e dal pericolo caso per caso, per singole libertà.
sabato 18 aprile 2020
MELONI: C'E' UNA MAGGIORANZA PER DIRE NO AL MES
• MELONI :: IL VOTO EUROPEO CI DICE CHE NEL PARLAMENTO ITALIANO C'E' UNA MAGGIORANZA PER DIRE NO AL MES
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• 18 Aprile 2020
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“Per Fratelli d’Italia lo strumento finanziario più utile in questa fase è quello degli Eurobond e in questo senso abbiamo votato anche al Parlamanento europeo. Il Mes invece è un cappio al collo per mettere in ginocchio l’Italia. Mi dispiace che Conte e il m5s non abbiano voluto accettare un voto parlamentare perché il voto Ue ci dice che nel parlamento italiano c’è una maggioranza per dire no al Mes. Conte, però, scappa per non dover ammettere di avere una maggioranza spaccata di cui fa parte il PD, che è il più grande sostenitore del Mes”.
Lo dice nel corso di una intervista all’agenzia Vista, il presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni.
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Politica
lunedì 13 aprile 2020
Migranti, riprendono gli sbarchi.
Borrelli: quarantena su navi
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Per garantire la sorveglianza sanitaria ai migranti che dovessero sbarcare in Italia, l'esecutivo ha affidato alla Protezione civile il compito di «creare strutture o aree sulla terraferma oppure navi dove poterli ricoverare».
La notizia del naufragio è stata data da Sea Watch, dopo aver raccolto da Alarm Phone la segnalazione di quattro imbarcazioni alla deriva tra Malta e la Libia. A bordo, circa 260 persone: 72 su un barcone, 47, 55 e 85 sugli altri., di cui uno capovolto con naufraghi in mare: non si conosce,il numero delle vittime.
A Pozzallo (Ragusa) sono invece approdati senza problemi 101 migranti, tra cui molti minori. Stanno tutti bene e - dopo i controlli medici, che non hanno riscontrato criticità - sono stati trasferiti nell'ex centro di sperimentazione agricola della Regione siciliana, tra Comiso e Ragusa, dove passeranno la quarantena. L'hotspot di Pozzallo è attualmente off limits: ospita infatti un quindicenne egiziano in isolamento da coronavirus
I 156 migranti soccorsi dalla Alan Kurdi, non sbarcheranno in un porto italiano, ma verrà individuata - con il supporto della Guardia costiera - una nave sulla quale saranno trasferiti nelle prossime ore per la quarantena ed i controlli della Croce Rossa italiana.
La nave della ong tedesca Sea Eye si trova al largo delle coste occidentali della Sicilia, con tutta «l'assistenza umanitaria necessaria», fanno sapere fonti del Viminale. " Basta!", tuona il leader della Lega Matteo Salvini, aggiungendo che «i trafficanti di esseri umani si fregano le mani per il business che prosegue indisturbato. Assurdo». Sulla stessa lunghezza d'onda il commento di Maurizio Gasparri, di Forza Italia .
Ecco tutte le balle che Conte ha raccontato sul Mes in tv
Il premier ha accusato il centrodestra di aver fatto nascere il Fondo Salva Stati. Ma ha sbagliato date, nomi: tutto
Il premier ha accusato il centrodestra di aver fatto nascere il Fondo Salva Stati. Ma ha sbagliato date, nomi: tutto
Angelo Scarano - Ven, 10/04/2020 - da IL GIORNALE
Le parole di Giuseppe Conte in tv e l’attacco diretto alle opposizioni difficilmente verranno dimenticate.

Hanno segnato un solco pesante tra la maggioranza e l’opposizione. Il premier ha di fatto usato la tv per mettere nel mirino i partiti del centrodestra per distogliere l’attenzione dalla Caporetto dell’esecutivo raccolta in Europa. I giallorossi hanno dovuto ingoiare il rospo del no ai coronabond e il sì ad un Mes calmierato che però potrebbe portare l’Italia sotto il tacco di Bruxelles. E il maldestro tentativo del premier di usare la tv per regolare i conti è scomposto e pieno di inesattezze. Per non chiamarle bugie.
La più pesante di tutte arriva dopo l’annuncio del lockdown prolungato fino al 3 maggio. E nel mirino c’è proprio tutto il centrodestra: “L'Italia accetta di discutere il Mes non confezionato perché questi Paesi ce lo chiedono. Qualcuno dice è una trappola, allora chi ha confezionato questa trappola si assuma la responsabilità. Era il 2012, io non c'ero, c'era un governo di centrodestra e se non sbaglio la Meloni era ministro”. Parole pesantissime, dette, ripetiamo, in tv in diretta. Di fatto il governo del centrodestra a cui si riferisce Conte è caduto l’11 novembre del 2011. Il Mes è nato il 27 settembre del 2012. Quasi un anno dopo. A palazzo Chigi c’era Mario Monti e la Meloni non faceva certo parte di quel governo. Due inesattezze pesanti che rischiano di confondere gli italiani. E a rinfrescare la memoria al premier c’ha pensato proprio la leader di Fratelli d’Italia: “Presidente Conte, nel 2012 al Governo non c'ero io, c'era Monti. Non è bello usare la televisione di Stato per diffondere fake news”.
Parole ripetute anche da Salvini e da tutto il centrodestra che di fatto chiede al premier toni più moderati e soprattutto il rispetto delle opposizioni. L’uscita del premier è stata così fuori luogo che perfino il direttore di tgLa7, Enrico Mentana, si è lasciato andare ad un commento piuttosto chiaro: “Se possiamo dire, l'avremmo francamente evitato. Se l'avessimo saputo, non avremmo mandato in onda quella parte della conferenza stampa”. Insomma questa volta il premier ha davvero abbandonato gli abiti del suo fare “anglosassone” col velo di pacatezza che lo accompagna per accusare (a colpi di fake news) le opposizioni su un pasticcio, quello in sede europea sul Mes, che ha la firma dei giallorossi e del ministro del Tesoro Gualtieri. Conte ha varcato un limite, quello del rispetto del dialogo fra maggioranza e opposizione. Una frattura profonda che difficilmente potrà rientrare nel giro di qualche giorno…
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