venerdì 19 giugno 2020

MELONI: NO AGLI STATI GENERALI

NO a “La Villa dei famosi”. La Meloni ci ha visto giusto, di nuovo.

 
L’emergenza economica che sta letteralmente mettendo in ginocchio l’Italia? Può aspettare altri tre mesi. Incredibile ma…Conte.
Nel senso che il premier – a proposito del «Recovery plan» (sforzarsi di chiamarlo in italiano, per il presidente del Consiglio di questa Repubblica, è chiedere troppo) – ha deciso semplicemente di non decidere: di prendere tempo, di continuare a galleggiare con tutti i rischi calcolati, ovviamente pro domo sua. Il primo? Il Mes: la grande trappola con la quale costringere i suoi (ex?) 5 Stelle alla fine a votare sì, nel momento in cui il fantomatico “rinascimento” europeo partirà – se partirà – non prima del 2021 inoltrato. Non accettare il fondo capestro? Significherebbe per Conte, Di Maio e Zingaretti il “tutti a casa”: l’unico “piano”, guarda caso, che la maggioranza non intende nemmeno tenere in considerazione.
In questo gioco di incastri, di ricatti Ue, di debolezze troppo “forti” per permettere a uno dei contraenti giallo-fucsia (più Conte) di prendere davvero il sopravvento, l’opposizione di destra-centro ha detto «no». Un “gran rifiuto” questo di Meloni, Salvini e Tajani che – nonostante le veline interessate che giungono da un palazzo Chigi nervosissimo per questo scacco – ha centrato il problema politico: a villa Pamphilj sta andando in scena una passerella ad usum premier.
Una sfilata attrezzata dal suo fido Casalino per investire l’ex avvocato del popolo almeno di una parvenza di autorità interna agli occhi dei “decisori” europei, nel momento in cui nei tavoli che contano – calato il polverone del “giornale unico” – il suo governo non è riuscito a portare a casa altro se non debito non mutualizzato.
Non è un caso che Conte sullo stato dell’arte delle trattative per le misure europee oggetto della seduta del Consiglio europeo, si è presentato in Aula solo per un’informativa, non consentendo al Parlamento di votare gli atti di indirizzo. Un segnale di forza? Al contrario: un altro escamotage per prendere tempo, ovviamente, evitando un voto sul Mes che avrebbe dilaniato la stessa maggioranza. Meglio “attendere”: dato che gli effetti devastanti del lockdown si vedranno proprio a settembre quando – a quel punto – sarà più facile far cedere i grillini.
Davanti a tutto questo, Fratelli d’Italia in primis ancora una volta ha risposto con un «no» all’ennesima scansata del premier. «Una deriva autoritaria e liberticida che non possiamo avallare», ha attaccato Giorgia Meloni che da settimane ormai – è opinione di tutti gli analisti – rappresenta la punta più ascoltata della contro-narrazione al “Conte-lino”. Con tutte le ragioni del caso, se è vero come è vero che Conte ieri è stato ricevuto dal capo dello Stato proprio in vista del Consiglio europeo. «Ma come? – sbotta la leader di FdI – La riunione del Consiglio europeo non era “solo un incontro informale” e per questo è stato impedito al Parlamento di votare gli atti di indirizzo al governo, come invece prevede la legge? Credo che ci sia un limite alla decenza, e che questo limite sia stato largamente superato. Quale sarà il prossimo passo del governo, lo scioglimento dei partiti di opposizione con il solito Dpcm?».
Un j’accuse che contempla pure le misure con cui il premier ha condito la sua settimana di Stati Generali. A partire dalla pseudo-riforma della cassa integrazione, con un decreto che si limita a prolungarla di quattro settimane (in realtà anticipando quella di settembre), nascondendo però il fatto che nelle realtà esistono ancora migliaia e migliaia di lavoratori che ancora non hanno ricevuto nemmeno l’assegno di marzo. Stesso discorso sulla presunta “semplificazione” della Cig. Al di là degli annunci, come ha spiegato ancora la leader di FdI, il decreto Rilancio la complica ulteriormente «reinserendo l’obbligo di contrattazione sindacale che il Parlamento ha tolto dal decreto Cura Italia anche grazie alle nostre battaglie».
Si comprende perfettamente, dunque, il motivo di quel «non siamo interessati a partecipare allo show “La Villa dei famosi”» di villa Pamphilj su cui Meloni ha tenuto il punto senza farsi condizionare dalle sirene di palazzo Chigi. Perché in realtà è solo un canto un cigno di un premier asserragliato e politicamente sconfessato dai suoi stessi contraenti. Un canto fuori tema sui contenuti e fuori “dal tempo” che l’Italia non ha. A meno che non la voglia consegnare davvero alle “amorevoli” cure del Mes…

giovedì 18 giugno 2020

LA RELAZIONE BONOMI AGLI STATI GENERALI

Signor Presidente del Consiglio, signore e signori ministri, grazie innanzitutto per l’invito che ci avete rivolto a partecipare a questo incontro. Il compito che tocca al vostro Governo è immane. Non sfuggono a nessuno, e certo non alle imprese, le difficoltà estreme con cui l’Italia si trova a dover assumere decisioni essenziali, su un problema così complesso come la bassa crescita strutturale da decenni. Aggravata da nuove ferite profonde a ogni crisi. Ed è proprio partendo da questo oggettivo e sincero riconoscimento della condizione in cui vi trovate ad operare, voi come Governo e noi come forze della produzione, del lavoro e della società civile, che riteniamo opportuno però usare il linguaggio della franchezza. Partirò quindi da alcune considerazioni di principio, per sgomberare il campo da polemiche che non piacciono a noi, come non piacciono a voi. Quanto ho affermato in questi giorni sono esternazioni riferite esclusivamente ai temi economici del Paese e nulla hanno a che vedere con temi politici. Perché è un fatto, che le scelte pubbliche adottate in Italia negli anni alle nostre spalle abbiano reso più duraturi e gravi 2 che in altri Paesi Ue i colpi portati dalla grave crisi mondiale del 2008 e da quella europea del 2011. E’ un fatto, che l’Italia era l’unico Paese UE già alle porte della recessione prima del virus: non solo per il freno al commercio mondiale e al nostro export dovuto alle guerre protezionistiche, ma perché le decisioni pubbliche in Italia avevano congelato la ripresa degli investimenti privati che, grazie a Industria 4.0, con l’export, avevano costituito la base della ripresina 2015-17. E’ un fatto, che alla fine del 2019 eravamo l’unico grande Paese UE a dover ancora recuperare quasi 4 punti di PIL rispetto ai livelli del 2008. Come è un fatto, non un’opinione, che le misure economiche assunte in Italia a fronte del virus si siano rivelate più problematiche che in altri Paesi UE. La CIG l’hanno dovuta anticipare in vasta misura le imprese. E così sarà anche per le ulteriori 4 settimane varate lunedì. E analogo ritardo viene dalle procedure per i sostegni alla liquidità delle imprese. Come è un fatto, non un’opinione, che governi di ogni colore negli anni alle nostre spalle abbiano privilegiato la spesa corrente e un’infinità di bonus a tempo rispetto agli investimenti pubblici e a riforme strutturali: col risultato che 3 siamo in Europa il Paese per debito pubblico drammaticamente più esposto a rischi di sostenibilità della nostra finanza pubblica. La riflessione che abbiamo condotto in Confindustria parte proprio da questo punto: ora che il virus ci mette di nuovo con le spalle a terra, c’è un errore che non possiamo permetterci il lusso di commettere. Per un Paese trasformatore come noi siamo, l’impegno contro la nuova dolorosa recessione può avere successo solo se non nascondiamo a noi stessi colpe ed errori che abbiamo commesso, tutti, negli ultimi 25 anni. E contano non solo riflessioni e proposte appropriate, Presidente Conte, ma anche alcuni gesti simbolici e dimostrativi, per testimoniare che si volta pagina. Lo Stato deve rispettare le sentenze della magistratura. Emblematico il caso della mancata restituzione di 3,4 miliardi di euro di accise sull’energia, impropriamente pagate dalle imprese e trattenute dallo Stato nonostante una sentenza della Corte di Cassazione che ne impone la restituzione. Lo Stato deve rispettare i contratti e onorare i propri debiti. Non è più accettabile che per smaltire i debiti arretrati occorra ogni volta adottare provvedimenti 4 straordinari che rimediano solo in parte al pregresso accumulato, quando basterebbe semplicemente applicare le stesse regole che si applicano ai privati, consentendo loro di compensare debiti e crediti verso lo Stato. Presidente Conte, noi non siamo affatto convinti che ci sia uno Stato cattivo e un privato buono. Noi ci limitiamo a pensare che ogni democrazia moderna vive e progredisce se ha istituzioni efficienti e funzionanti, se ha cioè una Pubblica Amministrazione buona - come l’ha definita proprio in questa sede il Governatore della Banca d’Italia. Per questo, Presidente, è fondamentale iniziare presto con misure concrete, ma che siano anche ad alto valore simbolico. E’ vero e lo ribadisco: per noi sarebbe stato preferibile ascoltare un quadro preciso delle priorità intorno alle quali governo e maggioranza intendono articolare i propri interventi, con un preciso cronoprogramma e una seria valutazione ex ante delle misure, degli stanziamenti e degli impatti attesi sul PIL. Una lista infinita di interventi su ogni ambito della vita italiana non indica priorità, mostra solo l’ampiezza dei problemi aperti. 5 Né è possibile assumere come programma d’azione alcune indicazioni generiche come quelle che abbiamo letto sui media: “la riforma del fisco”, “la riforma del diritto societario”, “la riforma degli ammortizzatori sociali”. Fatte come? In vista di che obiettivi? Colgo invece questa occasione per indicare almeno sinteticamente la visione delle priorità a giudizio di Confindustria. Nella speranza che di qui in poi il confronto tra Governo e Imprese sia serrato e costruttivo: perché i tempi sono stretti e il tempo lavora contro gli interessi del Paese. Siamo nelle condizioni di offrire all’attenzione del Governo e di tutte le parti sociali una riflessione molto approfondita del piano di riforme che a nostro giudizio dovrebbe incardinare la base delle proposte che l’Italia dovrà presentare in autunno all’Europa per avere accesso ai trasferimenti e crediti del Recovery Fund, che ci auguriamo venga approvato nella versione varata della Commissione Europea. Una parola, su questo. Se sommiamo; • l’estensione ulteriore dei programmi straordinari di acquisto titoli sui mercati da parte dalla BCE sospendendo la capital key a favore dell’Italia, 6 • la riallocazione di fondi europei da parte della Commissione di cui avevamo perso il titolo all’uso, • i crediti straordinari annunciati dalla BEI, • la quota per il nostro Paese derivante dal SURE, • i 2 punti di PIL del nuovo MES non condizionato che alla spesa sanitaria diretta e indiretta, • e il Recovery Fund nella versione annunciata, l’Italia totalizza un ordine di risorse a disposizione nei prossimi anni pari a più del 25% del proprio PIL. E’ un’occasione storica. Disconoscere che questa volta l’Europa – a cominciare da Germania e Francia - ha imboccato la via dell’estensione del proprio bilancio con un debito pubblico proprio, e ha messo in moto risorse come nel post 2008 e post 2011 non seppe fare, è un errore gravissimo per l’Italia. Non fatelo. E usate il MES sanitario, liberando risorse che servono anche ad altro. Non preferite la via di un ancor più massiccio indebitamento con emissioni nazionali: non solo costa di più, ma ricorrere a titoli pubblici esentasse aggraverebbe ulteriormente il freno già enorme all’affluenza del risparmio nazionale alle 7 imprese, visto che già oggi la rendita da titoli pubblici è tassata al 12,5% mentre i capital gain lo sono al 26%. Di fronte alla stagnazione in cui eravamo già mesi fa, agli effetti drammatici del lockdown, abbiamo effettuato una ricognizione in profondità dei gap da colmare ereditati dal passato, organizzata in 5 capitoli – sviluppo e imprese; i processi di innovazione; la sostenibilità ambientale e sociale dello sviluppo; la demografia e le diseguaglianze di reddito; la PA e gli assetti istituzionali – abbiamo chiamato a confronto esperti, professionisti e rappresentanti delle istituzioni a cominciare da Bankitalia, a loro abbiamo affidato la sintesi e la redazione delle analisi e proposte, ne abbiamo fatto un rapporto intitolato Italia 2030, e infine lo abbiamo aggiornato agli effetti del COVID per proporlo ora a tutti come base della visione di Confindustria. Gliene consegnerò copia al termine del mio intervento, Presidente Conte, e sarà nostra cura farlo pervenire a tutti i membri del Governo. In questa sede mi limito a illustrarvi le nostre tre priorità di metodo, e ad avanzare infine solo alcune proposte conseguenti, a titolo di esempio. 8 Le priorità più essenziali – direi “trasversali” alle misure da varare - sono tre. La prima è la produttività: la grande assente da 25 anni nel dibattito pubblico italiano, 25 anni di sostanziale stagnazione a differenza che negli altri Paesi avanzati. La produttività stagnante ha effetti che si cumulano negativamente non solo nella produzione, ma nell’intera sostenibilità dell’Italia. Rende infatti sempre meno sostenibile il debito pubblico, perché abbassando di anno in anno il PIL potenziale rende l’aumento del PIL nominale sempre inferiore al sia pur molto diminuito onere annuale del debito pubblico. Ogni timida ripresa italiana, porta ad un rilancio degli occupati che diverge dall’andamento del valore aggiunto, cioè alimenta un’occupazione a bassa qualifica e basso reddito. Inoltre la produttività stagnante scoraggia la crescita dimensionale delle imprese, la loro maggior patrimonializzazione, la loro ascesa nelle catene di fornitura internazionali, e i loro margini da destinare a investimenti. Su questa priorità, noi la pensiamo esattamente come la Banca d’Italia, come il governatore Ignazio Visco ha detto 9 nelle sue ultime considerazioni finali, e come ha ripetuto intervenendo qui. Abbiamo una vastissima letteratura accumulata in 20 anni, e ogni anno in primavera il rapporto produttività dell’ISTAT aggiorna i dati che indicano con estrema precisione dove si annida il problema Non nelle imprese della manifattura che esportano: sottoposte come sono ai morsi della competitività internazionale esse hanno continuato a dare un apporto positivo e in ascesa alla produttività multifattoriale. Il contributo negativo alla produttività viene dal terziario non di mercato, cioè dalla PA e dai servizi pubblici. E insieme da vaste aree del terziario di mercato, gestite però in regime di concessione pubblica, di prezzi amministrati, e-o sottratti alla logica di concorrenza e gare trasparenti. Noi faremo una grande battaglia per la produttività del lavoro, ponendola al centro dei rinnovi contrattuali e parlandone con il sindacato. Oggi quasi il 90% dei contratti è scaduto o in scadenza, ma l’indicatore IPCA dei prezzi al netto dell’import energetico che si usa per i benchmark dei rinnovi indica attualmente andamenti salariali stagnati o negativi di cui nessuno avverte il bisogno. Per questo occorre ridefinire dal basso, tra imprese e sindacati, una 10 visione condivisa del nuovo lavoro, della sua organizzazione, delle sue qualifiche, centrata e misurata sulla produttività e sull’estensione dei diritti alla formazione, del welfare aziendale, dell’eguaglianza di genere e della coerenza tra organizzazione del lavoro e cura parentale. Ma tutto ciò riguarda solo una delle componenti della produttività: quella del lavoro. La vera emergenza è la bassa produttività del capitale finanziario investito, di quella del capitale fisico, e degli intangibles. Su questo serve una rivoluzione della visione pubblica pluriennale da parte dei governi. Significa non solo una PA misurata a propria volta, nella sua organizzazione e nei suoi contratti, su base di precisi parametri di produttività se vogliamo risolvere, ad esempio, il problema storico dell’incapacità di presentare progetti in linea con gli standard dei Fondi Europei. Significa una tassazione diversa degli intangibles, non solo il modestissimo esempio del Patent Box che si è rivelato fonte di infinite controversie interpretative. Significa com’è ovvio la ripresa potenziata in grande stile di Industria 4.0, non solo sui beni fisici strumentali ma anche estesa al Fintech 4.0. 11 Significa l’adozione di un modello preciso iper-incentivato per il trasferimento tecnologico tra ricerca e imprese. Significa avere una visione precisa sulla qualificazione dell’offerta formativa della nostra istruzione secondaria, terziaria e post terziaria. Non si può limitare il problema della formazione pubblica agli organici perennemente in affanno e la vetustà del nostro patrimonio immobiliare dedicato. E occorre agganciare tutto questo alle politiche di formazione permanente su cui ridisegnare i contratti aziendali e le politiche attive del lavoro, che vanno al più presto riseparate dall’abbraccio mortale dell’inglobamento nel Reddito di Cittadinanza che, nella sua componente positiva di estensione del contrasto alla povertà, ha tutt’altre finalità e metriche. Significa avere una visione chiara sull’economia digitale, che ci vede quart’ultimi nella UE. Risolvendo senza espropri a privati il nodo della rete ultralarga. E con un cronoprogramma preciso per l’abolizione massima della carta nei servizi pubblici come nella giustizia. E significa avere infine una visione del mercato che costituisca una svolta rispetto alla tendenza sempre più ampia di procedere a deroghe rispetto a gare trasparenti: perché nell’opacità di forniture relazionali si annida non solo 12 una fonte certa di sprechi pubblici, ma di pessimi comportamenti collusivi anche tra privati. Se le gare hanno tempi infiniti bisogna ridisciplinarle per ammontare con tempi certi, non derogarle e abolirle. Come vedete, è una priorità assolutamente trasversale. La seconda priorità trasversale è quella della misurazione di qualità ed efficacia della spesa pubblica. Non si può pensare che risolveremo il problema con cui siamo alle prese da 25 anni semplicemente ignorandolo. E che per risolverlo, basta avere più spesa, più deficit e più debito, o se volete oggi più debito a basso costo e più trasferimenti dall’Europa. No, è un errore, sarebbe un’illusione. A questo punto molto pericolosa: perché la sospensione del patto di stabilità UE non sarà eterno, e perché un simile ammontare di risorse lo avremo a disposizione non solo se presentiamo come Italia un piano serio e credibile, ma se questa volta i risultati anno dopo anno saranno lì a testimoniare che gli esiti raggiunti sono apprezzabili. Potete stanziare tutte le cifre che volete, ma se come avvenuto per la Cassa-Covid lo fate ignorando che molte 13 Regioni non hanno risorse e personale per processare in pochi giorni migliaia di pratiche, i soldi non arrivano. Potete estendere per trimestri e trimestri il divieto di assunzione accompagnato alla Cig per i lavoratori, ottenendo così che non figurino come disoccupati, ma ritardando la ristrutturazione delle imprese, gli investimenti e l’occupazione aggiuntiva. Alla fine avrete bruciato miliardi che ben diversamente avrebbero potuto essere utilizzati a sostegno della crescita vera. E’ lo stesso mancato criterio di misurazione degli effetti comparati di spesa sostenuta, quello che ha indotto a misure come la nazionalizzazione di Alitalia accompagnata da misure ostili ai suoi concorrenti, o che potrebbe portarvi alla nazionalizzazione di ILVA senza avere un credibile piano industriale. O che vi ha fatto immaginare un fondo di dotazione per CDP spinto fino a 44 miliardi e con un orizzonte di 12 anni, per entrare nel capitale delle imprese private. Su che base di stima comparata degli effetti di tali cifre, vengono assunte queste decisioni? Un altro esempio amaro della nostra bassa capacità di misurare la spesa pubblica: gli effetti sociali. Siamo il Paese europeo con il welfare più squilibrato, e insieme ostile alla 14 crescita, alla famiglia e a chi ha meno. Abbiamo aumentato in 25 anni di 2,3 volte il totale della spesa sociale del nostro Paese: ma essa è pericolosamente spostata per la più alta percentuale verso le pensioni, col risultato che resta assai meno che negli altri Paesi avanzati per chi ha meno reddito, per i giovani, il sostegno alla famiglia e al lavoro femminile, e per le politiche attive del lavoro. Caro Presidente Conte ci ascolti: è il momento di costituire – al MEF o al ministero della PA, vedete voi – un’unità autonoma di valutazione comparata degli effetti attesi dalle misure di spesa e investimento pubblico, non elaborati sulla base di modelli macroeconomici bensì microeconomici, basati cioè sulla quantità di misure attuative e sulle procedure vigenti all’atto dell’emanazione per misurarne ex ante le stime, e controllarne ex post nel tempo i concreti risultati prodotti nell’economia italiana. Sarebbe una riforma comparabile per importanza ai decreti di unificazione amministrativa italiana del 1865. Senza questi nuovi criteri, il rischio di sprecare quest’occasione storica di ripresa vigorosa del Pil e del reddito degli italiani a nostro giudizio diventa elevatissimo. E infatti, proponiamo anche una terza priorità. A garanzia del nostro futuro. 15 Serve da subito anche una cornice credibile pluriennale di sostenibilità della finanza pubblica italiana e di riduzione del debito pubblico. Troverete nel volume che vi consegneremo una specifica approfondita riflessione dedicata a come in un orizzonte di medio periodo affrontare e ridurre in maniera strutturale il maxi debito pubblico italiano, che ha continuato a renderci il Paese Ue più esposto ai venti di ogni crisi. E che ci ha visto colpiti dal virus con molta minor capacità d’intervento rispetto agli altri grandi Paesi europei. Il debito pubblico salirà quest’anno e all’inizio del prossimo verso un ammontare intorno al 160% del PIL, mentre quello europeo salirà anch’esso, ma restando, secondo le attuali stime della Commissione, nell’ordine di 60 punti inferiore. Serve per questo a nostro avviso un vero e proprio memorandum di orizzonte quantomeno decennale tra Italia e Ue, in cui definire un ragionevole percorso di abbattimento del debito, per giustificare ancor meglio il sostegno europeo per gli ingenti investimenti cui l’Italia sarà chiamata per anni. Quanto detto prima implica riforme per riequilibrare perimetro ed efficienza della spesa pubblica, riorientando la spesa sociale verso indigenti, giovani e famiglie, affrontando 16 i gap sociali e geografici di reddito e partecipazione al mercato del lavoro che in questi anni sono diventati esplosivi, e riformando il fisco in una prospettiva organica e con tappe pluriennali per renderlo leva e non ostacolo allo sviluppo di imprese e lavoro. Ma tutto ciò deve essere incardinato su una via, scandita a tappe dal 2023, fatta in parte di avanzi primari sostenibili, dall’altra però non di attese di crescita nominale del Pil illusorie e infondate, come sempre avvenuto in 20 anni. Bensì utilizzando a tal fine anche l’intera offerta di strumenti che l’ordinamento europeo mette a disposizione e al sostegno di chi riduca credibilmente il debito, innalzando e moltiplicando la qualità della spesa pubblica. Ce ne rediamo conto: non è una prospettiva piacevole. Ma è seria e necessaria. Serve a impedire che altrimenti, se non saremo stati noi come Italia a darci un piano simile, il giorno in cui la BCE dovrà rientrare dagli acquisti senza capital key e si ripristinasse il patto di stabilità UE, il nostro Paese si trovi esposto a una nuova devastante crisi di accesso ai mercati per i suoi titoli. Questo rischio va scongiurato sin d’ora. Ecco le nostre tre priorità trasversali. 17 E come imprese siamo consapevoli di dover cambiare noi per prime. Concentreremo dunque le risorse delle imprese su alcune priorità essenziali. Investimenti in innovazione e ricerca, capitale umano, sostenibilità ambientale e sociale delle nostre produzioni, nuove forme organizzative e contrattuali, proiettività internazionale, estensione delle nostre presenze e quote in mercati strategici e filiere innovative. Lo faremo in piena cooperazione con le Confindustrie di tutti i Paesi europei, perché crediamo in un destino comune. Lo faremo perché amiamo l’Italia, e non la vogliamo isolata dal mondo. Ma da subito, presidente Conte, prima ancora di coinvolgerci come speriamo nelle prossime settimane e mesi in un processo di ascolto e confronto continuo e proficuo sulle misure che vorrete apprestare di qui fino alla prossima legge di bilancio compresa, lanci qualche segnale immediato. Ci dica presto come intendete operare sulla leva fiscale, come il cuneo fiscale, non solo in questo 2020, ma a regime dall’anno prossimo. Sciolga i nodi INPS e ANPAL, entrambi gravati da serie anomalie e incompatibilità. 18 Ci dica subito se su automotive, siderurgia e filiere dell’export potremo contare su misure ad hoc come quelle messe in campo da altri grandi Paesi europei. Diceva Leo Longanesi che le religioni basano spesso nella storia il loro successo sul non essere troppo chiare, e difronte al mistero i credenti aumentano. Non è tempo per le istituzioni e la politica in Italia di adottare lo stesso criterio. Meglio essere chiari e anche ruvidi oggi, che dovercene pentire domani.

mercoledì 17 giugno 2020

SPERANZA FIRMA CON FRANCIA GERMANIA OLANDA ACCORDO PER IL VACCINO COVID

Comunicato n. 191
Data del comunicato 13 giugno 2020
Vaccino: Speranza, “Firmato contratto insieme a Francia, Germania e Olanda" Importante passo avanti per Italia ed Europa
"Insieme ai Ministri della Salute di Germania, Francia e Olanda, dopo aver lanciato nei giorni scorsi l’alleanza per il vaccino, ho sottoscritto un contratto con Astrazeneca per l’approvvigionamento fino a 400 milioni di dosi di vaccino da destinare a tutta la popolazione europea". Ne dà notizia su Facebook il Ministro della Salute, Roberto Speranza. "Il candidato vaccino - prosegue il Ministro - nasce dagli studi dell’Università di Oxford e coinvolgerà nella fase di sviluppo e produzione anche importanti realtà italiane". "L’impegno prevede che il percorso di sperimentazione, già in stato avanzato, si concluda in autunno con la distribuzione della prima trance di dosi entro la fine dell’anno. Con la firma di oggi arriva un primo promettente passo avanti per l’Italia e per l’Europa. Il vaccino è l’unica soluzione definitiva al Covid 19. Per me andrà sempre considerato un bene pubblico globale, diritto di tutti, non privilegio di pochi", conclude Speranza.

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Data di pubblicazione: 13 giugno 20

LETTERA DEL PROF.DE DONNO AL MINISTRO SPERANZA

Lettera aperta al Ministro Speranza:
Gentilissimo Ministro,
finalmente la risento. Per annunciarci del “vaccino contro Covid19”.
Il vaccino aiuterà a produrre anticorpi neutralizzanti, che bloccheranno la possibilità del virus di infettarci. Lo stesso meccanismo che il plasma convalescente ha determinato in larga parte dei nostri pazienti.
Sono stati stanziati miliardi di euro per il vaccino. Sarei curioso di sapere i criteri di attribuzione economica, perché avendo poco tempo a disposizione, non sono riuscito ad informarmi. Sarebbe necessario, poi, che la popolazione conoscesse i tempi certi per la sintesi di questo vaccino. Il suo profilo di sicurezza.
Infine, come tratteremo quelle poche persone che questo vaccino non vogliono o non possono farlo? Io sono scientificamente a sua disposizione. Con il Prof. Franchini. Gratuitamente, ovvio.
La saluto caramente
Giuseppe De Donno

martedì 16 giugno 2020

SAVONA: SUGGERISCE A CONTE BOND PERPETUI

Il risparmio privato degli italiani affluisce all’estero

Il prof. Paolo Savona, Presidente della  Consob, nella sua Relazione annuale ha sottolineato che «a fine 2019 le famiglie italiane disponevano di una ricchezza immobiliare, monetaria e finanziaria, al netto dell’indebitamento, pari a 8,1 volte il loro reddito disponibile, di cui il 3,7 volte in forma di attività finanziarie, per un ammontare di 4.445 miliardi di euro. Gli italiani sono tutt’altro che cicale, come una distorta pubblicistica tende a sostenere, mentre sono formiche che lavorano per sostenere molte cicale estere, anche quelle di paesi che hanno un ben differente rilievo economico, come il Canada, gli Stati Uniti, il Regno Unito, il Belgio, la Francia e la gran parte dei paesi sudamericani. Ciò è valido guardando sia alle consistenze, sia ai flussi annuali di risparmio dei paesi citati».
Nel suo discorso in occasione dell'incontro annuale con il mercato finanziario il prof.Savona ha esplicitamente sottolineato: " Lo Stato emetta bond perpetui come in  tempi di guerra." Questi limiterebbero i rischi per il futuro del Paese ." All'Italia non mancano solide fondamenta reali, ma scarseggia la loro giusta considerazione. "
Il ricorso al mercato delle famiglie ha concluso il numero uno dell'Authority deve tendere a  far sottoscrivere i bond irredimibili, intorno al 2% in quanto ciò "creerebbe le condizioni per una maggiore imposizione fiscale ". 
Savona ha ricordato che "il nostro Paese non rappresenta un problema finanziario per il resto dell'Europa e del mondo". La critica invece c'e' stata per l'Unione Europea, che ha" dedicato più impegno alle istituzioni  monetarie e meno a quelle finanziarie, con decisioni ed effetti pratici che hanno penalizzato il risparmio."
La proposta di Savona, segue a quella già caldeggiata dagli economisti Francesco Giavazzi e Guido Tabellini.

LA RELAZIONE COLAO AGLI STATI GENERALI

Enrica Amaturo, Donatella Bianchi, Marina Calloni, Elisabetta Camussi, Roberto Cingolani, Vittorio Colao, Riccardo Cristadoro, Giuseppe Falco, Franco Focareta, Enrico Giovannini, Giovanni Gorno Tempini, Giampiero Griffo, Maurizia Iachino, Filomena Maggino, Enrico Moretti, Riccardo Ranalli, Marino Regini, Linda Laura Sabbadini, Raffaella Sadun, Stefano Simontacchi, Fabrizio Starace Giugno 2020 C

venerdì 12 giugno 2020

LA RELAZIONE DELLA TASK FORCE DI COLAO

abile e dei comportamenti virtuosi. Eventuali “richiusure” mirate debbono esser tempestivamente e chiaramente spiegate per mantenere la fiducia nel sistema e contenere possibili percezioni peggiorative. La comunicazione deve infine avvenire in formati che consentano l’accesso e la fruibilità a tutte le persone, incluse quelle con disabilita’. 8. Fondamentale definire misure per mitigare le difficoltà per i nuclei familiari, specialmente quelli con figli in età scolastica, e per gli individui9 Nel corso dell’intero processo orientato alla progressiva riapertura delle attività è indispensabile considerare gli effetti sui nuclei familiari e sugli individui, nonché sull’organizzazione della vita sociale. In tale prospettiva, è necessario cercare di alleviare le difficoltà delle persone e delle comunità dovute al prolungato lockdown, tenendo conto: • Del piano di gestione delle strutture educative (in particolare, le scuole dell’infanzia, elementari e medie) in funzione del progressivo ritorno al lavoro dei genitori • Delle condizioni di salute fisica e mentale della popolazione tutta, e in particolare dei più vulnerabili, di chi è in condizione di isolamento prolungato e solitudine • Delle specifiche esigenze delle persone con disabilità • Del ruolo dei servizi sociali e del terzo settore nei diversi territori, specialmente a favore delle persone fragili e in stato di disagio • Del ruolo centrale della formazione a tutti i livelli, compresa l’università, per la costruzione del futuro dei giovani e l’inclusione e l’innovazione sociale. Il Comitato raccomanda che il Governo e le altre autorità competenti valutino quanto prima le possibili alternative per affrontare tali problematiche, così da identificare le azioni più appropriate da mettere in campo parallelamente alla graduale ripresa delle attività economiche. 9. Coordinamento e facilitazione sono necessari per velocizzare per quanto possibile i tempi sul fronte della ricerca e della sperimentazione La pluralità di filoni di ricerca medica e sperimentazione legati all’emergenza (in particolare su test sierologici, terapie e vaccino) è una ricchezza per l’Italia. Per accorciare i tempi per arrivare a risultati utili è però necessario favorire e abilitare la condivisione dei dati, delle informazioni e dei progressi (es. garanzie di condivisione aperta della proprietà intellettuale) tra Regioni, Ministero della Salute e CTS, e orchestrare meglio i diversi trials sul territorio. Rimandiamo al lavoro del CTS per questo punto, che è però essenziale per dare indicazioni chiare al mondo economico-produttivo su tempi e strategie per fronteggiare il virus. Infine, il Comitato relativamente al processo della Fase 2 sottolinea la necessità che: • Vengano chiariti ed efficacemente comunicati i processi decisionali e le responsabilità delle diverse istituzioni a livello nazionale, regionale e locale in relazione a eventuali future chiusure/riaperture; • Le parti sociali vengano attivamente coinvolte nei processi di definizione delle regole comuni da adottare a livello nazionale e a livello locale; • Il Governo operi in stretto raccordo con le autorità europee al fine di massimizzare l’adozione di regole comuni all’interno dell’Unione europea. 9 Principio cardine per Fase 2 e oltre. In questi primi giorni di attività del Comitato non è stato approfondito nella stessa misura in cui lo sono stati altri ma lo sarà nel prosieguo dei lavori.