martedì 1 giugno 2010

Rispuntano i teoremi mafiosi

CICCHITTO E QUAGLIARIELLO: Ciampi impudente nel chiamare in causa l'attuale governo per le stragi mafiose

"A circa diciassette anni di distanza Carlo Azeglio Ciampi, futuro presidente della Repubblica e all’epoca presidente del Consiglio, comunica che nel 1993 egli ebbe il dubbio che gli attentati del 27 luglio di quell’anno fossero funzionali a un colpo di Stato. E arriva all’impudenza di chiamare in causa l’attuale governo intimandogli di non fare, sul possibile golpe del ’93, cio’ che lui ha invece fatto per diciassette anni: tacere".

Lo scrivono Fabrizio Cicchitto (capogruppo del Pdl alla Camera) e Gaetano Quagliariello (vice capogruppo del PdL al Senato), entrambi componenti del Copasir, in un articolo per il quotidiano ’Libero’.

"Ciampi si pone dunque dichiaratamente sulla scia e alla stessa stregua di Walter Veltroni, il quale pretenderebbe, non si sa a che titolo, che l’attuale governo chiarisca e risponda di tutti i misteri della storia d’Italia. La vicenda e’ ancor piu’ inquietante in quanto assieme a questa inopinata chiamata in causa di Berlusconi, Veltroni e Ciampi dicono cose gravissime per cio’ che riguarda i giorni nostri. Ciampi, in sorprendente assonanza con sibilline affermazioni rese da Massimo Ciancimino sugli schermi di Annozero tre puntate fa, arriva a sostenere che ’il clima che si respira oggi, a tratti, sembra pericolosamente rievocare quello del 92-93’."


CICCHITTO-QUAGLIARIELLO: Nel '92-'93 Scalfaro fu eletto Capo dello Stato e la sinistra era destinata a vincere le elezioni
"Poiche’ vi e’ chi continua a insinuare a carte coperte - non ultimo il senatore Zanda ieri sera - preferiamo rispondere a carte scoperte. Cominciando con una questione di metodo: e’ singolare che sulle stragi e sulle bombe del ’92-’93 si addebiti l’onere della verita’ al governo in carica come fosse un capo di imputazione e si accetti supinamente che il presidente del Consiglio allora in carica abbia aspettato diciassette anni per denunciare i suoi sospetti di pianificazioni golpiste. Assai meglio altri altissimi esponenti istituzionali dell’epoca, che oggi invitano a non confondere i ruoli e a non spacciare per verita’ giudiziarie suggestioni di altra natura".
Lo hanno dichiarato in una nota congiunta Fabrizio Cicchitto, capogruppo del PdL alla Camera, e Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo vicario del PdL al Senato, entrambi componenti del Copasir. "Quanto al clima di quegli anni , quale fosse la parte politica destinata a prendere il potere sulle macerie di Tangentopoli lo si evince chiaramente dai dati storici: a cominciare da quelle amministrative del ’93 che, ad esempio, videro Palermo decretare un plebiscito a favore di Leoluca Orlando Cascio, Catania e Torino mandare al ballottaggio due candidati di sinistra, e Milano portare fino al secondo turno un altro candidato della Rete. Nel ’92-’93 c’era una parte politica che aveva isolato e tentato di delegittimare Giovanni Falcone, che era tanto forte da poter determinare l’elezione di un presidente della Repubblica sull’onda emotiva delle stragi di mafia, e che era universalmente considerata una ’gioiosa macchina da guerra’ destinata alla vittoria e al potere. Un quadro documentato ben piu’ concreto e reale di fumose ’preveggenze’ su forze ’in via di formazione’ di cui neanche la piu’ spregiudicata mistificazione riuscira’ a retrodatare la nascita e a infangare la genesi. Noi non siamo appassionati quanto i nostri avversari di dietrologie e trattative, ma se dietrologia deve essere, almeno si rispettino i fatti e la loro sequenza inconfutabile".

BONDI: Il premier combatte la mafia, la sinistra e' irresponsabile
"Viviamo in uno strano Paese, in cui l’attuale governo, presieduto dal Presidente Berlusconi, e’ il governo che nella storia della nostra Repubblica ha sferrato la lotta piu’ incisiva ed efficace contro la criminalita’ organizzata, mentre la sinistra con in testa l’ineffabile Veltroni, una parte dell’informazione e della cultura militante si ergono a paladini della lotta alla mafia e romanzano irresponsabilmente la storia italiana sulla base di ipotesi ritagliate unicamente sui propri interessi politici". Lo ha affermato Sandro Bondi, Coordinatore del Pdl, a proposito di alcune ipotesi sulla stagione stragista del ’93.

lunedì 31 maggio 2010

MANOVRA ECONOMICA: Un sacrificio contenuto

"L’Europa ha vissuto per troppi anni al di sopra delle sue possibilità". Queste parole dette da Silvio Berlusconi tre giorni fa, durante la conferenza stampa assieme al presidente della Commissione europea Josè Barroso, spiegano perché anche l’Italia deve ricorrere ora ad una manovra per correggere il proprio deficit, iniziare a risanare il debito ed agire in maniera strutturale su fonti di spesa che altrimenti rischiavano di andare fuori controllo.
L’operazione da 24 miliardi di euro in due anni, che essendo previsti come strutturali, e quindi permanenti, già per i 12 del primo anno, potrà valere a regime per 36 miliardi, inciderà per oltre due punti di Pil (circa 1.500 miliardi l’anno). Ciò significa che il nostro disavanzo, attualmente di poco superiore al 5 per cento del Prodotto interno lordo, rientrerà a fine del 2012 al di sotto di quel tre per cento fissati dai parametri europei.

Questo è tecnicamente l’obiettivo della manovra e questo è quanto è stato richiesto all’Italia sia dalla commissione Ue sia dal consiglio dei governi europei. Il nostro Paese è in una situazione particolare: non è tra quelli a rischio, come Grecia, Spagna, Portogallo e Irlanda, perché negli ultimi tempi ha praticato una politica accorta di coesione sociale, senza cioè salvare le banche o le industrie con denari pubblici. Né, come la Grecia, ha truccato i conti. E neppure ha puntato tutto sulla finanza e sulla speculazione immobiliare, come Spagna e Irlanda.

Per questo negli ultimi due anni il nostro debito pubblico è cresciuto meno di tutti gli altri importanti paesi europei (un po’ meglio di noi hanno fatto Lussemburgo, Malta, Cipro e Slovacchia): il debito italiano cresce tendenzialmente – cioè senza correzioni – del 14,3 per cento rispetto alla media dell’Ue del 22,3. Stiamo andando un po’ meglio della Germania, molto meglio della Francia (23,8) e della Spagna (37,8).

Ma come è noto l’Italia si trascina da anni un debito superiore al 100 per cento del Pil, debito che è frutto della spesa allegra dei governi della prima repubblica, ma anche dell’autonomia disinvolta concessa alle regioni dalla riforma costituzionale voluta dalla sinistra al termine del suo governo 1996-2001: quando soprattutto si decise di dare alle regioni un potere esclusivo in materia sanitaria, senza accompagnarla da vincoli di responsabilità.
Quella decisione ha fatto impennare il debito, soprattutto nel Lazio, Campania, Calabria. Si tratta di regioni che appena due mesi fa il centrodestra ha strappato alla sinistra, ed ora è sulle spalle delle giunte moderate che ricarrà il peso del risanamento dei guasti altrui. L’intervento sulla sanità non era tuttavia rimandabile: spetterà ai governatori agire senza introdurre sacrifici per i cittadini, ma riducendo gli sprechi e razionalizzando i centri di spesa. Basta pensare che solo il Lazio ha un debito della sanità di oltre 10 miliardi, una gran parte della manovra attuale.
L’altro fronte di intervento è il pubblico impiego. Il congelamento per tre anni dei contratti non significa affatto una riduzione degli stipendi, solo la fotografia dell’esistente: che peraltro vede la dinamica delle retribuzioni nel pubblico impiego cresciuta da circa dieci anni a questa parte di quasi il doppio rispetto al settore privato: il 42,5 per cento rispetto al 24,8. I dipendenti dello Stato, ai quali è richiesto ora un sacrificio, hanno in altri termini potuto beneficiare sia di un maggior potere d’acquisto sia della stabilità del posto di lavoro.

Ecco perché si è inciso soprattutto su questi capitoli di spesa, e lo si è fatto in maniera strutturale, non con semplici rinvii. Nessun taglio alle pensioni, nessun taglio alle retribuzioni, nessun licenziamento; il governo introduce invece misure di economia e moralità nella politica, nei partiti, nel Parlamento, tra i dirigenti dello Stato. Insomma nessuna misura davvero lacrime e sangue a danno del ceto medio come quelle che invece devono prendere paesi non solo sull’orlo del fallimento come la Grecia, o a rischio come la Spagna, ma anche le potenze centrali dell’Europa, Francia e Germania. Grecia a parte, perché è di fatto commissariata, basta pensare all’entità delle manovre altrui: la Spagna ne ha decisa una da 50 miliardi alla quale si è aggiunto un supplemento di 15 miliardi. La Francia una da 100 miliardi di euro in tre anni. La Germania taglierà 10 miliardi da qui al 2016; vale a dire 60 miliardi.
Il sacrificio dell’Italia è minore, perché il governo aveva bene operato nei due anni precedenti. Ma pur sempre di sacrificio si tratta. L’Europa deve però rientrare dai propri debiti e dagli sprechi degli anni e dei decenni precedenti. Molti hanno un welfare che non si possono permettere.

Noi abbiamo un sistema pensionistico che garantisce il massimo di copertura con l’equilibrio contabile.

Abbiamo la sanità per tutti, nonostante gli sprechi.

Abbiamo gli ammortizzatori sociali per chi vede il lavoro a rischio.

Abbiamo il minimo di disoccupazione.
E, nonostante tutto ciò che si dice, abbiamo anche la pressione fiscale più bassa: basta andare a vedere le aliquote sui redditi dei paesi nostri partner; sono tutte più alte delle nostre.

Non è certamente piacevole operare dei tagli al termine di due anni di crisi, quando l’economia si sta riprendendo. Ma proprio le crisi portano la necessità di fare pulizia nei conti, e l’Italia deve difendere la propria posizione dentro l’euro. Chi non l’ha fatto, o è arrivato in ritardo, subisce conseguenze ben peggiori, come la Spagna.

Questa sarà del resto l’ultima tornata di sacrifici chiesta al nostro Paese. Il tempo della ripresa è già arrivato, ci sarà lo sviluppo. E la legislatura è ancora molto lunga.

MANOVRA ECONOMICA: Un taglio agli sprechi

Per giudicare la manovra del governo questa volta è utile usare parametri un po’ diversi da quelli abituali: questa, infatti, va considerata alla stregua di una manovra di guerra, varata in un frangente eccezionale, in cui i mercati finanziari si possono scatenare contro qualsiasi Paese in ogni momento, e la messa in sicurezza dei conti pubblici è una strada senza alternative, ossia quella che porta alla creazione di spazio per la crescita economica attraverso la riduzione del debito pubblico.

E’ chiaro, quindi, che in questa prospettiva la lotta all’evasione fiscale è al primo punto dell’agenda, insieme alla missione di far scendere più rapidamente possibile il rapporto tra il deficit (e il debito) e il prodotto interno lordo.

L’obiettivo è quello di tagliare gli sprechi e la spesa pubblica improduttiva senza aumentare le tasse e senza colpire i ceti più deboli. Quella presentata è dunque una manovra economica volta a combattere fenomeni odiosi come le false pensioni di invalidità, l’evasione fiscale e i privilegi delle caste. Contestualmente, poi, il governo ha deciso di varare una riforma strutturale anche della spesa sanitaria adottando sostanziali riforme strutturali nei principali comparti di spesa del Paese, ad iniziare dal pubblico impiego, dalla sanità, appunto, dai rapporti con gli enti locali, dalla fiscalità. E questo è un fondamentale elemento di novità, in quanto le misure adottate smentiscono l’approccio più cauto che nel passato aveva indotto i governi ad evitare l’adozione di riforme strutturali in periodi di crisi. Ma il ragionamento è sempre lo stesso, un ragionamento a tutto tondo "europeo": la manovra da 24 miliardi in due anni rientra nella corsa contro i deficit intrapresa da tutta l’Unione europea.

L’accelerazione sui tempi voluta dall’Italia, peraltro, è stata molto apprezzata da Bruxelles, che ieri ha commentato: il governo italiano ha fatto quel che doveva fare, queste decisioni "andavano prese e andavano prese adesso", ha dichiarato il commissario agli Affari economici e monetari, Olli Rehn, altrimenti la deriva verso le situazioni di Spagna e Portogallo sarebbe stata inevitabile.

Non bisogna stancarsi di ripeterlo: questa manovra non è come le altre, e tutti gli enti di governo (Regioni, Province, Comuni e Comunità montane) devono fare la loro parte per uscire dalla difficile congiuntura economica. Mentre l’Europa produce più debito che ricchezza, l’Italia ha deciso di ridurre drasticamente il perimetro dell’area pubblica. Dunque, ridurre la spesa serve a prescindere dalla ripresa economica perché ne va della stabilità finanziaria.

I concetti sono molto chiari, ma l’opposizione non sembra averli ancora compresi, nonostante il nuovo appello del presidente Napolitano, dagli Stati Uniti, ad arrivare a misure condivise nell’interesse del Paese, nel segno dell’equità. L’Udc non ha detto sì a scatola chiusa, ma prima di esprimersi ufficialmente valuterà attentamente il testo e si consulterà con le parti sociali.

L’Italia dei Valori ha già pronunciato un secco no, mentre il governatore pugliese Nichi Vendola, aspirante candidato premier del centrosinistra, ha gridato addirittura alla "macelleria sociale". E il Pd? Intervenendo dalla Cina, Bersani non ha lasciato molti spazi aperti alla convergenza. "Nella manovra – ha detto - non intravedo riforme, non vedo niente". Inutile girarci intorno: ancora una volta il gruppo dirigente democratico, salvo qualche rara eccezione, si è accodato alle posizioni ultracritiche della Cgil, piuttosto che alla cautela di Cisl e Uil.

Il leit-motiv è quello scontato: secondo il Pd la manovra mostra troppa propensione ai tagli, a discapito di quanti sono già penalizzati dall’iniqua ripartizione del carico fiscale e a tutto svantaggio degli enti locali, con pochi incentivi alla crescita. Certo, è stata espressa la disponibilità a confrontarsi in Parlamento, ma dietro le mini-aperture formali si intravede un sostanziale no. Come da copione.

MANOVRA ECONOMICA: Ce lo chiede l'Europa

"La difesa dell’euro obbliga ad un’azione comune e coordinata". La manovra varata dal Consiglio dei ministri di ieri nasce da questa frase di Silvio Berlusconi detta a Nicholas Sarkozy, prima della riunione dell’Eurogruppo a Bruxelles a livello di Capi di Stato e di Governo.

Quel giorno ha segnato la svolta della politica economica europea. Quel giorno è nata una politica "comune e coordinata" che ha un solo precedente nella storia europea. Il precedente è rappresentato dall’altro Eurogruppo a livello di Capi di Stato e di governo svolto a Parigi, quando venne deciso di introdurre deroghe alla normativa comunitaria in materia di aiuti di Stato. Ed i governi rifinanziarono le banche nazionali per evitarne il fallimento.

Berlusconi è stato, in questi due eventi che segnano la storia europea, il promotore (e nel caso parigino, anche il precursore) di quella che è la nuova politica economica europea. Al primo Eurogruppo perché consigliò ai colleghi europei di aumentare la garanzia pubblica sui depositi sui livelli italiani. E così venne fatto. Nel secondo perché capì prima di altri come la speculazione internazionale potesse aggredire i debiti sovrani. Cosa, poi, puntualmente avvenuta con i debiti greco, portoghese, spagnolo; ma anche francese, italiano e tedesco (al punto che in una recente asta di titoli pubblici, Berlino ha deciso di ridurre l’asta da 6 a 4,6 miliardi di euro; mentre nelle nostre aste la domanda supera, in media, del 30% l’offerta).

Dopo quell’Eurogruppo di Bruxelles tutti gli Stati europei hanno dato risposte ai mercati, in termini di finanza pubblica; sia chi era in affanno, come Grecia, Portogallo, Spagna (e Gran Bretagna, anche se è fuori dall’euro). Sia chi non ha tensioni sulla finanza pubblica, come Italia e Germania.

Sarkozy ha annunciato una manovra da 100 miliardi di euro. Angela Merkel ha reso noto che nei prossimi anni la Germania ridurrà di 10 miliardi all’anno la spesa pubblica interna. Dal 2008 al 2012 l’Italia la ridurrà – anche grazie alla manovra di ieri - di 15,2 miliardi all’anno. I mercati questi numeri li conoscono. Per questo, gli speculatori non aggrediscono l’Italia. Il nostro paese ha infatti il più basso deficit della zona euro, il più basso tassi di disoccupazione ed uno tra i più alti tassi di risparmio privato. Si tratta di patrimoni che il governo intende preservare.

Da qui, la manovra di ieri. Che va proprio nella direzione di interventi di finanza pubblica "comuni e coordinati"; ancora una volta, quindi, l’Italia si propone come battistrada di una strategia europea che punta, da un lato al rigore finanziario, e dall’altro allo sviluppo.

Non a caso, nel decreto sono contenute misure destinate a attrarre imprese dall’estero e defiscalizzare (fino all’azzeramento dell’Irap: altra promessa elettorale rispettata) le aziende che scelgono il Mezzogiorno come sede di investimento. Vale a dire, che il governo punta anche a valorizzare gli investimenti nelle aree più deboli del Paese.

MANOVRA ECONOMICA: Dall'estero fiducia e condivisione

"Manovra necessaria", l’ha definita il Presidente Napolitano rientrando dagli Stati Uniti. "Risposte necessarie", è titolato il fondo del Corriere della Sera dedicato alla manovra correttiva. I quotidiani stranieri, a partire da quelli finanziari a diffusione internazionale, registrano senza critiche. Si limitano a riferire la decisione del governo italiano di tagliare il deficit di 24 miliardi per "rassicurare i mercati sulla capacità di sostenere il debito pubblico".
Si tratta di un piano d’austerità che richiederà sacrifici, ma che – sottolineano Financial Times e Wall Street Journal - è tutt’altro che isolato in Europa e, anzi, segue le pesanti misure annunciate da molti altri governi: Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna, Germania e Gran Bretagna. In Francia, è noto che il Presidente Sarkozy deve trovare 100 miliardi in tre anni.

La stessa Germania ha bisogno di ritagliare ancora 10 miliardi di euro l’anno nel prossimo quinquennio. Non c’è un filo di critica, quindi, sulla stampa estera, neanche un accenno. I quotidiani tedeschi sottolineano la volontà di tagliare la spesa pubblica anche attraverso l’eliminazione di alcuni enti pubblici inutili e la riduzioni di stipendio ai ministri. C’è attesa, naturalmente, per i dettagli del provvedimento. Ma c’è in tutti, italiani e stranieri, la percezione che si sta facendo quello che si doveva.
Dopo avere risparmiato all’Italia la deriva greca (eventualità niente affatto peregrina, perché il governo Berlusconi ha ereditato dai precedenti governi di centrosinistra un debito pubblico da primato), c’è ancora da aggiustare il bilancio con interventi sui quali in parte si era ragionato nei mesi (e anni) scorsi e che è arrivato il momento di adottare, nell’interesse del Paese, a costo anche dell’impopolarità.

Intanto, qualche elemento positivo emerge dalle cifre Istat diffuse ieri sullo stato dell’Italia. Per esempio, durante la crisi l’Italia ha contenuto più degli altri Paesi il deterioramento dei conti pubblici. "La recessione ha avuto un impatto negativo sui conti pubblici in tutte le economie europee. Il debito pubblico particolarmente elevato - dice il rapporto - rappresenta l’elemento di più forte vulnerabilità del nostro Paese… L’Italia è riuscita a contenere il deterioramento dei conti limitando gli interventi di spesa, beneficiando di una riduzione degli interessi e frenando il calo di entrate con misure una tantum".

In rapporto al Pil, l’indebitamento è aumentato dal -2.7% al -5.3, "mentre ha raggiunto il -11.2% in Spagna e il -7.5 in Francia".

Inoltre, nella media del periodo 2000-2008, il debito delle famiglie e delle società non finanziarie in rapporto al Pil è di oltre 30 punti inferiore alla media dei principali paesi dell’Unione economica e monetaria, ponendo l’Italia in una posizione di vantaggio rispetto agli altri Paesi europei".
La ricchezza finanziaria netta delle famiglie italiane è pari a circa il doppio del Pil, più bassa rispetto a quella registrata altrove in Europa, e questo ha contribuito ad attutire gli effetti della crisi internazionale. Infine, in Italia è cominciata la ripresa. Dopo una modesta flessione nel 2009, nel primo trimestre di quest’anno l’economia "è tornata a segnare una espansione significativa (+0.5%), che dà luogo a un risultato di crescita già acquisita per il 2010 pari allo 0.6%".

Gli aggiustamenti sono necessari proprio per consolidare una situazione che ci vede comunque in posizione migliore rispetto ad altri e l’ennesima dimostrazione è il commento di ieri del commissario UE agli Affari economici e monetari, Olli Rehn, sull’accelerazione dell’Italia verso l’austerità e in vista della ripresa.

In sintesi, il governo italiano ha fatto quello che doveva fare, questa decisioni "andavano prese e andavano prese adesso".

Tutte le misure della manovra economica

MANOVRA: Tutte le misure
Dai tagli ai ministri, passando alle "finestre" per la pensione fino ai pedaggi per i raccordi autostradali. Via inoltre alle Province piu’ piccole, cioe’ quelle sotto i 220.000 abitanti che non confinano con Stati esteri e non ricadono in Regioni a statuto speciale. Il ’mix’ di misure per correggere i conti appare ormai tracciato.
Ecco le misure principali della manovra.

Stop contratti pubblico impiego. Stop agli aumenti degli stipendi dei dipendenti pubblici gia’ a partire da quest’anno. Il congelamento vale quattro anni, fino al 2013.

Tagli ai ministeri, giro vite su auto blu. La sforbiciata e’ del 10% ma su formazione o missioni si arriva al dimezzamento della spesa. Arriva anche un giro di vite sulle auto blu. Saltano dal testo i tagli alla Presidenza del Consiglio e i limiti alla Protezione Civile.

Tagli ai partiti. Cala del 20% (il contributo per le spese elettorali).

Pagamenti e tracciabilita’. Tetto a 5.000 euro per i pagamenti in contanti. Obbligo di fattura telematica oltre i 3.000 euro.

Arriva bancomat P.A.. Addio ai libretti di deposito bancari o postali. In compenso arriva la carta elettronica istituzionale per effettuare i pagamenti da parte delle Pubbliche Amministrazioni.

Comuni e lotta evasione. I comuni che collaboreranno incasseranno il 33% dei tributi statali incassati.

Tassa su alberghi per Roma Capitale. Arriva un ’contributo di soggiorno’ fino a 10 euro per i turisti negli alberghi di Roma per finanziare ’Roma Capitale’. Protesta Federalberghi.
Stangata su manager e stock option. Salgono le tasse sulle stock option ma anche sui bonus dei manager e dei banchieri che eccedono il triplo della parte fissa della retribuzione.

Tempi sprint per cartelle. L’accertamento e l’emissione del ruolo diventano contestuali rendendo piu’ corto il tempo per contestazioni e ricorsi.
Stretta sul gioco clandestino. L’evasione dell’imposta sui giochi, una volta accertata, avra’ riflessi anche ai fini delle imposte dirette. Nasce l’Agenzia che sostituisce i Monopoli.

Condono edilizio e case fantasma. Confermata invece la sanatoria sugli immobili fantasma. Si ipotizza pero’ un ampliamento di questa norma. La sanatoria andra’ fatta entro il 31 dicembre.
Per pensione invalidita’ sale a 80%. Sotto questa soglia niente benefici. Previsti anche 200.000 controlli in piu’.

Irap zero per nuove imprese Sud. Le regioni del Mezzogiorno avranno la possibilita’ di istituire un tributo proprio sostitutivo dell’Irap per le imprese avviate dopo l’entrata in vigore del dl con l’opportunita’ di ridurre o azzerare l’Irap.

Reti impresa e zone ’zero burocrazia’. Creazione di reti d’impresa, per ottenere benefici fiscali e migliorare la capacita’ di incidere sui mercati, ma anche zone a burocrazia zero, nelle quale per aprire un’attivita’ ci si potra’ rivolgere ad un solo soggetto.

Stop turn-over P.A. Confermato per altri due anni.

Tagli anche a magistrati. Lo stipendio verra’ decurtato per il 10% nella parte eccedente gli 80.000 euro. Taglio del 10% anche per i magistrati del Csm.

Manager P.A., sforbiciata 5-10%. Sotto i fari gli stipendi oltre i 90.000 e oltre i 130.000 euro.

Insegnati sostengo. Congelato l’organico. Non ci sara’ il blocco del turn over per l’Universita’.

Dividendi a riduzione debito. A partire dal 2011, 500 milioni di dividendi che arrivano dalle societa’ statali saranno impiegati per la riduzione degli oneri sul debito pubblico.

Tagli a costi politica pro cassa integrazione. Le riduzioni di spesa che decideranno il Quirinale, il Senato, la Camera e la Corte Costituzionale, nella loro autonomia, serviranno a finanziare la Cassa Integrazione.

Pensioni. Rinvio delle finestre per il pensionamento e per il riordino degli enti. La novita’ e’ invece l’accelerazione dei tempi per l’aumento dell’eta’ pensionabile a 65 anni per le donne dipendenti del pubblica amministrazione che avverra’ a gennaio 2016.
Definanziamento leggi inutilizzate. Si recuperano risorse attraverso il definanziamento degli stanziamenti improduttivi. Saranno destinate al fondo ammortamento dei titoli Stato.

Taglia-Enti. Vengono soppressi Ipsema, Ispel e Ipost. Ma anche l’Isae, l’Ice e l’Ente italiano Montagna. Salta o viene ridotto inoltre il finanziamento a 72 enti.

Controllo spesa farmaci. Acquisti centralizzati per le asl per trattare meglio il prezzo con i fornitori e interventi sui farmaci con una modifica delle quote di spettanza dei grossisti e dei farmacisti sul prezzo di vendita al pubblico delle specialita’ medicinali di classe a.

Autonomie territoriali. Alle Regioni vengono chiesti tagli per oltre 10 miliardi in due anni (2011 e 2012); ai Comuni e Province vengono chiesti risparmi di 1 miliardo e 100 nel 2011 e 2 miliardi e 100 nel 2012.

Pedaggi su raccordi per autostrade. Si inserisce la possibilita’ di ’pedaggiamento’ di tratti di strade di connessione con tratti autostradali.

Addio a Sir e Rel. Addio al Comitato Sir costituito per gli interventi nei settori di alta tecnologia e che prese in carico le societa’ chimiche di Nino Rovelli, ed anche alla Rel, la finanziaria pubblica costituita qualche anno piu’ tardi per sostenere il risanamento dell’industria elettronica.

IL GOVERNATORE PROMUOVE LA MANOVRA ECONOMICA

BERLUSCONI: Dal Governatore della Banca d'Italia Draghi un riconoscimento all'azione svolta dal Governo
"Ho seguito con particolare attenzione le considerazioni finali del Governatore della Banca d’Italia. E ho apprezzato il riconoscimento che Mario Draghi ha dato all’azione di Governo in termini di riduzione della spesa e lotta all’evasione fiscale, al fine del contenimento del deficit di bilancio.
E’ dall’inizio della legislatura che il Governo ha fatto propria la sfida lanciata dal Governatore per coniugare, attraverso riforme strutturali, risanamento dei conti e ritorno alla crescita. Un impegno che intendiamo proseguire sostenuti anche dallo stimolo della Banca d’Italia. Concordo con Draghi: il Paese ha forze sane e sufficienti per vincere la sfida". Lo ha affermato in una nota il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi

SACCONI: Le considerazioni di Draghi promuovono la manovra
"Le considerazioni finali del governatore Draghi promuovono sostanzialmente la manovra".
Lo ha affermato il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, commentando positivamente il giudizio del governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi sulla manovra. "Ho apprezzato le considerazioni del governatore sul sistema previdenziale e sull’efficacia delle misure adottate oltre che sulle finestre mobili e sul regolamento che dal 2015 determinetra’ l’aggancio dell’eta’ pensionabile con le aspettative di vita.

Insieme al giudizio positivo delle parti sociali, tranne una, il giudizio delle istituzioni, internazionali e interne, ci conforta nel percorso che abbiamo avviato"

BERTOLINI: Dopo il plauso alla manovra, ora la sinistra attacchera' anche Draghi?

"Dopo il plauso arrivato anche dal governatore della Banca d’Italia alla manovra economica messa in campo dal Governo, Bersani e D’Alema e la sinistra attaccheranno anche Draghi?".

A  chiederlo è Isabella Bertolini, parlamentare della Direzione Nazionale del Pdl, aggiungendo che ’dopo l’apprezzamento della Commissione europea, del fondo monetario e dell’OCSE, l’azione dell’esecutivo incassa oggi un altro autorevole riconoscimento, che sbugiarda la propaganda pregiudiziale di una sinistra totalmente disinteressata al futuro del Paese. Il fatto che il Governatore Draghi abbia valutato positivamente il complessivo pacchetto di misure anti-crisi attuate dal Governo rappresenta uno sprone a proseguire per la strada intrapresa. Siamo fiduciosi. Grazie a questo esecutivo il nostro Paese uscira’ dalla crisi, prima di altri".