lunedì 19 maggio 2014

Berlusconi deve cadere. Cronaca di un complotto

Libro / Brunetta con prefazione

 di Silvio Berlusconi:

 Berlusconi  deve cadere.

 Cronaca di un complotto

Supplemento al numero de 'Il Giornale' in edicola il 21 maggio

1-COMPLOTTO
Autore: Renato Brunetta
Editore: 
Free Foundation
Prezzo: 
5,90 euro più il prezzo de ’Il Giornale’
L’anteprima pubblicata da ’Il Giornale’


La prefazione di Silvio Berlusconi: 


“Racconta il ministro del Tesoro di Barack Obama, Timothy Geithner, che nell’autunno del 2011 ricevette un forte invito da alte personalità europee perché convincesse il presidente degli Stati Uniti ad aderire a “un complotto”. Lo chiama proprio così, nelle sue memorie uscite nel maggio 2014 e intitolate “Stress test”. Complotto. A quella proposta scrive di aver risposto: “We can’t have his blood on our hands”. Noi non vogliamo sporcarci le mani con il suo sangue. Il sangue è il mio. Il complotto era contro di me, contro l’Italia, contro la sovranità del popolo italiano che mi aveva scelto con il voto per essere il capo del suo governo”.

Silvio Berlusconi

sabato 3 maggio 2014

Città metropolitane, province, unione di comuni: in vigore la legge Delrio

Città metropolitane, province, unione di comuni: in vigore la legge Delrio


La riforma che abolisce le province è diventata legge. Già dal 25 maggio non si andrà più al voto per le Province, e non verranno eletti i previsti 86 presidenti, 700 assessori, 2.700 consiglieri.
Il risparmio iniziale è stimato in 110 milioni di euro.
In attesa della riforma del titolo V della Costituzione, la legge Delrio (Legge n.56 del 7 aprile 2014 “Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni”) in vigore dall’8 aprile 2014 ridisegna confini e competenze dell'amministrazione locale. Le province diventano "enti territoriali di area vasta", mentre restano solo due livelli amministrativi territoriali a elezione diretta: Regioni e Comuni.
Nel discorso programmatico del 24 febbraio 2014, il Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi aveva auspicato l'approvazione del provvedimento in tempi brevi.
Dal 1º gennaio 2015, terminata la fase attuativa, l’assetto istituzionale degli enti locali italiani sarà completamente rinnovato, con Città metropolitaneguidate dai sindaci dei territori, con enti snelli per l’area vasta provinciale, senza personale politico appositamente eletto e retribuito, con incremento di unioni e fusioni dei Comuni, piani di ristrutturazione e dismissione degli enti e delle aziende non più funzionali.
Le Città metropolitane sono: Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria, più Roma Capitale con disciplina speciale. Per Reggio Calabria sarà necessario aspettare la scadenza degli organi provinciali nel 2016.
Le città metropolitane hanno come finalità istituzionali generali:
- cura dello sviluppo strategico del territorio metropolitano;
- promozione e gestione integrata dei servizi, delle infrastrutture e delle reti di comunicazione di interesse della città metropolitana;
- cura delle relazioni istituzionali afferenti al proprio livello, ivi comprese quelle con le città e le aree metropolitane europee.
Il territorio della città  metropolitana coincide con quello della provincia omonima; dal 1º gennaio 2015  le  città  metropolitane  subentrano alle province omonime. Gli organi delle città metropolitane: il sindaco, il consiglio, la conferenza. Il sindaco metropolitano è di diritto il sindaco del comune capoluogo.
Fonte: Ministro per gli Affari regionali / Legge n.56/2014

sabato 26 aprile 2014

LA REVISIONE DELLA COSTITUZIONE AL VAGLIO DEL SENATO


  • Revisione della Parte II della Costituzione: ddl al vaglio della 1a Commissione

    La Commissione Affari costituzionali è impegnata nell'esame del ddl costituzionale n. 7 e connessi di revisione della seconda parte della Costituzione, avviato martedì 15 aprile con le relazioni dei senatori Finocchiaro e Calderoli. Tra i disegni di legge connessi c'è anche l'Atto Senato 1429, presentato dal Governo al Senato la sera di martedì 8 aprile
    La discussione è proseguita martedì 22 e mercoledì 23 aprile. Nella giornata di giovedì 24 aprile si sono svolte le audizioni dei rappresentanti delle Regioni, degli enti locali, di organizzazioni sociali e di associazioni.
    Si è ritenuto di delimitare l'oggetto dell'intervento di revisione al Titolo I e al Titolo V della Parte II della Costituzione e alla disposizione costituzionale, contenuta nel Titolo III, riguardante il CNEL.
    Riforme istituzionali: la documentazione del Servizio Studi con i riferimenti ipertestuali (formato PDF - 142,2 KB) »

NOMINE DI COMPETENZA DEL GOVERNO NELLE SOCIETÀ A PARTECIPAZIONE PUBBLICA

TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 219 di Lunedì 28 aprile 2014 
della Camera dei Deputati

.
MOZIONE IN MATERIA DI NOMINE DI COMPETENZA DEL GOVERNO NELLE SOCIETÀ A PARTECIPAZIONE PUBBLICA
La Camera,
   premesso che:
    con un assegno da 50 mila euro più iva versato dal Governo è stata pagata la consulenza di due società di head hunting (cacciatori di teste), la Spencer & Stuart e la Korn Ferry, incaricate di selezionare i curricula per individuare i nuovi top manager pubblici fuori da logiche di lottizzazione politica, perché bisognava «cambiare verso»;
    ma viste le recenti nomine di Eni, Enel, Poste Finmeccanica non è cambiato nulla; anzi, sono stati nominati amici intimi e finanziatori del Presidente del Consiglio dei ministri Renzi, oltre che manager con un passato politico (l'ex parlamentare europeo Luisa Todini e l'ex deputato Udc Roberto Rao in Poste, l'ex Viceministro Marta Dassù nel consiglio di amministrazione di Finmeccanica);
    da numerosi organi di stampa si apprende che il più vicino di tutti al Presidente del Consiglio dei ministri è Alberto Bianchi, nominato nel consiglio di amministrazione dell’Enel. Bianchi è il suo avvocato di fiducia, nonché il presidente della Fondazione Open (dove siedono anche Carrai, la Ministra Maria Elena Boschi e il Sottosegretario Luca Lotti), che per Renzi raccoglie i fondi da donatori privati. Tra quelli che hanno versato soldi a sostegno di Renzi, per le sue campagne alle primarie del Partito democratico, c’è anche Fabrizio Landi, ex amministratore delegato di Esaote, azienda leader del biomedicale con sede a Firenze. Landi nel 2012 ha donato 10 mila euro a Renzi, ora si trova nominato nel consiglio di amministrazione di Finmeccanica. Marco Seracini, uno dei soci fondatori e presidente di un'altra associazione di fund raising (raccolta fondi) per Renzi,Noi Link, ha cessato le sue attività nel 2011, con un ottimo lavoro alle spalle: 750 mila euro raccolti per Renzi, appena nominato nel collegio sindacale dell’Eni;
    inoltre, si pone l'attenzione sulla nomina di Emma Marcegaglia, presidente di Eni, che, a parere dei firmatari del presente atto di indirizzo, ha un evidente conflitto d'interesse, visto che l'azienda di famiglia, il gruppo Marcegaglia, è un colosso mondiale dell'acciaio, con 5 milioni di tonnellate di produzione annua, 7 mila dipendenti in 43 stabilimenti su tutto il pianeta, per 4 miliardi di ricavi. Si occupa anche di costruzioni, turismo, real estate (ha appena rilevato la Gabetti) e, per l'appunto, energia. Della quale, naturalmente, è anche un consumatore inesauribile. E, a conferma dei rapporti fitti, inevitabili, tra gruppo e produttori di energia, c’è, nel 2008, un patteggiamento di 11 mesi concesso al fratello di Emma, l'amministratore delegato del gruppo Antonio Marcegaglia, per un'accusa di tangenti proprio a una società dell’Eni, l’Enipower;
    è evidente che la logica sulle nomine delle società pubbliche continua ad essere la stessa di sempre, lottizzazione della politica e dei gruppi di potere sostenitori del Governo;
    a conferma di ciò il gruppo del MoVimento 5 Stelle discusse un'interpellanza urgente n. 2-00458 del 18 marzo 2014, nella quale si chiedevano al Governo chiarimenti sullo stato di avanzamento della selezione dei manager pubblici e di anticipare al Parlamento le decisioni assunte dal Governo e l'applicazione rigorosa della «direttiva Saccomanni»;
    il Sottosegretario per le infrastrutture e i trasporti, che rispose in nome e per conto del Ministro dell'economia e delle finanze e del Governo, non solo, secondo i firmatari del presente atto di indirizzo, fu evasivo su alcune domande, ma si limitò a leggere una risposta preparata dagli uffici competenti ovviamente poco soddisfacente;
    si ricorda che i consigli di amministrazione di 14 società controllate dal Ministero dell'economia e delle finanze, più altri 35 consigli di società controllate indirettamente e anche i collegi sindacali di 10 controllate dirette e di 50 controllate indirette sono di imminente rinnovo. In tutto sono 49 consigli di amministrazione e sessanta collegi sindacali. A una media di 5-6 incarichi per ogni organo collegiale si arriva ai 600 incarichi totali da attribuire;
    fra le società i cui organi amministrativi e di controllo sono in scadenza, alcune (Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa; Arcus; Istituto Luce-Cinecittà; Italia lavoro; Sogin; Sose e Studiare sviluppo) appaiono ai firmatari del presente atto di indirizzo perfettamente inutili e improduttive; le loro funzioni, in un processo di logica razionalizzazione delle competenze, ottimizzazione dei processi decisionali e contenimento delle spese, potrebbero essere attribuite a esistenti strutture ministeriali;
    il Ministro dell'economia e delle finanze ha emanato una direttiva, in base alla mozione n. 1-00060 approvata al Senato della Repubblica il 19 giugno 2013;
    la direttiva dispone che per la valutazione delle candidature, si deve tener conto per i candidati, tra gli altri, dei seguenti elementi:
     a) non devono essere membri del Parlamento, del Parlamento europeo, del consiglio di una regione o di enti locali con popolazione superiore a 15.000 abitanti;
     b) devono possedere comprovata professionalità ed esperienza in ambito giuridico, finanziario o industriale;
     c) non devono avere conflitti di interesse rispetto all'incarico da assegnare;
    inoltre, si stabilisce come causa di ineleggibilità o decadenza dall'incarico l'aver subito una condanna, anche non definitiva, per delitti contro la pubblica amministrazione o per altri reati in materia bancaria, finanziaria, assicurativa. Le società partecipate dovranno modificare gli statuti, tenendo conto delle disposizioni contenute nella direttiva. Le remunerazioni dei nominati devono essere stabilite sulla base delle performance aziendali ed ispirate a criteri di moderazione dei compensi;
    ma tale direttiva non contempla un limite ai mandati e all'età degli amministratori e non impedisce alla folta schiera dei politici non rieletti di aspirare a un posto di primo piano. Inoltre, la parte della direttiva dove si parla dell'ineleggibilità legata a fatti giudiziari appare molto elastica e non disciplina chiaramente eventuali conflitti d'interesse;
    si prevede che il Ministro, prima di procedere alle nomine, acquisisca un parere positivo da parte di un comitato di garanzia composto da Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte costituzionale, Vincenzo Desario, ex direttore generale della Banca d'Italia, e Maria Teresa Salvemini, consigliere del Cnel. Tale comitato costa 50.000 euro l'anno;
    ma le recenti nomine sono, secondo i firmatari del presente atto di indirizzo, la dimostrazione palese che il comitato di garanzia, la «direttiva Saccomanni» e le due società di head hunting (cacciatori di teste) non sono state efficaci e non hanno garantito i criteri di trasparenza, pubblicità, professionalità, onorabilità ed indipendenza che nomine di società partecipate dello Stato devono avere;
    questo è possibile solo attraverso un pieno coinvolgimento del Parlamento e la fissazione di tutti i criteri di nomina attraverso una norma di rango primario scevra da ogni interpretazione e deroghe capziose;
    come già espresso nella mozione 1-00301, tali grandi aziende costituiscono il tessuto connettivo dell'economia del Paese e sono tutte strategiche per la loro funzione attuale e per quella che potranno svolgere in futuro nella ristrutturazione ecologica, civile e tecnologica del sistema economico italiano. Esse sono state costruite con il lavoro e le tasse di 4 o 5 generazioni di italiani lungo il corso di oltre un secolo: i proprietari delle quote residue in mano allo Stato sono, dunque, i cittadini italiani che non possono essere espropriati della possibilità di decidere sul loro assetto attuale e futuro;
    le società pubbliche sono strategicamente rilevanti per il posizionamento dell'industria nazionale, in un quadro di definizione degli equilibri di mercato interno e internazionale; il bilancio dello Stato è positivamente ristorato dagli utili derivanti dalle profittevoli attività dei gruppi di imprese facenti capo alle sopra citate attività;
    bisogna porre fine ad una selezione dei componenti dei consigli d'amministrazione e dei collegi basata su umilianti logiche spartitorie e di appartenenza,
impegna il Governo:
a fornire immediati chiarimenti sullo stato di avanzamento della selezione dei manager pubblici e ad anticipare al Parlamento le decisioni assunte dal Governo in materia di nomine pubbliche;
   a sospendere le nomine in quelle società definite in premessa inutili e improduttive e le cui funzioni, in un processo di logica razionalizzazione delle competenze, ottimizzazione dei processi decisionali e contenimento delle spese, potrebbero essere attribuite a esistenti strutture ministeriali;
   ad assumere urgentemente un'iniziativa normativa di rango primario volta a prevedere che le proposte governative di nomina dei membri dei consigli di amministrazione e dei collegi sindacali delle società a partecipazione pubblica totale o di controllo siano effettuate secondo i seguenti criteri e modalità, in aggiunta a quelli previsti dalla direttiva del Ministero dell'economia e delle finanze del 24 giugno 2013:
    a) che siano sottoposte al previo parere delle competenti commissioni parlamentari, al fine di verificare la professionalità, l'onorabilità, l'indipendenza e gli eventuali conflitti di interesse;
    b) che sia comunque prevista l'incompatibilità per coloro che:
     1) abbiano un procedimento giudiziario in corso;
     2) abbiano già ricoperto l'incarico per due mandati consecutivi;
     3) abbiano superato i limiti di età di 66 anni;
     4) pur essendo stati candidati, non siano stati eletti nel Parlamento, nel Parlamento europeo, nel consiglio di una regione o di enti locali con popolazione superiore a 15 mila abitanti o abbiano ricoperto incarichi governativi negli ultimi cinque anni.
(1-00343)
(Nuova formulazione) «Vallascas, Prodani, Da Villa, Crippa, Petraroli, Fantinati, Rizzetto, Rostellato, Mucci, Della Valle».
(14 febbraio 2014)

i numeri sugli arrivi dei migranti

16.04.2014

Informativa di Alfano alla Camera: i numeri sugli arrivi dei migranti

Il ministro dell'Interno Angelino Alfano ha riferito sulla situazione relativa agli sbarchi di cittadini stranieri sulle coste italiane: oltre 20.500 persone dall'inizio dell'anno a fronte dei 2.500 nello stesso periodo del 2013

alfano_300I temi centrali dell'intervento, già illustrati ieri dal ministro durante l'audizione davanti al Comitato parlamentare Schengen, ruotano intorno alla «mutazione delle cause storiche del fenomeno migratorio», prima legato all'estrema povertà e alla ricerca di una vita migliore, oggi principalmente all'instabilità politica dei paesi dell'Africa Nord mediterranea e subsahariani. Lo dimostra, ha sottolineato Alfano, la provenienza della maggiorparte degli extracomunitari: solo 155 vengono dalla Tunisia, per il resto da Eritrea, Mali, Gambia. Somalia, Nigeria, Senegal, Pakistan. Altro dato rilevante è la provenienza dei barconi: 121 su 144 provengono da porti libici, a conferma dello stretto legame, sostenuto anche da fonti diplomatiche e di intelligence, tra l'aumento del traffico di esseri umani dai paesi dell'Africa subsahariana e l'aggravarsi della crisi politica in Libia.

Lo scenario geopolitico descritto rivela secondo il ministro la «natura strutturale e non emergenziale» degli attuali flussi migratori, paragonabili per numeri a quelli registrati nel 2011, «l'anno di picco storico». L'Italia ha fronteggiato la situazione potenziando gli strumenti d'intervento a partire dalle ondate migratorie eccezionali delle primavere arabe, ha ricordato Alfano, citando di nuovo l'operazione Mare Nostrum, lanciata dopo la tragedia del naufragio di Lampedusa, che ha consentito il salvataggio in mare di oltre 19.000 persone.
Il ministro ha ribadito la centralità del sistema di accoglienza, sempre più al centro dell'attenzione vista la trasformazione, qualitativa e quantitativa, del migrante economico in migrante 'politico', che fugge da conflitti e persecuzioni. La rete di accoglienza degli enti locali, lo Sprar (Sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati), è stato portato dagli originari 3000 posti a 9440 e poi a 12000, ma si punta a raggiungere quota 19000. Intanto, il governo ha chiesto ai prefetti «ogni sforzo per un'estensione straordinaria» del piano di riparto dei migranti sul territorio nazionale, portato avanti in collaborazione con regioni ed enti locali nell'ambito del tavolo di coordinamento operativo al Viminale.

Per quanto riguarda i centri governativi si pensa, ha spiegato il ministro, a un hub unico per l'identificazione dei migranti, il triage sanitario e l'informazione legale.
Il governo italiano sta lavorando secondo «un approccio pragmatico che non contempla ideologismi» e tiene conto della necessità di garantire la sicurezza nelle proprie città come di rispettare il diritto internazionale e quelli umanitario, ma è un fatto, ribadisce Alfano, che l'Italia è il paese europeo esposto alla maggiore pressione migratoria, e per questo ha «il diritto di chiedere all'Europa un sostegno maggiore», con il rafforzamento dell'Agenzia per la protezione delle frontiere Frontex, lo spostamento in Italia della sede, e con la revisione del regolamento di Dublino: «se l'Europa è unica», ha concluso il ministro, «i richiedenti asilo e i rifugiati devono poter circolare nell'Unione in base al diritto di asilo europeo».

Dichiarazione dei leader G7 sull'Ucraina

Dichiarazione dei leader G7 sull'Ucraina


26 Aprile 2014
Noi, i leader di Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito e Stati Uniti, i Presidenti del Consiglio Europeo e della Commissione Europea, ci uniamo nell'esprimere la nostra profonda preoccupazione per i continui sforzi da parte di separatisti sostenuti dalla Russia di destabilizzare l'Ucraina orientale, ed il nostro impegno a compiere passi ulteriori per assicurare un ambiente stabile e pacifico per le elezioni presidenziali del 25 maggio.
Abbiamo accolto favorevolmente i passi positivi intrapresi da parte ucraina per adempiere ai propri impegni presi con l'accordo del 17 aprile a Ginevra da Ucraina, Russia, Unione Europea e Stati Uniti. Tali azioni includono lavorare ad una riforma costituzionale ed alla decentralizzazione, proporre un'amnistia per coloro che lasceranno pacificamente gli edifici occupati in Ucraina orientale e sostenere il lavoro dell'Organizzazione per la Cooperazione di Sicurezza in Europa (OSCE). Notiamo inoltre che il Governo dell'Ucraina ha agito con moderazione nei confronti delle bande armate che occupano illegalmente edifici governativi e formano check points illegali.
All'opposto, la Russia non ha intrapreso azioni concrete a supporto dell'accordo di Ginevra. Non ha sostenuto pubblicamente l'accordo, ne' condannato gli atti dei pro-separatisti che mirano a destabilizzare l'Ucraina, ne' fatto appello ai militanti armati perche' abbandonino pacificamente gli edifici governativi da loro occupati e depongano le armi. Invece, ha continuato ad accrescere la tensione con una retorica sempre piu' preoccupante e con le attuali, minacciose operazioni militari al confine dell'Ucraina.
Reiteriamo la nostra forte condanna del tentativo illegale da parte russa, che non riconosciamo, di annettere la Crimea e Sevastopoli. Daremo ora pieno esito alle conseguenze giuridiche e pratiche di questa annessione, incluse ma non limitandoci alle aree economica, commerciale e finanziaria.




Abbiamo ora concordato che ci muoveremo rapidamente per imporre sanzioni aggiuntive alla Russia. Data l'urgenza di mettere in sicurezza l'opportunita' di un voto che sia pacifico ed un successo democratico, il mese prossimo in occasione delle elezioni presidenziali in Ucraina, ci siamo impegnati ad agire urgentemente per intensificare le sanzioni mirate e le misure volte ad accrescere il costo delle azioni russe.
Le azioni russe in Ucraina e la risposta della comunita'internazionale hanno gia'imposto costi significativi per l'economia russa. Mentre continuiamo a prepararci per passare a sanzioni coordinate piu'ampie, incluse misure settoriali se le circostanze lo richiederanno, come ci siamo impegnati a fare all'Aja il 24 marzo, sottolineamo che la porta della soluzione diplomatica della crisi rimane aperta, sulla base dell'accordo di Ginevra. Esortiamo la Russia ad unirsi a noi nell'impegno lungo quel percorso.




















giovedì 24 aprile 2014

DIFENDIAMO I NOSTRI FIGLI DALLE INSIDIE DELLA RETE INTERNET

L'Opinione


DIFENDIAMO I NOSTRI FIGLI

 DALLE INSIDIE DELLA RETE INTERNET

Abbiamo già  affrontato in altra sede i problemi dell’odierna  crisi della famiglia e le conseguenze connesse  sull’educazione e sulla formazione dei giovani
I ragazzi è inutile dirlo in un  tale contesto vengono lasciati sempre più soli e spesso  si preferisce  compensare la mancanza di attenzioni e di affetto con regali :  spesso costosi, tecnologici, alla moda.
Tablet e smartphone diventano le compensazioni  alternative dell’affetto, ed il  regalo di prestigio è  il surrogato dell’amore negato, il mezzo di evasione che porta a  favorire  nuovi rapporti relazionali pronti a  soppiantare  il tenue legame familiare,  con i  genitori sempre più impegnati e distanti dalle esigenze dei figli, I giovani si cimentano con i  nuovi  gadgets tecnologici, con una dedizione assoluta ed un impegno  maniacale, isolandosi spesso dal contesto sociale  che li circonda
La tecnologia, le mode imposte dai media   sono i rapidi  mezzi per la  diffusione di massa dei   nuovi surrogati delle  carenze affettive. e si presentano con  aspetti suadenti, ammalianti ma  pericolosi : sul filo delle onde di internet   si sviluppano  nuove amicizie spesso  dagli aspetti equivoci e dagli  esiti indefiniti , con personaggi sconosciuti nella vasta ed incontrollata   rete mediatica .
Il fenomeno  dilagante    dei social network,  per mezzo dei quali   personaggi  vaghi e sconosciuti    ti chiedono di dare loro fiducia,  di allentare le difese e di aprire l’anima,    ha una spiegazione logica,  cogente: è la risposta a forti  carenze affettive è  la sentita esigenza di comunicazione dei ragazzi che la famiglia, la scuola e la società non avvertono  nel modo dovuto e che le istituzioni   volutamente ignorano, ma che dovrebbe far seriamente riflettere. 
Il prezzo che si paga per tale delega in bianco che si da alla rete e a  degli sconosciuti è altissimo
La rete sociale si compone di  gruppi di persone connesse tra loro via internet per  interessi comuni,   spesso indefiniti.  La base di tali legami  è la conoscenza casuale  che và dagli interessi  più vari, da quelli  culturali, alla moda, dal pettegolezzo agli aspetti  affettivi.   
La  spiegazione logica di tale fenomeno, per quanto attiene alla nostra trattazione, è la risposta ad una sentita esigenza di comunicazione dei ragazzi che la famiglia non avverte e non soddisfa o che comunque volutamente ignora.
Il prezzo che si paga è di natura psicologica e morale e varia a seconda dei soggetti, ma tutti riportano  serie conseguenze, almeno  psicologiche, ovvero veri e propri drammi ,    per l’avvertito scollamento tra eventi mediatici e realtà, per l’inserimento forzoso in circoli viziosi di droga e prostituzione  dai quali  subiscono veri e propri drammi con  un forte disorientamento relazionale.
In sostanza  i giovani    cercano  di avere   risposte loro negate dai referenti naturali con i quali  vivono, in quanto  la famiglia rinuncia in parte al suo ruolo e  delega  degli sconosciuti   per un compito delicatissimo qual è  l’indirizzo e  la formazione nella fragile  fase della  crescita.
 La scuola che potrebbe fare tanto  è praticamente assente.  Le conseguenze sono devastanti.
Basta guardare le statistiche sulla diffusione della droga tra i giovanissimi e la dilagante prostituzione tra le ragazzine sotto i tredici anni, per rendersi conto dell’entità del fenomeno
L’altro aspetto allarmante è la diffusione della pornografia tra gli adolescenti, nonché quello  della pedepornografia  imperante.  Basta leggere le cronache  dei giornali, ovvero fare riferimento al turismo sessuale  di un certo tipo,  di moda  in certe località di villeggiatura  .
Che i ragazzi siano attratti dal sesso  è cosa naturale e scontata, in quanto è conseguenza di un istinto  innato e  della forte curiosità che il rapporto amoroso suscita specie nella fase di inizializzazione di  tale fenomeno e che ogni giovane normale è chiamato quanto prima  ad affrontare .
Il delicato momento dovrebbe  possibilmente svilupparsi con l’ausilio  dei genitori, che naturalmente sono chiamati a   “filtrare” gradualmente  gli  aspetti più critici di tale fase  con la dovuta attenzione,  ma non è una  cosa facile o scontata.
Si può  peraltro ipotizzare  l’intervento formativo in ambito scolastico, ai fini di una adeguata cognizione tecnica e morale di tali fenomeni, inquadrandoli in un contesto sano e naturale, cercando di fornire   ai giovani una giusta  risposta al riguardo, con un adeguato supporto tecnico
scientifico.
 Non riusciamo a comprendere  perché  tali programmi formativi   restano ancora   lettera morta, alla stadio di progetto, di indicazioni,  solo sulla carta.
Lasciamo volutamente  da parte  le demagogie ideologiche della politica al riguardo.
Per cui siamo tornati al sistema del fai da te , con le naturali  forzature dei ragazzi in un tale contesto,  in cui i vengono accentuati gli aspetti morbosi del fenomeno, ovvero si cerca di scoprire anzitempo ogni aspetto della relazione sessuale,in modo spettacolare  come i media sanno fare
Ma questo è stato da sempre il naturale  gioco delle parti, quando le  parti svolgevano il loro ruolo soprattutto in un ambito  familiare  con il dovuto impegno dei genitori..
Oggi purtroppo bisogna rilevare che il ruolo dei genitori relativamente al compito  alternativo  della rete sociale  per la comunicazione  e della pornografia  su internet è praticamente assente.
Innanzi tutto per una  questione tecnologica. I giovani sono oggi i padroni delle tecnologia, dai telefonini, ai PC  e ad internet in generale.  Le persone mature hanno più difficoltà a seguire la rapida evoluzione  tecnologica dei media, ed a gestire la rete, nonché  i vorticosi cambiamenti dell’evoluzione dei programmi .
Poi c’è la privacy che i ragazzi rivendicano con forza per le loro navigazioni  che i genitori in genere rispettano, non avendo peraltro adeguati  strumenti per un controllo effettivo.
Per cui i giovani scorazzano liberamente sui social network con padronanza,  intrattenendo rapporti  con personaggi discutibili , ovvero frequentano liberamente siti pornografici che  presentano scene oltre ogni decenza.
L’opinione pubblica  sonnecchia tranquilla , fino a quando non accadono fatti  eclatanti di mal costume  che  meritano l’onore della cronaca, amplificati  dal roboante circolo mediatico scandalistico che fa da eco  alle dichiarazioni chiaramente   allarmate dei magistrati e della polizia, alla ricerca dei colpevoli di tali misfatti.
 E’ logico che il malcostume della prostituzione minorile è  anche colpa della società che non forma  adeguatamente i ragazzi con corsi regolari scolastici in materia, nonché della famiglia che non controlla come dovrebbe le frequentazioni dei figli con personaggi sconosciuti e dal passato spesso oscuro e misterioso.Ma è un compito oggi non facile.

Per quanto attiene alla pornografia si ripete all’infinito sui media il ritornellof già in auge per la prostituzione:  che non si può limitare  tale  libertà di  espressione, e che anche quando il fenomeno dilaga  e chiaramente  avviene contro  corresponsione  di denaro non può qualificarsi commercio ed essere tassato, ovvero che non si possono riaprire le case chiuse.
Noi siamo dell’avviso, con l’orientamento prevalente  al riguardo di  tanti altri paesi di civilissima tradizione  che la prostituzione , è un commercio esecrabile del corpo umano, che va comunque  regolamentata ed esercitata in appositi luoghi a garanzia della pubblica decenza e  dell’igiene  e va quindi tassata come qualsiasia altra attività commerciale.
Seguendo tale criterio si comprime  l’attività degli sfruttatori di tante povere ragazze  di questo discutibile commercio e si attua un più equo trattamento di tassazione per attività  disdicevoli che non si comprende per quale motivo debbano essere privilegiate fiscalmente, rispetto alle altre attività  regolari  di commercio che pagano  le tasse.
Lo stesso discorso vale per i siti pornografici in rete che svolgendo attività commerciale e pubblicitaria, dovrebbero essere regolarmente controllati e tassati, come qualsiasi altra attività commerciale.
Questo sistema attenuerebbe da un punto di vista pratico e  morale  il “turismo sessuale” su internet, specie da parte dei minori, che secondo  noi  sarebbero  condizionati proprio dal pagamento  di un ticket per l’utilizzo di  tali siti.
Per quanto attiene ai siti pedepornografici, essendo gli stessi una chiara espressione di innaturale sadismo, di depravazione  e di violenze inaudite sui minori, non può esservi alcuna spiegazione logica, legale o di altro tipo, che consenta il permanere di un tale scempio sulla rete internet aperta a tutti.
Tali siti vanno dunque immediatamente chiusi ed i loro titolari debbono essere perseguiti in base ai reati previsti dal codice penale (incitamento alla prostituzione minorile, incitamento alla violenza su minori etc).
Non possono esservi al riguardo regole di mercato o convenzioni internazionali che permettano  simili delitti contro i minori, in siti nazionali ampiamente pubblicizzati ed  accessibili liberamente a tutti.
Ogni altra giustificazione al permanere dell’attuale  situazione, non fa altro che alimentare il circolo perverso  del vizio mediatico più abietto, dietro il quale si  nascondono enormi interessi  economici e finanziari, e  che non può essere   assolutamente giustificato con un concetto distorto di libertà di espressione, di informazione ovvero di liberismo economico .
 Dietro certe  vuote espressioni, propagandate da tanti utili idioti,  si cela  solo l’ ignoranza dei principi economici più elementari, che spesso tende a nascondere ovvero a giustificare  gli interessi  economici  dei nuovi mercanti di schiavi ,di finanzieri senza scrupoli   che stanno minando le basi della nostra civiltà e l’integrità  dei nostri costumi e soprattutto il futuro  dei nostri figli.

  

                                                                                                (Antonio Di Carlo)