giovedì 23 aprile 2015

IL SENATO ESAMINA IL D.E.F. 2015

seduta del 23.4.2015

In apertura di seduta la sen. De Biasi ha ricordato il centenario del genocidio degli Armeni e la Presidenza ha invitato l'Assemblea a osservare un minuto di silenzio. Il sen. Paolo Romani (FI-PdL) ha rilevato che la commemorazione di eventi rilevanti non può essere prerogativa di una sola forza politica: tutti i Gruppi dovrebbero esserne informati preventivamente per poter dare un contributo.
L'Assemblea ha avviato l'esame del Documento di economia e finanza 2015.
Il relatore, sen. Guerrieri Paleotti (PD), ha illustrato i contenuti del Documento che prevede per il 2015 un incremento del Pil dello 0,7 e, negli anni 2016 e 2017, dell'1,4 e dell'1,5 per cento. Per il triennio 2015-2017, il DEF conferma gli obiettivi di indebitamento netto pari rispettivamente a 2,6, 1,8 e 0,8 per cento. Il rapporto tra debito e Pil crescerà nel 2015 (da 131,1 a 132,5 per cento) per scendere nel biennio successivo a 130,9 e 127,4 per cento. Dopo una crisi prolungata - ha affermato il relatore - il Paese ha l'opportunità di riprendere a crescere, e di porre il rapporto debito Pil su un sentiero discendente, grazie all'evoluzione del contesto macroeconomico internazionale (politica monetaria espansiva e non convenzionale della BCE, deprezzamento dell'euro rispetto al dollaro, crollo del prezzo del petrolio, aumento della domanda mondiale) che favorisce le esportazioni. Per sostenere la ripresa nascente, il Governo intende proseguire una politica di bilancio responsabile e favorevole alla crescita, evitando aumenti del prelievo fiscale e utilizzando la flessibilità connessa alla clausola europea sulle riforme strutturali. L'Esecutivo intende migliorare in modo più graduale il saldo strutturale - fermo restando l'obiettivo del pareggio nel 2017 - così da liberare risorse, nel 2015, per 1,6 miliardi da destinare alla crescita della domanda interna (consumi e investimenti). Un punto qualificante del DEF è la proposta di scongiurare l'attivazione delle clausole di salvaguardia nel 2016 (aumento dell'Iva e delle accise) grazie all'andamento del gettito e alla flessione della spesa per interessi (0,4 per cento del Pil), nonché a misure di revisione della spesa (0,6 del Pil). Nel programma nazionale di riforma figurano le riforme istituzionali (elettorale e costituzionale), le semplificazioni, la riforma della pubblica amministrazione, della giustizia e del mercato del lavoro, la revisione della spesa e le privatizzazioni (cessione di partecipazioni di Enel, Poste, Ferrovie dello Stato, Enav). In conclusione, il Governo immagina un'interazione virtuosa tra riforme volte a rilanciare la competitività, politica di bilancio tesa a garantire la fiducia dei mercati, aspettative favorevoli alla crescita, investimenti atti a promuovere nuove opportunità di lavoro.
Nella discussione generale hanno preso la parola i sen. Girotto, Serenella Fucksia, Michela Montevecchi (M5S); Magda Angela Zanoni, Moscardelli, Fornaro, Filippi, Nerina Dirindin, Del Barba, Santini (PD); Crosio, Tosato (LN); Bocchino, Molinari, Raffaela Bellot (Misto); Scilipoti Isgrò, Carraro, Anna Cinzia Bonfrisco, Liuzzi, D'Alì (FI-PdL); Barozzino, Alessia Petraglia (SEL); D'Anna (GAL); Panizza (Aut). Le opposizioni hanno sottolineato l'ottimismo ingiustificato del DEF che affida la ripresa ad una favorevole congiuntura internazionale, il cui protrarsi è molto incerto, e a riforme strutturali di stampo neoliberista, il cui impatto è sopravvalutato. Il Documento traccia, inoltre, un percorso di riduzione del debito insostenibile. Non vi è alcuna discontinuità con l'austerità recessiva: si punta su tagli di spesa e di tasse, difficilmente realizzabili, mancano investimenti pubblici, misure dirette di sostegno al reddito, una politica attiva del lavoro. La neutralizzazione degli aumenti di Iva e accise tramite la spending review appare irrealistica: sono più probabili tagli alla spesa sanitaria, agli enti locali e ai trasporti pubblici. Inattendibili, infine, le previsioni, volte a catturare consenso elettorale, su tesoretto e agevolazioni fiscali. La risoluzione n. 1 della Lega Nord propone di rivedere i tagli lineari agli enti locali e il patto di stabilità interno, di ridurre l'imposizione fiscale sugli immobili, di favorire l'accesso al credito per le PMI, di rendere permanenti le misure di riduzione del costo del lavoro. La risoluzione n. 2 di Sinistra Ecologia e Libertà propone di recuperare 23,5 miliardi (attraverso l'indebitamento netto al 3 per cento, la riduzione degli incentivi alle imprese, la rinuncia a F-35 e TAV Lione-Parigi, la patrimoniale sulla ricchezza finanziaria, il contrasto all'evasione dell'Iva) da destinare a un piano straordinario del lavoro e all'istituzione del reddito di cittadinanza. Larisoluzione n. 3 di GAL propone l'adozione di un piano straordinario per il Mezzogiorno. La risoluzione n. 4 di Movimento 5 Stelle propone di non considerare vincolante l'obiettivo di medio termine, di promuovere la rivisitazione dei trattati europei, di ripristinare le risorse a favore degli enti locali decurtati dalla legge di stabilità, di selezionare gli interventi di revisione della spesa. La risoluzione n. 6 di Forza Italia propone di assegnare priorità alla revisione della spesa pubblica e di destinare le risorse disponibili all'eliminazione dell'IMU in agricoltura, alla riduzione delle tasse sugli immobili, alla ricostituzione dei fondi strutturali, alla digitalizzazione, alla privatizzazione di Ferrovie dello stato, ai fondi per il dissesto idrogeologico.
In sede di replica il Vice Ministro dell'economia e delle finanze Morandoha negato che il DEF pecchi di ottimismo eccessivo: le previsioni sono state vagliate dall'Ufficio parlamentare di bilancio. Il Governo è consapevole che la gracile ripresa in atto è legata a fattori esogeni, destinati ad esaurirsi presto: per avere una crescita stabile e duratura occorrono, infatti, interventi immediati volti a promuovere consumi e investimenti privati, attuazione delle riforme strutturali che consentano di avvalersi dei margini di flessibilità sui saldi di finanza pubblica, interventi per l'accesso al credito (crediti deteriorati, mini-bond, fondo di garanzia) capaci di trasmettere all'economia reale gli stimoli espansivi della BCE. Quanto alle previsioni sulla pressione fiscale, il Vice Ministro Morando ha precisato che il dato tendenziale incorpora le clausole di salvaguardia e che l'obiettivo programmatico del Governo è la riduzione della pressione fiscale su lavoro e imprese. Il Vice Ministro ha accolto, infine, la risoluzione di maggioranza e ha respinto le altre, giudicando però non estranei all'orientamento del Governo diversi impegni delle risoluzioni di LN e FI-PdL. La risoluzione di maggioranza n. 5 impegna il Governo a utilizzare lo spazio di manovra sul raggiungimento del pareggio di bilancio per rafforzare l'implementazione delle riforme strutturali; a utilizzare la flessibilità, legata alle riforme, per neutralizzare le clausole di garanzia e ad assicurare riduzioni di spesa selettive; a favorire la ripresa del credito per cittadini e imprese; a rilanciare le aree sottoutilizzate; a sostenere gli investimenti degli enti locali, superando il patto di stabilità interno; a rivedere il sistema di tassazione locale sugli immobili; a valutare l'opportunità di mantenere gli sgravi per i nuovi contratti a tempo indeterminato e introdurre, nella prossima legge di stabilità, elementi di flessibilità in materia previdenziale; a dare attuazione all'assegno e all'indennità di disoccupazione; a rivedere la normativa sugli appalti pubblici; a destinare ulteriori risorse all'edilizia scolastica, alla messa in sicurezza del territorio e all'efficientamento energetico.
Nelle dichiarazioni di voto hanno annunciato contrarietà alla risoluzione di maggioranza i sen. Silvana Comaroli (LN), Ferrara (GAL), Uras (SEL), Barbara Lezzi (M5S), Mandelli (FI-PdL). Hanno annunciato voto favorevole i sen. Fravezzi (Aut), Azzollini (NCD-UDC), Susta (PD).

bozza provvisoria non autentica

Nessun commento:

Posta un commento