domenica 18 novembre 2012

TREMONTI PRESENTA : PATRIA LAVORO E LIBERTA'


"Patria Lavoro e Libertà". E' il  nome del nuovo  soggetto politico che di Giulio Tremonti, potrebbe  presentare come lista nazionale alle elezioni del 2013. Lo ha annunciarlo nei giorni scorsi l' ex ministro dell'Economia dopo aver partecipato a un convegno dei  giovani della  Confapi.
''Patria lavoro e libertà -ha sottolineato  Tremonti - è un progetto politico che sta andando avanti. Parla non dentro i vecchi schieramenti politici e si rivolge a chi non si riconosce nel governo tecnico. Parla a chi vuole ancora una patria, la democrazia ed una prospettiva''.
Del movimento riportiamo una sintesi del Manifesto politico , che si articola in oltre 70  pagine nelle quali si  analizzano in modo esauriente tutti gli aspetti dell'attuale crisi  economica globale che  con i suoi riflessi   finanziari  e politici stà investendo in modo virulento lo stato  italiano, nel contesto di un sistema europeo, che non ha la volontà nè  gli strumenti tecnici  per intervenire in modo efficace

IL MANIFESTO 3L

Siamo in guerra.
Dentro una strana guerra: economica, non violenta, “civile” e per questo diversa da quelle del passato. Soprattutto una guerra economica. Ma pur sempre una guerra!
Possiamo perderla, questa guerra, se per paura accettiamo di farci colonizzare, se nel 2013 votiamo per dare il nostro richiesto consenso al nostro assistito suicidio.
Da quando hanno deciso di “salvarci”, sottomettendoci ad una cura che loro chiamano “distruzione creatrice”, abbiamo infatti in Italia troppe tasse e troppa paura.
Un conto è tassare il reddito prodotto, un conto è impedire con le tasse che il reddito sia prodotto!
Puoi liberalizzare o puoi spaventare, ma non puoi fare tutte e due le cose insieme!
Una volta si falliva per i debiti. Oggi in Italia si fallisce anche per i crediti, perché il denaro – fatto per circolare – non circola.
Nel dopoguerra non c’erano i soldi, ma c’era la vita! Oggi in Italia è l’opposto: non si compra, non si assume, non si investe.
Nelle nostre strade si stanno diffondendo i cartelli “compro oro”. Weimar cominciò così, quando la crisi arrivò al ceto medio.
Tra poco ci diranno che la nostra economia si indebolisce, che il nostro debito pubblico cresce, che così l’Italia non lo può onorare, che perciò dobbiamo chiedere l’“aiuto” europeo, ma che per questo dobbiamo fare “ancora di più!”.
Questo è il presente e questo sarà anche il futuro, se ancora si crede alla propaganda dominante: l’Italia avanza, l’Italia attacca… goal della Germania!
Se continuiamo così, di sicuro vincono solo la speculazione internazionale e l’industria straniera, perché il contagio finanziario si sta già trasmettendo dal bilancio pubblico a quello delle banche, che di riflesso strozzano le nostre imprese, così destinate ad essere chiuse o spiazzate o comprate dalla concorrenza estera.
E’ così che ora, come centocinquanta anni fa, come è scritto nel principio dell’“Inno d’Italia”, siamo noi stessi a voler essere “calpesti e derisi”, via via perdendo la nostra sovranità nazionale, la nostra dignità personale, la nostra democrazia, la nostra libertà, i nostri risparmi.
Oppure possiamo vincerla, questa guerra. Possiamo vincerla, ma solo se vinciamo la paura.
Come è stato detto, in un tempo drammatico come questo, l’unica cosa di cui dobbiamo avere paura è la paurastessa. Perché è la paura, e solo la paura, che fa paura.
L’Italia è (ancora) enormemente ricca, più ricca di quanto si dice agli italiani. E fuori si ammette che è proprio per questo, che ci si vuole colonizzare.
Ed è ancora proprio per questo che, visti da fuori, sembriamo vittime di una truffa o di una beffa, o di tutte e due le cose insieme. In ogni caso, che sia truffa o beffa, ciò che in assoluto dall’estero ed all’estero conviene è fare ruotare, con gli “spread”, la manopola della nostra paura.
Lo si fa perché si sa che è sufficiente far credere che un paese non ha scampo, perché questo davvero non abbia scampo!
Siamo dunque sulla “Linea del Piave” e la prima battaglia da vincere è una battaglia da combattere sul campo dellavolontà e dello spirito. Le difficoltà esistono infatti soprattutto nella nostra testa!
Siamo noi che dobbiamo scegliere: rassegnati a subire o decisi a cambiare; colonizzati perché presunti debitori verso l’estero o ancora padroni a casa nostra!
Cosa fare, per uscire dalla trappola, per spezzare la catena della nostra sopravvenuta dipendenza dalla speculazione finanziaria internazionale, per farlo senza patrimoniali o prestiti forzosi o svendite disastrose, all’opposto lasciando i soldi nelle tasche degli italiani, è specificamente scritto nello sviluppo di questo “Manifesto”.
Non è che poi si entra nel “paese di Bengodi”. Serviranno ancora sacrifici, ma questi avranno un fine ed una fine e sarà proprio per questo che gli italiani lo capiranno. Sacrifici, certo, ma non per fare guadagnare gli altri, piuttosto per mettere davvero in sicurezza l’Italia e gli italiani.
Gli altri partiti, i vari movimenti politici, litigano su tutto, litigano sul mobilio o lo rottamano, mentre la casa crolla sotto i colpi della speculazione finanziaria. Altri ancora si mettono in lista per ottenere, dall’estero, l’appalto dei lavori di demolizione.
Messa in sicurezza l’Italia, l’economia italiana può essere fatta ripartire, ed allora potremo smettere di parlare solo di soldi, perché l’uomo non è fatto ad immagine e somiglianza del denaro o delle merci, ma per guadagnarsi il pane con il lavoro e con il sudore della fronte.
Quello che segue è un “testo aperto”, per questo è scritto su di una sola colonna. L’altra, quella lasciata in bianco, la potete scrivere voi, con le vostre idee, con le vostre critiche, con le vostre aggiunte.
Come vedrete leggendo l’allegata Tabella delle proposte, è un testo che non è di destra o di sinistra, ma per l’Italia.
Due ultime cose:
- alle elezioni del 2013 vogliamo candidare una maggioranza di giovani;
- la politica va messa in quarantena. Almeno per un giro, prima di stabilire una media europea, per nessun incarico politico si potrà guadagnare più di un precario.

sabato 17 novembre 2012

Berlusconi: Dopo un anno di tecnici dati disastrosi Le dichiarazioni del Presidente al centro sportivo di Milanello “Dopo un anno di governo tecnico i dati sono disastrosi. Credo si debba cambiare assolutamente quella politica economica imposta dalla Ue e soprattutto dall’egemonia tedesca che non é solidale, non pensa al bene di tutti ma al bene di sè stessa”. “Le elezioni siciliane hanno confermato quanto dicevano tutti i sondaggi: il 70 per cento degli italiani é disgustato da questa politica, da questi partiti e da questi protagonisti. Si deve avere il coraggio di cambiare, vediamo un pò cosa si potrà fare da qui alle elezioni”. “Ho fatto un passo indietro anche per consentire che il rassemblement dei moderati comprendesse tutti i moderati per cui anche il partito di Casini. Anche perché é stato lo stesso Casini, il quale ha detto più volte, sia in pubblico che nelle sedi istituzionali, che se non ci fosse stato Silvio Berlusconi sarebbe rimasto nell’ambito del centrodestra. Proprio per questo non credo che Casini voglia rappresentarsi come un manca parola assoluto nei confronti egli italiani. Credo che questo mio ulteriore passo indietro possa essere un fatto decisivo perché lui dichiari e si impegni a fare parte del centrodestra. Un centrodestra che spero possa ancora prevalere alle prossime elezioni". “Stiamo attraversando una fase difficile per la nostra democrazia perché quando in un Paese non c’é l’assoluta certezza di una giustizia e di giudici imparziali, questo diventa incivile, barbaro, non é più neanche una vera democrazia e noi purtroppo siamo in questa pericolosa situazione. Ora ci sono presso il tribunale di Milano tre processi che definire una farsa é un fatto leggero perché sono molto peggio di una farsa”. “Noi vogliamo sperare che le elezioni regionali e quelle nazionali si svolgano tutte nello stesso giorno, sennò ci introdurremmo in un troppo lungo periodo di campagna elettorale”. “Auspico che il Pdl e la Lega Nord possano riconoscersi in un unico candidato da schierare in Lombardia per le elezioni regionali.”


Berlusconi: Dopo un anno di 

tecnici dati disastrosi

Le dichiarazioni del Presidente al centro sportivo di Milanello

Silvio Berlusconi
“Dopo un anno di governo tecnico i dati sono disastrosi. Credo si debba cambiare assolutamente quella politica economica imposta dalla Ue e soprattutto dall’egemonia tedesca che non é solidale, non pensa al bene di tutti ma al bene di sè stessa”.


“Le elezioni siciliane hanno confermato quanto dicevano tutti i sondaggi: il 70 per cento degli italiani é disgustato da questa politica, da questi partiti e da questi protagonisti. Si deve avere il coraggio di cambiare, vediamo un pò cosa si potrà fare da qui alle elezioni”.


“Ho fatto un passo indietro anche per consentire che il rassemblement dei moderati comprendesse tutti i moderati per cui anche il partito di Casini. Anche perché é stato lo stesso Casini, il quale ha detto più volte, sia in pubblico che nelle sedi istituzionali, che se non ci fosse stato Silvio Berlusconi sarebbe rimasto nell’ambito del centrodestra. Proprio per questo non credo che Casini voglia rappresentarsi come un manca parola assoluto nei confronti egli italiani. Credo che questo mio ulteriore passo indietro possa essere un fatto decisivo perché lui dichiari e si impegni a fare parte del centrodestra. Un centrodestra che spero possa ancora prevalere alle prossime elezioni".



“Stiamo attraversando una fase difficile per la nostra democrazia perché quando in un Paese non c’é l’assoluta certezza di una giustizia e di giudici imparziali, questo diventa incivile, barbaro, non é più neanche una vera democrazia e noi purtroppo siamo in questa pericolosa situazione.
Ora ci sono presso il tribunale di Milano tre processi che definire una farsa é un fatto leggero perché sono molto peggio di una farsa”.


“Noi vogliamo sperare che le elezioni regionali e quelle nazionali si svolgano tutte nello stesso giorno, sennò ci introdurremmo in un troppo lungo periodo di campagna elettorale”.

“Auspico che il Pdl e la Lega Nord possano riconoscersi in un unico candidato da schierare in Lombardia per le elezioni regionali.”

Chiusa l’inchiesta sulle agenzie di rating La Procura chiede sette rinvii a giudizio


rassegna stampa
la stampa


ECONOMIA
12/11/2012

Chiusa l’inchiesta sulle agenzie

 di rating La Procura chiede 

sette rinvii a giudizio

La Procura di Trani ha chiesto il rinvio a giudizio per 7 persone, 5 responsabili dell’agenzia Standard & Poor’s e 2 responsabili dell’Agenzia Fitch, mentre è stata avanzata richiesta di archiviazione per i restanti 2 responsabili dell’Agenzia di rating Moody’s. Si sono concluse cosi, dopo due anni, le indagini preliminari della Procura di Trani su presunte condotte illecite di responsabili delle tre principali agenzie di rating operanti a livello mondiale, Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch.  Nel mirino cinque responsabili dell’agenzia Standard&Poor’s e due dirigenti di Fitch
L’inchiesta della Guardia di Finanza, coordinata dal sostituto procuratore Michele Ruggiero, riguardava il cosiddetto «market abuse». Le agenzie di Rating, che esprimono valutazioni sul «rischio di credito» di un soggetto (privato/pubblico) che emette obbligazioni, devono rispettare rigorose normative europee emanate a livello di regolamenti e sono sottoposte alla vigilanza dell’Autorità indipendente ESMA, che può unicamente sindacare la corretta osservanza della normativa di settore, senza entrare nel merito delle libere «opinioni-valutazioni» delle Agenzie. 



venerdì 16 novembre 2012

“A chi pagano le tasse i grandi colossi americani?”


RASSEGNA STAMPA
da LA STAMPA


ECONOMIA
15/11/2012

“A chi pagano le tasse
i grandi colossi americani?”

Un dossier della Guardia di Finanza arriva sul tavolo del ministro Grilli
“Ci sono multinazionali che approfittano delle maglie larghe della globalizzazione per scegliere il regime fiscale Ue più conveniente”
FRANCESCO GRIGNETTI
ROMA
Google, Facebook, Amazon: fiscalmente parlando, chi sono? La domanda per una volta non la pone un arrabbiato qualsiasi, ma il Cocer della Guardia di Finanza, che qualche giorno fa ha incontrato il ministro dell’Economia, Vittorio Grili, e per l’occasione ha preparato un documento che si sofferma sulle multinazionali “furbette” che si scelgono il regime fiscale più conveniente.  
Ovviamente i rappresentanti della Guardia di Finanza conoscono la materia e sanno bene di che cosa si parla. Se sottolineano come la “crisi finanziaria abbia avuto alla base anche un’insufficiente regolamentazione degli strumenti e dei mercati”, in fondo è una banalità. E’ quanto già sostengono gli economisti di entrambe le sponde dell’Atlantico.

sabato 27 ottobre 2012

Berlusconi: Intollerabile accanimento giudiziario


Berlusconi: Intollerabile accanimento giudiziario

Le dichiarazioni del Presidente a Studio Aperto

Silvio Berlusconi
"E’ una condanna politica, incredibile e intollerabile. E’ senza dubbio una sentenza politica come sono politici i tanti processi inventati a mio riguardo. Ero certo di essere assolto da una accusa totalmente fuori dalla realtà. La sentenza di oggi è la conferma di un vero e proprio accanimento giudiziario e dell’uso della giustizia a fini di lotta politica.

Ci sono molte prove della mia e due assolutamente inoppugnabili. 1) L’accusa mi vorrebbe socio di due imprenditori americani, uno dei quali io non ho mai conosciuto. Se io fossi stato socio di questi imprenditori sarebbe bastata una telefonata all’ufficio acquisti di Mediaset per far acquistare i diritti televisivi che questi due imprenditori volevano vendere, senza pagare tangenti.
2) Se fossi stato socio sarei subito venuto a conoscenza di una tangente così elevata versata ai responsabili del servizio acquisti, e non avrei potuto che provvedere al loro immediato licenziamento, visto che per quell’ufficio passavano 750 milioni di acquisti all’anno. Nessun imprenditore si sarebbe potuto comportare diversamente, permettendo di continuare a rubare ai danni della sua azienda e di se stesso.

Non c’è nessuna connessione assolutamente con la rinuncia alla corsa alla premiership nel 2013. Io e i miei avvocati ritenevamo impossibile una condanna qualsiasi in questo processo e infatti le motivazioni della condanna sono assolutamente fuori dalla realtà. Non si può andare avanti così: dobbiamo fare qualcosa. Quando non si può contare sull’imparzialità dei giudici, questo paese diventa incivile, barbaro, invivibile e cessa anche di essere una democrazia. E’ triste, ma la situazione del nostro paese oggi è così." Lo ha dichiarato Silvio Berlusconi intervenendo a Studio Aperto.

Berlusconi: Non mi ricandido premier. Primarie del Pdl il 16 dicembre


Berlusconi: Non mi ricandido premier. Primarie del Pdl il 16 dicembre

La dichiarazione del Presidente del Pdl

"Per amore dell’Italia si possono fare pazzie e cose sagge. Diciotto anni fa sono entrato in campo, una follia non priva di saggezza: ora preferisco fare un passo indietro per le stesse ragioni d’amore che mi spinsero a muovermi allora. Non ripresenterò la mia candidatura a Premier ma rimango a fianco dei più giovani che debbono giocare e fare gol. Ho ancora buoni muscoli e un pò di testa, ma quel che mi spetta è dare consigli, offrire memoria, raccontare e giudicare senza intrusività

Con elezioni primarie aperte nel Popolo della Libertà sapremo entro dicembre chi sarà il mio successore, dopo una competizione serena e libera tra personalità diverse e idee diverse cementate da valori comuni. Il movimento fisserà la data in tempi ravvicinati (io suggerisco quella del 16 dicembre), saranno gli italiani che credono nell’individuo e nei suoi diritti naturali, nella libertà politica e civile di fronte allo Stato, ad aprire democraticamente una pagina nuova di una storia nuova, quella che abbiamo fatto insieme, uomini e donne, dal gennaio del 1994 ad oggi.


Lo faranno con un’investitura dal basso nella quale ciascuno potrà riconoscere non solo i suoi sogni, come in passato, e le sue emozioni, ma anche e soprattutto le proprie scelte razionali, la rappresentanza di idee e interessi politici e sociali decisivi per riformare e cambiare un paese in crisi, ma straordinario per intelligenza e sensibilità alla storia, che ce la può fare, che può tornare a vincere la sua battaglia europea e occidentale contro le ambizioni smodate degli altri e contro i propri vizi. Siamo stati chiamati spregiativamente populisti e antipolitici della prima ora. Siamo stati in effetti sostenitori di un’idea di alternanza alla guida dello Stato sostenuta dal voto popolare conquistato con la persuasione che crea consenso. Abbiamo costruito un’Italia in cui non si regna per virtù lobbistica e mediatica o per aver vinto un concorso in magistratura o nella pubblica amministrazione. Questa riforma ’populista’ è la più importante nella storia dei centocinquant’anni dell’unità del Paese, ci ha fatto uscire da uno stato di sudditanza alla politica dei partiti e delle nomenclature immutabili e ha creato le premesse per una nuova fiducia nella Repubblica".

Sono personalmente fiero e cosciente dei limiti della mia opera e dell’opera collettiva che abbiamo intrapreso, per avere realizzato la riforma delle riforme rendendo viva, palpitante ed emozionante la partecipazione alla vita pubblica dei cittadini. Questo non poteva che avere un prezzo, la deriva verso ideologismi e sentimenti di avversione personale, verso denigrazioni e delegittimazioni faziose che non hanno fatto il bene dell’Italia. Ma da questa sindrome infine rivelatasi paralizzante siamo infine usciti con la scelta responsabile, fatta giusto un anno fa con molta sofferenza ma con altrettanta consapevolezza, di affidare la guida provvisoria del paese, in attesa delle elezioni politiche, al senatore e tecnico Mario Monti, espressione di un Paese che non ha mai voluto partecipare alla caccia alle streghe.

Il presidente del Consiglio e i suoi collaboratori hanno fatto quel che hanno potuto, cioè molto, nella situazione istituzionale, parlamentare e politica interna, e nelle condizioni europee e mondiali in cui la nostra economia e la nostra società hanno dovuto affrontare la grande crisi finanziaria da debito. Sono stati commessi errori, alcuni riparabili a partire dalle correzioni alla legge di stabilità e ad alcune misure fiscali sbagliate, ma la direzione riformatrice e liberale e’ stata sostanzialmente chiara. E con il procedere dei fatti l’Italia si e’ messa all’opera per arginare con senso di responsabilità e coraggio le velleità neocoloniali che alcuni circoli europei coltivano a proposito di una ristrutturazione dei poteri nazionali nell’Unione Europea. Il nostro futuro è in una Unione più solida e interdipendente, in un libero mercato e in un libero commercio illuminato da regole comuni che vanno al di là dei confini nazionali, in una riaffermazione di sovranità che è tutt’uno con la sua ordinata condivisione secondo regole di parità e di equità fra nazioni e popoli. Tutto questo non può essere disperso.


La continuità con lo sforzo riformatore cominciato diciotto anni fa è in pericolo serio. Una coalizione di sinistra che vuole tornare indietro alle logiche di centralizzazione pianificatrice che hanno prodotto la montagna del debito pubblico e l’esplosione del paese corporativo e pigro che conosciamo, chiede di governare con uno stuolo di professionisti di partito educati e formati nelle vecchie ideologie egualitarie, solidariste e collettiviste del Novecento. Sta al Popolo della Libertà, al segretario Angelino Alfano, e a una generazione giovane che riproduca il miracolo del 1994, dare una seria e impegnativa battaglia per fermare questa deriva".

domenica 30 settembre 2012

Berlusconi: Dopo la carcerazione di Sallusti completare la depenalizzazione dei reati di opinione


Berlusconi: Dopo la carcerazione di
Sallusti completare la depenalizzazione
 dei reati di opinione

La nota del Presidente del Pdl sulla sentenza di condanna del direttore del Giornale

Silvio Berlusconi
PdL -"La carcerazione inflitta al direttore Alessandro Sallusti appare a chiunque assolutamente fuori da ogni logica e contro il buonsenso.

La magistratura non commina pene siffatte neppure per gravi reati che destano ben diverso allarme sociale". Lo ha dichiarato, in una nota, il Presidente Silvio Berlusconi. "Tale decisione assunta proprio contro il direttore de ’Il Giornale’ deve imporre una seria riflessione. La depenalizzazione di tutti i reati di opinione, gia’ in parte effettuata dal mio governo e non portata a totale compimento purtroppo per le erronee resistenze di parte della maggioranza ed anche dell’opposizione, deve al piu’ presto essere portata a compimento. Chiederemo al governo di intervenire urgentemente in tal senso affinchè casi come questi non si possano piu’ verificare e nessuno possa essere incarcerato per avere espresso un’opinione".