domenica 13 settembre 2015

MELONI: COMBATTERE L'ISIS PER FERMARE L'IMMIGRAZIONE

Immigrazione: da Renzi solo slogan buonisti e demagogia da quattro soldi. Bisogna intervenire a sostegno dei governi legittimi che combattono l’Isis

Se c’è qualcuno che sta vedendo un film sull’iPad con le cuffie e non si accorge dell’emergenza immigrazione e che l’Isis è a pochi chilometri dalle nostre coste, quello è proprio Matteo Renzi. E' quanto sostiene l'on. Giorgia Meloni nel suo blog
Oggi il premier ci ha regalato l’ennesimo, lunghissimo e inutile intervento pieno di slogan buonisti, frasi ad effetto e demagogia da quattro soldi. Nelle parole di Renzi non c’è nessuna proposta concreta del Governo per affrontare l’emergenza che l’Italia e l’Europa stanno vivendo.
Il premier - continua la Meloni -  conferma l’ambiguità dell’Esecutivo in politica estera e non dice nulla sull’unica cosa seria che l’Italia dovrebbe fare per fermare l’orrore, la guerra e l’esodo biblico di centinaia di migliaia di profughi: sostenere la necessità di intervenire, anche militarmente, al fianco di quei governi legittimi che in Siria, Iraq, Nigeria e Libia stanno combattendo i tagliagole dell’Isis.

Ok Juncker su profughi ma rimane problema immigrati economici

Ok Juncker su profughi ma rimane problema immigrati economici

IMG_0317E’ certamente positivo il richiamo del presidente Juncker ad una piena assunzione di responsabilità dell’Unione Europea e di tutti gli Stati membri sulla questione dei profughi che scappano dalle guerre -precisa in una  nota l'on.Bergamini, responsabile delle comunicazioni  di Forza Italia.-  Rimane tuttavia immutato un altro problema, cioè di come l’Europa debba attrezzarsi per fermare all’origine, o respingere, l’insostenibile flusso di immigrati per motivi economici.
Che nell’attuale Unione Europea manchino sia l’unione che l’Europa è cosa che diciamo da tempo così come da tempo sosteniamo la necessità di distinguere fra chi scappa dalle guerre, dall’Isis, e vuole rifugiarsi in Europa, e chi invece in Europa tenta di entrare clandestinamente in cerca di una fortuna economica che purtroppo non potrà mai trovare, visto che non ve ne sono le condizioni. Sollecitiamo il governo - conclude la nota -  a prendere una posizione chiara e netta su questa questione perché al momento l’Italia sembra essere spettatrice, e non attore protagonista, di quel che si decide in Europa

lunedì 7 settembre 2015

ZAIA: PER IL VENETO RENZI FAREBBE BENE A SCUSARSI PER QUEL "BESTIE"

IMMIGRAZIONE: VENETO SUL PODIO DELLE NATURALIZZAZIONI, ZAIA; “ECCO LA VERITA’ SU UNA REGIONE RAZZISTA. ALMENO PER QUANTO CI RIGUARDA, IL SEGRETARIO DEL PD RITIRI LA PAROLA BESTIE”.

Comunicato stampa N° 1128 del 07/09/2015
(AVN) Venezia, 7 settembre 2015

“Chi si ostina a parlare di Veneto razzista farà bene a studiare con attenzione l’ampio e ben documentato servizio sull’immigrazione pubblicato oggi dal Sole 24 Ore che finalmente fa giustizia dei luoghi comuni: il nostro tasso di naturalizzazione (stranieri che hanno ottenuto la cittadinanza), calcolato per tutte le Regioni a inizio 2014, è il terzo d’Italia con il 39,5 per mille, e sale al secondo posto (dietro la Lombardia) con 20.331 persone in numeri assoluti. Almeno per il Veneto, il Segretario Nazionale del PD farebbe bene a scusarsi per quel ‘bestie’, pur pronunciato nella foga di un comizio di partito”.
Lo fa notare il Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, commentando gli esiti di uno studio sulle naturalizzazioni di stranieri in Italia, pubblicato oggi dal principale quotidiano economico italiano, dal quale emerge che il Veneto è tra le Regioni al Top per le cittadinanze concesse.
“O contestano questi numeri – incalza Zaia – o tutti devono ammettere che il Veneto è una terra di seria integrazione, che dice no alla clandestinità e al caos dell’immigrazione incontrollata causata dalla debolezza del Governo italiano e dall’immobilismo dell’Ue e dell’Onu, ma dice sì con la massima apertura a tutti coloro (e sono tantissimi) che arrivano da noi con un serio progetto di vita, come i nostri migranti fecero nel secolo scorso andando in America, Sudamerica, Europa, Oceania con la valigia di cartone, ma piena di buoni e onesti propositi”.
“Oggi il Veneto – aggiunge il Governatore – ospita in perfetta integrazione 514 mila 592 immigrati, il 10% della popolazione totale, ed anche in questo dato è secondo solo alla molto più grande e popolosa Lombardia”.
“Ne siamo orgogliosi – conclude Zaia – perché i numeri dimostrano che il Veneto è un modello d’integrazione. Il resto sono parole al vento, spesso pronunciate in malafede o nell’ignoranza di questi dati”.


Data ultimo aggiornamento: 07/09/2015
LUCA ZAIA 

lunedì 17 agosto 2015

Alfano presiede il Comitato nazionale ordine e sicurezza al Viminale

Alfano presiede il Comitato nazionale ordine e

 sicurezza al Viminale

Ferragosto 2015

Dal Sito del Viminale riportiamo il Comunicato Stampa

Il ringraziamento alle Forze dell'ordine in videoconferenza

 con le sale operative in tutta Italia.

Il bilancio sull'attività del ministero

Ferragosto al Viminale per il ministro Alfano che ha presieduto in mattinata il Comitato nazionale
 per l'ordine  e la sicurezza per la consueta ricognizione sul 'sistema sicurezza' attivo tutto l'anno,
 24 ore su 24.
Per questo, il ministro, collegato in videoconferenza con dieci postazioni in tutta Italia, ha voluto
 ringraziare e evidenziare lo sforzo delle varie componenti impegnate, da Nord a Sud: dal 
Centro operativo misto della prefettura di Milano impegnato nella gestione di Expo, alla Struttura
 interforze del  centro di cooperzione Polizia e Dogana di Ventimiglia che opera anche insieme
 ai colleghi francesi, alla questura di Napoli che con 800 poliziotti vigila sulla sicurezza dei
 cittadini napoletani e sulle migliaia di turisti che affollano in questi giorni la città.
Il ministro ha sottolineato come emergano dai dati, risultati sempre migliori nel contrasto ai reati.
 I delitti nel nostro Paese, nel periodo compreso tra agosto 2014 e agosto 2015, sono in
diminuzione del 9,3%. In particolare, -12,1% le rapine e -5,6% i furti, con un calo quindi dei 'reati
 predatori'. "Non ci accontentiamo -  ha commentato Alfano - ma l'aumento e la certezza della 
pena si sta rivelando una scelta giusta".
Significativi anche i risultati raggiunti nella lotta al crimine organizzato: 2202 mafiosi arrestati,
190 operazioni  di polizia giudiziaria, 750 detenuti al '41-bis', un Fondo unico giustizia che
 ammonta a  932milioni di euro, dei quali 192mln assegnati al ministero dell'Interno, e
 numerosi beni sequestrati e confiscati.
In collegamento poi con un'unità navale della Guardia Costiera a Lampedusa, Alfano ha
 anche rimarcato l'orgoglio e la responsabilità che grava sul nostro Paese per i soccorsi in
mare dei migranti. Solo negli ultimi  45 giorni sono state salvate in mare ben 6mila persone.
Ma i numeri illustrati dal ministro nel campo dell'immigrazione, riferiti al periodo 1 gennaio-
15 agosto 2015, indicano in 103.226 gli sbarchi in Italia a fronte, nello stesso periodo 2014,
 di 104.255. "Noi, ha ribadito il ministro, facciamo il nostro dovere per salvare le persone e
 rimpatriare chi non ha diritto". Sono, infatti,89.083 i migranti in totale accolti nel nostro 
sistema accoglienza.
L'impegno degli uomini e delle donne delle forze dell'ordine è rappresentato anche dal
numero di manifestazioni di piazza gestite, oltre 10mila, e dai provvedimenti previsti dalla
 legge sulla violenza di genere, ammonimenti e allontanamenti, che "hanno scongiurato
 il rischio di gravi danni  o omicidi".
Sulla minaccia terroristica internazionale, il ministro ha ribadito come non esista attualmente
 un Paese a rischio zero ma che, anche grazie all'impegno del Comitato analisi strategica 
antiterrorismo e dellestrutture dedicate, "non si segnalano segnali specifici di allarme".

Ultimo aggiornamento:

sabato 15 agosto 2015, ore 15:54

Immigrazione, da FdI una class action in tutte le Regioni contro il Governo

Immigrazione, da FdI una class action in tutte le Regioni contro il Governo

È ormai evidente a tutti che la gestione dell’emergenza immigrazione da parte del Governo Renzi-Alfano è criminale. Per questi signori il problema si risolve con la politica delle “porte aperte e tutti”, trasformando l’Italia nel campo profughi d’Europa e stipando tutti gli immigrati dove la sinistra radical chic non può vederli: nelle periferie delle grandi città o nei piccoli Comuni.
Una situazione fuori controllo, che genera rabbia e produce una surreale guerra tra poveri. Intanto gli sbarchi sulle nostre coste non si fermano e gli italiani devono far fronte ad un’emergenza non solo economica e sociale ma anche legata al tema della sicurezza.
Non sfugge, infatti, che centinaia di migliaia di immigrati che arrivano in Italia senza la possibilità di trovare un lavoro si ritrovano a dover sopravvivere in un modo o in un altro e spesso vanno a ingrossare le file della criminalità. Oltre al fatto non secondario che i servizi di intelligence di mezzo mondo ci dicono che l’immigrazione incontrollata è utilizzata per creare caos in Occidente e favorire l’infiltrazione di terroristi.
Ma tutto questo non sembra interessare agli ineffabili Renzi e Alfano, che continuano ad alimentare il problema scaricando le proprie colpe sui prefetti, sugli amministratori locali e sui cittadini. È ora di dire basta.
Per questo, Fratelli d’Italia presenterà in tutte le Regioni la proposta avanzata dal nostro capogruppo De Corato in Lombardia: una class action insieme ai sindaci contro il Governo che impone ai Comuni l’accoglienza degli immigrati. Perché gli italiani sono stufi del pressapochismo e della superficialità con cui questo Esecutivo sta affrontando l’emergenza.

domenica 2 agosto 2015

LA CORTE DEI CONTI SUGLI ANDAMENTI DELLA FINANZA TERRITORIALE


Relazione su “Gli andamenti della finanza territoriale – Analisi dei flussi di cassa – Esercizio 2014” (Delibera n. 25/SEZAUT/2015/FRG  del 27 luglio 2015)

Pubblichiamo il comunicato stampa del 29 luglio 2015 della Corte dei Conti - Sezione delle Autonomie

La relazione espone unitariamente i dati di cassa dell’esercizio 2014 della finanza regionale e comunale, posti a raffronto con i risultati del triennio precedente e con gli esiti del monitoraggio sul Patto di stabilità interno, così da offrire una visione d’insieme degli effetti finanziari e delle problematiche che hanno interessato i due comparti. Non sono trattate le Province, per le quali la Sezione ha già approvato, in anticipo, separato referto (deliberazione n. 17 del 30 aprile 2015), in ragione delle criticità determinatesi nell’attuazione della disciplina di riordino definita dalla legge 7 aprile 2014, n. 56.
La relazione affronta i nodi problematici che contrassegnano i rapporti tra il disegno politico-istituzionale di revisione del sistema fiscale locale ed il progetto di federalismo avviato nello scorso decennio, segnalando i rischi connessi al riassetto istituzionale in corso ed i possibili riflessi sugli equilibri economici delle Autonomie territoriali.
Tra il 2008 ed il 2015, la dimensione complessiva delle correzioni di spesa poste a carico degli enti territoriali, per i vincoli imposti dal Patto di stabilità, ha raggiunto i 40 miliardi (pari al 2,4 per cento del Pil), con riduzione dei trasferimenti dallo Stato per circa 22 miliardi (e dei finanziamenti nel comparto sanitario regionale per 17,5 miliardi). Ne è derivato, per gli enti locali, un inasprimento della pressione fiscale, e per le Regioni, a causa di una diversa disciplina del Patto, una compressione delle funzioni extra-sanitarie, con flessione, soprattutto, delle spese di investimento.
Per il 2014, i vincoli del Patto di stabilità sono stati rispettati da tutte le Regioni ad eccezione della Regione Lazio, che ha superato il proprio tetto di spesa di 977 milioni, nell’i ntento dichiarato di favorire il più sollecito pagamento dei debiti pregressi e la ripresa economica e produttiva del territorio.
Degli oltre 5.600 Comuni sottoposti al Patto risultano, allo stato, inadempienti 95 (1,7%, rispetto al 2,2% del 2013), per la maggior parte situati nel Sud del Paese e con meno di 5.000 abitanti. I Comuni che hanno rispettato il Patto presentano, in genere, ampi scostamenti rispetto agli obiettivi, per effetto, prevalentemente, di un anomalo prolungamento dell’esercizio provvisorio, che ha compromesso la capacità programmatoria dei Comuni medesimi. A tale situazione non sembra pongano rimedio i nuovi meccanismi di determinazione degli obiettivi del Patto 2015, introdotti dal d.l. 19 giugno 2015, n. 78.
Il quadro complessivo che emerge dalle analisi effettuate sui dati di cassa del comparto Regioni e Province autonome evidenzia il permanere di una sofferenza di liquidità, pur in presenza della consistente quantità di risorse (circa 20 miliardi) immessa in via straordinaria dal d.l. n. 35/2013 e incrementata dal d.l. n. 102/2013 e n. 66/2014 per il pagamento dei debiti pregressi.
L’analisi conferma come le entrate regionali abbiano subito, nel 2014, una considerevole contrazione (-18,8%), anche a seguito dell’iniezione di liquidità che ha determinato gli straordinari risultati del 2013 e, di conseguenza, un picco sul versante della spesa, a fronte di valori sostanzialmente stabili nel biennio 2011-2012.
La componente non sanitaria della spesa corrente mostra una leggera, tendenziale crescita, soprattutto per le Regioni a statuto ordinario, mentre la spesa in conto capitale fa registrare una flessione costante nel periodo 2011-2014 (-3,71%), con l’eccezione del 2013 per effetto delle risorse aggiuntive.
Rimane sempre elevato (l’aumento medio è del 2,9%) il livello della spesa sanitaria sostenuta dalle Regioni nel biennio 2013/2014 rispetto ai valori raggiunti nel biennio precedente, e ciò per effetto delle anticipazioni di liquidità ottenute per il pagamento dei debiti commerciali accumulati dai rispettivi enti sanitari; l’incremento risulta, tuttavia, inferiore all’entità delle risorse finanziare trasferite dallo Stato a tale scopo. Analogamente, anche gli enti sanitari incrementano gli incassi complessivi, senza un aumento in misura corrispondente dei relativi pagamenti ai fornitori, con conseguente formazione di disponibilità liquide per 2,8 miliardi, al netto delle anticipazioni di tesoreria. Significative riduzioni di pagamenti, inoltre, si registrano in materia di personale (-2,77% rispetto al 2013 e - 5,75% rispetto al 2011).
Dall’analisi della gestione di cassa dei Comuni emerge, sul versante delle entrate, il permanere di diffuse tensioni di cassa conseguenti ai ripetuti tagli ai trasferimenti statali disposti dalle manovre finanziarie susseguitesi dal 2011, che, verosimilmente, sono all’o rigine  degli aumenti generalizzati dei tributi immobiliari (ICI-IMU-TASI) i cui incassi  sono passati dai 9,6 miliardi di euro circa (corrispondenti all’ICI 2011) a circa 15,3 miliardi di euro del 2014. Il gettito della Tasi ha avuto, di fatto, un effetto redistributivo, gravando in consistente misura sulle “prime case”, in quanto, con 3,2 miliardi circa, ha supplito in larga parte al minor gettito Imu conseguente all’esenzione dell’imposta per l’abitazione principale. Marginale ancora è stato il ruolo svolto dalle imposte che avrebbero dovuto stabilire una più stretta correlazione tra prelievo fiscale e beneficio reso (imposte di scopo, di soggiorno e da cooperazione all’accertamento dei tributi statali) e, più in generale, caratterizzare una politica del prelievo finalizzata allo sviluppo, essendo risultato che la spesa corrente diminuisce, prevalentemente, nei settori nei quali i vincoli di legge sono ineludibili (spesa per il personale e per l’acquisto dei beni), mentre aumenta per le prestazioni di servizi.
L’analisi dei flussi di cassa in uscita dei Comuni monitorati mostra un ammontare complessivo dei pagamenti pari a 84,15 miliardi, in lieve flessione rispetto al valore registrato per l’e sercizio 2013.
A fronte della contenuta contrazione riscontrata per le spese correnti nel 2014, si registra la rilevante riduzione delle spese in conto capitale (-18,4%), dato che, peraltro, conferma il “ trend” degli ultimi esercizi.
Risulta confermato anche per il 2014 l’incremento delle uscite relative alle anticipazioni di cassa (+44% rispetto al 2011), da ricollegarsi, in particolare, per l’esercizio considerato, alla rideterminazione del tetto massimo di utilizzazione.
Sotto un profilo più generale, è a dirsi che non sembra che dai più recenti interventi normativi derivi significativo impulso al progetto di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard, né a quello di attuazione delle Gestioni associate obbligatorie (GAO) per l’esercizio delle funzioni fondamentali, dal cui concretizzarsi dipende buona parte del recupero di efficienza e dei risparmi di spesa attesi per gli enti locali.

domenica 28 giugno 2015

Risoluzione del Parlamento europeo sulla distruzione di siti culturali ad opera dell'ISIS/

 B8‑0390/2015 Risoluzione del Parlamento europeo sulla distruzione di siti culturali ad opera dell'ISIS/Da'ish (2015/2649(RSP) 
Il Parlamento europeo,
–       vista la sua precedente risoluzione del 12 febbraio 2015 sulla crisi umanitaria in Iraq e in Siria, in particolare nel contesto dello Stato islamico(1),
–       vista la sua precedente risoluzione del 12 marzo 2015 sui recenti attentati e sequestri ad opera dell'ISIS/Da'ish in Medio Oriente, in particolare contro gli assiri(2),
–       vista la comunicazione congiunta, del 6 febbraio 2015, presentata dal vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) e dalla Commissione, dal titolo "Elementi di una strategia regionale dell'UE relativa alla Siria e all'Iraq e alla minaccia rappresentata dal Daesh",
–       vista la dichiarazione adottata in occasione della terza riunione dei ministri degli Affari esteri dell'Unione europea e della Lega degli Stati arabi, svoltasi il 10 e 11 giugno 2014,
–       vista la firma di un memorandum d'intesa, in data 19 gennaio 2015, tra il vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) Federica Mogherini e il segretario generale della Lega degli Stati arabi Nabil El Araby, in rappresentanza, rispettivamente, dell'Unione europea e della Lega degli Stati arabi,
–       viste le dichiarazioni del vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza (VP/AR) sull'Iraq e sulla Siria,
–       viste le conclusioni del Consiglio "Affari esteri" del 16 marzo 2015 sulla strategia regionale dell'UE relativa alla Siria e all'Iraq e alla minaccia rappresentata dall'ISIL/Da'esh,
–       visto il regolamento (CE) n. 1210/2003 del Consiglio sull'Iraq e il regolamento (UE) n. 1332/2013 del Consiglio sulla Siria,
–       vista la decisione quadro 2008/841/GAI dell'UE, del 24 ottobre 2008, relativa alla lotta contro la criminalità organizzata,
–       vista la risoluzione del Consiglio, dell'ottobre 2012, relativa alla creazione di una rete informale di autorità incaricate dell'applicazione della legge ed esperti competenti nel settore dei beni culturali (EU CULTNET),
–       visti la convenzione dell'UNESCO per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato adottata all'Aia nel 1954, nonché il suo primo protocollo del 1954 e il suo secondo protocollo del 1999,
–       vista la convenzione dell'UNESCO concernente le misure da adottare per interdire e impedire l'illecita importazione, esportazione e trasferimento di proprietà dei beni culturali, adottata a Parigi nel 1970,
–       vista la convenzione dell'UNESCO sulla protezione del patrimonio culturale e naturale mondiale, adottata a Parigi nel 1972,
–       viste le linee guida operative riguardanti l'attuazione della convenzione dell'UNESCO sulla protezione del patrimonio culturale e naturale mondiale del 1972, periodicamente riesaminate,
–       vista la convenzione dell'UNESCO per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, del 17 ottobre 2003,
–       vista la convenzione dell'UNESCO sulla protezione e la promozione della diversità delle espressioni culturali, adottata a Parigi nel 2005,
–       vista la dichiarazione delle Nazioni Unite, del 1981, sull'eliminazione di tutte le forme di intolleranza e discriminazione fondate sulla religione o sul credo,
–       visti gli orientamenti dell'UE sulla promozione e la tutela della libertà di religione o di credo,
–       vista la dichiarazione delle Nazioni Unite, del 1992, sui diritti delle persone appartenenti a minoranze nazionali o etniche, religiose e linguistiche,
–       viste le risoluzioni 2161, 2170, 2178 (2014) e 2199 (2015) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite,
–       vista la dichiarazione dell'8 marzo 2015 del Segretario generale delle Nazioni Unite sulla continua distruzione dei siti culturali in Iraq,
–       vista la dichiarazione congiunta, del 7 marzo 2015, del direttore generale dell'UNESCO e del direttore generale dell'Organizzazione islamica per l'educazione, le scienze e la cultura (ISESCO) sulla distruzione dell'antica città di Hatra (Iraq) ad opera dell'ISIS/Da'ish,
–       viste le interrogazioni al Consiglio sulla distruzione di siti culturali ad opera dell'ISIS/Da'ish (O-000031/2015 – B8-0115/2015 e O-000032/2015 – B8-0116/2015),
–       visti l'articolo 128, paragrafo 5, e l'articolo 123, paragrafo 2, del suo regolamento,
A.     considerando che dall'inizio dell'escalation degli attacchi terroristici dell'ISIS/Da'ish, oltre alle massicce violazioni dei diritti umani consistenti in una devastante perdita di vite umane, l'associata crisi umanitaria e la persecuzione delle minoranze, il patrimonio culturale è stato il bersaglio di saccheggi e distruzioni intenzionali;
B.     considerando che l'ISIS/Da'ish è un fenomeno transfrontaliero che colpisce direttamente più Stati sovrani e rappresenta una minaccia per le regioni confinanti, l'Unione europea e la comunità internazionale nel suo insieme;
C.     considerando che l'impegno proattivo di tutti i paesi limitrofi è fondamentale per evitare che l'ISIS/Da'ish si diffonda nei loro territori e promuovendo un sistema di coordinamento guidato dalle Nazioni Unite per affrontare tutti i problemi correlati derivanti dalle organizzazioni terroristiche;
D.     considerando che l'ISIS/Da'ish è parte di una rete internazionale del terrore ed è rafforzato dal sostegno ricevuto da parte del crimine organizzato internazionale e di organizzazioni affini in molti paesi arabi, africani e asiatici;
E.     considerando che negli ultimi mesi, affiliati ISIS/Da'ish hanno messo in atto una brutale distruzione di molti oggetti culturali di valore inestimabile nel museo Ninive a Mosul (Iraq), ritenuto il secondo più importante museo iracheno;
F.     considerando che gli attacchi terroristici dell'ISIS/Da'ish hanno recentemente portato alla distruzione delle moschee funebri dell'Imam Muhsin, di Sultan Waiys, Al-Umawiyya e Al-Fatih (Iraq), sequestrando lo sceicco Idris al-Noaimi e altri tre civili che avevano cercato di contrastare l'operazione;
G.     considerando che i terroristi dell'ISIS/Da'ish hanno distrutto con i bulldozer l'antica città assira di Nimrud (Iraq);
H.     considerando che secondo la relazione del dipartimento di antichità siriane, pubblicata il 17 febbraio 2015, si sono svolti sistematici saccheggi nei due famosi siti archeologici di Mari e Dura Europos sul medio Eufrate, da parte di bande criminali armate, provenienti da paesi vicino alla Siria ma che operano sotto la direzione dell'ISIS/Da'ish;
I.      considerando che, prima ancora dell'espansione dell'ISIS/Da'ish, il massiccio bombardamento delle forze militari governative siriane ha causato la distruzione di preziosi beni culturali, come quelli di Apamea (Hama), del monumentale antico sito greco-romano e persiano di Palmyra (Homs), del sito patrimonio mondiale di Crac des Chevaliers (Homs), dell'antica rocca di Qalat al Mudiq (Hama) e recentemente dell'antica città di Aleppo;
J.      considerando che da marzo 2012 l'UNESCO ha esortato le autorità siriane "a rispettare le convenzioni internazionali che hanno sottoscritto, in particolare la convenzione del 1954 per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato, la convenzione del 1970 concernente le misure da adottare per interdire e impedire l'illecita importazione, esportazione e trasferimento di proprietà dei beni culturali (1970), e la convenzione del patrimonio mondiale del 1972", ricordando così il loro dovere di garantire la tutela del patrimonio culturale;
K.     considerando che in data 7 marzo 2015 fonti ufficiali hanno riferito che un gran numero di statue e maschere situate nella antica città di Hatra (Iraq), comprese nell'elenco dei patrimoni mondiali dell'UNESCO, è stato distrutto dai terroristi dell'ISIS/Da'ish con mazze pesanti e raffiche di kalashnikov;
L.     considerando che la campagna dell'ISIS/Da'ish per la distruzione deliberata del patrimonio culturale, quale uno tra i principali cardini della sua propaganda terroristica, è stata definita dall'UNESCO come "pulizia culturale", volta a sradicare tutte le tracce di comunità religiose e fedi diverse da quelle che rappresentano la loro interpretazione dell'Islam. Tale campagna comprende sia attacchi intenzionali contro luoghi fisici e tangibili di culto, di memoria e apprendimento, sia contro l'espressione immateriale della cultura, come gli usi, i costumi e le credenze;
M.    considerando che, verso la fine del 2014, l'ISIS/Da'ish ha bombardato la famosa città medievale di Tal Afar (Iraq) e oltre ai danni visibili documentati da riprese fotografiche nelle murature della fortezza, sarebbero in corso scavi illegali tra le stesse rovine;
N.     considerando che l'ISIS/Da'ish effettua scavi illeciti in zone occupate e che i beni culturali, alcuni dei quali provenienti da siti classificati come patrimonio mondiale, sono oggetto di un traffico illegale in Europa, dal momento che l'ISIS/Da'ish è appoggiato da reti della criminalità organizzata che contrabbandano tali beni su vari mercati europei a fini di riciclaggio;
O.     considerando che gli attuali meccanismi nazionali e internazionali non sono adeguatamente attrezzati, né supportati per contrastare il commercio illecito di beni culturali che attualmente rappresentano il terzo più significativo commercio illegale, dopo quello della droga e delle armi;
P.     considerando che alcuni atti di distruzione del patrimonio culturale sono stati considerati, in determinate circostanze, come crimini contro l'umanità, in particolare quando sono diretti verso i membri di un gruppo religioso o etnico, possono essere assimilati al reato di persecuzione, come previsto dall'articolo 7 paragrafo 1, lettera h) dello statuto della corte penale internazionale;
Q.     considerando che, nonostante il Consiglio abbia adottato due regolamenti, nella fattispecie il regolamento (CE) n. 1210/2003 sull'Iraq e il regolamento (UE) n. 1332/2013 sulla Siria, che vietano l'importazione di beni culturali provenienti dai due paesi, numerosi beni culturali siriani e iracheni sono stati rubati e sono tuttora oggetto di un traffico illegale in Europa;
R.     considerando che la distruzione di questi simboli della cultura, storia e tradizione comuni potrebbe perpetuare il rancore e il risentimento tra le parti, portando al cosiddetto fenomeno di "damnatio memoriae";
S.     considerando che nell'ottobre 2012, una risoluzione del Consiglio ha creato una rete informale di autorità incaricate dell'applicazione della legge ed esperti competenti nel settore dei beni culturali (UE CULTNET), il cui principale obiettivo è facilitare lo scambio di informazioni relative alla prevenzione del traffico illecito di beni culturali e di individuare e mettere in comune le informazioni non operative sulle reti criminali sospettate di essere coinvolte nel traffico illegale;
T.     considerando che le opportune attività di restauro del patrimonio culturale danneggiato, oltre alla protezione di quello ancora intatto, hanno implicazioni strategiche e svolgono un ruolo cruciale ai fini della coesione sociale e del recupero e la riconciliazione futuri delle comunità interessate;
U.     considerando che una pace e una stabilità durature, e di conseguenza la corretta salvaguardia del patrimonio culturale, in regioni colpite o minacciate dall'ISIS/Da'ish, sono strettamente legate al pieno rispetto della diversità delle persone, garantendo al contempo l'accesso educativo per tutti e le condizioni socioeconomiche di base, nel pieno rispetto del diritto internazionale dei diritti umani;
V.     considerando che l'UE ha proposto di mobilitare 1 miliardo di EUR dal bilancio dell'UE come pacchetto di assistenza al fine di fornire una risposta collettiva sostanziale per l'attuazione della Strategia regionale dell'UE per la Siria e l'Iraq, nonché la minaccia ISIS/Da'ish;
1.      condanna fermamente la distruzione intenzionale di siti e beni culturali, archeologici e religiosi perpetrata in Siria, in Iraq e in tutti gli altri territori che sono oggetto di atti terroristici;
2.      sottolinea che la distruzione deliberata del patrimonio culturale da parte dell'ISIS/Da'ish è intenzionalmente volta a cancellare la storia comune dei territori colpiti o minacciati da tale organizzazione terroristica e mina, inoltre, decenni di coesistenza pacifica delle diverse comunità;
3.      ricorda che il traffico illegale di beni culturali provenienti da saccheggi rappresenta una delle principali fonti di finanziamento per l'ISIS/Da'ish, rafforzando la sua capacità operativa di organizzare e portare a termine attacchi terroristici;
4.      sottolinea che tali atti di distruzione di siti e oggetti d'interesse culturale, religioso e storico e il traffico illegale di beni culturali non sono nuovi, non riguardano unicamente l'ISIS/Da'ish e non sono confinati in Iraq e in Siria, e che secondo l'UNESCO "il patrimonio culturale è un'importante componente dell'identità culturale delle comunità, dei gruppi e degli individui, nonché della coesione sociale, cosicché la sua distruzione intenzionale può avere conseguenze negative per la dignità umana e i diritti umani";
5.      rammenta che, dall'inizio della guerra civile siriana, le autorità siriane, l'esercito libero siriano (FSA) e tutti gli altri gruppi coinvolti nel conflitto hanno una responsabilità diretta nella distruzione di beni culturali, come testimonia il rapporto OSNU sui danni ai siti del patrimonio culturale in Siria, che documenta la distruzione in atto su larga scala e i danni ai siti del patrimonio culturale;
6.      invita gli Stati membri a rispettare pienamente tutte le pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, in particolare adottando tutte le appropriate misure per vietare gli scambi transfrontalieri di beni culturali di importanza archeologica, culturale, storica e religiosa illecitamente sottratti, chiedendo nel contempo la loro restituzione ai paesi cui appartengono;
7.      invita gli Stati membri e l'Unione europea a migliorare il potenziamento delle capacità nelle regioni colpite o minacciate dall'ISIS/Da'ish, come affermato nelle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, in particolare per quanto concerne i controlli delle frontiere e la gestione della sicurezza, compresa la rilevazione di armi e di tracce di esplosivi;
8.      è convinto che il traffico illecito e il contrabbando di beni culturali, laddove non adeguatamente affrontati, possano concretamente pregiudicare l'effettiva attuazione della strategia regionale dell'UE e di tutte le relative misure adottate da altri partner internazionali e regionali, volte a instaurare al più presto una pace, una stabilità e una sicurezza durature in tutte le regioni occupate o minacciate dall'ISIS/Da'ish;
9.      invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere una migliore cooperazione regionale, integrando nel contempo maggiormente gli sforzi della comunità internazionale nella lotta contro le attività terroristiche che puntano alla deliberata distruzione del patrimonio culturale, al fine di evitare ricadute nei paesi vicini all'ISIS/Da'ish;
10.    invita gli Stati membri a utilizzare in modo più efficace la banca dati specifica dell'Interpol relativa alle opere d'arte rubate e a collaborare con la sua unità speciale dedicata a contrastare il traffico illegale di beni culturali;
11.    invita il Consiglio europeo a potenziare le unità di Europol preposte al supporto alle indagini in corso e allo scambio di informazioni relative al traffico illegale di beni culturali, le cui azioni rientrano nell'ambito di applicazione delle iniziative orizzontali dell'UE sancite dalla decisione quadro 2008/841/GAI del Consiglio sulla lotta contro la criminalità organizzata;
12.    incoraggia la Commissione europea a mettere a punto un approccio coordinato alla lotta contro il commercio illegale di beni culturali, lavorando in stretta collaborazione con l'UNESCO e altre organizzazioni internazionali quali l'ICOM (Consiglio internazionale dei musei), il Comitato internazionale dello Scudo blu dell'ICOM (ICBS), il Consiglio internazionale per gli archivi (ICA), l'Interpol, l'Organizzazione mondiale delle dogane (OMD);
13.    invita l'UE ad adottare le misure necessarie, in collaborazione con l'UNESCO e la Corte penale internazionale, per ampliare la categoria dei crimini contro l'umanità prevista dal diritto internazionale, al fine di includere gli atti volti a distruggere deliberatamente su larga scala il patrimonio culturale dell'umanità;
14.    chiede all'UE di continuare a documentare i crimini di guerra e i crimini contro l'umanità, inclusa la deliberata distruzione del patrimonio culturale, nell'ottica, in futuro, di una possibile responsabilità penale;
15.    incoraggia lo svolgimento di indagini penali eque e la cooperazione giudiziaria al fine di identificare tutti i gruppi responsabili del traffico illegale di beni culturali e del danneggiamento o della distruzione del patrimonio culturale appartenente all'umanità intera, in Siria, in Iraq e nelle più ampie regioni del Medio Oriente e del Nord Africa;
16.    invita l'Unione europea, gli Stati membri e la comunità internazionale nel suo complesso, compresi i partner regionali in Medio Oriente, a coordinare e orientare le strategie più adeguate necessarie a potenziare la protezione dei beni culturali più vulnerabili;
17.    sottolinea l'urgente necessità di rafforzare le iniziative volte a smantellare i canali di approvvigionamento delle armi, a individuare e porre fine a tutte le fonti di finanziamento, come anche a prevenire l'uso criminale della propaganda online a sostegno delle organizzazioni terroristiche, compreso l'ISIS/Da'ish;
18.    sottolinea l'importanza del pieno rispetto del diritto internazionale, dei diritti umani e dello Stato di diritto per stabilizzare la situazione nelle regioni colpite o minacciate dall'ISIS/Da'ish; ritiene che l'uso della forza non rappresenti una soluzione alla minaccia terroristica;
19.    crede fermamente che soluzioni politiche inclusive e incentrate sulle comunità, orientate all'eliminazione della povertà e delle disuguaglianze sociali, a un accesso all'istruzione per tutti e alla promozione della comprensione reciproca, svolgano un ruolo cruciale per qualsiasi strategia europea o internazionale volta a garantire una pace e una stabilità durature nelle regioni interessate, preservando nel contempo il carattere multietnico, multireligioso e multiconfessionale delle società in questione;
20.    invita l'UE a proteggere i propri interessi finanziari relativi al pacchetto di assistenza "Un miliardo di EUR per la Siria e l'Iraq" adottando tutte le misure necessarie per prevenire qualsiasi forma di frode, irregolarità e corruzione, in particolare la verifica ex-ante ed ex-post della natura e della coerenza delle spese nonché della documentazione e delle informazioni rilevanti;
21.    incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al vicepresidente della Commissione/alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, al rappresentante speciale dell'Unione europea per i diritti umani, al Segretario generale delle Nazioni Unite, all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, al direttore generale dell'UNESCO, al governo e ai parlamenti degli Stati membri, alla Coalizione nazionale siriana nonché al governo e al parlamento dell'Iraq.

(1)
Testi approvati, P8_TA(2015)0040.
(2)
Testi approvati, P8_TA(2015)0071.