giovedì 27 ottobre 2011

La fiera delle bugie

FATTI & MISFATTI: La fiera delle bugie



27 ottobre 2011 ore 18:07 Che vengano sostenute in tribunale, da pentiti che ritrovano di colpo la memoria, da giornali e nei talk show, le menzogne su Berlusconi, il suo governo e la maggioranza che lo sostiene vengono regolarmente smentite dai fatti. Eccone alcune.



Non è vero che la maggioranza sia fragile. Dal 14 dicembre 2010, quando le opposizioni tentarono il ribaltone, i voti di fiducia sono sempre risultati a favore del Premier: la sua maggioranza si è dimostrata coesa e, nel’ultima votazione, si è confermata assoluta (316 voti alla Camera) e non solo relativa.



Non è vero che il Popolo della libertà sia in caduta libera. I sondaggi dell’ultimo anno dimostrano che c’è un nucleo duro che non si lascia intaccare dallo scandalismo, dalle polemiche e dalle difficoltà oggettive che riguardano l’Italia non meno di altri paesi. È un nucleo che vale dal 25 al 28% a seconda dei momenti.



Non è vero che la sinistra guadagna consensi. Nonostante le difficoltà oggettive del Governo, i sondaggi dimostrano che la sinistra non attira consensi: il Pd oscilla, nel migliore dei casi, intorno al 27% delle intenzioni di voto, ma è in perenne scambio di voti con Sel di Vendola e, in minore misura, con l’Idv.



Non è vero che l’economia italiana sia allo sfascio. La disoccupazione è a un livello inferiore a quello medio europeo (8% circa contro 9% circa); le esportazioni vanno meglio dei maggiori concorrenti; il deficit di bilancio (4,6%) è superiore a quello della Germania (3,3%) ma inferiore a quello della Francia (7%) e di altri paesi europei.



Non è vero che il sistema previdenziale italiano (pensioni, sanità e sussidi) metta a rischio l’euro e l’Europa tutta: attualmente, il suo peso complessivo in termini di Pil è al 26%, inferiore a quello della Francia (29%). In prospettiva, in base alle riforme già fatte e a quelle previste, costerà meno di quello di tutti gli altri maggiori paesi europei.



Non è vero che Berlusconi e il suo governo non godano di stima in Europa. Ieri, l’accoglienza della lettera di impegni dell’Italia - sul già fatto e su quello che si farà in tempi certi - è stata molto buona. Nel 1992, all’epoca di Maastricht, l’immagine dell’Italia era peggiore; ma il Paese fece uno sforzo e si riaccreditò. Non si vede perché questo non debba succedere ancora. Ieri è stata rinnovata la fiducia all’Italia.

Il testo della lettera del governo italiano alla Ue

CRISI FINANZIARIA: Il testo della lettera del governo alla Ue




Il testo integrale della lettera inviata dal governo Berlusconi alla Ue







PREMESSA



L’Italia ha sempre onorato i propri impegni europei e intende continuare a farlo. Quest’estate il Parlamento italiano ha approvato manovre di stabilizzazione finanziaria con un effetto correttivo sui saldi di bilancio al 2014 pari a 60 miliardi di euro. Sono state così create le condizioni per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013, con un anno di anticipo rispetto a quanto richiesto dalle istituzioni europee. Dal 2012, grazie all’aumentato avanzo primario, il nostro debito scenderà.



Tuttavia, siamo consapevoli della necessità di presentare un piano di riforme globale e coerente.



La situazione italiana va letta tenendo in debita considerazione gli equilibri più generali che coinvolgono l’intera area europea. Mesi di tensioni sui mercati finanziari e di aggressioni speculative contro i debiti sovrani sono, infatti, il segnale inequivocabile di una debolezza degli assetti istituzionali dell’area euro.



Per quel che riguarda l’Italia, consapevoli di avere un debito pubblico troppo alto e una crescita troppo contenuta, abbiamo seguito sin dall’inizio della crisi una politica attenta e rigorosa.



Dal 2008 ad oggi il nostro debito pubblico è cresciuto, in rapporto al Pil, meno di quello di altri importanti paesi europei. Inoltre, la disciplina da noi adottata ha portato a un bilancio primario in attivo. Situazione non comune ad altri Paesi.



Se problemi antichi, come quello del nostro debito pubblico, danno luogo oggi a ulteriori e gravi pericoli, ciò è soprattutto il segno che la causa va cercata non nella loro sola esistenza, ma nel nuovo contesto nel quale ci si è trovati a governarli.



A. I FONDAMENTALI DELL’ECONOMIA



Il Governo italiano ha risanato i conti pubblici e conseguirà l’obiettivo del pareggio di bilancio nel 2013. Il debito pubblico in rapporto al PIL è stato ricondotto su un sentiero di progressiva riduzione.



Nel 2014 avremo un avanzo di bilancio (corretto per il ciclo) pari allo 0,5% del PIL, un avanzo primario pari al 5,7% del PIL e un debito pubblico al 112,6% del PIL. Per realizzare questo obiettivo sono state approvate durante l’estate in tempi record due importanti manovre di finanza pubblica che comporteranno una correzione del deficit tendenziale nel quadriennio 2011-2014 pari rispettivamente a 0,2%, 1,7%, 3,3% e 3,5% del PIL. Nel 2011 si prevede un avanzo primario consistente pari allo 0,9% del PIL. Nonostante l’aumento delle spese per il servizio del debito, questo consentirà la riduzione del rapporto debito/PIL già nel 2012. I dati relativi ai primi otto mesi dell’anno in corso sono coerenti con questi obiettivi.



È doveroso segnalare che la nuova serie dei conti nazionali indica che nel 2010 il Pil italiano è cresciuto dell’1,5% e non dell’1,3% e, nei due anni della crisi, il Pil si è ridotto meno di quanto prima stimato (-1,2% invece di -1,3% nel 2008 e -5,1% invece di -5,2% nel 2009).



Come conseguenza della revisione contabile operata da Eurostat il rapporto deficit/Pil, che è stato confermato a 4,6% per il 2010, è praticamente allineato a quello della Germania, rivisto dal 3,3% al 4,3%. Si noti, inoltre, che l’Eurostat ha rettificato al rialzo anche i rapporti deficit/Pil della Francia (dal 7% al 7,1%), della Spagna (dal 9,2% al 9,3%), della Grecia (dal 10,5% al 10,6%) e del Portogallo (dal 9,1% al 9,8%).



In conclusione, nel 2010 l’Italia aveva, insieme alla Germania, il comportamento largamente più virtuoso in termini di indebitamento netto in rapporto al Pil.



B. CREARE CONDIZIONI STRUTTURALI FAVOREVOLI ALLA CRESCITA



Siamo ora impegnati nel creare le condizioni strutturali favorevoli alla crescita. Il Governo ritiene necessario intervenire sulla composizione del bilancio pubblico per renderla più favorevole alla crescita.



Con questo obiettivo il Governo intende operare su quattro direttrici nei prossimi 8 mesi:



- Entro 2 mesi, la rimozione di vincoli e restrizioni alla concorrenza e all’attività economica, così da consentire, in particolare nei servizi, livelli produttivi maggiori e costi e prezzi inferiori;



- Entro 4 mesi, la definizione di un contesto istituzionale, amministrativo e regolatorio che favorisca il dinamismo delle imprese;



- Entro 6 mesi, l’adozione di misure che favoriscano l’accumulazione di capitale fisico e di capitale umano e ne accrescano l’efficacia;



- Entro 8 mesi, il completamento delle riforme del mercato del lavoro, per superarne il dualismo e favorire una maggiore partecipazione.



Nei prossimi 4 mesi è, ad ogni modo, prioritario aggredire con decisione il dualismo Nord-Sud che storicamente caratterizza e penalizza l’economia italiana. Tale divario si estrinseca in un livello del Pil del Centro-Nord Italia che eguaglia il livello delle migliori realtà europee, e quello del Mezzogiorno, che è collocato in fondo alla graduatoria europea.



A riguardo, l’esecutivo è intenzionato a utilizzare pienamente i fondi strutturali, impegnandosi in una loro revisione globale, inclusi quelli per lo sviluppo delle infrastrutture, allo scopo di migliorarne l’utilizzo e ridefinirne le priorità in stretta collaborazione con la Commissione Europea. Tale revisione consentirà un’accelerazione, una riconsiderazione delle priorità dell’uso dei Fondi e una regia rafforzata, dove l’Italia è disposta a chiedere un sostegno tecnico alla commissione europea per la realizzazione di questo ambizioso obiettivo. Il programma straordinario per lo sviluppo del Mezzogiorno è definito in maniera evocativa “Eurosud” e nasce dalla convinzione che la crescita del Sud è la crescita dell’Italia intera.



Il Governo, quindi, definirà ed attuerà la revisione strategica dei programmi cofinanziati dai fondi strutturali 2007-2013. Tale revisione risponde alle Raccomandazioni del Consiglio del 12 luglio 2011 sul Programma Nazionale di Riforma dell’Italia.



Esso si basa su una più forte concentrazione dei Programmi sugli investimenti maggiormente in grado di rilanciare la competitività e la crescita del Paese, segnatamente intervenendo sul potenziale non utilizzato nel Sud, e su un più stringente orientamento delle azioni ai risultati (istruzione, banda larga, ferrovie, nuova occupazione). Tale revisione potrà comportare una riduzione del tasso di cofinanziamento nazionale dei programmi comunitari.



Le risorse resesi disponibili a seguito di questa riduzione saranno programmate attraverso un percorso di concertazione tra il Ministro delegato alle politiche di coesione, il Commissario europeo competente e le regioni interessate basato su una cooperazione rafforzata con la Commissione europea attraverso un apposito gruppo di azione.



Tale piano d’azione sarà definito entro il 15 novembre 2011.



La creazione delle condizioni strutturali per la crescita dell’intero Paese passa inevitabilmente per la revisione delle politiche di:



a. promozione e valorizzazione del capitale umano;



b. efficientamento del mercato del lavoro;



c. apertura dei mercati in chiave concorrenziale;



d. sostegno all’imprenditorialità e all’innovazione;



e. semplificazione normativa e amministrativa;



f. modernizzazione della pubblica amministrazione;



g. efficientamento e snellimento dell’amministrazione della giustizia;



h. accelerazione della realizzazione delle infrastrutture ed edilizia;



i. riforma dell’architettura costituzionale dello Stato.



a. Promozione e valorizzazione del capitale umano



L’accountability delle singole scuole verrà accresciuta (sulla base delle prove INVALSI), definendo per l’anno scolastico 2012-13 un programma di ristrutturazione per quelle con risultati insoddisfacenti; si valorizzerà il ruolo dei docenti (elevandone, nell’arco d’un quinquennio, impegno didattico e livello stipendiale relativo); si introdurrà un nuovo sistema di selezione e reclutamento.



Si amplieranno autonomia e competizione tra Università. Si accrescerà la quota di finanziamento legata alle valutazioni avviate dall’ANVUR e si accresceranno i margini di manovra nella fissazione delle rette di iscrizione, con l’obbligo di destinare una parte rilevante dei maggiori fondi a beneficio degli studenti meno abbienti. Si avvierà anche uno schema nazionale di prestiti d’onore.



Da ultimo, tutti i provvedimenti attuativi della riforma universitaria saranno approvati entro il 31 dicembre 2011.



b. Efficientamento del mercato del lavoro



È prevista l’approvazione di misure addizionali concernenti il mercato del lavoro.



1. In particolare, il Governo si impegna ad approvare entro il 2011 interventi rivolti a favorire l’occupazione giovanile e femminile attraverso la promozione: a. di contratti di apprendistato contrastando le forme improprie di lavoro dei giovani; b. di rapporti di lavoro a tempo parziale e di contratti di inserimento delle donne nel mercato del lavoro; c. del credito di imposta in favore delle imprese che assumono nelle aree più svantaggiate.



2. Entro maggio 2012 l’esecutivo approverà una riforma della legislazione del lavoro a. funzionale alla maggiore propensione ad assumere e alle esigenze di efficienza dell’impresa anche attraverso una nuova regolazione dei licenziamenti per motivi economici nei contratti di lavoro a tempo indeterminato; b. più stringenti condizioni nell’uso dei "contratti para-subordinati" dato che tali contratti sono spesso utilizzati per lavoratori formalmente qualificati come indipendenti ma sostanzialmente impiegati in una posizione di lavoro subordinato.



c. Apertura dei mercati in chiave concorrenziale



Entro il 1° marzo 2012 saranno rafforzati gli strumenti di intervento dell’Autorità per la Concorrenza per prevenire le incoerenze tra promozione della concorrenza e disposizioni di livello regionale o locale. Verrà generalizzata, la liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali in accordo con gli enti territoriali.



Le principali disposizioni contenute nella bozza di disegno di legge sulla concorrenza riguardano i settori della distribuzione dei carburanti e dell’assicurazione obbligatoria sui veicoli. Le misure relative al mercato assicurativo sono state definite all’interno di una proposta di legge di iniziativa parlamentare, che è già stata approvata dalla camera dei deputati ed è attualmente all’esame del senato. Le misure concernenti i mercati della distribuzione carburanti sono state integralmente inserite nel Decreto Legge n.98/2011 e pertanto sono già in vigore. Si è preferito adottare uno strumento legislativo quale il decreto che garantisce l’immediata efficacia degli interventi. nel medesimo decreto legge sono state inserite anche altre disposizioni di apertura dei mercati e liberalizzazioni, tra cui si ricorda in particolare la liberalizzazione in via sperimentale degli orari dei negozi. Nel frattempo, fra i primi in Europa, l’Italia ha aperto alla concorrenza il mercato della distribuzione del gas: sono stati adottati e saranno a breve pubblicati nella gazzetta ufficiale i regolamenti che disciplinano le gare per l’affidamento della distribuzione del gas in ambiti territoriali più ampi dei comuni.



Già con il Decreto Legge n.138/2011 sono state adottate incisive misure finalizzate alla liberalizzazione delle attività d’impresa e degli ordini professionali e dei servizi pubblici locali. In particolare già si prevede che le tariffe costituiscano soltanto un riferimento per la pattuizione del compenso spettante al professionista, derogabile su accordo fra le parti. Il provvedimento sullo sviluppo conterrà recherà altre misure per rafforzare l’apertura degli ordini professionali e dei servizi pubblici locali.



Sempre in materia di ordini professionali, nella manovra di agosto, in tema di accesso alle professioni regolamentate, è stato previsto che gli ordinamenti professionali debbano garantire che l’esercizio dell’attività risponda senza eccezioni ai principi di libera concorrenza, alla presenza diffusa dei professionisti su tutto il territorio nazionale, alla differenziazione e pluralità di offerta che garantisca l’effettiva possibilità di scelta degli utenti nell’ambito della più ampia informazione relativamente ai servizi offerti. Inoltre, già in sede di conversione della manovra di luglio (DL n. 98/2011) è stato previsto che il Governo, sentita l’Alta Commissione per la Formulazione di Proposte in materia di Liberalizzazione dei Servizi, elaborerà proposte per la liberalizzazione dei servizi e delle attività economiche da presentare alle categorie interessate. Dopo 8 mesi dalla conversione del decreto legge, tali servizi si intenderanno liberalizzati, salvo quanto espressamente regolato.



Verranno rafforzati i presidi a tutela della concorrenza nel campo dei servizi pubblici locali, con l’introduzione a livello nazionale di sistemi di garanzia per la qualità dei servizi nei comparti idrico, dei rifiuti, dei trasporti, locali e nazionali e delle farmacie comunali, seguendo rispettivamente questa sequenza temporale 3 mesi, 6 mesi, 9 mesi e 12 mesi.



Per quanto riguarda la riforma dei servizi pubblici locali che il Governo italiano - riprendendo quanto già previsto dall’articolo 23 bis del DL 112/2008 - ha approvato nella manovra di agosto 2011 escludendo il settore idrico a seguito di un referendum popolare. Con le disposizioni che si intende varare si rafforza il processo di liberalizzazione e privatizzazione prevedendo che non è possibile attribuire diritti di esclusiva nelle ipotesi in cui l’ente locale affidante non proceda alla previa verifica della realizzabilità di un sistema di concorrenza nel mercato, ossia di un sistema completamente liberalizzato. Inoltre, viene previsto un ampliamento delle competenze dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, nonché un sistema di benchmarking al fine di assicurare il progressivo miglioramento della qualità di gestione e di effettuare valutazioni comparative delle diverse gestioni.



d. Sostegno all’imprenditorialità e all’innovazione



Entro il 2011, al fine di favorire la crescita delle imprese il Governo prevede di utilizzare la leva fiscale per agevolare la capitalizzazione delle aziende, con meccanismi di deducibilità del rendimento del capitale di rischio. Verranno potenziati gli schemi a partecipazione pubblica di venture capital e private equity, preservando la concorrenza nei relativi comparti.



Il Governo trasformerà le aree di crisi in aree di sviluppo, rendendo più semplice ed efficace la procedura per definire i programmi di rilancio, che potranno essere finanziati anche con risorse comunitarie.



Forte impegno dell’esecutivo verso le PMI, destinando loro il 50% delle risorse non utilizzate ogni anno del Fondo Rotativo per il Sostegno alle imprese e per gli investimenti in ricerca.



Questi interventi – insieme al Contratto di Sviluppo, già operativo – rientrano a pieno titolo nell’ambito del riordino generale degli incentivi contenuto nello Statuto delle Imprese, che diventerà legge nelle prossime settimane.



Per garantire la liquidità delle imprese si prevede un sistema di certificazione di debiti delle Pubbliche Amministrazioni locali nei confronti delle imprese stesse al fine di consentire lo sconto e successivo pagamento da parte delle banche, in conformità alle procedure di calcolo Eurostat e senza impatto addizionale sull’indebitamento della Pubblica Amministrazione.



e. Semplificazione normativa e amministrativa



Il Governo incentiva la costituzione di “zone a burocrazia zero” in tutto il territorio nazionale in via sperimentale per tutto il 2013, anche attraverso la creazione dell’U.L.G. – Ufficio Locale dei Governi quale autorità unica amministrativa che coinvolgerà i livelli locali di governo in passato esclusi.



Il Governo mira a semplificare la costituzione del bilancio delle S.r.l., la digitalizzazione del deposito dell’atto di trasferimento delle quote delle società e lo snellimento in materia di vigilanza delle società di capitali e degli organi di controllo.



I rapporti con la pubblica amministrazione diventeranno più snelli grazie alla completa sostituzione dei certificati con delle autocertificazioni, mentre le certificazioni rilasciate dalla pubblica amministrazione resteranno valide solo nei rapporti tra privati.



I controlli sulle imprese si ispireranno a criteri di semplicità e proporzionalità, al fine di evitare duplicazioni e sovrapposizioni che possano recare intralcio al normale esercizio delle attività imprenditoriali.



Da ultimo, per quanto riguarda la semplificazione amministrativa verrà completata nei prossimi 6 mesi la strategia di revisione della regolamentazione settoriale, elaborando proposte puntuali di semplificazione dei procedimenti e monitorandone gli effetti. Verrà rafforzata e accelerata l’attuazione del programma di misurazione e riduzione degli oneri amministrativi derivanti da obblighi di tipo informativo previsti da leggi statali (MOA). Inoltre, ove la disciplina sia di fonte regionale e locale, verranno rafforzati ed estesi gli incentivi previsti dalla manovra estiva per i procedimenti amministrativi relativi all’avvio e alla svolgimento dell’attività d’impresa. L’obiettivo è quello di migliorare il posizionamento dell’Italia nella graduatoria internazionale relativa al Doing Business, nei prossimi 3 anni.



f. Modernizzazione della pubblica amministrazione



La pubblica amministrazione è un volano fondamentale della crescita. Stiamo creando le condizioni perché la pubblica amministrazione sia pronta ad accompagnare la ripresa, svolgendo una funzione di servizio allo sviluppo e non di zavorra burocratica. Ecco perché la semplificazione, la trasparenza e la meritocrazia sono fondamentali. Un tassello rilevante è costituito dalla piena attuazione della Riforma Brunetta della pubblica amministrazione, in particolar modo dalle misure che rafforzano il ruolo della Commissione per la Valutazione, la Trasparenza e l’Integrità delle amministrazioni pubbliche (istituita nel dicembre del 2009) e le cui competenze saranno integrate con il disegno di legge in materia di anticorruzione, già approvato dal Senato, e attualmente all’esame della Camera dei Deputati. Esso rappresenta un passaggio importante per la completa implementazione della riforma della pubblica amministrazione in quanto individua una nuova governance per l’attività di prevenzione e contrasto della corruzione, affidando le funzioni alla Commissione e individuando con estrema puntualità le modalità di accrescimento del livello di trasparenza della pubblica amministrazione.



Per rendere più efficiente, trasparente, flessibile e meno costosa la pubblica amministrazione tanto a livello centrale quanto a livello degli enti territoriali (oltre al vigente blocco del turnover del personale) renderemo effettivi con meccanismi cogenti/sanzionatori: a. la mobilità obbligatoria del personale; b. la messa a disposizione (Cassa Integrazione Guadagni) con conseguente riduzione salariale e del personale; c. il superamento delle dotazioni organiche.



Contestualmente all’entrata in vigore della legge costituzionale recante l’abolizione e la razionalizzazione delle province è prevista l’approvazione di una normativa transitoria per il trasferimento del relativo personale nei ruoli delle regioni e dei comuni.



g. Efficientamento e snellimento dell’amministrazione della giustizia



Proseguendo sulla linea delle misure definite in estate, verranno rafforzati il contrasto della litigiosità e la prevenzione del contenzioso (anche attraverso la costituzione presso il Ministero della Giustizia di un gruppo tecnico che individui situazioni a forte incidenza di litigiosità e proponga specifici interventi di contrasto). Entro il 30 aprile 2012 verrà completato il progetto in corso presso il Ministero della Giustizia per la creazione di una banca dati centralizzata per le statistiche civili e per quelle fallimentari. Verranno rafforzati i meccanismi incentivanti per gli uffici virtuosi di cui alla Legge n. 111 del 2011. L’obiettivo è quello della riduzione della durata delle controversie civili di almeno il 20 per cento in 3 anni.



h. Accelerazione della realizzazione delle infrastrutture ed edilizia



Oltre alla realizzazione degli investimenti già concordati con le società concessionarie, il Governo solleciterà una maggiore partecipazione degli investitori privati, definendo entro il 31 dicembre 2011 standard contrattuali tipo che facilitino il ricorso al project financing, con una più chiara ed efficiente allocazione dei rischi tra le parti e accrescendo le certezze sulla redditività dell’opera e la prevenzione di comportamenti di tipo monopolistico nella determinazione dei pedaggi. Verrà rafforzata la qualità della programmazione finanziaria pubblica, definendo obiettivi pluriennali di spesa e concentrando le risorse su progetti considerati strategici.



Il Governo è impegnato nella definizione nelle prossime 10 settimane di alcune opere immediatamente cantierabili, su proposta del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che potranno beneficiare, a titolo di contributo al finanziamento, della defiscalizzazione (IRAP, IRES) a vantaggio dei concessionari dell’opera stessa. Inoltre sono previste una serie di semplificazioni e velocizzazioni nelle procedure di approvazione dei progetti da parte del CIPE e la suddivisione degli appalti in lotti funzionali per garantire alle PMI un accesso facilitato.



Si prevede lo sblocco degli investimenti privati grazie alla semplificazione delle procedure relative ai contratti di programma dei maggiori aeroporti italiani. Infine, sono previste norme mirate all’ottimizzazione delle gestioni negli impianti portuali e di semplificazione in materia di trasporto eccezionale su gomma.



Da ultimo, è in corso di predisposizione una garanzia “reale” dello Stato (attraverso propri beni immobili, e non solo di natura finanziaria) per i mutui prima casa di giovani coppie, prive di contratto di lavoro a tempo indeterminato. Questo garantirà un nuovo impulso al mercato immobiliare e alle nuove famiglie.



i. Riforma dell’architettura costituzionale dello Stato



Il Governo italiano è impegnato in un processo di complessiva riforma costituzionale. Essa riguarda tanto l’assetto costituzionale dei poteri, quanto la cornice normativa volta a promuovere le condizioni di sviluppo del mercato e una disciplina più rigorosa delle finanze pubbliche.



Pur nella complessità del processo di revisione costituzionale l’Italia intende giungere all’approvazione della prima lettura di tali disegni di legge costituzionale entro i prossimi 6/12 mesi.



In particolare, quanto alla riforma dello Stato, si tratta dei seguenti provvedimenti:



a. Disegno di legge (già approvato in prima lettura alla Camera) sulla modifica dell’elettorato attivo e passivo per l’elezione al Parlamento nazionale al fine di garantire una maggiore partecipazione giovanile alla vita politica.



b. Due disegni di legge (all’esame del Parlamento) di riforma complessiva dell’organizzazione dei vertici delle istituzioni politiche, con particolare riferimento alla riduzione significativa del numero dei parlamentari, all’abolizione delle province, alla riforma in senso federale dello Stato, alla maggiore efficienza dei meccanismi decisionali e al rafforzamento del ruolo dell’esecutivo e della maggioranza.



Sul secondo versante, relativo alla disciplina del mercato e al rigore della finanza pubblica, si prevede:



a. Un disegno di legge (la cui approvazione è in corso proprio in questi giorni presso la Camera dei deputati) di riforma degli articoli della costituzione relativi alla libertà di iniziativa economica e alla tutela della concorrenza, nonché alla riforma della pubblica amministrazione in funzione della valorizzazione dell’efficienza e del merito.



b. Un disegno di legge sull’introduzione del vincolo di pareggio di bilancio sul modello già seguito in altri ordinamenti europei.



A tal fine si deve ricordare che l’articolo 138 della Costituzione Italiana impone che le leggi costituzionali ad intervallo non minore di tre mesi. Quindi, anche con la massima celerità possibile, le riforme costituzionali richiedono dei tempi minimi imprescindibili.



Le conseguenti leggi attuative saranno successivamente attuate senza indugio, non essendovi vincoli temporali nell’ambito della Costituzione.



C. UNA FINANZA PUBBLICA SOSTENIBILE



Le pensioni



Nella attuale legislatura la normativa previdenziale è stata oggetto di ripetuti interventi che hanno reso a regime il sistema pensionistico italiano tra i più sostenibili in Europa e tra i più capaci di assorbire eventuali choc negativi.



Grazie al meccanismo di aggancio dell’età pensionabile alla speranza di vita introdotto nel 2010 (art. 12 commi 12-bis e 12-ter, DL 78/2010, come modificato con art. 18 comma 4, DL 98/2011), il Governo italiano prevede che il requisito anagrafico per il pensionamento sarà pari ad almeno 67 anni per uomini e donne nel 2026.



Sono già stati rivisti i requisiti necessari per l’accesso al pensionamento di anzianità. Tali requisiti aumenteranno gradualmente fino ad arrivare a regime a partire dal 2013. Questi requisiti sono in ogni caso agganciati in aumento all’evoluzione della speranza di vita.



La delega fiscale e assistenziale previdenziale



Il provvedimento di iniziativa governativa è già all’esame del Parlamento e sarà approvato, entro il 31 gennaio 2012, quindi con tempi compatibili all’emanazione dei provvedimenti delegati entro il 2012. Comunque, anche al fine di accrescere la fiducia degli investitori, nel rispetto del percorso di risanamento programmato, il Governo ha fornito, con la Legge 148 del 14 settembre 2011, le risorse che saranno reperite con l’esercizio della delega per la riforma dei sistemi fiscale e assistenziale sulla base degli attuali regimi di favore fiscale e delle sovrapposizioni fra agevolazioni e conseguenti inefficienze ad oggi individuate. Tali risorse ammontano ad almeno 4 miliardi di euro nell’anno 2012, 16 miliardi nel 2013 e 20 miliardi di euro annui a decorrere dal 2014. Contestualmente, per dare massima garanzia sul rispetto dei saldi è stata introdotta una clausola di salvaguardia. La clausola prevede che, in caso di ritardo nell’attuazione della delega oltre il 30 settembre 2012, le agevolazioni fiscali vigenti saranno ridotte del 5% per l’anno 2012 e del 20% a decorrere dal 2013. In alternativa, anche parziale, si è stabilita la possibilità di disporre con decreto del Presidente del consiglio, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, la rimodulazione delle aliquote delle imposte indirette, inclusa l’accisa.



In breve, qualora la delega non fosse esercitata entro il 30 settembre 2012 o le nuove disposizioni fiscali e assistenziali non siano in grado di garantire un sufficiente effetto positivo sul deficit (almeno 4 miliardi nel 2012, 16 miliardi nel 2013 e 20 miliardi a partire dal 2014), si avrà una riduzione automatica delle agevolazioni fiscali che garantirà comunque il raggiungimento degli obiettivi di risparmio. Viceversa, se la delega verrà esercitata entro il termine e le nuove disposizioni garantiranno effetti di risparmio almeno pari a quelli previsti, non si procederà dunque al taglio automatico delle agevolazioni.



Le dismissioni



Entro il 30 novembre 2011, il Governo definirà un piano di dismissioni e valorizzazioni del patrimonio pubblico che prevede almeno 5 miliardi di proventi all’anno nel prossimo triennio. Previo accordo con la Conferenza Stato-Regioni, gli enti territoriali dovranno definire con la massima urgenza un programma di privatizzazione delle aziende da essi controllate. I proventi verranno utilizzati per ridurre il debito o realizzare progetti di investimento locali.



La razionalizzazione della spesa pubblica



Il Governo ribadisce l’impegno a definire entro il 31 dicembre 2011 il programma per la riorganizzazione della spesa previsto dalla Legge 14 settembre 2011, n. 148, in particolare per quanto riguarda: l’integrazione operativa delle agenzie fiscali; la razionalizzazione di tutte le strutture periferiche dell’amministrazione dello Stato e degli enti della previdenza pubblica in modo da creare sinergie e ottimizzare l’uso delle risorse; il coordinamento delle attività delle forze dell’ordine; la razionalizzazione dell’organizzazione giudiziaria nel suo complesso in modo da accelerare i tempi della giustizia civile; e la riorganizzazione della rete consolare e diplomatica. Il Governo attuerà i primi interventi dal 1° gennaio 2012 e darà conto dei progressi realizzati con cadenza trimestrale.



Debito pubblico



Entro il 31 dicembre 2011, il governo affiderà l’elaborazione di un piano organico per l’abbattimento del debito attraverso anche le dismissioni ad una commissione ristretta di personalità di prestigio, in collaborazione con gli enti territoriali e con le principali istituzioni economiche e finanziarie nazionali ed internazionali.



Il costo degli apparati istituzionali



Il Governo riconosce la necessità di rafforzare gli interventi volti a ridurre i costi degli apparati istituzionali. In particolare, verrà perseguita entro il 2012, una razionalizzazione e soppressione delle provincie e la riallocazione delle funzioni delle Province alle Regioni o ai Comuni, in modo da assicurare un significativo snellimento dei relativi apparati burocratici e degli organi rappresentativi. Verrà rafforzato il regime di incompatibilità fra le cariche elettive ai diversi livelli di governo.



Il pareggio di bilancio



Il disegno di legge di riforma della Costituzione in materia di pareggio di bilancio è già all’esame della Camera dei Deputati. L’obiettivo è quello di una sua definitiva approvazione entro la metà del 2012.



Con le modifiche introdotte con la Legge n.39/2011 alla “Legge di contabilità e finanza pubblica (L. 196/2009) è stata rivista la normativa relativa alle coperture finanziarie delle leggi a vantaggio del rafforzamento della relativa disciplina fiscale. In particolare, per la copertura degli oneri correnti della legge di stabilità è stata circoscritta la possibilità di utilizzare il miglioramento del risparmio pubblico, escludendo la possibilità di finanziare con tali risorse nuove o maggiori spese correnti.



Definire le ulteriori misure correttive eventualmente necessarie



Il Governo monitorerà costantemente l’andamento dei conti pubblici. Qualora il deterioramento del ciclo economico dovesse portare a un peggioramento nei saldi il Governo interverrà prontamente. L’utilizzo del Fondo per esigenze indifferibili sarà vincolato all’accertamento, nel giugno del 2012, di andamenti dei conti pubblici coerenti con l’obiettivo per l’indebitamento netto del prossimo anno.



D. CONCLUSIONI



Siamo sicuri che, con l’impegno di tutti, scaturito dalla consapevolezza che ci troviamo a fronteggiare problemi che riguardano l’intera Unione e la tenuta stessa della moneta comune, dunque problemi non circoscrivibili a questa o quella debolezza o forza nazionali, consegneremo ai giovani un’Europa più forte e più coesa.

Manterremo gli impegni con l'Unione europea.

BERLUSCONI: Manterremo gli impegni con l'Unione europea. L'opposizione smetta di dire no



27 ottobre 2011 ore 10:48 "Abbiamo presentato un documento articolato che contiene gli impegni che intendiamo rispettare. Se non li rispettassimo non saremmo ulteriormente credibili, sono impegni che l’Italia, come sempre, manterra’ anche questa volta".

Lo ha affermato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, parlando con i giornalisti al termine del vertice dei leader dell’eurozona, conclusosi dopo le quattro.



"Tra l’altro, abbiamo preso l’impegno di tenere al corrente la Commissione via via che il nostro Parlamento approvera’ le varie misure. Il pacchetto sara’ composto di vari disegni di legge, uno per ogni singolo settore, non si tratta di misure che riguardano interessi di questa o quella parte, soprattutto non della maggioranza o di altre categorie, ma riguardano gli interessi dell’Italia e degli italiani. Auspico pertanto che l’opposizione voglia uscire dai panni stretti che finora ha indossato, nel dire sempre no e essere sempre contro e voglia con noi partecipare all’attuazione di queste misure che servono all’Europa, e servono anche all’opposizione. Quelle introdotte non sono cosi’ negative come in Grecia, dove ricordo ci sono state misure che hanno rigurardato addirittura il licenziamento di un numero importante di impiegati pubblici, la diminuzione del 25% degli stipendi: nulla di tutto questo. Da noi c’e’ solo la mobilita’ e la possibilita’ che degli impiegati pubblici siano messi in cassa di integrazione per dei periodi limitati.



I dipendenti che concluderanno i contratti di lavoro troveranno nello Stato la garanzia, attraverso la cassa integrazione, di avere il tempo, remunerati, di trovarsi un nuovo lavoro. Nel documento (la lettera del governo inviata a Bruxelles) c’e’ anche l’impegno a unificare i sistemi della cassa integrazione e noi abbiamo gia’ dei progetti a riguardo che sono molo precisi e che stimoleranno chi si trovasse in queste condizioni a prepararsi a nuove professioni".



Silvio Berlusconi ha sottolineato: "Al vertice si è fatto un bel lavoro, specie per la governance della zona euro, abbiamo chiuso bene sulla Grecia e sull’accordo del 50% per l’aiuto dei privati alla ricostruzione del debito greco.

Per quanto ci riguarda abbiamo presentato un pacchetto di proposte per la ristrutturazione di certi nostri settori e per dare impulso alla nostra economia. Sono stati accolti positivamente e con il riconoscimento dei progetti ambiziosi che ora aspettano di essere realizzati". Quanto ai tempi di attuazione delle misure, il Presidente ha detto di aver "fornito anche le date entro le quali realizzare le singole misure e le confermeremo successivamente, con un elenco completo delle date entro cui prevediamo che il nostro Parlamento possa approvare queste riforme".

martedì 25 ottobre 2011

BERLUSCONI: Pronti a riforme strutturali importanti

BERLUSCONI: Pronti a riforme strutturali importanti



24 ottobre 2011 ore 18:33 “L’Italia ha già fatto e si appresta a completare quel che è nell’interesse nazionale ed europeo, e che corrisponde al suo senso di giustizia e di equità sociale. Onoriamo il nostro debito pubblico puntualmente, abbiamo un avanzo primario più virtuoso di quello dei nostri partner, faremo il pareggio di bilancio nel 2013 e nessuno ha alcunché da temere dalla terza economia europea, e da questo straordinario paese fondatore che tiene cara la cooperazione sovranazionale almeno quanto la sua orgogliosa indipendenza.



Quanto alle turbolenze da debito sovrano e da crisi del sistema bancario, in particolare franco-tedesco, abbiamo posizioni ferme, che porteremo al prossimo vertice dell’Unione. L’euro è l’unica moneta che non abbia alle spalle, come il dollaro o la sterlina o lo yen, un prestatore di ultima istanza disposto a difendere strutturalmente la sua credibilità di fronte all’aggressività dei mercati finanziari. Questa situazione va corretta una volta per tutte, pena una crisi che sarebbe crisi comune di tutte le economie europee.



Stiamo facendo qualche timido passo avanti per un governo dell’area euro, ma resta ancora molto da fare. La Germania di Angela Merkel è consapevole di questo, e il suo lavoro si avvarrà della nostra leale collaborazione. Nessuno nell’Unione può autonominarsi commissario e parlare a nome di governi eletti e di popoli europei. Nessuno è in grado di dare lezioni ai partner. D’altra parte l’insieme della classe dirigente italiana, se vuol essere considerata tale, invece che un coro di demagoghi, dovrebbe unirsi nello sforzo dello sviluppo e delle necessarie riforme strutturali sulle quali il governo ha preso e sta per prendere nuove decisioni di grande importanza.



L’Italia del lavoro e dell’impresa sa come stanno le cose, vuole un deciso impulso alla libertà e alla concorrenza, e non partecipa a giochi di potere, interni ed europei. Sarebbe un bene se l’Italia dei partiti e delle fazioni si scrollasse di dosso le vecchie abitudini negative, e per una volta si mettesse a ragionare in sintonia con il paese reale abbandonando il pessimismo e il catastrofismo.

Da qui possono partire il risanamento e la ripresa”.



Lo ha affermato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in una nota.

Perché la Francia non ride

FATTI & MISFATTI: Perché la Francia non ride



25 ottobre 2011 ore 15:00 Certamente, come ha sottolineato Berlusconi, l’ostinato diniego di Bini Smaghi ai ripetuti inviti a dimettersi dalla Bce per lasciare spazio ad un francese è motivo di forte irritazione per Sarkozy. Ma è anche vero che quel fatto da solo non spiega l’irridente quanto intollerabile teatrino del quale si è fatto protagonista verso l’Italia, i suoi cittadini e le sue istituzioni. Non è difficile individuare, dietro questa incredibile performance davanti alla stampa internazionale, la volontà di allontanare i riflettori dai problemi del suo Paese, segnatamente quelli del sistema creditizio, e da quelli politici e personali in vista delle elezioni.



Uno scaricabarile brandito come arma di distrazione di massa sull’Italia che, pur "colpevole" di un debito pubblico ereditato in toto dalla cosiddetta Prima Repubblica, ha forse il difetto di avere complessivamente una serie di fondamentali migliori di Parigi, di avere un governo che ha fronteggiato la crisi tenendo un comportamento più virtuoso nella gestione dei conti e attuando in estate due manovre da 60 miliardi nel quadriennio, senza iniettare - come ha fatto la Francia - sontuose risorse pubbliche a difesa degli asset industriali (vedi l’auto) e del sistema del credito (ultimo il salvataggio di Dexia).



Con le presidenziali alle porte e sondaggi assolutamente negativi (oltre dieci punti sotto il candidato socialista e soltanto dieci punti di vantaggio sulla destra della Le Pin), Sarkozy è attestato sulla trincea in difesa della tripla A di rating messa in forse da un sistema creditizio che è il più indebitato verso gli asset greci in compagnia di quello tedesco. Le banche francesi sono infatti esposte direttamente per 10 miliardi di euro e lo sconto ipotizzato del 50% del debito di Atene vale per Bnp Paribas, Crédit Agricole e Societé Générale la bellezza di una perdita di 5 miliardi. Allargando lo sguardo ai gestori di fondi, molti dei quali partecipati dalle banche, e alle esposizioni del settore privato si va ben oltre.



Tanto che Il Corriere della Sera si spinge a scrivere di una esposizione complessiva pari a 55 miliardi. Per dare un termine di confronto, il sistema creditizio italiano ha in pancia non più di due miliardi di titoli greci. E dunque cominciamo col dire che i 100 miliardi del fondo di ricapitalizzazione delle banche (nel quale anche l’Italia sarà chiamata a mettere del suo) è destinato a prendere in massima parte la strada di Parigi e di Bonn.



Altri elementi: tra il 2008 e il 2010 il rapporto debito/Pil francese è cresciuto del 14% in Francia e del 12,7% in Italia; l’indebitamento francese è schizzato all’81%; il debito nazionale lordo (somma di debito pubblico, privato, di imprese finanziarie e non) è al 352% contro il 337% dell’Italia; quello del solo settore privato al 274% contro il nostro 221%. Certo che l’Italia ha i suoi problemi ma la sceneggiata di Sarkozy a Bruxelles non nasconde ma anzi racconta meglio di ogni altra cosa quelle che sono le vere preoccupazioni di Parigi e quelle del suo personale futuro politico. Scrive Le Monde: "Avendo detto tutto e il contrario di tutto da quasi due anni, Merkel e Sarkozy hanno perso credito agli occhi dei mercati". Scaricare tutto questo sull’Italia è francamente inaccettabile.


La crisi si risolve con il consenso di tutti i governi

Non bisogna essere dei geni per capire, in un momento così delicato per l’intera Europa Germania e Francia incluse, che una crisi dell’economia occidentale si risolve solo con il concorso di tutti i governi. Servono a poco il sarcasmo fuori luogo franco-tedesco e le irresponsabili dichiarazioni della nostra opposizione dopo la conferenza stampa Merkel-Sarkozy. Non stupisce invece che il nostro premier tragga da questi episodi sconsolanti nuova energia e concretezza nell’individuare soluzioni troppo a lungo rinviate e non per sua responsabilità.



Ci riferiamo alla riforma delle pensioni che serve a "blindare" i conti pubblici per il futuro e le nuove generazioni, anche se non a fare cassa per abbassare il debito pubblico. Qui non si tratta di convincere un alleato importante ma di essere convinti noi che sia giunto il tempo di avere la capacità di spiegare al Paese ciò che è meglio (davvero) per tutti!



Per fare cassa e dare un immediato segnale di crescita occorrono le dismissioni sia di immobili pubblici, ancora non quantificabile, sia quella dei terreni agricoli che garantirebbero da soli tra i 5 e sei miliardi di entrate. Una voce molto fruttuosa riguarda la possibile tassazione dei capitali in Svizzera sulla quale il governo sta già lavorando e che frutterebbe 25 miliardi di euro. Scartata la patrimoniale così lontana dal nostro modo di pensare, in tema di liberalizzazioni si può riaffacciare l’ipotesi di abolizione o riduzione degli ordini professionali che sarebbe un elemento strutturale di grande impatto da accompagnare alle oltre cento agevolazioni per le imprese già previste dal Capo del governo entro questa settimana.



Se poi aggiungiamo i dieci miliardi di fondi europei non utilizzati che il ministri dell’Economia si è detto pronto a mettere sul tavolo nel cosiddetto piano EuroSud, si comprende che al nuovo vertice dei Capi di Stato e di Governo di mercoledì, l’Italia può avere tutte le carte in regola. Persino gli economisti del Corriere della Sera, i professori Giavazzi e Alesina ripropongono con forza due obiettivi che questo esecutivo ha già realizzato o mantiene in agenda…Tornare cioè alla formulazione originale dell’art. 8 della Finanziaria di agosto scritta da Sacconi, prima che fosse modificata su richiesta di Confindustria e Sindacati: dare maggiore libertà a imprenditori e lavoratori di fare, in caso di accordo, scelte a livello aziendale. Allargare infine la base imponibile riducendo l’evasione al fine esclusivo di ridurre le aliquote fiscali, in particolare sul lavoro.



La Merkel e Sarkozy vorrebbero scaricare i loro problemi interni sul nostro Paese, così come l’opposizione italiana (con un Pd a 17 correnti) vorrebbero addossare al premier le colpe di una stagnazione che non ha certo un solo responsabile.

Perché la crisi è europea

FATTI & MISFATTI: Perché la crisi è europea



25 ottobre 2011 ore 15:01 L’Italia ha ricevuto un ultimatum dall’Europa? Sì non c’è dubbio. L’Italia è il problema centrale dell’Europa? Neppure per sogno. Noi dobbiamo tenere fede ai nostri impegni: ma non siamo in questo momento né l’unica né la principale delle questioni che dividono i governi e i paesi sia dell’Unione europea, sia dell’Europa dell’euro.



Basta pensare al duro scontro che si è consumato sempre a Bruxelles tra Nicolas Sarkozy e David Cameron, fino a ieri alleati di ferro nella guerra libica. Così l’hanno ricostruito il Guardian, il Telegraph ed altri giornali inglesi: "Avete perso l’occasione di tacere - ha detto Sarkò a Cameron - siamo stufi delle vostre critiche e di sentire da voi cosa dobbiamo fare. Voi dite di odiare l’euro, che non volete aderire alla moneta e ora volete interferire nei nostri incontri".



Il motivo? La richiesta inglese di partecipare assieme ai 10 paesi che fanno parte dell’Ue, ma non dell’euro, al prossimo vertice di mercoledì, che in partenza doveva essere riservato alla sola eurozona.



O ancora, tenere presente qual è il vero contrasto dell’Europa di oggi, e che rischia di minare lo stesso futuro del continente: quello tra Germania e Francia. Contrasto che si estende dalla ricapitalizzazione delle banche: Parigi, che ha le sue più esposte di tutte, chiede che provvedano le istituzioni europee; Berlino vuole che ognuno pensi a se stesso; alla ricapitalizzazione e all’utilizzo del fondo salva-stati: la Francia vorrebbe trasformarlo in una sorta di Banca, la Germania è decisamente contraria.



Mentre Merkel e Sarkozy preparavano ieri il siparietto sull’Italia, un altro duro scontro fra le due delegazioni è andato in corso sabato fino a tarda notte. Con il capo di stato francese che teme di perdere la tripla A e soprattutto di essere sconfitto alle elezioni, e la cancelliera tedesca che deve farsi autorizzare di volta in volta dal Parlamento: così ha stabilito la loro corte costituzionale, ed avendo la Cdu già perso la maggioranza in uno dei due rami.



Tutto questo sta minando oggi l’Europa, e di fatto la tiene inchiodata ad una paralisi decisionale che dura dall’aprile 2010, da quando cioè è esploso il caso Grecia. Un piccolo problema che doveva essere risolto. E che adesso, come molto più in grande l’Italia, fa da alibi a divisioni e interessi molto più profondi e più forti.

Con lo Statuto delle imprese meno burocrazia

BUONGOVERNO: Con lo Statuto delle imprese meno burocrazia



25 ottobre 2011 ore 16:56 Le piccole e medie imprese, le cosiddette pmi, rappresentano il 95% del tessuto produttivo italiano, danno lavoro al 50% degli addetti, sono 5 milioni e 280mila con un rapporto pari a sette ogni cento abitanti. Eppure nel "Paese delle pmi", dove il tasso di imprenditoria, inteso come rapporto tra lavoratori indipendenti e lavoratori delle imprese è al 31%, cioè il triplo di quello medio europeo, sta passando quasi inosservata una grande rivoluzione che sarà operante presto, quando in terza lettura alla Camera -dopo il recente passaggio al Senato - sarà definitivamente approvato lo Statuto delle imprese.



Non si tratta di una formalità ma di una vera e propria svolta, di una riforma voluta da questo governo e grazie alla quale la spina dorsale del sistema produttivo italiano vedrà finalmente riconosciuto il suo ruolo, con un cambiamento decisivo dello scenario normativo. Dentro la cornice legislativa i cui contenuti andranno via via accresciuti ci sono già misure concrete che vanno nella direzione dell’accesso al mercato, della tutela delle transazioni commerciali, dello snellimento e della trasparenza nei rapporti con la pubblica amministrazione. Ecco alcuni punti qualificanti.



Norme a favore delle pmi locali nell’affidamento di opere compensative delle grandi infrastrutture

Maggiore accesso agli appalti pubblici e norme a favore delle aggregazioni delle imprese

Possibilità di suddivisione in lotti di lavori

Interventi dell’Antitrust con diffide e sanzioni verso le grandi imprese che pagano con forte ritardo le pmi, recependo così la direttiva europea sui ritardati pagamenti

Divieto di richiesta di documenti e certificati già in possesso della pubblica amministrazione e, al contempo, riduzione al minimo dei margini di discrezionalità

Viene introdotto il Garante delle pmi presso il ministero della Sviluppo economico con funzioni di monitoraggio sull’attuazione della normativa e di coordinamento delle associazioni di categoria

E’ prevista infine una legge annuale sulle pmi per proporre norme più efficaci a tutela delle piccole e medie imprese.