sabato 23 giugno 2012

Berlusconi: Uscire dall'euro non è una bestemmia

Berlusconi: Uscire dall'euro non è una bestemmia

La soluzione principale alla crisi sarebbe che la Germania  si

 convincesse che la Bce debba diventare una banca di garanzia

“Non credo che sia una bestemmia l’ipotesi che l’Italia esca dall’euro e
 torni alla propria moneta nel caso l’euro non abbia alle spalle una Bce
 che faccia la banca di garanzia ed emetta euro".
Lo ha affermato Silvio Berlusconi intervenendo alla presentazione del
 libro “Nel cuore dell’Impero. L’America di Barack Obama” di
Gianstefano Frigerio,

"Auspichiamo che Monti sappia far valere la forza economica
dell’Italia e faccia una pressione affinché la Germania possa
ammorbidire la sua posizione e arrivare ad una Europa che non
 si disintegri e a una moneta che regga rispetto a quelle mondiali.
 Io mi sono battuto contro la politica di rigore della Germania,
che avvelena l’economia. Sono contro la Tobin tax, che si può
attuare solo se tutti sono d’accordo, altrimenti i capitali si
spostano in Svizzera.
L’unica soluzione è che l’euro sia sostenuto da un governo
centrale europeo e da una Banca centrale che faccia da garante.
 Oggi l’emissione dei titoli del debito pubblico italiano è al 6%
mentre quelli del Giappone sono all’1%. Ci sono investimenti nei
 titoli di Stato giapponesi visto che gli investitori sanno che il
 Giappone dà delle garanzie stampando moneta, come fa la Fed
americana.
L’alternativa è che gli Stati ritornino alla propria moneta nazionale.
 Non sarebbe auspicabile ma ci sono dei vantaggi perché da
 quando c’è l’euro non ci sono più le svalutazioni, mentre avere
 una propria moneta consente con una svalutazione competitiva di
 aumentare le esportazioni e non ci sarebbero ripercussioni sul
 mercato interno. Non bisogna aver paura di una moderata inflazione.
 Negli anni ’80 avevamo un’inflazione a due cifre, ma ci sono stati
aumenti di consumi e la disoccupazione era al minimo.

La Germania si deve convincere che la Bce deve fare la banca di
 garanzia, pagare i titoli emettendo euro.
Se la Germania non dovesse, si potrebbe ipotizzare l’uscita
dall’Euro di Berlino. Ho parlato con alcuni esperti tedeschi che
 sarebbero favorevoli."

Alfano: Berlusconi è unico a dire cose concrete sulla Bce

Alfano: Berlusconi è unico a

 dire cose concrete sulla Bce

L'Ue senza una Banca centrale che sia prestatore di ultima 

istanza, come la Fed, è debole

"Il presidente Berlusconi ha posto un problema vero grande
quanto una casa: l’Ue senza una Banca centrale che sia prestatore
 di ultima istanza, come la Fed, è debole.
 Questo è il vero problema. Se poi si vogliono forzare le parole
 con eccessi di interpretazioni... La sostanza però è che 
Berlusconi è l’unico politico in Italia che dice cose concrete e 
vere che altri in Europa dicono. Altri leader politici abbiano il 
coraggio di dire che l’Ue è debole e per rafforzarla occorre
 rafforzare il ruolo della Bce". Lo ha affermato il segretario 
politico  Angelino Alfano, parlando all’assemblea della 
Confcommercio

martedì 12 giugno 2012

LA BATTUTA DI BERLUSCONI SULL'EURO

  1. Il presidente Berlusconi ha chiarito che dire che la Banca d'Italia stampi euro era una battuta paradossale e non una proposta. Precisazione inevitabile, stante le regole che governano la moneta unica europea.

    A scanso di equivoci tra noi (e delle strumentalizzazioni interessate altrui), dobbiamo essere consapevoli che la sostanza di quanto detto venerdì dal nostro presidente resta:

    1. Berlusconi ha chiarito che l'euro è uno strumento non è il fine dell'Europa.

    2. Per questo il governo Monti, a fine mese, deve con vigore ottenere quanto chiesto lo scorso anno dal nostro governo e sostenuto da tutti gli economisti di buon senso: la Banca Centrale Europea sia la banca dell'Europa e dunque sia garante dei debiti pubblici dei Paesi dell'euro e, se necessario, stampi moneta.

    3. L'esempio del Giappone, che ha un debito pubblico doppio del nostro ma ha alle spalle una banca nazionale garante e per questo non è oggetto di attacchi speculativi è sotto gli occhi di tutti.

    4. Berlusconi ha chiarito che, qualora la signora Merkel continui a opporsi alle nostre richieste, due sono le soluzioni possibili: l'Italia esce dall'euro, ovviamente continuando a fare parte dell'Unione Europea; oppure la Germania esce dall'euro.

    5. L'Europa è stata costruita per garantire pace e sviluppo a tutti i popoli che ne fanno parte, non solo alla Germania.

    Questi sono i capisaldi del ragionamento fatto da Silvio Berlusconi venerdì. Questa è la linea sulla quale il Popolo della Libertà incalzerà il governo Monti.


Piazza Affari affonda, spread vola

 La nostra rassegna stampa

da la Repubblica del 11.06.2012


MERCATI: CHIUSURA

Piazza Affari affonda, spread

 vola Rehn: "Gravi squilibri 

Italia e Francia"

Milano, nel mirino della speculazione per i timori sul debito pubblico

 e sulle banche, brucia 9 miliardi. Differenziale con i bund a 473.

 Mercati europei tutti in calo, tranne  Francoforte. Monito del

 commissario agli Affari economici. Governo: "No ad

 allarmi ingiustificati". Napolitano: "Sfida all'eurozona è sfida all'Ue"

MILANO - L'entusiasmo è durato poco. Il G7 promuove il piano
le Borse rallentano. E chiudono  tutte in rosso, esclusa Francoforte. 
Alcuni operatori temono che dopo il salvataggio  della Spagna adesso
 sia a rischio l'Italia e così i cento miliardi in arrivo dall'Unione 
europea per salvare e ricapitalizzare le banche spagnole passano in
 secondo piano. L'allarme arriva dal Wall Street Journal: "Due anni
 e tre salvataggi dopo, l'Europa è  in recessione e il contagio si è 
allargato alla Spagna e probabilmente si avvicina l'Italia".
 E come un macigno arriva il report degli economisti di 
Commerzbank secondo cui "una richiesta di aiuti da parte dell'Italia
 potrebbe essere solo una questione di tempo".
 E d'altra parte a certificare le difficoltà dell'Italia arrivano anche i
congiunturale e dell'1,4% su base tendenziale confermando la 
recessione del Paese




L'Italia sborsa 48,2 miliardi per sostenere i piani dell'Ue


la Nostra Rassegna Stampa
da Il Giornale

L'Italia sborsa 48,2 miliardi

 per sostenere i piani dell'Ue

 E rischia anche il contagio

Il crac della Grecia, gli aiuti a Irlanda e Portogallo, il maxi prestito 

alla Spagna: stare in Europa ci costa davvero caro. E il Fondo 

"salva Stati" è già quasi vuoto


di Andrea Indini - 11 giugno 2012

Una sberla da 503 miliardi di euro. I Paesi dell'Eurotower sta pagando 
a peso d'oro ilsalvataggio dei Paesi in bancarotta. Dalla Grecia 
all'Irlanda, dal Portogallo alla Spagna: non mandare a gambe all'aria i
 cosiddetti Pigs è costato caro ai membri dell'Unione europea.
Spulciando i dati della Banca d'Italia si scopre che nel corso del 
2010 il sostegno ai Paesi in difficoltà è costato all'Italia 3,9 miliardi,
 pari allo  0,3% del prodotto interno lordo. Il 2 giugno del 2010 il
 Fondo Efsf  ha  versato nelle casse di Atene 110 miliardi, mentre
 il 29 ottobre ne ha  versati altri 85 in quelle dell'Irlanda. Nel 2011
 la somma degli aiuti  italiani è salita a 9,2 miliardi, pari allo 0,6% 
del prodotto interno lordo 
 Il 16 maggio dello scorso anno sempre il Fondo Efsf ha, infatti 
erogato i 78 miliardi al Portogallo. Il 2012, invece, è l'anno - 
almeno per il momento  - della Grecia e del Portogallo.
 Il 14 marzo è scattata la seconda tranche  degli aiuti ad Atene:
 nelle casse elleniche sono finiti 130 miliardi di euro.
 Con la promessa di 100 miliardi per le banche iberiche sorge
 però un  problemino. Il Fondo europeo di stabilità, detto anche
 fondo "salva Stati", è stato creato nel 2010 ma ha già quasi
 svuotato la sua disponibilità iniziale. 


venerdì 1 giugno 2012

Downgrade di Standard & Poor's all'Italia La procura di Trani chiede il rinvio a giudizio

rassegna stampa

La Repubblica 31.5.12


IL CASO

Downgrade di Standard & Poor's all'Italia
La procura di Trani chiede il rinvio a giudizio

L'accusa è di manipolazione di mercato pluriaggravata e continuata. Lo rendono noto i presidenti di Adusbef e di Federconsumatori, autori della denuncia. L'atto sarà oggi consegnato alla Consob affinchè valuti la possibilità che S&P possa continuare a operare in Italia. L'agenzia di rating: "Accuse prive di ogni fondamento"


MILANO 
- Il pubblico ministero di Trani, Michele Ruggiero, ha chiesto il rinvio a giudizio di Standard & Poor's, una delle società di rating indagata dalla procura per i declassamenti dell'Italia, su denuncia dell'Adusbef. L'accusa è di manipolazione di mercato pluriaggravata e continuata. Lo rendono noto i presidenti di Adusbef Elio Lannutti e di Federconsumatori Rosario Trefiletti. L'atto, notificato all'Agenzia, sarà oggi consegnato alla Consob affinchè valuti la possibilità che S&P possa continuare ad operare in Italia.


"L'inchiesta sulle agenzie di rating coordinata dal pm Michele Ruggiero della procura di Trani prese le mosse - ricordano i presidenti delle due associazioni di consumatori - nell'estate 2010, in seguito a una denuncia di Adusbef e Federconsumatori sull'operato di Moody' s. In particolare, a Moody' s veniva imputato il report del 6 maggio 2010 che definiva l'Italia un Paese a rischio. L'inchiesta si è poi arricchita dei casi relativi a S&P e Fitch".







RASSEGNA STAMPA 

DA IL SOLE 24 0RE 1.6.12

 

Lite tra Monti, Hollande 

e Merkel sul rischio contagio

 da Madrid

Spaccatura fra i leader europei di fronte ad Obama in teleconferenza.

 Pressing sugli aiuti ma è no tedesco. La Cancelliera: "La Germania 

non regalerà soldi alle banche spagnole". Il premier italiano: "Berlino

 rifletta subito"


di ALBERTO D'ARGENIO

ROMA - "No, la Germania non regalerà soldi alle banche spagnole". Per
 tre volte Barack Obama, Mario Monti e Francois Hollande vanno alla
 carica. Per tre volte Angela Merkel dice di no. In inglese e, per non 
sbagliare, in tedesco. La Cancelliera è irremovibile. E così alla
 teleconferenza dell'altro ieri pomeriggio l'Europa clamorosamente si
 spacca. Per la prima volta davanti a Obama. Qualcosa che gli europei
 volevano evitare. Come testimonia un'altra teleconferenza. Quella del
 17 maggio, quando Monti, Merkel, Cameron e Hollande in partenza per
 il G8 di Camp David decisero che almeno di fronte agli altri grandi si
 sarebbero dovuti mostrare compatti. Poi le beghe su come rilanciare la
 crescita per risolvere la crisi le avrebbero risolte tra loro, al rientro in
 Europa. Compito già arduo (e in alto mare) da portare a termine entro
 il summit Ue del 28 giugno (ieri confermata per il 22 la riunione
 preparatoria a Roma tra i leader di Italia, Francia, Germania e Spagna)
 sul quale poi si sono innestati i bubboni di Grecia e Spagna.