SALTAMARTINI E LORENZIN: Grande attenzione del governo contro la violenza sulle donne
"La Giornata Mondiale contro la violenza alle donne e’ un momento di bilanci su cio’ che e’ stato fatto a tutela della donna in Italia e nel mondo e sugli obiettivi ancora da raggiungere".
Lo hanno affermato in una nota congiunta le parlamentari del Pdl Barbara Saltamartini e Beatrice Lorenzin, rispettivamente responsabile e vice del Settore Pari Opportunita’ del PdL. "Questo Governo e il Parlamento fin dal primo giorno hanno focalizzato la loro attenzione su questo problema, ponendo in essere concreti strumenti volti a debellare la violenza contro la donna, intesa non solo come violenza sessuale ma come ogni forma di vessazione, persecuzione, maltrattamento, e sopruso che di fatto limitano lo sviluppo della donna in ogni sua forma e luogo, riducendone la libera espressione. Ne sono un esempio l’introduzione nel nostro ordinamento del reato di stalking e la riforma della legge sulla violenza sessuale, di cui ci auguriamo una approvazione rapida da parte dell’Aula del Senato.
Con la Conferenza sulla violenza alle donne organizzata dal Ministro per le Pari Opportunita’ Mara Carfagna, tenutasi a Roma in occasione del G8, l’Italia ha posto all’attenzione dell’agenda internazionale dei Grandi della Terra il tema scottante della violenza contro la donna. Accanto all’azione piu’ propriamente legislativa, non dobbiamo dimenticare che la vera battaglia si gioca tutta sul piano culturale, anche su nuove frontiere come quelle generate dall’immigrazione e dalla presenza nel nostro territorio di comunita’ che hanno una visione, spesso ridotta, dei diritti civili ed umani delle donne. Tanto e’ vero che il protocollo d’intesa firmato dai ministri Gelmini e Carfagna, cosi’ come la nuova legge sulla violenza sessuale, pongono l’accento sull’importanza dell’educazione dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze ad una cultura del rispetto della persona e della tutela dei diritti umani".
mercoledì 25 novembre 2009
Mafia : Lotta efficace con la vendita dei beni sequestrati
Dal sito del PdL per FATTI & MISFATTI riportiamo :
Vendita garantita dei beni di mafia
Quanti temono che mettendo all’asta parte dei patrimoni sequestrati alla mafia possano presentarsi per acquistarli prestanome dei ’mammasantissima’, magari di quelli finiti in carcere, possono stare tranquilli. Non è certo questa, infatti, l’intenzione del governo e non c’è il pericolo che tali beni tornino nelle mani dei boss. Come ha ricordato il coordinatore del Pdl Bondi, i dati del ministero dell’Interno sono inequivocabili e dicono che tra il maggio del 2008 e questo novembre lo Stato ha arrestato in media otto mafiosi ogni giorno. Poliziotti e carabinieri hanno catturato 270 latitanti e tra questi 14 facevano parte della lista nera dei 30 ricercati più pericolosi.
Ma non basta: insieme agli arresti, negli ultimi tre anni sono aumentai anche i sequestri di beni, il provvedimento più odiato dai clan e dalle famiglie della criminalità organizzata. Il governo ha anche approvato una serie di durissime norme antimafia che il capo della polizia, Antonio Manganelli, ha commentato così: "Questi provvedimenti un tempo erano gli auspici del giudice Giovanni Falcone, poi portati avanti da altre persone, da ultimo dal procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso".
Dunque, l’allarme scattato tra le centinaia di associazioni che fanno capo a "Libera", che già amministrano beni sequestrati alla mafia, è destituito di ogni fondamento. Da quando è in carica il governo Berlusconi, infatti, la consistenza dei patrimoni sequestrati è aumentata a dismisura: quest’anno siamo già oltre i cinque miliardi di euro in beni immobili, più di un miliardo in denaro liquido.
È chiaro che l’obiettivo deve essere quello di convertire almeno parte di queste risorse in mezzi da utilizzare per portare ancora più a fondo la lotta alle mafie, o per indennizzare le vittime, un obiettivo virtuoso che in un Paese normale dovrebbe suscitare solo consensi. Ma il nostro non è purtroppo un Paese normale, e quindi sui ’media’ sta passando un messaggio del tutto fasullo, alimentato dalle continue apparizioni dei vari don Ciotti e di una serie trasversale di parlamentari, quasi tutti professionisti della disinformazione, e altri che invece stanno utilizzando tutte le polemiche strumentali per portare marcare la propria diversità rispetto al partito di appartenenza.
La verità è un’altra: ci sono centinaia di fondi, immobili e rustici che nessuno vuole utilizzare, che non producono alcun reddito e stanno andando in malora. Si tratta – qui sta il punto - di tutti quei beni che non possono avere destinazione sociale, e quindi le norme contestate non intaccano per nulla lo status quo: Don Ciotti può stare tranquillo e così le altre 1500 associazioni che ottengono la gestione di patrimoni a volte di grande rilievo (semmai sarebbe bene verificare se tra queste associazioni non ce ne sia qualcuna senza i crismi di trasparenza necessari per un compito così delicato). Se nessuno finora si è fatto avanti per gestire queste centinaia di immobili, ci deve essere un motivo.
La vendita dei beni sequestrati ai mafiosi, inoltre, è legata a una serie di rigorose verifiche proprio del commissario straordinario, dei prefetti e dei comitati provinciali per l’ordine la sicurezza. Possibile che tutti questi organismi dello Stato, quotidianamente impegnati nel combattere le mafie sul territorio, siano incapaci di comprendere se un bene sarà acquistato dalla malavita?
MANTOVANO: Sulla vendita dei beni mafiosi critiche paradossali
"Ci vorrebbe la penna di Pirandello per descrivere il paradosso di questo dibattito. Abbiamo aumentato a dismisura i beni confiscati, dunque non accettiamo polemiche. Sono problemi inventati, polemiche strumentali, fatte da chi non ha nemmeno letto il testo dell’emendamento".
Alfredo Mantovano, sottosegretario all’Interno, replicando alla trasmissione di Repubblica Tv, alle critiche da parte delle associazioni antimafia, ma anche di parlamentari di ogni orientamento politico, all’emendamento alla finanziaria approvato al Senato. Un provvedimento che consente la vendita pubblica dei beni sequestrati alla criminalita’ organizzata. "Mi viene in mente Leonardo Sciascia -insiste Mantovano, durante il dibattito tv a cui ha partecipato anche Don Luigi Ciotti, presidente di Libera - e la sua polemica sui professionisti dell’antimafia. C’e’ un’antimafia del fare e un’antimafia del dire. Insisto: va letto con attenzione il testo dell’emendamento. Nessuno impedisce la destinazione sociale dei beni mafiosi. Anzi, resta prioritaria la destinazione di pubblico interesse.
La vendita riguarderebbe solo quei beni che non riescono ad avere quella destinazione. Stiamo parlando di ruderi, di appezzamenti di terreno incolto che non interessano a nessuno. La vendita avverra’ comunque con il parere obbligatorio del commissario e del prefetto, sentito il comitato per l’ordine e la sicurezza. Ci sono tutti i controlli necessari per impedire che finiscano nelle mani sbagliate. "I dati parlano chiaro a favore dell’azione del governo: nell’ultimo anno e mezzo i beni sequestrati sono aumentati del 60% e le risorse per la loro destinazione sociale sono quadruplicate. Questi sono i risultati raggiunti".
BONDI: Questo governo combatte la mafia più di ogni altro
"Ho letto con stupore l’intervista rilasciata oggi al quotidiano ’La Stampa’ dall’onorevole Fabio Granata, dalla quale si potrebbe evincere che i valori della legalita’ e del contrasto alle mafie non siano costitutivi del codice politico-culturale del Pdl e caratterizzanti dell’azione del governo. Apprezzo l’impegno per la legalita’ dell’onorevole Granata e non e’ mia intenzione di alimentare alcuna polemica nei confronti di un collega parlamentare e amico di partito. Ritengo tuttavia che su temi essenziali e delicati come quelli da lui sollevati non possano esservi fraintendimenti o equivoci".
Lo ha affermato il coordinatore del Pdl, Sandro Bondi, che ha osservato:
"I dati del ministero dell’Interno -prosegue- dicono che tra il maggio del 2008 e questo novembre lo Stato ha arrestato in media otto mafiosi ogni giorno. Poliziotti e carabinieri hanno catturato 270 latitanti e tra questi 14 facevano parte della lista nera dei 30 ricercati piu’ pericolosi e 36 facevano parte dell’elenco dei 100 piu’ pericolosi. Assieme agli arresti, negli ultimi tre anni sono aumentai anche i sequestri di beni, il provvedimento piu’ odiato dai clan e dalle famiglie della criminalita’ organizzata. Il governo ha anche approvato una serie di norme antimafia che il capo della polizia, Antonio Manganelli, ha commentato cosi’: ’Questi provvedimenti un tempo erano gli auspici del giudice Giovanni Falcone, poi portate avanti da altre persone, da ultimo dal procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso.
Come e’ evidente, e come viene ammesso anche dagli esponenti piu’ onesti e obiettivi dell’opposizione il governo presieduto da Berlusconi, e grazie all’impegno del ministro Roberto Maroni e dal ministro Angelino Alfano, puo’ essere considerato a giusta ragione come il governo che piu’ di ogni altro sta assumendo la lotta alla criminalita’ organizzata come uno degli obiettivi piu’ importanti di un’azione volta a ristabilire il dominio della legalita’ e della democrazia. Tutti i membri del nostro partito, e non solo dovrebbero essere orgogliosi di questi risultati, ottenuti dalle forze dell’ordine e dalla magistratura".
Vendita garantita dei beni di mafia
Quanti temono che mettendo all’asta parte dei patrimoni sequestrati alla mafia possano presentarsi per acquistarli prestanome dei ’mammasantissima’, magari di quelli finiti in carcere, possono stare tranquilli. Non è certo questa, infatti, l’intenzione del governo e non c’è il pericolo che tali beni tornino nelle mani dei boss. Come ha ricordato il coordinatore del Pdl Bondi, i dati del ministero dell’Interno sono inequivocabili e dicono che tra il maggio del 2008 e questo novembre lo Stato ha arrestato in media otto mafiosi ogni giorno. Poliziotti e carabinieri hanno catturato 270 latitanti e tra questi 14 facevano parte della lista nera dei 30 ricercati più pericolosi.
Ma non basta: insieme agli arresti, negli ultimi tre anni sono aumentai anche i sequestri di beni, il provvedimento più odiato dai clan e dalle famiglie della criminalità organizzata. Il governo ha anche approvato una serie di durissime norme antimafia che il capo della polizia, Antonio Manganelli, ha commentato così: "Questi provvedimenti un tempo erano gli auspici del giudice Giovanni Falcone, poi portati avanti da altre persone, da ultimo dal procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso".
Dunque, l’allarme scattato tra le centinaia di associazioni che fanno capo a "Libera", che già amministrano beni sequestrati alla mafia, è destituito di ogni fondamento. Da quando è in carica il governo Berlusconi, infatti, la consistenza dei patrimoni sequestrati è aumentata a dismisura: quest’anno siamo già oltre i cinque miliardi di euro in beni immobili, più di un miliardo in denaro liquido.
È chiaro che l’obiettivo deve essere quello di convertire almeno parte di queste risorse in mezzi da utilizzare per portare ancora più a fondo la lotta alle mafie, o per indennizzare le vittime, un obiettivo virtuoso che in un Paese normale dovrebbe suscitare solo consensi. Ma il nostro non è purtroppo un Paese normale, e quindi sui ’media’ sta passando un messaggio del tutto fasullo, alimentato dalle continue apparizioni dei vari don Ciotti e di una serie trasversale di parlamentari, quasi tutti professionisti della disinformazione, e altri che invece stanno utilizzando tutte le polemiche strumentali per portare marcare la propria diversità rispetto al partito di appartenenza.
La verità è un’altra: ci sono centinaia di fondi, immobili e rustici che nessuno vuole utilizzare, che non producono alcun reddito e stanno andando in malora. Si tratta – qui sta il punto - di tutti quei beni che non possono avere destinazione sociale, e quindi le norme contestate non intaccano per nulla lo status quo: Don Ciotti può stare tranquillo e così le altre 1500 associazioni che ottengono la gestione di patrimoni a volte di grande rilievo (semmai sarebbe bene verificare se tra queste associazioni non ce ne sia qualcuna senza i crismi di trasparenza necessari per un compito così delicato). Se nessuno finora si è fatto avanti per gestire queste centinaia di immobili, ci deve essere un motivo.
La vendita dei beni sequestrati ai mafiosi, inoltre, è legata a una serie di rigorose verifiche proprio del commissario straordinario, dei prefetti e dei comitati provinciali per l’ordine la sicurezza. Possibile che tutti questi organismi dello Stato, quotidianamente impegnati nel combattere le mafie sul territorio, siano incapaci di comprendere se un bene sarà acquistato dalla malavita?
MANTOVANO: Sulla vendita dei beni mafiosi critiche paradossali
"Ci vorrebbe la penna di Pirandello per descrivere il paradosso di questo dibattito. Abbiamo aumentato a dismisura i beni confiscati, dunque non accettiamo polemiche. Sono problemi inventati, polemiche strumentali, fatte da chi non ha nemmeno letto il testo dell’emendamento".
Alfredo Mantovano, sottosegretario all’Interno, replicando alla trasmissione di Repubblica Tv, alle critiche da parte delle associazioni antimafia, ma anche di parlamentari di ogni orientamento politico, all’emendamento alla finanziaria approvato al Senato. Un provvedimento che consente la vendita pubblica dei beni sequestrati alla criminalita’ organizzata. "Mi viene in mente Leonardo Sciascia -insiste Mantovano, durante il dibattito tv a cui ha partecipato anche Don Luigi Ciotti, presidente di Libera - e la sua polemica sui professionisti dell’antimafia. C’e’ un’antimafia del fare e un’antimafia del dire. Insisto: va letto con attenzione il testo dell’emendamento. Nessuno impedisce la destinazione sociale dei beni mafiosi. Anzi, resta prioritaria la destinazione di pubblico interesse.
La vendita riguarderebbe solo quei beni che non riescono ad avere quella destinazione. Stiamo parlando di ruderi, di appezzamenti di terreno incolto che non interessano a nessuno. La vendita avverra’ comunque con il parere obbligatorio del commissario e del prefetto, sentito il comitato per l’ordine e la sicurezza. Ci sono tutti i controlli necessari per impedire che finiscano nelle mani sbagliate. "I dati parlano chiaro a favore dell’azione del governo: nell’ultimo anno e mezzo i beni sequestrati sono aumentati del 60% e le risorse per la loro destinazione sociale sono quadruplicate. Questi sono i risultati raggiunti".
BONDI: Questo governo combatte la mafia più di ogni altro
"Ho letto con stupore l’intervista rilasciata oggi al quotidiano ’La Stampa’ dall’onorevole Fabio Granata, dalla quale si potrebbe evincere che i valori della legalita’ e del contrasto alle mafie non siano costitutivi del codice politico-culturale del Pdl e caratterizzanti dell’azione del governo. Apprezzo l’impegno per la legalita’ dell’onorevole Granata e non e’ mia intenzione di alimentare alcuna polemica nei confronti di un collega parlamentare e amico di partito. Ritengo tuttavia che su temi essenziali e delicati come quelli da lui sollevati non possano esservi fraintendimenti o equivoci".
Lo ha affermato il coordinatore del Pdl, Sandro Bondi, che ha osservato:
"I dati del ministero dell’Interno -prosegue- dicono che tra il maggio del 2008 e questo novembre lo Stato ha arrestato in media otto mafiosi ogni giorno. Poliziotti e carabinieri hanno catturato 270 latitanti e tra questi 14 facevano parte della lista nera dei 30 ricercati piu’ pericolosi e 36 facevano parte dell’elenco dei 100 piu’ pericolosi. Assieme agli arresti, negli ultimi tre anni sono aumentai anche i sequestri di beni, il provvedimento piu’ odiato dai clan e dalle famiglie della criminalita’ organizzata. Il governo ha anche approvato una serie di norme antimafia che il capo della polizia, Antonio Manganelli, ha commentato cosi’: ’Questi provvedimenti un tempo erano gli auspici del giudice Giovanni Falcone, poi portate avanti da altre persone, da ultimo dal procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso.
Come e’ evidente, e come viene ammesso anche dagli esponenti piu’ onesti e obiettivi dell’opposizione il governo presieduto da Berlusconi, e grazie all’impegno del ministro Roberto Maroni e dal ministro Angelino Alfano, puo’ essere considerato a giusta ragione come il governo che piu’ di ogni altro sta assumendo la lotta alla criminalita’ organizzata come uno degli obiettivi piu’ importanti di un’azione volta a ristabilire il dominio della legalita’ e della democrazia. Tutti i membri del nostro partito, e non solo dovrebbero essere orgogliosi di questi risultati, ottenuti dalle forze dell’ordine e dalla magistratura".
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Giustizia
Alfano risponde con le cifre all'ANM
ALFANO: Spataro e l'Anm non riescono a contraddirmi: orgoglioso di essere animato da logiche aziendali
"Io ho parlato dell’1% dei procedimenti. Sia Spataro che l’Anm continuano ad attaccare quel dato, senza fornire un’alternativa. Questo dimostra che non hanno numeri alternativi da offrire e che cioe’ non riescono a contraddirmi nel merito".
Lo ha affermato il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, a proposito del numero dei procedimenti che verrebbero prescritti nel caso in cui il processo breve diventasse legge. "Alcuni giornali hanno parlato di 600mila procedimenti che andrebbero prescritti, altri di 100mila. Mi rendo conto che alcuni magistrati non prendano come fonte l’Unita’ e la Repubblica perche’ si rendono conto che sono fallaci".
Rispondendo alle accuse di Spataro sulle ’logiche aziendali’ Alfano ha replicato:
"Questa e’ l’unica cosa che condivido. Quando Spataro accusa il governo di essere animato e assistito anche da logiche aziendali - ha continuato - io lo rivendico con orgoglio. Il senso negativo, quasi di disprezzo, con cui e’ stata usata la parola ’aziendale’, rende ragione di come alcuni vivano l’efficienza del sistema della giustizia.
Evidentemente nessuno di quelli che ci attaccano con un’ostilita’ preconcetta si rende conto che se oggi al giustizia italiana fosse valutata secondo canoni aziendali, sarebbe sull’orlo del fallimento"
Il nostro ministro della Giustizia ha inoltre replicato alle parole espresse dall’ex presidente della Repubblica Ciampi, che dalle colonne de La Repubblica ha parlato di una norma ad personam sollecitando Giorgio Napolitano a non promulgarla.
"La proposta di legge Gasparri-Quagliarello-Ricolo mette al centro il cittadino. Iinvece - ha sottolineato Alfano - la norma sul processo breve consente di avere risposte certe alla domanda di giustizia, cioe’ di arrivare in tempo certo a una sentenza definitiva. Questo e’ l’obiettivo e credo che sia un obiettivo condivisibile".
Alfano ha poi citato un sondaggio che mette in luce l’alto tasso di sfiducia dei cittadini italiani nei confronti della giustizia "credo che questa sfiducia, sia dovuta anche al fatto che alcuni magitrati non seguono le indicazioni che tanti presidenti della Repubblica hanno dato nel tempo, e cioe’ che oltre ad essere imparziari bisogna apparirlo. E’ indispensabile essere imparziale ma anche apparire imparziale perche’ il cittadino deve avere la certezza di avere davati a se un magistrato che non abbia nessun pregiudizio ideologico, politico e culturale nei confronti di nessun cittadino italiano".
CASSINELLI: L'Anm è un partito estremista e mente agli italiani
Il deputato del Pdl, membro della Commissione giustizia della Camera, é intervenuto sui dati diffusi dall’Associazione nazionale magistrati secondo cui il 50% dei procedimenti verrebbe prescritto dall’entrata in vigore del ddl sul processo breve: “Sono dati palesemente inventati, sarebbe bene che l’Anm smettesse di attaccare pretestuosamente il Governo diffondendo informazioni fasulle che disorientano i cittadini. L’Associazione nazionale magistrati si comporta ormai come un partito politico estremista”.
Così si è espresso il deputato del Pdl Roberto Cassinelli, membro della Commissione giustizia di Montecitorio e della Consulta nazionale sulla giustizia del Pdl, commenta le esternazioni dell’Anm in merito al disegno di legge sul processo breve. “E’ chiara a tutti la strategia di questa magistratura: c’è una palese volontà di delegittimare il Governo agli occhi degli elettori che l’hanno votato. Si tratta di un disegno sovversivo, indegno soprattutto perché proviene da persone che fanno parte di un importante organo dello Stato. I numeri diffusi dall’Anm sono fasulli ed hanno l’obiettivo di ingannare gli italiani: la maggioranza non avrà problemi a sbugiardarli e a far capire ai cittadini da quale parte sta la verità. In ogni caso sarebbe bene che i magistrati tornassero a fare quello che afferma la Costituzione, cioè applicare le leggi. Chi ha velleità di altro tipo, pur legittime, è bene che abbandoni la toga e si dedichi ad altre attività”.
"Io ho parlato dell’1% dei procedimenti. Sia Spataro che l’Anm continuano ad attaccare quel dato, senza fornire un’alternativa. Questo dimostra che non hanno numeri alternativi da offrire e che cioe’ non riescono a contraddirmi nel merito".
Lo ha affermato il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, a proposito del numero dei procedimenti che verrebbero prescritti nel caso in cui il processo breve diventasse legge. "Alcuni giornali hanno parlato di 600mila procedimenti che andrebbero prescritti, altri di 100mila. Mi rendo conto che alcuni magistrati non prendano come fonte l’Unita’ e la Repubblica perche’ si rendono conto che sono fallaci".
Rispondendo alle accuse di Spataro sulle ’logiche aziendali’ Alfano ha replicato:
"Questa e’ l’unica cosa che condivido. Quando Spataro accusa il governo di essere animato e assistito anche da logiche aziendali - ha continuato - io lo rivendico con orgoglio. Il senso negativo, quasi di disprezzo, con cui e’ stata usata la parola ’aziendale’, rende ragione di come alcuni vivano l’efficienza del sistema della giustizia.
Evidentemente nessuno di quelli che ci attaccano con un’ostilita’ preconcetta si rende conto che se oggi al giustizia italiana fosse valutata secondo canoni aziendali, sarebbe sull’orlo del fallimento"
Il nostro ministro della Giustizia ha inoltre replicato alle parole espresse dall’ex presidente della Repubblica Ciampi, che dalle colonne de La Repubblica ha parlato di una norma ad personam sollecitando Giorgio Napolitano a non promulgarla.
"La proposta di legge Gasparri-Quagliarello-Ricolo mette al centro il cittadino. Iinvece - ha sottolineato Alfano - la norma sul processo breve consente di avere risposte certe alla domanda di giustizia, cioe’ di arrivare in tempo certo a una sentenza definitiva. Questo e’ l’obiettivo e credo che sia un obiettivo condivisibile".
Alfano ha poi citato un sondaggio che mette in luce l’alto tasso di sfiducia dei cittadini italiani nei confronti della giustizia "credo che questa sfiducia, sia dovuta anche al fatto che alcuni magitrati non seguono le indicazioni che tanti presidenti della Repubblica hanno dato nel tempo, e cioe’ che oltre ad essere imparziari bisogna apparirlo. E’ indispensabile essere imparziale ma anche apparire imparziale perche’ il cittadino deve avere la certezza di avere davati a se un magistrato che non abbia nessun pregiudizio ideologico, politico e culturale nei confronti di nessun cittadino italiano".
CASSINELLI: L'Anm è un partito estremista e mente agli italiani
Il deputato del Pdl, membro della Commissione giustizia della Camera, é intervenuto sui dati diffusi dall’Associazione nazionale magistrati secondo cui il 50% dei procedimenti verrebbe prescritto dall’entrata in vigore del ddl sul processo breve: “Sono dati palesemente inventati, sarebbe bene che l’Anm smettesse di attaccare pretestuosamente il Governo diffondendo informazioni fasulle che disorientano i cittadini. L’Associazione nazionale magistrati si comporta ormai come un partito politico estremista”.
Così si è espresso il deputato del Pdl Roberto Cassinelli, membro della Commissione giustizia di Montecitorio e della Consulta nazionale sulla giustizia del Pdl, commenta le esternazioni dell’Anm in merito al disegno di legge sul processo breve. “E’ chiara a tutti la strategia di questa magistratura: c’è una palese volontà di delegittimare il Governo agli occhi degli elettori che l’hanno votato. Si tratta di un disegno sovversivo, indegno soprattutto perché proviene da persone che fanno parte di un importante organo dello Stato. I numeri diffusi dall’Anm sono fasulli ed hanno l’obiettivo di ingannare gli italiani: la maggioranza non avrà problemi a sbugiardarli e a far capire ai cittadini da quale parte sta la verità. In ogni caso sarebbe bene che i magistrati tornassero a fare quello che afferma la Costituzione, cioè applicare le leggi. Chi ha velleità di altro tipo, pur legittime, è bene che abbandoni la toga e si dedichi ad altre attività”.
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Giustizia
Riforma giustizia: Rivedere la bozza Violante
CICCHITTO: Avanti con la riforma della giustizia e innovare la bozza Violante
"Il confronto sulle riforme istituzionali e su quella della giustizia deve fondarsi su basi chiare. La cosiddetta bozza Violante riguarda alcune importanti riforme istituzionali.
Essa e’ interamente condivisibile per cio’ che riguarda la riduzione del numero dei parlamentari, richiede qualche approfondimento tecnico-politico per cio’ che riguarda il superamento del bicameralismo, vale come titolo ma va innovata per cio’ che riguarda i cosiddetti poteri del premier vista l’impostazione presidenzialista sostenuta dal PdL. Essa va anche accompagnata da una organica riforma dei regolamenti parlamentari".
Lo ha affermato Fabrizio Cicchitto, capogruppo pdl alla Camera, che ha osservato:
"Per cio’ che riguarda la riforma della giustizia - prosegue - la legge per l’acquisizione di tempi ragionevoli del processo (non dimentichiamo che il provvedimento in discussione al Senato, considerando anche la fase istruttoria, porta il processo ad una durata intorno agli 8-9 anni) va accompagnata e seguita da riforme di fondo come lo separazione delle carriere, la modifica del modo di elezione del CSM, i rapporti fra PM e polizia giudiziaria, ecc.. Mettendo assieme tutti questi elementi si puo’ quindi lavorare efficacemente per due riforme organiche, la riforma istituzionale e la riforma della giustizia".
QUAGLIARIELLO: Non ci piegheremo davanti al tentativo di trasformare l'Italia nella Repubblica dei pentiti
"Non ci piegheremo al tentativo di trasformare l’Italia nella Repubblica dei pentiti. Ci siamo battuti perche’ non fosse l’iniziativa di qualche magistrato politicizzato a sovvertire la volonta’ del popolo sovrano; a maggior ragione impediremo che a stabilire chi abbia titolo e chi no a far parte del governo del nostro Paese siano le parole di un pentito, magari pure cocainomane o psichicamente infermo".
Lo ha affermato Gaetano Quagliariello, vicepresidente vicario dei senatori del PdL, intervenendo in aula al Senato sulle mozioni su Cosentino. "Non ci nascondiamo dietro un dito: oggi stiamo vivendo le prove generali per l’entrata in scena di Gaspare Spatuzza, che l’intensificarsi del rullo dei tamburi e l’iper-attivismo dei corifei annidati in alcune Procure e in alcune redazioni di giornali preannunciano come imminente. Se consentiamo che sia Gaetano Vassallo a decidere che Nicola Cosentino non puo’ sedere fra i banchi del governo, cosa diremo al nostro popolo, al popolo italiano, quando altri pentiti, da altri Palazzi di giustizia, cercheranno di riscrivere la storia del nostro partito, la storia del nostro leader, la storia del nostro Paese? Respingiamo le mozioni dell’opposizione, convintamente, anche per non rinunciare alla speranza di lasciare ai nostri figli un Paese finalmente normale".
CICCHITTO: Il disegno di legge del processo breve riduce la durata del processo
"Il disegno di legge del processo breve e’ in realta’ una semplificazione che porta comunque a un processo di 6-9 anni".
Lo ha affermato, in un’intervista a Sky Tg24, il capogruppo alla Camera del Pdl, Fabrizio Cicchitto. "Questo ddl si misura con il problema costituito da un indubbio attacco giudiziario che e’ in corso dal 1994 nei confronti di Silvio Berlusconi. Per non essere ipocriti, ma chiari sono due cose che si scaricano su questo ddl: un’esigenza generale di ridurre in dimensioni ragionevoli il processo e dare una risposta inattesa e ripresentare in una veste costituzionale il Lodo Alfano".
Intervenendo in merito alle dichiarazioni dell’ex Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, che ha definito il ddl sul processo breve una legge ad personam, il presidente dei deputati Pdl ha aggiunto: "Mi sembra un festival dell’ipocrisia. Considero Ciampi una personalita’ politica nettissimamente schierata da sempre nel centro sinistra vicino a Carlo De Benedetti. Nulla di male purche’ certe cose che dice non vengano presentate con l’apparenza di chi parla al di sopra delle parti. Non lo e’ mai stato".
"Il confronto sulle riforme istituzionali e su quella della giustizia deve fondarsi su basi chiare. La cosiddetta bozza Violante riguarda alcune importanti riforme istituzionali.
Essa e’ interamente condivisibile per cio’ che riguarda la riduzione del numero dei parlamentari, richiede qualche approfondimento tecnico-politico per cio’ che riguarda il superamento del bicameralismo, vale come titolo ma va innovata per cio’ che riguarda i cosiddetti poteri del premier vista l’impostazione presidenzialista sostenuta dal PdL. Essa va anche accompagnata da una organica riforma dei regolamenti parlamentari".
Lo ha affermato Fabrizio Cicchitto, capogruppo pdl alla Camera, che ha osservato:
"Per cio’ che riguarda la riforma della giustizia - prosegue - la legge per l’acquisizione di tempi ragionevoli del processo (non dimentichiamo che il provvedimento in discussione al Senato, considerando anche la fase istruttoria, porta il processo ad una durata intorno agli 8-9 anni) va accompagnata e seguita da riforme di fondo come lo separazione delle carriere, la modifica del modo di elezione del CSM, i rapporti fra PM e polizia giudiziaria, ecc.. Mettendo assieme tutti questi elementi si puo’ quindi lavorare efficacemente per due riforme organiche, la riforma istituzionale e la riforma della giustizia".
QUAGLIARIELLO: Non ci piegheremo davanti al tentativo di trasformare l'Italia nella Repubblica dei pentiti
"Non ci piegheremo al tentativo di trasformare l’Italia nella Repubblica dei pentiti. Ci siamo battuti perche’ non fosse l’iniziativa di qualche magistrato politicizzato a sovvertire la volonta’ del popolo sovrano; a maggior ragione impediremo che a stabilire chi abbia titolo e chi no a far parte del governo del nostro Paese siano le parole di un pentito, magari pure cocainomane o psichicamente infermo".
Lo ha affermato Gaetano Quagliariello, vicepresidente vicario dei senatori del PdL, intervenendo in aula al Senato sulle mozioni su Cosentino. "Non ci nascondiamo dietro un dito: oggi stiamo vivendo le prove generali per l’entrata in scena di Gaspare Spatuzza, che l’intensificarsi del rullo dei tamburi e l’iper-attivismo dei corifei annidati in alcune Procure e in alcune redazioni di giornali preannunciano come imminente. Se consentiamo che sia Gaetano Vassallo a decidere che Nicola Cosentino non puo’ sedere fra i banchi del governo, cosa diremo al nostro popolo, al popolo italiano, quando altri pentiti, da altri Palazzi di giustizia, cercheranno di riscrivere la storia del nostro partito, la storia del nostro leader, la storia del nostro Paese? Respingiamo le mozioni dell’opposizione, convintamente, anche per non rinunciare alla speranza di lasciare ai nostri figli un Paese finalmente normale".
CICCHITTO: Il disegno di legge del processo breve riduce la durata del processo
"Il disegno di legge del processo breve e’ in realta’ una semplificazione che porta comunque a un processo di 6-9 anni".
Lo ha affermato, in un’intervista a Sky Tg24, il capogruppo alla Camera del Pdl, Fabrizio Cicchitto. "Questo ddl si misura con il problema costituito da un indubbio attacco giudiziario che e’ in corso dal 1994 nei confronti di Silvio Berlusconi. Per non essere ipocriti, ma chiari sono due cose che si scaricano su questo ddl: un’esigenza generale di ridurre in dimensioni ragionevoli il processo e dare una risposta inattesa e ripresentare in una veste costituzionale il Lodo Alfano".
Intervenendo in merito alle dichiarazioni dell’ex Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, che ha definito il ddl sul processo breve una legge ad personam, il presidente dei deputati Pdl ha aggiunto: "Mi sembra un festival dell’ipocrisia. Considero Ciampi una personalita’ politica nettissimamente schierata da sempre nel centro sinistra vicino a Carlo De Benedetti. Nulla di male purche’ certe cose che dice non vengano presentate con l’apparenza di chi parla al di sopra delle parti. Non lo e’ mai stato".
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CROCIFISSO GETTATO NEL CESTINO DA INSEGNANTE
CALDEROLI - CROCIFISSO: "GESTO ODIOSO E BLASFEMO DA PARTE DI UN PROFESSORE. INTERVENGA MINISTRO GELMINI"
In relazione all’episodio, riportato da un quotidiano locale, avvenuto alcuni giorni fa in una scuola superiore di Lecco, dove un professore avrebbe staccato dal muro e gettato nel cestino per i rifiuti il crocifisso, il ministro per la Semplificazione Normativa, sen. Roberto Calderoli, si è rivolto al ministro per l’Istruzione, on. Maria Stella Gelmini, per richiedere un suo intervento nei confronti del suddetto professore responsabile dell’accaduto.
“Il gesto commesso da questo professore – osserva a riguardo il ministro Calderoli - per quanto mi riguarda è assolutamente odioso e blasfemo, in quanto non si è limitato soltanto a rimuovere il crocifisso dal muro ma lo ha addirittura gettato nel cestino per i rifiuti.
Ma, al di là della posizione personale, e delle implicazioni religiose, esiste una legge ed i professori dovrebbero essere di esempio in positivo e certamente non in negativo nei confronti dei loro giovani studenti, ovvero di quei ragazzi che gli vengono affidati per curare la loro fomazione”.
In relazione all’episodio, riportato da un quotidiano locale, avvenuto alcuni giorni fa in una scuola superiore di Lecco, dove un professore avrebbe staccato dal muro e gettato nel cestino per i rifiuti il crocifisso, il ministro per la Semplificazione Normativa, sen. Roberto Calderoli, si è rivolto al ministro per l’Istruzione, on. Maria Stella Gelmini, per richiedere un suo intervento nei confronti del suddetto professore responsabile dell’accaduto.
“Il gesto commesso da questo professore – osserva a riguardo il ministro Calderoli - per quanto mi riguarda è assolutamente odioso e blasfemo, in quanto non si è limitato soltanto a rimuovere il crocifisso dal muro ma lo ha addirittura gettato nel cestino per i rifiuti.
Ma, al di là della posizione personale, e delle implicazioni religiose, esiste una legge ed i professori dovrebbero essere di esempio in positivo e certamente non in negativo nei confronti dei loro giovani studenti, ovvero di quei ragazzi che gli vengono affidati per curare la loro fomazione”.
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sabato 21 novembre 2009
Annozero scopre il premier vincente
SONDAGGIO DI ANNOZERO: Il premier in ascesa
Per quanto ci riguarda lo sapevamo già. Ma da ieri anche gli affezionati fans di Di Pietro e Travaglio, nonché il folto,inclito e fazioso pubblico di AnnoZero, hanno dovuto prendere atto con funerea rassegnazione del fatto che la leadership di Silvio Berlusconi è più che salda tanto nel Paese e nel cuore degli italiani, quanto all’interno del Pdl.
Michele Santoro per tutta la serata ha centellinato i risultati di un sondaggio ("molto serio e attendibile, 2500 intervistati"), costruito come una sorta di eliminatoria da Champions League, il cui risultato, in chiusura di trasmissione, ha certificato la prepotente vittoria di Berlusconi in un ipotetico testa a testa elettorale con Bersani. Ecco i dati di questo "gioco" a sfide incrociate.
Sinistra: possibili sfidanti di Bersani:Bindi 40% Di Pietro 36%
Centrodestra: possibili sfidanti di Berlusconi: Fini 63%, Casini 11%
Pd per la leadership: Bersani 60% Bindi 19%
Pdl per leadership: Berlusconi 65% Fini 31%
Sfida finale. Berlusconi 48% Bersani 33%
Si potrebbe dissentire sui dati quantitativi, almeno in base a due considerazioni: che i nostri sondaggi danno un margine molto più ampio al premier; che Michele Santoro non ha reso noto né il nome della società alla quale ha affidato la ricerca né la metodologia seguita. Ma, considerata la fonte e la delusione con la quale il conduttore ("Vedete che non sono fazioso…") ha fornito i risultati, ci possiamo dire soddisfatti. Qualcosa si può annotare:
Allarme rosso per Bersani, che mostra di avere il fiato sul collo del leader del partito giustizialista, Antonio di Pietro, il quale va ben oltre i consensi elettorali. Ipotetiche primarie per la leadership dell’opposizione non lo vedrebbero tranquillo.
All’interno del centrodestra Berlusconi stravince e la sua leadership è salda e tutt’altro che appannata, come si é tentato da sinistra di accreditare.
Idem in un ipotetico testa a testa finale. Laddove Bersani va poco oltre il consenso elettorale attribuito al Pd, mentre il premier viene accreditato di un consenso che supera di circa 10 punti quello del solo Pdl.
Va bene così. La nota indipendenza di giudizio di AnnoZero ci tranquillizza almeno su un fatto: i nostri sondaggi vedono giusto e in numeri veri – al netto della faziosità – sono ben altri.
PdL
Per quanto ci riguarda lo sapevamo già. Ma da ieri anche gli affezionati fans di Di Pietro e Travaglio, nonché il folto,inclito e fazioso pubblico di AnnoZero, hanno dovuto prendere atto con funerea rassegnazione del fatto che la leadership di Silvio Berlusconi è più che salda tanto nel Paese e nel cuore degli italiani, quanto all’interno del Pdl.
Michele Santoro per tutta la serata ha centellinato i risultati di un sondaggio ("molto serio e attendibile, 2500 intervistati"), costruito come una sorta di eliminatoria da Champions League, il cui risultato, in chiusura di trasmissione, ha certificato la prepotente vittoria di Berlusconi in un ipotetico testa a testa elettorale con Bersani. Ecco i dati di questo "gioco" a sfide incrociate.
Sinistra: possibili sfidanti di Bersani:Bindi 40% Di Pietro 36%
Centrodestra: possibili sfidanti di Berlusconi: Fini 63%, Casini 11%
Pd per la leadership: Bersani 60% Bindi 19%
Pdl per leadership: Berlusconi 65% Fini 31%
Sfida finale. Berlusconi 48% Bersani 33%
Si potrebbe dissentire sui dati quantitativi, almeno in base a due considerazioni: che i nostri sondaggi danno un margine molto più ampio al premier; che Michele Santoro non ha reso noto né il nome della società alla quale ha affidato la ricerca né la metodologia seguita. Ma, considerata la fonte e la delusione con la quale il conduttore ("Vedete che non sono fazioso…") ha fornito i risultati, ci possiamo dire soddisfatti. Qualcosa si può annotare:
Allarme rosso per Bersani, che mostra di avere il fiato sul collo del leader del partito giustizialista, Antonio di Pietro, il quale va ben oltre i consensi elettorali. Ipotetiche primarie per la leadership dell’opposizione non lo vedrebbero tranquillo.
All’interno del centrodestra Berlusconi stravince e la sua leadership è salda e tutt’altro che appannata, come si é tentato da sinistra di accreditare.
Idem in un ipotetico testa a testa finale. Laddove Bersani va poco oltre il consenso elettorale attribuito al Pd, mentre il premier viene accreditato di un consenso che supera di circa 10 punti quello del solo Pdl.
Va bene così. La nota indipendenza di giudizio di AnnoZero ci tranquillizza almeno su un fatto: i nostri sondaggi vedono giusto e in numeri veri – al netto della faziosità – sono ben altri.
PdL
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RECENSIONE CRITICA DI BONDI A FINI
BONDI LEGGE FINI: Recensione critica, ma in spirito di sincera amicizia, del libro scritto dal presidente della Camera
Lettera di Sandro Bondi a "Il Foglio" di martedì 10 novembre 2009
Al direttore - Ho letto anch’io l’ultimo pamphlet di Gianfranco Fini, e condivido in parte l’analisi del Foglio. Anche questo bel libro del presidente della Camera rappresenta un ulteriore contributo all’apertura di uno spazio di confronto democratico all’interno del Pdl. Naturalmente quando si crea una dialettica politica ognuno ha il dovere di far valere le sue idee e di sostenere il proprio punto di vista, in uno spirito di solidarietà di partito e di amicizia personale
Per prima cosa, la lettura del nuovo libro di Fini lui ha confermato in una convinzione che nutro da tempo, e cioè che la parabola politica e culturale di Gianfranco Pini presenta una certa analogia con quella, altrettanto nobile sul piano della storia culturale, della tradizione comunista italiana. Che cosa c’entra si dirà la storia del Msi e poi di An con quella del Partito comunista? A prima vista niente. Tuttavia entrambe le esperienze a dispetto delle radicali diversità l’esclusione dall’arco costituzionale del primo, e la partecipazione fondante alla Carta repubblicana del secondo mi pare abbi no affrontato la fine delle ideologie e la scomparsa di schemi dottrinali forti per l’azione politica con la stessa ansia di approdare a un’accettazione della realtà così com’è.
Entrambi i partiti ideologici della Prima Repubblica, insomma, mi pare siano incorsi alla fine della loro parabola in una sorta di conformismo un po’ schiavo della realtà (sia sul piano politico-economico che su quello bioetico), senza la capacità di elaborare una autèntica riflessione sul proprio passato, che permettesse di superare quella storia senza tuttavia giungere ad abbracciare acriticamente gli esiti della modernità tout court. In ogni caso, ci che mi ha colpito dello sforzo culturale compiuto da Fini è la mancanza di una spiegazione dell’incontro e dell’intreccio della sua storia con quella di Silvio Berlusconi.
Se si considera il fatto che nel libro non compare mai il riferimento all’attuale presidente del Consiglio, potrebbe sembrare che la storia e l’evoluzione di Fini sia semplicemente giustapposta a quella di Berlusconi oppure si ponga, come molti episodi farebbero temere, in alternativa a essa. Non è curioso imbattersi in questa rimozione, che s’aggiunge a quella sul fascismo e su altre figure fondamentali nella storia del Novecento italiano? E’ come se il presidente della Camera si astenesse da una riflessione sulle vicende della vita politica italiana di questi ultimi sedici anni che hanno reso possibile di fatto la sua attuale evoluzione politica. Questo vuoto nella riflessione di Fini lascia un varco aperto a interpretazioni come quella affacciata da Carlo Galli, secondo il quale il cofondatore del Pdl sarebbe l’espressione di una destra moderna, legalista, egalitaria, consensuale e democratica, in alternativa alla destra caudillistica, populista e autoritaria incarnata da Berlusconi.
In qualche modo il libro avalla questa lettura, almeno per quanto riguarda il versante. di una destra che non si riconosce nelle posizioni che il Pdl, nella sua stragrande maggioranza, rispecchia. La mia preoccupazione è che questa scissione ove esistesse veramente metterebbe in discussione l’approdo del Pdl, da sempre considerato un soggetto politico unito sul piano dei valori fondamentali e delle prospettive politiche generali. Come ho osservato in un precedente intervento, si tratta di decidere se vogliamo costruire un partito simile alla Democrazia cristiana, di fatto una federazione di partiti con una classe politica eterogenea ma capace per ciò stesso di intercettare i voti di segmenti diversi dell’elettorato, o se vogliamo invece dare vita ad un partito che, pur nella cornice di un confronto democratico, giunga a definire una cultura politica condivisa.
Io sono a favore della seconda ipotesi, del secondo modello di partito, nel quale, come è avvenuto per Forza Italia, un aperto confronto democratico permetta di definire un’identità culturale comune, frutto delle diverse identità di partenza. Un altro punto sul quale dissento da Gianfranco Finì è la metafora a cui ha più volte fatto riferimento, circa il rischio di un partito che si trasformi in una caserma, a causa dell’assenza di un libero confronto democratico e della mancanza di rispetto per le tesi minoritarie presenti nel partito. Ritengo questo giudizio quantomeno ingeneroso, poiché tutto si pu dire del Pdl, che si è formato da pochi mesi, fuorché sia una caserma,
L’unificazione di partiti diversi è sempre stato il processo più difficile nella storia dei partiti politici. Si tratta di progetti che richiedono una leadership riconosciuta e tanto, tanto equilibrio, prudenza e soprattutto saggezza politica. A me pare francamente che, nonostante inevitabili difficoltà, il processo di costruzione del nuovo partito proceda in modo più positivo e incoraggiante di quanto io stesso non credessi. Certo, tutti hanno delle responsabilità affinché questo progetto adempia alle sue ambizioni storiche. In particolare, il ruolo di Fini è determinante per consentire al nuovo partito di istituzionalizzare, come scrivono i politologi, la leadership carismatica di Silvio Berluscoui, cioè di permettere al Pdl di divenire uno degli architravi del nuovo sistema politico dell’alternanza: oggi e nel futuro. Qui si misurerà anche la lungimiranza di Fini, che può essere uno degli artefici del rafforzamento del nuovo partito oppure la causa del suo possibile fallimeiito.
Conoscendo le doti politiche di Fini sono certo che egli saprà essere il protagonista di una ulteriore fase di crescita del partito, che tutti abbiamo fortemente voluto, Per queste stesse ragioni, ritengo che Finì sappia perfettamente che il fondamento della leadership di Berlusconi non risiede in una supposta volontà monarchica, bensì nella sua capacità di guida politica. Io stesso, che provengo da una esperienza intensamente politica e di partito, ho spesso constatato che la superiorità di Berlusconi rispetto a molti professionisti della politica è consistita nella sua capacità di operare scelte politiche più lungimiranti. E anche oggi, a dispetto dell’accusa di monarchia o di assolutismo, il fondatore del Pdl è capace di interpretare la cultura liberale di massa (vedi testamento biologico e cittadinanza) con un pragmatismo e un buon senso, che spesso difettano in altri esponenti politici.
Sono queste, in sintesi, le ragioni per le quali, al pari di Lei caro Direttore, considero le posizioni del presidente Fìni non solo legittime ma preziose in un partito che è potuto nascere anche per la sua forte volontà politica. La stessa ragione per cui mi permetto di discutere in parte criticamente le sue tesi in uno spirito di sincera amicizia.
Suo Sandro Bondi (ministro della Cultura e coordinatore del Pdl)
Lettera di Sandro Bondi a "Il Foglio" di martedì 10 novembre 2009
Al direttore - Ho letto anch’io l’ultimo pamphlet di Gianfranco Fini, e condivido in parte l’analisi del Foglio. Anche questo bel libro del presidente della Camera rappresenta un ulteriore contributo all’apertura di uno spazio di confronto democratico all’interno del Pdl. Naturalmente quando si crea una dialettica politica ognuno ha il dovere di far valere le sue idee e di sostenere il proprio punto di vista, in uno spirito di solidarietà di partito e di amicizia personale
Per prima cosa, la lettura del nuovo libro di Fini lui ha confermato in una convinzione che nutro da tempo, e cioè che la parabola politica e culturale di Gianfranco Pini presenta una certa analogia con quella, altrettanto nobile sul piano della storia culturale, della tradizione comunista italiana. Che cosa c’entra si dirà la storia del Msi e poi di An con quella del Partito comunista? A prima vista niente. Tuttavia entrambe le esperienze a dispetto delle radicali diversità l’esclusione dall’arco costituzionale del primo, e la partecipazione fondante alla Carta repubblicana del secondo mi pare abbi no affrontato la fine delle ideologie e la scomparsa di schemi dottrinali forti per l’azione politica con la stessa ansia di approdare a un’accettazione della realtà così com’è.
Entrambi i partiti ideologici della Prima Repubblica, insomma, mi pare siano incorsi alla fine della loro parabola in una sorta di conformismo un po’ schiavo della realtà (sia sul piano politico-economico che su quello bioetico), senza la capacità di elaborare una autèntica riflessione sul proprio passato, che permettesse di superare quella storia senza tuttavia giungere ad abbracciare acriticamente gli esiti della modernità tout court. In ogni caso, ci che mi ha colpito dello sforzo culturale compiuto da Fini è la mancanza di una spiegazione dell’incontro e dell’intreccio della sua storia con quella di Silvio Berlusconi.
Se si considera il fatto che nel libro non compare mai il riferimento all’attuale presidente del Consiglio, potrebbe sembrare che la storia e l’evoluzione di Fini sia semplicemente giustapposta a quella di Berlusconi oppure si ponga, come molti episodi farebbero temere, in alternativa a essa. Non è curioso imbattersi in questa rimozione, che s’aggiunge a quella sul fascismo e su altre figure fondamentali nella storia del Novecento italiano? E’ come se il presidente della Camera si astenesse da una riflessione sulle vicende della vita politica italiana di questi ultimi sedici anni che hanno reso possibile di fatto la sua attuale evoluzione politica. Questo vuoto nella riflessione di Fini lascia un varco aperto a interpretazioni come quella affacciata da Carlo Galli, secondo il quale il cofondatore del Pdl sarebbe l’espressione di una destra moderna, legalista, egalitaria, consensuale e democratica, in alternativa alla destra caudillistica, populista e autoritaria incarnata da Berlusconi.
In qualche modo il libro avalla questa lettura, almeno per quanto riguarda il versante. di una destra che non si riconosce nelle posizioni che il Pdl, nella sua stragrande maggioranza, rispecchia. La mia preoccupazione è che questa scissione ove esistesse veramente metterebbe in discussione l’approdo del Pdl, da sempre considerato un soggetto politico unito sul piano dei valori fondamentali e delle prospettive politiche generali. Come ho osservato in un precedente intervento, si tratta di decidere se vogliamo costruire un partito simile alla Democrazia cristiana, di fatto una federazione di partiti con una classe politica eterogenea ma capace per ciò stesso di intercettare i voti di segmenti diversi dell’elettorato, o se vogliamo invece dare vita ad un partito che, pur nella cornice di un confronto democratico, giunga a definire una cultura politica condivisa.
Io sono a favore della seconda ipotesi, del secondo modello di partito, nel quale, come è avvenuto per Forza Italia, un aperto confronto democratico permetta di definire un’identità culturale comune, frutto delle diverse identità di partenza. Un altro punto sul quale dissento da Gianfranco Finì è la metafora a cui ha più volte fatto riferimento, circa il rischio di un partito che si trasformi in una caserma, a causa dell’assenza di un libero confronto democratico e della mancanza di rispetto per le tesi minoritarie presenti nel partito. Ritengo questo giudizio quantomeno ingeneroso, poiché tutto si pu dire del Pdl, che si è formato da pochi mesi, fuorché sia una caserma,
L’unificazione di partiti diversi è sempre stato il processo più difficile nella storia dei partiti politici. Si tratta di progetti che richiedono una leadership riconosciuta e tanto, tanto equilibrio, prudenza e soprattutto saggezza politica. A me pare francamente che, nonostante inevitabili difficoltà, il processo di costruzione del nuovo partito proceda in modo più positivo e incoraggiante di quanto io stesso non credessi. Certo, tutti hanno delle responsabilità affinché questo progetto adempia alle sue ambizioni storiche. In particolare, il ruolo di Fini è determinante per consentire al nuovo partito di istituzionalizzare, come scrivono i politologi, la leadership carismatica di Silvio Berluscoui, cioè di permettere al Pdl di divenire uno degli architravi del nuovo sistema politico dell’alternanza: oggi e nel futuro. Qui si misurerà anche la lungimiranza di Fini, che può essere uno degli artefici del rafforzamento del nuovo partito oppure la causa del suo possibile fallimeiito.
Conoscendo le doti politiche di Fini sono certo che egli saprà essere il protagonista di una ulteriore fase di crescita del partito, che tutti abbiamo fortemente voluto, Per queste stesse ragioni, ritengo che Finì sappia perfettamente che il fondamento della leadership di Berlusconi non risiede in una supposta volontà monarchica, bensì nella sua capacità di guida politica. Io stesso, che provengo da una esperienza intensamente politica e di partito, ho spesso constatato che la superiorità di Berlusconi rispetto a molti professionisti della politica è consistita nella sua capacità di operare scelte politiche più lungimiranti. E anche oggi, a dispetto dell’accusa di monarchia o di assolutismo, il fondatore del Pdl è capace di interpretare la cultura liberale di massa (vedi testamento biologico e cittadinanza) con un pragmatismo e un buon senso, che spesso difettano in altri esponenti politici.
Sono queste, in sintesi, le ragioni per le quali, al pari di Lei caro Direttore, considero le posizioni del presidente Fìni non solo legittime ma preziose in un partito che è potuto nascere anche per la sua forte volontà politica. La stessa ragione per cui mi permetto di discutere in parte criticamente le sue tesi in uno spirito di sincera amicizia.
Suo Sandro Bondi (ministro della Cultura e coordinatore del Pdl)
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