venerdì 1 aprile 2011

Il vertice del Pdl e' coeso, su La Russa polemiche infondate

GASPARRI: Il vertice del Pdl e' coeso, su La Russa polemiche infondate

"La coesione, il rafforzamento della maggioranza e del Pdl sono le condizioni preliminari per una proficua azione di governo. Siamo convinti che sulle riforme, sulla giustizia, sul contrasto all’immigrazione clandestina andra’ avanti una iniziativa utile al paese". Lo ha dichiarato il presidente dei senatori Pdl, Maurizio Gasparri, che ha osservato:

"E’ necessario ad esempio sul fronte dell’immigrazione un impegno condiviso a livello europeo e la accettazione da parte delle autorita’ tunisine del rimpatrio di chi e’ partito illegalmente da quel paese. Sul piano politico ho registrato in queste ore la piena coesione dei massimi vertici del Pdl. Tra il presidente Berlusconi, i coordinatori, i capigruppo e tutti i principali esponenti prosegue una azione comune tesa a radicare un progetto unitario del centrodestra, che taluni anche in queste ore descrivono sui giornali in modo improprio. Che ci possano essere aspirazioni e richieste di singoli e’ assolutamente normale in un grande partito ma che ci sia una forte coesione del gruppo di vertice e’ piu’ che certo. Lo si vede proprio nelle numerose riunioni dedicate all’emergenza sul fronte del Mediterraneo. Un soggetto politico forte e coeso, nel contesto di una democrazia bipolare, e’ la premessa per governare in tempi cosi’ impegnativi. Anche in riferimento alle polemiche che hanno investito il ministro La Russa si leggono cose non vere. La sua azione politica e di governo e’ sostenuta in primo luogo da Berlusconi e prosegue con l’obiettivo di rafforzare non solo l’azione dell’esecutivo, ma anche il radicamento del Pdl".

BERTOLINI: Avanti con i ricongiungimenti per chi deve andare in Francia o in altri Paesi dell'Unione Europea


01 aprile 2011 ore 17:01 "La prima cosa da fare e’ quella dei rimpatri, ma se non si puo’, andiamo avanti con i ricongiungimenti per chi deve andare in Francia o in altri Paesi dell’Unione Europea." Lo ha affermato il vicepresidente dei deputati del Pdl, Isabella Bertolini, che ha osservato:

"Prima i clandestini inizieranno a gironzolare per le strade di Parigi o di Bruxelles e prima i partner europei capiranno che la questione immigrazione non e’ cosa solo italiana. Fino ad oggi l’atteggiamento con tanto di alzata di spalle della UE e dei nostri vicini d’oltralpe e’ stato ben poco europeo e collaborativo. Forse con l’arrivo in massa di clandestini a casa loro inizieranno a prendere in considerazione che aiutare l’Italia vuol dire prima di tutto aiutare se stessi".

CICCHITTO: Le accuse a La Russa da chi ha fomentato la piazza


31 marzo 2011 ore 12:58 "Il ministro La Russa ha fatto un errore quando ha accentuato la polemica ma non puo’ essere messo sotto accusa da chi ha fomentato la piazza."

Lo ha affermato il capogruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto, intervenendo in Aula dopo Casini e Franceschini:

"In questo Parlamento e rispetto agli incidenti avvenuti tra ieri e oggi nessuno puo’ fare il giudice e qualcun altro l’imputato, perche’ il problema non sta nei termini rappresentati finora. Noi siamo interessati alla funzionalita’ del Parlamento e operiamo perche’ esso non venga bloccato da operazione di rinvio dei lavori o altro. Qui e’ sotto accusa il ministro La Russa, ma si dimentica la dinamica degli avvenimenti, che e’ piu’ complessa di quella rappresentata. Perche’ se si va avanti cosi’ nella lotta politica, peraltro dura, si mette in moto meccanismo che rende acceso e duro il clima del nostro paese". Cicchitto ha contestato le parole del capogruppo Pd secondo cui il ministro della Difesa uscendo ieri da Montecitorio ha voluto provocare la piazza: "Non si puo’ dire che una persona, se e’ del centrodestra, deve usare uscite secondarie perche’ la sua presenza e’ una provocazione". "Non ho motivo di negare che La Russa ha fatto un errore quando ha accentuato la polemica, ma non puo’ essere messo sotto accusa da chi ha un legame con le manifestazioni di piazza che mettono in crisi il Parlamento".

giovedì 31 marzo 2011

BERLUSCONI: Moratoria fiscale per Lampedusa

BERLUSCONI: Moratoria fiscale per Lampedusa

In due giorni e mezzo Lampedusa sara’ restituita ai Lampedusani." Lo ha affermato Silvio Berlusconi parlando davanti alla sede del Municipio dell’isola.


"Da mezzanotte di ieri e’ partito il piano per la gestione immigrati provenienti del nord Africa. E da ieri sono partite dai porti italiani sei navi passeggeri, con una capienza di 10 mila persone, e puntiamo ad averne una settima.


Sono gia’ iniziate dal molo le operazioni per l’imbarco dei migranti che saranno portati non solo in Sicilia ma anche in altre Regioni. Le operazioni richiederanno due giorni e mezzo e Lampedusa in 48-60 ore sara’ abitata solo dai lampedusani."



Il Presidente ha inoltre annuncia una "moratoria per il pagamento delle tasse: moratoria fiscale, bancaria e previdenziale. E ancora: "Nel prossimo Consiglio dei ministri presenteremo la candidatura di Lampedusa a Nobel per la pace. Lampedusa sara’ ripulita e risarcita: su questo c’e’ l’impegno del governo e mio personale. Il governatore della Sicilia ha parlato di una collina dove e’ avvenuto di tutto. Lampedusa non ce la puo’ fare da sola, ma noi crediamo che l’isola possa riportare a nuovo questi siti dove c’e’ stata un’ospitalita’ forzata. Sono arrivati 140 uomini delle Forze armate: e’ scattato un piano di pulizia per tutta l’isola, che verra’ riportata nelle condizioni normali.





L’isola deve essere rimborsata del sacrifico a cui e’ stata sottoposta. Abbiamo messo nero su bianco gli interventi fognature, elettricita’, viabilita’. Ancora c’e’ la stagione turistica da preservare: scattera’ un piano straordinario di promozione della vostra isola. Abbiamo dato incarico a Rai e Mediaset di fare dei servizi con immagini che illustrino l’isola, cosi’ gli italiani verranno a investire in questo vostro paradiso. Abbiamo ottenuto di fare controllare i porti e le coste per non consentire nuovi sbarchi e abbiamo attuato anche misure imprenditoriali. Abbiamo comprato pescherecci affinche’ non possono essere utilizzati per le traversate e abbiamo ottenuto l’impegno della riaccettazione di tutti i tunisini che riusciremo a portare indietro" .







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31 Marzo 2011

MOLES: L'Europa dimostri di esistere

MOLES: L'Europa dimostri di esistere

"All’Europa serve uno scatto di orgoglio, uno scatto di vera solidarieta’". Lo ha affermato il deputato del Pdl Giuseppe Moles, Segretario della Commissione Difesa e membro della commissione Esteri della Camera, che ha osservato:

"I silenzi e le omissioni dimostrano come all’Unione europea manca un piano politico sul problema immigrazione e una condivisa politica dell’accoglienza. L’Europa esca dal torpore del questo silenzio ipocrita ed abbia il coraggio di dimostrare di esistere. L’Europa brilla per le sue divisioni e cio’ nonostante l’esistenza di una schiera di diplomatici dell’Unione, di sedi e di portavoce; non esiste una politica estera europea ma tante, cioe’ nessuna. Un flusso di immigranti sbarca a Lampedusa, cioe’ nell’Unione europea ma la Ue si comporta come se si trattasse di un problema italiano, riconoscendo di non esistere; l’Europa si comporta come se l’Italia si trovasse su Marte. Se l’Ue ancora esiste, e se l’Italia ancora ne fa parte, ne consegue che i cosiddetti ’migranti economici’ sono entrati in Europa, quindi e’ dovere dell’Europa oppuparsene, checche’ ne dica un portavoce che anziche’ dire quello che pensa, dovrebbe pensare a quello che dice".



MAURO: L'Italia chiede alla Ue impegno politico

"Sul fronte dell’emergenza immigrazione, l’Europa si assuma le proprie responsabilita’ politiche. L’intervento di aiuto che l’Italia chiede all’Ue non e’ una richiesta economica. Il governo italiano non chiede fondi, bensi’ un impegno politico".



Lo ha dichiarato Mario Mauro, presidente dei deputati Pdl al Parlamento europeo, intervenendo a Bruxelles. "L’Italia sta semplicemente ribadendo la richiesta di una politica di gestione dell’immigrazione che sia davvero europea e nella quale tutti paesi membri si assumano le proprie responsabilita’ che sono prima di tutto politiche. Insomma, l’Italia non puo’ assumersi da sola la gestione di quella che dovrebbe essere la politica europea di immigrazione, e l’Ue deve prendere coscienza che le migliaia di persone sbarcate nel giro di poche settimane non sbarcano in Italia per rimanere nel nostro paese, ma per poi andare in molti altri paesi d’Europa".



BONIVER: No alle mance dell'Europa ma solidarieta' fra le nazioni




"Se c’e’ una prova provata che l’Unione europea e’ praticamente assente per quello che riguarda l’emergenza immigrazione e’ lo scarno comunicato della Commissione europea di oggi che dice che l’enorme afflusso di migranti tunisini a Lampedusa e’ un problema solo italiano. In mancanza di una normativa europea comune sull’immigrazione diventa sempre piu’ macroscopica l’assenza di una solidarieta’ tra nazioni che possa far condividere l’onere e l’assistenza a queste persone su tutto il territorio dell’Unione.



Anche l’annuncio di uno stanziamento a favore dell’Italia per l’emergenza immigrazione e’ poco piu’ che una mancia per quello che riguarda i costi finanziari ed organizzativi ingenti che l’Italia da sola e’ chiamata ad assicurare". Lo ha affermato Margherita Boniver, deputato del Pdl e Presidente del Comitato Schengen.


BERTOLINI: La Francia ha deciso di infischiarsene dell'Europa: facciamolo anche noi


"La Francia ha deciso di infischiarsene dell’Europa e non si fa grandi problemi a respingere gli immigrati alla frontiera di Ventimiglia. Facciamo cosi’ anche noi".


Lo ha affermato il vicepresidente dei Deputati del Pdl, Isabella Bertolini, la quale ha sottolineato: "Se sono clandestini sul territorio europeo per i cugini d’oltralpe, non vedo perche’ debbano stare in Italia.Ci vogliono rimpatri e respingimenti per sistemare una situazione che non puo’ andare avanti cosi’. Deve passare il concetto che se arrivi in Italia fuori dalle regole sarai rispedito a casa".







NAPOLI: La Ue e' una madre matrigna che discrimina i suoi figli




"E’ un’illusione foriera di sciagure l’idea di coinvolgere l’Europa nella gestione dei flussi migratori. E’ ora anche di smetterla con certi bizantinismi da legulei: a Lampedusa non ci sono profughi e clandestini. Ci sono soltanto clandestini da rimpatriare. Punto e basta".

Lo ha affermato il vicepresidente dei deputati del Pdl Osvaldo Napoli, che ha osservato:



"L’Europa non ha risposto e mai rispondera’ per questa grave emergenza. I clandestini sono stati fabbricati dalle bombe francesi, inglesi e americane sulla Libia. Loro devono eliminare Gheddafi e papparsi i contratti energetici, mentre l’Italia dovrebbe funzionare da discarica della sofferenza umana. Gli appelli umanitari ascoltati in queste ore anche dalle piu’ alte cariche istituzionali non hanno scaldato i cuori dei lampedusani. Pochi altri leader politici prima di Sarkozy erano riusciti a dare all’Europa il volto arcigno di una madre matrigna che discrimina fra i suoi figli. Sarkozy e Cameron puntano sulla Libia ma in realta’ bombardano anche il sogno dell’Europa politica. Non a caso Londra e Parigi sono da sempre i Paesi piu’ ostili all’unita’ politica dell’Europa. Dopo la Libia viene da sorridere quando leggeremo della convocazione del vertice europeo dei Capi di Stato e di governo".



SCHIFANI: L'Europa si muova senza incertezze e ritardi

"Il Paese tutto e unito sta cercando di dare risposte efficaci e solidali" di fronte all’emergenza creatasi a Lampedusa e "cosi’ come le nostre Regioni hanno gia’ dato la loro disponibilita’, anche l’Europa deve muoversi senza incertezze e senza ritardi".


Lo ha affermato il presidente del Senato Renato Schifani, nel suo intervento a palazzo Giustiniani durante il convegno su ’Sviluppo economico e bene comune’


“L’Europa deve essere protagonista, insieme agli Stati nazionali, di un piano organico in grado di guardare lontano e la logica che vorrebbe delegare solo a chi e’ in prima linea, come l’Italia, la gestione della questione dell’immigrazione dall’Africa, non e’ condivisibile e non e’ accettabile. L’Europa non puo’ limitarsi ad assistere all’emergenza, ma deve prevenire i problemi ed affiancare con aiuti economici e politiche concrete gli Stati e le realta’ territoriali piu’ coinvolti. Nessuno puo’ permettersi di girare lo sguardo dall’altra parte. La questione dell’immigrazione, la questione di Lampedusa, appartiene all’intera Europa. Siamo davanti ad un evento storico e l’Europa deve fare sentire la sua voce".

CICCHITTO: Le accuse a La Russa da chi ha fomentato la piazza

CICCHITTO: Le accuse a La Russa da chi ha fomentato la piazza

"Il ministro La Russa ha fatto un errore quando ha accentuato la polemica ma non puo’ essere messo sotto accusa da chi ha fomentato la piazza."

Lo ha affermato il capogruppo del Pdl, Fabrizio Cicchitto, intervenendo in Aula dopo Casini e Franceschini:
In questo Parlamento e rispetto agli incidenti avvenuti tra ieri e oggi nessuno puo’ fare il giudice e qualcun altro l’imputato, perche’ il problema non sta nei termini rappresentati finora. Noi siamo interessati alla funzionalita’ del Parlamento e operiamo perche’ esso non venga bloccato da operazione di rinvio dei lavori o altro. Qui e’ sotto accusa il ministro La Russa, ma si dimentica la dinamica degli avvenimenti, che e’ piu’ complessa di quella rappresentata. Perche’ se si va avanti cosi’ nella lotta politica, peraltro dura, si mette in moto meccanismo che rende acceso e duro il clima del nostro paese". Cicchitto ha contestato le parole del capogruppo Pd secondo cui il ministro della Difesa uscendo ieri da Montecitorio ha voluto provocare la piazza: "Non si puo’ dire che una persona, se e’ del centrodestra, deve usare uscite secondarie perche’ la sua presenza e’ una provocazione". "Non ho motivo di negare che La Russa ha fatto un errore quando ha accentuato la polemica, ma non puo’ essere messo sotto accusa da chi ha un legame con le manifestazioni di piazza che mettono in crisi il Parlamento".


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31 Marzo 2011






CROSETTO: Fini ha impedito il voto ai ministri


"Quando il saggio indica la luna lo stolto guarda il dito. Si stanno stigmatizzando due ministri per due comprensibili reazioni di fronte e fatti inaccettabili ed antidemocratici. Prima un’occupazione violenta ed intimidatoria della piazza antistante la Camera fomentata da alcuni parlamentari dell’opposizione per provocare, anche fisicamente, i deputati della maggioranza.


Oggi invece il presidente della Camera in persona ha voluto abdicare anche alla forma bipartisan che il suo ruolo richiederebbe, impedendo ai rappresentanti del governo, a pochi metri da lui, di poter votare. Di fronte a questi atti, di prevaricazione antidemocratica, comprensibile che si possa reagire". Lo ha affermato Guido Crosetto, sottosegretario alla Difesa ed esponente del Pdl. "Certo, diventa ridicolo che una reazione istintiva come quella del ministro Alfano che butta in aria la scheda, venga letta come un atto contro il Parlamento o un singolo deputato. In questo modo l’opposizione sta creando ed alimentando un clima di odio e violenza che rischia di produrre effetti devastanti nel Paese".


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31 Marzo 2011

lunedì 28 marzo 2011

BERLUSCONI: Non siamo in guerra e non ci entreremo

BERLUSCONI: Non siamo in guerra e non ci entreremo

Il colloquio di Silvio Berlusconi con il Corriere della Sera pubblicato il 24 marzo 2011



(l.fo.) Al mattino in Consiglio dei ministri ha potuto finalmente rivendicare la «linea vincente» dell’Italia nella gestione della crisi libica. I primi giorni della missione, segnati dalla spinta francese a chiudere con le armi la partita con il colonnello Gheddafi, sembrano archiviati e l’umore del presidente del Consiglio migliorato. «Abbiamo ottenuto non solo il pieno coordinamento Nato di tutte le operazioni della missione - spiega al telefono - ma anche l’applicazione puntuale della risoluzione dell’Onu. La coalizione è impegnata a difendere la popolazione civile, l’Italia non è entrata in guerra e non vuole entrarci».


Le ore dell’incertezza sul comando delle operazioni e sugli obiettivi della coalizione (proteggere i libici dalla repressione delle milizie del Raìs o promuovere il cambio di regime con la sconfitta e l’eliminazione del Colonnello?) sono, per il Cavaliere, definitivamente superate. Ci sono tre punti chiari sull’azione occidentale in un Paese così strategico per gli interessi italiani: creazione di una «no-fly zone» che impedisca all’aviazione di Tripoli di colpire le città in mano ai ribelli, embargo delle armi alla Libia, difesa della popolazione civile in balìa delle armate del Raìs.


«Era tutto già chiaro da sabato quando la missione è stata decisa - aggiunge il capo del governo -. Ne ho parlato con il premier inglese David Cameron e con il segretario di stato americano Hillary Clinton, ed erano perfettamente d’accordo». Ma d’accordo non era certamente Nicolas Sarkozy che ha esercitato un’egemonia sulla prima fase della missione, con strappi che lasceranno qualche strascico nei rapporti con Roma. Il Cavaliere non vuole polemizzare con il presidente francese, ritiene che ora sia il tempo dell’unità. Certo il ministro Alain Juppé ha appena dichiarato che quello della Nato sarà solo «un coordinamento tecnico» mentre le decisioni politiche sulla missione verranno prese altrove. I distinguo francesi non saranno facili da archiviare e peseranno nella discussione che i capi di stato e di governo europei avranno oggi a Bruxelles. Ma su questo punto Berlusconi è netto: «Quella della Nato è un’assunzione piena di responsabilità. Ripeto, sono tutti d’accordo, c’è solo qualche resistenza da parte francese».







Le cronache di questi giorni sono piene di interrogativi su cosa può accadere in Libia dopo i primi raid aerei. Quanto dureranno le operazioni militari, è possibile una mediazione che spinga il Colonnello a lasciare il Paese? E non c’è il rischio che l’operazione ottenga solo risultati parziali o addirittura si trasformi in una sconfitta per la coalizione anti Gheddafi? «In questo momento nessuno può dire qualcosa di certo sugli esiti e sulla durata della missione - ragiona il premier italiano -. Mi sembra che ancora una mediazione non sia matura. La pensano così anche Vladimir Putin e personalità come l’ambasciatore libico Abdulhafed Gaddur che conosce bene la situazione a Tripoli. Gheddafi è ancora fiducioso di potercela fare perché ha il controllo pieno della capitale». Il premier italiano non ha avuto contatti con il Colonnello, con cui c’è stata per nove anni una lunga amicizia politica e personale. Ne conosce il carattere caparbio, soprattutto di fronte a quella che appare una sfida di vita o di morte. È convinto però che ci sia un passo decisivo che il Raìs deve compiere: l’accettazione del cessate il fuoco, la fine degli attacchi ai ribelli di Bengasi e delle altre città che si sono liberate del dominio di Tripoli. «Siamo tutti tesi a chiedere a Gheddafi un vero cessate il fuoco - dice Berlusconi - la fine delle ostilità da parte del Colonnello è la condizione sine qua non per ogni mediazione. Dopo si potrà aprire la fase della diplomazia».







Il Cavaliere è soddisfatto, dopo le tensioni con la Lega dei giorni scorsi, dell’accordo trovato nella maggioranza sulla risoluzione in nove punti che impegna il governo italiano nella crisi libica. Ci sono condizioni come quelle sul «ritorno più rapido possibile ad uno stato di non conflittualità» e sull’impegno dell’Unione Europea al «pattugliamento del Mediterraneo» contro l’immigrazione clandestina, particolarmente care al partito di Bossi. «È una mozione pienamente in linea con quanto pensa tutta la maggioranza. Domani (oggi per chi legge, ndr) sarò a Bruxelles e insisterò con i colleghi europei perché vengano accettati gli impegni previsti nel documento».

Berlusconi, dunque, non sarà in Parlamento per il voto sulla mozione, come richiesto dalle opposizioni e dallo stesso presidente della Camera Gianfranco Fini. «La situazione è ormai molto chiara, non ci sono novità che dobbiamo affrontare - spiega -. Il ministro degli Esteri Franco Frattini è perfettamente in grado di rappresentare il governo. D’altra parte io sono impegnato nel vertice dei capi di Stato e di governo dell’Unione e non posso mandare un altro al posto mio».







Le battute finali riguardano il rapporto con l’opposizione e la possibilità, ormai svanita, che su un tema così importante ci fosse un voto bipartisan in Parlamento. «Il centrodestra, quando era all’opposizione si è comportato in maniera diversa su temi così cruciali per il Paese - conclude il premier -. Ma ora abbiamo l’opposizione che abbiamo e non mi aspetto nulla di diverso. D’altra parte sono gli stessi che organizzano, dovunque io vada, squadre di contestatori che mi aspettano urlando "mafioso, mafioso". Il mio governo i mafiosi li sta arrestando come mai in passato, ha inasprito le norme per il carcere duro, ha sequestrato miliardi di beni alle cosche. E il mafioso sarei io?».







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28 Marzo 2011

Sulla Libia ha vinto la linea del governo italiano

GASPARRI:
Sulla Libia ha vinto la linea del governo italiano




"Il Governo Berlusconi si e’ presentato in Parlamento per la vicenda Libica prima ancora del vertice di sabato scorso a Parigi con la presenza venerdi’ nelle Commissioni Esteri e Difesa dei Ministri Frattini e La Russa. Si sono poi svolte riunioni del Senato e della Camera mercoledi’ e giovedi’ con votazioni dal chiaro significato politico, in occasione delle quali la maggioranza ha dimostrato di avere una linea chiara e dei numeri ben sufficienti. Ed ora non possiamo che esprimere soddisfazione per la guida affidata alla Nato di tutte le operazioni. Vince cosi’ la linea tenuta fin dal primo momento dall’Italia. Ma in altre parti del mondo le cose non vanno cosi"’.

Lo ha dichiarato in una nota il presidente del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri. "Alle sinistre italiane che si lamentano nonostante il Governo sia stato puntuale e presente nelle Commissioni ed in Aula - prosegue Gasparri -, suggeriamo di leggere le contestazioni che negli Stati Uniti vengono rivolte all’amministrazione Obama per avere ignorato il congresso al quale non ha chiesto alcuna autorizzazione per le operazioni militari in corso. Negli Stati Uniti sta montando la polemica per la latitanza della Casa Bianca. La sinistra italiana che dice di avere una grande visione delle cose e di non essere provinciale, farebbe bene a fare un giro di orizzonte nel mondo per notare la differenza tra il Governo Berlusconi, puntuale, preciso e rispettoso del Parlamento ed altre. Realta’ a cominciare da quella degli Stati Uniti dove invece le assemblee parlamentari biasimano l’insufficienza di informazioni e di coinvolgimento da parte delle amministrazioni. Ma a sinistra nessuno lo ammettera’ perche’ l’ipocrisia e’ la loro caratteristica principale".


FRATTINI: Abbiamo ottenuto il riconosciuto di un ruolo chiave per l'Italia dentro la Nato

"I nostri atti erano tesi a un unico obiettivo: quello di impedire che la primavera del Mediterraneo fosse soffocata nel sangue. Per un momento abbiamo sperato che Gheddafi andasse in esilio per evitare il massacro dei civili; abbiamo poi condiviso le sanzioni previste dalla risoluzione. Non si tratta di fare la guerra, ma di impedire la guerra. Di portare aiuto a chi subisce un’azione bellica indiscriminata. Per questo è necessario l’uso della forza, sancito dall’Onu"

Lo ha affermato il ministro degli Esteri Franco Frattini, che è intervenuto in Senato sulla crisi libica per spiegare le azioni intraprese e i futuri sviluppi.

"Il regime si è posto fuori dalla cornice della legalità; la comunità internazionale ha adottato stringenti misure come la no-fly zone, che rispondono alle richieste della Lega araba e del Consiglio di transizione. L’Italia darà il suo contributo all’applicazione della risoluzione, nel puntuale rispetto dei limiti. L’azione militare serve a evitare danni gravissimi, ma siamo convinti che la soluzione della crisi passi per il dialogo nazionale, per un processo costituente che coinvolga le componenti politiche, sociali e tribali della Libia. L’unica precondizione è l’abbandono del potere da parte di Gheddafi. Approvata la risoluzione 1973, era necessaria un’azione urgente e temporanea per scongiurare il massacro dei civili; superata questa fase, occorre tornare alle regole. Serve coinvolgere l’Unione europea e trovare formule adeguate per allargare il sostegno alla coalizione. Nella notte, la Francia ha accettato il riconoscimento di un ruolo chiave della Nato e a questa soluzione abbiamo contribuito con un atteggiamento fermo. Abbiamo anche ottenuto che l’embargo sulle armi" sia fatto rispettare con "un pattugliamento navale e l’Italia guiderà le operazioni con un ammiraglio italiano".

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28 Marzo 2011

BERLUSCONI: Il comunismo usa il codice penale per la lotta ideologica

BERLUSCONI: Il comunismo usa il codice penale per la lotta ideologica

"Purtroppo il comunismo in Italia non si e’ mai arreso e non e’ mai cambiato, c’e’ ancora chi usa il codice penale come uno strumento di lotta ideologica e pensa che una parte politicizzata della magistratura possa usare qualsiasi mezzo per annientare l’avversario che e’ vittorioso nelle elezioni e forte nel consenso popolare". Lo ha affermato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, intervenendo alla ’Telefonata’ su Canale 5. "Bisogna continuare a tenere sotto una spada di Damocle giudiziaria e mediatica il nemico ideologico e politico che e’ Silvio Berlusconi che e’ l’ostacolo che impedisce alla sinistra di raggiungere il potere".


Il nostro premier ha sottolineato che la scelta di presentarsi in Tribunale a Milano "e’ conseguente a quella incredibile sentenza della Corte costituzionale che ha deciso che in Italia, soltanto in Italia, un presidente del Consiglio, che si deve occupare dei problemi del Paese, possa essere sottoposto a processo, distogliendo la sua testa, la sua attenzione e il suo tempo dall’incarico e dalla responsabilita’ pubblica. In tutti gli altri Paesi civili -ha aggiunto il capo dell’esecutivo- succede che i processi si sospendono, il presidente del Consiglio svolge il suo incarico, alla fine del suo incarico i processi ritornano fuori e continuano contro di lui. E’ accaduto recentemente ad esempio per il presidente Chirac in Francia". Berlusconi ha poi annunciato che si rechera alle udienze "a cui potro’ presentarmi, cercando di non sospendere mai i processi".

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28 Marzo 2011