PDL TOSCANA: Bocciata la legge pro-immigrati, sinistra nell'angolo "Con il nostro fermo ostruzionismo alla legge sull’immigrazione abbiamo gia’ inchiodato la maggioranza alle sue gravi responsabilita’ per una decisione aberrante e dannosa. La sinistra non puo’ considerarsi padrona delle istituzioni; quando le sue scelte mettono in discussione principi fondamentali dell’ordinamento giuridico e della ordinata e civile convivenza e’ inevitabile ostacolarne i propositi con tutti gli strumenti della democrazia. Grazie alla nostra battaglia consiliare, che proseguira’ nel rispetto rigoroso del regolamento, la Toscana oggi e’ piu’ consapevole del fatto che la maggioranza di sinistra vuole farne la terra di elezione di tutti i clandestini".
Lo ha affermato, in una nota congiunta, Alberto Magnolfi, presidente del gruppo FI-PdL, e Roberto Benedetti, presidente del Gruppo An-PdL, a proposito del rinvio dell’approvazione della nuova legge regionale sull’immigrazione da parte del Consiglio toscano. "E’ una scelta dissennata, frutto di una cultura politica confusa ed approssimativa, che confonde la retorica dei buoni sentimenti con la responsabilita’ di governare nel rispetto della legalita’ costituzionale e dei diritti dei cittadini. Noi continuiamo ad augurarci che i nostri argomenti inducano finalmente un minimo di riflessione in una parte almeno dello schieramento di sinistra.
C’e’ ancora tempo per ascoltare le voci preoccupate che giungono da larga parte della societa’ toscana, e non certo soltanto dai nostri elettori. Se invece la maggioranza vorra’ proseguire nel muro contro muro noi continueremo ad illustrare puntigliosamente le nostre ragioni, reclamando rispetto per questa sia pure estrema ed eccezionale testimonianza di democrazia. Ci auguriamo che la maggioranza non cerchi di uscire da questa situazione di stallo imboccando scorciatoie procedurali attraverso una forzatura delle regole, che sono la garanzia del lavoro comune".
28.05.09 -pdl
venerdì 29 maggio 2009
mercoledì 27 maggio 2009
Politica - Berlusconi chiarisce in diretta
Riportiamop il testo della recente intervista rilasciata il 25/05/09 da Silvio Berlusconi, alla rete televisiva americana ‘Cnn International’ nella quale il Premier fa un'ampia panoramica sulle vicende di attualità, che spesso lo coinvolgono in prima persona: dal G8, alla crisi economica, dai detenuti di Guantanamo, al controllo dell'immigrazione clandestina, dall'accordo FIAT /OPEL, alla sentenza Mills, fino alla propria vicenda personale di divorzio.Il Presidente non si sottrae mai alle domande, risponde sempre in modo chiaro, preciso ed esauriente, confermando di essere sempre il leader della comunicazione, al di sopra del pettegolezzo politico, delle polemiche faziose e di meritare quindi il plebiscito popolare in suo favore rilevato nei sondaggi. Anche perchè Berlusconi oltre a sapersi presentare bene, sa anche operare in modo egregio e costruttivo, senza mai tirarsi indietro. E questo piace agli italiani .
D: È un grande potere presiedere il G8…
R: Più che un potere, è un servizio. Un servizio agli altri, anche agli altri leader. Il G8 ha una grande importanza soprattutto perché permette ai leader dei maggiori Paesi industrializzati di restare in contatto per tre giorni in modo ravvicinato e personale e così si formano le cordialità, le amicizie. È questo l’aspetto più importante del G8, e per questo il G8 deve rimanere tale senza essere riassorbito dal G20. Quest’ultimo, quando intervengono anche i responsabili delle grandi istituzioni internazionali, diventa un’arena con 25-26 persone in cui ognuno parla una sola volta su ogni argomento e non c’è vero dibattito né discussione continua, come invece sicuramente c’è nel G8. Le cose più positive da me riportate dai G8 di Napoli nel 1994 e Genova nel 2001, sono la conoscenza, il giudizio, degli altri leader, i rapporti personali che nel G8 possono nascere e consolidarsi.
D:Cosa può fare il G8 che il G20 non ha già fatto?
R: Il G20 si è riunito solo due volte per l’aggravarsi della crisi. Una cosa essenziale spero che riusciremo a farla: scrivere e approvare nuove regole e controlli per il mondo della finanza e dell’economia. Noi stiamo lavorando per un Global Legal Standard, una specie di codice che presenteremo al G8. Stiamo lavorando con tutti gli altri Paesi in stretta connessione con i ministri delle Finanze. Porteremo questo nuovo codice tenendo ben presente che non si può passare dalla situazione che abbiamo conosciuto a una situazione di eccessiva presenza e controllo sull’economia.
D:Ma non c’è la Cina…
R:La Cina ci sarà, verrà il secondo giorno, quando al G8 si aggiungeranno Cina, India, Sud Africa, Messico e Brasile, più l’Egitto su mio invito, che è importante per la sua collocazione mediterranea e come Paese musulmano, arabo e africano che ha un leader molto rispettato. Il terzo giorno si aggiungeranno anche gli altri Paesi: Indonesia, Australia e Sud Corea, e poi ancora Paesi europei come la Danimarca, l’Olanda, la Spagna, e la Turchia. Molto lavoro viene fatto prima. Arriviamo là quasi per il finale di un percorso che spero possa essere veramente un finale, in cui arriviamo con argomenti dibattuti e alla fine decisi da tutti e quindi non è lì che si fa la discussione, e soprattutto non la si fa partendo da zero.
D:Pensa che l’Italia e il mondo si stiano riprendendo dalla crisi economica?
R:Non ho mai considerato questa crisi come poco importante. Ho sempre avuto la consapevolezza che la crisi è grave, profonda, anche estesa nel tempo. Solo che ho sempre cercato di diffondere fiducia e ottimismo, perché gran parte di questa crisi ha una causa psicologica. È la paura che frena anche persone, famiglie che non hanno motivo di soffrire per la crisi, nella propensione ai consumi e nel loro stile di vita. Le faccio un esempio che è illuminante al riguardo: in Italia ci sono 3 milioni e mezzo di impiegati pubblici, che quindi non rischiano di perdere il posto di lavoro. A questi impiegati è stato dato un aumento quest’anno del 3,6%, perché si pensava che così fosse l’inflazione. Quindi hanno avuto un’entrata maggiore, anche se limitata. Il loro potere di acquisto è aumentato, perché sono diminuiti i prezzi in generale.
Si calcola che una famiglia di tre, quattro persone, a causa della caduta del prezzo del petrolio abbia minori spese per la bolletta del gas, della luce, la benzina, eccetera di circa 2.000/2.500 euro. Riassumendo: nessun timore di perdere il posto, più soldi, più potere d’acquisto di questi soldi. Quindi, nessuna motivazione a cambiare le proprie decisioni di acquisto. Abbiamo chiesto: quanti di voi pensavano di cambiare l’automobile quest’anno? Un certo numero ha risposto. A quelli che hanno detto che volevano cambiarla abbiamo poi chiesto: “L’avete cambiata?”. Il 76% ha detto “no, ci ho ripensato e non ho più acquistato una nuova automobile”, e alla successiva domanda sul “perché” hanno risposto: “Perché c’è la crisi, perché ho paura della crisi”. Questo dimostra, credo senza dubbio, che il fattore psicologico è un fattore importante, sia della profondità della crisi, sia della sua estensione temporale. Quindi i governi devono tutti cercare di diffondere sentimenti positivi.
D:Ma la paura c’è ancora…
R:La paura c’è ancora, certamente, ma è una paura dovuta - per esempio in Italia - ai media e soprattutto alla sinistra, che cantano ogni giorno la canzone del pessimismo e del catastrofismo. Questo è contro l’interesse del Paese, contro l’interesse di tutti noi, anche contro il loro interesse. Ma purtroppo continuano a comportarsi così.
D:L’Italia riceverà i detenuti di Guantanamo?
R: L’Italia si comporterà come si comporteranno gli altri Paesi europei. Vedremo cosa fa la maggioranza degli altri Paesi europei. Noi se possiamo rendere una cortesia al popolo americano, al governo americano, lo faremo certamente. Vedremo in base alle leggi che abbiamo, in base al comportamento degli altri principali Stati Europei.
D: Quanti ne prenderete? Dieci, quindici, venti…?
R: Non lo so, non abbiamo ancora affrontato il problema sul tavolo del governo quindi non posso dare risposte. Certamente il nostro sentimento è di fare tutto il possibile per dare una mano agli Stati Uniti. Non possiamo pensare che soltanto loro si battano per tutti noi. Il terrorismo è un fenomeno che ci riguarda tutti, quindi la mia predisposizione è assolutamente positiva. Bisogna vedere cosa ci consentiranno le nostre leggi. Vorrei anche che il nostro comportamento fosse in sintonia con quello degli altri Paesi europei.
D: L’Europa dovrebbe seguire il modello italiano per il controllo dell’immigrazione?
R: Il problema dell’immigrazione è un problema di tutta l’Europa, perché poi questi immigrati si disperdono in tutta l’Europa. Il modello italiano è un modello assolutamente in linea con quello che è il comportamento di tutti gli Stati occidentali e secondo le direttrici europee. Se qualcuno è entrato nel nostro territorio, nelle acque territoriali, noi verifichiamo se ha il diritto di restare perché in condizione di chiedere asilo nel nostro Paese.
Verifichiamo il suo diritto d’asilo, se proviene da situazioni di pericolo, mancanza di libertà o altro. Se però questi barconi, che sono purtroppo gestiti da organizzazioni criminali che si fanno pagare, che trasportano anche schiave, portate da noi per essere avviate alla prostituzione, se questi barconi noi li fermiamo prima delle acque territoriali, dando tutto l’aiuto e soccorso necessario non solo per salvargli la vita ma perché stiano bene, abbiano acqua, viveri, cure mediche, noi li scortiamo fino al punto d’imbarco e là – lo abbiamo fatto adesso per la Libia – ci sono per esempio le Agenzie delle Nazioni Unite che possono verificare lì, in loco, se hanno diritto all’asilo. Quelli che hanno diritto li accogliamo. E questo lo fanno gli Stati Uniti e tutti i Paesi normali. Solo che adesso qui è venuto di moda attaccarci, sempre da parte dell’opposizione e dei suoi giornali che fanno di questo problema un problema diverso da quello che è realmente, e i giornali stranieri continuano a seguirli.
D: Ma non è bello respingerli…Le sembra umano prendere queste persone e metterle in un centro alcuni mesi in condizioni di non libertà per poi rispedirli indietro?
R: Io penso che sia più umano riportarli là da dove sono partiti e consegnarli alle Agenzie dell’Onu che verificheranno sul posto se sono nelle condizioni di poter chiedere asilo.
D: Lei parlò di campi di concentramento…
R:Noi siamo un Paese che ha avuto migranti, e perciò sappiamo chi è l’immigrato, è qualcuno che con disperazione cerca una vita migliore per sé e per la sua famiglia. Quindi siamo assolutamente aperti a chi viene nel nostro Paese con il desiderio di migliorare la propria vita, di integrarsi e lavorare. E l’abbiamo sempre fatto. Li accogliamo nelle nostre scuole, diamo loro tutte le cure mediche indispensabili, tutte, nessuna esclusa. Il problema è semplicemente che il precedente governo della sinistra aveva praticamente diffuso l’opinione in tutti i Paesi africani e orientali che in Italia le frontiere fossero aperte, quindi c’era ormai l’abitudine di venire in Italia, tanto l’Italia è aperta a tutti.
È perciò che abbiamo dovuto fare un’azione di deterrenza, per far sapere che questo non è vero. Noi teniamo le porte aperte per chi ha una situazione che consente di venire in Italia a lavorare o chiedere il diritto d’asilo. E teniamo le porte chiuse per le grandi moltitudini che vengono portate qui, molte in condizioni di schiavitù e attraverso delle organizzazioni criminali che profittano di questa gente. Noi a questa gente diamo tutto l’aiuto possibile, li riportiamo semplicemente nel territorio da cui sono partiti.
D: Ma l’Europa vi ha criticati…
R: Le dichiarazioni che ci sono state erano dichiarazioni personali, non dichiarazioni dell’Europa.
D: La Germania è sfavorevole alla Fiat?
R: No. Anche per i rapporti che abbiamo con il governo tedesco, credo che saranno esaminate oggettivamente le varie offerte, poi sarà scelta quella che a loro sembrerà migliore. Certamente escludo che possano esservi motivazioni di antipatia nei confronti di un’azienda piuttosto che un’altra. Penso che faranno quello che a loro sembrerà più giusto per la Opel.
D: Ne ha parlato con la Merkel?
R: No, non ho parlato con la Merkel, non voglio interferire, ma la conosco e so che si comporterà così.
D:Sull’Iran qual è la vostra posizione?
R:Avendo anche parlato con gli Stati Uniti, con Hillary Clinton, abbiamo cercato di renderci utili. Si era fissato un appuntamento del nostro ministro degli Esteri, Frattini, con i vertici iraniani, poi l’appuntamento è stato spostato nei siti dove si erano effettuati gli esperimenti sui missili. E quindi abbiamo ritenuto che non fosse per noi possibile mantenere questo appuntamento. Noi siamo per il dialogo, ma il dialogo dev’essere un dialogo con tempi certi e quindi sosteniamo il Presidente Obama, che non ha sbagliato una sola mossa in politica estera da quando ne ha assunto la responsabilità, e pensiamo che ci debba essere il tentativo assoluto di far ragionare l’amministrazione iraniana. Quello di cui siamo sicuri è che non possiamo accettare che l’Iran si doti di una bomba nucleare. In altre situazioni siamo stati utili, così anche in questa situazione, se ci viene pure richiesto, siamo disponibili a tentare di essere utili per il bene comune.
D:La sentenza Mills è ingiusta?
R: È scandalosa, non solo ingiusta. I giudici della sinistra avevano scritto la sentenza prima che cominciasse il processo. In un minuto glielo racconto. Il signor Mills, professionista, aveva assistito un armatore italiano che risiede all’estero per la vendita di due navi, e ha avuto pagata la prestazione con seicentomila dollari. Quando li ha ricevuti gli facevano comodo tutti, e ha cercato di non doverli spartire con i suoi soci di studio e di non dover pagare il 50% al fisco inglese. E gli è venuta in mente la brillante idea di dire che gli erano stati regalati. Infatti, sui soldi oggetto di una donazione non si pagano le tasse.
Invece di pensare a dei principi arabi, ha pensato al Gruppo Fininvest, soprattutto perché un dirigente che era in contatto con lui era morto nel frattempo. Lui pensava che la cosa sarebbe rimasta una cosa privata e che non sarebbe diventata pubblica. Invece è diventata pubblica, è stato interrogato in modo duro, dieci ore d’interrogatorio, e non ha potuto sconfessare quello che aveva dichiarato. L’ha fatto subito dopo, quando è stato sicuro di non essere messo in prigione in Italia, e ha detto: “Questi soldi mi sono venuti assolutamente non da Fininvest ma mi sono venuti da questo signore, eccetera”.
Noi abbiamo sentito questo signore che ha confermato in modo assoluto, abbiamo seguito il percorso di questi soldi attraverso le banche dove erano stati depositati in campo internazionale. Abbiamo visto quando questi soldi sono arrivati sui conti del signor Mills. E c’è questa prova assoluta, una prova così assoluta che il fisco inglese ha svolto la stessa indagine e è arrivato a costringere il signor Mills a pagare le tasse su questi profitti professionali.
C’è un’altra cosa che la dice lunga su come si sono comportati i giudici durante questo processo. Giudici che non sono semplicemente di sinistra, ma militanti della sinistra. La presidente si reca in piazza con i cartelli contro il governo. Quindi abbiamo chiesto che fossero cambiati questi giudici, naturalmente sono andati avanti senza ritegno e dato che c’era la prescrizione che incombeva perché questo è un fatto dell’altro secolo, hanno inventato che il presunto reato si sarebbe compiuto non nel momento del ricevimento dei soldi da parte del signor Mills, ma nel momento in cui il signor Mills ha cominciato a spendere questi soldi. Una cosa incredibile.
Eppure il pm, il pubblico accusatore, ha chiesto questa cosa e i giudici l’hanno ritenuta valida. Questa è la dimostrazione assoluta che questi giudici non sono giudici, ma militanti politici che usano il potere giudiziario a fini di lotta politica. Però lei deve sapere che gli italiani sono schierati con me, perché hanno visto tutte le altre precedenti situazioni in cui in ogni campagna elettorale i giudici che in Italia sono chiamati toghe rosse sono entrati in campo e hanno cercato di farmi del male. Devo dire che poi la magistratura è fatta di molti giudici giusti. Io uso dire: “Ci sarà un giudice, alla fine, a Berlino”. Ci sono giudici a Berlino anche in Italia e io sono stato sempre assolto.
D: Come reagisce alla vicenda diventata pubblica del divorzio?
R: Trovo indegno il comportamento di chi entra in una vicenda privata per farne motivo di attacco politico. Per il resto la stampa italiana, e soprattutto due giornali della sinistra, avevano illustrato la mia partecipazione a una festa di compleanno di una famiglia amica, ed era il compleanno dell’unica figlia che compiva 18 anni e anche mia moglie è caduta in questo errore e ha creduto a quanto comunicato da questa stampa. Non c’è nulla, nulla di nulla, che sia minimamente negativo, abbiamo chiarito la situazione e ancora di più la chiariremo in futuro, anche se all’inizio io non ho voluto che si entrasse nei rapporti tra me e questa famiglia perché ritengo che abbiano diritto alla privacy e segretezza, perché fanno parte della mia vita privata. Adesso tuttavia mi hanno accusato di avere mentito nelle dichiarazioni che ho fatto ai giornali, allora di fronte a un’accusa di questo genere reagirò, spiegherò esattamente com’è la situazione e avrò ancora una volta tutti gli italiani con me, e ancora una volta quest’accusa sarà un boomerang nei confronti di coloro che me l’hanno fatta.
D: È un grande potere presiedere il G8…
R: Più che un potere, è un servizio. Un servizio agli altri, anche agli altri leader. Il G8 ha una grande importanza soprattutto perché permette ai leader dei maggiori Paesi industrializzati di restare in contatto per tre giorni in modo ravvicinato e personale e così si formano le cordialità, le amicizie. È questo l’aspetto più importante del G8, e per questo il G8 deve rimanere tale senza essere riassorbito dal G20. Quest’ultimo, quando intervengono anche i responsabili delle grandi istituzioni internazionali, diventa un’arena con 25-26 persone in cui ognuno parla una sola volta su ogni argomento e non c’è vero dibattito né discussione continua, come invece sicuramente c’è nel G8. Le cose più positive da me riportate dai G8 di Napoli nel 1994 e Genova nel 2001, sono la conoscenza, il giudizio, degli altri leader, i rapporti personali che nel G8 possono nascere e consolidarsi.
D:Cosa può fare il G8 che il G20 non ha già fatto?
R: Il G20 si è riunito solo due volte per l’aggravarsi della crisi. Una cosa essenziale spero che riusciremo a farla: scrivere e approvare nuove regole e controlli per il mondo della finanza e dell’economia. Noi stiamo lavorando per un Global Legal Standard, una specie di codice che presenteremo al G8. Stiamo lavorando con tutti gli altri Paesi in stretta connessione con i ministri delle Finanze. Porteremo questo nuovo codice tenendo ben presente che non si può passare dalla situazione che abbiamo conosciuto a una situazione di eccessiva presenza e controllo sull’economia.
D:Ma non c’è la Cina…
R:La Cina ci sarà, verrà il secondo giorno, quando al G8 si aggiungeranno Cina, India, Sud Africa, Messico e Brasile, più l’Egitto su mio invito, che è importante per la sua collocazione mediterranea e come Paese musulmano, arabo e africano che ha un leader molto rispettato. Il terzo giorno si aggiungeranno anche gli altri Paesi: Indonesia, Australia e Sud Corea, e poi ancora Paesi europei come la Danimarca, l’Olanda, la Spagna, e la Turchia. Molto lavoro viene fatto prima. Arriviamo là quasi per il finale di un percorso che spero possa essere veramente un finale, in cui arriviamo con argomenti dibattuti e alla fine decisi da tutti e quindi non è lì che si fa la discussione, e soprattutto non la si fa partendo da zero.
D:Pensa che l’Italia e il mondo si stiano riprendendo dalla crisi economica?
R:Non ho mai considerato questa crisi come poco importante. Ho sempre avuto la consapevolezza che la crisi è grave, profonda, anche estesa nel tempo. Solo che ho sempre cercato di diffondere fiducia e ottimismo, perché gran parte di questa crisi ha una causa psicologica. È la paura che frena anche persone, famiglie che non hanno motivo di soffrire per la crisi, nella propensione ai consumi e nel loro stile di vita. Le faccio un esempio che è illuminante al riguardo: in Italia ci sono 3 milioni e mezzo di impiegati pubblici, che quindi non rischiano di perdere il posto di lavoro. A questi impiegati è stato dato un aumento quest’anno del 3,6%, perché si pensava che così fosse l’inflazione. Quindi hanno avuto un’entrata maggiore, anche se limitata. Il loro potere di acquisto è aumentato, perché sono diminuiti i prezzi in generale.
Si calcola che una famiglia di tre, quattro persone, a causa della caduta del prezzo del petrolio abbia minori spese per la bolletta del gas, della luce, la benzina, eccetera di circa 2.000/2.500 euro. Riassumendo: nessun timore di perdere il posto, più soldi, più potere d’acquisto di questi soldi. Quindi, nessuna motivazione a cambiare le proprie decisioni di acquisto. Abbiamo chiesto: quanti di voi pensavano di cambiare l’automobile quest’anno? Un certo numero ha risposto. A quelli che hanno detto che volevano cambiarla abbiamo poi chiesto: “L’avete cambiata?”. Il 76% ha detto “no, ci ho ripensato e non ho più acquistato una nuova automobile”, e alla successiva domanda sul “perché” hanno risposto: “Perché c’è la crisi, perché ho paura della crisi”. Questo dimostra, credo senza dubbio, che il fattore psicologico è un fattore importante, sia della profondità della crisi, sia della sua estensione temporale. Quindi i governi devono tutti cercare di diffondere sentimenti positivi.
D:Ma la paura c’è ancora…
R:La paura c’è ancora, certamente, ma è una paura dovuta - per esempio in Italia - ai media e soprattutto alla sinistra, che cantano ogni giorno la canzone del pessimismo e del catastrofismo. Questo è contro l’interesse del Paese, contro l’interesse di tutti noi, anche contro il loro interesse. Ma purtroppo continuano a comportarsi così.
D:L’Italia riceverà i detenuti di Guantanamo?
R: L’Italia si comporterà come si comporteranno gli altri Paesi europei. Vedremo cosa fa la maggioranza degli altri Paesi europei. Noi se possiamo rendere una cortesia al popolo americano, al governo americano, lo faremo certamente. Vedremo in base alle leggi che abbiamo, in base al comportamento degli altri principali Stati Europei.
D: Quanti ne prenderete? Dieci, quindici, venti…?
R: Non lo so, non abbiamo ancora affrontato il problema sul tavolo del governo quindi non posso dare risposte. Certamente il nostro sentimento è di fare tutto il possibile per dare una mano agli Stati Uniti. Non possiamo pensare che soltanto loro si battano per tutti noi. Il terrorismo è un fenomeno che ci riguarda tutti, quindi la mia predisposizione è assolutamente positiva. Bisogna vedere cosa ci consentiranno le nostre leggi. Vorrei anche che il nostro comportamento fosse in sintonia con quello degli altri Paesi europei.
D: L’Europa dovrebbe seguire il modello italiano per il controllo dell’immigrazione?
R: Il problema dell’immigrazione è un problema di tutta l’Europa, perché poi questi immigrati si disperdono in tutta l’Europa. Il modello italiano è un modello assolutamente in linea con quello che è il comportamento di tutti gli Stati occidentali e secondo le direttrici europee. Se qualcuno è entrato nel nostro territorio, nelle acque territoriali, noi verifichiamo se ha il diritto di restare perché in condizione di chiedere asilo nel nostro Paese.
Verifichiamo il suo diritto d’asilo, se proviene da situazioni di pericolo, mancanza di libertà o altro. Se però questi barconi, che sono purtroppo gestiti da organizzazioni criminali che si fanno pagare, che trasportano anche schiave, portate da noi per essere avviate alla prostituzione, se questi barconi noi li fermiamo prima delle acque territoriali, dando tutto l’aiuto e soccorso necessario non solo per salvargli la vita ma perché stiano bene, abbiano acqua, viveri, cure mediche, noi li scortiamo fino al punto d’imbarco e là – lo abbiamo fatto adesso per la Libia – ci sono per esempio le Agenzie delle Nazioni Unite che possono verificare lì, in loco, se hanno diritto all’asilo. Quelli che hanno diritto li accogliamo. E questo lo fanno gli Stati Uniti e tutti i Paesi normali. Solo che adesso qui è venuto di moda attaccarci, sempre da parte dell’opposizione e dei suoi giornali che fanno di questo problema un problema diverso da quello che è realmente, e i giornali stranieri continuano a seguirli.
D: Ma non è bello respingerli…Le sembra umano prendere queste persone e metterle in un centro alcuni mesi in condizioni di non libertà per poi rispedirli indietro?
R: Io penso che sia più umano riportarli là da dove sono partiti e consegnarli alle Agenzie dell’Onu che verificheranno sul posto se sono nelle condizioni di poter chiedere asilo.
D: Lei parlò di campi di concentramento…
R:Noi siamo un Paese che ha avuto migranti, e perciò sappiamo chi è l’immigrato, è qualcuno che con disperazione cerca una vita migliore per sé e per la sua famiglia. Quindi siamo assolutamente aperti a chi viene nel nostro Paese con il desiderio di migliorare la propria vita, di integrarsi e lavorare. E l’abbiamo sempre fatto. Li accogliamo nelle nostre scuole, diamo loro tutte le cure mediche indispensabili, tutte, nessuna esclusa. Il problema è semplicemente che il precedente governo della sinistra aveva praticamente diffuso l’opinione in tutti i Paesi africani e orientali che in Italia le frontiere fossero aperte, quindi c’era ormai l’abitudine di venire in Italia, tanto l’Italia è aperta a tutti.
È perciò che abbiamo dovuto fare un’azione di deterrenza, per far sapere che questo non è vero. Noi teniamo le porte aperte per chi ha una situazione che consente di venire in Italia a lavorare o chiedere il diritto d’asilo. E teniamo le porte chiuse per le grandi moltitudini che vengono portate qui, molte in condizioni di schiavitù e attraverso delle organizzazioni criminali che profittano di questa gente. Noi a questa gente diamo tutto l’aiuto possibile, li riportiamo semplicemente nel territorio da cui sono partiti.
D: Ma l’Europa vi ha criticati…
R: Le dichiarazioni che ci sono state erano dichiarazioni personali, non dichiarazioni dell’Europa.
D: La Germania è sfavorevole alla Fiat?
R: No. Anche per i rapporti che abbiamo con il governo tedesco, credo che saranno esaminate oggettivamente le varie offerte, poi sarà scelta quella che a loro sembrerà migliore. Certamente escludo che possano esservi motivazioni di antipatia nei confronti di un’azienda piuttosto che un’altra. Penso che faranno quello che a loro sembrerà più giusto per la Opel.
D: Ne ha parlato con la Merkel?
R: No, non ho parlato con la Merkel, non voglio interferire, ma la conosco e so che si comporterà così.
D:Sull’Iran qual è la vostra posizione?
R:Avendo anche parlato con gli Stati Uniti, con Hillary Clinton, abbiamo cercato di renderci utili. Si era fissato un appuntamento del nostro ministro degli Esteri, Frattini, con i vertici iraniani, poi l’appuntamento è stato spostato nei siti dove si erano effettuati gli esperimenti sui missili. E quindi abbiamo ritenuto che non fosse per noi possibile mantenere questo appuntamento. Noi siamo per il dialogo, ma il dialogo dev’essere un dialogo con tempi certi e quindi sosteniamo il Presidente Obama, che non ha sbagliato una sola mossa in politica estera da quando ne ha assunto la responsabilità, e pensiamo che ci debba essere il tentativo assoluto di far ragionare l’amministrazione iraniana. Quello di cui siamo sicuri è che non possiamo accettare che l’Iran si doti di una bomba nucleare. In altre situazioni siamo stati utili, così anche in questa situazione, se ci viene pure richiesto, siamo disponibili a tentare di essere utili per il bene comune.
D:La sentenza Mills è ingiusta?
R: È scandalosa, non solo ingiusta. I giudici della sinistra avevano scritto la sentenza prima che cominciasse il processo. In un minuto glielo racconto. Il signor Mills, professionista, aveva assistito un armatore italiano che risiede all’estero per la vendita di due navi, e ha avuto pagata la prestazione con seicentomila dollari. Quando li ha ricevuti gli facevano comodo tutti, e ha cercato di non doverli spartire con i suoi soci di studio e di non dover pagare il 50% al fisco inglese. E gli è venuta in mente la brillante idea di dire che gli erano stati regalati. Infatti, sui soldi oggetto di una donazione non si pagano le tasse.
Invece di pensare a dei principi arabi, ha pensato al Gruppo Fininvest, soprattutto perché un dirigente che era in contatto con lui era morto nel frattempo. Lui pensava che la cosa sarebbe rimasta una cosa privata e che non sarebbe diventata pubblica. Invece è diventata pubblica, è stato interrogato in modo duro, dieci ore d’interrogatorio, e non ha potuto sconfessare quello che aveva dichiarato. L’ha fatto subito dopo, quando è stato sicuro di non essere messo in prigione in Italia, e ha detto: “Questi soldi mi sono venuti assolutamente non da Fininvest ma mi sono venuti da questo signore, eccetera”.
Noi abbiamo sentito questo signore che ha confermato in modo assoluto, abbiamo seguito il percorso di questi soldi attraverso le banche dove erano stati depositati in campo internazionale. Abbiamo visto quando questi soldi sono arrivati sui conti del signor Mills. E c’è questa prova assoluta, una prova così assoluta che il fisco inglese ha svolto la stessa indagine e è arrivato a costringere il signor Mills a pagare le tasse su questi profitti professionali.
C’è un’altra cosa che la dice lunga su come si sono comportati i giudici durante questo processo. Giudici che non sono semplicemente di sinistra, ma militanti della sinistra. La presidente si reca in piazza con i cartelli contro il governo. Quindi abbiamo chiesto che fossero cambiati questi giudici, naturalmente sono andati avanti senza ritegno e dato che c’era la prescrizione che incombeva perché questo è un fatto dell’altro secolo, hanno inventato che il presunto reato si sarebbe compiuto non nel momento del ricevimento dei soldi da parte del signor Mills, ma nel momento in cui il signor Mills ha cominciato a spendere questi soldi. Una cosa incredibile.
Eppure il pm, il pubblico accusatore, ha chiesto questa cosa e i giudici l’hanno ritenuta valida. Questa è la dimostrazione assoluta che questi giudici non sono giudici, ma militanti politici che usano il potere giudiziario a fini di lotta politica. Però lei deve sapere che gli italiani sono schierati con me, perché hanno visto tutte le altre precedenti situazioni in cui in ogni campagna elettorale i giudici che in Italia sono chiamati toghe rosse sono entrati in campo e hanno cercato di farmi del male. Devo dire che poi la magistratura è fatta di molti giudici giusti. Io uso dire: “Ci sarà un giudice, alla fine, a Berlino”. Ci sono giudici a Berlino anche in Italia e io sono stato sempre assolto.
D: Come reagisce alla vicenda diventata pubblica del divorzio?
R: Trovo indegno il comportamento di chi entra in una vicenda privata per farne motivo di attacco politico. Per il resto la stampa italiana, e soprattutto due giornali della sinistra, avevano illustrato la mia partecipazione a una festa di compleanno di una famiglia amica, ed era il compleanno dell’unica figlia che compiva 18 anni e anche mia moglie è caduta in questo errore e ha creduto a quanto comunicato da questa stampa. Non c’è nulla, nulla di nulla, che sia minimamente negativo, abbiamo chiarito la situazione e ancora di più la chiariremo in futuro, anche se all’inizio io non ho voluto che si entrasse nei rapporti tra me e questa famiglia perché ritengo che abbiano diritto alla privacy e segretezza, perché fanno parte della mia vita privata. Adesso tuttavia mi hanno accusato di avere mentito nelle dichiarazioni che ho fatto ai giornali, allora di fronte a un’accusa di questo genere reagirò, spiegherò esattamente com’è la situazione e avrò ancora una volta tutti gli italiani con me, e ancora una volta quest’accusa sarà un boomerang nei confronti di coloro che me l’hanno fatta.
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Nella settimana del trionfo in Sardegna e dell’addio di Veltroni, penso proprio che ci possa stare...
Buona fine settimana,
on. Antonio Palmieri
responsabile comunicazione elettorale e internet Forza Italia/PDL
Nella settimana del trionfo in Sardegna e dell’addio di Veltroni, penso proprio che ci possa stare...
Buona fine settimana,
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responsabile comunicazione elettorale e internet Forza Italia/PDL
sabato 23 maggio 2009
Sicurezza- I respingimenti più umani dei Centri
I respingimenti sono più umani della permanenza nei Centri di identificazione ed espulsione.E' questo il parere del Ministro La Russa, che ha precisato . "Quello che e’ cambiato non e’ la legge ma l’atteggiamento della Libia; la novita’ sta nel fatto che quello che non era riuscito ad Amato e Prodi, e’ riuscito a Berlusconi, cioe’ convincere la Libia e Gheddafi a riprendersi i barconi nel porto da cui erano partiti. Il merito, quindi, e’ solo dell’accordo che Berlusconi e’ riuscito ad ottenere con la Libia. Non e’ una legge nuova, e’ un atto che se l’avesse fatto la sinistra ce l’avrebbe venduto come il piu’ umanitario del mondo".
Lo ha affermato il ministro della Difesa Ignazio La Russa, nel corso del suo intervento nella trasmissione ’Mattino Cinque’.
"Anziche’ - ha osservato il ministro della Difesa- come sostiene la sinistra, ma non solo la sinistra, imbarcarli, portarli in Italia, far fare loro un lungo viaggio, tenerli alcuni mesi rinchiusi nei centri di identificazione e di espulsione, e poi espellerli. Non si capisce perche’ questa sia una pratica umana e invece sia considerata inumana quella invece umanitaria che hanno fatto i nostri marinai che e’ quella dell’antica legge del mare: intercettare chi e’ in difficolta’ e riaccompagnarlo senza l’uso della forza da dove e’ partito". Quanto all’apparente contraddizione a cui si assiste in Italia, per cui di fronte a gravi episodi di cronaca si chiedono norme piu’ severe, salvo poi contestarle una volta che esse vengono attuate, La Russa ha osservato che cio’ è dovuto al fatto che, "in Italia il confronto politico e’ molto basato sulla polemica e sulla presunta ignoranza di chi ascolta
Lo ha affermato il ministro della Difesa Ignazio La Russa, nel corso del suo intervento nella trasmissione ’Mattino Cinque’.
"Anziche’ - ha osservato il ministro della Difesa- come sostiene la sinistra, ma non solo la sinistra, imbarcarli, portarli in Italia, far fare loro un lungo viaggio, tenerli alcuni mesi rinchiusi nei centri di identificazione e di espulsione, e poi espellerli. Non si capisce perche’ questa sia una pratica umana e invece sia considerata inumana quella invece umanitaria che hanno fatto i nostri marinai che e’ quella dell’antica legge del mare: intercettare chi e’ in difficolta’ e riaccompagnarlo senza l’uso della forza da dove e’ partito". Quanto all’apparente contraddizione a cui si assiste in Italia, per cui di fronte a gravi episodi di cronaca si chiedono norme piu’ severe, salvo poi contestarle una volta che esse vengono attuate, La Russa ha osservato che cio’ è dovuto al fatto che, "in Italia il confronto politico e’ molto basato sulla polemica e sulla presunta ignoranza di chi ascolta
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Sicurezza
venerdì 22 maggio 2009
Sicurezza-La politica dei respingimenti funziona !
I respingimenti sono il frutto dell'accordo che inizia a funzionare . Lo sostiene l'on.Margherita Boniver"La politica italiana dei respingimenti e’ il frutto di un accordo storico tra Italia e Libia che ha cominciato a funzionare".
Ha sottolineato l'on. Boniver, presidente del Comitato parlamentare Schengen, al termine di un incontro ad Atene con il vice ministro degli Esteri greco Yannis Valynakis. "Ho illustrato questa politica al vice ministro e ho spiegato che i respingimenti sono avvenuti in acque internazionali e che hanno sollevato critiche anche da alcune agenzie Onu". La Boniver ha tuttavia ricordato che nell’incontro di lunedi’ scorso a Bruxelles, il commissario europeo alla Giustizia, liberta’ e sicurezza Jacques Barrot "ha detto che la questione dei respingimenti e’ da considerarsi normale, quando messa in pratica da Paesi letteralmente presi d’assalto". La nostra parlamentare ha quindi spiegato che "i greci hanno una situazione ancora piu’ drammatica di quella italiana perche’ gli immigrati clandestini arrivano praticamente a nuoto. Le loro frontiere marittime sono ancora piu’ ingestibili di quelle italiane, ma dovrebbero diventare frontiere europee".
Ha sottolineato l'on. Boniver, presidente del Comitato parlamentare Schengen, al termine di un incontro ad Atene con il vice ministro degli Esteri greco Yannis Valynakis. "Ho illustrato questa politica al vice ministro e ho spiegato che i respingimenti sono avvenuti in acque internazionali e che hanno sollevato critiche anche da alcune agenzie Onu". La Boniver ha tuttavia ricordato che nell’incontro di lunedi’ scorso a Bruxelles, il commissario europeo alla Giustizia, liberta’ e sicurezza Jacques Barrot "ha detto che la questione dei respingimenti e’ da considerarsi normale, quando messa in pratica da Paesi letteralmente presi d’assalto". La nostra parlamentare ha quindi spiegato che "i greci hanno una situazione ancora piu’ drammatica di quella italiana perche’ gli immigrati clandestini arrivano praticamente a nuoto. Le loro frontiere marittime sono ancora piu’ ingestibili di quelle italiane, ma dovrebbero diventare frontiere europee".
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Sicurezza
Sicurezza- L'ONU contro il respingimento dei clandestini
Perché l'Onu usa due misure L’Alto commissariato per i rifugiati dell’Onu mantiene la sua posizione: “la nuova politica inaugurata dal governo si pone in contrasto con il principio del non respingimento sancito dalla Convenzione di Ginevra del 1951, che trova applicazione anche in acque internazionali”. Una posizione destinata ad alimentare nuove inutili polemiche, di fronte alla quale è lecito avanzare due domande: perchè un atteggiamento così duro non è stato assunto quando la politica dei respingimenti è stata adottata dalla socialista Spagna?
Perchè l’Alto commissariato continua a dire di no alla possibilità di vagliare in Libia le domande di asilo, sostenendo che per il momento non esistono le condizioni necessarie per svolgere tale attività, quando proprio a Tripoli è stata affidata la presidenza della Commissione per i diritti umani? Il governo italiano, giustamente, insiste sulla possibilità di istituire un tavolo tecnico con le parti coinvolte e la partecipazione dell’Unione Europea, per elaborare una strategia che miri a rafforzare lo spazio di protezione in Libia, ivi compresa la ratifica da parte di questo paese della Convenzione di Ginevra del 1951. Sono i numeri a dire che l’Italia doveva necessariamente porre un freno a un fenomeno immigratorio ormai fuori controllo: più del 70 per cento delle 31.200 domande d’asilo presentate nel 2008 in Italia, infatti, proveniva da persone sbarcate sulle coste meridionali del Paese.
Il 75 per cento circa dei 36 mila migranti sbarcati sulle coste italiane nel 2008 (due su tre) ha presentato domanda d’asilo, mentre il tasso di riconoscimento di una qualche forma di protezione (status di rifugiato o protezione sussidiaria/umanitaria) delle persone arrivate via mare è stato di circa il 50 per cento. Parlare di pulsioni xenofobe del governo italiano è, dunque, una pura eresia. Anche alla luce delle legislazioni di altri Paesi europei che i respingimenti li prevedono da tempo.
La Germania, ad esempio, ha adottato una legge molto severa, la “Aufenthaltsgesetz”, che peraltro ha una matrice di sinistra dal momento che fu varata il 1 gennaio 2005 dalla coalizione rosso-verde guidata dal cancelliere socialdemocratico Schroeder e dal suo vice Joschka Fischer. La legge prevede espressamente i respingimenti. Recita l’articolo 15: "Uno straniero che vuole entrare senza permesso, viene respinto alla frontiera”. Ma nessun organismo internazionale si è permesso di giudicare xenofoba la Germania.
Perchè l’Alto commissariato continua a dire di no alla possibilità di vagliare in Libia le domande di asilo, sostenendo che per il momento non esistono le condizioni necessarie per svolgere tale attività, quando proprio a Tripoli è stata affidata la presidenza della Commissione per i diritti umani? Il governo italiano, giustamente, insiste sulla possibilità di istituire un tavolo tecnico con le parti coinvolte e la partecipazione dell’Unione Europea, per elaborare una strategia che miri a rafforzare lo spazio di protezione in Libia, ivi compresa la ratifica da parte di questo paese della Convenzione di Ginevra del 1951. Sono i numeri a dire che l’Italia doveva necessariamente porre un freno a un fenomeno immigratorio ormai fuori controllo: più del 70 per cento delle 31.200 domande d’asilo presentate nel 2008 in Italia, infatti, proveniva da persone sbarcate sulle coste meridionali del Paese.
Il 75 per cento circa dei 36 mila migranti sbarcati sulle coste italiane nel 2008 (due su tre) ha presentato domanda d’asilo, mentre il tasso di riconoscimento di una qualche forma di protezione (status di rifugiato o protezione sussidiaria/umanitaria) delle persone arrivate via mare è stato di circa il 50 per cento. Parlare di pulsioni xenofobe del governo italiano è, dunque, una pura eresia. Anche alla luce delle legislazioni di altri Paesi europei che i respingimenti li prevedono da tempo.
La Germania, ad esempio, ha adottato una legge molto severa, la “Aufenthaltsgesetz”, che peraltro ha una matrice di sinistra dal momento che fu varata il 1 gennaio 2005 dalla coalizione rosso-verde guidata dal cancelliere socialdemocratico Schroeder e dal suo vice Joschka Fischer. La legge prevede espressamente i respingimenti. Recita l’articolo 15: "Uno straniero che vuole entrare senza permesso, viene respinto alla frontiera”. Ma nessun organismo internazionale si è permesso di giudicare xenofoba la Germania.
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Sicurezza - La polemica ONU-Italia sui clandestini
GASPARRI: L' Onu non conceda diritto di tribuna ai regimi dittatoriali Il capogruppo del Popolo della Libertà al Senato, Maurizio Gasparri, intervistato dal quotidiano online Affaritaliani.it ha replicato in modo deciso all’affondo delle Nazioni Unite, che sul caso dei clandestini ha parlato di ’attacchi inaccettabili’.
"Riteniamo che sia ottusa la politica dei governi di sinistra, e così rispondo anche alla Finocchiaro, di totale resa ad ogni forma di illegalità e clandestinità. Noi ci muoviamo nell’ambito del diritto internazionale e dei trattati sottoscritti da vari paesi tra cui la Libia. Siamo nella legalità, abbiamo diritto di fare quello che stiamo facendo e continueremo a farlo.
L’Onu può dare un contributo importante a garantire i diritti nel mondo. E non dia più voce ad Ahmadinejad che dalla tribuna dell’Onu ha annunciato la distruzione di Israele. Sempre l’Onu, talvolta, consente a regimi dittatoriali e brutali di usare le sue tribune nelle fasi in cui quei regimi calpestano all’interno dei propri confini i diritti di interi popoli. Noi siamo per i diritti di tutti i popoli, siamo per l’asilo per i perseguitati ma per il respingimento dei clandestini. Riteniamo che l’Onu possa essere di grande aiuto all’Italia e alla comunità internazionale, solo se sarà più coraggioso di fronte ai diritti negati e violati in tante parti del mondo. E se chi guida l’Onu dica, ad esempio, ad Ahmadinejad che le sue parole sono un delirio razzista e minaccioso. Dopodiché siamo pronti a collaborare con chiunque, ma i respingimenti li faremo perché possiamo farli. E non li faremo come il centrosinistra che ci accusa di ottusità e noi invece evitiamo di chiamarli assassini per le morti nel canale di Otranto nel ’97. Non li consideriamo assassini li consideriamo ipocriti".
"Riteniamo che sia ottusa la politica dei governi di sinistra, e così rispondo anche alla Finocchiaro, di totale resa ad ogni forma di illegalità e clandestinità. Noi ci muoviamo nell’ambito del diritto internazionale e dei trattati sottoscritti da vari paesi tra cui la Libia. Siamo nella legalità, abbiamo diritto di fare quello che stiamo facendo e continueremo a farlo.
L’Onu può dare un contributo importante a garantire i diritti nel mondo. E non dia più voce ad Ahmadinejad che dalla tribuna dell’Onu ha annunciato la distruzione di Israele. Sempre l’Onu, talvolta, consente a regimi dittatoriali e brutali di usare le sue tribune nelle fasi in cui quei regimi calpestano all’interno dei propri confini i diritti di interi popoli. Noi siamo per i diritti di tutti i popoli, siamo per l’asilo per i perseguitati ma per il respingimento dei clandestini. Riteniamo che l’Onu possa essere di grande aiuto all’Italia e alla comunità internazionale, solo se sarà più coraggioso di fronte ai diritti negati e violati in tante parti del mondo. E se chi guida l’Onu dica, ad esempio, ad Ahmadinejad che le sue parole sono un delirio razzista e minaccioso. Dopodiché siamo pronti a collaborare con chiunque, ma i respingimenti li faremo perché possiamo farli. E non li faremo come il centrosinistra che ci accusa di ottusità e noi invece evitiamo di chiamarli assassini per le morti nel canale di Otranto nel ’97. Non li consideriamo assassini li consideriamo ipocriti".
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